LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO VI
Del regime patrimoniale della famiglia
SEZIONE II
Del fondo patrimoniale

Art. 167

Costituzione del fondo patrimoniale
TESTO A FRONTE

I. Ciascuno o ambedue i coniugi, per atto pubblico, o un terzo, anche per testamento, possono costituire un fondo patrimoniale, destinando determinati beni, immobili o mobili iscritti in pubblici registri, o titoli di credito, a far fronte ai bisogni della famiglia.

II. La costituzione del fondo patrimoniale per atto tra vivi, effettuata dal terzo, si perfeziona con l'accettazione dei coniugi. L'accettazione può essere fatta con atto pubblico posteriore.

III. La costituzione può essere fatta anche durante il matrimonio.

IV. I titoli di credito devono essere vincolati rendendoli nominativi con annotazione del vincolo o in altro modo idoneo.


GIURISPRUDENZA

Imposte e tasse – Riscossione coattiva – Iscrizione ipotecaria – A carico di imprenditore – Su beni costituiti in fondo patrimoniale – Ammissibilità – Sussiste – Eccezione di impignorabilità – Onere della prova – Grava sul contribuente.
In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’art.170 c.c., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito nonne conosceva l’estraneità a tali bisogni, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa. Anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari ovvero per il potenziamento della capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.

Grava sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore.

[Nella fattispecie, il principio de quo è stato ribadito con riferimento ad un immobile costituito in fondo patrimoniale da quasi vent’anni.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 11 Aprile 2018, n. 8881.


Trust - Family trust - Natura - Assimilabilità al fondo patrimoniale di cui agli artt. 167 ss. c.c. - Revocabilità.
Il "family trust", volto ad assicurare ai beneficiari un reddito sufficiente a garantire loro un determinato tenore di vita, è facilmente assimilabile al fondo patrimoniale di cui agli artt. 167 e seg. c.c., in quanto, attraverso detto istituto, determinati beni immobili, mobili registrati ovvero titoli di credito, sono destinati a soddisfare i bisogni della famiglia, in maniera tale da non essere consentita su di essi e sui relativi frutti l'esecuzione forzata per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per fini estranei ai bisogni della famiglia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 19 Febbraio 2018.


Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo gratuito - Costituzione di fondo patrimoniale - Natura di atto a titolo gratuito - Conseguenze - Art. 64 l.fall. - Applicabilità - Ragioni.
La costituzione del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia, anche qualora effettuata da entrambi i coniugi, non integra, di per sé, adempimento di un dovere giuridico, non essendo obbligatoria per legge, ma configura un atto a titolo gratuito, non trovando contropartita in un'attribuzione in favore dei disponenti Esso, pertanto, è suscettibile di revocatoria, a norma dell'art. 64 l.fall., salvo che si dimostri l'esistenza, in concreto, di una situazione tale da integrare, nella sua oggettività, gli estremi del dovere morale ed il proposito del "solvens" di adempiere unicamente a quel dovere mediante l'atto in questione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Dicembre 2017, n. 29298.


Famiglia - Fondo patrimoniale - Azione revocatoria di atto costitutivo di un fondo patrimoniale - Figli minori - Qualità di litisconsorti necessari - Sussistenza - Esclusione - Fondamento

Famiglia - Trust interno - Azione revocatoria di atto di dotazione patrimoniale di un trust interno - Figli minori - Qualità di litisconsorti necessari - Sussistenza - Esclusione - Fondamento
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La costituzione del fondo patrimoniale determina soltanto un vincolo di destinazione sui beni confluiti nel fondo, affinché, con i loro frutti, sia assicurato il soddisfacimento dei bisogni della famiglia, ma non incide sulla titolarità dei beni stessi, né implica l'insorgere di una posizione di diritto soggettivo in favore dei singoli componenti del nucleo familiare, neppure con riguardo ai vincoli di disponibilità. Ne consegue che deve escludersi che i figli minori del debitore siano litisconsorti necessari nel giudizio promosso dal creditore per sentire dichiarare l'inefficacia dell'atto con il quale il primo abbia costituito alcuni immobili di sua proprietà in fondo patrimoniale.

Deve escludersi che i figli minori del debitore siano litisconsorti necessari nel giudizio promosso dal creditore per sentire dichiarare l'inefficacia dell'atto con il quale il primo abbia costituito in trust alcuni immobili di sua proprietà allorché il tenore delle clausole dell'atto istitutivo non consenta di qualificare i beneficiari né come attuali beneficiari di reddito con diritti quesiti, né come beneficiari finali con diritto immediato a ricevere beni del trust (nel caso di specie, il riconoscimento della qualità di beneficiari di reddito era rimesso alla discrezionalità del trustee, mentre i beneficiari finali avrebbero potuto ricevere dal medesimo, in luogo degli immobili in trust, una somma di denaro). (Saverio Bartoli)
Cassazione civile, sez. III, 03 Agosto 2017, n. 19376.


Azione revocatoria di atto costitutivo del fondo patrimoniale - Figli minori - Qualità di litisconsorti necessari - Sussistenza - Esclusione - Fondamento.
La costituzione del fondo patrimoniale determina soltanto un vincolo di destinazione sui beni confluiti nel fondo, affinché, con i loro frutti, sia assicurato il soddisfacimento dei bisogni della famiglia, ma non incide sulla titolarità dei beni stessi, né implica l'insorgere di una posizione di diritto soggettivo in favore dei singoli componenti del nucleo familiare, neppure con riguardo ai vincoli di disponibilità. Ne consegue che deve escludersi che i figli minori del debitore siano litisconsorti necessari nel giudizio promosso dal creditore per sentire dichiarare l'inefficacia dell'atto con il quale il primo abbia costituito alcuni beni di sua proprietà in fondo patrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Agosto 2017.


Mediazione obbligatoria – Fondo patrimoniale – Esclusione

Cessazione del fondo – Esclusione in caso di figli minori di età – Esclusione in caso di nipoti minori di età – Non sussiste

Cessazione del fondo – Esclusione in caso di figli minori di età – Esclusione in caso di nipoti minori di età – Non sussiste
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Nelle controversie in materia di fondo patrimoniale, non si applica la mediazione obbligatoria ex art. 5 D.Lgs. 28/2010, posto che la fattispecie in esame non può considerarsi compresa nei “patti di famiglia” indicati dalla norma citata che si riferisce evidentemente alla ben diversa fattispecie di cui all’art. 768bis c.c. E ciò tanto più se si considera l’ordine degli istituti cui si applica la c.d. mediazione obbligatoria dettato dall’art. 5 del citato Dlgs e la necessità di un’interpretazione restrittiva delle ipotesi di mediazione obbligatoria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In materia di fondo patrimoniale, se è vero che il legislatore ha voluto prevedere uno strumento giuridico che consenta di assicurare le esigenze della famiglia, mettendo i beni oggetto del fondo al riparo da rischi conseguenti ad una eventuale e non accorta gestione delle vicende patrimoniali dei coniugi, è, altresì, vero che tale vincolo di destinazione, che si traduce di fatto in un serio limite alla libera circolazione dei beni, trova ben precisi correttivi nelle cause di cessazione del fondo che sono appunto identificate nelle ipotesi giuridiche che pongono fine alla vicenda coniugale costitutiva della famiglia. L’eccezione individuata dall’art. 171 comma 2 c.c che di fatto prevede una sorta di ultra attività del fondo al verificarsi delle cause di cessazione previste al comma 1 della citata norma, ovverosia la presenza di figli minori, non può essere interpretata in via estensiva, come pretende la difesa della convenuta. Sono di ostacolo, non solo il dato letterale che usa il termine “figlio” (e non nipote), ma anche la ratio sottesa all’istituto, già sopra indicata. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il fondo patrimoniale costituito dai coniugi viene annotato a margine dell'atto di matrimonio ex art. 167 e 162 c.c. e trascritto nei registri immobiliari ex art. 2647 c.c.; ne consegue che, pur nel silenzio della legge, deve essere disposta l'annotazione del provvedimento, che accerta il venir meno del vincolo costituito dai coniugi sui beni immobili costituenti il fondo e che costituisce titolo esecutivo, rispettivamente a margine dell'atto di matrimonio e nei registri immobiliari al fine di tutelare anche i terzi estranei che dal permanere di tali annotazioni e trascrizioni subiscono un pregiudizio non altrimenti rimediabile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 29 Aprile 2016.


Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Beni immobili - Doppia pubblicità

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia - Criterio identificativo

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Debiti contratti - Inopponibilità ai crediti derivanti da fatto illecito

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Onere della prova - Presunzioni semplici

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Anteriorità o posteriorità del debito - Irrilevanza
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L’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., sui beni immobili conferiti in fondo patrimoniale è subordinato alla duplice verifica, da un lato, della doppia pubblicità a norma dell’art. 162, u.c., c.c. (annotazione a margine dell’atto di matrimonio, con funzione di pubblicità dichiarativa) e a norma dell’art. 2647 c.c. (trascrizione presso i RRII, con funzione di pubblicità notizia) e, dall’altro, della estraneità dei debiti ai bisogni della famiglia. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

Il criterio identificativo dei debiti per i quali non opera l’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., va ricercato non già nella natura dell’obbligazione, ma nella concreta relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia, escludendosi solo quei debiti sorti per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

Per i crediti derivanti da fatto illecito è sempre possibile agire in executivis sui beni conferiti in fondo patrimoniale in quanto l’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., si riferisce testualmente a debiti «contratti» (per scopi estranei ai bisogni della famiglia), così escludendosi senz’altro i debiti ex delicto. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

L’onere della prova della sussistenza dei presupposti di applicabilità dell’effetto preclusivo dettato dall’art. 170 c.c. grava su chi intende avvalersi del divieto di escussione e può essere fornita anche a mezzo di presunzioni semplici. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

L’anteriorità o la posteriorità del sorgere del debito rispetto alla costituzione del fondo patrimoniale è irrilevante per l’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., in quanto tale effetto è radicato sulla sola estraneità dei debiti contratti ai bisogni della famiglia, salva la possibilità per il creditore, ricorrendone i presupposti, di agire in via revocatoria. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 14 Marzo 2016.


Trust - Scopo di proteggere e soddisfare le esigenze dei familiari - Natura gratuita dell'atto - Analogia con il fondo patrimoniale - Fattispecie in tema di azione revocatoria ordinaria promossa da un fallimento nei confronti dell'amministratore della società.
Può dirsi pacifica la qualificazione in termini di gratuità del conferimento di beni in un trust istituito con lo scopo di proteggere e soddisfare le esigenze dei familiari, in analogia con la fattispecie dell'istituto del fondo patrimoniale di cui all'articolo 167 e seguenti c.c. la cui istituzione, mediante conferimento di beni, è pacificamente ritenuto in giurisprudenza un negozio a titolo gratuito, condividendo gli atti del trust e del fondo patrimoniale la causa di segregazione e l'effetto di creazione di un patrimonio separato ed assoggettato ad un vincolo di destinazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siena, 22 Maggio 2015.


Fondo patrimoniale - Esecuzione sui beni e frutti - Credito risarcitorio da abusivo godimento del bene staggito - Inerenza ai bisogni della famiglia - Sussistenza - Espropriazione - Ammissibilità - Momento di costituzione del fondo - Irrilevanza - Fattispecie.
In tema di fondo patrimoniale, la circostanza che un credito inerisca ai bisogni della famiglia - come nel caso del credito risarcitorio spettante al titolare di uno "ius in re aliena" (nella specie, usufrutto) per abusivo godimento abitativo, da parte dei coniugi, del bene staggito - rende sempre e comunque legittima l'esecuzione, a prescindere dalla data di insorgenza del credito rispetto a quella di costituzione del fondo e dalla sua fonte (contrattuale od extracontrattuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Agosto 2014, n. 18248.


Fondo comune di investimento - SGR - Caratteristiche della titolarità della SGR - Distinzione tra le altre figure di patrimonio separato - Proprietà dei beni - Attribuzione alla SGR di un potere gestorio unitamente alla formale intestazione dei beni

Fondo comune di investimento - Titolarità del fondo riferibile alla SGR - Distinzione tra proprietà in senso sostanziale e in senso formale

Fondo comune di investimento - Caratteristiche della titolarità del fondo in capo alla SGR - Gestione nell'interesse dei partecipanti - Proprietà degradata a posizione puramente formale
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Il patrimonio separato costituito dal fondo di investimento, la cui titolarità è attribuita alla SGR, si distingue nettamente da tutte le altre figure conosciute di patrimonio separato (articoli 167, 490, 2447 bis, 2645-ter, del codice civile) per l'aspetto essenziale che in questi casi il proprietario del patrimonio separato è esclusivamente il fondo, laddove alla SGR è attribuito esclusivamente un potere gestorio, unitamente alla formale intestazione dei beni del fondo, al solo scopo di consentire l'esercizio di un potere di disposizione vincolato all'interesse altrui e che, come tale, non si identifica con il potere dispositivo del proprietario, ma con il potere gestorio dell'amministratore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In ordine alla natura del fondo comune di investimento e dei rapporti con la società di gestione risparmio, alla quale è riferibile la titolarità del fondo, occorre porre l'accento sulla distinzione tra proprietà in senso sostanziale, posta in capo ai partecipanti al fondo, e proprietà in senso formale, riferibile alla SGR. A favore di questa ricostruzione depongono elementi quali: la doppia separazione dal patrimonio dei partecipanti e da quello della SGR (articolo 36, comma 6, TUF); la destinazione dei beni inclusi nel fondo all'investimento avente le connotazioni descritte nel regolamento (articolo 39, comma 2, lettera d) TUF); la gestione della SGR "nell'interesse" (articoli 36, comma 4, e 40, comma 2, TUF) dei partecipanti e "per conto" (articolo 36, comma 6, TUF) del fondo; l'assenza, in capo alla SGR di un potere di gestire per conto e nell'interesse proprio e di godere dei beni di pertinenza del fondo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nella gestione del fondo comune di investimento, la SGR, pur essendo libera nella scelta dei singoli atti gestori, è vincolata nel "fine", trattandosi di una gestione "nell'interesse dei partecipanti" (articoli 36, comma 4, e 40, comma 1, lett. a) TUF), ma anche nei “metodi”, trattandosi di gestione connotata dalla assunzione degli obblighi e delle responsabilità del mandatario (articolo 36, comma 5, TUF), nei “contenuti”, segnati dal regolamento, ma anche dalle scelte di “politica di gestione” che possono essere fatte dai partecipanti al fondo (articolo 37, comma 2-bis, TUF). Questi aspetti consentono di ritenere che una gestione dei beni inclusi nel fondo da parte della essere SGR, vincolata nel fine, nel metodo e nelle responsabilità in favore del partecipanti al fondo, non può che far degradare la posizione giuridica di "proprietà" a posizione meramente formale, svuotata di gran parte di quella sostanza (la signoria del volere nell'interesse proprio e la facoltà di godere) che caratterizza la proprietà come abitualmente conosciuta e ricostruita in chiave essenzialmente obbligatoria e non più reale per scopi funzionali che possono essere individuati nella necessità di agevolare il traffico giuridico, massimizzare le possibilità di profitto per i partecipanti non in grado di gestire investimenti e di aprire il mercato interessato dal regolamento ad investimenti che solo la raccolta attraverso i fondi può consentire. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 30 Maggio 2012.


Legittimazione processuale del fallito - Spossessamento fallimentare - Coincidenza - Fondo patrimoniale - Acquisizione al fallimento - Esclusione - Revocatoria ordinaria del fondo - Legittimazione processuale del fallito - Sussistenza.
Ai sensi dell'articolo 43 della legge fallimentare, la perdita della legittimazione processuale del fallito coincide con l'ambito dello spossessamento fallimentare e, pertanto, poiché i rapporti relativi alla costituzione di un fondo patrimoniale non sono compresi nel fallimento (trattandosi di beni che, pur appartenendo al fallito, rappresentano un patrimonio separato, destinato al soddisfacimento di specifici scopi che prevalgono sulla funzione di garanzia per la generalità dei creditori), permane rispetto a essi la legittimazione del debitore. Sussiste, pertanto, la legittimazione processuale del fallito nel giudizio avente a oggetto la revocatoria ordinaria del fondo patrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 18 Ottobre 2011, n. 21494.