Codice di Procedura Civile


LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO I
Degli organi giudiziari
CAPO I
Del giudice
SEZIONE IV
Delle modificazioni della competenza per ragioni di connessione

Art. 34

Accertamenti incidentali
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice, se per legge o per esplicita domanda di una delle parti è necessario decidere con efficacia di giudicato una questione pregiudiziale che appartiene per materia o valore alla competenza di un giudice superiore, rimette tutta la causa a quest'ultimo, assegnando alle parti un termine perentorio per la riassunzione della causa davanti a lui.


GIURISPRUDENZA

Contratti - Effetti - Esecuzione di buona fede - Domande relative a diritti di credito analoghi, per oggetto e per titolo - Proposizione in giudizi diversi - Ammissibilità - Esclusione - Limiti - Conseguenze - Fattispecie.
Le domande relative a diritti di credito analoghi per oggetto e per titolo, benché fondati su differenti fatti costitutivi, non possono essere proposte in giudizi diversi, quando i menzionati fatti costitutivi si inscrivano in una relazione unitaria tra le parti, anche di mero fatto, caratterizzante la concreta vicenda da cui deriva la controversia, salvo che l'attore abbia un interesse oggettivo - il cui accertamento compete al giudice di merito - ad azionare in giudizio solo uno ovvero alcuni dei crediti sorti nell'ambito della suddetta relazione unitaria. La violazione dell'enunciato divieto processuale è sanzionata con l'improponibilità della domanda, ferma restando la possibilità di riproporre in giudizio la domanda medesima, in cumulo oggettivo, ex art. 104 c.p.c., con tutte le altre domande relative agli analoghi crediti sorti nell'ambito della menzionata relazione unitaria. (Nella specie, la S.C. ha cassato la pronuncia di merito che, relativamente ad un giudizio attivato da un avvocato nei confronti del proprio cliente, per il pagamento dei compensi relativi all'assistenza legale prestata in favore di questi e maturati nel contesto di un più ampio e pluriennale rapporto esistente tra le parti, aveva escluso la ricorrenza di un'ipotesi di frazionamento del credito, sul solo presupposto dell'inesistenza di un incarico unitario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 24 Maggio 2021, n. 14143.


Plurime obbligazioni pecuniarie relative a rapporto contrattuale complesso – Rapporto di durata – Pretese creditorie conseguenti – Possibilità di frazionamento giudiziale – Limiti.
In tema di frazionamento del credito, il principio in base al quale i diritti di credito che, oltre a fare capo ad un medesimo rapporto di durata tra le stesse parti, sono anche in proiezione iscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o comunque fondati sul medesimo fatto costitutivo, non possono essere azionati in separati giudizi, a meno che il creditore non risulti titolare di un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata, deve essere inteso con la duplice specificazione per cui: a) l'espressione "medesimo rapporto di durata" va letta in senso storico/fenomenologico, con conseguente attribuzione ad essa del significato di relazione di fatto realizzatasi tra le parti nella concreta vicenda da cui deriva la controversia; b) nell'espressione "medesimo fatto costitutivo", l'aggettivo "medesimo" va inteso come sinonimo di "analogo" e non di "identico". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 24 Maggio 2021, n. 14143.


Fideiussione – Clausole in deroga conformi al modello Abi – Violazione della normativa Antitrust – Eccezione riconvenzionale di nullità – Riserva di competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa – Esclusione

Fideiussione – Clausole in deroga conformi al modello Abi – Violazione della normativa Antitrust – Provvedimento Banca d’Italia n. 55/2005 – Conoscenza da parte del giudice – Fatto notorio

Fideiussione – Clausole in deroga conformi al modello Abi – Violazione della normativa Antitrust – Nullità – Rilevanza del momento di conclusione dei contratti fideiussori – Esclusione

Fideiussione – Clausole in deroga conformi al modello Abi – Violazione della normativa Antitrust – Nullità totale del contratto – Sussistenza
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Qualora sia stata proposta eccezione riconvenzionale di nullità della fideiussione per contrarietà alla normativa antitrust, il giudice deve deciderla unitamente al merito dell’opposizione, atteso che l’art.34 c.p.c. opera soltanto a fronte di apposita espressa domanda di accertamento incidentale, quale condizione necessaria per l’applicazione della norma, senza che operi la “riserva di competenza” delle sezioni specializzate in materia di impresa, che riguarda (per espressa disposizione della lettera dell’art. 33 L. 287/1990) le sole azioni, non anche le eccezioni.

Per le fideiussioni rilasciate nel periodo coperto dall’accertamento della Banca d’Italia n. 55/2005, non può eccepirsi, in fase di opposizione, che il Giudice sia privo della “prova” della nullità, posto che detto provvedimento n. 55/2005 deve ritenersi oramai “fatto notorio”.

Le clausole contrattuali contenute in fideiussioni prestate a garanzia delle operazioni bancarie, conformi allo schema di contratto predisposto dall’ABI, in quanto riproduttive nella sostanza delle clausole 2/8/9 dello schema ABI, sono nulle in quanto applicazione di intese illecite vietate dalla normativa antitrust, e ciò indipendentemente dal fatto che i contratti fideiussori siano stati conclusi prima o dopo l’accertamento dell’intesa anticoncorrenziale della Banca d’Italia e quindi prima o dopo il 2.5.2005.

La presenza in fideiussioni prestate a garanzia delle operazioni bancarie di clausole conformi allo schema ABI determina un’ipotesi di nullità totale del contratto (art. 1419, co. 1, c.c.), dovendo ritenersi che lo schema della fideiussione omnibus oggetto dell’intesa vietata assolve ad una funzione specifica e diversa da quella della fideiussione civile, funzione che verrebbe meno se le clausole più significative fossero eliminate dallo schema, e che in un contesto di disapplicazione dell’intesa nulla, e di riconosciuta nullità delle clausole in questione, i contratti non sarebbero quindi stati conclusi ad analoghe condizioni. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Imperia, 14 Maggio 2020.


Responsabilità giuridica del liquidatore sociale verso i creditori non soddisfatti – Principio della par condicio creditorum nell’esecuzione delle attività liquidatorie extraconcorsuali – Responsabilità civile dell’organo di gestione per mancato adempimento di debito sociale – Onere della prova a carico del creditore sociale in ordine al mancato rispetto della par condicio creditorum – Onere della prova a carico del liquidatore sociale circa le cause che hanno originato l’insufficienza dell’attivo societario.
L'art. 2495 c.c., nel comma 1, prevede che, una volta approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori debbano chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese e, nel comma 2 stabilisce che, ferma restando la sua estinzione, dopo la cancellazione della società i creditori sociali non soddisfatti possano far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza del riparto andato a loro favore e, nei confronti dei liquidatori, senza limitazione, se il mancato pagamento è dipeso da loro colpa.
A prescindere dalla successiva apertura di una procedura concorsuale, il principio della par condicio creditorum è un corretto parametro per considerare la sussistenza e l'entità di una lesione del credito avvenuta per opera del liquidatore nella fase di liquidazione del patrimonio della società, valendo esso come criterio generale per disciplinare la fase di pagamento dei debiti sociali nel corso della liquidazione. Tale principio, infatti, è ricavabile dalle norme generali che, negli artt. 2740 e 2741 del codice civile, regolano il concorso dei creditori e le cause di prelazione e prescrivono l'obbligo del debitore di effettuare i pagamenti rispettando il diritto dei creditori ad essere egualmente soddisfatti, salvo le cause legittime di prelazione.
L'inadempimento contrattuale di una società di capitali nei confronti di un terzo (sia esso socio o creditore) non implica automaticamente la responsabilità risarcitoria degli amministratori – o dei liquidatori - nei confronti dell'altro contraente, atteso che tale responsabilità, di natura extracontrattuale, richiede la prova – a carico del creditore insoddisfatto - di una condotta - dolosa o colposa - degli amministratori o dei liquidatori, del danno e del nesso causale tra questa e il danno patito dal terzo contraente.
Sussiste la responsabilità aquiliana del liquidatore (e, più in generale, - dell'amministratore) in caso di mancato pagamento di un debito sociale derivante da un'attività compiuta dal liquidatore nell'esercizio delle sue funzioni e grava sul creditore rimasto insoddisfatto l'onere di dedurre e allegare che la fase di pagamento dei debiti sociali non si è svolta nel rispetto del principio della par condicio creditorum, tenuto conto della legittima causa di prelazione di cui beneficiava ex lege il suo credito.
Il conseguimento, nel bilancio finale di liquidazione, di un azzeramento della massa attiva tale da renderla insufficiente a soddisfare un credito non appostato nel suddetto bilancio, ma comunque provato quanto alla sua sussistenza già nella fase di liquidazione, è fonte di responsabilità illimitata del liquidatore verso il creditore pretermesso ai sensi dell’art. art. 2495 c.c. comma 2, nel caso in cui da parte di quest’ultimo, assolvendo l’onere probatorio che ad egli compete, sia allegato e dimostrato che nella gestione operata il liquidatore abbia eseguito pagamenti in spregio del principio della par conditio creditorum, nel rispetto delle cause legittime di prelazione ex art. 2741 c.c., comma 2.
Per liberarsi dalla responsabilità su di lui gravante in relazione al dovere di svolgere un'ordinata gestione liquidatoria del patrimonio destinato al pagamento dei debiti sociali, il liquidatore, ha l'onere di allegare e dimostrare che l'intervenuto azzeramento della massa attiva tramite il pagamento dei debiti sociali non è riferibile a una condotta assunta in danno del diritto del singolo creditore di ricevere uguale trattamento rispetto ad altri creditori, fatte salve le cause legittime di prelazione ex art. 2741, c.c. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 15 Gennaio 2020, n. 521.


Domanda riconvenzionale non eccedente la competenza del giudice della causa principale - Deduzione di un titolo diverso da quello fatto valere dall’attore - Ammissibilità - Condizioni - Mancata ammissione - Motivazione - Necessità.
Qualora la domanda riconvenzionale non ecceda la competenza del giudice della causa principale, a fondamento di essa può porsi anche un titolo non dipendente da quello fatto valere dall'attore, purché sussista con questo un collegamento oggettivo che consigli il "simultaneus processus" secondo la valutazione discrezionale del medesimo giudice il quale, tuttavia, è tenuto a motivare l'eventuale diniego di autorizzazione della detta riconvenzionale, senza limitarsi a dichiararla inammissibile esclusivamente per la mancata dipendenza dal titolo già dedotto in giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 Gennaio 2020, n. 533.


Accertamento del passivo fallimentare – Inefficacia del titolo del credito o della prelazione – Eccezione del Curatore fallimentare – Non necessità di azione revocatoria ordinaria o fallimentare – Accertamento con effetti endoconcorsuali.
Nel giudizio di verifica dei crediti, a norma dell'art. 95, comma 1 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267, il curatore fallimentare può eccepire l'inefficacia del titolo su cui sono fondati il credito o la prelazione, anche se è prescritta la relativa azione, senza essere tenuto, per ottenere un provvedimento di esclusione del credito o della garanzia, a proporre l'azione revocatoria fallimentare o ad agire in via riconvenzionale nel giudizio di opposizione allo stato passivo promosso dal creditore ai sensi dell'art. 98 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267.

Nel caso in cui non sia stata proposta azione revocatoria da parte del curatore fallimentare, ma sia stata solo sollevata eccezione revocatoria (c.d. revocatoria incidentale) di inefficacia del titolo, finalizzata a paralizzare la pretesa del creditore concorsuale, il giudice delegato non dichiara l'inefficacia del titolo del credito o della garanzia, né dispone la restituzione, ma si limita ad escludere il credito o la prelazione fatta valere, in ragione della revocabilità del relativo titolo su cui si fonda la corrispondente pretesa del creditore con effetti limitati all'ambito della verifica dello stato passivo al quale la richiesta del curatore è strettamente funzionale. (Gianni Tognoni) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 08 Gennaio 2020, n. 140.


Contratti – Plurime obbligazioni pecuniarie relative a rapporto contrattuale complesso – Rapporto di durata – Pretese creditorie conseguenti – Possibilità di frazionamento giudiziale – Limiti – Fattispecie.
Le domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, benchè relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi, ma, ove le suddette pretese creditorie, oltre a far capo ad un medesimo rapporto tra le stesse parti, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o, comunque, fondate sullo stesso fatto costitutivo, - sì da non poter essere accertate separatamente se non a costo di una duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della conoscenza dell'identica vicenda sostanziale - le relative domande possono essere formulate in autonomi giudizi solo se risulti in capo al creditore un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata, e, laddove ne manchi la corrispondente deduzione, il giudice che intenda farne oggetto di rilievo dovrà indicare la relativa questione ex art. 183 c.p.c., riservando, se del caso, la decisione con termine alle parti per il deposito di memorie ex art. 101, comma 2, c.p.c. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito in una fattispecie in cui un perito aveva svolto, per conto di una compagnia di assicurazioni, un'attività continuativa per molti anni con le medesime modalità e con regolamentazione uniforme, essendo la remunerazione per il singolo incarico collegata unicamente al numero dei sinistri periziati, con accettazione delle parcelle mediante il sistema informatico della compagnia, indipendentemente dal contenuto concreto della prestazione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 06 Luglio 2018, n. 17893.


Divorzio – Domanda di attribuzione di quota della pensione di reversibilità dell’ex coniuge – Riconoscimento del diritto all’assegno divorzile – Sentenza del Tribunale – Decorrenza fissata in data antecedente la morte dell’ex coniuge.
La legge prevede che, ai fini del riconoscimento del diritto all’attribuzione di una quota della pensione di reversibilità, sia intervenuta la pronuncia della sentenza che riconosce all’istante il diritto alla percezione dell’assegno divorzile; non richiedendo che, al momento in cui tale domanda è proposta, sia intervenuto l’accertamento della spettanza dell’assegno divorzile in favore della ricorrente, mediante pronuncia avente efficacia di giudicato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Febbraio 2018, n. 4107.


Condominio - Annullamento di delibera assembleare - Ragioni - Violazione di una prescrizione del regolamento condominiale - Giudicato implicito sulla validità della disposizione regolamentare - Esclusione - Fondamento.
L'annullamento, con sentenza passata in giudicato, di una deliberazione dell'assemblea, impugnata da un condomino per violazione di una norma del regolamento condominiale, non determina, al di fuori dei casi e dei modi previsti dall'art. 34 c.p.c., il giudicato sulla validità della stessa disposizione regolamentare, la cui conformità, o meno, a norme imperative di legge può essere oggetto di un successivo giudizio tra le medesime parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 Novembre 2017, n. 28620.


Condominio negli edifici - Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Impugnazioni - Impugnazione di delibera condominiale - Controversia sulla titolarità esclusiva dei beni su cui quella abbia inciso - Natura dell'accertamento - Carattere meramente incidentale - Ammissibilità - Fondamento.
In tema di condominio negli edifici, esula dai limiti della legittimazione passiva dell'amministratore una domanda volta ad ottenere l'accertamento, in capo ad un singolo, della proprietà esclusiva su di un bene altrimenti comune, ex art. 1117 c.c., giacché tale domanda impone il litisconsorzio necessario di tutti i condomini; ne consegue che, nel giudizio di impugnazione avverso una delibera assembleare, ex art. 1137 c.c., in cui la legittimazione passiva spetta all'amministratore, l'allegazione, ad opera del ricorrente, della proprietà esclusiva del bene su cui detta delibera abbia inciso (nella specie, l'area cortilizia antistante il fabbricato, oggetto di assegnazione assembleare quale spazio a parcheggio per le autovetture dei condomini), può formare oggetto di un accertamento meramente incidentale, funzionale alla decisione della sola causa sulla validità dell’atto collegiale ma privo di efficacia di giudicato in ordine all’estensione dei diritti reali dei singoli. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 Agosto 2017, n. 20612.


Condominio - Legittimazione dell'amministratore - In genere - Domanda del condominio di rilascio di bene condominiale occupato “sine titulo” – Domanda riconvenzionale volta all'accertamento, in capo al convenuto, della proprietà esclusiva su detto bene - Litisconsorzio necessario tra tutti i condomini - Sussistenza – Omessa integrazione del contraddittorio - Conseguenze.
In tema di condominio negli edifici, qualora un condomino, convenuto dall’amministratore per il rilascio di uno spazio di proprietà comune occupato "sine titulo", agisca in via riconvenzionale per ottenere l'accertamento della proprietà esclusiva su tale bene, il contraddittorio va esteso a tutti i condomini, incidendo la controdomanda sull'estensione dei diritti dei singoli; pertanto, ove ciò non avvenga e la domanda riconvenzionale sia decisa solo nei confronti dell’amministratore, l'invalida costituzione del contraddittorio può, in difetto di giudicato espresso o implicito sul punto, essere eccepita per la prima volta o rilevata d’ufficio anche in sede di legittimità, con conseguente rimessione degli atti al primo giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 Marzo 2017, n. 6649.


Condominio – Legittimazione dell’amministratore – Domanda del condominio di rilascio di bene condominiale occupato “sine titulo” – Domanda riconvenzionale volta all'accertamento, in capo al convenuto, della proprietà esclusiva su detto bene – Litisconsorzio necessario tra tutti i condomini – Sussistenza – Omessa integrazione del contraddittorio – Conseguenze.
In tema di condominio negli edifici, qualora un condomino, convenuto dall’amministratore per il rilascio di uno spazio di proprietà comune occupato "sine titulo", agisca in via riconvenzionale per ottenere l'accertamento della proprietà esclusiva su tale bene, il contraddittorio va esteso a tutti i condomini, incidendo la controdomanda sull'estensione dei diritti dei singoli; pertanto, ove ciò non avvenga e la domanda riconvenzionale sia decisa solo nei confronti dell’amministratore, l'invalida costituzione del contraddittorio può, in difetto di giudicato espresso o implicito sul punto, essere eccepita per la prima volta o rilevata d’ufficio anche in sede di legittimità, con conseguente rimessione degli atti al primo giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 Marzo 2017, n. 6649.


Tributi erariali indiretti - Imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) - Obblighi dei contribuenti - Pagamento dell'imposta - Rimborsi - Domanda della curatela fallimentare - Eccezione di compensazione dell'Amministrazione finanziaria in sede di contenzioso tributario - Ammissibilità - Tardività della domanda d'insinuazione al passivo - Irrilevanza.
In tema di contenzioso tributario, l'Amministrazione finanziaria può eccepire in compensazione il proprio credito tributario nei confronti del fallito, anche qualora non sia stato oggetto di ammissione al passivo (nella specie, per tardività della domanda d'insinuazione), al solo scopo di conseguire il rigetto della domanda della curatela diretta ad ottenere il rimborso d'imposta, sussistendo la competenza fallimentare, ai sensi dell'art.56 l.fall., solo nel caso in cui sia chiesta la condanna del fallimento al pagamento di un'eventuale differenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 Luglio 2016, n. 14615.