Codice di Procedura Civile


LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO I
Dei procedimenti sommari
CAPO III
Dei procedimenti cautelari
SEZIONE I
Dei procedimenti cautelari in generale

Art. 669-bis

Forma della domanda
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La domanda si propone con ricorso depositato nella cancelleria del giudice competente.


GIURISPRUDENZA

Sequestro conservativo ante causam ex artt. 669 bis e segg. e 671 c.p.c. – Revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, L. Fall. – Fumus boni iuris – Interpretazione del contratto ex art. 1325 c.c. – Natura onerosa – Sussistenza

Sequestro conservativo ante causam ex artt. 669 bis e segg. e 671 c.p.c. – Revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, L. Fall. – Fumus boni iuris – Requisito cronologico e consecuzione tra procedure – Art. 69 bis L. Fall. – Sussistenza

Sequestro conservativo ante causam ex artt. 669 bis e segg. e 671 c.p.c. – Revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, L. Fall. – Fumus boni iuris – Subentro nel contratto da parte del Curatore – Esclusione

Sequestro conservativo ante causam ex artt. 669 bis e segg. e 671 c.p.c. – Revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, L. Fall. – Fumus boni iuris – Contratto di durata – Esclusione

Sequestro conservativo ante causam ex artt. 669 bis e segg. e 671 c.p.c. – Inefficacia ex art. 167, comma 2, L. Fall. – Fumus boni iuris – Atto di straordinaria amministrazione – Sussistenza

Sequestro conservativo ante causam ex artt. 669 bis e segg. e 671 c.p.c. – Revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, L. Fall. – Inefficacia ex art. 167, comma 2, L. Fall. – Periculum in mora – Sussistenza
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In tema di revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, L. Fall., ai fini dell’accertamento della natura onerosa di un rapporto contrattuale che presenti segmenti negoziali riconducibili a schemi tipici che si fondono in una regolamentazione negoziale complessa, non rileva la valutazione circa l’applicazione della disciplina tipica del negozio prevalente o quella di ciascun segmento contrattuale, ma piuttosto occorre indagare la c.d. causa concreta (necessariamente unica in ogni contratto, a norma dell’art. 1325 c.c.) mediante la ricerca di una sintesi del risultato economico-giuridico perseguito dalle parti attraverso il complesso delle clausole previste nel regolamento negoziale.

Il requisito cronologico richiesto dall’art. 67, comma 2, L. Fall. può essere rinvenuto anche sulla base dell’applicazione del principio di c.d. consecuzione delle procedure concorsuali, enunciato dall’art. 69-bis L. Fall.. La consecuzione causale tra la procedura di concordato preventivo e quella di fallimento sussiste quando la dichiarazione di fallimento, anche in ragione del profilo cronologico, derivi dalla medesima situazione di crisi esistente al momento della presentazione della domanda di concordato.

Non è ravvisabile la fattispecie di subentro nel contratto, preclusiva della pronuncia di inefficacia ex art. 67, comma II, L. Fall., quando l’attività del Curatore, impegnato nell’esercizio provvisorio autorizzato dal Tribunale fallimentare, si sia contraddistinta dall’avvio di interlocuzioni con la parte in bonis finalizzate a prendere contezza dell’esistenza, consistenza e convenienza dei rapporti facenti capo alla fallita.

Il contratto non può essere qualificato come di “durata” quando nella sua struttura non sussiste l’elemento temporale della “continuità” o “periodicità” dell’esecuzione ovvero quando la rilevanza del fattore cronologico si apprezza esclusivamente sotto il profilo della scansione delle prestazioni (aventi diversi oggetti e natura) a cui le parti si sono obbligate, le quali non possono non dispiegarsi in un ben definito arco di tempo alla luce della connessione che le avvince.

E’ qualificabile come atto di straordinaria amministrazione, ai sensi dell’art. 167, comma 2, L. Fall., quello caratterizzato da un elevato valore economico delle prestazioni poste a carico della società che ha presentato domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo (consistenti, in particolare, nel pagamento, mediante compensazione, del corrispettivo e la refusione delle spese sopportate dalla controparte in bonis quale contropartita per la indiretta messa a disposizione, da parte di quest’ultima, della liquidità necessaria all’acquisito di merce presso i fornitori) e dalla funzione essenziale che lo stesso atto riveste.

Ai fini della valutazione circa la sussistenza del presupposto del periculum in mora, non rileva la circostanza che la situazione economica-finanziaria del debitore fosse la medesima al momento della stipula dei contratti di cui si invoca la revoca ex art. 67, comma 2, L. Fall. e/o l’inefficacia ex art. 167, comma 2, L. Fall.. Ciò che, invece, assume rilevanza, sotto il profilo oggettivo, è la verosimile incapacità del debitore di far fronte alle proprie obbligazioni per come accertate all’esito del giudizio di merito. Per converso, l’apprezzamento in prospettiva “dinamica” dell’impoverimento del patrimonio del debitore può essere apprezzato nella valutazione del profilo soggettivo del periculum, come indizio della condotta del debitore idonea ad arrecare pregiudizio alle ragioni creditorie. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 07 Luglio 2020.


Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Covid 19 - Clausola solve et repete

Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Covid-19 - Evento imprevedibile e straordinario

Covid-19 - Attività alberghiera - Temporaneità delle limitazioni - Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Insussistenza

Risoluzione del contratto - Eccessiva onerosità sopravvenuta - Pronuncia costitutiva - Eccezione di inadempimento art. 1460 c.c. - Insussistenza

Procedimento cautelare - Preclusioni - Insussistenza - Modifica della domanda - Ammissibilità
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La clausola solve et repete - pur soggetta a specifica approvazione ex art.1341 c.c. nella ipotesi di contratto per adesione - impone all'affittuaria anche in ipotesi di impossibilità sopravvenuta della prestazione di far valere qualunque rimedio solo dopo aver adempiuto.

E' fatto notorio che la pandemia e le conseguenti misure di contenimento adottate nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020 per il contenimento dell’emergenza Covid-19 abbiano precluso quasi del tutto l’esercizio dell’attività alberghiera e che si sia trattato di eventi di carattere imprevedibile e straordinario.

Le drastiche misure adottate dal Governo per l’emergenza Covid-19 hanno avuto vigenza temporanea e non essendovi più restrizioni agli spostamenti all’interno del territorio nazionale è possibile proficuamente riavviare l’attività alberghiera per la stagione estiva, e, anche in considerazione delle misure a sostegno delle imprese adottate dal Governo, affermare che lo squilibrio tra le prestazioni ha avuto carattere solo temporaneo non incompatibile con la conservazione del contratto.

La risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta non opera di diritto e deve essere oggetto di una pronuncia giudiziale avente natura costitutiva. L’intenzione manifestata da una delle parti di avvalersi di tale rimedio, dunque, non la autorizza a sospendere l’esecuzione della prestazione, posto che non vi è estinzione dell’obbligazione (come nel caso dell’impossibilità sopravvenuta) e non ricorre una delle ipotesi disciplinate dagli artt. 1460 e 1461 c.c.

Poiché nel procedimento cautelare non sono previste preclusioni deve essere considerato ammissibile l’integrazione della domanda cautelare effettuata dal ricorrente in sede di note conclusive, avendo la controparte avuto modo di svolgere le proprie difese sul punto in replica. (Massimiliano Semprini) (Massimo Battazza) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 28 Giugno 2020.


Azione cautelare per la restituzione di titoli azionari ammessi al mercato AIM Italia - Ordine al gestore del servizio centralizzato di registrazione contabile Monte Titoli spa di identificare nel ricorrente in sede cautelare il titolare degli strumenti finanziari controversi - Applicabilità.
Al fine di tutelare la reintestazione di azioni dematerializzate quotate al mercato AIM Italia, è accoglibile il ricorso cautelare per l’emanazione alla Monte Titoli spa di un ordine di annotazione sul conto dell’emittente della titolarità degli strumenti finanziari. (Giulio Simeone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 25 Marzo 2019.


Processo civile – Procedimenti sommari – Procedimento di istruzione preventiva – Rigetto della domanda – Impugnabilità – Sussistenza di ragioni di urgenza – Necessità.
La reclamabilità del provvedimento di rigetto di consulenza tecnica preventiva va ricollegata alla sussistenza o meno di ragioni di urgenza nell’assunzione preventiva del mezzo istruttorio.

[Nella fattispecie, la ricorrente aveva chiesto la consulenza tecnica preventiva al fine di accertare la consistenza dei conti correnti su cui asseriva di avere diritti ereditari; il Tribunale ha negato l’esistenza di ragioni di urgenza tali da giustificare l’impugnabilità dell’ordinanza di rigetto della domanda in considerazione del possesso della documentazione bancaria e della possibilità per la ricorrente di procurarsi quella eventualmente mancante.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 21 Settembre 2018.


Tutela cautelare – Natura sommaria – Accertamento del fumus boni iuris – Presupposti – Inammissibilità del ricorso.
E’ inammissibile il ricorso d’urgenza qualora l’accertamento del fumus boni iuris sia incompatibile con la cognizione sommaria del procedimento cautelare per la complessità della controversia qualora, come nel caso di specie, richieda articolati approfondimenti istruttori e peritali, esame di copiosa documentazione, implicante ponderate valutazioni su rapporti contrattuali, protrattasi per anni con soggetti terzi, e sulla validità ed operatività delle clausole pattuite.

Nel caso di specie, gli elementi di complessità della controversia sono stati individuati nel fatto che il ricorso depositato consti di 143 pagine, nel quale sono state formulate numerose richieste istruttorie, sia stato richiesto l’esperimento di una CTU informatica implicante una complessa e difficoltosa indagine, nonché infine richiesta la concessione di termini dopo l’espletamento della CTU per svolgere ulteriori osservazioni. Le problematiche, in fatto e in diritto, da esaminare, unitamente alla complessità degli accertamenti istruttori e peritali da effettuare (come nella specie palesato dalla corposità delle allegazioni e delle argomentazioni contenute in ricorso e dalle richieste ivi formulate) sono apparsi incompatibili con la natura sommaria del giudizio cautelare. (Francesca Rimoldi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 02 Agosto 2017.


Procedimento cautelare - Periculum in mora - Criteri oggettivi e soggettivi - Capacità patrimoniale del debitore - Comportamento del debitore - Simultanea concorrenza dei due presupposti - Esclusione.
Con riferimento al requisito del periculum in mora, il giudice di merito può far riferimento, alternativamente, tanto a criteri oggettivi – rappresentati dalla capacità patrimoniale del debitore in relazione all'entità del credito, da desumere da elementi concreti ed attuali – quanto soggettivi, quali il comportamento del debitore che lasci fondatamente temere atti di depauperamento del suo patrimonio, senza che, ai fini della validità del provvedimento di convalida, le due categorie di presupposti debbano simultaneamente concorrere potendo il giudice fare alternativamente riferimento all’uno o all’altro dei menzionati presupposti (cfr., Cassazione civile, sez. II, 26 febbraio 1998, n. 2139; ma si vedano, altresì, Cassazione civile, sez. I, 17 giugno 1998, n. 6042; Cassazione civile, sez. III, 17 luglio 1996, n. 6460, nonché Cassazione civile, sez. III, 13 febbraio 2002, n. 2081  secondo la quale “la motivazione del provvedimento di convalida del sequestro conservativo può far riferimento a precisi, concreti fattori tanto oggettivi che soggettivi, poiché il requisito del periculum in mora può essere desunto sia da elementi oggettivi, concernenti la capacità patrimoniale del debitore in rapporto all'entità del credito, sia da elementi soggettivi, rappresentati dal comportamento del debitore, il quale lasci fondatamente presumere che, al fine di sottrarsi all'adempimento, ponga in essere atti dispositivi, idonei a provocare l'eventuale depauperamento del suo patrimonio”). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Novembre 2014.


Giurisdizione civile - Regolamento preventivo di giurisdizione - Preclusione per emanazione di provvedimento cautelare che affronti la questione di giurisdizione - Insussistenza - Fondamento - Limiti.
La proposizione del regolamento preventivo di giurisdizione non è preclusa dall'emanazione di un provvedimento cautelare in corso di causa, poiché questo non costituisce sentenza, neppure qualora risolva contestualmente la questione di giurisdizione, tranne che la questione medesima sia stata riferita al solo procedimento cautelare e il regolamento sia stato proposto per ragioni che attengono ad esso in via esclusiva. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Giugno 2014.


Provvedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. – Centrale Rischi – Segnalazione a sofferenza – Specificità e riferibilità temporale del preavviso.

Illiquidità temporanea – Segnalazione a sofferenza – Illegittimità – Obbligo di valutazione della complessiva situazione finanziaria del cliente da parte della Banca.
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La situazione patrimoniale suscettibile di dar luogo ad una segnalazione “in sofferenza” non deve coincidere né con la situazione di insolvenza di cui all’art. 5 L. Fall. né con una mera difficoltà transitoria – soprattutto in contesti ed in periodi economici recessivi – bensì con una situazione di impotenza finanziaria che non lasci presagire alcun margine di superamento e tale da porsi come lo stadio immediatamente prodromico alla situazione di insolvenza rilevante ai fini della dichiarazione di fallimento (Nel caso di specie, in sede cautelare, è stato ordinato alla banca di provvedere alla cancellazione a sofferenza nella Centrale Rischi della Banca d’Italia e in qualsiasi altra centrale privata del nominativo del ricorrente, in quanto, dall’esame dell’entità del patrimonio del ricorrente e dall’assenza di procedure esecutive o protesti elevati a suo carico, poteva desumersi una crisi di liquidità ma non l’esistenza di uno stato di difficoltà economica idoneo ad incidere sulla possibilità di recupero del credito da parte della banca). (Silvia Vitella) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Ottobre 2013.


Reintegrazione possesso - Azione che comporta la demolizione del bene - Litisconsorzio necessario tra i comproprietari - Necessità..
Qualora gli autori materiali e/o morali dello spoglio siano più di uno, l’azione di reintegrazione può proporsi di regola nei loro confronti congiuntamente o separatamente, in quanto nel giudizio possessorio non ricorre tendenzialmente l’esigenza del litisconsorzio necessario, il quale ha la funzione di assicurare la partecipazione al processo di tutti i titolari degli interessi in contrasto. Tuttavia, legittimati passivi all’azione di spoglio sono anche i comproprietari e/o compossessori che per effetto della demolizione del bene subirebbero gli effetti della condanna. In questo caso, nel giudizio possessorio, il litisconsorzio necessario tra gli anzidetti soggetti si impone qualora la reintegrazione del possesso comporti la necessità del ripristino dello stato dei luoghi mediante la demolizione di un’opera di proprietà o nel possesso di più persone. In tale ipotesi, infatti, la sentenza resa nei confronti di alcuno e non anche degli altri comproprietari e/o compossessori dell’opera sarebbe inutiliter data, giacché la demolizione della cosa pregiudizievole incide sulla sua stessa esistenza e necessariamente quindi sulla proprietà o sul possesso di tutti coloro che sono partecipi di tali signorie di fatto o di diritto sul bene, non essendo configurabile una demolizione limitatamente alla quota indivisa del comproprietario o del compossessore convenuto in giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 23 Aprile 2013.


Sequestro conservativo avente ad oggetto partecipazioni detenute da società lussemburghesi – Giurisdizione italiana – Sussistenza – criteri di collegamento..
Sussiste, ai sensi dell’articolo 10 legge 218/95, la giurisdizione italiana in relazione al ricorso per sequestro conservativo di partecipazioni societarie detenute da società lussemburghesi in società italiane, trattandosi di provvedimento cautelare che deve essere eseguito in Italia. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 15 Novembre 2012.


Sequestro conservativo avente ad oggetto partecipazioni detenute da società straniere – Rilevanza della cittadinanza italiana e della residenza in Italia dell’amministratore delle società straniere..
Poiché la cognizione del diritto straniero può mostrarsi concretamente impossibile all'interno di un procedimento cautelare, ove si impone una particolare celerità, si apre la via al comma 2 dell’art. 14 legge 218/95, Il quale permette di applicare il diritto interno una volta verificata l'impossibilità di accertare il diritto straniero. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 15 Novembre 2012.


Sentenza parziale definitiva – Sentenza non definitiva – Differenze – Conseguenze – Riserva di appello – Facoltà della impugnazione differita – Verso la sentenza parziale definitiva – Ammissibilità – Esclusione..
E’ ammissibile l’istanza di sequestro contenuta nell’atto di citazione introduttivo del giudizio e non in separato ricorso come prescritto dall’art. 669 bis c.p.c., trattandosi di modalità al più inficiata da mera irregolarità formale, ma del tutto idonea al raggiungimento dello scopo suo proprio (vale a dire l’instaurazione del contraddittorio con le controparti). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 06 Novembre 2012.


Procedimento cautelare anticipatorio a strumentalità attenuata - Indicazione dell'azione di merito da intraprendere - Non necessità..
Il ricorso volto ad ottenere un provvedimento cautelare di natura anticipatoria ed a strumentalità attenuata, il quale, come tale, non implica la instaurazione della successiva fase di merito, non deve necessariamente contenere l'indicazione dell’azione da intraprendere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lucera, 26 Aprile 2012.


Giurisdizione – Urbanistica – Provvedimenti sanzionatori della P.A. in relazione alla realizzazione di un’opera da parte del privato in difformità rispetto al titolo abilitativo – Rapporti con l’art. 22-bis L. 689/1981.

Declaratoria di Difetto di Giurisdizione – Provvedimenti cautelari emessi dal giudice carente di potestas decidendi – Sopravvivenza – Sussiste – Condizioni.
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Attiene alla materia "urbanistica" – in virtù dell’art. 34 d.lgs. 80/98 - tutta l'attività oggetto di autorizzazione da parte della P.A., e conseguentemente alla stessa "materia" appartengono i provvedimenti sanzionatori adottati dall'autorità amministrativa in relazione alle difformità delle opere realizzate rispetto al contenuto dell'autorizzazione stessa, non potendosi distinguere detti provvedimenti per il solo elemento dalla loro funzione sanzionatoria, peraltro strumentale all'esercizio dei poteri di vigilanza strettamente connessi alle potestà autoritative riconosciute per la tutela dell'interesse pubblico sotteso alla salvaguardia dei vincoli imposti sulle aree interessate alle opere”.  Nè osta alla applicabilità della citata disposizione (l'art. 34 del D.Lgs. n. 80 del 1998) il rilievo che la L. n. 689 del 1981, art. 22 bis - nel ripartire la competenza tra Giudice di Pace e Tribunale in tema di opposizioni alle sanzioni ex art. 22 della Legge stessa, prevede che l’opposizione va proposta davanti al Tribunale quando la sanzione è stata applicata per runa violazione concernente disposizioni in materia di "urbanistica ed edilizia", perchè l'ultimo comma della disposizione medesima fa salve le competenze stabilite da diverse disposizioni di legge; tra questa va certamente ricompreso il D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 34, il cui contenuto è stato sostanzialmente confermato dalla successiva L. n. 205 del 2000. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nondimeno, in ossequio ai principi di necessaria strumentalità ed interinalità dei provvedimenti cautelari, i quali evidentemente assumono un peso particolare nella fattispecie in esame, è necessario onerare la parte più diligente alla riproposizione del giudizio innanzi al Giudice amministrativo entro il termine perentorio di tre mesi dal passaggio in giudicato della presente sentenza, a pena di inefficacia del provvedimento cautelare, e ciò in applicazione analogica di quanto previsto dall’art. 59 comma 2 della L. n. 69/09. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo, 28 Marzo 2012.


Provvedimenti cautelari - Formulazione della domanda - Indicazione della domanda di merito - Necessità.

Fornitura di servizi essenziali - Fornitura di gas naturale - Inadempienza - Sospensione della fornitura - Buona fede.

Fornitura di gas naturale - Inadempimento - Sospensione della fornitura - Periculum in mora - Insussistenza.
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Scopo obiettivo della misura cautelare atipica è quello di assicurare provvisoriamente gli effetti della sentenza di merito - sempre che oltre al fumus si ravvisi il fondato timore di un pregiudizio imminente ed irreparabile per il diritto azionato nelle more della tutela ordinaria - sicchè deve sussistere una stretta relazione tra gli effetti della futura decisione di merito ed il contenuto del provvedimento d'urgenza, anche a seguito della riforma introdotta con il D.L. n. 35/2005 convertito con modificazioni nella legge n. 80/2005, per cui la strumentalità è solo attenuata, persistendo quindi la necessità, anche rispetto a provvedimenti cautelari di natura totalmente anticipatoria, di un'esatta indicazione della domanda di merito in quanto funzionale alla verifica del fumus, che va parametrato alla situazione soggettiva che il ricorrente si attribuisce ed alle modalità con cui intende tutelarla. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Pur essendo in astratto ravvisabile la privazione di un servizio essenziale nell'ipotesi di interruzione della fornitura di gas naturale ad uso domestico, non può ritenersi contraria a buona fede ai sensi degli artt. 1460 e 1565 c.c., anche in relazione a specifica clausola contrattuale, la sospensione della fornitura di gas naturale ad uso domestico operata a fronte dell'inadempienza - peraltro non contestata - del ricorrente che ha sottoscritto il contratto per la fornitura di gas "uso cottura" e non ha proceduto alla rettifica di tale dichiarazione nel corso del rapporto, pur avendo fatto un uso promiscuo della fornitura stessa, ed ha omesso il pagamento di fatture relative al rapporto di somministrazione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Non è ravvisabile il c.d. periculum in mora nel pregiudizio lamentato da chi invoca una misura cautelare volta alla riattivazione della fornitura del gas, sospesa dall'ente somministrante a seguito del mancato pagamento di fatture relative al rapporto di somministrazione, avendo tale pregiudizio carattere essenzialmente pecuniario, ben potendo il ricorrente attingere a sistemi alternativi (es. bombole di gas), per quanto più onerosi, per ottenere i medesimi servizi di cui alla tipologia contrattuale in questione (fornitura di gas "uso cottura") ovvero assicurarsi in via contrattuale la riattivazione del servizio sanando la morosità. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Macerata, 27 Agosto 2011.


Procedimento cautelare - In genere - Misure cautelari - Interpretazione finalistica.

Procedimento cautelare - Sequestro giudiziario - Provvedimento richiesto in relazione alla proposizione di azioni “contrattuali” - Ammissibilità.

Procedimento civile - Risoluzione del contratto ex art. 1453 c.c. - Clausola risolutiva espressa ex art. 1456 c.c. - Cumulabilità delle due domande - Mancata proposizione di entrambe - Rigetto per violazione dell’art. 112 c.p.c..
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La funzione della misura cautelare consiste nell’assicurare la fruttuosità della esecuzione conseguente all’accertamento del diritto sul bene al termine del processo di cognizione. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

È  da ritenersi ammissibile il sequestro giudiziario in ogni ipotesi in cui risulti proposta o debba proporsi l'azione di risoluzione, rescissione, nullità o annullamento o accertamento della simulazione di un rapporto obbligatorio che si riferisca ad un bene suscettibile di formarne oggetto, sempre che a tali azioni sia collegata la pretesa di ottenere la riconsegna dello stesso bene. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

Non è ammissibile, in assenza di una specifica domanda di risoluzione del contratto di affitto ex artt. 1453 e 1455 cc., in via subordinata ed alternativa rispetto a quella prevista dall’art. 1456 c.c., una pronuncia costitutiva in tal senso, ciò sostanziandosi in un inammissibile ampliamento del thema decidendum della lite ed un altrettanto inammissibile violazione del principio di corrispondenza fra il chiesto ed il pronunciato. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Tribunale Nola, 11 Gennaio 2011.


Rito Sommario – Domande cautelari – Proponibilità – Esclusione..
Non sono proponibili domande cautelari all’interno del procedimento sommario atteso che tale rito deve rimanere confinato alle fattispecie di pronta e facile risoluzione (con esclusione di necessità istruttorie più complesse), e che la sua collocazione nei procedimenti speciali segnala, per converso, la perdurante attitudine del rito ordinario di cognizione a costituire la via maestra per introdurre domande processuali. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 08 Aprile 2010.


Nuovo processo cautelare – Indicazione della domanda cui è strumentale il ricorso – Necessità..
Nell’ambito del procedimento cautelare, il venir meno, per effetto delle recenti riforme legislative, della necessaria fase di merito non elimina del tutto la possibilità che venga instaurato un processo di cognizione avente ad oggetto la domanda. Ne consegue la necessità per chi invoca la tutela cautelare di indicare l’azione di merito cui il ricorso è strumentale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 06 Settembre 2006.