Codice di Procedura Civile


LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO V
Delle opposizioni
CAPO I
Delle opposizioni del debitore e del terzo assoggettato all'esecuzione
SEZIONE II
Delle opposizioni agli atti esecutivi

Art. 617

Forma dell'opposizione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Le opposizioni relative alla regolarità formale del titolo esecutivo e del precetto si propongono, prima che sia iniziata l'esecuzione, davanti al giudice indicato nell'articolo 480 terzo comma, con atto di citazione da notificarsi nel termine perentorio di venti giorni (1) dalla notificazione del titolo esecutivo o del precetto.

II. Le opposizioni di cui al comma precedente che sia stato impossibile proporre prima dell'inizio dell'esecuzione e quelle relative alla notificazione del titolo esecutivo e del precetto e ai singoli atti di esecuzione si propongono con ricorso al giudice dell'esecuzione nel termine perentorio di venti giorni (1) dal primo atto di esecuzione, se riguardano il titolo esecutivo o il precetto, oppure dal giorno in cui i singoli atti furono compiuti.



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(1) Le parole «venti giorni» hanno sostituito le parole «cinque giorni», in sede di conversione, dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv. con modif., in l. 14 maggio 2005, n. 80, con effetto dal con effetto dal 1 marzo 2006.

GIURISPRUDENZA

Conclusione dell'esecuzione e scadenza dei termini per le relative opposizioni - Successive azioni volte a contrastare gli effetti dell'esecuzione - Ammissibilità - Esclusione.
L'ammissione, dopo la conclusione dell'esecuzione e la scadenza dei termini per le relative opposizioni, di azioni volte a contrastare gli effetti dell'esecuzione stessa, sostanzialmente ponendoli nel nulla o limitandoli, è in contrasto sia con i principi ispiratori del sistema, sia con le regole specifiche relative ai modi e ai termini delle opposizioni esecutive. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 16 Luglio 2021, n. 20331.


Decreto di trasferimento ex art. 586 c.p.c. - Erronea indicazione dell’estensione del bene oggetto di trasferimento - Inesistenza - Esclusione - Invalidità - Sussistenza - Rimedi - Opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. - Ammissibilità - Fattispecie.
In materia di esecuzione forzata, il decreto di trasferimento di cui all'art. 586 c.p.c., ancorché abbia avuto ad oggetto un bene in tutto o in parte diverso da quello pignorato, non è inesistente, ma solo affetto da invalidità, da fare valere con il rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi nei termini di cui all'art. 617 c.p.c. e ciò anche nell'ipotesi in cui risulti controversa l'identificazione del bene oggetto del decreto con riferimento alla sua estensione. (Nella specie la S.C. ha riformato la decisione di appello che, in accoglimento delle domande di rivendica proposte dalle aggiudicatarie di due diversi lotti assegnati nel corso di una diversa procedura esecutiva, aveva disposto la rettifica dei relativi decreti di trasferimento, siccome aventi ad oggetto beni di consistenza diversa da quella reale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 Giugno 2021, n. 17811.


Esecuzione forzata – Opposizione agli atti esecutivi – Istanza di revoca – Inadempienza dell’aggiudicatario – Decreto di condanna dell’aggiudicatario inadempiente.
E’ inammissibile l’opposizione ex art. 617 c.p.c. come anche l’istanza di revoca ex art. 487 c.p.c. avverso il decreto di condanna ex art. 177 disp. att. c.p.c. e art. 587 c.p.c., poiché quest’ultimo viene emesso in seno alla procedura esecutiva, ma non costituisce atto del procedimento, perché è destinato ad operare “fuori” di esso, come titolo esecutivo, e dunque impugnabile autonomamente ex art. 615, I comma, c.p.c..

Il decreto di condanna ex art. 177 disp. att. c.p.c. e art. 587 c.p.c. non può essere impugnato con opposizione ex art. 617 c.p.c. né con istanza di revoca ex art. 487 c.p.c., poiché proposti dopo il provvedimento di estinzione della procedura esecutiva, allorquando il Giudice dell’Esecuzione ha cessato la sua funzione con riferimento al procedimento definito.
In tale prospettiva sia l’opposizione ex art. 617 c.p.c. che l’istanza di revoca ex art. 487 c.p.c., sono inammissibili.

Il termine per l’emissione del decreto di condanna ex art. 177 disp. att. c.p.c. e art. 587 c.p.c. deve ritenersi coincidente con la predisposizione del progetto di distribuzione finale.
Da ciò consegue che: a) Il risarcimento del danno a carico dell’aggiudicatario è una conseguenza “automatica” del provvedimento di decadenza ove si verifichino i presupposti di cui all’art. 587 c.p.c., da accertare nel prosieguo dell’attività liquidatoria; b) il relativo importo, proprio perché certo e determinabile aritmeticamente in presenza dei presupposti, fa parte della massa attiva, ai sensi dell’art. 509 c.p.c., costituendo un credito “pro solvendo” da assegnare ai creditori insoddisfatti; c) il decreto ex art. 177 disp. att. c.p.c. è il titolo esecutivo che consegue al provvedimento di decadenza perché non può che essere emesso successivamente, in fase di distribuzione, per motivazioni logiche prima che giuridiche. (Marco Lezzi) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce, 15 Aprile 2021.


Nullità della notificazione dell'atto di pignoramento - Sanatoria per il raggiungimento dello scopo - Individuazione - Opposizione agli atti esecutivi soltanto per lamentare detta nullità - Sussistenza - Opposizione agli atti esecutivi per far valere la nullità correlata all'ordinanza di assegnazione - Esclusione.
La nullità della notificazione dell'atto di pignoramento è sanata per il raggiungimento dello scopo quando l'opposizione agli atti esecutivi è proposta al solo scopo di lamentare tale nullità, non anche a quello di far valere la nullità correlata all'ordinanza di assegnazione, quale atto conclusivo del processo esecutivo, che sia stato invalidamente introdotto, e di chiedere, quindi, la revoca o l'annullamento dell'ordinanza medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 Aprile 2021, n. 9903.


Espropriazione presso terzi - Rilievo d'ufficio dell'incompetenza per territorio - Momento processuale.
Nell'espropriazione presso terzi, il rilievo d'ufficio dell'incompetenza territoriale può sempre avvenire nel corso della prima fase del processo esecutivo - cioè quella destinata alla verifica della dichiarazione di quantità - anche ove si svolga attraverso una pluralità di distinte udienze, per la necessità di effettuare dei rinvii al fine di esaurire le relative attività, e quindi fino al momento della sua chiusura, con l'emissione dei consequenziali provvedimenti (assegnazione degli importi pignorati, in caso di dichiarazione di quantità in senso positivo; instaurazione del subprocedimento di accertamento dell'obbligo del terzo, in caso di dichiarazione di quantità in senso negativo o contestata; eventuale passaggio alla fase distributiva, in caso di pluralità di creditori). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 Aprile 2021, n. 9904.


Esecuzione forzata - Opposizione ex art. 617 c.p.c. - Mancata allegazione del momento di effettiva conoscenza della procedura esecutiva - Conseguenze - Rilevabilità d'ufficio in sede di legittimità - Ragioni.
L'eccezione di tardività dell'opposizione proposta ex art. 617 c.p.c. per omessa allegazione, da parte dell'opponente, del momento in cui ha avuto effettiva conoscenza della procedura esecutiva, ove non decisa dal giudice del merito e dunque non coperta da giudicato interno, può e deve essere delibata in sede di legittimità, ancorché non dedotta come motivo di ricorso, trattandosi di eccezione relativa ad un termine di decadenza processuale la cui inosservanza è rilevabile d'ufficio e che comporta la cassazione senza rinvio della sentenza ex art. 382, comma 3, c.p.c., in quanto l'azione non poteva proporsi. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 25 Marzo 2021, n. 8501.


Titolo esecutivo - Stragiudiziale - Mutuo fondiario - Opposizione all'esecuzione.
Il superamento del limite di finanziabilità ex art. 38, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993 (TUB) non comporta la radicale invalidità del mutuo e la sua inefficacia ab origine, ma, piuttosto, la disapplicazione della speciale disciplina di privilegio del creditore fondiario e, quindi, la conservazione del contratto quale mutuo ipotecario ordinario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 10 Febbraio 2021.


Opposizioni esecutive - Chiusura della fase sommaria - Declaratoria di improcedibilità (sia dell’opposizione del debitore sia dell’azione esecutiva del creditore) - Interesse ad instaurare il giudizio a cognizione piena da parte del creditore - Sussistenza - Ragioni.
In tema di rapporti tra la fase sommaria delle opposizioni esecutive e il relativo giudizio a cognizione piena, nell'ipotesi in cui il giudice dell'esecuzione, nella fase sommaria, abbia dichiarato improcedibile sia l'opposizione proposta dal debitore sia l'azione esecutiva del creditore, sussiste l'interesse di quest'ultimo ad instaurare la fase di merito dell'opposizione avanzata dal debitore, sia per conseguire una pronuncia a cognizione piena sull'ammissibilità ed eventualmente sul merito della stessa (previa sua qualificazione in termini di opposizione all'esecuzione o di opposizione agli atti esecutivi), sia per ottenere la revisione della regolamentazione delle spese della fase sommaria, operata ovvero omessa dal giudice dell'esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Febbraio 2021, n. 3019.


Esecuzione forzata - Opposizione agli atti esecutivi - Omessa o invalida notificazione del titolo esecutivo e/o del precetto - Opposizione agli atti esecutivi - Proponibilità.
Il processo esecutivo, che sia iniziato senza essere preceduto dalla notificazione o dalla valida notificazione del titolo esecutivo e/o dell'atto di precetto, è viziato da invalidità formale, che può essere fatta valere con il rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 Gennaio 2021, n. 1096.


Esecuzione forzata - Presso terzi - Titolo di credito emesso da un terzo - Pignoramento con le forme del pignoramento presso terzi e non con quelle del pignoramento diretto a carico del debitore - Opposizione agli atti esecutivi - Interesse del debitore alla proposizione - Sussistenza - Fondamento - Dichiarazione negativa del terzo pignorato - Irrilevanza - Fattispecie.
Anche in caso di dichiarazione negativa del terzo pignorato il debitore esecutato ha sempre interesse (ex art. 100 c.p.c.) a contestare con l'opposizione ex art. 617 c.p.c. la regolarità formale di un pignoramento presso terzi ovvero l'impiego di un mezzo di espropriazione non previsto dalla legge per il tipo di bene aggredito, dato che l'opposizione agli atti esecutivi è lo strumento per far valere il vizio della procedura ed impedire che la stessa giunga a compimento, con conseguente attribuzione al creditore di un bene a cui non avrebbe avuto diritto per il tramite di un'espropriazione illegittimamente intrapresa. (In applicazione del principio, la S.C. ha riconosciuto l'interesse della debitrice a proporre l'opposizione ex art. 617 c.p.c. avverso il pignoramento di titoli di credito perché eseguito ex artt. 543 ss. c.p.c., anziché nelle forme dell'art. 1997 c.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 Gennaio 2021, n. 1098.


Esecuzione forzata presso terzi - Ordinanza di assegnazione pronunciata fuori udienza - Opposizione agli atti esecutivi - Termine - Decorrenza - Dalla conoscenza legale o di fatto.
In tema di espropriazione forzata presso terzi, il termine per proporre opposizione agli atti esecutivi avverso l'ordinanza di assegnazione pronunciata fuori udienza decorre dal momento in cui l'interessato ne abbia avuto conoscenza legale o anche solo di fatto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 07 Gennaio 2021, n. 89.


Espropriazione e vendita forzata immobiliare - Decreto di trasferimento del bene - Ordine di cancellazione dei gravami - Contestuale estinzione dei vincoli - Cancellazione immediata indipendentemente dal decorso del termine di proponibilità delle opposizioni.
Nel procedimento di espropriazione e vendita forzata immobiliare, il decreto di trasferimento del bene, recante l'ordine di cancellazione dei gravami sul medesimo (tra cui i pignoramenti e le ipoteche), determina il trasferimento del diritto oggetto della procedura espropriativa libero da quei pesi e quindi la contestuale estinzione dei medesimi vincoli, dei quali il Conservatore dei registri immobiliari (oggi Ufficio provinciale del territorio - Servizio di pubblicità immobiliare, istituito presso l'Agenzia delle Entrate) è tenuto ad eseguire la cancellazione immediatamente, in ogni caso indipendentemente dal decorso del termine di proponibilità delle opposizioni esecutive a norma dell'art. 617 cod. proc. civ.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)


Il Sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione aveva chiesto l'affermazione del seguente principio di diritto: Nel procedimento di espropriazione e vendita forzata immobiliare, il decreto di trasferimento del bene, recante l'ordine di cancellazione dei gravami (pignoramenti, ipoteche, privilegi, sequestri conservativi) determina, in forza dell'art. 2878, n. 7), cod. civ., l'estinzione dei medesimi vincoli, di cui il Conservatore dei registri immobiliari - Ufficio di pubblicità immobiliare è tenuto a eseguire la cancellazione, indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all'esecuzione a norma dell'art. 617 c.p.c.
Vedi la requisitoria. Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Dicembre 2020, n. 28387.


Regolamento delle spese del processo estinto - Provvedimenti consequenziali all'estinzione - Ricorribilità in cassazione - Esclusione - Rimedi esperibili.
In tema di estinzione del processo di esecuzione, non sono impugnabili con ricorso straordinario per cassazione, mancando il carattere della definitività: a) l'ordinanza di estinzione, nella parte recante regolamento delle spese del processo estinto, avverso la quale è esperibile il reclamo al collegio ex art. 630, ultimo comma, c.p.c.; b) i provvedimenti consequenziali all'estinzione, adottati dal giudice dell'esecuzione ai sensi dell'art. 632, comma 2, c.p.c., in quanto suscettibili di opposizione agli atti esecutivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Dicembre 2020, n. 27614.


Esecuzione forzata - Titolo esecutivo giudiziale - Sentenza di appello di riforma della sentenza di primo grado - Cassazione con rinvio - Richiamo della sentenza di rinvio alla sentenza di primo grado - Ammissibilità - Fondamento.
In tema di esecuzione forzata, cassata con rinvio la sentenza di appello di annullamento della sentenza di condanna pronunziata in primo grado, l'efficacia di titolo esecutivo va attribuita alla sentenza pronunziata in sede di rinvio e non a quella di prime cure, privata di efficacia a seguito dell'annullamento intervenuto in appello; tuttavia, poiché il titolo esecutivo giudiziale non si identifica, né si esaurisce nel documento giudiziario, essendone consentita l'integrazione con elementi extratestuali, è ammissibile il richiamo espresso della sentenza emessa dal giudice di appello in sede di rinvio alla condanna operata in primo grado, anche se contenuta in una pronuncia dichiarata nulla in sede di impugnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 26 Novembre 2020, n. 26935.


Esecuzione forzata - Contestazione circa la tardività dell'intervento di altro creditore - Natura - Controversia relativa alla distribuzione della somma ricavata - Sussistenza - Opposizione agli atti esecutivi - Esclusione - Proposizione - Modalità e limiti.
La doglianza con la quale un creditore eccepisce, anche tramite deduzione nel verbale dell'udienza innanzi al giudice dell'esecuzione, la tardività dell'intervento di un altro creditore deve essere qualificata come controversia attinente alla distribuzione della somma ricavata - da risolversi ai sensi dell'art. 512 c.p.c. - e non come opposizione agli atti esecutivi, sicché la stessa può essere dispiegata anche nella fase finale della distribuzione e non è soggetta al termine di decadenza di cui all'art. 617 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 Novembre 2020, n. 26423.


Vendita forzata - Contestazioni relative alla validità ed efficacia dell'aggiudicazione - Deducibilità mediante opposizione agli atti esecutivi - Necessità - Fattispecie in tema di discrepanza tra la reale superficie dell’immobile e quella stimata.
In tema di processo esecutivo, ogni questione relativa alla validità ed efficacia dell'aggiudicazione e della vendita forzata deve essere fatta valere, tanto dalle parti della procedura quanto dall'aggiudicatario, nell'ambito del processo stesso e attraverso i rimedi impugnatori ad esso connaturali (e, quindi, principalmente, mediante l'opposizione agli atti esecutivi), non essendo ammissibile un'autonoma azione di ripetizione, anche solo parziale, del prezzo di aggiudicazione nei confronti dei creditori che hanno partecipato al riparto o del debitore al quale sia stato attribuito l'eventuale residuo. (Nella fattispecie, la S.C. ha statuito che il principio, di portata generale, trova applicazione pure nel caso di discrepanza tra la superficie reale dell'immobile venduto e quella indicata nella relazione di stima posta a base della vendita coattiva, senza che tale ipotesi possa essere assimilata a quella di evizione, anche soltanto parziale, la quale consente all'acquirente della cosa espropriata di ripetere il prezzo da ciascun creditore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 Ottobre 2020, n. 22854.


Opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. - Istanza di sospensione - Rigetto - Reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. - Ammissibilità.
Deve ritenersi inammissibile, per mancanza del requisito della residualità,  il ricorso ex art. 700 c.p.c. proposto avverso il provvedimento con il quale il giudice, nell’ambito dell’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. (nella specie relativa ad un decreto di trasferimento di immobile), ha rigettato l’istanza di sospensione e fissato il termine per l’inizio del giudizio di merito ai sensi dell’art. 618 c.p.c.

Infatti, nonostante l’art. 624, comma 2, c.p.c., sancendo espressamente la reclamabilità dei soli provvedimenti sospensivi adottati in pendenza delle opposizioni proposte ai sensi degli artt. 615 e 619 c.p.c., non chiarisca il punto della reclamabilità ex art. 669 terdecies c.p.c. del provvedimento sulla sospensiva reso a seguito della proposizione di una opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., non si può dubitare che l’ordinanza che accoglie o (come nel caso di specie) rigetta l’istanza di sospensione sia in analoga, dal punto di vista funzionale, a quella adottata a seguito della proposizione di una opposizione all’esecuzione o di terzo all’esecuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 16 Ottobre 2020.


Opposizione ex art. 617 c.p.c. – Trascrizione opposizione donazione ex art. 563 c.c. anteriore alla trascrizione pignoramento, ma successiva all’iscrizione ipotecaria – Legittimità ordine di annotazione dell’inefficacia della trascrizione opposizione donazione alla procedura esecutiva.
La trascrizione dell’opposizione alla donazione, quale atto stragiudiziale, è priva di quell’effetto prenotativo tipico della trascrizione della domanda giudiziale il cui scopo è solo quello di interrompere il termine di cui al primo comma dell’art. 563 c.c., non trattandosi di una formalità conseguente ad alcuna domanda o richiesta svolta dal coniuge o dai figli del donante.

La trascrizione dell’opposizione alla donazione ha, pertanto, un’efficacia inferiore rispetto alla trascrizione di una domanda giudiziale e, nonostante ciò, il giudice dell’esecuzione non ne può ordinare la cancellazione con il decreto di trasferimento al pari delle trascrizioni delle domande giudiziali.

Deve, dunque, ritenersi legittima l’ordinanza con la quale il Giudice dell’esecuzione ordina al Conservatore di annotare l’inefficacia della trascrizione dell’opposizione alla donazione nei confronti della procedura esecutiva in ipotesi in cui la suddetta trascrizione sia successiva all’iscrizione ipotecaria del creditore procedente ed anteriore alla trascrizione del pignoramento immobiliare da quest’ultimo promosso.

Ciò in quanto, in tale ipotesi, nulla impedisce alla Banca di dar corso all’espropriazione immobiliare né, in ipotesi in cui il donante sia ancora in vita, vi possono essere, a seguito di tale trascrizione, pronunce tali da poter pregiudicare il processo esecutivo considerato che la suddetta trascrizione ha solo l’effetto di interrompere un termine e non certo quello di determinare un effetto prenotativo dell’eventuale pronuncia, tipico delle domande giudiziali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 30 Settembre 2020.


Esecuzione forzata - Presso terzi - Titolo di credito emesso da un terzo - Pignoramento con le forme del pignoramento presso terzi e non con quelle del pignoramento diretto a carico del debitore - Opposizione agli atti esecutivi - Necessità - Contestazione sollevata nel giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo - Configurabilità - Esclusione - Fattispecie.
L'irregolarità del pignoramento di un diritto di credito, incorporato in un titolo di credito emesso da un terzo, eseguito nelle forme del pignoramento presso terzi anziché in quelle del pignoramento diretto presso il debitore, va contestata con l'opposizione agli atti esecutivi e non nel giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo secondo il regime anteriore all'attuale testo dell'art. 549 c.p.c. (Nella specie, la S.C., nel confermare la decisione di merito, ha precisato che, in relazione ai crediti in questione, rappresentati da titoli cambiari, non sussisteva il paventato rischio per il terzo pignorato del "doppio pagamento"; infatti, poiché il pignoramento di detti titoli era avvenuto non nelle forme dell'espropriazione diretta presso il debitore, ma in quelle dell'espropriazione dei crediti presso terzi, il processo esecutivo aveva ad oggetto il rapporto obbligatorio causale sottostante e non quello cambiario, con la conseguenza che il terzo debitore, una volta effettuato il pagamento dell'obbligazione cambiaria dopo il pignoramento, benché non potesse opporre tale pagamento al creditore assegnatario, era tutelato dal diritto, a lui riconosciuto dall'art. 66, comma 3, l.camb., alla restituzione degli effetti emessi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 Settembre 2020, n. 20338.


Estinzione del procedimento - Chiusura anticipata.
Nel caso di impugnazione ai sensi dell’art. 617 c.p.c. del provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione dichiara la chiusura anticipata del processo, il rigetto della domanda volta ad ottenere i provvedimenti ex art. 618 c.p.c., all’esito della fase sommaria, con ordinanza non reclamata, non preclude la cancellazione della trascrizione del pignoramento pur quando penda la fase di merito, non potendosi applicare per analogia il disposto dell’art. 624, comma 3, c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Foggia, 16 Settembre 2020.


Esecuzione forzata - Controversia distributiva - Introduzione e trattazione nelle forme dell'art. 617 c.p.c. - Necessità - Conseguenze - Inappellabilità della sentenza.
Ai sensi dell'art. 512 c.p.c., tutte le controversie distributive vanno introdotte e trattate nelle forme di cui all'art. 617 c.p.c., a prescindere dalla circostanza che la "causa petendi" sia costituita dalla denuncia di vizi formali del titolo esecutivo di uno dei creditori partecipanti alla distribuzione ovvero da qualsiasi altra questione - anche relativa ai rapporti sostanziali - che possa dedursi in tale sede. Pertanto, il giudizio introdotto ex art. 512 c.p.c. (con l'impugnazione del provvedimento del giudice dell'esecuzione) è destinato a concludersi in ogni caso con sentenza non appellabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 Settembre 2020, n. 19122.


Opposizione agli atti esecutivi - Legittimazione attiva.
L’aggiudicatario che intenda ottenere una riforma del provvedimento del giudice dell’esecuzione può avvalersi della richiesta di revoca di cui all’art. 487 c.p.c. e/o dell’opposizione ex art. 617 c.p.c., mezzo di impugnazione che compete anche a tale soggetto sebbene non propriamente “parte” del processo esecutivo e che deve essere impiegato entro il termine decadenziale prescritto dalla norma; ne consegue che – una volta che il giudice abbia respinto una prima richiesta di revoca o modifica di un proprio provvedimento senza che l’aggiudicatario abbia proposto opposizione agli atti esecutivi – è inammissibile la reiterazione della medesima istanza ai sensi dell’art. 487 c.p.c., poiché la situazione processuale determinata dal provvedimento, la cui revoca è stata rifiutata, si è già consolidata per effetto della mancata opposizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 24 Luglio 2020.


Estinzione atipica - Provvedimento di liquidazione delle spese a carico dell'esecutato - Impugnazione del creditore procedente - Opposizione a decreto ingiuntivo - Inammissibilità - Opposizione ex art. 617 c.p.c. - Necessità - Fondamento.
In tema di esecuzione di obblighi di fare e di non fare, l'impugnazione, da parte del creditore procedente, dell'ordinanza di liquidazione delle spese a carico del debitore esecutato, pronunciata in caso di estinzione atipica del procedimento esecutivo, va proposta non già nelle forme dell'opposizione al decreto ingiuntivo, bensì con l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., che costituisce il rimedio tipico per contestare i provvedimenti del giudice dell'esecuzione regolanti l'andamento del relativo processo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Luglio 2020, n. 14604.


Titolo esecutivo giudiziale non definitivo – Esecuzione fondata su tale titolo – Caducazione successiva alla conclusione dell’esecuzione – Rimedi in favore del debitore.
Nel caso di azione esecutiva intrapresa in forza di un titolo giudiziale provvisoriamente esecutivo, la caducazione dello stesso in epoca successiva alla fruttuosa conclusione dell'esecuzione forzata legittima il debitore che l'abbia subita a promuovere nei confronti del creditore procedente un autonomo giudizio per la ripetizione dell'indebito che, avendo ad oggetto un credito fondato su prova scritta, può assumere le forme del procedimento d'ingiunzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Luglio 2020, n. 14601.


Esecuzione per rilascio, in forza di titolo esecutivo costituito da decreto di trasferimento emesso nella espropriazione immobiliare - Opposizione all’esecuzione per dedurre vizi dell’espropriazione forzata - Inammissibilità - Ragioni - Fattispecie.
È inammissibile l'opposizione all'esecuzione proposta avverso la procedura di rilascio, finalizzata a recuperare un'opposizione agli atti esecutivi che avrebbe dovuto essere autonomamente proposta contro il decreto di trasferimento adottato in seno alla procedura di espropriazione immobiliare, nel termine perentorio di cui all'art. 617 c.p.c., decorrente dalla conoscenza dell'atto comunque avutane. (La S.C. ha espresso il principio nell'ambito di un giudizio in cui il debitore esecutato, in sede di procedura di esecuzione per rilascio, aveva contestato il presupposto decreto di trasferimento del bene, affermandone la nullità per mancato rispetto del principio del contraddittorio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Giugno 2020, n. 12920.


Processo esecutivo - Pignoramento presso terzi - Ordinanza di assegnazione nonostante dichiarazione negativa - Sanatoria - Cessione del credito - Anteriorità della cessione rispetto al pignoramento.
Nel pignoramento presso terzi l'eventualità che il giudice dell'esecuzione pronunci ordinanza di assegnazione nonostante il terzo pignorato abbia reso una dichiarazione negativa costituisce un vizio da far valere con l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., in mancanza della quale resta sanato.
L’esito del procedimento di esecuzione presso terzi non viene in rilievo nel separato giudizio tra il terzo pignorato ed il soggetto che si affermi cessionario del credito pignorato; perché anche se in quella procedura esecutiva fosse emessa una ordinanza di assegnazione che abbia acquistato l'efficacia di titolo esecutivo, il cessionario del credito potrà sempre opporre, se escusso dal creditore pignorante ed assegnatario del credito, l'anteriorità della cessione rispetto al pignoramento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 12 Giugno 2020, n. 11287.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Agli atti esecutivi - Opposizioni esecutive - Litisconsorzio necessario - Soggetti - Contenuto minimo a pena di inammissibilità del ricorso per cassazione.
In materia di opposizioni esecutive e controversie distributive, il ricorso per cassazione deve essere proposto nei confronti di tutti i creditori procedenti o intervenuti al momento della proposizione dell'opposizione, fra i quali sussiste litisconsorzio processuale necessario, sicché il ricorso medesimo deve contenere, a pena di inammissibilità ex art. 366, comma 1, n. 3, c.p.c., l'esatta indicazione dei litisconsorti necessari, al fine di consentire la verifica dell'integrità del contraddittorio ed eventualmente ordinarne l'integrazione ai sensi dell'art. 331 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Giugno 2020, n. 11268.


Giudice dell'esecuzione - Fase sommaria - Notificazione del decreto di fissazione dell'udienza nel termine perentorio assegnato - Obbligo della cancelleria - Esclusione - Omessa notificazione - Conseguenze - Rimessione in termini - Esclusione - Distinzione dalla mancata comparizione delle parti - Inammissibilità della domanda - Esclusione - Fondamento.
In tema di opposizione all'esecuzione e agli atti esecutivi, il decreto con il quale il giudice dell'esecuzione fissa davanti a sé l'udienza per la fase sommaria, assegnando un termine perentorio per la notificazione del ricorso e dello stesso decreto all'opposto, non è soggetto a comunicazione, a cura della cancelleria, al ricorrente, sicché ove quest'ultimo lasci scadere il termine perentorio fissato, incorre nella declaratoria di inammissibilità dell'opposizione, senza potere beneficiare della rimessione in termini. Invece, se il ricorso è stato regolarmente notificato, la mancata comparizione delle parti non incide sull'ammissibilità della domanda e non preclude la possibilità di pervenire ad una pronuncia nel merito, in quanto la regolare instaurazione del contraddittorio pone le condizioni minime per l'attivazione dei poteri officiosi del giudice dell'esecuzione in ordine alla verifica dei presupposti di procedibilità dell'azione espropriativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Giugno 2020, n. 11291.


Processo esecutivo – Debitore garantito da ipoteca su un bene di un terzo – Legittimato passivo dell'azione esecutiva – Esclusione

Processo esecutivo – Notifica di pignoramento immobiliare contro il terzo proprietario – Interruzione della prescrizione del credito anche nei confronti del debitore diretto – Condizioni
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Il debitore garantito da ipoteca su un bene di un terzo non è legittimato passivo dell'azione esecutiva che abbia ad oggetto tale immobile e, pertanto, non deve essergli notificato l'atto di pignoramento, ma soltanto, come previsto dall'art. 603 cod. proc. civ., il precetto e il titolo esecutivo (fatta salva l'eccezione in tema di credito fondiario di cui all'art. 41, primo comma, d.lgs. 10settembre 1993, n. 385). Tuttavia, ai sensi dell'art. 604, secondo comma, cod. proc. civ., nel corso del processo esecutivo egli deve essere sentito tutte le volte in cui deve essere sentito anche il terzo proprietario assoggettato all'esecuzione e tale omissione dà luogo ad un vizio della procedura che, fintanto che la stessa non sia conclusa, può essere fatto valere con l'opposizione ex art. 617 cod. proc. civ.

La notifica di un pignoramento immobiliare contro il terzo proprietario, ai sensi degli artt. 602 ss. cod. proc. civ., produce l'effetto di interrompere la prescrizione del credito azionato (art. 2943, primo comma, cod. civ.), e di sospenderne il decorso (art. 2945, secondo comma, cod. civ.), anche nei confronti del debitore diretto, purché lo stesso venga sentito nei casi previsti dall'art. 604, secondo comma, cod. proc. civ. o il creditore gli abbia comunque dato notizia dell'esistenza del processo esecutivo e fermo restando che l'effetto sul decorso della prescrizione sarà solamente interruttivo ma non sospensivo nel caso di estinzione del procedimento ex art. 2945, terzo comma, cod. civ. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 05 Giugno 2020, n. 10808.


Esecuzione presso terzi - Terzo pignorato - Parte necessaria nel giudizio di opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi - Condizioni - Fattispecie.
Il terzo pignorato non è parte necessaria nel giudizio di opposizione all'esecuzione o in quello di opposizione agli atti esecutivi, qualora non sia interessato alle vicende processuali, relative alla legittimità e alla validità del pignoramento, dalle quali dipende la liberazione dal relativo vincolo, potendo assumere, invece, tale qualità solo quando abbia un interesse all'accertamento dell'estinzione del suo debito per non essere costretto a pagare di nuovo al creditore del suo debitore. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato con rinvio una sentenza per omessa integrazione del litisconsorzio necessario con il terzo INPS, nell'ambito di un giudizio di opposizione ex art. 617 c.p.c. ad ordinanza di assegnazione per crediti di mantenimento di figlia minorenne, sussistendo un interesse del medesimo terzo all'accertamento della misura dell'assegnazione e, quindi, della modifica coattiva della titolarità attiva del rapporto obbligatorio). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 Giugno 2020, n. 10813.


Decreto ingiuntivo dichiarato esecutivo per mancata opposizione - Inesistenza della sua pregressa notificazione - Deduzione con l'opposizione all'esecuzione - Ammissibilità - Sussistenza - Vizi inerenti la notificazione diversi dall'inesistenza - Deduzione con l'opposizione ex art. 650 c.p.c. - Necessità.
In tema di esecuzione forzata intrapresa sulla base di un decreto ingiuntivo, occorre distinguere tra l'ipotesi di deduzione della inesistenza della relativa notificazione da quella in cui se ne deduce viceversa la nullità: nel primo caso è proponibile il rimedio dell'opposizione all'esecuzione a norma dell'art. 615 c.p.c.; nel secondo caso, invece, quello dell'opposizione tardiva ai sensi dell'art. 650 c.p.c., da esperirsi entro il termine di cui al terzo comma. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Maggio 2020, n. 9050.


Opposizione agli atti esecutivi - Necessità - Reclamo ex art. 630 c.p.c. - Ammissibilità - Esclusione - Rilevabilità d’ufficio.
I provvedimenti con i quali venga dichiarata l'estinzione del processo esecutivo in ipotesi diverse da quelle tipizzate dal codice sono impugnabili esclusivamente con l'opposizione agli atti esecutivi e non già col reclamo ex art. 630 c.p.c., il quale, ove proposto, deve essere dichiarato inammissibile anche d'ufficio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Aprile 2020, n. 8404.


Appello avverso la sentenza ex art. 617 c.p.c. - Inammissibilità - "Translatio iudicii" o conversione dell'appello in ricorso per cassazione - Esclusione - Ragioni.
Qualora l'appello (nella specie, avanzato avverso una sentenza pronunciata ai sensi dell'art. 617 c.p.c.) sia inammissibile in quanto strumento processuale radicalmente diverso da quello corretto, non può operare la "translatio iudicii" perché l'impugnazione proposta è inidonea, anche solo in astratto, a configurare l'instaurazione di un regolare rapporto processuale, né l'appello può convertirsi in ricorso per cassazione, giacché difetta dei requisiti di validità dell'atto nel quale dev'essere convertito, essendo il ricorso di legittimità, mezzo di impugnazione a critica vincolata (a maggior ragione, se proposto in via straordinaria ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost.), strutturalmente diverso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Marzo 2020, n. 5712.


Titolo esecutivo giudiziale - Interpretazione extratestuale - Ammissibilità - Limiti e condizioni.
L'interpretazione extratestuale del titolo esecutivo giudiziale è consentita purché avvenga sulla base degli elementi ritualmente acquisiti nel processo e l'esito non sia tale da attribuire al titolo una portata contrastante con quanto risultante dalla lettura congiunta di dispositivo e motivazione, mentre il contrasto tra il tenore del titolo rispetto a elementi extratestuali oggettivamente discordanti può essere, eventualmente, emendata, secondo i rispettivi presupposti e limiti temporali, o con il ricorso al procedimento di correzione presso lo stesso giudice che ha emesso il provvedimento impugnato o attraverso l'impugnazione per revocazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 25 Febbraio 2020, n. 5049.


Esecuzione forzata - Mobiliare - Presso terzi - Obblighi del terzo pignorato - Individuazione - Legittimazione necessaria del terzo a partecipare all’eventuale giudizio di opposizione agli atti esecutivi - Condizioni - Conseguenze - Fattispecie.
Il terzo pignorato, avendo l'obbligo di non compiere atti che determinino l'estinzione o il trasferimento del credito, è interessato alle vicende processuali che, riguardando la legittimità o la validità del pignoramento, possano comportare, o meno, la sua liberazione dal relativo vincolo; ne consegue che egli è parte necessaria del processo di opposizione in cui il creditore pignorante contesti l'ordinanza del giudice dell'esecuzione dichiarativa dell'inefficacia del detto pignoramento e che, pertanto, deve essere chiamato in causa dal ricorrente al fine di rendere opponibile nei suoi confronti la decisione che definisce il giudizio, dovendo il giudice, in mancanza, ordinare l'integrazione del contraddittorio. (In applicazione del principio, la S.C. ha rilevato, d'ufficio, la nullità di un giudizio di opposizione ex art. 617 c.p.c., promosso avverso un provvedimento del giudice dell'esecuzione concernente una richiesta di sequestro conservativo su crediti del debitore esecutato, nel quale non era stato convenuto il terzo pignorato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 Febbraio 2020, n. 3899.


Contestuale proposizione di opposizione all'esecuzione e opposizione agli atti esecutivi - Decisione dei soli motivi di opposizione ex art. 617 c.p.c. - Deduzione di omessa pronuncia quanto ai motivi ai sensi dell'art. 615 c.p.c. - Rimedio esperibile - Appello - Necessità.
In tema di esecuzione forzata, in caso di contestuale proposizione di opposizione ai sensi dell'art. 615 c.p.c. e dell'art. 617 c.p.c., ove vengano decisi solo i motivi qualificabili come opposizione agli atti esecutivi, la denunzia di omessa pronunzia sugli altri motivi, integranti opposizione all'esecuzione, va proposta mediante appello e non con ricorso straordinario per cassazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Febbraio 2020, n. 3722.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Contestuale proposizione di opposizione all'esecuzione e opposizione agli atti esecutivi - Conseguente sentenza - Impugnazione - Diversificazione dei distinti rimedi impugnatori - Necessità - Effetti.
Qualora una opposizione in materia esecutiva possa scindersi in un duplice contenuto, in parte riferibile ad una opposizione agli atti esecutivi e in parte ad una opposizione all'esecuzione, l'impugnazione della conseguente sentenza deve seguire il diverso regime previsto per i distinti tipi di opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 Febbraio 2020, n. 3166.


Espropriazione immobiliare - Vendita forzata - Decreto di trasferimento del bene - Ordine di cancellazione delle iscrizioni pregiudizievoli - Decorso del termine per l’opposizione all’esecuzione - Conseguenze - Questione di massima di particolare importanza.
La Prima Sezione civile ha disposto la trasmissione degli atti al Primo Presidente per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite della seguente questione di massima di particolare importanza, di rilevante impatto sul contenzioso in materia di vendite esecutive o fallimentari: se, nei procedimenti di espropriazione e vendita forzata immobiliare, il decreto di trasferimento del bene, recante l’ordine di cancellazione dei gravami (pignoramenti, ipoteche, privilegi, sequestri conservativi) determini, in forza dell’art. 2878, n. 7), c.c., l’estinzione dei medesimi vincoli, dei quali il conservatore dei registri immobiliari (oggi ufficio provinciale del territorio-servizio di pubblicità immobiliare, istituito presso l’Agenzia delle Entrate) è tenuto ad eseguire la cancellazione, indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all’esecuzione a norma dell’art. 617 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2020, n. 3096.


Espropriazione e vendita forzata immobiliare – Cancellazione dei gravami – Indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all'esecuzione a norma dell'art. 617 c.p.c..
Se, nel procedimento di espropriazione e vendita forzata immobiliare, il decreto di trasferimento del bene, recante l'ordine di cancellazione dei gravami (pignoramenti, ipoteche, privilegi, sequestri conservativi) determini, in forza dell'art. 2878 c.c., n. 7, l'estinzione dei medesimi vincoli, dei quali il Conservatore dei registri immobiliari (oggi Ufficio provinciale del territorio - Servizio di pubblicità immobiliare, istituito presso l'Agenzia delle Entrate) è tenuto ad eseguire la cancellazione, indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all'esecuzione a norma dell'art. 617 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2020, n. 3096.


Concordato preventivo – Decreto emesso dal giudice delegato in tema di vendita dei beni del debitore – Ricorso per cassazione – Termine – Sospensione feriale.
E’ assoggettabile a ricorso per cassazione, a norma dell'art. 111 Cost., comma 7, il provvedimento con cui il tribunale accolga (o rigetti) il reclamo proposto contro un decreto emesso dal giudice delegato in tema di vendita dei beni del debitore, nella fase esecutiva di un concordato preventivo per cessione dei beni omologato dal medesimo tribunale, dovendosi estendere - sulla base di un'interpretazione sistematica dell'ordinamento, imposta dalla necessità di rispettare il principio di uguaglianza - il regime di ricorribilità applicabile, a norma degli artt. 617 e 618 c.p.c., per i provvedimenti del giudice dell'esecuzione non altrimenti impugnabili.

Anche in ambito concordatario, dove, al pari di quanto avviene in sede fallimentare, il reclamo avverso i provvedimenti del giudice delegato in materia di liquidazione dell'attivo messo a disposizione dei creditori, da cedersi secondo le modalità previste dalla L. Fall., art. 182, ha funzione sostitutiva delle opposizioni all'esecuzione ed agli atti esecutivi della procedura esecutiva individuale (artt. 615 e 617 c.p.c.), per le quali la legge (L. 7 ottobre 1969, n. 742, art. 3, che richiama l'art. 92 ord. giud.) pone un'eccezione alla regola della sospensione feriale dei termini. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2020, n. 3023.


Contestazione, da parte di un terzo, dell’appartenenza del credito all’esecutato - Rimedi - Opposizione ex art. 619 c.p.c. - Necessità - Opposizione agli atti esecutivi - Esclusione - Fondamento.
In tema di espropriazione presso terzi, il soggetto, diverso dal terzo pignorato, che contesti l'appartenenza del credito all'esecutato è tenuto a far valere l'illegittimità della espropriazione con l'opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c., restando esclusa, in quanto non sottoposto direttamente all'esecuzione, la sua legittimazione a proporre opposizione ex art. 617 c.p.c. avverso gli atti del processo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 Febbraio 2020, n. 2868.


Esecuzione immobiliare – Opposizione agli atti esecutivi e all’esecuzione – Fattispecie

Esecuzione immobiliare – Opposizione agli atti esecutivi – Termine – Decorrenza – Visibilità fascicolo telematico procedura
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Costituisce opposizione agli atti esecutivi quella volta a contestare la regolarità della notifica del titolo esecutivo, del precetto, del pignoramento e del decreto di fissazione dell’udienza dell’esecuzione immobiliare, mentre va qualificata quale opposizione all’esecuzione quella volta a contestare l’esistenza del diritto del creditore a procedere esecutivamente per intervenuta prescrizione.

Il termine di venti giorni per proporre l’opposizione agli atti esecutivi decorre dal momento in cui la parte ha avuto conoscenza di fatto delle irregolarità denunciate, con la conseguenza che ove il debitore venga autorizzato all’accesso nel fascicolo telematico della procedura il suddetto termine decorre per gli atti esecutivi già compiuti dalla data in cui è stata concessa l’autorizzazione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Civitavecchia, 20 Gennaio 2020.


Rimedio impugnatorio – Provvedimento di estinzione atipica – Reclamo – Inammissibilità – Opposizione agli atti esecutivi – Ammissibilità.
Avverso i provvedimenti di c.d. estinzione atipica della procedura esecutiva, di cui all’art. 187 bis disp. att. c.p.c., l’unico rimedio impugnatorio percorribile è quello della opposizione agli atti esecutivi, a norma dell’art. 617 c.p.c., e non il reclamo ex art. 630 c.p.c., ammissibile solo per i provvedimenti di estinzione tipica della procedura esecutiva.

Il rimedio impugnatorio segue alla qualificazione giuridica adottata dal Giudice, seppur errata.

(Nel caso di specie, il Tribunale di Como ha dichiarato inamissibile il reclamo proposto avverso una ordinanza espressamente qualificata espressamente dal giudice dell’esecuzione quale provvedimento di estinzione atipica, ai sensi dell’art. 187 bis disp. att. c.p.c.). (Marika Ruggiero) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 18 Dicembre 2019.


Nullità della notificazione del pignoramento – Opposizione – Effetti – Sanatoria – Fondamento.
Qualora l'esecutato denunci con opposizione ex art. 617 c.p.c. la nullità della notificazione dell'atto di pignoramento, la proposizione di tale opposizione, in quanto indice della conoscenza dell'esecuzione, dimostra l'avvenuto raggiungimento dello scopo cui era preordinata la detta notificazione e comporta, quindi, la sanatoria della sua nullità, in applicazione dell'art. 156, ultimo comma, c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Dicembre 2019, n. 33466.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Inadempienza dell'aggiudicatario - Proroga del termine per il versamento del prezzo - Onere di proporre opposizione agli atti esecutivi - Decorrenza del termine dal decreto di trasferimento - Esclusione - Fondamento.
In tema di espropriazione immobiliare, il termine per proporre opposizione agli atti esecutivi avverso il provvedimento del giudice dell'esecuzione che, su richiesta dell'aggiudicatario, abbia prorogato il termine per il versamento del prezzo decorre dall'adozione del provvedimento stesso ovvero dal rigetto dell'istanza per la sua revoca e non dall'emissione del decreto di trasferimento, in quanto non può essere invocata la nullità dell'atto susseguente se non è stato fatto valere il vizio dell'atto presupposto, salvo che l'opponente abbia incolpevolmente ignorato l'esistenza di quest'ultimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 10 Dicembre 2019, n. 32136.


Esecuzione forzata – Opposizione agli atti – Mancata proposizione ex 617 c.p.c. – Inammissibilità dell’impugnazione dell’atto successivo

Esecuzione forzata – Opposizione agli atti – Mancata proposizione ex 617 c.p.c. – Incolpevole ignoranza dell’atto nullo – Ammissibilità dell’impugnazione dell’atto successivo

Termini processuali – Prorogabilità del termine ordinatorio

Termini processuali – Improrogabilità del termine perentorio – Rimessione in termini
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Chi intende contestare la legittimità di un atto del processo esecutivo dovrà farlo proponendo opposizione nel termine previsto dall’art. 617 c.p.c.; diversamente, non potrà far valere il vizio di quell’atto, impugnando gli atti successivi che dal primo abbiano mutuato la nullità.

L’impugnazione tempestiva dell’atto del processo esecutivo per nullità derivata da precedenti atti è ammissibile solo nel caso in cui la parte interessata dimostri di aver incolpevolmente ignorato l’esistenza dell’atto presupposto nullo.

La proroga del termine è prevista dal codice di rito unicamente per i termini ordinatori: il giudice, a seguito di motivata istanza presentata della parte interessata prima della scadenza del termine, concede un differimento della medesima scadenza per il compimento dell'atto processuale.

Il termine perentorio non è suscettibile di proroga in quanto il suo inutile decorso comporta la decadenza dalla relativa attività processuale. In questo caso, l’unico rimedio concesso alla parte che sia incolpevolmente decaduta è l'istituto della rimessione in termini il quale consente una sanatoria ex tunc della decadenza già verificatasi. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 10 Dicembre 2019, n. 32136.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Pluralità di opposizioni concernenti la medesima procedura esecutiva davanti ad uffici giudiziari diversi -  Relazione di continenza o connessione fra le cause - Conseguenze - Fondamento - Fattispecie .
In tema di opposizioni concernenti la medesima procedura esecutiva ed introdotte davanti ad uffici giudiziari diversi, ove fra due cause sussista una relazione di continenza o di connessione per pregiudizialità e per il titolo, va disposta, essendosi in presenza di competenze inderogabili, la sospensione della lite pregiudicata in attesa della decisione di quella pregiudicante. (Nella specie, la S.C. ha precisato che il principio di cui in massima trova applicazione sia se nelle due controversie sono denunciati profili attinenti all'opposizione all'esecuzione sia se i giudizi sono proposti ex art. 617 c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 26 Novembre 2019, n. 30744.


Espropriazione e vendita forzata immobiliare - Decreto di trasferimento del bene - Ordine di cancellazione dei gravami - Esecuzione della cancellazione indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all'esecuzione a norma dell'art. 617 c.p.c..

Nel procedimento di espropriazione e vendita forzata immobiliare, il decreto di trasferimento del bene, recante l'ordine di cancellazione dei gravami (pignoramenti, ipoteche, privilegi, sequestri conservativi) determina, in forza dell'art. 2878, n. 7), cod. civ., l'estinzione dei medesimi vincoli, di cui il Conservatore dei registri immobiliari - Ufficio di pubblicità immobiliare è tenuto a eseguire la cancellazione, indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all'esecuzione a norma dell'art. 617 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Vedi la decisione
Cassazione, sez. un. civ., 14 dicembre 2020, n. 28387.

Procura Generale della Cassazione, 22 Novembre 2019.


Esecuzione forzata - Opposizione agli atti esecutivi - Provvedimento di chiusura della fase sommaria - Omessa fissazione del termine giudiziale per l'introduzione del giudizio di merito o per la riassunzione davanti al giudice competente - Conseguenze - Ricorso per cassazione - Inammissibilità - Fondamento - Statuizione sulle spese - Irrilevanza.
In tema di opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., è inammissibile il ricorso straordinario per cassazione avverso il provvedimento con il quale il giudice dell'esecuzione, rilevato il mancato rispetto del termine perentorio per notificare il ricorso introduttivo, abbia dichiarato chiusa la fase sommaria ed inammissibile l'opposizione senza adottare i provvedimenti indilazionabili previsti dall'articolo 618 c.p.c., né concedere il termine per instaurare il giudizio di merito, atteso che la pronuncia conclusiva della fase sommaria, benché illegittimamente emesso, è privo del carattere della definitività, la parte ben potendo proporre reclamo al collegio per ottenere le misure cautelari invocate ovvero dare inizio autonomamente al giudizio a cognizione piena, all'esito del quale conseguire una decisione sull'opposizione; non assume neppure rilievo, in senso contrario, la circostanza che si sia provveduto sulle spese, posto che nella struttura delle opposizioni, ai sensi degli artt. 615, comma 2, 617 e 619 c.p.c., emergente dalla riforma di cui alla l. n. 52 del 2006, il giudice dell'esecuzione, quando chiude la fase sommaria davanti a sé, deve pronunciarsi necessariamente sulle relative spese, potendosi, peraltro, ridiscutere tale statuizione nell'ambito del giudizio di merito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Novembre 2019, n. 30300.


Esecuzione forzata - Titolo esecutivo - Spedizione in forma esecutiva - Erronea indicazione del difensore richiedente - Conseguenze - Sanatoria - Presupposti - Fondamento - Fattispecie.
In tema di spedizione in forma esecutiva della copia del titolo rilasciata al creditore, il debitore che proponga opposizione ex art. 617 c.p.c. non può limitarsi, in base ai principi di economia processuale, di ragionevole durata del processo e dell'interesse ad agire, a dedurre l'irregolarità formale in sé considerata del titolo medesimo perché lo stesso conterrebbe l'erronea, ma facilmente riconoscibile, indicazione del difensore richiedente, dovendo egli allegare il concreto pregiudizio cagionato da tale irregolarità ai diritti tutelati dal regolare svolgimento del processo esecutivo. (Nella specie, il procuratore del richiedente era stato per errore menzionato come avvocato del debitore e non del creditore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Novembre 2019, n. 29804.


Procedimento monitorio - Nullità della notificazione del decreto ingiuntivo - Inesistenza del titolo esecutivo - Esclusione.
La nullità della notificazione del decreto ingiuntivo non determina in sé l’inesistenza del titolo esecutivo e, pertanto, non può essere dedotta mediante opposizione a precetto o all’esecuzione intrapresa in forza dello stesso, ai sensi degli artt. 615 e 617 c.p.c., restando invece attribuita alla competenza funzionale del giudice dell’opposizione al decreto - ai sensi dell’art. 645 c.p.c. e, ricorrendone le condizioni, dell’art. 650 c.p.c. - la cognizione di ogni questione attinente all’eventuale nullità o inefficacia del provvedimento monitorio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 Novembre 2019, n. 29729.


Opposizione all’esecuzione ex art. 615, secondo comma, c.p.c. – Provvedimento di chiusura della fase sommaria – Erronea valutazione di identità di fatti costitutivi con precedente opposizione a precetto – Omessa fissazione del termine per promuovere il giudizio di merito – Rimedi – Impugnazione del provvedimento – Esclusione – Fondamento – Introduzione del giudizio di merito ad opera della parte interessata – Necessità.
Qualora il giudice dell'esecuzione, ravvisando identità di fatti costitutivi tra l'opposizione all'esecuzione innanzi a lui proposta e un'opposizione a precetto già promossa, con il provvedimento di chiusura della fase sommaria non assegni alle parti il termine per promuovere il giudizio di merito, la parte interessata a sostenere la diversità delle domande formulate nelle due opposizioni è tenuta ad introdurre, di sua iniziativa, il giudizio di merito nel termine di cui all'art. 289 c.p.c., in quanto avverso il provvedimento di chiusura della fase sommaria dell'opposizione, avente natura meramente ordinatoria, non possono essere esperiti né l'opposizione agli atti esecutivi, né il ricorso per cassazione ex art. 111, settimo comma, Cost., né il regolamento di competenza. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, terzo comma, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 Ottobre 2019, n. 26285.


Opposizione agli atti esecutivi – Termine per la costituzione in giudizio – Riduzione – Esclusione – Tardiva iscrizione della causa a ruolo – Improcedibilità – Esclusione – Fondamento.
Nel giudizio di opposizione agli atti esecutivi il termine per la costituzione in giudizio della parte che introduca la fase di merito non subisce alcuna riduzione - essendo, pertanto, di dieci giorni dalla prima notificazione dell'atto di citazione. Tuttavia, la tardiva iscrizione a ruolo della causa non determina l'improcedibilità del giudizio, ma soltanto l'applicazione delle regole generali di cui agli artt. 171 e 307 c.p.c., assolvendo l'iscrizione a ruolo, mero adempimento amministrativo, la funzione di rimarcare l'autonomia della fase a cognizione piena rispetto a quella sommaria dell'opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 Settembre 2019, n. 24224.


Decreto ingiuntivo esecutivo – Atto di precetto – Omessa menzione del provvedimento con cui è stata disposta l’esecutorietà del decreto – Conseguenze – Nullità del precetto – Fattispecie.
Nell'espropriazione forzata minacciata ex art. 654 c.p.c. in virtù di decreto ingiuntivo esecutivo, l'omessa menzione nell'atto di precetto del provvedimento di dichiarazione di esecutorietà del provvedimento monitorio comporta la nullità - deducibile con l'opposizione agli atti esecutivi - del precetto stesso, non potendo l'indicazione di tale provvedimento evincersi dalla menzione dell'apposizione della formula esecutiva. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto la nullità del precetto recante la menzione del numero, data e autorità del decreto ingiuntivo, della mancata opposizione e dell'apposizione della formula esecutiva, ma privo della indicazione del provvedimento di dichiarazione di esecutorietà). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 Settembre 2019, n. 24226.


Espropriazione presso terzi regolata dalla l. n. 228 del 2012 e successive modifiche – Modalità di proposizione dell'impugnazione prevista dagli artt. 548, comma 2, e 549 c.p.c. – Ricorso al giudice dell'esecuzione ex art. 617, comma 2, c.p.c. – Necessità – Fondamento.
Nei pignoramenti presso terzi cui si applicano le modifiche introdotte dalla l. n. 228 del 2012 e da quelle successive, l'impugnazione prevista dagli artt. 548, comma 2, e 549 c.p.c., concernenti, rispettivamente, l'ordinanza pronunciata in caso di mancata dichiarazione del terzo e quella con la quale il giudice dell'esecuzione risolve le contestazioni sorte sulla dichiarazione, si deve proporre con ricorso al giudice dell'esecuzione, nelle forme e nei termini regolati dall'art. 617, comma 2, c.p.c., venendo in rilievo atti aventi natura esecutiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 02 Luglio 2019, n. 17663.


Opposizione agli atti esecutivi - Litisconsorzio necessario - Verifica della necessità di integrazione del contraddittorio - Momento rilevante - Proposizione dell'opposizione - Fattispecie.
Nelle opposizioni agli atti esecutivi, la necessità di integrare il contraddittorio con tutti i soggetti controinteressati rispetto all'azione spiegata dall'opponente, nel rispetto della regola del litisconsorzio necessario, deve essere verificata con riferimento al momento della proposizione della domanda. (Nella specie, la S.C. ha escluso che il contraddittorio tra il debitore opponente, il creditore procedente e quelli intervenuti, dovesse essere esteso anche all'aggiudicatario, essendo l'aggiudicazione intervenuta dopo la proposizione dell'opposizione.) (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Giugno 2019, n. 17441.


Ordinanza ex art. 612 c.p.c. – Reclamo ex art. 624 c.p.c. ed opposizione ex art. 617 c.p.c. – Limiti – Appello – Esclusione.
In tema di esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare, l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che decida in ordine alla portata sostanziale del titolo esecutivo ed all'ammissibilità dell'azione esecutiva non è appellabile, ma reclamabile ex art. 624 c.p.c. ove tale decisione sia stata presa solo in vista della mera sospensione della procedura (che resta pendente) in attesa dell'esito del giudizio di merito da instaurare, mentre è opponibile ai sensi dell'art. 617 c.p.c. ove abbia dichiarato la definitiva chiusura del processo esecutivo. In nessun caso è possibile la proposizione dell'appello. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato senza rinvio la sentenza di accoglimento dell'appello proposto dagli istanti in esecuzione per obblighi di fare avverso l'ordinanza con la quale il giudice dell'esecuzione aveva dichiarato ineseguibile la sentenza di accertamento della linea di confine tra due fondi e di condanna all'apposizione di cippi e alla ricostruzione della canalina ivi esistente, e improcedibile l'esecuzione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Giugno 2019, n. 17440.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Provvedimento di chiusura della fase sommaria - Statuizione sulle spese della fase - Necessità.
Nella struttura delle opposizioni, ai sensi degli artt. 615, comma 2, 617 e 619 c.p.c., emergente dalla riforma di cui alla l. n. 52 del 2006, il giudice dell'esecuzione, con il provvedimento che chiude la fase sommaria davanti a sé - sia che rigetti, sia che accolga l'istanza di sospensione o la richiesta di adozione di provvedimenti indilazionabili, fissando il termine per l'introduzione del giudizio di merito, o, quando previsto, quello per la riassunzione davanti al giudice competente -, deve provvedere sulle spese della fase sommaria, potendosi, peraltro, ridiscutere tale statuizione nell'ambito del giudizio di merito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 31 Maggio 2019, n. 15082.


Esecuzione immobiliare – Delega delle operazioni di vendita – Reclamo avverso gli atti del delegato – Reclamo al collegio avverso gli atti pronunciati dal Giudice dell’esecuzione – Provvedimento privo di natura decisoria e di definitività – Inammissibilità del ricorso straordinario avverso provvedimento di reclamo ex art. 591 ter c.p.c..
(a) tutti gli atti del professionista delegato sono reclamabili dinanzi al giudice dell'esecuzione ai sensi dell'art. 591 ter c.p.c.;
(b) gli atti coi quali il giudice dell'esecuzione dia istruzioni al professionista delegato o decida sul reclamo avverso gli atti di questi hanno contenuto meramente ordinatorio e non vincolano il giudice dell'esecuzione nell'adozione dei successivi provvedimenti della procedura;
(c) il reclamo al collegio avverso gli atti suddetti del giudice dell'esecuzione mette capo ad un provvedimento che non ha natura decisoria e non è suscettibile di passare in giudicato;
(d) eventuali nullità verificatesi nel corso delle operazioni delegate al professionista, e non rilevate nel procedimento di reclamo ex art. 591 ter c.p.c., potranno essere fatte valere impugnando ai sensi dell'art. 617 c.p.c. il primo provvedimento successivo adottato dal giudice dell'esecuzione. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 09 Maggio 2019, n. 12238.


Provvedimenti pronunciati dal giudice dell'esecuzione ai sensi dell’art. 591 ter c.p.c. - Ordinanza collegiale pronunciata all’esito del reclamo - Natura decisoria - Esclusione - Inammissibilità del ricorso ordinario e straordinario per cassazione.
L'ordinanza collegiale pronunciata all'esito del reclamo ai sensi dell'art. 591 ter c.p.c. avverso gli atti pronunciati dal giudice dell'esecuzione nel corso delle operazioni di vendita per espropriazione di immobili delegate al professionista ex art. 591 bis c.p.c., non ha natura né decisoria, nè definitiva e, come tale, non è suscettibile di passare in giudicato, sicchè non è impugnabile con ricorso per cassazione, né ordinario, né straordinario ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 09 Maggio 2019, n. 12238.


Procedimento di assegnazione ex art. 553 c.p.c. - Contestazioni - Opposizione al precetto intimato sulla base dell'ordinanza di assegnazione - Inammissibilità - Opposizione agli atti esecutivi avverso l'ordinanza di assegnazione - Necessità.
Le contestazioni afferenti ai vizi (di rito o di merito) del procedimento di assegnazione ex art. 553 c.p.c., al di fuori dei casi di effettiva inesistenza del titolo, possono essere fatte valere unicamente con l'opposizione agli atti esecutivi tempestivamente proposta avverso la relativa ordinanza, e non già attraverso l'opposizione al precetto successivamente intimato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 23 Aprile 2019, n. 11191.


Esecuzione forzata - Titolo esecutivo - Scrittura privata posta in esecuzione dopo il primo marzo 2006 - Efficacia di titolo esecutivo - Fondamento - Fattispecie.
In materia di esecuzione forzata, le scritture private autenticate formate anteriormente al primo marzo 2006 - data di entrata in vigore della modifica dell'art. 474 c.p.c. ad opera del d.l. n. 35 del 2005 - hanno efficacia di titolo esecutivo, se poste in esecuzione successivamente a tale data, atteso che la citata novella legislativa, annoverandole tra i titoli esecutivi stragiudiziali, ne ha modificato la sola efficacia processuale, con la conseguenza che, in ossequio al principio "tempus regit actum", ad esse si applica la legge processuale vigente nel momento in cui vengono azionate. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva respinto l'opposizione ex art. 617 c.p.c. avverso l'ordinanza di cui all'art. 512 c.p.c., con la quale il giudice dell'esecuzione aveva escluso dal piano di riparto il credito di una banca in quanto fondato su di una scrittura privata autenticata formata anteriormente all'entrata in vigore della riforma dell'art. 474 c.p.c. ancorché posta in esecuzione successivamente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Febbraio 2019, n. 5823.


Ordinanza di assegnazione di un credito - Natura di atto esecutivo - Sussistenza - Conseguenze - Impugnazione con l'opposizione agli atti esecutivi o con l'appello - Condizioni e limiti

Espropriazione presso terzi - Dichiarazione del terzo ai sensi dell’art. 547 c.p.c. nella formulazione anteriore alle modifiche introdotte dalla legge n. 228 del 2012 - Revocabilità - Condizioni - Limite temporale

Espropriazione presso terzi - Dichiarazione ex art. 447 c.p.c. affetta da errore - Tutela del terzo pignorato - Opposizione agli atti esecutivi avverso l’ordinanza di assegnazione - Condizioni - Onere di tempestiva revoca o rettifica della dichiarazione - Sussistenza
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L'ordinanza di assegnazione di un credito, costituendo l'atto conclusivo del procedimento di esecuzione forzata per espropriazione di crediti, ha natura di atto esecutivo. Pertanto, essa va impugnata con il rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi tutte le volte in cui si facciano valere vizi, ancorché sostanziali, attinenti all'ordinanza di assegnazione oppure ai singoli atti esecutivi che l'hanno preceduta, mentre va impugnata con l'appello qualora il contenuto di tale ordinanza, esulando da quello ad essa proprio, decida questioni che integrano l'oggetto tipico di un procedimento di cognizione.

In tema di espropriazione presso terzi, la dichiarazione di cui all'art. 547 c.p.c. (nella formulazione, applicabile "ratione temporis", anteriore alle modifiche introdotte dalla l. n. 228 del 2012) può essere revocata o rettificata dal terzo pignorato soltanto ove sia inficiata da errore allo stesso non imputabile o comunque scusabile ed a condizione che la dichiarazione revocatoria o correttiva intervenga entro l'udienza fissata, anche a seguito di rinvio, per la dichiarazione del terzo e finalizzata all'emissione dell'ordinanza di assegnazione ed all'esito della quale il giudice dell'esecuzione abbia provveduto o si sia riservato di provvedere.

In tema di espropriazione presso terzi, il terzo pignorato che si avveda dell'erroneità della dichiarazione resa ai sensi dell'art. 547 c.p.c. può farla valere mediante l'opposizione ai sensi dell'art. 617 c.p.c. avverso l'ordinanza ex art. 553 c.p.c., a condizione che abbia tempestivamente emendato, mediante revoca o rettifica, la dichiarazione ritenuta affetta da errore e il giudice dell'esecuzione abbia, ciò non di meno, disposto l'assegnazione. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III, 26 Febbraio 2019, n. 5489.


Precetto intimato ad un condominio - Notifica a persona diversa dall’amministratore - Opposizione ex art. 617 c.p.c. - Legittimazione di colui che ha ricevuto la notifica - Esclusione - Fondamento.
La notifica del precetto intimato ad un condominio di edifici, eseguita nei confronti di persona diversa da quella che riveste la carica di amministratore del detto condominio, non può ritenersi idonea a fare assumere al destinatario della notificazione stessa la qualità di soggetto contro cui l'esecuzione forzata è minacciata in proprio (essendo l'amministratore non il soggetto passivo del rapporto quanto il rappresentante degli obbligati), con conseguente difetto di legittimazione del medesimo a proporre opposizione "iure proprio" solo per contestare di rivestire la qualifica di amministratore del condominio intimato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 21 Febbraio 2019, n. 5151.


Esecuzione forzata – Dichiarazione di improcedibilità – Impugnazione del provvedimento.
Nei casi in cui il giudice dell’esecuzione dichiari l’improcedibilità (o l’estinzione cd. atipica, o comunque adotti altro provvedimento di definizione) della procedura esecutiva in base al rilievo della mancanza originaria o sopravvenuta del titolo esecutivo o della sua inefficacia, il provvedimento adottato in via né sommaria né provvisoria, a definitiva chiusura della procedura esecutiva, è impugnabile esclusivamente con l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c.; diversamente, se adottato in seguito a contestazioni del debitore prospettate mediante una formale opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., in relazione alla quale il giudice abbia dichiarato di volersi pronunziare, il provvedimento sommario di provvisorio arresto del corso del processo esecutivo, che resta perciò pendente, è impugnabile con il reclamo ai sensi dell’art. 624 c.p.c.. Al fine di distinguere tra le due ipotesi deve ritenersi decisivo indice della natura definitiva del provvedimento la circostanza che con esso sia disposta (espressamente, o quanto meno implicitamente, ma inequivocabilmente) la liberazione dei beni pignorati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 Febbraio 2019, n. 4961.


Esecuzione forzata - Opposizione - Agli atti esecutivi - Ordinanza di assegnazione emessa ai sensi dell'art. 553 c.p.c. e non opposta -  Accoglimento successivo dell'opposizione all'esecuzione - Interesse alla decisione - Persistenza - Effetti invalidanti degli atti esecutivi precedentemente compiuti.
A seguito della pronuncia di un'ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c., che non sia stata autonomamente impugnata mediante opposizione agli atti esecutivi, persiste in capo all'esecutato l'interesse alla decisione sul merito dell'opposizione all'esecuzione precedentemente proposta, dal momento che, non venendo in questione esigenze di tutela della posizione di terzi estranei alla procedura, l'esito favorevole dell'opposizione determinerebbe l'invalidazione di tutti gli atti esecutivi precedentemente compiuti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 Febbraio 2019, n. 4528.


Espropriazione forzata – Incapacità dell’offerente a partecipare alla gara – Divieto di cui all’art. 1471, comma 1, n. 2, c.c. – Estensione del divieto – Giudice in servizio presso lo stesso ufficio giudiziario – Condizioni – Rilevanza disciplinare della condotta – Sussistenza – Ripercussioni sulla validità dell’acquisto all’asta – Esclusione.
In tema di espropriazione forzata, il divieto di acquisto previsto, a pena di nullità, dal combinato disposto del primo comma, n. 2, e del secondo comma dell'art. 1471 c.c. per il pubblico ufficiale relativamente ai beni venduti per suo ministero si applica ai soggetti che istituzionalmente concorrono o possono concorrere allo sviluppo della procedura esecutiva e, pertanto, tra gli altri, al giudice dell'esecuzione designato per la procedura e ai suoi sostituti istituzionali od occasionali – ossia ai magistrati appartenenti allo stesso ufficio che gli siano subentrati o possano subentrargli per uno o più atti della procedura stessa o per le azioni di cognizione ad essa collegate in forza di previsioni di legge o di tabella di organizzazione che chiaramente e univocamente li identifichino -, ma non si estende ai magistrati che, ancorché in servizio presso il tribunale che procede alla vendita, a meno di specifiche previsioni tabellari o di peculiari vicende in fatto, non siano stati, né potrebbero essere coinvolti o comunque interferire nel procedimento, così che la partecipazione all'asta da parte di questi ultimi, pur assumendo rilevanza ai fini della responsabilità disciplinare, non incide sulla validità dell'acquisto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 Febbraio 2019, n. 4149.


Distribuzione delle somme ricavate dalla vendita tra i vari creditori - Chiusura del procedimento di esecuzione forzata - Azione di ripetizione di indebito da parte di uno dei creditori nei confronti di altri - Esclusione - Fondamento.
A seguito della chiusura del procedimento di esecuzione forzata, è da escludere la possibilità di ottenere una modifica della distribuzione del ricavato della vendita mediante l'esperimento dell'azione di ripetizione di indebito da parte di un creditore nei confronti degli altri, in quanto la definizione di quel procedimento con l'approvazione del progetto di distribuzione senza contestazioni da parte dei creditori determina l'intangibilità della concreta ed effettiva distribuzione delle somme ricavate dalla vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 13 Febbraio 2019, n. 4263.


Titolo esecutivo - Mancata spedizione in forma esecutiva - Conseguenze - Opposizione agli atti esecutivi - Sanatoria del vizio per raggiungimento dello scopo - Condizioni.
L'omessa spedizione in forma esecutiva della copia del titolo esecutivo rilasciata al creditore e da questi notificata al debitore determina una irregolarità formale del titolo medesimo, che deve essere denunciata nelle forme e nei termini di cui all'art. 617, comma 1, c.p.c., senza che la proposizione dell'opposizione determini l'automatica sanatoria del vizio per raggiungimento dello scopo, ai sensi dell'art. 156, comma 3, c.p.c.; tuttavia, in base ai principi di economia processuale, di ragionevole durata del processo e dell'interesse ad agire, il debitore opponente non può limitarsi, a pena di inammissibilità dell'opposizione, a dedurre l'irregolarità formale in sé considerata, senza indicare quale concreto pregiudizio ai diritti tutelati dal regolare svolgimento del processo esecutivo essa abbia cagionato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Febbraio 2019, n. 3967.


Esecuzione forzata - Mobiliare - Presso il debitore - Beni impignorabili o relativamente impignorabili - Beni ed entrate pubbliche - Indennizzo per irragionevole durata del processo - Pignoramento - Divieto di pignorabilità fondi destinati al pagamento degli emolumenti - Inclusione dei fondi destinati al pagamento dell’IRAP - Esclusione - Fondamento.
In materia di azioni esecutive in danno del Ministero della Giustizia per condanne relative alla durata irragionevole del processo, il divieto di pignorabilità dei fondi destinati al pagamento degli emolumenti di qualsiasi tipo dovuti al personale ai sensi dell'art. 1 ter del d.l. n. 143 del 2008, conv., con modif., in l. n. 181 del 2008, pur comprendendo gli oneri accessori contributivi e fiscali dovuti in relazione al singolo compenso dovuto a ciascun lavoratore, così come la quota del predetto compenso da versare direttamente allo Stato (o ad altri eventuali enti impositori) quale sostituto di imposta, non si estende ai fondi destinati al pagamento dell'IRAP, che non costituisce emolumento dovuto al personale amministrato né costituisce un accessorio degli emolumenti dovuti ai singoli lavoratori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Febbraio 2019, n. 3981.


Esecuzione coattiva per recupero spese di giustizia e somme statuite in favore della cassa delle ammende - Procedimento ex art. 227-ter del del d.P.R. n. 115 del 2002 - Formazione del ruolo e notifica della cartella - Necessaria previa notificazione del provvedimento giurisdizionale originante il credito - Esclusione - Condizioni - Fondamento.
In tema di procedimento di riscossione coattiva per il recupero delle spese di giustizia e delle somme dovute alla Cassa delle ammende, di cui all'art. 227-ter del d.P.R. n. 115 del 2002, la formazione del ruolo e la notificazione della cartella di pagamento non devono essere precedute dalla notifica dei provvedimenti giurisdizionali da cui sorge il credito, posto che la notificazione della detta cartella, nella quale siano riportati gli elementi minimi per consentire all'obbligato di individuare la pretesa impositiva e di difendersi nel merito, costituisce notificazione di un omologo del precetto riferito ad un titolo esecutivo rappresentato, a sua volta, dal sotteso ruolo. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto non necessaria la preventiva notificazione del provvedimento giurisdizionale in procedimento di riscossione avviato antecedentemente alla stipula della convenzione con Equitalia Giustizia s.p.a., per la quantificazione del credito e la formazione del ruolo, ai sensi dell'art. 227-ter del d.P.R. n. 115 del 2002, come modificato dalla l. n. 69 del 2009). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 Gennaio 2019, n. 2553.


Esecuzione forzata immobiliare - Istanza di assegnazione - Perentorietà del termine per la proposizione dell’istanza

Esecuzione forzata immobiliare - Opposizione avverso la declaratoria di inammissibilità dell’istanza di assegnazione - Ricorso nelle forme di cui all’art.617 c.p.c. - Onere di allegare il pregiudizio concreto e attuale derivante dalla violazione lamentata
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Il termine per la presentazione dell’istanza di assegnazione ha natura perentoria posto che, pur in mancanza della espressa qualificazione del termine in questione come perentorio, l’interpretazione sistematica dell’impianto codicistico ove l’assegnazione si inserisce e la eterogeneità della stessa rispetto all’offerta di acquisto (mancanza di cauzione e irrevocabilità) portano a ritenere che il deposito anticipato (entro il termine a ritroso di dieci giorni prima della data dell'udienza fissata per la vendita) sia preordinato alla scopo di renderla conoscibile alla platea dei possibili offerenti, al duplice fine di evitare, da un canto, la lesione del diritto dell’offerente, altrimenti escluso, che voglia presentare una offerta c.d. minima e, dall’altro, di consentire allo stesso di valutare – con indubbi vantaggi per la procedura esecutiva – anche la presentazione di un’offerta pari o superiore al prezzo base in ragione della già depositata istanza di assegnazione. (Alessandro Auletta) (riproduzione riservata)

L’impugnazione del provvedimento che dichiara la inammissibilità dell’istanza di assegnazione per intempestività deve aver luogo nelle forme di cui all’art. 617 c.p.c.: ciò implica in capo al ricorrente l’onere di allegare un pregiudizio attuale e concreto discendente dalla lamentata violazione: in specie, non trattandosi di debitore esecutato, occorre tener conto – a tali fini – che il creditore avrebbe potuto partecipare come offerente al procedimento di vendita, anche presentando una offerta di acquisto minima. (Alessandro Auletta) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo, 25 Gennaio 2019.


Esecuzione forzata immobiliare - Individuazione del prezzo di vendita - Determinazione del giudice dell’esecuzione non vincolata dal prezzo di stima.
La individuazione del prezzo di vendita è rimessa unicamente al giudice dell’esecuzione (art. 568 c.p.c.), il quale non è vincolato al prezzo di stima individuato dall’esperto stimatore, potendo, per converso, determinarlo valorizzando altri ed ulteriori circostanze di fatto (per esempio, la occupazione dell’immobile, anche temporanea, la più rapida allocazione del bene nel mercato, la ragionevole durata del processo esecutivo, la riduzione del valore di mercato per l’assenza della garanzia per vizi, lo stato d’uso e di manutenzione, lo stato di possesso).

L’art. 591-bis c.p.c. ha assegnato al G.E. il potere di disporre ribassi fino al limite di un quarto (25%) e dopo il quarto tentativo di vendita andato deserto fino al limite della metà; ove  il richiamo è da intendersi nel senso che, a partire dal quinto tentativo di vendita, è possibile disporre un ribasso, rispetto al precedente prezzo a base d’asta, pari alla metà. (Alessandro Auletta) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo, 25 Gennaio 2019.


Processo cautelare - Reclamo - Esclusione.
L’ordinanza cautelare ex artt. 617 e 618 c.p.c. non è reclamabile ex artt. 624 e 669 terdecies c.p.c. ma impugnabile solo con l’opposizione ex art. 617 c.p.c. (Claudia Izzo) (riproduzione riservata) Tribunale Nocera Inferiore, 22 Ottobre 2018.


Esecuzione forzata - Provvedimento di chiusura del procedimento esecutivo - Revocabilità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Azione di ripetizione di indebito da parte dell'espropriato dopo la chiusura del procedimento esecutivo - Esperibilità sul presupposto della illegittimità dell'esecuzione per motivi sostanziali - Esclusione.
In tema di esecuzione forzata, il provvedimento che chiude il procedimento esecutivo, pur non avendo, per la mancanza di contenuto decisorio, efficacia di giudicato, è, tuttavia, caratterizzato da una definitività insita nella chiusura di un procedimento esplicato col rispetto delle forme atte a salvaguardare gli interessi delle parti ed incompatibile con qualsiasi sua revocabilità, in presenza di un sistema di garanzie di legalità per la soluzione di eventuali contrasti, all'interno del processo esecutivo. Ne consegue che il soggetto espropriato non può esperire, dopo la chiusura del procedimento di esecuzione forzata, l'azione di ripetizione di indebito contro il creditore procedente (o intervenuto) per ottenere la restituzione di quanto costui abbia riscosso, sul presupposto dell'illegittimità per motivi sostanziali dell'esecuzione forzata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 Agosto 2018, n. 20994.


Opposizioni agli atti esecutivi - Rispetto del termine per l'introduzione della fase di merito - Rilevanza del compimento delle formalità di iscrizione della causa a ruolo - Esclusione - Fondamento.
Nel giudizio di opposizione agli atti esecutivi, ai fini del rispetto del termine assegnato dal giudice per l'introduzione della fase di merito, non assume rilevanza il compimento delle formalità di iscrizione della causa a ruolo, che, pur richiamata nell'art. 618 c.p.c., ha la sola funzione di rimarcare la diversa cognizione, sommaria nella prima fase, piena nella seconda, tipica della struttura bifasica del giudizio di opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 Luglio 2018, n. 19905.


Esecuzione forzata - Opposizioni agli atti esecutivi - Rispetto del termine per l'introduzione della fase di merito - Rilevanza del compimento delle formalità di iscrizione della causa a ruolo - Esclusione - Fondamento.
Nel giudizio di opposizione agli atti esecutivi, ai fini del rispetto del termine assegnato dal giudice per l'introduzione della fase di merito, non assume rilevanza il compimento delle formalità di iscrizione della causa a ruolo, che, pur richiamata nell'art. 618 c.p.c., ha la sola funzione di rimarcare la diversa cognizione, sommaria nella prima fase, piena nella seconda, tipica della struttura bifasica del giudizio di opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 Luglio 2018, n. 19905.


Processo esecutivo - Irregolarità formali del precetto - Proposizione dell’opposizione agli atti esecutivi - Sanatoria - Fondamento - Limiti - Fattispecie.
La nullità del precetto, derivante dalla mancata indicazione della data di notificazione del titolo esecutivo, è sanata, per il raggiungimento dello scopo, dalla proposizione dell'opposizione agli atti esecutivi, in tutti i casi in cui questa si limiti a lamentare l'esistenza della irregolarità formale in sé considerata, senza dedurre che essa abbia causato pregiudizio ai diritti tutelati dal regolare svolgimento della procedura esecutiva. (Nella specie, l'opponente ha lamentato esclusivamente la mancata indicazione nel precetto della data di precedente notifica dei titoli esecutivi, senza contestare che questa fosse stata effettuata, e, conseguentemente, di essere stato messo in condizione di adempiere spontaneamente prima ancora della notifica del precetto, né di essere stato efficacemente richiamato alla sua posizione di parte inadempiente, con la notifica del precetto, e messo in condizione di adempiere nel termine indicato nel precetto stesso, evitando l'esecuzione forzata). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Luglio 2018, n. 19105.


Espropriazione forzata - Opposizione all'esecuzione - Ordinanza di trasferimento con provvedimento di rilascio ex art. 560 c.p.c. da parte del terzo conduttore dei beni oggetto di esecuzione.
Il contratto di locazione ultranovennale, registrato e trascritto, prima del pignoramento, ma successivo all'iscrizione dell'ipoteca, sugli stessi beni oggetto di esecuzione, è opponibile al terzo aggiudicatario. (Domenico Di Stasi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 14 Giugno 2018.


Famiglia - Matrimonio - Separazione personale dei coniugi - Assegnazione della casa familiare - Trascrizione del provvedimento di assegnazione - Successiva trascrizione del pignoramento - Anteriore iscrizione di ipoteca - Inopponibilità dell'assegnazione alla procedura

Procedura esecutiva - Opposizione agli atti - Istanza di sospensione -  Definizione della fase sommaria - Ordinanza di accoglimento o di rigetto - Statuizione in ordine alle spese processuali - Necessità - Riesame nell'eventuale giudizio di merito
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Il provvedimento di assegnazione della casa familiare trascritto prima del pignoramento non è opponibile alla procedura esecutiva della quale sia parte un creditore munito di ipoteca iscritta anteriormente alla trascrizione del provvedimento di assegnazione della casa (Cass. 7776/2016). (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

Il provvedimento di accoglimento o di rigetto che definisce la fase sommaria dell’opposizione (tanto all’esecuzione, quanto agli atti esecutivi), pur se privo di definitività, deve contenere la statuizione relativa alle spese processuali, che può essere riesaminata nell’eventuale giudizio di merito. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 24 Aprile 2018.


Espropriazione forzata - Credito tributario - Opposizione agli atti esecutivi - Vizi deducibili - Distinzione.
In base ai principi di diritto desumibili dal combinato disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 57 e del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 29, nella procedura di riscossione esattoriale, l'opposizione agli atti esecutivi si propone nelle forme ordinarie (e quindi davanti al giudice ordinario, secondo le modalità previste dagli artt. 617 c.p.c. e segg.) sia per i vizi degli atti del processo di esecuzione forzata non relativi alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo, sia, in generale, per qualsiasi vizio, in caso di crediti non tributari.

Per quanto riguarda, invece, i crediti tributari, e con riferimento al vizio del pignoramento derivante dalla mancata notificazione degli atti pre-esecutivi, deve escludersi la proponibilità dell'opposizione agli atti esecutivi nelle forme ordinarie a favore della giurisdizione tributaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 20 Aprile 2018, n. 9833.


Espropriazione forzata - Opposizione agli atti esecutivi - Termine - Decorso - Comunicazione del provvedimento del giudice dell'esecuzione - Irregolarità - Nullità suscettibile di sanatoria per raggiungimento dello scopo.
Ai fini del decorso del termine per proporre opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 c.p.c., quand'anche la comunicazione del provvedimento del giudice dell'esecuzione sia avvenuta in imperfetta ottemperanza al disposto del capoverso dell'art. 45 disp. att. c.p.c., come nel caso in cui essa sia stata non integrale, la relativa nullità è suscettibile di sanatoria per raggiungimento dello scopo, anche ai fini del decorso del termine per la proposizione dell'opposizione agli atti esecutivi, ove l'oggetto della comunicazione sia sufficiente a fondare in capo al destinatario una conoscenza di fatto della circostanza che è venuto a giuridica esistenza un provvedimento del giudice dell'esecuzione potenzialmente pregiudizievole; pertanto, in tal caso è onere del destinatario, nonostante l'incompletezza della comunicazione, attivarsi per prendere utile piena conoscenza dell'atto e valutare se e per quali ragioni proporre opposizione avverso di esso ai sensi dell'art. 617 c.p.c., e nel rispetto del relativo complessivo termine, da reputarsi idoneo all'espletamento delle sue difese; ed incombe all'opponente dimostrare, se del caso, l'inidoneità in concreto della ricevuta comunicazione ai fini dell'estrinsecazione, in detti termini, del suo diritto di difesa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 30 Marzo 2018, n. 7898.


Esecuzione forzata - Competenza - Opposizioni agli atti esecutivi - Forma - Inosservanza delle forme previste dall'art. 45 disp. att. c.p.c. - Raggiungimento dello scopo - Nullità - Esclusione - Condizioni - Fattispecie.
In tema di opposizione agli atti esecutivi, la nullità della comunicazione del provvedimento del giudice dell'esecuzione - avvenuta senza la trasmissione del testo integrale della decisione comprensivo del dispositivo e della motivazione (in violazione dell'art. 45, comma 4, disp. att. c.p.c.) - è suscettibile di sanatoria per raggiungimento dello scopo, anche ai fini del decorso del termine per la proposizione dell'opposizione agli atti esecutivi, qualora l'oggetto della comunicazione sia sufficiente a fondare in capo al destinatario una conoscenza di fatto della circostanza che è venuto a giuridica esistenza un provvedimento del giudice dell'esecuzione potenzialmente pregiudizievole; in tal caso è onere del destinatario, nonostante l'incompletezza della comunicazione, attivarsi per prendere utile e piena conoscenza dell'atto per valutare se e per quali ragioni proporre tempestivamente l'opposizione ai sensi dell'art. 617 c.p.c. oppure, alternativamente, incombe all'opponente dimostrare l'inidoneità in concreto della ricevuta comunicazione ai fini dell'estrinsecazione, nei predetti termini, del suo diritto di difesa. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la pronuncia di inammissibilità dell'opposizione ex art. 617 c.p.c. avverso la pronuncia di incompetenza del giudice dell'esecuzione, perché tardivamente proposta oltre venti giorni dopo la comunicazione, a mezzo p.e.c., del dispositivo dell'ordinanza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 Marzo 2018, n. 5172.


Processo esecutivo - Opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 cod. proc. civ. - comunicazione non integrale del provvedimento del giudice - Sanatoria - Onere del destinatario, nonostante l'incompletezza della comunicazione, attivarsi per prendere utile piena conoscenza dell'atto.
Ai fini del decorso del termine per proporre opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 cod. proc. civ., quand'anche la comunicazione del provvedimento del giudice dell'esecuzione sia avvenuta in imperfetta ottemperanza al disposto del capoverso dell'art. 45 disp. att. cod. proc. civ., come nel caso in cui essa sia stata non integrale, la relativa nullità è suscettibile di sanatoria per raggiungimento dello scopo, anche ai fini del decorso del termine per la proposizione dell'opposizione agli atti esecutivi, ove l'oggetto della comunicazione sia sufficiente a fondare in capo al destinatario una conoscenza di fatto della circostanza che è venuto a giuridica esistenza un provvedimento del giudice dell'esecuzione potenzialmente pregiudizievole; pertanto, in tal caso, è onere del destinatario, nonostante l'incompletezza della comunicazione, attivarsi per prendere utile piena conoscenza dell'atto e valutare se e per quali ragioni proporre opposizione avverso di esso ai sensi dell'art. 617 cod. proc. civ. e nel rispetto del relativo complessivo termine, da reputarsi idoneo all'espletamento delle sue difese;
ed incombe all'opponente dimostrare, se del caso, l'inidoneità in concreto della ricevuta comunicazione ai fini dell'estrinsecazione, in detti termini, del suo diritto di difesa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 13 Febbraio 2018, n. 3430.


Espropriazione forzata – Avviso di vendita e l'aggiudicazione – Notifica al debitore – Necessità – Esclusione.
L'avviso di vendita e l'aggiudicazione non sono atti per i quali, nell’esecuzione ordinaria, è prevista la notifica al debitore, così che questi, volta che abbia ricevuto la notifica dell'udienza di comparizione parti nella quale la vendita è stata autorizzata, è tenuto a seguire la procedura senza altra comunicazione con la conseguenza che, nei suoi confronti, i termini per le impugnazioni decorrono dal compimento dei relativi atti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 18 Settembre 2017.


Esecuzione forzata - Opposizione agli atti esecutivi - Termine - Tempestività dell'opposizione - Onere di allegazione e prova a carico dell'opponente - Necessità - Fondamento.
In tema di opposizione agli atti esecutivi, colui il quale propone tale opposizione oltre il termine di cui all’art. 617, comma 2, c.p.c. dall’ultimo atto del procedimento, invocando la nullità degli atti in virtù del vizio derivato dall'omessa notifica di un atto presupposto (nella specie, l'ordinanza dispositiva della vendita immobiliare emessa fuori udienza), è tenuto ad allegare e dimostrare quando, di fatto, ha avuto conoscenza di detto atto e di quelli conseguenti, in quanto l’opposizione deve ritenersi tempestiva solo se proposta nel termine di venti giorni da tale sopravvenuta conoscenza di fatto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 27 Luglio 2017, n. 18723.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Provvedimento di definizione del processo esecutivo per mancanza o inefficacia del titolo esecutivo - Impugnazione - Opposizione ex art. 617 c.p.c. - Necessità - Provvedimento sommario di arresto del processo esecutivo a seguito di opposizione ex art. 615 c.p.c. - Impugnazione - Reclamo ex art. 624 c.p.c. - Limiti - Criterio di individuazione della natura del provvedimento.
Nei casi in cui il giudice dell’esecuzione, esercitando il potere officioso, dichiari l’improcedibilità (o l’estinzione cd. atipica, o comunque adotti altro provvedimento di definizione) della procedura esecutiva in base al rilievo della mancanza originaria o sopravvenuta del titolo esecutivo o della sua inefficacia, il provvedimento adottato in via né sommaria né provvisoria, a definitiva chiusura della procedura esecutiva, è impugnabile esclusivamente con l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c.; diversamente, se adottato in seguito a contestazioni del debitore prospettate mediante una formale opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., in relazione alla quale il giudice abbia dichiarato di volersi pronunziare, il provvedimento sommario di provvisorio arresto del corso del processo esecutivo, che resta perciò pendente, è impugnabile con reclamo ai sensi dell’art. 624 c.p.c. Al fine di distinguere tra le due ipotesi, deve ritenersi decisivo indice della natura definitiva del provvedimento la circostanza che, con esso, sia disposta (espressamente o, quanto meno, implicitamente, ma inequivocabilmente) la liberazione dei beni pignorati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15605.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Opposizione ex art. 615 c.p.c. - Provvedimento che sospende o chiude il processo esecutivo - Fissazione del termine per l’instaurazione della fase di merito - Necessità - Omissione da parte del giudice - Rimedi - Riassunzione dell’esecuzione all’esito dell’opposizione - Ammissibilità - Limiti.
Quando è stata proposta un’opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., il giudice dell’esecuzione, con il provvedimento che sospende o chiude il processo, deve contestualmente fissare il termine per l’instaurazione della fase di merito del giudizio di opposizione (salvo che l’opponente stesso vi rinunzi) e, in mancanza, sarà possibile, per la parte interessata, chiedere l’integrazione del provvedimento ai sensi dell’art. 289 c.p.c., ovvero procedere direttamente all’instaurazione del suddetto giudizio di merito; peraltro, solo se il procedimento esecutivo non è stato definito, ma resta pendente, è eventualmente possibile, all’esito dell’opposizione, la riassunzione dell’esecuzione, mentre, se il processo esecutivo è stato, invece, definito con liberazione dei beni pignorati e non vi è stata opposizione accolta agli atti esecutivi, il giudicato sull’opposizione all’esecuzione potrà fare stato tra le parti solo ai fini di futuri eventuali nuovi processi, ma non sarà possibile la riassunzione dell’esecuzione, definitivamente chiusa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15605.


Pignoramento - Omessa o invalida notifica della cartella di pagamento o di altro atto prodromico - Opposizione agli atti esecutivi - Ammissibilità - Giurisdizione tributaria - Sussistenza - Fondamento.
In materia di esecuzione forzata tributaria, l'opposizione agli atti esecutivi avverso l'atto di pignoramento asseritamente viziato per omessa o invalida notificazione della cartella di pagamento (o di altro atto prodromico al pignoramento), è ammissibile e va proposta - ai sensi degli artt. 2, comma 1, e 19 del d.lgs. n. 546 del 1992, dell'art. 57 del d.P.R. n. 602 del 1973 e dell'art. 617 c.p.c. - davanti al giudice tributario, risolvendosi nell'impugnazione del primo atto in cui si manifesta al contribuente la volontà di procedere alla riscossione di un ben individuato credito tributario. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Giugno 2017, n. 13913.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi - Criterio discretivo - Natura dell’atto impugnato - Irrilevanza - Indagine di “causa petendi” e “petitum” - Necessità - Fattispecie.
In sede esecutiva, al fine della corretta qualificazione della domanda occorre fare riferimento alla "causa petendi" ed al "petitum", che, nell'opposizione all'esecuzione, investono l'"an" della esecuzione, cioè il diritto del creditore di procedervi, mentre, nell'opposizione agli atti esecutivi, investono il "quomodo", vale a dire le modalità con le quali il creditore può agire in sede esecutiva. (Nella specie, la S.C. ha giudicato erronea la valutazione effettuata dal giudice di merito, che aveva ritenuto essere stata proposta una opposizione agli atti esecutivi, perché era stato impugnato l'avviso di espropriazione di cui all'art. 50 del d.P.R. n. 602 del 1973, vertendosi, invece, in materia di opposizione all'esecuzione, essendo la domanda rivolta a conseguire la dichiarazione di inesistenza del diritto del creditore a procedere ad esecuzione, in conseguenza dell'estinzione del credito per effetto della pronuncia del provvedimento di esdebitazione di cui all'art. 142 l.fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Maggio 2017, n. 13381.


Esecuzione forzata - Estinzione del processo - Provvedimento di chiusura del processo esecutivo per estinzione del credito azionato -  Contestuale liberazione dei beni pignorati - Impugnazione - Opposizione ex art. 617 c.p.c. - Necessità.
In tema di esecuzione forzata, può essere impugnato esclusivamente con opposizione agli atti esecutivi il provvedimento con cui il giudice dell’esecuzione, anche a seguito di contestazione del debitore, definisca il procedimento esecutivo per riscontrata estinzione del credito azionato, qualora abbia contestualmente disposto la liberazione dei beni pignorati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 Maggio 2017, n. 13108.


Esecuzione forzata - Vendita forzata - Effetti - Vizi della cosa - Vendita di "aliud pro alio" - Esclusiva deducibilità mediante opposizione agli atti esecutivi - Decorrenza del relativo termine - Dalla conoscenza del vizio integrante la diversità del bene aggiudicato rispetto a quello offerto - Onere probatorio gravante sull’opponente.
Nella vendita forzata, l’ipotesi del cd. "aliud pro alio" può essere fatta valere, soprattutto da chi assume la qualità di soggetto del processo esecutivo, quale è certamente il debitore esecutato, solo nelle forme dell’opposizione agli atti esecutivi, ma il termine previsto dall’art. 617 c.p.c. decorre dalla conoscenza del vizio o delle difformità integranti la diversità del bene aggiudicato rispetto a quello offerto, occorrendo, conseguentemente, anche fornire la prova della tempestività della relativa opposizione all’interno del processo esecutivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 Maggio 2017, n. 11729.


Esecuzione forzata - Mobiliare presso terzi - Dichiarazione del terzo resa per errore incolpevole - Rimedi esperibili - Revoca - Ammissibilità - Sino alla pronuncia dell’ordinanza di assegnazione - Rimedi successivi - Opposizione ex art. 617 c.p.c. - Necessità - Proposizione di contestazioni in mancanza di opposizione - Limiti.
In tema di espropriazione presso terzi, nell’ipotesi di dichiarazione positiva ex art. 547 c.p.c., resa per errore incolpevole, il terzo pignorato può revocare la dichiarazione medesima sino all’emissione dell’ordinanza di assegnazione, mentre, se l’errore emerga successivamente, ha l’onere di proporre opposizione ex art. 617 c.p.c. avverso tale provvedimento. In mancanza di opposizione, l’ordinanza di assegnazione è irretrattabile e, nell’esecuzione forzata iniziata sulla base di essa, il terzo pignorato, assunta la qualità di debitore esecutato, può proporre solo contestazioni fondate su fatti sopravvenuti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 Maggio 2017, n. 10912.


Esecuzione forzata – Opposizioni – Agli atti esecutivi – Provvedimento di chiusura della fase sommaria – Declaratoria di inammissibilità priva di provvedimenti ex art. 618 c.p.c., nonché del termine per l'instaurazione del giudizio di merito e della statuizione sulle spese – Ricorribilità ex articolo 111 Cost. – Esclusione – Ragioni.
In tema di opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., è inammissibile il ricorso straordinario per cassazione avverso il provvedimento con il quale il giudice dell’esecuzione, rilevato il mancato rispetto del termine perentorio per notificare il ricorso introduttivo, dichiari chiusa la fase sommaria ed inammissibile l’opposizione senza adottare i provvedimenti indilazionabili ai sensi dell’articolo 618 c.p.c., né concedere il termine per instaurare il giudizio di merito o liquidare le spese, atteso che il provvedimento conclusivo della fase sommaria, benchè illegittimamente emesso, è privo del carattere della definitività, la parte ben potendo proporre reclamo al collegio per ottenere le misure cautelari invocate ovvero introdurre autonomamente il giudizio a cognizione piena, all’esito del quale conseguire una pronuncia sull’opposizione e sulle spese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 13 Aprile 2017, n. 9652.


Esecuzione forzata – Opposizioni – Proposizione di reclamo ai sensi dell’art. 630 c.p.c. – Erroneità per difetto di presupposti – Conseguente valutazione, da parte del giudice, della sussistenza di motivi legittimanti l’esperibilità dell’opposizione agli atti esecutivi – Effetti relativi al derivante regime impugnatorio – Individuazione.
L’impugnazione di un provvedimento giurisdizionale deve essere proposta nelle forme previste dalla legge per la domanda così come è stata qualificata dal giudice (anche se tale qualificazione sia erronea), e non come le parti ritengano che debba essere qualificata. Ne consegue che ove il tribunale qualifichi come "reclamo" ai sensi dell’art. 630 c.p.c. l’impugnazione proposta avverso un provvedimento del giudice dell’esecuzione, e lo dichiari inammissibile ritenendo che nella specie si sarebbe dovuta proporre l’opposizione agli atti esecutivi, la relativa decisione è impugnabile con l’appello e non col ricorso per cassazione, non potendo applicarsi il principio dell’inappellabilità, previsto per le decisioni sull’opposizione agli atti esecutivi, ad un caso in cui quest’ultima è stata ritenuta dal giudice mai proposta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Aprile 2017, n. 9362.


Esecuzione forzata - Custodia - Esecuzione mobiliare - Opposizione agli atti esecutivi - Introduzione del giudizio di merito - Forma – Omissione conseguenze - Fattispecie.
Ai sensi dell'art. 618 c.p.c. (nel testo attualmente vigente), l'introduzione del giudizio di merito nel termine perentorio fissato dal giudice dell'esecuzione, all'esito dell'esaurimento della fase sommaria, deve avvenire con la forma dell'atto introduttivo relativa al rito con cui va trattata l'opposizione nella fase a cognizione piena, sicché ove si applichi, ex art. 618-bis, comma 1, c.p.c., il rito del lavoro, quel giudizio va instaurato con ricorso da depositarsi nella cancelleria del giudice competente entro il termine perentorio suddetto e, qualora l’opponente ometta di osservarlo, non è possibile assegnarne uno nuovo; in tal caso, l’opposizione è inammissibile e la sentenza che eventualmente l’abbia accolta è nulla. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Aprile 2017, n. 8874.


Fallimento del debitore esecutato posteriore all’ordinanza di assegnazione – Inefficacia ex art. 44 L.F. del pagamento del terzo al creditore procedente.
La dichiarazione ex art. 547 c.p.c. ha natura giuridica di atto confessorio ed è rilevante l’errore di fatto che la infici. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

La contestazione del credito oggetto di assegnazione per fatti anteriori alla pronuncia dell’ordinanza e fondata sull’erroneità della qualificazione come positiva della dichiarazione del terzo, può essere fatta valere con l’impugnazione dell’ordinanza stessa ai sensi dell’art. 617 c.p.c., ed entro il termine decorrente dalla conoscenza legale della medesima. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

Il fallimento del debitore esecutato rende inefficace ex art. 44 L.F. qualsiasi pagamento eseguito in attuazione di un’ordinanza di assegnazione anteriormente emessa. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)
Tribunale Alessandria, 02 Marzo 2017.


Opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. - Nullità derivata del decreto di trasferimento - Vizio della perizia di stima - Limiti della opposizione - Tardività - Inammissibilità.
L'opposizione agli atti esecutivi promossa dal debitore ex art. 617 c.p.c. contro il decreto di trasferimento per una nullità derivata dalla perizia di stima, deve ritenersi inammissibile per tardività, dovendo al più il debitore opporsi - nel termine di legge - all'ordinanza di vendita del G.E., che richiama in premessa la Relazione di Consulenza Tecnica ritenuta dall'opponente viziata. (Giuseppe Positano) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 08 Novembre 2016.


Concordato preventivo - Divieto di azioni esecutive - Esecuzione esattoriale - Ragione di credito maturata in data anteriore - Divieto - Opposizione all’esecuzione - Ammissibilità.
La contestazione della procedibilità di un’esecuzione forzata intrapresa nei confronti di soggetto ammesso a procedura concorsuale concerne il profilo della pignorabilità dei beni dell’esecutato, sub specie di suscettibilità degli stessi ad essere assoggettati ad esecuzione forzata individuale.

Non può considerarsi sorto successivamente all’apertura della procedura concorsuale, ed essere quindi coattivamente eseguita sul patrimonio del debitore a mezzo di esecuzione individuale, una ragione di credito che trovi il proprio fondamento in un fatto costitutivo verificatosi in epoca anteriore, seppur accertata in epoca successiva.

(Nel caso di specie, l’agente per la riscossione aveva promosso, nei confronti di società ammessa alla procedura di concordato preventivo, un’espropriazione presso terzi sulla base di una ragione di credito accertata successivamente ma maturata in data anteriore all’inizio della procedura.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Asti, 04 Novembre 2016.


Procedimento esecutivo – Ammissione del debitore a procedura concorsuale – Successivamente a ordinanza di assegnazione delle somme pignorate ancora non eseguita – Tempestiva opposizione agli atti esecutivi – Improcedibilità dell’esecuzione – Revoca dell’ordinanza di assegnazione.
La procedura esecutiva è improcedibile ai sensi e per gli effetti dell’art.168 L.F. – con conseguente revoca dell’ordinanza di assegnazione eventualmente emessa e fatta oggetto di tempestiva opposizione prima della sua esecuzione contro il terzo pignorato -  ove il debitore sia stato ammesso alla procedura di concordato preventivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Ottobre 2016.


Opposizione agli atti esecutivi - Competenza per materia del tribunale - Sussistenza.
A seguito della soppressione dell'ufficio del pretore, il tribunale è competente per materia sull'opposizione agli atti esecutivi, sia se proposta prima sia se proposta dopo l'esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 Settembre 2016, n. 19051.


Esecuzione forzata esattoriale – Forme dell’opposizione – Qualificazione giuridica della cartella di pagamento e dell’avviso di iscrizione ipotecaria – Vizi della notificazione della cartella di pagamento – Sanatoria ex art.156 c.p.c. – Esclusione – Nullità della cartella – Sussiste.
In ordine ai motivi che attengono al merito della pretesa contributiva (contestazioni sull’an e sul quantum, eventi estintivi, impeditivi o modificativi del credito) l’opposizione va qualificata come opposizione all’iscrizione a ruolo, costituendo quest’ultimo titolo esecutivo.
In ordine ai motivi che riguardano il difetto originario o sopravvenuto del titolo esecutivo (ad esempio inesistenza giuridica della cartella, sospensione del ruolo da parte del giudice, fatti estintivi della pretesa successivi alla formazione del titolo esecutivo) l’opposizione va qualificata come opposizione all’esecuzione.
In ordine ai motivi che attengano alla regolarità formale del titolo esecutivo, dell’intimazione di pagamento e degli atti propedeutici all’esecuzione forzata (nullità della cartella o dell’intimazione per omessa motivazione, omessa notifica della cartella, nullità o inesistenza della notifica della cartella o dell’intimazione di pagamento, notifica della cartella di pagamento oltre il termine fissato a pena di decadenza, etc) l’azione va qualificata come opposizione agli atti esecutivi ex art.29 D.Lgs. 46/1999 e quindi essa è disciplinata dall’art.617 c.p.c..
La cartella di pagamento è assimilabile al precetto nell’ordinario procedimento esecutivo.
È da escludersi che l’iscrizione ipotecaria possa costituire atto dell’espropriazione forzata, configurandosi invece in termini di procedura alternativa all’espropriazione. Diretto corollario di tale affermazione è la non riconducibilità ad un atto esecutivo dell’atto prodromico a tale iscrizione: la notifica dell’intimazione in ordine all’iscrizione ipotecaria.
È all’agente della riscossione che spetta dimostrare l’integrale correttezza di tutto il procedimento notificatorio.
Il principio per cui i vizi della notificazione del precetto e del titolo esecutivo devono considerarsi sanati per raggiungimento dello scopo ex art.156 c.p.c. in virtù dell’opposizione al precetto non si riferisce ai casi in cui il vizio della notificazione per la sua gravità si traduce nell’inesistenza della medesima. La cartella di pagamento è lo strumento attraverso il quale si rende nota al debitore l’esistenza del ruolo. Lo scopo suo proprio è quello di assegnare al debitore un termine per adempiere l’obbligo risultante dal ruolo e di preannunciare, per il caso di mancato adempimento, l’esercizio dell’azione esecutiva. Con la conseguenza che con la mancata notifica della cartella il debitore è privato della facoltà di adempiere entro 60 giorni dalla notifica e gravato dell’ulteriore onere di adempimento nel minor termine di 30 giorni a pena di iscrizione di ipoteca si beni a proprietà. La nullità della notificazione della cartella di pagamento costituisce quindi causa di nullità della cartella medesima. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 27 Luglio 2016.


Divieto ex art. 51 l.fall. - Deduzione della sua violazione - Natura - Opposizione all'esecuzione - Conseguenze.
In tema di procedimento esecutivo, la contestazione della possibilità per il creditore di iniziare o proseguire l'esecuzione forzata individuale in costanza del fallimento del debitore, ai sensi dell'art. 51 l. fall., attiene al diritto di procedere all'esecuzione forzata (individuale) e non semplicemente alla regolarità di uno o più atti della procedura ovvero alle modalità di esercizio dell'azione esecutiva, sicchè va qualificata come opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c. e non è assoggettata al regime, anche di decadenza, di cui all'art. 617 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 Luglio 2016, n. 14449.


Espropriazione forzata - Delega delle operazioni ad un professionista - Impugnazione diretta degli atti del professionista - Esclusione.
Questo giudice non ignora che, per giurisprudenza consolidata, il rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 c.p.c. è esperibile esclusivamente nei confronti di atti riferibili al giudice dell'esecuzione, il quale è l'unico titolare del potere di impulso e controllo del processo esecutivo; pertanto, ove tale giudice abbia delegato ad un notaio lo svolgimento delle operazioni, gli atti assunti dal professionista possono essere sottoposti al controllo del giudice dell'esecuzione nelle forme desumibili dalla disciplina del procedimento esecutivo azionato, ma non possono essere impugnati direttamente con l'opposizione agli atti esecutivi (in questi termini Cass. 8868/2011, per medesime considerazioni Cass. ord. 20 gennaio 2011 n. 1335). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Maggio 2016.


Espropriazione forzata - Vendite delegate professionisti - Impugnazione degli atti del processo esecutivo - Termine e decorrenza - Esaurimento del sub-procedimento gestito dal professionista - Compimento del primo atto adottato dal giudice dell'esecuzione successivamente a quello viziato.
Quando si tratta di vendite delegate a professionisti, il principio generale dell'onere dell'impugnazione degli atti del processo esecutivo immobiliare entro il termine decorrente dall'esaurimento della fase, ovvero del sub-procedimento nel quale si inserisce l'atto impugnato (sulla strutturazione del processo esecutivo, soprattutto immobiliare, come serie di sub-procedimenti, ciascuno dei quali consistente in autonoma serie di atti ordinati a distinti provvedimenti successivi, la giurisprudenza è costante: tra le ultime, v. Cass. 29 settembre 2009 n. 20814), va temperato nel senso che il termine stesso decorre dal compimento (o dalla legale conoscenza) del primo atto adottato dal giudice dell'esecuzione successivamente a quello viziato (in questi termini Cass. 8868/2011) (nel caso di specie dal decreto di trasferimento). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Maggio 2016.


Espropriazione forzata - Reiterazione di istanza di sospensione respinta - Intento defatigatorio - Animus nocendi e colpa sanzionabili in via equitativa ex art. 96, comma 3, c.p.c. - Mala fede o colpa grave - Ricorso abusivo allo strumento processuale.
La richiesta di un provvedimento d’urgenza adducendo problematiche già affrontate in un precedente provvedimento dallo stesso giudice, non revocato nel corso del medesimo procedimento esecutivo, va ricondotta a meri intendi defatigatori, e quindi risulta necessariamente connotata da un animus nocendi o dalla colpa, sanzionabili in via equitativa ai sensi dell’articolo 96, comma 3, c.p.c.

L'art. 96, comma 3, c.p.c., infatti, presuppone il requisito della mala fede o della colpa grave, non solo perché è inserito in un articolo destinato a disciplinare la responsabilità aggravata, ma anche perché agire in giudizio per far valere una pretesa che alla fine si rileva infondata non costituisce condotta di per sé rimproverabile (Cassazione civile, sez. VI 30 novembre 2012). (Nel caso di specie, il giudice ha ritenuto che una istanza di sospensione del processo esecutivo, basata sulle medesime doglianze oggetto di precedente provvedimento, in assenza di motivi sopravvenuti che ne legittimo la riproposizione, costituisca comportamento sanzionabile ai sensi dell’articolo 96, comma 3, c.p.c., quale ricorso abusivo allo strumento processuale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 05 Maggio 2016.


Opposizione a pignoramento - Struttura bifasica del procedimento - Ricorso al G.E. - Pendenza della lite - Affermazione - Proposizione della seconda fase "di merito" - Rilevanza ai fini della litispendenza - Esclusione.
Il giudizio di opposizione all'esecuzione, promosso ai sensi dell'art. 615, co. 2, c.p.c., deve ritenersi pendente sin dal momento in cui è stata introdotta la fase sommaria del procedimento, con il deposito del ricorso davanti al G.E. Pertanto è a tale momento che si deve aver riguardo onde determinare se il termine "lungo" di impugnazione della sentenza che chiude quel giudizio, ex art. 327 c.p.c., sia quello annuale ovvero quello semestrale dimidiato dalla L. 18.6.2009, n. 69. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 04 Maggio 2016, n. 8907.


Ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c. - Contestazione del credito oggetto di assegnazione per erronea qualificazione positiva della dichiarazione del terzo - Opposizione ex art. 617 c.p.c. - Necessità.
In tema di pignoramento presso terzi, la contestazione del credito oggetto di assegnazione per fatti anteriori alla pronuncia dell'ordinanza ex art. 553 c.p.c., fondata sull'erroneità della qualificazione come positiva della dichiarazione del terzo, può essere fatta valere soltanto con l'impugnazione dell'ordinanza stessa ai sensi dell'art. 617 c.p.c., da proporsi entro il termine di decadenza che decorre dalla conoscenza legale del provvedimento di assegnazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 25 Febbraio 2016, n. 3712.


Espropriazione forzata - Atto di precetto - Omessa indicazione dell’avviso relativo alla possibilità di attivare la procedura di sovraindebitamento - Opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c..
Il vizio della mancata indicazione nell’atto di precetto del requisito di cui all’articolo 480, comma 2, c.p.c. (consistente nell’avvertimento della possibilità per il debitore di porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore) può essere dedotto con lo strumento della opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’articolo 617 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Febbraio 2016.


Espropriazione forzata - Atto di precetto - Omessa indicazione dell’avviso relativo all’attivazione della procedura di sovraindebitamento - Conseguenze - Valutazione del giudice - Ratio della norma - Fattispecie.
Le conseguenze dell’omessa indicazione, nell’atto di precetto, della possibilità per il debitore di attivare la procedura di sovraindebitamento, sono rimesse alla valutazione del giudice, il quale dovrà tenere presente l’esigenza che tale avviso svolge di rappresentare al destinatario dell’atto l’esistenza di situazioni giuridiche che un soggetto normalmente sfornito di cognizioni tecniche non è in grado di conoscere ed altresì di evitare la rinnovazione di atti che non siano in grado di offrire risultati diversi rispetto a quelli già prodotti.

Nel caso di specie, il giudice dell’esecuzione ha rigettato l’opposizione del debitore, fondata sulla mancanza dell’avvertimento in questione, in ragione del fatto che lo stesso non ha provato di aver instaurato alcuna procedura di sovraindebitamento, né di essere legittimato alla presentazione della relativa domanda. Il giudice ha quindi ritenuto che la rinnovazione del precetto si sarebbe tradotta nell’imposizione al creditore dell’obbligo di rinnovare un atto che non avrebbe prodotto risultati diversi da quelli già ottenuti, non avendo il debitore manifestato alcun interesse per l’attivazione delle procedure di cui alla legge n. 3/2012. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 18 Febbraio 2016.


Esecuzione forzata - Vendita forzata - Effetti - Vizi della cosa- Differenza strutturale tra vendita forzata e vendita negoziale - Conseguenze sulla nozione di "aliud pro alio" - Portata - Fattispecie.
La differenza strutturale tra la vendita forzata e quella negoziale è ostativa all'adozione, per la prima, di una nozione lata di "aliud pro alio", con la conseguenza che la nullità del decreto di trasferimento è ravvisabile solo in caso di radicale diversità del bene oggetto di vendita forzata ovvero se ontologicamente diverso da quello sul quale è incolpevolmente caduta l'offerta dell'aggiudicatario, oppure perché, in una prospettiva funzionale, dopo il trasferimento risulti definitivamente inidoneo all'assolvimento della destinazione d'uso che, presa in considerazione nell'ordinanza di vendita, ha costituito elemento determinante per l'offerta dell'aggiudicatario. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha escluso "l'aliud pro alio" relativamente alla vendita forzata di una unità abitativa la cui inagibilità, dichiarata dal Comune per la presenza di elementi inquinanti, ed emersa solo a seguito di una integrazione della perizia di stima depositata dopo il versamento del prezzo da parte dell'aggiudicatario, era solo temporanea per la piena recuperabilità della salubrità dell'immobile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Gennaio 2016, n. 1669.


Processo esecutivo – Ordinanza di chiusura anticipata ex art. 164 bis disp.att. c.p.c. – Reclamo ex art.630 c.p.c. – Inammissibilità – Impugnabilità mediante opposizione ex art.617 c.p.c..
Il provvedimento del giudice dell’esecuzione che decide sull’istanza di chiusura anticipata del processo esecutivo, proposta ai sensi dell’art.164 bis disp. att. c.p.c., può essere impugnato nelle forme dell’opposizione agli atti esecutivi ex art.617 c.p.c. e non in quelle del reclamo al collegio ex art.630, 3° comma, c.p.c.. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Belluno, 12 Gennaio 2016.


Esecuzione forzata - In genere - Fermo amministrativo dei beni mobili registrati - Natura giuridica - Misura alternativa all'esecuzione forzata con carattere puramente afflittivo - Fondamento - Conseguenze.
Il provvedimento di fermo amministrativo dei beni mobili registrati ha natura non già di atto di espropriazione forzata, ma di procedura a questa alternativa, trattandosi di misura puramente afflittiva e coercitiva volta ad indurre il debitore all'adempimento, sicché la sua impugnativa, sostanziandosi in un'azione di accertamento negativo della pretesa creditoria, segue le regole del rito ordinario di cognizione e le norme generali in tema di riparto della competenza per materia e per valore. (Angelo Ginex) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 22 Luglio 2015, n. 15354.


Esecuzione forzata - Vendita forzata - Condizioni stabilite dal giudice dell'esecuzione - Rispetto - Necessità - Violazione - Stabilità.
In tema d'espropriazione forzata, le condizioni di vendita fissate dal giudice dell'esecuzione, anche in relazione ad eventuali modalità di pubblicità ulteriori rispetto a quelle minime di cui all'art. 490 cod. proc. civ., devono essere rigorosamente rispettate a garanzia dell'uguaglianza e parità di condizioni tra tutti i potenziali partecipanti alla gara, nonchè dell'affidamento da ciascuno di loro riposto nella trasparenza e complessiva legalità della procedura, per cui la loro violazione comporta l'illegittimità dell'aggiudicazione, che può essere fatta valere da tutti gli interessati e, cioè, da tutti i soggetti del processo esecutivo, compreso il debitore.

Il subprocedimento di vendita è scandito da condizioni di forma, sostanza e tempo che devono non solo essere conoscibili e chiare fin dall’avvio, ma soprattutto rimanere tali e restare ferme per tutto lo sviluppo successivo e fino all’emanazione del decreto di trasferimento onde evitare il mutamento o la violazione delle regole a gioco ormai iniziato ed avviato. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. VI, 07 Maggio 2015, n. 9255.


Divisione - Divisione immobiliare - Sentenza parziale di indivisibilità - Vendita - Appello avverso la sentenza parziale - Necessità di attendere il passaggio in giudicato della sentenza che ha disposto la vendita - Esclusione.
Nel caso in cui, nell’ambito di un giudizio di divisione di un immobile, sia stata dichiarata con sentenza parziale di primo grado l’indivisibilità del cespite e, in assenza di richieste di assegnazione, ne sia stata disposta la vendita, il giudice – anche in caso di proposizione di appello avverso la suddetta sentenza – deve procedere comunque alle operazioni di vendita, senza dover attendere il passaggio in giudicato della sentenza che l’ha disposta, potendo sospendere dette operazioni di vendita solo in caso di sussistenza di gravi motivi, che non possono però essere costituiti dalla mera proposizione dell’appello. (Luigi Pagliuca) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 25 Maggio 2014.


Vendita forzata - Vendita di "aliud pro alio" - Esclusiva deducibilità mediante opposizione agli atti esecutivi - Termine flessibile per l'opposizione - Configurabilità.
Nella vendita forzata l'aggiudicatario del bene pignorato, in quanto parte del processo di esecuzione, ha l'onere di far valere l'ipotesi di "aliud pro alio" con il solo rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi, che va esperita - nel limite temporale massimo dell'esaurimento della fase satisfattiva dell'espropriazione, costituito dalla definitiva approvazione del progetto di distribuzione - comunque entro il termine perentorio di venti giorni dalla legale conoscenza dell'atto viziato, ovvero dal momento in cui la conoscenza del vizio si è conseguita o sarebbe stata conseguibile secondo una diligenza ordinaria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 02 Aprile 2014, n. 7708.


Opposizione a precetto – Pluralità di opposizioni identiche – Litispendenza – Conseguenze – Cancellazione causa dal ruolo della opposizione più recente..
Sussiste litispendenza tra due opposizioni a precetto proposte avverso il medesimo titolo esecutivo e fondate su fatti costitutivi dell’inesistenza del diritto di procedere all’esecuzione forzata identici, con la conseguenza che il giudice successivamente adito deve dichiarare la litispendenza e disporre la cancellazione della causa dal ruolo. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 10 Dicembre 2013.


Divisione - Divisione giudiziale - Operazioni - Vendita - Di immobili - Giudizio di scioglimento di comunione - Operazioni di vendita di immobili non divisibili - Atti del giudice istruttore - Rimedi esperibili - Opposizione agli atti esecutivi - Configurabilità - Conseguenze - Denunzia di vizi del decreto di trasferimento per precedente mancato accoglimento di richiesta di attribuzione dei beni - Inammissibilità.
In tema di scioglimento della comunione, gli atti del giudice istruttore relativi al procedimento di vendita sono soggetti al rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi di cui agli artt. 617 e 618 cod. proc. civ., dovendo escludersi l'esperibilità di un'autonoma azione di nullità avverso il decreto di trasferimento conclusivo del procedimento di vendita. Invero, la finalità del procedimento di vendita dei beni immobili non è diversa nel giudizio divisorio o nel procedimento esecutivo e le scelte legislative degli ultimi lustri, con l'esplicito rinvio, contenuto nell'art. 788 cod. proc. civ., a norme del processo esecutivo, sono la manifestazione di un richiamo ad esse che va inteso come sistematico; sicché non avrebbe senso scandire il procedimento di vendita con i passi del processo esecutivo e sovrapporgli un apparato rimediale del tutto diverso, privo di quell'efficacia e di quella celerità che deriva sia dalla tipologia delle opposizioni, sia dal meccanismo della sanatoria processuale. (Nella specie il tribunale, sebbene fosse ancora pendente controversia sulla richiesta di attribuzione del bene da parte di alcuni condividenti, aveva accolto l'opposizione al decreto di trasferimento, ritenendo sussistente il diritto all'attribuzione. La S.C., rilevato che tra i motivi di opposizione occorreva distinguere quelli relativi a vizi formali, soggetti alla disciplina di cui all'art. 617 cod. proc. civ., dal vizio, relativo alla questione ancora "sub judice", ravvisato dal tribunale, ha cassato la pronuncia che annullava il decreto di trasferimento e ha rimesso gli atti al tribunale per riesame dell'opposizione alla luce del principio enunciato). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 29 Luglio 2013.


Espropriazione forzata immobiliare – Opposizione distributiva – Ordinanza risolutiva delle contestazioni – Sospensione della distribuzione del ricavato..
In sede di esecuzione individuale, ai sensi dell’art. 512, secondo comma, c.p.c., il giudice dell’esecuzione può sospendere la distribuzione del ricavato della vendita forzata anche con l’ordinanza che risolve le contestazioni sollevate in sede distributiva. Tale sospensione assolve ad una funzione cautelativa in considerazione della impugnabilità della detta ordinanza con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., al fine di non pregiudicare – nel tempo intercorrente tra la decisione sull’opposizione distributiva e l’eventuale introduzione del giudizio di opposizione ex art. 617 c.p.c. – le ragioni di quanti intendano contestare la decisione del giudice dell’esecuzione sulla controversia distributiva. (Valerio Colandrea) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 26 Marzo 2013.


Trust - Pignoramento dei beni in trust - Destinatario del pignoramento - Trascrizione nei registri immobiliari nei confronti del trustee..
Il giudice dell’esecuzione immobiliare può rilevare d’ufficio l’invalidità del pignoramento quando lo stesso è rivolto nei confronti di un soggetto giuridico inesistente. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

Il pignoramento dei beni in trust deve essere eseguito nei confronti del trustee e non del trust, dato che il trust è un rapporto e non ha una soggettività giuridica (né sta in giudizio in persona del trustee). (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

La trascrizione nei registri immobiliari di atti riguardanti i beni in trust deve essere eseguita nei confronti del trustee: è invalida la formalità effettuata contro il (o a favore del) trust perché, essendo il soggetto inesistente, induce incertezza sul titolare dei beni. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 25 Marzo 2013.


Esecuzione forzata – Atto di precetto – Violazione del termine ex art. 481 c.p.c. – Effetti – Opposizione agli atti esecutivi..
In materia di esecuzione forzata, con riguardo all’atto di precetto, il mancato rispetto del termine di cui all’art. 481 c.p.c. non fa venir meno il diritto di procedere ad esecuzione forzata giacché detto termine di novanta giorni - entro cui l’esecuzione deve essere iniziata per ovviare alla comminatoria di inefficacia del precetto - è un termine di decadenza e non di prescrizione, attenendo all’inattività processuale del creditore e non all’effetto sostanziale del precetto cosicché detta violazione ha come sola conseguenza quella di riverberare i propri effetti sul successivo atto di esecuzione cagionandone un vizio, per difformità dal suo schema legale, che è rilevabile solo mediante l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. da proporsi contro il successivo atto esecutivo. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Rossano, 15 Febbraio 2013.


Mezzi di impugnazione - Ammissibilità - Irrilevante del nomen juris attribuito dal giudice - Prevalenza della sostanza sulla forma.

Notificazione - Nullità e inesistenza - Opposizione agli atti esecutivi di cui all'articolo 617 c.p.c.
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Al fine di stabilire l'ammissibilità del mezzo di impugnazione deve farsi applicazione del principio della prevalenza della sostanza sulla forma essendo irrilevante il nomen juris attribuito dal giudice del provvedimento impugnato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'opposizione ai sensi dell'articolo 617 c.p.c. rappresenta il mezzo idoneo a far valere le nullità assolute dei singoli atti di esecuzione e non piuttosto quei vizi che possono considerarsi sanati con la proposizione dell'opposizione medesima. A tale mezzo di gravame si dovrà quindi far ricorso per far valere l'inesistenza della notificazione, la quale, come è noto, ricorre quando la notifica manchi del tutto o sia effettuata in modo assolutamente non previsto dal codice di rito, tale, cioè che non possa essere sussunta nel tipico atto di notificazione delineato dalla legge; comporta, invece, semplice nullità l'effettuazione di essa in luogo o a persone diversi da quelli stabiliti dalla legge, ma che abbiano pur sempre riferimento con il destinatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 29 Ottobre 2012.


Notificazione a persona di residenza, dimora e domicilio sconosciuti - Mancanza dei presupposti - Nullità - Sanatoria mediante opposizione e l'articolo 617 c.p.c...
Benché la notifica effettuata ai sensi dell'articolo 143 c.p.c. (notificazione a persona di residenza, dimora e domicilio sconosciuti) effettuata in mancanza dei presupposti di legge sia nulla, va tenuto presente che nell'ambito del procedimento di espropriazione forzata i vizi nullità della notifica devono essere fatti valere nel termine di venti giorni dalla conoscenza legale del primo atto esecutivo e che, in ogni caso, la proposizione dell'opposizione ai sensi dell'articolo 617 c.p.c. comporta la sanatoria della notificazione per raggiungimento dello scopo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 06 Agosto 2012.


Opposizione e l'articolo 617 c.p.c. - Unicità del giudizio di opposizione - Procure alle liti conferita nella fase iniziale - Idoneità della procura per lo svolgimento del giudizio di merito..
Poiché il giudizio di opposizione di cui all'articolo 617 c.p.c. deve considerarsi unico nonostante la struttura bifasica, si deve ritenere che la procura conferita al difensore nella fase iniziale di cui al primo comma dell'articolo 618 c.p.c. estenda suoi effetti anche nella fase successiva del giudizio di merito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 06 Agosto 2012.


Opposizione agli atti esecutivi - Motivi di opposizione - Limiti - Regolarità formale del titolo - Valutazione del contenuto decisorio - Esclusione..
Il titolo esecutivo di formazione giudiziale può essere preso in considerazione dal giudice dell'opposizione all'esecuzione solo sotto l'aspetto della sua esistenza, per verificare se l'esecuzione minacciata sia fondata su titolo originariamente esistente o su titolo venuto a mancare, per fatti estintivi o modificativi successivi alla sua formazione. Pertanto, il giudice dell'opposizione a precetto può riesaminare il titolo solo sotto il profilo della sua regolarità formale, che è quello della sua regolarità estrinseca e non sotto il profilo del suo contenuto decisorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 31 Luglio 2012.


Procedimento civile – Espropriazione presso terzi – Ordinanza di assegnazione – Impugnabilità – Ricorso per cassazione – Esclusione.

Procedimento civile – Espropriazione presso terzi – Ordinanza di assegnazione – Natura satisfattiva – Immodificabilità.

Procedimento civile – Espropriazione presso terzi – Opposizione agli atti esecutivi – Non necessaria partecipazione al processo del terzo pignorato.

Procedimento civile – Errore materiale.
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Nel procedimento di espropriazione presso terzi, l'ordinanza con cui il giudice dell'esecuzione modifica una precedente ordinanza di assegnazione non è impugnabile con ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. ma con l'opposizione agli atti esecutivi. (Matteo Gasparin) (riproduzione riservata)

L’ordinanza di assegnazione di crediti in un procedimento di pignoramento presso terzi ha carattere pienamente satisfattivo ed è, in sé e salvo impugnazioni, immodificabile e irrevocabile. (Matteo Gasparin) (riproduzione riservata)

Nell’ambito dell’opposizione agli atti esecutivi il terzo pignorato, per assumere la veste di litisconsorte necessario, deve avere interesse all'accertamento della estinzione del suo debito per non esser costretto a pagare di nuovo al creditore del suo debitore, mentre non può assumere la posizione di parte in relazione alla sua qualità di custode, ancorché interessato alle vicende del processo per adeguarvi il suo comportamento (e cioè pagare al suo creditore a processo estinto, ovvero al creditore indicato nell'ordinanza di assegnazione, se non ne è stata sospesa l'efficacia a seguito dell'opposizione). (Matteo Gasparin) (riproduzione riservata)

L’errore materiale si configura in caso di inesattezze di redazione del documento contenente il provvedimento decisorio e riguardanti l'espressione, ovvero la indicazione di circostanze che non implicano una valutazione di rilevanza ai fini del merito della causa. (Matteo Gasparin) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 28 Aprile 2011.


Procedimento civile – Espropriazione presso terzi – Opposizione agli atti esecutivi – Non necessaria partecipazione al processo del terzo pignorato..
Nell’ambito dell’opposizione agli atti esecutivi il terzo pignorato, per assumere la veste di litisconsorte necessario, deve avere interesse all'accertamento della estinzione del suo debito per non esser costretto a pagare di nuovo al creditore del suo debitore, mentre non può assumere la posizione di parte in relazione alla sua qualità di custode, ancorché interessato alle vicende del processo per adeguarvi il suo comportamento (e cioè pagare al suo creditore a processo estinto, ovvero al creditore indicato nell'ordinanza di assegnazione, se non ne è stata sospesa l'efficacia a seguito dell'opposizione). (Matteo Gasparin) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 28 Aprile 2011.


Concordato preventivo - Provvedimenti del giudice delegato in esecuzione della sentenza di omologa - Funzione esecutiva - Ricorribilità in cassazione - Sussistenza.

Concordato preventivo - Fase esecutiva del concordato per cessione dei beni - Riconducibilità alla categoria dei procedimenti di esecuzione forzata.
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I provvedimenti emessi dal giudice delegato in attuazione delle disposizioni della sentenza di omologazione del concordato preventivo in tema di vendita di beni ceduti i creditori, nella misura in cui assolvono ad una funzione corrispondente a quella dei provvedimenti di analogo tenore emessi nell'ambito della liquidazione fallimentare, rientrano anch'essi nel nonno degli atti di giurisdizione esecutiva. Analoga caratteristica hanno i successivi decreti emessi dal tribunale a seguito di reclamo, ai quali pure occorre perciò estendere il regime della ricorribilità in cassazione applicabile, a norma degli articoli 617 e 618 c.p.c., ai provvedimenti del giudice dell'esecuzione non altrimenti impugnabili.

È regola generale, valida a maggior ragione quando si sia proceduto alla nomina di un commissario liquidatore, con compiti per molti aspetti simili a quelli del curatore fallimentare, che anche la fase esecutiva del concordato per cessione dei beni sia riconducibile ad una più vasta categoria di procedimenti di esecuzione forzata in senso lato, al pari della procedura fallimentare, non potendosi mettere in discussione la necessità del ricorso al controllo giurisdizionale della legittimità dell'azione esecutiva, quando esso sia sollecitato (dal debitore o dai creditori o da altri soggetti coinvolti nella procedura) al fine di far rilevare eventuali vizi formali degli atti compiuti o dai provvedimenti adottati nel corso del processo esecutivo: esattamente come accade nella liquidazione fallimentare o nell'esecuzione individuale, ancorché in questi ultimi casi i parametri ai quali si deve commisurare la legittimità degli atti esecutivi possano risultare parzialmente diversi.
Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2011, n. 5993.


Processo esecutivo – Notifica del titolo esecutivo – Omissione – Nullità del precetto – Opposizione ex art. 617 cod. proc. civ.. (18/05/2010).
L'opposizione volta a far dichiarare la nullità o l'inefficacia del precetto per omessa previa  notifica del titolo esecutivo deve essere qualificata quale opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 codice procedura civile, in quanto l’omissione in parola non incide sul diritto del creditore a procedere ad esecuzione forzata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Saluzzo, 04 Marzo 2010.


Processo di esecuzione – Conversione del pignoramento – Opposizione ex art. 617 cod. proc. civ. – Determinazione della somma da sostituire ai beni pignorati – Controversie relative al riparto – Ammissibilità..
Il giudice adito con l’opposizione ex art. 617 codice procedura civile per questioni attinenti alla determinazione delle somme che devono essere versate in sede di conversione del pignoramento può risolvere anche le controversie relative alle somme da ripartire tra i creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 25 Gennaio 2010.


Processo esecutivo – Pignoramento – Notifica – Nullità – Rilievo d’ufficio – Necessità..
Nel caso in cui risulti dagli atti che la notifica del pignoramento immobiliare sia stata invalidamente eseguita, il giudice dell’esecuzione deve rilevare, anche ex officio, la nullità, ove non sanata, in quanto idonea ad incidere per ripercussione sul valido compimento degli atti successivi, e disporre subito la rinnovazione degli atti viziati, alla stregua di una interpretazione delle norme del processo esecutivo costituzionalmente orientata alla puntuale attuazione dei principi del nuovo art. 111 della Carta fondamentale e, se si vuole, in applicazione del principio generale sotteso al disposto di cui all’art. 291 codice procedura civile, dettato per il processo di cognizione. (Leonardo Pica) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 14 Gennaio 2010.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - In genere - Decreto di trasferimento all'aggiudicatario e diniego della sospensione della vendita - Ricorribilità diretta per cassazione - Esclusione - Fondamento - Principi generali in tema di opposizioni all'esecuzione individuale - Applicazione alla procedura concorsuale - Configurabilità - Sussistenza.
In tema di vendita fallimentare, i mezzi di tutela offerti agli interessati avverso i relativi provvedimenti del giudice delegato corrispondono, "mutatis mutandis", a quelli esperibili nell'ambito del processo di esecuzione individuale disciplinata dal codice di rito, salvo il necessario coordinamento, per effetto del quale all'opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 cod. proc. civ. corrisponde il reclamo ex art. 26 legge fall.; ne consegue, per il caso di mancata previa proposizione di tale mezzo, l'inammissibilità del ricorso per Cassazione proposto direttamente avverso il decreto di trasferimento del bene immobile ed il contestuale rigetto della istanza di sospensione della vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Gennaio 2009.


Esecuzione forzata – Opposizione all’esecuzione – Partecipazione al giudizio – Creditori con titolo esecutivo – Litisconsorzio necessario – Sussistenza..
Debbono partecipare al giudizio di opposizione all’esecuzione tutti i creditori muniti di titolo esecutivo (anche se non hanno compiuto atti di esecuzione), i quali potrebbero essere pregiudicati dall’accoglimento della domanda dell’opponente di cancellazione della trascrizione del pignoramento, poiché non potrebbero più giovarsi dell’esecuzione intrapresa da altri per far valere il loro diritto a partecipare al riparto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 15 Ottobre 2008.


Concordato preventivo - Provvedimenti del giudice delegato relativi all'attività di vendita - Atti di giurisdizione esecutiva - Ricorribilità in cassazione..
I provvedimenti emessi dal giudice delegato in attuazione delle disposizioni della sentenza (ora decreto) di omologazione del concordato preventivo in tema di vendita dei beni del debitore ceduti ai creditori, nella misura in cui assolvono ad una funzione corrispondente a quella dei provvedimenti di analogo tenore emessi nell'ambito della liquidazione fallimentare, rientrano anch'essi nel novero degli atti di giurisdizione esecutiva e tale natura deve riconoscersi ai successivi decreti emessi dal tribunale a seguito di reclamo, ai quali pure occorre perciò estendere il regime della ricorribilità in cassazione applicabile, a norma degli articoli 617 e 618 c.p.c., ai provvedimenti del giudice dell'esecuzione non altrimenti impugnabili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Luglio 2008.


Opposizione agli atti esecutivi – Istanza di sospensione della procedura esecutiva – Fattispecie – Ambito di applicazione..
Le previsioni di cui ai commi primo e secondo dell’art. 618 c.p.c. e, in particolare, la facoltà per il giudice dell’opposizione di sospendere la procedura, si riferiscono unicamente all’ipotesi prevista dal secondo comma dell’art. 617 c.p.c. e non anche a quella prevista dal primo comma dello stesso articolo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 21 Settembre 2007.


Cessione del credito successiva al pignoramento - Annotazione - Trasmissione del vincolo ipotecario - Efficacia nei confronti dei creditori - Fondamento - Applicabilità analogica della disciplina dettata in materia fallimentare - Esclusione.
In tema di negozi dispositivi dell' ipoteca (presi in considerazione dal primo comma dell'art. 2843 cod. civ.) l'annotazione nei registri immobiliari del trasferimento, da farsi a margine dell'iscrizione ipotecaria, ha carattere necessario e, quindi, costitutivo del nuovo rapporto ipotecario dal lato soggettivo, rappresentando un elemento integrativo indispensabile della fattispecie del trasferimento, con l'effetto di sostituire al cedente o surrogante il cessionario o surrogato, non solo nella pretesa di credito (che già opera in ragione del negozio), ma altresì nella prelazione nei confronti dei creditori concorrenti, per cui la mancata annotazione nei confronti dei terzi priva di effetti la trasmissione del vincolo; tuttavia, la regola di efficacia è diversa, avuto riguardo alla distribuzione della somma ricavata dalla esecuzione, non applicandosi anche l'art. 2916 cod. civ. ma esclusivamente l'art.2843 cod. civ., in base al quale viene imposta l'annotazione ai fini identificativi del soggetto cessionario del credito e della garanzia , senza alcuna valenza costitutiva della garanzia in sè, che già è presente ed iscritta; con la conseguenza che tale trasmissione, non determinando alcun pregiudizio per i creditori, è efficace nei confronti di questi ultimi; nè sussistono elementi di identità di fattispecie tali da affermare una applicazione, al di fuori della disciplina concorsuale, della più rigorosa norma di cui all'art.45 legge fall., che non opera distinzioni in seno alle formalità necessarie a rendere opponibili gli atti ai terzi, comprensive dunque non solo di quelle iscrizionali dell'ipoteca, se posteriori al fallimento, ma anche di quelle di annotazione del vincolo in favore di nuovo soggetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2007, n. 17644.


Esecuzione forzata immobiliare - Vendita - Trasferimento - Mancato versamento del prezzo - Decreto di trasferimento ex art. 586 cod. civ. - Impugnazione - Mezzi - Opposizione agli atti esecutivi - Necessità

Esecuzione forzata immobiliare - Vendita - Trasferimento - Decreto di trasferimento - Revoca - Opposizione agli atti esecutivi - Concorrenza dei rimedi - Elementi distintivi
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In tema di esecuzione forzata immobiliare, il mancato versamento del prezzo determina non l'inesistenza del decreto di trasferimento ex art. 586 cod. civ. bensì la nullità assoluta dello stesso; ne consegue che tale provvedimento, in quanto atto del procedimento esecutivo emesso dal giudice dell'esecuzione che assolve una funzione cosiddetta espropriativa di conversione in denaro dell'immobile pignorato, é impugnabile con l'opposizione agli atti esecutivi. (massima ufficiale)

In tema di esecuzione forzata immobiliare, in mancanza di limiti normativi, il potere del giudice dell'esecuzione di revoca dei propri provvedimenti concorre con la possibilità di opposizione agli atti esecutivi, con la precisazione che, mentre il potere di revoca può essere esercitato anche dopo la scadenza del termine previsto dalla legge per l'opposizione agli atti esecutivi e sempre che il provvedimento non abbia avuto definitiva esecuzione, per potersi avvalere del rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi la parte deve rispettare il termine perentorio di decadenza ex art. 617 cod. proc. civ., che decorre dal momento in cui l'interessato ha avuto legale conoscenza del decreto di trasferimento ovvero di un atto successivo che lo presuppone. (Nella specie, in applicazione del riportato principio, la S.C. ha ritenuto non censurabile la statuizione del giudice di merito circa la conoscenza - da parte del creditore procedente - del decreto di trasferimento, di cui non é prevista la comunicazione al predetto creditore, in conseguenza dell'ordinanza con cui il giudice dell'esecuzione aveva dato atto che - nonostante una contraria precedente attestazione della cancelleria - nessun deposito del prezzo era stato effettuato dall'aggiudicatario, sicché non poteva procedersi alla formalità successiva dell'assegnazione del ricavato). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III, 09 Agosto 2007, n. 17460.


Concordato preventivo - Divieto di azioni esecutive - Portata - Pignoramento presso terzi - Sopravvenuta apertura del concordato - Conseguenze - Obbligo di pagare - Insussistenza - Opposizione del terzo pignorato al precetto - Necessità - Fattispecie relativa a pignoramento di credito tributario.
In tema di concordato preventivo , il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore, previsto dall'art. 168, primo comma, legge fall., comporta che i debiti sorti prima dell'apertura della procedura non possono essere estinti fuori dall'esecuzione concorsuale; pertanto ove, prima di tale momento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione presso terzi avente ad oggetto un credito tributario, l'Agenzia delle Entrate, terzo pignorato, che sia stata portata a conoscenza del concordato, non deve sottostare al precetto intimatole dal creditore assegnatario delle somme, ma, essendo venuto meno il presupposto dell'esecuzione individuale, deve opporsi all'atto di precetto ex art. 615 cod. proc. civ., allegando il venir meno dell'obbligo di pagare. (Nella specie la S.C. ha confermato, correggendone la motivazione, la sentenza di merito che aveva condannato l'Amministrazione finanziaria a rimborsare alla società debitrice la somma che aveva pagato al creditore di quest'ultima, il quale aveva portato a termine, dopo il concordato, la procedura di pignoramento presso terzi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Giugno 2007, n. 14738.


Processo esecutivo – Mancata iscrizione a ruolo del pignoramento – Opposizione all’esecuzione – Interesse ad agire – Sussistenza – Dovere di collaborazione preventiva con il creditore – Esclusione..
L’interesse del debitore a proporre opposizione all’esecuzione ex artt. 617 e 615 c.p.c. non può essere escluso nel caso in cui la procedura esecutiva non sia stata iscritta a ruolo qualora l’opponente chieda che venga dichiarata la nullità dell’atto esecutivo non conforme alla legge ed il risarcimento del danno da lite temeraria ex art. 96 c.p.c.. In tale ipotesi, inoltre, non può essere invocato – perché inesistente – un dovere del debitore opponente di collaborazione preventiva con il creditore tendente al conseguimento di una soluzione stragiudiziale alternativa e preventiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 22 Giugno 2007.


Processo esecutivo – Opposizione agli atti esecutivi – Reclamo avverso l’ordinanza di sospensione dell’esecuzione – Ammissibilità..
Benché l’art. 624, 2° comma c.p.c. preveda l’istituto del reclamo di cui all’art. 669 terdecies solamente per il provvedimento di sospensione dell’esecuzione a seguito delle opposizioni di cui agli artt. 615 e 619 c.p.c., ragioni di ordine sistematico inducono a ritenere reclamabile anche il provvedimento di sospensione della procedura esecutiva adottato ai sensi dell’art. 618, 2° comma qualora venga proposta opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617, 2° comma c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 23 Marzo 2007.


Provvedimenti in materia fallimentare - Rigetto del reclamo proposto dal fallito davanti al tribunale avverso il provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza di sospensione della vendita - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
Il decreto del Tribunale che rigetta il reclamo proposto dal fallito, ai sensi dell'art. 26 legge fall., avverso il provvedimento del giudice delegato con il quale era stata respinta l'istanza di sospensione della vendita all'incanto di beni compresi nell'attivo del fallimento è ricorribile per cassazione a norma dell'art. 111 Cost. Tale decreto infatti, pronunziato nell'ambito della giurisdizione esecutiva del processo fallimentare, decide una controversia del tutto analoga all'opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 cod. proc. civ., con la conseguenza della sua ricorribilità a norma dell'art. 111 Cost. e della legittimazione del fallito come soggetto passivo dell'esecuzione concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2006, n. 19667.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Procedimento relativo - Struttura - Art. 159 cod. proc. civ. - Applicabilità - Condizioni - Limiti.
Il procedimento di liquidazione delle attività fallimentari si presenta, analogamente al processo esecutivo, strutturato non già come una sequenza continua di atti ordinati ad un unico provvedimento finale - secondo lo schema proprio del processo di cognizione - bensì come una successione di subprocedimenti, cioè una serie autonoma di atti preordinati a distinti provvedimenti successivi. Tale autonomia di ciascuna fase rispetto a quella precedente comporta che le situazioni invalidanti, che si producano nella fase che è conclusa dalla ordinanza di autorizzazione della vendita, sono suscettibili di rilievo nel corso ulteriore del processo -mediante reclamo ex art. 26 L.F.- solo in quanto impediscano che il processo consegua il risultato che ne costituisce lo scopo, e cioè l'espropriazione del bene pignorato come mezzo per la soddisfazione dei creditori, mentre ogni altra situazione invalidante, di per sè non preclusiva del conseguimento dello scopo del processo, deve essere eccepita con una distinta impugnazione. Ne consegue che la suddivisione del procedimento esecutivo in fasi autonome strumentalmente propedeutiche a distinti provvedimenti successivi e la immediata impugnabilità dei singoli provvedimenti con i mezzi specifici e nei termini previsti dalla legge comportano una riduzione dell'operatività dell'art. 159 cod. proc. civ., in virtù del quale la nullità di un atto si estende agli atti successivi che ne siano indipendenti, ma tale norma opera altresì nell'ambito degli atti appartenenti a uno stesso subprocedimento, qual è quello della vendita, che si conclude con il trasferimento del bene espropriato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Agosto 2004, n. 16856.


Provvedimenti emessi dal giudice dell'esecuzione - Richiesta di revoca o modifica - Configurabilità - Provvedimento di rigetto della chiesta revoca o modifica - Impugnabilità - Configurabilità - Modalità - Condizioni - Limiti - Fondamento

Provvedimenti emessi dal giudice dell'esecuzione - Art. 487, primo comma, cod. proc. civ. - Fondamento - Forma - Modificabilità - Revocabilità - Controllo - Configurabilità - Condizioni - Limiti - Modalità
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Il provvedimento del giudice dell'esecuzione di diniego della modifica o della revoca di un proprio precedente provvedimento rientra nel novero degli atti esecutivi impugnabili (e cioè opponibili o reclamabili) solo quando all'istante, pur rimanendo inalterata la sua posizione giuridica che tale precedente provvedimento fonda, possa derivare pregiudizio dagli argomenti addotti dal giudice a sostegno del rigetto. (massima ufficiale)

 I provvedimenti emessi dal giudice dell'esecuzione sono normalmente assunti, ai sensi dell'art. 487, primo comma, cod. proc. civ., con ordinanza, e sono modificabili o revocabili finché non abbiano avuto esecuzione, costituendo anch'essi espressione del potere di direzione del processo e, in quanto diversamente regolanti quanto già disciplinato dal provvedimento precedentemente adottato, sono soggetti a riesame mediante opposizione agli atti esecutivi. (massima ufficiale)

Cassazione civile, sez. III, 15 Marzo 2004, n. 5238.


Fallimento - Provvedimento del Tribunale in sede di reclamo ex art. 26 legge fall. avverso un atto esecutivo della procedura fallimentare - Ricorribilità in Cassazione ex art. 111 cost. - Sussistenza - Limiti.
Contro il provvedimento del Tribunale che decide in sede di reclamo ex art. 26 legge fall. avverso un atto esecutivo della procedura concorsuale (nella specie, autorizzazione alla vendita in massa delle attività mobiliari di un'azienda) è ammissibile il ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., per la stessa ragione per cui tale ricorso è ammesso nel processo esecutivo individuale contro la sentenza emessa in sede di opposizione ex art. 617 cod. proc. civ. e dichiarata espressamente non impugnabile dall'art. 618 cod. proc. civ., giacché entrambi i provvedimenti risolvono un incidente (di tipo cognitorio) in ordine alla ritualità di un atto della procedura esecutiva; in tali ipotesi, tuttavia, il ricorso per Cassazione è consentito soltanto per violazione di legge, dovendosi perciò escludere l'ammissibilità di censure volte a sollecitare un sindacato sull'adeguatezza della motivazione del provvedimento impugnato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Maggio 2000, n. 6386.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Vendita di immobili – In genere –  Reclamo ex art. 26 legge fall. – Legittimazione –  Condizioni.
Nella liquidazione dell'attivo fallimentare il reclamo disciplinato dall'art. 26 legge fall. tiene luogo dell'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 cod. proc. civ. e soggiace alle stesse condizioni di ammissibilità. In particolare, la legittimazione ad esperire i rimedi giurisdizionali consentiti dalla legge avverso l'attività del giudice delegato può essere riconosciuta soltanto a coloro che della fase procedimentale si pongano come parti e in funzione di un loro specifico apprezzabile interesse. Consegue che tale legittimazione non compete al soggetto che, solo genericamente portatore, al pari di "quisque de populo", di un potenziale interesse a rendersi acquirente del bene assoggettato ad espropriazione, non abbia dato concreta attuale consistenza e giuridica rilevanza a tale interesse con la partecipazione alla vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Ottobre 1999, n. 11287.


Procedura di espropriazione individuale in corso al momento della dichiarazione di fallimento - Intervento del curatore in sede di opposizione agli atti esecutivi al fine di richiederne l'interruzione - Dopo il provvedimento di assegnazione delle somme - Effetti - Improcedibilità della esecuzione individuale ex art. 51 legge fall. - Sussistenza.
In tema di esecuzione mobiliare presso terzi, la procedura esecutiva non può considerarsi definita fino a quando non sia avvenuta la distribuzione delle somme ai creditori, non essendo a tal fine sufficiente il provvedimento di assegnazione che, disposto solo "pro solvendo" a norma dell'art. 553 cod. proc. civ., non importa l'immediata liberazione dei debitori; peraltro, anche la pendenza del giudizio di opposizione, sia pure agli atti esecutivi, non consente di considerare esaurito il procedimento di esecuzione, ripercuotendosi la relativa decisione proprio in tale procedimento attraverso la verifica della regolarità dei singoli atti oggetto dell'opposizione, con la conseguenza che, in caso di dichiarazione di fallimento del debitore, l'intervento del curatore che chiede, anche in sede di opposizione e pur dopo il provvedimento di assegnazione, l'interruzione della procedura di espropriazione individuale, comporta l'improcedibilità della stessa ai sensi dell'art. 51 legge fall. ed il suo assorbimento in quella collettiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Luglio 1999, n. 6968.


Provvedimenti in materia fallimentare - Rigetto del reclamo proposto dal fallito davanti al tribunale avverso il provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza di sospensione della vendita - Ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità.
Il decreto del Tribunale che rigetta il reclamo proposto dal fallito, ai sensi dell'art. 26 legge fall., avverso il provvedimento del giudice delegato con il quale era stata rigettata l'istanza di sospensione della vendita all'incanto di beni compresi nell'attivo del fallimento è ricorribile per cassazione a norma dell'art. 111 Cost. Tale decreto infatti, pronunziato nell'ambito della giurisdizione esecutiva del processo fallimentare, decide una controversia del tutto analoga all'opposizione agli atti esecutivi di cui all'art. 617 cod. proc. civ., con la conseguenza della sua ricorribilità a norma dell'art. 111 Cost. e della legittimazione del fallito come soggetto passivo all'esecuzione concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Agosto 1997, n. 7764.


Esecuzione individuale promossa dall'istituto di credito fondiario nei confronti del proprio debitore dichiarato fallito - Obbligo di notificare gli atti al debitore stesso - Sussistenza - Termine per la proposizione dell'opposizione agli atti esecutivi - Decorrenza - Dalla notifica del precetto al curatore del fallimento - Esclusione .
Nell'esecuzione individuale promossa da un istituto esercente il credito fondiario, nei confronti del proprio debitore già dichiarato fallito, quest'ultimo ha diritto a ricevere la notificazione degli atti preliminari a detta esecuzione, del pignoramento e degli atti precedenti la fissazione degli incanti di vendita e, pertanto, il termine per la proposizione dell'opposizione agli atti esecutivi non decorre dalla data di notifica del precetto al curatore del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Giugno 1996, n. 5081.


Debitore esecutato dichiarato fallito con sentenza anteriore alla trascrizione del pignoramento - Provvedimento del giudice dell'esecuzione che dichiari l'improcedibilità dell'esecuzione - Impugnazione - Con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione - Con opposizione ex art. 617 cod. proc. civ. - Ammissibilità.
Il provvedimento con il quale il giudice dell'esecuzione immobiliare dichiari l'improcedibilità dell'esecuzione , sul presupposto che il debitore esecutato era stato sottoposto a procedura fallimentare con sentenza anteriore alla trascrizione del pignoramento, con conseguente applicabilità dell'art. 51 legge fall., non è ricorribile per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., difettando del carattere della definitività, essendo impugnabile con il rimedio dell'opposizione di cui all'art. 617 cod. proc. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Dicembre 1994, n. 10735.


Fallimento - Divieto di esecuzioni individuali - Limiti - Azione esecutiva individuale - Inizio o prosecuzione durante il fallimento del debitore da parte di un istituto di credito fondiario - Custode dei beni pignorati - Nomina o sostituzione - Organo competente - Custode - Incarico - Conferimento al curatore del fallimento - Obbligatorietà - Esclusione - Conseguenze.
Nell'azione esecutiva individuale, iniziata o proseguita durante il fallimento del debitore, da un istituto di credito fondiario , secondo le disposizioni eccezionali di cui al R.D. n. 646 del 1905 - ancora vigenti alla data dell'entrata in vigore della legge 6 giugno 1991, n. 175 (abrogata soltanto a far data dall'1 gennaio 1994 dal T.U. di cui al d.P.R. 1 settembre 1993, n. 385 e recante la revisione della normativa in tema di credito fondiario), il cui art. 17, anche per i prestiti concessi in base alla medesima legge, richiama la disciplina del procedimento esecutivo risultante dal succitato R.D. del 1905 - il potere di nominare o sostituire il custode dei beni pignorati spetta, non già al giudice delegato al fallimento, bensì a quello dell'esecuzione immobiliare, il quale, non è tenuto a conferire tale incarico al curatore del fallimento, consentendo la legge la coesistenza delle due procedure ed essendo, pertanto, quella individuale regolata dal codice di rito, per la parte non disciplinata dalle richiamate disposizioni speciali, con la conseguenza che resta fermo il provvedimento di nomina del custode, il quale, pur non impugnabile ne' revocabile (artt. 66 e 177 cod. proc. civ.), è, tuttavia, suscettibile di modifiche per fatti sopravvenuti nel corso dell'esecuzione (art. 487, stesso codice). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Giugno 1994, n. 5352.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura - Provvedimento relativo - Impugnazione con ricorso per Cassazione - Ammissibilità - Fattispecie.
Contro il provvedimento del tribunale, che decide sul reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura, è ammissibile il ricorso per cassazione , a norma dell'art. III Cost., per la stessa ragione per cui tale ricorso è ammesso nel processo esecutivo individuale contro la sentenza emessa ai sensi degli artt. 617 e 618 cod. proc. civ., e cioè perché la pronuncia sul reclamo risolve un incidente (di tipo cognitorio) sulla ritualità dell'atto esecutivo del giudice delegato (nella specie, trattavasi di reclamo contro il provvedimento con cui il giudice delegato dopo l'aggiudicazione e prima del trasferimento, aveva negato la sospensione della vendita di un complesso industriale, nonostante la presentazione di una nuova offerta in aumento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Ottobre 1993, n. 10421.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura - Decisione - Impugnazione - Mezzi - Ricorso per cassazione - Ammissibilità.
Contro il provvedimento del tribunale fallimentare, che decide sul reclamo inerente ad atto esecutivo della procedura, è ammissibile il ricorso per cassazione, "ex" art. 111 Cost., per la stessa ragione per cui tale ricorso è ammesso - nel processo esecutivo individuale - contro la sentenza pronunciata ai sensi degli artt. 617 e 618 cod. proc. civ., e cioè perché la pronuncia sul reclamo risolve un incidente (di tipo cognitorio) sulla ritualità dell'atto esecutivo del giudice delegato (nella specie, trattavasi di reclamo contro il provvedimento con cui il giudice delegato aveva concesso all'aggiudicatario di un bene del fallito una proroga per il deposito del prezzo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Aprile 1992, n. 4893.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazione in corso - Intervento del curatore del fallimento del debitore - Assegnazione, al curatore, della somma ricavata dalla vendita del bene espropriato - Ordinanza del giudice dell'esecuzione immobiliare - Atto del procedimento esecutivo - Configurabilità - Opposizione ex art. 617 cod. proc. civ. - Proponibilità.
L'ordinanza del giudice dell'esecuzione immobiliare, che assegna al curatore del fallimento del debitore, intervenuto nel procedimento esecutivo individuale, ai sensi dell'art. 107 legge fallimentare, la somma ricavata dalla vendita del bene espropriato, perché sia ripartita nell'ambito della procedura concorsuale, non configura atto di distribuzione di detta somma, ne' implica una verifica sulla sussistenza ed entità dei crediti o su eventuali prelazioni, ma integra atto del procedimento esecutivo, contro il quale l'opposizione può essere pertanto proposta solo nelle forme e nei termini previsti dall'art. 617 cod. proc. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 Dicembre 1991, n. 13562.


Credito fondiario - Esecuzione individuale nei confronti del debitore fallito - Legittimazione passiva del debitore.
Qualora un istituto di credito fondiario od agrario, esercitando la facoltà conferitagli dall'art. 42 del R.d. 16 luglio 1905 n. 646, promuova esecuzione individuale dei confronti del debitore, nonostante l'apertura a suo carico di procedura fallimentare, la legittimazione passiva rispetto a tale esecuzione, e, conseguentemente, la legittimazione a ricevere gli Atti ad essa relativi, incluso il precetto ed il pignoramento, nonché a proporre le opposizioni di cui agli artt. 615 e 617 cod. proc. civ., spetta esclusivamente al debitore medesimo, non al curatore, considerato che i collegamenti fra le due procedure, comportanti, fra l'altro, la possibilità del curatore di intervenire nella esecuzione individuale e l'Obbligo dell'istituto di insinuarsi al passivo fallimentare secondo le regole del concorso dei creditori, non incidono sull'autonomia delle procedure stesse ai fini della suddetta legittimazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Marzo 1987, n. 2532.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazione in corso - Opposizione ad atti esecutivi - Dichiarazione di inammissibilità da parte del tribunale fallimentare - Provvedimento relativo - Impugnabilità con ricorso per cassazione ex art. 111 cost..
Con riguardo all'opposizione avverso Atti di procedura esecutiva immobiliare, iniziata prima del fallimento del debitore e proseguita previa sostituzione del curatore al creditore procedente ai sensi dell'art. 107 del R.d. 16 marzo 1942 n. 267, il provvedimento, con il quale il tribunale fallimentare, previa affermazione della propria Competenza a conoscere dell'opposizione medesima a norma dell'art. 26 del citato decreto, ne dichiari l'inammissibilità, perché tardivamente proposta, è impugnabile con ricorso per Cassazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione, in considerazione del suo carattere definitivo e contenuto decisorio. ( V 385/80, mass n 403768). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Maggio 1985, n. 3177.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazione in corso - Sostituzione del curatore - Opposizioni agli atti esecutivi - Competenza esclusiva del giudice dell'esecuzione - Termine per la proposizione.
Qualora il curatore si sia sostituito, a norma dell'art. 107 della legge fallimentare, nel processo espropriativo in corso al momento della dichiarazione di fallimento del debitore esecutato, le opposizioni agli Atti esecutivi resi in detto processo, ivi compresi quelli con i quali si provveda sull'offerta in aumento del sesto ai sensi dell'art. 584 cod. proc. civ., sono devolute alla Competenza esclusiva del giudice dell'esecuzione, a norma dell'art. 617 cod. proc. civ., e devono essere proposte nei termini fissati dal secondo comma di tale ultima disposizione, tenuto conto che la suddetta sostituzione del curatore non sottrae la procedura esecutiva individuale in corso alle ordinarie regole fissate dal codice di rito, ove non ricorra una situazione d'incompatibilità con le esigenze della procedura concorsuale (non ravvisabile con riguardo alle Disposizioni attinenti alla mera regolarità della procedura individuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Maggio 1985, n. 3177.