LIBRO TERZO
Della proprietà
TITOLO VII
Della comunione
CAPO I
Della comunione in generale

Art. 1116

Applicabilità delle norme sulla divisione ereditaria
TESTO A FRONTE

I. Alla divisione delle cose comuni si applicano le norme sulla divisione dell'eredità, in quanto non siano in contrasto con quelle sopra stabilite.


GIURISPRUDENZA

Divisione - Divisione di immobile - Concetto di comoda divisibilità - Facoltà dei condividenti di goderle liberamente ed autonomamente - Conservazione della destinazione del bene - Deprezzamento delle singole quote in modo considerevole.

Divisione - Divisione di immobile - Concetto di comoda divisibilità - Consistenza originaria del bene comune - Rilevanza.

Consulenza tecnica d'ufficio - Osservazioni critiche formulate per la prima volta in sede di comparsa conclusionale - Divieto - Violazione del diritto del contraddittorio e del diritto alla difesa.
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Affinchè un immobile possa ritenersi comodamente divisibile, è indispensabile, dal punto di vista strutturale, che sia possibile frazionarlo suddividendolo in quote che, oltre a potersi determinare in modo non eccessivamente oneroso dal punto di vista tecnico, siano idonee a consentire, per i condividenti, di goderne liberamente ed autonomamente; inoltre, è parimenti imprescindibile, stavolta dal punto di vista economico-funzionale, che l’originaria destinazione del bene, per come normalmente utilizzato, non venga incisa dalla divisione né che, per effetto di essa, le singole quote, se paragonate al valore dell’intero, vengano deprezzate in modo considerevole. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata)

Il criterio della comodità d’uso previsto l’art. 1119 c.c. quale parametro per accertare la divisibilità o meno delle parti comuni, impone di prendere in considerazione, innanzitutto, la consistenza originaria del bene comune, sia dal punto di vista funzionale – da privilegiare rispetto quello meramente materiale – sia dal punto di vista delle utilità che, per effetto della divisione, ciascun singolo condomino ricaverebbe, paragonandole a quelle che, al contrario, ciascuno poteva ricavare dalle stesse prima della divisione. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) 

E’ precluso alle parti formulare osservazioni critiche alla consulenza tecnica d’ufficio per la prima volta in sede di comparsa conclusionale, stante la funzione di tale atto di illustrare le difese già formulate, che non consente, pertanto, di introdurre per la prima volta con esso nuovi temi di indagine e discussione, poiché tanto avverrebbe in violazione del principio del contraddittorio e del diritto alla difesa, per cui legittimante il giudice, se proposte, può ignorarle tamquam non esset, senza incorrere in errori. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata)
Appello Napoli, 17 Luglio 2012.


Liquidazione coatta amministrativa - Società fiduciarie - Rivendica e restituzione di beni e valori gestiti nell'interesse dei clienti - Indicazione della specie e quantità dei beni - Sufficienza - Rapporti anteriori alla legge n. 1 del 1991 - Principio della doppia separazione patrimoniale - Applicabilità - Sussistenza - Inosservanza - Conseguenze - Criterio di proporzionalità ex art. 34 del d.lgs. n. 415 del 1996 - Applicabilità - Esclusione.
In tema di liquidazione coatta amministrativa di società finanziaria, l'azione di rivendica e restituzione di beni e valori mobiliari gestiti dalla società per conto e nell'interesse dei clienti, pur non richiedendo una specifica individuazione dei beni rivendicati, in quanto la natura fungibile degli stessi fa apparire sufficiente l'indicazione della loro specie e quantità, presuppone comunque l'avvenuto rispetto del principio della doppia separazione patrimoniale (applicabile anche alle fattispecie anteriori all'entrata in vigore della legge n. 1 del 1991), il quale implica non solo la separazione tra il patrimonio della società e quello dei clienti, ma anche, all'interno di quest'ultimo, la reciproca separazione dei beni e dei valori riferibili individualmente a ciascun cliente, onde evitare che, per effetto dell'accoglimento della rivendica proposta da un fiduciante, restino pregiudicate le ragioni degli altri, il cui diritto al controvalore andrebbe soddisfatto in prededuzione, ai sensi dell'art. 79, secondo comma, della legge fall. In caso di mancato rispetto del predetto principio, all'attore non residua che un diritto di credito, destinato a concorrere con gli altri crediti vantati da terzi verso l'intermediario, non trovando applicazione, per i rapporti anteriori alla legge n. 1 del 1991, il criterio di proporzionalità introdotto dall'art. 34 del d.lgs. n. 415 del 1996, la cui applicabilità non può essere fatta neppure discendere dall'art. 718 cod. civ., il quale, imponendo di evitare un eccessivo frazionamento dei cespiti in comunione che pregiudichi il diritto dei condividenti di ottenere una porzione di valore proporzionalmente corrispondente a quello del complesso da dividere, prevede un criterio meno rigidamente quotistico di quello risultante dall'applicazione dell'art. 91 del d.lgs. n. 385 del 1993, richiamato dall'art. 34 cit.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Settembre 2008, n. 23560.