LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO II
Dell'espropriazione forzata
CAPO IV
Dell'espropriazione immobiliare
SEZIONE III
Della vendita e dell'assegnazione
PARAGRAFO 3
Vendita con incanto

Art. 584

Offerte dopo l'incanto (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Avvenuto l'incanto, possono ancora essere fatte offerte di acquisto entro il termine perentorio di dieci giorni, ma esse non sono efficaci se il prezzo offerto non supera di un quinto quello raggiunto nell'incanto.

II. Le offerte di cui al primo comma si fanno mediante deposito in cancelleria nelle forme di cui all'articolo 571, prestando cauzione per una somma pari al doppio della cauzione versata ai sensi dell'articolo 580.

III. Il giudice, verificata la regolarità delle offerte, indìce la gara, della quale il cancelliere dà pubblico avviso a norma dell'articolo 570 e comunicazione all'aggiudicatario, fissando il termine perentorio entro il quale possono essere fatte ulteriori offerte a norma del secondo comma.

IV. Alla gara possono partecipare, oltre gli offerenti in aumento di cui ai commi precedenti e l'aggiudicatario, anche gli offerenti al precedente incanto che, entro il termine fissato dal giudice, abbiano integrato la cauzione nella misura di cui al secondo comma.

V. Se nessuno degli offerenti in aumento partecipa alla gara indetta a norma del terzo comma, l'aggiudicazione diventa definitiva, ed il giudice pronuncia a carico degli offerenti di cui al primo comma, salvo che ricorra un documentato e giustificato motivo, la perdita della cauzione, il cui importo è trattenuto come rinveniente a tutti gli effetti dall'esecuzione.



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(1) Articolo sostituito, in sede di conversione, dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv. con modif., in l. 14 maggio 2005, n. 80, come modificato dall'art. 1, comma 3, lett. o) l. 28 dicembre 2005, n. 263, con effetto dal con effetto dal 1 marzo 2006.

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Affitto endoconcorsuale – Diritto di prelazione – Procedimento di vendita – Posizione del prelazionario – Offerta migliorativa in aumento.
Il prelazionario - nel senso espressamente previsto dal secondo periodo della L. Fall., art. 104-bis, comma 5 - una volta esaurito il procedimento di determinazione del prezzo di vendita (nel caso di specie tramite l'aggiudicazione) ha diritto di ricevere la denuntiatio delle condizioni di vendita e di scegliere se aderire o meno alle stesse.

Il positivo esercizio del diritto di prelazione comporta una sostituzione dell'aggiudicatario con il prelazionario nella medesima posizione nell'ambito dello schema della vendita forzata codicistica, senza che si possano scindere gli effetti favorevoli di tale sua posizione, quale l'aspettativa al trasferimento del bene, da quelli sfavorevoli, tra cui anche l'eventualità che un terzo presenti un'offerta in aumento.

Il prelazionario, conseguita la preferenza a parità di condizioni che gli era stata promessa, rimane poi esposto alla naturale evoluzione della procedura di vendita prescelta e dunque alla possibile apertura della fase dell'aumento a mezzo di offerte presentate secondo le modalità previste dall'art. 584 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2018, n. 9017.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Provvedimenti - In genere - Affittuario di azienda di impresa fallita diritto di prelazione, ex art. 3, comma 4, della legge n. 223 del 1991 - Successiva sospensione della vendita - Incidenza sul diritto di prelazione - Sussistenza - Fondamento..
L'affittuario di azienda di impresa assoggettata a fallimento, che eserciti il diritto di prelazione ex art. 3, comma 4, della legge 23 luglio 1991, n. 223, non si trova, rispetto alle vicende della procedura, in una posizione di terzietà, tale da non subire l'incidenza della eventuale sospensione della vendita disposta dal giudice delegato ex art. 108, terzo comma, della legge fall. Egli, infatti, per effetto dell'esercizio del diritto di prelazione, subentra nella posizione dell'aggiudicatario, non essendo scindibili gli effetti favorevoli di tale sua posizione, quale l'aspettativa al trasferimento del bene, da quelli sfavorevoli, tra cui anche l'eventualità che un terzo presenti un'offerta in aumento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Gennaio 2013, n. 2316.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - In genere - Offerta in aumento del quinto - Inadempimento dell'aggiudicatario - Condanna al pagamento della differenza tra il prezzo ricavato dalla successiva vendita e quello da lui proposto in aumento - Configurabilità - Fondamento.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, qualora, dopo una prima aggiudicazione provvisoria, un diverso offerente in aumento sia rimasto inadempiente per non aver versato il saldo del prezzo nel termine stabilito, deve essere disposta, da parte del giudice delegato, la condanna nei confronti dell'offerente, aggiudicatario decaduto, al pagamento della differenza tra il prezzo inferiore, ricavato in successivo incanto, e quello da lui proposto in aumento, oltre all'incameramento della cauzione, così come stabilito nell'art. 587 cod. proc. civ., non potendo essere assunto come termine di comparazione il prezzo della prima aggiudicazione provvisoria, in quanto il procedimento di espropriazione deve ritenersi unico e retto dall'unica ordinanza di vendita che si conclude con l'aggiudicazione all'ultimo offerente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Marzo 2012, n. 3405.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Aumento del sesto - Offerte dopo l'incanto - Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Art. 584 cod. proc. civ., come sostituito dalla legge n. 80 del 2005 - Offerte dopo l'aumento - Facoltà del rincaro - Ulteriore fase del procedimento - Configurabilità - Conseguenze - Partecipazione di soggetti intervenuti all'incanto senza aver superato il prezzo di aggiudicazione provvisoria e di soggetti non intervenuti all'incanto - Ammissibilità - Fondamento.
Nell'esecuzione forzata per espropriazione immobiliare, la fase del rincaro, conseguente alla formulazione di offerte con "aumento del quinto", ai sensi dell'art. 584 cod. proc. civ., - alla luce della sua riscrittura (intervenuta ad opera della legge 14 maggio 2005, n. 80, applicabile, nella specie "ratione temporis") - rappresenta non già il proseguimento del precedente (e concluso) incanto, bensì un'ulteriore fase del procedimento, retta da regole proprie e da un diverso sistema di aggiudicazione, in cui deve nuovamente effettuarsi la verifica della legittimazione a partecipare alla gara, alla quale possono ammettersi anche i soggetti che, intervenuti all'incanto, non avevano superato il prezzo di aggiudicazione provvisoria, non potendosi desumere dal mancato rilancio in quella fase l'intenzione di non superare l'offerta di detto prezzo, né potendosi precludere una loro nuova e libera valutazione del proprio interesse, ingiustificatamente menomandosi, altrimenti, la paritaria e comune libertà di contrattazione. A maggior ragione, non possono essere esclusi dalla gara coloro che non abbiano partecipato al primo incanto per questo solo fatto, senza con ciò ledere gli interessi del debitore e dei suoi creditori nel processo di esecuzione. La nuova formulazione dell'articolo, infatti, non ha apportato alcuna modifica in ordine alla legittimazione alla partecipazione all'incanto, ribadendo la pubblicizzazione con le modalità di cui all'art. 570 cod. proc. civ. e, quindi, rivolta a tutti i possibili interessati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2011.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Disciplina delle offerte in aumento ex art. 584 cod. proc. civ. - Applicabilità - Potere del giudice delegato di sospensione della vendita ex art. 108 legge fall. - Incompatibilità - Esclusione.
In tema di vendita all'incanto di beni immobili in sede fallimentare, il rinvio alle disposizioni del codice di procedura civile contenuto nell'art. 105 legge fall. comprende anche la disposizione dettata dall'art. 584 cod. proc. civ., concernente l'istituto dell'offerta in aumento di sesto, il quale non è incompatibile con la previsione, nell'art. 108 legge fall., di un più generale e discrezionale potere del giudice delegato di sospensione della vendita nel caso in cui ritenga che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello giusto, come è confermato dalla previsione per le esecuzioni immobiliari di un analogo potere (art. 586, comma primo, cod. proc. civ., sost. dall'art. 19-bis del d.l. 13 maggio 1991, n. 152, conv. con modif. in legge 12 luglio 1991, n. 203). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Giugno 2006.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita fallimentare - Termini processuali - Sospensione nel periodo feriale - Applicabilità - Fattispecie in tema di termine per l'offerta in aumento ex art. 584 cod. proc. civ..
Tra gli affari civili urgenti, previsti dall'art. 92 dell'ordinamento giudiziario ed esclusi, a norma dell'art. 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, dalla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale , di cui all'art. 1 della medesima legge, non sono comprese le vendite fallimentari. (Nella specie, si è ritenuto quindi soggetto a sospensione il termine per la presentazione dell'offerta in aumento di sesto, ex art. 584 cod. proc. civ., in relazione ad una vendita di immobile in sede fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Giugno 2006.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Sopraggiungere, prima del decreto di trasferimento in favore dell'aggiudicatario, delle condizioni previste per la chiusura del fallimento ai sensi dell'art. 118, numero 2), legge fall. - Conseguenze - Caducazione del potere - dovere di emettere il decreto di trasferimento - Esclusione - Ragioni e fondamento.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, il verificarsi, prima della emissione del decreto di trasferimento in favore dell'aggiudicatario, delle condizioni previste dall'art. 118, primo comma, numero 2), legge fall. per la chiusura del fallimento, non priva il giudice delegato del potere - dovere di emettere detto decreto, giacché (salvo il potere di sospensione del giudice delegato, ai sensi dell'art. 108, terzo comma, legge fall., ma solo in caso di avvenuta aggiudicazione ad un prezzo notevolmente inferiore a quello giusto) una volta che l'aggiudicatario abbia versato il prezzo, per esso si consolida il diritto al trasferimento coattivo, secondo un principio ricavabile dall'art. 632, secondo comma, cod. proc. civ., applicabile alla vendita fallimentare in virtù del rinvio alle disposizioni del codice di procedura civile dettato dall'art. 105 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2004, n. 12969.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Offerte dopo l'incanto - Fase del cosiddetto rincaro - Disciplina - Art. 580 cod. proc. civ. - Applicabilità.
Nell'esecuzione forzata per espropriazione immobiliare - così come nella vendita di immobili in sede di liquidazione dell'attivo fallimentare - la fase che si apre con l'aumento del sesto è retta dall'ordinanza di vendita prevista dall'articolo 576 cod. proc. civ. come integrato dall'articolo 580 cod. proc. civ.; pertanto l'offerente deve prestare la cauzione e depositare la somma corrispondete approssimativamente alle spese di vendita nella misura fissata dal giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Settembre 2000, n. 12544.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Vendita senza incanto - Sospensione - Ammissibilità - Condizioni - Provvedimento esplicito e autonomo di sospensione - Necessità - Esclusione - Apertura di una nuova gara - Implicito provvedimento di sospensione della vendita - Configurabilità.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, benché nella vendita senza incanto non trovi attuazione l'istituto dell'aumento del sesto di cui all'art. 584 cod. proc. civ., tuttavia è pur sempre consentito al giudice delegato sospendere la vendita ai sensi dell'art. 108 comma terzo legge fall. quando ritenga che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore a quello "giusto"; tale sospensione non necessita di una espressa deliberazione, dovendo invece ritenersi implicitamente presupposta nel decreto di fissazione di una ulteriore gara intervenuto prima dell'esaurimento della vendita e dopo la presentazione di offerte in aumento, dovendosi, peraltro, specificare che, in questo caso, le offerte in aumento non rilevano come condizione di apertura una nuova gara, bensì come indici della sproporzione (per difetto) del prezzo raggiunto rispetto a quello "giusto" e quindi come presupposto per l'esercizio del potere discrezionale di sospendere (anche implicitamente) la vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2000, n. 12164.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Offerte in aumento successive all'incanto ed all'aggiudicazione - Sospensione o revoca della vendita - Mancanza - Indizione, da parte del giudice delegato, di un nuovo incanto, in luogo della gara tra gli offerenti - Ulteriori offerte in aumento - Ammissibilità - Esclusione.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare mediante vendita di immobili, nell'ipotesi in cui il giudice delegato, dopo l'espletamento dell'incanto e la conseguente aggiudicazione, disponga, sulla base di offerte in aumento - senza contemporaneamente provvedere a sospendere o revocare la disposta vendita - anziché la gara tra gli offerenti (artt. 573 e 584 cod. proc. civ., un nuovo incanto, non sono ammesse dopo l'espletamento di questo, con conseguente aggiudicazione, (ulteriori) offerte in aumento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 1996, n. 9354.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Complesso immobiliare aziendale - Vendita - Sospensione dopo l'esercizio da parte dell'affittuario del diritto di prelazione - Relativo decreto del giudice delegato - Conferma da parte del Tribunale - Ricorso per cassazione avverso il provvedimento di conferma - Ammissibilità.
Il decreto con il quale il giudice delegato dispone la sospensione della vendita fallimentare del complesso immobiliare aziendale, acquisito al fallimento, dopo che l'affittuario ha esercitato il diritto di prelazione ai sensi dell'art. 3, quarto comma, della legge 23 luglio 1991 n. 223, ha natura decisoria, in quanto incide sulla pretesa dell'aggiudicatario a conseguire la proprietà dei beni e sul diritto di prelazione spettante all'affittuario. Pertanto, avverso il provvedimento del Tribunale confermativo di quello del giudice delegato è esperibile il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Giugno 1995, n. 6966.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili Vendita - Sospensione - Ammissibilità - Condizioni - Vendita - Modalità - Irrilevanza - Disciplina delle offerte in aumento ex art. 584 cod. proc. civ. - Applicabilità - Esclusione.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, il potere del giudice delegato di sospendere la vendita di un immobile, ai sensi dell'art. 108 terzo comma della legge fallimentare, deve essere riconosciuto sia se la vendita è stata disposta con incanto, sia nell'ipotesi in cui sia stata ordinata senza incanto, poiché, al fine dell'esercizio di detto potere. le offerte in aumento del prezzo rilevano, non come condizioni per procedere ad una nuova gara, ma solo come indici della sproporzione - per difetto - del prezzo raggiunto dall'immobile rispetto a quello "giusto", indipendentemente dalla forma e dalle modalità della vendita, nonché dall'osservanza della disciplina delle offerte successive all'incanto dettata dall'art. 584 cod. proc. civ., (norma non applicabile nella procedura concorsuale, per incompatibilità con l'esigenza di realizzare, nel comune interesse dei creditori, un ricavato quanto più possibile corrispondente al giusto prezzo dell'immobile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Novembre 1992, n. 11887.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili Vendita - Sospensione ex art. 108 legge fall. - Potere - Esercizio - Forma adottata per la vendita - Irrilevanza - Disciplina delle offerte in aumento ex art. 584 cod. proc. civ. - Inapplicabilità - Illegittimità di detta disciplina per contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost. - Questione relativa - Manifesta infondatezza.
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 108 terzo comma legge fallimentare - che riconosce al giudice delegato il potere di sospendere le operazioni di trasferimento dell'immobile, indipendentemente dalla forma adottata per la vendita (con o senza incanto) e senza che alla stessa sia applicabile la disciplina delle offerte in aumento dell'art. 584 cod. proc. civ. -, perché detta norma non viola il principio di uguaglianza sancito dall'art. 3 Cost., dato che la diversità del regime della vendita fallimentare, rispetto a quello dettato dal codice di rito per l'esecuzione individuale, trova razionale giustificazione nelle esigenze tipiche della procedura concorsuale, correlate alla tutela dell'interesse collettivo dei creditori, ne' contrasta con i precetti dell'art. 24 Cost., considerato che la legge appresta specifici rimedi giurisdizionali a tutela dei diritti dell'aggiudicatario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Novembre 1992, n. 11887.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Vendita senza incanto - Aggiudicazione - Successiva sospensione della vendita ex art. 108, terzo comma, legge fall. - Decreto del tribunale confermativo di quello del giudice delegato - Natura - Impugnazione - Ricorso per cassazione - Ammissibilità .
Il decreto del tribunale fallimentare, confermativo di quello del giudice delegato che abbia sospeso, ai sensi dell'art. 108, terzo comma, legge fall., la vendita senza incanto di un immobile, del quale sia stata già disposta l'aggiudicazione, ha carattere decisorio - ed è, pertanto, impugnabile per cassazione - atteso che ha natura sostanziale di revoca dell'aggiudicazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 1992.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Sospensione - Potere del giudice delegato - Esercizio successivo all'aggiudicazione o al versamento del prezzo - Legittimità - Termine finale - Emissione del decreto di trasferimento.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, l'art. 108 terzo comma del R.d. 16 marzo 1942 n. 267, il quale contempla la sospensione della vendita d'immobile, ove si ritenga il prezzo offerto notevolmente inferiore a quello giusto, assegna al giudice delegato un potere discrezionale, che è esercitabile anche dopo l'aggiudicazione , e pure se l'aggiudicatario abbia effettuato il pagamento del prezzo, fino a quando non venga emesso il decreto di trasferimento del bene, e che, inoltre, può ricollegarsi anche ad una offerta in aumento del prezzo presentata dopo il termine di dieci giorni di cui all'art. 584 primo comma cod. proc. civ., perché tale norma dell'esecuzione individuale deve ritenersi inapplicabile, nella procedura concorsuale, per incompatibilità con l'esigenza di realizzare, attraverso la vendita coattiva, un ricavato conforme al comune interesse dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Marzo 1989, n. 1580.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazione in corso - Sostituzione del curatore - Opposizioni agli atti esecutivi - Competenza esclusiva del giudice dell'esecuzione - Termine per la proposizione.
Qualora il curatore si sia sostituito, a norma dell'art. 107 della legge fallimentare, nel processo espropriativo in corso al momento della dichiarazione di fallimento del debitore esecutato, le opposizioni agli Atti esecutivi resi in detto processo, ivi compresi quelli con i quali si provveda sull'offerta in aumento del sesto ai sensi dell'art. 584 cod. proc. civ., sono devolute alla Competenza esclusiva del giudice dell'esecuzione, a norma dell'art. 617 cod. proc. civ., e devono essere proposte nei termini fissati dal secondo comma di tale ultima disposizione, tenuto conto che la suddetta sostituzione del curatore non sottrae la procedura esecutiva individuale in corso alle ordinarie regole fissate dal codice di rito, ove non ricorra una situazione d'incompatibilità con le esigenze della procedura concorsuale (non ravvisabile con riguardo alle Disposizioni attinenti alla mera regolarità della procedura individuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Maggio 1985, n. 3177.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Adozione della procedura della vendita immobiliare - Sospensione della vendita immobiliare - Sospensione della vendita dopo l'aggiudicazione e prima del versamento del prezzo - Divieto - Limiti - Condizioni.
Nella vendita fallimentare mobiliare, qualora venga adottata dal giudice delegato la procedura della vendita immobiliare, con il versamento del prezzo di acquisto in un momento successivo all'incanto, deve ritenersi preclusa al giudice medesimo la possibilita di disporre la sospensione della vendita dopo la aggiudicazione e prima del versamento del prezzo, ai sensi dell'art 108 terzo comma della legge fallimentare, in relazione ad offerte di aumento del sesto del prezzo medesimo, ove tali offerte siano state presentate dopo il decorso del termine di dieci giorni dall'incanto, fissato dall'art 584 primo comma cod proc civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Novembre 1978, n. 5437.