Codice di Procedura Civile


LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO VI
Della sospensione e dell'estinzione del processo
CAPO II
Dell'estinzione del processo

Art. 629

Rinuncia
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il processo si estingue se, prima dell'aggiudicazione o dell'assegnazione, il creditore pignorante e quelli intervenuti muniti di titolo esecutivo rinunciano agli atti.

II. Dopo la vendita il processo si estingue se rinunciano agli atti tutti i creditori concorrenti.

III. In quanto possibile, si applicano le disposizioni dell'articolo 306.


GIURISPRUDENZA

Opposizione all’esecuzione – Sospensione soggettivamente parziale dell’espropriazione – Ammissibilità – Interesse concreto e attuale dell’esecutato – Sussistenza.
La parte esecutata in caso di opposizione all’esecuzione proposta ai sensi dell’art. 615, comma 2, c.p.c. ha interesse alla sospensione dell’esecuzione limitatamente all’intervento del creditore titolato perché quest’ultimo ha un potere d’impulso dotato di una propria autonomia giuridica che prescinde dalla sorte del titolo esecutivo del creditore procedente e che gli consente di proseguire, eventualmente anche da solo, il processo esecutivo sino al suo fisiologico epilogo (vendita del bene e distribuzione del ricavato).

L’interesse della parte esecutata a promuovere l’opposizione esecutiva contro l’intervento titolato sussiste anche anteriormente alla caducazione del titolo esecutivo del creditore procedente perché, nel periodo intercorrente tra la caducazione del titolo esecutivo e quello necessario al G.E. per esaminare l’istanza sospensiva dell’opponente medio tempore proposta, potrebbe verificarsi l’aggiudicazione dell’immobile staggito, i cui effetti sono insensibili all’eventuale chiusura anticipata o all’estinzione del processo esecutivo successivamente dichiarata (v. art. 187-bis disp. att. c.p.c.).

L’interesse dell’esecutato ad ottenere un’inibitoria immediata del potere d’impulso che compete al creditore intervenuto titolato è attuale e non è differibile alla data dell’eventuale futura caducazione del titolo esecutivo del procedente in considerazione degli effetti irreversibili dell’aggiudicazione e della correlativa necessità di non lasciare la parte esecutata senza tutela in forma specifica del suo diritto a non subire un’ingiusta espropriazione immobiliare (nel caso, infatti, rimarrebbe solo la tutela per equivalente di cui all’art. 96, secondo comma, c.p.c.). (Giovanni Trolese) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 04 Gennaio 2021.


Espropriazione forzata - Sostituzione del creditore da parte di un suo creditore personale - Facoltà surrogatorie - Contenuto e limiti - Rinuncia del creditore sostituito - Inoppugnabilità del provvedimento di estinzione.
In tema di espropriazione forzata, la domanda di sostituzione esecutiva, ai sensi dell'articolo 511 c.p.c., realizza il subingresso di uno o più creditori del creditore dell'esecutato nella sua posizione processuale e nel diritto al riparto della somma ricavata dall'esecuzione, ma, non possedendo anche una finalità surrogatoria in senso stretto quanto all'impulso della procedura contro il debitore originario, non abilita il subcollocato ad impedire che alla rinuncia al processo esecutivo da parte del proprio debitore, creditore sostituito, consegua l'effetto tipico dell'estinzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Novembre 2020, n. 26054.


Procedura esecutiva immobiliare - Estinzione - Rinuncia agli atti - Effetti

Procedura esecutiva immobiliare - Estinzione - Provvedimento dichiarativo del giudice dell’esecuzione - Irrilevanza
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Quando i creditori titolati rinunciano agli atti del processo, l’ulteriore compimento di atti della procedura è privo di giustificazione per l’ordinamento.

Il momento rilevante per il prodursi dell’effetto estintivo deve quindi essere determinato nel venire in essere di tutte le rinunce dei creditori.

Non appare infatti giustificato ricondurre l’estinzione alla pronuncia dichiarativa del Giudice dell’Esecuzione. (Francesco Namio) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 01 Agosto 2019.


Certificazione attestante la proprietà del bene pignorato in capo al debitore esecutato in base ai registri immobiliari - Periodo rilevante - Richiesta del g.e. - Necessità - Ulteriore richiesta del medesimo g.e. del primo atto di acquisto ultraventennale - Mancata produzione - Conseguenze.
In tema di espropriazione immobiliare, il giudice dell'esecuzione ha il dovere di richiedere, ai fini della vendita forzata, la certificazione attestante che, in base alle risultanze dei registri immobiliari, il bene pignorato è di proprietà del debitore esecutato sulla base di una serie continua di trascrizioni di idonei atti di acquisto riferibili al periodo che va dalla data di trascrizione del pignoramento fino al primo atto di acquisto anteriore al ventennio dalla trascrizione stessa, la cui mancata produzione, imputabile al soggetto richiesto, consegue la dichiarazione di chiusura anticipata del processo esecutivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 11 Giugno 2019, n. 15597.


Esecuzione forzata mobiliare – Ufficiale giudiziario – Compenso aggiuntivo a percentuale ex art. 122 d.p.r. 15 dicembre 1959, n. 1229 – Intervento altri creditori – Estinzione parziale anticipata della procedura esecutiva tra (il solo) procedente ed esecutato – Prosecuzione – Liquidazione da parte del G.E. a carico del procedente rinunziante – Revoca

Ufficiale giudiziario – Pignoramento mobiliare – Compenso a percentuale previsto dall’art. 122 d.p.r. 15 dicembre 1959, n. 1229 – Estinzione “parziale soggettiva” anticipata del processo esecutivo per rinuncia del creditore pignorante – Pendenza del processo esecutivo con gli intervenuti – Decreto del G.E. di liquidazione del compenso aggiuntivo a carico del creditore pignorante a’ sensi dell’art. 122 comma 4 primo periodo d.p.r. 15 dicembre 1959, n. 1229 – Applicabilità – Esclusione prima della chiusura totale del processo esecutivo
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L’Ufficiale giudiziario non ha diritto di ottenere dal G.E. la liquidazione, in proprio favore ed a carico del creditore pignorante, del compenso aggiuntivo a percentuale a’ sensi dell’art. 122 comma 4 d.p.r. 15 dicembre 1959, n. 1229 in caso di estinzione “parziale soggettiva” del processo esecutivo per rinuncia agli atti del (solo) creditore procedente. (Federico Marsoni) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 26 Marzo 2018.


Esecuzione forzata - Opposizioni - Opposizione ex art. 615 c.p.c. - Provvedimento che sospende o chiude il processo esecutivo - Fissazione del termine per l’instaurazione della fase di merito - Necessità - Omissione da parte del giudice - Rimedi - Riassunzione dell’esecuzione all’esito dell’opposizione - Ammissibilità - Limiti.
Quando è stata proposta un’opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., il giudice dell’esecuzione, con il provvedimento che sospende o chiude il processo, deve contestualmente fissare il termine per l’instaurazione della fase di merito del giudizio di opposizione (salvo che l’opponente stesso vi rinunzi) e, in mancanza, sarà possibile, per la parte interessata, chiedere l’integrazione del provvedimento ai sensi dell’art. 289 c.p.c., ovvero procedere direttamente all’instaurazione del suddetto giudizio di merito; peraltro, solo se il procedimento esecutivo non è stato definito, ma resta pendente, è eventualmente possibile, all’esito dell’opposizione, la riassunzione dell’esecuzione, mentre, se il processo esecutivo è stato, invece, definito con liberazione dei beni pignorati e non vi è stata opposizione accolta agli atti esecutivi, il giudicato sull’opposizione all’esecuzione potrà fare stato tra le parti solo ai fini di futuri eventuali nuovi processi, ma non sarà possibile la riassunzione dell’esecuzione, definitivamente chiusa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15605.


Processo esecutivo – Esecuzione mobiliare presso terzi – Rinuncia agli atti – Obbligo di custodia da parte del terzo pignorato – Permane fino al provvedimento del giudice – Onere di comunicazione della rinuncia al terzo pignorato – Spetta al creditore procedente.
La rinuncia agli atti effettuata dal creditore procedente non è sufficiente per liberare i terzi pignorati dagli obblighi di custodia di cui all’art.546 c.p.c., non essendo i terzi pignorati “parte” del processo esecutivo. È necessario il provvedimento del giudice.
L’onere di comunicare l’avvenuta rinunzia ai terzi pignorati spetta al creditore procedente, conformemente alla prescrizione dettata in tema di inefficacia del pignoramento per mancato deposito della nota di iscrizione a ruolo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 07 Novembre 2016.


Esecuzione immobiliare – Spese di conservazione dell’immobile – Necessità di anticipazione da parte del creditore procedente o dei creditori interventuti – Omessa anticipazione – Conseguenze – Estinzione della procedura esecutiva.
Nel corso dell’esecuzione immobiliare, qualora il creditore procedente e i creditori intervenuti non anticipino le somme necessarie per spese indispensabili per la conservazione dell’immobile in custodia oggetto di esecuzione, anticipazione doverosa ai sensi dell’art. 8 DPR 30 maggio 2002, n. 115, deve essere dichiarata l’estinzione della procedura e la cancellazione del pignoramento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 29 Maggio 2014.


Processo esecutivo - Esito negativo degli esperimenti di vendita - Evidente inutilità della prosecuzione del processo - Estinzione atipica - Ammissibilità..
Qualora, dopo vari esperimenti di vendita con esito negativo, risulti evidente l'inutilità della prosecuzione del processo esecutivo, lo stesso potrà essere dichiarato estinto in nome del principio costituzionale di ragionevole durata del processo e di quello di "necessario utilità" del processo esecutivo stesso, principi che consentono di ammettere una fattispecie seppure atipica di estinzione al fine di evitare che lo scopo prefissato dal legislatore sia palesemente frustrato dalla prosecuzione di un'esecuzione che ha già dato dimostrazione di essere infruttuosa, vanamente costosa e totalmente antieconomica. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Belluno, 03 Giugno 2013.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazioni in corso - Rinuncia agli atti da parte del curatore subentrato al creditore istante - Conseguente ordinanza dichiarativa dell'estinzione del processo esecutivo - Deduzione della nullità della rinuncia o della mancanza di altri presupposti - Reclamo al collegio - Necessità - Omissione - Riassunzione del procedimento esecutivo estinto - Preclusione.
Allorche, a seguito di rinuncia agli Atti da parte del curatore del fallimento, che si sia sostituito al creditore istante a norma dell'art 107 legge fall nell'espropriazione immobiliare in corso, sia stata pronunciata dal giudice dell'esecuzione ordinanza dichiarativa dell'Estinzione del processo esecutivo, l'assunta nullita della rinuncia o la Mancanza di altri presupposti (nella specie, pretesa autorizzazione del tribunale fallimentare anziche dal giudice delegato) deve essere fatta valere mediante reclamo al collegio con la conseguenza che, in caso di mancato reclamo, al creditore resta preclusa, a norma dell'art 632 cod proc civ, la riassunzione del procedimento esecutivo ormai estinto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Febbraio 1981, n. 783.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazione in corso - Organi preposti al fallimento - Curatore - Poteri - Integrazione dei poteri per transazioni, rinunce, ricognizione di diritti di terzi - Rinuncia agli atti esecutivi da parte del curatore subentrato al creditore istante - Rinunzia alle liti - Configurabilità - Esclusione - Attività di liquidazione dell'attivo - Sussistenza - Concessione della relativa autorizzazione - Competenza del giudice delegato.
Poiche la rinuncia agli Atti esecutivi da parte del curatore del fallimento - subentrato al creditore istante ai sensi dell'art 107 legge fall nell'espropriazione immobiliare in corso - va inquadrata nell'ambito di quell'attivita che detto soggetto svolge ai fini della 'liquidazione dell'attivo' e non fra la 'rinunzia alle liti', la concessione della relativa autorizzazione, ex art 35 legge fall compete sempre al giudice delegato, qualunque sia il valore dell'atto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Febbraio 1981, n. 783.