LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO I
Degli organi giudiziari
CAPO I
Del giudice
SEZIONE V
Del difetto di giurisdizione, dell'incompetenza e della litispendenza

Art. 39

Litispendenza e continenza di cause
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se una stessa causa è proposta davanti a giudici diversi, quello successivamente adito, in qualunque stato e grado del processo, anche d’ufficio, dichiara con ordinanza la litispendenza e dispone la cancellazione della causa dal ruolo. (1)

II. Nel caso di continenza di cause, se il giudice preventivamente adito è competente anche per la causa proposta successivamente, il giudice di questa dichiara con ordinanza (2) la continenza e fissa un termine perentorio entro il quale le parti debbono riassumere la causa davanti al primo giudice. Se questi non è competente anche per la causa successivamente proposta, la dichiarazione della continenza e la fissazione del termine sono da lui pronunciate.

III. La prevenzione è determinata dalla notificazione della citazione ovvero dal deposito del ricorso. (3)



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(1) Comma sostituito dall’art. 45, comma 3, della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).
(2) Le parole «con ordinanza» hanno sostituito le parole «con sentenza» in base all’art. 45 della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).
(3) Le parole “ovvero dal deposito del ricorso» sono state aggiunte dall’art. 45 della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).

GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore - Applicazione al creditore pignoratizio che abbia offerto  in cessione i propri beni - Esclusione.
La norma di cui alla art. 168, comma 1, l.fall., la quale fa divieto ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore (e, quindi, di procedere esecutivamente per la realizzazione di un eventuale diritto di pegno) dalla data della presentazione del ricorso per l'ammissione al concordato fino al passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, non può ritenersi legittimamente applicabile anche al creditore pignoratizio del terzo che abbia, in luogo del debitore insolvente, offerto in cessione i propri beni (tra cui quello oggetto di pegno) in funzione di adempimento del concordato (v. Cass. n. 6671-98); in detta ipotesi, trattandosi di beni del terzo al quale, come è noto, non si estende l'effetto esdebitatorio previsto dall'art. 184 l.fall., non ricorrono i presupposti di conservazione e di tutela che ispirano la ratio dell'art. 168 citato, ossia la garanzia della par condicio creditorum e la conservazione dell'integrità del patrimonio del debitore insolvente nella prospettiva di un negativo epilogo della procedura concordataria con conseguente dichiarazione di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19007.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Giudizio ordinario di accertamento negativo del credito - Pendenza dei due procedimenti avanti a giudici diversi - Coincidenza della data di deposito del decreto ingiuntivo e della notifica dell’atto di citazione del giudizio di accertamento negativo del credito - Litispendenza ex artt. 643 e 39 c.p.c. - Prevenzione - Criterio discretivo - Compimento del primo atto processuale di impulso - Iscrizione a ruolo.
Ove coincidano la data di deposito del ricorso per ingiunzione e quella di notifica dell’atto di citazione di accertamento negativo del credito posto a fondamento del predetto ricorso, al fine di stabilire la prevenzione fra il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e quello di accertamento negativo del credito per gli effetti di cui agli artt. 643 e 39 c.p.c., occorre avere riguardo alla data di compimento del primo atto processuale di impulso e cioè alla iscrizione a ruolo. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 25 Maggio 2017.


Procedimento civile – Decreto ingiuntivo per la restituzione di quanto eseguito in forza di sentenza poi riformata – Ammissibilità – Natura pregiudiziale del procedimento principale e conseguente litispendenza – Insussistenza.
E’ ammissibile il separato giudizio per decreto ingiuntivo, prima del passaggio in giudicato del procedimento principale, per ottenere la restituzione delle somme pagate in esecuzione di un provvedimento giudiziario successivamente riformato.

Posto che l’azione di restituzione e riduzione in pristino non è riconducibile allo schema della ripetizione di indebito, perché si collega ad un’esigenza di restaurazione della situazione patrimoniale anteriore alla sentenza riformata, prescinde dall’esistenza del rapporto sostanziale ancora oggetto di contesa. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 22 Febbraio 2017.


Continenza di cause – Tra ricorso per ingiunzione e azione di accertamento dell’inesistenza del credito – Sussiste – Criteri di determinazione della prevenzione – Pendenza del ricorso per ingiunzione telematico.
Sussiste continenza di cause quando vi è identità di soggetti e di titolo, nonché una differenza soltanto quantitativa dell’oggetto oppure quando le stesse sono legate da un rapporto di interdipendenza per contrapposizione o alternatività. Sussiste la continenza tra la domanda di condanna introdotta con il ricorso per decreto ingiuntivo e quella di accertamento negativo dello stesso credito.
Nel procedimento per ingiunzione, la pendenza della lite è determinata dalla notificazione del ricorso e del decreto, ma gli effetti retroagiscono alla data del deposito del ricorso, che, se effettuato con modalità telematiche, si ha per avvenuto al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del ministero della giustizia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 28 Novembre 2016.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Conflitto di competenza - Conservazione degli atti compiuti - Trasmigrazione del procedimento avanti il tribunale competente.
Il principio di conservazione degli atti compiuti nel corso di una procedura fallimentare aperta sulla base di una sentenza di fallimento emessa da tribunale incompetente si rinviene nella trasmigrazione del processo avanti il giudice competente, senza che sia pronunciata la revoca del fallimento. In tale ipotesi, opera, infatti, il principio per cui la risoluzione del conflitto positivo di competenza territoriale tra due tribunali fallimentari e la conseguente individuazione, quale giudice competente, di un tribunale diverso da quello che per primo ha dichiarato il fallimento, non comportano la cassazione della relativa sentenza e la caducazione degli effetti sostanziali della prima dichiarazione di fallimento, ma solo la prosecuzione del procedimento avanti al tribunale ritenuto competente, presso il quale la procedura prosegue con le sole modifiche necessarie (sostituzione del giudice delegato) o ritenute opportune (sostituzione del curatore), avuto riguardo al principio dell'unitarietà del procedimento fallimentare a far tempo dalla pronuncia del giudice incompetente, enunciato dall'art. 9-bis legge fall. (introdotto dal D.Lgs. n. 5 del 2006, art. 8), ma desumibile anche dal sistema e dai principi informatori della legge fallimentare, nel testo anteriormente vigente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2016.


Fallimento - Dichiarazione - Procedimento - Pluralità di procedimenti pendenti avanti a tribunali diversi - Risoluzione del conflitto di competenza successiva alla dichiarazione di fallimento.
Nell'ipotesi di pluralità di procedimenti pendenti avanti a tribunali diversi per la dichiarazione di fallimento del medesimo debitore e a domanda di legittimati non coincidenti, il conflitto reale o virtuale andrà regolato solo dopo la dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art. 9-ter legge fall., tenuto conto del principio della prevenzione che permette, nel frattempo, di dichiarare il fallimento escludendosi in ogni caso l'applicazione del criterio dirimente di cui all'art. 39, comma 1, c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2016.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Procedimento di concordato preventivo - Rapporti tra le procedure - Continenza - Riunione.
Tra la domanda di concordato preventivo e l'istanza o la richiesta di fallimento ricorre, in quanto iniziative tra loro incompatibili e dirette a regolare la stessa situazione di crisi, un rapporto di continenza. Ne consegue la riunione dei relativi procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c., se pendenti innanzi allo stesso giudice, ovvero l'applicazione delle disposizioni dettate dall'art. 39, comma 2, c.p.c. in tema di continenza e competenza, se pendenti innanzi a giudici diversi. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Procedimento di concordato preventivo - Rapporti tra le procedure - Continenza - Riunione.
Tra la domanda di concordato preventivo e l'istanza o la richiesta di fallimento ricorre, in quanto iniziative tra loro incompatibili e dirette a regolare la stessa situazione di crisi, un rapporto di continenza. Ne consegue la riunione dei relativi procedimenti ai sensi dell'art. 273 c.p.c., se pendenti innanzi allo stesso giudice, ovvero l'applicazione delle disposizioni dettate dall'art. 39, comma 2, c.p.c. in tema di continenza e competenza, se pendenti innanzi a giudici diversi. Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Maggio 2015.


Litispendenza e continenza – Pendenza della lite – Criterio della prevenzione – Notificazione dell'atto di citazione – Momento di perfezionamento – Individuazione.
Ai fini dell’applicazione del criterio della prevenzione di cui all’art. 39, ultimo comma, cod. proc. civ., occorre avere riguardo al momento in cui la notifica si è perfezionata con la consegna al destinatario (o a chi sia abilitato a ricevere l’atto), che non viene anticipato nel caso in cui tra due cause, rispetto alle quali si ponga un problema di litispendenza o continenza, una sia introdotta con ricorso e l’altra con citazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 Novembre 2014, n. 23675.


Litispendenza internazionale – Pendenza del giudizio di Appello dinanzi ad altro giudice europeo (adito per primo) – Procedimento introdotto dinanzi al giudice italiano – Sospensione – Art. 19, comma II, del Regolamento (CE) n. 2201/2003 – Adozione di provvedimenti urgenti e provvisori ex art. 20 Reg. 2201/2003 – Esclusione.
Qualora dinanzi a autorità giurisdizionali di Stati membri diversi siano state proposte domande sulla responsabilità genitoriale su uno stesso minore, aventi il medesimo oggetto e il medesimo titolo, l'autorità giurisdizionale successivamente adita sospende d'ufficio il procedimento finché non sia stata accertata la competenza dell'autorità giurisdizionale preventivamente adita. In ipotesi di litispendenza internazionale, è tuttavia ammissibile l’adozione di provvedimenti cautelari o urgenti, ex art. 20 del regolamento n. 2201/2003. Tale enunciato, tuttavia, deve essere interpretato nel senso che esso non consente ad un giudice di uno Stato membro di adottare un provvedimento provvisorio in materia di responsabilità genitoriale inteso a interferire con altro provvedimento già adottato (ed efficace) dal giudice dello Stato Membro adito per primo e dichiaratosi, nelle more, competente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Luglio 2014.


Litispendenza - Contemporanea pendenza avanti a giudici diversi della stessa causa - Sospensione - Esclusione..
Qualora la medesima causa venga introdotta davanti a giudici diversi, quello successivamente adito è tenuto a dichiarare la litispendenza rispetto alla causa identica precedentemente iniziata, anche se questa, già decisa in primo grado, penda davanti al giudice dell'impugnazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Dicembre 2013.


Opposizione a precetto – Pluralità di opposizioni identiche – Litispendenza – Conseguenze – Cancellazione causa dal ruolo della opposizione più recente..
Sussiste litispendenza tra due opposizioni a precetto proposte avverso il medesimo titolo esecutivo e fondate su fatti costitutivi dell’inesistenza del diritto di procedere all’esecuzione forzata identici, con la conseguenza che il giudice successivamente adito deve dichiarare la litispendenza e disporre la cancellazione della causa dal ruolo. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 10 Dicembre 2013.


Processo civile - Continenza - Individuazione della causa proposta per prima - Criteri - Riferimento alla data di consegna dell'atto di citazione all'ufficiale giudiziario o alla data di ricezione..
La Terza Sezione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione dell'individuazione del momento di pendenza della lite, ai fini della decisione dell’eccezione di continenza (o litispendenza): se, in particolare, tale momento coincida con quello in cui l’atto di citazione viene consegnato all’ufficiale giudiziario, ovvero con quello in cui viene ricevuto dal destinatario. Cassazione civile, sez. III, 01 Ottobre 2013, n. 22454.


Procedimento civile - Litispendenza - Contemporanea pendenza di identiche domande nello stesso grado di giudizio - Non necessità - Critica..
Perché vi sia litispendenza (articolo 39 c.p.c.) non è necessario che le cause introdotte con identiche domande pendano nel medesimo grado di giudizio, essendo, invece, sufficiente che la stessa causa sia pendente avanti a giudici diversi. Il diverso orientamento, espresso anche dalla giurisprudenza di legittimità, non è condivisibile in quanto: i) è il frutto di una lettura eccessivamente restrittiva dell'articolo 39 c.p.c., il quale non richiede il requisito della omogeneità di grado delle liti uguali; ii) disattende la ratio dell'istituto della litispendenza quale rimedio avverso i rischi del bis in idem e del connesso conflitto tra giudicati; iii) si discosta dall’originario meno restrittivo orientamento, secondo il quale la litispendenza presuppone la simultaneità dell'esercizio della funzione giurisdizionale da parte dei giudici diversi in ordine allo stesso oggetto e fra le stesse parti, sicché essa non può ipotizzarsi tra un procedimento concretamente in corso ed uno già concluso con un provvedimento in relazione al quale risulti aperto il termine di impugnativa fino a quando questa non venga prodotta, posto che, in tale ipotesi, nel secondo procedimento, non vi è un giudice già investito della causa; iv) per ovviare al rischio del bis in idem si fa impropriamente ricorso al rimedio della sospensione di cui all'articolo 295 c.p.c., norma che, come è noto, postula il positivo accertamento di un rapporto di alterità o pregiudizialità tra cause diverse e correlate da un rapporto di antecedenza logico giuridica l'una sull'altra, rapporto che è assente nel caso in cui vi sia identità di liti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 08 Novembre 2011.