LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO I
Delle impugnazioni in generale

Art. 324

Cosa giudicata formale
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Si intende passata in giudicato la sentenza che non è più soggetta né a regolamento di competenza, né ad appello, né a ricorso per cassazione, né a revocazione per i motivi di cui ai numeri 4 e 5 dell'articolo 395.


GIURISPRUDENZA

Nullità della sentenza - Non integrità del contraddittorio - Omesso rilievo - Inesistenza della sentenza - Esclusione - Nullità della sentenza - Configurabilità - Conseguenze.
Qualora nel giudizio di secondo grado si sia verificata la non integrità del contraddittorio e la stessa non sia stata rilevata dal giudice che, con la decisione della controversia nel merito, ne abbia implicitamente accertato la regolarità, il relativo "error in procedendo", traducendosi in un "error in iudicando", non determina l'inesistenza ma la nullità della sentenza, sicché il vizio, in virtù del principio dell'assorbimento delle nullità in motivi di gravame, deve essere dedotto mediante ricorso per cassazione (proposto anche dopo il decorso del termine cd. lungo per impugnare in presenza dei presupposti di cui all'art. 327, comma 2, c.p.c.), formandosi, in difetto, il giudicato sulla questione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 Luglio 2018, n. 19574.


Dichiarazione di adottabilità - Sentenza di appello - Ricorso per cassazione - Deposito in cancelleria della copia autentica della sentenza contenente la certificazione della sua irrevocabilità - Attestazione implicita dell’avvenuta notifica d’ufficio della decisione ex art. 17, c. 1, l. n. 184 del 1983 - Configurabilità - Conseguenze.
In tema di ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che dichiara l'adottabilità di un minore, il deposito in cancelleria della copia autentica della sentenza impugnata, recante il timbro della cancelleria attestante l'intervenuta irrevocabilità della decisione, a seguito della mancata proposizione del ricorso per cassazione ex art. 325 c.p.c., è idonea ad attestare, per implicito, anche l'avvenuta notificazione alle parti della decisione della corte d'appello effettuata ai sensi dell'art. 17 della legge 184 del 1983, essendo eventualmente onere del ricorrente dimostrare l'esistenza in fatto di circostanze che avrebbero potuto sovvertire l'inevitabile constatazione dell'avvenuto spirare dei termini, quali ad es., l'avvenuta notifica della sentenza in versione non integrale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Giugno 2018, n. 16857.


Condominio - Annullamento di delibera assembleare - Ragioni - Violazione di una prescrizione del regolamento condominiale - Giudicato implicito sulla validità della disposizione regolamentare - Esclusione - Fondamento.
L'annullamento, con sentenza passata in giudicato, di una deliberazione dell'assemblea, impugnata da un condomino per violazione di una norma del regolamento condominiale, non determina, al di fuori dei casi e dei modi previsti dall'art. 34 c.p.c., il giudicato sulla validità della stessa disposizione regolamentare, la cui conformità, o meno, a norme imperative di legge può essere oggetto di un successivo giudizio tra le medesime parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 Novembre 2017, n. 28620.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Esecutività - Credito ammesso al passivo reso definitivo dal giudice delegato - Conseguenti preclusioni processuali - Portata - Fattispecie.
Nel procedimento fallimentare l'ammissione di un credito, sancita dalla definitività dello stato passivo, una volta che questo sia stato reso esecutivo con il decreto emesso dal giudice delegato ai sensi dell'art. 97 l.fall., acquisisce all'interno della procedura concorsuale un grado di stabilità assimilabile al giudicato, con efficacia preclusiva di ogni questione che riguardi il credito, comprese le eventuali cause di prelazione che lo assistono. (Nella specie, la S.C. ha confermato il provvedimento di esclusione di un credito privilegiato ex art. 9 del d.lgs. n. 123 del 1998, in precedenza già ammesso in via chirografaria quale credito in surroga, stante l'identità della causa dell’attribuzione patrimoniale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 2017, n. 25640.


Contratti bancari – Rapporto tra saldo del conto corrente e domanda risarcitoria del cliente per violazione degli obblighi di comportamento dell’intermediario finanziario – Questione di giudicato del decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca – Esclusione.
Il decreto ingiuntivo passato in giudicato che abbia ad oggetto il pagamento del saldo di conto corrente a favore della banca non costituisce antecedente logico, essenziale e necessario (secondo la consolidata nozione di limiti oggettivi del giudicato, cfr., di recente, Cass. 16 agosto 2012, n. 14535) rispetto alla domanda di risarcimento proposta dal cliente nei confronti della banca medesima per violazione degli obblighi di comportamento dell’intermediario in relazione ad operazioni in contratti derivati.

Nel caso di specie, la Corte ha rilevato che agli atti non vi era nessun elemento che potesse far ritenere che il contratto uniforme in contratti derivati e quello di conto corrente potessero essere considerati parti di un unico contratto e che la pretesa risarcitoria non è astrattamente riconducibile ad una posta di conto corrente se non nel caso di espresso riconoscimento debitorio da parte della banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2017, n. 25317.


Giudicato - Onere della prova.
L’onere probatorio che incombe alla parte che eccepisce il giudicato segue la regola generale di cui all’art. 115 c.p.c. (principio di non contestazione specifica), laddove il processo verta su diritti disponibili.
Ne segue che, se il passaggio in giudicato del provvedimento giurisdizionale non è contestato specificamente, è superflua l’attestazione di cui all’art. 124 disp. att. c.p.c., secondo il quale “a prova del passaggio in giudicato della sentenza il cancelliere certifica, in calce alla copia contenente la relazione di notificazione, che non è stato proposto nei termini di legge appello o ricorso per cassazione, né istanza di revocazione per i motivi di cui ai numeri 4 e 5 dell´articolo 395 del codice. [II]. Ugualmente il cancelliere certifica in calce alla copia della sentenza che non è stata proposta impugnazione nel termine previsto dall’articolo 327 del codice”.
L’efficacia di giudicato consegue infatti ope legis, ai sensi dell’art. 324 c.p.c., al verificarsi di uno degli eventi ivi dedotti, (inutile decorrenza dei termini per l’impugnazione) e  la certificazione ad opera del cancelliere dell’avvenuto passaggio in giudicato del provvedimento non svolge alcuna funzione costitutiva.
D’altra parte tale certificazione è rilasciata a seguito di un mero controllo formale da parte del Cancelliere, il quale si limita a rilevare la presenza di impugnazioni avverso il provvedimento in questione
Muovendo da un’analisi di sistema, essa non è  l’unico mezzo di prova idoneo a provare l’irrevocabilità, né le sue risultanze sono incontestabili. (Alessandro Ghelardini) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze, 02 Maggio 2017.


Locazione finanziaria – Azione di rilascio e causa di opposizione a decreto ingiuntivo – Cause riunite. Efficacia regolamentare del giudicato – Conseguenze – Impossibilità di contestare le clausole che determinano il corrispettivo – Necessità di indicazione del TAEG/ISC – Non sussiste – Indicazione del tasso leasing – Sufficienza – Separazione delle cause –Ordinanza di rilascio ex art. 186 quater – Ammissibilità.
L’irrevocabilità di un decreto ingiuntivo avente ad oggetto la condanna al pagamento di un debito maturato in un primo periodo del rapporto di leasing immobiliare impedisce di esaminare le difese della parte convenuta per il rilascio del bene ed aventi ad oggetto le clausole che determinano il corrispettivo pattuito.

La persistente riunione della causa di rilascio e di quella di opposizione a decreto ingiuntivo potrebbe ostacolare la rapida definizione della domanda di rilascio e, pertanto, deve essere disposta la separazione ed accolta l’istanza di parte attrice intesa alla definizione immediata della domanda di rilascio con ordinanza ex art. 186 quater c.p.c. (Marco Quagliaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 26 Settembre 2016.


Opposizione a decreto ingiuntivo – Inammissibilità – Giudicato sostanziale – Copre il dedotto e il deducibile.
Nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, a proporre la domanda principale è il ricorrente in via monitoria – c.d. attore sostanziale; viceversa l’opponente - c.d. convenuto in via sostanziale – è chi subisce l’azione di merito e quindi assume una posizione equiparabile al convenuto di un’azione esperita nella forma della cognizione ordinaria.
L’inammissibilità dell’opposizione implica la conferma del decreto ingiuntivo e quindi l’accoglimento della domanda attorea in esso implicata; con la ineluttabile conseguenza del formarsi del giudicato sostanziale proprio sulla domanda proposta con il ricorso monitorio.  
Il giudicato così intervenuto su di un’azione di adempimento contrattuale implica in primo luogo la validità ed efficacia del contratto. Non solo, ma il giudicato copre anche il deducibile: le eccezioni che il convenuto– opponente avrebbe potuto proporre per paralizzare la pretesa attrice, ad esempio eccezione di inadempimento o recesso, e che sarebbero andate nella direzione della invalidità o inefficacia del contratto, non possono essere riproposte. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 21 Aprile 2016.


Opposizione allo stato passivo - Disciplina successiva al d.lgs. n. 5 del 2006 - Giudicato endofallimentare ex art. 96 l.fall. - Applicabilità - Conseguenze in tema di omessa contestazione della legittimazione attiva.
In tema di opposizione allo stato passivo dell'amministrazione straordinaria, anche nella disciplina successiva al d.lgs. n. 5 del 2006 è pienamente efficace la regola del giudicato endofallimentare ex art. 96 l.fall., sicché, ove il creditore abbia opposto il provvedimento di parziale esclusione del diritto vantato dallo stato passivo, senza che, nel conseguente giudizio di opposizione, il commissario straordinario si sia costituito ed abbia contestato il difetto di legittimazione attiva, il giudice dell'opposizione non può, "ex officio", rivalutare la legittimazione del creditore ed escludere la qualità del credito richiesta, in base ad una rivalutazione dei fatti già oggetto di quel provvedimento e non contestata nei termini e nelle forme di legge, in quanto coperta dal predetto giudicato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Ottobre 2015, n. 19960.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - In genere - Sentenza di nullità della dichiarazione di fallimento - Per vizi di natura processuale - Portata - Limiti - Attinenza al rapporto processuale - Conseguenze - Inidoneità al giudicato sostanziale - Nuova dichiarazione di fallimento sulla base dei medesimi elementi di fatto - Preclusione - Insussistenza..
La sentenza che pronuncia la nullità della dichiarazione di fallimento per vizi di natura processuale ha una portata limitata al rapporto processuale in cui è emessa e, quindi, ancorché definitiva, non è idonea ad assumere l'autorità del giudicato in senso sostanziale. Ne consegue che tale sentenza non osta all'emissione di una nuova dichiarazione di fallimento nei confronti dello stesso soggetto e sulla base di una rivalutazione dei medesimi elementi di fatto. Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 2012, n. 8863.