Massimario di Diritto Bancario


in genere

Contratti di finanziamento – Collegamento negoziale – Causa – Risoluzione consensuale – Effetti
Ai sensi dell’art. 121 lett. d) TUB, va qualificato quale “contratto di credito collegato”, rilevante secondo la definizione “consumeristica”, il contratto esclusivamente finalizzato a finanziare la fornitura di un bene specificamente individuato, concluso dal finanziatore avvalendosi del fornitore del bene medesimo.

La disciplina di questo tipo contrattuale regola espressamente gli effetti “del collegamento negoziale” sul contratto di finanziamento nei soli casi di recesso del consumatore dal contratto di fornitura e di risoluzione per inadempimento del fornitore, senza nulla prevedere per l’ipotesi di scioglimento consensuale del contratto di fornitura.

Posto il collegamento negoziale (che impone di considerare, oltre alla funzione dei singoli negozi, la causa dell’operazione economica nel suo complesso) deve pertanto ritenersi che, per la destinazione impressa ex lege all’utilizzo delle somme finanziate, l’intervenuta risoluzione consensuale del contratto di fornitura interferisca sul contratto di finanziamento, facendolo venire meno. (Gianmaria Dalle Crode) (Cesare Tonello) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 24 Gennaio 2019.


Cessione del quinto dello stipendio – Consumatore – Prescrizione, Violazione della normativa antiusura momento dell’estinzione anticipata – Inclusione spese assicurative nel TEG – Violazione della disciplina prevista dall’art. 125 sexies TUB – Legittimazione passiva della mutuante per il rimborso della polizza assicurativa non maturata
Nel contratto di mutuo la prescrizione del diritto al rimborso della somma mutuata inizia a decorrere dalla scadenza dell'ultima rata, atteso che il pagamento dei ratei configura un'obbligazione unica ed il relativo debito non può considerarsi scaduto prima della scadenza dell'ultima rata.

Ai sensi dell’art. 1 comma 4 L. n. 108/1996, che ha introdotto l’art. 644 co.4, c.p., le commissioni pagate dal mutuatario collegate all’erogazione del prestito, comprensive anche del costo dell’assicurazione (come statuito dalla Suprema Corte Cassazione Civile, Sez. I, 5 aprile 2017, n. 8806) escluse le tasse e le imposte, devono essere incluse nel calcolo del TEG ai fini della verifica del tasso soglia.

Poiché la formula del TEG esprime intrinsecamente una dipendenza dalla variabile tempo: cioe’ il tasso varia in base al momento dei pagamenti, senza tener conto delle finalità degli stessi, ne consegue che la riduzione della durata del finanziamento non seguita da una corretta riduzione del costo complessivo delle commissioni causa un aumento del tasso realmente applicato. Pertanto, prima avviene l'estinzione, maggiore è l'incremento del tasso, ovvero il TEG realmente applicato al finanziamento a causa del mancato rimborso delle commissioni non maturate e pagate con premio unico anticipato risulta superiore al tasso soglia.

Poiché la possibilità per il mutuatario di estinguere anticipatamente il debito restitutorio è prevista dall’art. 125 sexies T.U.B., e’ evidente che non si tratta di un evento o incremento anomalo, quindi se la giurisprudenza fa rientrare nel calcolo del TEG ai fini dell’usura un costo collegato ad evento futuro incerto ed anomalo come la mora per l’inadempimento o il ritardo da parte del mutuatario, deve ritenersi che possa rientrare nel suddetto regime anche l’estinzione anticipata del finanziamento trattandosi di un diritto del consumatore sancito dalla legge.

L’art. 125 sexies TUB deve trovare applicazione in tutti i contratti di mutuo, indipendentemente dalla data di stipulazione posto che le precedenti disposizioni normative avevano un contenuto del tutto identico.

Legittimazione passiva della mutuante anche per la richiesta di  rimborso della commissione della polizza assicurativa non maturata. (Fabrizio Sgandurra) (Roberto De Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 28 Novembre 2018.


Consumatore - Persona fisica che presta fideiussione in favore della società commerciale - Foro del consumatore - Applicabilità - Condizioni - Assenza di collegamenti funzionali con la società - Sufficienza - Accessorietà dell’obbligazione di garanzia - Irrilevanza - Rapporto di mera parentela - Irrilevanza
In base alla condivisibile giurisprudenza comunitaria, nonostante la natura accessoria dell’obbligazione di garanzia rispetto all’obbligazione principale, la persona fisica che presta fideiussione per le obbligazioni assunte da una società commerciale deve essere considerata “consumatore” ai sensi e per gli effetti della relativa normativa di matrice comunitaria qualora, al momento della sottoscrizione della fideiussione, non abbia collegamenti funzionali con la società stessa, quali incarichi di amministrazione o partecipazioni non trascurabili nel capitale sociale, a nulla rilevando, invece, meri rapporti di parentela con amministratori o soci. (Mauro De Rossi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 22 Maggio 2018.


Cessione del quinto dello stipendio – Consumatore – Violazione della normativa antiusura sia al tempo della stipulazione e sia al momento dell’estinzione anticipata – Inclusione spese assicurative nel TEG – No validità istruzioni Banca d’Italia – Violazione della disciplina prevista dall’art. 125 sexies TUB – Legittimazione passiva della mutuante per il rimborso della polizza assicurativa non maturata
Nella verifica del rispetto delle soglie di usura nei contratti di mutuo contro cessione del quinto dello stipendio deve essere considerato, nel calcolo del TEG, anche il costo delle polizze assicurative obbligatorie per legge.

Le Istruzioni della Banca d’Italia nel complesso sistema normativo in materia di usura, non si pongono in conflitto con il disposto dell’art. 644 c.p. in quanto le disposizioni regolamentari influenzano la rilevazione statistica del TEGM, ma non incidono sul calcolo del TEG, per la determinazione del quale, indipendentemente da quanto stabilito dalle istruzioni, non può non tenersi conto delle “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese”, anche se escluse dalle Istruzioni della Banca d’Italia.

In applicazione di tale principio, l’assicurazione stipulata  contestualmente al mutuo deve essere computato nel TEG e rilevare, quindi, al fine dell’accertamento dell’usurarietà del contratto.

L’art. 1815 c.c. deve trovare applicazione anche nelle ipotesi in cui si assista ad un superamento del tasso soglia nel corso del rapporto contrattuale, anche al momento dell’estinzione, qualora tale superamento sia originato dall’esecuzione  delle condizioni contrattuali inserite nel contratto di finanziamento (come la clausola che prevede il diniego del rimborso delle commissioni non maturate). Infatti, tali condizioni risultano essere conseguenza diretta del contratto e non del verificarsi di fattori esterni al rapporto contrattuale come nel caso di usura sopravvenuta.

L’art. 125 sexies TUB deve trovare applicazione in tutti i contratti di mutuo, indipendentemente dalla data di stipulazione posto che le precedenti disposizioni normative avevano un contenuto del tutto identico.

Laddove dalla lettura del contratto non sia possibile distinguere chiaramente gli oneri up-front da quelli recurring, l’intero importo di ciascuna delle suddette voci di costo deve essere preso in considerazione al fine dell’individuazione della quota parte da rimborsare, compresi le commissioni bancarie, finanziarie e di intermediazione ed i costi assicurativi per la parte non maturata. (Fabrizio Sgandurra) (Roberto De Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 24 Aprile 2018.


Usura - Tasso usurario - Voci ricomprese - Cessione del quinto dello stipendio - Polizze assicurative - Rientrano - Presunto carattere unitario delle due operazioni di finanziamento - Esclusione
Secondo il chiaro tenore letterale dell’art. 644, comma 4 c.p. affinchè una spesa di assicurazione, nell’ambito delle voci economiche, risulti rilevante per il riscontro dell’eventuale usurarietà di un contratto di credito, è necessario e sufficiente che la detta spesa risulti collegata. La sussistenza del collegamento, se può essere dimostrata con qualunque mezzo di prova, risulta presunta nel caso di contestualità tra la spesa e l’erogazione. Due operazioni di finanziamento concluse lo stesso giorno non costituiscono necessariamente un’unica operazione di finanziamento, bensì due fattispecie autonome e distinte anche sotto il profilo del loro inquadramento nelle categorie di cui al decreto ministeriale e della loro differente durata. (Massimo Campanella) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 15 Giugno 2017.


Piano finanziario MY Way e contratti collegati – Indicazione della facoltà di recesso – Omissione – Nullità – Segnalazione Centrale Rischi – Cancellazione
Deve essere accertata la nullità del piano finanziario My Way e dei contratti ad esso collegati, conclusi fuori sede, in caso di mancata previsione nei moduli della facoltà di recesso. Tale facoltà deve avere il contenuto di cui al comma 6 dell’art. 30 TUF, vale a dire deve consentire all’investitore di recedere dal contratto nei sette giorni successivi alla sua conclusione senza alcuna spesa o corrispettivo in favore del promotore finanziario e del soggetto abilitato. La clausola sul recesso, pertanto, non può essere identificata nell’eventuale previsione di estinzione anticipata del contratto che è esercitabile dal cliente, ma nel corso del rapporto e a titolo oneroso.
Il risparmiatore ha diritto alla restituzione delle somme versate in forza di tali contratti nulli e gli interessi legali decorrono ai sensi dell’art. 2033 cc dal giorno dei pagamenti, posto che la banca ha chiesto il versamento di somme sulla base di un contratto la cui nullità era chiaramente evincibile.
Il risparmiatore, inoltre, ha diritto all’eliminazione delle segnalazioni alla Centrale Rischi della Banca d’Italia (o ad altra banca dati) relative al mancato pagamento delle somme dovute sulla base del contratto dichiarato nullo. (Roberta Tedeschi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 04 Maggio 2017.


Legittimazione processuale di associazione di tutela dei consumatori (Codacons) - Clausole vessatorie: Obbligazioni Russia - Sussistenza
Il Codacons Puglia (Lecce), in quanto emanazione territoriale dell’Associazione Nazionale Codacons, è legittimato ad agire in giudizio per la tutela degli interessi dei consumatori ed utenti in virtù dei poteri ad esso conferiti sia dalla Legge che dallo Statuto Nazionale del Codacons.

Deve considerarsi vessatorio L’Art. 5 del Regolamento ci collocamento delle obbligazioni Russia Mediobanca poiché Mediobanca si riserva la facoltà, a suo giudizio e senza oneri a proprio carico, di cessare il pagamento degli interessi nel caso in cui rilevi attraverso informazioni pubblicamente disponibili il verificarsi e/o la sussistenza di un evento di default della Russia in relazione al suo debito estero… senza che venga per esempio prevista la facoltà del risparmiatore al rimborso anticipato del capitale. Nonché per aleatorietà, genericità ed elevato tecnicismo della clausola.

La banca, quale operatore qualificato, ha l’obbligo di attingere aliunde informazioni sulla situazione di instabilità finanziaria della Russia, mettendone al corrente il risparmiatore. E deve nel corso del giudizio fornire la prova di non essere venuta a conoscenza dell’imminenza dell’evento. (Piero Mongelli) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 23 Novembre 2016.


Consumatori - Qualifica - Garanzia a favore di soggetto non consumatore - Nullità delle clausole abusive - Anatocismo
La qualifica di Consumatori nei riguardi dei sottoscrittori di una garanzia a favore di soggetto non consumatore determina l’applicabilità delle norme a tutela del Consumatore e quindi la nullità delle clausole abusive contenute nel contratto anche nell’ipotesi di qualificazione della garanzia in termini di contratto autonomo. Ne consegue la nullità delle clausole limitative della facoltà di opporre le eccezioni inerenti il rapporto fondamentale, anche alla luce dei principi espressi dall’Ordinanza della Corte di Giustizia 19.11.2015 nella causa C-74/15.

Devono essere valutati come gravi motivi di contestazione del credito azionato dalla Banca quelli relativi all’anatocismo, applicato per tutta la durata al rapporto di conto corrente n. 149893 sulla base del contratto di apertura di credito del 31.3.1999 (doc. 9 opposta). Si tratta, infatti, di contratto antecedente la Delibera Cicr del 2000 rispetto al quale la Banca non ha ancora documentato la comunicazione alla correntista ex art. 7 della Delibera. (Gladys Castellano) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04 Aprile 2016.


Mutuo e finanziamento in genere – Consumatore – Microimpresa – Finanziamento finalizzato all’acquisto – Collegamento – Ipotesi rilevanti – Fattispecie – Inadempimento del venditore – Mancata consegna del bene – Risoluzione del contratto di acquisto – Restituzione delle somme versate dall’acquirente a titolo di finanziamento in capo al mutuante
Nell'ipotesi di contratto di mutuo, in cui sia previsto lo scopo del reimpiego della somma mutuata per l'acquisto di un determinato bene (nell’ipotesi una autovettura), sussiste il collegamento negoziale tra tali contratti (di compravendita e di mutuo) ed il mutuatario è obbligato all'utilizzazione della somma mutuata per l’acquisto del bene indicato nel contratto di mutuo.
Da ciò deriva che, anche se l’acquirente non è un consumatore, della somma concessa in mutuo beneficia il venditore del bene, con la conseguenza che la risoluzione della compravendita per inadempimento del venditore, nel frattempo fallito, legittima il mutuatario a richiedere la restituzione delle rate di finanziamento pagate direttamente al finanziatore che poi avrà azione di regresso esclusivamente nei confronti del venditore, in sede fallimentare. (Fabrizio Sgandurra) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 09 Marzo 2016.


Foro del consumatore – Fidejussione in materia di rapporti bancari – Applicabilità – Assenza di collegamento con attività di impresa o professionale – Codice del Consumo – Direttiva 93/13/CEE
La persona fisica che si impegna a garantire le obbligazioni che una società commerciale o un professionista abbiano contratto nei confronti di un istituto bancario in base a un contratto di credito può essere considerata un «consumatore» ai sensi dell'articolo 2, lettera b), della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, con conseguente applicazione del c.d. Codice del Consumo e, dunque, competenza inderogabile del foro del consumatore. (Franco Stefanelli) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 23 Febbraio 2016.


Mutuo e finanziamento in genere – Cessione del quinto dello stipendio – Mediazione obbligatoria – Insussistenza – Estinzione anticipata – Oneri economici – Diritto del cliente alla restituzione in ragione della durata residua del finanziamento – Sussistenza – Restituzione premio assicurativo da parte dell’intermediario – Sussistenza – Superamento del tasso soglia usura in circostanze non verificatesi – Insussistenza – Indeterminatezza delle pattuizioni contrattuali – Sussistenza
Nel giudizio innanzi al Giudice di Pace non sussiste l’obbligo di esperire previamente la mediazione obbligatoria ai fini della procedibilità della domanda in quanto l’art. 320 c.p.c. prevede espressamente l’obbligo per il Giudice di Pace di tentare la conciliazione delle parti prima di procedere all’istruzione del giudizio. La natura di conciliatore e mediatore intrinseca nella figura del Giudice di Pace rende, pertanto, la mediazione esterna al giudizio una inutile duplicazione.

In caso di estinzione anticipata di un finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, il cliente ha diritto alla restituzione, in misura proporzionale al tempo non goduto, delle commissioni applicate in un’unica soluzione a fronte di prestazioni continuative lungo l’intera durata del rapporto (cd. rimborso “pro rata temporis”).

Il principio del rimborso “pro rata temporis” va applicato anche in relazione al premio assicurativo che deve essere rimborsato dall’intermediario in quanto unico soggetto ad avere intrattenuto un rapporto contrattuale con il cliente.

In caso di superamento del tasso soglia usura solo in particolari circostanze di estinzione anticipata mai verificatesi non si ha violazione della normativa sull’usura in quanto il cliente non ha mai dovuto corrispondere interessi superiori a quelli consentiti.

Sussiste invece l’indeterminatezza delle pattuizioni contrattuali, con relativa violazione della normativa sulla trasparenza bancaria, qualora il contratto non indichi con precisione gli oneri che maturano alla fine del rapporto o, qualora, il tasso di interessi realmente applicato in caso di estinzione anticipata sia diverso da quello indicato in contratto. (Fabrizio Sgandurra) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Torino, 19 Novembre 2015.


Contratto di garanzia immobiliare o di fideiussione stipulato tra persona fisica e banca a garanzia di obbligazioni contratte da una società commerciale - Disciplina clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori - Applicabilità - Limiti
Gli articoli 1, paragrafo 1, e 2, lettera b), della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, devono essere interpretati nel senso che tale direttiva può essere applicata a un contratto di garanzia immobiliare o di fideiussione stipulato tra una persona fisica e un ente creditizio al fine di garantire le obbligazioni che una società commerciale ha contratto nei confronti di detto ente in base a un contratto di credito, quando tale persona fisica ha agito per scopi che esulano dalla sua attività professionale e non ha alcun collegamento di natura funzionale con la suddetta società. Corte Giustizia UE, 19 Novembre 2015.


Mutuo e finanziamento in genere – Cessione del quinto dello stipendio – Estinzione anticipata – Oneri economici – Diritto del cliente alla restituzione in ragione della durata residua del finanziamento – Sussistenza – Restituzione premio assicurativo da parte dell’intermediario – Sussistenza – Vessatorietà clausole contrattuali – Sussistenza
In caso di estinzione anticipata di un finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, il cliente ha diritto alla restituzione, in misura proporzionale al tempo non goduto, delle commissioni applicate in un’unica soluzione a fronte di prestazioni continuative lungo l’intera durata del rapporto (cd. rimborso “pro rata temporis”).

Il principio del rimborso “pro rata temporis” va applicato anche in relazione al premio assicurativo che deve essere rimborsato dall’intermediario in quanto unico soggetto ad avere intrattenuto un rapporto contrattuale con il cliente.

Le clausole del contratto che prevedono l’esclusione del rimborso delle commissioni non maturate in caso di estinzione anticipata del prestito, sono da considerarsi vessatorie, dunque non efficaci. (Fabrizio Sgandurra) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Torino, 17 Marzo 2015.


Reclamo al collegio – Opposizione all’esecuzione – Proposta unilaterale di mutuo su modulo prestampato – Accettazione – Sottoscrizione da parte di entrambi i contraenti – Sigla illeggibile da parte della banca mutuante – Nullità clausola interessi ultralegali – Esclusione
Ove si ritenga che la proposta di mutuo sia priva del requisito della sottoscrizione del legale rappresentante della Banca l’eventuale nullità non può che colpire l’intero contratto (con conseguente obbligo di restituzione dell’intera somma data a mutuo) e non soltanto le clausole sfavorevoli al reclamante. (Antonino Giunta) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 21 Luglio 2014.


Contratto di credito al consumo – Esclusione della sua assimilabilità al mutuo di scopo e sua riconducibilità alla categoria del collegamento negoziale necessario.
Il contratto di credito al consumo, pur caratterizzandosi per la presenza di una clausola di destinazione nel contratto di finanziamento, non è riconducibile alla diversa categoria del mutuo di scopo, ma si inserisce in un’autonoma categoria di collegamento negoziale necessario (con il contratto finanziato), di derivazione legale. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 18 Luglio 2012.


Domanda di nullità avente ad oggetto il contratto finanziato – Estensione di tale domanda al contratto di finanziamento – Ammissibilità.
Il consumatore, il quale faccia valere vizi genetici o funzionali del contratto finanziato, può chiedere l’estensione della pronuncia di nullità, annullamento o caducazione anche al contratto di finanziamento. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 18 Luglio 2012.


Codice del consumo – Consumatore – Nozione – Rilevanza dell’attività del soggetto – Fattispecie in tema di utilizzo di conto corrente bancario.
La definizione di consumatore contenuta nell'art. 3 Codice del consumo ("..la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale") fa espresso riferimento all'attività della persona e non al bene o servizio che n'è oggetto, così che un determinato servizio – nella specie un conto corrente bancario – potrà essere utilizzato da un consumatore per scopi non professionali anche se il conto, per le caratteristiche ed i servizi che offre, sia stato concepito e concretamente offerto per lo svolgimento di attività professionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27 Maggio 2010.


Contratti del consumatore – Foro competente – Clausola vessatoria – Natura processuale della norma – Applicazione ai giudizi introdotti dopo l’entrata in vigore.
La norma contenuta nel n. 19 dell’art. 1469 bis cod. civ. ha natura processuale e, come tale, va applicata ai giudizi introdotti dopo la sua entrata in vigore, anche se la controversia ha origine da contratti stipulati in data anteriore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Ottobre 2006, n. 0.


Contratti del consumatore – Richiamo alle norme del codice di procedura civile – Natura vessatoria della clausola – Sussistenza.
L’interpretazione data dalla Corte di Cassazione (S.U. n. 14669/2003) della norma di cui al n. 19 dell’art. 1469 bis cod. civ., secondo la quale “il foro competente per le controversie tra consumatore e professionista non può essere stabilito in nessun altro luogo che sia diverso da quello in cui il consumatore ha sede” comporta che debba essere considerata vessatoria anche la clausola che stabilisca la competenza sulla base dei criteri di collegamento previsti dal codice di procedura civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Ottobre 2006.


Obbligazioni e contratti – Foro del consumatore – Codice del consumo – Competenza inderogabile e competenza esclusiva: distinzione.
Con l’entrata in vigore del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, c.d. codice del consumo, occorre distinguere tra il foro esclusivo del consumatore (art. 1469 bis, comma 3, n. 19 c.c., ora riprodotto nell’art. 33, comma 2 del citato d.lgs.), il quale prevede una competenza territoriale esclusiva ma derogabile con clausola che sia stata oggetto di trattativa individuale, dalla competenza inderogabile del foro del luogo di residenza del consumatore prevista dall’art. 63 del codice del consumo solo per le controversie riguardanti i contratti negoziati fuori dai locali commerciali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 27 Settembre 2006.


Competenza per territorio – Foro esclusivo del consumatore – Vessatorietà della clausola di deroga – Presunzione – Sussistenza.

Competenza per territorio – Foro esclusivo del consumatore – Eccezione relativa ai fori alternativi – Irrilevanza.

La disposizione dettata dall'art. 1469-bis, comma 3°, c.c. (che - ha "natura di norma processuale, sicché si applica -come nella specie- nelle cause iniziate dopo la sua entrata in vigore -febbraio 1996-, anche se relative a “controversie derivanti da contratti stipulati prima”) deve essere interpretata nel senso che il legislatore, nelle controversie tra consumatore e professionista, ha inteso stabilire la competenza territoriale esclusiva del giudice del luogo della residenza o del domicilio elettivo del consumatore, presumendo, per l'effetto, la vessatorietà della clausola che abbia individuato, come sede del foro competente, una località diversa (cfr. ex multis Cass. sez. un. 1 ottobre 2003 n. 14669; Cass. 28 novembre 2003 n. 18290, Tribunale di Palermo, 20 febbraio 2004, in Gius. 2004, 2443; Tribunale di Firenze, 10 dicembre 2002, in Foro toscano 2003, 180). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di incompetenza per territorio del giudice adito, qualora la relativa eccezione sia formulata con riferimento all'operatività di un foro esclusivo, non sussiste l'onere della parte di contestare tutti i fori alternativamente concorrenti riguardanti i diritti di obbligazione, alla stregua dei quali il giudice d'ufficio, ove abbia eventualmente ad escludere l'operatività del foro convenzionale, dovrà individuare il giudice competente (cfr. ex plurimis Cass. 2 aprile 1998 n.3407). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Avellino, 20 Giugno 2005.


Azione collettiva dei consumatori – Inibitoria del rifiuto alla restituzione di interessi anatocistici – Fondatezza – Ordine di ricalcalo degli interessi e di storno delle somme indebitamente trattenute – Legittimazione attiva dell’associazione dei consumatori ed utenti – Insussistenza – Pubblicazione dell’estratto della sentenza sui quotidiani – Ammissibilità.

Artt. 1, 2, 3 L. 30 luglio 1998 n. 281

E’ da ritenere illegittimo, a’ sensi della l. 281/98 il rifiuto della banca al riconoscimento del diritto della propria clientela di consumatori alla restituzione delle somme indebitamente percepite in base alla clausola che prevede il calcolo anatocistico trimestrale degli interessi debitori dall'inizio di ogni rapporto bancario fino alla data del 22 aprile 2000.
Il contenuto della domanda inibitoria proposta ex art. 3 l. 281/98 consiste nell'inibire per il futuro alla banca di rifiutarsi di restituire le somme che le venissero richieste dai suoi clienti consumatori quale indebito pagamento di interessi anatocistici trimestrali non dovuti e versati in applicazione di clausole contrattuali illegittime per violazione dell'art. 1283 c.c. Tale domanda, riconducibile alle azioni di cui all'art. 3 l. 281/98, è ammissibile in quanto ha ad oggetto l'inibitoria di un comportamento a contenuto negativo consistente nel rifiuto (che non è mera inerzia) di restituire gli indebiti percepiti.
Non è ammissibile la domanda con la quale l’associazione di consumatori chiede di «ordinare alla banca convenuta di procedere al ricalcolo degli interessi debitori con conseguente storno e/o rimborso delle maggiori somme che risulteranno addebitate e/o percepite per effetto degli interessi anatocistici calcolati dall'inizio del rapporto alla data del 22 aprile 2000, nei limiti della prescrizione decennale e nei confronti di tutti i clienti». L’associazione non è, infatti, legittimata a tale domanda in quanto essa attiene al diritto concreto - personale e non collettivo - al rimborso da parte di ciascun consumatore cliente della banca. Va infatti puntualizzato che le azioni cui sono legittimate le associazioni di consumatori ed utenti ex l. 281/98 non si qualificano come class action, essendo, invece, azioni a tutela di un interesse diffuso riconducibile ad una determinata categoria di consumatori e utenti di cui si può far carico e portavoce, sempre a livello collettivo, l'associazione.

E’ da accogliere, ex art. 3, 1° comma, l. 281/98, la domanda proposta dalle associazioni di consumatori e utenti avente ad oggetto la pubblicazione per estratto della sentenza di inibitoria sui quotidiani. Tribunale Mantova, 15 Settembre 2004.