LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO I
Degli organi giudiziari
CAPO I
Del giudice
SEZIONE VI
Del regolamento di giurisdizione e di competenza

Art. 50

Riassunzione della causa
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se la riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente avviene nel termine fissato nella ordinanza (1) dal giudice e in mancanza in quello di tre mesi (2) dalla comunicazione della ordinanza (1) di regolamento o della ordinanza che dichiara l'incompetenza del giudice adito, il processo continua davanti al nuovo giudice.

II. Se la riassunzione non avviene nei termini su indicati, il processo si estingue.



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(1) La parola «ordinanza» ha sostituito la parola «sentenza», in base all’art. 45, comma 6, lett. a) della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).
(2) Le parole «tre mesi» hanno sostituito le parole «sei mesi», in base all’art. 45, comma 1, lett. b) della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).

GIURISPRUDENZA

Domanda giudiziale di accertamento di credito - Fallimento del convenuto nel corso del giudizio - Riassunzione secondo il rito ordinario innanzi al tribunale ordinario - Questione di competenza - Esclusione - Questione di rito - Configurabilità - Conseguenze - Incompetenza del giudice adìto - Esclusione.
Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore dichiarato fallito costituiscono questioni attinenti al rito, che non implicano questioni di competenza, quando il tribunale fallimentare coincida con il tribunale ordinario; pertanto, qualora una domanda sia diretta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta al regime del concorso, il giudice adìto è tenuto a dichiarare non la propria incompetenza bensì, secondo i casi, l'inammissibilità, l'improcedibilità o l'improponibilità della domanda, siccome proposta secondo un rito diverso da quello previsto come necessario dalla legge e, quindi, inidonea a conseguire una pronuncia di merito, configurando detta questione una vicenda "litis ingressum impediens", concettualmente distinta dalla incompetenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 Aprile 2017, n. 9198.


Domanda giudiziale di accertamento di credito - Fallimento del convenuto nel corso del giudizio - Riassunzione secondo il rito ordinario innanzi al tribunale ordinario - Questione di competenza - Esclusione - Questione di rito - Configurabilità - Conseguenze - Incompetenza del giudice adìto - Esclusione.
Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore dichiarato fallito costituiscono questioni attinenti al rito, che non implicano questioni di competenza, quando il tribunale fallimentare coincida con il tribunale ordinario; pertanto, qualora una domanda sia diretta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta al regime del concorso, il giudice adìto è tenuto a dichiarare non la propria incompetenza bensì, secondo i casi, l'inammissibilità, l'improcedibilità o l'improponibilità della domanda, siccome proposta secondo un rito diverso da quello previsto come necessario dalla legge e, quindi, inidonea a conseguire una pronuncia di merito, configurando detta questione una vicenda "litis ingressum impediens", concettualmente distinta dalla incompetenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 Aprile 2017, n. 9198.


Compresso – Eccezione sollevata per la prima volta in sede di riassunzione della causa – Tardività.
E’ tardiva l’eccezione di compromesso sollevata per la prima volta in sede di riassunzione della causa.

[Nel caso di specie, al momento dell’introduzione del giudizio, lo statuto della società non prevedeva la clausola compromissoria.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 04 Aprile 2017.


Atto di riassunzione - Estremi - Mancanza - Nullità - Esclusione - Limiti - Fattispecie in tema di reclamo avverso sentenza di fallimento.
Costituiscono elementi essenziali dell'atto di riassunzione il riferimento esplicito alla precedente fase processuale e la manifesta volontà di riattivare il giudizio attraverso il ricongiungimento delle due fasi in un unico processo; la mancanza di uno o più dei requisiti di cui all'art. 125 c.p.c. non provoca la nullità dell'atto, non comminata da alcuna disposizione di legge, salvo che non determini il mancato raggiungimento dello scopo dell'atto di riassunzione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che la comparsa di costituzione depositata dal curatore fallimentare dopo l’estinzione del giudizio dichiarata dalla corte d’appello a seguito di reclamo della società fallita costituisse un valido atto di riassunzione e che la mancanza di una richiesta di fissazione dell'udienza di discussione non escludesse l'idoneità di tale atto ad impedire l'estinzione del giudizio, tenuto conto dell'avvenuto deposito prima della scadenza del termine per la riassunzione, dell'esplicito riferimento della parte al reclamo pendente dinanzi alla corte d'appello e della proposizione delle conclusioni di merito, da cui emergeva la volontà del curatore di ottenere una decisione in ordine alla dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2017, n. 2491.


Processo civile telematico – Dichiarazione d’incompetenza per territorio – Ricorso in riassunzione – Atto endoprocessuale – Inammissibilità del ricorso in riassunzione depositato in forma cartacea.
Il ricorso in riassunzione, successivo ad una pronuncia di incompetenza territoriale, si inserisce in un procedimento già avviato nell’ambito del quale le parti risultano essere già costituite, integrando un atto processuale proveniente dal difensore di una parte già costituita quale atto endoprocessuale, che deve essere depositato telematicamente.

Il deposito del ricorso in riassunzione che non viene eseguito per via telematica, bensì in modo tradizionale con consegna materiale in cancelleria dei documenti, non può che essere dichiarato inammissibile, in quanto affetto da un deficit strutturale/ontologico che lo rende radicalmente inesistente dal punto di vista giuridico, dovendosi concludere dichiarando che la riassunzione della causa non è mai avvenuta, con conseguente declaratoria di estinzione del processo, ai sensi dell’art. 50, secondo comma, c.p.c. (Felice Raimondi) (Alessandro Del Borrello) (riproduzione riservata)
Tribunale Vasto, 28 Ottobre 2016.


Impugnazione dei decreti del giudice delegato - Art. 26 l.fall., novellato dal d.lgs. n. 5 del 2006 e dal d.lgs. n. 169 del 2007 - Erronea investitura della corte d'appello - Conseguenze - Fondamento.
Il reclamo avverso i decreti del giudice delegato va proposto, ex art. 26 l.fall., come novellato dal d.lgs. n. 5 del 2006 e successivamente modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007, innanzi al tribunale in composizione collegiale, sicché ove la corte d'appello, erroneamente investita, ometta di rilevarne l'inammissibilità, l'impugnazione, in sede di legittimità, va dichiarata inammissibile d'ufficio, con cassazione senza rinvio della sentenza erroneamente emessa, riguardando l'erronea individuazione del giudice legittimato a decidere non la competenza ma la valutazione delle condizioni di proponibilità o ammissibilità del gravame medesimo, senza che al gravame inammissibilmente spiegato (con relativo passaggio in giudicato della decisione di primo grado) possa riconoscersi efficacia conservativa del processo di impugnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 Giugno 2016, n. 12005.


Giusto processo – Art. 111 Cost. – Pronuncia nel merito – Artt. 50, 164 co. 5, 182 c.p.c. – Sussistenza.
Il principio fondamentale, ricavabile dalla lettura sistematica degli artt. 50, 164 co. 5, 182 c.p.c. e corollario del canone del giusto processo sancito dall’art. 111 Cost., che informa l’intero sistema secondo il quale il processo tende naturalmente a un accertamento nel merito è applicabile anche al rito cautelare. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 08 Gennaio 2016.


Competenza civile - Regolamento di competenza - Pronuncia declinatoria della competenza - Termine per la riassunzione innanzi al giudice indicato come competente - Istanza di regolamento di competenza - Sopravvenuta irrilevanza del termine - Sussistenza - Fondamento.
Intervenuta una pronuncia declinatoria della competenza, il termine ivi fissato per la riassunzione della causa innanzi al giudice indicato come competente diviene irrilevante quando sia proposto regolamento ai sensi dell'art. 42 cod. proc. civ., perché da quel momento lo svolgimento del processo dipende dalla decisione della Suprema Corte, qualunque essa sia (anche in rito, per declaratoria di inammissibilità o di improcedibilità), sicché la riassunzione, in applicazione dell'art. 50 cod. proc. civ., deve avvenire nel termine fissato dalla Corte o, in mancanza, in quello previsto dalla stessa norma. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Luglio 2015.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Riassunzione davanti al giudice competente - Mancata tempestiva riassunzione - Estinzione del giudizio di opposizione a irrevocabilità del decreto opposto.
Ove il giudice dell'opposizione abbia fissato un termine ex art. 50 c.p.c., per la riassunzione della causa dinanzi al giudice competente, la mancata tempestiva riassunzione della causa determina l'estinzione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e la conseguente definitiva irrevocabilità del decreto opposto, non rilevando in contrario che di esso il giudice a quo abbia revocato soltanto la provvisoria esecutorietà originariamente accordata dovendosi anzi escludere, proprio in virtù di tale revoca espressa, una implicita revoca del decreto nella sua interezza esecutiva di quest'ultimo. Difatti, le pronuncia con cui il giudice dichiara la propria incompetenza deve contenere una contestuale pronuncia, sia pure implicita, di revoca o nullità del decreto opposto e se ciò non avviene, il decreto ingiuntivo deve ritenersi irrevocabile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 16 Marzo 2015.


Competenza nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Rilevanza del momento del deposito del ricorso – Opposizione proposta innanzi al Tribunale che ha accorpato il territorio della sezione distaccata prima rientrante in altro circondario – Opposizione davanti a giudice incompetente per territorio – Inammissibilità.
La competenza sulla opposizione a decreto ingiuntivo emesso su ricorso depositato prima del 14 settembre 2013, data di entrata in vigore della riforma delle circoscrizioni giudiziarie prevista dal D.Lgs. 7 settembre 2012, n. 155 (nel caso di specie il provvedimento monitorio era stato emesso dal Giudice della sezione distaccata di Afragola del Tribunale di Napoli su ricorso depositato prima della nascita del Tribunale di Napoli Nord, ufficio che ha accorpato anche il territorio che un tempo era della Sezione distaccata di Afragola) si determina con riferimento al momento del deposito del ricorso medesimo e ove l’opposizione sia proposta dinanzi a un giudice incompetente per territorio (sia pure dello stesso grado di quello realmente titolato a conoscere della questione) quale è il Tribunale che ha accorpato il territorio della sezione distaccata prima rientrante in altro circondario, non consente di disporre la prosecuzione del giudizio ex art. 50 c.p.c. ( riassunzione della causa davanti al giudice competente) ma comporta la inammissibilità della opposizione medesima. (Felice Angelo Pizzi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 25 Giugno 2014.


Arbitrato e compromesso – Rapporti tra arbitrato e processo – Effetti sostanziali della domanda – Conservazione..
E’ incostituzionale l’articolo 819-ter, secondo comma, del codice di procedura civile, nella parte in cui esclude l’applicabilità, ai rapporti tra arbitrato e processo, di regole corrispondenti all’articolo 50 del codice di procedura civile, con particolare riferimento a quella diretta a conservare gli effetti sostanziali e processuali prodotti dalla domanda proposta davanti al giudice o all’arbitro incompetenti, la cui necessità ai sensi dell’art. 24 Cost. sembra porsi alla stessa maniera, tanto se la parte abbia errato nello scegliere tra giudice ordinario e giudice speciale, quanto se essa abbia sbagliato nello scegliere tra giudice e arbitro. La norma censurata, non consentendo l’applicabilità dell’art. 50 cod. proc. civ., impedisce che la causa possa proseguire davanti all’arbitro o al giudice competenti e, conseguentemente, preclude la conservazione degli effetti processuali e sostanziali della domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 19 Luglio 2013, n. 223.


Dichiarazione di incompetenza – Applicazione dell'art. 50 c.p.c. – Sussiste – Condizioni. .
L'art. 819 ter comma 2, c.p.c., laddove afferma che "nei rapporti tra arbitrato e processo" non si applica l'art. 50 c.p.c., riguarda solo il caso in cui siano gli arbitri ad escludere la loro competenza ed a riconoscere quella del giudice ordinario. Allorquando, invece, sia il giudice togato a dichiarare la propria incompetenza a beneficio di quella degli arbitri, oppure sia la Corte di cassazione, adita con riferimento ad una pronuncia affermativa della competenza del giudice ordinario, a dichiarare la competenza degli arbitri oppure a rigettare, per ragioni di rito o di merito, l'istanza di regolamento contro una pronuncia declinatoria, è possibile la riassunzione dinanzi agli arbitri nel termine fissato o, in mancanza, in quello previsto dall'art. 50 c.p.c., con salvezza dell'effetto interruttivo cd. istantaneo della prescrizione ai sensi dell'art. 2943 comma 3, c.c., e di quello permanente, di cui all'art. 2945, comma 2, dello stesso codice. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 06 Dicembre 2012.


Contratti agrari - Soccida - Domanda proposta avanti al giudice incompetente e poi riassunta davanti alla sezione specializzata agraria - Necessità del previo esperimento del tentativo di conciliazione - Esclusione..
Qualora una domanda in materia di contratti agrari venga inizialmente proposta innanzi a giudice incompetente, essa non deve essere preceduta dal tentativo di conciliazione in sede stragiudiziale e ciò neppure prima della riassunzione davanti alle sezioni specializzate agrarie. La riassunzione della causa, infatti, non comporta l'instaurazione di un nuovo rapporto processuale ma costituisce la prosecuzione di quello promosso davanti al giudice dichiaratosi incompetente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 19 Aprile 2012.