LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO III
Dei singoli contratti
CAPO XX
Dell'assicurazione
SEZIONE III
Dell'assicurazione sulla vita

Art. 1923

Diritti dei creditori e degli eredi
TESTO A FRONTE

I. Le somme dovute dall'assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare.

II. Sono salve, rispetto ai premi pagati, le disposizioni relative alla revocazione degli atti compiuti in pregiudizio dei creditori e quelle relative alla collazione, all'imputazione e alla riduzione delle donazioni.


GIURISPRUDENZA

Polizza vita Unit Linked – Natura finanziaria – Titolarità dell’azione in capo alla Curatela in caso di fallimento del contraente.
I diritti di credito vantati dal Fallimento nei confronti di una compagnia assicurativa, derivanti da una polizza unit linked qualificata come prodotto finanziario, sono esclusi dall’ambito applicativo degli art.li 1923, I co, c.c. e 46, I co, n. 5 l.f. (Giovanni Cedrini, Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 28 Luglio 2016.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Assicurazione - Assicurazione sulla vita - Pagamento del riscatto al fallito - Inefficacia ex art. 44 l.fall. - Esclusione - Ragioni.
Le somme versate dalla compagnia assicuratrice all'assicurato fallito a titolo di riscatto della polizza vita sono sottratte all'azione di inefficacia di cui all'art. 44 l.fall. in virtù del combinato disposto degli artt. 1923 c.c. e 46, comma 1, n. 5, l.fall., riguardando l'esonero dalla disciplina del fallimento tutte le possibili finalità dell'assicurazione sulla vita e, dunque, non solo la funzione previdenziale ma anche quella di risparmio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Giugno 2016, n. 12261.


Trust - Indagine sulla meritevolezza dell'istituto - Preclusione - Natura dell'effetto segregativo - Analogie con altri istituti

Trust - Trust familiare - Riserva del diritto di abitazione - Indice della natura simulata od illecita del negozio - Esclusione - Revocatoria ordinaria - Assoggettabilità
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La previsione normativa contenuta nella Convenzione dell'Aia, ratificata con la legge 16 ottobre 1989, n. 364, preclude ogni indagine sulla meritevolezza di tutela della causa astratta del trust, che va ravvisata nel programma di "segregazione" (art. 11 Conv.) di una o più posizioni soggettive o di un complesso di posizioni soggettive unitariamente considerate (beni del trust) delle quali il disponente si spogli, o trasferendole a un terzo (trustee) o isolandole giuridicamente nel proprio patrimonio, per la tutela d'interessi che l'ordinamento ritiene meritevoli di tutela (scopo del trust). Inoltre, la ratifica della Convenzione con legge dello Stato vanifica anche ogni ulteriore profilo di possibile contrarietà dell'istituto ai principi dell'ordine pubblico interno e, in particolare, a quello della tutela del credito e della responsabilità patrimoniale generale del debitore. Il riconoscimento del trust per effetto di una norma di legge, infatti, fa salva la deroga alle limitazioni di responsabilità contenuta nell'art. 2740 c.c. A ciò si aggiunge che l'effetto proprio del trust, ossia quello della segregazione patrimoniale, è comune a numerosi altri istituti preesistenti nel diritto interno. Si pensi alla cartolarizzazione dei crediti, alla cessione dei beni ai creditori (art. 1980 c.c.), all'assicurazione sulla vita a favore di terzo (1923 c.c.) alla rendita vitalizia a favore di terzo (1881 c.c.) al fondo patrimoniale (170 c.c.) ai fondi per la previdenza e l'assistenza (2117 c.c.) ai fondo pensione (d.lgs. 124/93) al mandato (1707 c.c.) e al deposito con mandato per finire con i patrimoni destinati. Il meccanismo di funzionamento delle figure disciplinate dagli artt. 2447-bis e 2447-quinquies c.c. è, infatti, sostanzialmente analogo all'autodichiarazione di trust: i beni inclusi nel patrimonio destinato a uno specifico affare sono beni che già appartengono alla società, la quale unilateralmente li segrega e, per ciò solo, li rende soggetti ad un diverso regime di responsabilità. La società muta dunque il proprio rapporto con determinati beni, i quali vengono posti al servizio di uno specifico "affare" e sottratti alla garanzia generica in favore di creditori della società alla quale sino a quel momento inerivano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il fatto che il trust sia maturato interamente nel contesto familiare e che il disponente non abbia perso interamente il controllo dei beni inizialmente conferiti in trust, riservandosi il diritto di abitarvi, non rappresenta, da solo, indice sicuro di illiceità o del carattere fittizio dell'operazione realizzata, ma, al contrario, corrisponde proprio allo scopo voluto di destinare la casa familiare per più generazioni, all'abitazione dei propri discendenti. L'istituto del trust, infatti, consente ben più efficacemente di altri strumenti tradizionali (per esempio la donazione della nuda proprietà ai figli con riserva di usufrutto a favore del donante) di realizzare l'effetto della destinazione di una parte del patrimonio al soddisfacimento d'interessi reputati prioritari rispetto ad altri. I beni in trust sono, invero, insensibili alle vicende patrimoniali del disponente, ma anche a quelle del trustee e dei beneficiari per l'intera durata; nel caso in cui un figlio premuoia, il trust può assicurare la devoluzione meglio desiderata dal disponente; i figli potrebbero preferire di non acquisire la proprietà dei beni in trust, facendolo proseguire per un'altra generazione. E' vero pertanto, come osservato da autorevole dottrina, che il trust consente meglio degli ordinari strumenti civilistici di destinare una parte del patrimonio al perseguimento d'interessi ritenuti meritevoli di particolare tutela. Una finalità, si ripete, ampiamente consentita dal nostro ordinamento, seppure con strumenti più artificiosi e meno trasparenti e certi rispetto al trust. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

(Nel caso di specie, il Tribunale, non ha accolto la domanda volta a far dichiarare la simulazione del trust, ma ha accolto, ritenendone sussistenti i presupposti, quelle di revocatoria ex art. 2901 dell'atto di trasferimento dei beni in trust)
Tribunale Sassari, 20 Febbraio 2015.


Assicurazione sulla vita - Diritto dei creditori - Fallimento - Distinzione tra somme dovute e somme corrisposte - Pagamento al fallito da parte dell'assicuratore - Inefficacia ex articolo 44 L.F..
In tema di coordinamento tra l'articolo 1923, comma 1, c.c. ("Le somme dovute dall'assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare") e gli articoli 46, n. 5, L.F. e 514 c.p.c., va detto che l'articolo 1923 citato si riferisce alle somme "dovute" e non già anche a quelle "corrisposte", con la conseguenza che, una volta venuto meno il contratto di assicurazione sulla vita, viene a cessare ogni funzione previdenziale. Pertanto, nel caso in cui l'assicuratrice abbia versato al fallito, dopo la dichiarazione di fallimento, gli importi dovuti a titolo di riscatto in relazione al contratto di assicurazione sulla vita stipulata dal fallito in bonis, il pagamento così effettuato rientra nella sanzione di inefficacia di cui all'articolo 44, comma 2, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2015, n. 2256.


Polizze di assicurazione Europension e Medplus - Prevalente natura di investimento - Impignorabilità - Esclusione

Polizze di assicurazione - Prevalente natura di investimento rispetto a quella previdenziale - Elementi sintomatici - Obiettivo risparmio/investimento - Determinazione del premio sulla base della entità del saldo del conto corrente collegato
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Si sottraggono alla regola della impignorabilità di cui all’articolo 1923 c.c. i diritti del contraente nei confronti della compagnia di assicurazioni derivanti da polizze che, pur essendo classificate come previdenziali, svolgano in concreto una prevalente funzione di investimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In una polizza di assicurazione, la prevalenza della funzione di investimento rispetto a quella previdenziale può emergere dagli obiettivi di risparmio/investimento dichiarati dal contraente e dal fatto che il contratto sia collegato ad un conto corrente il cui saldo venga utilizzato per la determinazione dell’entità dei premi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 01 Luglio 2014.


Polizza vita con natura finanziaria – Applicazione art. 1923 c.c. – Insussistenza.
I premi versati dal contraente, successivamente fallito in proprio, possono essere acquisiti dalla procedura fallimentare ai sensi e per gli effetti dell’art. 42 l.f. se la polizza vita ha natura finanziaria e non previdenziale non trovando in tale ipotesi applicazione l’art. 1923 c.c.. (Giovanni Cedrini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 03 Aprile 2014.