Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 20434 - pubb. 07/09/2018

Intervento ex art. 41 tub. del curatore nell’esecuzione immobiliare pendente nei confronti del fallito e proseguita dal creditore fondiario

Tribunale Mantova, 03 Settembre 2018. Est. Laura De Simone.


Esecuzione immobiliare proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare – Esclusione tra le spese liquidabile ex art. 2770 c.c. delle spese del curatore fallimentare

Esecuzione immobiliare proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare

Esecuzione immobiliare – Proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all'art.2770 c.c.

Esecuzione immobiliare – Proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all’art.2770 c.c.



In sede esecutiva l’assegnazione al fondiario delle somme ricavate dalla vendita sconta unicamente l’anteposizione dei crediti per atti conservativi o di espropriazione di cui all’art.2770 c.c., quali sono le spese di giustizia strumentali all'espropriazione forzata immobiliare. Le spese sostenute dalla curatela in funzione della procedura fallimentare, nell’interesse generale dei creditori, senz’altro prededucibili in sede concorsuale, non lo sono in sede esecutiva in quanto non strettamente pertinenti all’esecuzione forzata di cui si tratta. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Quando il Curatore interviene nell’esecuzione immobiliare pendente nei confronti del fallito e proseguita dal creditore fondiario, a mente dell’art.41 II co. TUB, il giudice dell’esecuzione deve limitarsi a proseguire la vendita secondo le norme del c.p.c. e ad assegnare il ricavato al Fallimento non potendo derogarsi per l’effettuazione del riparto alla disciplina in materia d'accertamento del passivo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Al Giudice dell'esecuzione non compete un autonomo potere di graduazione dei crediti difforme dalla collocazione che questi hanno assunto o assumeranno nella procedura fallimentare ma può procedere all’assegnazione provvisoria delle spese di natura prededucibile e rango privilegiato ex art. 2770 c.c. strumentali all'espropriazione forzata immobiliare e funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della procedura, quali i compensi dell’esperto stimatore, del custode e del delegato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

È legittimo che i costi vivi della procedura esecutiva immobiliare siano liquidati dal giudice dell’esecuzione e al fallimento siano attribuite tutte le liquidità recuperate al netto delle spese necessarie per la loro realizzazione sia perché per regola generale ciascun giudice liquida il compenso degli ausiliari che nomina, sia per similitudine all’istituto di cui all’art.42 l.f. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)


Segnalazione della Dott.ssa Laura De Simone


TRIBUNALE ORDINARIO di Mantova

Sezione Esecuzioni Immobiliari

 

Il Giudice dott.Laura De Simone,

a scioglimento della riserva assunta all’udienza del 14/06/2018,

osserva quanto segue.

Nella presente procedura esecutiva immobiliare è intervenuto ex art.41 tub II co. il Fallimento P. Sergio.

Esitati gli immobili il notaio delegato ha depositato il 20.3.2018 il seguente progetto di riparto finale:

SCHEMA DI RIPARTO:

Somme già distribuite:

- Euro 7.293,00 a favore dell'Associazione Notarile Autotransfert- Notares;

- Euro 15.000,00 a favore di Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a.

Somme da distribuire:

- Euro 3.966,88 a favore di So.ve.mo. s.r.l.;

- Euro 19.369,76 a favore di Fallimento P. Sergio

- Euro 49.397,68 più gli interessi bancari, quali risulteranno maturati sul C/C bancario intestato alla procedura sino alla data di estinzione, dedotte le spese bancarie di chiusura, a favore di Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a.

Banca Monte dei Paschi di Siena ha proposto opposizione per la parte in cui attribuisce al fallimento intervenuto la somma di € 9.014,76, qualificandolo come creditore privilegiato ex art.2770 c.c.., ritenendo tali somme non dovute. Osserva la Banca che l’’art.2770 c.c. attribuisce il privilegio sul ricavato dalla vendita ai crediti per spese di giustizia fatte per l’espropriazione di beni immobili nell’interesse comune dei creditori ma il creditore che si è fatto carico delle spese di giustizia nella specie è la Banca Monte dei Paschi di Siena mentre il Fallimento è intervenuto senza dare impulso all’esecuzione e senza anticipare alcuna spesa di giustizia. Né, ad avviso del procedente, possono certo ritenersi spese di giustizia i compensi maturati dal curatore nell’ambito del fallimento, ovvero le spese per la trascrizione della sentenza di fallimento e quelle sostenute per il portale Fallco.

Pure il Fallimento P. Sergio ha proposto opposizione che tutte le somme residue ricavate dalla liquidazione degli immobili vengano attribuita alla Curatela che provvederà, nell’ambito della procedura concorsuale, al riparto a favore dei creditori.

Esaminando previamente le contestazioni di Banca Monte dei Paschi di Siena va rilevato che nel progetto di distribuzione vengono indicate tra le spese di giustizia ex art.2770 c.c. l’importo di € Euro 19.369,76, comprensive di Cassa Avvocati e Iva, a favore di Fallimento P. Sergio, di cui €4.996,97 per compenso curatore, €10.355,00 per imposte relative agli immobili per il periodo successivo alla declaratoria di fallimento, €2.500 per compenso difensore del fallimento, €1.199,61 per spese di trascrizione della sentenza di fallimento, €318,18 per quota spese gestionale Fallco.

Poiché la disciplina del mutuo fondiario ipotecario prevale sulla normativa concorsuale e la specialità consente all'istituto mutuante non solo di iniziare o proseguire l'azione esecutiva ma altresì di ottenere l'assegnazione della somma ricavata (Cass.17368/2012, in adesione a Cass.S.U. 23572/2004), in sede esecutiva l’assegnazione al fondiario delle somme sconta unicamente l’anteposizione dei crediti per atti conservativi o di espropriazione di cui all’art.2770 c.c..

Essendo la norma di stretta interpretazione, sono collocabili in privilegio soltanto le spese di giustizia strumentali all'espropriazione forzata immobiliare e rientrano in questa previsione tutte e solo le spese sostenute funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della procedura. Solo le spese per imposte rientrano in detta categoria, trattandosi le ulteriori di spese sostenute in funzione della procedura fallimentare, nell’interesse generale dei creditori, e quindi senz’altro prededucibili in sede concorsuale, ma non in sede esecutiva in quanto non strettamente pertinenti all’esecuzione forzata di cui si tratta.

Nondimeno va rilevato che la normativa speciale del TUB non deroga alla disciplina in materia d'accertamento del passivo, per cui l'assegnazione della somma disposta nell'ambito della procedura individuale ha necessariamente carattere provvisorio ed è in sede fallimentare che si procederà a determinare definitivamente la massa attiva - comprensiva, ovviamente, del ricavato della vendita effettuata in sede esecutiva, attribuita provvisoriamente all'istituto di credito fondiario- e la massa passiva, con le varie graduazioni, per cui si potrà tener conto, a mente dell’art.111 l.f., di tutti i crediti prededucibili della procedura concorsuale, compresi anche quelli di cui si discute in questa sede.

Quanto alle osservazioni del Fallimento P. Sergio deve rilevarsi che se è vero che al Giudice dell'esecuzione non compete un autonomo potere di graduazione dei crediti difforme dalla collocazione che questi hanno assunto o assumeranno nella procedura fallimentare (sul punto Tribunale Monza 13.4.2015 e Tribunale di Napoli Nord 16.11.2016), nondimeno si ritiene che possa effettuarsi in questa sede quanto meno assegnazione provvisoria delle spese di natura prededucibile e rango privilegiato ex art. 2770 c.c. strumentali all'espropriazione forzata immobiliare e funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della procedura, quali i compensi dell’esperto stimatore, del custode e del delegato e questo per due ordini di motivi.

Innanzi tutto va considerata la regola generale per cui ciascun giudice liquida il compenso degli ausiliari che nomina (art.52 disp.att.c.p.c.) e se questo avviene nei giudizi contenziosi introdotti dalle azioni recuperatorie, revocatorie e risarcitorie poste in essere dalla curatela non vi è ragione per escludere l’operatività dello stesso meccanismo nelle procedure esecutive attraverso cui il Fallimento liquida attività del fallito, considerate le esplicite previsioni di legge in merito (artt. 161 disp.att. c.p.c. per l’esperto stimatore, art. 179 bis disp.att. c.p.c. per il delegato, art.65 c.p.c. per il custode).

Secondariamente va valutata la previsione di cui all’art.42 l.f. laddove al secondo comma stabilisce che i beni che pervengono al fallito durante al fallimento sono compresi nel fallimento dedotte le passività incontrate per l’acquisto e la conservazione dei beni medesimi. Il curatore valuta la convenienza dell’acquisizione dei beni sopravvenuti comparando costi ricavi e laddove non riscontri utilità per la procedura può farsi autorizzare dal comitato dei creditori a rinunciare all’apprensione dei beni. Gli oneri di acquisizione e conservazione sono debiti di massa, prededotti, ma sottratti alla regola dell’art.52 l.f. in quanto l’acquisizione avviene ex lege al netto delle passività.

È vero che i beni liquidati nelle procedure esecutive non sono beni sopravvenuti ma pare del tutto ragionevole la similitudine tra i due istituti, atteso che il curatore non liquida direttamente il bene ma beneficia del ricavato in sede giurisdizionale esecutiva e di un incremento che si compie e realizza all’epilogo del processo, nel frangente in cui il cespite viene concretamente monetizzato. L’automaticità dell’acquisto dell’utilità economica – che costituisce il profilo caratterizzante la norma di cui all’art. 42 l. fall. – postula l’impossibilità per il curatore di non sostenere gli esborsi immediatamente funzionali a tale acquisto e che a quest’ultimo si collegano automaticamente e ab origine,. Il meccanismo dell’acquisto postula, in altri termini, talune connaturate passività cui si correla un onere di improcrastinabile pagamento. Il principio cuius commoda eius et incommoda che su cui poggia la norma or ora evocata implica, in definitiva, che l'acquisto dei beni avvenga detratto il costo per l'acquisto stesso. E tale aspetto di sistema si palesa a tal punto rilevante che lo stesso legislatore prevede – come detto – qualora l’acquisto appaia antieconomico, che il curatore possa, debitamente autorizzato, rinunciare all’incremento.

È quindi legittimo che i costi vivi della procedura siano liquidati dal giudice dell’esecuzione e al fallimento siano attribuite tutte le liquidità recuperate al netto delle spese necessarie per la loro realizzazione. Qualora le spese maturate superassero le attività peraltro il curatore potrebbe sempre rinunciare all’acquisizione del bene a mente dell’art.104 ter VIII co. l.f. consentendo ai creditori, e non solo anteriori, di proseguire in autonomia nell’esecuzione individuale.

Si osserva infine che i crediti di cui qui si discute anche in sede fallimentare seguirebbero la disciplina dei crediti prededucibili di cui all’art.111 bis l.f. senza necessita di accertamento del passivo e di riparto (nello stesso senso Tribunale Aosta 25 ottobre 2017).

Va infine considerato che nella fattispecie che si esamina i debitori esecutati sono due e solo uno dei due è fallito, per cui anche per ragioni di economia processuale appare corretto procedere in questa sede alla liquidazione delle spese di giustizia, tra le quali ricomprendere le spese di lite sostenute dal creditore procedente da liquidarsi in conformità alla nota.

 

Visto l’art.512 c.p.c.,

a parziale modifica

del progetto di distribuzione depositato dal professionista delegato in data 20.3.2018 dispone la seguente distribuzione:

Somme già distribuite:

- Euro 7.293,00 a favore dell'Associazione Notarile Autotransfert- Notares;

- Euro 15.000,00 a favore di Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a.

Somme da distribuire:

- Euro 3.966,88 a favore di So.ve.mo. s.r.l.;

- Euro 10.355,00 a favore di Fallimento P. Sergio per imposte;

- Euro 58.412,44 più gli interessi bancari, quali risulteranno maturati sul C/C bancario intestato alla procedura sino alla data di estinzione, dedotte le spese bancarie di chiusura, a favore di Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a.

Manda al delegato per l’effettuazione dei pagamenti in conformità, precisando che la distribuzione qui disposta per quanto riguarda il 50% della somma attribuita al creditore fondiario, in quanto di pertinenza dell’esecutato fallito, è solo provvisoria, essendo rimessa la deliberazione definitiva al Fallimento in sede di riparto. Per le spese in prededuzione e il rimanente 50% la distribuzione è da intendersi definitiva.

Si comunichi alle parti e al delegato.

Mantova, 3 settembre 2018

Il Giudice dell’esecuzione

dott. Laura De Simone