LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO II
Dell'istruzione della causa
SEZIONE IV
Dell'intervento di terzi e della riunione di procedimenti
PARAGRAFO 2
Della riunione dei procedimenti

Art. 273

Riunione di procedimenti relativi alla stessa causa
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se più procedimenti relativi alla stessa causa pendono davanti allo stesso giudice, questi, anche d'ufficio, ne ordina la riunione.

II. Se il giudice istruttore o il presidente della sezione ha notizia che per la stessa causa pende procedimento davanti ad altro giudice o ad altra sezione dello stesso tribunale, ne riferisce al presidente, il quale, sentite le parti, ordina con decreto la riunione, determinando la sezione o designando il giudice davanti al quale il procedimento deve proseguire.


GIURISPRUDENZA

Fallimento - Accertamento del passivo - Eccezione riconvenzionale del curatore in sede di opposizione allo stato passivo - Identità di causa petendi di domanda svolta in sede ordinaria - Compensazione impropria - Sospensione per pregiudizialità ex art. 295 c.p.c. del giudizio di opposizione allo stato passivo.
La domanda riconvenzionale non può essere proposta in sede di opposizione allo stato passivo, né può trasmigrare davanti al giudice dell’opposizione per connessione ex art. 40 c.p.c. (ovvero per riunione ex art. 273, 274 c.p.c.) ove pendano davanti allo stesso ufficio la domanda (ancorché originariamente riconvenzionale) proposta dal fallito e riproposta in riassunzione dal curatore del fallimento, restando la stessa rimessa al giudice ordinario originariamente competente.

Il curatore del fallimento può proporre eccezione riconvenzionale in sede di opposizione allo stato passivo per la stessa causa petendi per la quale ha articolato domanda (ancorché originariamente riconvenzionale) davanti al giudice ordinario, senza che a ciò sia ostativa la mancata definizione del giudizio ordinario, ove si tratti di compensazione impropria.

Per evitare la duplicazione delle attività istruttorie nonché il rischio di contrasto di giudicati, è possibile per i due giudici competenti (e, quindi, anche per il giudice dell’opposizione allo stato passivo) procedere con la sospensione per pregiudizialità ex art. 295 c.p.c.

Alla luce di tali considerazioni, va dunque affermato che, di fronte alla proposizione di una domanda azionata in sede ordinaria da parte della curatela del fallimento e alla proposizione di tale domanda in sede fallimentare quale eccezione riconvenzionale, il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo può sospendere il giudizio di opposizione sino alla definizione del giudizio ordinario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 18 Gennaio 2018.


Concordato preventivo - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Applicazione al creditore pignoratizio che abbia offerto  in cessione i propri beni - Esclusione.
La norma di cui alla art. 168, comma 1, l.fall., la quale fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore (e, quindi, di procedere esecutivamente per la realizzazione di un eventuale diritto di pegno) dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, non può ritenersi legittimamente applicabile anche al creditore pignoratizio del terzo che abbia, in luogo del debitore insolvente, offerto in cessione i propri beni (tra cui quello oggetto di pegno) in funzione di adempimento del concordato (v. Cass. n. 6671-98); in detta ipotesi, trattandosi di beni del terzo al quale, come è noto, non si estende l'effetto esdebitatorio previsto dall'art. 184 l.fall., non ricorrono i presupposti di conservazione e di tutela che ispirano la ratio dell'art. 168 citato, ossia la garanzia della par condicio creditorum e la conservazione dell'integrità del patrimonio del debitore insolvente nella prospettiva di un negativo epilogo della procedura concordataria con conseguente dichiarazione di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19007.


Concordato preventivo – Contemporanea pendenza delle due procedure – Corso di un autonomo procedimento prefallimentare – Esclusione – Riunione – Necessità – Rapporto di specularità di procedure dirette a regolare la medesima situazione di crisi.
Durante la pendenza di una procedura di concordato, non può ammettersi il corso di un autonomo procedimento prefallimentare, che si concluda con la dichiarazione di fallimento, indipendentemente dal verificarsi di uno degli eventi previsti dagli artt. 162, 173, 179 e 180 legge fall.

Il rapporto tra concordato preventivo e fallimento si atteggia, infatti, come un fenomeno di consequenzialità (eventuale, del fallimento, all'esito negativo della procedura di concordato) che determina un'esigenza di coordinamento fra i due procedimenti e che impone la necessità di esaminare dapprima la domanda di concordato e, solo nel caso di mancata apertura dello stesso, quella di fallimento.

Sul piano strettamente processuale, detto rapporto si configura in termini di c.d. continenza per specularità, atteso che la domanda di concordato e l’istanza o la richiesta di fallimento sono iniziative tra loro incompatibili ma dirette a regolare la medesima situazione di crisi: ne consegue che i relativi procedimenti vanno riuniti ai sensi dell'art. 273 c.p.c. se pendenti dinanzi al medesimo ufficio giudiziario, mentre, nell'ipotesi in cui essi pendano dinanzi ad uffici giudiziari diversi, deve trovare applicazione il disposto dell'art. 39, comma 2, c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 15 Luglio 2016.


Concordato preventivo – Competenza per territorio del tribunale del luogo in cui l'impresa ha la propria sede principale a decidere sulla domanda di concordato – Inderogabilità – Esclusione.
L'art. 161 legge fall. non stabilisce l'inderogabilità della competenza territoriale del tribunale del luogo in cui l'impresa ha la propria sede principale a decidere sulla domanda di concordato. Pertanto, il tribunale che sia competente a decidere sull'istanza di fallimento ai sensi dell'art. 9, comma 2, legge fall., non può declinare la propria competenza territoriale rispetto alla sola domanda di concordato, ma è tenuto a disporre la riunione dei due procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 Luglio 2016.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Procedimento di concordato preventivo - Rapporti tra le procedure - Continenza - Riunione.
Tra la domanda di concordato preventivo e l'istanza o la richiesta di fallimento ricorre, in quanto iniziative tra loro incompatibili e dirette a regolare la stessa situazione di crisi, un rapporto di continenza. Ne consegue la riunione dei relativi procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c., se pendenti innanzi allo stesso giudice, ovvero l'applicazione delle disposizioni dettate dall'art. 39, comma 2, c.p.c. in tema di continenza e competenza, se pendenti innanzi a giudici diversi. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Procedimento di concordato preventivo - Rapporti tra le procedure - Continenza - Riunione.
Tra la domanda di concordato preventivo e l'istanza o la richiesta di fallimento ricorre, in quanto iniziative tra loro incompatibili e dirette a regolare la stessa situazione di crisi, un rapporto di continenza. Ne consegue la riunione dei relativi procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c., se pendenti innanzi allo stesso giudice, ovvero l'applicazione delle disposizioni dettate dall'art. 39, comma 2, c.p.c. in tema di continenza e competenza, se pendenti innanzi a giudici diversi. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Opposizione alla esecuzione – Processi esecutivi riuniti – Caducazione del titolo esecutivo del creditore procedente – Effetti – Rimessione alle Sezioni Unite..
Va rimessa al Primo Presidente la questione di particolare importanza, relativa alla sorte del processo esecutivo, in presenza di pignoramenti riuniti e di interventi titolati, allorché venga caducato – con efficacia ex tunc – il titolo del creditore procedente (l'ordinanza di remissione reputa possibile affermare, alla luce delle riforme processuali del 2006 e del principio di economia processuale, l’insensibilità del processo esecutivo individuale, cui partecipino più creditori concorrenti, alle vicende relative al titolo invocato dal creditore procedente, purché il titolo esecutivo azionato da almeno un altro creditore abbia mantenuto integra la propria efficacia.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 30 Gennaio 2013, n. 2240.