LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO II
Dell'espropriazione forzata
CAPO V
Dell'espropriazione di beni indivisi

Art. 600

Convocazione dei comproprietari
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice dell'esecuzione, su istanza del creditore pignorante o dei comproprietari e sentiti tutti gli interessati, provvede, quando è possibile, alla separazione della quota in natura spettante al debitore.

II. Se la separazione in natura non è chiesta o non è possibile, il giudice dispone che si proceda alla divisione a norma del codice civile, salvo che ritenga probabile la vendita della quota indivisa ad un prezzo pari o superiore al valore della stessa, determinato a norma dell'articolo 568 (1).



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(1) Comma sostituito, in sede di conversione, dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv. con modif., in l. 14 maggio 2005, n. 80, come modificato dall'art. 1, comma 3, lett. o) l. 28 dicembre 2005, n. 263, con effetto dal con effetto dal 1 marzo 2006.

GIURISPRUDENZA

Procedura esecutiva – Bene indiviso – Giudizio di divisione – Ordinanza del g.e. – Presenza di tutti gli interessati – Sufficienza – Mancanza – Notifica dell'ordinanza

Procedura esecutiva – Bene indiviso – Giudizio di divisione – Ordinanza del g.e. – Notifica dell'atto di citazione e iscrizione a ruolo – Esclusione – Condizioni

Procedura esecutiva – Bene indiviso – Giudizio di divisione – Ordinanza del g.e. – Notifica al procuratore costituito nel processo esecutivo – Validità
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La divisione endoesecutiva è ritualmente introdotta con la mera pronuncia dell'ordinanza del giudice dell'esecuzione che la dispone, se all'udienza di cui all'art. 600 c.p.c. sono presenti tutti gli interessati ovvero con la notifica in caso di assenza. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

Ai fini della valida introduzione del giudizio di divisione endoesecutiva non è necessaria la separata notifica ed iscrizione a ruolo contenzioso civile di un distinto atto di citazione ma ove l'ordinanza del giudice dell'esecuzione disponga la previa notifica ed iscrizione a ruolo di separato atto di citazione, se non opposta, ad essa va prestata ottemperanza, sebbene l’inosservanza non possa determinare conseguenze processuali deteriori rispetto a quelle derivanti dalla violazione delle minori forme sufficienti. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

Poiché normale epilogo del processo di espropriazione di beni indivisi è il giudizio di divisione endoesecutiva, la notifica dell'ordinanza che dispone quest'ultimo o di altro atto ad essa equipollente è eseguita legittimamente al procuratore di uno dei litisconsorti del giudizio che si sia già costituito nel processo esecutivo, in quanto il relativo mandato, purché non lo abbia in concreto escluso in modo espresso ed univoco, deve reputarsi validamente conferito anche ai fini dell'espletamento della difesa del conferente nel corso di quel normale sviluppo. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 20 Agosto 2018, n. 20817.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Divisione – Poteri del giudice delegato – Trattazione del giudizio di divisione – Esclusione.
Le norme sulla divisione endoesecutiva (artt. 599-601 c.p.c.) appaiono compatibili coi poteri e con la funzione del giudice delegato limitatamente alla fase di convocazione dei comproprietari del bene indiviso al fine di tentare la separazione in natura della quota di pertinenza del fallimento o al fine di procedere alla vendita transattiva della quota (art. 600, comma 1, c.p.c.); deve, invece, escludersi che il giudice delegato possa trattare il giudizio di divisione eventualmente autorizzato a norma del secondo comma dell’art. 600 c.p.c., a ciò ostando il secondo comma dell’art. 25 legge fall. e, più in generale, l’assenza di previsione normativa che consenta al giudice delegato – che ha funzioni di vigilanza e controllo sulla regolarità della procedura ex art. 25, comma 1, legge fall. – di statuire su diritti diversi da quelli facenti parte dell’attivo fallimentare (quale quelli dei comproprietari), né detta base giuridica appare potersi ricavare dalla “delega” liquidatoria ricevuta dal curatore ex art. 107, comma 2, legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 26 Marzo 2017.


Esecuzione forzata - Beni indivisi - Separazione della quota in natura dell'esecutato - Condizioni - Limiti - Espropriazione di immobile appartenente a condebitori solidali - Fallimento di uno di essi - Subentro del curatore fallimentare - Esclusione della separazione.
In tema di esecuzione forzata immobiliare su bene indiviso, la separazione della quota in natura spettante al debitore esecutato è consentita, ai sensi degli artt. 599, 600 e 601 cod. proc. civ., solo se i comproprietari dei beni indivisi, non siano tutti condebitori solidali del creditore procedente, sicché la separazione va esclusa quando, intrapresa l'espropriazione dell'immobile appartenente "pro indiviso" a due coobbligati, uno di essi sia dichiarato fallito e nel procedimento esecutivo contro costui sia subentrato, ex art. 107 legge fall., il curatore del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Ottobre 2014, n. 22043.


Espropriazione forzata - Beni indivisi - Espropriazione dell’intera quota di un compartecipe alla comunione - Facoltà del giudice di disporre la separazione in natura della quota - Inammissibilità dell’espropriazione della quota di un singolo bene indiviso.
In tema di espropriazione forzata dei beni indivisi, occorre precisare che: a) l’espropriazione forzata dell’intera quota spettante ad un compartecipe dei beni compresi in una comunione è possibile ma limitatamente a tutti i beni indivisi di una singola specie (immobili, mobili o crediti); b) iniziata l’espropriazione della quota, il giudice dell’esecuzione può disporre la separazione in natura della quota spettante al debitore esecutato, se questa è possibile, o, in caso contrario, ordinare che si proceda alla divisione, oppure disporre la vendita della quota indivisa; c) non è invece ammissibile l’espropriazione forzata della quota di un singolo bene indiviso, quando la massa in comune comprenda più beni della stessa specie, perché, potendo, in sede di divisione, venire assegnato al debitore una parte di altro bene facente parte della massa, il pignoramento potrebbe non conseguire i suoi effetti, per inesistenza del patrimonio del debitore che costituisce oggetto dell’esecuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 Marzo 2013, n. 6809.


Esecuzione forzata – Usufrutto – Nuda proprietà – Divisione – Esclusione – Comunione – Diritti reali parziari – Analogia – Esclusione..
L’usufrutto oggetto di esecuzione forzata non è divisibile dalla nuda proprietà. Alla fattispecie non sono applicabili neppure per analogia le norme sulla divisione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 07 Giugno 2011.


Esecuzione forzata - Beni indivisi - Separazione della quota in natura dell'esecutato - Condizioni - Limiti - Espropriazione di immobile appartenente a due debitori solidali - Fallimento di un debitore solidale - Successione del curatore del fallimento - Esclusione della separazione.
Poiche, a norma degli artt 599, 600 e 601 cod proc civ, la separazione della quota in natura spettante al debitore esecutato e consentita nel solo caso in cui non tutti i comproprietari dei beni indivisi, oggetto dell'esecuzione, siano obbligati nei confronti del creditore procedente, non puo disporsi tale separazione nella ipotesi in cui, dopo che il creditore abbia iniziato il procedimento di espropriazione di un immobile appartenente a due suoi debitori solidali, uno di questi sia fallito e nel procedimento esecutivo contro costui sia subentrato, a norma dell'art 107 legge fallimentare, il curatore del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Marzo 1976, n. 1114.