Codice di Procedura Civile


LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO IV
Norme per le controversie in materia di lavoro
CAPO I
Delle controversie individuali di lavoro
SEZIONE II
Del procedimento
PARAGRAFO 1
Del procedimento di primo grado

Art. 416

Costituzione del convenuto
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il convenuto deve costituirsi almeno dieci giorni prima della udienza, dichiarando la residenza o eleggendo domicilio nel comune in cui ha sede il giudice adito.

II. La costituzione del convenuto si effettua mediante deposito in cancelleria di una memoria difensiva, nella quale devono essere proposte, a pena di decadenza, le eventuali domande in via riconvenzionale e le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio.

III. Nella stessa memoria il convenuto deve prendere posizione, in maniera precisa e non limitata ad una generica contestazione, circa i fatti affermati dall'attore a fondamento della domanda, proporre tutte le sue difese in fatto e in diritto ed indicare specificamente, a pena di decadenza, i mezzi di prova dei quali intende avvalersi ed in particolare i documenti che deve contestualmente depositare.


GIURISPRUDENZA

Rito del lavoro - Domanda diretta all'accertamento della natura subordinata di un rapporto di lavoro - Interrogatorio del testimone da parte del giudice su circostanze non capitolate - Ammissibilità - Condizioni - Fondamento.
Nel rito del lavoro, è corretto l'operato del giudice che, nell'ambito di una controversia promossa per accertare la natura subordinata di un rapporto di lavoro, chieda al testimone di precisare, al di fuori delle circostanze capitolate, se venisse rispettato un orario di lavoro, quali fossero le mansioni svolte dal prestatore nonché in quale posizione materiale la prestazione fosse effettuata, dovendosi ritenere che la possibilità di porre tali domande sia consentita, se non anche imposta, dall'art. 421 c.p.c., e ciò tanto più ove al ricorso siano stati allegati conteggi elaborati sul presupposto dello svolgimento di determinate mansioni e orari e la controparte abbia contestato, oltre alla natura subordinata del rapporto, anche lo svolgimento di un orario a tempo pieno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 14 Aprile 2021, n. 9823.


Lavoro e previdenza - Eccezione di prescrizione tardivamente sollevata dal convenuto - Preclusione ex art. 416 c.p.c. - Sussistenza - Rilevabilità d'ufficio da parte del giudice - Configurabilità - Mancato rilievo - Conseguenze - Denuncia del vizio in sede di gravame dalla parte interessata - Necessità - Omissione - Formazione del giudicato interno.
Nel rito del lavoro, l'eccezione di prescrizione, in quanto eccezione in senso stretto, è soggetta alla preclusione di cui all'art. 416 c.p.c. sicché la tardività della relativa deduzione può essere rilevata dal giudice anche d'ufficio. Tuttavia, ove manchi tale rilievo officioso, la parte interessata è tenuta - in forza di quanto si evince dall'art. 161 c.p.c., per cui tutti i motivi di nullità della sentenza si convertono in motivi di impugnazione, tranne l'omessa sottoscrizione della sentenza da parte del giudice - a denunciare il vizio in sede di gravame, pena il formarsi del giudicato interno sul punto e la preclusione sia della sua rilevabilità d'ufficio da parte del giudice d'appello, sia della sua deducibilità nei successivi gradi di giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 25 Agosto 2020, n. 17643.


Opposizione ordinanza ingiunzione – Disciplina ex art. 6 d.lgs. n. 150 del 2011 – Deposito dei documenti diversi dalla copia del rapporto – Termine di cui all'art. 416 c.p.c. – Applicabilità.
Nei procedimenti di opposizione a sanzioni amministrative disciplinati dall’art. 6 del d.lgs. n. 150 del 2011, il termine per il deposito dei documenti diversi dalla copia del rapporto, con gli atti relativi all'accertamento, alla contestazione o alla notificazione della violazione, è perentorio, essendo applicabile l'art. 416 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 18 Aprile 2018, n. 9545.


Rito del lavoro – Ricorso – Diritto di difesa – Indeterminatezza petitum e causa petendi – Nullità

Rito del lavoro – Ricorso – Indeterminatezza petitum e causa petendi – Nullità – Insanabilità – Rinnovazione o integrazione del ricorso – Inapplicabilità

Rito del lavoro – Ricorso – Giusto processo – Oralità, concentrazione ed immediatezza – Ragionevole durata
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Nel rito del lavoro, il ricorso è affetto da nullità insanabile qualora l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto posti a fondamento delle domande risulti carente e contraddittoria, così da integrare indeterminatezza del petitum e della causa petendi pregiudicando, di conseguenza, il diritto di difesa delle parti convenute e precludendo al giudice l’esame del merito della controversia, ponendolo nell’impossibilità di comprendere linearmente l’oggetto del contendere e di esercitare correttamente i suoi poteri istruttori. (Fabrizio Botta) (riproduzione riservata)

Nel rito del lavoro, l’indeterminatezza del petitum e della causa petendi non può essere sanata attraverso il meccanismo della rinnovazione o integrazione del ricorso ex art. 164, comma 5, c.p.c. (Fabrizio Botta) (riproduzione riservata)

Nel rito del lavoro, al fine del perseguimento del principio della ragionevole durata del processo e dei principi di oralità, concentrazione e immediatezza, gli elementi di fatto e di diritto posti a base delle diverse domande e/o istanze dell’attore e del convenuto devono essere compiutamente contenuti nei rispettivi atti introduttivi. (Fabrizio Botta) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 20 Marzo 2018.


Mancato esperimento del tentativo obbligatorio di mediazione – Preclusioni – Attività giudiziale svolta – Nullità – Esclusione.
Il differimento della prima udienza di comparizione in virtù del mancato esperimento del tentativo obbligatorio di mediazione non determina anche il differimento delle barriere preclusive poste a carico del convenuto: i termini decadenziali per la costituzione in giudizio vanno calcolati rispetto alla prima udienza tenuta e non a quella fissata per la verifica della condizione di procedibilità. (Stefano De Luca Musella) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 13 Aprile 2017, n. 9557.


Processo Civile Telematico – Costituzione in giudizio in mancanza di autorizzazione D.G.S.I.A. – Ammissibilità.
La mancanza dell’autorizzazione D.G.S.I.A. non comporta alcun effetto in ordine all’esistenza, alla validità e all’ammissibilità del deposito telematico della comparsa di costituzione e risposta, dovendosi distinguere l’atto processuale – nella specie costituito da un documento informatico – dalla modalità di deposito dello stesso: appurato che la comparsa di costituzione informatica, digitalmente sottoscritta, soddisfa i requisiti richiesti dall’art. 416 c.p.c., deve trovare applicazione il principio generale dell’art. 121 c.p.c. L’art. 35 del D.M. 44/2011 non può derogare a siffatto principio, sia in base alla gerarchia delle fonti – per cui una disposizione di natura regolamentare non può prevalere sulle norme di rango sovraordinato – sia perché la comparsa inviata in via telematica, inserita dalla Cancelleria nel fascicolo di ufficio, e comunicata al difensore della controparte, consente di ritenere pienamente raggiunto lo scopo della presa di contatto tra la parte, l’ufficio giudiziario e la controparte, con sanatoria di ogni eventuale profilo di irregolarità. (Simone Pettiti) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 01 Dicembre 2014.