LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO II
Dell'appello

Art. 353

Rimessione al primo giudice per ragioni di giurisdizione (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice d'appello, se riforma la sentenza di primo grado dichiarando che il giudice ordinario ha sulla causa la giurisdizione negata dal primo giudice, pronuncia sentenza con la quale rimanda le parti davanti al primo giudice.

II. Le parti debbono riassumere il processo nel termine perentorio di tre mesi (2) dalla notificazione della sentenza.

III. Se contro la sentenza d'appello è proposto ricorso per cassazione, il termine è interrotto.



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(1) L’attuale rubrica «Rimessione al primo giudice per ragioni di giurisdizione» ha sostituito la precedente «Rimessione al primo giudice per ragioni di giurisdizione o di competenza » in base all’art. 46, comma 19, lett. a), della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).
(2) Le parole «tre mesi » hanno sostituito le parole «sei mesi » in base all’art. 46, comma 19, lett. b) della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Dichiarazione – Sentenza – Reclamo – Deduzione di soli vizi attinenti al rito – Inammissibilità.
E’ inammissibile, oltre che per difetto di interesse anche per non rispondenza al modello legale di impugnazione, il reclamo avverso la sentenza dichiarativa del fallimento proposto ai sensi della L. Fall., art. 18 (nella formulazione derivante dalle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 169 del 2007) laddove lo stesso sia fondato esclusivamente su vizi di rito (nella specie, l'inosservanza del termine dilatorio di comparizione di cui alla L. Fall., art. 15, comma 3), senza la contestuale e rituale deduzione delle eventuali questioni di merito, e i vizi denunciati non rientrino tra quelli che comportino una rimessione al primo giudice, tassativamente indicati dagli artt. 353 e 354 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2018, n. 23155.


Impugnazioni civili - "Reformatio in peius" (divieto) - Rimessione della causa al giudice di primo grado - Per ragioni di giurisdizioni - Diniego della giurisdizione in primo grado - Affermazione della stessa in grado d'appello - Rimessione al primo grado - Necessità - Omissione - Conseguenze - Nullità della decisione - Cassazione della sentenza e rinvio al primo giudice - Violazione della ragionevole durata - Esclusione.
Qualora il giudice di primo grado dichiari il difetto di giurisdizione sulla domanda, ritenendo che questa solleciti una pronuncia del giudice amministrativo, il giudice di secondo grado, che affermi la giurisdizione negata dalla prima sentenza, deve fare applicazione dell'art. 353 c.p.c., indipendentemente dal fatto che le parti abbiano formulato conclusioni di merito, e rimettere la causa al primo giudice, con la conseguenza che, ove a ciò non provveda, statuendo nel merito, la cassazione della relativa decisione deve essere disposta direttamente con rinvio al primo giudice, vertendosi in tema di violazione del principio di ordine pubblico del doppio grado di giurisdizione, senza che in ciò possa ravvisarsi una lesione della ragionevole durata del processo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 31 Maggio 2017, n. 13722.


Dichiarazione di fallimento - Procedimento - Revoca del fallimento - Rimessione degli atti al primo giudice - Riassunzione del procedimento - Onere della parte istante - Sussistenza - Riattivazione d'ufficio - Esclusione - Nullità della dichiarazione di fallimento.
Nell'ipotesi in cui il giudice del gravame pronunci la revoca del fallimento e disponga la rimessione degli atti al primo giudice, il procedimento per dichiarazione di fallimento deve essere riattivato dalla parte istante mediante riassunzione ai sensi dell'articolo 353 c.p.c., non potendo il tribunale procedere di ufficio disponendo autonomamente la convocazione del creditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 02 Dicembre 2015.


Procedimento civile - Reclamo camerale ex articolo 789 c.p.c. - Provvedimenti che non abbiano carattere sostanzialmente decisorio - Rimessione delle parti avanti al giudice di primo grado - Esclusione..
La natura integralmente ed automaticamente sostitutiva della decisione impugnata che deve riconoscersi al cd. reclamo camerale di cui all'articolo 739 c.p.c., quando questo sia rivolto contro provvedimenti che non abbiano carattere sostanzialmente decisorio, impedisce al giudice di secondo grado di rimettere le parti innanzi a quello di primo grado e ciò anche nei casi previsti o analoghi a quelli di cui agli articoli 353 e 354 c.p.c. Pertanto, il giudice adito con un reclamo avverso un provvedimento camerale che non abbia la sostanza tipica di una sentenza non può rimettere le parti innanzi al giudice di primo grado, ma deve esaminare e riesaminare, nei limiti segnati dalle domande e non già dai motivi delle parti, la correttezza del merito della decisione gravata, a seconda dei casi, confermandola, revocandola o modificandola, senza neppure la necessità di dichiarare previamente l'eventuale nullità degli atti del procedimento di primo grado che non siano eventualmente necessari ai fini della decisione o all'eliminazione degli effetti medio tempore prodotti, ostandovi il principio generale di cui all'articolo 156, comma 3, c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 17 Febbraio 2014.


Appello - Deduzione di soli vizi di rito - Ammissibilità - Limiti - Ipotesi tassative di cui agli artt. 353 e 354 c.p.c...
L’impugnazione con cui l’appellante si limiti a dedurre soltanto vizi di rito avverso una pronuncia a lui sfavorevole (anche) nel merito è ammissibile nei soli limiti in cui i vizi denunciati, se fondati, imporrebbero una rimessione del procedimento al primo giudice ex artt. 353 e 354 c.p.c., e non anche nel caso in cui i vizi medesimi non rientrino nelle ipotesi tassative elencate dalle norme predette. Ne consegue che nella prima ipotesi, è ammissibile la deduzione dei soli vizi di rito, mentre, nella seconda, l’appello deve essere dichiarato inammissibile, qualora non contenga la richiesta di una pronuncia nel merito della domanda (Cass. n. 1505/07; Cass. n. 1199/07). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 19 Ottobre 2011.