LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO III
Del matrimonio celebrato davanti all'ufficiale dello stato civile
SEZIONE VI
Della nullità del matrimonio

Art. 120

Incapacità di intendere o di volere
TESTO A FRONTE

I. Il matrimonio può essere impugnato da quello dei coniugi che, quantunque non interdetto, provi di essere stato incapace di intendere o di volere, per qualunque causa, anche transitoria, al momento della celebrazione del matrimonio.

II. L'azione non può essere proposta se vi è stata coabitazione per un anno dopo che il coniuge incapace ha recuperato la pienezza delle facoltà mentali.


GIURISPRUDENZA

Matrimonio – Annullamento per incapacità naturale – Presupposti

Matrimonio – Annullamento per incapacità naturale – Presupposti
.
Ai fini dell’annullamento del matrimonio per incapacità naturale, non è necessaria la prova che, al momento del compimento dell’atto, il soggetto fosse affetto da una malattia idonea ad escludere in modo totale ed assoluto le sue facoltà mentali, ma è sufficiente l’accertamento di un perturbamento psichico, anche transitorio e non dipendente da una precisa forma patologica, tale da menomare gravemente, pur senza farle venire completamente meno, le capacità intellettive e volitive, e quindi da impedire o ostacolare una seria valutazione dei propri atti e la formazione di una cosciente volontà. L’intervenuto accertamento di una patologia mentale a carattere permanente tale da determinare, sia pure transitoriamente, l’offuscamento delle facoltà cognitive e volitive del soggetto comporta l’insorgenza di una presunzione juris tantum d’incapacità per effetto della quale si verifica un’inversione dell’onere della prova, nel senso che incombe a chi abbia interesse a sostenere la validità dell’atto la dimostrazione che lo stesso fu posto in essere in una fase di lucido intervallo della malattia (cfr. Cass., Sez. II, 9 agosto 2011, n. 17130; 17 giugno 2003, n. 9662; 28 marzo 2002, n. 4539, cit.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La scelta della metodologia più adeguata per l’espletamento dell’incarico è rimessa alla discrezionalità tecnica del CTU, sorretta dalla diligente utilizzazione delle conoscenze scientifiche in suo possesso e dalla consultazione della letteratura più aggiornata, fermo restando il dovere di motivare in modo scientificamente corretto e logicamente coerente le proprie conclusioni. L’esorbitanza delle indagini svolte dal CTU rispetto al quesito formulato dal Giudice di merito non è di per sé sufficiente ad escludere l’utilizzabilità dei relativi risultati, ove gli stessi risultino comunque attinenti alla materia in discussione (cfr. Cass., Sez. II, 14 giugno 2002, n. 8579; 8 gennaio 2000, n. 117; Cass., Sez. lav., 7 gennaio 1995, n. 202). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 10 Ottobre 2014, n. 21493.


Pretesa degli eredi di impugnare il matrimonio del de cuius - Art. 428 cod. civ. - Applicabilità in ambito matrimoniale - Esclusione - Fondamento - Artt. 120 e 127 cod. civ. - Pretesa illegittimità costituzionale, con riferimento all'art. 3 Cost. - Manifesta infondatezza.
L'art. 428 cod. civ., che disciplina il regime di impugnazione degli atti negoziali compiuti da persona incapace di intendere e di volere, non si applica in ambito matrimoniale, il cui regime delle invalidità è disciplinato da norme speciali, le quali, nel bilanciamento tra il diritto personalissimo del soggetto di autodeterminarsi in ordine al matrimonio e l'interesse degli eredi a far valere l'incapacità del "de cuius" allo scopo di ottenere l'annullamento del suo matrimonio, assegnano preminenza, in modo non irragionevole, all'esigenza di tutela del primo e, quindi, della dignità di colui che, non interdetto, ha contratto matrimonio. Ne consegue la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 120 e 127 cod. civ., con riferimento all'art. 3 Cost., laddove esclude la legittimazione piena ed autonoma degli eredi ad impugnare direttamente il matrimonio contratto dal loro congiunto in stato di incapacità di intendere e di volere. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30 Giugno 2014.