LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO III
Delle parti e dei difensori
CAPO IV
Della responsabilità delle parti per le spese e per i danni processuali

Art. 92

Condanna alle spese per singoli atti. Compensazione delle spese
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice, nel pronunciare la condanna di cui all'articolo precedente, può escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice, se le ritiene eccessive o superflue; e può, indipendentemente dalla soccombenza, condannare una parte al rimborso delle spese, anche non ripetibili, che, per trasgressione al dovere di cui all'art. 88, essa ha causato all'altra parte.

II. Se vi è soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, il giudice può compensare, parzialmente o per intero, le spese tra le parti. (1)

III. Se le parti si sono conciliate, le spese si intendono compensate, salvo che le parti stesse abbiano diversamente convenuto nel processo verbale di conciliazione.

IV. Nelle cause previste dall'articolo 82, primo comma, le spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono superare il valore della domanda.



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(1) Comma sostituito dal d.l. 12 settembre 2014, n. 132, convertito dalla l. 10 novembre 2014, n. 162. La nuova disposizione si applica ai procedimenti introdotti a decorrere dall'11 dicembre 2014.

GIURISPRUDENZA

Onorari - Valore della causa - Ricorso al giudice amministrativo per l'annullamento di un atto illegittimo della P.A. - Determinazione degli onorari di avvocato - Scaglione relativo alle cause di valore indeterminabile - Applicabilità - Effetti patrimoniali della vicenda -  Irrilevanza - Fattispecie.
In tema di determinazione degli onorari di avvocato, ai sensi dell'art. 6 della tariffa forense approvata con d.m. n. 585 del 1994 (applicabile "ratione temporis"), va considerata di valore indeterminabile la controversia introdotta innanzi al giudice amministrativo per l'annullamento di un atto, poichè la "causa petendi" della domanda è l'illegittimità dell'atto stesso, mentre il "petitum" è la sua eliminazione, senza che rilevino eventuali risvolti patrimoniali della vicenda. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha escluso che incidesse sul valore della controversia l'incremento del patrimonio comunale, consistito nell'acquisizione di trenta appartamenti, indirettamente riconducibile ai provvedimenti amministrativi impugnati, in quanto i giudizi in questione erano finalizzati al semplice accertamento della legittimità dei detti provvedimenti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 11 Luglio 2018, n. 15061.


Avvocato - Liquidazione del compenso - Rispetto dei parametri previsti dal D.M. n. 55 - Prevalenza sul D.M. n. 140 per ragioni di specialità.
Il giudice resta tenuto ad effettuare la liquidazione giudiziale nel rispetto dei parametri previsti dal D.M. n. 55, il quale non prevale sul D.M. n. 140 per ragioni di mera successione temporale, bensì nel rispetto del principio di specialità, poichè non è il D.M. n. 140 - evidentemente generalista e rivolto a regolare la materia dei compensi tra professionista e cliente (ed infatti, l'intervento del giudice ivi preso in considerazione riguarda il caso in cui fra le parti non fosse stato preventivamente stabilito il compenso o fosse successivamente insorto conflitto) - a prevalere, ma il D.M. n. 55, il quale detta i criteri ai quali il giudice si deve attenere nel regolare le spese di causa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 19 Gennaio 2018, n. 1357.


Locazione finanziaria – Distinzione leasing godimento e traslativo – Causa concreta del contratto – Differenza per prescrizione e risoluzione per inadempimento – Sussiste

Distinzione leasing godimento e traslativo – Persistente attualità a seguito della modifica dell’art. 72 L.F

Clausola penale – Riconoscimento alla parte non inadempiente del diritto a ricevere ciò che avrebbe ricevuto nel caso di esecuzione del contratto – Manifesta eccessività – Non sussiste

Compensazione totale o parziale spese di lite – Reciproca soccombenza – Accoglimento domanda per importo inferiore al domandato – Sussiste
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La differenza tra leasing di godimento e leasing traslativo riguarda la causa concreta del contratto: nel leasing di godimento, si prevede che la res esaurisca la sua utilità economica entro un determinato periodo di tempo, che coincide di regola con la durata del rapporto; nel leasing traslativo, si intende viceversa realizzare un preminente e coessenziale effetto traslativo, dato che il bene è destinato a conservare, alla scadenza del rapporto, un valore residuo particolarmente apprezzabile per l’utilizzatore, in quanto notevolmente superiore al prezzo di riscatto, cosicché tale riscatto non costituisce così un’eventualità marginale ed accessoria, ma rientra nella funzione delle parti assegnata al contratto. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La distinzione tra leasing di godimento e traslativo, rilevante ai fini della prescrizione ex artt. 2948 numeri 3 o 4 c.c. o 2946 c.c. e soprattutto ai fini dell’applicabilità dell’articolo 1458 o 1526 c.c. in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, rimane valida anche dopo la modifica dell’articolo 72 L.F. ad opera del D.L. n. 354/2003, il quale ha unitariamente disciplinato gli effetti della risoluzione del contratto di leasing in caso di fallimento: infatti, tale unitaria disciplina si applica alla sola sede fallimentare, poiché l’articolo 72 L.F. trova applicazione solo nel caso in cui il contratto di leasing sia pendente al momento del fallimento dell’utilizzatore, mentre, ove si sia già anteriormente risolto, occorre continuare distinguere a seconda che si tratti di leasing finanziario o traslativo, dovendosi per quest’ultimo utilizzare l’art. 1526 c.c. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Non è manifestamente eccessiva ai sensi dell’articolo 1384 c.c. una clausola penale che, in caso di risoluzione per inadempimento, garantisca alla parte non inadempiente il diritto di ricevere ciò che avrebbe ricevuto in caso di corretto adempimento alle obbligazioni contrattuali ad opera di controparte. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La compensazione totale o parziale delle spese di lite per reciproca soccombenza ex art. 92 comma 2 c.p.c., può essere effettuata non solo per accoglimento di una sola delle plurime domande azionate, ma anche per accoglimento di soli alcuni capi di un’unica domanda, ovvero di accoglimento dell’unica domanda per un importo inferiore sotto il profilo quantitativo da quello domandato. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 02 Novembre 2017.


Atto di appello – Impugnazione della statuizione di condanna alle spese processuali di primo grado – Deduzione solo della “ingiustizia” della decisione – Insufficienza – Specificazione delle ragioni ritenute rilevanti ai fini della compensazione – Necessità – Fattispecie regolata dall'art. 342 c.p.c., come modificato dal d.l. n. 83 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 134 del 2012.
In sede di gravame, nel vigore dell’art. 342 c.p.c., come novellato dall’art. 54, comma 1, lett. a), del d.l. n. 83 del 2012 (conv., con modif., dalla l. n. 134 del 2012), qualora venga impugnato il capo della sentenza di primo grado con il quale l’appellante sia stato condannato al pagamento delle spese processuali in applicazione del principio della soccombenza, non è ammissibile il motivo che deduca soltanto “l’ingiustizia” della decisione, senza specificare le circostanze, costituenti gravi ed eccezionali ragioni, per le quali, secondo l’appellante stesso, il giudice avrebbe potuto compensare tra le parti le spese di lite, ai sensi dell’art. 92, comma 2, c.p.c. (nel testo applicabile “ratione temporis”). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 25 Maggio 2017, n. 13151.


Procedimento civile – Spese giudiziali in materia civile – Rigetto domande – Comportamento processuale – Rifiuto proposta di conciliazione del giudice – Condanna alle spese di giudizio ex art. 92 c.p.c..
Le spese di lite devono essere poste a carico della madre, attesa la soccombenza rispetto alle domande dalla stessa proposte e considerato il comportamento processuale assunto specie a fronte della chiara proposta di conciliazione ex art. 185bis c.p.c formulata dal Giudice Istruttore. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10 Maggio 2017.


Compensazione delle spese - Sindacabilità ex art. 360 n. 3 c.p.c. in sede di legittimità - Limiti.
In tema di spese processuali, il sindacato della Corte di cassazione, ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c., è limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le stesse non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, per cui vi esula, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito, la valutazione dell'opportunità di compensarle in tutto o in parte, sia nell'ipotesi di soccombenza reciproca che in quella di concorso di altri giusti motivi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 31 Marzo 2017, n. 8421.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Compensazione parziale o per intero delle spese in assenza di reciproca soccombenza - Esplicita indicazione di gravi ed eccezionali ragioni - Necessità - Procedimento di opposizione allo stato passivo - Applicabilità.
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, non diversamente che nel giudizio ordinario di cognizione, la compensazione delle spese processuali, in assenza di una reciproca soccombenza tra le parti, è consentita solo in presenza di gravi ed eccezionali ragioni che il giudice è tenuto ad indicare esplicitamente nella motivazione del decreto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 Febbraio 2017, n. 4521.


Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di aumento dell'assegno di mantenimento del coniuge – Situazione economica delle parti identica a quella sussistente al momento della separazione – Rigetto

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di una somma mensile quale rimborso forfettario delle spese straordinarie – Rigetto

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione  – Domanda di modifica delle modalità di visita al figlio minore – Mancanza di allegazione di fatti – Rigetto

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del coniuge – Riduzione reddito del coniuge obbligato – Rigetto

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del figlio – Rifiuto di offerte di lavoro da parte del figlio – Rigetto – Costante ed effettivo disinteresse al lavoro da parte del figlio – Necessità

Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Spese giudiziali in materia civile – Rigetto domande – Soccombenza reciproca – Compensazione parziale delle spese – Condanna alle spese
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Deve respingersi la domanda di aumento dell'assegno di mantenimento formulata dalla moglie quando la situazione economica delle parti appare la medesima di quella sussistente al momento della separazione risalente a circa un anno prima. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve respingersi la domanda di una somma mensile di Euro 100,00 quale rimborso forfettario delle spese straordinarie di piccola entità necessarie per il mantenimento dei figli formulata dalla moglie. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve respingersi la domanda di modifica delle modalità di visita al figlio minore formulata dalla moglie in quanto destituita di fondamento visto che tale domanda è sfornita di qualunque supporto in punto di allegazioni di specifici fatti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve respingersi la domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore dell'altro coniuge formulata dal marito, che ha visto deteriorare la propria situazione reddituale, in quanto, in concreto, tra il momento della proposizione di tale domanda e la pronuncia di separazione è intercorso solo un breve lasso temporale pari a circa un anno. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Deve respingersi la domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del figlio, non ancora ventenne, quando quest'ultimo rifiuti delle offerte di lavoro reperitegli dal padre. E' fatta salva ogni futura diversa determinazione nel momento in cui dovesse emergere il costante ed effettivo disinteresse del figlio ad ogni ipotesi occupazionale. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Nonostante vi sia la soccombenza reciproca la metà delle spese di lite devono essere poste a carico della moglie atteso il rigetto delle tre domande dalla stessa proposte contro il rigetto delle due domande proposte dal marito. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecco, 10 Maggio 2016.


Procedimento di divorzio giudiziale – Incompetenza territoriale – Condanna alle spese – Compensazione delle spese.
In ragione dell'esito e della natura del presente giudizio, della contenuta durata della procedura, della probabile prosecuzione della causa e nella ritenuta sussistenza dei motivi di cui al comma II dell'art. 92 c.p.c., si dispone che le spese di lite siano interamente compensate tra le parti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 12 Gennaio 2016.


Mediazione - Mancato raggiungimento di un accordo amichevole - Proposta di conciliazione da parte del mediatore in mancanza di concorde richiesta delle parti - Passaggio fondamentale della procedura di mediazione - Equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo - Conseguenze - Introduzione nell'ordinamento di meccanismi dissuasivi di comportamenti processuali protesi alla coltivazione della soluzione giudiziale della controversia.
La formulazione di una proposta di conciliazione da parte del mediatore – tutte le volte in cui le parti non abbiano raggiunto un accordo amichevole ed anche in assenza di una richiesta congiunta delle stesse – costituisce un passaggio fondamentale della procedura di mediazione, vieppiù valorizzato dalle disposizioni del D.L. 22.06.2012 n. 83, il quale – modificando l’art. 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, in tema di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo – ha introdotto il comma 2 quinquies, a norma del quale “non è riconosciuto alcun indennizzo: […] c) nel caso di cui all'articolo 13, primo comma, primo periodo, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28”, con ciò confermando la tendenza del legislatore ad introdurre nell’ordinamento meccanismi dissuasivi di comportamenti processuali ostinatamente protesi alla coltivazione della soluzione giudiziale della controversia, la cui individuazione presuppone necessariamente la previa formulazione (o, comunque, la libera formulabilità) di una proposta conciliativa da parte del mediatore ed il suo raffronto ex post con il provvedimento giudiziale di definizione della lite. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Vasto, 23 Giugno 2015.


Contegno della parte vittoriosa che, dopo aver riconosciuto una circostanza, la nega in comparsa conclusionale – Violazione del dovere di lealtà e probità – Sussiste – Possibilità di compensazione delle spese del giudizio – Sussiste.
Il contegno della parte, vittoriosa nel giudizio, consistito nel negare tardivamente (in comparsa conclusionale) una circostanza particolarmente rilevante ai fini della decisione, che in precedenza aveva espressamente riconosciuto, integra quella violazione al dovere di lealtà e probità che ai sensi dell’art. 92, primo comma, c.p.c. giustifica la compensazione delle spese di lite tra le parti (il principio è stato affermato in una causa, diretta ad accertare la responsabilità di un veterinario per negligenza nella cura di alcuni cuccioli di alano, in cui il convenuto nel corso del giudizio aveva espressamente riconosciuto che gli stessi erano deceduti mentre in comparsa conclusionale aveva negato la circostanza). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 13 Aprile 2015.


Processo civile – Obbligo del deposito telematico – Difetto di funzionamento del sistema – Possibilità di depositare l’atto in formato cartaceo – Oneri probatori a carico dell’istante – Alleggerimento in caso di plurime istanze pervenute – Prova presuntiva – Sussiste

Impugnazione – Rigetto integrale – Raddoppio del contributo unificato ex art. 13, comma 1 quater, del d.p.r. n. 115 del 2002 – Dispositivo del provvedimento – Declaratoria di sussistenza dei presupposti di Legge – Sussiste – Necessità – Sussiste – “Atto Dovuto”
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In materia di spese processuali, al criterio della soccombenza può derogarsi solo quando la parte risultata vincitrice sia venuta meno ai doveri di lealtà e probità, imposti dall’articolo 88 c.p.c., rilevando tale violazione unicamente nel contesto processuale, restando estranee circostanze che, sia pur riconducibili ad un comportamento commendevole della parte, si siano esaurite esclusivamente in un contesto extraprocessuale, le quali circostanze possono, al più, giustificare una compensazione delle spese. Si aggiunga che in tema di liquidazione delle spese giudiziali, nessuna norma prevede, per il caso di soccombenza reciproca delle parti, un criterio di valutazione della prevalenza della soccombenza dell’una o dell’altra basato sul numero delle domande accolte o respinte per ciascuna di esse, dovendo essere valutato l’oggetto della lite nel suo complesso. L’obbligo del rimborso delle spese processuali, poi, si fonda sul principio di causalità, nel senso che la parte soccombente va individuata in quella che, azionando una pretesa accertata come infondata o resistendo ad una pretesa fondata, abbia dato causa al processo o alla sua protrazione e deve qualificarsi tale in relazione all’esito finale della controversia. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In base al tenore letterale della disposizione di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla Legge 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l’applicazione dell’ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poiché l’obbligo di tale pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo – ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione – del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell’ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 21 Gennaio 2015, n. 930.


Ricorso per la modifica delle condizioni di separazione - Spese giudiziali in materia civile - Rigetto domande - Condanna alle spese - Sussiste.
Deve condannarsi il genitore soccombente alla rifusione a favore dell'altro genitore della metà delle spese di lite  (nel caso di specie il giudice ha condannato il marito a rimborsare alla moglie le spese della procedura giudiziaria  visto il rigetto di tutte le domande del marito e l’accoglimento di alcune delle domande della moglie). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Dicembre 2014.


Onorario di avvocato per prestazioni giudiziali – Competenza prevista dall’art. 14 del d.lgs 150/2011 – Ambito.
L’art. 14 del d.lgs 150/2011 ha inciso solo sul rito e deve ritenersi applicabile unicamente nell’ipotesi in cui si controverta sul quantum del compenso spettante al professionista e non invece ove la vertenza riguardi anche l’an della pretesa, nel qual caso trovano applicazione le ordinarie regole del processo di cognizione che deve, pertanto, svolgersi avanti al giudice monocratico. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 16 Dicembre 2014.


Spese processuali – Difese della parte vittoriosa risultate manifestamente fondate – Soccombenza cd. qualificata – Effetti.
Le spese processuali possono essere incrementate (nel caso di specie, nella misura di 1/3), ai sensi dell’art. 4, comma 8 del D.M. n. 55 del 2014, nel caso in cui le difese della parte vittoriosa siano risultate manifestamente fondate (cd. soccombenza qualificata: v. parere Consiglio di Stato del 18 gennaio 2013; in giurisprudenza, v. Tribunale di Verona, 23 maggio 2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Dicembre 2014.


Procedimento civile - Compensazione delle spese - “Eccezionali ragioni” - Orientamenti giurisprudenziali contrastanti e complessità delle questioni sollevate.
La presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti e della obiettiva complessità delle questioni sollevate costituiscono quelle “eccezionali ragioni” alla presenza delle quali il giudice può disporre la compensazione delle spese processuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Ottobre 2014.


Revoca del provvedimento di ammissione al patrocinio a spese dello Stato per sopravvenute modifiche, in un determinato anno, delle condizioni reddituali della parte non abbiente – Possibilità di confermare tale provvedimento per gli anni successivi a quello in cui si è verificata la variazione nel caso in cui il reddito relativo agli stessi rientri nel limite di legge – Esclusione – Possibilità di presentare nuova istanza di ammissione per quegli anni – Sussiste.
Nel caso in cui, nel corso del processo, sopravvengano modifiche delle condizioni reddituali della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato la conseguenza è che il provvedimento di ammissione, adottato provvisoriamente dal Consiglio dell’Ordine va revocato  ai sensi dell’art. 136, comma 1, d.P.R. 115/2002. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
 
In tal  caso va esclusa la possibilità di mantenere il provvedimento di ammissione per gli anni successivi a quello in cui si è verificata la predetta variazione. Ciò non toglie peraltro che l’interessato presenti una nuova domanda di ammissione al beneficio per gli anni, successivi a quelli in cui sia verificata la predetta variazione, qualora il reddito relativo agli stessi rientri nel limite di cui all’art. 76 d.P.R. 115/2002. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 18 Luglio 2014.


Compensazione delle spese di lite – Eccessiva litigiosità delle parti – Sussiste.
Le spese del giudizio possono compensarsi, ravvisandosi gravi ed eccezionali ragioni, nell’evidenza di una inusitata reciproca litigiosità, nella congerie di cause fra le parti in relazione allo svolgimento delle reciproche pretese. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 23 Giugno 2014.


Cessazione della materia del contendere – Spese di soccombenza – Liquidazione secondo il criterio della soccombenza virtuale..
Anche nel caso di declaratoria di cessazione della materia del contendere le spese giudiziarie devono essere liquidate dal giudice secondo il criterio della “soccombenza virtuale”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 10 Maggio 2013.


Compensazione delle spese – Art. 92 c.p.c. – Motivazione cd. implicita – Ammissibilità – Esclusione..
Secondo l'ultima formulazione dell'art. 92, comma 2, c.p.c., applicabile con decorrenza dal 4 luglio 2009, la compensazione parziale o totale delle spese, al di fuori dei casi di reciproca soccombenza, può essere disposta solo per gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione. Costituisce, dunque, violazione di legge, la motivazione cd. implicita. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 Febbraio 2013, n. 3723.


Spese giudiziali – Liquidazione – Attività processuale conclusa nella vigenza del D.M. 127 del 2004 – Applicazione odierna dei criteri all'epoca vigenti - Condizioni..
Con riferimento ad un'attività difensiva interamente svolta e completata prima della entrata in vigore dell'art. 9, comma II, del d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito in l. 24 marzo 2012, n. 27, non sono applicabili i nuovi parametri dettati dall'art. 41 del d.m. 20 luglio 2012 n. 140, cui devono essere commisurati i compensi dei professionisti in luogo delle abrogate tariffe professionali (cfr. Cass. Civ., Sez. Un., n. 17405/2012). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 18 Dicembre 2012.


Domanda risarcitoria esorbitante rispetto al decisum – Compensazione delle spese – Legittimità – Sussiste – Sindacato in Cassazione – Limiti.

Nota spese del difensore – Liquidazione in misura inferiore – Obbligo di motivazione – Sussiste.
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La riduzione anche sensibile della somma richiesta con la domanda, pur non integrando gli estremi della soccombenza reciproca, ugualmente può giustificare la compensazione totale o parziale delle spese (Cass. n. 16526/05) e, parimenti, giustifica la compensazione delle spese la circostanza che parte attrice sia rimasta vittoriosa in misura più o meno significativamente inferiore rispetto all'entità del bene che voleva conseguire (Cass. n. 4690/04). Del resto, è appena il caso di sottolineare che, in materia di spese giudiziali, il sindacato di legittimità trova ingresso nella sola ipotesi in cui il giudice di merito abbia violato il principio della soccombenza ponendo le spese a carico della parte risultata totalmente vittoriosa (Cass. n. 14023/02, n. 10052/06, n. 13660/04, n. 5386/03, n. 1428/93, n. 12963/07, n. 17351/2010 tra le tante), intendendosi per tale, cioè totalmente vittoriosa, la parte nei cui confronti la domanda avversaria sia stata totalmente respinta, giacché solo la parte totalmente vittoriosa, neppure in parte, può e deve sopportare le spese di causa. In tutti gli altri casi, non si configura la violazione del precetto di cui all'art. 91 cod. proc. civ. in quanto la materia del governo delle spese processuali rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito e, pertanto, esula dal sindacato di legittimità, salva la possibilità di censurarne la motivazione basata su ragioni illogiche o contraddittorie. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In tema di liquidazione di spese processuali, il giudice, in presenza d'una nota specifica prodotta dalla parte vittoriosa, non può limitarsi ad una globale determinazione dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato, in misura inferiore a quelli esposti, ma ha l'onere di dare adeguata motivazione dell'eliminazione e della riduzione di voci da lui operata, allo scopo di consentire, attraverso il sindacato di legittimità, l'accertamento della conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti ed alle tariffe, in relazione all'inderogabilità dei relativi minimi, a norma dell'art. 24 della legge 13 giugno 1942, n. 794. (Cass.n.4404/2009, n. 2748/2007, n. 6816/1999, n. 3040/2000, n.11483/2002). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 10 Dicembre 2012, n. 22388.


Spese di giustizia - Patrocinio a spese dello Stato - Compenso spettante al difensore della persona ammessa – Corrispondenza con la somma rifusa in favore dello Stato..
Deve essere escluso che, ove sia pronunziata condanna alle spese di giudizio a carico della controparte del soggetto ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, vi sia una iniusta locupletatio dell’Erario, atteso che, anche recentemente, la giurisprudenza di legittimità ha puntualizzato che la somma che, ai sensi dell’art. 133 d.lgs. n. 115 del 2002, va rifusa in favore dello Stato deve coincidere con quella che lo Stato liquida al difensore del soggetto non abbiente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 28 Novembre 2012, n. 270.


Nullità Spese processuali - "Onorari di difesa" da porre a carico della parte soccombente - Liquidazione da parte del giudice - Obbligo, previsto contestualmente all'abrogazione delle tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico, di far riferimento a parametri stabiliti con successivo decreto del Ministro vigilante - Omessa previsione di alcuna disciplina transitoria applicabile nel periodo compreso tra l'abrogazione delle tariffe e l'emanazione del decreto ministeriale..
La legge di conversione del decreto-legge n. 1 del 2012 ha integrato il denunciato suo articolo 9, con l’introduzione di un terzo comma, nel quale, in via transitoria, si prevede che «Le tariffe vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi, limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali, fino alla data di entrata in vigore dei decreti ministeriali di cui al comma 2 e, comunque, non oltre il centoventesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto». Entro il termine ivi prefissato, è stato poi adottato il decreto ministeriale 20 luglio 2012, n. 140 (Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia, ai sensi dell’articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27). La successiva modifica del quadro normativo, in cui si inserisce la disposizione oggetto della questione sollevata, ne rende necessaria una nuova valutazione, della rilevanza e non manifesta infondatezza, da parte del rimettente cui vanno, all’uopo, restituiti gli atti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 28 Novembre 2012, n. 269.


Mediazione delle controversie civili e commerciali – Obbligatorietà della mediazione – Art. 5 comma I d.lgs. 28/2010 – Incostituzionalità per eccesso di delega – Sussiste. .
Sussiste eccesso di delega legislativa, in relazione al carattere obbligatorio dell’istituto di conciliazione e alla conseguente strutturazione della relativa procedura come condizione di procedibilità della domanda giudiziale nelle controversie di cui all’art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 28 del 2010. La Consulta dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 (Attuazione dell’articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali); e dichiara, in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale: a) dell’art. 4, comma 3, del decreto legislativo n. 28 del 2010, limitatamente al secondo periodo («L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale») e al sesto periodo, limitatamente alla frase «se non provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1»; b) dell’art. 5, comma 2, primo periodo, del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «Fermo quanto previsto dal comma 1 e», c) dell’art. 5, comma 4, del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «I commi 1 e»; d) dell’art. 5, comma 5 del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «Fermo quanto previsto dal comma 1 e»; e) dell’art. 6, comma 2, del detto decreto legislativo, limitatamente alla frase «e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del quarto o del quinto periodo del comma 1 dell’articolo cinque,»; f) dell’art. 7 del detto decreto legislativo, limitatamente alla frase «e il periodo del rinvio disposto dal giudice ai sensi dell’art. 5, comma 1»; g) dello stesso articolo 7 nella parte in cui usa il verbo «computano» anziché «computa»; h) dell’art. 8, comma 5, del detto decreto legislativo; i) dell’art. 11, comma 1, del detto decreto legislativo, limitatamente al periodo «Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze di cui all’art. 13»; l) dell’intero art. 13 del detto decreto legislativo, escluso il periodo «resta ferma l’applicabilità degli articoli 92 e 96 del codice di procedura civile»; m) dell’art. 17, comma 4, lettera d), del detto decreto legislativo; n) dell’art. 17, comma 5, del detto decreto legislativo; o), dell’art. 24 del detto decreto legislativo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 27 Novembre 2012, n. 272.


Regolamentazione delle spese di lite – Comportamento incoerente della parte vittoriosa – Compensazione delle spese di lite – Sussiste..
La condotta processualmente incoerente può determinare l'applicazione dell'art. 92 cod. proc. civ., comma I, ultima parte e, pertanto, il giudice, a prescindere dalla soccombenza può condannare una parte al rimborso delle spese che, in violazione dell'art. 88 cod. proc. civ., ha causato all'altra parte ovvero, alla luce del comportamento scorretto tenuto dalla parte vittoriosa, comunque pronunciare la compensazione delle spese di lite. Ciò è possibile in quanto, di fatto, nel processo civile, il momento deliberativo conclusivo non è più solo giudizio sull’oggetto del procedimento (nell’interesse egoistico delle parti a vedere distribuiti torti e ragioni) ma anche giudizio sul comportamento dei litiganti (nell’interesse pubblico ad una Giustizia sana ed efficiente), cosicché l’azione disvela il suo volto di situazione giuridica soggettiva autonoma, dismettendo le vesti ancillari di mero riflesso della titolarità sostanziale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 27 Ottobre 2012.


Regolamento per la liquidazione giudiziale dei compensi – D.M. 20 luglio 2012 n. 140 – Efficacia – Processi pendenti – Sussiste..
L’art. 9 del decreto–legge 24 gennaio 2012, n. 1, così come modificato dalla legge di conversione 24 marzo 2012, n. 27, si applica anche ai processi pendenti alla data della sua entra in vigore e, pertanto, la liquidazione delle spese processuali deve avvenire integralmente sulla base dei nuovi parametri introdotti dal decreto del ministro per la Giustizia 20 luglio 2012, n. 140, anche se sopravvenuto in corso di causa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Termini Imerese, 17 Settembre 2012.


Art. 9 D.L. 1/2012 conv. in L. 27/2012 – Abrogazione delle tariffe forensi – Regolamento per la liquidazione giudiziale dei compensi – D.M. 20 luglio 2012 n. 140 – Efficacia – Processi pendenti – Incostituzionalità – Manifesta infondatezza – Non sussiste – Rimessione alla Corte Costituzionale..
Va sollevata questione di legittimità costituzionale dell’art. 9 D.L. 1/2012, convertito con modificazioni dall’art. 1 della L. 27/2012, e del collegato D.M. 140/2012, nella parte in cui dispongono l’applicazione retroattiva delle nuove tariffe forensi anche ai processi in corso e all’attività già svolta ed esaurita prima della sua entrata in vigore, in relazione all’art. 3, 24 e 117 Costituzione, quest’ultimo in relazione all’art. 6 Cedu, all’art. 5 trattato Ue e all’art. 296 Trattato sul Funzionamento dell’Ue e all’art. 6 Trattato Ue e per esso ai principi dello Stato di Diritto richiamati dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Carta di Nizza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 13 Settembre 2012.


Procedimento civile – Giudizio innanzi al Giudice di pace – Spese del giudizio – Principio della sostanziale soccombenza..
In tema di giudizio dinanzi al Giudice di pace con riguardo al principio della sostanziale soccombenza in materia di spese del giudizio, il richiamo operato dal legislatore all’art. 82 c.p.c. con l’art. 13 decreto legge n. 212 del 22 dicembre 2011, convertito poi in legge 17 febbraio 2012, n. 10, fa si che le spese, competenze ed onorari pari al valore della domanda sono (soltanto) quelle da liquidarsi in favore del convenuto vittorioso che nonostante la possibilità di costituirsi personalmente abbia deciso invece di rivolgersi ad un legale. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Salerno, 02 Settembre 2012.


Procedimento di volontaria giurisdizione – Regime delle spese processuali – Applicabilità – Sussiste..
La condanna alle spese è indipendente dalle caratteristiche del provvedimento impugnato. Conseguentemente la soccombenza e la condanna alle spese sono configurabili anche nel procedimento di volontaria giurisdizione (nel caso di specie, procedimento promosso ai sensi dell'articolo 1129 c.c. e relativo a revoca giudiziale dell'amministratore). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 09 Maggio 2012, n. 7029.


Compensazione delle spese di Lite – Indicazione dei motivi che la giustificano – Obbligo – Sussiste.

D.L. n. 212 del 22.12.2011 convertito in L. n. 10 del 17.2.2012 – modifiche all’art. 82 ed all’art. 91 del codice di procedura civile – Applicabilità ai giudizi di primo grado già pendenti prima del 23.12.2011 ed ai conseguenti appelli – Esclusione.
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La compensazione delle spese del processo, in assenza della esplicitazione dei motivi che la giustificano, si risolve in una “sostanziale soccombenza di fatto”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il D.L. n. 212 del 22.12.2011 convertito in L. n. 10 del 17.2.2012 ha previsto all’art. 13 modifiche all’art. 82 ed all’art. 91 del codice di procedura civile nel senso che nei giudizi dinanzi al giudice di pace è stata elevata la possibilità della difesa personale senza l’assistenza di un difensore dal valore di euro 516,46 al valore di  euro 1.100 (nel decreto legge l’importo indicato è di euro 1.000, in sede di conversione l’importo è stato ulteriormente elevato ad euro 1.100) e nel contempo è stato aggiunto un comma all’art. 91 c.p.c. con il quale si prevede che “nella cause previste dall’art. 82 primo comma le spese, competenze ed onorari non possono superare il valore della domanda”. Detta limitazione legale non si applica ai giudizi di primo grado già pendenti prima del 23.12.2011 ed ai conseguenti appelli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 27 Aprile 2012.


Compensazione delle spese di Lite – Indicazione dei motivi che la giustificano – Obbligo – Sussiste..
La compensazione delle spese del processo, in assenza della esplicitazione dei motivi che la giustificano, si risolve in una “sostanziale soccombenza di fatto”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Aprile 2012.


Spese di consulenza tecnica di parte - Rimborso alla parte vittoriosa - Compensazione o esclusione ex articolo 92 c.p.c...
Le spese sostenute per la consulenza tecnica di parte, la quale ha natura di allegazione difensiva tecnica, rientrano tra quelle che la parte vittoriosa ha diritto di vedersi rimborsate, a meno che il giudice non le compensi ex art. 92, comma 2, c.p.c. ovvero ne escluda la ripetizione in quanto eccessive o superflue ex art. 92, comma 1, c. p. c.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 18 Ottobre 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Esecutività dello stato passivo - Ammissione del credito in via tardiva ex art. 101 legge fall. - Impugnazione ex art. 100 legge fall. da parte di altro creditore - Rigetto - Regolazione delle spese processuali - Criterio - Soccombenza..
In tema di accertamento dello stato passivo nel fallimento, il creditore ammesso al passivo - tempestivamente o in sede di insinuazione tardiva (come nella specie avvenuto) - è legittimato ad impugnare gli altri crediti ammessi; tuttavia in sede di impugnazione, ai sensi dell'art.100 legge fall. (nel testo "ratione temporis" vigente), non possono essere sollevate, nei suoi confronti, eccezioni che sarebbero dovute essere proposte in sede di verificazione, essendosi formato, sul credito già ammesso, il giudicato endofallimentare. Ne consegue che, in caso di rigetto dell'impugnazione di credito ammesso tardivamente, la regolazione delle spese di tale giudizio segue il criterio della soccombenza, non potendo, come nella specie, trovare compensazione a motivo della tardività dell'insinuazione del credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Dicembre 2010, n. 25548.


Spese di lite – Funzione deterrente – Sussiste – Compensazione – Legge 69/2009 – Solo per motivi gravi ed eccezionali – Condizioni. (14/09/2010).
La regolamentazione delle spese di lite, secondo il principio di soccombenza, risponde anche ad una funzione di deterrenza; tale funzione non consiste nel voler precludere ai cittadini l’accesso alla giustizia statale  ma mira ad evitare un uso spregiudicato della giustizia, avviando giudizi per finalità meramente dilatorie, defatiganti o esplorative.  In senso rafforzativo della funzione de qua, la Legge 69 del 2009 ha modificato l’art. 92 co. 2 codice procedura civile, ammettendo la compensazione solo con la causale delle “gravi ed eccezionali ragioni”. Tale causale ricorre in ipotesi di istruttoria particolarmente problematica caratterizzata dalla sovrapposizione ed incompatibilità tra elementi fattuali in parte favorevoli ad una parte ed in parte all’altra (c.d. complessità in fatto); ovvero in ipotesi di controversia specialmente complessa perché vertente in materia interessata da ius superveniens oppure oggetto di oscillanti orientamenti giurisprudenziali (c.d. complessità in diritto). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme, 12 Luglio 2010.


Diffamazione a mezzo stampa – Veridicità della notizia – Verifica – Criteri – Diritto di cronaca – Scriminante.

Spese di lite – Compensazione – Orientamento giurisprudenziale non consolidato – Mancata adesione all’offerta di abbandono della causa. (20/07/2010)
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Nel caso di intervista giornalistica, il parametro della verità della notizia va verificato con riferimento al fatto storico dell’avvenuta effettiva concessione dell’intervista stessa nei termini riportati; se ciò accade, la condotta del giornalista è scriminata dall’esercizio del diritto di cronaca, laddove siano rispettati anche i parametri dell’interesse pubblico alla divulgazione e della continenza nella forma, impregiudicata la responsabilità dell’intervistato in ordine alle espressioni utilizzate se diffamatorie e non scriminate dal diritto di critica. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

I “giusti motivi” che, ex art. 92 codice procedura civile vigente prima della modifica apportata dalla legge n. 69/2009, possono giustificare la compensazione delle spese di lite, sono integrati sia dalla presenza di un orientamento giurisprudenziale non ancora consolidato sulle situazioni giuridiche oggetto di causa, sia dal comportamento di una parte che, in corso di causa, non aderisce, senza giustificato motivo, all’offerta di controparte di abbandonare la causa con corresponsione di un adeguato contributo spese legali. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 01 Luglio 2010.


Processo civile – Spese di lite – Compensazione – Gravi ed eccezionali motivi – Palese sproporzione tra interesse della parte e costo delle attività processuali – Comportamento processuale irragionevole e litigioso..
I motivi che, ex art. 92, comma 2, codice procedura civile, consentono la compensazione almeno parziale delle spese di lite, sono integrati sia dalla palese sproporzione tra l'interesse concreto realizzato dalla parte vittoriosa e il costo delle attività processuali richieste, sia da un comportamento processuale commendevole, irragionevole ed estremamente litigioso. (gm) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 02 Febbraio 2010, n. 0.


Società – Impugnazione di delibera assembleare – Sostituzione della delibera invalida – Regolamento delle spese – Regola generale – Margine di discrezionalità del giudice – Contenuto – Limiti..
L’art. 2377 codice civile, nella parte in cui stabilisce che qualora la delibera impugnata venga sostituita “il giudice provvede sulle spese ponendole di norma a carico della società”, ha inteso prescindere dall’esame della cd. soccombenza virtuale al fine di dar rilievo al risultato, ottenuto dall’impugnazione, di ristabilire la legalità, stabilendo che le spese dovessero essere sopportate dalla società che ha posto in essere la delibera sostituita. Tuttavia, la locuzione “di norma” utilizzata dal legislatore lascia al giudice un margine di discrezionalità costituito dalla possibilità di disporre la parziale compensazione delle spese ove, senza alcuna necessità di esaminare il merito della vicenda per accertare la soccombenza virtuale, ricorrano comunque giusti motivi per operare la compensazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Trento, 23 Dicembre 2009.