TITOLO II - Del fallimento
Capo V - Dell'accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Art. 93

Domanda di ammissione al passivo
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La domanda di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, si propone con ricorso da trasmettere a norma del comma seguente almeno trenta giorni prima dell'udienza fissata per l'esame dello stato passivo. (1)

II. Il ricorso puo' essere sottoscritto anche personalmente dalla parte ed e' formato ai sensi degli articoli 21, comma 2, ovvero 22, comma 3, del decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82, e successive modificazioni, e nel termine stabilito dal primo comma, e' trasmesso all'indirizzo di posta elettronica certificata del curatore indicato nell'avviso di cui all'articolo 92, unitamente ai documenti di cui al successivo sesto comma. L'originale del titolo di credito allegato al ricorso e' depositato presso la cancelleria del tribunale.(2)

III. Il ricorso contiene:

1) l’indicazione della procedura cui si intende partecipare e le generalità del creditore;

2) la determinazione della somma che si intende insinuare al passivo, ovvero la descrizione del bene di cui si chiede la restituzione o la rivendicazione;

3) la succinta esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che costituiscono la ragione della domanda;

4) l’eventuale indicazione di un titolo di prelazione, [...] nonché la descrizione del bene sul quale la prelazione si esercita, se questa ha carattere speciale;

5) l'indicazione dell'indirizzo di posta elettronica certificata, al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, le cui variazioni e' onere comunicare al curatore. (3)

IV. Il ricorso è inammissibile se è omesso o assolutamente incerto uno dei requisiti di cui ai nn. 1), 2) o 3) del precedente comma. Se è omesso o assolutamente incerto il requisito di cui al n. 4), il credito è considerato chirografario.

V. Se e' omessa l'indicazione di cui al terzo comma, n. 5), nonche' nei casi di mancata consegna del messaggio di posta elettronica certificata per cause imputabili al destinatario si applica l'articolo 31-bis, secondo comma. (4)

VI. Al ricorso sono allegati i documenti dimostrativi del diritto del creditore ovvero del diritto del terzo che chiede la restituzione o rivendica il bene.

VII. Con la domanda di restituzione o rivendicazione, il terzo può chiedere la sospensione della liquidazione dei beni oggetto della domanda.

VIII. Il ricorso può essere presentato dal rappresentante comune degli obbligazionisti ai sensi dell’articolo 2418, secondo comma, del codice civile, anche per singoli gruppi di creditori.

IX. Il giudice ad istanza della parte può disporre che il cancelliere prenda copia dei titoli al portatore o all’ordine presentati e li restituisca con l’annotazione dell’avvenuta domanda di ammissione al passivo.

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(1) Comma sostituito dall'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221.
(2) Comma sostituito prima dall'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221 e poi dalla legge 24 dicembre 2012, n. 228, la quale ha aggiunto il periodo "L'originale del titolo di credito allegato al ricorso e' depositato presso la cancelleria del tribunale."
(3) Numero sostituito dall'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221.
(4) Comma sostituito dall'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221.
Le nuove disposizioni indicate nelle note di cui ai numeri 1, 2, 3 e 4 si applicano dal 19 dicembre 2012 (data di entrata in vigore della citata legge di conversione) anche alle procedure di fallimento, di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria pendenti, rispetto alle quali, alla stessa data, non e' stata effettuata la comunicazione rispettivamente prevista dagli articoli 92, 171, 207 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e dall'articolo 22 decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270. Per le procedure in cui, alla data 19 dicembre 2012, sia stata effettuata la comunicazione suddetta, la nuova disposizione si applica a decorrere dal 31 ottobre 2013. Il curatore, il commissario giudiziale, il commissario liquidatore e il commissario straordinario entro il 30 giugno 2013 comunicano ai creditori e ai terzi titolari di diritti sui beni il loro indirizzo di posta elettronica certificata e li invitano a comunicare, entro tre mesi, l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, avvertendoli di rendere nota ogni successiva variazione e che in caso di omessa indicazione le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria.

GIURISPRUDENZA

Fallimento – Spese legali del creditore istante – Prededuzione chirografaria.
Le spese legali sostenute dal creditore istante nel procedimento per dichiarazione di fallimento vanno ammesse in prededuzione ai sensi dell'art. 111 L.F. con collocazione chirografaria, considerata la funzionalità di quel credito alla procedura concorsuale e l'utilità per i creditori derivante dall'iniziativa dell’istante, con la precisazione che dette spese devono avere come parametro i minimi tariffari ove non vi siano specifiche ragioni per applicare eventuali maggiorazioni. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 13 Marzo 2018.


Fallimento - Domanda di rivendica - Pendenza del giudizio ordinario di accertamento dell'autenticità delle sottoscrizioni della scritta privata di vendita - Inammissibilità.
Il procedimento di rivendica non può essere instaurato, ai sensi degli artt. 93 e 103 legge fall., in pendenza del giudizio ordinario di accertamento dell'autenticità delle sottoscrizioni della scritta privata di vendita, in quanto, fino al positivo esaurimento di quel giudizio e fino alla trascrizione dell'atto contenuto nella scrittura, difetta il presupposto cui associare il titolo di legittimazione nei confronti del fallimento.

Nel caso di specie, la stessa ricorrente aveva evidenziato che era sempre pendente il giudizio ordinario di cognizione teso a ottenere l'accertamento giudiziale delle sottoscrizioni della scrittura di vendita, per quanto - e ovviamente - con previa trascrizione della relativa domanda ai sensi dell'art. 2652, n. 3, cod. civ. ai fini della retrodatazione degli effetti della trascrizione della scrittura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2018, n. 1190.


Credito tributario - Insinuazione passivo - Sufficienza dei soli estratti ruolo - Copie parziali su supporto analogico di un documento informatico - Efficacia probatoria - Condizioni.
La società concessionaria può domandare l’ammissione al passivo dei crediti tributari maturati nei confronti del fallito sulla base del semplice ruolo, senza che occorra anche la previa notifica della cartella esattoriale, ed anzi sulla base del solo estratto, in ragione del processo di informatizzazione dell’amministrazione finanziaria che, comportando la smaterializzazione del ruolo, rende indisponibile un documento cartaceo, imponendone la sostituzione con una stampa dei dati riguardanti la partita da riscuotere. Ne consegue che gli estratti del ruolo, consistenti in copie operate su supporto analogico di un documento informatico, formate nell’osservanza delle regole tecniche che presiedono alla trasmissione dei dati dall’ente creditore al concessionario della riscossione, hanno piena efficacia probatoria ove il curatore non abbia sollevato contestazioni in ordine alla loro conformità all’originale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Dicembre 2017, n. 31190.


Fallimento del datore di lavoro - Prescrizione del credito dell’ente previdenziale - Risarcimento del danno per equivalente - Riserva matematica liquidata dall’ente previdenziale - Insinuazione al passivo - Raggiungimento età pensionabile - Irrilevanza.
Nel caso di omessa contribuzione previdenziale da parte del datore di lavoro che sia stato dichiarato fallito e di prescrizione del corrispondente diritto di credito spettante all’ente previdenziale, il prestatore di lavoro non può più avanzare domanda di condanna alla costituzione di una rendita vitalizia ex art. 13 della l. n. 1338 del 1962, ma soltanto insinuarsi al passivo del fallimento a titolo di risarcimento del danno per equivalente, ai sensi dell’art. 2116, comma 2, c.c., per una somma pari alla riserva matematica liquidata dall’ente previdenziale, restando in questo caso irrilevante il mancato raggiungimento dell’età pensionabile da parte del danneggiato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Dicembre 2017, n. 31184.


Spese per la bonifica delle aree inquinate - Art. 17 del d.lgs. n. 22 del 1997 (c.d. decreto Ronchi) e d.m. n. 471 del 1999 - Ammissione al passivo per somma corrispondente all’onere di bonifica - Perdurante vigenza - Sulla base di previa stima amministrativa.
In caso di fallimento del soggetto proprietario di aree inquinate, il Comune ha diritto all’ammissione allo stato passivo per le somme corrispondenti ai costi di ripristino ambientale, atteso che per le fattispecie sostanziali (per le quali si ha riguardo cioè ai profili dell’integrazione dell’inquinamento, del suo accertamento e del procedimento di accertamento dei costi), ove perfezionatesi anteriormente all’entrata in vigore del d.lgs. n. 152 del 2006 (cd. codice dell’ambiente), deve ritenersi la perdurante vigenza del d.m. n. 471 del 1999, il quale, dando attuazione all’art. 17 del d.lgs. n. 22 del 1997 (cd. Decreto Ronchi), in essere al tempo del sorgere del dovere di recupero ambientale del bene, consente all’ente territoriale, in ipotesi di sito inquinato oggetto di procedura esecutiva immobiliare o di procedure concorsuali, di insinuarsi al passivo fallimentare per una somma corrispondente all’onere di bonifica, preventivamente determinato in via amministrativa in base ad apposita stima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2017, n. 29113.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Esecutività - Credito ammesso al passivo reso definitivo dal giudice delegato - Conseguenti preclusioni processuali - Portata - Fattispecie.
Nel procedimento fallimentare l'ammissione di un credito, sancita dalla definitività dello stato passivo, una volta che questo sia stato reso esecutivo con il decreto emesso dal giudice delegato ai sensi dell'art. 97 l.fall., acquisisce all'interno della procedura concorsuale un grado di stabilità assimilabile al giudicato, con efficacia preclusiva di ogni questione che riguardi il credito, comprese le eventuali cause di prelazione che lo assistono. (Nella specie, la S.C. ha confermato il provvedimento di esclusione di un credito privilegiato ex art. 9 del d.lgs. n. 123 del 1998, in precedenza già ammesso in via chirografaria quale credito in surroga, stante l'identità della causa dell’attribuzione patrimoniale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 2017, n. 25640.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Formazione dello stato passivo - Curatore fallimentare - Posizione di terzo - Scrittura privata sottoscritta in apparenza dal fallito - Disciplina ex artt. 214, 215 e 216 c.p.c. - Applicabilità nell'opposizione allo stato passivo - Esclusione - Contestazione dell’opponibilità del documento - Sufficienza.
Ai fini della formazione dello stato passivo, il curatore, nella sua funzione di mero gestore del patrimonio del fallito, deve considerarsi terzo rispetto a costui, e ciò anche con riferimento alle scritture private prodotte dal creditore a sostegno della domanda di ammissione al passivo e la cui sottoscrizione appaia riferibile al fallito medesimo. Ne consegue che, nel giudizio di opposizione ex art. 98, comma 2, l.fall. è inapplicabile all’organo concorsuale la disciplina sul disconoscimento della scrittura privata di cui agli artt. 214 e 215 c.c. e sull’onere di verificazione di cui al successivo art. 216 c.c., avuto riguardo a ciascun documento in apparenza sottoscritto dal fallito, potendo il curatore limitarsi a contestare l’opponibilità della scrittura privata, il cui valore probatorio rimarrà affidato al libero apprezzamento del giudice. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Ottobre 2017, n. 24168.


Fallimento – Accertamento del passivo – Ammissione al passivo – Crediti tributari iscritti al ruolo – Ammissione al passivo – Sufficienza del ruolo munito di sola attestazione di conformità all’originale – Fondamento – Fattispecie.
L'ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dalle società concessionarie per la riscossione, come stabilito dall'art. 87, comma 2 , d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo introdotto dal d.lgs. n. 46 del 1999, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra che l’estratto sia munito dell’autenticazione nelle forme di legge, essendo sufficiente che la copia della parte del ruolo relativa al contribuente sia munita della dichiarazione di conformità all’originale resa dal collettore delle imposte, atteso che quest’ultimo esercita le stesse funzioni dell’esattore, di cui è coadiutore ex art. 130 d.P.R. n. 858 del 1963. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio il decreto con il quale il tribunale, nel rigettare l’opposizione promossa dal concessionario, aveva osservato che gli estratti di ruolo non erano debitamente autenticati e che il giudice delegato poteva conoscere dell’eccezione di prescrizione anche in relazione ai crediti di natura tributaria). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2017, n. 23576.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo del credito in via privilegiata - Interessi sul credito - Diritto di prelazione - Estensione agli accessori - Specifica domanda - Necessità - Fondamento - Fattispecie.
In tema di ammissione al passivo del credito per interessi, l’estensione a tale credito del diritto di prelazione accordato dalla legge a quello per capitale, ex art. 54, comma 3, l.fall., non comporta la sottrazione degli accessori alla necessità di una specifica domanda, ai fini della quale occorre l’indicazione di tutti gli elementi necessari per il calcolo degli interessi, e quindi almeno la data di scadenza del credito e il tasso applicabile, onde consentire di verificare l’esatta determinazione dell’importo richiesto, anche in relazione al trattamento differenziato previsto per gli interessi maturati successivamente alla dichiarazione di fallimento. (Principio affermato con riferimento ad un credito di natura tributaria; la S.C. ha confermato il provvedimento di ammissione al passivo in via chirografaria del relativo credito per interessi – ribadendo che per esso l’estensione del privilegio resta disciplinata dall’art. 2749 c.c., in forza del richiamo di cui all'art. 54, comma 3, l.fall. –, essendosi la creditrice limitata, sia nell’istanza di insinuazione che nell’opposizione, alla mera indicazione dell’importo complessivamente dovuto per gli accessori, ancorché distinto da quello relativo alla sorte capitale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Settembre 2017, n. 21459.


Fallimento – Ammissione al passivo – Credito del concessionario per la riscossione dei tributi – Estratto di ruolo.
Non solo il ruolo ma anche l'estratto di ruolo è idoneo a dimostrare l'esistenza del diritto di credito ai fini della sua ammissione al passivo del fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 05 Settembre 2017, n. 20784.


Fallimento - Accertamento del passivo - Credito con rango ipotecario - Domanda di ammissione al passivo - Indicazione del bene gravato dalla garanzia - Necessità - Esclusione - Fondamento.
In tema di ammissione al passivo fallimentare di crediti assistiti da ipoteca, ai sensi dell’art. 93 l.fall. - nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alla novella di cui al d.lgs. n. 5 del 2006 - non è necessaria nella domanda l'indicazione, da parte del creditore, del bene su cui tale garanzia grava, atteso che la sua eventuale mancanza rileva unicamente nella fase attuativa, come impedimento di fatto all'esercizio della garanzia stessa, sicché la verifica dell'esistenza del bene non è questione da risolvere in fase di accertamento del passivo, ma, attenendo all'ambito dell'accertamento dei limiti di esercitabilità della prelazione, è demandata alla fase del riparto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2017, n. 17329.


Fallimento - Accertamento del passivo - Contribuente fallito - Credito di natura tributaria - Amministrazione finanziaria - Domanda di ammissione al passivo fallimentare - Previa iscrizione a ruolo e notifica della cartella di pagamento - Necessità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
La domanda di ammissione al passivo di un fallimento di un credito di natura tributaria, presentata dall'Amministrazione finanziaria, non presuppone necessariamente, ai fini del suo buon esito, la precedente iscrizione a ruolo del credito azionato, la notifica della cartella di pagamento e l'allegazione all'istanza della documentazione comprovante l'avvenuto espletamento delle dette incombenze, potendo, viceversa, essere basata anche su titolo di diverso tenore. (Nella specie, la S.C. ha cassato il decreto con il quale il tribunale, ritenendo insufficiente la produzione dei soli estratti del ruolo e rilevando la mancanza di prova della notifica della cartella esattoriale, aveva respinto l’opposizione al passivo presentata dal concessionario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2017, n. 14693.


Fallimento – Accertamento del passivo – Crediti nascenti dal rapporto di lavoro – Sospensione dei termini durante il periodo feriale – Esclusione – Ratio.
Benché, ai sensi dell’art. 1 della l. n. 7742 del 1969, i giudizi per l’accertamento dei crediti concorsuali non si sottraggano, in via generale, alla regola della sospensione dei termini durante il periodo feriale, la sospensione non opera in quelli in cui si controverta dell’ammissione allo stato passivo di crediti nascenti dal rapporto di lavoro, che, pur dovendo essere trattati con il rito fallimentare, sono assoggettati al diverso regime previsto dal combinato disposto dell’art. 92 del r.d. n. 12 del 1941 e dell’art. 3 della l. n. 742/1969 in ragione della materia che ne forma oggetto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Maggio 2017, n. 10944.


Fallimento – Accertamento del passivo – Prova del credito – Opponibilità al fallimento – Modelli CUD di provenienza pubblica.
I modelli CUD di provenienza pubblica integrano i requisiti di prova documentale richiesta al fine dell'opponibilità della prova scritta di un credito al fallimento anche in ordine al parametro di cui all'art. 2704 cod. civ.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 Aprile 2017.


Fallimento – Accertamento del passivo – Prova del credito – Copie delle buste paga rilasciate al lavoratore dal datore di lavoro – Requisiti.
In tema di accertamento del passivo fallimentare, le copie delle buste paga rilasciate al lavoratore dal datore di lavoro, ove munite, alternativamente, della firma, della sigla o del timbro di quest'ultimo, hanno piena efficacia probatoria del credito insinuato alla stregua del loro contenuto, obbligatorio e penalmente sanzionato, né la sottoscrizione per ricevuta apposta dal lavoratore implica, in modo univoco, l'intervenuto pagamento delle somme indicate nei menzionati prospetti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 Aprile 2017.


Domanda giudiziale di accertamento di credito - Fallimento del convenuto nel corso del giudizio - Riassunzione secondo il rito ordinario innanzi al tribunale ordinario - Questione di competenza - Esclusione - Questione di rito - Configurabilità - Conseguenze - Incompetenza del giudice adìto - Esclusione.
Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore dichiarato fallito costituiscono questioni attinenti al rito, che non implicano questioni di competenza, quando il tribunale fallimentare coincida con il tribunale ordinario; pertanto, qualora una domanda sia diretta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta al regime del concorso, il giudice adìto è tenuto a dichiarare non la propria incompetenza bensì, secondo i casi, l'inammissibilità, l'improcedibilità o l'improponibilità della domanda, siccome proposta secondo un rito diverso da quello previsto come necessario dalla legge e, quindi, inidonea a conseguire una pronuncia di merito, configurando detta questione una vicenda "litis ingressum impediens", concettualmente distinta dalla incompetenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 Aprile 2017, n. 9198.


Domanda giudiziale di accertamento di credito - Fallimento del convenuto nel corso del giudizio - Riassunzione secondo il rito ordinario innanzi al tribunale ordinario - Questione di competenza - Esclusione - Questione di rito - Configurabilità - Conseguenze - Incompetenza del giudice adìto - Esclusione.
Le questioni concernenti l'autorità giudiziaria dinanzi alla quale va introdotta una pretesa creditoria nei confronti di un debitore dichiarato fallito costituiscono questioni attinenti al rito, che non implicano questioni di competenza, quando il tribunale fallimentare coincida con il tribunale ordinario; pertanto, qualora una domanda sia diretta a far valere, nelle forme ordinarie, una pretesa creditoria soggetta al regime del concorso, il giudice adìto è tenuto a dichiarare non la propria incompetenza bensì, secondo i casi, l'inammissibilità, l'improcedibilità o l'improponibilità della domanda, siccome proposta secondo un rito diverso da quello previsto come necessario dalla legge e, quindi, inidonea a conseguire una pronuncia di merito, configurando detta questione una vicenda "litis ingressum impediens", concettualmente distinta dalla incompetenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 Aprile 2017, n. 9198.


Fallimento – Pegno regolare ed irregolare – Fattispecie – Onere del creditore di insinuarsi al passivo del fallimento del debitore.
Deve escludersi la natura “irregolare” del pegno qualora la lettera di pegno non preveda la possibilità per la banca creditrice di disporre liberamente dei titoli costituiti in pegno o delle somme derivanti dal rimborso degli stessi, con la conseguenza che, in caso di fallimento del debitore, la banca è tenuta alla restituzione al fallimento dei titoli ed a chiedere l’insinuazione al passivo del proprio credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 16 Marzo 2017.


Fallimento - Accertamento del passivo - Formazione dello stato passivo - Timbro postale - Certezza - Condizioni - Fattispecie in materia di ammissione al passivo fallimentare.
In tema di efficacia della scrittura privata nei confronti dei terzi, se la scrittura privata non autenticata forma un corpo unico con il foglio sul quale è impresso il timbro, la data risultante da quest'ultimo deve ritenersi data certa della scrittura, perché la timbratura eseguita in un pubblico ufficio deve considerarsi equivalente ad un'attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita. Grava sulla parte (nella specie, il curatore del fallimento) che contesti la certezza della data di provare la redazione del contenuto della scrittura in un momento diverso, bastando a tal fine la prova contraria e non occorrendo il ricorso alla querela di falso. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, che aveva negato che il timbro postale in spedizione a corso particolare a tergo dei contratti di apertura di credito in conto corrente e di finanziamento per anticipi all'esportazione, azionati dalla banca ricorrente, fosse idoneo a far ritenere certa la relativa data). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Marzo 2017, n. 5346.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Accertamento del credito proposta in via ordinaria - Sospensione ex art. 295 c.p.c. del giudizio di opposizione allo stato passivo avente ad oggetto il medesimo credito - Esclusione - Fondamento.
La domanda di accertamento di un credito nei confronti del fallito, in quanto soggetta al rito speciale ed esclusivo previsto dagli artt. 93 e ss. l.fall., deve essere dichiarata inammissibile o improcedibile, sicchè va escluso che, ove il relativo giudizio sia ancora pendente in sede ordinaria, il giudizio di opposizione allo stato passivo avente ad oggetto l’accertamento del medesimo credito possa essere sospeso ex art. 295 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 01 Marzo 2017, n. 5255.


Accertamento del passivo – Domanda di ammissione al passivo – Mutamento della connotazione del credito (prededuzione o privilegio) – Inammissibilità.
Una volta chiesta l’ammissione al passivo del credito in via chirografaria o privilegiata, non è possibile, nel prosieguo della procedura - e dunque anche nel giudizio di opposizione allo stato passivo – non solo far valere un credito diverso o di diverso ammontare, ma anche addurre una diversa connotazione dello stesso credito; l'addurre, infatti, la singola causa di credito (nella specie, la qualifica artigiana del creditore) di fronte ad un'originaria generica domanda, pur non immutando il petitum, introduce un campo di indagine di fatto del tutto nuovo, tale da incidere sulla novità della domanda rendendola inammissibile nella fase eventuale dell'accertamento del passivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2017, n. 1331.


Opposizione allo stato passivo - Documentazione già depositata in sede di verifica del passivo - Riferimento per relationem ed istanza di acquisizione - Interpretazione dell’istanza come autorizzazione al ritiro della documentazione ex art. 90 l.f..
Il giudizio di opposizione allo stato passivo è regolato dal principio dispositivo, sicché al creditore, la cui domanda ex art. 93 legge fallim. sia stata respinta dal giudice delegato, è fatto onere di produrre nuovamente, dinanzi al tribunale, nel corrispondente procedimento ex art. 99 legge fall., la documentazione già depositata in sede di verifica del passivo, che non può essere acquisita ex officio.

Peraltro, qualora l'opponente abbia tempestivamente indicato in ricorso la documentazione di cui intende avvalersi, facendo riferimento per relationem a quanto già prodotto davanti al giudice delegato con formula non di stile, tale da non lasciare dubbi sull'identità degli atti su cui vuole fondare l'opposizione, e ne abbia contestualmente formulato istanza di acquisizione, non è ravvisabile alcuna sua negligente inerzia idonea a giustificare il rigetto del ricorso per inosservanza dell'onere della prova, potendo quell'istanza essere interpretata come autorizzazione al ritiro della documentazione ex art. 90 legge fall., applicabile in virtù della sua portata generale anche al procedimento di opposizione allo stato passivo (Cass. 16101/2014). Né può accogliersi la tesi secondo cui la richiesta stessa, non essendo stata riproposta all'udienza di comparizione e all'udienza di discussione, doveva ritenersi rinunziata, posto che una tale implicita rinunzia non è ricavabile da alcuna norma, tenuto conto  del carattere camerale del procedimento di opposizione allo stato passivo, al quale non si applica, in linea di principio, la disciplina del giudizio ordinario), oltre che della richiesta di acquisizione documentale formulata nel caso di specie dall'opponente all'udienza di comparizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 21 Dicembre 2016, n. 26639.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Titolo di credito - Domanda di ammissione al passivo - Portatore del titolo - Esercizio dell'azione causale - Deposito del titolo in originale - Necessità - Omesso deposito - Conseguenze - Ammissione al passivo con riserva.
In sede di domanda di ammissione al passivo fallimentare, anche il portatore di un titolo di credito che eserciti l'azione causale ha l'onere di produrre il titolo in originale ai sensi dell'art. 66 del r.d. n. 1669 del 1933 e dell'art. 58 del r.d. n. 1736 del 1933, e, in mancanza, il credito verso il traente fallito deve essere ammesso con riserva, essendo la produzione del titolo intesa ad evitare la possibilità di insinuazione da parte di altri creditori in via cambiaria, ovvero ad assicurare al debitore l'esercizio di eventuali azioni cambiarie di regresso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Novembre 2016, n. 22847.


Fallimento – Giudizio ordinario promosso dal curatore – Eccezione riconvenzionale di accertamento di un controcredito verso il fallimento – Ammissibilità

Fallimento – Giudizio ordinario promosso dal curatore – Domanda riconvenzionale di accertamento di un controcredito e di condanna verso il fallimento – Inammissibilità
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Nel giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito del fallito, il terzo convenuto può sempre opporre in via di eccezione riconvenzionale la propria pretesa creditoria a prescindere dalla previa insinuazione al passivo. (Alessandro Albè) (riproduzione riservata)
 
Nel giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito del fallito, al terzo convenuto è precluso proporre una autonoma domanda riconvenzionale, dovendo per essa essere proposta una domanda di ammissione al passivo ai sensi dell’art. 93 L.F. (Alessandro Albè) (riproduzione riservata)
Tribunale Savona, 08 Novembre 2016.


Fallimento - Accertamento del passivo - Credito tributario - Cartella notificata al fallito "in bonis" e non impugnata - Ammissione al passivo senza riserva - Necessità.
Il credito tributario, documentato da cartella esattoriale notificata al fallito "in bonis" e non impugnata, dev'essere ammesso al passivo senza riserva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 2016, n. 21744.


Fallimento - Accertamento del passivo - Iscrizione ipotecaria - Rinnovazione - Necessità - Esclusione.
Il termine ventennale di efficacia dell'iscrizione ipotecaria, previsto dall'art. 2847 c.c., non opera all'interno della procedura fallimentare, per cui, nei rapporti endofallimentari, il diritto reale di garanzia rimane valido ed efficace tra creditore e debitore fino alla chiusura del Fallimento.

Cassazione civile, 1 aprile 2011, n. 7570: "A differenza di quanto accade nella procedura espropriativa singolare, in cui l'iscrizione non deve avere superato il ventennio alla data della vendita forzata, che coincide e concreta l'espropriazione che il creditore ha il diritto di chiedere ai sensi dell'art. 2808 c. c., in quella fallimentare l'indagine del giudice delegato arretra alla data in cui il creditore esplica e consuma l'unica iniziativa, processuale in senso lato, di cui dispone, chiedendo che il suo credito, assistito dalla garanzia, entri a far parte della massa passiva. La vendita, in sede fallimentare, è disposta su iniziativa del curatore e la garanzia, perciò non si concretizza con essa ma nella partecipazione al concorso con la preferenza scaturente dalla prelazione. Alla data della domanda, se essa tempestiva o tardiva, l'iscrizione non deve aver superato il ventennio, e, se così è, la sua efficacia permane per tutta la durata della procedura. La domanda di ammissione allo stato passivo del credito assistito da prelazione ipotecaria cristallizza, sin dalla data della proposizione, e con effetto permanente, l'efficacia dell'iscrizione, che resta indiscussa ed indiscutibile sino alla fase della distribuzione dell'attivo nella quale la prelazione si realizza. Lo stato passivo approvato è intangibile, e la sua intrinseca efficacia di giudicato non ammette il riesame del credito in alcuno dei suoi aspetti - per tutte Cass. n. 18105/2009-, tanto meno da parte del giudice delegato in sede di riparto. Il creditore consuma il suo potere processuale mediante la domanda di ammissione del credito e non ha il potere, né specularmente ha l'onere di intervenire sul diritto d'ipoteca costituito a garanzia del suo credito che, a partire dal momento in cui entra nel concorso, non è più nella sua disponibilità. In concreto, scansione, durata, esito delle operazioni interne alla procedura sono sottratti ad ogni forma di iniziativa dei creditori, il cui interesse è garantito solo dal corretto espletamento delle funzioni degli organi fallimentari, sul quale il singolo creditore non ha potere d'intervento attivo" (nello stesso senso recentemente in Cass .7/07/2016 n. 13940). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 13 Ottobre 2016.


Fallimento - Ammissione al passivo - Domanda cd. supertardiva - Conoscenza della pendenza della procedura fallimentare da parte del socio amministratore di società di persone - Imputabilità alla società - Assenza di limitazioni ai poteri di amministrazione - Applicabilità dell'art. 1391 c.c..
La domanda cd. supertardiva proposta, ex art. 101, comma 4, l.fall., da una società in accomandita semplice assumendo di non aver ricevuto l'avviso di cui all'art. 92 l.fall., è inammissibile ove il suo socio accomandatario e legale rappresentante, di cui nemmeno risultino limitazioni statutarie o assembleari dei pieni poteri di amministrazione e rappresentanza spettantigli, fosse comunque a conoscenza della pendenza della procedura concorsuale, valendo anche per le società di persone il principio, desumibile dall'art. 1391 c.c., dell'attribuibilità della conoscenza di un fatto di pertinenza della società sulla base dell'atteggiamento psichico delle persone che la rappresentano. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Ottobre 2016, n. 20120.


Fallimento - Notifica dell’avviso di accertamento - Interesse del curatore ad agire mediante impugnazione - Manifestazione della volontà dell’amministrazione finanziaria di insinuarsi al passivo.
Ai sensi dell'art. 100 c.p.c., l'interesse concreto ed attuale del curatore ad agire, mediante l'impugnazione dell'avviso di accertamento, insorge solo a fronte della (e successivamente alla) manifestazione della volontà dell'amministrazione finanziaria, o per essa dell'agente della riscossione, di insinuarsi al passivo fallimentare, la quale non può certo desumersi dalla precedente notifica dell'avviso al contribuente in bonis, sia perché questa assolve tutt'altra funzione e finalità, sia perché, sino a quando la pretesa tributaria non venga espressamente azionata nei confronti della massa, con la domanda di ammissione al passivo ex art. 93 legge fall., il curatore non sarebbe nemmeno legittimato a tutelarne gli interessi, in quanto in ipotesi nemmeno in astratto pregiudicabili. Tra l'altro, ove si trattasse di domanda presentata dall'amministrazione finanziaria oltre il termine fissato dall'art. 101, comma 1, legge fall. (c.d. domanda ultratardiva), essa avrebbe notevoli probabilità di essere dichiarata preliminarmente inammissibile, stante l'estremo rigore della giurisprudenza di questa Corte in ordine alla "prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile", di cui è onerato l'istante (art. 101, comma 4, legge fall.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 14 Settembre 2016.


Fallimento - Notifica dell’avviso di accertamento al contribuente in bonis - Decorrenza del termine per l’impugnazione nei confronti del curatore del fallimento sopravvenuto in pendenza del termine - Esclusione.
Deve escludersi che la notifica dell'avviso di accertamento effettuata al contribuente in bonis sia idonea a far decorrere il termine per la sua impugnazione anche nei confronti del curatore del fallimento sopravvenuto in pendenza di detto termine, ed in ultima analisi che l'intervenuta definitività dell'atto medesimo sia opponibile alla massa dei creditori, ritenendo invece necessario che il curatore sia messo direttamente in condizione, tramite apposita notifica a lui indirizzata, di esercitare le azioni a tutela della massa dei creditori. E ciò a prescindere dagli ulteriori rilievi svolti sulla ritenuta superfluità, in sede fallimentare, della notifica della cartella di pagamento, e della possibilità per il curatore di impugnare autonomamente il ruolo sulla cui base sia stata proposta domanda di ammissione al passivo, dovendosi in ogni caso ritenere che l'interesse concreto ed attuale del curatore a contestare l'atto impositivo insorga solo a seguito dell'insinuazione al passivo del credito tributario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 14 Settembre 2016.


Appalto - Forma scritta "ad substantiam" o "ad probationem" - Necessità - Esclusione - Stipulazione "per facta concludentia" - Ammissibilità - Domanda di ammissione al passivo fallimentare dell'appaltatore - Conseguenze sui mezzi di prova rilevanti.
La stipulazione del contratto d'appalto non richiede la forma scritta "ad substantiam", né "ad probationem", potendo lo stesso essere concluso anche "per facta concludentia", sicché, con riguardo all'effettiva esecuzione delle prestazioni per il cui corrispettivo la parte committente, che se ne assuma creditrice, chieda l'ammissione al passivo del fallimento dell'appaltatore, ben possono assumere rilevanza la prova testimoniale e il verbale "informale" di ricognizione delle opere incompiute dal fallito, se non specificamente contestato dalla curatela (che, nella specie, se ne è servita per l'autonoma quantificazione dei lavori incompiuti), neppure quanto alla sua opponibilità per carenza di data certa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Agosto 2016, n. 16530.


Concordato preventivo - Commissario giudiziale - Domanda di liquidazione del compenso - Revoca del concordato - Successiva dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Improcedibilità - Riproposizione della domanda in sede di accertamento del passivo fallimentare - Necessità.
Nel caso di revoca dell'ammissione al concordato preventivo e di successiva dichiarazione di fallimento dell'imprenditore, la domanda di liquidazione del compenso del commissario giudiziale proposta nel corso del procedimento di concordato diviene improcedibile e deve essere riproposta, esaminata e decisa in sede di accertamento del passivo fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Agosto 2016, n. 16269.


Fallimento e altre procedura concorsuali – Ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c. promossa prima dell’inizio della procedura – Improcedibilità – Istanza di ammissione al passivo – Necessità.
L’ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c. ha natura provvisoria allo stato degli atti e, come tale, è destinata ad essere superata ed assorbita dalla sentenza che, all’esito del giudizio, statuisce (con attitudine al giudicato) sul diritto in contesa; deve, quindi, affermarsi la sopravvenuta improcedibilità dell’azione di restituzione svolta dal locatore nell’intimazione di sfratto, per effetto dell’ammissione, in corso di lite, del conduttore alla procedura di amministrazione straordinaria ex D.L. n. 347/2003.

La domanda di restituzione potrà, pertanto, essere coltivata in sede concorsuale con apposita istanza di ammissione al passivo da proporre ai sensi dell’art. 93 della legge fall. (esplicitamente contemplante, al comma 1, le domande “di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili”), e dell’art. 103 l.fall., interamente dedicato a disciplinare i “procedimenti relativi a domande di rivendica e restituzione” proposte in ambito concorsuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 09 Luglio 2016.


Fallimento - Domanda di rivendica di somma di denaro - Qualificazione quale domanda di credito.
Deve essere qualificata come istanza di ammissione al passivo di un credito la domanda di rivendica di una somma di denaro, trattandosi di un bene fungibile che si confonde della massa dell'attivo fallimentare con riferimento al quale non è possibile effettuare una discrezione come richiesto per i beni mobili o immobili di cui è possibile chiedere la restituzione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 05 Maggio 2016.


Fallimento - Accertamento del passivo - Crediti da lavoro subordinato - Esenzione dalla sospensione feriale dei termini - Accelerazione dell'incasso del credito - Esclusione - Trattamento non favorevole al lavoratore - Disparità di trattamento rispetto agli altri creditori - Rimessione della questione alle Sezioni Unite della Corte di cassazione.
Rimessi gli atti al Primo Presidente, perchè valuti l'opportunità che le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si pronuncino sulla questione dell'assoggettabilità o meno al regime della sospensione feriale di cui alla legge n. 742 del 1969 dei termini processuali dei giudizi aventi ad oggetto l'insinuazione allo stato passivo del fallimento di crediti nascenti dal rapporto di lavoro.

La Prima Sezione intende mettere in discussione l'orientamento espresso dalla S.U. secondo il quale la non applicazione della sospensione feriale dei termini alle controversie di lavoro previste dall'art. 409 c.p.c., opera anche nelle cause di accertamento dei crediti di lavoro nel fallimento, in ragione della speciale natura della materia che ne forma oggetto (per tutte, Cass. S.U. n. 24665/09).
"Tale approccio - osserva la Prima Sezione -, che si fonda sul dato strettamente testuale, sembra non tener conto che il mancato assoggettamento delle controversie in materia di lavoro e previdenza ai termini di sospensione feriale trova la sua ragion d'essere nell'intento di dare attuazione al dettato dell'art. 35 Cost. anche in sede contenziosa, garantendo una più rapida definizione dei giudizi in cui sono in discussione i diritti che nascono dal rapporto di lavoro subordinato: ad avviso del collegio, la norma di cui alla L. n. 742 del 1969, art. 3, presiede, in buona sostanza, alle medesime esigenze, di immediatezza e concentrazione del rito laburistico, che hanno condotto alla riforma introdotta dalla L. n. 533 del 1973, ed alle sue successive modifiche.
Queste esigenze non ricorrono però in un procedimento avente ad oggetto l'ammissione di crediti di lavoro allo stato passivo del fallimento, atteso che, quali che siano i suoi tempi di definizione, all'accoglimento della domanda, che è di mero accertamento, consegue il diritto del lavoratore a partecipare al concorso e non già ad ottenere l'immediato pagamento del credito ammesso: il credito verrà soddisfatto, al pari di quello di ogni altro creditore insinuato, solo nel caso, e nei limiti, in cui via sia capienza nell'attivo e solo all'esito della formazione e dell'approvazione di eventuali piani di riparto parziali o di quello finale.
La mancata previsione di norme acceleratorie del procedimento di cui alla L. Fall., art. 93 e segg., in cui si controverta di crediti da lavoro trova dunque logica spiegazione nell'assoggettamento anche di tali crediti alla speciale disciplina concorsuale.
Il ritenere, ciò nonostante, che il procedimento predetto rientri fra quelli contemplati dalla L. n. 742 del 1969, art. 3, non comporta alcun vantaggio per il lavoratore, ma, al contrario lo sfavorisce rispetto a tutti gli altri creditori, precludendogli di usufruire di un maggior termine per impugnare il provvedimento di esclusione dallo stato passivo pur in difetto di quelle esigenze di speditezza che giustificano l'inapplicabilità della sospensione feriale nelle ordinarie controversie di lavoro.
Non può farsi a meno di rilevare, peraltro, come, nel pervenire all'interpretazione dell'art. 3 cit., che qui si contesta, non sia stato tenuto nella giusta considerazione il fatto che, nel regime anteriore all'entrata in vigore del D.Lgs. n. 5 del 2006, di riforma organica delle procedure concorsuali, tutti i giudizi di impugnazione allo stato passivo erano regolati dal rito di cognizione ordinaria.
L'affermazione dell'inapplicabilità dei termini di sospensione feriale ad un processo che, sebbene vertente in tema di crediti di lavoro, era scandito secondo forme e tempi certamente non ispirati al principio della concentrazione, oltre a creare un'ingiustificata disparità di trattamento fra i titolari di tali crediti e tutti gli altri creditori, ha di fatto onerato il solo lavoratore del rispetto di esigenze di speditezza non individuate dal legislatore e non avvertite dai giudici, non di rado dando luogo ad esiti che, per certi versi, potrebbero definirsi paradossali, atteso che sono stati dichiarati inammissibili (per tardività) appelli o ricorsi per cassazione proposti contro sentenze emesse a distanza di anni dall'introduzione del giudizio; anche nel caso di specie, del resto, l'opposizione allo stato passivo proposta dai G. è stata definita in primo grado dopo circa tre anni dal deposito del ricorso introduttivo e la corte d'appello ha impiegato quasi due anni per dichiarare inammissibile l'impugnazione.
Non appare, d'altro canto, implausibile una diversa lettura, costituzionalmente orientata, del ridetto art. 3 ,che, facendo leva sull'esplicita menzione dell'art. 409 c.p.c., individui le controversie cui non si applica il termine di sospensione feriale esclusivamente in quelle soggette al rito laburistico.
Nè tale lettura appare preclusa dall'art. 92, dell'ordinamento giudiziario, che pure contempla, fra le cause trattate dai magistrati durante il periodo feriale, quelle relative alla materia del lavoro, attesa la prevalenza della disciplina fallimentare, che attrae nel suo ambito, consentendo di includerle nella relativa materia, le impugnazioni allo stato passivo aventi ad oggetto l'accertamento di crediti di lavoro.
Occorre da ultimo chiedersi se la questione interpretativa abbia ancora rilievo nei giudizi di impugnazione dello stato passivo di fallimenti dichiarati dopo l'entrata in vigore del D.Lgs. di riforma della legge fallimentare, che ha introdotto l'art. 36 bis, a norma del quale non sono soggetti alla sospensione feriale i soli termini processuali previsti nella L. Fall., artt. 26 e 36. La disposizione è già stata interpretata, in base ad un argomento a contrario, nel senso che la sospensione è applicabile ad ogni altro procedimento c.d. endofallimentare (Cass. nn. 2706/09, 12960/012).
Resta dunque da stabilire se, per la sua specialità, essa prevalga sulla L. n. 742 del 1969, art. 3, consentendo in tal modo di ritenere che nel nuovo regime tutti i giudizi di impugnazione dello stato passivo, ivi compresi quelli aventi ad oggetto l'accertamento di crediti di lavoro, sono soggetti ai termini di sospensione feriale." (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 04 Maggio 2016, n. 8792.


Fallimento - Decreto monitorio non opposto - Dichiarazione di esecutività ex articolo 647 c.p.c. - Fallimento consecutivo a concordato preventivo - Retrodatazione dello stato di insolvenza.
La dichiarazione con la quale il giudice che ha pronunciato il decreto lo dichiara esecutivo ai sensi dell'articolo 647 c.p.c. per mancanza di opposizione, per essere opponibile al fallimento che faccia seguito alla presentazione della domanda di concordato preventivo deve essere apposta in data anteriore al deposito di quest'ultima. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 04 Maggio 2016.


Fallimento - Accertamento del passivo - Rinuncia alla domanda tempestiva prima della decisione nel merito - Riproponibilità in via tardiva.
Può essere riproposta in via tardiva la domanda di ammissione al passivo che in sede di verifica delle domande tempestive sia stata oggetto di rinuncia prima della pronuncia di una decisione nel merito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 27 Aprile 2016.


Procedimento civile - Compensazione delle spese in mancanza di soccombenza reciproca o di gravi ed eccezionali ragioni.
Deve essere riformata e può essere decisa nel merito la sentenza che abbia errato nel compensare le spese processuali in mancanza di soccombenza reciproca o di "gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione". (Nel caso di specie, la Suprema Corte ha riformato la decisione del tribunale che, in sede di opposizione allo stato passivo, ha accolto la domanda dell'opponente e compensato le spese di lite). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 27 Aprile 2016.


Fallimento - Domande di risoluzione contrattuale e simulazione - Trascrizione anteriore al fallimento della parte convenuta - Proseguibilità con il rito ordinario - Pretese, accessorie, di carattere restitutorio o risarcitorio - Rito ex art. 93 ss. l.fall. - Necessità - Fondamento.
Le domande principali (prodromiche) di simulazione e risoluzione contrattuale, trascritte anteriormente alla dichiarazione di fallimento della parte convenuta in giudizio, proseguono legittimamente con il rito ordinario attesa l'opponibilità della relativa sentenza alla massa dei creditori in ragione dell'effetto prenotativo della trascrizione, mentre le pretese, accessorie, di restituzione e risarcimento del danno devono necessariamente procedere, previa separazione dalle prime, nelle forme degli art. 93 e ss. l.fall., in quanto assoggettate alla regola del concorso e non suscettibili di sopravvivere in sede ordinaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Febbraio 2016, n. 3953.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Insolvenza dell'ente concessionario per la riscossione tributi - Insinuazione al passivo dell'ente impositore - Credito per il riscosso nei confronti dei contribuenti - Natura privilegiata - Fondamento.
L'esazione delle imposte pubbliche viene espletata attraverso l'affidamento del servizio ad un ente privato in forza di un atto amministrativo avente natura di concessione, sicché quello che si instaura tra tale soggetto e l'ente impositore non è un rapporto privatistico di mandato, bensì concessorio, articolato sulle scansioni delle potestà di diritto pubblico, perché finalizzato a riscuotere i tributi con l'obbligo di riversarli all'ente impositore, detratto l'aggio convenuto, sicché, in caso di insolvenza del concessionario e di sua conseguente ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria, legittimamente l'ente impositore insinua al passivo il proprio credito in via privilegiata ex art. 2752 c.c., poiché lo stesso riguarda i tributi già incassati dai contribuenti, i quali non perdono i caratteri propri dell'entrata fiscale disperdendosi nell'attivo patrimoniale della società, ma mantengono la loro natura, restando ancorati alla finalità pubblicistica cui gli stessi sono funzionali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Febbraio 2016, n. 3449.


Fallimento - Accertamento del passivo -  Esecutività dello stato passivo - Successiva rinuncia di un creditore ammesso - Possibilità di insinuazione tardiva del medesimo credito - Sussistenza - Fondamento - Anche da parte del cessionario.
La rinuncia all'ammissione al passivo da parte del creditore ivi già ammesso non incide sul diritto di credito azionato, sicché non preclude la possibilità di far valere nuovamente, mediante riproposizione dell'istanza di insinuazione in via tardiva, il diritto sostanziale già dedotto, anche da parte di chi, nelle more, se ne sia reso cessionario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Gennaio 2016, n. 814.


Fallimento – Insinuazione al passivo – Da parte di Cassa Edile – Per crediti relativi a retribuzioni dei dipendenti del fallito – Ammissione – Per contributi dovuti al Fondo di previdenza complementare – Esclusione.
Il rapporto fra la Cassa Edile e il datore di lavoro viene configurato come una delega da parte del datore di lavoro per il pagamento in favore del lavoratore per accantonamenti per ferie, gratifica natalizia e riposi annui, sicché certamente sussiste la legittimazione della Cassa Edile all’insinuazione al passivo per i crediti che il lavoratore vanta a tale titolo nei confronti del datore di lavoro.
Non così per il credito vantato da un soggetto giuridico del tutto diverso, ovvero il fondo previdenziale. Nel caso di omesso versamento lo stesso lavoratore, al fine di fare valere una eventuale insinuazione per somme dovute a titolo di previdenza complementare non è direttamente legittimato, ma può solo eventualmente richiedere l’ammissione del credito facendo valere in via surrogatoria la posizione creditoria del fondo e in ipotesi di sua inerzia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 03 Dicembre 2015.


Fallimento – Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Domanda riconvenzionale di accertamento di un credito e di condanna verso il fallimento – Inammissibilità.
Qualora nel giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito contrattuale del fallito il convenuto proponga domanda riconvenzionale diretta all’accertamento di un pro­prio credito nei confronti del fallimento, derivante dal medesimo rapporto, la suddetta domanda, per la quale opera il rito speciale ed esclusivo dell’accertamento del passivo ai sensi de­gli artt. 93 e ss. L.F., deve essere dichiarata inammissibile nel giudizio di co­gnizione ordinaria (o improcedibile se formulata prima della dichiarazione di fallimento e riassunta nei confronti del curatore), e va eventualmente proposta con domanda di ammissione al passivo su iniziativa del presunto creditore (nella specie, il principio in questione è stato applicato in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo all’ipotesi di proposizione di azione di accertamento negativo di un debito verso il fallimento accompagnata dalla domanda di carattere risarcitorio verso la procedura proposta direttamente dall’opponente, presunto debitore del fallimento). (Alessandro Albè) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 03 Novembre 2015.


Domanda ammissione al passivo – Crediti da lavoro – Illegittimo licenziamento – Presupposti – Sussistenza.
Il diritto alla retribuzione, allorchè il rapporto di lavoro sia stato risolto, con conseguente perdita per il lavoratore della possibilità di continuare a far parte dell’azienda fallita (il che potrebbe verificarsi sia con l’esercizio provvisorio da parte del curatore, sia con l’affitto o la cessione dell’intera azienda), spetta al lavoratore che lamenti l’illegittimità del licenziamento per cui deve riconoscersi il diritto non solo di ottenere la relativa declaratoria ma anche di conseguire le spettanze retributive dovute a titolo risarcitorio (in tal senso Cassazione civ. n. 6155/2004 e n. 7473/2012). (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 20 Ottobre 2015.


Accertamento del passivo - Domanda di rivendica, restituzione o separazione di determinati beni - Domanda di sospensione della liquidazione dei beni - Strumento di natura cautelare - Strumento interno al procedimento di rivendica, restituzione o separazione che si conclude con il decreto che forma lo stato passivo - Richiesta di sospensione formulata in sede di opposizione allo stato passivo - Inammissibilità.
La facoltà, riconosciuta dall'art. 93, comma 7, legge fall. a colui che chiede, in sede di accertamento del passivo, la rivendica, restituzione o separazione di un determinato bene onde evitare il danno irreparabile derivante dalla perdita del bene conseguente alla sua liquidazione in sede fallimentare per il tempo necessario alla decisione sulla sua domanda, costituisce uno strumento di natura cautelare interno al procedimento di separazione, restituzione o rivendicazione, laddove il decreto che forma lo stato passivo è il provvedimento definitivo di merito che chiude la fase avanti al giudice delegato. Da ciò consegue che qualora il giudice delegato abbia già proceduto a decidere nel merito la domanda rigettandola, non vi è più spazio, in sede di opposizione allo stato passivo, per l'emissione del provvedimento cautelare in questione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Ottobre 2015.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Sospensione della liquidazione per gravi motivi ex articolo 108 legge fall. - Sospensione della liquidazione di cui all'articolo 93, comma 7, legge fall. per i beni oggetto di rivendica, restituzione o separazione - Distinzione.
La facoltà, riconosciuta a qualunque interessato, di chiedere la sospensione della liquidazione dei beni oggetto di liquidazione ai sensi dell'articolo 108 legge fall., riguarda ipotesi diverse da quella prevista dall'articolo 93, comma 7, legge fall. che consente al creditore di ottenere la sospensione della liquidazione dei beni oggetto di rivendica, restituzione o separazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Ottobre 2015.


Fallimento - Domanda di ammissione al passivo - Interessi - Maggior tasso per le transazioni commerciali - Ambito di applicazione - Titolo giudiziale passato in giudicato opponibile al fallimento - Eccezione.
L’art. 1, comma 2, lett. a) del D. Lgs. n. 231/02 deve interpretarsi nel senso di escludere l’applicabilità del maggior tasso per interessi previsto per le c.d. transazioni commerciali ai crediti comunque attinenti alla procedura concorsuale e non come, più limitatamente, riferibile solamente agli interessi maturati successivamente all'apertura della procedura concorsuale.

A tale principio fa eccezione il caso in cui il credito (e la correlativa insinuazione allo stato passivo) si fondi su di un titolo giudiziale passato in giudicato ed opponibile al fallimento. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 05 Ottobre 2015.


Fallimento - Accertamento del passivo - Interpretazione della domanda di ammissione al passivo - Riconoscimento della prelazione ipotecaria - Identificazione dell'oggetto della domanda - Valutazione dell'insieme delle indicazioni della domanda e dei documenti allegati - Utilizzo di formule sacramentali - Esclusione.
La manifestazione della volontà di ottenere l'ammissione al passivo del credito con un determinato grado di prelazione non richiede l'uso di formule sacramentali, risultando sufficiente che dalle indicazioni contenute nel ricorso e dalla documentazione allegata possa evincersi senza incertezze l'intento della parte istante di ottenere l'ammissione al passivo con la collocazione prevista dalla legge in relazione alla causa di prelazione da cui il credito è assistito; ai fini dell'accertamento dei requisiti prescritti dall'articolo 93 LF, occorre, infatti, tener conto del principio di carattere generale secondo cui l'identificazione dell'oggetto della domanda deve essere effettuata con riguardo all'insieme delle indicazioni emergenti dall'atto introduttivo del giudizio e dei documenti ad esso allegati, la cui valutazione, da effettuarsi caso per caso, può condurre alla dichiarazione di nullità dell'atto soltanto nel caso in cui il petitum risulti del tutto omesso o assolutamente incerto. (Nel caso di specie, la Corte ha riformato il provvedimento con il quale il giudice delegato aveva disposto l'ammissione al passivo del credito in via chirografaria, negando il riconoscimento del privilegio ipotecario in virtù della mera assenza di una specifica richiesta in tal senso e trascurando quindi gli elementi risultanti dall'istanza di insinuazione tardiva e dalla documentazione ad essa allegata, il cui chiaro riferimento all'oggetto della pretesa era tale da non lasciare alcun dubbio in ordine alla volontà del richiedente di ottenere l'ammissione in grado ipotecario, avuto riguardo al titolo del credito fatto valere e dall'assenza di incertezza in ordine alla causa di prelazione invocata). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015.


Processo civile - Prova - Produzione di copie fotografiche delle scritture e dei documenti formati dal notaio e depositati presso pubblici uffici - Efficacia parificabile alle coppie autentiche e all'originale salvo il disconoscimento della conformità della copia all'originale.
Ai sensi dell'articolo 2719 c.c., le copie fotografiche di scritture hanno la stessa efficacia di quelle autentiche non solo se la loro conformità all'originale sia attestata da un pubblico ufficiale competente, ma anche qualora detta conformità non sia espressamente contestata dalla controparte, alla quale spetta in via esclusiva la facoltà e l'onere del disconoscimento, con conseguente esclusione del potere del giudice di rilevare d'ufficio il difetto di conformità; tale regola trova applicazione anche agli atti formati dal notaio e depositati presso pubblici uffici, la cui produzione in fotocopia non autentica non ne esclude pertanto l'efficacia probatoria, salvo che la parte non ne disconosca la conformità all'originale nei termini e con le modalità previsti dagli articoli 214 e 215 c.p.c. (In applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che la produzione della nota di iscrizione ipotecaria in copia fotostatica semplice non impedisse, in mancanza di tempestivo disconoscimento, il riconoscimento della prelazione ipotecaria). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015.


Fallimento - Accertamento del passivo - Fallimento della società e fallimento del singolo socio - Estensione degli effetti al privilegio generale che assiste il credito - Estensione degli effetti del privilegio speciale - Esclusione.
La domanda di ammissione al passivo nel fallimento della società estende automaticamente i suoi effetti anche allo stato passivo del fallimento del singolo socio e tale estensione vale anche per il privilegio generale che eventualmente assista il credito in ragione della causa del credito stesso e dell'unicità del rapporto da cui sorge. Detto principio di automaticità non opera, invece, a causa di limiti intrinseci, quando la prelazione non consegue dallo stesso rapporto, ma da un rapporto accessorio, come nel caso di pegni o ipoteche costituiti dalla società o dal socio, così come accade anche quando la prelazione non riguarda genericamente i beni del debitore, sia esso la società o il socio, ma riguarda specifici beni della società, individuati dalla legge, ovvero specifici beni della società o del socio individuati con il rapporto accessorio costitutivo della garanzia reale. In questi casi, allora, la prelazione che assiste il credito grava su beni che appartengono al patrimonio soltanto di uno dei soggetti obbligati e non può, in mancanza di un collegamento tra la prelazione ed il patrimonio, intendersi dichiarata anche nel fallimento di un soggetto diverso. È quindi possibile concludere che la prelazione può e deve essere fatta valere soltanto nello stato passivo del soggetto cui appartiene il bene che ne è gravato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015.


Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda tardiva di credito già ammesso in via chirografaria allo scopo di far valere la prelazione - Esclusione.
È inammissibile la domanda tardiva di un credito ammesso in via chirografaria svolta allo scopo di far valere una causa di prelazione in relazione ad una sola delle masse passive. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015.


Fallimento - Domanda di rivendicazione di somme acquisite al fallimento - Accertamento dei crediti vantati nei confronti della massa - Applicazione del procedimento previsto dagli articoli 93 e seguenti e 101 L.F..
La domanda di rivendicazione di somme già acquisite ad un fallimento deve essere proposta nelle forme previste dagli articoli 93 e seguenti o 101 della legge fallimentare, in quanto il relativo procedimento è l'unico idoneo ad assicurare il principio della concorsualità anche nella fase di cognizione, implicando la necessaria partecipazione ed il contraddittorio di tutti i creditori. Anche l'accertamento dei crediti vantati nei confronti della massa deve, pertanto, aver luogo con il medesimo rito previsto per i crediti concorsuali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015.


Fallimento - Effetti sui rapporti preesistenti - Contratto di leasing - Fallimento dell'utilizzatore - Art. 72 quater l.fall. - Opzione del curatore per lo scioglimento del contratto - Effetti - Diritto del concedente alla restituzione del bene - Sussistenza - Canoni non ancora scaduti alla data del fallimento - Ammissione integrale al passivo - Esclusione - Insinuazione al passivo per la sola differenza positiva tra canoni non scaduti e valore di allocazione del bene nel mercato - Ammissibilità - Fondamento.
In tema di effetti del fallimento su preesistente rapporto di leasing, ai sensi dell'art. 72 quater l.fall. (introdotto dall'art. 59 del d.lgs. n. 5 del 2006 e modificato dall'art. 4, comma 8, del d.lgs. n. 169 del 2007), il concedente, in caso di fallimento dell'utilizzatore e di opzione del curatore per lo scioglimento del vincolo contrattuale, non può richiedere subito, mediante l'insinuazione al passivo ed ex art. 93 l.fall., anche il pagamento dei canoni residui che l'utilizzatore avrebbe dovuto corrispondere nell'ipotesi di normale svolgimento del rapporto di locazione finanziaria, poiché con la cessazione dell'utilizzazione del bene viene meno l'esigibilità di tale credito, ma ha esclusivamente diritto alla restituzione immediata del bene ed un diritto di credito eventuale, da esercitarsi mediante successiva insinuazione al passivo, nei limiti in cui, venduto il bene o altrimenti allocato a valori di mercato, dovesse verificarsi una differenza tra il credito vantato alla data del fallimento e la minor somma ricavata dalla allocazione del bene cui è tenuto il concedente stesso, secondo la nuova regolazione degli interessi fra le parti direttamente fissata dalla legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Settembre 2015, n. 17577.


Fallimento - Accertamento del passivo - Versamento del TFR al fondo di previdenza complementare - Conferimento di somme da parte del lavoratore - Fallimento del datore di lavoro - Scioglimento del rapporto di delegazione - Legittimazione del lavoratore a richiedere al datore di lavoro le quote non versate al fondo - Sussistenza.
Al fine di individuare il soggetto legittimato a presentare domanda di ammissione allo stato passivo delle somme dirette al fondo di previdenza complementare si deve verificare il tipo di contratto di finanziamento con il quale il lavoratore ha inteso conferire le quote di TFR al fondo stesso.

L’art. 8 del D.Lgs. 252/2005, al comma 2, nel prevedere le forme di finanziamento del fondo di previdenza complementare, utilizza l’espressione “conferimento” di somme da parte del lavoratore, per cui la dizione atecnica di conferimento e la mancata previsione dello strumento tecnico-giuridico tramite il quale deve essere eseguito il finanziamento, inducono a ritenere che il legislatore abbia riservato alla volontà del lavoratore e del fondo di previdenza stabilire se utilizzare, quale strumento tecnico-giuridico per il finanziamento, la delegazione di pagamento, con incarico conferito dal lavoratore al proprio datore di lavoro di versare le quote di TFR al fondo ovvero prevedere la cessione del credito futuro alle quote di TFR direttamente al fondo.

La sentenza con la quale è stato dichiarato il fallimento del datore di lavoro determina, ai sensi dell’art. 78, comma 2, legge fall., lo scioglimento del contratto di delegazione per fallimento del mandatario, con la conseguenza che l’opponente consegue il diritto alla restituzione delle quote di TFR trattenute dal datore di lavoro non versate al fondo di previdenza complementare.

Nel caso di specie, il contratto di finanziamento utilizzato dal lavoratore era una delegazione di pagamento con la quale il lavoratore ha delegato il datore di lavoro a prelevare dalla retribuzione e dalla quota annuale del TFR i contributi previsti dagli accordi contrattuali e a provvedere al versamento secondo i termini che saranno stabiliti dal fondo previdenziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord, 15 Luglio 2015.


Procedure di insolvenza - Regolamento UE n. 1346 del 29 maggio 2000 - Insinuazione del credito nella lingua ufficiale dello Stato in cui si è aperta la procedura - Applicabilità a procedure interne in cui l'unico elemento di internazionalità o comunque di estraneità rispetto all'ordinamento dello Stato di apertura sia costituito dal fatto che alcuni dei creditori hanno domicilio, residenza o sede all'estero - Esclusione.
L'articolo 42, paragrafo 2, del regolamento UE n. 1346 del 29 maggio 2000, relativo alle procedure di insolvenza, dove prevede che ciascun creditore che ha la sua residenza abituale, il domicilio o la sede in uno Stato membro diverso dallo Stato di apertura, può insinuare il credito nella lingua ufficiale o in una delle lingue ufficiali di questo stato, pur pervenendo ad una nozione estensiva di procedura transfrontaliere, non giunge al punto di ricomprendere procedure interne in cui l'unico elemento di internazionalità o comunque di estraneità rispetto all'ordinamento dello Stato di apertura sia costituito dal fatto che alcuni dei creditori hanno domicilio, residenza o sede all'estero; ne consegue che la norma richiamata non è utilizzabile allo scopo di stabilire se alla domanda di ammissione al passivo presentata nell'ambito di una procedura aperta in uno degli Stati membri si applichi o meno la norma di diritto interno italiano contenuta all'articolo 122, comma 1, c.p.c., secondo la quale "in tutto il processo è prescritto l'uso della lingua italiana". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Giugno 2015.


Fallimento - Domanda di ammissione al passivo - Uso della lingua italiana - Necessità.
Alla domanda di ammissione al passivo si applica la norma di diritto interno di cui all'articolo 122, comma 1, c.p.c., secondo la quale "in tutto il processo è prescritto l'uso della lingua italiana"; la previsione contenuta nell'articolo 94 legge fall, secondo cui la domanda di cui all'articolo 93 produce gli effetti della domanda giudiziale per tutto il corso del fallimento, consente, infatti, di affermare che la domanda di ammissione al passivo è un atto processuale avente natura di vera e propria domanda giudiziale introduttiva di un'attività cognitiva idonea a produrre il giudicato formale e sostanziale sui crediti insinuati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Giugno 2015.


Fallimento - Domanda di rivendicazione di beni mobili - Efficacia probatoria delle scritture contabili tra imprenditori ex articolo 2710 c.c. - Contestazione - Indicazione delle ragioni dell'idoneità della prova - Necessità.
In tema di efficacia probatoria tra imprenditori delle scritture contabili ex articolo 2710 c.c., va ribadito il principio secondo il quale le stesse, essendo soggette, come ogni altra prova, alla valutazione del giudice (art. 116, comma 1, c.p.c.), nella decisione devono essere indicate le ragioni per le quali il giudice considera le risultanze di tali scritture, nonostante la contestazione dell'altra parte, idonee, nel caso concreto, a fornire la prova dei fatti allegati dalla parte che le ha esibite.

Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che, nel caso concreto sottoposto al giudizio, l'esibizione del registro dei beni di terzi non garantisse alla domanda di rivendica il corredo probatorio necessario a supportarne la fondatezza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 12 Febbraio 2015.


Domanda di concordato preventivo in bianco – Mancata ammissione – Credito del professionista – Prededuzione – Sussistenza.
Il nesso di funzionalità di cui all’art. 111 co. II l.f. ricorre anche nell’ipotesi di mancata ammissione al concordato del debitore che ha presentato domanda di concordato preventivo in bianco quando vi sia un nesso di strumentalità tra attività del professionista e procedura concorsuale, oltre che l’utilità per i creditori, da valutarsi questa con giudizio ex post, ma tenendo conto dei vantaggi che la legge stessa ricollega alla presentazione della domanda (in particolare la retrodatazione degli effetti vantaggiosi nel caso di successivo fallimento). (Julka Lanfranco) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 29 Gennaio 2015.


Fallimento - Comunicazione del ruolo mediante domanda di ammissione al passivo - Facoltà del curatore di impugnare il ruolo - Sussistenza - Necessità della notifica al curatore - Esclusione

Tributi - Formazione del ruolo - Strumento fondamentale di riscossione - Instaurazione del rapporto giuridico di riscossione - Notificazione della cartella esattoriale - Necessità - Esclusione
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Il curatore del fallimento è pienamente edotto della pretesa erariale mediante la semplice comunicazione del ruolo contenuta nella domanda di ammissione al passivo e, ai sensi dell'articolo 19 del d.lgs n. 465 del 1992, ha da quel momento la possibilità di opporsi a detta pretesa impugnando il ruolo dinanzi alle competenti commissioni tributarie, senza alcuna necessità che gli venga previamente intimato il pagamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il ruolo, benché atto interno dell'Amministrazione, costituisce lo strumento fondamentale per la riscossione, poiché contiene l'indicazione del periodo di imposta cui l'iscrizione si riferisce, dell'imponibile, dei versamenti e dell'imposta effettivamente dovuta, oltre che degli interessi e delle sanzioni pecuniarie eventualmente irrogabili, sicché momento determinante per l'instaurazione del rapporto giuridico di riscossione è proprio la sua formazione, e non già quello della notificazione della cartella esattoriale. L'obbligo di pagamento per il contribuente viene dunque ad esistenza con la formazione del ruolo: non vi è dubbio pertanto che in un sistema, quale quello di verificazione del passivo in sede concorsuale, in cui l'agente alla riscossione può fare accertare il credito mediante produzione dell'estratto di ruolo, il curatore che intenda contestare la pretesa tributaria sia legittimato all'autonoma impugnazione del ruolo medesimo, secondo quanto previsto dall'articolo 19 del d.lgs n. 465 del 1992, e non abbia alcuna necessità di attendere la previa notifica della cartella esattoriale. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 09 Dicembre 2014, n. 25863.


Fallimento - Accertamento del passivo - Intervento del fondo di garanzia dell'Inps - Onere di certificare la documentazione necessaria - Onere a carico del curatore - Esclusione.
L'onere di corredare la richiesta di pagamento dell'indennità prevista dal fondo di garanzia dell'Inps con l'attestazione della cancelleria del tribunale circa la definitività dello stato passivo e della copia della sentenza dichiarativa di fallimento grava sul soggetto interessato e non sul curatore, al quale, nella sua qualità di organo della procedura, non può essere imposto di effettuare certificazioni non previste neppure a carico del datore di lavoro. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 24 Ottobre 2014.


Accertamento del passivo - Domanda di ammissione proposta dal creditore - Contratto di apertura di credito - Mancanza originaria di data certa - Altro fatto idoneo a conferire data certa - Elementi probatori scissione di società e conferimento ramo di azienda - Sussistenza.
Costituisce, ai sensi dell’art. 2704 c.c., fatto comprovante l’anteriorità alla dichiarazione di fallimento del contratto di apertura di credito, originariamente privo di data certa, l’atto di scissione parziale e conferimento di ramo d’azienda, munito di data certa, nel caso in cui a seguito della scissione e del conferimento del ramo d’azienda, sia intervenuta una successione nel rapporto originario. (Massimo Tagliareni) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 26 Settembre 2014, n. 20393.


Azione di responsabilità ex art. 146 L.F. (art. 36 D.Lgs. 270/99) – Competenza territoriale – Cumulo soggettivo ex art. 33 c.p.c. – Applicabilità

Domanda riconvenzionale per la condanna del fallimento al pagamento di un credito – Improcedibilità per applicabilità del rito speciale ex artt. 93 ss. L.F. – Sussiste

Eccezione riconvenzionale di controcredito avverso la domanda di pagamento proposta dal curatore – Ammissibilità
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L’azione di responsabilità promossa dal curatore (o dal commissario straordinario) non costituisce un tertium genus, ma cumula in sé le azioni di cui agli artt. 2393 c.c. (azione sociale) e 2394 c.c. (azione dei creditori) ed è finalizzata alla reintegrazione del patrimonio della società, inteso unitariamente come garanzia dei soci e dei creditori sociali, fermi gli oneri probatori inerenti a ciascuna azione. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)

L’azione di responsabilità promossa dal curatore (o dal commissario straordinario), pertanto, non rientra nell’ambito applicativo dell’art. 24 L.F. (art. 13 D. Lgs. 270/99) restando sottratta alla competenza inderogabile del tribunale fallimentare, con conseguente applicazione degli ordinari criteri di competenza per valore e per territorio, ivi compreso quelle inerente alla modificazione della competenza territoriale semplice per cumulo di domande contro più persone presso il foro generale di una di esse. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)

Ove nell’ambito di un’azione ordinaria di recupero di un credito del fallito, il convenuto proponga domanda riconvenzionale per l’accertamento di un proprio credito nei confronti del fallimento e la relativa condanna, essa deve essere dichiarata inammissibile o improcedibile in quanto soggetta al rito speciale previsto dagli artt. 93 ss. L.F., mentre la domanda del curatore prosegue innanzi al giudice adito. Il convenuto può però sollevare eccezione riconvenzionale diretta esclusivamente a neutralizzare la domanda attrice, atteso che, in tal caso, non trattandosi di una pronuncia idonea al giudicato, non è soggetta al rito fallimentare di accertamento dei crediti. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 08 Agosto 2014.


Opposizione lo stato passivo - Principio dispositivo - Produzione della documentazione depositata nel corso della verifica del passivo avanti al giudice delegato - Istanza di acquisizione dei documenti formulata nel ricorso introduttivo.
L’istanza, formulata nell’atto introduttivo del ricorso ex articolo 98 L.F., di acquisizione dei documenti contenuti nel fascicolo della verifica dello stato passivo, può essere interpretata come autorizzazione al ritiro della documentazione ex articolo 90 L.F., norma, quest’ultima, che riproduce in materia fallimentare quella più generale contenuta nell’articolo 169 c.p.c. (richiesta dell’autorizzazione al ritiro dei fascicoli di parte) e deve, pertanto, ritenersi applicabile al procedimento di accertamento del passivo di cui all’articolo 93 L.F. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che l’istanza di acquisizione dei documenti del fascicolo della verifica del passivo consentisse di escludere che l’opponente fosse rimasto negligentemente inattivo ma che avesse assolto con tempestività all’onere di indicare i documenti posti a base dell’opposizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 Luglio 2014.


Processo tributario - Estratto di ruolo - Conoscenza da parte del contribuente con mezzi informali - Autonoma Impugnabilità - Rimessione alle Sezioni unite della Corte di cassazione.
La sesta sezione civile della Corte di cassazione ha rimesso alle Sezioni unite, per la composizione del contratto di giurisprudenza tra le sezioni semplici, la questione dell’autonoma impugnabilità dell’estratto di ruolo tributario che sia pervenuto a conoscenza del contribuente tramite qualsivoglia mezzo informale, in difetto o in attesa di notifica della cartella esattoriale, in applicazione del combinato disposto degli articoli 2 e 19 del decreto legislativo n. 546 del 1992. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 11 Luglio 2014, n. 16055.


Ruolo tributario - Autonomo impugnabilità indipendentemente dalla notificazione - Rimessione della questione alle Sezioni unite della Corte di cassazione.
La Sesta sezione civile della Corte di cassazione ha sottoposto al Primo Presidente l'opportunità di devolvere alle Sezioni unite la soluzione delle questione, fonte di contrasti tra le sezioni semplici, dell'autonoma impugnabilità dell'estratto di ruolo tributario che sia pervenuto a conoscenza del contribuente tramite qualsivoglia mezzo informale, in difetto o in attesa di notifica della cartella esattoriale, in applicazione del combinato disposto degli articoli 2 e 19 del d.lgs n. 546 del 1992. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 11 Luglio 2014, n. 16055.


Fallimento – Accertamento del passivo – Domanda di ammissione al passivo avente ad oggetto crediti di lavoro – Sospensione feriale del termine – Sussiste.
Il termine di cui all’art. 93 co. 1 l.f. per la presentazione della domanda tempestiva di ammissione al passivo è soggetto alla sospensione feriale prevista dall’art. 1 l. 742/1969, e ciò anche quando tale domanda abbia ad oggetto crediti di lavoro, non potendosi prefigurare, in ragione della natura del credito, un diverso trattamento quanto alla disciplina della sospensione feriale dei termini per le domande di ammissione al passivo ex art. 93 l.f.. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 24 Maggio 2014.


Fallimento – Accertamento del passivo – Prova del credito professionale – Valore probatorio meramente indiziario delle e-mail inviate da posta elettronica non certificata – Sussistenza.
In sede di accertamento del passivo fallimentare, ai fini della prova del conferimento dell’incarico e dello svolgimento delle prestazioni poste a base del credito professionale, le comunicazioni inviate a mezzo e-mail da indirizzo di posta elettronica semplice, e non certificata, assumono un valore, al più, indiziario, e possono costituire adeguata fonte di convincimento per il giudice solo se concorrono con altri elementi di giudizio e sempre che non vi sia stata contestazione ad opera della parte contro la quale sono state prodotte. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 14 Maggio 2014.


Fallimento - Verifica del passivo - Competenza del tribunale fallimentare per le azioni di nullità, risoluzione, rescissione del contratto e accessoria di ripetizione dell’indebito - Principio di esclusività del giudizio di verifica dello stato passivo.
Alla luce del disposto dell’art. 52 L.F., si deve ritenere che, nel caso in cui, nel corso del processo avente a oggetto la domanda diretta a far valere la nullità, annullabilità, risoluzione, rescissione del contratto e la domanda accessoria di ripetizione dell’indebito, sia pronunciata la dichiarazione di fallimento del convenuto, tutte le istanze, concernenti i fatti costitutivi del diritto di credito da far valere nei confronti della massa dei creditori, devono essere sottoposte secondo le regole dettate dagli artt. 93 e ss. L.F. alla cognizione del giudice delegato nell’ambito del giudizio di verifica. La norma che assume rilievo al fine di individuare il regime processuale applicabile alle domande con le quali si fa valere il diritto di partecipare al riparto è l’art. 52 L.F. il quale detta il principio di esclusività del giudizio di verifica dello stato passivo, con il logico corollario che se la domanda di nullità, annullabilità, risoluzione, rescissione e revocatoria del contratto è proposta unitamente alla accessoria domanda di ripetizione ovvero di risarcimento del danno, tutte le istanze, essendo dirette a far valere il diritto di partecipare al riparto dell’attivo, devono essere proposte nell’ambito del giudizio di verifica dello stato passivo dinanzi al giudice delegato, in contraddittorio, quindi, con il curatore e con tutti i creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 06 Maggio 2014.


Accertamento del passivo - Credito tributario - Ammissione sulla base del ruolo - Giurisdizione del giudice tributario - Esclusione - Ammissione con riserva dell'esito del giudizio innanzi al giudice tributario..
L’agente della riscossione può chiedere l’ammissione al passivo del fallimento sulla base del ruolo, non occorrendo la previa notificazione della cartella di pagamento. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)

Il giudice delegato è privo di giurisdizione sulle contestazioni del credito tributario, anche quando è eccepita dal curatore la decadenza prevista dall’art. 25 D.P.R. 602/1973. Perciò, il giudice delegato è tenuto in ogni caso ad ammettere l’agente della riscossione al passivo fallimentare, seppure con la riserva di cui all’art. 88 D.P.R. 602/1973; le contestazioni del curatore fallimentare devono essere tempestivamente dedotte in un giudizio innanzi al giudice tributario. (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 26 Marzo 2014.


Accertamento del passivo - Crediti tributari iscritti a ruolo - Ammissione al passivo - Ruolo - Sufficienza - Notificazione della cartella esattoriale - Necessità - Esclusione - Fondamento - Contestazioni del curatore - Effetti - Ammissione con riserva ex art. 88, secondo comma, d.P.R. n. 602 del 1973.
L'ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dalle società concessionarie per la riscossione, come stabilito dall'art. 87, secondo comma, d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, nel testo introdotto dal d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale, salva la necessità, in presenza di contestazioni del curatore, dell'ammissione con riserva, da sciogliere poi ai sensi dell'art. 88, secondo comma, del d.P.R. n. 602 del 1973, allorché sia stata definita la sorte dell'impugnazione esperibile davanti al giudice tributario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Marzo 2014, n. 6126.


Fallimento – Accertamento del passivo – Domanda di ammissione al passivo – Indicazione del titolo della prelazione – Desumibilità in via interpretativa dal testo del ricorso – Esclusione – Ammissione al passivo in via chirografaria.
Deve essere ammesso al passivo al chirografo, e non in via privilegiata, ai sensi dell’art. 93 co. 3 n. 4 e co. 4 l.f., il credito per il quale il ricorrente non abbia indicato il titolo della prelazione, non potendo desumersi l’esistenza di una domanda relativa al rango privilegiato quale esito di un’operazione interpretativa del testo del ricorso ex art. 93 l.f. che valorizzi i meri dati della enunciazione della qualità (nella specie, di avvocato) spesa dall’istante e dalla qualificazione (nella specie, in termini di assistenza e consulenza) dell’attività svolta per la fallita. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 Marzo 2014.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Mancata allegazione del ricorso ex art. 93 legge fall. - Acquisizione da parte del tribunale - Fondamento - Limiti.
Il ricorso con il quale, a norma dell'art. 93 legge fall., si propone domanda di ammissione allo stato passivo non è un documento probatorio del credito e non può, pertanto, ritenersi compreso fra i documenti che, nell'ipotesi in cui il giudice delegato abbia respinto, in tutto o in parte, la domanda, devono essere prodotti a pena di decadenza, ai sensi dell'art. 99, secondo comma, legge fall., al momento del deposito del ricorso in opposizione. Ne deriva che qualora, in sede di opposizione allo stato passivo, una copia della domanda di ammissione non risulti allegata né al fascicolo di ufficio, né a quello di una delle parti, il tribunale, che non sia in grado di ricostruire sulla scorta degli ulteriori atti processuali il contenuto di quella e che ne ritenga l'esame indispensabile alla decisione, deve provvedere alla sua acquisizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Febbraio 2014, n. 3164.


Fallimento - Opposizione a stato passivo - Condanna ai sensi dell’art. 96 comma 3 c.p.c..
Proposta dal locatore opposizione a stato passivo avverso il decreto del G.D. che abbia rigettato sia l'istanza di ammissione del credito per canoni non pagati e indennità di occupazione, sia l'istanza di restituzione di immobile locato, allorquando emerga in giudizio la contemporanea proposizione da parte del medesimo locatore  opponente di un autonomo procedimento di sfratto per il medesimo immobile nei confronti di un soggetto conduttore differente dal fallito, e la opposizione a stato passivo risulti così proposta e coltivata in assenza di ragioni fondate  e per finalità estranee a quelle previste nella legge fallimentare, ricorre il presupposto per la condanna dell’opponente al pagamento di somma ai sensi dell’art. 96 comma 3 c.p.c., liquidata in misura pari a metà delle spese di lite poste a carico dell’opponente risultato soccombente. (Sergio Cosmai) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 31 Dicembre 2013.


Fallimento – Stato passivo – Scrittura privata – Data certa – Inopponibilità – Prova del negozio – Ammissibilità..
Ai fini dell’ammissione allo stato passivo, a norma dell’articolo 2704 c.c. la scrittura privata priva di data certa non è opponibile al curatore del fallimento, con la conseguenza che la prova dell’anteriorità al fallimento del negozio contenuto nella scrittura non può desumersi da quest’ultima. Tuttavia, l’inopponibilità di cui all’art. 2704 c.c. non riguarda il negozio, ma la data della scrittura e non attiene all’efficacia dell’atto, ma alla prova di esso che si intende dare a mezzo della scrittura. Ove, dunque, il documento contrattuale non sia munito di data certa, la prova del negozio e della sua stipulazione anteriore al fallimento può essere fornita, prescindendo dal documento contrattuale, con tutti gli altri mezzi consentiti, anche nei confronti dei terzi e del curatore, salve le limitazioni derivanti dalla natura e dall’oggetto del negozio. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 12 Dicembre 2013.


Mancata formulazione di osservazioni al progetto di stato – Conseguente inammissibilità dell’opposizione allo stato passivo – Esclusione.

Documenti depositati in cancelleria unitamente a ricorso per decreto ingiuntivo prima della dichiarazione di fallimento – Data certa ex art. 2704 c.c. – Opponibilità alla curatela – Sussistenza.
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La mancata formulazione di osservazioni al progetto di stato passivo contro l’esclusione del credito non rende inammissibile l’opposizione allo stato passivo successivamente proposta dall’interessato, perché siffatta inammissibilità non è sancita da alcuna espressa previsione di legge e, comunque, non supererebbe il vaglio di costituzionalità sotto il profilo dell’effettività del diritto di difesa, considerati l’estrema ristrettezza del tempo tra il deposito del progetto ed il termine per la formulazione di osservazioni e la non necessità della difesa tecnica nella fase della verifica dei crediti dinanzi al Giudice Delegato. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Devono considerarsi muniti di data certa ex art. 2704 c.c., e quindi opponibili alla curatela in sede di verifica dello stato passivo, i documenti che risultino essere stati depositati in cancelleria, prima dell’apertura del fallimento, unitamente ad un ricorso per decreto ingiuntivo. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 02 Agosto 2013.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Effetti - Interruzione dei processi in cui sia parte il curatore - Opposizione allo stato passivo - Riassunzione del giudizio nei confronti del debitore tornato "in bonis" - Possibilità - Conclusioni formulate in termini di insinuazione al passivo piuttosto che di condanna al pagamento del preteso credito - Irrilevanza - Fondamento.
Il riacquisto della capacità processuale del fallito determinato dalla chiusura (o dalla revoca) del fallimento provoca l'interruzione dei processi in cui sia parte il curatore della procedura, per cui il giudizio ex art. 98 legge fall. può essere riassunto nei confronti del debitore tornato "in bonis", o da lui proseguito, al fine di giungere all'accertamento giudiziale sull'esistenza, o meno, del credito di cui si era chiesta l'insinuazione, dovendosi ritenere irrilevante, la circostanza che le conclusioni del creditore continuino ad essere formulate in termini di ammissione al passivo, piuttosto che di condanna al pagamento dell'invocato credito, atteso che la domanda di insinuazione, inserendosi in un processo esecutivo concorsuale e tendendo all'accertamento del credito in funzione esecutiva mediante la sua collocazione sul ricavato dell'attivo fallimentare, ricomprende quella di condanna richiesta nel giudizio ordinario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 29 Maggio 2013, n. 13337.


Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Ammissione al passivo - Credito del coobbligato che abbia pagato il comune creditore - Fatto costitutivo - Individuazione - Pagamento avvenuto nel corso di procedura concorsuale apertasi a carico del debitore - Credito concorsuale - Avvenuta ammissione al passivo con riserva benchè richiesta, "ab origine", come incondizionata - Opposizione ex art. 98 legge fall. comunque promossa - Sindacato del giudice - Contenuto.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per i creditori - Concorso dei creditori - Ammissione al passivo - Credito del coobbligato che abbia pagato il comune creditore - Fatto costitutivo - Individuazione - Pagamento avvenuto nel corso di procedura concorsuale apertasi a carico del debitore - Credito concorsuale - Avvenuta ammissione al passivo con riserva benchè richiesta, "ab origine", come incondizionata - Opposizione ex art. 98 legge fall. comunque promossa - Sindacato del giudice - Contenuto.
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L'insinuazione al passivo del credito del coobbligato può aver luogo solo se e nella misura in cui sia già avvenuto il pagamento, che configura il fatto costitutivo del diritto al regresso o della modifica in sede di surrogazione o della sua assunzione, nel rapporto principale, della veste di unico creditore, in quanto l'ammissione al passivo dei crediti con riserva esige una situazione soggettiva non dispiegabile con pienezza soltanto per difetto di elementi accidentali esterni, diversi dal pagamento futuro al creditore comune. Ove, pertanto, tale pagamento sia stato effettuato nel corso di una procedura concorsuale (nella specie, l'amministrazione straordinaria ex art. 1 del d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270), ed in particolare dopo la proposizione, da parte del fideiussore, della relativa domanda di insinuazione, ma anteriormente alla esecutività dello stato passivo, il giudice, comunque adito ex artt. 53 del citato d. lgs. e 98 legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore alla riforma di cui al d. lgs. 9 gennaio 2006, n. 5) per l'ammissione al passivo incondizionata, come richiesto "ab origine", in luogo dell'ivi avvenuta ammissione con riserva, non può restringere il suo sindacato critico ancora sul mezzo oppositivo adottato, dovendo, invece, considerare nel merito, e per tutta la sua latitudine, la descritta domanda finalmente fondata sul presupposto solutorio comunque attuato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Maggio 2013, n. 613.


Procedure concorsuali – Domanda di ammissione al passivo in via privilegiata ex art. 1023 cod. nav. – Onere del creditore di specificare i beni – Sussistenza.

Procedure concorsuali – Domanda di ammissione al passivo in via privilegiata ex art. 1023 cod. nav. – Onere del creditore di specificare i beni – Indicazione effettuata in sede di opposizione allo stato passivo – Tardività.
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Il creditore che presenti domanda di ammissione al passivo in via privilegiata a norma dell’art. 1023 cod. nav. deve indicare i beni del debitore sui quali la prelazione viene esercitata. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

E’ tardiva l’indicazione dei beni del debitore sui quali la prelazione ex art. 1023 cod. nav. qualora avvenga per la prima volta in sede di opposizione allo stato del passivo avverso il provvedimento di ammissione in via chirografaria. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 09 Maggio 2013.


Accertamento del passivo - Crediti da rapporto di lavoro subordinato - Pluralità di domande - Principio di infrazionabilità del credito - Limiti - Fondamento..
In materia di insinuazione al passivo di crediti derivanti da un unico rapporto di lavoro subordinato, il principio di infrazionabilità del credito determina l'inammissibilità della domanda frazionata solamente nel caso in cui il rapporto si sia concluso, con conseguente definizione delle rispettive posizioni di debito e credito, ed il creditore abbia dichiarato, nonostante l'unitaria contezza delle proprie spettanze, di voler agire soltanto per una parte di esse, dovendosi, per contro, ritenere ammissibili una pluralità di domande, ove il creditore non abbia effettuato, senza essere in colpa, una considerazione unitaria di distinte voci di credito, ciascuna con autonomi elementi costitutivi, sia pure nella cornice di un unitario rapporto, restando esclusa, in tal caso, una connotazione di abusività della condotta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Aprile 2013, n. 9317.


Accertamento del passivo - Domanda di ammissione proposta dal creditore - Posizione del curatore quale soggetto terzo rispetto agli atti compiuti dal fallito..
Ai fini della deliberazione della domanda di ammissione al passivo del fallimento proposta dal creditore, il curatore, il quale non sia successore del fallito e non abbia preso parte al rapporto giuridico posto a base della pretesa creditoria, deve essere considerato terzo rispetto agli atti compiuti dal fallito, con la conseguenza che, in sede di verifica dei crediti, in ordine alla determinazione della data certa di scritture private, trova piena applicazione il primo comma dell'articolo 2704 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Febbraio 2013.


Accertamento del passivo - Domanda di ammissione proposta dal creditore - Data certa della scrittura privata - Fatto costitutivo del credito - Esclusione - Natura di semplice fatto impeditivo..
Nell'ambito del procedimento di accertamento del passivo, l'elemento della data certa di una scrittura privata non integra un fatto costitutivo del credito, con la conseguenza che l'onere probatorio incombente sul creditore istante può ritenersi soddisfatto con la produzione della documentazione idonea a dimostrare la fondatezza della pretesa formulata, mentre l'eventuale mancanza di data certa di detta documentazione costituisce un semplice fatto impeditivo del riconoscimento del diritto fatto valere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Febbraio 2013.


Accertamento del passivo - Data certa - Eccezione in senso lato rilevabile del giudice in mancanza di specifico rilievo del curatore..
La mancanza di data certa, la quale costituisce non un elemento costitutivo del credito, ma un semplice fatto impeditivo dell'accoglimento della pretesa creditoria, costituisce eccezione in senso lato, rilevabile dal giudice anche in mancanza di specifica eccezione del curatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Febbraio 2013.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Curatore fallimentare - Posizione di terzo - Sussistenza - Art. 2704 cod. civ. - Applicabilità..
In sede di formazione dello stato passivo il curatore deve considerarsi terzo rispetto al rapporto giuridico posto a base della pretesa creditoria fatta valere con l'istanza di ammissione, conseguendone l'applicabilità della disposizione contenuta nell'art. 2704 cod. civ. e la necessità della certezza della data nelle scritture allegate come prova del credito. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Febbraio 2013, n. 4213.


Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo - Pagamento eseguito, in forza di tale titolo, dal debitore prima dell'apertura di una procedura concorsuale nei suoi confronti - Domanda di ripetizione delle relative somme - Implicita inclusione nella richiesta di improseguibilità del giudizio di opposizione formulata dagli organi della procedura - Configurabilità - Fondamento - Fattispecie.
In caso di inefficacia del decreto ingiuntivo a causa della dichiarazione di fallimento o della sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa del debitore ingiunto, sopravvenute nelle more del giudizio di opposizione, che impongono al creditore opposto di partecipare al concorso con gli altri creditori mediante domanda di ammissione al passivo, il pagamento ricevuto dal creditore in forza della provvisoria esecuzione di quel decreto non trova più alcuna giustificazione, né nel titolo, divenuto inefficace, né nel credito, contestato e non accertato. In tal caso, la domanda di ripetizione di ciò che sia stato corrisposto dall'imprenditore insolvente deve considerarsi implicita nella richiesta degli organi della procedura di declaratoria di improseguibilità dell'azione di pagamento nei confronti di quest'ultimo, posto che una siffatta istanza, se accolta, determina di per sé l'esigenza di ripristino della situazione patrimoniale antecedente, indipendentemente dall'accertata esistenza di un indebito oggettivo. (In applicazione di tale principio, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha escluso che la domanda di restituzione formulata dal commissario liquidatore al momento del suo intervento nel processo fosse da considerarsi nuova). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Febbraio 2013, n. 3401.


Cessione di credito garantito da ipoteca - opponibilità al fallimento - necessità di annotazione ex articolo 2843 c.c.

Cessione di credito garantito da ipoteca - opponibilità al fallimento - possibilità di annotazione anche successivamente alla dichiarazione di fallimento - non applicabilità dell'art 45 legge fallimentare
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Salvo il caso di cessione ai sensi dell'articolo 58 del Testo Unico Bancario, in ipotesi di cessione di credito garantito da ipoteca l'annotazione del trasferimento dell'ipoteca a margine dell'iscrizione della stessa ha valore costitutivo e si configura perciò come un elemento integrativo indispensabile della fattispecie del trasferimento medesimo, per cui, ove non effettuata, comporta l'inefficacia del trasferimento stesso nei confronti dei creditori concorrenti. (Francesco Dialti) (Riproduzione riservata)

Il pagamento con surrogazione, analogamente alle altre forme di successione - in senso ampio - del credito, quale la cessione del credito, dà luogo ad una successione nel rapporto obbligatorio per cui, trattandosi di una vicenda concernente esclusivamente la posizione attiva del creditore originario, al quale si sostituisce il cessionario ovvero il solvens, resta immutato nella sua oggettività il rapporto obbligatorio. Non può a tale proposito utilmente invocarsi l'art 45 l.f., a mente del quale sono inopponibili alla massa le "formalità necessarie per rendere opponibili gli atti ai terzi" se compiute dopo la dichiarazione di fallimento. Ne segue che, nel caso di cessione del credito munito di ipoteca, l'annotazione di detta cessione può essere opponibile al fallimento anche se annotata successivamente. Una volta accertato che l'annotazione della cessione del credito ipotecario può intervenire in qualunque momento sia prima, che dopo la dichiarazione di fallimento, ciò che conta è che la detta annotazione intervenga comunque nel corso della procedura di insinuazione al passivo o nella successiva fase di opposizione costituendo essa una condizione dell'azione.(Francesco Dialti) (Riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 Febbraio 2013, n. 3402.


Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Ordine di distribuzione - Ripartizione - Progetto - Deposito - Avviso ai creditori - Modalità - Mancato recapito al domicilio eletto del precedente avviso di deposito del rendiconto del curatore - Conseguenze - Deposito in cancelleria anche dell'avviso relativo al piano di riparto - Ammissibilità - Esclusione - Ragioni.
In tema di ripartizione dell'attivo fallimentare, la sola circostanza che un creditore ammesso al passivo - il quale abbia eletto domicilio nel comune sede del tribunale procedente - sia risultato "sconosciuto" all'indirizzo indicato all'atto della comunicazione del deposito del rendiconto del curatore (disposta ai sensi dell'art. 116 legge fall. anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006), non consente il deposito nella cancelleria dello stesso tribunale procedente, ai sensi dell'art. 93, secondo comma, legge fall., del successivo avviso del curatore concernente il deposito del progetto di ripartizione finale dell'attivo, ciò traducendosi in una violazione della necessaria effettività della tutela giurisdizionale e, al contempo, della distinzione delle fasi della procedura, cui gli avvisi si riferiscono. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Gennaio 2013, n. 1523.


Fallimento - Accertamento del passivo - Giudicato endoconcorsuale - Effetti - Preclusione endoconcorsuale limitata al diritto fatto valere in via sommaria in sede di verifica del passivo..
La pronuncia di rigetto del credito in sede di verifica dello stato passivo produce effetti di giudicato endoconcorsuale, una preclusione pro iudicato idonea a produrre l’immutabilità degli effetti del provvedimento, la quale non si estende agli antecedenti logici necessari, al rapporto complesso su cui si fonda il diritto dedotto in via sommaria, ma è limitata al diritto immediatamente fatto valere in via sommaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 09 Gennaio 2013.


Fallimento - Errore essenziale di fatto - Nozione - Accertamento del passivo - Conflitto fra giudicati - Revocazione - Esclusione..
L’errore essenziale di fatto si concreta non già in un inesatto apprezzamento del materiale probatorio od in una errata valutazione giuridica di un fatto, ma in una falsa percezione della realtà da parte del giudice; in sede concorsuale, non può, quindi, essere considerato tale il conflitto fra giudicati, posto che l'articolo 96 L.F. non prevede quale ipotesi di revocazione l'errore di diritto e in particolare il conflitto di giudicati, ma solo la falsità, il dolo, l'errore essenziale di fatto o il rinvenimento di documenti decisivi prima ignorati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 09 Gennaio 2013.


Ammissione al passivo ai sensi dell’art. 101, ultimo comma, L.F. - Onere del creditore di dedurre la causa di non imputabilità del ritardo - Omissione - Inammissibilità del ricorso..
Il creditore che intenda formulare domanda di insinuazione al passivo oltre il termine di cui all’art. 101 L.F., ha l’onere di rappresentare - e dimostrare - le circostanze da cui possa evincersi la non imputabilità del ritardo. Di tali ragioni giustificative, infatti, dovrà tenersi conto ai fini della predisposizione del progetto di stato passivo, di guisa da garantire a tutti i soggetti interessati, prima dell’udienza fissata per l’esame, di prendere adeguata posizione al riguardo. Il difetto di tale allegazione (così come previsto, simmetricamente, per l’omessa indicazione di uno dei requisiti previsti dall’art. 93 L.F.) comporta la declaratoria di inammissibilità dell’istanza, rilevabile d’ufficio anche nell’eventuale, successivo, giudizio di opposizione. (Giampiero Tronci) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 20 Dicembre 2012.


Contratto di anticipazione all'esportazione garantito da pegno su fatture (di crediti) - Contratti di anticipazione bancaria regolati in conto corrente - Pegno a favore della banca - Conto corrente bancario o di corrispondenza - Contratto innominato misto di mandato, delegazione e deposito - Istanza di insinuazione al passivo - Produzione contratti e contabili di accredito - Prova del credito - Insufficienza documentazione allegata. .
Deve ritenersi pienamente legittimo il provvedimento del Giudice Delegato di rigetto dell'istanza di insinuazione al passivo presentata dalla banca, per un credito relativo ad una serie di somme inerenti a contratti di anticipazioni all'esportazione garantite da pegno su fatture (di crediti) accreditate sul conto corrente di corrispondenza intrattenuto dalla società fallita presso il medesimo istituto di credito, nell'ipotesi di mancata allegazione all'istanza dei relativi estratti conto: solo con tale produzione pertanto è possibile documentare il credito, girato a sofferenza, derivante dalla mancata restituzione dell'anticipazione, con la quan tificazione altresì degli interessi e delle spese di estinzione dell'operazione. Il mero accreditamento della somma sul conto corrente, infatti, non dimostra la sussistenza del credito della banca, essendo necessario documentare il mancato incasso delle somme portate dalle fatture cedute e l'addebito della relativa posta sul conto. (Anna Serafini) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 07 Dicembre 2012.


Fallimento – Concordato preventivo – Agenzia – Mancato preavviso prima del concordato con cessione dei beni, ammesso prima che scadesse il termine di preavviso – Integrale spettanza.

Fallimento – Concordato preventivo – Agenzia – Indennità suppletiva di clientela – Prova del danno – Necessità.
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L’indennità di mancato preavviso spetta nella sua integralità all’agente, anche se il preponente ha cessato l’attività dopo la maturazione del diritto, benché prima che sia decorso il termine di preavviso lavorabile, anche per l’efficacia meramente obbligatoria, e senza diritto alla prosecuzione del rapporto, di questa indennità. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)

L’indennità suppletiva di clientela spetta all’agente se questi dà prova che la preponente continua ad avvalersi della struttura di clienti posta in funzione dall’agente stesso e che, perciò, quest’ultimo va compensato per il risultato di cui continua a godere l’azienda preponente, avendo la stessa indennità natura risarcitoria, per cui se ne deve escludere la spettanza in assenza di danno. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 27 Novembre 2012.


Ammissione al passivo - Istanza di ammissione tardiva - Diversità di "petitum" e "causa petendi" rispetto all'istanza di ammissione tempestiva - Necessità - Fondamento - Conseguenze - Ultrattività della procura speciale - Esclusione.
In tema di ammissione al passivo fallimentare, la domanda di insinuazione tardiva è ammissibile solo se diversa, per "petitum" e "causa petendi", rispetto alla domanda di insinuazione ordinaria, essendo altrimenti preclusa dal giudicato interno formatosi sull'istanza tempestiva. Ne consegue che la procura speciale alle liti rilasciata a margine del ricorso per l'ammissione ordinaria, seppure attribuisca al procuratore "tutti i poteri inerenti al mandato", non estende i suoi effetti all'istanza di ammissione tardiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 28 Giugno 2012, n. 10882.


Fallimento – Accertamento dello stato passivo – Domanda tardiva – Termine di decadenza ex art. 101, commi 1 e 4, L. Fall. – Sospensione dei termini nel periodo feriale – Applicabilità.

Fallimento – Accertamento dello stato passivo – Domanda avente ad oggetto un credito di lavoro – Sospensione dei termini nel periodo feriale – Applicabilità – Fondamento.
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La sospensione feriale dei termini processuali prevista dall’art. 1, comma 1, della legge 7 ottobre 1969, n. 742 trova applicazione anche nel procedimento endofallimentare di accertamento del passivo davanti al giudice delegato e, pertanto, anche in relazione ai termini di decadenza previsti, per il deposito delle domande tardive, dall’art. 101, commi 1 e 4, L. Fall.. (Andrea Mannoni) (riproduzione riservata)

Alla sospensione feriale dei termini processuali prevista dall’art. 1, primo comma, della legge 7 ottobre 1969, n. 742 non si sottraggono le domande di ammissione allo stato passivo aventi ad oggetto crediti di lavoro, dovendo l’istituto della sospensione trovare applicazione uniforme in relazione a tutte le domande di insinuazione (e quindi anche per quelle relative a crediti di lavoro), sì da rendere possibile, nel corso dell’udienza di discussione, la realizzazione del contradditorio incrociato previsto dall’art. 95 L. Fall.. (Andrea Mannoni) (riproduzione riservata)
Tribunale Cagliari, 02 Maggio 2012.


Ammissione al passivo - Domanda di ammissione tardiva del credito - Conseguenze - Rischio di parziale incapienza - Inserimento immediato nello stato passivo - Ammissibilità - Fondamento.
L'ammissione tardiva al passivo del credito comporta solo il rischio di parziale incapienza, con la conseguenza che è legittimo il provvedimento del giudice delegato che disponga l'inserimento immediato nello stato passivo di una domanda di ammissione tardiva, alla stessa maniera di quelle tempestive; infatti, la fissazione di una nuova adunanza, pur in mancanza di particolari ragioni ostative alla decisione nell'adunanza già fissata, contrasterebbe con l'obbiettivo del sollecito espletamento delle operazioni di verifica dei crediti perseguito dalla legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Marzo 2012, n. 4792.


Accertamento del passivo - Domanda tardiva relativa a credito già ammesso - Inammissibilità - Domanda tardiva per interessi attinenti a credito già messo in linea capitale - Domanda tardiva per ritenute fiscali relative a credito di lavoro già insinuato al netto delle ritenute - Inammissibilità..
L'ammissione tardiva al passivo fallimentare rappresenta, al pari di quella ordinaria, una fase del medesimo procedimento giurisdizionale, sicché le determinazioni prese in tale ultima sede hanno valore di giudicato interno rispetto alla domanda tardiva, la quale, pertanto, deve avere ad oggetto un credito del tutto diverso - sia per "petitum" che per "causa petendi" - da quello già ammesso, coprendo il giudicato endofallimentare sia il dedotto che il deducibile. In forza di tale principio, deve ritenersi inammissibile la domanda tardiva di interessi relativa ad un credito già ammesso in linea capitale, così come è inammissibile la domanda tardiva per ritenute fiscali di un credito di lavoro già ha insinuato al passivo al netto di tali ritenute, posto che tali  domande tardive sono fondate sulla stessa causa pretendi di quelle già ammesse al passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 15 Marzo 2012.


Ammissione al passivo - Contribuente fallito - Ammissione al passivo fallimentare - Azione diretta dell'Amministrazione finanziaria - Legittimazione - Sussistenza - Fondamento.
In tema di fallimento, alla legittimazione del concessionario a far valere il credito tributario nell'ambito della procedura fallimentare deve essere attribuita una valenza esclusivamente processuale, nel senso che il potere rappresentativo attribuito agli organi della riscossione non esclude la concorrente legittimazione dell'Amministrazione finanziaria, la quale conserva la titolarità del credito azionato e la possibilità di agire direttamente per farlo valere in sede di ammissione al passivo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Marzo 2012, n. 4126.


Surrogazione - Pagamento parziale - Patto contrario di cui all'articolo 1205 c.c. - Opponibilità agli altri creditori in sede di verifica del passivo - Ammissibilità..
Il "patto contrario" previsto dall'articolo 1205 c.c. per l'ipotesi di surrogazione parziale del terzo surrogato nei diritti e nelle garanzie del creditore è opponibile agli altri creditori anche in sede di verifica del passivo. (Fattispecie in tema di surrogazione, regolarmente annotata, in un credito garantito da ipoteca). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 02 Febbraio 2012.


Accertamento del passivo - Produzione di copia di documento munito di registrazione telematica - Prova di data certa anteriore al fallimento - Disconoscimento della copia - Effetti..
La produzione nel giudizio di accertamento del passivo della copia fotostatica riportante gli estremi della registrazione telematica di un contratto non è idonea a dimostrare la anteriorità del documento alla apertura del concorso qualora sia stata tempestivamente disconosciuta la conformità all'originale della copia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 09 Dicembre 2011.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Fallimento del datore di lavoro - Giudicato interno su credito retributivo insinuato tempestivamente - Preclusione all'insinuazione tardiva di credito retributivo inerente periodo diverso del medesimo rapporto - Insussistenza - Fondamento - Fattispecie.
La pretesa retributiva inerente un segmento temporale del rapporto di lavoro è differente per "petitum" e "causa petendi" dalla pretesa retributiva inerente altro segmento temporale del medesimo rapporto, sicché il giudicato interno, formatosi per l'una pretesa in sede di ammissione tempestiva al passivo fallimentare del datore di lavoro, non impedisce di esercitare l'altra pretesa con insinuazione tardiva, salvo il regolamento delle spese per l'ipotesi di frazionamento ingiustificato della domanda. (Affermando il principio, la S.C. ha cassato la declaratoria di inammissibilità della domanda tardiva per l'ammissione del credito relativo alle ultime tre mensilità di retribuzione proposta da un lavoratore già tempestivamente insinuatosi nel fallimento del datore di lavoro per altre mensilità, oltre che per il trattamento di fine rapporto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 2011, n. 26377.


Infrazionabilità del credito - Ammissione tardiva al passivo - Presupposti - Diversità di "petitum" e "causa petendi" - Diversità di titolo - Conseguenze - Fattispecie relativa a crediti restitutori e risarcitori sorti da un contratto di appalto pubblico rescisso.
In tema di ammissione al passivo in una procedura di amministrazione straordinaria, il principio di infrazionabilità del credito, secondo cui un credito, per poter essere insinuato in via tardiva, deve essere diverso per "petitum" e "causa petendi" da quello fatto valere in via tempestiva, non può essere interpretato in maniera formalistica, così da determinare la preclusione di qualsiasi domanda che, pur trovando la propria fonte nel medesimo fatto storico dal quale è sorto il credito già ammesso in sede di verifica, sia fondata su un titolo diverso, integrante una nuova fattispecie giuridica sostanziale, alla quale si ricolleghi un diverso tema di indagine e di decisione. (Nella specie, la S.C. ha confermato, pur correggendone la motivazione, la sentenza impugnata che aveva accolto la domanda di ammissione tardiva di un credito vantato - verso la società appaltatrice insolvente - a titolo di risarcimento del danno conseguente alla rescissione di un contratto di appalto pubblico, riconoscendo la diversità di titolo rispetto al credito restitutorio, facente capo allo stesso appaltante e già ammesso in via tempestiva, a seguito della menzionata rescissione, operata unilateralmente dalla committente ex art. 340 della legge n. 2248 del 1865, All. F). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Settembre 2011, n. 18962.


Fallimento - Accertamento del passivo - Dichiarazioni tardive - Subingresso del cessionario al cedente nella titolarità di un credito concorsuale - Necessità di insinuazione al passivo - Insussistenza - Fondamento..
Il cessionario di un credito concorsuale già ammesso al passivo in seno ad una procedura fallimentare non è tenuto a presentare domanda di insinuazione ex art. 101 legge fall., attesa la mancanza di novità del credito ed alla luce del nuovo testo dell'art. 115, secondo comma, legge fall. risultante dalle modifiche apportate dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169, che espressamente individua le modalità di partecipazione al riparto nelle ipotesi di mero mutamento soggettivo nella titolarità di un credito già ammesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Luglio 2011, n. 15660.


Stato passivo - Domanda - Indicazione delle ragioni della prelazione - Necessità - Richiesta successiva al deposito del progetto di stato passivo da parte del curatore - Inammissibilità - Fondamento - Validità come insinuazione tardiva - Esclusione.
In tema di accertamento del passivo, la domanda di insinuazione presentata senza specifica richiesta del privilegio , non può essere integrata mediante ulteriore atto successivo al deposito, da parte del curatore, dello stato passivo ex art. 95, secondo comma, legge fall., configurando tale richiesta, in fattispecie regolata dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, una "mutatio" e non una "emendatio libelli" e derivandone, nella fase sommaria e per la perentorietà dei termini ivi previsti, la considerazione del credito stesso come chirografo; la non sanabilità dell'omissione (o dell'assoluta incertezza) delle ragioni della prelazione implica altresì, da un lato, che lo stesso credito - con la richiesta del privilegio e senza un ritiro della domanda tempestiva - non possa essere insinuato in via tardiva e, dall'altro, il rigetto dell'opposizione allo stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Luglio 2011, n. 15702.


Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Credito maturato dalle figure di nomina giudiziale – Prededucibilità “duplice”..
Se il credito prededucibile del professionista incaricato dal debitore pare pacificamente ammissibile col privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c., il credito maturato dalle figure di nomina giudiziale (commissario giudiziale, liquidatore, curatore) appare meritevole del (duplice) privilegio potiore per spese di giustizia ex artt. 2755 e 2770 c.c., trattandosi di soggetti che svolgono istituzionalmente  il compito di conservazione e/o liquidazione dei beni, mobili e immobili, della procedura, nell'interesse comune dei creditori, analogamente a quanto accade per i compensi del custode e del legale del creditore procedente nella procedura esecutiva, mobiliare e immobiliare. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 13 Giugno 2011.


Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Credito maturato dalle figure di nomina giudiziale – Estensione..
In sede di ammissione allo stato passivo, il privilegio attribuito al credito maturato dalle figure di nomina giudiziale (commissario giudiziale, liquidatore, curatore), a norma e per gli effetti degli artt. 2755 e 2770 c.c., non si estende anche alle spese ed all’Iva. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 13 Giugno 2011.


Fallimento – Ammissione allo stato passivo – Credito del Professionista – Privilegio ex art. 2751 bis c.c. – difetto di indicazione del titolo – Ammissione..
Va accolta la domanda di ammissione di un credito allo stato passivo con il privilegio ex art. 2751 bis n. 2 c.c., anche nel caso di difetto di indicazione del titolo di privilegio, quando questa eccezione appaia superabile dal contesto della domanda, in cui si dia espressamente atto che il credito viene insinuato a titolo di compenso per l’attività professionale prestata ai fini della presentazione della domanda di concordato preventivo, posto che una degradazione a chirografo ex art. 93 co. 4 L.F., per la mancata indicazione del titolo della prelazione, ai sensi del precedente co. 3 n. 4), presuppone che il corrispondente requisito sia non solo omesso, ma anche assolutamente incerto. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 13 Giugno 2011.


Accertamento del passivo - Opposizione - Facoltà della parte di produrre documenti non prodotti nelle fasi precedenti - Sussistenza - Regolazione delle spese processuali..
In sede di opposizione allo stato passivo l'opponente può produrre documenti nuovi che non abbia provveduto a depositare unitamente alla domanda di insinuazione al passivo o comunque nel procedimento svoltosi innanzi al giudice delegato. Tuttavia, qualora la produzione di documenti che la parte avrebbe potuto produrre in precedenza abbia determinato la necessità dell'ulteriore gravame e di ulteriori spese a carico del fallimento, il giudice potrà tenerne conto nel regolamento delle spese. (Andrea Gibelli) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 17 Maggio 2011.


Finanziamenti dei soci - Postergazione - Squilibrio tra indebitamento e patrimonio netto - Leverage - Analisi della struttura del debito - Necessità - Componente di debito a medio-lungo termine e utilizzo di finanziamenti per il pagamento dei debiti di imminente scadenza - Sottocapitalizzazione..
Al fine di valutare l'eventuale eccessivo squilibrio tra indebitamento e capitale netto (art. 2467 cod. civ.), il leverage, pari al rapporto tra il totale delle fonti di finanziamento e i mezzi propri, costituisce sicuramente un indicatore significativo, il quale deve però essere confortato e valutato unitamente ad ulteriori elementi, tra i quali riveste particolare importanza la struttura del debito. In quest'ottica, se è vero che una componente di debito a medio-lungo termine incide sullo squilibrio tra indebitamento e patrimonio netto in misura inferiore di una componente di debito a breve termine, è anche vero che la necessità di utilizzare i finanziamenti erogati da terzi per il pagamento dei debiti di imminente scadenza costituisce un indice di sottocapitalizzazione della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 14 Aprile 2011.


Fallimento – Accertamento del passivo – Opposizione ex artt. 98 e 99 L.F. – Nuove produzioni – Inammissibilità..
Per effetto dell'abrogazione – ad opera del D.L.vo 12.9.2007, n. 169 – delle previgenti disposizioni di cui all’art. art. 93, co. 7, L.F. (in base al quale i documenti non presentanti con la domanda di insinuazione al passivo fallimentare dovevano essere depositati, a pena di decadenza, almeno 15 giorni prima dell'udienza fissata per l'esame dello stato passivo) e di cui all’art. 99, co. 9, L.F. (in forza del quale il Tribunale, nel corso del giudizio di opposizione, poteva ammettere la produzioni di ulteriori documenti) si deve ritenere che in relazione a procedure fallimentari apertesi dopo il 1 gennaio 2008 resta esclusa la possibilità di produrre in sede opposizione ex artt. 98 e 99 L.F. documentazione non prodotta sino all'udienza di verifica dei crediti avanti il giudice delegato. (Maria Serena Riccobono) (riproduzione riservata) Tribunale Verbania, 10 Marzo 2011.


Fallimento – Verifica dello stato passivo – Principio di non contestazione – Applicabilità al giudizio di verifica dello stato passivo – Esclusione.

Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Inapplicabilità del principio di non contestazione – Inesistenza di preclusione per il curatore.
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Il principio di non contestazione non trova applicazione in sede di verifica dello stato passivo atteso che: a) nel procedimento di stato passivo le parti possono stare in giudizio personalmente senza obbligo di difesa tecnica; b)il principio di non contestazione trova il suo presupposto logico e giuridico nel principio dell’analiticità della domanda e delle allegazioni delle parti, mentre una tale analiticità non è prevista  dall’art. 93 L.F. ( a differenza dell’art. 163 c.p.c.); c) presuppone la sussistenza di un processo che abbia precise scansioni, di certo non presenti nel procedimento di accertamento dello stato passivo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

All’inapplicabilità del principio di non contestazione al giudizio di verificazione dello stato passivo consegue la possibilità, per il curatore - cui è assimilabile il Commissario Straordinario – di fare valere in sede di opposizione allo stato passivo eccezioni in fatto ed in diritto  che non siano state fatte valere in sede di verifica dello stato passivo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 10 Febbraio 2011.


Società di persone - Fallimento in estensione del socio illimitatamente responsabile - Credito vantato nei confronti di altra società cui detto socio faccia parte - Ammissione al passivo - Esclusione..
Il credito vantato nei confronti di una società di persone il cui socio sia stato dichiarato fallito in quanto socio illimitatamente responsabile di altra società di persone non può essere insinuato nel fallimento di quest'ultima società; la circostanza che le due società abbiano in comune il socio illimitatamente responsabile non esclude che le stesse abbiano distinta soggettività giuridica, con la conseguenza che il credito vantato nei confronti dell'una non può essere insinuato nel fallimento dell'altra. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Salerno, 28 Ottobre 2010.


Fallimento - Accertamento del passivo avanti al giudice delegato - Produzione di documenti - Decadenza - Esclusione - Termine dell'udienza di discussione - Natura perentoria - Esclusione..
A seguito dell'abrogazione dell'art. 93, comma 7, legge fallimentare, nella fase di esame dello stato passivo dinanzi al giudice delegato non è più prevista alcuna sanzione decadenziale per l'ipotesi di inosservanza da parte del creditore dei termini per il deposito di documenti a sostegno della domanda di insinuazione. Il termine dell'udienza di discussione previsto dall'art. 95, comma 2 , legge fallimentare, non ha infatti natura perentoria, come può desumersi fra l'altro dalla circostanza che per l'ipotesi di omessa produzione incolpevole dei titoli giustificativi del credito il legislatore non prevede l'istituto della rimessione in termini ex artt. 184-bis o 153, co. 2, codice procedura civile, ma quello dell'ammissione con riserva volto ad evitare l'esperimento del giudizio di opposizione, che resta invece necessario in caso di omissione ingiustificata. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 18 Ottobre 2010.


Fallimento – Domande di ammissione allo stato passivo – Progetto di stato passivo – Deposito – Applicabilità della sospensione feriale dei termini – Esclusione. (05/10/2010).
Al deposito delle domande di ammissione allo stato passivo e del progetto di stato passivo non si applica la sospensione feriale dei termini di cui alla legge n. 742/69. Depongono in tal senso le seguenti considerazioni: a) per presentare la domanda non è necessaria la difesa tecnica; b) il termine per la presentazione della domanda non è un termine processuale ma di decadenza; c) esso si calcola a ritroso dall’udienza di discussione dello stato passivo, sicchè, dovendo quest’ultima tenersi a sua volta entro il termine perentorio di centoventi giorni (o, solo in casi particolari, centottanta) dalla dichiarazione di fallimento, si avrebbe una eccessiva compressione dello spazio di difesa; d) non potendo la sospensione operare per i crediti di lavoro, si avrebbe una compromissione del principio del contraddittorio incrociato ovvero una disparità di trattamento dei creditori. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 16 Settembre 2010.


Credito con privilegio ipotecario - Iscrizione - Natura costitutiva - Produzione della nota di iscrizione - Necessità..
Poiché l'iscrizione della garanzia ipotecaria ex articolo 2808 c.c. ha natura costitutiva della garanzia stessa, è solo con la esibizione della relativa nota che al credito insinuato al passivo del fallimento può essere riconosciuta natura privilegiata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Patti, 13 Settembre 2010.


Privilegi ipotecario - Ammissione al passivo - Distinzione tra capitale ed interessi - Produzione del piano di ammortamento - Necessità..
In tema di credito assistito da privilegio ipotecario, al fine di distinguere il capitale dagli interessi, poiché di questi solo quelli relativi al c.d. triennio vanno ammessi in via ipotecaria, è necessario l'esame e quindi la produzione del piano di ammortamento ove per ciascuna rata viene indicata la quota di capitale e quella di interessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Patti, 13 Settembre 2010.


Conservazione delle scritture contabili - Imprenditore commerciale -  Prova giudiziale..
Se è vero che l'imprenditore commerciale non è tenuto ai sensi dell'articolo 2220 c.c. a conservare la documentazione contabile per un periodo superiore a 10 anni dall'ultima operazione, è tuttavia evidente che la norma non può essere invocata allo scopo di esimersi dal fornire in giudizio la prova del proprio credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Patti, 13 Settembre 2010.


Fallimento – Domanda di ammissione al passivo in pendenza di giudizio di reclamo ex art. 18 l.fall. – Necessità..
Secondo la rigida scansione temporale imposta dalla nuova legge fallimentare, in virtù della quale la presentazione della domanda deve avvenire al più presto nei tempi fissati dagli artt. 93 e ss. L. Fall., il creditore deve necessariamente presentare la domanda di ammissione al passivo anche in pendenza del giudizio di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, al fine di non incorrere nelle preclusioni di cui all’art. 101 L.Fall. per il decorso del termine di 12 mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 22 Luglio 2010.


Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Deduzione della compensazione parziale con il minor debito verso il fallito – Ammissione al passivo per il credito residuo – Giudicato endofallimentare – Rivalutazione della questione dell’efficacia del titolo in altro giudizio promosso dal curatore – Ammissibilità – Preclusione. (14/09/2010).
L’ammissione al passivo fallimentare di un credito nella misura risultante dalla differenza dell’importo originario rispetto ad un minor debito verso il fallito, per il quale sia stata invocata dal creditore una concorrente causa di compensazione parziale, investe ogni questione attinente al fondamento, la consistenza e l’efficacia del titolo posto a base della domanda e dunque implica che, formatosi su di essa il giudicato endofallimentare, diviene preclusa l’autonoma azione con cui il curatore contesti il medesimo titolo sotto il profilo dell’efficacia, agendo in revocatoria degli atti giustificativi della dedotta ed ammessa causa di estinzione parziale del maggiore credito. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Luglio 2010, n. 16508.


Stato Passivo – Opposizione – Credito professionale – Tenuta della contabilità – Mancata iscrizione ad albo professionale – Nullità del contratto..
La tenuta dei libri paga e matricola e delle contabilità civili e tributarie costituisce oggetto di attività inerente le professioni protette e non dà diritto a compenso ove sia svolta da un soggetto non iscritto ad alcun albo professionale. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 18 Giugno 2010.


Fallimento – Ammissione al passivo – Rimborso delle spese sostenute dal concessionario per l'esecuzione coattiva – Esclusione. (29/06/2010).
Le disposizioni che riconoscono al concessionario le spese relative alle procedure di riscossione coattiva non possono essere estese alla procedura fallimentare. Infatti, in materia fallimentare il principio fondamentale è che le spese sostenute dal creditore per l'attività svolta per insinuarsi al passivo del fallimento sono limitate alle sole spese vive borsuali, per cui riconoscere il rimborso delle spese forfettariamente determinate in favore del concessionario non solo violerebbe il principio della par condicio creditorum, assicurando un trattamento preferenziale per tale creditore, ma violerebbe anche il principio della cristallizzazione dei crediti al momento dell'apertura del concorso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 10 Giugno 2010.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Credito professionale – Assistenza alla redazione di domanda di concordato preventivo non presentata – Opponibilità alla massa – Esclusione..
Il credito per prestazioni professionali rese in favore di soggetto insolvente che non sfocino nel buon esito della procedura sperata (concordato preventivo, domanda neppure presentata) non trova alcuna collocazione nel successivo fallimento, per l’inutilità, anzi dannosità della relativa spesa. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 28 Maggio 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - In genere - Contributi previdenziali - Ammissione al passivo chiesta dal lavoratore in via prudenziale o in caso di inerzia dell'INPS nell'esercizio dell'azione ex artt. 93 e 101 legge fall. - Configurabilità - Condizioni - Fondamento - Principio dell'integrità della retribuzione - Conseguenza - Riconoscimento al lavoratore della retribuzione lorda - Limiti - Riserva di rivalsa..
In caso di fallimento dell'azienda, il lavoratore, qualora il datore di lavoro non abbia pagato la retribuzione (o vi abbia provveduto in ritardo) ovvero non abbia effettuato i versamenti contributivi o, comunque, abbia operato ritenute non dovute, può chiedere direttamente - in via prudenziale o in caso di inerzia dell'INPS nell'esercizio dell'azione ex artt. 93 e 101 della legge fall. - l'ammissione al passivo, oltre che di quanto a lui spettante a titolo di retribuzione, anche della somma corrispondente alla quota dei contributi previdenziali posti a carico del medesimo, rispondendo tale soluzione al principio dell'integrità della retribuzione, che, altrimenti, resterebbe frustata senza giustificazione causale alcuna, dovendosi escludere che il curatore, ove l'INPS non si sia insinuato al passivo, possa trattenere dette somme mediante accantonamenti in prevenzione, neppure previsti dalla normativa vigente. Ne consegue che, qualora non vi sia stata insinuazione al passivo da parte dell'INPS, il curatore - su cui incombe l'onere di coordinare le richieste avanzate dall'Istituto previdenziale con quelle del lavoratore - non può portare in detrazione le trattenute per contributi previdenziali, ma deve riconoscere al lavoratore la retribuzione lorda, salva la possibilità del successivo esercizio del diritto di rivalsa onde evitare il duplice pagamento del medesimo credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 27 Maggio 2010, n. 12964.


Divisione - Divisione ereditaria - Operazioni divisionali - Formazione dello stato attivo dell’eredità - Collazione ed imputazione - In genere - Resa dei conti - Acquisto di immobile con denaro del disponente ed intestazione ad altro soggetto - Portata - Donazione indiretta del bene e non del denaro - Configurabilità - Azione di riduzione - Principio della quota legittima in natura - Applicabilità - Esclusione - Fondamento - Fallimento del beneficiato - Insinuazione al passivo del credito ex artt. 52 e 93 della legge fall. - Necessità.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - In genere - Donazione indiretta di immobile - Azione di riduzione del legittimario leso verso il beneficiario fallito - Domanda di insinuazione al passivo del credito - Necessità - Fondamento.
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Nell'ipotesi di donazione indiretta di un immobile, realizzata mediante l'acquisto del bene con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, la compravendita costituisce lo strumento formale per il trasferimento del bene ed il corrispondente arricchimento del patrimonio del destinatario, che ha quindi ad oggetto il bene e non già il denaro. Tuttavia, alla riduzione di siffatta liberalità indiretta non si applica il principio della quota legittima in natura (connaturata all'azione nell'ipotesi di donazione ordinaria di immobile ex art. 560 cod. civ.), poichè l'azione non mette in discussione la titolarità dei beni donati e l'acquisizione riguarda il loro controvalore, mediante il metodo dell'imputazione; pertanto mancando il meccanismo di recupero reale della titolarità del bene, il valore dell'investimento finanziato con la donazione indiretta dev'essere ottenuto dal legittimario leso con le modalità tipiche del diritto di credito, con la conseguenza che, nell'ipotesi di fallimento del beneficiario, la domanda è sottoposta al rito concorsuale dell'accertamento del passivo ex artt. 52 e 93 della legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Maggio 2010, n. 11496.


Domanda di ammissione al passivo – Termine per la presentazione – Computo del periodo feriale – Necessità.

Domanda di ammissione al passivo – Credito tributario – Notifica del ruolo – Non necessità.

Domanda di ammissione al passivo – Credito previdenziale – Titolo fondante – Titolo esecutivo – Produzione – Necessità. (26/05/2010)
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Nel computo del termine previsto dall’art. 101, ultimo comma, legge fallimentare per la presentazione delle domande di ammissione al passivo si deve tenere conto anche della sospensione feriale dei termini. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non è necessaria la notifica del ruolo ai fini della ammissione al passivo del credito tributario indicato nella cartella esattoriale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

A differenza di quanto avviene per i crediti tributari – per i quali l’iscrizione a ruolo determina il sorgere dell’obbligazione tributaria ai sensi dell’art. 88 d.lgs. n. 46/1999 – per quelli previdenziali, il titolo su cui si fonda il credito è necessariamente costituito da un titolo esecutivo emesso prima della dichiarazione di fallimento ai sensi dell’art. 24, commi 3 e 4, d.lgs. citato e che deve necessariamente essere prodotto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Novara, 11 Maggio 2010.


Domanda di ammissione al passivo – Spese di lite – Non necessità della difesa tecnica – Non spettanza. (27/05/2010).
Non possono essere ammesse al passivo le spese di lite attinenti alla presentazione della domanda di insinuazione sia perché in tale fase del procedimento a carattere sommario non è necessaria la difesa tecnica, sia in considerazione del principio della cristallizzazione dei crediti alla data della dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 11 Maggio 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - In genere - Debito di massa - Contestazione - Verifica attraverso il procedimento di cui agli artt. 93 o 101 della legge fall. - Necessità - Conseguenze - Attivazione del procedimento camerale endofallimentare - Istanza al giudice delegato - Rigetto - Reclamo - Impugnazione per cassazione del provvedimento del tribunale - Nullità dell'intero procedimento - Rilevabilità d'ufficio da parte della Corte di cassazione - Sussistenza - Fattispecie..
La domanda di rivendicazione di somme già acquisite ad un fallimento deve essere proposta nelle forme previste dagli artt. 93 e segg. o 101 della legge fall., in quanto il relativo procedimento è l'unico idoneo ad assicurare il principio della concorsualità anche nella fase di cognizione, implicando la necessaria partecipazione ed il contraddittorio di tutti i creditori. Ne consegue che se il creditore che pretende d'essere soddisfatto in prededuzione non si sia avvalso dei mezzi apprestati per l'accertamento del passivo, ma, a fronte della contestazione in ordine alla prededucibilità del credito, abbia attivato il procedimento camerale endofallimentare con l'istanza al giudice delegato ed abbia poi reclamato al tribunale il provvedimento negativo emesso al riguardo, il procedimento tutto è affetto da radicale nullità, che il giudice di legittimità (investito del ricorso ex art. 111 Cost. contro il decreto di rigetto del tribunale) è tenuto pregiudizialmente a rilevare d'ufficio, cassando senza rinvio, poiché la domanda non poteva essere proposta con l'originaria istanza diretta al giudice delegato (attivato nell'ambito dei suoi poteri ex art. 25 legge fall.), ma la controversia doveva essere promossa nelle forme di cui agli artt. 93 o 101 della legge fall. (Fattispecie relativa alla richiesta di restituzione di somma versata sul conto corrente intestato al fallito dopo l'apertura del fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Aprile 2010, n. 9623.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Pagamento dei creditori - Ritardo nel pagamento della somma attribuita nel piano di riparto - Interessi compensativi o moratori - Maturazione - Esclusione - Fondamento..
In tema di fallimento, il ritardo nel pagamento della somma spettante al creditore ammesso in base al piano di riparto non gli attribuisce il diritto di percepire gli interessi compensativi o moratori per il periodo compreso tra la data di esecutività del piano ed il pagamento, in quanto l'ammissione del credito al passivo e l'inclusione del relativo importo nel piano di riparto non determinano una novazione del credito, né lo trasformano in un credito nei confronti della massa, con la conseguenza che gli interessi maturati e maturandi, dovendo considerarsi pur sempre accessori di un credito nei confronti del fallito, non possono dar vita ad un autonomo e distinto credito nei confronti della massa, ostandovi d'altronde sia la disciplina dettata dagli artt. 54 e 55 della legge fall., sia, per gli interessi moratori, il carattere satisfattivo della procedura concorsuale, incompatibile con la mora nell'adempimento delle obbligazioni pecuniarie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 2010, n. 8185.


Verifica del passivo – Credito derivante da saldo di conto corrente – Data certa del contratto – Necessità. (15/06/2010).
Non può essere ammesso al passivo il credito della banca costituito dal saldo del conto corrente qualora, a fronte della relativa eccezione sollevata dal curatore, non sia data la prova della data certa anteriore al fallimento del contratto di conto corrente e di eventuali rapporti di finanziamento. In proposito, va ribadito che non valgono a conferire data certa alla documentazione prodotta ed a provare il saldo del conto gli estratti di saldaconto certificati conformi ai sensi dell’art. 50 del TUB, la cui efficacia probatoria è limitata al procedimento monitorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vigevano, 25 Marzo 2010.


Accertamento del passivo – Credito della banca – Saldo negativo di conto corrente – Prova – Produzione del contratto con data certa anteriore al fallimento – Necessità. (07/09/2010).
Al fine di ottenere l'ammissione del saldo negativo risultante dal conto corrente, la banca deve produrre in giudizio non solo la copia degli estratti conto relativi al rapporto che ha generato il credito ma anche il contratto di conto corrente munito di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vigevano, 22 Febbraio 2010, n. 0.


Verifica del passivo – Credito derivante da saldo di conto corrente – Data certa del contratto – Necessità. (15/06/2010).
Non può essere ammesso al passivo il credito della banca costituito dal saldo del conto corrente qualora, a fronte della relativa eccezione sollevata dal curatore, non sia prodotta la prova della data certa anteriore al fallimento del contratto di conto corrente e di eventuali rapporti di finanziamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vigevano, 16 Febbraio 2010.


Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali - Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Procedimento fallimentare - Durata per il creditore insinuato - Determinazione - Dies "a quo" - Domanda di ammissione al passivo - Dies "ad quem" - Distribuzione del ricavato..
In tema di equa riparazione, ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89, ove il processo presupposto sia un procedimento fallimentare, la sua durata, ai fini dell'accertamento in ordine alla violazione del termine ragionevole, deve essere commisurata, per il creditore insinuato, al periodo compreso tra la proposizione della domanda di ammissione al passivo e la distribuzione finale del ricavato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 2010, n. 2207.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Credito opposto in compensazione di controcredito del fallimento – Accertamento – Rito fallimentare – Necessità. (27/07/2010).
L’accertamento di ogni credito nei confronti del fallito va fatto in sede fallimentare, anche se non comporta prima facie conseguenza alcuna per lo stato passivo, essendo finalizzato solo, in via di eccezione, alla compensazione con il controcredito. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 22 Dicembre 2009.


Fallimento – Accertamento del passivo – Verifica dei crediti – Documentazione probatoria – Estratto parziale di c/c bancario – Insufficienza. (03/08/2010).
L'estratto parziale del conto corrente non costituisce prova sufficiente del credito in esso riprodotto ai fini dell'ammissione al passivo, in quanto non consente la piena ricostruzione dei movimenti che hanno condotto alla formazione delle poste (sia attive che passive) che emergono nella contabilità dell'ultimo periodo del rapporto tenuto con la banca, indicando solo la situazione finale dello stesso rapporto, e non permettono quindi al curatore, nonostante l'approvazione del conto ai sensi dell'art. 1832 cod. civ., di mettere in discussione la portata ed il significato giuridico dei fatti riportati nell'estratto conto ai sensi dell'art. 1827 cod. civ., vale a dire l'esistenza, la validità e l'efficacia o l'opponibilità dei titoli giuridici sottostanti ai medesimi. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 30 Ottobre 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Opposizione allo stato passivo - In genere - Fallimento dichiarato tra il 16 luglio 2006 ed il 1° gennaio 2008 - Disciplina c.d. intermedia ex d.lgs. n. 5 del 2006 - Prova del credito - Produzione di documenti - Termine di decadenza ex art. 93, settimo comma, della legge fall. - Riferibilità alla sola fase di verificazione - Applicabilità nel giudizio di opposizione - Esclusione - Fondamento - Produzione di documenti con il ricorso introduttivo - Ammissibilità..
In tema di fallimento, qualora sia applicabile la disciplina c.d. intermedia prevista dal d.lgs. n. 5 del 2006 per le procedure apertesi nel periodo compreso tra il 16 luglio 2006 ed il 1° gennaio 2008 (data di entrata in vigore delle ulteriori modifiche apportate al r.d. 16 marzo 1942, n. 267 dal d.lgs. n. 169 del 2007), il termine di decadenza previsto dall'art. 93, settimo comma, della legge fall. per la produzione di documenti a sostegno dell'istanza di ammissione al passivo si riferisce esclusivamente al procedimento di verificazione dei crediti, caratterizzato da sommarietà della cognizione, speditezza dell'istruttoria e non obbligatorietà dell'assistenza tecnica del creditore, mentre nel successivo giudizio di opposizione, avente natura di giudizio a cognizione piena, il creditore può indicare nel ricorso introduttivo i mezzi di prova di cui intende avvalersi ed i documenti prodotti, verificandosi altrimenti una lesione del diritto di difesa del creditore, che sarebbe tenuto a produrre i documenti entro lo stesso termine fissato per il deposito dello stato passivo da parte del curatore, e non essendo applicabile la disciplina di cui all'art. 345 cod. proc. civ., in quanto l'opposizione non è qualificabile come appello. (Principio enunciato dalla S.C. ai sensi dell'art. 363, terzo comma, cod. proc. civ.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Settembre 2009, n. 19697.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - Non eseguita - Contratto preliminare di compravendita - Fallimento del promittente alienante - Scelta del curatore di scioglimento del contratto - Portata - Recesso dal contratto - Configurabilità - Esclusione - Efficacia retroattiva - Sussistenza - Conseguenze - Restituzioni - Crediti del contraente "in bonis" - Natura concorsuale e non di massa - Effetti - Fattispecie.
In caso di fallimento della parte promittente alienante di un contratto preliminare di vendita, la scelta del curatore di sciogliersi dal predetto contratto, effettuata ex art. art. 72 della legge fall., non è assimilabile all'esercizio della facoltà di recesso e fa venire meno il vincolo contrattuale con effetto "ex tunc", nel senso che deve essere ripristinata la situazione anteriore alla stipula del preliminare, così che le restituzioni ed i rimborsi opereranno secondo la disciplina dettata dalle norme dell'indebito, in quanto l'efficacia retroattiva della scelta priva di titolo sin dall'origine le prestazioni eseguite. Il corrispondente credito per restituzioni e rimborsi, spettante al contraente "in bonis", subirà peraltro gli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento, dovendo, quale debito concorsuale e non di massa, essere soddisfatto nel rispetto della "par condicio". (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato, sul punto, la sentenza impugnata, che aveva pronunciato invece condanna del fallimento alla restituzione della somma versata, quale acconto, dal promittente acquirente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Luglio 2009.


Prova civile - Documentale (prova) - Scrittura privata - Data - Certa - In genere - Amministrazione straordinaria - Ammissione al passivo - Credito documentato con scrittura privata - Fatto diverso da quelli tipizzati nell'art. 2704, primo comma, cod. civ. - Valutazione del giudice di merito circa la sussistenza e l'idoneità del fatto in concreto - Criteri - Carattere obiettivo del fatto e sua estraneità allo stesso deducente - Necessità.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Ammissione al passivo di un credito risultante da scrittura privata - Certezza e computabilità della data - Necessità - Disciplina di cui all'art. 2704, primo comma, cod. civ. - Rilevanza - Fatti equipollenti a quelli tipizzati nella norma - Valutazione - Criteri.
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In sede di accertamento dello stato passivo nell'amministrazione straordinaria, ai fini della decisione circa l'opponibilità alla procedura di un credito documentato con scrittura privata non avente data certa, allorchè sia dedotto un fatto diverso da quelli tipizzati, in forma esemplificativa e non tassativa, nell'art. 2704, primo comma, cod. civ. (registrazione, morte o sopravvenuta impossibilità fisica di uno dei sottoscrittori, riproduzione in un atto pubblico), è compito del giudice di merito valutare caso per caso la sussistenza e l'idoneità del fatto equipollente a stabilire la certezza della data del documento, con il limite del carattere obiettivo del fatto stesso, il quale non deve essere riconducibile al soggetto che lo invoca e deve essere altresì sottratto alla sua disponibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 2009, n. 7964.


Procedimento civile - Domanda giudiziale - Interesse ad agire - Revocatoria fallimentare - Dichiarazione d'inefficacia di ipoteca giudiziale - Ammissione del credito garantito in chirografo - Interesse ad agire del curatore - Esclusione - Fondamento.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Dichiarazione d'inefficacia di ipoteca giudiziale - Ammissione del credito garantito in chirografo - Interesse ad agire del curatore - Esclusione - Fondamento.
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La curatela fallimentare non ha l'interesse ad agire in ordine alla domanda di revoca dell'ipoteca che il creditore non abbia fatto valere in sede di ammissione al passivo, sia perchè non è ravvisabile un interesse concreto ed attuale a prevenire il rischio di una rivalsa, meramente eventuale, relativa alle spese di cancellazione, sia perchè la dichiarazione d'inefficacia dell'ipoteca determina l'annotazione ex art. 2655 cod. civ., ma non la sua cancellazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 2009, n. 4831.


Fallimento – Tasso di interesse applicabile ai crediti derivanti da transazioni commerciali – Esclusione dell’applicazione del d.lgs. 232/2002 ai debiti oggetto di procedure concorsuali – Interpretazione – Interessi maturati fino alla dichiarazione di fallimento – Tasso legale..
La disposizione contenuta nell’art. 1 del d.lgs. n. 231/2002, il quale prevede la non applicazione della speciale normativa sulle transazioni commerciali ai “debiti oggetto di procedure concorsuali aperte a carico del debitore” deve essere intesa, per quanto riguarda il tasso di interesse applicabile, nel senso che l’esclusione riguarda gli interessi maturati fino alla dichiarazione di fallimento; il tasso non potrà, quindi, essere determinato ai sensi dell’art. 5 del d.lgs. citato, a meno che gli interessi in questione non siano stati liquidati con provvedimento giudiziario passato in giudicato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 10 Febbraio 2009.


Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Prova del credito – Contratti – Forma scritta ad substantiam e ad probationem – Data certa anteriore al fallimento – Necessità.

Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Prova del credito – Rapporti bancari – Estratti conto - Data certa anteriore al fallimento – Necessità.

Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Rapporti bancari di durata – Prova dei relativi crediti – Prova dello svolgimento del conto – Necessità.
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Ai fini dell’ammissione del credito al passivo, non sono opponibili al fallimento, e non devono pertanto essere ammessi, i crediti fondati su scritture private relative a negozi per i quali la legge prevede la forma scritta ad substantiam o ad probationem che non siano munite di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, a meno che la prova dell’anteriorità non venga aliunde acquisita (fattispecie relativa a contratti bancari). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché per i contratti relativi alle operazioni ed ai servizi bancari la legge prescrive, a pena di nullità, la forma scritta ad substantiam, non può essere ammesso al passivo il credito della banca fondato su rapporti i cui contratti non siano muniti di data certa anteriore al fallimento, essendo peraltro a tal fine insufficiente la produzione degli estratti conto in quanto formati dalla stessa banca, che non ha fornito la prova della comunicazione di essi al cliente e che siano privi di data certa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In sede fallimentare, la prova dello svolgimento dei rapporti bancari di durata e dell’entità dei relativi crediti a favore della banca non può rinvenirsi soltanto negli estratti conto o nelle risultanze contabili interne alla banca, dovendo essere invece fornita la piena prova del credito mediante la documentazione relativa allo svolgimento del conto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 18 Aprile 2008.


Fallimento – Surrogazione del solvente nel credito ammesso al passivo – Istanza di insinuazione – Necessità..
Ove il creditore ammesso al passivo fallimentare venga successivamente soddisfatto da un terzo, pur operando la surrogazione di cui all’art. 1203 c.c. di diritto, il terzo deve nondimeno proporre specifica istanza nelle forme previste dalla legge fallimentare. Tribunale Roma, 17 Marzo 2008, n. 0.


Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Termine per la produzione di documenti – Opposizione allo stato passivo – Decadenza..
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo come disciplinato dal d. lgs. 5/06, il creditore istante, alla stregua della previsione contenuta nel disposto di cui all’art. 93 VII co. l.f., deve ritenersi decaduto dalla facoltà di produrre nuovi documenti non dimessi in sede di verifica e per i quali non è stata allegata o dimostrata l’impossibilità di produzione tempestiva. (mb) Tribunale Mantova, 11 Dicembre 2007.


Fallimento della società contribuente - Assuntore del concordato fallimentare - Avviso di mora contenente la pretesa di pagamento degli interessi sulle imposte dovute dalla società fallita - Legittimità - Esclusione - Specifica domanda di ammissione al passivo - Necessità - Fondamento.
In tema di riscossione delle imposte non è legittimo l'avviso di mora, emesso nei confronti dell'assuntore del concordato fallimentare, contenente la pretesa di pagamento degli interessi maturati sulle imposte dovute dalla società fallita, giacché la responsabilità dell'assuntore è circoscritta al pagamento delle sole obbligazioni comprese nel passivo accertato e gli interessi - finanche quelli relativi a credito garantito da ipoteca, oggetto del trattamento preferenziale di cui all'art. 2855, terzo comma, cod. civ., che prevede l'estensione agli accessori del grado ipotecario - non si sottraggono alla necessità di una specifica domanda di ammissione al passivo, da proporsi nelle forme e nel rispetto dei termini di cui agli artt. 93 e seguenti e 101 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 Marzo 2006, n. 6642.


Fallimento – Accertamento del passivo – Debito "di massa" – Contestazione – Verifica attraverso il procedimento di cui agli artt. 93 e 101 legge fall. – Necessità – Conseguenze – Attivazione del procedimento camerale endofallimentare – Istanza al giudice delegato – Rigetto – Reclamo – Impugnazione per cassazione del provvedimento del tribunale – Nullità dell'intero procedimento – Rilevabilità d'ufficio da parte della Corte di cassazione – Sussistenza – Fattispecie in tema di richiesta di restituzione di somme versate per spese della procedura di concordato preventivo. .
Nel fallimento, anche il debito cosiddetto "di massa", che sia controverso per non essere stato contratto direttamente dagli organi del fallimento, deve essere verificato attraverso il procedimento previsto dagli artt. 93 e segg. e 101 legge fall., come l'unico idoneo ad assicurare il principio della concorsualità anche nella fase di cognizione, implicando esso la necessaria partecipazione ed il contraddittorio di tutti i creditori. Ne consegue che se il creditore che pretenda d'essere soddisfatto in prededuzione non si sia avvalso dei mezzi apprestati per l'accertamento del passivo, ma, a fronte della contestazione in ordine alla prededucibilità del credito, abbia attivato il procedimento camerale endofallimentare con l'istanza al giudice delegato ed abbia poi reclamato al tribunale il provvedimento negativo al riguardo, il procedimento tutto è affetto da radicale nullità, che il giudice di legittimità (investito del ricorso "ex" art. 111 Cost. contro il decreto di rigetto del tribunale) è tenuto pregiudizialmente a rilevare d'ufficio, cassando senza rinvio, poiché la domanda non poteva essere proposta con l'originaria istanza diretta al giudice delegato (attivato nell'ambito dei suoi poteri "ex" art. 25 legge fall.), ma la controversia doveva essere promossa nelle forme di cui agli artt. 93 o 101 legge fall. (Fattispecie relativa alla richiesta di restituzione, da parte di alcuni acquirenti di alloggi, della somma da essi versata nella cancelleria a copertura delle spese della procedura di concordato preventivo cui il venditore era stato precedentemente ammesso, nell'intento di evitare il fallimento di quest'ultimo). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 07 Settembre 2005, n. 17839.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - In genere - Elezione di domicilio "ex" art. 93 legge fall. - Conseguenze - Notificazione dell'impugnazione ai sensi dell'art. 100 legge fall. al domicilio eletto - Necessità - Inosservanza - Nullità della notificazione - Costituzione in giudizio del creditore - Sanatoria con effetto "ex tunc" - Configurabilità.
In tema di domande di ammissione al passivo fallimentare, l'elezione di domicilio da parte di uno dei creditori istanti "ex" art. 93 legge fall. comporta che tutte le successive notificazioni vengano effettuate al domicilio eletto, con conseguente nullità della notifica del ricorso in impugnazione, ai sensi dell'art. 100 della medesima legge, che sia effettuata - anziché presso il domicilio eletto - presso la sede legale del creditore la cui ammissione al passivo sia contestata. Tale nullità, peraltro, resta sanata, con efficacia "ex tunc", dall'avvenuta costituzione in giudizio del creditore medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Luglio 2005.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Ripartizione - Finale - Decreto del giudice delegato - Reclamo al tribunale - Decisione - Necessità di interpretare la domanda di insinuazione - Operazione riservata al tribunale fallimentare investito del reclamo - Sindacato in sede di legittimità - Limiti - Fattispecie.
La domanda di ammissione al passivo fallimentare, come si evince dall'art.94 legge fall., ha natura e funzione di vera e propria domanda giudiziale introduttiva di una attività cognitiva idonea a produrre il giudicato formale e sostanziale sui crediti insinuati. Ne consegue che è riservato al tribunale fallimentare, investito del reclamo avverso il decreto del giudice delegato di approvazione ed esecutività del piano di riparto, il compito di interpretare, in correlazione a detto provvedimento, il contenuto e le finalità della domanda di insinuazione allo stato passivo fallimentare e che le relative valutazioni soggiacciono, nel giudizio di legittimità, a un sindacato limitato alla verifica del rispetto dei canoni legali di ermeneutica e al riscontro di una motivazione coerente e logica. (Nella specie, in applicazione del principio affermato, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso un provvedimento con cui il tribunale, respingendo un reclamo proposto contro il decreto del giudice delegato dichiarativo dell'esecutività del piano di riparto finale, aveva ritenuto che l'avvenuta ammissione di un istituto di credito fondiario al passivo del fallimento "come da domanda, salvo conguaglio in sede di distribuzione, secondo le norme sul credito fondiario", dovesse intendersi limitata al contenuto più propriamente postulatorio del ricorso ex art.93 legge fall. e non estesa a quanto rappresentato in seguito nell'istanza circa il necessario modularsi del credito in dipendenza delle clausole contrattuali e delle disposizioni di legge sul credito fondiario, specie in punto di interessi legati alla garanzia ipotecaria, e che l'espressione adoperata dal giudice delegato si riferisse a possibili compensazioni con somme che il creditore fondiario avrebbe potuto riscuotere in sede di eventuale esecuzione individuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2005, n. 14471.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentare (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - In genere - Tassa di possesso relativa a veicoli di proprietà di società fallita - Insorgenza del tributo dopo la dichiarazione di fallimento - Debito di massa prededucibile ex art. 111 legge fall. - Configurabilità - Conseguenze.
In tema di fallimento, l'obbligo di pagamento della tassa di possesso relativa a veicoli di proprietà di una società fallita - tassa prevista dall'art. 5, commi trentunesimo e segg., del D.L. 30 dicembre 1982, n. 953 (convertito nella legge 28 febbraio 1983, n. 53) -, qualora sia sorto dopo la dichiarazione di fallimento, costituisce indubbiamente un debito di massa e, come tale, prededucibile ai sensi dell'art. 111 legge fall., il quale riguarda tutte le obbligazioni sorte appunto dopo la dichiarazione di fallimento e collegate alla gestione del patrimonio del fallito, nel quale certamente rientrano le autovetture anzidette, delle quali la curatela ha la disponibilità. Ne consegue che legittimamente il relativo credito tributario viene fatto valere, in caso di contestazione, in sede contenziosa con il procedimento previsto dagli artt. 98 e segg. legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 2004.


Fallimento - Effetti per i creditori - Pegno irregolare - Soddisfacimento del creditore pignoratizio - Modalità - Compensazione - Esclusione - Effetti del fallimento o della L.C.A. del debitore concedente - Insinuazione del credito garantito - Necessità - Esclusione - Modalità e limiti ex artt. 53 e 56 legge fall. - Applicabilità - Esclusione.
La natura giuridica del pegno irregolare comporta che le somme di danaro o i titoli depositati presso il creditore diventano - diversamente che nell'ipotesi di pegno regolare - di proprietà del creditore stesso, che ha diritto a soddisfarsi, pertanto, non secondo il meccanismo di cui agli artt. 2796 - 2798 cod. civ. (che postula l'altruità delle cose ricevute in pegno), bensì direttamente sulla cosa, al di fuori del concorso con gli altri creditori. Esistendo unicità (ovvero accessorietà) di rapporti tra pegno irregolare e credito a garanzia del quale esso è stato costituito, l'estinzione del credito stesso è effetto di un'operazione meramente contabile, che resta fuori, pertanto, dall'ambito di operatività dell'istituto della compensazione (potendo, per l'effetto, sorgere soltanto l'obbligo di restituzione dell'eventuale eccedenza della somma o dei beni oggetto del pegno), sicché devono ritenersi inapplicabili, in caso di fallimento o (come nella specie) di liquidazione coatta amministrativa del debitore concedente, sia le disposizioni sulle modalità di realizzazione del bene costituito in garanzia in concorrenza della procedura concorsuale, sia la regola di cui all'art. 53 legge fall. - secondo cui sono soggetti alla procedura di ammissione al passivo anche i crediti pignoratizi -, sia, infine, i limiti alla compensabilità dei debiti verso il fallito di cui all'art. 56 della citata legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Aprile 2003, n. 5111.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Domanda di ammissione al passivo - Giudicato interno nella procedura di accertamento del passivo - Sussistenza - Conseguenze - Successiva domanda di insinuazione tardiva - Novità in base al "petitum" e alla "causa petendi" - Necessità - Fattispecie in tema di interessi.
L'ammissione tardiva al passivo fallimentare rappresenta, al pari di quella ordinaria, una fase del medesimo procedimento giurisdizionale, sicché le determinazioni prese in tale ultima sede hanno valore di giudicato interno rispetto alla domanda tardiva, la quale, pertanto, deve avere ad oggetto un credito del tutto diverso - sia per "petitum" che per "causa petendi" - da quello già ammesso, coprendo il giudicato endofallimentare sia il dedotto che il deducibile. (Nella fattispecie, la S.C. ha escluso l'ammissibilità della domanda tardiva relativa agli interessi sul capitale richiesto in sede ordinaria, avendo le due pretese la medesima "causa petendi"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2003.


Fallimento - Ammissione di un credito avente privilegio speciale su determinati beni - Presupposto - Già avvenuta acquisizione di tali beni alla massa - Necessità - Esclusione - Fondamento - Accertamento dell'esistenza del credito e della correlativa causa di prelazione - Sufficienza.
L'ammissione al passivo fallimentare di un credito in via privilegiata non presuppone, ove si tratti di privilegio speciale su determinati beni, che questi siano già presenti nella massa, non potendosi escludere la loro acquisizione successiva all'attivo fallimentare; ne consegue che è a tal fine sufficiente, in sede di verifica dello stato passivo, l'accertamento dell'esistenza del credito e della correlativa causa di prelazione, dovendosi demandare alla successiva fase del riparto la verifica della sussistenza o meno dei beni stessi, da cui dipende l'effettiva realizzazione del privilegio speciale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Dicembre 2001, n. 16060.


Fallimento - Sussistenza e prededucibilità di un credito - Disconoscimento del giudice delegato con decreto ex art. 111 legge fall. - Conseguenze - Insinuazione del credito nello stato passivo - Richiesta - Necessità.
Qualora la sussistenza e la prededucibilità di un credito nei confronti della massa vengano disconosciute dal giudice delegato con decreto ex art. 111 legge fallimentare, il preteso creditore, per ottenere il riconoscimento dei propri diritti, deve chiedere l'insinuazione del vantato credito allo stato passivo secondo le regole ordinarie, sottoponendo la propria pretesa alla verifica endofallimentare; in mancanza, non può dolersi della mancata comunicazione del rendiconto del curatore, che è dovuto, ai sensi dell'art. 116 legge fallimentare, soltanto a chi risulti creditore in esito alla procedura di verificazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Febbraio 2001, n. 1500.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Subingresso di un soggetto ad un altro nella titolarità di un credito concorsuale - Onere del nuovo creditore - Insinuazione tardiva ex art. 101 legge fall. - Necessità - Fondamento.
Il subingresso di un soggetto ad un altro nella titolarità di un credito concorsuale già ammesso al passivo in seno ad una procedura fallimentare non dispensa il nuovo creditore dall'onere di presentare domanda di insinuazione ex art. 101 legge fall., a prescindere dalla causa del subingresso (cessione di credito ovvero surrogazione "ex lege" in favore del terzo che abbia eseguito il pagamento), poiché la definitiva ammissione al passivo fallimentare, risultando finalizzata alla realizzazione del concorso dei creditori sul patrimonio del fallito, postula una valutazione del credito non nella sua astratta oggettività, ma riferita ad un ben determinato soggetto, la cui concreta individuazione non è irrilevante per il debitore che, in caso di errore, è esposto al rischio della mancata liberazione dall'obbligazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Luglio 1998, n. 6469.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Domanda - In genere - Mancata ammissione al passivo di un credito - Omessa opposizione allo stato passivo - Reclamo ex art. 26 legge fall. in sede di riparto - Ammissibilità - Esclusione.
Il provvedimento di ammissione di un credito al passivo fallimentare costituisce per ogni creditore il titolo necessario per trovare soddisfazione coattiva sul patrimonio del debitore fallito. In mancanza, quindi, di un provvedimento di ammissione adottato nella procedura prevista dagli artt. 93 e segg. legge fallimentare, il creditore, che non abbia proposto opposizione allo stato passivo, può soltanto chiedere l'ammissione al passivo di detto credito in via tardiva, qualora non si sia verificata una preclusione, mentre non gli è consentito proporre reclamo ex art. 26 legge fallimentare avverso la mancata previsione del credito in sede di riparto, ancorché trattasi di credito prededucibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Marzo 1996, n. 2566.


Fallimento - Accertamento del passivo - Scrittura privata - Certezza e computabilità della data - Prova del credito sia in azione causale che in azione cambiaria
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In Sede di formazione dello stato passivo, nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa, il conflitto fra creditori anteriori, che concorrono, e creditori posteriori, che non partecipano, comporta, in fase di verifica o di opposizione al medesimo stato passivo, che la scrittura privata, allegata a documentazione di un credito, è soggetta, rispetto agli altri creditori, in qualità di terzi, alle regole dettate dall'art. 2704 primo comma cod. civ. in tema di certezza e computabilità della data; regole che possono essere fatte valere dal curatore o dal Commissario, nell'interesse della massa. Tale principio si applica anche alle cambiali, sia quando sono prodotte come prova di una promessa di pagamento a persona determinata, con l'Azione causale promossa contro qualunque obbligato cambiario, stante il carattere recettizio di tale promessa (e la conseguente non invocabilità del secondo comma del citato art. 2704 cod. civ.), sia quando venga esercitata l'Azione cambiaria, contro l'obbligato principale od il traente, alla stregua del carattere costitutivo della scrittura contenente l'obbligazione cambiaria nei confronti di colui al quale od all'ordine del quale deve farsi il pagamento. (massima ufficiale)
Cassazione Sez. Un. Civili, 28 Agosto 1990, n. 8879.