Codice di Procedura Civile


LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO VI
Degli atti processuali
CAPO I
Delle forme degli atti e dei provvedimenti
SEZIONE IV
Delle comunicazioni e delle notificazioni

Art. 138

Notificazione in mani proprie
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. L'ufficiale giudiziario esegue la notificazione di regola mediante consegna della copia nelle mani proprie del destinatario, presso la casa di abitazione oppure, se ciò non è possibile, ovunque lo trovi nell'ambito della circoscrizione dell'ufficio giudiziario al quale è addetto.

II. Se il destinatario rifiuta di ricevere la copia, l'ufficiale giudiziario ne dà atto nella relazione, e la notificazione si considera fatta in mani proprie.


GIURISPRUDENZA

Ricorso per dichiarazione di fallimento e decreto di convocazione – Notifica – Disciplina speciale semplificata – Notifica ex art. 138 o 145 c.p.c. – Esclusione.
L’art. 15, comma 3, l.f., nel prevedere che il ricorso per la dichiarazione di fallimento ed il relativo decreto di convocazione devono essere notificati, a cura della cancelleria, all'indirizzo di posta elettronica certificata del debitore, ovvero, quando, per qualsiasi ragione, la notificazione via PEC non risulti possibile o non abbia esito positivo, a cura dell'U.G., presso la sede legale dell'impresa risultante dal R.I., e infine, qualora neppure questa modalità sia attuabile a causa dell'irreperibilità del destinatario, mediante deposito dell'atto nella casa comunale della sede iscritta nel registro, ha introdotto una disciplina speciale semplificata, del tutto distinta da quella che, nel codice di rito, regola le notificazioni degli atti del processo.

Va pertanto escluso che residuino ipotesi in cui il ricorso di fallimento e il decreto di convocazione debbano essere notificati, ai sensi degli artt. 138 c.p.c. e segg. o art. 145 c.p.c. (a seconda che l'impresa esercitata dal debitore sia individuale o collettiva), nei diretti confronti del titolare della ditta o del legale rappresentante della società, eventualmente ai sensi degli artt. 140 e 143 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 Aprile 2021, n. 9594.


Fallimento - Convocazione dell'impresa individuale - Modalità - Notificazione alla persona fisica dell'imprenditore - Sufficienza - Ragioni.
La notifica del ricorso per la dichiarazione di fallimento di un'impresa individuale, con il pedissequo decreto di sua convocazione ex art. 15 l.fall., è ritualmente eseguita nei confronti della persona fisica dell'imprenditore, secondo le regole di cui agli artt. 138 e ss. c.p.c., attesa la totale identificazione esistente tra quest'ultimo e l'impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Febbraio 2020, n. 2345.


Fallimento – Ricorso per la dichiarazione – Società cancellata e in liquidazione – Notifica all'indirizzo di posta elettronica certificata della società.
Nel caso di società già cancellata dal registro delle imprese, il ricorso per la dichiarazione di fallimento può essere validamente notificato, ai sensi dell’art. 15, comma 3, l.fall., all'indirizzo di posta elettronica certificata della società cancellata in precedenza comunicato al registro delle imprese, ovvero, quando per qualsiasi ragione non risulti possibile la notifica a mezzo PEC, direttamente presso la sua sede risultante sempre dal registro delle imprese e, in caso di ulteriore esito negativo, mediante deposito presso la casa comunale del luogo dove la medesima aveva sede; nè la specialità e completezza di tale disciplina prevista nel procedimento per la dichiarazione di fallimento patiscono una deroga per il caso in cui la società cancellata dal registro delle imprese sia già stata posta in liquidazione, onde va escluso che residuino ipotesi in cui il ricorso di fallimento e il decreto di convocazione debbano essere notificati, ai sensi degli artt. 138 e segg. o 145 c.p.c. (a seconda che l'impresa esercitata dal debitore sia individuale o collettiva), nei diretti confronti del titolare della ditta o del legale rappresentante della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 10 Ottobre 2017, n. 23728.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Notificazione all'imprenditore - Impresa cessata e cancellata dal registro delle imprese - Mancata notifica all'indirizzo di posta elettronica certificata ed alla sede - Irrilevanza - Notifica al liquidatore ex articolo 138 e seguenti c.p.c. - Necessità.
A seguito dell'estinzione della società e della sua cancellazione dal registro delle imprese, non è più configurabile una sede sociale e non può dunque darsi rilievo, ai fini notificatori, all'obbligo dell'imprenditore di munirsi di posta elettronica certificata e di rendersi reperibile presso la sede risultante dal registro delle imprese; da ciò deriva la inapplicabilità del disposto dell'articolo 15, comma 3, legge fall., cosicché la istanza per dichiarazione di fallimento e il decreto di fissazione dell'udienza dovranno essere notificati al liquidatore presso la sua residenza nelle forme di cui agli articoli 138 e seguenti c.p.c.

In proposito, occorre, inoltre, precisare che alla fattispecie non può essere applicata la disposizione contenuta nell'articolo 2495, comma 2, c.c., la quale consente ai creditori sociali insoddisfatti di notificare la domanda presso l'ultima sede della società entro l'anno dalla cancellazione, in quanto trattasi di norma di stretta interpretazione che non riguarda la notifica di atti diversi dalla domanda dei creditori sociali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Roma, 01 Giugno 2015.


Associazione temporanea di imprese - Appalto di opera pubblica - Impresa capogruppo costituita mandataria - Fallimento della stessa - Scioglimento del contratto rispetto alla mandataria - Sussistenza - Conseguenze - Riscossione dei corrispettivi per lavori successivi - Legittimazione della curatela - Esclusione.
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da due imprese riunite in associazione temporanea, qualora intervenga il fallimento della società costituita capogruppo   come mandataria dell'altra, ai sensi del d.lgs. 19 dicembre 1991 n. 406 (fatto salvo dall'art.81 legge fall.), il contratto si intende risolto, senza che rilevi una diversa volontà della stazione appaltante, che potrebbe solo proseguire il rapporto con altra impresa di gradimento ed in alternativa al recesso; l'irrevocabilità del mandato, prevista all'art.23 del predetto d.lgs.406 del 1991, è inoltre stabilita non nell'interesse del mandatario bensì della stazione appaltante pubblica ed è regola che, ex art.1723, secondo comma, cod. civ., si applica al mandato "in rem propriam" ma solo al caso del fallimento del mandante. (Nella fattispecie la S.C., confermando la decisione della corte d'appello, ha negato, in forza del predetto principio e scioltosi comunque anche il rapporto di mandato ex art.78 legge fall., la legittimazione della curatela della società mandataria ad esigere alcun credito per i lavori eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2007.