LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO III
Delle parti e dei difensori
CAPO IV
Della responsabilità delle parti per le spese e per i danni processuali

Art. 91

Condanna alle spese
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice, con il provvedimento che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa. Se accoglie la domanda in misura non superiore all’eventuale proposta conciliativa condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta, salvo quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 92. (1)

II. Le spese della sentenza sono liquidate dal cancelliere con nota in margine alla stessa; quelle della notificazione della sentenza, del titolo esecutivo e del precetto sono liquidate dall'ufficiale giudiziario con nota in margine all'originale e alla copia notificata.

III. I reclami contro le liquidazioni di cui al comma precedente sono decisi con le forme previste negli articoli 287 e 288 dal capo dell'ufficio a cui appartiene il cancelliere o l'ufficiale giudiziario.

IV. Nelle cause previste dall'articolo 82, primo comma, le spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono superare il valore della domanda. (2)



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(1) Periodo aggiunto dall’art. 45, comma 10, della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).
(2) Comma aggiunto, in sede di conversione, dall'art. 13 del D.L. 22 dicembre 2011, n. 212, conv., con modif., dalla l. 17 febbraio 2012, n. 10. La norma è entrata in vigore il 23 dicembre 2011.

GIURISPRUDENZA

Spese giudiziali - Rimborso delle spese a favore di amministrazione statale - Spese vive - Limitazione alle sole spese prenotate a debito.
La condanna al pagamento delle spese del giudizio in favore di un'amministrazione dello Stato deve essere limitata, riguardo alle spese vive, al rimborso delle somme prenotate a debito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 11 Settembre 2018, n. 22014.


Onorari - Valore della causa - Ricorso al giudice amministrativo per l'annullamento di un atto illegittimo della P.A. - Determinazione degli onorari di avvocato - Scaglione relativo alle cause di valore indeterminabile - Applicabilità - Effetti patrimoniali della vicenda -  Irrilevanza - Fattispecie.
In tema di determinazione degli onorari di avvocato, ai sensi dell'art. 6 della tariffa forense approvata con d.m. n. 585 del 1994 (applicabile "ratione temporis"), va considerata di valore indeterminabile la controversia introdotta innanzi al giudice amministrativo per l'annullamento di un atto, poichè la "causa petendi" della domanda è l'illegittimità dell'atto stesso, mentre il "petitum" è la sua eliminazione, senza che rilevino eventuali risvolti patrimoniali della vicenda. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha escluso che incidesse sul valore della controversia l'incremento del patrimonio comunale, consistito nell'acquisizione di trenta appartamenti, indirettamente riconducibile ai provvedimenti amministrativi impugnati, in quanto i giudizi in questione erano finalizzati al semplice accertamento della legittimità dei detti provvedimenti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 11 Luglio 2018, n. 15061.


Sospensione provvedimento secondo grado gravato da ricorso per cassazione – Fumus fondatezza impugnazione – Irrilevanza

Sospensione provvedimento secondo grado gravato da ricorso per cassazione – Periculum in mora – Requisiti

Sospensione provvedimento secondo grado gravato da ricorso per cassazione – Liquidazione delle spese – Corte di Cassazione
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Ai fini della sospensione dell’esecuzione della sentenza di secondo grado non si può tener conto della fondatezza o meno del ricorso per cassazione, essendo la valutazione giudiziale limitata al solo riscontro del danno grave e irreparabile conseguenza dell’esecuzione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Ai fini della sospensione dell’esecuzione della sentenza di secondo grado la ricorrenza del danno grave e irreparabile va verificata all’esito di una valutazione che deve riguardare, sotto il profilo soggettivo, la sussistenza di un’eccezionale sproporzione tra il vantaggio che può ricavare il creditore dall’esecuzione della decisione e il pregiudizio che ne deriva all’altra parte, tale da apparire superiore a quello che di norma consegue all’esecuzione forzata, e, sotto il profilo oggettivo, la ricorrenza di una situazione di pregiudizio irreversibile e insuscettibile di restitutio in integrum nel caso che il provvedimento impugnato venga poi cassato. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

La liquidazione delle spese della fase celebrata innanzi alla Corte d’Appello per la sospensione dell’esecuzione del provvedimento di secondo grado impugnata compete alla Corte di Cassazione, attesa la natura provvisoria della pronuncia. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Appello Roma, 30 Maggio 2018.


Tariffe professionali - Rimborso forfetario delle spese generali - Natura giuridica - Spettanza automatica - Sussistenza - Fondamento.
Il rimborso c.d. forfetario delle spese generali (nella specie ai sensi dell'art. 1, comma 2, del d.m. n. 140 del 2012) costituisce una componente delle spese giudiziali, la cui misura è predeterminata dalla legge, e compete automaticamente al difensore, anche in assenza di allegazione specifica e di apposita istanza, che deve ritenersi implicita nella domanda di condanna al pagamento degli onorari giudiziali che incombe sulla parte soccombente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Maggio 2018, n. 13693.


Processo civile – Liquidazione delle spese processuali – Vincolo ai valori medi tariffari – Non sussiste – Discrezionalità del giudice – Affermazione.
Per le liquidazioni effettuate ai sensi del D.M. n.140/2012 e del successivo D.M. n.55/2014, non trova fondamento normativo un vincolo alla determinazione secondo i valori medi ivi indicati, dovendo il giudice solo quantificare il compenso tra il minimo e il massimo delle tariffe, a loro volta derogabili con apposita motivazione.

In tema di liquidazione delle spese processuali, la determinazione del dovuto costituisce esercizio di un potere discrezionale del giudice che, qualora sia contenuto tra il minimo e il massimo della tariffa, non richiede una specifica motivazione e non può formare oggetto di sindacato in sede di legittimità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 17 Maggio 2018, n. 12093.


Processo civile – Pubblico ministero – Impugnazione – Soccombenza del Pubblico ministero – Spese processuali sostenute dalla parte vittoriosa poste a carico del Ministero della Giustizia.
E' astrattamente ipotizzabile che, in caso di soccombenza del Pubblico ministero impugnante nel processo civile, le spese processuali sostenute dalla parte vittoriosa siano poste a carico del Ministero della Giustizia. Appello Bari, 23 Aprile 2018.


Tariffe professionali - Giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento - Onorari - Tariffe relative ai procedimenti contenziosi - Applicabilità - Fondamento.
Poiché il giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento ha natura contenziosa, per la liquidazione del compenso del legale si applicano gli onorari di cui ai paragrafi I, II, e IV della tabella A del d.m. n. 127 del 2004, ai sensi dell'art. 11, comma 2, del medesimo d.m., il quale, con riferimento ai procedimenti camerali, prevede l'applicabilità delle tariffe relative ai procedimenti contenziosi, qualora sorgano contestazioni il cui esame è devoluto al giudice di cognizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Aprile 2018, n. 9563.


Fallimento - Dichiarazione tardiva di credito - Regolamento delle spese - Opposizione allo stato passivo.
L'art. 101 l.fall. (nel testo "ratione temporis" vigente prima delle modifiche del D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5), nel disporre che, nel caso di dichiarazione tardiva di credito, il creditore sopporta le spese conseguenti al ritardo della domanda, salvo che il ritardo sia dipeso da causa a lui non imputabile, si ispira all'esigenza di tenere indenne l'amministrazione del fallimento da spese dovute a colpa del creditore che si insinui tardivamente: questa esigenza sussiste esclusivamente per quelle spese all'insinuazione tardiva che non siano richieste all'insinuazione tempestiva, perchè soltanto tali spese possono ritenersi causate dal ritardo e quindi giustificano una responsabilità del creditore; essa non ricorre, invece, per le spese del procedimento contenzioso che sia eventualmente promosso con l'opposizione dall'insinuazione tardiva, trovando applicazione in tal caso, per la soccombenza della curatela, la regola ordinaria di cui all'art. 91 c.p.c., per la quale le spese del giudizio debbono far carico alla parte che ad esso ha dato ingiustamente causa.

Con la modifica della L. Fall., art. 101, è venuta meno ogni possibilità di ritenere che la regolamentazione delle spese nel giudizio di opposizione allo stato passivo resti sottratta all'applicazione del principio generale di cui all'art. 91 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2018, n. 3956.


Circolazione stradale - Integrale risarcimento del danno prima del giudizio - Parte vittoriosa il danneggiante - Spese processuali.
Ove risulti, all'esito del giudizio, che il danneggiato sia stato integralmente risarcito prima dell'introduzione del giudizio, parte interamente vittoriosa, ai fini del provvedimento di condanna alle spese processuali, deve intendersi il danneggiante che, prima della proposizione della domanda giudiziale, avente ad oggetto la condanna al pagamento di una somma ulteriore, abbia adempiuto la propria obbligazione risarcitoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 11 Dicembre 2017, n. 29604.


Spese di soccombenza - Liquidazione inferiore ai minimi disposti dalla tariffa forense.
Il giudice del merito non può liquidare le spese di giudizio in misura inferiore ai minimi disposti dalla tariffa forense. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 11 Dicembre 2017, n. 29594.


Spese giudiziali civili - Ius Superveniens - Liquidazione - Liquidazione delle spese processuali successiva al d.m. n. 55 del 2014 - Vincolo ai valori medi - Esclusione - Fondamento.
In tema di liquidazione delle spese processuali successiva al d.m. n. 55 del 2014, non trova fondamento normativo un vincolo alla determinazione secondo i valori medi ivi indicati, dovendo il giudice solo quantificare il compenso tra il minimo ed il massimo delle tariffe, a loro volta derogabili con apposita motivazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Novembre 2017, n. 26608.


Regolamentazione delle spese di lite per soccombenza - Valutazione unitaria della soccombenza all’esito complessivo della lite ai fini dell’applicazione della regola della soccombenza - Liquidazione delle spese di lite relative al primo grado a cura della Corte di Cassazione.
Il criterio unitario e globale di valutazione della soccombenza deve essere applicato all’esito finale della lite, sicché nel giudizio svoltosi in più gradi, il giudice, ove correttamente investito dell’impugnazione sul capo delle spese, chiamato ad emettere la decisione finale, dovrà, in considerazione del complessivo esito della lite, individuare la parte alla fine soccombente, totalmente o anche solo parzialmente, e, per converso, la parte vincitrice, totalmente o anche solo parzialmente, in favore della quale liquidare le spese di lite in misura totale o anche solo parziale, quale residuata all’esito della ritenuta compensazione parziale.
Il giudice d’appello, solo quando riforma totalmente o parzialmente la sentenza di primo grado, dispone d’ufficio una nuova regolamentazione delle spese di lite, quale conseguenza della pronuncia di merito e in applicazione del criterio unitario e globale di valutazione ed individuazione della parte alla fine soccombente. Diversamente, quando conferma la sentenza impugnata, può modificare la regolamentazione delle spese della sentenza di primo grado, solo se investito della decisione mediante specifica impugnazione sul punto.
La Corte di Cassazione, ove non siano necessari ulteriori accertamenti e valutazioni fattuali decide nel merito il regolamento delle spese di giudizio, liquidando a carico della parte individuata all’esito del giudizio come soccombente, oltre alle spese del proprio grado, anche quelle delle fasi precedenti, ove il capo delle spese delle sentenze di merito sia stato fatto oggetto di apposita impugnazione. (Fausto Galeotti) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 29 Settembre 2017, n. 22849.


Avvocato - Onorari - Tariffe professionali - Rappresentanza e difesa collettiva da parte di un unico professionista - Pluralità di cause non riunite - Aumento dell'unica parcella fino al venti per cento per ogni parte - Esclusione - Fondamento.
In tema di onorari di avvocato, l’art. 5, comma 4, del d.m. n 127 del 2004 – “ratione temporis” vigente ed abrogato dall'art. 9 del d.l. n. 1 del 2012, conv. con modif. dalla l. n. 27 del 2012 - non si applica nel caso in cui il professionista difenda la medesima parte contro più parti, ma in processi introdotti separatamente e non riuniti, ancorché aventi ad oggetto le medesime questioni di fatto e di diritto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2017, n. 21829.


Avvocato - Onorari - Privilegi - Giudizi disciplinari - Sanzioni disciplinari - Divulgazione della corrispondenza tra difensori - Proposta transattiva su invito del giudice - Divieto - Fattispecie.
L’art. 28 del codice deontologico forense (nel testo anteriore a quello attualmente vigente approvato dal CNF nella seduta del 31 gennaio 2014) pone un divieto assoluto di esibizione in giudizio della corrispondenza intercorsa tra i professionisti e contenente proposte transattive; tale divieto comprende anche la corrispondenza avente ad oggetto l'invito del giudice a transigere, in quanto, ai fini dell’applicazione dell’art. 91, comma 1, c.p.c., la proposta conciliativa deve essere formulata in giudizio dalla parte che ne è autrice e, dunque, non rilevano le trattative tra i difensori. (Nella specie la S. C. ha ritenuto infondato il motivo di ricorso con il quale si chiedeva un'interpretazione dell'art. 28 citato, che affermasse il carattere esimente della produzione di corrispondenza intercorsa tra i difensori in caso di ipotesi transattiva formulata dal giudice, in quanto rilevante ai fini dell’applicazione dell’art. 91 c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Settembre 2017, n. 21109.


Avvocato - Onorari - Parere del Consiglio dell'Ordine - Spese sostenute per ottenere il parere del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati - Addebito al professionista - Condizioni - Fattispecie.
In una controversia avente ad oggetto il pagamento del compenso in favore di un avvocato per le prestazioni professionali rese in favore del cliente, le spese sostenute per ottenere il parere del Consiglio dell'Ordine sotteso alla propria richiesta devono restare a carico del professionista, ove la relativa pretesa sia in tutto, ovvero in parte, infondata. (Principio affermato con riferimento ad un caso di opposizione a decreto ingiuntivo adottato sulla base del parere reso dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, conclusasi con la revoca del decreto medesimo, conseguente all'accoglimento, solo parziale, della pretesa del difensore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Maggio 2017, n. 12681.


Mediazione – Mancata partecipazione senza giustificato motivo – Condanna al pagamento del contributo unificato – Soccombenza – Condanna al pagamento delle spese di mediazione sostenute per l’organismo e per il legale .
La parte che non ha addotto alcun giustificato motivo per la mancata partecipazione al procedimento di mediazione va condannata al versamento a favore del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.
In caso di soccombenza, la condanna si estende alle spese sostenute per il procedimento di mediazione, posto che lo stesso rappresenta una condizione di procedibilità dell’azione. In questi termini, devono essere rifuse non solo le spese corrisposte all’organismo di mediazione, ma anche le spese per l’attività difensiva dell’avvocato versate per tale fase-pregiudiziale. (Roberta Tedeschi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 04 Maggio 2017.


Condominio - Nomina e revoca - Amministratore di condominio - Revoca giudiziale - Ricorso per cassazione avverso il decreto della corte di appello in sede di reclamo - Inammissibilità - Limiti.
È inammissibile il ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., avverso il decreto con il quale la corte di appello provvede sul reclamo contro il decreto del tribunale in tema di revoca dell'amministratore di condominio, previsto dagli artt. 1129 c.c. e 64 disp. att. c.c., trattandosi di provvedimento di volontaria giurisdizione; tale ricorso è, invece, ammissibile avverso la statuizione relativa alla condanna al pagamento delle spese del procedimento, concernendo posizioni giuridiche soggettive di debito e credito discendenti da un rapporto obbligatorio autonomo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 Aprile 2017, n. 9348.


Compensazione delle spese - Sindacabilità ex art. 360 n. 3 c.p.c. in sede di legittimità - Limiti.
In tema di spese processuali, il sindacato della Corte di cassazione, ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c., è limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le stesse non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, per cui vi esula, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito, la valutazione dell'opportunità di compensarle in tutto o in parte, sia nell'ipotesi di soccombenza reciproca che in quella di concorso di altri giusti motivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 31 Marzo 2017, n. 8421.


Separazione di coniugi – Allontanamento dalla residenza familiare e violazione dei doveri nascenti dal vincolo coniugale – Domanda di addebito – Fondatezza

Onere della prova in capo al coniuge che ha posto in essere la condotta – Compete

Condanna del coniuge soccombente al pagamento delle spese di lite – Sussiste
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E’ meritevole di accoglimento la domanda di addebito della separazione nei confronti del coniuge che, dopo solo qualche mese dalla data del matrimonio, abbandona la residenza coniugale per decisione unilaterale ed ingiustificata, in assenza di precedenti e diverse circostanze ostative alla protrazione dell’unità coniugale. Grava sul medesimo l’onere di dimostrare l’eventuale sussistenza di una giusta causa a sostegno della propria condotta. La pronuncia sulle spese di lite segue la soccombenza. (Luisa Dabbene) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 20 Marzo 2017.


Avvocato e procuratore – Onorari – Valore della causa – Pluralità di domande – Individuazione dello “scaglione” di appartenenza – Scaglione previsto per le cause di valore indeterminabile – Limiti.
In tema di liquidazione degli onorari di avvocato, il principio per il quale, ove siano state proposte più domande, alcune di valore indeterminabile ed altre di valore determinato, la controversia deve essere ritenuta, nel complesso, di valore indeterminabile, opera solo laddove l'applicazione dello scaglione tariffario previsto per le cause di valore indeterminabile consenta il riconoscimento di compensi superiori rispetto a quelli che deriverebbero facendo applicazione dello scaglione applicabile in ragione del cumulo delle domande di valore determinato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 16 Febbraio 2017, n. 4187.


Società - Nomina amministratori - Impugnazioen della delibera - Conflitto di interessi - Curatore speciale.
E' possibile che il conflitto di interessi di cui all'art. 78, comma 2°, c.p.c. si configuri anche in fattispecie diverse da quelle nelle quali il titolare degli interessi di cui si controverte riveste contemporaneamente la posizione contrapposta e formale di attore e convenuto.

Nell'ipotesi di legale rappresentante di una società che difenda in giudizio una deliberazione dell'assemblea contro un socio dissenziente che la ha impugnata, può verificarsi nella persona e nella volontà del rappresentante, quel conflitto di interessi che, ai sensi dell'art. 78, comma 2°, c.p.c. rende necessaria la sua sostituzione con un curatore speciale.

L'interesse della società non è quello di difendere sempre e comunque le proprie delibere, ma quello di adottare deliberazioni stabili e conformi alla legge e allo statuto.

L'interesse della società e quello di chi la amministra, sebbene entrambi espressione della maggioranza, possono, in concreto, divergere come nelle fattispecie in cui la delibera impugnata abbia ad oggetto l'invalidità della nomina degli amministratori (tra i quali c'è il soggetto che dovrebbe rappresentare la società stessa in giudizio).

Più in generale l'amministratore di una società di capitali non è legittimato a rappresentarla - trovandosi con essa in conflitto di interessi - nel giudizio relativo all'impugnazione di una delibera assembleare in cui gli sia riconosciuto un diritto nei confronti della società.

L'accertamento del conflitto di interesse di cui all'art. 78, comma 2°, c.p.c. deve essere compiuto in astratto "ex ante" e non in concreto "ex post".

Per la nomina del curatore speciale, è sufficiente che si configuri un conflitto anche solo potenziale. (Rolandino Guidotti) (riproduzione riservata)
Tribunale Genova, 24 Novembre 2016.


Fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Procedimento introdotto dal curatore per l'estensione del fallimento al socio illimitatamente responsabile - Litisconsorzio necessario con l'originario creditore ricorrente - Esclusione - Sentenza di estensione del fallimento al socio illimitatamente responsabile - Reclamo - Litisconsorzio necessario con l'originario creditore ricorrente - Sussistenza - Fondamento.
A seguito delle modifiche alla legge fallimentare introdotte con il d.lgs. n. 169 del 2007, i creditori che hanno proposto il ricorso di fallimento nei confronti di una società di persone o di un imprenditore apparentemente individuale non sono litisconsorti necessari nel procedimento di fallimento in estensione previsto dagli artt. 15 e 147 l.fall. promosso ad istanza del curatore, neppure ai fini della condanna alle spese processuali, che il presunto socio potrebbe reclamare nei confronti dello stesso curatore. I predetti creditori sono, invece, litisconsorti necessari nel giudizio di reclamo alla sentenza dichiarativa di fallimento proposto dal socio illimitatamente responsabile, cui il fallimento sia stato successivamente esteso, in ragione dei pregiudizi che la revoca del fallimento potrebbe arrecare alle loro pretese, che, a norma dell'art. 148 l.fall., si intendono dichiarate anche nel fallimento dei singoli soci. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 Ottobre 2016, n. 21430.


Diritto alla consegna documenti ex art. 119 T.U.B. – Inadempimento della banca alla richiesta – Decreto Ingiuntivo per la consegna ed opposizione della banca – Infondatezza – Soccombenza ai fini delle spese ex art. 91 c.p.c. e condanna della banca ex art. 96 c.p.c. – Assenza di contratti e delle condizioni economiche – Ricalcolo al tasso legale ovvero ex art. 117 T.U.B..
Sussiste il diritto del contraente a ricevere la documentazione afferente il rapporto bancario ai sensi dell'art. 119 T.U.B. e, conseguentemente, il diritto della convenuta opposta di ricevere copia della documentazione ingiunta in sede monitoria, con  piena soccombenza della Banca inottemperante ai fini dei provvedimenti di cui all’art. 91 c.p.c. in considerazione del riconosciuto obbligo di consegna rispetto alla gran parte dei documenti chiesti dall’opposta in sede monitoria.

La condotta della banca, che non ha dato riscontro alle diverse richieste di documentazione pervenutale, è rilevante ai sensi dell’art. 96 comma 3 c.p.c., avendo l’opponente addotto motivazioni del tutto contrastanti con pacifici orientamenti giurisprudenziali ed avendo formulato delle difese che non considerano la rilevanza sul piano sostanziale, e non solo processuale, delle richieste ex art. 119 T.U.B. provenienti dal cliente; peraltro i costi di produzione sono dovuti alla banca solo a seguito della richiesta ex art. 119 T.U.B. del cliente, ma non nel caso in cui si è in presenza di un ordine giudiziale che va semplicemente adempiuto.

La parte contraente in mancanza di contratti ben potrà proporre giudizio nei confronti della banca per la rideterminazione dei rapporti dare/avere secondo il saggio legale ovvero ex art. 117, comma 7, T.U.B. essendo sotto tale profilo valutabile in suo favore pure la condotta dell’istituto di credito che non dimetta gli estratti conto di cui è o comunque deve essere in possesso. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 20 Ottobre 2016.


Spese giudiziali civili - Liquidazione - Criteri di liquidazione degli onorari e delle spese - Distinzione tra i diversi gradi di giudizio - Necessità - Fondamento.
In tema di spese giudiziali, il giudice deve liquidare in modo distinto spese ed onorari in relazione a ciascun grado del giudizio, poichè solo tale specificazione consente alle parti di controllare i criteri di calcolo adottati e di conseguenza le ragioni per le quali sono state eventualmente ridotte le richieste presentate nelle note spese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 30 Settembre 2016, n. 19623.


Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di aumento dell'assegno di mantenimento del coniuge – Situazione economica delle parti identica a quella sussistente al momento della separazione – Rigetto

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di una somma mensile quale rimborso forfettario delle spese straordinarie – Rigetto

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione  – Domanda di modifica delle modalità di visita al figlio minore – Mancanza di allegazione di fatti – Rigetto

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del coniuge – Riduzione reddito del coniuge obbligato – Rigetto

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del figlio – Rifiuto di offerte di lavoro da parte del figlio – Rigetto – Costante ed effettivo disinteresse al lavoro da parte del figlio – Necessità

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Spese giudiziali in materia civile – Rigetto domande – Soccombenza reciproca – Compensazione parziale delle spese – Condanna alle spese
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Deve respingersi la domanda di aumento dell'assegno di mantenimento formulata dalla moglie quando la situazione economica delle parti appare la medesima di quella sussistente al momento della separazione risalente a circa un anno prima. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve respingersi la domanda di una somma mensile di Euro 100,00 quale rimborso forfettario delle spese straordinarie di piccola entità necessarie per il mantenimento dei figli formulata dalla moglie. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve respingersi la domanda di modifica delle modalità di visita al figlio minore formulata dalla moglie in quanto destituita di fondamento visto che tale domanda è sfornita di qualunque supporto in punto di allegazioni di specifici fatti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve respingersi la domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore dell'altro coniuge formulata dal marito, che ha visto deteriorare la propria situazione reddituale, in quanto, in concreto, tra il momento della proposizione di tale domanda e la pronuncia di separazione è intercorso solo un breve lasso temporale pari a circa un anno. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve respingersi la domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del figlio, non ancora ventenne, quando quest'ultimo rifiuti delle offerte di lavoro reperitegli dal padre. E' fatta salva ogni futura diversa determinazione nel momento in cui dovesse emergere il costante ed effettivo disinteresse del figlio ad ogni ipotesi occupazionale. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Nonostante vi sia la soccombenza reciproca la metà delle spese di lite devono essere poste a carico della moglie atteso il rigetto delle tre domande dalla stessa proposte contro il rigetto delle due domande proposte dal marito. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecco, 10 Maggio 2016.


Avvocato e procuratore - Onorari - Tariffe professionali - Redazione delle difese - Comparse conclusionali - Rilevanza - Memorie - Inclusione - Carattere autonomo e distinto onorario - Esclusione - Aumento dell'onorario medesimo - Ammissibilità.
Poiché gli onorari spettanti all'avvocato per la redazione delle difese non sono dovuti in relazione ad ogni singolo atto difensivo, non possono considerarsi scritti difensivi autonomi e distinti dalle comparse conclusionali le memorie, che costituiscono insieme la "redazione delle difese" cui si riferisce il punto 8 parte III - per le cause davanti al Tribunale - della tabella A allegata alla tariffa forense, sicché per le memorie non è dovuto un distinto onorario ma può solo stabilirsi un aumento dell'onorario corrisposto per la redazione della comparsa conclusionale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 16 Marzo 2016, n. 5209.


Fallimento - Organi preposti - Giudice delegato - Provvedimenti -  Difensore della curatela - Liquidazione del compenso - Possibilità di tener conto di quanto al fallimento liquidato nel giudizio in cui è stato patrocinato da quel difensore - Condizioni.
La liquidazione del compenso spettante al difensore che abbia patrocinato la curatela in un giudizio, effettuata dal giudice delegato ex art. 25 l.fall., può essere inferiore a quanto corrispondentemente disposto, in favore della curatela, con la sentenza conclusiva di quel giudizio, allorché la stessa non sia ancora passata in giudicato, ma, ove la sua definitiva decisione determini l'importo delle spese processuali dovute alla curatela medesima in misura superiore a quella liquidata al professionista in sede fallimentare, ricevendo "in parte qua" fruttuosa esecuzione, quest'ultimo può invocare tale decisione come titolo per ottenere l'eventuale maggior somma che gli compete per l'opera prestata e che, se incamerata dal cliente, ne determinerebbe un'ingiusta locupletazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Marzo 2016, n. 4269.


Avvocato e procuratore - Onorari - Valore della causa - Accoglimento della domanda risarcitoria - Appello - Contenuto - Richiesta di maggiorazione del danno liquidato - Reiezione - Spese di lite - Riferimento al "decisum" e non al "disputatum" - Necessità.
In materia di spese processuali, in caso di accoglimento parziale in primo grado di una domanda risarcitoria, con successivo rigetto dell'appello volto a conseguire una maggiorazione del danno liquidato, la previsione di cui all'art. 20 del d.m. n. 140 del 2012 - secondo cui, ai fini della liquidazione del compenso nei giudizi "per pagamento somme, anche a titolo di danno", il valore della causa si determina con riferimento "alla somma attribuita alla parte vincitrice e non alla somma domandata" - va interpretata nel senso che la condanna alle spese a carico della parte appellante deve assumere a riferimento non la somma oggetto della domanda risarcitoria dalla stessa formulata (criterio del "disputatum"), bensì quella ad essa concretamente attribuita (criterio del "decisum"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Febbraio 2016, n. 3903.


Espropriazione forzata - Opposizione all'esecuzione - Procedimento camerale - Omessa iscrizione a ruolo della causa di opposizione - Definitività del provvedimento del giudice dell'esecuzione.
Il provvedimento del giudice dell'esecuzione che accordi o neghi la sospensione, indipendentemente dalla applicabilità dell'articolo 669-septies, commi 2 e 3, c.p.c., ha attitudine a definire la vicenda davanti a sé qualora non segua l'iscrizione a ruolo contenzioso della causa di opposizione nel termine perentorio di cui all'articolo 616 c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Febbraio 2016.


Procedimento di divorzio giudiziale – Incompetenza territoriale – Condanna alle spese – Compensazione delle spese.
In ragione dell'esito e della natura del presente giudizio, della contenuta durata della procedura, della probabile prosecuzione della causa e nella ritenuta sussistenza dei motivi di cui al comma II dell'art. 92 c.p.c., si dispone che le spese di lite siano interamente compensate tra le parti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 12 Gennaio 2016.


Applicabilità del criterio generale di cui all’art. 91 c.p.c. nella liquidazione delle spese relative al procedimento ex art. 696 bis c.p.c. – Esclusione – Applicazione del diverso criterio di cui all’art. 8 del d.P.R. 115/2002.
Il criterio della soccombenza di cui all’art. 91 c.p.c. trova applicazione nell’ambito dei procedimenti di istruzione preventiva, tra i quali può farsi rientrare il procedimento ex art. 696 bis c.p.c., solamente nell’ipotesi in cui il ricorso introduttivo di tale giudizio sia dichiarato inammissibile o rigettato, mentre qualora il ricorso introduttivo di tale procedimento sia ritenuto ammissibile, e si dia quindi corso all’accertamento richiesto, il criterio al quale occorre attenersi nella liquidazione delle spese relative a tale procedimento è quello generale di cui all’art.8 del D.p.R. 115/2002. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 30 Dicembre 2015.


Attività stragiudiziale connessa o propedeutica a quella di assistenza in un procedimento di atp – Possibilità di ritenere adeguati i soli parametri per l’attività giudiziale – Sussistenza

Individuazione del valore della controversia ai fini della liquidazione del compenso spettante all’avvocato per l’assistenza prestata in un procedimento di atp conclusosi con una transazione – Valore della transazione – Esclusione – Valore della domanda – Correttezza

Procedimento di atp che si concluda con una transazione – Possibilità di aumentare il compenso per l’avvocato che ha prestato la propria opera in tale procedimento – Sussiste

Soggezione al periodo di sospensione feriale dei termini processuali dei termini previsti per lo svolgimento della procedura di negoziazione assistita – Esclusione

Presupposti per la condanna ai sensi dell’art. 96 c.p.c a seguito della mancata accettazione dell’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita – Ritardo nell’accettazione dell’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita – Possibilità di applicare le conseguenze sanzionatorie di cui all’art. 4. d.l. 132/2014 – Esclusione 

Accettazione dell’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita da parte di difensore privo di procura speciale – Idoneità ad evitare le conseguenze di cui all’art. 4 d.l. 132/2014 – Esclusione

Silenzio della parte invitata a concludere la convenzione di negoziazione assistita – Sua sufficienza a giustificare la condanna ai sensi dell’art. 96 c.p.c. – Esclusione – Necessità che tale comportamento sia indicativo di mala fede o colpa grave – Sussistenza

Mancata formulazione di proposte conciliative da parte della parte invitata a concludere la convenzione di negoziazione assistita che abbia contestato solo il quantum della pretesa avversaria – Contegno indicativo di mala fede – Ravvisabilità
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L’attività stragiudiziale connessa o propedeutica al procedimento di atp priva di una autonoma rilevanza rispetto all’attività giudiziale (presupposto chiesto dall’art. 20 del d.m. 55/2014), è adeguatamente remunerata con il compenso da riconoscersi per la seconda. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Ai fine della liquidazione del compenso spettante all’avvocato per l’assistenza prestata in un procedimento di atp, che si sia concluso con una transazione, il valore della controversia non va determinato sulla base dell’importo oggetto della transazione raggiunta ma, ai sensi dell’art.5, comma 2, del d.m. 55/2014, avendo riguardo al valore della domanda. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui il procedimento di atp si sia concluso con una transazione, il compenso per l’avvocato che abbia prestato la propria attività in esso può essere aumentato di un quarto ai sensi dell’art. 4, comma 6 del d.m. 55/2014. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Poichè la sospensione feriale dei termini processuali non si applica alla negoziazione assistita, che è una procedura stragiudiziale, il termine per accettare l’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita di cui all’art. 3, comma 2, d.l. 132/2014 non è sospeso nel periodo di sospensione dei termini processuali. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il ritardo nell’accettazione dell’invito a concludere la convenzione di negoziazione non rientra tra le ipotesi che danno luogo alle conseguenze sanzionatorie di cui all’art. 4 d.l. 132/2014. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il messaggio di posta certificata con il quale il difensore della parte invitata a concludere la convenzione di negoziazione assistita, privo di procura speciale ad hoc, aderisca all’invito non integra accettazione di tale invito e va invece qualificato come silenzio e, come tale, può comportare le conseguenze sanzionatorie di cui all’art. 4 d.l. 132/2014. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il silenzio tenuto dalla parte invitata a concludere la convenzione a seguito della ricezione del corrispondente invito non è di per sé sufficiente a giustificare la condanna ai sensi dell’art. 96 c.p.c., occorrendo che tale comportamento sia anche indicativo di mala fede o di colpa grave nel resistere in giudizio. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Deve ritenersi sintomatico di mala fede il contegno della parte che, sebbene abbia contestato solo il quantum della pretesa di controparte, e nonostante questa, nel rilevare il ritardo nell’adesione all’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita, si fosse detta disponibile a trovare una soluzione conciliativa, a prescindere dal dato formale del mancato rispetto del termine per riscontrare l’invito, non abbia assunto nessuna iniziativa conciliativa, quale la  formulazione, ai sensi dell’art. 91, primo comma, c.p.c. di una proposta di pagamento di una somma determinata sulla base dei criteri da essa proposti per la corretta determinazione del credito di controparte.  (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 17 Novembre 2015.


Assistenza prestata dall’avvocato nella fase di mediazione – Natura stragiudiziale della stessa ex art. 20 d.m. 55/2014

Spese processuali – Compenso per l’attività di assistenza prestata dal difensore della controparte nella fase di mediazione – Inclusione di tale voce nella condanna ai sensi dell’art. 91 c.p.c.
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L’assistenza prestata dall’avvocato nel corso della fase di mediazione obbligatoria, svoltasi nella pendenza del giudizio, va qualificata come attività stragiudiziale ai sensi dell’art. 20 del d.m. 55/2014, trattandosi di attività con autonoma rilevanza rispetto a quella di difesa svolta nel giudizio. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Tra le spese processuali da porre a carico della parte soccombente nel giudizio rientra anche il compenso per l’attività di assistenza prestata dal difensore della controparte nella fase di mediazione obbligatoria svoltasi nella pendenza del giudizio. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 29 Ottobre 2015.


Avvocato - Onorari - Transazioni - Art. 68 del r.d.l. n. 1578 del 1933 - Condizione ostativa alla sua applicazione - Liquidazione delle spese in sede giudiziale.
In caso di transazione del giudizio, non sussiste la responsabilità solidale delle parti al pagamento degli onorari degli avvocati, prevista dall'art. 68 del r.d.l. n. 1578 del 1933, solo se la decisione contenga una statuizione del giudice sulla liquidazione delle spese senza che, invece, rilevi la ragione della definizione della causa (per cessazione della materia del contendere o per abbandono), poiché il presupposto per l'applicazione dell'art. 68 cit. è proprio l'esistenza di un accordo che sottragga al giudice anche la pronuncia sulle spese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Ottobre 2015, n. 21209.


Avvocato - Onorari - Tariffe professionali - Causa risarcitoria - Oggetto - Danni alle sole cose derivanti da "tamponamento" stradale - Cause di particolare semplicità ex art. 4, comma 2, della l. n. 794 del 1942 - Inclusione - Conseguenze - Dimidazione dei tariffari.
In tema di onorari di avvocato, la controversia avente ad oggetto il "tamponamento" stradale che abbia provocato danni soltanto a cose rientra tra le "cause di particolare semplicità" di cui all'art. 4, comma 2, della l. n. 794 del 1942 (la cui permanenza in vigore è sancita dall'art. 1, comma 1, del d.lgs. n. 179 del 2009), sicché il giudice di merito, all'esito di tale controversia, ha facoltà di liquidare le spese di lite in misura ridotta fino alla metà dei minimi tariffari. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Ottobre 2015, n. 19945.


Spese processuali – Liquidazione – Istanza della parte – Necessità – Chiarimenti.
Nel caso di liquidazione delle spese giudiziali a carico della parte soccombente, si prescinde totalmente da qualsiasi rilievo della formulazione di una domanda da parte sia del difensore della parte sia della parte stessa suo tramite, essendo la statuizione sulle spese secondo la tariffa professionale mero amminicolo del compiuto riconoscimento della tutela attribuita alla parte vittoriosa, se del caso disponibile solo attraverso il potere di compensazione. Allorquando, viceversa, il difensore proponga azione giudiziale contro il cliente, intesa ad ottenere l'accertamento del dovuto per le sue prestazioni e la conseguente condanna al pagamento di quanto liquidato in relazione ad esse, fa parte degli oneri di articolazione della domanda giudiziale la deduzione di quanto giustificato a tale titolo e, dunque, è onere del difensore richiedere nell'ambito del dovuto il riconoscimento del rimborso forfettario previsto dalla tariffa professionale, che eventualmente, ai sensi dell'art. 2233, primo comma, c.c. il giudice sia chiamato ad applicare per la liquidazione. È necessario, dunque, che il difensore attore formuli espressa richiesta di riconoscimento del rimborso come elemento della domanda proposta. Può cioè affermarsi che: “Il rimborso forfettario delle spese generali ai sensi dell'art. 14 delle disposizioni generali della tariffa professionale forense, approvata con d.m. 8 aprile 2004, n. 127, non può essere liquidato d'ufficio nel procedimento speciale disciplinato dalla legge 13 giugno 1942, n. 794, occorrendo, in tale procedimento, apposita domanda con cui il professionista chieda, in applicazione dei principi previsti dagli artt. 99 e 112 cod. proc. civ., la corresponsione in proprio favore del suddetto compenso”. (Cass. n. 24081 del 2010; conf. Cass. n. 4748 del 2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 27 Agosto 2015, n. 17212.


Obbligazioni pecuniarie – Onorario professionale – Mancata determinazione convenzionale – Debito il liquido – Conseguenza in tema di determinazione del forum destinatae solutionis – Configurabilità dell’articolo 1182 comma 4 c.c. e non dell’articolo 1182 comma 3 c.c. – Sussiste

Ordinanza declinatoria di competenza – Necessità di udienza di precisazione delle conclusioni – Sussiste

Ordinanza declinatoria di competenza – Necessità di provvedere sulle spese – Sussiste
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Il compenso per prestazioni professionali che non sia convenzionalmente stabilito è un debito pecuniario liquido da determinare secondo la tariffa professionale: consegue che il forum destinatae solutionis che radica la competenza con riferimento al luogo di adempimento dell’obbligazione, coincide con il domicilio del debitore ex articolo 1182 comma 4 c.c., non già con il domicilio del creditore ex articolo 1182 comma 3 c.c.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La statuizione sull’incompetenza, pur se resa con ordinanza dopo la modifica dell’art. 279 c.p.c. da parte della L. n. 69/2009, deve seguire un’udienza di precisazione delle conclusioni e postula comunque la statuizione sulle spese. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 05 Febbraio 2015.


Processo civile – Obbligo del deposito telematico – Difetto di funzionamento del sistema – Possibilità di depositare l’atto in formato cartaceo – Oneri probatori a carico dell’istante – Alleggerimento in caso di plurime istanze pervenute – Prova presuntiva – Sussiste

Impugnazione – Rigetto integrale – Raddoppio del contributo unificato ex art. 13, comma 1 quater, del d.p.r. n. 115 del 2002 – Dispositivo del provvedimento – Declaratoria di sussistenza dei presupposti di Legge – Sussiste – Necessità – Sussiste – “Atto Dovuto”
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In materia di spese processuali, al criterio della soccombenza può derogarsi solo quando la parte risultata vincitrice sia venuta meno ai doveri di lealtà e probità, imposti dall’articolo 88 c.p.c., rilevando tale violazione unicamente nel contesto processuale, restando estranee circostanze che, sia pur riconducibili ad un comportamento commendevole della parte, si siano esaurite esclusivamente in un contesto extraprocessuale, le quali circostanze possono, al più, giustificare una compensazione delle spese. Si aggiunga che in tema di liquidazione delle spese giudiziali, nessuna norma prevede, per il caso di soccombenza reciproca delle parti, un criterio di valutazione della prevalenza della soccombenza dell’una o dell’altra basato sul numero delle domande accolte o respinte per ciascuna di esse, dovendo essere valutato l’oggetto della lite nel suo complesso. L’obbligo del rimborso delle spese processuali, poi, si fonda sul principio di causalità, nel senso che la parte soccombente va individuata in quella che, azionando una pretesa accertata come infondata o resistendo ad una pretesa fondata, abbia dato causa al processo o alla sua protrazione e deve qualificarsi tale in relazione all’esito finale della controversia. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In base al tenore letterale della disposizione di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla Legge 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l’applicazione dell’ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poiché l’obbligo di tale pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo – ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione – del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell’ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 21 Gennaio 2015, n. 930.


Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Spese giudiziali in materia civile - Rigetto domande - Condanna alle spese - Sussiste.
Deve condannarsi il genitore soccombente alla rifusione a favore dell'altro genitore della metà delle spese di lite  (nel caso di specie il giudice ha condannato il marito a rimborsare alla moglie le spese della procedura giudiziaria  visto il rigetto di tutte le domande del marito e l’accoglimento di alcune delle domande della moglie). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Dicembre 2014.


Onorario di avvocato per prestazioni giudiziali – Competenza prevista dall’art. 14 del d.lgs 150/2011 – Ambito.
L’art. 14 del d.lgs 150/2011 ha inciso solo sul rito e deve ritenersi applicabile unicamente nell’ipotesi in cui si controverta sul quantum del compenso spettante al professionista e non invece ove la vertenza riguardi anche l’an della pretesa, nel qual caso trovano applicazione le ordinarie regole del processo di cognizione che deve, pertanto, svolgersi avanti al giudice monocratico. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 16 Dicembre 2014.


Spese processuali – Difese della parte vittoriosa risultate manifestamente fondate – Soccombenza cd. qualificata – Effetti.
Le spese processuali possono essere incrementate (nel caso di specie, nella misura di 1/3), ai sensi dell’art. 4, comma 8 del D.M. n. 55 del 2014, nel caso in cui le difese della parte vittoriosa siano risultate manifestamente fondate (cd. soccombenza qualificata: v. parere Consiglio di Stato del 18 gennaio 2013; in giurisprudenza, v. Tribunale di Verona, 23 maggio 2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Dicembre 2014.


Concorrenza sleale pura e competenza della sezione ordinaria – Concorrenza sleale interferente e competenza della sezione specializzata – Nozioni.
 
Ordinanza declinatoria di competenza – Necessità di udienza di precisazione delle conclusioni – Sussiste.

Ordinanza declinatoria di competenza – Necessità di provvedere sulle spese – Sussiste.
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Spetta alla cognizione della sezione ordinaria la materia della cosiddetta concorrenza sleale pura, mentre spetta alla cognizione della sezione specializzata la concorrenza sleale cosiddetta interferente, che si ha in tutte le ipotesi in deve verificarsi se i comportamenti di concorrenza sleale dedotti interferiscono con un diritto di esclusiva relativo all’esercizio del diritto di proprietà industriale o del diritto di autore. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La statuizione sull’incompetenza, pur se resa con ordinanza dopo la modifica dell’art. 279 c.p.c. da parte della L. n. 69/2009, deve seguire una udienza di precisazione delle conclusioni e postula comunque la statuizione sulle spese. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 25 Settembre 2014.


Successioni - Diritto di abitazione sulla casa familiare ex art. 540 cod. civ. - Spettanza al coniuge separato senza addebito - Esclusione - Condizioni.
Il diritto reale di abitazione sulla casa familiare non spetta al coniuge separato, ancorché senza addebito, nell’ipotesi in cui la cessazione della convivenza, a seguito del regime di separazione personale, abbia interrotto il legame dell’immobile con la destinazione a residenza familiare. (Adelaide Caravaglios) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 12 Giugno 2014.


Avvocato – Liquidazione giudiziale del compenso – Regolamento di cui al DM 55/2014  – Aumento del compenso per manifesta fondatezza delle difese – Ragioni e contenuto della previsione di cui all’art. 4 comma 8 DM 55/2014 – Applicazione – Fattispecie

Avvocato – Liquidazione giudiziale del compenso – Regolamento di cui al DM 55/2014 – Rimborso forfettario spese generali – Variabilità tra l’1% e il 15% – Valore medio del 7,50% – Riconoscibilità – Sussiste – Ragioni
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La previsione di aumento del compenso per l’avvocato per manifesta fondatezza delle difese della parte vittoriosa di cui all’art. 4, comma 8, DM 55/2014 è applicabile quando il difensore riesca a far emergere la fondatezza nel merito dei propri assunti e, specularmente, l’infondatezza degli assunti di controparte, senza dover ricorrere a prove costituende e perciò soltanto grazie ad un apporto argomentativo, come nel caso in cui – esemplificando – la causa risulti di pronta soluzione sulla base di prove documentali di facile intelligibilità ovvero perché involge questioni giuridiche relativamente semplici o ancora perché non vi è stata contestazione dei fatti rilevanti ai fini della decisione. (Nel caso di specie, l’aumento del compenso per manifesta fondatezza delle difese è stato riconosciuto alla parte che aveva evidenziato la mancata contestazione del credito da parte dell’opponente a decreto ingiuntivo e la mancata prova degli assunti in opposizione). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La percentuale del 15%, fissata dall’art. 2, comma 2, del Regolamento di cui al DM 55/2014 per il rimborso forfettario di spese generali costituisce l’entità massima riconoscibile a tale titolo, come si desume dalla previsione legislativa della fissazione di una “misura massima” da parte dell’art. 13, comma 10, L. 247/2012, espressamente richiamato nella relazione illustrativa al DM 55/2014; pertanto secondo il regolamento, ma anche secondo la legge, l’entità del rimborso forfettario può variare dall’1% al 15%. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

A fronte di tali dati normativi, la precisazione, contenuta nell’art. 2, comma 2, DM 55/2014, che il riconoscimento del rimborso forfettario per spese generali debba “di regola” aver luogo nella percentuale del 15% non vale ad individuare un limite vincolante - non previsto dalla legge - per il giudice che pertanto, in difetto di istanza adeguatamente motivata per l’applicazione della percentuale massima, può riconoscere, a titolo di rimborso spese generali in favore della parte vittoriosa, il valore medio, pari allo 7,50% della somma liquidata a titolo di compenso. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 23 Maggio 2014.


Giudizio di opposizione a ordinanza-ingiunzione e a verbale di accertamento di violazione del codice della strada – Limitazione alla liquidazione delle spese processuali ex art. 91 comma IV c.p.c. – Applicabilità – Esclusione

Giurisdizione equitativa del giudice di pace – Limitazione alla liquidazione delle spese processuali ex art. 91 comma IV c.p.c. – Legittimità costituzionale – Sussiste
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L’art. 91 cod. proc. civ., comma 4, introdotto dal D.L. 22 dicembre 2011, n. 212, art. 13, comma 1, convertito dalla L. 12 febbraio 2012, n. 10, a tenore del quale, nelle cause previste dall'art. 82, comma 1, le spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono superare il valore della domanda, opera esclusivamente nelle controversie devolute alla giurisdizione equitativa del giudice di pace e quindi non si applica alle controversie di opposizione ad ordinanza-ingiunzione e di opposizione a verbale di accertamento di violazioni del codice della strada. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La previsione di una limitazione alla liquidazione delle spese nel caso di giurisdizione equitativa del giudice di pace appare rispondente alla possibilità, riconosciuta alle parti dall'art. 82 cod. proc. civ., comma 1, di stare in giudizio di persona e alla presunta non complessità tecnica delle relative controversie. La esclusione della detta limitazione per i giudizi di opposizione a ordinanza- ingiunzione o a verbale di accertamento di violazione del codice della strada, pur se di competenza del giudice di pace e pur se di importo ricompreso entro i 1.100,00 Euro, trova invece giustificazione in ciò che tali controversie postulano un giudizio secondo diritto; in tali giudizi, quindi, pur se è prevista la possibilità sia dell'opponente che dell'amministrazione di stare in giudizio di persona (L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 4; D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 6, comma 9 e art. 7, comma 8), la difesa tecnica appare in ogni caso giustificata, se non indispensabile, tenuto conto della complessità delle questioni che possono essere prospettate anche da provvedimenti sanzionatori di importo inferiore a 1.100,00 Euro. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 30 Aprile 2014, n. 9556.


Giudizio di opposizione a ordinanza-ingiunzione e a verbale di accertamento di violazione del codice della strada – Limitazione alla liquidazione delle spese processuali ex art. 91 comma IV c.p.c. – Applicabilità – Esclusione.
In base al tenore del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l'applicazione dell'ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poichè l'obbligo di tale pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo - ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione - del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l'impugnante, dell'impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell'ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell'apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione. Ne consegue che il citato obbligo di pagamento sussiste anche dove le spese di lite vengano compensate ex art. 92 c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 15 Aprile 2014, n. 12936.


Liquidazione dei compensi per la professione di Avvocato – D.M. 55/2014 – Abrogazione del D.M. 140/2012 – Sussiste..
Le nuove tariffe introdotte dal DM 55/2014 hanno sostituito le precedenti (di cui al DM 140/2012), che devono intendersi integralmente abrogate in quanto: 1) gli artt. 13 comma VI, I comma III, l. 247/2012 configurano un sistema biennale di regolamentazione nella materia dei compensi forensi profilando una ipotesi esplicita di successione normativa in cui i nuovi parametri sono abrogativi dei precedenti; 2) il DM 55/2014 prevede una specifica disciplina di diritto intertemporale (art. 28) e copre con il sistema dell’applicazione analogica (art. 3) i casi non espressamente regolati, così configurando un regime giuridico «chiuso» che non lascia spazio al DM 140/2012. Il DM 140/12, comunque, è da intendersi abrogato in quanto il DM 55/2014 regolamenta ex novo l’intera materia dei compensi forensi con una disciplina di nuovo conio (cd. abrogazione implicita) e, là dove non conferma disposizioni che erano presenti nel DM del 2012, mette mano ad una precisa scelta legislativa che prevale sulla precedente (abrogazione tacita). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 09 Aprile 2014.


Titolo esecutivo giudiziale reso in materia di diritto di famiglia – Precetto per importo inferiore ad € 5.000 – Competenza del Giudice di Pace – Sussiste.

Ordinanza declinatoria di competenza – Necessità di udienza di precisazione delle conclusioni – Sussiste.

Ordinanza declinatoria di competenza – Necessità di provvedere sulle spese – Sussiste.
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Nel caso di titolo esecutivo rappresentato da provvedimento reso in materia di separazione tra coniugi, rientra nella competenza per valore del Giudice di Pace la cognizione dell’opposizione a precetto, laddove la somma precettata sia di importo inferiore ad € 5.000. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La statuizione sull’incompetenza, pur se resa con ordinanza dopo la modifica dell’art. 279 c.p.c. da parte della L. n. 69/2009, deve seguire una udienza di precisazione delle  conclusioni e postula comunque la statuizione sulle spese. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 03 Aprile 2014.


Spese di lite - Liquidazione - Applicazione dei parametri in vigore al momento in cui l'attività difensiva è stata condotta a termine.
Le spese di lite vanno liquidate facendo applicazione dei parametri in vigore al momento in cui l'attività difensiva è stata condotta a termine. Pertanto, qualora l'attività si sia completamente esaurita sotto il vigore delle precedenti tariffe, dovrà farsi applicazione dei parametri di cui al D.M. n. 140 del 2012. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 Aprile 2014.


Procedimento civile - Cessazione della materia del contendere - Interesse delle parti alla pronuncia - Liquidazione delle spese - Principio della soccombenza virtuale.
La declaratoria di cessazione della materia del contendere non fa venir meno l’interesse delle parti alla pronuncia sulle spese processuali per cui il giudicante, valutata la fondatezza della domanda, deve provvedere alla loro liquidazione, la quale può essere effettuata in base al principio della soccombenza virtuale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 01 Aprile 2014.


Cancellazione di s.r.l. dal Registro delle Imprese – Effetti – Estinzione immediata della società – Legittimazione ad agire del liquidatore – Non sussiste.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Diritto di credito controverso – Domanda proposta da società estinta – Rigetto per carenza di legittimazione in capo al liquidatore.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Diritto di credito controverso – Domanda proposta da società estinta – Manifestazione tacita di rinuncia – Sussiste.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Azione promossa dal liquidatore dopo la cancellazione della società – Condanna del liquidatore alle spese di lite.

Anatocismo e applicazione di interessi al tasso ultralegale (usurario) – Azione promossa dal liquidatore dopo la cancellazione della società – Malafede processuale del liquidatore – Sussiste – Condanna ex art. 96 3° comma c.p.c. in misura pari al 10% del petitum.
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La cancellazione di una s.r.l. dal registro delle imprese ne determina la immediata estinzione (cfr. Cass., Sez. Un., sent. n. 4060/2010), con conseguente perdita da parte del  liquidatore della stessa della capacità di stare in giudizio per la società (cfr. Cass., Sez. Un., sent. n. 6070/2013). (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)

Il liquidatore di una s.r.l. cancellata dal registro delle imprese non è legittimato ad azionare un credito per illegittimi addebiti per interessi al tasso ultralegale e usurari, ovvero per anatocismo e commissioni, effettuati sul conto corrente già intestato alla società estinta e dei quali non si sia tenuto conto nel bilancio finale di liquidazione, trattandosi di un diritto di credito controverso e non di una sopravvenienza o un residuo attivo. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)
 
La cancellazione dal registro delle imprese senza tenere conto di pretese per illegittimi addebiti sul conto corrente, a prescindere dalla loro fondatezza, deve intendersi come manifestazione tacita della volontà di rinunciarvi. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)

Vanno poste a carico del liquidatore le spese che seguono la soccombenza per aver intrapreso l’azione giudiziaria in nome e per conto della società estinta senza possedere la legittimazione processuale. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)

Va condannato ai sensi del terzo comma dell’art. 96 c.p.c. il liquidatore della società cancellata, avendo lo stesso intrapreso e coltivato la azione giudiziale senza cautela e con malafede processuale, nella consapevolezza della cancellazione della società del registro delle imprese. La somma di cui alla condanna viene equamente quantificata  in una somma pari al 10% dell’importo preteso. (Andrea Barocci) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 15 Gennaio 2014.


Proposta conciliativa del giudice – Rifiuto della parte – Conclusione del procedimento – Contenuto della decisione che corrisponde integralmente alla proposta del giudice – Condanna della parte alle spese di lite – Sussiste – Condanna della parte per responsabilità processuale aggravata – Sussiste..
Il momento deliberativo conclusivo del processo non è più solo giudizio sull’oggetto del procedimento, ma anche giudizio sul comportamento dei litiganti: in particolare, il Tribunale deve valutare quale sia stata la condotta delle parti al cospetto di una proposta del giudice e condannare alle spese del processo la parte che quella proposta abbia ingiustamente rifiutato, se il suo contenuto sia stato recepito nella decisione. In aggiunta, il rifiuto della proposta del giudice, può anche esporre la parte alla condanna per responsabilità processuale aggravata, ex officio, ai sensi dell’art. 96, comma III, c.p.c., dove il litigante, con la dovuta prudenza e diligenza del caso, ben poteva e doveva accorgersi che il procedimento necessariamente non poteva che concludersi in quel modo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Giugno 2013.


Procedimento civile - Condanna alle spese - Causa di valore inferiore ad euro 1.100 - Mancanza di un serio ristoro delle spese sostenute dalla parte - Questione di illegittimità costituzionale - Non manifesta infondatezza..
È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 91 c.p.c. in relazione all'articolo 82 c.p.c. per violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione, nella parte in cui, nelle cause di valore inferiore ad euro 1.100, obbliga il giudice a liquidare una somma non superiore al valore della causa e di entità talmente modesta da non rappresentare un serio ristoro delle spese che la parte ha dovuto affrontare per ottenere un provvedimento totalmente a se favorevole. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 28 Febbraio 2013.


Art. 91 c.p.c. – Legittimità costituzionale in relazione all’art. 82 c.p.c. – Manifesta infondatezza – Esclusione – Rimessione degli atti alla Corte Costituzionale..
E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 91 c.p.c., in relazione all’art. 82 c.p.c., per violazione degli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui, come modificato dalla Legge 10/2012, nelle cause di valore inferiore ad euro 1.100,00 impone di liquidare, a titolo di spese legale, una somma non superiore al valore della causa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 28 Febbraio 2013.


Soccombenza cd. virtuale – Liquidazione delle spese processuali – Principio di causalità – Sussiste..
In virtù della soccombenza cd. virtuale - che è espressione del principio di causalità (Cass. 30 marzo 2010, n. 7625) - in forza del criterio generale di cui all’art. 91 c.p.c., le spese del processo vanno poste a carico della parte che, azionando una pretesa accertata come infondata o resistendo ad una pretesa fondata, abbia dato causa al processo o alla sua protrazione e che debba qualificarsi tale in relazione all'esito finale della controversia. Causare un processo, tuttavia, significa anche costringere alla proposizione di un’iniziativa giudiziaria che poteva essere evitata grazie ad un comportamento esigibile della parte nei cui confronti la domanda è proposta. Non è, quindi, esente dall'onere delle spese la parte che, con un suo comportamento antigiuridico, dovuto alla trasgressione di norme di diritto sostanziali, abbia provocato la necessità del processo (Cass., ss uu, 9 luglio 2009, n. 16092). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 21 Febbraio 2013.


Liquidazione giudiziale degli onorari del difensore nella controversia tra il medesimo e il cliente - Applicazione dell’ultima tariffa forense (d.m.127/2004) - Applicazione delle norme sostanziali contenute nel d.l. 1/2012 e nel d.m. 140/2012 ai contratti di prestazione d’opera professionale conclusi a decorrere dal 25 gennaio 2012.

Spese di lite - Liquidazione giudiziale degli onorari del difensore - Applicazione dei principi espressi dalla giurisprudenza di legittimità con riferimento al tempo in cui è stata condotta a termine la prestazione professionale - Distinzione tra attività difensiva svolta nel giudizio cautelare ante causam, nella vigenza del sistema tariffario, e quella svolta nel successivo giudizio di merito nella vigenza del sistema dei parametri.
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Le norme regolanti il rapporto tra avvocato e cliente, che sono contenute nel d.l. 1/2012 e nel d.m. 140/2012 si applicano, in virtù del principio di cui all’art. 11 delle preleggi, ai contratti di prestazione d’opera professionale conclusi a decorrere dal 25 gennaio 2012, con la conseguenza che l’entità del compenso spettante all’avvocato per l’attività giudiziale prestata in favore del proprio assistito in adempimento di un mandato conferito prima della data sopra indicata, e interrotto prima dell’entrata in vigore del d.m. 140/2012, va determinata in base all’ultima tariffa forense (d.m. 127/2004). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)  

In caso di successione di tariffe professionali nel corso del giudizio, anche nella successione tra il sistema tariffario e quello dei parametri introdotto con il d.m.140/2012, la liquidazione giudiziale degli onorari del difensore deve avvenire con riferimento alla normativa vigente nel momento in cui l'attività difensiva è stata condotta a termine con l'esaurimento o con la cessazione dell'incarico professionale e tale momento corrisponde all’ultimo atto difensivo compiuto dal difensore (Cass. sez. un. 12 ottobre 2012, nn. 17405 e 17406). Nel caso in cui una fase o un grado del giudizio si sia svolto interamente sotto la vigenza del regime tariffario e la successiva fase o grado di giudizio si sia svolto anche solo in parte sotto la vigenza del regime dei parametri l’unitarietà della prestazione va rapportata ai singoli gradi in cui si è svolto il giudizio (Cass. Sez. Lav. 5 novembre 2012 n.18920). (In applicazione di tali principi nel caso di specie, il Tribunale ha applicato la tariffa professionale abrogata per l'attività relativa al giudizio cautelare ante causam in quanto svoltasi e conclusa prima dell'entrata in vigore del DM n. 140/2012, mentre ha applicato i nuovi parametri per la liquidazione del compenso relativo al giudizio di merito successivo al procedimento cautelare in quanto conclusosi dopo l’entrata in vigore del predetto regolamento). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) 
Tribunale Verona, 17 Dicembre 2012.


Domanda risarcitoria esorbitante rispetto al decisum – Compensazione delle spese – Legittimità – Sussiste – Sindacato in Cassazione – Limiti.

Nota spese del difensore – Liquidazione in misura inferiore – Obbligo di motivazione – Sussiste.
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La riduzione anche sensibile della somma richiesta con la domanda, pur non integrando gli estremi della soccombenza reciproca, ugualmente può giustificare la compensazione totale o parziale delle spese (Cass. n. 16526/05) e, parimenti, giustifica la compensazione delle spese la circostanza che parte attrice sia rimasta vittoriosa in misura più o meno significativamente inferiore rispetto all'entità del bene che voleva conseguire (Cass. n. 4690/04). Del resto, è appena il caso di sottolineare che, in materia di spese giudiziali, il sindacato di legittimità trova ingresso nella sola ipotesi in cui il giudice di merito abbia violato il principio della soccombenza ponendo le spese a carico della parte risultata totalmente vittoriosa (Cass. n. 14023/02, n. 10052/06, n. 13660/04, n. 5386/03, n. 1428/93, n. 12963/07, n. 17351/2010 tra le tante), intendendosi per tale, cioè totalmente vittoriosa, la parte nei cui confronti la domanda avversaria sia stata totalmente respinta, giacché solo la parte totalmente vittoriosa, neppure in parte, può e deve sopportare le spese di causa. In tutti gli altri casi, non si configura la violazione del precetto di cui all'art. 91 cod. proc. civ. in quanto la materia del governo delle spese processuali rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito e, pertanto, esula dal sindacato di legittimità, salva la possibilità di censurarne la motivazione basata su ragioni illogiche o contraddittorie. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In tema di liquidazione di spese processuali, il giudice, in presenza d'una nota specifica prodotta dalla parte vittoriosa, non può limitarsi ad una globale determinazione dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato, in misura inferiore a quelli esposti, ma ha l'onere di dare adeguata motivazione dell'eliminazione e della riduzione di voci da lui operata, allo scopo di consentire, attraverso il sindacato di legittimità, l'accertamento della conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti ed alle tariffe, in relazione all'inderogabilità dei relativi minimi, a norma dell'art. 24 della legge 13 giugno 1942, n. 794. (Cass.n.4404/2009, n. 2748/2007, n. 6816/1999, n. 3040/2000, n.11483/2002). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 10 Dicembre 2012, n. 22388.


Processo civile – Spese di lite – Principio della soccombenza – Deroga in caso di violazione del dovere di probità e lealtà della parte vittoriosa..
Non viola il principio della soccombenza il giudice che pone a carico della parte vittoriosa le spese del giudizio, ove accerti – con apprezzamento discrezionale non sindacabile in sede di legittimità, se congruamente motivato in relazione alla logica e alla realtà processuale – che questo è stato reso necessario dal comportamento tenuto dalla parte vittoriosa in violazione del dovere di probità e lealtà. (Antonino di Somma) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 05 Dicembre 2012.


Spese di giustizia - Patrocinio a spese dello Stato - Compenso spettante al difensore della persona ammessa – Corrispondenza con la somma rifusa in favore dello Stato..
Deve essere escluso che, ove sia pronunziata condanna alle spese di giudizio a carico della controparte del soggetto ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, vi sia una iniusta locupletatio dell’Erario, atteso che, anche recentemente, la giurisprudenza di legittimità ha puntualizzato che la somma che, ai sensi dell’art. 133 d.lgs. n. 115 del 2002, va rifusa in favore dello Stato deve coincidere con quella che lo Stato liquida al difensore del soggetto non abbiente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 28 Novembre 2012, n. 270.


Nullità Spese processuali - "Onorari di difesa" da porre a carico della parte soccombente - Liquidazione da parte del giudice - Obbligo, previsto contestualmente all'abrogazione delle tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico, di far riferimento a parametri stabiliti con successivo decreto del Ministro vigilante - Omessa previsione di alcuna disciplina transitoria applicabile nel periodo compreso tra l'abrogazione delle tariffe e l'emanazione del decreto ministeriale..
La legge di conversione del decreto-legge n. 1 del 2012 ha integrato il denunciato suo articolo 9, con l’introduzione di un terzo comma, nel quale, in via transitoria, si prevede che «Le tariffe vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi, limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali, fino alla data di entrata in vigore dei decreti ministeriali di cui al comma 2 e, comunque, non oltre il centoventesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto». Entro il termine ivi prefissato, è stato poi adottato il decreto ministeriale 20 luglio 2012, n. 140 (Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia, ai sensi dell’articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27). La successiva modifica del quadro normativo, in cui si inserisce la disposizione oggetto della questione sollevata, ne rende necessaria una nuova valutazione, della rilevanza e non manifesta infondatezza, da parte del rimettente cui vanno, all’uopo, restituiti gli atti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 28 Novembre 2012, n. 269.


Liquidazione giudiziale delle spese del primo grado di giudizio conclusosi prima dell’entrata in vigore del D.L. 1/2012 e del D.M. 140/2012 – Tariffe professionali previgenti – Applicabilità..
Il giudice d’appello deve liquidare le spese del primo grado di giudizio sulla base delle tariffe vigenti all’epoca in cui lo stesso si è concluso con l’emanazione della sentenza successivamente impugnata (fattispecie concreta avente ad oggetto sentenza di primo grado emanata prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 1/2012 e del D.M. 140/2012 e sentenza di appello emanata dopo l’entrata in vigore delle norme appena citate). (Fabrizio De Francesco) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 29 Ottobre 2012.


Liquidazione giudiziale delle spese del primo grado di giudizio conclusosi prima dell’entrata in vigore del D.L. 1/2012 e del D.M. 140/2012 – Tariffe professionali previgenti – Applicabilità..
“Atteso che il sistema delle tariffe forensi è stato abrogato dal D.L. n. 1/2012, la cui ultrattività è ormai venuta meno, e che i parametri stabiliti dal D.M. 140/2012 sono gli unici riferimenti per la liquidazione dei compensi professionali da parte di un organo giurisdizionale e debbono essere applicati ogni qual volta la liquidazione giudiziale intervenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore del predetto decreto e si riferisca a compenso spettante al professionista che, a quella data, non abbia ancora completata la propria prestazione professionale (ancorché tale prestazione abbia avuto inizio e si sia in parte svolta in epoca precedente, quando ancora erano in vigore le tariffe professionali poi abrogate), il giudice d’appello deve liquidare le spese del giudizio di appello, conclusosi con l’emanazione della sentenza dopo l’entrata in vigore del D.M. 140/2012, in applicazione dei parametri stabiliti da tale ultima disposizione (fattispecie concreta avente ad oggetto sentenza di primo grado emanata prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 1/2012 e del D.M. 140/2012 e sentenza di appello emanata dopo l’entrata in vigore delle norme appena citate).” (Fabrizio De Francesco) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 29 Ottobre 2012.


Spese di lite - Liquidazione giudiziale degli onorari del difensore - Applicazione dei principi espressi dalla giurisprudenza di legittimità con riferimento al tempo in cui è stata condotta a termine la prestazione professionale - Distinzione dell'attività professionale tra il primo e il secondo grado di giudizio..
La liquidazione giudiziale degli onorari del difensore deve avvenire con riferimento alla normativa vigente nel momento in cui l'opera complessiva è stata condotta a termine con l'esaurimento o con la cessazione dell'incarico professionale (Cass. 19 dicembre 2008, n. 29880 e Cass. 3 agosto 2007, n. 17059); quanto ai parametri di cui al decreto ministeriale n. 140/2012, gli stessi devono essere applicati quando la liquidazione giudiziale del compenso avvenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore di detto decreto e si riferisca al compenso spettante al professionista che, a quella data, non abbia ancora completato la propria prestazione professionale, ancorché tale prestazione abbia avuto inizio e sia in parte stata svolta in epoca precedente, quando ancora erano in vigore le tariffe professionali abrogate (Cass. sez. un. 12 ottobre 2012, nn. 17405 e 17406). (Nel caso di specie, il Tribunale ha applicato la tariffa professionale abrogata per l'attività relativa al primo grado di giudizio in quanto svolta e conclusa prima dell'entrata in vigore del DM n. 140/2012, mentre ha applicato i nuovi parametri per la liquidazione del compenso relativo al giudizio di appello ancora pendente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 16 Ottobre 2012.


Liquidazione giudiziale del compenso del professionista – Applicazione dei nuovi criteri introdotti dal DM 140/2012 – Sussiste – Prestazione del difensore iniziata sotto la vigenza delle tariffe abrogate ma completata nel vigore dei nuovi criteri..
In virtù dell’art. 41 del DM 20 luglio 2012 n. 140, che è applicazione dell’art. 9 comma II, d.l. 1/12 conv. in l. 27/12, i nuovi parametri sono da applicare ogni qual volta la liquidazione giudiziale intervenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore del predetto decreto e si riferisca al compenso di un professionista che, a quella data, non abbia ancora completato la propria prestazione professionale, ancorché tale prestazione abbia avuto inizio e si sia in parte svolta in epoca precedente, quando ancora erano in vigore le tariffe professionali abrogate. Ne deriva che le tariffe abrogate possono trovare ancora applicazione qualora la prestazione professionale di cui si tratta si sia completamente esaurita sotto il vigore delle precedenti tariffe. Deve invece applicarsi il DM 140/2012 con riferimento a prestazioni professionali (iniziatesi prima, ma) ancora in corso quando detto decreto è entrato in vigore ed il giudice deve procedere alla liquidazione del compenso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Ottobre 2012, n. 17406.


Procedimenti possessori - Domanda di reintegra o di manutenzione nel possesso - Giudizio unico a struttura bifasica - Merito possessorio - Pronuncia sulle spese..
La modifica normativa del 2006 non ha inciso sull'unicità o sulla struttura bifasica del procedimento possessorio legato all'originario ricorso e il «nuovo» procedimento di reintegra o di manutenzione è ancora un giudizio unico a struttura bifasica nel quale, il c.d. «merito possessorio» prima necessario è ora divenuto soltanto eventuale. Pertanto la pronuncia sulle spese di lite contenuta nell'ordinanza è corretta sia in ipotesi di accoglimento che di rigetto in conseguenza dell'applicazione del generale principio di cui all'art. 91 c.p.c., in ragione del richiamo di cui all'art. 703, comma, c.c. 2 c.p.c. (La vicenda oggetto della pronuncia in esame trae origine da un ricorso per reintegra ai sensi dell'art. 1168 c.c. depositato in data 17.2.09 e dall'ordinanza di rigetto del 12.3-24.4.2009 con la quale il Tribunale ha definito la fase sommaria condannando il ricorrente al pagamento delle spese di lite e non fissando l'udienza per la prosecuzione del giudizio di c.d. «merito possessorio». Ordinanza avverso la quale il ricorrente soccombente ha proposto opposizione ex art. 645 c.p.c.). (Gabriele Positano) (riproduzione riservata) Tribunale Tricase, 04 Ottobre 2012.


Procedimento sommario di cognizione - Liquidazione delle spese - Applicazione analogica dei parametri ministeriali di cui al DM 140/2012 - Omessa liquidazione del compenso relativo alla fase decisoria..
I parametri ministeriali approvati con decreto del Ministero della Giustizia del 20 luglio 2012, n. 140 sono applicabili in via analogica anche alla liquidazione delle spese per il rito sommario, ove potrà essere omessa la liquidazione del compenso concernente la fase decisoria qualora manchi la distinzione tra fase istruttoria e fase decisoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 30 Settembre 2012.


Tariffe professionali – Successione nel tempo – Applicabilità della tariffa vigente al momento della liquidazione – Sussiste..
In caso di successione di tariffe professionali, per stabilire in base a quale di essa deve essere liquidato il compenso occorre tenere conto della natura dell'attività professionale e, se per la complessa portata dell'opera il compenso deve essere liquidato con criterio unitario, la tariffa applicabile è quella che vige alla data della liquidazione anche se l'esplicazione dell'attività ha avuto inizio quando era vigente altra tariffa (cfr. Cass. n. 3233/1955; Cass. n. 50/1957). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 28 Settembre 2012, n. 16581.


Chiamata in causa - Chiamata in garanzia - Soccombenza dell'attore e onere delle spese del terzo..
Laddove l’attore risulti soccombente nei confronti del convenuto in ordine a quella pretesa che ha provocato e giustificato la chiamata in garanzia, è l’attore stesso a dovere rifondere le spese di lite del terzo, se vi sia regolarità causale della chiamata, intesa come prevedibile sviluppo logico e normale della lite, e astratta fondatezza della chiamata in manleva. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 25 Settembre 2012.


Regolamento per la liquidazione giudiziale dei compensi – D.M. 20 luglio 2012 n. 140 – Applicabilità ai processi pendenti – Sussiste..
Il nuovo Regolamento per la liquidazione giudiziale dei compensi, contenuto nel Decreto del Ministero della Giustizia 20 luglio 2012, n. 140, pubblicato nella GU n. 195 del 22 agosto 2012 ed entrato dunque in vigore il 23 agosto 2012, in virtù dell’art. 42 del D.M. medesimo, prevede, all’art. 41, che le disposizioni di nuovo conio si applichino “alle liquidazioni successive alla entrata in vigore” del DM stesso (quindi, dal 23.8.2012). Il regolamento, ai fini della applicabilità ai processi pendenti, indica, dunque, quale parametro di riferimento, non il momento in cui si è conclusa l’attività del professionista (momento statico) ma il momento in cui il giudice deve provvedere a liquidare il compenso (momento dinamico). Ciò vuol dire che è irrilevante il referente temporale che fa da sfondo all’attività compiuta e rileva, invece, la data storica vigente al momento dell’attività giudiziale-procedimentale di quantificazione del compenso spettante. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 17 Settembre 2012.


Regolamento per la liquidazione giudiziale dei compensi – D.M. 20 luglio 2012 n. 140 – Efficacia – Processi pendenti – Sussiste..
L’art. 9 del decreto–legge 24 gennaio 2012, n. 1, così come modificato dalla legge di conversione 24 marzo 2012, n. 27, si applica anche ai processi pendenti alla data della sua entra in vigore e, pertanto, la liquidazione delle spese processuali deve avvenire integralmente sulla base dei nuovi parametri introdotti dal decreto del ministro per la Giustizia 20 luglio 2012, n. 140, anche se sopravvenuto in corso di causa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Termini Imerese, 17 Settembre 2012.


Art. 9 D.L. 1/2012 conv. in L. 27/2012 – Abrogazione delle tariffe forensi – Regolamento per la liquidazione giudiziale dei compensi – D.M. 20 luglio 2012 n. 140 – Efficacia – Processi pendenti – Incostituzionalità – Manifesta infondatezza – Non sussiste – Rimessione alla Corte Costituzionale..
Va sollevata questione di legittimità costituzionale dell’art. 9 D.L. 1/2012, convertito con modificazioni dall’art. 1 della L. 27/2012, e del collegato D.M. 140/2012, nella parte in cui dispongono l’applicazione retroattiva delle nuove tariffe forensi anche ai processi in corso e all’attività già svolta ed esaurita prima della sua entrata in vigore, in relazione all’art. 3, 24 e 117 Costituzione, quest’ultimo in relazione all’art. 6 Cedu, all’art. 5 trattato Ue e all’art. 296 Trattato sul Funzionamento dell’Ue e all’art. 6 Trattato Ue e per esso ai principi dello Stato di Diritto richiamati dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Carta di Nizza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 13 Settembre 2012.


Procedimento civile – Giudizio innanzi al Giudice di pace – Spese del giudizio – Principio della sostanziale soccombenza..
In tema di giudizio dinanzi al Giudice di pace con riguardo al principio della sostanziale soccombenza in materia di spese del giudizio, il richiamo operato dal legislatore all’art. 82 c.p.c. con l’art. 13 decreto legge n. 212 del 22 dicembre 2011, convertito poi in legge 17 febbraio 2012, n. 10, fa si che le spese, competenze ed onorari pari al valore della domanda sono (soltanto) quelle da liquidarsi in favore del convenuto vittorioso che nonostante la possibilità di costituirsi personalmente abbia deciso invece di rivolgersi ad un legale. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Salerno, 02 Settembre 2012.


Tariffe forensi - Abrogazione - Conseguenze - Riferimento al compimento dell'attività professionale - Rilevanza nell'ultimo atto difensivo in cui l'attività difensiva si sia conclusa..
Se è pur vero che con DM del Ministro della Giustizia del 1° agosto 2012 sono stati approvati i nuovi parametri, vero è anche che il regime transitorio per la liquidazione delle spese giudiziali non può che far riferimento, anche per quella che in precedenza era la componente più importante delle spese giudiziali (le voci attinenti agli onorari di avvocato), alle norme vigenti alla data in cui l’attività difensiva è terminata, secondo il consueto criterio adottato dalla giurisprudenza della Suprema Corte in caso di sopravvenienza di nuove tariffe nel corso dello svolgimento della prestazione di assistenza giudiziale (Cass. 21 novembre 1998, n. 11814, secondo cui, in tema di determinazione del compenso spettante al difensore nel caso di successione di tariffe professionali nel corso del processo, mentre gli onorari di avvocato devono essere liquidati in base alla tariffa vigente al momento in cui l’opera complessiva è stata condotta a termine con l’esaurimento o la cessazione dell’incarico professionale, i diritti di procuratore, invece, vanno liquidati alla stregua delle tariffe vigenti al momento delle singole prestazioni, le quali si esauriscono nell’atto stesso in cui sono compiute). Depone per la necessità di continuare a far riferimento alle abrogate tariffe quando l’attività difensiva sia terminata prima del 23 luglio 2012 anche il carattere sostanziale della norma contenuta nel 2° co. dello stesso art. 9 d.l. 1/2012, che disciplina la determinazione del compenso del professionista nei rapporti con il cliente (in mancanza di apposita pattuizione), alla quale il 3° comma dell’art. 9 d.l. cit. si raccorda, dettando una disciplina transitoria limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali a seguito di soccombenza. Se dunque l’attività giudiziale dell’avvocato della parte vittoriosa sia terminata prima del 23 luglio 2012 e della caducazione definitiva delle tariffe forensi sino a tale data applicabili ai fini della liquidazione giudiziale delle spese, tale liquidazione dovrà continuare a far riferimento alle tariffe ivi previste, conformemente alla nota spese redatta e depositata in giudizio dai difensori con il loro ultimo atto difensivo. Se invece la conclusione dell’attività difensiva, con il compimento dell’opera professionale, si abbia dopo l’intervenuta abrogazione, l’entrata in vigore dei nuovi parametri ministeriali farà sì che la liquidazione giudiziale delle spese di soccombenza avvenga in base a questi e non più in base alle previgenti tariffe, ancorché alcune attività siano state svolte nel vigore di queste. Sarà insomma la data dell’ultimo atto difensivo, in cui l’opera professionale potrà dirsi conclusa, a determinare il regime normativo applicabile alla liquidazione delle spese giudiziali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 31 Luglio 2012.


Ammissione al patrocinio a spese dello Stato – Soccombenza della parte ammessa – Condanna al pagamento delle spese verso la controparte – Somme a carico dell'Erario – Esclusione. .
L’ammissione al gratuito patrocinio nel processo civile, non comporta che siano a carico dello Stato le spese che l’assistito sia condannato a pagare all’altra parte risultata vittoriosa, perché gli onorari e le spese sono solo quelli dovuti al difensore della parte ammessa al beneficio, che lo Stato, sostituendosi alla stessa parte si impegna ad anticipare, in considerazione delle sue precarie condizioni economiche e della non manifesta infondatezza delle relative pretese. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 16 Maggio 2012, n. 10053.


Procedimento di volontaria giurisdizione – Regime delle spese processuali – Applicabilità – Sussiste..
La condanna alle spese è indipendente dalle caratteristiche del provvedimento impugnato. Conseguentemente la soccombenza e la condanna alle spese sono configurabili anche nel procedimento di volontaria giurisdizione (nel caso di specie, procedimento promosso ai sensi dell'articolo 1129 c.c. e relativo a revoca giudiziale dell'amministratore). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 09 Maggio 2012, n. 7029.


Compensazione delle spese di Lite – Indicazione dei motivi che la giustificano – Obbligo – Sussiste.

D.L. n. 212 del 22.12.2011 convertito in L. n. 10 del 17.2.2012 – modifiche all’art. 82 ed all’art. 91 del codice di procedura civile – Applicabilità ai giudizi di primo grado già pendenti prima del 23.12.2011 ed ai conseguenti appelli – Esclusione.
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La compensazione delle spese del processo, in assenza della esplicitazione dei motivi che la giustificano, si risolve in una “sostanziale soccombenza di fatto”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il D.L. n. 212 del 22.12.2011 convertito in L. n. 10 del 17.2.2012 ha previsto all’art. 13 modifiche all’art. 82 ed all’art. 91 del codice di procedura civile nel senso che nei giudizi dinanzi al giudice di pace è stata elevata la possibilità della difesa personale senza l’assistenza di un difensore dal valore di euro 516,46 al valore di  euro 1.100 (nel decreto legge l’importo indicato è di euro 1.000, in sede di conversione l’importo è stato ulteriormente elevato ad euro 1.100) e nel contempo è stato aggiunto un comma all’art. 91 c.p.c. con il quale si prevede che “nella cause previste dall’art. 82 primo comma le spese, competenze ed onorari non possono superare il valore della domanda”. Detta limitazione legale non si applica ai giudizi di primo grado già pendenti prima del 23.12.2011 ed ai conseguenti appelli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 27 Aprile 2012.


D.L. n. 212 del 22.12.2011 convertito in L. n. 10 del 17.2.2012 - modifiche all’art. 82 ed all’art. 91 del codice di procedura civile - Applicabilità ai giudizi di primo grado già pendenti prima del 23.12.2011 ed ai conseguenti appelli - Esclusione..
Il D.L. n. 212 del 22.12.2011 convertito in L. n. 10 del 17.2.2012 ha previsto all’art. 13 modifiche all’art. 82 ed all’art. 91 del codice di procedura civile nel senso che nei giudizi dinanzi al giudice di pace è stata elevata la possibilità della difesa personale senza l’assistenza di un difensore dal valore di euro 516,46 al valore di euro 1.100 (nel decreto legge l’importo indicato è di euro 1.000, in sede di conversione l’importo è stato ulteriormente elevato ad euro 1.100) e nel contempo è stato aggiunto un comma all’art. 91 c.p.c. con il quale si prevede che “nella cause previste dall’art. 82 primo comma le spese, competenze ed onorari non possono superare il valore della domanda”. Detta limitazione legale non si applica ai giudizi di primo grado già pendenti prima del 23.12.2011 ed ai conseguenti appelli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Aprile 2012.


Ammissione al passivo - Insinuazione tardiva - Ammissione al passivo del credito con sentenza ed esclusione del rimborso delle spese processuali - Regola di sopportazione delle spese a carico del creditore ex art. 101 legge fall. - Ambito - Riferibilità alle sole spese specificamente connesse al ritardo della domanda - Spese del procedimento contenzioso - Diritto al rimborso - Configurabilità - Fondamento - Fattispecie.
L'art. 101 legge fall. (nel testo "ratione temporis" vigente prima delle modifiche del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5), nel disporre che, nel caso di dichiarazione tardiva di credito, il creditore sopporta le spese conseguenti al ritardo della domanda, salvo che il ritardo sia dipeso da causa a lui non imputabile, si ispira all'esigenza di tenere indenne l'amministrazione del fallimento da spese dovute a colpa del creditore che si insinui tardivamente. Questa esigenza sussiste esclusivamente per quelle spese all'insinuazione tardiva che non siano richieste all'insinuazione tempestiva, perché soltanto tali spese possono ritenersi causate dal ritardo e quindi giustificano una responsabilità del creditore; essa non ricorre, invece, per le spese del procedimento contenzioso che sia eventualmente promosso con l'opposizione dall'insinuazione tardiva, trovando applicazione in tal caso, per la soccombenza della curatela, la regola ordinaria di cui all'art. 91 cod. proc. civ., per la quale le spese del giudizio debbono far carico alla parte che ad esso ha dato ingiustamente causa. (Principio affermato dalla S.C. in caso di ammissione del credito con sentenza, e non con decreto ex art. 101, comma terzo, legge fall., sulla opposizione del curatore alla domanda, essendo irrilevante la sua contumacia nella fase contenziosa del processo di primo grado ed in sede d'appello). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2011, n. 28443.


Procedimenti in camera di consiglio - Condanna alle spese giudiziali - Legittimità - Contrasto tra interessi antagonisti - Soccombenza - Applicazione delle tariffe dei procedimenti contenziosi.

Processo civile - Responsabilità processuale aggravata - Natura sanzionatoria - Introduzione di danno punitivo - Sanzione d'ufficio.
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È legittima la condanna alle spese giudiziali nei procedimenti in camera di consiglio, allorché si presenti un contrasto tra interessi antagonisti la cui soluzione implica una soccombenza, che resta sottoposta alle regole dettate dagli artt. 91 ss. c.p.c. Per la relativa liquidazione, si applicano gli onorari di cui ai par. I, II e IV della Tabella A del D.M. n. 127/2004, poiché, ai sensi dell’art. 11, co. 2, del medesimo D.M., anche con riferimento ai procedimenti camerali si applicano le tariffe relative ai procedimenti contenziosi, qualora siano sorte delle contestazioni il cui esame è devoluto al giudice della cognizione. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)

Il nuovo comma 3 dell’art. 96 c.p.c. prevede un rimedio che non ha natura meramente risarcitoria ma “sanzionatoria” ed introduce nell’ordinamento una forma di danno punitivo per scoraggiare l’abuso del processo e preservare la funzionalità del sistema, traducendosi, dunque, in “una sanzione d’ufficio”. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Pordenone, 18 Marzo 2011.


Procedimenti in camera di consiglio - Condanna alle spese giudiziali - Legittimità - Contrasto tra interessi antagonisti - Soccombenza - Applicazione delle tariffe dei procedimenti contenziosi..
È legittima la condanna alle spese giudiziali nei procedimenti in camera di consiglio, allorché si presenti un contrasto tra interessi antagonisti la cui soluzione implica una soccombenza, che resta sottoposta alle regole dettate dagli artt. 91 ss. c.p.c. Per la relativa liquidazione, si applicano gli onorari di cui ai par. I, II e IV della Tabella A del D.M. n. 127/2004, poiché, ai sensi dell’art. 11, co. 2, del medesimo D.M., anche con riferimento ai procedimenti camerali si applicano le tariffe relative ai procedimenti contenziosi, qualora siano sorte delle contestazioni il cui esame è devoluto al giudice della cognizione. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 18 Marzo 2011.


Esecuzione forzata - Opposizioni all'esecuzione - Distinzione dall'opposizione agli atti esecutivi - Provvedimento cautelare - Statuizione sulle spese - Titolo esecutivo - Interpretazione in sede di opposizione all'esecuzione - Questione di fatto - Incensurabilità in Cassazione.
L'interpretazione del titolo esecutivo da parte del giudice dell'esecuzione si risolve in un apprezzamento di fatto, incensurabile in sede di legittimità, anche quando non derivi da una pronuncia passata in giudicato ma consista nella statuizione sulle spese di lite contenuta in un provvedimento cautelare (nella specie di rigetto), trattandosi comunque di un titolo di formazione giudiziale contenuto in un provvedimento emesso in un procedimento contenzioso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Gennaio 2011, n. 760.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Esecutività dello stato passivo - Ammissione del credito in via tardiva ex art. 101 legge fall. - Impugnazione ex art. 100 legge fall. da parte di altro creditore - Rigetto - Regolazione delle spese processuali - Criterio - Soccombenza..
In tema di accertamento dello stato passivo nel fallimento, il creditore ammesso al passivo - tempestivamente o in sede di insinuazione tardiva (come nella specie avvenuto) - è legittimato ad impugnare gli altri crediti ammessi; tuttavia in sede di impugnazione, ai sensi dell'art.100 legge fall. (nel testo "ratione temporis" vigente), non possono essere sollevate, nei suoi confronti, eccezioni che sarebbero dovute essere proposte in sede di verificazione, essendosi formato, sul credito già ammesso, il giudicato endofallimentare. Ne consegue che, in caso di rigetto dell'impugnazione di credito ammesso tardivamente, la regolazione delle spese di tale giudizio segue il criterio della soccombenza, non potendo, come nella specie, trovare compensazione a motivo della tardività dell'insinuazione del credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Dicembre 2010, n. 25548.


Processo civile – Sentenza di rigetto della domanda principale – Condanna alle spese – Provvisoria esecutività – Esclusione – Fondamento della efficacia esecutiva del capo nell’art. 91 cod. proc. civ. – Provvisoria esecutività – Esclusione..
Il capo della sentenza relativo alle spese di lite è suscettibile di provvisoria esecutività ex art. 282 cod. proc. civ. solo nel caso in cui la domanda principale, della quale il capo in questione è corollario, sia suscettibile di spiegare la sua efficacia prima del passaggio in giudicato, condizione, questa, non riscontrabile nelle sentenze di rigetto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pisa, 29 Ottobre 2009.


Spese giudiziali civili – Compensazione – In genere. .
La S.C., nel dare seguito alla decisione delle Sezioni Unite n. 20598 del 2008, ha statuito che, ove l’oggetto del giudizio di secondo grado sia limitato alla riliquidazione delle spese del giudizio di primo grado e il valore del credito in discussione sia esiguo, il provvedimento di compensazione delle spese è adeguatamente motivato con il riferimento alla “natura della controversia” e all'unicità della questione devoluta. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 23 Marzo 2009, n. 6970.