LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO XII
Dell'annullabilità del contratto
SEZIONE II
Dei vizi del consenso

Art. 1439

Dolo
TESTO A FRONTE

I. Il dolo è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati da uno dei contraenti sono stati tali che, senza di essi, l'altra parte non avrebbe contrattato.

II. Quando i raggiri sono stati usati da un terzo, il contratto è annullabile se essi erano noti al contraente che ne ha tratto vantaggio.


GIURISPRUDENZA

Intermediazione finanziaria – Azione di nullità e/o annullamento del contratto quadro – Risoluzione del contratto – Inammissibilità – Cessione dei titoli – Convalida del contratto.
In tema di giudizi relativi alla domanda di declaratoria di nullità, annullabilità e risoluzione di un contratto unico per la prestazione di servizi d’investimento, l’intervenuta cessione a terzi, da parte dell’attore, dei titoli per cui è causa, deve condurre al rigetto della domanda per sopravvenuta mancanza di presupposti della stessa, comportando, in caso di un eventuale accoglimento, effetti restitutori divenuti ormai inattuabili e, valutata con riguardo all’azione di annullamento, un’ipotesi di convalida del contratto ai sensi del 1444 c.c. (Alessandro Giorgetta) (Giulio Di Fabio) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 17 Ottobre 2016.


Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi dell’intermediario – Domanda di risarcimento – Cessione dei titoli – Inammissibilità della domanda – Nesso di causalità.
La domanda di risarcimento del danno per l’inadempimento degli obblighi di informazione, tutela e diligenza ex art. 21 T.U.F., non può trovare accoglimento nel caso in cui, nelle more del relativo il giudizio, l’attore abbia ceduto a terzi i titoli per cui è causa, in quanto tale cessione è idonea ad interrompere il nesso di causalità richiesto dall’art. 1223 c.c., non potendosi più ritenere il danno lamentato dagli attori una “conseguenza immediata e diretta” dell’inadempimento dei convenuti. (Alessandro Giorgetta) (Giulio Di Fabio) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 17 Ottobre 2016.


Società per azioni – Partecipazione paritetiche – Stallo decisionale (c.d. deadlock) – Compravendita di azioni a mezzo di “asta” privata tra i due soci al 50% – Concentrazione dell’intero pacchetto azionario in capo al miglior offerente – Impiego di denaro sociale da parte di un concorrente ad integrazione della propria offerta – Ignoranza dell’altro concorrente – Dolo ex art. 1439, co. 1°, c.c. – Sussistenza – Annullamento del trasferimento delle azioni – Affermazione.
Il negozio di compravendita di azioni, concluso in seguito ad un’asta privata tenutasi tra due soci titolari rispettivamente del 50% e diretta a concentrare l’intero pacchetto azionario in capo al miglior offerente, deve essere annullato per dolo se un concorrente utilizza, all’insaputa dell'altro, denaro sociale ad integrazione della propria decisiva offerta. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 26 Agosto 2016.


Obbligazioni e contratti - Dolo contrattuale ex articolo 1439 c.c. - Comportamenti omissivi reticenti - Omessa denuncia di circostanze in violazione del generale obbligo di buona fede nelle trattative e di quello di protezione - Onere della prova - Presunzione juris tantum - Risarcimento del danno - Limiti dell'interesse negativo - Esclusione - Estensione a tutto il complesso delle utilità mancate o al maggior aggravio economico.
Nel dolo contrattuale ex art. 1439 c.c. i raggiri ben possono consistere in comportamenti omissivi e reticenti, specie laddove inseriti in un più ampio comportamento malizioso e diretto ad ingannare la vittima, o laddove la parte silente abbia taciuto circostanze che il generale obbligo di buona fede nelle trattative e quello di protezione (che del primo costituisce diretto corollario) imponevano di esternare. Una volta dimostrata l’esistenza di un raggiro rilevante su un elemento non trascurabile del contratto, il deceptus non è tenuto a provare altro ai fini dell’an debeatur, in quanto opera la presunzione iuris tantum che senza la condotta illecita le condizioni contrattuali sarebbero state diverse e quindi per lui più favorevoli. Pur trattandosi di sottospecie della responsabilità precontrattuale, il risarcimento del danno patito dagli attori non può essere limitato al solo interesse negativo, ma deve estendersi a tutto il complesso delle utilità mancate o al maggiore aggravio economico subito in ragione del comportamento fraudolento del deceptor. (Andrea Milesi) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 27 Settembre 2012.