LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO III
Delle impugnazioni
CAPO III
Del ricorso per cassazione
SEZIONE II
Del procedimento e dei provvedimenti

Art. 384

Enunciazione del principio di diritto e decisione della causa nel merito (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La Corte enuncia il principio di diritto quando decide il ricorso proposto a norma dell'articolo 360, primo comma, n. 3), e in ogni altro caso in cui, decidendo su altri motivi del ricorso, risolve una questione di diritto di particolare importanza.

II. La Corte, quando accoglie il ricorso, cassa la sentenza rinviando la causa ad altro giudice, il quale deve uniformarsi al principio di diritto e comunque a quanto statuito dalla Corte, ovvero decide la causa nel merito qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto.

III. Se ritiene di porre a fondamento della sua decisione una questione rilevata d'ufficio, la Corte riserva la decisione, assegnando con ordinanza al pubblico ministero e alle parti un termine non inferiore a venti e non superiore a sessanta giorni dalla comunicazione per il deposito in cancelleria di osservazioni sulla medesima questione.

IV. Non sono soggette a cassazione le sentenze erroneamente motivate in diritto, quando il dispositivo sia conforme al diritto; in tal caso la Corte si limita a correggere la motivazione.



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(1) Articolo sostituito dal d.ls. 2 febbraio 2006, n. 40, con effetto dal 2 marzo 2006.

GIURISPRUDENZA

Cassazione - Giudizio di rinvio - Giudice di rinvio - Poteri - Presupposti di fatto del principio di diritto enunciato - Vincolatività - Fondamento - Fattispecie.
Nell'ipotesi di annullamento con rinvio per violazione di norme di diritto, la pronuncia della Corte di cassazione vincola al principio affermato ed ai relativi presupposti in fatto, sicché il giudice di rinvio deve uniformarsi non solo alla regola giuridica enunciata, ma anche alle premesse logico-giuridiche della decisione adottata, attenendosi agli accertamenti già compresi nell'ambito di tale enunciazione. (Fattispecie relativa ad istanza di rimborso delle imposte sui redditi nella quale la S.C. ha annullato l'impugnata sentenza, resa in sede di rinvio, che, in violazione al principio di diritto, aveva fatto decorrere il termine di decadenza per la presentazione di tale istanza dal versamento degli acconti, anziché da quello del saldo, pur avendo accertato il presupposto del diritto al rimborso derivante dall'eccedenza degli importi anticipatamente corrisposti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 Luglio 2018, n. 19594.


Disciplinare magistrati - Procuratore aggiunto presso la Direzione Nazionale Antimafia - Applicazione di sanzione accessoria del trasferimento di ufficio ex art. 13, comma 1, del d.lgs. n. 109 del 2006 - Assegnazione, in sede di giudizio di rinvio, a corte di appello con funzioni di consigliere - Illegittimità - Ragioni .
È illegittima la destinazione ad una corte di appello, con funzioni di consigliere, del procuratore aggiunto presso la Direzione Nazionale Antimafia in applicazione della sanzione accessoria del trasferimento d’ufficio ex art. 13, comma 1, del d.lgs. n. 109 del 2006, operata in sede di rinvio ex art. 384 c.p.c. in violazione del principio di diritto enunciato in fase rescindente quanto all’integrazione di un illecito demansionamento, non essendo ravvisabile un’evenienza sopravvenuta, tale da rimettere in discussione quel principio, nell’acquisto di efficacia di norme successive all’udienza di discussione del giudizio “a quo” ma precedente la pubblicazione della relativa sentenza, né potendo integrare un’eccezione al suddetto vincolo l’esercizio della cd. funzione paranormativa consiliare riguardo al conferimento degli incarichi direttivi, trattandosi di autoregolamentazione subordinata alle disposizioni normative fatte proprie dal medesimo principio di diritto. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Gennaio 2017, n. 1546.


Funzione costituzionale nomofilattica – Decisioni della Cassazione e delle Sezioni Unite – “Tendenziale” uniformazione delle successioni decisioni a quelle di queste ultime – Sussiste – Giudice che intenda discostarsi – “Onere della adeguata motivazione”.

Art. 673 c.p.p. – Revoca di sentenza di condanna per mutamento della giurisprudenza – Overruling – Omessa previsione – Incostituzionalità – Non sussiste.
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Il legislatore valorizza anche in ossequio ad esigenze di ordine costituzionale, la funzione nomofilattica della Corte di Cassazione e delle Sezioni unite in particolare postulando, con ciò, che la giurisprudenza successiva si uniformi «tendenzialmente» alle decisioni di queste ultime. L’orientamento espresso dalla decisione delle Sezioni unite “aspira” dunque indubbiamente ad acquisire stabilità e generale seguito: ma si tratta di connotati solo «tendenziali», in quanto basati su una efficacia non cogente, ma di tipo essenzialmente “persuasivo”. Con la conseguenza che, a differenza della legge abrogativa e della declaratoria di illegittimità costituzionale, la nuova decisione dell’organo della nomofilachia resta potenzialmente suscettibile di essere disattesa in qualunque tempo e da qualunque giudice della Repubblica, sia pure con l’onere di adeguata motivazione; mentre le stesse Sezioni unite possono trovarsi a dover rivedere le loro posizioni, anche su impulso delle sezioni singole. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il legislatore omette di prevedere la revoca delle condanne definitive pronunciate in relazione a fatti che, alla stregua di una sopravvenuta diversa decisione dell’organo della nomofilachia, non sono previsti dalla legge come reato, col risultato di consentire trattamenti radicalmente differenziati di autori di fatti analoghi. Il mancato riconoscimento all’overruling giurisprudenziale favorevole della capacità di travolgere il principio di intangibilità della res iudicata, espressivo dell’esigenza di certezza dei rapporti giuridici esauriti, si giustifica nell’attuale sistema di civil law. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale, 12 Ottobre 2012, n. 230.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Costituzione dell’opponente - Dimezzamento automatico dei termini - Sezioni Unite 19246/2010 - Mero obiter dicutm non qualificabile come Principio di Diritto vincolante per il giudice di merito - Non applicazione - Sussiste..
L’ulteriore “puntualizzazione” svolta dalle Sezioni Unite nella sentenza 19246/2010 rappresenta solo un obiter dictum che, sebbene ampiamente motivato, costituisce un’affermazione eccedente la necessità logico-giuridica della decisione ed è quindi privo dell’efficacia di precedente, in quanto non funzionale alla ratio decidendi, intesa come regola di diritto strettamente connessa alla fattispecie concreta, che costituisce il fondamento logico-giuridico necessario per risolvere la controversia. Tale obiter – qualificato dalla dottrina come ratio decidendi non necessaria – può infatti essere espunto dalla motivazione, senza privarla della regola su cui essa si fonda, perché afferma un principio, estraneo al percorso argomentativo, il cui ambito di applicazione è più ampio di quello  della norma che attiene ai fatti rilevanti del caso (ove era stato effettivamente assegnato un termine di comparizione inferiore a quello ordinario) e configura soltanto l’anticipazione di una possibile (futura) soluzione di un caso ipotetico (in cui sia assegnato un termine di comparizione non inferiore a quello ordinario) diverso da quello in esame. (gb) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 15 Dicembre 2010.


Concordato preventivo - Divieto di azioni esecutive - Portata - Pignoramento presso terzi - Sopravvenuta apertura del concordato - Conseguenze - Obbligo di pagare - Insussistenza - Opposizione del terzo pignorato al precetto - Necessità - Fattispecie relativa a pignoramento di credito tributario.
In tema di concordato preventivo , il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore, previsto dall'art. 168, primo comma, legge fall., comporta che i debiti sorti prima dell'apertura della procedura non possono essere estinti fuori dall'esecuzione concorsuale; pertanto ove, prima di tale momento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione presso terzi avente ad oggetto un credito tributario, l'Agenzia delle Entrate, terzo pignorato, che sia stata portata a conoscenza del concordato, non deve sottostare al precetto intimatole dal creditore assegnatario delle somme, ma, essendo venuto meno il presupposto dell'esecuzione individuale, deve opporsi all'atto di precetto ex art. 615 cod. proc. civ., allegando il venir meno dell'obbligo di pagare. (Nella specie la S.C. ha confermato, correggendone la motivazione, la sentenza di merito che aveva condannato l'Amministrazione finanziaria a rimborsare alla società debitrice la somma che aveva pagato al creditore di quest'ultima, il quale aveva portato a termine, dopo il concordato, la procedura di pignoramento presso terzi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Giugno 2007, n. 14738.