Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO III
Dei singoli contratti
CAPO XX
Dell'assicurazione
SEZIONE III
Dell'assicurazione sulla vita

Art. 1920

Assicurazione a favore di un terzo
TESTO A FRONTE

I. È valida l'assicurazione sulla vita a favore di un terzo.

II. La designazione del beneficiario può essere fatta nel contratto di assicurazione, o con successiva dichiarazione scritta comunicata all'assicuratore, o per testamento; essa è efficace anche se il beneficiario è determinato solo genericamente. Equivale a designazione l'attribuzione della somma assicurata fatta nel testamento a favore di una determinata persona.

III. Per effetto della designazione il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell'assicurazione.


GIURISPRUDENZA

Sulla valenza descrittiva o, per così dire, "materiale" della qualità di "eredi (legittimi)" richiamata in sede di designazione dei beneficiari di un'assicurazione sulla vita a favore di terzi e sulla interferenza di una designazione ereditaria compiuta in sede testamentaria con la individuazione contrattuale degli "eredi legittimi" quali beneficiari dei vantaggi dell'assicurazione

Sulla ripartizione dell'indennizzo assicurativo tra gli eredi beneficiari in proporzione delle rispettive quote ereditarie o in quote uguali
.

Essendo la designazione del beneficiario dei vantaggi di un'assicurazione sulla vita, quale che sia la forma prescelta fra quelle previste dell'art. 1920 c.c., comma 2, atto inter vivos con effetti post mortem, da cui discende l'effetto dell'immediato acquisto di un diritto proprio ai vantaggi dell'assicurazione, la generica individuazione quali beneficiari degli "eredi (legittimi e/o testamentari)" ne comporta l'identificazione soggettiva con coloro che, al momento della morte dello stipulante, rivestano tale qualità in forza del titolo della astratta delazione ereditaria prescelto dal medesimo contraente, indipendentemente dalla rinunzia o dall'accettazione della vocazione.

Deve invero sempre rammentarsi che qui il termine "eredi" viene attribuito dalla designazione allo scopo precipuo di fornire all'assicuratore un criterio univoco di individuazione del creditore della prestazione, e perciò prescinde dall'effettiva vocazione.

L'eventuale istituzione di erede per testamento compiuta dal contraente assicurato dopo aver designato i propri "eredi (legittimi)" quali beneficiari della polizza non rileva, pertanto, nè come nuova designazione per attribuzione della somma assicurata, nè come revoca del beneficio, agli effetti dell'art. 1921 c.c., ove non risulti una inequivoca volontà in tal senso, operando su piani diversi l'intenzione di disporre mortis causa delle proprie sostanze e l'assegnazione a terzi del diritto contrattuale alla prestazione assicurativa.

La natura inter vivos del credito attribuito per contratto agli "eredi" designati quali beneficiari dei vantaggi dell'assicurazione esclude l'operatività riguardo ad esso delle regole sulla comunione ereditaria, valevoli per i crediti del de cuius, come anche l'automatica ripartizione dell'indennizzo tra i coeredi in ragione delle rispettive quote di spettanza dei beni caduti in successione. La qualifica di "eredi" rivestita al momento della morte dello stipulante sopperisce, invero, con valenza meramente soggettiva, alla generica determinazione del beneficiario, in base al disposto dell'art. 1920 c.c., comma 2, che funziona soltanto al fine di indicare all'assicuratore chi siano i creditori della prestazione, ma non implica presuntivamente, in caso di pluralità di designati, l'applicazione tra i concreditori delle regole di ripartizione dei crediti ereditari.

Al contrario, il silenzio serbato dal contraente sulla suddivisione del capitale assicurato tra gli eredi potrebbe spiegarsi come indizio della sua volontà di utilizzare l'assicurazione sulla vita per il caso morte con finalità indennitaria, o come alternativa al testamento comunque sottratta al divieto ex art. 458 c.c., in maniera da beneficiare tutti indistintamente senza soggiacere alle proporzioni della successione ereditaria.

Rimane ovviamente ferma la libertà del contraente, nel designare gli eredi quali beneficiari dei vantaggi dell'assicurazione, di indicare gli stessi nominativamente o di stabilire in quali misure o proporzioni debba suddividersi tra loro l'indennizzo, o comunque di derogare all'art. 1920 c.c. (arg. dall'art. 1932 c.c.). L'indagine sull'effettiva intenzione del contraente, ovvero sullo scopo che lo stesso voleva perseguire mediante la generica designazione degli eredi beneficiari, rimane tipico accertamento di fatto riservato al giudice di merito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)


Massime ufficiali:


La designazione generica degli ‘eredi’ come beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in una delle forme previste dall’art. 1920 c.c., comporta l’acquisto di un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione da parte di coloro che, al momento della morte dello stipulante, rivestano tale qualità in forza del titolo della astratta delazione indicata all’assicuratore per individuare i creditori della prestazione.

La designazione generica degli ‘eredi’ come beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in difetto di una inequivoca volontà del contraente in senso diverso, non comporta la ripartizione dell’indennizzo tra gli aventi diritto secondo le proporzioni della successione ereditaria, spettando a ciascuno dei creditori, in forza della eadem causa obligandi, una quota uguale dell’indennizzo assicurativo, il cui pagamento ciascuno potrà esigere dall’assicuratore nella rispettiva misura.

Allorché uno dei beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita premuore al contraente, la prestazione, se il beneficio non sia stato revocato o il contraente non abbia disposto diversamente, deve essere eseguita a favore degli eredi del premorto in proporzione della quota che sarebbe spettata a quest’ultimo.

 

 

 

 

Il sostituto Procuratore generale presso la Corte di cassazione aveva chiesto l’affermazione del seguente principio (difforme):

In materia di contratti di assicurazione sulla vita, la clausola indicante quali beneficiari, in caso di morte dello stipulante, i “legittimi eredi” deve essere interpretata nel senso che i beneficiari sono individuati dallo stipulante non solo per la loro posizione di suoi potenziali eredi legittimi, ma anche per la misura delle loro potenziali quote di partecipazione all’eredità. E’ indubbio che si sia al di fuori della successione ereditaria, trattandosi di meri diritti di natura contrattuale, tuttavia l’espressione “legittimi eredi”, per ragioni di natura letterale, logica, storica e sistematica, sembra voglia chiaro riferimento anche al quantum dei diritti di subentro di ciascuno degli eredi, senza possibilità di distinguere l’an dal quantum, che sono un tutt’uno. Ogni legittimo erede ha uno specifico rapporto di parentela con lo stipulante e sulla base di tale rapporto, che incide al contempo sull’an e sulla misura dei suoi diritti, egli viene indicato ai sensi dell’art. 1920 comma 3 c.c.
Vedi la requisitoria Cassazione Sez. Un. Civili, 30 Aprile 2021, n. 11421.


Assicurazione sulla vita con designazione quale terzi beneficiati dei “legittimi eredi” - Criteri di riparto dell’indennizzo assicurativo.
In materia di contratti di assicurazione sulla vita, la clausola indicante quali beneficiari, in caso di morte dello stipulante, i “legittimi eredi” deve essere interpretata nel senso che i beneficiari sono individuati dallo stipulante non solo per la loro posizione di suoi potenziali eredi legittimi, ma anche per la misura delle loro potenziali quote di partecipazione all’eredità. E’ indubbio che si sia al di fuori della successione ereditaria, trattandosi di meri diritti di natura contrattuale, tuttavia l’espressione “legittimi eredi”, per ragioni di natura letterale, logica, storica e sistematica, sembra voglia chiaro riferimento anche al quantum dei diritti di subentro di ciascuno degli eredi, senza possibilità di distinguere l’an dal quantum, che sono un tutt’uno. Ogni legittimo erede ha uno specifico rapporto di parentela con lo stipulante e sulla base di tale rapporto, che incide al contempo sull’an e sulla misura dei suoi diritti, egli viene indicato ai sensi dell’art. 1920 comma 3 c.c. (Fonte: Sito ufficiale della Procura generale presso la Corte di Cassazione) Procura Generale della Cassazione, 23 Marzo 2021.