LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO VII
Della sospensione, interruzione ed estinzione del processo
SEZIONE I
Della sospensione del processo

Art. 295

Sospensione necessaria
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice dispone che il processo sia sospeso in ogni caso in cui egli stesso o altro giudice deve risolvere una controversia, dalla cui definizione dipende la decisione della causa.


GIURISPRUDENZA

Divorzio – Domanda di attribuzione di quota della pensione di reversibilità dell’ex coniuge – Riconoscimento del diritto all’assegno divorzile – Sentenza del Tribunale – Decorrenza fissata in data antecedente la morte dell’ex coniuge.
La legge prevede che, ai fini del riconoscimento del diritto all’attribuzione di una quota della pensione di reversibilità, sia intervenuta la pronuncia della sentenza che riconosce all’istante il diritto alla percezione dell’assegno divorzile; non richiedendo che, al momento in cui tale domanda è proposta, sia intervenuto l’accertamento della spettanza dell’assegno divorzile in favore della ricorrente, mediante pronuncia avente efficacia di giudicato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Febbraio 2018, n. 4107.


Fallimento - Accertamento del passivo - Eccezione riconvenzionale del curatore in sede di opposizione allo stato passivo - Identità di causa petendi di domanda svolta in sede ordinaria - Compensazione impropria - Sospensione per pregiudizialità ex art. 295 c.p.c. del giudizio di opposizione allo stato passivo.
La domanda riconvenzionale non può essere proposta in sede di opposizione allo stato passivo, né può trasmigrare davanti al giudice dell’opposizione per connessione ex art. 40 c.p.c. (ovvero per riunione ex art. 273, 274 c.p.c.) ove pendano davanti allo stesso ufficio la domanda (ancorché originariamente riconvenzionale) proposta dal fallito e riproposta in riassunzione dal curatore del fallimento, restando la stessa rimessa al giudice ordinario originariamente competente.

Il curatore del fallimento può proporre eccezione riconvenzionale in sede di opposizione allo stato passivo per la stessa causa petendi per la quale ha articolato domanda (ancorché originariamente riconvenzionale) davanti al giudice ordinario, senza che a ciò sia ostativa la mancata definizione del giudizio ordinario, ove si tratti di compensazione impropria.

Per evitare la duplicazione delle attività istruttorie nonché il rischio di contrasto di giudicati, è possibile per i due giudici competenti (e, quindi, anche per il giudice dell’opposizione allo stato passivo) procedere con la sospensione per pregiudizialità ex art. 295 c.p.c.

Alla luce di tali considerazioni, va dunque affermato che, di fronte alla proposizione di una domanda azionata in sede ordinaria da parte della curatela del fallimento e alla proposizione di tale domanda in sede fallimentare quale eccezione riconvenzionale, il giudice dell’opposizione a decreto ingiuntivo può sospendere il giudizio di opposizione sino alla definizione del giudizio ordinario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 18 Gennaio 2018.


Sanzioni bancarie - Giudizio di rivalsa nei confronti degli autori dell’illecito - Pendenza del giudizio di opposizione avverso il provvedimento di irrogazione delle sanzioni - Rapporto di pregiudizialità del secondo giudizio rispetto al primo - Sussistenza - Conseguenze - Sospensione - Legittimità.
In tema di sanzioni amministrative in materia bancaria (o finanziaria), il giudizio di opposizione avverso il provvedimento di irrogazione delle sanzioni proposto dal responsabile, che potrebbe condurre ad escluderle o a ridurle, è in rapporto di pregiudizialità con il giudizio di rivalsa proposto dall’ente che ha provveduto al pagamento nei confronti del responsabile medesimo, previsto dall’art. 195, comma 9, del d.lgs. n. 58 del 1998, con la conseguente legittimità della sospensione quanto meno facoltativa del secondo in attesa della definizione del primo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Marzo 2017, n. 5657.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Accertamento del credito proposta in via ordinaria - Sospensione ex art. 295 c.p.c. del giudizio di opposizione allo stato passivo avente ad oggetto il medesimo credito - Esclusione - Fondamento.
La domanda di accertamento di un credito nei confronti del fallito, in quanto soggetta al rito speciale ed esclusivo previsto dagli artt. 93 e ss. l.fall., deve essere dichiarata inammissibile o improcedibile, sicchè va escluso che, ove il relativo giudizio sia ancora pendente in sede ordinaria, il giudizio di opposizione allo stato passivo avente ad oggetto l’accertamento del medesimo credito possa essere sospeso ex art. 295 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 01 Marzo 2017, n. 5255.


Procedimento civile – Decreto ingiuntivo per la restituzione di quanto eseguito in forza di sentenza poi riformata – Ammissibilità – Natura pregiudiziale del procedimento principale e conseguente litispendenza – Insussistenza.
E’ ammissibile il separato giudizio per decreto ingiuntivo, prima del passaggio in giudicato del procedimento principale, per ottenere la restituzione delle somme pagate in esecuzione di un provvedimento giudiziario successivamente riformato.

Posto che l’azione di restituzione e riduzione in pristino non è riconducibile allo schema della ripetizione di indebito, perché si collega ad un’esigenza di restaurazione della situazione patrimoniale anteriore alla sentenza riformata, prescinde dall’esistenza del rapporto sostanziale ancora oggetto di contesa. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 22 Febbraio 2017.


Avvocato e procuratore - Giudizi disciplinari - Procedimento - Giudizio penale e disciplinare sui medesimi fatti - Sospensione del secondo ex art. 295 c.p.c. - Condizioni - Durata della sospensione.
Ai fini della valutazione della sussistenza di un rapporto di pregiudizialità tra il procedimento penale e quello disciplinare a carico di un avvocato, riguardanti entrambi i medesimi fatti, e quindi per la sussistenza dell'obbligo di sospensione del secondo fino alla definizione del primo, la circostanza che la contestazione dei fatti all'imputato sia avvenuta nel procedimento penale con l'esecuzione di una misura restrittiva della libertà personale (nella specie, quella degli arresti domiciliari) assume carattere decisivo e comporta la necessità della sospensione del procedimento disciplinare, che, così disposta, si esaurisce con il passaggio in giudicato della sentenza che definisce il procedimento penale, senza che la ripresa di quello disciplinare innanzi al Consiglio dell'ordine degli avvocati sia soggetta a termine di decadenza. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 Luglio 2016, n. 15206.


Risarcimento del danno - Condanna generica - Domanda relativa - oggetto - Individuazione di un credito - Esclusione - Conseguenze - Sopravvenuto fallimento del convenuto - Irrilevanza - Sospensione della controversia in relazione alla pendenza di opposizione avverso la mancata ammissione al passivo del credito - Inammissibilità.
La domanda di condanna generica ex art. 278 c.p.c. al risarcimento dei danni non viola la norma di cui all'art. 52 legge fall. volta ad assoggettare tutti i crediti vantati nei confronti del fallito alla verifica degli organi della procedura concorsuale. La sentenza di condanna generica è, infatti, diretta al riconoscimento della mera astratta idoneità di un determinato fatto alla produzione di effetti dannosi, salva restando ogni ulteriore questione sulla concreta sussistenza del danno medesimo, e non ha, pertanto, ad oggetto la individuazione di un credito suscettibile di essere azionato esecutivamente nei confronti della società fallita, con la conseguenza che tale domanda resta insensibile alla dichiarazione del fallimento del convenuto, sottraendosi tanto alla cognizione del giudice fallimentare definita dall'art. 24 legge fall., quanto alle disposizioni dettate dall'art. 95 della stessa legge in tema di verificazione dei crediti. Diversamente la dichiarazione di fallimento del debitore osta a che il separato giudizio sul "quantum" possa essere proposto o proseguito in via ordinaria, ed impone che il credito stesso venga insinuato e quantificato nella procedura concorsuale, in sede di formazione e verificazione dello stato passivo (cfr. Cass. 1405/1980, 3294/1988). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 27 Giugno 2016, n. 13226.


Avvocato e procuratore - Giudizi disciplinari - Azione disciplinare - Prescrizione - Azione disciplinare per fatto costituente reato - Termine di prescrizione - "Dies a quo" - Passaggio in giudicato della sentenza penale - Omessa sospensione del giudizio disciplinare - Irrilevanza.
Qualora il procedimento disciplinare a carico dell'avvocato riguardi un fatto costituente reato per il quale sia stata esercitata l'azione penale, la prescrizione dell'azione disciplinare decorre soltanto dal passaggio in giudicato della sentenza penale, anche se il giudizio disciplinare non sia stato nel frattempo sospeso, ciò potendo incidere sulla validità dei suoi atti, ma non sul termine iniziale della prescrizione. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 31 Maggio 2016, n. 11367.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Rendiconto del curatore - Giudizio di rendiconto nei confronti del curatore cessato - Mera contestazione di negligenza nella conduzione della procedura - Azione di responsabilità proposta in separato giudizio - Rapporto di pregiudizialità tra i due processi ex art. 295 c.p.c. - Esclusione - Fondamento.
Qualora la curatela contesti il conto della gestione presentato dal curatore cessato per negligenza nella conduzione della procedura, senza, tuttavia, chiedere la sua condanna al risarcimento dello specifico danno così cagionato alla massa, il relativo giudizio, riguardando la sola domanda di non approvazione del rendiconto, non si pone in rapporto di pregiudizialità logico-giuridica, ex art. 295 c.p.c., rispetto all'azione di responsabilità autonomamente proposta nei confronti del medesimo curatore, atteso che il giudice del rendiconto valuta la sussistenza della contestata negligenza in via meramente incidentale e senza efficacia di giudicato, ai fini di quanto richiestogli, sicché l'eventuale sentenza di approvazione del rendiconto non preclude uno specifico autonomo accertamento da parte del giudice investito dell'azione di responsabilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Gennaio 2016, n. 529.


Azione revocatoria diretta alla reintegrazione del patrimonio del responsabile del danno ed azione di accertamento e condanna al risarcimento del danno stesso – Vincolo di accessorietà ex art. 31 c.p.c. – Non sussiste.
Atteso che ai fini dell’accoglimento dell’azione revocatoria ordinaria è sufficiente la titolarità di un credito eventuale quale quello oggetto di un giudizio ancora in corso, la cui definizione non costituisce antecedente logico-giuridico indispensabile per la pronuncia sulla domanda revocatoria, e considerate le finalità dell’azione revocatoria stessa, che sono quelle di far dichiarare inefficace un atto dispositivo dannoso per la posizione del creditore eventuale, si deve affermare  che non sussiste alcun vincolo di accessorietà tra le due pretese giudiziali. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 Maggio 2015, n. 10512.


Legittimazione del fallimento ad agire per l'accertamento di un diritto reale altrui - Rapporto con analoga controversia in sede di accertamento del passivo - Litispendenza - Esclusione - Pregiudizialità - Sospensione.
Il fallimento è legittimato ad agire in giudizio per accertare l’insussistenza di un diritto reale altrui purché ciò avvenga prima dell’istanza di insinuazione al passivo. In tal caso, tra i due procedimenti (quello ordinario e quello endofallimentare, nella specie in fase di opposizione ex art. 98 l.f.) non può sussistere una relazione di litispendenza per la diversità di petitum posto che quello del giudizio camerale di cui all’art.98 consiste nell’accertamento del diritto dei creditori (o dei titolari di diritti reali) a partecipare alla distribuzione dell’attivo fallimentare (o ad ottenere la restituzione dei beni in possesso del fallimento). Peraltro, ove sussista un rapporto di pregiudizialità, e il giudizio ordinario sia già stato definito in primo grado, può trovare applicazione la sospensione discrezionale prevista dall’art. 337, comma 2, c.p.c.. (Alberto Crivelli) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Maggio 2015.


Giudizio di divorzio (cessazione degli effetti civili) – Contestuale pendenza del giudizio di annullamento della separazione – Sospensione del primo di tali giudizi – Configurabilità.
E' configurabile la sospensione ex art. 295 cod. proc. civ. del giudizio di cessazione degli effetti civili del matrimonio che penda contemporaneamente a quello riguardante l’annullamento della separazione consensuale omologata tra gli stessi coniugi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Dicembre 2014, n. 25861.


Litispendenza - Contemporanea pendenza avanti a giudici diversi della stessa causa - Sospensione - Esclusione..
Qualora la medesima causa venga introdotta davanti a giudici diversi, quello successivamente adito è tenuto a dichiarare la litispendenza rispetto alla causa identica precedentemente iniziata, anche se questa, già decisa in primo grado, penda davanti al giudice dell'impugnazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Dicembre 2013.


Fallimento - Stato passivo - Domanda di insinuazione tardiva - Crediti derivanti da rapporto contrattuale oggetto di sentenza impugnata in appello - Art. 95, terzo comma, legge fall., nel testo anteriore alla sostituzione disposta dal d.lgs. n. 5 del 2006 - Interpretazione estensiva - Configurabilità - Sospensione necessaria del procedimento di ammissione al passivo in attesa della definizione del gravame - Legittimità - Esclusione - Fondamento.
In tema di rapporti tra accertamento del passivo e giudizi pendenti innanzi ad altro giudice, la norma dettata dall'art. 95, comma terzo, legge fall. (nel testo applicabile "ratione temporis"), secondo cui è necessaria l'impugnazione se non si vuole ammettere il credito risultante da sentenza non passata in giudicato, va interpretata estensivamente, trovando applicazione anche nel caso in cui il fallimento sopravvenga alla sentenza, di accoglimento o di rigetto, anche parziale, della pretesa del creditore della parte dichiarata fallita, con conseguente illegittimità dell'ordinanza di sospensione ex art. 295 cod. proc. civ. del procedimento di ammissione al passivo, nelle more della definizione del giudizio di appello. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Luglio 2013, n. 17834.


Dichiarazione di fallimento - Contemporanea pendenza dei procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo - Ammissione del debitore alla procedura di concordato - Improcedibilità della domanda di fallimento.

Dichiarazione di fallimento - Contemporanea pendenza dei procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo - Sospensione del procedimento per dichiarato di fallimento - Regolamento di competenza - Esclusione.
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In tema di rapporti tra i procedimenti per dichiarazione di fallimento e di concordato preventivo, in caso di ammissione del debitore alla seconda procedura e di contestuale presentazione di un'istanza di fallimento, l'unica soluzione alternativa alla sospensione impropria è quella di dichiarare improcedibile la domanda di fallimento, ai sensi dell'articolo 168 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il provvedimento che dispone la sospensione del procedimento per dichiarazione di fallimento per effetto dell'ammissione del debitore alla procedura di concordato preventivo non è impugnabile con regolamento di competenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 11 Giugno 2013, n. 14684.


Causa di disconoscimento della paternità – Procedura per la regolamentazione della responsabilità genitoriale – Rapporto di pregiudizialità e sospensione ex art. 295 c.p.c. – Esclusione..
Non sussiste rapporto di pregiudizialità ex art. 295 c.p.c. tra la causa di disconoscimento della paternità naturale e la procedura per la regolamentazione della responsabilità genitoriale; inoltre, la eventuale sospensione del procedimento di volontaria giurisdizione priverebbe di tutela, per un tempo anche rilevante, posizioni giuridiche di primario rilievo, quali quelle coinvolte nella procedura di responsabilità genitoriale, con conseguente violazione dell’art. 24 Cost.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Novembre 2012.


Rapporti tra le due disposizioni dettate dagli artt. 295 e 337 cod. proc. Civ...
Fuori dei casi in cui sia espressamente disposto che un giudizio debba rimanere sospeso sino a che un altro da cui dipenda sia definito con decisione passata in giudicato, intervenuta nel primo decisione in primo grado, il secondo di cui sia stata in quel grado ordinata la sospensione può essere ripreso dalla parte che vi abbia interesse entro il termine dal passaggio in giudicato della detta decisione stabilito dall'art. 297 cod. proc. civ.. Definito il primo giudizio senza che nel secondo la sospensione sia stata disposta o ripreso il secondo giudizio dopo che il primo sia stato definito, la sospensione del secondo può solo essere pronunziata sulla base dell'art. 337, secondo comma, cod. proc. civ., dal giudice che ritenga di non poggiarsi sull'autorità della decisione pronunziata nel primo giudizio. A questo regime non si sottrae la relazione tra il giudizio promosso per la dichiarazione di filiazione naturale definito con sentenza, pur non passata in giudicato, che l'accerta ed il giudizio di petizione d'eredità promosso da chi risulterebbe chiamato all'eredità se la sua qualità di figlio naturale dell'ereditando fosse riconosciuta. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 Giugno 2012, n. 10027.


Servitù - Servitù di passaggio - Giudizio possessorio - Rapporto di pregiudizialità con il giudizio petitorio pendenti in grado d'appello - Esclusione - Fattispecie..
Non vi è rapporto di pregiudizialità - tale da giustificare la sospensione del procedimento - tra il giudizio avente ad oggetto la tutela possessoria di una servitù di passaggio e il giudizio petitorio, pendente in grado d’appello, avente ad oggetto l'accertamento della medesima servitù qualora il primo giudizio, quello possessorio, abbia ad oggetto l'immutazione della situazione di fatto presa in considerazione dalla sentenza di primo grado del giudizio petitorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 19 Marzo 2012.


Procedimento civile - Litispendenza - Contemporanea pendenza di identiche domande nello stesso grado di giudizio - Non necessità - Critica..
Perché vi sia litispendenza (articolo 39 c.p.c.) non è necessario che le cause introdotte con identiche domande pendano nel medesimo grado di giudizio, essendo, invece, sufficiente che la stessa causa sia pendente avanti a giudici diversi. Il diverso orientamento, espresso anche dalla giurisprudenza di legittimità, non è condivisibile in quanto: i) è il frutto di una lettura eccessivamente restrittiva dell'articolo 39 c.p.c., il quale non richiede il requisito della omogeneità di grado delle liti uguali; ii) disattende la ratio dell'istituto della litispendenza quale rimedio avverso i rischi del bis in idem e del connesso conflitto tra giudicati; iii) si discosta dall’originario meno restrittivo orientamento, secondo il quale la litispendenza presuppone la simultaneità dell'esercizio della funzione giurisdizionale da parte dei giudici diversi in ordine allo stesso oggetto e fra le stesse parti, sicché essa non può ipotizzarsi tra un procedimento concretamente in corso ed uno già concluso con un provvedimento in relazione al quale risulti aperto il termine di impugnativa fino a quando questa non venga prodotta, posto che, in tale ipotesi, nel secondo procedimento, non vi è un giudice già investito della causa; iv) per ovviare al rischio del bis in idem si fa impropriamente ricorso al rimedio della sospensione di cui all'articolo 295 c.p.c., norma che, come è noto, postula il positivo accertamento di un rapporto di alterità o pregiudizialità tra cause diverse e correlate da un rapporto di antecedenza logico giuridica l'una sull'altra, rapporto che è assente nel caso in cui vi sia identità di liti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 08 Novembre 2011.


Giudizio civile e penare (rapporto) – Cosa giudicata penale – Autorità in altri giudizi civili o amministrativi – In genere – Risarcimento danni per fatto costituente reato – Rapporti tra azione civile e giudizio penale – Esclusione della vincolatività del giudicato penale nel giudizio civile – Condizioni – Fattispecie. (07/06/2010).
In materia di rapporti tra giudizio civile e penale, l'art. 652 cod. proc. pen., innovando rispetto alla disciplina di cui al previgente sistema, fondato sulla prevalenza del processo penale su quello civile, si ispira al principio della separatezza dei due giudizi, prevedendo che il giudizio civile di danno debba essere sospeso soltanto allorché l'azione civile, ex art. 75 cod. proc. pen., sia stata proposta dopo la costituzione di parte civile in sede penale o dopo la sentenza penale di primo grado, in quanto esclusivamente in tali casi si verifica una concreta interferenza del giudicato penale nel giudizio civile di danno, che pertanto non può pervenire anticipatamente ad un esito potenzialmente difforme da quello penale in ordine alla sussistenza di uno o più dei comuni presupposti di fatto. (In applicazione di tale principio, la S.C., ha confermato la sentenza impugnata, che nel giudizio di responsabilità promosso nei confronti degli amministratori di una società fallita, aveva negato efficacia di giudicato alla sentenza penale di assoluzione degli amministratori dal reato di bancarotta, non essendosi la curatela costituita parte civile nel processo penale). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 17 Febbraio 2010, n. 3820.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Trasferimento all'acquirente di beni dal fallimento prima del decreto che dichiari esecutivo lo stato passivo - Decreto relativo - Impugnabilità - Soggetti legittimati.
Qualora il decreto di trasferimento all'acquirente della proprietà di beni venduti dal fallimento venga emesso dal giudice delegato prima del decreto che dichiara esecutivo lo stato passivo, previsto dall'art. 97 legge fallimentare, sono legittimati ad impugnarlo tutti i creditori, compresi gli ipotecari, che hanno presentato domanda di ammissione al passivo, senza che si possa pretendere la sospensione, ai sensi dell'art. 295 cod. proc. civ., del procedimento instaurato con il reclamo avverso il decreto di trasferimento summenzionato in attesa che la qualità di creditore ipotecario sia definitivamente accertata in sede di verifica dei crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 1996.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Ammissione con riserva - Crediti erariali opposti davanti alle commissioni tributarie - Ammissione con riserva - Partecipazione al riparto finale - Potere dello esattore - Provvedimento di sospensione del processo in pendenza della istanza di ammissione con riserva - Natura di sentenza - Sottoscrizione del solo presidente del collegio - Nullità.
A norma dell'art. 45, secondo comma, del d.P.R. n. 602 del 1973 l'ammissione al passivo fallimentare con riserva dei crediti erariali opposti davanti alle commissioni tributarie - essendo tali crediti equiparabili a quelli condizionali indicati dal terzo comma dell'art. 55 della legge fallimentare - conferisce all'esattore i poteri di partecipare al riparto finale sia pure mediante accantonamento, e di conseguire la realizzazione del proprio credito per l'ipotesi che questo sia positivamente accertato in Sede giurisdizionale. Pertanto, il provvedimento di sospensione del processo (in pendenza della detta istanza di ammissione con riserva dei predetti crediti) fino alla definizione del giudizio innanzi alle commissioni tributarie, equivalendo a rigetto della istanza stessa, ha natura di sentenza anche se adottato con la Forma dell'ordinanza, ed è giuridicamente inesistente se sottoscritto dal solo Presidente del collegio. ( Conf 1297/81, mass n 411890, sull'ultima parte; ( Conf 1806/74, mass n 369999, sulla prima parte). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Novembre 1987, n. 8761.