Codice Civile


LIBRO SECONDO
Delle successioni
TITOLO V
Delle donazioni
CAPO III
Della forma e degli effetti della donazione

Art. 782

Forma della donazione
TESTO A FRONTE

I. La donazione deve essere fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità. Se ha per oggetto cose mobili, essa non è valida che per quelle specificate con indicazione del loro valore nell'atto medesimo della donazione, ovvero in una nota a parte sottoscritta dal donante, dal donatario e dal notaio.

II. L'accettazione può essere fatta nell'atto stesso o con atto pubblico posteriore. In questo caso la donazione non è perfetta se non dal momento in cui l'atto di accettazione è notificato al donante.

III. Prima che la donazione sia perfetta, tanto il donante quanto il donatario possono revocare la loro dichiarazione.

L'articolo recava un quarto comma, abrogato.


GIURISPRUDENZA

Art. 1414 cod. civ. – Simulazione – Validità tra le parti contratto sottostante (donazione) – Requisiti di forma e sostanza previsti dalla legge – Nullità – Sussistenza.
In applicazione dell’art. 1414, comma 1, cod. civ., il contratto simulato (compravendita) non produce effetti tra le parti contraenti, potendo solo spiegare effetti tra queste l’atto dissimulato (donazione), salvo che per tale ultimo contratto sussistano i requisiti di sostanza e di forma prescritti dalla legge. (Raffaello Chillemi) (riproduzione riservata)

[Nel caso in esame, mancavano i requisiti di forma prescritti a pena di nullità dalla legge: in particolare, a mente dell’art. 782 cod. civ. per la validità della donazione è necessario l’atto pubblico, che, in virtù dell’art. 2699 cod. civ., deve essere redatto da un notaio secondo le formalità previste. All’uopo, l’articolo 48 della legge 16/2/1913 n. 89 (legge notarile), a seguito della novella di cui all’articolo 12, comma 1, della legge 28 novembre 2005, n. 246, stabilisce la presenza necessaria di due testimoni, di cui il notaio deve fare espressa menzione in principio dell’atto, per cui, in sua mancanza, il contratto è nullo per difetto di forma.]
Tribunale Napoli Nord, 17 Febbraio 2021.


Donazione remuneratoria - Presupposti e caratteristiche - Necessità dell’atto pubblico sotto pena di nullità

Liberalità d’uso - Presupposti e caratteristiche - Forma libera

Scrittura privata di riconoscimento di debito - Necessità di un rapporto giuridico sottostante - Inversione dell’onere della prova
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La donazione remuneratoria prevista dall’art. 770 c. 1 cod. civ., che soggiace alle condizioni di forma di cui all’art. 782 cod. civ. (atto pubblico a pena di nullità), consiste in un’attribuzione gratuita, compiuta spontaneamente e nella consapevolezza di non dover adempiere alcun obbligo giuridico, morale, sociale, volta a compensare servizi resi dal donatario (Cass. 10262/2016).

La liberalità d’uso disciplinata dall’art. 770 c. 2, che non costituisce una donazione in senso stretto e non è soggetta alla forma propria di questa, trova fondamento negli usi invalsi a seguito dell’osservanza di un certo comportamento nel tempo, in occasione di festività o ricorrenze celebrative nelle quali sono comuni le elargizioni, tenuto conto dei legami esistenti tra le parti.

La promessa unilaterale di pagamento non integra una fonte autonoma di obbligazione, ma ha effetto confermativo di un preesistente rapporto fondamentale, comportando solamente l’inversione dell’onere della prova dell’esistenza di quest’ultimo (conferma Trib. Torino n. 672 del 2019). (Lorenza Iannuzzi) (riproduzione riservata)
Appello Torino, 22 Aprile 2020.


Donazione - Forma solenne - Ratio - Cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito.
La cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito, è qualificabile come donazione indiretta qualora detta somma, all'atto della cointestazione, risulti essere appartenuta ad uno solo dei cointestatari, rilevandosi che, in tal caso, con il mezzo del contratto di deposito bancario, si realizza l'arricchimento senza corrispettivo dell'altro cointestatario: a condizione, però, che sia verificata l'esistenza dell'"animus donandi", consistente nell'accertamento che il proprietario del denaro non aveva, nel momento della cointestazione, altro scopo che quello della liberalità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 28 Febbraio 2018, n. 4682.


Liberalità d'uso – Non costituisce donazione in senso stretto ed è proporzionale alle condizioni economiche dell'autore – Apprezzabile depauperamento patrimoniale del donante – Esclusione natura di liberalità d'uso e necessità della forma scritta ex art. 782 c.c..
La liberalità d’uso prevista dall’art. 770, secondo comma, cod. civ. (non costituente donazione in senso stretto e perciò non soggetta alla forma propria di questa), sussiste quando la elargizione si uniformi, anche sotto il profilo della proporzionalità, alle condizioni economiche dell’autore dell’atto, agli usi e costumi propri di una determinata occasione, da vagliarsi anche alla stregua dei rapporti esistenti fra le parti e della loro posizione sociale. Tali liberalità trovano fondamento negli usi invalsi a seguito dell’osservanza di un certo comportamento nel tempo, e dunque di regola in occasione di quelle festività, ricorrenze, occasioni celebrative che inducono comunemente a elargizioni, soprattutto in considerazione dei legami esistenti tra le parti. E' esclusa la natura di liberalità d'uso quando la donazione costituisce un apprezzabile depauperamento del patrimonio del donante, essendo in tal caso richiesta la forma prevista dall'art. 782 c.c.. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 19 Settembre 2016, n. 18280.


Donazione di cosa, in tutto o in parte, altrui - Nullità - Fondamento - Limiti - Quota di bene indiviso di massa ereditaria - Inclusione - Nullità.
La donazione di cosa, in tutto od in parte, altrui è nulla per mancanza di causa donandi, salvo che l’alterità del bene sia nota alle parti e risulti dal titolo, traducendosi in una donazione obbligatoria di dare; ne consegue che è nulla la donazione della quota del bene indiviso di una massa ereditaria da parte del coerede, non potendosi, prima della divisione, ritenere che il singolo bene faccia parte del patrimonio del coerede donante. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Marzo 2016, n. 5068.