LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO I
Dei procedimenti sommari
CAPO III
Dei procedimenti cautelari
SEZIONE I
Dei procedimenti cautelari in generale

Art. 669-terdecies

Reclamo contro i provvedimenti cautelari
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Contro l'ordinanza con la quale è stato concesso o negato il provvedimento cautelare è ammesso reclamo nel termine perentorio di quindici giorni dalla pronuncia in udienza ovvero dalla comunicazione o dalla notificazione se anteriore (1).

II. Il reclamo contro i provvedimenti del giudice singolo del tribunale si propone al collegio, del quale non può far parte il giudice che ha emanato il provvedimento reclamato. Quando il provvedimento cautelare è stato emesso dalla corte d'appello, il reclamo si propone ad altra sezione della stessa corte o, in mancanza, alla corte d'appello più vicina.

III. Il procedimento è disciplinato dagli articoli 737 e 738.

IV. Le circostanze e i motivi sopravvenuti al momento della proposizione del reclamo debbono essere proposti, nel rispetto del principio del contraddittorio, nel relativo procedimento. Il tribunale può sempre assumere informazioni e acquisire nuovi documenti. Non è consentita la rimessione al primo giudice (2).

V. Il collegio, convocate le parti, pronuncia, non oltre venti giorni dal deposito del ricorso, ordinanza non impugnabile con la quale conferma, modifica o revoca il provvedimento cautelare.

VI. Il reclamo non sospende l'esecuzione del provvedimento; tuttavia il presidente del tribunale o della corte investiti del reclamo, quando per motivi sopravvenuti il provvedimento arrechi grave danno, può disporre con ordinanza non impugnabile la sospensione dell'esecuzione o subordinarla alla prestazione di congrua cauzione.



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(1) Comma così sostituito, in sede di conversione, dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv., con modif., in l. 14 maggio 2005, n. 80, con effetto dal 1 marzo 2006.
(2) Comma inserito, in sede di conversione, dal d.l. n. 35, cit., con effetto dal 1 marzo 2006.

GIURISPRUDENZA

Reclamo 669 terdecies / 615 1 e 624 c.p.c. – Ammissibilità reclamo avverso ordinanza rigetto della sospensione della efficacia esecutiva precetto

Esecutorietà sentenze costitutive e dichiarative
.
Nel caso di opposizione all’esecuzione con cui viene contesta l’efficacia esecutiva del precetto, il reclamo previsto dal combinato disposto degli artt. 624 e 669-terdecies c.p.c. è estensibile anche al provvedimento cautelare di cui all’art. 615 co. 1 c.p.c., ancorché da quest’ultima norma non espressamente citato. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)

La nuova formulazione dell’art. 615 c.p.c. e dell’art. 624 c.p.c. con riferimento all’art. 669-terdecies c.p.c. ricomprende l’impugnazione di ogni provvedimento cautelare (di sospensione o rigetto) senza distinguere se lo stesso afferisca al processo esecutivo ovvero al titolo del quale si minaccia l’esecuzione. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)

In tema di sentenza costitutiva o di accertamento contenente capi condannatori consequenziali, la garanzia, sancita dall’art. 111 secondo comma Cost., della cd. parità delle armi, è in ogni caso assicurata qualora si riconosca al vincitore della causa di ottenere un capo di condanna alle spese (pagamento o restituzione) provvisoriamente esecutivo e nel contempo si riconosca al soccombente nel medesimo giudizio, ovvero a colui che rischia di subire l’esecuzione, la possibilità di invocarne la sospensione ex art. 283 c.p.c. in sede di appello. (Nicola Caccavale) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 21 Febbraio 2018.


Art.669-terdecies c.p.c. – Segnalazione illegittima – Fideiussione – Requisito di strumentalità – Rapporto di inerenza attuale tra oggetto e lite in corso – Fumus boni iuris – Periculum in re ipsa.
Il “fumus boni iuris” deve essere inteso quale ragionevole apparenza del diritto, ossia quale verosimiglianza in merito alla fondatezza della pretesa dedotta.

E' condivisibile l'orientamento maturato in seno alla giurisprudenza in forza del quale, in tema di segnalazioni alla Centrale rischi, la 'irreparabilità' del pregiudizio di cui all’art. 700 c.p.c. si riferisce a situazioni giuridiche la cui lesione non consente una restitutio in integrum.

In particolare, deve ritenersi condivisibile da parte l’orientamento giurisprudenziale in forza del quale, qualora il soggetto illegittimamente segnalato sia un imprenditore, il periculum in mora consiste nel pericolo di danno causato dalla erronea segnalazione qualora tale segnalazione possa determinare la revoca di altri affidamenti da parte di altri istituti di credito, allarmati da una situazione di insolvenza in realtà inesistente, così determinando difficoltà anche insormontabili per l'accesso al credito bancario, consistente nella lesione del merito creditizio del soggetto segnalato con la conseguente difficoltà di accesso a nuove linee di credito, un pregiudizio che assume il carattere dell'irreparabilità nel caso in cui la parte abbia la necessità di ricorrere al credito per lo svolgimento della propria attività imprenditoriale (Tribunale Milano, 14 aprile 2016).

Deve altresì ritenersi condivisibile da parte di questo Tribunale il più recente orientamento maturato in seno alla giurisprudenza in forza del quale, a seguito di una segnalazione illegittima, il periculum è in re ipsa, di talchè si potrebbe anche non provarlo specificamente, atteso che un’ingiusta segnalazione produce di per sé un danno al soggetto segnalato, consistente nell’impossibilità di accesso al credito, ed i suoi effetti risultano addirittura permanenti, dovendosi ritenere fatto notorio che una tale segnalazione si riflette in termini altamente negativi sul merito creditizio imprenditoriale, determinando una sorta di reazione negativa a catena del ceto bancario, sì che l’iniziativa di un istituto di credito non può passare inosservata agli altri che, da quel momento in avanti, sono indotti a ritenere che un ulteriore affidamento e la mancata richiesta di rientro determini un rischio neppure giustificabile rispetto ai vertici aziendali”. (Tribunale Milano, 16 giugno 2015).

Nel caso in cui sia stata richiesta l'adozione di un provvedimento cautelare in corso di causa, deve esistere un rapporto di inerenza attuale tra la domanda oggetto del provvedimento d'urgenza e la lite in corso, tale per cui detta lite deve comprendere nel suo oggetto l'accertamento del diritto alla cui tutela tende, in via provvisoria, il provvedimento cautelare, rimanendo irrilevante il fatto che in seno alla causa di merito non sia stata specificamente formulata la domanda in relazione alla quale vengono chiesti i provvedimenti d'urgenza (Cassazione 9740/94; Cassazione 7049/83).

Nel solco tracciato dalla Cassazione, deve essere sottolineato da questo Tribunale come la giurisprudenza di merito si sia espressa nell'affermare la sussistenza del requisito di strumentalità tra la domanda cautelare proposta in corso di causa diretta ad ottenere la cancellazione dell'illegittima segnalazione dalla centrale rischi rispetto alla domanda di accertamento avanzata nel giudizio di merito (Trib. Verona 18 marzo 2013).

La domanda spiegata in sede cautelare è posta in rapporto di strumentalità rispetto al bene giuridico tutelato in seno al giudizio di merito, rappresentato dall'accertamento dell'insussistenza in capo al reclamante di posizioni debitorie rispetto al soggetto reclamato. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Cuneo, 04 Aprile 2017.


Illegittima segnalazione – Ricorso ex art. 700 c.p.c. – Periculum in mora – Danno non patrimoniale – Onere della prova.
Nell’ambito di un giudizio cautelare instaurato per ottenere la rettifica del credito “in contestazione” presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia, esiste il periculum in mora sub specie di danno non patrimoniale che si rinviene nella lesione all’onore, alla reputazione, e all’affidabilità personale del segnalato.
Per la dimostrazione di tali pregiudizi, per quanto attiene la fase cautelare, l’onere di allegazione e di prova è più tenue. (Antonio Cavallo) (riproduzione riservata)
Tribunale Paola, 01 Febbraio 2017.


Procedimento cautelare - Azione possessoria - Reclamo - Deposito cartaceo - Ammissibilità - Pluralità di eredi - Compossesso.
È rituale e ammissibile il deposito con modalità cartacea del reclamo ai sensi dell’art. 669-terdecies c.p.c.
In caso di pluralità di eredi (o di chiamati all’eredità) il compossesso in capo a ciascuno non è escluso dalla circostanza che uno solo di essi abbia la detenzione del bene ereditario e dunque sia l’unico ad esercitare “fattualmente” il possesso; deve essere, pertanto, tutelato il compossesso degli altri eredi qualora il coerede-compossessore detentore compia atti che determinino, durevolmente, una situazione tale da impedire o restringere o rendere più gravoso il godimento spettante agli altri compossessori e quindi tale da evidenziare un possesso esclusivo ed "animo domini" su tutta la cosa ovvero che comportino l’apprensione esclusiva del bene, con mutamento dell'originario compossesso in possesso esclusivo. (Gregorio Troilo) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 08 Novembre 2016.


Procedimento civile – Comunicazioni e notificazioni – Equipollenti – Richiesta di accesso al fascicolo telematico – Fattispecie in tema di reclamo cautelare.
La richiesta di visibilità del fascicolo telematico presentata tramite avvocato è idonea a far ritenere che la parte abbia avuto conoscenza degli atti del procedimento ed a far, pertanto, decorrere il termine per l’impugnazione di provvedimenti resi nell’ambito dello stesso; ciò in virtù del principio secondo il quale la notificazione può trovare equipollenti in altri atti o fatti giuridici che siano idonei ad assicurare una conoscenza effettiva e piena del relativo provvedimento, analoga a quella che si produce con detta comunicazione (Cass. 16 luglio 1997, n. 6474).

(Nel caso di specie, la richiesta di accesso al fascicolo telematico è stata ritenuta ideona a far decorrere il termine per il reclamo di cui all’art. 669 terdecies c.p.c.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rieti, 20 Ottobre 2016.


Processo civile – Azione cautelare possessoria – Esperita dal coniuge assegnatario della casa coniugale contro il coniuge spogliante – Ammissibilità – Reclamo da parte del terzo proprietario dell’immobile – Inammissibilità.
Il principio stabilito da Cass. 21/3/2013, n.7241, secondo il quale “la convivenza more uxorio determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. Ne consegue che l’estromissione violenta o clandestina dall’unità abitativa, compiuta dal convivente proprietario in danno del convivente non proprietario, legittima quest’ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l’azione di spoglio”, deve essere a maggior ragione applicato fra coniugi, rispetto a ciascuno dei quali – pur se non proprietario – può sicuramente ricostruirsi una posizione di compossesso del bene.
Venuta meno la vita coniugale con la separazione, se vi sono figli minori o non autosufficienti, in mancanza di accordo è il giudice della separazione, pur non innovando il titolo di godimento o i diritti reali delle parti, a concentrare la situazione possessoria in capo al coniuge in favore del quale venga disposta l’assegnazione della casa familiare.
In questa sede non è opponibile al possessore il vieto brocardo feci, sed jure feci. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 13 Luglio 2016.


Provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. – Requisito sussidiarietà – Irreparabilità pregiudizio – Quattro ordini di ipotesi – Sequestro giudiziario – Ammissibilità – Azione (reale o contrattuale) restitutoria del bene.
Il ricorrente ex art. 700 c.p.c. ha l’onere di allegare in giudizio l’insussistenza di rimedi giuridici tipici idonei ad assicurare la stessa tutela con la medesima efficacia ed urgenza (requisito della sussidiarietà del provvedimento d’urgenza).

L’art. 700 c.p.c. richiede (oltre alla sussidiarietà) i presupposti dell’imminenza e dell’irreparabilità del pregiudizio; in particolare, quest’ultimo è ravvisabile in caso di lesione grave ed imminente di: 1) diritti personali; 2) diritti patrimoniali strettamente strumentali al soddisfacimento di esigenze esistenziali della persona; 3) diritti patrimoniali il cui pregiudizio è pacificamente ritenuto irreparabile; 4) diritti patrimoniali il cui pregiudizio può essere giudicato irreparabile nel caso concreto.

Alla luce di una giurisprudenza di legittimità costante e univoca, il sequestro giudiziario può essere pacificamente richiesto quando la parte ricorrente chieda la restituzione in via urgente del bene sulla premessa di voler esperire un’azione contrattuale, compresa l’azione di impugnazione del contratto preliminare di vendita comportante la condanna al rilascio dell’immobile. (Fiorenza Chiara Villa) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 15 Marzo 2016.


Procedimento cautelare – Ordinanza di rigetto – Riproposizione della domanda avanti a un altro giudice – Inammissibilità – Diversità degli instaurandi giudizi di merito – Irrilevanza.
Quand’anche ricorrano le ipotesi che consentono la riproposizione dell’istanza cautelare anteriormente rigettata, esse devono essere prospettate al giudice del reclamo.
In pendenza della fase di reclamo, tutti i fatti dedotti o deducibili devono essere fatti valere in tale fase.
Non rileva la non identità delle domande che il ricorrente ha preannunciato di voler esercitare nei futuri giudizi di merito, perché le domande cautelari sono svincolate dai detti giudizi. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 12 Marzo 2016.


Rilievo del fideiussore – Art. 1953 c.c. – Ricorso ex art. 671 c.p.c. – Nesso strumentalità – Insussistenza – Inammissibilità del sequestro conservativo.
Le domande tese ad ottenere la liberazione dalla garanzia fideiussoria prestata e, solo in subordine ed in mancanza di tale liberazione, il rilascio delle garanzie per assicurare il soddisfacimento dell’eventuale azione di regresso, prevedono unicamente un obbligo di facere in capo al debitore sicché, con riguardo a tali domande, la misura cautelare del sequestro conservativo ex art. 671 c.p.c. è inammissibile poiché priva del necessario nesso di strumentalità. Solo con riguardo alla domanda di risarcimento danni (ove proposta) il sequestro conservativo può ritenersi astrattamente concedibile. (Giovanni Cedrini, Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 08 Febbraio 2016.


Periculum in mora – 671 c.p.c. – Crediti di fonte contrattuale non sopravvenienza fatti nuovi – Insussistenza  .
Il periculum in mora, inteso come fondato timore di perdere le garanzie del proprio credito, rispetto a crediti fondati su obbligazioni contrattuali presuppone la sopravvenienza di fatti nuovi tali da determinare la possibilità del venir meno delle garanzie patrimoniali sulle quali il creditore aveva potuto fare affidamento al momento dell’insorgere del rapporto obbligatorio. Solo in caso di una tale sopravvenienza è infatti possibile ritenere sussistente il timore di perdere la garanzia del soddisfacimento del credito. (Giovanni Cedrini, Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 08 Febbraio 2016.


Fideiussione – Natura autonoma della garanzia – Exceptio doli – Tardività – Periculum.
La garanzia rilasciata dall'istituto di credito nei confronti di un terzo va qualificata come autonoma quando il garante (la banca) si è impegnata a pagare dietro semplice richiesta scritta e senza necessità alcuna di prova o motivazione.

L'accertamento della tardività dell'escussione attiene alla validità della garanzia e non richiede alcun esame del merito della controversia, pertanto non è precluso dalla natura autonoma della garanzia.

Lo stato patrimoniale di una società che indica perdite di esercizio negli ultimi tre anni e che registra un importante debito verso i soci ed ha una cassa negativa, presenta un concreto pericolo per la prosecuzione della società tale configurare il requisito del periculum. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 04 Febbraio 2016.


Diritti reali – Tipicità legale necessaria di questi diritti – Accertamento esercizio del possesso ad immagine di una servitù prediale – Caratteri attribuiti alla specifica servitù prediale – Servitù di presa d’acqua – Servitù apparente – Necessità di opere visibili e permanenti.
Il principio del numero chiuso dei diritti reali indica la tipicità legale necessaria di questi diritti e si estrinseca in due sottoprincipi che individuano nella legge l’unica fonte della esistenza e del contenuto dei singoli diritti reali;

L’accertamento del concreto esercizio del possesso ad immagine di una servitù prediale deve essere condotto, in base al suesposto principio, con riferimento ai caratteri che il Codice civile attribuisce alla specifica servitù prediale;

La servitù di presa d’acqua è configurata, nel diritto vivente, alla stregua di una servitù apparente, ossia il peso imposto sul fondo servente deve essere evidenziato dalla presenza di opere visibili, permanenti ed inequivocabilmente destinate all’esercizio della servitù. (Fiorenza Chiara Villa) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 20 Gennaio 2016.


Dichiarazione di fallimento - Procedimenti cautelari - Impugnazione - Reclamo di cui all'articolo 669-terdecies c.p.c. - Esclusione.
L'articolo 15, comma 8, L.F., nel prescrivere che i provvedimenti cautelari, oltre a poter essere emessi solo nel corso del procedimento prefallimentare e dal tribunale presso il quale pende la domanda di fallimento, stabilisce la regola per cui essi possono essere concessi o negati solo inaudita altera parte e con decreto suscettibile di riesame da parte dello stesso tribunale chiamato a pronunciarsi sull'istanza di fallimento, con la conseguenza che va esclusa la compatibilità di tali provvedimenti con il rimedio impugnatorio del reclamo di cui all'articolo 669-terdecies c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 20 Aprile 2015.


Procedimento cautelare - Revoca in presenza di fatti sopravvenuti - Ammissibilità.
L’incipit dell’art. 669 decies c.p.c. (“salvo che sia proposto reclamo”) non preclude al giudice istruttore di revocare il provvedimento, su richiesta di parte e in presenza di fatti sopravvenuti, quando siano decorsi i termini per proporre il reclamo. La salvezza prevista dal legislatore ha, infatti, la finalità di coordinare il rimedio della revoca con quello del reclamo nel caso di pendenza del procedimento di reclamo o dei relativi termini e non si riferisce alle circostanze anteriori di cui si sia acquisita conoscenza successiva e a quelle sopravvenute. Si osserva, peraltro, che il principio costituzionale del giusto processo e valutazioni di coerenza sistematica con il procedimento del reclamo rendono condivisibile l’interpretazione propugnata da autorevole dottrina, la quale riconduce all’ambito di operatività della norma anche i fatti processuali sopravvenuti, in sintonia con l’estensione dell’ambito del reclamo ai motivi sopravvenuti che giustificano la revoca del provvedimento, giusta il disposto dell’art. 669 terdecies c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Dicembre 2014.


Cancellazione società di persona dal registro imprese - Sopravvenienze attive - Rinuncia - Reclamabilità della sospensione del titolo esecutivo ex art. 615, comma I, cpc - Effetto totalmente devolutivo del reclamo.
Il credito della società di persone cancellata dal registro delle imprese nelle more del processo si intende rinunciato. Tale effetto estintivo dell’obbligazione può essere fatto valere anche in sede di opposizione all’esecuzione rispetto ai soggetti che si dichiarino successori-aventi causa dalla compagine societaria estinta. (Giuseppe Di Vico) (riproduzione riservata) Tribunale Castrovillari, 04 Novembre 2014.


Appello civile – Efficacia esecutiva della sentenza – Sospensione – Non reclamabilità dell’ordinanza. .
Nel giudizio di appello, il reclamo ex art. 669 terdecies avverso l’istanza di inibitoria dell’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado ex art. 351 c.p.c. – il quale prevede espressamente che il giudice d’appello provvede sulla sospensiva alla prima udienza con ordinanza non impugnabile – va escluso e, la ratio della non impugnabilità – non reclamabilità della sospensiva risiede nello scopo di evitare che vi sia un andirivieni di decisioni anticipatorie sulla esecutività della sentenza di primo grado. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 26 Febbraio 2014.


Processo civile - Sospensione dell'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato - Non impugnabilità dell'ordinanza - Natura cautelare del provvedimento di sospensione - Esclusione..
Si deve senz’altro escludere l’ammissibilità del reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. avverso l’ordinanza sulla sospensione pronunciata ai sensi dell’art. 5 D.Lgs. n. 150/2011 dalla medesima norma definita non impugnabile. Anche nell'ipotesi in cui si volesse attribuire natura “cautelare” alla predetta ordinanza, va detto che l’espressa e consapevole previsione della non impugnabilità della stessa è stata disposta da una norma successiva all’entrata in vigore del procedimento cautelare uniforme, con conseguente inapplicabilità dell’art. 669 terdecies c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 20 Dicembre 2013.


Procedimento cautelare - Misure di attuazione ex articolo 669 duodecies c.p.c. - Reclamabilità - Esclusione..
L'articolo 669 terdecies c.p.c. consente il reclamo esclusivamente contro l'ordinanza con la quale sia stato concesso o negato un provvedimento cautelare, non essendo reclamabili decisioni emesse ai sensi dell'articolo 669 duodecies c.p.c., trattandosi di pronunce prive di qualsivoglia contenuto decisorio, volte esclusivamente a precisare le modalità di esecuzione di un provvedimento cautelare già emesso. A ciò si aggiunga che i provvedimenti di attuazione delle misure cautelari non hanno una natura cautelare bensì esecutiva, con la precisazione che, proprio perché la cautela è una sola, il provvedimento ex articolo 669 duodecies c.p.c. ne è soltanto l'appendice esecutiva; deve, pertanto, escludersi che anche il relativo provvedimento accessorio sia reclamabile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 19 Settembre 2013.


Reintegrazione possesso - Azione che comporta la demolizione del bene - Litisconsorzio necessario tra i comproprietari - Necessità..
Qualora gli autori materiali e/o morali dello spoglio siano più di uno, l’azione di reintegrazione può proporsi di regola nei loro confronti congiuntamente o separatamente, in quanto nel giudizio possessorio non ricorre tendenzialmente l’esigenza del litisconsorzio necessario, il quale ha la funzione di assicurare la partecipazione al processo di tutti i titolari degli interessi in contrasto. Tuttavia, legittimati passivi all’azione di spoglio sono anche i comproprietari e/o compossessori che per effetto della demolizione del bene subirebbero gli effetti della condanna. In questo caso, nel giudizio possessorio, il litisconsorzio necessario tra gli anzidetti soggetti si impone qualora la reintegrazione del possesso comporti la necessità del ripristino dello stato dei luoghi mediante la demolizione di un’opera di proprietà o nel possesso di più persone. In tale ipotesi, infatti, la sentenza resa nei confronti di alcuno e non anche degli altri comproprietari e/o compossessori dell’opera sarebbe inutiliter data, giacché la demolizione della cosa pregiudizievole incide sulla sua stessa esistenza e necessariamente quindi sulla proprietà o sul possesso di tutti coloro che sono partecipi di tali signorie di fatto o di diritto sul bene, non essendo configurabile una demolizione limitatamente alla quota indivisa del comproprietario o del compossessore convenuto in giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 23 Aprile 2013.


Procedimento prefallimentare - Provvedimenti cautelari o conservativi del tribunale - Reclamo ai sensi dell'articolo 669 terdecies c.p.c. - Esclusione..
I provvedimenti cautelari o conservativi adottati dal tribunale nel corso del procedimento fallimentare ai sensi dell'articolo 15, comma 8, L.F. non possono essere impugnati con lo strumento del reclamo di cui all'articolo 669 terdecies c.p.c. La disciplina dei provvedimenti cautelari in sede fallimentare è, infatti, incompatibile con quella del procedimento cautelare uniforme e, in particolare, con quella del reclamo cautelare di cui al citato articolo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 17 Aprile 2013.


Procedimento cautelare - Provvedimenti cautelari emessi dal tribunale in composizione collegiale - Reclamo - Competenza di altra sezione del medesimo tribunale o del tribunale più vicino..
Il reclamo avverso i provvedimenti di natura cautelare emessi da un tribunale in composizione collegiale deve essere proposto ad altra sezione del medesimo tribunale o, in mancanza, al tribunale più vicino, il quale dovrà decidere il reclamo sempre in composizione collegiale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 17 Aprile 2013.


Impugnazioni - Reiezione - Pagamento del doppio del contributo unificato - Procedimenti cautelari - Applicabilità..
Quando l'impugnazione, anche incidentale, è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo al titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale. Il giudice dà atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e l'obbligo di pagamento sorge al momento del deposito dello stesso. (Nel caso di specie, il principio è stato ritenuto applicabile anche all'impugnazione dei provvedimenti cautelari). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 04 Aprile 2013.


Procedimento cautelare - Decreto reso inaudita altera parte - Reclamabilità..
Anche se l’art. 669 terdecies c.p.c. ai fini della reclamabilità fa espresso riferimento alla “ordinanza” va comunque accordata una forma di tutela in caso di decreto reso “inaudita altera parte”. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 18 Marzo 2013.


Procedimento cautelare - Reclamo avverso provvedimento reso dal tribunale in forma collegiale - Competenza della medesima sezione dello stesso tribunale in diversa composizione..
La competenza a decidere sul reclamo ad un provvedimento cautelare reso dal tribunale in composizione collegiale appartiene alla medesima sezione dello stesso tribunale in diversa composizione, come si deduce dalla sentenza della Corte costituzionale n. 421 del 27 dicembre 1996. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 18 Marzo 2013.


Procedimenti cautelari – Reclamo – Mancata notifica alle controparti nel termine assegnato – Mancata comparizione del reclamante all’udienza di comparizione – Onere della cancelleria di comunicare il decreto di fissazione dell’udienza – Esclusione – Improcedibilità del reclamo – Rimessione in termini – Esclusione – Improcedibilità del reclamo principale – Conseguente inefficacia del reclamo incidentale tardive..
Nei procedimenti di reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. il ricorrente è tenuto ad attivarsi per prendere cognizione, in cancelleria, dell'esito del proprio ricorso, della data dell’udienza di comparizione fissata dal giudice e del termine che gli è stato assegnato per la notifica del ricorso e del decreto alle controparti. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)

Ove il reclamante non provveda alla notifica alle controparti del reclamo e del decreto col quale è stata fissata l’udienza di comparizione, il reclamo deve essere dichiarato improcedibile. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)

Non sussiste un onere della cancelleria di dare comunicazione al reclamante del decreto di fissazione dell’udienza di comparizione delle parti e del termine assegnatogli per la notifica alle controparti; conseguentemente tale circostanza non può essere addotta per chiedere la rimessione in termini ai sensi dell’art. 153 c.p.c.. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)

La declaratoria di improcedibilità del reclamo principale impone di dichiarare inefficace anche l’eventuale reclamo incidentale tardivo in applicazione dell’art. 334 c.p.c.. (Salvatore Nicolosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania, 27 Dicembre 2012.


Procedimenti cautelari - Sequestro conservativo - Reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. - Sospensione feriale dei termini - Esclusione..
Il principio generale della sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale non è applicabile al giudizio di reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c., attesa la natura tipicamente cautelare del procedimento; ne consegue che deve essere dichiarato inammissibile, per inosservanza del termine di proposizione, il reclamo avverso l’ordinanza di rigetto del sequestro conservativo, laddove parte reclamante - ritenendo operativa detta sospensione - abbia provveduto al deposito del ricorso oltre il termine di quindici giorni dall’avvenuta notifica dell’ordinanza impugnata. L’inoperatività del principio della sospensione dei termini trova, infatti, giustificazione nella necessità di una sollecita definizione del procedimento di reclamo che, in quanto improntato ad esigenze prevalentemente cautelari, è assimilabile alla fase sommaria caratterizzata dai requisiti dell’urgenza e dell’indifferibilità. (Nel caso di specie, il provvedimento reclamato era stato comunicato ad entrambe le parti a mezzo P.E.C.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 06 Novembre 2012.


Procedimento presunzione - Sospensione dell'esecuzione provvisoria - Natura cautelare nel provvedimento - Esclusione..
Il provvedimento ex art. 649 c.p.c. non riveste natura cautelare, dovendosi intendere come mero obiter dictum il passaggio di Cass. n. 3979 del 2012 in cui la sospensione della provvisoria esecuzione è definita “provvedimento di natura lato sensu cautelare”. In ogni caso, la sentenza della Suprema Corte si limita a riconoscere la possibilità di un’applicazione in via analogica del rito cautelare uniforme nella parte in cui permette l’adozione di un decreto inaudita altera parte e la sua successiva conferma, modifica o revoca dopo l’instaurazione del contraddittorio; nella pronuncia non si rinviene alcuna equiparazione alle misure cautelari della sospensione ex art. 649 c.p.c. (con conseguente inapplicabilità dell’art. 669-quaterdecies c.p.c.), né si accenna all’estensione a questa dell’intero rito cautelare uniforme (ivi compreso il reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c.). (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 18 Ottobre 2012.


Procure alle liti - Mandato in generale - Conferimento a più difensori congiuntamente - Sottoscrizione del ricorso da uno solo di essi - Inammissibilità..
Dai principi in tema di procura (artt. 83 e 365 c.p.c.) e di mandato, ed in particolare dall'art. 1716, comma 2, c.c. disciplinante l'ipotesi di pluralità di mandatari, discende che, se il mandato alle liti viene conferito congiuntamente a più difensori, deve escludersi che ciascuno di essi, in presenza di una espressa volontà della parte circa il carattere congiuntivo del mandato medesimo, abbia pieni poteri di rappresentanza processuale, con la conseguenza che in caso di procura per proporre reclamo ex art 669 terdecies c.p.c., il ricorso non è validamente proposto - ed è quindi inammissibile - se sottoscritto da uno solo di essi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 17 Ottobre 2012.


Divorzio - Ordinanza emessa dal giudice istruttore - Reclamo - Inammissibilità.

Divorzio - Modifica o revoca del provvedimento presidenziale - Condizioni.
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È inammissibile il reclamo avverso l’ordinanza emessa dal Giudice Istruttore della causa di divorzio (modificativa dei provvedimenti presidenziali), poiché tale provvedimento non ha le medesime caratteristiche dell’ordinanza del Presidente del Tribunale ex art. 708 c.p.c. (contenente determinazioni urgenti) di cui condivide solo il tratto dell’anticipazione della tutela. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

Il Giudice Istruttore può modificare o revocare il provvedimento presidenziale al verificarsi di sopravvenienze o in caso di rivalutazione degli elementi in base all’istruttoria compiuta e, perciò, le sue ordinanze discendono dal compimento dell’istruttoria e/o dal mutamento delle circostanze e non dall’esercizio di un potere di natura cautelare: deve dunque escludersi l’applicabilità dell’art. 669-terdecies c.p.c.. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 06 Settembre 2012.


Procedimento esecutivo - Provvedimento di sospensione - Reclamo - Applicazione degli articoli 624 e 669 terdecies c.p.c. - Ammissibilità..
Deve condividersi l’orientamento della prevalente giurisprudenza di merito, in forza del quale il reclamo previsto dal combinato disposto degli art. 624 e 669-terdecies avverso i provvedimenti in materia di sospensione dell’esecuzione è estensibile anche al provvedimento sospensivo previsto dall'art. 615, comma 1 c.p.c.. In primo luogo, infatti il provvedimento di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, ex art. 615 comma 1 c.p.c., ha evidente natura cautelare e, dunque, il reclamo di cui all’art. 669 terdecies c.p.c. deve ritenersi proponibile avverso tale provvedimento. In secondo luogo, si è anche correttamente osservato che l’ammissibilità del reclamo sulla decisione che concede o nega la sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo deriva, oltre che dalla natura cautelare della decisione, dal fatto che l’art. 624 c.p.c. si riferisce a tutte le decisioni in tema di istanze di sospensione, senza che rilevi che una esecuzione sia concretamente iniziata, e posto che in caso contrario vi sarebbe una lesione del diritto di difesa della parte interessata. Infine, deve osservarsi che la nuova formulazione dell’art. 615 c.p.c. e la modifica introdotta in due tempi all’art. 624 c.p.c., hanno disegnato un nuovo istituto cautelare, che ricomprende non solo la sospensione del processo esecutivo ma anche la sospensione della esecutività del titolo: ambedue i provvedimenti debbono ritenersi soggetti a reclamo, attesa la evidente volontà in tal senso dimostrata dal legislatore che, dapprima, aveva introdotto all’art. 624 c.p.c. il reclamo in relazione alla sola ipotesi di opposizione alla esecuzione (615, 2° comma, c.p.c.) poi, a seguito della l. n. 52 del 2006, ha eliminato dal 1° comma dell’art. 624 c.p.c. il riferimento al 2° comma dell’art. 615 c.p.c., così estendendo il rimedio ad entrambe le ipotesi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 31 Agosto 2012.


Procedimenti cautelari - Reclamo avverso la cautela emessa dalla sezione specializzata agraria - Competenza della corte d'appello in camera di consiglio..
Il reclamo avverso il provvedimento cautelare emesso dalla sezione specializzata agraria del tribunale deve essere proposto alla corte d'appello in camera di consiglio ai sensi dell'articolo 739, comma 1, c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 18 Luglio 2012.


Procedimento cautelare - Reclamo contro i provvedimenti cautelari - Decorrenza del termine - Comunicazione del provvedimento integrale - Necessità..
Il termine per la proposizione del reclamo di cui all'articolo 669 terdecies c.p.c. decorre dalla comunicazione (anche ad opera della cancelleria) del provvedimento nella sua forma integrale non essendo a ciò sufficiente la comunicazione del solo dispositivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 17 Luglio 2012.


Provvedimento cautelare – Esecuzione – Opposizione – Reclamo – Invalidità – Esecuzione irregolare – Forme di tutela.

Provvedimento cautelare – Attuazione – Competenza – Giudice dell’esecuzione – Esclusione.

Procedimento civile – Regime delle spese – Liquidazione del compenso dell’avvocato – Eliminazione delle tariffe forensi – Indici per il calcolo – Art. 2225 cod.civ..
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La tutela contro un provvedimento cautelare invalido o irregolarmente eseguito è garantita sia dall’esistenza del rimedio del reclamo contro le ordinanze che abbiamo concesso o negato un provvedimento cautelare, sia dal fatto che le contestazioni mosse in ordine alla sua esecuzione non assumono natura di opposizioni all’esecuzione o agli atti esecutivi, ma conservano la caratteristica di eccezioni del soggetto che ha subito la misura cautelare. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

La competenza a decidere ogni questione in ordine all’attuazione della misura cautelare appartiene al giudice della causa di merito e non al giudice dell’esecuzione. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

L’abrogazione delle tariffe forensi ex art. 9 d.l. 24 gennaio 2012 n. 1, comporta che il giudice, per la liquidazione del compenso dell’avvocato, deve applicare l’art. 2225 cod. civ. il quale fa riferimento, per qualificazione del compenso medesimo, agli standards liquidativi in precedenza applicati ed alla somma calcolata dallo stesso difensore mediante nota spese di cui all’art. 75 disp. att. c.p.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Tribunale Fermo, 20 Febbraio 2012.


Provvedimento cautelare – Esecuzione – Opposizione – Reclamo – Invalidità – Esecuzione irregolare – Forme di tutela..
La tutela contro un provvedimento cautelare invalido o irregolarmente eseguito è garantita sia dall’esistenza del rimedio del reclamo contro le ordinanze che abbiamo concesso o negato un provvedimento cautelare, sia dal fatto che le contestazioni mosse in ordine alla sua esecuzione non assumono natura di opposizioni all’esecuzione o agli atti esecutivi, ma conservano la caratteristica di eccezioni del soggetto che ha subito la misura cautelare. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Fermo, 20 Febbraio 2012.


Procedimento cautelare - Attuazione della misura cautelare - Reclamo - Ammissibilità..
Deve ritenersi reclamabile ex articolo 669 terdecies c.p.c. il provvedimento pronunciato ai sensi dell'articolo 669 duodecies c.p.c. che determina le modalità di attuazione della misura cautelare qualora detto provvedimento sortisca l’effetto di modificare o disattendere il comando giudiziale del quale dovrebbe consentire l'attuazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sala Consilina, 16 Novembre 2011.


Impugnazioni civili – Procedimento cautelare – Impugnazione proposta per prima ed impugnazioni successive – Rapporto..
Il principio vigente in materia di impugnazioni opera anche in ambito cautelare per cui l'impugnazione proposta per prima determina la costituzione del processo e le impugnazioni successive andranno trattate nel medesimo giudizio assumendo carattere incidentale, tenuto conto tra l'altro di un principio di economicità che anche nel rito cautelare deve indurre la riunione dei procedimenti aventi ad oggetto il reclamo della stessa misura. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 28 Luglio 2011.


Procedimento cautelare – Provvedimento emesso inaudita altera parte – Reclamabilità – Esclusione. (12/10/2010).
Deve escludersi la reclamabilità dei decreti cautelari emanati inaudita altera parte secondo quanto previsto dall’art. 669-sexies, comma 2, codice procedura civile, in quanto il controllo dei provvedimenti emessi con tali decreti viene effettuato nell’ambito dell’udienza fissata dal giudice nel contraddittorio delle parti, attraverso la pronuncia dell’ordinanza con cui il giudice, all’esito di tale udienza, conferma, modifica o revoca i provvedimenti in questione. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 28 Aprile 2010.


Procedimento cautelare – Provvedimento emesso inaudita altera parte – Omessa indicazione dell'udienza, del termine per la notifica – Reclamo – Ammissibilità. (12/10/2010).
Deve ritenersi ammissibile, ai sensi dell’art. 669 terdecies, codice procedura civile, il reclamo avverso un decreto cautelare reso inaudita altera parte che ometta di fissare l’udienza di comparizione della parti avanti al giudice che lo ha emesso, di assegnare alla parte ricorrente un termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto stesso e conseguentemente di pronunciare una successiva ordinanza di conferma, modifica o revoca del predetto provvedimento emanato inaudita altera parte. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 28 Aprile 2010, n. 0.


Procedimento cautelare – Contumacia del convenuto – Provvedimento pronunciato in udienza – Reclamo – Decorrenza del termine. .
Poiché ai sensi dell’art. 176 cod. proc. civ. le ordinanze pronunciate in udienza si ritengono conosciute dalle parti presenti e da quelle che devono comparirvi, il termine di quindici giorni di cui all’art. 669 terdecies cod. proc. civ. per la proposizione del reclamo contro i provvedimenti cautelari decorre dall’udienza ove il provvedimento è stato pronunciato e ciò anche nel caso in cui il convenuto che intende proporre il reclamo sia rimasto contumace. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro, 08 Ottobre 2009.


Procedimento cautelare – Sequestro giudiziario – Revoca – Mancanza di ordine di restituzione o di rilascio del bene – Azionabilità in sede esecutiva – Esclusione..
Non è azionabile in sede esecutiva il provvedimento di revoca del sequestro giudiziario privo dell’ordine di restituzione o di rilascio del bene. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Tivoli, 25 Settembre 2008.


Condominio – Impugnazione di delibera assembleare – Provvedimento di sospensione ex art. 1137 cod. civ. – Natura cautelare – Reclamabilità ex art. 669 terdecies.

Condominio – Avviso di convocazione dell’assemblea – Previsione nel regolamento di particolari forme di consegna – Consegna a mani – Idoneità.
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Poiché il provvedimento con il quale il giudice istruttore decide, ai sensi dell’art. 1137 c.c., sull’istanza di sospensione di una delibera assembleare ha sicuramente natura cautelare, contro tale provvedimento è consentito il ricorso allo strumento del reclamo di cui all’art. 669 terdecies c.p.c.. (Roberto Cicerone) (riproduzione riservata)

Anche se il regolamento condominiale impone particolari modalità di notifica, la consegna brevi manu dell’avviso di convocazione dell’assemblea condominiale è idonea a garantire l’effettiva conoscenza dell’atto al pari – e anche di più – della raccomandata con avviso di ricevimento prevista dal regolamento condominiale. (Roberto Cicerone) (riproduzione riservata)
Tribunale Isernia, 09 Luglio 2008.


Processo civile – Consulenza tecnica preventiva ai fini della conciliazione della lite – Natura cautelare – Esclusione – Reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. – Inammissibilità..
E’ inammissibile il reclamo proposto ai sensi dell’art. 669 terdecies c.p.c. avverso il provvedimento che rigetta l’istanza di ammissione di consulenza tecnica preventiva richiesta ex art. 696 bis c.p.c. difettando a siffatto procedimento la natura cautelare. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 03 Luglio 2008.