Codice di Procedura Civile


LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO I
Delle impugnazioni in generale

Art. 324

Cosa giudicata formale
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Si intende passata in giudicato la sentenza che non è più soggetta né a regolamento di competenza, né ad appello, né a ricorso per cassazione, né a revocazione per i motivi di cui ai numeri 4 e 5 dell'articolo 395.


GIURISPRUDENZA

Apertura di procedimento disciplinare a seguito di procedimento penale - Sospensione del disciplinare ex art. 15 del d.lgs. n. 109 del 2006 - Successiva iscrizione di altro procedimento penale e correlata nuova iniziativa disciplinare - Declaratoria di improcedibilità del secondo procedimento disciplinare per violazione del “ne bis in idem” - Decisione nel merito del procedimento disciplinare previamente instaurato - Ammissibilità.
Nel procedimento disciplinare riguardante i magistrati, qualora per il medesimo fatto storico siano stati promossi due distinti procedimenti a seguito dell'avvio per due volte dell'azione penale nei confronti dell'incolpato, ferma l'improcedibilità del secondo giudizio, stante la preclusione discendente dal principio del "ne bis in idem", al giudice disciplinare spetta la decisione nel merito del primo giudizio una volta venuta meno la sua sospensione causata dal procedimento penale pendente. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Luglio 2021, n. 18923.


Esecuzione – Opposizione all’esecuzione – Contestazione titolo esecutivo per nullità fideiussione – Decreto ingiuntivo non opposto – Inammissibilità

Esecuzione – Opposizione all’esecuzione – Sospensione dell’esecuzione – Presupposti – Periculum in mora – Caratteristiche
.
E’ inammissibile l’opposizione all’esecuzione fondata sulla nullità della fideiussione sottesa all’emissione del decreto ingiuntivo costituente il titolo esecutivo dell’esecuzione quando il decreto è divenuto definitivo per mancata opposizione, in quanto una volta che la pronuncia che abbia accertato la sussistenza del diritto di credito non sia stata impugnata nei termini di legge, e che su di essa si sia formato il giudicato, tale sussistenza non potrà esser contestata nella sede delle opposizioni esecutive, per essere ormai il titolo esecutivo (e l’accertamento ivi contenuto) intangibile, se non in ordine ai fatti sopravvenuti.

Il debitore che propone opposizione all’esecuzione e chieda la sospensione della procedura esecutiva deve fornire la prova della sussistenza del periculum in mora, costituito dal pregiudizio – concreto e attuale – derivante dall’attesa della definizione del giudizio di merito. Tale pregiudizio non può esser individuato nel mero esercizio dell’azione esecutiva, altrimenti addivenendosi ad un’interpretazione che porterebbe a ravvisare in re ipsa il periculum nelle opposizioni esecutive, occorrendo viceversa dedursi (e dimostrarsi) la sussistenza di uno specifico pregiudizio – che ecceda l’ordinario pregiudizio subito dal debitore per l'esecuzione forzata – e che non sia suscettibile di riparazione economica (nella specie l’istante non aveva addotto e documentato alcun rischio di incapienza in capo all’opposta, tale da poter fondare un pericolo di non ripetibilità delle eventuali somme corrisposte e poi ritenute non dovute all’esito del giudizio di opposizione). (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Teramo, 09 Giugno 2021.


Annullamento di delibera assembleare - Efficacia preclusiva e precettiva del giudicato - Limiti - Deliberazione a contenuto negativo - Annullamento - Efficacia.
L'efficacia preclusiva e precettiva del giudicato di annullamento di una delibera condominiale è meramente negativa, in quanto essa pone soltanto un limite all'esercizio dell'attività di gestione dell'assemblea, impedendole di riapprovare un atto affetto dagli stessi vizi, atto che sarebbe altrimenti a sua volta invalido; la sentenza di annullamento resa ai sensi dell'art. 1137 c.c. ha, inoltre, effetto nei confronti di tutti i condomini, anche qualora non abbiano partecipato direttamente al giudizio di impugnativa promosso da uno o da alcuni di loro, ma con riguardo alla specifica deliberazione impugnata. Cassazione civile, sez. II, 29 Gennaio 2021, n. 2127.


Esecuzione - Opposizione all’esecuzione – Contestazione titolo esecutivo per nullità fideiussione – Decreto ingiuntivo non opposto – Inammissibilità

Normativa italiana giudicato -  Diritto comunitario - Compatibilità
.
E’ inammissibile l’opposizione all’esecuzione fondata sulla nullità della fideiussione sottesa all’emissione del decreto ingiuntivo costituente il titolo esecutivo dell’esecuzione quando il decreto è divenuto definitivo per mancata opposizione, in quanto il giudicato sostanziale conseguente alla mancata opposizione del decreto ingiuntivo copre non soltanto l’esistenza del credito azionato, del rapporto di cui esso è oggetto e del titolo su cui il credito e il rapporto stesso si fondono, ma anche l’inesistenza dei fatti impeditivi, estintivi e modificativi del rapporto e del credito precedenti al ricorso per ingiunzione e non dedotti con l’opposizione al decreto ingiuntivo. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Non è contraria ai principi del diritto comunitario e non deve, pertanto, essere disapplicata la disciplina del codice di rito civile, come costantemente interpretata dal diritto vivente, secondo cui, nel giudizio di opposizione all'esecuzione, iniziata in base ad un titolo esecutivo giudiziale, non possono essere sollevate eccezioni che si fondino su fatti anteriori alla formazione del titolo medesimo. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Teramo, 19 Gennaio 2021.


Compensatio lucri cum damno - Danno risarcibile - Determinazione giudiziale - Riferimento a tutte le risultanze del giudizio - Fondamento.
L'eccezione di "compensatio lucri cum damno" è un'eccezione in senso lato, vale a dire non l'adduzione di un fatto estintivo, modificativo o impeditivo del diritto azionato, ma una mera difesa in ordine all'esatta entità globale del pregiudizio effettivamente patito dal danneggiato, ed è, come tale, rilevabile d'ufficio dal giudice il quale, per determinare l'esatta misura del danno risarcibile, può fare riferimento, per il principio dell'acquisizione della prova, a tutte le risultanze del giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 Ottobre 2020, n. 24177.


Disciplina della magistratura - Procedimenti disciplinari diversi - Principio del “ne bis in idem” - Operatività - Presupposti - Fattispecie.
Nel procedimento disciplinare riguardante i magistrati, la preclusione connessa al principio del "ne bis in idem" esclude che possa farsi luogo ad un secondo giudizio quando nel primo si sia giudicato sul medesimo fatto storico-naturalistico, identificato sulla base della coincidenza di tutti gli elementi costitutivi (condotta - nesso causale - evento), che costituisce oggetto della nuova contestazione. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che la sentenza assolutoria pronunciata in favore di un pubblico ministero in ordine a fatti di mancata astensione nell'ambito di procedimenti penali trattati anteriormente ad una certa data, non precludesse un nuovo giudizio in relazione ad un episodio specifico della stessa natura, verificatosi nel medesimo periodo temporale ma non ricompreso nella precedente pronuncia, trattandosi di fatto che era stato oggetto di imputazione anche in sede penale, e per il quale l'originaria azione disciplinare era stata pertanto sospesa). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 03 Settembre 2020, n. 18302.


Titolo esecutivo giudiziale - Interpretazione extratestuale da parte del giudice dell'esecuzione - Ammissibilità - Limiti e presupposti - Fattispecie.
L'interpretazione del titolo esecutivo giudiziale (nella specie, relativa alla portata del giudicato esterno di una sentenza definitiva di condanna al pagamento di una somma di denaro) compete al giudice dell'esecuzione e, in caso di opposizione ex art. 615 c.p.c., a quello dell'opposizione, che ne individua la portata precettiva sulla base del dispositivo e della motivazione; egli può ricorrere, ove il contenuto del titolo sia obbiettivamente ambiguo o incerto e ferma l'indeducibilità di motivi di contestazione nel merito delle statuizioni, anche ad elementi extratestuali, purché ritualmente acquisiti nel processo ed a condizione che non sovrapponga la propria valutazione in diritto a quella del giudice del merito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 Giugno 2020, n. 10806.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Impugnazione del preavviso di fermo - Natura - Contestuali richieste di accertamento dell'insussistenza dei crediti posti a fondamento di tale preavviso o della loro illegittimità - Accoglimento di tali richieste - Conseguenze .
L'impugnazione del preavviso di fermo è un'azione di accertamento negativo della pretesa creditoria, con la conseguenza che, anche ove sia stata ritenuta fondata, al momento della decisione, l'ulteriore domanda, contestualmente proposta, di accertamento dell'insussistenza o dell'illegittimità delle ragioni di credito sulle quali tale preavviso era fondato, permane l'interesse dell'attore ad ottenere la declaratoria d'inibizione all'iscrizione del detto fermo, in cui si traduce la richiesta di annullamento del menzionato preavviso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 08 Aprile 2020, n. 7756.


Dichiarazione di inammissibilità dell'appello - Ulteriore esame del merito - Affermazione di infondatezza - Omessa impugnazione in cassazione della dichiarazione di inammissibilità - Formazione del giudicato - Configurabilità - Impugnazione della sola statuizione di infondatezza - Interesse a ricorrere - Esclusione.
Ove il giudice d'appello abbia dichiarato inammissibile uno dei motivi di gravame per difetto di specificità, affermandone poi comunque nel merito l'infondatezza, la parte rimasta soccombente che ricorra in cassazione contro tale sentenza, ove intenda impedirne il passaggio in giudicato, ha l'onere di impugnare la relativa statuizione, da sola sufficiente a sorreggere la decisione, dato che il passaggio in giudicato della pronuncia di inammissibilità priverebbe la medesima parte dell'interesse a far valere in sede di legittimità l'erroneità delle ulteriori statuizioni della decisione impugnata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 Agosto 2019, n. 21514.


Assegno divorzile - Declaratoria di inammissibilità della domanda nel giudizio di divorzio - Riproponibilità della domanda successivamente allo scioglimento del matrimonio - Configurabilità - Fondamento.
La declaratoria di inammissibilità della domanda volta al riconoscimento dell'assegno di divorzio, proposta tardivamente nel giudizio relativo allo scioglimento del vincolo matrimoniale, non ne limita la proponibilità in separato giudizio, ai sensi dell'art. 9 della l. n. 898 del 1970, pur in mancanza di fatti sopravvenuti, trattandosi di pronuncia processuale inidonea alla produzione del giudicato perché impeditiva dell'esame nel merito della domanda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Giugno 2019, n. 17102.


Omessa proposizione in appello di eccezione di nullità contrattuale – Vizio di omessa pronuncia – Esclusione – Censurabilità in cassazione per violazione di legge della omessa rilevazione d’ufficio della nullità – Fondamento.
In caso di omessa proposizione in appello di un'eccezione di nullità contrattuale, il mancato rilievo da parte del giudice non integra il vizio di omessa pronuncia, ma è denunciabile in cassazione ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. per violazione delle norme che prevedono la rilevabilità d'ufficio della questione, giacché il vizio di omessa pronuncia postula che la questione, ancorché rilevabile d'ufficio, abbia formato oggetto di una specifica domanda od eccezione e che il giudice non abbia statuito sulla stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Maggio 2019, n. 12259.


Curatore - Decreto di liquidazione del compenso finale - Irrevocabilità - Fondamento.
Il decreto con il quale il tribunale liquida, dopo l'approvazione del rendiconto, il compenso finale al curatore ha natura decisoria e carattere definitivo; esso non è soggetto a reclamo ai sensi dell'art. 39 l.fall., è impugnabile per cassazione ex art. 111 Cost. ma non è suscettibile di essere revocato o modificato dall'autorità giudiziaria che lo ha emesso, consumando questa, con la sua adozione, il proprio potere decisionale. (In applicazione del suesposto principio, la S.C. ha annullato il provvedimento con il quale il tribunale, su impulso di parte, aveva modificato un proprio precedente decreto di liquidazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2019, n. 1394.


Interpretazione del giudicato esterno - Limiti di cui all'art. 345 c.p.c. per le prove nuove in appello - Esclusione - Finalità d'interesse pubblico - Rilievo e valutazione anche d'ufficio, in ogni stato e grado del processo - Fattispecie.
Il giudicato esterno, al pari di quello interno, risponde alla finalità d'interesse pubblico di eliminare l'incertezza delle situazioni giuridiche e di rendere stabili le decisioni, sicché il suo accertamento non costituisce patrimonio esclusivo delle parti e non è subordinato ai limiti fissati dall'art. 345 c.p.c. per le prove nuove in appello, di tal che il giudice, al quale ne risulti l'esistenza, non è vincolato dalla posizione assunta dalle parti in giudizio, dovendo procedere al suo rilievo e valutazione anche d'ufficio, in ogni stato e grado del processo. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, nell'ambito di un giudizio per querela di falso, non aveva preso in esame la sentenza penale divenuta definitiva nel corso del giudizio di secondo grado ed eccepita dalla parte interessata, con cui la convenuta, imputata del reato di cui all'art. 481 c.p., era stata assolta perché il fatto non sussiste). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 25 Agosto 2018, n. 27161.


Nullità della sentenza - Non integrità del contraddittorio - Omesso rilievo - Inesistenza della sentenza - Esclusione - Nullità della sentenza - Configurabilità - Conseguenze.
Qualora nel giudizio di secondo grado si sia verificata la non integrità del contraddittorio e la stessa non sia stata rilevata dal giudice che, con la decisione della controversia nel merito, ne abbia implicitamente accertato la regolarità, il relativo "error in procedendo", traducendosi in un "error in iudicando", non determina l'inesistenza ma la nullità della sentenza, sicché il vizio, in virtù del principio dell'assorbimento delle nullità in motivi di gravame, deve essere dedotto mediante ricorso per cassazione (proposto anche dopo il decorso del termine cd. lungo per impugnare in presenza dei presupposti di cui all'art. 327, comma 2, c.p.c.), formandosi, in difetto, il giudicato sulla questione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 Luglio 2018, n. 19574.


Dichiarazione di adottabilità - Sentenza di appello - Ricorso per cassazione - Deposito in cancelleria della copia autentica della sentenza contenente la certificazione della sua irrevocabilità - Attestazione implicita dell’avvenuta notifica d’ufficio della decisione ex art. 17, c. 1, l. n. 184 del 1983 - Configurabilità - Conseguenze.
In tema di ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che dichiara l'adottabilità di un minore, il deposito in cancelleria della copia autentica della sentenza impugnata, recante il timbro della cancelleria attestante l'intervenuta irrevocabilità della decisione, a seguito della mancata proposizione del ricorso per cassazione ex art. 325 c.p.c., è idonea ad attestare, per implicito, anche l'avvenuta notificazione alle parti della decisione della corte d'appello effettuata ai sensi dell'art. 17 della legge 184 del 1983, essendo eventualmente onere del ricorrente dimostrare l'esistenza in fatto di circostanze che avrebbero potuto sovvertire l'inevitabile constatazione dell'avvenuto spirare dei termini, quali ad es., l'avvenuta notifica della sentenza in versione non integrale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Giugno 2018, n. 16857.


Condominio - Annullamento di delibera assembleare - Ragioni - Violazione di una prescrizione del regolamento condominiale - Giudicato implicito sulla validità della disposizione regolamentare - Esclusione - Fondamento.
L'annullamento, con sentenza passata in giudicato, di una deliberazione dell'assemblea, impugnata da un condomino per violazione di una norma del regolamento condominiale, non determina, al di fuori dei casi e dei modi previsti dall'art. 34 c.p.c., il giudicato sulla validità della stessa disposizione regolamentare, la cui conformità, o meno, a norme imperative di legge può essere oggetto di un successivo giudizio tra le medesime parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 Novembre 2017, n. 28620.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Esecutività - Credito ammesso al passivo reso definitivo dal giudice delegato - Conseguenti preclusioni processuali - Portata - Fattispecie.
Nel procedimento fallimentare l'ammissione di un credito, sancita dalla definitività dello stato passivo, una volta che questo sia stato reso esecutivo con il decreto emesso dal giudice delegato ai sensi dell'art. 97 l.fall., acquisisce all'interno della procedura concorsuale un grado di stabilità assimilabile al giudicato, con efficacia preclusiva di ogni questione che riguardi il credito, comprese le eventuali cause di prelazione che lo assistono. (Nella specie, la S.C. ha confermato il provvedimento di esclusione di un credito privilegiato ex art. 9 del d.lgs. n. 123 del 1998, in precedenza già ammesso in via chirografaria quale credito in surroga, stante l'identità della causa dell’attribuzione patrimoniale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 2017, n. 25640.


Contratti bancari – Rapporto tra saldo del conto corrente e domanda risarcitoria del cliente per violazione degli obblighi di comportamento dell’intermediario finanziario – Questione di giudicato del decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca – Esclusione.
Il decreto ingiuntivo passato in giudicato che abbia ad oggetto il pagamento del saldo di conto corrente a favore della banca non costituisce antecedente logico, essenziale e necessario (secondo la consolidata nozione di limiti oggettivi del giudicato, cfr., di recente, Cass. 16 agosto 2012, n. 14535) rispetto alla domanda di risarcimento proposta dal cliente nei confronti della banca medesima per violazione degli obblighi di comportamento dell’intermediario in relazione ad operazioni in contratti derivati.

Nel caso di specie, la Corte ha rilevato che agli atti non vi era nessun elemento che potesse far ritenere che il contratto uniforme in contratti derivati e quello di conto corrente potessero essere considerati parti di un unico contratto e che la pretesa risarcitoria non è astrattamente riconducibile ad una posta di conto corrente se non nel caso di espresso riconoscimento debitorio da parte della banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2017, n. 25317.


Giudicato - Onere della prova.
L’onere probatorio che incombe alla parte che eccepisce il giudicato segue la regola generale di cui all’art. 115 c.p.c. (principio di non contestazione specifica), laddove il processo verta su diritti disponibili.
Ne segue che, se il passaggio in giudicato del provvedimento giurisdizionale non è contestato specificamente, è superflua l’attestazione di cui all’art. 124 disp. att. c.p.c., secondo il quale “a prova del passaggio in giudicato della sentenza il cancelliere certifica, in calce alla copia contenente la relazione di notificazione, che non è stato proposto nei termini di legge appello o ricorso per cassazione, né istanza di revocazione per i motivi di cui ai numeri 4 e 5 dell´articolo 395 del codice. [II]. Ugualmente il cancelliere certifica in calce alla copia della sentenza che non è stata proposta impugnazione nel termine previsto dall’articolo 327 del codice”.
L’efficacia di giudicato consegue infatti ope legis, ai sensi dell’art. 324 c.p.c., al verificarsi di uno degli eventi ivi dedotti, (inutile decorrenza dei termini per l’impugnazione) e  la certificazione ad opera del cancelliere dell’avvenuto passaggio in giudicato del provvedimento non svolge alcuna funzione costitutiva.
D’altra parte tale certificazione è rilasciata a seguito di un mero controllo formale da parte del Cancelliere, il quale si limita a rilevare la presenza di impugnazioni avverso il provvedimento in questione
Muovendo da un’analisi di sistema, essa non è  l’unico mezzo di prova idoneo a provare l’irrevocabilità, né le sue risultanze sono incontestabili. (Alessandro Ghelardini) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze, 02 Maggio 2017.


Locazione finanziaria – Azione di rilascio e causa di opposizione a decreto ingiuntivo – Cause riunite. Efficacia regolamentare del giudicato – Conseguenze – Impossibilità di contestare le clausole che determinano il corrispettivo – Necessità di indicazione del TAEG/ISC – Non sussiste – Indicazione del tasso leasing – Sufficienza – Separazione delle cause –Ordinanza di rilascio ex art. 186 quater – Ammissibilità.
L’irrevocabilità di un decreto ingiuntivo avente ad oggetto la condanna al pagamento di un debito maturato in un primo periodo del rapporto di leasing immobiliare impedisce di esaminare le difese della parte convenuta per il rilascio del bene ed aventi ad oggetto le clausole che determinano il corrispettivo pattuito.

La persistente riunione della causa di rilascio e di quella di opposizione a decreto ingiuntivo potrebbe ostacolare la rapida definizione della domanda di rilascio e, pertanto, deve essere disposta la separazione ed accolta l’istanza di parte attrice intesa alla definizione immediata della domanda di rilascio con ordinanza ex art. 186 quater c.p.c. (Marco Quagliaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 26 Settembre 2016.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Inammissibilità – Giudicato sostanziale – Copre il dedotto e il deducibile.
Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, a proporre la domanda principale è il ricorrente in via monitoria – c.d. attore sostanziale; viceversa l’opponente - c.d. convenuto in via sostanziale – è chi subisce l’azione di merito e quindi assume una posizione equiparabile al convenuto di un’azione esperita nella forma della cognizione ordinaria.
L’inammissibilità dell’opposizione implica la conferma del decreto ingiuntivo e quindi l’accoglimento della domanda attorea in esso implicata; con la ineluttabile conseguenza del formarsi del giudicato sostanziale proprio sulla domanda proposta con il ricorso monitorio.  
Il giudicato così intervenuto su di un’azione di adempimento contrattuale implica in primo luogo la validità ed efficacia del contratto. Non solo, ma il giudicato copre anche il deducibile: le eccezioni che il convenuto– opponente avrebbe potuto proporre per paralizzare la pretesa attrice, ad esempio eccezione di inadempimento o recesso, e che sarebbero andate nella direzione della invalidità o inefficacia del contratto, non possono essere riproposte. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 21 Aprile 2016.


Accordo transattivo tra i coniugi relativo alle attribuzioni patrimoniali - Necessità di omologazione - Esclusione - Efficacia - Fattispecie.
L'accordo transattivo relativo alle attribuzioni patrimoniali, concluso tra le parti ai margini di un giudizio di separazione o di divorzio, ha natura negoziale e produce effetti senza necessità di essere sottoposto al giudice per l'omologazione. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l'accordo, intervenuto stragiudizialmente in pendenza di un giudizio di appello, poi abbandonato dalle parti a seguito della composizione del contrasto, avesse impedito il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Dicembre 2015, n. 24621.


Opposizione allo stato passivo - Disciplina successiva al d.lgs. n. 5 del 2006 - Giudicato endofallimentare ex art. 96 l.fall. - Applicabilità - Conseguenze in tema di omessa contestazione della legittimazione attiva.
In tema di opposizione allo stato passivo dell'amministrazione straordinaria, anche nella disciplina successiva al d.lgs. n. 5 del 2006 è pienamente efficace la regola del giudicato endofallimentare ex art. 96 l.fall., sicché, ove il creditore abbia opposto il provvedimento di parziale esclusione del diritto vantato dallo stato passivo, senza che, nel conseguente giudizio di opposizione, il commissario straordinario si sia costituito ed abbia contestato il difetto di legittimazione attiva, il giudice dell'opposizione non può, "ex officio", rivalutare la legittimazione del creditore ed escludere la qualità del credito richiesta, in base ad una rivalutazione dei fatti già oggetto di quel provvedimento e non contestata nei termini e nelle forme di legge, in quanto coperta dal predetto giudicato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Ottobre 2015, n. 19960.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - In genere - Sentenza di nullità della dichiarazione di fallimento - Per vizi di natura processuale - Portata - Limiti - Attinenza al rapporto processuale - Conseguenze - Inidoneità al giudicato sostanziale - Nuova dichiarazione di fallimento sulla base dei medesimi elementi di fatto - Preclusione - Insussistenza..
La sentenza che pronuncia la nullità della dichiarazione di fallimento per vizi di natura processuale ha una portata limitata al rapporto processuale in cui è emessa e, quindi, ancorché definitiva, non è idonea ad assumere l'autorità del giudicato in senso sostanziale. Ne consegue che tale sentenza non osta all'emissione di una nuova dichiarazione di fallimento nei confronti dello stesso soggetto e sulla base di una rivalutazione dei medesimi elementi di fatto. Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 2012, n. 8863.