LIBRO QUARTO
Dei procedimenti speciali
TITOLO II
Dei procedimenti in materia di famiglia e stato delle persone
CAPO VI
Disposizioni comuni ai procedimenti in camera di consiglio

Art. 737

Forma della domanda e del provvedimento
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. I provvedimenti, che debbono essere pronunciati in camera di consiglio, si chiedono con ricorso al giudice competente e hanno forma di decreto motivato, salvo che la legge disponga altrimenti.


GIURISPRUDENZA

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  Tribunale Mantova, 13 Aprile 2018.


Procedimento ex art. 2409 c.c. – Sopravvenuto fallimento della società a cui si riferisce la denuncia di gravi irregolarità nella gestione – Istituto dell’interruzione del processo ex art. 43, terzo comma, Legge Fallimentare – Applicabilità.
L’intervenuto fallimento della società cui si riferisce il ricorso per denuncia di gravi irregolarità nella gestione ex art. 2409 c.c. comporta che il giudice adito debba dichiarare l’avvenuta interruzione automatica del procedimento ai sensi dell’art. 43, terzo comma, legge fallimentare, sicché, ai sensi degli artt. 298 e 304 c.p.c., non possono essere svolte ulteriori considerazioni di carattere procedurale o sostanziale e non possono essere compiuti ulteriori atti processuali. (Giorgio Barbieri) (Gaetano Anzani) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 02 Febbraio 2018.


Procedura per la regolamentazione dei rapporti patrimoniali e personali tra i genitori ed i figli nati fuori dal matrimonio - Istanza di anticipazione dell'udienza già fissata - Presupposti - Gravi motivi - Sussistono.
Va accolta l'istanza di anticipazione dell'udienza, già in precedenza fissata per la comparizione delle parti dinanzi al giudice delegato, in presenza di circostanze di fatto gravi (nel caso di specie la madre non permetteva al padre di vedere il minore ed aveva usato violenza verso il padre, in presenza del minore). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 20 Novembre 2017.


Fallimento – Decreto correttivo – Disciplina transitoria – Interpretazione dell’espressione “procedure concorsuali” – Azione revocatoria – Applicazione del rito camerale – Esclusione.
L’espressione “procedure concorsuali” di cui all'art. 22, del D. Lgs. n. 169 del 2007 (cd. decreto correttivo), che contiene la disciplina transitoria, dove stabilisce che le disposizioni si applicano "… alle procedure concorsuali... aperte successivamente alla sua entrata in vigore"  non può che intendersi riferita alla disciplina propria di tali procedure e perciò, sul piano processuale, ai soli procedimenti interni che tipicamente si innestano nel corso delle stesse (quali ad es., quello per l'accertamento del passivo), ma non anche alle controversie che, come l’azione revocatoria, pur originando dal fallimento, non sono regolate dalla legge speciale se non per quanto riguarda l'esclusiva competenza a conoscerle del tribunale che ha emesso la sentenza dichiarativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 Settembre 2017, n. 22585.


Concordato preventivo - Decreto del compenso del commissario giudiziale - Motivazione sommaria - Sufficienza.
Il giudice, nel motivare il decreto di liquidazione del compenso al commissario giudiziale, può limitarsi ad indicare quali elementi, tra quelli indicati nell'istanza che lo ha sollecitato, lo abbiano convinto ad assumere il provvedimento richiesto, senza doverli trascrivere tutti nel decreto, essendo comunque tenuto, in ottemperanza all'obbligo di motivazione impostogli dall'art. 111, comma 6, Cost., a dar prova, anche per implicito, di aver considerato tutta la materia controversa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Luglio 2017, n. 16856.


Assegno divorzile – Criteri per l’attribuzione – Provvedimenti presidenziali provvisori – Irrilevanza del tenore di vita in costanza di matrimonio – Rilevanza di altri indici patrimoniali

Affidamento condiviso dei figli minori – Difficoltà relazionali tra un genitore ed il minore adolescente – Irrilevanza ai fini della regolamentazione del calendario di visita – Funzionalità dell’affidamento condiviso per il mantenimento della relazione parentale
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Secondo i più recenti orientamenti della giurisprudenza appare privo di rilevanza per la concessione dell’assegno divorzile il parametro relativo al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, essendo piuttosto rilevanti atri indici, quali il “possesso” di redditi ed il patrimonio mobiliare e immobiliare, le “capacità e possibilità effettive” di lavoro personale e la “stabile disponibilità” di un’abitazione (da ultimo, in tal senso, Cass. civ. n. 11504/17). (Anna Alibrandi) (riproduzione riservata)

Nel caso di difficoltà relazionali tra un genitore (nella specie, il padre) ed il figlio minore adolescente, ove emerga che tali difficoltà, da un lato, siano conseguenza normale dell’età adolescenziale del minore e delle tensioni tra i genitori separati, dall’altro non siano di gravità tale da giustificare l’accoglimento della richiesta esplicitata dallo stesso minore durante l’ascolto ai sensi dell’art. 336 bis c.c., è necessario procedere alla fissazione di un calendario di visita idoneo a consentire la frequentazione tra genitore e figlio, al fine di appianare le divergenze e mantenere il rapporto parentale. (Anna Alibrandi) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 25 Maggio 2017.


Procedimento ex art. 316 c.c. e ss. (Regolamento dei figli nati fuori dal matrimonio) – Provvedimenti provvisori – Percorsi di mediazione, psicologici e di sostegno alla genitorialità – Diritto del padre ad incontrare la figlia – Sussiste.
In attesa dello svolgimento del percorso di mediazione intrapreso dalle parti, del percorso di psicoterapia della madre, del percorso psicologico del padre e del percorso di sostegno alla genitorialità iniziato da entrambi, il padre ha il diritto ad incontrare la figlia  al fine di evitare il rischio di un pregiudizio per la minore. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 24 Marzo 2017.


Procedimento ex art. 316 c.c. e ss. (Regolamento dei figli nati fuori dal matrimonio) – Provvedimenti provvisori – Regolamentazione visite padre-figlia – Diritto del padre ad incontrare la figlia – Incontri in spazio neutro – Sussiste.
Il padre ha il diritto ad incontrare la figlia in uno spazio neutro al fine di evitare il rischio di un pregiudizio per la minore, la quale sin dalla nascita non ha una relazione con il padre. I Servizi Sociali territorialmente competenti dovranno predisporre gli incontri con cadenza all’inizio quindicinale e modulando nel proseguo le modalità ed i tempi in relazione allo sviluppo e all’esito degli accertamenti disposti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 24 Marzo 2017.


Procedimento ex art. 316 c.c. e ss. (Regolamento dei figli nati fuori dal matrimonio) – Provvedimenti provvisori – Regolamentazione visite padre-figlia – Diritto del padre ad incontrare la figlia – Incontri con l’aiuto di un educatore privato – Sussiste.
Nelle more dell’attivazione degli incontri in spazio neutro da parte dei Servizi Sociali territorialmente competenti, il padre ha il diritto ad incontrare la figlia secondo le modalità indicate da un educatore privato, scelto di comune accordo dalle parti e con ripartizione al 50% delle relative spese. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 24 Marzo 2017.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Azioni derivanti dal fallimento - Rito applicabile - Rito camerale di cui al d.lgs. 5/2006 - Azione promossa nella vigenza del d.lgs. 169/2007 - Esclusione.
In virtù del principio tempus regit actum, gli atti processuali sono regolati dalla legge sotto il cui imperio sono posti in essere; pertanto, all’azione revocatoria promossa dopo l’entrata in vigore del d.lgs. n. 169 del 2007 non si applica il rito camerale previsto dall’articolo 24 l.f. nella formulazione introdotta dal d.lgs. n. 5 del 2006 e ciò anche nell’ipotesi in cui l’azione sia promossa nell’ambito di un fallimento dichiarato nella vigenza del decreto legislativo da ultimo citato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Giugno 2016, n. 13165.


Esecutore testamentario ed erede – Rendimento del conto della gestione – Approvazione del giudice in sede non contenziosa di volontaria giurisdizione – Non necessità – Procedura di rendimento del conto ex art. 263 cpc – autonomo giudizio a cognizione ordinaria – Inapplicabilità.
L’esecutore testamentario – contestualmente erede – è tenuto a rendere il conto della gestione, ai sensi dell’art. 709 c.c., esclusivamente agli altri eredi, in quanto la norma non prevede alcuna approvazione del conto da parte del Giudice nella sede non contenziosa della volontaria giurisdizione, attraverso le forme dei procedimenti camerali. (Dario Gramaglia) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 15 Giugno 2016.


Fallimento - Curatore - Compenso - Successione di curatori - Liquidazione del compenso - Unitarietà della situazione sostanziale - Conseguenze - Partecipazione al procedimento camerale - Necessità - Fattispecie.
Nel caso in cui il tribunale sia chiamato alla determinazione del compenso complessivo spettante al curatore del fallimento ed al successivo riparto dello stesso tra i curatori che si sono succeduti nella funzione, l'unitarietà della situazione sostanziale impone la partecipazione al procedimento camerale di cui all'art. 39 l.fall. di tutti i soggetti che hanno rivestito tale qualità, al fine di individuare la frazione spettante a ciascuno, nel rispetto del principio del contraddittorio, la cui attuazione, peraltro, trattandosi di un procedimento non altrimenti disciplinato, è rimessa, in applicazione delle regole generali sui giudizi in camera di consiglio ex artt. 737 ss. c.p.c., alle forme più idonee individuate dal collegio. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione impugnata, che aveva ritenuto che il contraddittorio tra i due curatori succedutisi nell'incarico fosse stato assicurato mediante l'allegazione, all'istanza di liquidazione del curatore subentrante, della memoria con cui il curatore cessato aveva sottoposto al tribunale i conteggi relativi alle sue spettanze). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Aprile 2016, n. 8404.


Sovraindebitamento – Decreto di nomina di professionista in sostituzione O.C.C. – Definizione autonomo procedimento ex 737 ss. C.p.c. – Procedure ex L. 3/2012 – Legittimazione attiva – Debitore (a ministero rappresentante tecnico) – Principio alternatività – Domanda apertura contestuale di più procedure – Inammissibilità.
Il procedimento avente ad oggetto la nomina di un professionista che faccia le veci dell’organismo di composizione della crisi, ove non ancora istituito (disciplina transitoria, art. 15, comma 9, L. 3/2012), deve considerarsi definito con il decreto presidenziale di nomina, ex artt. 737 ss. C.p.c., del professionista in sostituzione dell’O.C.C.

La legittimazione attiva a formulare la proposta di accordo con i creditori spetta (non al professionista di cui al punto che precede ma) al debitore (non personalmente, bensì) a ministero di un rappresentante tecnico, mediante deposito di ricorso ex art. 737 ss. C.p.c.

Il principio di alternatività desumibile dall’art. 14 ter L. 3/2012 esclude l’ammissibilità di una domanda cumulata di apertura contestuale di due delle procedure previste dalla disciplina del sovraindebitamento (nella specie: “Accordo di composizione della crisi” e “Liquidazione del patrimonio”). (Fiorenza Chiara Villa) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 28 Gennaio 2016.


Liquidazione coatta amministrativa - Risoluzione del concordato - Procedimento in camera di consiglio - Difesa tecnica - Necessità.
Ai sensi dell'articolo 215, comma 1, L.F. nella liquidazione coatta amministrativa, la risoluzione del concordato pronunciata dal tribunale con sentenza in camera di consiglio, emessa su ricorso del curatore o di uno o pù creditori, a differenza di quanto previsto per il concordato fallimentare dall'articolo 137, comma 1, il giudizio, pur svolgendosi secondo la disciplina dei procedimenti in camera di consiglio, non può essere promosso dal tribunale anche d'ufficio o su semplice rapporto del curatore o del comitato dei creditori, ma deve essere necessariamente instaurato con un atto avente i requisiti previsti dall'articolo 125 c.p.c. e soggetto all'osservanza dell'articolo 82, comma 3, c.p.c., che, nei giudizi davanti al tribunale, impone alle parti l'obbligo di stare in giudizio con il ministero di un procuratore legalmente esercente. In tal senso depone innanzitutto la considerazione secondo cui il procedimento in esame, pur svolgendosi nelle forme previste dagli articoli 737 e seguenti c.p.c., non costituisce espressione di giurisdizione volontaria, ma, avendo ad oggetto una controversia su diritti soggettivi, riveste carattere contenzioso e conduce, in caso di accoglimento della domanda, ad un provvedimento decisorio suscettibile di acquistare, in difetto di impugnazione, l'autorità di giudicato, con la conseguenza che, analogamente a quanto accade per tutti gli altri procedimenti destinati a concludersi con un provvedimento incidente su diritti soggettivi o status ed idoneo ad acquistare efficacia definitiva, si svolgano gli stessi con rito ordinario o camerale, trova applicazione il principio inderogabile della necessità della difesa tecnica. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19723.


Ricorso per l'affidamento ed il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Lesione al diritto alla bigenitorialità - Scelta collocamento del minore - Nomina CTU.
Deve disporsi la CTU (Consulenza Tecnica d'Ufficio) quando il padre lamenta un comportamento della madre che lede il diritto alla bigenitorialità. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 31 Marzo 2015.


Ricorso per l'affidamento ed il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Collocamento provvisorio del minore in corso di CTU - Presso il genitore col quale si trova il minore - Sussiste.
Nelle more della CTU sui genitori diretta ad accertare quale genitore sia in grado di garantire il rispetto della figura dell'altro genitore, deve disporsi, in via provvisoria, il collocamento del minore presso l'abitazione del genitore col quale il minore ha vissuto da quando è cessata la convivenza more uxorio tra le parti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 31 Marzo 2015.


Ricorso per l'affidamento ed il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Collocamento prevalente del minore - Presso la madre - Sussiste

Ricorso per l'affidamento ed il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Assegno di mantenimento in favore dei figli - Criteri di determinazione - Redditi del genitore onerato
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Deve disporsi la collocazione prevalente presso la madre stante il disposto dell'art. 155 c.c. ed atteso che tale soluzione, avuto riguardo all'età della minore ed alla situazione delle parti, appare la più idonea a garantirne gli interessi morali e materiali (nel caso di specie la minore ha quattro anni, la madre è disoccupata mentre il padre lavora). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Ciascuno dei genitori deve provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito netto. Per determinare l'assegno di mantenimento per il figlio a carico del genitore non convivente è necessario fare riferimento al reddito netto dello stesso ma occorre sottrarre gli oneri abitativi, le utenze e le altre spese (tributi, trasporti, mantenimento proprio) del genitore onerato. In particolare, dal reddito del genitore onerato vanno detratti pro quota gli oneri abitativi (quota di spettanza delle rate di mutuo) dell'immobile ove vive con la propria madre (nel caso di specie il giudice ha posto a carico del padre non convivente un assegno di mantenimento della figlia di Euro 500,00. Il padre  percepisce un reddito mensile netto di Euro 1.749,17 decurtato però da un esborso mensile di Euro 438,00 per la rata di mutuo e per le utenze dell'abitazione ove lo stesso vive con la propria madre, reddito decurtato altresì da altre spese; la madre invece è invalida al 46% ed è priva di occupazione). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 11 Marzo 2015.


Procedura per la modifica delle condizioni di separazione - Affidamento dei minori al comune di residenza - Sussiste.
Va mantenuto l'affidamento dei minori all'ente affidatario inclusa la delega ad assumere le decisioni più rilevanti sui percorsi terapeutici ritenuti opportuni per contenere le condotte problematiche dei minori quando tra i genitori persiste la conflittualità (nel caso di specie i due minori sono stati affidati al comune di residenza e collocati presso la residenza della madre). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Dicembre 2014.


Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Genitore che segue percorso terapeutico presso il NOA - Regolamentazione visite padre-figli - Delega ai Servizi Sociali competenti.
Il genitore che sta seguendo un percorso terapeutico presso un N.O.A. (acronimo di Nucleo Operativo Alcoldipendenze) ha il diritto ad incontrare i figli con le modalità ed i tempi decisi dai Servizi Sociali territorialmente competenti, i quali dovranno verificare il rispetto scrupoloso delle indicazioni del N.O.A. da parte di tale genitore e monitorare i rapporti tra quest'ultimo ed i figli. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Dicembre 2014.


Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Attività di supporto alla genitorialità a favore del genitore - Delega ai Servizi Sociali competenti.
Deve essere affidata ai  Servizi Sociali territorialmente competenti l'attività di supporto alla genitorialità del genitore (nel caso di specie tale attività era a favore della madre). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Dicembre 2014.


Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Attività di monitoraggio sulle difficoltà scolastiche, alimentari e sociali dei figli  - Delega ai Servizi Sociali competenti.
Deve essere affidata ai Servizi Sociali territorialmente competenti, con l'eventuale collaborazione con la competente UOMPIA,  l'attività di monitoraggio sulle difficoltà scolastiche, alimentari e sociali dei figli (nel caso di specie la figlia aveva la tendenza ad assumere sostanze voluttuarie pregiudizievoli per la sua salute ed il figlio aveva manifestato dei forti problemi comportamentali in ambito scolastico). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Dicembre 2014.


Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Responsabilità genitoriale - Gravi inadempienze o atti pregiudizievoli per il minore - Ammonimento al genitore inadempiente - Sussiste.
Deve essere ammonito il genitore inadempiente che non rispetta né le clausole previste in sede di separazione né quanto disposto nei provvedimenti provvisori emessi nel corso della procedura di modifica delle condizioni di separazione. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Dicembre 2014.


Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Responsabilità genitoriale - Gravi inadempienze - Risarcimento dei danni a carico di uno dei genitori nei confronti dell'altro - Non sussiste.
Deve rigettarsi la domanda di risarcimento dei danni formulata da un genitore nei confronti dell'altro nel caso in cui non vi siano i presupposti di legge e cioè quando la situazione di difficoltà in atto vada ricondotta alla conflittualità tra le parti (nel caso di specie i genitori, continuando a litigare in merito alla loro non risolta crisi coniugale, non sono riusciti a preservare i minori da tale conflitto). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Dicembre 2014.


Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Spese giudiziali in materia civile - Rigetto domande - Condanna alle spese - Sussiste.
Deve condannarsi il genitore soccombente alla rifusione a favore dell'altro genitore della metà delle spese di lite  (nel caso di specie il giudice ha condannato il marito a rimborsare alla moglie le spese della procedura giudiziaria  visto il rigetto di tutte le domande del marito e l’accoglimento di alcune delle domande della moglie). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Dicembre 2014.


Rito camerale – Produzione di documenti – Fino all’udienza di discussione – Sussiste – Contraddittorio sui documenti prodotti – Necessità – Sussiste.

Separazione – Giudizio di addebito – Mere supposizioni – Esclusione.
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Nei giudizi svolti con rito camerale, l'acquisizione dei mezzi di prova e, in particolare, dei documenti, è ammissibile fino all'udienza di discussione, purché si instauri un pieno contraddittorio tra le parti (al riguardo, tra le altre, Cass. N. 11319 del 2005; n. 8547 del 2003). In mancanza, si verifica una violazione del diritto di difesa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il giudizio di addebito non può fondarsi su mere supposizioni. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 24 Febbraio 2014.


Rito camerale – Produzione di documenti – Fino all’udienza di discussione – Sussiste – Contraddittorio sui documenti prodotti – Necessità – Sussiste..
Nei giudizi svolti con rito camerale, l'acquisizione dei mezzi di prova e, in particolare, dei documenti, è ammissibile fino all'udienza di discussione, purché si instauri un pieno contraddittorio tra le parti (al riguardo, tra le altre, Cass. N. 11319 del 2005; n. 8547 del 2003). In mancanza, si verifica una violazione del diritto di difesa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Febbraio 2014.


Fallimento - Procedimento - Istanza di fallimento rivolta contro più imprenditori - Trattazione in unico procedimento - Ammissibilità - Ragioni.
La trattazione in un unico procedimento dell'istanza di fallimento rivolta verso una pluralità di imprenditori deve ritenersi ammissibile in applicazione dei principi generali in materia di connessione, compatibili con la disciplina del procedimento camerale e, in particolare, con quella dettata dall'art. 15 legge fall., ferma restando la necessità che, all'esito dell'unitario procedimento, gli eventuali fallimenti dichiarati restino distinti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 2013.


Controversie genitoriali – Figli non matrimoniali – Art. 317-bis c.c. – Art. 3 legge 219/2012 – Rito camerale – Introduzione di una udienza cd. filtro per un tentativo di conciliazione – Cd. Rito partecipativo – Delega al giudice relatore – Finalità conciliativa..
La legge 10 dicembre 2012 n. 219, riscrivendo l’art. 38 disp. att. c.c., ha attribuito al Tribunale ordinario la competenza a pronunciare i provvedimenti risolutivi dei conflitti genitoriali ex art. 317-bis c.c. Al cospetto della presentazione di un ricorso ex art. 317-bis c.c., il tribunale – dopo la instaurazione del contraddittorio – può invitare le parti a sperimentare un tentativo preliminare di conciliazione – in analogia a quanto avviene nel rito della separazione e del divorzio – delegando all’uopo il giudice relatore e con facoltà per il giudice delegato di suggerire ai genitori elementi per una composizione condivisa della lite, tenendo conto dei principi di Diritto pacifici nella giurisprudenza della Suprema Corte e della giurisprudenza di merito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04 Novembre 2013.


Famiglia non fondata sul matrimonio – Controversie genitoriali – Art. 317-bis c.c. – Provvedimenti provvisori – Ammissibilità – Sussiste..
In materia di controversie genitoriali ex art. 317-bis c.c., nel rito camerale ex artt. 737 c.p.c., 38 disp. att. c.c., è certamente ammissibile una statuizione interinale, poiché il procedimento non la nega espressamente e poiché è prevalente l’interesse del minore ad una immediata regolamentazione dei suoi rapporti con i genitori, al fine di evitare che la situazione di «incertezza di diritti e doveri dei genitori non coniugati» determini una gestione confusa e irrazionale degli interessi della prole. Nemmeno può ritenersi che le parti restino sfornite di strumenti di tutela giuridica, essendo sempre ammesso sollecito per la modifica o la revoca (742 c.p.c.) o comunque istanza per la revisione (155-ter c.c.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Giugno 2013.


Controversie genitoriali – Figli non matrimoniali – Art. 317-bis c.c. – Art. 3 legge 219/2012 – Rito camerale – Introduzione di una udienza cd. filtro per un tentativo di conciliazione – Cd. Rito partecipativo..
La legge 10 dicembre 2012 n. 219, riscrivendo l’art. 38 disp. att. c.c., ha attribuito al Tribunale ordinario la competenza a pronunciare i provvedimenti risolutivi dei conflitti genitoriali ex art. 317-bis c.c.. Al cospetto della presentazione di un ricorso ex art. 317-bis c.c., il tribunale – dove non sussistano improcrastinabili ragioni d’urgenza – può instaurare previamente il contraddittorio e fissare udienza solo all’esito della lettura degli scritti difensivi introduttivi depositati dai genitori, al fine di valutare l’opportunità di un preliminare tentativo di conciliazione, in analogia con quanto previsto nel modello processuale tipizzato per i figli minori nati da coniugi uniti da matrimonio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 31 Maggio 2013.


Affidamento e mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio (già Figli cd. naturali) – Legge 10 dicembre 2012 n. 219 – Procedimento – Trattazione – Collegiale – Delega – Ammissibilità..
In materia di affidamento e mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio, il rito processuale tipizzato dal legislatore nell’art. 38 disp. att. c.c., con la Legge 219/2012, in virtù richiamo all’art. 737 c.p.c., deve ritenersi a trattazione anche se il Presidente può sempre delegare il giudice relatore per la fase istruttoria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 23 Gennaio 2013.


Affidamento e mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio (già Figli cd. naturali) – Legge 10 dicembre 2012 n. 219 – Procedimento – Rito Camerale – Affidamento e mantenimento dei figli nati nel matrimonio (già Figli cd. Legittimi) – Legge 10 dicembre 2012 n. 219 – Procedimento – Rito Ordinario speciale – Differenze – Ragionevolezza – Dubbi – Fase transitoria..
A seguito della Legge 219/2012, il Legislatore modula la disciplina processuale del mantenimento e dell’affidamento della prole, in seguito alla separazione dei genitori, secondo due strumenti processuali differenti: per i «figli nati fuori del matrimonio» (già figli naturali), il ricorso al rito camerale puro; per i «figli nati nel matrimonio» (già figli legittimi), il procedimento ordinario speciale di cui agli artt. 706 e ss c.p.c. Quanto non esclude dubbi in ordine alla compatibilità costituzionale di una tale scelta, con il principio di ragionevolezza e di uguaglianza (art. 3 Cost.), posto che lo stesso Tribunale si trova a regolare le stesse situazioni (e soprattutto i “figli” aventi gli stessi diritti) con un ordito di norme processuali differenti. Ad ogni modo, de jure condendo, trattasi di una fase da potersi ritenere “temporanea”, in virtù della delega legislativa in attesa di attuazione (art. 2 l. 219/2012) che ha, tra l’altro, proprio lo scopo “di eliminare ogni discriminazione tra figli”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 23 Gennaio 2013.


Semplificazione dei riti civili – Dlgs 150/2011 – Erronea introduzione del rito – Rito Camerale con istanza al Giudice Tutelare in luogo del rito sommario di cognizione – Mutamento del rito – Inammissibilità..
Ai sensi dell’art. 4, comma I, dlgs 150/2011, quando una controversia viene promossa in forme diverse da quelle previste dalla Legge, il giudice dispone il mutamento del rito con ordinanza: lo switch procedimentale non è ammissibile nell’ipotesi in cui la parte ricorrente, in luogo del rito sommario di cognizione davanti al giudice ordinario, abbia introdotto la lite con rito camerale dinanzi al Giudice Tutelare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 03 Ottobre 2012.


Procedimento di volontaria giurisdizione – Regime delle spese processuali – Applicabilità – Sussiste..
La condanna alle spese è indipendente dalle caratteristiche del provvedimento impugnato. Conseguentemente la soccombenza e la condanna alle spese sono configurabili anche nel procedimento di volontaria giurisdizione (nel caso di specie, procedimento promosso ai sensi dell'articolo 1129 c.c. e relativo a revoca giudiziale dell'amministratore). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 09 Maggio 2012, n. 7029.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Reclamo - Effetto devolutivo pieno - Configurabilità - Fondamento - Limiti - Decadenza maturata nel giudizio di primo grado - Fondamento - Fattispecie relativa all'eccezione d'incompetenza territoriale..
Al reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento non si applicano, per la sua specialità, i limiti previsti in tema di appello dagli artt. 342 e 345 cod. proc. civ. ed il relativo procedimento è quindi caratterizzato da un effetto devolutivo pieno, pur attenendo ad un provvedimento decisorio, emesso all'esito di un procedimento contenzioso svoltosi in contraddittorio e suscettibile di acquistare autorità di cosa giudicata; tuttavia, tale effetto devolutivo non può estendersi all'ipotesi in cui si sia già verificata una decadenza da una eccezione nel corso del primo grado di giudizio ed, in particolare, da quella d'incompetenza ex art. 9 legge fall., poiché ciò sarebbe contrario al principio costituzionale di celerità dei giudizi, che, qualora si ammettesse la possibilità di sollevare l'eccezione d'incompetenza anche in fase di gravame, sarebbero suscettibili, se l'eccezione fosse fondata, di ricominciare "ex novo" innanzi al giudice competente, con dispendio di tempo e attività giudiziaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 2012, n. 5257.


Matrimonio del cittadino straniero con cittadino italiano, celebrato in altro Stato (nel caso di specie: Spagna) – Matrimonio Omosessuale – Ricongiungimento familiare – Artt. 23, 25 d.lgs. 30/2007 – Applicabilità – Sussiste..
Alla famiglia omosessuale va riconosciuto il diritto fondamentale a vivere liberamente una condizione di coppia che sarebbe certamente impedito in radice, in ipotesi di negazione del diritto a proseguire la relazione affettiva dopo il trasferimento in Italia (nel caso di specie: cittadino straniero sposato, in Spagna, con cittadino italiano). Sussiste, quindi, la necessità di un trattamento omogeneo tra condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, secondo il canone della ragionevolezza. Ne consegue che va annullato il provvedimento della Questura che neghi il ricongiungimento familiare perché la coppia è omosessuale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 13 Febbraio 2012.


Procedimenti in camera di consiglio - Condanna alle spese giudiziali - Legittimità - Contrasto tra interessi antagonisti - Soccombenza - Applicazione delle tariffe dei procedimenti contenziosi.

Processo civile - Responsabilità processuale aggravata - Natura sanzionatoria - Introduzione di danno punitivo - Sanzione d'ufficio.
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È legittima la condanna alle spese giudiziali nei procedimenti in camera di consiglio, allorché si presenti un contrasto tra interessi antagonisti la cui soluzione implica una soccombenza, che resta sottoposta alle regole dettate dagli artt. 91 ss. c.p.c. Per la relativa liquidazione, si applicano gli onorari di cui ai par. I, II e IV della Tabella A del D.M. n. 127/2004, poiché, ai sensi dell’art. 11, co. 2, del medesimo D.M., anche con riferimento ai procedimenti camerali si applicano le tariffe relative ai procedimenti contenziosi, qualora siano sorte delle contestazioni il cui esame è devoluto al giudice della cognizione. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)

Il nuovo comma 3 dell’art. 96 c.p.c. prevede un rimedio che non ha natura meramente risarcitoria ma “sanzionatoria” ed introduce nell’ordinamento una forma di danno punitivo per scoraggiare l’abuso del processo e preservare la funzionalità del sistema, traducendosi, dunque, in “una sanzione d’ufficio”. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone, 18 Marzo 2011.


Procedimenti in camera di consiglio - Condanna alle spese giudiziali - Legittimità - Contrasto tra interessi antagonisti - Soccombenza - Applicazione delle tariffe dei procedimenti contenziosi..
È legittima la condanna alle spese giudiziali nei procedimenti in camera di consiglio, allorché si presenti un contrasto tra interessi antagonisti la cui soluzione implica una soccombenza, che resta sottoposta alle regole dettate dagli artt. 91 ss. c.p.c. Per la relativa liquidazione, si applicano gli onorari di cui ai par. I, II e IV della Tabella A del D.M. n. 127/2004, poiché, ai sensi dell’art. 11, co. 2, del medesimo D.M., anche con riferimento ai procedimenti camerali si applicano le tariffe relative ai procedimenti contenziosi, qualora siano sorte delle contestazioni il cui esame è devoluto al giudice della cognizione. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 18 Marzo 2011.


Fallimento – Reclamo ex art. 18 l. fall. – Mancata comparizione della parte reclamante – Rinuncia tacita all’impugnativa – Esclusione..
La disciplina generale dei procedimenti in camera di consiglio, dettata dagli artt. 737 ss. C.p.c., non regola in alcun modo gli effetti della mancata comparizione delle parti, ma in ossequio al fatto che tali procedimenti sono caratterizzai da particolare celerità e semplicità di forme e che una volta instaurati (di regola, per impulso di parte), sono in via di massima dominati, quanto all’iter di svolgimento, dall’impulso officioso,deve escludersi che il giudice del reclamo possa attribuire, sic et simpliciter, alla mancata comparizione della parte reclamante la valenza di rinuncia tacita all’impugnativa, connettendovi la sanzione processuale dell’improcedibilità di quest’ultima. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 22 Luglio 2010.


Divorzio – Pensione di reversibilità – Domanda di attribuzione dell’ex coniuge – Rito applicabile – Procedimento camerale – Esclusione..
In materia di divorzio, la domanda giudiziale ex art. 9 comma III L. n. 898/1970 dell’ “ex coniuge”, diretta al conseguimento della pensione di reversibilità dell’ex coniuge deceduto deve ritenersi proponibile -nel silenzio del legislatore sul rito applicabile- nelle forme ordinarie e non già secondo il rito camerale il quale -essendo rito speciale- non è suscettibile di interpretazione analogica. (Gianluca Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 21 Giugno 2007.


Registro delle imprese – Impugnazione dei decreti del Giudice del registro – Procedimento – Termine a comparire – Esclusione.

Registro delle imprese – Delibera assembleare priva dei requisiti minimi di legge – Iscrizione – Esclusione.
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Il procedimento di impugnazione dei decreti del giudice del registro previsto dall’art. 2192 c.c., disciplinato dalle norme sulla volontaria giurisdizione di cui all’art. 737 e s.s. c.c., non prevede la concessione di un termine a comparire in favore del soggetto evocato in giudizio essendo, invero, sufficiente che sia garantita la possibilità per il controinteressato di comparire in camera di consiglio e di essere sentito prima della emissione del provvedimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La delibera di nomina di un amministratore di società a responsabilità limitata assunta dall’assemblea alla quale non era presente alcun soggetto munito del diritto di voto deve ritenersi inesistente o comunque nulla in quanto adottata in assenza dei requisiti minimi di legge e tale vizio, ove sia rilevabile dal Conservatore sulla base della documentazione in suo possesso, impedisce l’iscrizione dell’atto nel Registro delle imprese. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 25 Ottobre 2006.


Società di capitali - Società per azioni - Costituzione - Modi di formazione del capitale - Modificazioni dell'atto costitutivo - Contenuto delle modificazioni - Deliberazioni - Deposito ed iscrizione - Omologazione, iscrizione e pubblicazione di deliberazioni assembleari - Provvedimenti "ex" artt. 2411 e 2436 cod. civ. - Decreto della corte d'appello di diniego dell'ammissibilità del reclamo - Incidenza sul diritto processuale al riesame della decisione del primo giudice - Ricorribilità in cassazione "ex" art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento.
Quando il provvedimento impugnato sia privo dei caratteri della decisorietà in senso sostanziale (come nel caso dei provvedimenti resi in tema di omologazione, iscrizione e pubblicazione di deliberazioni assembleari di società, secondo le previsioni degli artt. 2411 e 2436 cod. civ., nella disciplina anteriore all'entrata in vigore delle norme di semplificazione dettate dall'art. 32 della legge 24 novembre 2000, n. 340), il ricorso straordinario per cassazione "ex" art. 111 della Costituzione non è ammissibile neppure se il ricorrente lamenti la lesione di situazioni aventi rilievo processuale, quali espressione del diritto di azione, ed in particolare del diritto al riesame da parte di un giudice diverso, atteso che la pronuncia sull'osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi ed i tempi con i quali la domanda può essere portata all'esame del giudice, ha necessariamente la medesima natura dell'atto giurisdizionale cui il processo è preordinato, e non può pertanto avere autonoma valenza di provvedimento decisorio, se di tale carattere detto atto sia privo, stante la strumentalità della problematica processuale e la sua idoneità a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione nel merito. (Nella specie, era stato impugnato il decreto con il quale la corte d'appello - adita dal socio dissenziente avverso il decreto del tribunale di omologazione di una deliberazione modificativa dell'atto costitutivo di una società per azioni con riguardo alla durata della società - aveva rigettato il reclamo per carenza di legittimazione attiva del socio dissenziente, ritenuto non abilitato a partecipare al procedimento di omologazione della delibera modificatrice dell'atto costitutivo, ne' ad impugnare il correlato decreto di omologazione; le S.U., enunciando il principio di cui in massima, hanno dichiarato inammissibile il proposto ricorso straordinario per cassazione). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 03 Marzo 2003, n. 3073.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Ricorso per cassazione ex art. 111 cost. - Esperibilità - Decreto del giudice delegato - Esperibilità del ricorso - Esclusione.
Poiché la sentenza della Corte costituzionale n. 42 del 1981, dichiarativa dell'illegittimità dell'art. 26 della legge fallimentare nella parte in cui assoggetta al reclamo al tribunale, nel modo previsto dalla norma medesima, i provvedimenti decisori emessi dal giudice delegato in materia di piani di riparto dello attivo, non comporta l'eliminazione dall'ordinamento del suddetto istituto del reclamo, ma solo la sua diversa regolamentazione in base alle norme generali fissate dagli artt. 737-742 cod. proc. civ., il ricorso per Cassazione, a norma dell'art. 111 della Costituzione, resta esperibile avverso il decreto adottato dal tribunale sul reclamo, non avverso il decreto del giudice delegato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Gennaio 1985.