Codice di Procedura Civile


LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO I
Dei procedimenti sommari
CAPO III
Dei procedimenti cautelari
SEZIONE I
Dei procedimenti cautelari in generale

Art. 669-septies

Provvedimento negativo
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. L'ordinanza di incompetenza non preclude la riproposizione della domanda. L'ordinanza di rigetto non preclude la riproposizione dell'istanza per il provvedimento cautelare quando si verifichino mutamenti delle circostanze o vengano dedotte nuove ragioni di fatto o di diritto.

II. Se l'ordinanza di incompetenza o di rigetto è pronunciata prima dell'inizio della causa di merito, con essa il giudice provvede definitivamente sulle spese del procedimento cautelare.

III. La condanna alle spese è immediatamente esecutiva. (1)



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(1) Comma sostituito dall’art. 50, comma 1, della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).

GIURISPRUDENZA

Procedimento cautelare - Proposto prima dell’entrata in vigore della L. n. 69 del 2009 - Ordinanza collegiale sul reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. - Impugnazione.
Nel procedimento cautelare (e nel procedimento possessorio, in quanto compatibile) proposto prima dell’entrata in vigore della L. n. 69 del 2009, l’ordinanza collegiale sul reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c., era impugnabile, quanto alla statuizione sulle spese, con l’opposizione di cui all’art. 645 c.p.c., richiamato dall’art. 669 septies c.p.c., comma 3, nel testo anteriore alle modifiche introdotte dalla stessa L. n. 69 (mezzo preclusivo del ricorso straordinario per cassazione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 15 Dicembre 2020, n. 28607.


Procedimenti cautelari o equiparati - Condanna alle spese - Ricorribilità per cassazione - Esclusione - Opposizione ex art. 669 septies c.p.c. nella formulazione “ratione temporis” applicabile - Esperibilità - Estensione all’ordinanza collegiale emessa in sede di reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. - Sussistenza - Fondamento.
In tema di procedimento cautelare o equiparato (nella specie, possessorio), avverso il provvedimento di condanna alle spese non è proponibile il ricorso per cassazione, ma trova applicazione l'art. 669 septies, comma 3, c.p.c., nella formulazione "ratione temporis" vigente (prima della modifica introdotta con l'art. 50, comma 1, della legge n. 69 del 2009), sicchè la condanna alle spese, anche se emessa all'esito del reclamo, è opponibile ai sensi degli artt. 645 e seguenti c.p.c., avendo tale norma una valenza generale, volta, com'è, a ricondurre al sistema oppositorio menzionato ogni statuizione sulle spese adottata in sede di procedimento cautelare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 15 Dicembre 2020, n. 28607.


Sequestro giudiziario ex art. 670, n. 1, c.p.c. – Ratio – Requisiti per la concessione della misura cautelare

Cambiale – Controversia sul rapporto causale sottostante all’emissione del titolo –  Girata – Sequestro giudiziario di cambiale – Ammissibilità – Condizioni
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Il sequestro giudiziario disciplinato dall'art. 670, n. 1), c.p.c. costituisce una misura cautelare la cui ratio va individuata nell'esigenza di preservare la conservazione del bene quando ne è controversa la proprietà o il possesso.
Ricorre controversia sulla proprietà o sul possesso del bene, non solo nell'ipotesi di esperimento delle azioni di rivendicazione, reintegrazione o manutenzione, ma anche nel caso in cui sia stata proposta o debba proporsi un'azione personale che richieda una statuizione sulla restituzione o sul rilascio di una cosa da altri detenuta, atteso che nel termine “possesso”, adoperato da detta norma, rientrano anche le ipotesi di detenzione qualificata e non qualificata del bene.
In presenza di tale controversia si ha l’opportunità di provvedere alla custodia temporanea del bene stesso, come richiesto pure ex art. 670 n. 1), c.p.c., se lo stato di fatto esistente in pendenza del giudizio comporti la mera possibilità, sia pure astratta, che si determinino situazioni tali da pregiudicare l'attuazione del diritto controverso.

Non può essere concesso il sequestro giudiziario ex art. 670, n. 1, c.p.c. del titolo cambiario nel caso in cui non è posto in discussione il rapporto causale sottostante all’emissione della cambiale. Inoltre è necessario che la cambiale non sia stata oggetto di girate a persone diverse dal contraente diretto di chi richiede il sequestro, in quanto il terzo possessore in buona fede del titolo di credito non è soggetto a rivendicazione ex art. 1994 c.c. e nei suoi confronti non può essere invocato quel jus ad rem che riposa soltanto su un rapporto causale sottostante all’emissione o al trasferimento e che costituisce il presupposto della misura cautelare, fondata sulla possibilità di una controversia sulla proprietà o sul possesso del titolo stesso. (Alessandro Del Borrello) (Michele D’Ardes) (riproduzione riservata)
Tribunale Vasto, 12 Dicembre 2019.


Contratti bancari - Nullità di clausole - Consulenza tecnica in via preventiva ai fini della composizione della lite - Inammissibilità.
È inammissibile il ricorso alla “consulenza tecnica in via preventiva ai fini della composizione della lite”  ex art. 696 bis c.p.c. finalizzato all’accertamento della nullità delle clausole contrattuali inerenti la capitalizzazione trimestrale degli interessi, l’addebito della commissione di massimo scoperto ovvero il superamento dei tassi soglia usura; infatti, considerato che l’oggetto della consulenza tecnica preventiva disciplinata dall’art. 696 bis c.p.c. dev’essere identificato esclusivamente nella quantificazione di un danno risarcibile, il procedimento non è ammissibile laddove, in ipotesi di sussistenza di obbligazioni contrattuali tra le parti e non di illeciti ex art. 2043 c.c, non verta su inadempienze a dette obbligazioni contrattuali, ma sull’applicazione di precise pattuizioni ritenute nulle per violazione di legge, in quanto non si tratta di pretese creditorie risarcitorie, ma di pretese creditorie restitutorie ex art. 2033 c.c., sorte a seguito della caducazione del titolo; parimenti inammissibile è la consulenza tecnica preventiva ex art. 696 bis c.p.c. ove si debba procedere alla preventiva delibazione in ordine all’eccezione di nullità di clausole contrattuali; del resto, non può essere disposto un accertamento tecnico preventivo ex art. 696 bis c.p.c. ove le ragioni di contrasto tra le parti non attengano a profili tecnici ma originino da diversità di posizioni su questioni strettamente giuridiche, in quanto compito del consulente tecnico è di percepire, verificare, descrivere e talora valutare economicamente i fatti controversi tra le parti, mentre è rimesso solo al giudice decidere di questioni di diritto, individuando la rilevanza delle questioni controverse; ebbene, con riferimento ad un accertamento che sia teso alla verifica di una eventuale nullità delle clausole contrattuali concernenti la pattuizione di interessi usurari ed anatocistici, lo stesso, non attenendo a profili tecnici ma essendo relativo a questioni strettamente giuridiche in relazione alle quali, peraltro, si registrano orientamenti contrastanti, non può essere validamente eseguito da un CTU.

Mentre non vi è luogo a provvedere sulle spese della “consulenza tecnica in via preventiva ai fini della composizione della lite”  ex art. 696 bis c.p.c. allorché l’istanza del ricorrente venga accolta (nel qual caso le relative spese verranno invece prese in considerazione nell’eventuale successivo giudizio di merito per essere poste a carico del soccombente ex art. 91 c.p.c., salva diversa soluzione ai sensi dell’art. 92 c.p.c.), il Giudice deve invece provvedere a regolare le spese ai sensi dell’art. 91 c.p.c. nel caso di rigetto dell’istanza, per effetto del combinato disposto degli artt. 669 quatordecies e septies, 2° comma, c.p.c. (ai sensi del quale «se l’ordinanza di incompetenza o rigetto è pronunciata prima dell’inizio della causa di merito, con essa il giudice provvede definitivamente sulle spese del procedimento »). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 28 Ottobre 2019.


Procedimento di consulenza tecnica preventiva - Mancato accoglimento dell'istanza - Reclamabilità del provvedimento, anche in relazione alla sola statuizione sulle spese - Ammissibilità - Ricorribilità per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento.
In materia di procedimento di consulenza tecnica preventiva, il mancato accoglimento dell'istanza è reclamabile anche in relazione alla sola statuizione sulle spese processuali, ma non è ricorribile per cassazione ai sensi dell'art. 111, comma 7, Cost., trattandosi di provvedimento privo, anche con riferimento alle disposizioni sulle spese, dei caratteri della definitività e della decisorietà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Settembre 2019, n. 23976.


Limite di finanziabilità ex art. 38 T.U.B. – Nullità del mutuo fondiario – Procedura esecutiva immobiliare – Istanza di sospensione ex art. 669 septies c.p.c. – Nuovi motivi di diritto – Reclamo – Ammissibilità.
Il superamento del limite di finanziabilità ex art. 38 T.U.B. determina la nullità del mutuo fondiario: la conversione in un contratto di mutuo ipotecario ordinario ex art. 1424 c.c. non opera d’ufficio, bensì a domanda di parte, ammissibile sempre che ne ricorrano i presupposti di sostanza e di forma, e solo ove la stessa sia avanzata nel primo momento utile conseguente alla rilevazione della nullità.
Il mutamento giurisprudenziale avutosi in materia, a partire dalla pronuncia della Corte di Cassazione del 13 Luglio 2017 n. 17352, può ben farsi rientrare tra le nuove ragioni di diritto previste dall’art. 669 septies c.p.c. per la riproponibilità dell’istanza cautelare che sia stata precedentemente rigettata in sede di opposizione ex art. 615 e 624 c.p.c.   
(Nel caso di specie, in accoglimento del reclamo proposto avverso il provvedimento che dichiarava l’inammissibilità della riproposizione della istanza cautelare ex art. 669 septies c.p.c., il Tribunale sospendeva l’esecuzione immobiliare avviata). (Antonio Cavallo) (Maria Magro) (riproduzione riservata)
Tribunale Paola, 13 Dicembre 2018.


Procedimenti speciali – Procedimenti d’urgenza – Funzione strumentale – Necessità di indicazione della futura domanda di merito – Sussiste – Omessa indicazione – Inammissibilità insanabile del ricorso – Affermazione.
La funzione strumentale dei provvedimenti d’urgenza ex art. 700 c.p.c. si realizza di regola attribuendo al provvedimento cautelare la c.d. portata interinale, caratterizzata dall’anticipazione degli effetti propri del provvedimento di cui vuole assicurare la fruttuosità.

Il ricorso ante causam deve pertanto contenere indicazioni sufficienti sulla futura domanda di merito a cautela della quale è richiesta la tutela. Il ricorso cautelare che non individui compiutamente il contenuto dell’instauranda azione di merito deve ritenersi inammissibile ed insuscettibile di sanatoria ai sensi dell’art. 164 c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 15 Ottobre 2018.


Affitto di ramo d’azienda – Cessazione rapporto – Mancata restituzione del compendio aziendale – Pregiudizio di natura esclusivamente patrimoniale – Insolvenza dell’affittuario – Provvedimento ex art. 700 c.p.c. – Ammissibilità.
In tema di risoluzione del contratto di affitto di ramo d’azienda per inadempimento dell’affittuario, costituisce pregiudizio irreparabile ai fini della concessione di un provvedimento d’urgenza volto ad ottenere l’immediata restituzione del compendio aziendale, la situazione di incapienza dell’affittuario la quale, rendendo estremamente difficoltoso per il concedente il recupero coattivo dei canoni rimasti insoluti, genera uno scarto eccessivo tra il beneficio che il concedente può ritrarre dalla tutela d’urgenza e quello assicurato dalla tutela risarcitoria per equivalente nelle forme ordinarie. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 21 Luglio 2017.


Procedimento cautelare – Ordinanza di rigetto – Riproposizione della domanda avanti a un altro giudice – Inammissibilità – Diversità degli instaurandi giudizi di merito – Irrilevanza.
Quand’anche ricorrano le ipotesi che consentono la riproposizione dell’istanza cautelare anteriormente rigettata, esse devono essere prospettate al giudice del reclamo.
In pendenza della fase di reclamo, tutti i fatti dedotti o deducibili devono essere fatti valere in tale fase.
Non rileva la non identità delle domande che il ricorrente ha preannunciato di voler esercitare nei futuri giudizi di merito, perché le domande cautelari sono svincolate dai detti giudizi. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 12 Marzo 2016.


Espropriazione forzata - Opposizione all'esecuzione - Procedimento camerale - Omessa iscrizione a ruolo della causa di opposizione - Definitività del provvedimento del giudice dell'esecuzione.
Il provvedimento del giudice dell'esecuzione che accordi o neghi la sospensione, indipendentemente dalla applicabilità dell'articolo 669-septies, commi 2 e 3, c.p.c., ha attitudine a definire la vicenda davanti a sé qualora non segua l'iscrizione a ruolo contenzioso della causa di opposizione nel termine perentorio di cui all'articolo 616 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Febbraio 2016.


Applicabilità del criterio generale di cui all’art. 91 c.p.c. nella liquidazione delle spese relative al procedimento ex art. 696 bis c.p.c. – Esclusione – Applicazione del diverso criterio di cui all’art. 8 del d.P.R. 115/2002.
Il criterio della soccombenza di cui all’art. 91 c.p.c. trova applicazione nell’ambito dei procedimenti di istruzione preventiva, tra i quali può farsi rientrare il procedimento ex art. 696 bis c.p.c., solamente nell’ipotesi in cui il ricorso introduttivo di tale giudizio sia dichiarato inammissibile o rigettato, mentre qualora il ricorso introduttivo di tale procedimento sia ritenuto ammissibile, e si dia quindi corso all’accertamento richiesto, il criterio al quale occorre attenersi nella liquidazione delle spese relative a tale procedimento è quello generale di cui all’art.8 del D.p.R. 115/2002. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 30 Dicembre 2015.


Procedimento cautelare - Riproposizione della domanda fondata su diverse argomentazioni o prospettazioni giuridiche - Ammissibilità - Deduzione di nuovi ragioni di fatto e di diritto ammissibile qualora il deducente ne alleghi e dimostri la conoscibilità o la conoscenza in epoca posteriore.
Secondo un risalente orientamento, il regime della riproponibilità della domanda cautelare non preclude la riproposizione della domanda che sia fondata, non soltanto su prove nuove o fatti nuovi, ma anche su diverse argomentazioni o prospettazioni giuridiche (Trib. Roma, 7 dicembre 2000): il c.d. giudicato cautelare, coprendo il dedotto e non il deducibile, non si forma se la riproposizione del ricorso, avente il medesimo petitum, avvenga sulla base di nuove deduzioni di fatto o di diritto (Trib. Mantova, 12 luglio 2002). L’orientamento più recente e condivisibile, tuttavia, ha avuto modo di evidenziare che la riproponibilità collegata alla deduzione di nuove ragioni di fatto o di diritto risulta ammissibile solamente qualora il deducente ne alleghi e dimostri la conoscibilità e la conoscenza in epoca posteriore alla definizione del procedimento cautelare concluso con provvedimento negativo. Le ragioni di fatto e di diritto preesistenti alla formazione del giudicato cautelare possano, pertanto, condurre all’ammissibilità della proposizione di una nuova istanza cautelare solo qualora il deducente ne alleghi e dimostri la conoscibilità in epoca posteriore alla definizione del procedimento cautelare concluso con provvedimento negativo, non potendo limitarsi ad introdurre nuovi documenti volti a corroborare i fatti ritenuti non provati in prima istanza (Trib. Napoli, 5 marzo 2013; Trib. Nola, 4 gennaio 2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Novembre 2014.


Procedimento cautelare in genere – Riproposizione dell’istanza cautelare rigettata inaudita altera parte e rinunciata prima dell’instaurazione del contraddittorio – Ammissibilità..
E’ ammissibile la riproposizione di un’istanza cautelare, rigettata inaudita altera parte, rinunciata prima dell’instaurazione del contraddittorio in quanto l’art. 669 septies c.p.c. dispone il divieto di riproposizione del ricorso cautelare, salvo le eccezioni previste dalla norma, quando sia stata già emessa un’ordinanza di rigetto e, pertanto, presuppone un procedimento cautelare a contraddittorio integro con la notifica del ricorso e del decreto a controparte. (Edgardo Riccardi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 03 Gennaio 2013.


Esecuzione forzata - Opposizioni all'esecuzione - Distinzione dall'opposizione agli atti esecutivi - Provvedimento cautelare - Statuizione sulle spese - Titolo esecutivo - Interpretazione in sede di opposizione all'esecuzione - Questione di fatto - Incensurabilità in Cassazione.
L'interpretazione del titolo esecutivo da parte del giudice dell'esecuzione si risolve in un apprezzamento di fatto, incensurabile in sede di legittimità, anche quando non derivi da una pronuncia passata in giudicato ma consista nella statuizione sulle spese di lite contenuta in un provvedimento cautelare (nella specie di rigetto), trattandosi comunque di un titolo di formazione giudiziale contenuto in un provvedimento emesso in un procedimento contenzioso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Gennaio 2011, n. 760.


Processo civile - Domanda cautelare ex articolo 700 c.p.c. - Riproposizione sulla base dei fatti parzialmente diversi - Ammissibilità - Formazione di giudicato - Esclusione..
E’ ammissibile la riproposizione di una domanda cautelare ex art. 700 c.p.c., posto che il precedente provvedimento di rigetto della domanda cautelare non costituisce giudicato e non impedisce la riproposizione di una richiesta su fatti parzialmente diversi da quelli posti alla base della precedente (nel caso di specie la precedente domanda cautelare era stata ritenuta fondata quanto al fumus boni iuris ma il Tribunale non aveva ritenuto sussistente il periculum in mora). (Giovanni Canino) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 30 Novembre 2010.


Concorrenza sleale – Procedimento cautelare ante causam – Ricorso ex art. 700 c.p.c. proposto a giudice incompetente – Rigetto con decreto inaudita altera parte – Vocativo della resistente – Esclusione..
Una domanda cautelare ex art. 700 c.p.c. di inibitoria urgente di una condotta di concorrenza sleale, proposta ante causam innanzi al Giudice funzionalmente incompetente (nella specie, proposta innanzi al Giudice Ordinario di Pescara anziché innanzi alla sezione specializzata per la proprietà industriale ed intellettuale del Tribunale di Roma, competente per materia inderogabile e per territorio ex D.lgs. n. 168/2003 - D.lgs. 30/2005) deve essere rigettata con decreto “inaudita altera parte” (per difetto, rilevabile d’ufficio, della predetta competenza funzionale) e senza contestuale fissazione (con una vocatio in ius da parte di un giudice incompetente) dell’udienza di comparizione delle parti, per la esigenza di non imporre una onerosa costituzione in giudizio della parte resistente innanzi al Giudice incompetente solo per far valere la violazione (già rilevata d’ufficio) di norme attinenti all'individuazione del giudice naturale. (Gianluca Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 04 Maggio 2007.