LIBRO SECONDO
Delle successioni
TITOLO IV
Della divisione
CAPO I
Disposizioni generali

Art. 718

Diritto ai beni in natura
TESTO A FRONTE

I. Ciascun coerede può chiedere la sua parte in natura dei beni mobili e immobili dell'eredità, salve le disposizioni degli articoli seguenti.


GIURISPRUDENZA

Divisione ereditaria - Operazioni divisionali - Formazione dello stato attivo dell'eredità - Immobili non divisibili - Non comoda divisibilità - Divisione - Immobile non comodamente divisibile - Attribuzione a più coeredi di unico cespite indiviso - Istanza congiunta - Necessità - Opposizione di altri coeredi - Irrilevanza - Fondamento.
Nell'ipotesi di non comoda divisibilità dei beni immobili compresi nell'eredita, è consentito che venga assegnato ad alcuni coeredi, che ne facciano unitamente domanda, un cespite comodamente separabile dagli altri e rientrante nella quota congiunta dei coeredi predetti, ancorché gli altri coeredi si oppongano, in quanto, come risulta dai principi in tema di comunione e dal combinato disposto degli artt. 718 e 720 c.c., l'attribuzione a più coeredi di un unico cespite "pro indiviso" è possibile se vi sia la richiesta congiunta dei coeredi interessati, che sono soltanto coloro i quali rimarranno in comunione nei confronti del cespite di cui è stata domandata la attribuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 07 Ottobre 2016, n. 20250.


Liquidazione coatta amministrativa - Società fiduciarie - Rivendica e restituzione di beni e valori gestiti nell'interesse dei clienti - Indicazione della specie e quantità dei beni - Sufficienza - Rapporti anteriori alla legge n. 1 del 1991 - Principio della doppia separazione patrimoniale - Applicabilità - Sussistenza - Inosservanza - Conseguenze - Criterio di proporzionalità ex art. 34 del d.lgs. n. 415 del 1996 - Applicabilità - Esclusione.
In tema di liquidazione coatta amministrativa di società finanziaria, l'azione di rivendica e restituzione di beni e valori mobiliari gestiti dalla società per conto e nell'interesse dei clienti, pur non richiedendo una specifica individuazione dei beni rivendicati, in quanto la natura fungibile degli stessi fa apparire sufficiente l'indicazione della loro specie e quantità, presuppone comunque l'avvenuto rispetto del principio della doppia separazione patrimoniale (applicabile anche alle fattispecie anteriori all'entrata in vigore della legge n. 1 del 1991), il quale implica non solo la separazione tra il patrimonio della società e quello dei clienti, ma anche, all'interno di quest'ultimo, la reciproca separazione dei beni e dei valori riferibili individualmente a ciascun cliente, onde evitare che, per effetto dell'accoglimento della rivendica proposta da un fiduciante, restino pregiudicate le ragioni degli altri, il cui diritto al controvalore andrebbe soddisfatto in prededuzione, ai sensi dell'art. 79, secondo comma, della legge fall. In caso di mancato rispetto del predetto principio, all'attore non residua che un diritto di credito, destinato a concorrere con gli altri crediti vantati da terzi verso l'intermediario, non trovando applicazione, per i rapporti anteriori alla legge n. 1 del 1991, il criterio di proporzionalità introdotto dall'art. 34 del d.lgs. n. 415 del 1996, la cui applicabilità non può essere fatta neppure discendere dall'art. 718 cod. civ., il quale, imponendo di evitare un eccessivo frazionamento dei cespiti in comunione che pregiudichi il diritto dei condividenti di ottenere una porzione di valore proporzionalmente corrispondente a quello del complesso da dividere, prevede un criterio meno rigidamente quotistico di quello risultante dall'applicazione dell'art. 91 del d.lgs. n. 385 del 1993, richiamato dall'art. 34 cit.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Settembre 2008, n. 23560.