Massimario di Diritto Bancario


IN GENERE

Prova dell’affidamento raggiungibile attraverso l’analisi dall’estratto conto scalare. Contratti bancari – Conto corrente – Ripetizione di indebiti – Affidamento – Prova – Produzione del contratto – Prova raggiungibile aliunde

Contratti bancari – Conto corrente – Ripetizione di indebiti – Affidamento – Prova – Eccezione di prescrizione – Onere della banca di indicare in modo analitico le rimesse solutorie – Eslcusione.
La mancata produzione in giudizio del contratto non impedisce di ricavare aliunde la prova documentale dell’esistenza dell’affidamento concesso dalla banca al correntista ricorrendo, come nel caso di specie, all’estratto conto scalare dal quale risulta l’addebito di interessi “entrofido” ed “extrafido”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Se è vero che, ai fini della eccezione di prescrizione, la banca non ha l’onere di indicare puntualmente i versamenti solutori, perché questi potranno essere ricostruiti con CTU contabile, è però vero che la stessa ha l’onere di sollevare l’eccezione di prescrizione in modo corretto e coerente con il corredo istruttorio disponibile in giudizio (ovvero corredata dai relativi presupposti in fatto), giacché, solo se l’eccezione è formulata in modo corretto, sulla base della stessa sarà costruito il quesito peritale.

La banca non ha dunque l’onere di individuare analiticamente i versamenti, ma ha l’onere di indicare (correttamente) il criterio sulla cui base individuarli tramite CTU contabile: il che significa, ad esempio, che, se si debba valutare l’eccezione di prescrizione con riferimento ai versamenti effettuati su di un conto affidato, la distinzione tra versamenti con natura solutoria e versamenti con natura ripristinatoria presuppone che sia nota la misura dell’affidamento, giacché solo i versamenti intervenuti a fronte di un saldo passivo superiore a detto importo assumono natura solutoria.

In conclusione, sul punto, nel momento in cui si ritiene dimostrata l’esistenza di un affidamento, non è in assoluto impossibile discutere di eccezione di prescrizione e di versamenti solutori e ripristinatori: di tali concetti però – si ribadisce - si può discutere solo se sia nota una soglia numerica, oltre la quale i versamenti diventano solutori e cessano di essere meramente ripristinatori.  (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 31/08/2018.


Sul contratto bancario firmato solo dal cliente. Contratti bancari – Firma del solo cliente – Mancanza di prova della consegna di una copia al cliente – Nullità.
In mancanza di prova della consegna di una copia al cliente, deve ritenersi nullo il contratto bancario prodotto in giudizio dalla banca che riporti solo la firma del cliente. Tribunale Prato, 27/08/2018.


Contratto di conto corrente con apertura di credito e onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo. Contratto di conto corrente con apertura di credito - Onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo - Mancanza del contratto di apertura del conto corrente e di tutti gli estratti conto completi - Revoca del decreto ingiuntivo - Condanna a rimborsare le spese di lite.
In tema di rapporto bancario di conto corrente, qualora la Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo non fornisca prova del credito vantato con il contratto di apertura del conto corrente, come richiesto a pena di nullità ex art. 117 T.U.B., oltre a tutti gli estratti conto in ordine alla certezza del saldo indicato nella fase monitoria, il decreto ingiuntivo va senz’altro revocato in quanto l’indisponibilità del contratto e degli estratti conto hanno, quindi, impedito di accertare la presenza delle clausole nulle, come indicate dall’opponente e di ricostruire, precipuamente, l’andamento del rapporto, con l’eventuale depurazione di interessi, spese e commissioni non dovute, ovvero il corretto rapporto di dare ed avere tra le parti in causa. Le spese di lite seguono la soccombenza. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 24/08/2018.


Ripetizione somme non dovute per interessi eccessivi e illegittima capitalizzazione anatocistica, eccezione di prescrizione e prova dei fatti che ne costituiscono il fondamento. Rapporto di apertura di credito in conto corrente – Ripetizione somme non dovute per interessi eccessivi e illegittima capitalizzazione anatocistica – Natura ripristinatoria delle rimesse – Eccezione di prescrizione e prova dei fatti che ne costituiscono il fondamento.
L’eccezione di prescrizione non può considerarsi validamente proposta, allorquando non vengano allegati i fatti che ne costituiscono il fondamento, alla luce del principio che sancisce la presunzione della natura ripristinatoria delle rimesse nel contratto di apertura di credito. (Sara Rosaria Tundo) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09/07/2018.


Risarcimento danni da mancata interruzione del rapporto bancario in presenza di operazioni sospette in materia di antiriciclaggio e di sana e prudente gestione del credito. Fallimento – Legitimatio ad causam del curatore – Risarcimento danni – Causalità omissiva – Responsabilità della banca per violazione della normativa antiriciclaggio.
Il curatore fallimentare, quale successore nei rapporti facenti capo al fallito, è legittimato ad agire in giudizio contro la banca per far valere la violazione del dovere di neminem laedere ex art. 2043 c.c. nonché la responsabilità contrattuale ai sensi dell’art. 1218 c.c. derivante dal mancato adempimento degli obblighi nascenti dalla normativa in materia di antiriciclaggio e di sana e prudente gestione del credito.

Il problema della causalità omissiva postula l’individuazione dell’obbligo giuridico, specifico o generico, che impone la tenuta della condotta omessa. La preliminare individuazione di siffatto obbligo deve precedere il momento di apprezzamento successivo della causalità omissiva, che, com’è noto, consiste nell’accertare se l’evento sia effettivamente ricollegabile in tutto od in parte all’omissione, nel senso che esso non si sarebbe verificato se l’agente avesse posto in essere la condotta doverosa impostagli (e, dunque, anche escludendo il rilievo di concause che abbiano potuto rendere irrilevante l’omissione), con l’ulteriore avvertenza che l’evento dannoso dev’essere anche riconducibile alla tipologia di eventi che l’obbligo specifico o generico di tenere la condotta omessa intendeva evitare.

Va rigettata la domanda proposta dalla curatela al fine di ottenere il risarcimento dei danni prodotti dalla mancata interruzione del rapporto bancario in presenza di operazioni sospette ai fini della normativa antiriciclaggio, che ha consentito la raccolta di un prestito obbligazionario “fuori bilancio” canalizzato sui conti personali degli amministratori, laddove non venga dedotto e provato che la puntuale e diligente segnalazione delle anomalie effettuate sui conti correnti accesi presso la convenuta e l’adempimento degli obblighi di vigilanza avrebbero evitato, mediante l’intervento della Banca d’Italia, della CONSOB e della Procura della Repubblica, il prosieguo dell’attività illecita ed il conseguente accumulo di ulteriori debiti. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 20/04/2018.


Contratti bancari mono-firma, rilevanza usuraria della commissione di massimo scoperto. Contratti bancari – Forma scritta per la validità – Conclusione mediante scambio di corrispondenza – Ammissibilità

Prove documentali – Scrittura privata sottoscritta dal solo convenuto – Produzione in giudizio – Equipollente della sottoscrizione dell’attore – Condizioni

Prove documentali – Scrittura privata sottoscritta dal solo convenuto – Produzione in giudizio – Equipollente della sottoscrizione dell’attore – Momento di conclusione del contratto e decorrenza degli effetti – Dalla data della produzione in giudizio – Esclusione

Prove documentali – Scrittura privata sottoscritta dal solo convenuto – Produzione in giudizio – Equipollente della sottoscrizione dell’attore – Momento di conclusione del contratto e decorrenza degli effetti – Dalla data della stipulazione – Affermazione

Contratti bancari – Forma scritta per la validità – Conclusione mediante scambio di corrispondenza – Condizioni – Prova della conoscenza dell’accettazione – Per testi e presunzioni – Ammissibilità

Usura – Commissione di massimo scoperto – Costo inerente all’erogazione del credito – Fattispecie ante DL 185/08

Usura – Poteri dell’autorità amministrativa secondo la legge n. 108/96 – Rilevazione statistica dell’andamento dei tassi medi di mercato – Affermazione – Potere di escludere la rilevanza usuraria di costi inerenti all’erogazione del credito – Esclusione

Usura – Commissione di massimo scoperto – Costo inerente all’erogazione del credito – Fattispecie ante DL 185/08 – “Separata rilevazione” della commissione (circolare Banca d’Italia 2 dicembre 2005 n. 12) – Incompatibilità con la legge n. 108/96 – Disapplicazione

Usura – Commissione di massimo scoperto – Costo inerente all’erogazione del credito – Fattispecie ante DL 185/08 – Computo nel TEG della somma addebitata a titolo di commissione senza rettifica del TEGM – Affermazione .
Gli artt. 117 TUB e 23 TUF non sono incompatibili con la conclusione del contratto dell’intermediario bancario o finanziario mediante scambio di corrispondenza, non prescrivendo che risultino da unico documento le sottoscrizioni di entrambe le parti. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Per regola giurisprudenziale consolidata, da circa un settantennio, la produzione in giudizio da parte dell’attore della scrittura firmata dal solo convenuto (“scrittura mono-firma”) costituisce valido equipollente della sottoscrizione dello stesso attore, ai fini del perfezionamento del contratto, a condizione che: a) l’attore faccia valere gli effetti negoziali del contratto; b) il convenuto non abbia, medio tempore, revocato la proposta; c) la scrittura non sia fatta valere dagli eredi o aventi causa di una delle parti o nei loro confronti, dato che costoro non potrebbero efficacemente accettare in luogo del loro autore, non subentrando di regola nella posizione di oblato o proponente. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Poiché ogni proposta perde effetto, ancorché non revocata né irrevocabile, dopo che è decorso il termine per l’accettazione (stabilito dal proponente, dalla natura dell’affare o dagli usi: cfr. art. 1326 co. 2 c.c.).e non può restare indefinitamente pendente, non è ammissibile che il contratto mono-firma si abbia per concluso soltanto al momento della produzione in giudizio ((Cass. 24 marzo 2016 n. 5919 et al.). Egualmente non è possibile che il contratto, di cui è provata la conclusione tramite produzione in giudizio della scrittura mono-firma, abbia efficacia soltanto ex nunc, poiché tale considerazione svuota di significato la produzione in giudizio, malgrado la dichiarata equiparazione degli effetti, ogni qual volta sia rilevante il comportamento tenuto dalle parti nel tratto di tempo tra la formazione della scrittura e la sua produzione in giudizio. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Per evitare queste aporie, deve ritenersi che la produzione in giudizio della scrittura mono-firma “non determina la costituzione del rapporto ex nunc, ma supplisce alla mancanza della sottoscrizione di detta parte con effetti retroagenti al momento della stipulazione”, ossia che la regola giurisprudenziale “produzione vale sottoscrizione” non attenga alle regole di formazione del contratto, ma a quelle di prova in giudizio di contratti già conclusi; prova semplificata perché colui che fa valere la scrittura privata in giudizio è esonerato dalla prova della propria sottoscrizione. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Resta fermo l’onere di provare le altre condizioni per la valida conclusione del contratto, cioè che: 1) il regolamento di interessi sia fatto per iscritto; 2) sussista la sottoscrizione della parte contro cui la scrittura è fatta valere; 3) il proponente abbia conoscenza dell’accettazione dell’oblato, scritta e sottoscritta.
La prova della conoscenza, al fine di stabilire il momento di conclusione del contratto, può essere data con qualsiasi mezzo attendibile e concludente, anche per testi e presunzioni e quindi, a fortiori, per ammissione del convenuto stesso, senza che a ciò osti l’art. 2725 c.c. (richiamato da Cass. 24 marzo 2016 n. 5919), quando il contratto deve farsi per iscritto a pena di nullità, poiché l’oggetto del limite probatorio verte sulla dichiarazione (scrittura) e sulla sua paternità (sottoscrizione), non sugli altri elementi pur necessari al perfezionamento della fattispecie contrattuale, come la ricezione e conoscenza delle dichiarazioni da parte dei loro destinatari. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Secondo la posizione espressa dalla stessa Banca d’Italia (nella circolare 2 dicembre 2005 n. 12) la c.m.s. è costo inerente all’erogazione, pur se rilevata separatamente rispetto alle altre remunerazioni e spese per la ritenuta difficoltà di prevedere, con prognosi ex ante, l’effettiva incidenza della c.m.s. “storica” sul complessivo costo del credito. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

La “separata rilevazione” della c.m.s., nelle istruzioni anteriori alla versione “agosto 2009”, non può avere l’effetto di escludere la c.m.s. dalla verifica di usurarietà ai sensi dell’art. 644 c.p. e ciò in quanto la legge n. 108/96 ha demandato all’autorità amministrativa di fare una rilevazione statistica dell'andamento dei tassi medi di mercato (praticati dal sistema bancario-finanziario e distinti per classi omogenee di operazioni), ma non il potere di definire la fattispecie usuraria e di escludere la rilevanza di costi comunque collegati all’erogazione del credito. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Malgrado il contrario avviso di Cass. 22 giugno 2016 n. 12965, ostano all’applicazione del regime c.d. del margine (descritto nella circolare 2 dicembre 2005 n. 12) l’incompatibilità con la legge n. 108/96, che prescrive la rilevazione di un tasso medio “globale” (art. 2) e perciò onnicomprensivo. Alla globalità segue anche l’unicità del “limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari” (art. 644 co. 3 c.p.), che è determinato nel “tasso medio risultante dall'ultima rilevazione […] aumentato dello spread. O il costo è inerente alla concessione di credito, e allora deve rientrare nel TEGM e rientra senz’altro nel TEG, oppure ne è estraneo. Viceversa, il regime del margine introduce due distinte coppie di tassi medi e relative soglie, una pertinente la globalità della remunerazione dell’intermediario, l’altro la sola c.m.s., rendendo frastagliato e non uniforme “il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari” e ingenerando irrazionali disparità di trattamento. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)  

Poiché appare altresì impossibile il ricalcolo ab ovo del TEGM, comprensivo della c.m.s., non essendo accessibile al pubblico la massa di dati utilizzati dalla Banca d’Italia per la rilevazione statistica, deve ammettersi per esclusione il raffronto tra il TEG del contratto, compresi i costi addebitati per la c.m.s., e il tasso soglia determinato a partire dal TEGM pubblicato nel d.m., senza incrementi. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 15/07/2017.


Contratto di prestito cd. monofirma, effetti della sua produzione in giudizio, nullità contrattuale. Contratto di finanziamento – Opposizione a decreto ingiuntivo – Contratto sottoscritto solo dalla parte finanziata – Effetti della sua produzione in giudizio – Nullità di protezione – Sussiste.
in tema di contratti per i quali la legge richiede la forma scritta "ad substantiam", la produzione in giudizio della scrittura da parte del contraente che non l'ha sottoscritta realizza un equivalente della sottoscrizione, con conseguente perfezionamento del contratto con effetti "ex nunc" e non "ex tunc", essendo necessaria la formalizzazione delle dichiarazioni di volontà che lo creano. Ne consegue che tale meccanismo non opera se l'altra parte abbia "medio tempore" revocato la proposta”. È chiaro che la domanda di nullità proposta dalla opponente, esprimendo una volontà opposta al vincolo contrattuale, non può far ritenere perfezionato il contratto con la successiva produzione in giudizio da parte della banca. Da ciò ne discende la nullità del contratto, con obbligo per la parte opponente di restituire la sola quota capitale, oltre interessi legali detratte le somme fino ad ora corrisposte (Tribunale di Chieti sez. distaccata di Ortona, 16/03/2017). (Daniele Cozza) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 16/03/2017.


La banca che concede credito ad un cliente in crisi non commette alcun illecito, né verso il cliente né verso i terzi. Risarcimento del danno - Concessione di credito a società poi fallita - Domanda del curatore di risarcimento del danno causato alla società e alla massa dei creditori - Fondamento - Obbligo della banca creditrice di non fare credito a cliente in crisi a salvaguardia degli interessi del cliente stesso e dei terzi - Inesistenza - Rigetto della domanda.
La banca che concede credito ad un cliente in crisi non commette alcun illecito, né verso il cliente né verso i terzi: non è ravvisabile infatti in capo alla banca mutuante una posizione di garanzia in forza della quale la stessa sia investita di un potere-dovere di salvaguardia degli interessi economici del cliente-mutuatario di fronte al rischio che questi usi male il capitale ricevuto né degli interessi dei terzi che siano entrati o che entrino in rapporto con il cliente e che, quali operatori economici, sono capaci di informarsi e sono tenuti ad informarsi della solvibilità del cliente. (Antonio Mondini) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca, 10/03/2017.


Azione di accertamento negativo debito su conto corrente – Illegittimità dell’anatocismo per contrarietà all’art.1283 c.c..
È nulla la clausola contenuta nei contratti stipulati prima del 22.04.00 che prevede la possibilità, per la banca, di applicare l’anatocismo trimestrale sui saldi debitori del correntista, per violazione del divieto stabilito dall’art.1283 c.c., il quale osterebbe anche un’eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale. Ne consegue che gli interessi a debito del correntista devono essere calcolati senza operare alcuna capitalizzazione (per tutte, Cass. S.U. n. 24418/2010). (Lorenzo Di Antonio) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 30/06/2016.


Conto corrente bancario e recesso ad nutum. Conto corrente bancario – Recesso ad nutum – Ammissibilità – Condizioni – Rispetto del termine di preavviso – Buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto

Conto corrente bancario – Recesso – Congruo preavviso – Necessità – Prosecuzione sino all'apertura di un nuovo conto – Insussistenza.
Quando il diritto di recesso (nella specie da contratto di conto corrente bancario) non è previsto come rimedio all’inadempimento o per l’onerosità o l'intollerabilità della prosecuzione del rapporto ma tutela l’interesse obiettivo della parte all’interruzione del rapporto contrattuale (costituendone la causa estintiva ordinaria, ove il rapporto sia a tempo indeterminato), il suo esercizio è rimesso esclusivamente all’autonoma decisione della parte, salvo il rispetto del termine di preavviso previsto dal contratto o comunque di un congruo preavviso e dei principi generali di correttezza e buona fede. Il loro rispetto esige, tra l’altro, che il recesso sia esercitato in modo da salvaguardare l’interesse dell’altra parte, nei limiti in cui ciò non comporti per il recedente un apprezzabile sacrifico. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)

L’importanza che il rapporto negoziale (nella specie contratto di conto corrente) può avere per la parte nei cui confronti è esercitato, implica che il recesso sia comunicato con congruo preavviso, ma non la pretesa di prosecuzione del rapporto sino all’apertura di un nuovo conto corrente, sostitutivo di quello prossimo alla interruzione, rispondendo al medesimo principio di buona fede anche l’esigenza di evitare, a carico di chi intende sciogliersene, una perpetuazione indeterminata del rapporto obbligatorio (nel caso di specie è stato ritenuto congruo il preavviso di 39 giorni con cui la banca ha esercitato il recesso da un rapporto di conto corrente bancario privo di affidamenti). (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 19/04/2016.


Anatocismo: il 'nuovo' art. 120 TUB non ha efficacia immediatamente precettiva, in mancanza della delibera CICR di attuazione. Anatocismo bancario – Capitalizzazione – Nuovo art. 120 TUB – Divieto di anatocismo (escluso) – Iter normativo incompleto – Delibera CICR – Incompatibilità disciplina comunitaria.
In tema di efficacia del nuovo art. 120 TUB come modificato dalla legge di stabilità del 2014, affermare una cogenza immediata del divieto di anatocismo introdotto dalla normativa, diversamente da quanto avvenuto nel recente passato sempre in subiecta materia, comporterebbe una ingiustificata sperequazione giuridica tra gli istituti di credito e gli altri soggetti interessati al fenomeno, ma anche tra gli stessi utenti del sistema bancario, i quali, non essendo tutti debitori e negativamente esposti alla capitalizzazione degli interessi passivi, potrebbero, in quanto creditori, essere, invece, ben favorevoli all’applicazione di detto istituto relativamente agli interessi attivi.

Il nuovo art. 120 TUB non ha efficacia immediatamente precettiva, in quanto l’iter normativo delineato dal legislatore non è giunto a conclusione, essendo indispensabile la delibera CICR, come previso dall’art. 161 V comma TUB.

La necessità di una precisa regolamentazione del predetto divieto in tutti i suoi aspetti ed implicazioni, prima della sua effettiva entrata in vigore, sembra altresì trovare giustificazione anche in esigenze di armonizzazione della nuova e ben più rigorosa disciplina nazionale con quella in vigore nel resto dell’UE. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 25/03/2016.


Contratto di credito collegato e restituzione delle somme versate al mutuante in caso di risoluzione del contratto di acquisto del bene. Mutuo e finanziamento in genere – Consumatore – Microimpresa – Finanziamento finalizzato all’acquisto – Collegamento – Ipotesi rilevanti – Fattispecie – Inadempimento del venditore – Mancata consegna del bene – Risoluzione del contratto di acquisto – Restituzione delle somme versate dall’acquirente a titolo di finanziamento in capo al mutuante.
Nell'ipotesi di contratto di mutuo, in cui sia previsto lo scopo del reimpiego della somma mutuata per l'acquisto di un determinato bene (nell’ipotesi una autovettura), sussiste il collegamento negoziale tra tali contratti (di compravendita e di mutuo) ed il mutuatario è obbligato all'utilizzazione della somma mutuata per l’acquisto del bene indicato nel contratto di mutuo.
Da ciò deriva che, anche se l’acquirente non è un consumatore, della somma concessa in mutuo beneficia il venditore del bene, con la conseguenza che la risoluzione della compravendita per inadempimento del venditore, nel frattempo fallito, legittima il mutuatario a richiedere la restituzione delle rate di finanziamento pagate direttamente al finanziatore che poi avrà azione di regresso esclusivamente nei confronti del venditore, in sede fallimentare. (Fabrizio Sgandurra) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 09/03/2016.


Contratti bancari, forma scritta ed effetti della produzione in giudizio. Contratti bancari - Forma scritta ad substantiam - Firma del funzionario di certificazione della firma del correntista - Possibilità di interpretarla, a certe condizioni, come estrinsecazione della volontà negoziale della banca - Sussiste

Contratti bancari - Manifestazione di volontà esternata nel corso del rapporto come modalità di perfezionamento del contratto - Integrazione della forma scritta ad substantiam - Sussiste.
Nell’ambito dei contratti bancari necessitante forma scritta ad substantiam, la firma del funzionario di banca, non potendo avere potere certificativo della firma del cliente, deve essere intesa come esternazione della volontà negoziale del funzionario, in nome e per conto dell’istituto, tanto più laddove il regolamento contrattuale sia già stato predisposto dalla banca stessa, nel corpo del testo si faccia ripetutamente riferimento al ‘contratto’ così stipulato, l’efficacia di tale contratto non risulti subordinata all’approvazione di altro organo della banca ed il contratto sia poi stato effettivamente eseguito da tutte le parti.
Pur in assenza di apposizione della firma sul contratto da parte della banca, l’intento di questa di avvalersi del contratto tramite manifestazioni di volontà esternate nel corso del rapporto di conto corrente quali le comunicazioni degli estratti conto, integrano modalità di perfezionamento del contratto stesso con rispetto della forma scritta ad substantiam. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 28/04/2015.


Contratti bancari – Normativa di trasparenza – Nullità di protezione – A vantaggio del cliente – Contratto privo di forma scritta – Interesse del cliente per l’esistenza materiale del contratto amorfo – Sussistenza – Prova libera del contratto amorfo.
La nullità del contratto bancario amorfo opera a vantaggio del cliente. Perciò, il giudice non può rilevarla per applicare in danno del cliente un limite probatorio previsto per il solo caso dei contratti formali. La prova, da parte del cliente, dell’esistenza del contratto amorfo è libera, sì che lo stesso può utilmente giovarsi delle risultanze degli scalari (nella specie, la banca pretendeva di applicare a un rapporto di apertura di credito, nullo per mancato rispetto della forma scritta ma risultante dagli scalari, un tasso stabilito per lo scoperto di conto). (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 31/10/2014.


Usura bancaria: irrilevanza degli interessi moratori e divieto di cumulo con gli interessi corrispettivi. Usura bancaria – Interessi moratori – Divieto di cumulo con gli interessi corrispettivi – Diversità funzionale – Clausola di salvaguardia ed esclusione dell’usura.
Gli interessi moratori rientrano tra le prestazioni accessorie ed eventuali, sinallagmaticamente riconducibili al futuro inadempimento e destinate ad assolvere alla funzione di pressione finalizzata alla realizzazione del corretto adempimento del contratto, in chiave sanzionatoria. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)

In tema di raffronto con il tasso soglia antiusura, la diversità di natura e funzione delle due categorie di interessi corrispettivi ed interessi moratori non ne consente il mero cumulo, né la Cassazione ha affermato un simile principio con la nota sentenza n.350/2013. Vieppiù, anche ove quest’ultima avesse realmente stabilito la possibilità del cumulo, il precedente sarebbe comunque da disattendere, per quanto autorevole, in virtù della diversità ontologica e funzionale dei due tipi di interessi. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)

L’impianto normativo in materia di usura fa riferimento alle prestazioni di natura "corrispettiva” gravanti sul mutuatario e collegate allo svolgimento fisiologico del rapporto, sicché gli oneri che non partecipano di tale natura corrispettiva non rilevano al fine dell’individuazione del tasso “effettivo” da raffrontare alla soglia. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)

Quando al mutuo acceda una clausola di salvaguardia, resta esclusa alla radice l’usurarietà del tasso pattuito. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)

In caso di superamento del tasso soglia per effetto dell’applicazione degli interessi di mora, la soluzione va ricercata nella riconduzione di questi ultimi nei limiti del tasso soglia ai sensi degli artt. 1419, comma 2 cc e 1339 cc, trattandosi al più di usurarietà sopravvenuta. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 16/09/2014.


Proposta di mutuo non sottoscritta dalla banca e nullità dell’intero contratto. Reclamo al collegio – Opposizione all’esecuzione – Proposta unilaterale di mutuo su modulo prestampato – Accettazione – Sottoscrizione da parte di entrambi i contraenti – Sigla illeggibile da parte della banca mutuante – Nullità clausola interessi ultralegali – Esclusione.
Ove si ritenga che la proposta di mutuo sia priva del requisito della sottoscrizione del legale rappresentante della Banca l’eventuale nullità non può che colpire l’intero contratto (con conseguente obbligo di restituzione dell’intera somma data a mutuo) e non soltanto le clausole sfavorevoli al reclamante. (Antonino Giunta) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 21/07/2014.


Contratti bancari e firma del funzionario di certificazione della firma del correntista come estrinsecazione della volontà negoziale della banca. Contratti bancari - Forma scritta ad substantiam - Firma del funzionario di certificazione della firma del correntista - Possibilità di interpretarla, a certe condizioni, come estrinsecazione della volontà negoziale della banca - Sussiste.

Contratti bancari - Manifestazione di volontà esternata nel corso del rapporto come modalità di perfezionamento del contratto - Integrazione della forma scritta ad substantiam - Sussiste. .
Nell’ambito dei contratti bancari necessitante forma scritta ad substantiam, la firma del funzionario di banca, non potendo avere potere certificativo della firma del cliente, deve essere intesa come esternazione della volontà negoziale del funzionario, in nome e per conto dell’istituto, tanto più laddove il regolamento contrattuale sia già stato predisposto dalla banca stessa, nel corpo del testo si faccia ripetutamente riferimento al ‘contratto’ così stipulato, l’efficacia di tale contratto non risulti subordinata all’approvazione di altro organo della banca ed il contratto sia poi stato effettivamente eseguito da tutte le parti. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Pur in assenza di apposizione della firma sul contratto da parte della banca, l’intento di questa di avvalersi del contratto tramite manifestazioni di volontà esternate nel corso del rapporto di conto corrente quali le comunicazioni degli estratti conto, integrano modalità di perfezionamento del contratto stesso con rispetto della forma scritta ad substantiam. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 14/05/2013.


Mutuo e finanziamento in genere – Cessione del quinto dello stipendio – Estinzione anticipata – Oneri economici – Commissioni assicurative – Diritto del cliente alla restituzione in ragione della durata residua del finanziamento – Sussistenza – Legittimazione passiva della banca – Sussistenza..
La banca beneficiaria di un contratto di assicurazione accessorio al rapporto principale di finanziamento può essere convenuta, in caso di estinzione anticipata del rapporto, per la restituzione della quota di premio assicurativo relativa al periodo residuo del finanziamento, in considerazione della natura unitaria dell’assetto d’interessi globalmente perseguito dalle parti. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 21/09/2012.


Il bollettino postale integra una prova legale. Pagamento rata a mezzo bollettino postale - Ricevuta del versamento - Prova fino a querela di falso..
La ricevuta del versamento di cui a un bollettino postale integra un atto pubblico in quanto in essa è consacrata l’attività svolta dal pubblico ufficiale postale in relazione alla riscossione del pagamento, pertanto fa piena prova dell’avvenuto pagamento sino a querela di falso. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 26/04/2012.


Collegamento tra i contratti di finanziamento e di conto corrente e deroga alla competenza per territorio. Contratti bancari - Collegamento contrattuale - Contratto di finanziamento e contratto di conto corrente - Deroga convenzionale alla competenza territoriale.

Clausole vessatorie - Contratti bancari - Contratti collegati - Clausola di collegamento contrattuale - Deroga alla competenza territoriale - Clausola vessatoria - Approvazione specifica - Necessità..
Il fatto che il rimborso di un contratto di finanziamento debba avvenire mediante versamento delle rate su un determinato conto corrente bancario non significa che i due contratti siano tra loro collegati al punto da rendere operativa anche nei confronti del contratto di finanziamento la clausola di deroga alla competenza territoriale contenuta nel contratto di conto corrente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ha natura vessatoria e deve, pertanto, essere formulata in modo chiaro e trasparente ed altresì specificamente approvata la clausola - pattuita tra professionista e consumatore - che stabilisca un collegamento negoziale tra due contratti e comporti l'applicazione all'uno della clausola di deroga alla competenza per territorio contenuta nell'altro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 22/02/2012.


Servizi di pagamento e/o incasso - Carta di credito e/o bancomat - Prelievo di contanti - Risultanze informatiche delle registrazioni - Valore probatorio delle scritture contabili..
Le risultanze informatiche delle registrazioni effettuate da apparecchiature quali bancomat o ATM sono assimilabili alle scritture contabili dell’imprenditore, le quali possono costituire prova a favore del medesimo solo nei rapporti tra imprenditori, inerenti all’esercizio dell’impresa e fermo restando che si tratta di prove liberamente valutabili dal giudice. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) ABF Roma, 02/12/2011.


Servizi di pagamento e/o incasso - Carta di credito e/o bancomat - Prelievo di contanti - Misura - Prova - Presunzioni..
In punto di prova della misura di un prelievo bancomat può attribuirsi, secondo il criterio dell’id quod plerumque accidit, efficacia probatoria alle risultanze del documento relativo alla quadratura di cassa, che attesti l’inesistenza di eccedenze riferibili a quella operazione. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) ABF Roma, 02/12/2011.


Cessione di credito ipotecario, richieste della banca di pegno sulle somme mutuate e violazione del principio di proporzionalità delle garanzie rispetto al debito. Contratti e operazioni bancarie in genere – Causa concreta – Buona fede oggettiva – Principio di proporzionalità delle garanzie prestate rispetto all’entità del credito garantito. .
Non può sottrarsi a una valutazione negativa la condotta della banca che, a fronte di una iscrizione ipotecaria e della cessione di un credito da parte del suo debitore, pretende la costituzione di un vincolo pignoratizio su somme che essa stessa concede in prestito a quest’ultimo, incrementando la quota di capitale mutuato. Tale operazione, oltre a essere priva di causa concreta, urta contro il canone di buona fede oggettiva (che, tra le altre cose, costituisce un limite rispetto all’applicazione di condizioni contrattuali irragionevoli e ingiustificate predisposte dall’autonomia) e pure contro il principio generale di proporzionalità delle garanzie creditorie rispetto all’entità del debito cui esse accedono, così come configurato ad esempio dall’art. 2872 c.c.. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata) ABF Roma, 28/10/2011.


Azione di classe, rappresentanza processuale sostanziale, presenza di più rappresentanti la classe nello stesso giudizio. Azione di classe - Rappresentanza processuale - Coincidenza dei poteri di rappresentanza sostanziale e processuali - Esclusione.

Azione di classe - Rappresentanza processuale - Presenza nello stesso giudizio di più soggetti del potere di rappresentare la classe - Ammissibilità..
Il soggetto che rappresenta in giudizio la classe è investito di un potere di rappresentanza processuale che non è riconducibile a quello previsto dall'articolo 77 c.p.c., il quale presuppone la coesistenza dei poteri di rappresentanza sostanziale e processuale. Il rapporto istituito tra componente della classe ed associazione riguarda esclusivamente il piano della mera rappresentanza processuale, senza alcuna interferenza sulla titolarità e sulla disponibilità del rapporto sostanziale dedotto in giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché il conferimento del potere di rappresentanza processuale non conferisce al soggetto investito la qualità di parte sostanziale, si deve ritenere che nell'azione classe sia compatibile la presenza nello stesso giudizio di più soggetti investiti del potere di rappresentare la classe. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 23/09/2011.


Anticipazioni in conto corrente e opponibilità alla procedura del patto di compensazione. Concordato preventivo - Anticipazioni su ricevute bancarie in conto corrente - Ricevute incassate dalla banca dopo l'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata - Compensazione con altri crediti della banca verso il correntista poi fallito - Legittimità - Condizioni e limiti..
In tema di anticipazione su ricevute bancarie regolata in conto corrente, se le relative operazioni siano compiute in epoca antecedente rispetto all'ammissione del correntista alla procedura di amministrazione controllata, è necessario accertare, qualora il correntista - successivamente ammesso al concordato preventivo - agisca per la restituzione dell'importo delle ricevute incassate dalla banca, se la convenzione relativa all'anticipazione su ricevute regolata in conto contenga una clausola attributiva del "diritto di incamerare" le somme riscosse in favore della banca (cd. patto di compensazione o, secondo altra definizione, patto di annotazione ed elisione nel conto di partite di segno opposto); solo in tale ipotesi, difatti, la banca ha diritto a "compensare" il suo debito per il versamento al cliente delle somme riscosse con il proprio credito, verso lo stesso cliente, conseguente ad operazioni regolate nel medesimo conto corrente, a nulla rilevando che detto credito sia anteriore alla ammissione alla procedura concorsuale ed il correlativo debito, invece, posteriore, poiché in siffatta ipotesi non può ritenersi operante il principio della "cristallizzazione dei crediti", con la conseguenza che nè l'imprenditore durante l'amministrazione controllata, nè gli organi concorsuali - ove alla prima procedura ne sia conseguita altra - hanno diritto a che la banca riversi in loro favore le somme riscosse (anziché porle in compensazione con il proprio credito) (1). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01/09/2011.


Azione di classe, particolare onerosità e idoneità del proponente a rappresentare gli interessi dei componenti della classe. Azione di classe - Caratteristiche - Natura individuale.

Azione di classe - Mandato ad associazioni - Conferimento di legittimazione ulteriore rispetto a quella del componente - Esclusione.

Processo civile - Mandato ad agire in giudizio - Legittimazione processuale del mandatario - Potere di disporre del diritto controverso - Necessità.

Azione di classe - Spese di pubblicità - Onerosità per il singolo consumatore - Questione di legittimità costituzionale - Manifesta infondatezza.

Azione di classe - Rilevante numero dei componenti della classe - Particolare complessità delle questioni e delle difese - Idoneità del proponente alla tutela degli interessi della classe - Fattispecie..
L'azione prevista dall'art. 140 bis del codice del consumo rimane pur sempre un'azione individuale aperta all'adesione di una pluralità di altri soggetti che si trovino in possesso dei requisiti soggettivi e oggettivi di uniformità; detta azione non crea, pertanto, diritti, ma si limita ad estendere la tutela giudiziale, in presenza di determinati presupposti sostanziali e processuali, a tutti i componenti di una classe di consumatori che si trovino nei confronti della stessa impresa in situazione identica, in modo da offrire una più agevole tutela a tutti i consumatori che possono vantare diritti individuali omogenei. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'inciso "anche mediante associazioni cui dà mandato", contenuto nell'art. 140 bis del codice del consumo, deve essere interpretato nel senso della possibilità di conferire ad associazioni di consumatori il mandato ad agire in giudizio per conto del componente della classe, ma non anche di attribuire a tali associazioni una legittimazione ulteriore, che consenta loro di far valere nel medesimo giudizio lo stesso diritto già esercitato dal mandante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ha natura solo processuale e non è, pertanto, idoneo a conferire al mandatario legittimazione processuale quel mandato che attribuisca il potere di esercitare, in nome e per conto del mandante, una determinata azione giudiziaria senza che al mandatario vengano anche attribuiti i poteri di disposizione del diritto controverso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Premesso che il regolamento delle spese processuali non incide sulla tutela giurisdizionale del diritto di chi agisce o si difende in giudizio, non potendosi sostenere che la impossibilità di addossare le spese allo stato o alla controparte non consenta alla parte di meglio difendere la sua posizione e di apprestare le proprie difese, deve escludersi la irragionevolezza della norma di cui all'articolo 140 bis, comma 9, del codice del consumo nella parte relativa alla previsione dell'esecuzione della pubblicità dell'ordinanza ammissiva dell'azione quale condizione di improcedibilità della domanda a causa della particolare onerosità per il singolo consumatore a sostenerne le spese. La disciplina in questione, infatti, contiene già in sé stessa il rimedio per poter ovviare alla eventuale inadeguatezza del singolo consumatore a curare adeguatamente gli interessi della classe cui partecipa ove prevede la possibilità di conferire mandato ad una associazione o ad un comitato. In proposito è, inoltre, opportuno osservare che la norma in questione non sembra prevedere forme di pubblicità particolarmente onerose né, soprattutto, prevedere che la stessa debba necessariamente essere effettuata a spese dell'attore e che l'onere della pubblicità potrebbe gravare sull'attore indipendentemente dalla decisione del tribunale qualora la parte convenuta in tal senso onerata non vi dovesse provvedere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il numero potenzialmente assai rilevante di componenti della classe, e quindi di potenziali aderenti, e la loro capillare diffusione su tutto il territorio nazionale, unitamente alla complessità ed alla difficoltà, sotto il profilo tecnico, delle questioni sollevate costituiscono elementi che richiedono che il proponente l'azione di classe sia particolarmente qualificato, in grado di predisporre le difese adeguate, di replicare a quelle dell'impresa convenuta e di sostenere le relative spese, comprese quelle di pubblicità (nel caso di specie, il tribunale ha ritenuto inadeguato il proponente che aveva dichiarato di non essere in grado di sostenere le spese di pubblicità dell'ordinanza ammissiva dell'azione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 07/04/2011.


Svincolo di fondi giacenti in banca di atto notorio con sottoscrizione autenticata. Contratti bancari – Richiesta di sblocco di fondi in qualità di erede – Verbale di pubblicazione del testamento – Insufficienza. .
Per ottenere lo svincolo dei fondi giacenti in banca, il richiedente deve produrre l’atto di notorietà ovvero una dichiarazione sostitutiva di notorietà ai sensi dell’art. 47 d.p.r. n. 445/2000 con sottoscrizione autenticata da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirvi pubblica fede. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Carlo De Sanctis) (riproduzione riservata) ABF Milano, 15/12/2010.


Interest swap rate a copertura di altra operazione e recesso anticipato del cliente. Operazione su derivati – Contratto Interest Rate Swap (IRS) – Validità se a fini di effettiva copertura – Estinzione dell’operazione coperta – Facoltà di recesso dall’operazione di copertura. .
Ove correttamente stipulato, un contratto di interest rate swap non può essere ritenuto nullo se posto in essere con la specifica funzione di copertura di altra operazione (nella specie, un mutuo). In caso di estinzione anticipata dell’operazione coperta, non vi sono ragione ostative per lo scioglimento, ex recesso del cliente, dell’operazione di copertura. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) ABF Milano, 10/11/2010.


Revoca di bonifico, responsabilità della banca indicataria e dovere di correttezza e buona fede. Adempimento di obbligazioni pecuniarie - Bonifico bancario - Rapporto tra la banca del debitore e quella del creditore - Distinzione tra soggetto indicatario di pagamento e delegato alla riscossione.

Esecuzione di pagamento tramite bonifico bancario - Dovere della banca destinataria di comportarsi secondo correttezza e buona fede - Revoca dell'ordine di pagamento - Dovere della banca di attivarsi con il cliente al fine di ottenere informazioni - Dovere di impedire l'erogazione di somme palesemente non dovute - Excepio doli..
In tema di adempimento delle obbligazioni pecuniarie mediante bonifico bancario, qualora l’ordine di bonifico sia eseguito con il sistema di remote banking e nessun incarico di effettuazione del pagamento sia stato conferito dalla banca presso la quale il debitore è correntista alla banca del creditore, quest’ultima opera in qualità di intermediario o indicatario di pagamento ai sensi dell’art. 1188 cod. civ., in buona sostanza di soggetto delegato alla riscossione da parte del creditore, e perciò in rapporto soltanto con quest’ultimo. (Tiziana Montagno) (riproduzione riservata)

La banca destinataria di un ordine di pagamento impartito da altro istituto bancario su un conto corrente acceso presso di essa è tenuta a comportarsi in conformità ai fondamentali principi di correttezza e buona fede, con la conseguenza che, pur non essendo la banca tenuta a vagliare nel merito il contenuto di ogni singola operazione economica, a fronte di circostanze del tutto peculiari che possano legittimamente giustificare apprezzabili dubbi sulla legittimità dell'operazione richiesta, non può limitarsi ad un esame meramente formale della situazione, mediante il solo controllo della correttezza delle coordinate indicate nell'ordine di bonifico. Essa è, infatti, tenuta a fornire al soggetto con cui entra in contatto e che eventualmente richieda la revoca dell'ordine di pagamento già inoltrato, ogni possibile collaborazione, ovviamente nel rispetto dei limiti imposti dal rapporto contrattuale con il proprio correntista e ad attivarsi nei confronti di questi al fine di ottenere tutte le informazioni necessarie atte ad impedire l'eventuale erogazione in suo favore di somme palesemente non dovute, riservandosi, se del caso, la facoltà di paralizzare l'accredito mediante l'esercizio della excepio doli, astenendosi perciò dal fornire collaborazione nell'esecuzione di attività illecite o scorrette. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 15/07/2010.


Azione di classe – Legittimazione ad agire – Legittimazione del proponente – Titolarità in proprio del diritto che caratterizza la classe – Necessità..
L'azione di classe prevista dall’art. 140 bis Codice del consumo e che tutela i diritti individuali omogenei dei consumatori ed utenti è strutturata in modo tale che il soggetto che assume l’iniziativa rivesta la qualità di parte processuale, mentre coloro che aderiscono all'azione ai sensi del comma 3 ne subiscono gli effetti, ma non assumono la qualità di parte essendo privi di poteri di impulso processuale e della possibilità di impugnare la decisione, che fa comunque stato nei loro confronti. Ne deriva che l'attore per essere legittimato deve essere prima di tutto titolare, in proprio e personalmente, del diritto individuale omogeneo che caratterizza la classe che intende rappresentare e tale legittimazione sussiste non perché il proponente intende rappresentare gli interessi della classe, ma perché il suo interesse coincide con quello della classe essendo egli portatore del medesimo diritto individuale omogeneo di cui sono titolari gli appartenenti alla classe. L’azione promossa dal proponente prima di essere collettiva deve pertanto possedere i requisiti previsti per tutte le azioni individuali, tra cui l’interesse ad agire che deve essere concreto ed attuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/05/2010.


Frazionamento della domanda tra capitale ed interessi e giusto processo. Obbligazioni e contratti – Frazionamento della domanda di adempimento di unica pretesa creditoria – Proposizione di successiva domanda per interessi e rivalutazione – Legittimità – Esclusione..
E' improponibile la domanda in cui la domanda di condanna al pagamento di interessi e rivalutazione risulta frazionata da altra precedentemente proposta e passata in giudicato per la condanna al pagamento del capitale, e questo alla luce del principio del giusto processo, che tale non potrebbe essere ove frutto di abuso. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 03/11/2009.


Ricorso per ingiunzione e diritto alla consegna di documenti relativi a rapporti bancari. Procedimento d’ingiunzione – Diritto alla consegna di documenti riferibili a diritti di credito – Rapporti bancari – Sussistenza..
E' possibile ricorrere al procedimento monitorio di cui agli artt. 633 e ss. cod. proc. civ. al fine di ottenere la consegna di determinati documenti riferibili a diritti di credito, quali quelli previsti dall’art. 119, comma 6, del d.lgs. n. 385/1993 (Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia), posto che il diritto del cliente alla consegna dei documenti relativi al suo contratto ha natura di diritto soggettivo di rango primario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 02/11/2009.


Indebito pagamento alla banca di somme non dovute e lesione da mancata percezione degli utili di impresa quale danno da perdita di chance. Contratti bancari - Indebito pagamento di somme in forza di clausole nulle - Lesione da mancata percezione degli utili di esercizio dell'impresa - Danno da perdita di chance - Prova - Sussistenza..
La lesione da mancata percezione degli utili di esercizio dell'impresa causata dalla illegittima corresponsione agli istituti di credito di somme non dovute perché originate da clausole nulle può essere inquadrata nel cosiddetto danno da perdita di chance che, ove adeguatamente provato, deve essere risarcito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 13/07/2009.


Ordine alla banca di esibizione della documentazione ex artt. 210 c.p.c. e 119 TUB. Rapporti bancari – Ordine di esibizione della documentazione ex art. 119 TUB – Istanza istruttoria – Ammissibilità..
E’ ammissibile l’istanza istruttoria ex art. 210 cod. proc. civ. volta ad ottenere l’emanazione, nei confronti della banca, dell’ordine di esibizione, ai sensi dell’art. 119 del TUB, degli estratti conto e dei riassunti scalari relativi al rapporto di conto corrente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09/03/2009.


Contratti – Clausole vessatorie – Azione collettiva a tutela dei consumatori – Inibitoria – Legittimazione passiva delle associazioni dei professionisti che esprimano parere positivo sull’uso delle clausole – Fattispecie predente la modifica dell’art. 1469 sexies cod. civ. ex art. 14 l. 3 febbraio 2003, n. 14 -  Sussistenza..
In tema di azioni collettive a tutela dei consumatori, l’associazione di professionisti che abbia provveduto all’elaborazione ed alla diffusione di clausole contenute in condizioni generali riguardanti contratti bancari ed abbia espresso parere positivo sulla loro utilizzabilità, deve ritenersi titolare della legittimazione passiva anche in ordine alle azioni collettive promosse prima della modifica dell’art. 1469 sexies cod. civ., intervenuta ai sensi dell’art. 6 della legge n. 14 del 3 febbraio 2003, con la quale è stata espressamente estesa la legittimazione passiva alle associazioni che “raccomandano” l’utilizzo di clausole o condizioni generali di contratto. Cassazione civile, sez. I, 21/05/2008.


Contratti con i consumatori, ius variandi e giustificato motivo. Contratti bancari conclusi con i consumatori - Modificazione unilaterale di una o più condizioni del contratto da parte del professionista - Vessatorietà della clausola in assenza di giustificato motivo - Fondamento. .
In tema di contratti bancari conclusi con i consumatori, è vessatoria la clausola, contenuta nelle condizioni generali di contratto, che riconosce unilateralmente al professionista la facoltà di modificare le disposizioni economiche del rapporto contrattuale, anche in mancanza di un giustificato motivo, così come richiesto, in via generale, dall'art. 1469 bis, quinto comma, n. 11, attualmente riprodotto nell'art. 33, secondo comma, lettera m), del d.lgs. n. 206 del 6 settembre 2005, non potendosi qualificare tale previsione negoziale come meramente riproduttiva dell'art. 118 del d.lgs. n. 385 del 1 settembre 1993, nella formulazione anteriore alla modifica introdotta con l'art. 10 del d.l. 4 luglio 2006 n. 223, convertito nella legge n. 248 del 4 agosto 2006, sia perchè l'esclusione della vessatorietà delle clausole riproduttive delle disposizioni di legge, prevista nell'art. 1469 ter, terzo comma, ed attualmente riprodotta nell'art. 34, terzo comma del d.lgs. n. 206 del 2005, trova applicazione solo quando ne venga trasposto il nucleo precettivo e non, invece, quando il predisponente si avvalga autonomamente di una facoltà prevista dalla norma, isolandola dal contesto normativo in cui si colloca, sia perchè l'art. 118 del d.lgs. n. 385 del 1993 ha una portata applicativa non limitata ai contratti con i consumatori. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 21/05/2008.


Contratti dei consumatori, cassette di sicurezza e vessatorietà delle clausole limitative della responsabilità della banca. Contratti bancari - Servizio bancario delle cassette di sicurezza - Obblighi e responsabilità della banca - Inadempimento od inesatto adempimento del professionista - Clausola limitativa della responsabilità risarcitoria della banca - Vessatorietà - Fondamento - Art. 1469 bis cod. civ. in assenza di trattativa individuale - Art. 1469 quinquies, secondo comma, n. 2, cod. civ. in caso di trattativa individuale..
In tema di contratti bancari conclusi con i consumatori, ha natura vessatoria sia la clausola relativa al servizio di cassette di sicurezza che limita la responsabilità contrattuale del professionista, in caso di danneggiamento o distruzione delle cose custodite, ai soli danni comprovati ed obiettivi, con esclusione del valore d'affezione, assumendo come limite quantitativo del risarcimento il valore dichiarato dal cliente ed il conseguente massimale assicurativo, sia quella che riconosce alla banca il diritto al risarcimento dei danni derivanti dalla mancata corrispondenza tra il valore dichiarato dal cliente e il valore effettivo, per essere, entrambe, oltre che lesive del divieto di limitazione della responsabilità contrattuale in caso di dolo o colpa grave, contenuto nell'art. 1229, primo comma, cod. civ., anche produttive di un significativo ed ingiustificato squilibrio tra le parti ex art. 1469 bis, primo comma, cod. civ., o, in caso di clausola formante oggetto di trattativa, ex art. 1469 quinquies, secondo comma, n. 2, cod. civ., in quanto dirette a limitare il diritto del consumatore ad agire, in caso d'inadempimento del professionista, anche per colpa lieve. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 21/05/2008.


Azione collettiva, inibitoria all’uso di clausole vessatorie e contratti già stipulati. Contratti in genere - Contratto ad esecuzione periodica o continuata o differita - Azione collettiva inibitoria a tutela dei consumatori - Inibitoria dell'uso di clausole vessatorie - Applicazione ai contratti già stipulati. .
In tema di azione collettiva, proposta, nella vigenza dell'art. 1469 sexies cod. civ., da una o più associazioni rappresentative dei consumatori, l'inibitoria dell'uso delle clausole vessatorie produce effetti anche sui contratti già stipulati al momento della pronuncia giudiziale, sia perché l'eliminazione delle clausole vessatorie da tutti i contratti che le contengono è coerente con le finalità attribuite dal legislatore comunitario all'azione collettiva sia perchè l'applicazione del divieto ai contratti ad esecuzione differita o con durata reiterabile (come quelli bancari) vigenti al momento dell'adozione dell'inibitoria, realizza la funzione preventiva propria di questo specifico strumento di tutela, escludendo la necessità di ricorrere all'azione individuale per espungere, in concreto, dai singoli regolamenti negoziali, le condizioni colpite dal provvedimento giudiziale. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 21/05/2008.


Azione collettiva e responsabilità dell’associazione di professionisti per azioni promosse prima della legge 14/2006. Contratti in genere - Requisiti (elementi del contratto) - Accordo delle parti - Condizioni generali di contratto - Necessità di specifica approvazione scritta - Clausole vessatorie od onerose - Inibitoria - Azione collettiva - Vigenza dell'art. 1469 sexies cod. civ. - Elaborazione, diffusione e positiva valutazione di condizioni generali di contratto da parte di un'associazione di professionisti - Legittimazione passiva nell'azione collettiva - Sussistenza..
In tema di azioni collettive inibitorie a tutela dei consumatori, l'associazione di professionisti che abbia provveduto all'elaborazione ed alla diffusione di clausole contenute in condizioni generali riguardanti contratti bancari ed abbia espresso parere positivo sulla loro utilizzabilità, deve ritenersi titolare della legittimazione passiva anche in ordine alle azioni collettive promosse prima della modifica dell'art. 1469 sexies cod. civ., intervenuta ex art. 6 della legge n. 14 del 3 febbraio 2003, con la quale è stata espressamente estesa la legittimazione passiva alle associazioni che "raccomandano" l'utilizzo di clausole o condizioni generali di contratto, in quanto anche nella previgente previsione normativa contenuta nell'art. 1469 sexies cod. civ., interpretata secondo quanto stabilito all'art. 7 della Direttiva CE 93/13, l'utilizzazione deve ritenersi comprensiva dell'elaborazione, della diffusione e della positiva valutazione delle condizioni generali di contratto. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 21/05/2008.


Rito sommario e consegna di documentazione bancaria. Procedimento sommario societario – Consegna di documentazione bancaria ai sensi dell’art. 119 TUB – Gratuità – Esclusione – Conversione del rito in ordinario – Necessità..
Poiché il procedimento di cui all’art. 19 d. lgs. n. 5/2003 presuppone una fase di cognizione sommaria che può concludersi esclusivamente con l’emanazione di un’ordinanza immediatamente esecutiva di condanna, i cui presupposti sono rappresentati dalla sussistenza di fatti costitutivi di un diritto di credito e dalla manifesta infondatezza delle contestazioni del resistente, deve essere disposta la conversione in rito ordinario qualora il ricorrente chieda la consegna gratuita di documenti ai sensi dell’art. 119, 4° comma, T.U.B. e l’intermediario contesti tale diritto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 10/10/2007.


Cessazione dell'obbligo di consegna dei documenti ed eccezione. Obbligo di consegna della documentazione bancaria – Cessazione per effetto del decorso del tempo – Eccezione – Necessità..
Il venir meno, per effetto del decorso del tempo, dell’obbligo di conservazione della documentazione della quale viene chiesta la consegna ai sensi dell’art. 119, comma 4, d. lgs. n. 385/1993 deve essere eccepito dalla banca convenuta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 10/10/2007.


Accesso alla documentazione ed ordine di esibizione. Diritto del cliente ad ottenere copia della documentazione bancaria – Ordine di esibizione ex art. 119 d. lgs. n. 385/1993 – Natura – Sussistenza..
La richiesta al giudice dell’ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c. affinché la banca esibisca gli estratti conto relativi a rapporti esattamente individuati, rappresenta la trasposizione sul piano processuale della norma sostanziale di cui all’art. 119, comma 4, d. lgs. n. 385/1993, norma da interpretarsi alla luce del principio di buona fede nell’esecuzione del contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Latina, 19/06/2007.


Consegna dei documenti successiva al ricorso. Consegna della documentazione bancaria - Onere di conservazione - Procedimento sommario societario - Consegna successiva alla notifica del ricorso - Soccombenza - Sussistenza..
  Tribunale Brescia, 11/05/2007.


Diritto di accesso ai dati bancari. Autorità garante per la protezione dei dati personali – Diritto di accesso ai dati relativi a contratti di conto corrente e di investimento – Sussistenza..
L'esercizio del diritto di accesso ai dati personali conservati dal titolare del trattamento consente di ottenere, ai sensi dell'art. 10 del Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lg. 30 giugno 2006, n. 196), la comunicazione in forma intelligibile dei soli dati personali effettivamente detenuti, estrapolati dai documenti che li contengono ovvero - quando l'estrazione dei dati risulti particolarmente difficoltosa - la consegna in copia dei documenti in questione con l'omissione di ciò che non costituisce "dato personale" dell'interessato (cfr. art. 10, comma 4 e 5, del Codice). Il citato art. 10 del Codice non consente invece di richiedere al titolare del trattamento, né di ottenere, sempre e necessariamente, copia (fotostatica o autenticata) dei documenti detenuti, ovvero la creazione di documenti inesistenti -o non più esistenti- nei propri archivi o l'innovativa aggregazione dei dati personali trattati secondo modalità prospettate dall'interessato. (Nel caso di specie, l’Autorità garante ha accolto il ricorso di due contestatari di un contratto di conto corrente e di un contratto di deposito titoli volto ad ottenere il diritto all’accesso ai dati personali che li riguardano relativi ai rapporti bancari dagli stessi intrattenuti, "in particolare i servizi finanziari e le operazioni di investimento attuate presso e tramite l'istituto di credito" - con particolare riguardo all'acquisto di titoli della Repubblica Argentina). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Garante per la protezione dei dati perso, 07/12/2006.


Indisponibilità della documentazione bancaria e obbligo di consegna. Rapporti bancari – Diritto alla consegna di documentazione ex art. 119 TUB – Indisponibilità della documentazione – Irrilevanza..
E’ irrilevante il fatto che la banca - convenuta con ricorso ex art. 19 d. lgs. n. 5/03 per la consegna ai sensi dell’art. 119 TUB di determinata documentazione - dichiari che la documentazione medesima non è più disponibile nei propri archivi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 28/10/2006.


Diritto a copia della documentazione, formulazione della richiesta. Trasparenza bancaria – Diritto del cliente di ottenere copia della documentazione – Contenuto – Ordine di esibizione – Indispensabilità – Valutazione..
Il diritto del cliente di ottenere dalla banca copia della documentazione di cui all’art. 119 d.lgs. n. 385/1993 può essere azionato anche facendo riferimento a tutte le operazioni riportate nell’estratto conto ed eseguite in un determinato arco temporale. In detta fattispecie deve ritenersi ammissibile l’istanza di esibizione prevista dall’art. 210 c.p.c., posto che il requisito della indispensabilità dei documenti per conoscere i fatti di causa previsto dall’art. 118 c.p.c. non è rimesso alla valutazione del giudice, ma è definitivamente risolto dalla prescrizione dell’art. 119, IV° comma citato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 17/10/2006.


Esibizione di documentazione bancaria e onere della prova. Ordine di esibizione della documentazione bancaria – Onere della prova – Ammissibilità – Limiti..
L’istanza di cui all’art. 210 c.p.c. volta ad ottenere l’esibizione della documentazione inerente i conti di cui gli attori sono titolari, non potendo essere utilizzata per supplire al mancato assolvimento dell’onere della prova a carico della parte istante, potrà trovare accoglimento solo nel caso in cui la parte abbia dato prova di aver richiesto alla banca la documentazione medesima ai sensi dell’art. 119, 4° comma d.lgv. n. 385/1993. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Barcellona Pozzo di Gotto, 13/10/2006.


Associazione dei consumatori, pubblicità ingannevole e competenza del giudice ordinario. Giurisdizione – Associazione consumatori – Azione per pubblicità ingannevole – Giurisdizione del Giudice Ordinario – Sussistenza..
Sussiste la giurisdizione del giudice ordinario a conoscere della domanda con la quale un’associazione dei consumatori, inserita nell’elenco di cui all’art. 5 della legge n. 281 del 1998, domandi l’inibizione degli atti di pubblicità ingannevole e la condanna della società che li aveva posti in essere al risarcimento del danno. Cassazione Sez. Un. Civili, 28/03/2006.


Privacy e operazioni finanziarie. Trattamento dei dati personali relativi ad operazioni finanziarie – Obbligo della banca titolare del trattamento di fornire le informazioni al titolare richiedente – Sussistenza – Contenuto..
L'art. 7 d. lgs.vo n.ro 196/2003 riconosce all'interessato il diritto di chiedere al titolare del trattamento l’accesso ai propri dati personali, ed a qualunque informazione relativa alla persona, di ottenere conferma dell'origine, dell'esistenza, delle finalità e modalità del loro trattamento e di riceverne comunicazione in forma chiara ed intelligibile.
Alla richiesta di accesso corrisponde il dovere del titolare del trattamento di dare riscontro all'interessato ai sensi dell'art. 10 d. lgs.vo n.ro 196/2003, estraendo dai propri archivi tutte le informazioni allo stesso relative della richiesta e comunicandole nelle forme e nei modi più idonei a renderle chiare e perfettamente comprensibili.
L’istituto di credito, titolare del trattamento dei dati personali ai sensi dell’art. 28 d. lgs.vo n. 196/03, ove ne sia fatta richiesta, è quindi tenuto a:
1. dare conferma dell'esistenza presso i propri archivi dei dati personali del ricorrente afferenti operazioni di investimento mobiliare a far data dall'inizio del rapporto;
2. comunicare al richiedente tutti i dati e le informazioni personali che lo riguardano relative ad ogni atto, rapporto, documento ed operazione concernenti: a) il contratto originario di prestazione dei servizi di investimento e accessori e/o di gestione di portafogli di investimento e deposito titoli siglati inter partes, incluse eventuali successive modifiche e integrazioni; b) il contratto originario regolante il rapporto di conto corrente eventualmente in essere ed ogni sua eventuale modifica e integrazione; c) le operazioni di investimento, gli ordini di acquisto e gli acquisti di titoli, di qualsivoglia genere, specie e natura, compiuti dal richiedete presso o tramite ovvero con l'intermediazione dell'istituto di credito dall'inizio del rapporto, compresi i rendiconti, i movimenti e la composizione del deposito titoli regolati nell'anzidetto periodo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 28/07/2005.


Violazione di norme imperative e nullità. Intermediazione finanziaria – Negozio contrario a norme imperative – Natura pubblica e generale degli interessi tutelati – Tutela del risparmiatore – Mancata previsione della nullità – Irrilevanza..
In presenza di un negozio contrario a norme imperative, la mancanza di una espressa sanzione di nullità non è rilevante ai fini della nullità dell'atto negoziale in conflitto con il divieto, in quanto vi sopperisce l'art. 1418, comma 1, c.c., che rappresenta un principio generale rivolto a prevedere e disciplinare proprio quei casi in cui alla violazione dei precetti imperativi non si accompagna una previsione di nullità. Pertanto - poiché il carattere inderogabile delle disposizioni della l. 2 gennaio 1991 n. 1, che prevedono la necessità dell'iscrizione all'albo delle società di intermediazione mobiliare, previo accertamento da parte della CONSOB della sussistenza di una serie di requisiti, deriva dalla natura, pubblica e generale, degli interessi con esse garantiti, che concernono la tutela dei risparmiatori "uti singuli" e quella del risparmio pubblico come elemento di valore della economia nazionale - è affetto da nullità assoluta il contratto di "swap" (da annoverare tra le attività di intermediazione mobiliare disciplinate dalla suddetta legge) stipulato, in contrasto con la stessa, da un intermediario abusivo, atteso l'interesse dell'ordinamento a rimuovere detto contratto per le turbative che la conservazione di esso è destinata a creare nel sistema finanziario generale. Cassazione civile, sez. I, 07/03/2001.