TITOLO II - Del fallimento
Capo III - Degli effetti del fallimento
Sez. IV - Degli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti

Art. 72

Rapporti pendenti
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se un contratto è ancora ineseguito o non compiutamente eseguito da entrambe le parti quando, nei confronti di una di esse, è dichiarato il fallimento, l’esecuzione del contratto, fatte salve le diverse disposizioni della presente Sezione, rimane sospesa fino a quando il curatore, con l’autorizzazione del comitato dei creditori, dichiara di subentrare nel contratto in luogo del fallito, assumendo tutti i relativi obblighi, ovvero di sciogliersi dal medesimo, salvo che, nei contratti ad effetti reali, sia già avvenuto il trasferimento del diritto. (1)

II. Il contraente può mettere in mora il curatore, facendogli assegnare dal giudice delegato un termine non superiore a sessanta giorni, decorso il quale il contratto si intende sciolto.

III. La disposizione di cui al primo comma si applica anche al contratto preliminare salvo quanto previsto nell’articolo 72-bis.

IV. In caso di scioglimento, il contraente ha diritto di far valere nel passivo il credito conseguente al mancato adempimento , senza che gli sia dovuto risarcimento del danno. (2)

V. L’azione di risoluzione del contratto promossa prima del fallimento nei confronti della parte inadempiente spiega i suoi effetti nei confronti del curatore, fatta salva, nei casi previsti, l’efficacia della trascrizione della domanda; se il contraente intende ottenere con la pronuncia di risoluzione la restituzione di una somma o di un bene, ovvero il risarcimento del danno, deve proporre la domanda secondo le disposizioni di cui al Capo V.

VI. Sono inefficaci le clausole negoziali che fanno dipendere la risoluzione del contratto dal fallimento.

VII. In caso di scioglimento del contratto preliminare di vendita immobiliare trascritto ai sensi dell'articolo 2645-bis del codice civile, l'acquirente ha diritto di far valere il proprio credito nel passivo, senza che gli sia dovuto il risarcimento del danno e gode del privilegio di cui all'articolo 2775-bis del codice civile a condizione che gli effetti della trascrizione del contratto preliminare non siano cessati anteriormente alla data della dichiarazione di fallimento. (3)

VIII. Le disposizioni di cui al primo comma non si applicano al contratto preliminare di vendita trascritto ai sensi dell’articolo 2645-bis del codice civile avente ad oggetto un immobile ad uso abitativo destinato a costituire l’abitazione principale dell’acquirente o di suoi parenti ed affini entro il terzo grado ovvero un immobile ad uso non abitativo destinato a costituire la sede principale dell'attività d'impresa dell'acquirente. (4) (5)

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(1) Comma modificato dall’art. 4 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169.
(2) Comma modificato dall’art. 4 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169.
(3) Comma sostituito dall’art. 4 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169.
(4) Comma aggiunto dall’art. 4 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169.
Le modifiche (1), (2), (3) e (4) si applicano ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
(5) Le parole «ovvero un immobile ad uso non abitativo destinato a costituire la sede principale dell'attività d'impresa dell'acquirente» sono state inserite dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 che ha convertito il d.l. 22 giugno 2012, n. 83. La modifica di applica dal giorno 12 agosto 2012, data di entrata in vigore della legge di conversione citata.

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Contratti pendenti – Preliminare di vendita – Domanda ex art. 2932 c.c. trascritta  prima del fallimento – Facoltà di scioglimento del curatore – Effetti.
Il curatore conserva il potere di sciogliersi dal contratto previsto dall'art. 72 L. Fall., ma l'esercizio di detto potere resta inopponibile nei confronti del promissario acquirente che abbia trascritto la domanda ex art. 2932 c.c. prima del fallimento, grazie all'effetto prenotativo contemplato dall'art. 2652 c.c., comma 1, n. 2), il cui meccanismo pubblicitario si articola in una duplice fase, quella iniziale (trascrizione della domanda) e quella finale (trascrizione della sentenza di accoglimento della domanda); di conseguenza, il giudice può accogliere la domanda ex art. 2932 c.c. pure a fronte della scelta del curatore di recedere dal contratto, con una sentenza che, se trascritta, retroagisce alla trascrizione della domanda stessa e sottrae, in modo opponibile al curatore, il bene della massa attiva del fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Ottobre 2018, n. 26641.


Fallimento - Opponibilità al fallimento del venditore di un contratto di vendita immobiliare - Presupposto - Prova.
L'opponibilità al fallimento del venditore di un contratto di cessione immobiliare presuppone la trascrizione del contratto stesso in data antecedente alla dichiarazione di fallimento, la cui prova può essere fornita esclusivamente a mezzo della produzione in giudizio, in originale o in copia conforme, della nota di trascrizione, in quanto solo le indicazioni in essa riportate consentono di individuare, senza possibilità di equivoci, gli elementi essenziali del negozio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 13 Settembre 2018, n. 22419.


Concordato preventivo – Contratti in corso di esecuzione ex art. 169-bis l.f. – Distinzione dalla fattispecie di cui all’art. 72 l.f.

Concordato preventivo – Contratti in corso di esecuzione ex art. 169-bis l.f. – Scioglimento – Ambito applicativo

Concordato preventivo – Contratti bancari di conto corrente – Condizioni

Concordato preventivo – Contratti bancari – Patto di compensazione – Compensazione ex at. 56 legge fall. – Esclusione
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L'art. 169-bis legge fall. ha portata più ampia dell'art. 72 legge fall. in considerazione: i) del dato letterale che parla di "contratti in corso di esecuzione", concetto, questo, diverso da quello espresso dall'art. 72 (che menziona il "contratto ... ancora ineseguito o non compiutamente eseguito da entrambe le parti") e non richiede che entrambe le parti debbano ancora adempiere alle proprie obbligazioni, ma solo che almeno una delle parti debba completare la propria; ii) la combinazione del primo e dell'ultimo comma dell'art. 169-bis, da cui si ricava che tutte le categorie di contratti ad eccezione di quelli esclusi possono essere oggetto di richiesta di risoluzione; iii) il mancato richiamo, da parte dell'art. 169 legge fall., dell'art. 72 legge fall. che impedisce di utilizzare in via di interpretazione sistematica la seconda disposizione per limitare l'area dei contratti oggetti della prima. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Lo scioglimento dal contratto ex art. 169-bis legge fall. può essere richiesto per tutti i contratti non espressamente esclusi dalla norma in cui almeno una parte debba adempiere alle proprie obbligazioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nei contratti oggetto di possibile sospensione o scioglimento ex art. 169-bis legge fall. rientrano i contratti bancari di conto corrente, di anticipo su fatture o su ricevute bancarie, anche se la banca (che non ha ancora provveduto all'incasso) abbia già erogato il credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I contratti bancari autoliquidanti possono essere oggetto di sospensionescioglimento e ex art. 169-bis legge fall. e con essi anche la relativa clausola o patto di "compensazione" con conseguente impossibilità da parte della banca di incamerare i pagamenti ricevuti da terzi compensandoli ex at. 56 legge fall. con lo scoperto di conto corrente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Perugia, 18 Luglio 2018.


Preliminare di vendita immobiliare - Facoltà di scioglimento del curatore del promittente venditore - Limiti di esercizio - Trascrizione della domanda ex art. 2932 c.c. da parte del promissario acquirente - Trascrizione anche della sentenza di accoglimento della domanda - Effetto ostativo - Sussistenza - Fondamento.
Il curatore fallimentare del promittente venditore di un immobile non può sciogliersi dal contratto preliminare ai sensi dell'art. 72 l.fall. con effetto verso il promissario acquirente, se quest'ultimo abbia trascritto prima del fallimento la domanda ex art. 2932 c.c. e successivamente anche la sentenza di accoglimento della stessa, in quanto, a norma dell'art. 2652, n. 2, c.c., detta trascrizione prevale sull'iscrizione della sentenza di fallimento nel registro delle imprese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Maggio 2018, n. 13687.


Fallimento del datore di lavoro - Cessazione dell'attività aziendale - Conseguenze sul rapporto di lavoro - Sospensione del rapporto - Crediti retributivi - Ammissione al passivo - Esclusione - Ragioni.
In caso di fallimento del datore di lavoro, salvo che sia autorizzato l'esercizio provvisorio, il rapporto di lavoro entra in una fase di sospensione, sicché il lavoratore non ha diritto di insinuarsi al passivo per le retribuzioni spettanti nel periodo compreso tra l'apertura del fallimento e la data in cui il curatore abbia effettuato la dichiarazione ex art. 72, comma 2, l.fall., in quanto il diritto alla retribuzione non sorge in ragione dell'esistenza e del protrarsi del rapporto di lavoro ma presuppone, in conseguenza della natura sinallagmatica del contratto, la corrispettività delle prestazioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Maggio 2018, n. 13693.


Fallimento - Domanda di risoluzione di un contratto avente ad oggetto beni immobili - Opponibilità alla massa - Trascrizione in data anteriore al fallimento.
Affinchè la domanda di risoluzione di un contratto avente ad oggetto beni immobili, promossa dalla parte in bonis prima della dichiarazione di fallimento del contraente inadempiente, sia opponibile alla massa, è necessario, ai sensi della L. Fall., art. 72, comma 5, che essa sia stata ritualmente trascritta; laddove invece quella medesima domanda giudiziale sia proposta dopo la dichiarazione di fallimento, la sua opponibilità resta preclusa dalla L. Fall., art. 45, che rende sempre inopponibili alla massa dei creditori le formalità eseguite successivamente all'apertura del concorso. In questo senso può ben dirsi che la L. Fall., art. 72, comma 5, abbia esplicitamente importato nell'ambito dei rapporti negoziali pendenti il principio di cristallizzazione dell'attivo fallimentare sotteso alla L. Fall., art. 45 legge fall. (cfr. Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 22280 del 25/09/2017). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 27 Aprile 2018, n. 10294.


Fallimento - Licenziamento intimato dal curatore - Illegittimità - Conseguenze - Retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento a quello della reintegrazione.
Volta che la scelta di sciogliersi dal rapporto di lavoro pendente è stata effettuata dal curatore del fallimento con modalità giudicate errate con sentenza passata in cosa giudicata, la curatela è soggetta al principio, valido per ogni datore di lavoro, secondo cui nell'ipotesi di licenziamento illegittimo il legislatore ha inteso attribuire diritti retributivi al lavoratore malgrado la non avvenuta prestazione lavorativa, prevedendo analiticamente il risarcimento del danno commisurato alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento a quello della reintegrazione (secondo la formulazione della L. n. 300 del 1970, art. 18, vigente all'epoca dei fatti), e ciò in ragione del fatto che nel caso di licenziamento illegittimo l'equiparazione della mera utilizzabilità delle energie lavorative del prestatore alla loro effettiva utilizzazione consegue, oltre che alla ricostituzione del rapporto e al ripristino della lex contractus, all'accertamento giudiziale dell'illegittimità del comportamento datoriale, e cioè dell'imputabilità al datore di lavoro della mancata prestazione lavorativa (tra molte, cfr. Cass. SS.UU. n. 2334 del 1991 e n. 508 del 1999; Cass. n. 13953 del 2000; Cass. n. 6155 del 2004). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 23 Marzo 2018, n. 7308.


Fallimento - Accertamento del passivo - Curatore che eccepisca la compensazione avvalendosi di contratto stipulato dal fallito - Revocatoria del contratto - Preclusione endofallimentare.
Nel caso in cui, in sede di verifica del passivo innanzi al giudice delegato, il curatore si avvalga di un diritto contrattuale del fallito, preclude ogni possibile ragione di inefficacia di detto negozio, in quanto, subentrando nella posizione contrattuale del fallito, lo ha reso opponibile alla massa dei creditori ed ha perduto, rispetto a detto rapporto, la posizione di terzo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Marzo 2018.


Fallimento - Accertamento del passivo - Contributi pubblici in favore delle imprese - Dichiarazione di fallimento dell’impresa beneficiaria - Revoca successiva del contributo da parte dell’Amministrazione - Natura di mero accertamento - Opponibilità alla massa - Sussiste.
In sede di accertamento dello stato passivo, la revoca dei contributi pubblici in favore delle imprese, disposta dall'Amministrazione a causa della dichiarazione di fallimento dell'impresa beneficiata, ha natura di mero accertamento del venir meno di una delle condizioni per la permanenza del beneficio stesso, sicché detta revoca resta opponibile alla massa anche se intervenuta dopo la pubblicazione della sua sentenza di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2018, n. 4510.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Contratto pendente al momento dell'apertura della procedura - Facoltà del commissario di subentro - Dichiarazione espressa di subingresso - Necessità - Accordo contenente il rinvio alle condizioni contenute in un accordo negoziale anteriore all’apertura della procedura - Sufficienza - Conseguenze - Prededucibilità del credito del fornitore relativo a prestazioni pregresse - Sussistenza.
Nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, l'art. 50 del d.lgs. n. 270 del 1999 - anche alla stregua dell'interpretazione autentica fornitane dall'art. 1 bis del d.l n. 134 del 2008, conv., con modif., dalla l. n. 166 del 2008 - prevede la continuazione dei contratti preesistenti all'amministrazione straordinaria a condizione che il commissario straordinario manifesti espressamente la volontà di subingresso. A tal fine è sufficiente una manifestazione di volontà del commissario diretta in modo non equivoco a profittare del medesimo programma negoziale già pendente tra le parti, desumibile anche dal rinvio, operato dal commissario, alle condizioni contrattuali contenute in un accordo tra le parti anteriore all'apertura della procedura, risultando con ciò integrata la condizione dalla quale la legge fa dipendere il riconoscimento della prededuzione in ordine alle prestazioni già eseguite. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2018, n. 3948.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Contratto di leasing - Fallimento pendente al 16 luglio 2006 - Distinzione tra leasing di godimento e traslativo - Conseguenze in ordine all'applicazione dell'art. 1526 c.c. - Art. 72-quater l.fall. -  Applicabilità - Esclusione.
In tema di verifica dello stato passivo nei fallimenti pendenti alla data del 16 luglio 2006, nel caso di contratto di "leasing" occorre sempre distinguere a seconda che si tratti di "leasing" finanziario o traslativo, solo per quest'ultimo potendosi utilizzare, in via analogica, l’art. 1526 c.c., mentre non può invocarsi l’art. 72 quater l.fall., come introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006, trattandosi di norma espressamente applicabile soltanto nelle procedure concorsuali aperte successivamente alla predetta data. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2018, n. 3945.


Fallimento - Contratto preliminare relativo ad immobile abusivo sottoposto a confisca ex l. n. 47 del 1985 - Scioglimento ex art. 72 l.fall. - Legittimazione del fallimento - Esclusione - Fondamento.
Non sussiste la legittimazione attiva della curatela fallimentare allo scioglimento del contratto preliminare stipulato dalla società “in bonis” avente ad oggetto un immobile abusivo sottoposto a confisca ex l.n. 47 del 1985 ed acquisito al patrimonio del Comune, atteso che, stante la natura originaria e non derivativa dell’acquisto da parte dell’ente pubblico, è solo quest’ultimo il soggetto avente diritto alla restituzione del bene, con conseguente inapplicabilità dell’art. 111 c.p.c., non ricorrendo il fenomeno della successione a titolo particolare nel diritto controverso e competendo i diritti, di natura reale e patrimoniale, inerenti al bene non alla curatela ma all’ente pubblico beneficiario del provvedimento acquisitivo, essendo in ogni caso irrilevante l’eventuale godimento da parte del possessore dell’immobile nonostante la condizione di irregolarità urbanistica dello stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2017, n. 23583.


Fallimento – Domanda di risoluzione del contratto a fine di risarcimento del danno proposta prima del fallimento – Art. 24 l. fall. – Proposizione in via incidentale in sede di opposizione allo stato passivo – Ammissibilità.
Dopo il fallimento del debitore, il creditore non può proporre domanda di risoluzione del contratto, neanche nell'ipotesi diretta ad accertare - con riferimento ad inadempimento anteriore - l'avveramento di una condizione risolutoria, a meno che la domanda non sia stata introdotta prima della dichiarazione di fallimento, atteso che la relativa pronuncia produrrebbe altrimenti effetti restitutori e risarcitori lesivi del principio di paritario soddisfacimento di tutti i creditori e di cristallizzazione delle loro posizioni giuridiche. Ne consegue che la domanda di risoluzione del contratto, quand'anche finalizzata ad ottenere il risarcimento del danno, è attratta dal foro fallimentare ex art. 24 l.fall., e può anche essere proposta incidentalmente in sede di opposizione allo stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Agosto 2017, n. 19914.


Contratto preliminare di compravendita - Facoltà di recesso del curatore - Limiti temporali - Esecuzione volontaria o passaggio in giudicato di sentenza ex art. 2932 c.c. - Esercizio in grado di appello nel relativo giudizio - Ammissibilità - Fondamento - Natura giuridica - Diritto potestativo di carattere sostanziale - Scelta discrezionale del curatore - Libertà di forma - Fondamento..
In tema di fallimento, la facoltà del curatore di sciogliersi dal contratto preliminare di vendita stipulato dal fallito e non ancora eseguito, ai sensi dell'art. 72, comma 4, l.fall., può essere esercitata fino all'avvenuto trasferimento del bene, ossia fino all'esecuzione del contratto preliminare attraverso la stipula di quello definitivo, ovvero fino al passaggio in giudicato della sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c., e dunque anche nel giudizio di appello: il limite alla proponibilità delle eccezioni in senso proprio, previsto dall'art. 345 c.p.c., non assume infatti rilevanza rispetto al compimento dell'atto in esame, il quale costituisce esercizio di un diritto potestativo di carattere sostanziale e manifestazione di una scelta discrezionale spettante al curatore, che opera direttamente sul contratto e può essere effettuata anche in sede stragiudiziale senza vincoli di forma. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Agosto 2017, n. 19754.


Fallimento - Decreto ex art. 161, comma 6, l.fall., recante anche l'autorizzazione a sospendere i contratti in corso di esecuzione ex art. 169 bis l.fall. - Ricorribilità ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
In tema di concordato preventivo con riserva, è inammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. avverso il decreto con il quale il tribunale, nell'assegnare il termine per la presentazione della proposta, del piano e della documentazione, abbia altresì autorizzato, ai sensi dell'art. 169 bis l.fall., la sospensione di contratti (nella specie, bancari per anticipazione su effetti) in corso di esecuzione, trattandosi di provvedimento privo dei requisiti della decisorietà e della definitività. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Marzo 2016, n. 4176.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi -  Contratto pendente al momento dell'apertura della procedura - Facoltà del commissario di scioglimento o di subentro - Finalità - Prosecuzione di precedente somministrazione di servizi - Dichiarazione espressa di subentro - Mancanza - Conseguenze - Prededucibilità del credito relativo alle prestazioni pregresse - Esclusione.
Nell'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, l'art. 50 del d.lgs. n. 270 del 1999 - anche alla stregua dell'interpretazione autentica fornitane dall'art. 1 bis del d.l n. 134 del 2008, conv., con modif., dalla l. n. 166 del 2008 - prevede la continuazione dei contratti preesistenti all'amministrazione straordinaria unicamente ai fini della conservazione aziendale e per assicurare al commissario uno "spatium deliberandi" per l'esercizio della facoltà di scioglimento o di subentro. Ne consegue che la prosecuzione di una precedente somministrazione di servizi dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza, ove non sia stata accompagnata da un'espressa dichiarazione di subentro da parte del commissario, non comporta il trasferimento del rapporto in capo alla procedura anche per le prestazioni pregresse e la prededucibilità del relativo credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Febbraio 2016, n. 3193.


Art. 169 bis Contratti in corso di esecuzione – Crediti ceduti prima della pubblicazione della domanda di concordato – Inefficacia dell’autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento.
L'autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento del contratto non producono alcun effetto rispetto ai crediti ceduti, i quali sono già entrati nella sfera giuridica del cessionario prima della pubblicazione della domanda di concordato, con la conseguenza che l'istituto bancario potrà legittimamente e definitivamente incamerare le somme versate dai terzi ceduti. (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 28 Ottobre 2015.


Liquidazione coatta amministrativa di imprese di assicurazione - Cessazione ex lege dei contratti di assicurazione - Applicazione alla polizza fideiussoria - Esclusione.
L'articolo 83 del d.P.R. n. 449 del 1959, laddove stabilisce la cessazione ex lege degli effetti dei contratti di assicurazione stipulati dalle imprese poste in liquidazione coatta amministrativa trascorsi sessanta giorni da tale evento, non si applica alla polizza fideiussoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Marzo 2015, n. 4751.


Fallimento - Comodato - Opponibilità - Esclusione.
Il contratto di comodato non è opponibile al fallimento, non essendo applicabile in via analogica la regola dell'opponibilità prevista per la locazione dall'articolo 1599 c.c.; in ogni caso, la dichiarazione di fallimento consente al curatore l'esercizio del recesso per urgente e impreveduto bisogno ai sensi dell'articolo 1809 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 23 Gennaio 2015.


Fallimento - Locazione finanziaria - Riconsegna dei beni - Obbligo a carico della curatela.
Ai sensi dell'articolo 72 quater, comma 1, L.F., "al contratto di locazione finanziaria si applica, in caso di fallimento dell'utilizzatore, l'articolo 72", con conseguente sospensione dei contratti di locazione conclusi a far data dalla pubblicazione della sentenza di fallimento ai sensi dell'articolo 16, ultimo comma, L.F. Conseguentemente, l'obbligo di riconsegnare i beni concessi in locazione finanziaria sorge, per la curatela fallimentare, solo in caso di scioglimento del contratto, secondo quanto previsto dall'articolo 72 quater, comma 2 L.F., allorquando il curatore dichiara di volersi sciogliere dal contratto stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 20 Gennaio 2015.


Fallimento - Locazione finanziaria - Accoglimento della domanda di rivendica - Implicita manifestazione di volontà del curatore di sciogliersi dal contratto.
Nell'accoglimento della domanda di rivendica del bene concesso in locazione finanziaria deve ritenersi implicita la manifestazione di volontà del curatore di sciogliersi dal contratto, ai sensi e per gli effetti del combinato disposto di cui agli articoli 72 e 72 quater L.F., con conseguente obbligo di riconsegna dei beni che ne sono oggetto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 20 Gennaio 2015.


Fallimento - Locazione finanziaria - Invito del curatore al ritiro dei beni - Mora credendi - Effetti sulle spese di custodia.
La comunicazione con la quale il curatore invita il proprietario dei beni concessi in locazione finanziaria a provvedere al loro ritiro, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 1214 c.c., vale a costituire in mora il creditore, con conseguente produzione degli effetti della mora credendi, tra i quali l'obbligo di sostenere le spese di custodia (art. 1207, comma 2, c.c.). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 20 Gennaio 2015.


Concordato preventivo - Contratti in corso di esecuzione ex articolo 169 bis L.F. - Distinzione dall’ambito applicativo dei contratti pendenti di cui all’articolo 72 L.F..
L’ambito applicativo della disposizione relativa ai contratti in corso di esecuzione di cui all’articolo 169 bis L.F. differisce da quello della disposizione contenuta nell’articolo 72 L.F. e legittima, pertanto, lo scioglimento (e non la risoluzione) anche di contratti unilaterali o parzialmente adempiuti. Depongono in questo senso il mancato richiamo all’articolo 72 citato, il tenore letterale dell’articolo 169 bis, il quale fa riferimento a contratti in corso di esecuzione e non ai rapporti pendenti, nonché la espressa indicazione, al comma 4, delle ipotesi di deroga alla disciplina in questione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 07 Ottobre 2014.


Concordato preventivo con riserva - Contratti in corso di esecuzione - Scioglimento - Esclusione

Contratti in corso di esecuzione nel concordato preventivo - Nozione - Coincidenza con quella dei contratti pendenti nel fallimento

Concordato preventivo - Contratti in corso di esecuzione - Finalità - Tutela della par condicio creditorum

Contratti in corso di esecuzione nel concordato preventivo - Scioglimento - Scioglimento dell’obbligazione accessoria di garanzia
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Durante la fase cosiddetta pre-concordataria è ammissibile soltanto la sospensione dei contratti pendenti e non lo scioglimento, in quanto la fluidità della domanda concordataria, reversibile ed utilizzabile, all’esito del termine concesso, anche per la presentazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti nonché non vincolante nella sua formulazione, appare incompatibili con la stabilizzazione e la irreversibilità degli effetti che lo scioglimento comporta nei confronti delle controparti contrattuali. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La nozione di contratti pendenti nel concordato preventivo di cui all’articolo 169 bis L.F. è sovrapponibile a quella dei contratti pendenti nel fallimento di cui all’articolo 72 L.F. Pertanto, un contratto può essere considerato pendente nel concordato se sarebbe pendente anche nel fallimento e quindi solo se si tratta di un contratto a prestazioni corrispettive in cui le prestazioni siano ineseguite da entrambe le parti. Se, diversamente, il contratto è stato eseguito da una sola delle parti, lo stesso avrà generato un debito concorsuale oppure un credito della massa dei creditori. Sono, quindi, pendenti i contratti con riferimento alle prestazioni non ancora eseguite e da eseguire successivamente alla apertura della procedura concordataria, per cui può ritenersi che la sospensione opera per i contratti pendenti nei termini di cui all’articolo 72 L.F. con riferimento alle prestazioni che siano ancora “in corso di esecuzione” all’atto dell’apertura della procedura. Non potranno, inoltre, considerarsi pendenti i contratti a prestazioni unilaterali in cui una delle parti abbia già eseguito la propria prestazione dal contratto residuino solo crediti o debiti, come nei casi del contratto di mutuo e di finanziamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Una delle finalità perseguite dalla norma di cui all’articolo 169 bis L.F. è quella di garantire la par condicio creditorum laddove il mantenimento del contratto e la sua conseguente esecuzione potrebbe favorire solo uno dei creditori a scapito degli altri. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Lo scioglimento del contratto operato ai sensi dell’articolo 169 bis L.F. comporta anche lo scioglimento della obbligazione accessoria fideiussoria prestata allo scopo di garantire l’esecuzione delle prestazioni successive non ancora eseguite. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 11 Settembre 2014.


Esecuzione in forma specifica - Sentenza costitutiva che produce gli effetti del contratto non concluso - Sopravvenienza del fallimento - Effetti..
Nei confronti del curatore non può essere pronunciata la sentenza costitutiva che produca gli effetti del contratto non concluso, sia perché il fallimento immobilizza il patrimonio, sia perché il curatore è terzo rispetto alle parti. La sopravvivenza del fallimento consente al curatore di ottenere una pronuncia di rigetto della domanda di esecuzione in forma specifica e di optare per lo scioglimento del contratto anche in presenza della trascrizione della domanda e dell'avvenuto pagamento del prezzo. L'effetto prenotativo della trascrizione vale, infatti, solo per le sentenze dichiarative e non per quelle costitutive in relazione alla facoltà di scelta del curatore di sciogliersi o di subentrare nel contratto, la quale trova il solo limite del giudicato. (Franco Benassi) (1) Cassazione civile, sez. II, 05 Maggio 2014, n. 9619.


Fallimento - Locazione finanziaria - Contratto risolto prima della dichiarazione di fallimento - Applicazione analogica della disciplina di cui all'articolo 72 quater L.F. - Esclusione..
L’art. 72-quater L.F. si applica solo ai contratti di leasing pendenti alla data di dichiarazione di fallimento (nella specie, si è ritenuto non applicabile l’art. 72-quater L.F. nell’ipotesi di risoluzione di un contratto di locazione finanziaria intervenuta prima del fallimento dell’utilizzatore). (Alessandro Albè) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 07 Aprile 2014.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - Non eseguita - Contratto preliminare - Esecuzione specifica dell'obbligo di concludere il contratto - Trascrizione della relativa domanda - Rilevanza in caso di successivo fallimento del promissario inadempiente - Conseguenze..
In tema di contratto preliminare di compravendita immobiliare, se la domanda diretta ad ottenere l’esecuzione in forma specifica dell’obbligo di concludere il contratto è stata trascritta prima della dichiarazione di fallimento del promittente venditore, la sentenza che l’accoglie, anche se trascritta successivamente, è opponibile alla massa dei creditori e impedisce l’apprensione del bene da parte del curatore del contraente fallito, il quale non può quindi avvalersi del potere di scioglimento accordatogli, in via generale, dall’art. 72 della legge fallimentare. Tribunale Udine, 13 Febbraio 2014.


Fallimento - Contratto preliminare - Facoltà di scioglimento del curatore - Trascrizione della domanda in data anteriore alla dichiarazione di fallimento - Opponibilità al fallimento - Sopravvivenza della facoltà di scioglimento del curatore.
La prima sezione della Corte di cassazione ha rimesso alle Sezioni unite la questione se il curatore possa o meno esercitare la facoltà, concessa dall'articolo 72 L.F., di sciogliersi dal contratto preliminare con il quale l'imprenditore poi fallito abbia promesso in vendita un immobile a un terzo, anche nel caso in cui il terzo promissario acquirente abbia trascritto, anteriormente al fallimento la domanda ai sensi dell'articolo 2932 c.c. volta ad ottenere dal giudice una pronuncia costitutiva del trasferimento che tenga luogo del contratto rimasto inadempiuto.
Con la sentenza n. 12505 del 7 luglio 2004, infatti, le Sezioni unite della Corte di cassazione, ponendosi in contrasto con il precedente consolidato indirizzo della Corte, hanno per la prima volta enunciato il principio secondo cui, quando la domanda diretta ad ottenere l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere il contratto è stata trascritta prima della dichiarazione di fallimento, la sentenza che l’accoglie, anche se trascritta successivamente, è opponibile alla massa dei creditori e impedisce la apprensione del bene da parte del curatore del contraente fallito, il quale non può quindi avvalersi del potere di scioglimento accordatogli in via generale dall'articolo 72 L.F.
L'ordinanza che si segnala richiama l'attenzione sul fatto che la opponibilità o meno al curatore della domanda giudiziale non dovrebbe di per se impedire l'esercizio della facoltà di scioglimento dal contratto preliminare riconosciutagli dall'articolo 72, comma 4, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 2013, n. 27111.


Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda cd. ultratardiva - Credito sorto successivamente alla scadenza del termine - Credito di lavoro riconducibile alla sopravvenuta risoluzione del contratto di affitto di azienda - Ammissibilità..
E' ammissibile, anche se ultratardiva, la domanda di insinuazione per crediti di lavoro se il fatto generatore del credito che si vuole insinuare al passivo fallimentare è sorto in un momento successivo allo spirare del termine decadenziale essendo riconducibile alla sopravvenuta risoluzione del contratto di affitto d’azienda ed alla conseguente retrocessione dell’azienda e del rapporto di lavoro in capo al fallimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Affitto di azienda - Retrocessione al curatore - Rapporti giuridici pendenti retroceduti con l'azienda - Facoltà di scioglimento ex artt. 72 ss. L.F. - Sussistenza..
In caso di retrocessione dell’azienda in affitto al curatore, spetta al curatore ogni decisione relativa ai rapporti giuridici pendenti retroceduti con l’azienda, con riferimento ai quali conserva la facoltà di sciogliersi da essi secondo le regole generali di cui agli artt. 72 e seguenti L.F., senza distinzione tra il rapporto d'affitto già in essere proseguito alla data del fallimento e quello concluso ex novo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Affitto di azienda - Retrocessione al curatore - Rapporti giuridici pendenti retroceduti con l'azienda - Subentro del curatore nel contratto - Effetti..
La decisione del curatore di non avvalersi della facoltà di sciogliersi dai contratti preesistenti alla dichiarazione di fallimento e di proseguire il rapporto, in quanto scelta necessitata e condizionata dall’inderogabile funzione propria della gestione concorsuale di assicurare quella finalità conservativa dei valori di funzionamento dell’azienda in grado di consentire una migliore liquidazione nell’interesse dei creditori concorrenti pregressi, non può produrre nella massa fallimentare effetti, per la massa stessa e per l’affittuario, differenziati nel caso in cui il curatore sia subentrato nel contratto rispetto a quando l’abbia concluso ex novo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Affitto di azienda - Retrocessione al fallimento - Responsabilità del fallimento per i crediti dei lavoratori c.c. - Esclusione..
Nel caso di retrocessione dell’azienda affittata, la regola della responsabilità tra cedente (l’originario affittuario) e cessionario (il concedente iniziale) circa i crediti dei lavoratori di cui all'art. 2560 c.c. non è applicabile al fallimento, anche in assenza della specifica deroga di cui all’art. 104 bis, comma 6, L.F., in quanto, in caso di cessazione di affitto (o di usufrutto), il soggetto a cui viene restituita l’azienda non è tecnicamente acquirente, poiché non vi è alcun riacquisto della proprietà dell’azienda, che è sempre rimasta in capo alla procedura, mentre l’originario affittuario ne ha avuto soltanto il godimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Affitto di azienda - Retrocessione - Applicazione della disciplina sui rapporti pendenti ai rapporti preesistenti nei quali l'affittuario sia subentrato e a quelli stipulati ex novo..
Il richiamo previsto dall’art. 104 l.f. alle disposizioni di cui alla sezione IV del Capo III del titolo II della legge fallimentare, e cioè gli artt. 72 e seguenti, comporta l’applicazione della disciplina degli effetti della retrocessione (per quanto riguarda il rapporto di lavoro relativamente ai rapporti economici) sia con riferimento ai rapporti contrattuali preesistenti all’affitto, nei quali l’affittuario sia subentrato, sia con riferimento a quelli stipulati ex novo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Esercizio, da parte del curatore, della facoltà di cui all'art. 72 legge fall. - Legittimità del suo operato - Controversia - Giurisdizione del giudice italiano - Sussistenza - Fondamento - Fattispecie.
A norma dell'art. 3, secondo comma, ultima parte, della legge 31 maggio 1995, n. 218, nelle materie escluse dall'ambito di applicazione della Convenzione di Bruxelles 27 settembre 1968, resa esecutiva con la legge 21 giugno 1971, n. 804, e successive modificazioni, tra le quali ricade la materia fallimentare, la giurisdizione del giudice italiano sussiste in base ai criteri di collegamento stabiliti per la competenza per territorio. (Nella specie, è stata affermata la giurisdizione del giudice italiano in ordine alla domanda principale, formulata dal curatore di un fallimento apertosi in Italia, avente ad oggetto la legittimità dell'esercizio, da parte di quest'ultimo, della facoltà prevista dall'art. 72 legge fall., alla quale risultavano poi subordinate tutte le altre domande). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Luglio 2013, n. 17866.


Fallimento – Concordato preventivo con riserva – Contratti pendenti – Scioglimento – Esclusione – Sospensione – Ammissibilità – Anticipazione bancaria e Mutuo – Inapplicabilità..
La norma di cui all’art. 169bis l.f. si applica al preconcordato solo per la parte in cui prevede la sospensione dei contratti pendenti, che non ha effetti definitivi. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

La norma è inapplicabile ai contratti di mutuo e anticipazione bancaria, mancando la reciprocità sinallagmatica delle prestazioni ineseguite. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 25 Giugno 2013.


Rapporti pendenti - Azione di risoluzione promossa prima del fallimento - Prosecuzione con il rito ordinario - Domande di risarcimento di restituzione - Improcedibilità..
Il quinto comma dell'articolo 72, legge fallimentare, il quale dispone che l'azione di risoluzione del contratto promossa prima del fallimento spiega i suoi effetti nei confronti del curatore, deve essere interpretato nel senso che le azioni di risoluzione proposte prima dell'apertura del concorso restano assegnate al giudice ordinario e sottoposte, quindi, al rito del giudizio di cognizione, con conseguente opponibilità della sentenza alla massa dei creditori, e ciò anche quando il contraente abbia proposto, oltre alla domanda di risoluzione, anche quelle di risarcimento e restituzione, con la precisazione che queste ultime domande andranno comunque proposte in sede di accertamento del passivo. (Giovanni Noschese) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 01 Febbraio 2013.


Fallimento - Posizione fatta valere dal curatore non strettamente coincidente con quelle rinvenute nel patrimonio del fallito - Eccezione di arbitrato - Fondatezza - Esclusione - Fondamento - Fattispecie relativa a contratto d'appalto seguito da ulteriori negozi anche con terzi.

Arbitrato - Appalto - Successivo fallimento dell'appaltatore - Posizione fatta valere dal curatore, non strettamente coincidente con quelle rinvenute nel patrimonio del fallito - Eccezione di arbitrato fondata sul contratto originario - Successive modifiche dell'appalto e nuove pattuizioni anche con terzi - Competenza giurisdizionale sulle azioni del curatore - Sussistenza - Ragioni.
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Deve essere affermata la competenza dell'autorità giurisdizionale ed escluso, quindi, il fondamento dell'eccezione di arbitrato, qualora la posizione fatta valere dal curatore non sia strettamente rinvenuta nel patrimonio del fallito (nella specie, per un contratto di appalto contenente clausola compromissoria), bensì abbia carattere autonomo, proprio della rappresentanza della massa (avendo il lavoratore chiesto l'escussione di crediti inerenti a detto rapporto, ma successivamente oggetto di nuovi negozi, conclusi anche con terzi e ritenuti simulati ovvero revocabili), non potendosi rinvenire quella continuità di funzionamento del meccanismo negoziale presidiato dalla clausola compromissoria, tanto più che il deferimento di una controversia al giudizio degli arbitri comporta una deroga alla giurisdizione ordinaria e, quindi, in caso di dubbio in ordine alla sua portata, deve preferirsene un'interpretazione restrittiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Gennaio 2013, n. 1543.


Concordato preventivo - Rapporti pendenti - Regola generale della prosecuzione..
La regolamentazione dei rapporti pendenti nel concordato preventivo è governata dalla regola generale della loro prosecuzione, in conformità all’orientamento maggioritario di inapplicabilità dell’art. 72, legge fall. al concordato preventivo formatosi per colmare la lacuna normativa lasciata dal legislatore ante riforma. (Filippo Canepa e Maurizio Zonca) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 16 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Disciplina dei rapporti pendenti - Effetti - Definizione di atti di straordinaria amministrazione - Atti nuovi sorti nel corso della procedura - Prosecuzione di rapporto pendente - Autorizzazione degli organi della procedura - Non necessità..
Dalla mancata previsione, nel concordato preventivo, della sospensione dei rapporti pendenti - prevista, invece, dall'articolo 72, legge fallimentare - nonché dalla previsione che nel concordato il debitore conserva l'amministrazione dei suoi beni e l'esercizio dell'impresa, è possibile dedurre che gli atti di straordinaria amministrazione per i quali è necessaria l'autorizzazione del giudice delegato siano soltanto quelli nuovi, quelli cioè sorti nel corso della procedura, e non anche i contratti ed i rapporti giuridici pendenti. Sulla base delle considerazioni che precedono è inoltre possibile dedurre che la prosecuzione di un contratto pendente non possa considerarsi atto eccedente l'ordinaria amministrazione, trattandosi di comportamento dovuto per l'imprenditore, il quale è comunque tenuto ad onorare gli impegni presi. Per la prosecuzione del rapporto concernente un contratto perdente non è, pertanto, necessaria l'autorizzazione del giudice delegato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Giugno 2012.


Fallimento – Locazione finanziaria – Risoluzione del contratto prima del fallimento dell'utilizzatore – Leasing di tipo “traslativo” – Irrilevanza – Disciplina di cui all’art. 1526 c.c. – Esclusione – Disciplina di cui all’art. 72 quater legge fall. – Applicabilità.

Fallimento – Locazione finanziaria – Scioglimento del contratto prima del fallimento dell'utilizzatore – Disciplina di cui all’art. 72 quater l.f. – Applicabilità – Riallocazione del bene sul mercato non ancora avvenuta – Diritto del concedente alla restituzione del bene – Sussistenza – Istanza di ammissione al passivo del credito del concedente per le rate scadute e non pagate – Accoglimento – Istanza di ammissione al passivo del credito del concedente per le rate ancora a scadere – Esclusione.
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Deve ritenersi che con l’introduzione dell’art. 72 quater l.f. il legislatore abbia inteso dettare una disciplina unitaria della locazione finanziaria, per cui, nel caso di fallimento dell'utilizzatore, la portata del testo normativo di cui alla disposizione predetta, che richiama in tale ipotesi l’art. 72 l.f., può senz’altro essere estesa fino a ricomprendere e disciplinare anche il caso dello scioglimento del contratto di leasing (“traslativo”) avvenuto per risoluzione prima del fallimento, restando esclusa la possibilità di fare ricorso alle previsioni di cui all’art. 1526 c.c.. (1) (Raffaella Falini) (riproduzione riservata)
 
Nell’ipotesi di scioglimento del contratto di locazione finanziaria prima del fallimento dell’utilizzatore, in applicazione dell’art. 72 quater l.f., non essendo ancora avvenuta la riallocazione del bene sul mercato, la società di leasing ha diritto, oltre che alla restituzione del bene, all’insinuazione al passivo del solo credito certo, cristallizzatosi alla data di fallimento e costituito dalle rate scadute e non pagate, ma non all’insinuazione del credito derivante dalle rate ancora a scadere, trattandosi, in quest’ultimo caso, di un credito solo futuro ed eventuale, incerto sia nell’an che nel quantum, poiché si dovrà comunque attendere il momento della vendita o riallocazione. (1) (Raffaella Falini) (riproduzione riservata)
Tribunale Perugia, 05 Giugno 2012.


Fallimento - Contratti pendenti - Domanda di risoluzione promossa nei confronti del fallimento - Effetti - Ratio della norma di cui all'articolo 72, comma 5, LF...
La disposizione dettata dall'articolo 72, comma 5, legge fallimentare (secondo la quale l'azione di risoluzione del contratto promossa prima del fallimento spiega suoi effetti nei confronti del curatore, fatta salva la trascrizione della domanda) impedisce alla parte che vi ha interesse di proporre in via ordinaria domanda di risoluzione di un contratto nei confronti del fallimento, facendo salvo unicamente il caso in cui questo sia dichiarato quando la lite sia già pendente. In tal modo, si evita che gli effetti restitutori ed eventualmente risarcitori connessi alla pronunzia di risoluzione per inadempimento del contratto a prestazioni corrispettive si riverberino negativamente sulla par condicio creditorum. (Franco Benassi - Paolo Graneris) (riproduzione riservata) Tribunale Saluzzo, 24 Maggio 2012.


Controversie sui rapporti patrimoniali del fallito compresi nel fallimento - Legittimazione processuale del curatore - Spettanza - Legittimazione processuale del fallito - Eccezionale sussistenza - Fondamento - Fattispecie relativa ad intervento del fallito in appello con impugnazione autonoma.
Nelle controversie relative a rapporti di diritto patrimoniale del fallito, compresi nel fallimento, sta in giudizio il curatore, ai sensi dell'art. 43, primo comma, legge fall., spettando al fallito una legittimazione processuale di tipo suppletivo soltanto nel caso di totale disinteresse degli organi fallimentari, ipotesi da escludere dunque allorché il curatore sia parte, indipendentemente dalla sua concreta condotta processuale; il fallito può svolgere attività processuale unicamente nei limiti dell'intervento ex art. 43, secondo comma, legge fall., cioè per le questioni dalle quali può dipendere un'imputazione di bancarotta a suo carico, o nei limiti dell'intervento adesivo dipendente, che comunque non gli attribuisce il diritto di impugnare la sentenza in autonomia dal curatore. (Nella specie, il soggetto, convenuto in giudizio per la risoluzione di un preliminare, era fallito nel corso del processo di primo grado, ove aveva proposto domanda riconvenzionale ex art. 2932 cod. civ. ed al medesimo era subentrato il curatore, che viceversa aveva esercitato la facoltà di sciogliersi dal contratto, con gli effetti dichiarati dal tribunale; la S.C. ha cassato la decisione di appello che, ammettendo l'intervento del fallito in sede di gravame quale esercizio di un autonomo potere di impugnazione e accogliendone la domanda di trasferimento del bene "col vincolo di legge a favore della curatela", aveva violato, alla luce del principio enunciato, il giudicato interno alla sentenza di primo grado). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Maggio 2012, n. 7448.


Procedimento civile - Esercizio dell'azione in forme eccedenti o devianti rispetto alla tutela dell'interesse sostanziale - Abuso del processo - Violazione degli articoli 2 e 111 della Costituzione.

Immobili da costruire - Preliminare di vendita - Fideiussione obbligatoria e nullità del contratto - Ratio.

Immobili da costruire - Preliminare di vendita - Nullità per mancanza della garanzia accessoria - Proposizione della domanda in assenza di qualunque inadempimento o stato di crisi del promettente venditore - Abuso del processo.
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Costituisce abuso del processo, la cui tutela trova fondamento negli artt. 2 e 111 Cost. ed il cui accertamento comporta la reiezione della domanda, l’esercizio dell'azione in forme eccedenti, o devianti, rispetto alla tutela dell'interesse sostanziale, che segna il limite, oltreché la ragione dell'attribuzione, al suo titolare, della potestas agendi. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)

L' art. 2, comma 1, del D.Lgs. 122/2005 secondo cui “All'atto della stipula di un contratto che abbia come finalità il trasferimento non immediato della proprietà o di altro diritto reale di godimento su un immobile da costruire o di un atto avente le medesime finalità, ovvero in un momento precedente, il costruttore è obbligato, a pena di nullità del contratto che può essere fatta valere unicamente dall'acquirente, a procurare il rilascio ed a consegnare all'acquirente una fideiussione, anche secondo quanto previsto dall'articolo 1938 del codice civile, di importo corrispondente alle somme e al valore di ogni altro eventuale corrispettivo che il costruttore ha riscosso e, secondo i termini e le modalità stabilite nel contratto, deve ancora riscuotere dall'acquirente prima del trasferimento della proprietà o di altro diritto reale di godimento...” é volto a tutelare il promissario acquirente permettendo il recupero delle somme versate fino alla stipula del contratto definitivo per il caso di inadempimento o stato di crisi del promittente venditore. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)

La proposizione della domanda di nullità del contratto preliminare per mancanza della garanzia  accessoria ex d. Lgs. 122/2005 una volta che l’immobile promesso in vendita aveva già ottenuto l’agibilità in assenza di qualunque inadempimento o stato di crisi della promittente venditrice, costituisce abuso del processo per essere venute meno le ragioni di tutela specifiche accordate dalla normativa attributiva del diritto. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia, 17 Aprile 2012.


Fallimento – Accertamento del passivo – Domanda di trasferimento coattivo ex art. 2932 c.c. o di risoluzione del contratto preliminare – Improponibilità nelle forme di cui agli artt. 93 sg. L.F. – Conseguenze. .
La domanda di trasferimento coattivo del bene non può essere proposta nelle forme dell’ammissione al passivo ed anzi, ai sensi dell’art. 24 L.F., non è neppure di competenza del giudice fallimentare, nel caso in cui il curatore, non solo non si sia avvalso della facoltà di sciogliersi dal contratto preliminare, ma abbia addirittura espressamente aderito alla domanda ex art. 2932 c.c. proposta dal promissario acquirente prima del fallimento; nemmeno la domanda di risoluzione del contratto preliminare può essere proposta nelle forme dell’ammissione al passivo, ancorché con tale forma debba esser fatto valere - ex art. 72, 5° comma, L.F. - il credito per le eventuali restituzioni che conseguano alla risoluzione del contratto. (Giorgio Musio) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 17 Aprile 2012.


Fallimento – Rapporti pendenti – Contratto preliminare – Domanda di esecuzione in forma specifica e subordinata di risoluzione proposte ante fallimento contro l’imprenditore – Competenza del giudice adito ante fallimento – Sussiste..
Il legislatore ha modificato l’art. 72 L.F. disponendo che l’azione di risoluzione, proposta prima della dichiarazione del fallimento della parte inadempiente, spieghi i suoi effetti nei confronti della sopravvenuta procedura; pertanto, nel caso in cui il promissario acquirente abbia promosso nei confronti della venditrice, poi fallita, giudizio ordinario inteso all’esecuzione del preliminare ex art. 2932 c.c. e, in via subordinata, alla risoluzione del preliminare stesso, competente a conoscere anche di quest’ultima domanda è il giudice già adito prima del fallimento e non il giudice fallimentare. (Giorgio Musio) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 17 Aprile 2012.


Fallimento – Rapporti pendenti – Contratto preliminare – Domanda di risoluzione proposta ante fallimento contro l’imprenditore – Competenza del giudice adito ante fallimento – Sussiste – Domanda di ammissione al passivo per le restituzioni conseguenti all’esito del giudizio ordinario – Ammissibilità – Natura condizionale del credito – Conseguenze..
Ove, all’atto del fallimento del promittente venditore, risulti già pendente il giudizio promosso dal promissario acquirente per l’esecuzione ex art. 2932 c.c. del contratto preliminare e, in via subordinata, per la risoluzione del contratto stesso e la restituzione della caparra, la possibilità che il promissario acquirente venga ammesso al passivo a tale ultimo titolo dipende dall’esito del giudizio ordinario ancora pendente; tale subordinazione rende condizionale, ai sensi dell’art. 96 L.F., la domanda di ammissione al passivo che andrà, pertanto, accolta; sarà poi rimesso al giudice delegato il compito di procedere alla conseguente modifica dello stato passivo ai sensi dell’art. 113 bis L.F., nella misura che verrà determinata ad esito del giudizio pendente. (Giorgio Musio) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 17 Aprile 2012.


Fallimento - Esercizio provvisorio dell'impresa - Crediti sorti durante l'esercizio provvisorio - Prededuzione - Crediti successivi all'esercizio provvisorio - Applicazione della regola generale di cui all'articolo 72 LF e della disciplina della quarta sezione della legge fallimentare..
La regola di cui all'articolo 104, comma 8, legge fallimentare, secondo la quale i crediti sorti nel corso dell'esercizio provvisorio dell'impresa sono soddisfatti in prededuzione ai sensi dell'articolo 111, comma 1, n. 1), non è applicabile ai crediti sorti dopo che sia cessato l'esercizio provvisorio, per i quali "rivive" la regola generale di cui all'articolo 72 nonché la disciplina prevista dall'intera sezione quarta della legge fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 2012.


Fallimento - Esercizio provvisorio dell'impresa - Contratti pendenti ad esecuzione continuata o periodica - Crediti sorti dopo la cessazione dell'esercizio provvisorio - Applicazione dell'articolo 74 L.F. - Pagamento in prededuzione delle prestazioni ante fallimento..
Con specifico riferimento ai contratti pendenti ad esecuzione continuata o periodica, al termine dell'esercizio provvisorio dell'impresa, si dovrà fare applicazione dell'articolo 74, secondo il quale il curatore che decide di subentrare nel contratto è tenuto a corrispondere in prededuzione anche il prezzo delle forniture già eseguite prima della dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 2012.


Fallimento - Contratti pendenti - Contratti ad esecuzione continuata o periodica e di assicurazione - Norme speciali - Applicazione a tutti i casi di continuazione del rapporto nel corso di procedure concorsuali - Esclusione..
La disciplina contenuta negli articoli 74 e 82 della legge fallimentare, relativa ai contratti di somministrazione e di assicurazione, ha natura eccezionale e, come tale, non può essere estesa a tutti i casi di continuazione del rapporto nel corso di procedure concorsuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 2012.


Fallimento - Esercizio provvisorio dell'impresa - Contratti ad esecuzione continuata o periodica - Disciplina dei crediti prededucibili..
Con riferimento all'esercizio provvisorio dell'impresa, la sorte dei crediti relativi ai contratti pendenti ad esecuzione continuata o periodica può essere così regolata: i) quelli sorti in pendenza dell'esercizio provvisorio hanno natura prededucibile; ii) quelli successivi all'esercizio provvisorio sorgono solo nel caso in cui il curatore opti per il subentro del contratto e sono ovviamente prededucibili; iii) quelli sorti prima della dichiarazione di fallimento avranno o meno natura prededucibile a seconda che il curatore, al termine dell'esercizio provvisorio, abbia scelto di subentrare o di sciogliersi dal contratto (articolo 74, legge fallimentare). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 2012.


Fallimento - Contratti pendenti - Azione di risoluzione - Esperimento nei confronti della curatela - Ammissibilità - Prosecuzione - Condizioni..
L'azione di risoluzione contrattuale ex art. 72, comma 5, l.f. può essere esperita nei confronti della curatela fallimentare avanti al tribunale ordinario ovvero proseguita avanti al medesimo, nell'ipotesi in cui sia stata iniziata prima del fallimento del convenuto, soltanto quando alla richiesta di risoluzione del contratto non si accompagni la contestuale domanda di restituzione del prezzo e di risarcimento dei danni conseguenti. Laddove invero vengano chieste contemporaneamente l'azione di risoluzione e la conseguente azione di ripetizione e condanna, entrambe le domande dovranno essere trasferite in sede fallimentare, in quanto legate da un vincolo di connessione e dipendenza tale da rendere indispensabile una loro trattazione unitaria, posto che la regola dell'unicità del concorso impone la concentrazione processuale davanti al Giudice fallimentare di tutte le controversie che possono incidere nella esatta individuazione del passivo fallimentare. (Anna Serafini - Laura Trovò) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 16 Marzo 2012.


Fallimento - Esercizio provvisorio dell'impresa - Facoltà del curatore di sciogliersi dai contratti pendenti - Contratto di locazione d'immobili - Autorizzazione del comitato dei creditori - Non necessità.

Fallimento - Esercizio provvisorio dell'impresa - Facoltà di scelta del curatore tra sospensione ed esecuzione dei contratti pendenti - Applicazione analogica dell'articolo 72, comma 2 LF - Messa in mora del curatore che abbia optato per la sospensione - Ammissibilità.
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In presenza di esercizio provvisorio dell'impresa, la facoltà riconosciuta al curatore dall'articolo 104, comma 7, legge fallimentare di sciogliersi dai contratti pendenti, e quindi anche da quello di locazione di immobili, non necessita dell'autorizzazione del comitato dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora, in presenza di esercizio provvisorio dell'impresa, il curatore si avvalga della facoltà riconosciutagli dall'articolo 104, comma 7, legge fallimentare, di sospendere l'esecuzione dei contratti pendenti, alla fattispecie può essere applicato in via analogica il secondo comma dell'articolo 72, il quale consente al contraente in bonis di richiedere al giudice delegato di mettere in mora il curatore facendogli assegnare un termine non superiore a sessanta giorni, decorso il quale il contratto si intende sciolto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Nocera Inferiore, 13 Febbraio 2012.


Fallimento - Contratti pendenti - Contratto di agenzia - Scioglimento ope legis - Indennità per cessato rapporto del mancato preavviso - Esclusione..
Non è applicabile al contratto di agenzia, in ragione del carattere fiduciario del rapporto, la nuova disciplina introdotta all'articolo 72, legge fallimentare, secondo la quale il contratto in corso di esecuzione al momento del fallimento, per il quale non sia prevista una peculiare disciplina, non si scioglie e rimane sospeso fin tanto che il curatore non opti per la cessazione ovvero per la prosecuzione. Deve, quindi, essere ribadito l'orientamento giurisprudenziale che afferma lo scioglimento di detto contratto per cause indipendenti dalla volontà delle parti, con esclusione del diritto dell’agente alla corresponsione delle indennità per cessato rapporto e di mancato preavviso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 18 Gennaio 2012.


Fallimento - Esercizio provvisorio - Crediti relativi a contratti pendenti ad esecuzione periodica o continuata - Prededuzione - Crediti sorti in pendenza dell'esercizio provvisorio..
La lettera della norma di cui all'articolo 104, legge fallimentare è inequivoca nel riconoscere la prededuzione soltanto ai crediti sorti in pendenza dell'esercizio provvisorio e non anche a quelli sorti precedentemente, anche se relativi a contratti pendenti ad esecuzione periodica o continuata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 18 Gennaio 2012.


Fallimento - Contratti pendenti - Facoltà del curatore di subentrare ovvero di sciogliersi dal contratto - Contratto preliminare – Domanda ex art.2932 trasferita prima del fallimento - Opponibilità al fallimento - Esclusione - Preliminare trascritto ex art. 2645 bis c.c. - Eccezione..
La regola generale dettata dall'articolo 72, comma 1, legge fallimentare - secondo la quale l'esecuzione del contratto rimane sospesa sino a quando il curatore dichiari di volere subentrare nel contratto in luogo del fallito ovvero di sciogliersi dal medesimo - deve ritenersi operante ed applicabile anche all'ipotesi di contratto preliminare di vendita per il quale sia stata proposta domanda ex articolo 2932 c.c. trascritta prima della dichiarazione di fallimento. A detta regola fa eccezione l’ipotesi, espressamente prevista dalla legge (articolo 72 bis, legge fallimentare) di contratto preliminare trascritto ai sensi dell'articolo 2645 bis c.c., avente ad oggetto un immobile ad uso abitativo destinato a costituire l'abitazione principale dell'acquirente o dei suoi parenti e affini entro il terzo grado. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 07 Settembre 2011.


Contratto preliminare – Facoltà di scelta del curatore – Recesso – Acconti – Caparra Confirmatoria – Regime.

Contratto preliminare – Facoltà di scelta del curatore – Recesso – Mancato versamento di acconti o caparre confirmatorie – Obbligo del contraente in bonis – Insussistenza.
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In virtù dell’esercizio della facoltà di scelta prevista dall’art. 72 l.f. (nella specie, scioglimento), rimane privo di giustificazione causale il versameno di acconti o caparre confirmatorie eventualmente intervenute tra le parti signatarie di un contratto preliminare di vendita di bene immobile, le quali dovranno essere oggetto di restituzioni e rimborsi in favore del contraente in bonis. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

Ove alla data di esercizio della facoltà di scelta da parte del curatore, i versamenti di acconti o di caparre confirmatorie in esecuzione di un contratto preliminare non siano stati ancora effettuati, quest’ultimo non può pretendere tale attività da parte del contraente in bonis atteso che si sostenzierebbe in un adempimento richiesto in assenza di una valida ragione giustificatrice. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Tribunale Novara, 07 Giugno 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Vendita con riserva di proprietà ineseguita al momento della dichiarazione di insolvenza - Subentro nel contratto da parte del commissario straordinario dell'impresa compratrice - Disciplina applicabile - Assunzione di tutti gli obblighi contrattuali già facenti capo al debitore insolvente - Fondamento - Conseguenze - Integrale pagamento del prezzo a favore del venditore che trasferisca la proprietà - Scadenza dell'obbligazione di pagamento prima della dichiarazione di subentro ex art. 50 del d.lgs. n. 270 del 1999 - Rilevanza - Esclusione - Insinuazione al passivo del credito per il prezzo - Ammissione in prededuzione - Necessità - Fattispecie..
In tema di vendita con riserva della proprietà non ancora eseguita, da entrambe le parti, al momento della dichiarazione di insolvenza del compratore, nella conseguente ammissione di questi alla procedura di amministrazione straordinaria, il subentro del commissario straordinario nel citato contratto pendente determina, ai sensi degli artt. 50 e 51 del d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270, l'applicazione della disciplina di cui all'art. 72 e non 73, legge fall., con l'effetto che detto organo assume tutti gli obblighi già in capo al debitore; ne deriva che, a fronte del successivo trasferimento della proprietà dei beni oggetto del contratto, nessuna rata essendo stata saldata in precedenza, il relativo prezzo va corrisposto al venditore per intero, né alcun rilievo è ascrivibile alla circostanza per cui detto pagamento sia scaduto prima del citato subentro contrattuale, ma quando il contratto era in fase di quiescenza. (Applicando detto principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, in accoglimento dell'opposizione allo stato passivo, aveva ammesso in prededuzione il credito per le rate di prezzo vantate dal venditore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 31 Maggio 2011, n. 12016.


Fallimento – Revoca – Effetti sui rapporti in corso – Modificazioni non riconducibili alla sentenza di fallimento..
Ai sensi del comma 15, art. 18, l.f., rimangono ferme le modificazioni dei rapporti contrattuali preesistenti che non siano direttamente riconducibili alla sentenza di fallimento, ma ad atti legalmente compiuti dal curatore durante la procedura. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 12 Maggio 2011.


Fallimento - Effetti sui contratti pendenti - Assegnazione di alloggio di società cooperativa edilizia - Esenzione di cui al comma 8 dell'articolo 72, L.F. - Applicabilità..
La disposizione di cui al comma 8 dell'articolo 72, legge fallimentare, la quale esclude dall'applicazione della regola generale enunciata nel primo comma i contratti preliminari di vendita trascritti ai sensi dell'articolo 2645 bis c.c., avente ad oggetto un immobile ad uso abitativo destinato a costituire l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti ed affini entro il terzo grado, è applicabile anche al contratto preliminare che contenga un'obbligazione di assegnazione dell'alloggio di società cooperative edilizia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 04 Maggio 2011.


Concordato preventivo – Continuità dell’impresa – Crediti relativi a rapporti in prosecuzione – Prededuzione – Esclusione..
Nell’ipotesi di proposta di concordato preventivo che preveda la continuazione dell’attività d’impresa, i crediti sorti in epoca anteriore al deposito del ricorso nascenti da rapporti di cui si prevede la prosecuzione, pur se ritenuti dal proponente essenziali per la continuazione dell’impresa stessa, hanno natura concorsuale con la conseguenza che la loro collocazione in prededuzione determina l’inammissibilità del ricorso per violazione delle regole sul concorso dei creditori. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 11 Aprile 2011.


Fallimento – Effetti del fallimento sui rapporti pendenti – Clausola arbitrale – Subentro nel contratto a cui accede – Effetti..
Sebbene la norma dell’art. 83-bis, l.fall. affermi la natura accessoria della clausola compromissoria con riferimento alla sola ipotesi presa in considerazione dalla stessa, vale a dire quella di un giudizio arbitrale pendente e di scioglimento del contratto su iniziativa del curatore ai sensi dell’art. 72, l.fall., sulla scorta di tale previsione si deve pervenire alla conclusione secondo la quale nell’ipotesi di subentro nel contratto da parte del curatore il patto compromissorio conservi piena efficacia anche nei confronti del curatore subentrante: diversamente opinando, infatti, si consentirebbe al curatore di sciogliersi da singole clausole del rapporto sostanziale in cui è subentrato e di cui pure chieda l’adempimento. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 07 Febbraio 2011.


Esercizio provvisorio dell'impresa – Contratti pendenti – Ammissione in prededuzione dei crediti maturati prima della dichiarazione di fallimento – Esclusione – Applicazione della disciplina sui contratti pendenti – Cessazione dell'esercizio provvisorio..
La prosecuzione dell'attività in presenza di esercizio provvisorio dell'impresa fallita non comporta l'obbligo per la procedura di pagare in prededuzione i crediti maturati prima della dichiarazione di fallimento nell'ambito dei contratti pendenti (nella specie aventi ad oggetto la fornitura di energia elettrica e gas); la disposizione contenuta nell'articolo 104, comma 9, legge fallimentare prescrive, infatti, che la disciplina dettata dagli articoli 72 e seguenti (la quale prevede che in caso di subentro nei contratti pendenti il curatore ne assuma i relativi obblighi) trovi applicazione solo dopo la cessazione dell'esercizio provvisorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 03 Dicembre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - Non eseguita - Contratto preliminare di vendita di cosa futura - Natura giuridica - Azione ex art. 2932 cod. civ. del promissario acquirente - Sopravvenuta dichiarazione di fallimento del promittente venditore - Trasferimento della proprietà al promissario acquirente - Insussistenza - Facoltà del curatore di sciogliersi dal contratto - Conseguenze - Insinuazione al passivo del doppio della caparra versata - Esclusione - Fondamento.

Vendita - Cose future - In genere - Contratto preliminare di vendita di cosa futura - Natura giuridica - Azione ex art. 2932 cod. civ. del promissario acquirente - Sopravvenuta dichiarazione di fallimento del promittente venditore - Trasferimento della proprietà al promissario acquirente - Insussistenza - Facoltà del curatore di sciogliersi dal contratto - Conseguenze - Insinuazione al passivo del doppio della caparra versata - Esclusione - Fondamento.
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Il contratto preliminare di vendita di cosa futura ha come contenuto la stipulazione di un successivo contratto definitivo e costituisce, pertanto, un contratto in formazione, produttivo dal momento in cui si perfeziona, di semplici effetti obbligatori preliminari, distinguendosi dal contratto di vendita di cosa futura che si perfeziona "ab initio" ed attribuisce lo "ius ad habendam rem" nel momento in cui la cosa venga ad esistenza; ne consegue che, accertata la sussistenza di un contratto preliminare di vendita di cosa futura, nel caso di fallimento del promittente venditore, anche quando il promissario acquirente abbia già proposto domanda giudiziale per l'adempimento in forma specifica ai sensi dell'art. 2932 cod. civ. ed abbia, inoltre, trascritto la domanda stessa, resta impregiudicata per il curatore - ai sensi dell'art. 72 legge fall. - la facoltà di dare esecuzione al contratto, oppure (come nel caso di specie) di chiederne lo scioglimento, con l'effetto, in tal caso, che la parte non inadempiente non può insinuare al passivo il credito risarcitorio costituito dal doppio della caparra confirmatoria versata, dal momento che la "res futura" non è ancora venuta ad esistenza e, conseguentemente, anteriormente all'apertura della procedura concorsuale, non era ancora sorto, in capo al promissario acquirente il diritto al recesso derivante dall'inadempimento dell'altro contraente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Dicembre 2010, n. 24396.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - Non eseguita - Contratto preliminare di vendita - Fallimento del promittente venditore - Scelta del curatore fra l'esecuzione e lo scioglimento del contratto - Potere discrezionale del curatore - Configurabilità - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Esclusione - Manifestazione di volontà del curatore - Atto formale - Necessità - Esclusione - Manifestazione tacita - "Per facta concludentia" - Validità - Fattispecie. .
L'esercizio da parte del curatore della facoltà di scelta tra lo scioglimento o il subingresso nel contratto preliminare di vendita pendente, ai sensi dell'art. 72 legge fall. (nel testo, vigente "ratione temporis", anteriore alle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 5 del 2006), può anche essere tacito, ovvero espresso per fatti concludenti, non essendo necessario un negozio formale, né un atto di straordinaria amministrazione e dunque non ricorrendo la necessità dell'autorizzazione del giudice delegato, trattandosi di una prerogativa discrezionale del curatore. (Principio affermato dalla S.C. con riguardo alla scelta del curatore, di promuovere una causa di rilascio dell'immobile, detenuto dalla promissaria acquirente e non riconsegnato dopo il fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Settembre 2010, n. 19035.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Sindacato sulla scelta del curatore di sciogliersi da un contratto pendente ex art. 72 legge fall. - Decreto del tribunale fallimentare di rigetto del reclamo - Natura ordinatoria - Impugnazione con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Inammissibilità - Fondamento - Fattispecie. .
Il decreto con il quale il tribunale fallimentare ai sensi dell'art. 26 legge fall.respinge il reclamo avverso l'atto con cui il curatore ha esercitato, ai sensi dell'art. 72 legge fall., la facoltà di scioglimento dal contratto pendente (nella specie, vari preliminari di compravendita immobiliare) non ha natura decisoria, in quanto non risolve una controversia su diritti soggettivi, ma rientra tra i provvedimenti che attengono all'esercizio della funzione di controllo circa l'utilizzo, da parte del curatore, del potere di amministrazione del patrimonio del fallito. Ne consegue che detto provvedimento non è impugnabile con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., potendo invero i terzi interessati contestare nelle sedi ordinarie gli effetti che dall'attività così esercitata si pretendono far derivare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Agosto 2010, n. 18622.


Fallimento – Locazione finanziaria – Contratto pendente – Insinuazione al passivo del credito residuo in linea capitale prima della riallocazione del bene – Ammissibilità in via condizionata..
Nell'ipotesi in cui si verifichi il fallimento dell'utilizzatore di un bene concesso in locazione finanziaria ed il curatore opti per lo scioglimento del rapporto giuridico pendente, l'ammissione allo stato passivo del concedente è subordinata all'accertata inferiorità del valore di collocazione del bene sul mercato rispetto al credito residuo per canoni. La certezza in merito all'esistenza del cd. differenziale negativo può ottenersi soltanto con la vendita, o altra collocazione a valori di mercato, del bene concesso in leasing e poi restituito al concedente. (Francesco Brugnatelli) (riproduzione riservata)

Tuttavia, ai fini dell'insinuazione al passivo, il concedente non deve attendere che il presupposto della vendita si sia realizzato, potendo procedersi ad una ammissione del credito in via condizionata. L'assoggettamento dell'ammissione a condizione comprende sia l'an – dal momento che se quanto ricavato dal ricollocamento a valori di mercato del bene dovesse essere superiore al credito residuo da ciò non deriverebbe il riconoscimento di un credito al concedente bensì l'obbligo di quest'ultimo di restituire la somma eccedente al curatore – sia il quantum del diritto di credito, posto che la quantificazione dell'eventuale differenziale negativo dipende dall'entità del ricavato dalla vendita o da altra collocazione a valori di mercato del bene. (Francesco Brugnatelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 29 Luglio 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - Non eseguita - Contratto preliminare di compravendita immobiliare - Esecuzione specifica dell'obbligo di concludere il contratto - Trascrizione della relativa domanda giudiziaria prima del fallimento del promittente venditore - Rilevanza - Opponibilità alla massa - Sussistenza - Preclusione allo scioglimento del contratto, da parte del curatore, ex art. 72 della legge fall. - Sussistenza - Fondamento..
In tema di contratto preliminare di compravendita immobiliare, se la domanda diretta ad ottenere l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere detto contratto è stata trascritta prima della dichiarazione di fallimento del promittente venditore, la sentenza che l'accoglie, anche se trascritta successivamente, è opponibile alla massa dei creditori e impedisce l'apprensione del bene da parte del curatore del contraente fallito, che non può quindi avvalersi del potere di scioglimento accordatogli, in via generale, dall'art. 72 della legge fall. Infatti, gli effetti della anzidetta sentenza di accoglimento retroagiscono alla data della trascrizione della domanda (così da rendere la situazione controversa insensibile agli eventi successivi incidenti sulla titolarità e sulla disponibilità del bene oggetto della pretesa) ed altresì, alla luce dei principi del giusto processo e della sua durata ragionevole, le posizioni delle parti ed i diritti da esse inizialmente fatti valere non possono subire conseguenze pregiudizievoli a causa del tempo di trattazione necessario per la definizione del giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 2010, n. 15218.


Fallimento – Vendita di immobili – Fallimento del venditore – Obbligo del curatore di liberare l’immobile dall’ipoteca – Esclusione – Rivalsa del terzo con surroga nell’ipoteca. (29/06/2010).
In caso di fallimento del venditore, il curatore non soggiace all'obbligo di liberare l'immobile dell'ipoteca. In tale ipotesi, l’unico mezzo a disposizione dell’acquirente in bonis per rivalersi in nei confronti della venditrice è il pagamento del creditore iscritto e la conseguente azione di rivalsa contro la curatela, con annessa surrogazione legale nel credito. (Enrico Quaranta) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 19 Maggio 2010, n. 0.


Fallimento – Rapporti pendenti – Privilegio del promissario acquirente – Prevalenza dell’ipoteca del costruttore iscritta in data anteriore..
Il privilegio speciale sul bene immobile, che assiste (ai sensi dell’art. 2775-bis cod. civ.) i crediti del promissario acquirente conseguenti alla mancata esecuzione del contratto preliminare trascritto ai sensi dell’art. 2645-bis cod. civ., siccome subordinato ad una particolare forma di pubblicità costitutiva (come previsto dall’ultima parte dell’art. 2745 cod. civ.), resta sottratto alla regola generale di prevalenza del privilegio sull’ipoteca, sancita, se non diversamente disposto, dal secondo comma dell’art. 2748 cod. civ. e soggiace agli ordinari principi in tema di pubblicità degli atti. Ne consegue che, nel caso in cui il curatore del fallimento della società costruttrice dell’immobile scelga lo scioglimento del contratto preliminare (ai sensi dell’art. 72 della legge fallimentare), il conseguente credito del promissario acquirente – avente ad oggetto la restituzione della caparra versata contestualmente alla stipula del contratto preliminare – benché assistito da privilegio speciale, deve essere collocato con grado inferiore, in sede di riparto, rispetto a quello dell’istituto di credito che, precedentemente alla trascrizione del contratto preliminare, abbia iscritto sull’immobile stesso ipoteca a garanzia del finanziamento concesso alla società costruttrice. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 01 Ottobre 2009, n. 21045.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Ripartizione dell’attivo tra creditori privilegiati, ipotecari e pignoratizi - Ammissione al passivo di un credito per capitale relativo a mutuo ipotecario - Spese di anticipata estinzione del mutuo - Collocazione nello stesso grado del credito ipotecario - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Inefficacia di pattuizioni contrarie..
L'ammissione al passivo concorsuale, in via ipotecaria, del credito per capitale derivante da un mutuo ipotecario non comporta la collocazione nello stesso grado anche del credito relativo alle spese per l'anticipata estinzione del mutuo, trovando applicazione il principio generale, desumibile dagli artt. 55 e 72 della legge fall., che, quale riflesso della cristallizzazione di tutti i crediti alla data di apertura della procedura concorsuale, esclude il risarcimento dei danni per qualunque ipotesi di scioglimento del contratto a seguito del fallimento, sia essa o meno dipendente dalla volontà del curatore. Tale principio, in quanto derivante da una norma imperativa, rende inefficace l'eventuale clausola con cui si estenda l'applicazione delle sanzioni per l'anticipata restituzione della somma mutuata anche al caso in cui lo scioglimento del contratto sia determinato dal fallimento del debitore, a titolo di indennizzo negoziale per l'incompleta realizzazione del programma contrattuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Settembre 2009, n. 19219.


Fallimento – Transazione – Diritto del curatore di sciogliersi dal contratto – Riassunzione del giudizio – Accertamento incidentale dello scioglimento – Ammissibilità..
Ove l’imprenditore, prima di fallire, abbia transatto una lite pendente pattuendo l’abbandono del giudizio per inattività delle parti nonché il pagamento rateale del proprio credito, qualora il fallimento venga dichiarato prima che detto pagamento sia integralmente avvenuto, il curatore, se non ritiene conveniente la transazione, può comunicare all’altra parte la volontà di sciogliersi da tale contratto e riassumere il giudizio nell’ambito del quale far accertare in via incidentale il verificarsi dei presupposti per lo scioglimento del contratto ai sensi dell’art. 72 legge fall. ed ottenere, quindi, il pagamento del proprio credito residuo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 24 Luglio 2009.


Obbligazioni in genere - Solidarietà - In genere - Contratto preliminare di vendita di bene comune indiviso - Sopravvenuto fallimento di uno dei promittenti venditori - Dichiarazione del curatore di scioglimento del contratto ex art. 72 della legge fall. - Obbligazioni restitutorie - Solidarietà passiva - Configurabilità - Conseguenze - Disparità delle quote ideali dei comproprietari - Rilevanza solo nei rapporti interni - Fondamento - Fattispecie..
In tema di contratto preliminare di vendita di un bene immobile considerato come un "unicum" inscindibile, sussistono i presupposti dell'obbligazione solidale passiva, ex artt. 1292 e 1294 cod. civ., e cioè la pluralità dei soggetti, l'identità della prestazione cui essi sono tenuti (la prestazione del consenso alla stipula di quello definitivo) e l'identità della fonte dell'obbligazione (il contratto preliminare stipulato), non rilevando la eventuale disparità delle singole quote, la quale concerne solamente il rapporto interno tra i debitori, e non anche quello esterno con i creditori. Ne consegue che, se fallisce uno dei comproprietari promittenti venditori ed il curatore dichiara lo scioglimento del contratto preliminare ex art. 72, quarto comma, della legge fall., ciascuno dei promittenti venditori "in bonis" è tenuto per intero alle restituzioni dovute. (In applicazione di tale principio, la S.C ha cassato, sul punto, la sentenza impugnata, che aveva diviso a metà la somma da restituire al promittente acquirente - in quanto versata a titolo di cauzione - tra la parte dichiarata fallita e le parti non fallite, in proporzione alle quote dominicali sul bene). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Luglio 2009, n. 17405.


Fallimento – Rapporti pendenti – Transazione fiscale – Rapporto eseguito dal creditore – Applicazione della disciplina di cui all’art. 72 legge fallim. – Esclusione..
La transazione fiscale conclusa prima della dichiarazione di fallimento, con la quale l’ente titolare del credito ha acconsentito alla riduzione dello stesso ed al suo pagamento rateale, è un rapporto compiutamente eseguito ex latere creditoris e non rientra, pertanto, tra i rapporti pendenti regolati dall’art. 72 legge fallim., i quali presuppongono la mancata esecuzione da parte di entrambi i contraenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 02 Luglio 2009, n. 0.


Fallimento – Rapporti pendenti – Inefficacia di clausole risolutive – Applicazione ai soli casi di cui all’art. 72 legge fallim...
La disposizione di cui al sesto comma dell’art. 72 legge fallim., secondo la quale sono inefficaci le clausole negoziali che fanno dipendere la risoluzione del contratto dal fallimento, si riferisce ai soli contratti bilateralmente ineseguiti regolati dal suddetto articolo 72; depongono a favore di questa interpretazione il fatto che la norma è collocata nel contesto dell’art. 72, che regola appunto i contratti non ancora eseguiti da entrambe le parti (argomento testuale) nonché la considerazione (argomento funzionale) che la norma è posta a tutela del diritto del curatore di subentrare nel contratto, il quale, non essendo ancora stato eseguito da entrambi i contraenti, potrebbe costituire una posta attiva per la massa dei creditori, il che non può dirsi di un contratto non più in esecuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 02 Luglio 2009, n. 0.


Fallimento – Rapporti pendenti – Inefficacia di clausole risolutive – Applicabilità alla condizione risolutiva – Esclusione..
Qualora la circostanza della dichiarazione di fallimento sia dedotta in contratto non come clausola, bensì come condizione risolutiva, non potrà a tale fattispecie applicarsi l’art. 72, comma 6, legge fallim., la quale stabilisce l’inefficacia delle clausole negoziali che fanno dipendere dal fallimento la risoluzione del contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 02 Luglio 2009, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Debiti pecuniari - Compensazione - Leasing traslativo - Fallimento del compratore - Dichiarazione del curatore di scioglimento dal contratto - Efficacia "ex tunc" - Credito restitutorio del fallimento per le attribuzioni patrimoniali eseguite dal fallito - Compensabilità con il controcredito del concedente per risarcimento danni da inadempimento - Configurabilità - Fondamento..
In tema di leasing traslativo, nel caso di fallimento del compratore, la dichiarazione del curatore di scioglimento dal contratto non ancora compiutamente eseguito, ai sensi del secondo comma dell'art. 72 legge fall., ha effetti "ex tunc", con la conseguenza che il credito restitutorio per le prestazioni effettuate dal compratore fallito (nella specie, i canoni pagati) non nasce dalla dichiarazione del curatore nè dalla sentenza di fallimento, ma trova il suo fatto genetico nel venir meno della giustificazione contrattuale dell'attribuzione patrimoniale stessa fin dal momento della sua esecuzione; collocandosi tale momento anteriormente alla dichiarazione di fallimento, il suddetto credito diviene compensabile con il controcredito del concedente, sorto anch'esso anteriormente a detta dichiarazione, e relativo al risarcimento dei danni per l'inadempimento del fallito, anche quando gli effetti dello scioglimento siano regolati dall'art. 1526 cod. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Maggio 2009, n. 11145.


Fallimento – Contratti pendenti – Contratto preliminare di vendita – Facoltà di scioglimento del curatore – Limiti – Modalità – Manifestazione in atto processuale non sottoscritto dalla parte – Ammissibilità..
La facoltà del curatore di sciogliersi dal contratto preliminare di vendita stipulato dal fallito e non ancora eseguito, ai sensi dell'art. 72, comma 4, legge fall., può essere esercitata fino all'avvenuto trasferimento del bene, ossia fino all'esecuzione del contratto preliminare attraverso la stipula di quello definitivo, ovvero fino al passaggio in giudicato della sentenza costitutiva ex art. 2932 cod. civ., resa in difetto di adempimento del preliminare; tale facoltà può essere esercitata anche mediante dichiarazione in corso di giudizio, resa nella comparsa di costituzione o in qualunque altro scritto difensivo o atto processuale, pur se non sottoscritto dalla parte, atteso che l’opzione in questione si traduce nell'esercizio del potere dispositivo della parte, non riconducibile, di norma, ad esclusiva iniziativa del difensore in contrasto con la volontà del proprio rappresentato. (Fattispecie relativa a fallimento dichiarato nell’anno 1998). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 05 Gennaio 2009, n. 0.


Fallimento – Contratti pendenti – Contratto preliminare di vendita – Facoltà di scioglimento del curatore – Natura discrezionale di ordinaria amministrazione – Autorizzazione del giudice delegato – Esclusione..
La scelta del curatore tra l'esecuzione e lo scioglimento del contratto preliminare costituisce peraltro espressione di un potere discrezionale e si realizza mediante un atto che non è di straordinaria amministrazione, tal per cui può essere compiuto senza alcuna specifica autorizzazione del giudice delegato. (Fattispecie relativa a fallimento dichiarato nell’anno 1998). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 05 Gennaio 2009, n. 0.


Fallimento – Contratti pendenti – Manifestazione della volontà di scioglimento da aprte del curatore – Facta concludentia – Ammissibilità - Conseguenze..
La scelta del curatore fallimentare di sciogliersi da un contratto di compravendita in corso di esecuzione può essere manifestata anche per fatti concludenti ed il contraente in bonis, in conseguenza di tale scelta del curatore, può richiedere ai sensi dell’art. 103, legge fallimentare, la restituzione dei beni oggetto del contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, 23 Maggio 2008, n. 0.


Chiusura del fallimento - In genere - Giudizio vertente sull'esecuzione di un contratto - Sentenza d'appello pronunciata nei confronti della curatela - Ricorso per cassazione proposto dal curatore per violazione della regola dello scioglimento ex art. 72 legge fall. - Chiusura del fallimento - Conseguenze - Inammissibilità sopravvenuta del ricorso della curatela - Prosecuzione dell'impugnazione da parte della impresa tornata "in bonis" - Ammissibilità - Limiti - Fondamento - Fattispecie relativa a giudizio per l'esecuzione dell'obbligo di concludere un contratto di vendita

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La chiusura del fallimento ed il conseguente ritorno "in bonis" dell'impresa già dichiarata fallita consentono a quest'ultima la prosecuzione delle sole azioni che potevano essere promosse e che siano state avviate prima dell'apertura del fallimento , restando improcedibili tutti i giudizi che presuppongono in atto la procedura, che esprimono posizioni di interesse riferibili alla massa dei creditori e non al soggetto fallito e che possono essere riassunti (ove siano stati dichiarati interrotti) da chi vi abbia interesse, solo ai fini dell'emanazione di una pronuncia circa la loro improcedibilità e, in ogni caso, per provvedere alle spese processuali; ne consegue la sopravvenuta inammissibilità, per difetto di interesse, del ricorso per cassazione già interposto dalla curatela avverso la sentenza d'appello (pronunciata, nella specie, in relazione a domanda di esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto di vendita) con riguardo alla denunciata violazione della regola dello scioglimento del contratto ai sensi dell'art. 72 legge fall., trattandosi di norma eccezionale posta ad esclusiva tutela della massa dei creditori, terzi rispetto al contratto, e della realizzazione della "par condicio creditorum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Febbraio 2008, n. 5438.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Procedimento relativo - Struttura - Art. 159 cod. proc. civ. - Applicabilità - Condizioni - Limiti.
Il procedimento di liquidazione delle attività fallimentari si presenta, analogamente al processo esecutivo, strutturato non già come una sequenza continua di atti ordinati ad un unico provvedimento finale - secondo lo schema proprio del processo di cognizione - bensì come una successione di subprocedimenti, cioè una serie autonoma di atti preordinati a distinti provvedimenti successivi. Tale autonomia di ciascuna fase rispetto a quella precedente comporta che le situazioni invalidanti, che si producano nella fase che è conclusa dalla ordinanza di autorizzazione della vendita, sono suscettibili di rilievo nel corso ulteriore del processo -mediante reclamo ex art. 26 L.F.- solo in quanto impediscano che il processo consegua il risultato che ne costituisce lo scopo, e cioè l'espropriazione del bene pignorato come mezzo per la soddisfazione dei creditori, mentre ogni altra situazione invalidante, di per sè non preclusiva del conseguimento dello scopo del processo, deve essere eccepita con una distinta impugnazione. Ne consegue che la suddivisione del procedimento esecutivo in fasi autonome strumentalmente propedeutiche a distinti provvedimenti successivi e la immediata impugnabilità dei singoli provvedimenti con i mezzi specifici e nei termini previsti dalla legge comportano una riduzione dell'operatività dell'art. 159 cod. proc. civ., in virtù del quale la nullità di un atto si estende agli atti successivi che ne siano indipendenti, ma tale norma opera altresì nell'ambito degli atti appartenenti a uno stesso subprocedimento, qual è quello della vendita, che si conclude con il trasferimento del bene espropriato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Agosto 2004, n. 16856.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Contratto preliminare di permuta - Facoltà di scioglimento unilaterale del contratto conferita al curatore - Preclusione derivante dall'avvenuta esecuzione del contratto preliminare di permuta - Identificazione - Fattispecie in tema di preliminare di permuta di area edificabile con fabbricato da realizzare sull'area medesima - Trasferimento della proprietà del bene effettuato prima della stipula del contratto definitivo di permuta - Rilevanza.
Con riferimento alla norma dell'art. 72 della legge fallimentare, in fattispecie di preliminare di permuta di area edificabile con fabbricato da realizzare sull'area medesima, il trasferimento della proprietà del bene, con la relativa consegna, effettuato dal promittente la permuta nei confronti dell'altro contraente prima della stipula del contratto definitivo di permuta, determinando l'insorgere, "ex uno latere", degli effetti finali della operazione economica programmata con il preliminare, realizza, sia pure rispetto ad uno soltanto dei contraenti, lo stesso risultato giuridico ricollegato, nella previsione delle parti, alla stipulazione del contratto definitivo, e quindi comporta, per la parte che lo effettua, l'integrale esecuzione della prestazione dovuta, come tale preclusiva, una volta sopravvenuto il fallimento del costruttore, della facoltà di scioglimento unilaterale del contratto conferita al curatore, essendo tale facoltà esercitabile solo se il preliminare di permuta è ancora ineseguito, o non compiutamente eseguito, da entrambe le parti. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 Luglio 2004.