Codice di Procedura Civile


LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO I
Dei procedimenti sommari
CAPO III
Dei procedimenti cautelari
SEZIONE II
Del sequestro

Art. 671

Sequestro conservativo
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice, su istanza del creditore che ha fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito, può autorizzare il sequestro conservativo di beni mobili o immobili del debitore o delle somme e cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne permette il pignoramento.


GIURISPRUDENZA

Successione ereditaria – Provvedimenti cautelari o conservativi – Sequestro di beni fungibili (denaro) – Inammissibilità sequestro giudiziario

Successione ereditaria – Provvedimenti cautelari o conservativi – Sequestro di beni fungibili (denaro) – Ammissibilità del sequestro conservativo
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È inammissibile il ricorso per sequestro giudiziario avente ad oggetto la custodia o la gestione temporanea di beni fungibili, quali il denaro.

Sebbene il legittimario totalmente pretermesso non acquista non acquista all’apertura della successione la qualità di erede né la titolarità di beni ad altri attribuiti, potendo conseguire i suoi diritti solo dopo l’utile esperimento delle azioni di riduzione o di annullamento del testamento e quindi dopo il riconoscimento dei suoi diritti di legittimario, l’esperimento dell’azione petitoria, in tanto quanto volta al recupero di beni ereditari posseduti da altri, si tradurrà nel conseguimento di una pronuncia di condanna alla restituzione di tali beni, che ben può trovare tutela nelle forme del sequestro conservativo, quale unica cautela percorribile, posto che il diritto ereditario dell’erede pretermesso è destinato a sfociare, per la parte del relictum abusivamente prelevata, in un diritto di credito. (Matteo Borgini) (riproduzione riservata)
Tribunale Varese, 10 Marzo 2021.


Actio pauliana - Sequestro conservativo ancillare al suo effetto utile - Trascrizione della domanda revocatoria - Interesse alla misura cautelare - Necessità di provvedere alla custodia del bene e di riscuotere i canoni di locazione - Ammissibilità.
Una volta esercitata l’actio pauliana al fine di rendere inefficace nei propri confronti l’alienazione compiuta dal debitore, l’attore può avere interesse a conseguire anche il sequestro conservativo su quel bene ai sensi dell’art. 2905, secondo comma, c.c. qualora la trascrizione della domanda giudiziale non sia da sola sufficiente ad assicurare adeguata tutela alle sue ragioni di credito.

La misura cautelare del sequestro conservativo assume rilievo principalmente con riferimento ad ipotesi di azione revocatoria esperita in relazione ad atti dispositivi di beni mobili, ovvero anche di beni immobili o mobili registrati, ogni qualvolta si renda necessaria l’adozione di particolari cautele nella custodia del bene al fine di non vanificare le ragioni del creditore.

Il rapporto di strumentalità fra la domanda ai sensi dell’art. 2901 c.c. di inefficacia di contratto di compravendita di bene immobile e la domanda di sequestro conservativo ex art. 2905, secondo comma, c.c., sul medesimo immobile, nonché di nomina di un custode giudiziario, va ravvisato nella esigenza di assicurare una adeguata gestione del bene da sottoporre a vincolo cautelare al fine di non pregiudicare le ragioni di credito dell’attore in revocatoria. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 30 Luglio 2020.


Sequestro conservativo ante causam ex artt. 669 bis e segg. e 671 c.p.c. – Revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, L. Fall. – Fumus boni iuris – Interpretazione del contratto ex art. 1325 c.c. – Natura onerosa – Sussistenza

Sequestro conservativo ante causam ex artt. 669 bis e segg. e 671 c.p.c. – Revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, L. Fall. – Fumus boni iuris – Requisito cronologico e consecuzione tra procedure – Art. 69 bis L. Fall. – Sussistenza

Sequestro conservativo ante causam ex artt. 669 bis e segg. e 671 c.p.c. – Revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, L. Fall. – Fumus boni iuris – Subentro nel contratto da parte del Curatore – Esclusione

Sequestro conservativo ante causam ex artt. 669 bis e segg. e 671 c.p.c. – Revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, L. Fall. – Fumus boni iuris – Contratto di durata – Esclusione

Sequestro conservativo ante causam ex artt. 669 bis e segg. e 671 c.p.c. – Inefficacia ex art. 167, comma 2, L. Fall. – Fumus boni iuris – Atto di straordinaria amministrazione – Sussistenza

Sequestro conservativo ante causam ex artt. 669 bis e segg. e 671 c.p.c. – Revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, L. Fall. – Inefficacia ex art. 167, comma 2, L. Fall. – Periculum in mora – Sussistenza
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In tema di revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, L. Fall., ai fini dell’accertamento della natura onerosa di un rapporto contrattuale che presenti segmenti negoziali riconducibili a schemi tipici che si fondono in una regolamentazione negoziale complessa, non rileva la valutazione circa l’applicazione della disciplina tipica del negozio prevalente o quella di ciascun segmento contrattuale, ma piuttosto occorre indagare la c.d. causa concreta (necessariamente unica in ogni contratto, a norma dell’art. 1325 c.c.) mediante la ricerca di una sintesi del risultato economico-giuridico perseguito dalle parti attraverso il complesso delle clausole previste nel regolamento negoziale.

Il requisito cronologico richiesto dall’art. 67, comma 2, L. Fall. può essere rinvenuto anche sulla base dell’applicazione del principio di c.d. consecuzione delle procedure concorsuali, enunciato dall’art. 69-bis L. Fall.. La consecuzione causale tra la procedura di concordato preventivo e quella di fallimento sussiste quando la dichiarazione di fallimento, anche in ragione del profilo cronologico, derivi dalla medesima situazione di crisi esistente al momento della presentazione della domanda di concordato.

Non è ravvisabile la fattispecie di subentro nel contratto, preclusiva della pronuncia di inefficacia ex art. 67, comma II, L. Fall., quando l’attività del Curatore, impegnato nell’esercizio provvisorio autorizzato dal Tribunale fallimentare, si sia contraddistinta dall’avvio di interlocuzioni con la parte in bonis finalizzate a prendere contezza dell’esistenza, consistenza e convenienza dei rapporti facenti capo alla fallita.

Il contratto non può essere qualificato come di “durata” quando nella sua struttura non sussiste l’elemento temporale della “continuità” o “periodicità” dell’esecuzione ovvero quando la rilevanza del fattore cronologico si apprezza esclusivamente sotto il profilo della scansione delle prestazioni (aventi diversi oggetti e natura) a cui le parti si sono obbligate, le quali non possono non dispiegarsi in un ben definito arco di tempo alla luce della connessione che le avvince.

E’ qualificabile come atto di straordinaria amministrazione, ai sensi dell’art. 167, comma 2, L. Fall., quello caratterizzato da un elevato valore economico delle prestazioni poste a carico della società che ha presentato domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo (consistenti, in particolare, nel pagamento, mediante compensazione, del corrispettivo e la refusione delle spese sopportate dalla controparte in bonis quale contropartita per la indiretta messa a disposizione, da parte di quest’ultima, della liquidità necessaria all’acquisito di merce presso i fornitori) e dalla funzione essenziale che lo stesso atto riveste.

Ai fini della valutazione circa la sussistenza del presupposto del periculum in mora, non rileva la circostanza che la situazione economica-finanziaria del debitore fosse la medesima al momento della stipula dei contratti di cui si invoca la revoca ex art. 67, comma 2, L. Fall. e/o l’inefficacia ex art. 167, comma 2, L. Fall.. Ciò che, invece, assume rilevanza, sotto il profilo oggettivo, è la verosimile incapacità del debitore di far fronte alle proprie obbligazioni per come accertate all’esito del giudizio di merito. Per converso, l’apprezzamento in prospettiva “dinamica” dell’impoverimento del patrimonio del debitore può essere apprezzato nella valutazione del profilo soggettivo del periculum, come indizio della condotta del debitore idonea ad arrecare pregiudizio alle ragioni creditorie. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 07 Luglio 2020.


Tribunale delle Imprese – Ricorso ex art. 671 c.p.c. – Notifica effettuata in luogo diverso da quello della residenza – Obbligazioni solidali e litisconsorzio – Presupposti del periculum in mora.
La notificazione di un atto mediante consegna a una delle persone elencate nell'art. 139 c.p.c., in luogo diverso da quello in cui risiede il destinatario è nulla, non essendovi certezza che la persona legata da rapporti di famiglia o di collaborazione con il destinatario provveda a trasmettergli l'atto ricevuto.

La solidarietà passiva non comporta, sul piano processuale, l’inscindibilità delle cause ed il litisconsorzio necessario in quanto il creditore ha diritto a rivalersi per l’intero nei confronti di ciascun debitore sicché, nel caso di un procedimento cautelare, la nullità della notifica del ricorso e del decreto di comparizione ad alcuni dei resistenti, laddove non sanata dalla costituzione, importa l’improcedibilità della domanda solo nei confronti di questi ultimi.

Nel caso di sequestro conservativo il periculum in mora, che consiste nel rischio, verosimile ed attuale, della perdita e/o diminuzione del patrimonio del debitore, è ravvisabile sulla base di elementi soggettivi e/o oggettivi, che possono essere presi in considerazione anche alternativamente. Sotto il profilo oggettivo, non rilevano tutte le condotte distrattive o comunque espressive di una capacità del debitore di dissipare il patrimonio ma solo quelle condotte che, avuto riguardo al momento in cui sono state poste in essere rispetto al sorgere del credito ed alla loro incidenza sul patrimonio del debitore, facciano ritenere verosimile, e soprattutto attuale, il rischio che il sequestro conservativo mira ad evitare.   Inoltre, sempre sotto il profilo oggettivo, tale requisito non può desumersi dalla mera insufficienza del patrimonio del debitore rispetto al credito ma da un’insufficienza del patrimonio che sia tale da far ritenere concreto ed attuale il rischio di sottrazione o diminuzione della garanzia del credito, atteso che il periculum va sempre valutato in un’accezione “dinamica “ e strettamente collegata alla perdita e/o diminuzione della garanzia patrimoniale, del cui rischio, in concreto, deve esserne espressione. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 01 Aprile 2020.


Actio pauliana - Sequestro conservativo ancillare al suo effetto utile - Trascrizione della domanda revocatoria - Interesse alla misura cautelare - Opportunità della custodia - Necessità di sostanziare elementi fattuali specifici - Difetto - Carenza di periculum in mora.
Va negato ogni automatismo tra il fumus boni iuris dell'azione revocatoria e la concessione del sequestro ex art. 2905, co. 2, c.c., occorrendo pur sempre - per la concessione della cautela - quel quid pluris rappresentato dal "pericolo di perdere la garanzia del proprio credito" (art. 671 c.p.c.).

Pur non trovando riscontro normativo la limitazione dell'operatività del sequestro conservativo ex art. 2905, co. 2, c.c. ai soli beni mobili non registrati, per ottenere il sequestro di beni immobili o mobili registrati occorre comunque che il creditore/attore in pauliana - che già riceve tutela adeguata in forza dell'effetto prenotativo della trascrizione della domanda giudiziale - dimostri l'esistenza di un'ulteriore fonte di pregiudizio non eliminabile con la trascrizione, già di per sé idonea ad impedire che l'ulteriore alienazione del bene da parte del terzo acquirente vanifichi l'esperimento della revocatoria, ossia ad assicurare gli identici effetti che sarebbero ottenuti con il sequestro conservativo.

Là dove abbia dunque provveduto alla avvenuta trascrizione della domanda revocatoria nei registri immobiliari, il ricorrente ha l'onere di sostanziare l'interesse ad ottenere la misura cautelare, e ad ottenere la conseguente nomina di un custode, evidenziando specifiche ed effettive condizioni di incuria od abbandono dell'immobile che ne compromettano le condizioni ed il valore, e che siano tali da motivare l'opportunità della custodia: in difetto di tali allegazioni il ricorso per sequestro conservativo andrà rigettato per carenza di periculum in mora. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 18 Ottobre 2019.


Procedimento cautelare - Sequestro conservativo - Di complesso aziendale - Ammissibilità - Esclusione.
L'articolo 671 c.p.c. non prevede, tra gli oggetti assoggettabili a sequestro conservativo, l'azienda, in quanto bene impignorabile per la sua qualità immateriale rappresentata da un'organizzazione composta da pluralità di beni e rapporti. Possono essere sottoposti a pignoramento i singoli beni che la compongono, ma non l'azienda nella sua globalità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 10 Luglio 2019.


Concordato preventivo - Art. 168 l. fall. nella formulazione anteriore alla l. n. 134 del 2012 - Sequestro conservativo - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento.
In tema di concordato preventivo, anche nella vigenza dell'art. 168 l. fall. nella formulazione anteriore all'art. 33, comma 1, del d.l. n. 83 del 2012, conv. in l. n. 134 del 2012, pur in mancanza di una espressa previsione normativa, doveva ritenersi improponibile il ricorso per sequestro conservativo sui beni del debitore, trattandosi di un vincolo idoneo a convertirsi in pignoramento e quindi volto ad assicurare la garanzia patrimoniale in vista di una futura esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 Gennaio 2019, n. 1168.


Concordato preventivo - Art. 168 l. fall. nella formulazione anteriore alla l. n. 134 del 2012 - Sequestro conservativo - Ammissibilità – Esclusione - Fondamento.
In tema di concordato preventivo, anche nella vigenza dell'art. 168 l. fall. nella formulazione anteriore all'art. 33, comma 1, del d.l. n. 83 del 2012, conv. in l. n. 134 del 2012, pur in mancanza di una espressa previsione normativa, doveva ritenersi improponibile il ricorso per sequestro conservativo sui beni del debitore, trattandosi di un vincolo idoneo a convertirsi in pignoramento e quindi volto ad assicurare la garanzia patrimoniale in vista di una futura esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 17 Gennaio 2019, n. 1168.


Responsabilità solidale del committente – Diritto di regresso sottoposto a condicio iuris sospensiva – Sequestro conservativo nei confronti dell’appaltatore prima del pagamento dei lavoratori – Prognosi di avveramento – Ammissibile.
Il diritto di regresso del committente verso l’appaltatore, in relazione a somme che il primo debba corrispondere ai lavoratori impiegati nell’appalto a titolo di responsabilità solidale ex art. 29 D.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, è sospensivamente condizionato all’effettivo pagamento nei confronti di questi ultimi. Tuttavia, ammesso che sussista il periculum in mora richiesto dall’art. 671 c.p.c., il committente può ottenere il sequestro conservativo dei beni dell’appaltatore, nei limiti della pretesa fatta valere nei suoi confronti dai lavoratori, anche in via anticipata rispetto all’effettivo pagamento, purché nelle sedi proprie del rito lavoristico non ne contesti la debenza; ciò, sul presupposto che il diritto positivo, contemplando già ipotesi nelle quali un credito di futuro regresso possa essere tutelato anzitempo (fra tutte, l’azione di rilievo del fideiussore prevista dall’art. 1953 c.c.), consente di ritenere integrato il requisito del fumus boni iuris sulla sola base di un rapporto di solidarietà obiettivamente esistente e di un giudizio prognostico sul futuro avveramento della condicio iuris da cui dipende l’esperibilità dell’azione di regresso. (Luca Monosi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 07 Gennaio 2019.


Sequestro conservativo – Controcredito posto a fondamento dell’assenza di periculum in mora – Carenza dei requisiti di omogeneità e liquidità – Insussistenza.
Il debitore che in sede cautelare resista ad una domanda di sequestro conservativo non può opporre a fondamento della solidità della propria garanzia patrimoniale generica, ai soli fini di neutralizzare il periculum in mora paventato dal creditore ricorrente, un controcredito sub iudice carente dei requisiti di omogeneità e liquidità, giacché, per operare in termini ostativi alla concessione della misura cautelare, il controcredito deve comunque soddisfare i requisiti previsti dalla disciplina legale della compensazione. (Luca Monosi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 07 Gennaio 2019.


Designazione convenzionale di foro svizzero - Giurisdizione cautelare italiana ante causam; Sequestro conservativo - Ricorso ex art 671 c.p.c. - Sequestro di quote di società a responsabilità limitata; Competenza Tribunale delle Imprese ex art. 3 co II lett.b D. Lgs n. 168/2003 - Società avente sede all’estero - Competenza territoriale Tribunale delle Imprese ex art.4 co I bis D. Lgs n. 168/2003 - Prevalenza su competenza ex art. 669 ter comma III, c.p.c..
La titolarità in capo alla società debitrice svizzera, nei cui confronti sia richiesto sequestro conservativo, di partecipazioni sociali in una s.r.l. avente sede in Italia, giustifica la giurisdizione e competenza del giudice italiano quale tribunale del luogo (Italia) ove la creditrice potrà eseguire la misura cautelare, sui beni di proprietà della debitrice che si trovano in Italia (quote di s.r.l), posto che la causa di merito appartiene alla giurisdizione Svizzera, avendo le parti, nell’accordo dedotto dalla ricorrente a fondamento della pretesa creditoria verso la debitrice svizzera, designato convenzionalmente come foro competente quello del Tribunale di Basilea, Svizzera.
Sussiste la competenza del Tribunale (delle Imprese) di Milano ex art. 4 comma 1 bis D. Lgs n. 168/2003, art. 669 ter, comma 3 c.p.c., art 10 L. 218/1995 in considerazione del fatto che unico bene della debitrice svizzera è costituito dalle partecipazioni al capitale sociale della s.r.l. italiana. (Ambra De Domenico) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 14 Settembre 2018.


Procedimento cautelare – Sequestro conservativo sui beni del debitore – Ottenuto in pendenza del termine di opposizione a decreto ingiuntivo per lo stesso credito – Intervenuta esecutività del decreto ingiuntivo – Non luogo a pronunciare sentenza di merito.
Nel giudizio di merito instaurato ex artt.669 octies e 669 nonies c.p.c., non vi è luogo a pronunciare una sentenza di condanna sul merito della pretesa creditoria qualora, nel frattempo, sia venuto ad esistenza un titolo esecutivo irrevocabile. Diversamente, si avrebbe una inammissibile duplicazione di titoli esecutivi. [Nella fattispecie, il creditore, in pendenza del termine per l’opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto contro il debitore, nel timore di perdere la garanzia del credito aveva ottenuto un sequestro conservativo sui suoi beni, attivando successivamente il giudizio di merito a cognizione piena sulla sussistenza del proprio credito.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 20 Giugno 2018.


Sequestro conservativo – Banca – Contenzioso di importo molto ingente – Sussistenza di un fumus rilevabile da elementi oggettivi – Mancato accantonamento a fondo rischi nel bilancio – Downgrade del rating – Dismissione della partecipazione da parte di soci qualificati – Sanzioni elevate dall’Autorità di Vigilanza – Chiusura di importanti canali di corrispondenza – Elementi oggettivi di periculum – Sussistenza

Sequestro conservativo – Banca – Condotta decettiva nella fase precontenziosa – Condotta processualmente scorretta – Elementi soggettivi di periculum – Sussistenza
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La sussistenza in capo alla banca di un patrimonio di importo elevatissimo non è di ostacolo alla concessione di un sequestro conservativo quando, per la concorrenza di circostanze quali il mancato accantonamento a bilancio di un fondo rischi a fronte di un contenzioso di valore molto ingente il cui fumus emerge da elementi oggettivi, il downgrade del rating da parte di nota agenzia internazionale, la dismissione della partecipazione da parte di soci istituzionali e qualificati in favore di generici “azionisti”, l’elevazione di sanzioni da parte dell’Autorità di Vigilanza per non aver raccolto le informazioni necessarie a determinare la provenienza di fondi in contanti di entità rilevante, e la chiusura da parte di alcune banche di primaria importanza di canali di corrispondenza, sussista il fondato timore di perdere la garanzia del credito. (Monica Ceravolo) (riproduzione riservata)

La condotta della banca che, per liberarsi dal rischio di esecuzione di un sequestro giudiziario, offre di mettere a disposizione della curatela fallimentare le quote societarie che essa detiene quale trustee dei falliti, ma non dà seguito all’offerta ed anzi cancella la società dal registro delle imprese, e che nel corso della causa di merito contesta la pretesa del fallimento adducendo la pregressa cessazione del trust, non è conforme alle regole di lealtà, correttezza e trasparenza e costituisce un concreto fondamento del timori della curatela di perdere la garanzia del credito. (Monica Ceravolo) (riproduzione riservata)
Tribunale Torre Annunziata, 27 Marzo 2018.


Revocatoria ordinaria ex Artt. 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Strumentalità – Sussistenza.
La strumentalità del procedimento cautelare è ravvisabile anche rispetto alla domanda di condanna al pagamento dell’equivalente del valore del bene, o di risarcimento del danno, formulata dal creditore che agisce in revocatoria allorquando il cespite, oggetto dell’atto di cui si chiede la revoca, non sia più nella disponibilità della controparte poiché alienato ad un terzo.
La domanda di condanna al pagamento del valore del bene deve ritenersi compresa nella domanda di revoca e, pertanto, non è necessario che la stessa venga formulata congiuntamente alla domanda revocatoria, potendo essere proposta anche successivamente. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 15 Gennaio 2018.


Revocatoria ordinaria ex Artt. 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Fumus boni iuris – Sussistenza – Fideiussione rilasciata a garanzia di finanziamenti – Insorgenza del debito.
In caso di fidejussione rilasciata a garanzia di finanziamenti, il debito di considera sorto nel momento in cui avviene l’accreditamento. Pertanto, sussiste la preesistenza delle ragioni creditorie qualora l’atto dispositivo oggetto di revoca venga posto in essere successivamente all’accreditamento. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 15 Gennaio 2018.


Revocatoria ordinaria ex Art 66 L.F. e 2901 c.c. – Alienazione a terzi del bene oggetto di revocatoria – Azione di risarcimento del danno o restituzione dell’equivalente – Sequestro conservativo in corso di causa ex Artt. 669 quater e 671 c.p.c. – Periculum in mora – Sussistenza.
Ai fini della valutazione del presupposto del periculum in mora, assume rilevanza, sotto il profilo oggettivo, la precaria consistenza qualitativa e quantitativa del patrimonio del debitore in relazione al cospicuo credito vantato dal ricorrente. Sotto il profilo soggettivo, il presupposto risulta integrato dal comportamento assunto dalla resistente nel periodo immediatamente successivo alla notifica dell’atto introduttivo della causa di merito (avendo la stessa alienato in favore di terzi il bene oggetto di revoca), il che fa ingenerare il ragionevole dubbio che la pretesa del ricorrente possa venire in futuro soddisfatta. (Giovanni Cedrini) (Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 15 Gennaio 2018.


Sequestro conservativo - Presupposti - Fumus boni iuris - Periculum in mora - Credito certo e liquido - Credito esiguo - Esclusione.
L’esiguità del credito non giustifica la concessione del sequestro conservativo (Nel caso di specie, l’aggiudicatario-acquirente di appartamento in condominio aveva chiesto l’autorizzazione al sequestro conservativo della somma residua ex art. 510 c.p.c., vantando come titolo il diritto di rivalsa conseguente al pagamento, ex art. 63, comma 4, disp. att. c.c., di 2.818,80 euro relativi all’ultimo biennio di contributi condominiali, per l’omesso pagamento dei quali i debitori-resistenti erano stati esecutati). (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 16 Aprile 2016.


Rilievo del fideiussore – Art. 1953 c.c. – Ricorso ex art. 671 c.p.c. – Nesso strumentalità – Insussistenza – Inammissibilità del sequestro conservativo.
Le domande tese ad ottenere la liberazione dalla garanzia fideiussoria prestata e, solo in subordine ed in mancanza di tale liberazione, il rilascio delle garanzie per assicurare il soddisfacimento dell’eventuale azione di regresso, prevedono unicamente un obbligo di facere in capo al debitore sicché, con riguardo a tali domande, la misura cautelare del sequestro conservativo ex art. 671 c.p.c. è inammissibile poiché priva del necessario nesso di strumentalità. Solo con riguardo alla domanda di risarcimento danni (ove proposta) il sequestro conservativo può ritenersi astrattamente concedibile. (Giovanni Cedrini, Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 08 Febbraio 2016.


Periculum in mora – 671 c.p.c. – Crediti di fonte contrattuale non sopravvenienza fatti nuovi – Insussistenza  .
Il periculum in mora, inteso come fondato timore di perdere le garanzie del proprio credito, rispetto a crediti fondati su obbligazioni contrattuali presuppone la sopravvenienza di fatti nuovi tali da determinare la possibilità del venir meno delle garanzie patrimoniali sulle quali il creditore aveva potuto fare affidamento al momento dell’insorgere del rapporto obbligatorio. Solo in caso di una tale sopravvenienza è infatti possibile ritenere sussistente il timore di perdere la garanzia del soddisfacimento del credito. (Giovanni Cedrini, Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 08 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Presupposti - Esistenza credito liquido ed accertato - Sussiste.
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. presuppone solo l'esistenza di un credito liquido ed accertato funzionando il vincolo del sequestro quale coazione psicologica sulla parte obbligata. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Oggetto del sequestro - Crediti futuri - Ammissibilità .
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. costituisce uno strumento volto ad assicurare l'adempimento degli oneri futuri relativi all'assegno di mantenimento da parte del coniuge obbligato. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Oggetto del sequestro - Crediti passati - Non ammissibilità.
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. non costituisce la garanzia per il pagamento dell'assegno di mantenimento già maturato ma non versato dal coniuge obbligato. Per tale credito il coniuge beneficiario può agire esecutivamente sulla base del titolo esecutivo. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Contestazione debenza ed entità dell'assegno di mantenimento - Non ammissibilità.
Nel procedimento per sequestro previsto dall'art. 156 c.c. le censure formulate dal coniuge obbligato con riguardo sia alla debenza sia all'entità dell'assegno di mantenimento sono irrilevanti visto che in tale procedimento è preclusa al giudice ogni valutazione in merito. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro conservativo - Presupposti - Periculum in mora - Elementi obiettivi ed elementi soggettivi.
Il procedimento per sequestro conservativo previsto dall'art. 671 c.p.c. presuppone, oltre al requisito del fumus bonis iuris, anche il periculum in mora. Tale secondo requisito può essere desunto sia da elementi oggettivi concernenti la capacità patrimoniale del coniuge obbligato (consistenza quantitativa e qualitativa del patrimonio) sia da elementi soggettivi evincibili dal comportamento di quest'ultimo, comportamento diretto a sottrarre il proprio patrimonio dall'esecuzione forzata iniziata dal coniuge beneficiario al fine di ottenere il pagamento coatto dell'assegno di mantenimento. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Fallimento – Società per azioni – Azione di responsabilità – Stato di insolvenza – Accertamento incidenter tantum da parte del giudice civile di responsabilità risarcitoria per fatto da reato

Fallimento – Società per azioni – Azione di responsabilità – Prescrizione

Prosecuzione dell’attività – Aggravamento del dissesto – Responsabilità solidale degli amministratori e dei sindaci – Procedimento per sequestro conservativo

Fallimento – Società per azioni – Azione di responsabilità – Valutazione equitativa del danno in sede cautelare
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La responsabilità risarcitoria del fatto di reato previsto dagli artt. 217 e 224 L.F. può essere accertata incidenter tantum dal giudice civile, onde fondarvi l’azione risarcitoria relativa ai danni conseguenti. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

Il credito risarcitorio fatto valere sulla scorta della prospettazione del fatto di reato di cui all’art. 217 L.F., si prescrive con il decorso del termine di sei anni decorrenti dalla commissione dell’illecito, a norma dell’art. 157 c.p. e dell’art. 2947, comma, 3 c.c., e quindi dalla dichiarazione di fallimento, essendo questo il momento in cui si arresta il peggioramento della condizione dei creditori tutelati dalla norma, posto che solo con l’accertamento giudiziale dell’insolvenza si viene a cristallizzare la situazione debitoria dell’impresa ed arrestato il suo depauperamento. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

Sussiste l’obbligo degli amministratori di chiedere tempestivamente il fallimento e, nella loro inerzia, dei sindaci, che sono tenuti a controlli trimestrali e debbono rispondere dell’illecito omissivo degli amministratori, dovendo l’organo di sindacato attivarsi con attenzione e solerzia nel controllare l’evoluzione peggiorativa della situazione, anche mediante i mezzi messi a disposizione dall’art. 2409 c.c. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

L’illecito ex art. 217 L.F. comporta la sussistenza di responsabilità civile ex art. 2043 c.c. e il conseguente danno va determinato nell’aggravamento del dissesto, inteso come maggiore indebitamento della società che ha pregiudicato i creditori, in riferimento al patrimonio della società su cui soddisfarsi in modo concorrente. In sede cautelare è possibile determinare detto danno, in via equitativa e prudenziale, nell’importo riferito al maggiore indebitamento dell’impresa verso fornitori per forniture eseguite e rimaste non pagate, forniture che la tempestiva declaratoria di fallimento avrebbe evitato, essendo inoltre attestata nel ricorso per ammissione al concordato preventivo, presentato dall’imprenditore in bonis, l’insufficienza del patrimonio sociale al fine di soddisfare integralmente il ceto creditorio. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 11 Dicembre 2015.


Sequestro conservativo - Periculum in mora - Obbligazione solidale - Valutazione complessiva del pericolo con riguardo a tutti i debitori in solido - Concessione del sequestro conservativo in favore del creditore di obbligazione solidale nei confronti di alcuni soltanto dei debitori convenuti, gli unici in ordine ai quali sia stata provata la sussistenza del requisito del periculum in mora - Esclusione.
Poiché l’obbligazione solidale dà luogo ad un’unica situazione giuridica passiva facente capo a più soggetti e non ad una pluralità di rapporti giuridici di credito-debito tra loro distinti ed autonomi (essendo una la prestazione dedotta in giudizio), ai fini della concessione del sequestro conservativo deve prendersi in considerazione la valutazione complessiva del temuto pericolo con riguardo a tutti i debitori tenuti in solido. Pertanto, poiché il creditore può ottenere il pagamento da uno qualsiasi dei debitori in solido - ed è evidente che egli rivolgerà la sua azione contro chi è solvibile - ed ognuno dei condebitori è obbligato per intero, il pericolo di perdere il proprio credito non sussiste sino a quando vi sarà anche uno dei debitori solidali che possa soddisfare, con le sue sostanze, l’intero credito. Ne consegue che non può concedersi il sequestro conservativo in corso di causa in favore del creditore di obbligazione solidale nei confronti di alcuni soltanto dei debitori convenuti, gli unici in ordine ai quali sia stata provata la sussistenza del requisito del periculum in mora (cfr., in senso conforme, Trib. S.M. Capua a Vetere, 20 gennaio 2014; Trib. Milano 22 ottobre 1997; Trib. Bari 13 marzo 1996; Trib. Cuneo 18 marzo 1954). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11 Giugno 2015.


Fallimento - Società per azioni - Azione di responsabilità - Stato di insolvenza - Prosecuzione dell’attività - Aggravamento del dissesto - Responsabilità solidale degli amministratori, dei sindaci e dell’attestatore degli accordi di ristrutturazione del debito ex art. 182-bis L.F. - Procedimento per sequestro conservativo

Fallimento - Società per azioni - Azione di responsabilità - Onere del curatore di allegazione - Indicazione dei singoli atti gestori e rilevanti

Fallimento - Società per azioni - Azione di responsabilità - Valutazione equitativa del danno in sede cautelare
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Sussiste la responsabilità ex art. 146 legge fall. e 2043 c.c., in relazione all’art. 217, comma 1, n. 4, legge fall., degli amministratori, con il concorso di responsabilità dell’attestatore degli accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis L.F., e dei sindaci per difetto di vigilanza, nella omessa presentazione dell’istanza di fallimento dell'impresa già in crisi, come imposto dall'art. 217 legge fall., comma 1, n. 4, c.c., così essendo stato il fallimento medesimo ritardato proprio dalla presentazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

Il pregiudizio di cui il fallimento può lamentare la sussistenza nell'ipotesi dell’azione di responsabilità esercitata dal curatore fallimentare, non può consistere nella differenza dei netti patrimoniali, essendo il fallimento onerato di allegare le attività gestorie che hanno determinato un maggiore indebitamento per la società, attività che non sarebbero state svolte ove il fallimento fosse stato dichiarato tempestivamente, così consolidandosi il patrimonio sociale e la relativa esposizione debitoria. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

In sede cautelare nell’ambito di azione di responsabilità esercitata dal curatore fallimentare, il danno può determinarsi in via equitativa nei debiti assunti dalla società che non sarebbero stati contratti ove il fallimento fosse stato dichiarato tempestivamente, ovvero nella decorrenza degli interessi maturati per debiti pregressi che con la dichiarazione di fallimento sarebbero stati evitati. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 19 Maggio 2015.


Azione revocatoria ordinaria e fallimentare - Sequestro giudiziario avente ad oggetto il bene oggetto dell’atto revocato - Ammissibilità.
E’ ammissibile il rimedio cautelare del sequestro giudiziario del bene oggetto dell’atto revocato, con riferimento all’azione revocatoria ordinaria e fallimentare, ancorchè all’azione revocatoria siano estranei effetti restitutori di detto bene, risolvendosi essa nella mera dichiarazione di inefficacia relativa dell’atto medesimo, che consente al creditore di sottoporre ad esecuzione forzata il bene, pur restando questo in proprietà del terzo beneficiario dell’atto revocato. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 23 Luglio 2014.


Sequestro conservativo - Presupposti - Periculum in mora - Notevole sproporzione tra il danno lamentato ed il patrimonio del preteso debitore - Irrilevanza - Pericolo di dispersione o di depauperamento della garanzia patrimoniale - Necessità..
La considerevole entità del danno lamentato rispetto al patrimonio del preteso debitore non consente di per sé di ritenere sussistente il pericolo di dispersione o di depauperamento della garanzia patrimoniale tali da giustificare la domanda di sequestro conservativo, essendo, invece, a tal fine necessari specifici elementi, dai quali presumere il possibile compimento di atti distrattivi o dispersivi del patrimonio. (Fattispecie in tema di azione di responsabilità promossa dal fallimento nei confronti degli amministratori della società fallita). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 14 Settembre 2013.


Sequestro conservativo avente ad oggetto partecipazioni detenute da società lussemburghesi – Giurisdizione italiana – Sussistenza – criteri di collegamento..
Sussiste, ai sensi dell’articolo 10 legge 218/95, la giurisdizione italiana in relazione al ricorso per sequestro conservativo di partecipazioni societarie detenute da società lussemburghesi in società italiane, trattandosi di provvedimento cautelare che deve essere eseguito in Italia. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 15 Novembre 2012.


Sequestro conservativo avente ad oggetto partecipazioni detenute da società straniere – Rilevanza della cittadinanza italiana e della residenza in Italia dell’amministratore delle società straniere..
Poiché la cognizione del diritto straniero può mostrarsi concretamente impossibile all'interno di un procedimento cautelare, ove si impone una particolare celerità, si apre la via al comma 2 dell’art. 14 legge 218/95, Il quale permette di applicare il diritto interno una volta verificata l'impossibilità di accertare il diritto straniero. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 15 Novembre 2012.


Diritto di credito - Credito portato dal decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo - Interesse ad ottenere il sequestro conservativo dei beni del debitore - Insussistenza..
Mentre il creditore privo di titolo esecutivo ha interesse a conseguire con il sequestro conservativo lo strumento di conservazione della garanzia patrimoniale ex artt. 2905, 2740 c.c. e 671 c.p.c., con gli effetti di cui all'art. 2906 c.c., in vista del futuro ottenimento del titolo esecutivo e della conversione immediata ex artt. 686 c.p.c. e 156 disp. att. c.p.c. della misura cautelare in pignoramento, appare difficilmente sostenibile il contrario ovvero che il creditore già munito di un decreto ingiuntivo reso provvisoriamente esecutivo ex art. 642 c.p.c., ed in relazione al quale il giudice dell'opposizione abbia rigettato l’istanza di sospensione della provvisoria esecuzione, possa vantare un interesse rilevante ex art. 100 c.p.c. per conseguire il sequestro conservativo in forza del medesimo credito per il quale aveva ottenuto il decreto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 27 Luglio 2011.


Sequestro conservativo – Ricerca delle cose e dei crediti da sottoporre a sequestro – Applicazione del procedimento previsto dall’art. 492 cod. proc. civ. – Ammissibilità..
Trova applicazione anche al procedimento per sequestro conservativo la procedura prevista dall’art. 492 c.p.c. nel testo attualmente vigente a seguito delle modifiche introdotte, da ultimo, dalla legge 24-2-2006 n. 52 (ricerca delle cose e dei crediti da sottoporre ad esecuzione). (mb) Tribunale Milano, 07 Gennaio 2008, n. 0.


Società - Di persone fisiche - In genere (nozione, caratteri, distinzioni) - Quota di partecipazione del socio - Previsione dell'atto costitutivo concernente la libera trasferibilità della quota, salvo il diritto di prelazione in favore degli altri soci - Conseguenze - Possibilità del creditore particolare del socio di sottoporre detta quota a sequestro conservativo e a espropriazione - Anche prima dello scioglimento della società - Sussistenza.

Responsabilità patrimoniale - Conservazione della garanzia patrimoniale - Sequestro conservativo - In genere - Oggetto - Quota di società di persone - Per previsione dell'atto costitutivo liberamente trasferibile, salvo il diritto di prelazione in favore degli altri soci - Conseguenze - Possibilità del creditore particolare del socio di sottoporre detta quota a sequestro conservativo e a espropriazione - Anche prima dello scioglimento della società - Sussistenza.
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Le quote di partecipazione di una società di persone che per disposizione dell'atto costitutivo siano trasferibili con il (solo) consenso del cedente e del cessionario ma che facciano salvo il diritto di prelazione in favore degli altri soci, possono essere sottoposte a sequestro conservativo ed essere espropriate a beneficio dei creditori particolari del socio anche prima dello scioglimento della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Novembre 2002, n. 15605.


Divieto di esecuzioni individuali - In genere - Sequestro conservativo - Inclusione - Conseguenze - Giudizio di convalida - Prosecuzione - Inammissibilità - Finalità di utilizzare la pronuncia nei confronti del fallito tornato "in bonis" - Irrilevanza.
Il divieto, posto dall'art. 51 legge fallimentare di iniziare o proseguire, dal giorno della dichiarazione di fallimento, azioni esecutive individuali concerne non solo le azioni esecutive vere e proprie, ma anche quelle cautelari che, come il sequestro conservativo , abbiano carattere strumentale rispetto al processo esecutivo. Pertanto, la caducazione del sequestro conservativo per effetto della dichiarazione del fallimento fa venir meno lo stesso oggetto del giudizio di convalida, che non può pertanto essere proseguito dal creditore nemmeno al fine di utilizzare la pronuncia nei confronti del fallito allorché sarà ritornato "in bonis". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 1992, n. 2346.


Divieto di esecuzione individuali - Sequestro conservativo - Inclusione - Conseguenza - Caducazione del sequestro per effetto della dichiarazione di fallimento - Giudizio di convalida - Improcedibilità.
Il divieto, posto dall'art. 51 legge fallimentare, di iniziare o proseguire, dal giorno della dichiarazione di fallimento, azioni esecutive individuali sui beni compresi nel fallimento concerne non solo le azioni esecutive vere e proprie, ma anche quelle cautelari che, come il sequestro conservativo , abbiano carattere strumentale rispetto al processo esecutivo; e la caducazione del sequestro per effetto della dichiarazione di fallimento fa venir meno lo stesso oggetto del relativo giudizio di convalida che non può pertanto essere proseguito dal creditore nemmeno al fine di utilizzarne la pronuncia nei confronti del fallito allorché sarà tornato in bonis. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Maggio 1983, n. 3518.