LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO V
Dei poteri del giudice

Art. 115

Disponibilità delle prove
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero, nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita. (1)

II. Il giudice può tuttavia, senza bisogno di prova, porre a fondamento della decisione le nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza.



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(1) Articolo sostituito dall’art. 45, comma 14, della l. 18 giugno 2009, n. 69. La modifica si applica ai giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009 (art. 58, comma 1, legge cit.).

GIURISPRUDENZA

Titolarità attiva o passiva del rapporto controverso - Natura giuridica - Allegazione e prova - Onere dell'attore - Limiti - Fattispecie in tema di titolarità del diritto di credito azionato in via esecutiva.
La titolarità attiva o passiva della situazione soggettiva dedotta in giudizio è un elemento costitutivo della domanda ed attiene al merito della decisione, così che grava sull'attore l'onere di allegarne e provarne i fatti costitutivi, salvo che il convenuto li riconosca o svolga difese incompatibili con la loro negazione, ovvero li contesti oltre il momento di maturazione delle preclusioni assertive o di merito. (Nella specie, la S.C. in un giudizio di opposizione all'esecuzione ha ritenuto insussistente l'onere, da parte del creditore, di provare la titolarità del credito azionato in via esecutiva, sul presupposto che il debitore ne aveva contestato i fatti costitutivi soltanto con la comparsa conclusionale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Giugno 2018, n. 16904.


Contratti bancari – Azione di ripetizione indebito – Eccezione di prescrizione sollevata dalla banca – Onere specifica indicazione rimesse solutorie – Insussistenza.
Nel giudizio promosso dal correntista per ottenere la restituzione di indebito l’attore ha l’onere di produrre gli estratti conto e la banca che eccepisca l’intervenuta prescrizione della pretesa non deve fornire specifica indicazione delle rimesse solutorie cui è applicabile la prescrizione, competendo al giudice, in un quadro processuale definito dalla presenza degli estratti conto, verificare quali rimesse, per essere ripristinatorie, siano irrilevanti ai fini della prescrizione, non potendosi considerare quali pagamenti. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Appello Milano, 19 Giugno 2018.


Contestazione generica – Art. 4, comma 1, d.lgs. n. 5/2003 ed art. 167 c.p.c. – Effetti – Irrilevanza

Intermediazione finanziaria – Diritto di recesso ex art. 30 TUF – Oggetto – Applicazione anche nel caso di effettuazione di ordini impartiti dal cliente in esecuzione di un contratto quadro – Sussistenza
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L’art. 4, comma 1, d.lgs. n. 5/2003, rito societario, è una disposizione che replica la previsione di cui all’art. 167, comma 1, prima parte, c.p.c. da cui si desume che il convenuto, anche prima della modificazione dell’art. 115 c.p.c., era tenuto a sollevare con la comparsa contestazioni chiare e specifiche alle allegazioni di parte attrice. (Giovanni Cedrini) (Patrizia Mammone) (riproduzione riservata)

Il diritto di recesso riconosciuto all’investitore ex art. 30 TUF, sesto comma, e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non è contemplato, trova applicazione anche alle vendite fuori sede che hanno avuto esecuzione in virtù di un servizio di investimento diverso da quello di collocamento, compresa l’esecuzione di ordini impartiti dal cliente in esecuzione di un contratto quadro. (Giovanni Cedrini) (Patrizia Mammone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 14 Febbraio 2018, n. 3644.


Principio di non contestazione - Operatività - Limiti - Fondamento.
In tema di verificazione del passivo, il principio di non contestazione, che pure ha rilievo rispetto alla disciplina previgente quale tecnica di semplificazione della prova dei fatti dedotti, non comporta affatto l'automatica ammissione del credito allo stato passivo solo perché non sia stato contestato dal curatore (o dai creditori eventualmente presenti in sede di verifica), competendo al giudice delegato (e al tribunale fallimentare) il potere di sollevare, in via ufficiosa, ogni sorta di eccezioni in tema di verificazione dei fatti e delle prove. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Agosto 2017, n. 19734.


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La legge n. 154/1992 prima ed il D. Lgs. 385/1993 poi (TUB) hanno previsto l’obbligatorietà della forma scritta ad substantiam per i contratti bancari; prima della introduzione di tali norme era possibile aprire un rapporto di conto corrente bancario anche in assenza di contratto scritto. Vigeva, e vige, però la norma di cui all’art. 1284 cc che stabilisce la applicabilità di interessi in misura ultra legale solo se convenuti in forma scritta. La Suprema Corte già con sentenza n. 11020 del 6/11/1993 statuiva “nel rapporto di conto corrente bancario la pattuizione di interessi ultralegali può avvenire soltanto mediante atto sottoscritto o separatamente accettato per iscritto da entrambe le parti, a nulla rilevando che il contratto di conto corrente sia a forma libera”. Tali principi sono stati di recente ribaditi con la sentenza n. 5609 del 7/3/2017 con la quale la Suprema Corte ha ritenuta illegittima la richiesta di interessi convenzionali in difetto di prova della pattuizione scritta. Occorre rilevare che l’appellata non solo non ha proceduto a depositare la copia del contratto di conto corrente relativo al rapporto in questione, ma nulla ha dedorro in riferimento alla dedotta inesistenza di un contratto scritto intercorso tra le parti all’epoca dell’apertura del rapporto bancario, consentendo quindi al giudice di far ricorso al principio della non contestazione e ritenere che effettivamente il rapporto di c/c non è stato disciplinato in forma scritta. (Andrea Sorgentone) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 15 Maggio 2017.


Giudicato - Onere della prova.
L’onere probatorio che incombe alla parte che eccepisce il giudicato segue la regola generale di cui all’art. 115 c.p.c. (principio di non contestazione specifica), laddove il processo verta su diritti disponibili.
Ne segue che, se il passaggio in giudicato del provvedimento giurisdizionale non è contestato specificamente, è superflua l’attestazione di cui all’art. 124 disp. att. c.p.c., secondo il quale “a prova del passaggio in giudicato della sentenza il cancelliere certifica, in calce alla copia contenente la relazione di notificazione, che non è stato proposto nei termini di legge appello o ricorso per cassazione, né istanza di revocazione per i motivi di cui ai numeri 4 e 5 dell´articolo 395 del codice. [II]. Ugualmente il cancelliere certifica in calce alla copia della sentenza che non è stata proposta impugnazione nel termine previsto dall’articolo 327 del codice”.
L’efficacia di giudicato consegue infatti ope legis, ai sensi dell’art. 324 c.p.c., al verificarsi di uno degli eventi ivi dedotti, (inutile decorrenza dei termini per l’impugnazione) e  la certificazione ad opera del cancelliere dell’avvenuto passaggio in giudicato del provvedimento non svolge alcuna funzione costitutiva.
D’altra parte tale certificazione è rilasciata a seguito di un mero controllo formale da parte del Cancelliere, il quale si limita a rilevare la presenza di impugnazioni avverso il provvedimento in questione
Muovendo da un’analisi di sistema, essa non è  l’unico mezzo di prova idoneo a provare l’irrevocabilità, né le sue risultanze sono incontestabili. (Alessandro Ghelardini) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze, 02 Maggio 2017.


Fallimento – Dichiarazione – Procedimento – Principio di non contestazione – Applicabilità.
Il principio di non contestazione di cui all’art. 115 c.p.c., sintetizzando una tecnica di semplificazione della prova dei fatti dedotti, ha dignità di regola generale e, come tale, opera a pieno titolo anche nel processo di fallimento; anche se l'operatività in materia fallimentare è stata affermata solo in relazione al procedimento di opposizione allo stato passivo (salvo il potere del giudice delegato di sollevare a sua volta eccezioni in via officiosa: v. tra le altre Cass, sez. I, 16554/2015), niente induce a ritenere che lo stesso non abbia ad applicarsi al procedimento per dichiarazione di fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 2017, n. 5067.


Procedimento monitorio – Opposizione – Contestazioni generiche e indeterminate – Nullità dell’atto – Sussiste – Infondatezza per “non contestazione” ex art.115 c.p.c. – Sussiste.
Nell’opposizione a decreto ingiuntivo, la genericità delle difese, tali da non permettere di individuare la ragione posta a suo fondamento, si verifica una nullità processuale che ben può equipararsi a quella contemplata dall’art.163, n.4, c.p.c…
Essendo fondato il decreto ingiuntivo su fatti circostanziati, la mancata contestazione specifica di questi fatti da parte dell’opponente (convenuto in via sostanziale) comporta che i fatti che fondano la domanda monitoria devono ritenersi ammessi ex art.115 c.p.c.. Con la conseguenza che va escluso il potere di integrazione delle difese e delle prove ex art.183 c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 07 Dicembre 2016.


Procedimento monitorio – Opposizione a decreto ingiuntivo – Conservazione delle prove documentali allegate al ricorso per ingiunzione – Successivo deposito dei documenti in fase d’appello – Novità – Esclusione.
Il principio di non dispersione della prova una volta che questa sia stata acquisita al processo implica, con specifico riferimento al procedimento per decreto ingiuntivo, che i documenti allegati al ricorso in base ai quali sia stato emesso il decreto devono rimanere nella sfera di cognizione del giudice anche nella eventuale fase di opposizione che completa il giudizio di primo grado.

Qualora la fase di opposizione si sia conclusa con una decisione che non abbia potuto tener conto dei documenti prodotti con la richiesta di decreto ingiuntivo, tali documenti, se allegati all’atto di appello, non possono essere considerati nuovi, quindi non sono soggetti al divieto sancito dall’art.345 c.p.c. ed è ammissibile la loro produzione in secondo grado. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Bologna, 18 Ottobre 2016.


Prova civile - Consulenza tecnica d'ufficio - Rilievi delle parti - Distinzione quanto alla tempestività - Osservazioni di contenuto non giuridico - Inserimento nella comparsa conclusionale - Ammissibilità - Limiti.
I rilievi delle parti alla consulenza tecnica di ufficio, ove non integrino eccezioni di nullità relative al suo procedimento, come tali disciplinate dagli artt. 156 e 157 c.p.c., costituiscono argomentazioni difensive, sebbene non di carattere tecnico giuridico, che possono essere svolte nella comparsa conclusionale sempre che non introducano in giudizio nuovi fatti costitutivi, modificativi od estintivi, nuove domande o eccezioni o nuove prove, e purchè il breve termine a disposizione per la memoria di replica, comparato con il tema delle osservazioni, non si traduca, con valutazione da effettuarsi caso per caso, in un'effettiva lesione del contraddittorio e del diritto di difesa, spettando al giudice sindacare la lealtà e correttezza di una siffatta condotta della parte alla stregua della serietà dei motivi che l'abbiano determinata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Luglio 2016, n. 15418.


Fallimento - Accertamento del passivo - Parere favorevole del curatore - Vincolo in ordine all'ammissione al passivo di un credito - Esclusione - Limiti - Obbligo per il giudice delegato di formulare specifiche eccezioni ufficiose - Fondamento.
In sede di accertamento del passivo, il curatore, in quanto parte pubblica (al pari del PM), ha il dovere di non nascondere gli elementi di cui sia entrato in possesso per ragioni dell'ufficio esercitato (che è pur sempre quello di assicurare ai creditori la loro "par condicio", senza avvantaggiarne ma anche danneggiarne alcuni), specie quando questi siano il risultato del concreto atteggiarsi del principio di vicinanza della prova. Ne consegue che il suo parere favorevole all'ammissione di un credito allo stato passivo fallimentare non può essere disatteso dal giudice delegato in via astratta e generalizzata, in assenza di fatti che impongano di formulare eccezioni ufficiose agli elementi di prova che risultino già in possesso del curatore e senza che tali elementi siano specificamente verificati, eventualmente anche nel contraddittorio delle parti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Gennaio 2016, n. 535.


Procedimento civile - Principio di non contestazione - Contestazione sull'an debeatur - Contestazione del quantum debeatur - Valutazione del caso concreto..
La questione se la contestazione sull'an debeatur si estenda o meno alla contestazione del quantum della pretesa non può essere risolta sulla base di criteri astratti, ma caso per caso, verificando se i fatti allegati ai fini della quantificazione della pretesa sono investiti dalla contestazione sull’an debeatur. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che qualora il convenuto contesti in radice la pretesa di pagamento dell'attore, egli non sia anche tenuto a contestare i conteggi allegati per la sua determinazione) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 Gennaio 2014.


Procedimento civile - Giudice - Attribuzioni e poteri. .
Il potere d’ufficio di cui all’art. 281-ter c.p.c. è attribuito al giudice monocratico unicamente in chiave sussidiaria, vale a dire per fornire elementi utili alla decisione ulteriori rispetto a quelli già articolati e dedotti dalle parti; non può, viceversa, in alcun caso essere esercitato per supplire alla carente di allegazione difensiva. (Antonino Fazio) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 27 Giugno 2013.


Legge 18 giugno 2009 n. 69 – Incompetenza – Decisione con ordinanza – Applicabilità al caso del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Esclusione.

Legge 18 giugno 2009 n. 69 – Art. 115 c.p.c. – Onere di contestazione – Mancanza di contestazione – Effetti – Vincolo per il giudice – Obbligo di astenersi dal controllo probatorio – Fatto provato.
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La previsione della forma terminativa dell'ordinanza, di cui al novellato art. 279 cod. proc. civ. - come modificato dall'art. 46 della legge 18 giugno 2009, n. 69 - non si applica alla decisione giudiziale sulla opposizione a decreto ingiuntivo, perché il provvedimento con cui il giudice, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, dichiara la carenza di competenza dell'autorità giurisdizionale che emise il decreto in via monitoria, non è una decisione soltanto sulla competenza, ma presenta un duplice contenuto, di accoglimento in rito dell'opposizione per incompetenza e dichiarativo della nullità del decreto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Ai sensi dell’art. 115 cod. proc. civ., la non contestazione costituisce un comportamento univocamente rilevante, con effetti vincolanti per il giudice, il quale deve astenersi da qualsivoglia controllo probatorio del fatto non contestato acquisito al materiale processuale (nella specie: mancata divisione del compendio ereditario prima della proposizione della domanda di condanna degli eredi da parte di chi ritenga di vantare un credito nei confronti del defunto) e deve, perciò, ritenere la circostanza in questione sussistente, in quanto l'atteggiamento difensivo in concreto spiegato espunge il fatto stesso dall'ambito degli accertamenti richiesti (Nel caso di specie gli opponenti avevano dedotto, sin dall'atto di citazione in opposizione, che non vi era ancora stata divisione dell'eredità, mentre l'opposta non aveva specificamente contestato tale circostanza; la mancata specifica contestazione dell'affermazione della non intervenuta divisione, contenuta nell'atto di opposizione, esonerava gli opponenti stessi dall'onere di darne una specifica dimostrazione). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 21 Agosto 2012, n. 14594.


Legge 18 giugno 2009 n. 69 – Art. 115 c.p.c. – Onere di contestazione – Mancanza di contestazione – Effetti – Vincolo per il giudice – Obbligo di astenersi dal controllo probatorio – Fatto provato..
Ai sensi dell’art. 115 cod. proc. civ., la non contestazione costituisce un comportamento univocamente rilevante, con effetti vincolanti per il giudice, il quale deve astenersi da qualsivoglia controllo probatorio del fatto non contestato acquisito al materiale processuale (nella specie: mancata divisione del compendio ereditario prima della proposizione della domanda di condanna degli eredi da parte di chi ritenga di vantare un credito nei confronti del defunto) e deve, perciò, ritenere la circostanza in questione sussistente, in quanto l'atteggiamento difensivo in concreto spiegato espunge il fatto stesso dall'ambito degli accertamenti richiesti (Nel caso di specie gli opponenti avevano dedotto, sin dall'atto di citazione in opposizione, che non vi era ancora stata divisione dell'eredità, mentre l'opposta non aveva specificamente contestato tale circostanza; la mancata specifica contestazione dell'affermazione della non intervenuta divisione, contenuta nell'atto di opposizione, esonerava gli opponenti stessi dall'onere di darne una specifica dimostrazione). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 Agosto 2012, n. 14594.


Procedimento civile - Scelta del mezzo di impugnazione - Distinzione tra ordinanza di sentenza - Forma esteriore e denominazione data dal giudice - Irrilevanza - Prevalenza della sostanza sulla forma.

Principio di non contestazione - Significato di mancata contestazione.
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Per stabilire se un provvedimento abbia carattere di ordinanza o di sentenza, e sia quindi soggetto ai mezzi di impugnazione stabiliti per l’uno o per l’altro provvedimento, non deve aversi riguardo alla forma esteriore od alla denominazione data dal Giudice, ma all’effetto giuridico sostanziale che esso é destinato a produrre, in base al principio della prevalenza della sostanza sulla forma, con la conseguenza che si è in presenza di una sentenza quando il Giudice si pronuncia in via definitiva o non definitiva sul merito della controversia, sui presupposti o sulle condizioni processuali. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Anche prima dell’introduzione nell’ordinamento del principio di non contestazione ad opera di Cass. Sez. Un. nn. 761/2002 e 11353/2004 e della modifica dell’articolo 115 comma 1 c.p.c. tramite la legge 69/2009, si era sempre ritenuto non contestato un fatto non solo nel caso di sua espressa ammissione, ma anche nel caso di contestazione di una parte sola delle circostanze dedotte, ed altresì nel caso di linea difensiva incentrata su argomenti incompatibili con il disconoscimento. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 14 Giugno 2012.


Principio di non contestazione - Significato di mancata contestazione..
Anche prima dell’introduzione nell’ordinamento del principio di non contestazione ad opera di Cass. Sez. Un. nn. 761/2002 e 11353/2004 e della modifica dell’articolo 115 comma 1 c.p.c. tramite la legge 69/2009, si era sempre ritenuto non contestato un fatto non solo nel caso di sua espressa ammissione, ma anche nel caso di contestazione di una parte sola delle circostanze dedotte, ed altresì nel caso di linea difensiva incentrata su argomenti incompatibili con il disconoscimento. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 14 Giugno 2012.


Responsabilità medica – Riparto dell’onere probatorio e di allegazione tra paziente e medico – Obbligo di allegazione specifica gravante sul paziente.

Responsabilità medica – Riparto dell’onere probatorio e di allegazione tra paziente e medico – Onere di allegazione specifica – Stretto collegamento con il principio di non contestazione.

Procedimento civile – Onere della prova – Consulenza tecnica d’ufficio “investigativa” – Inammissibilità – Contrasto con i principi generali del processo civile.
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Il paziente che agisce in giudizio facendo valere la responsabilità contrattuale del medico e/o della struttura sanitaria è tenuto ad allegare non un qualsiasi inadempimento, ma quell’inadempimento specifico  che costituisce causa (o concausa) efficiente del danno. (Luca Caputo) (riproduzione riservata)

L’onere di allegazione da parte del paziente dev’essere specifico anche alla luce dell’operatività nel nostro ordinamento del principio di non contestazione codificato dall’art. 115 c.p.c.. (Luca Caputo) (riproduzione riservata)

Non è ammissibile una consulenza tecnica d’ufficio di tipo “investigativo” che demandi al consulente d’ufficio la ricerca del possibile errore posto in essere dal medico in sede di intervento, che era onere della parte allegare: diversamente, si rischierebbe di innestare uno strumento “inquisitorio” all’interno del processo civile con conseguente realizzazione di un grave ed irrimediabile vulnus al principio dispositivo che governa il processo civile. (Luca Caputo) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 24 Aprile 2012.


Fallimento - Accertamento del passivo - Mancata formulazione di osservazioni al progetto di stato passivo - Implicita adesione alle conclusioni del curatore - Esclusione.

Processo civile - Principio di non contestazione - Rilevanza sul piano probatorio - Estensione alle questioni giuridiche dedotte dalla parte in via di mera difesa o di eccezione - Esclusione.
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La mancata presentazione da parte del creditore di osservazioni al progetto di stato passivo potrebbe tutt'al più riverberare i suoi effetti nel futuro giudizio di opposizione, precludendo all'opponente di sollevare, in tale sede, eccezioni non rilevabili d'ufficio e di allegare nuovi fatti non dedotti entro l'udienza fissata per l'esame dello stato passivo, ma giammai potrebbe essere interpretata quale comportamento concludente, al quale attribuire il significato di integrale adesione alle conclusioni del curatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il principio di non contestazione, contenuto nel novellato art. 115 c.p.c., opera soltanto sul piano probatorio, consentendo al giudice di porre a fondamento della decisione i fatti allegati da una parte che non siano specificamente contrastati dalla controparte costituita. Il principio, però, certamente non può estendersi alle questioni giuridiche dedotte dalla parte in via di mera difesa o di eccezione, sulle quali il giudice è tenuto a pronunciare secondo diritto e che dunque, ove infondate, devono essere respinte indipendentemente dal fatto che la controparte le abbia o meno contestate o le abbia, persino, condivise. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 2012, n. 5659.


Onere della Contestazione – Difetto di specifica allegazione – Conseguente venir meno dell’onere di specifica contestazione – Sussiste..
L’omessa allegazione dei fatti posti a supporto della domanda fa venir meno il possibile oggetto di una contestazione da parte del convenuto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 29 Marzo 2012.


Prova - Principio di causalità in sede penale in sede civile - Distinzione - Principio del più probabile che non - Prova oltre il ragionevole dubbio.

Processo civile - Principio di non contestazione - Applicazione alle cause promosse prima dell'entrata in vigore della L. n. 69/2009.
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La causalità civilistica deve essere distinta da quella penalistica, nel senso che nella prima, diversamente che nella seconda, vige il principio del ‘più probabile che non’, mentre nel processo penale opera la regola della prova ‘oltre il ragionevole dubbio’, stante la diversità dei valori in gioco nei due tipi di processi, ciò che giustifica una differenza negli standard probatori ed il diverso livello di incertezza da assumersi come ragionevolmente accettabile. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Il principio di non contestazione, pur se codificato legislativamente solo con la L. n. 69/2009 tramite la modifica dell’art. 115 c.p.c., in base alla precedente consolidata interpretazione della Corte di Cassazione opera anche con riferimento alle cause promosse prima dell’entrata in vigore della norma, che va quindi ricostruita come ricognizione di un precetto già sancito in via interpretativa. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 23 Febbraio 2012.


Onere di contestazione – Art. 115 c.p.c. – Contestazione in Appello per la prima volta – Tardività..
La contestazione, ex art. 115 c.p.c., deve essere tempestiva. La contestazione tardiva (vale a dire la contestazione successiva ad un fatto originariamente incontestato), in quanto comportamento che può provenire esclusivamente dalla parte (che inizialmente non aveva contestato), può essere assimilata all’eccezione in senso stretto: conseguentemente la contestazione successiva di fatti rimasti incontestati deve ritenersi inammissibile, salva la rimessione, ex art. 153 c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 14 Ottobre 2011.


Onere di contestazione – Art. 115 c.p.c. – Contestazione in Appello per la prima volta – Tardività.

Onere di contestazione – Art. 115 c.p.c. introdotto dalla Legge 69/2009 – Portata Innovativa – Esclusione – Portata Interpretativa – Sussiste.

Onere di contestazione – Art. 115 c.p.c. – Mancata Contestazione del Pagamento.
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Il potere di contestazione “si consuma” nello stesso modo in cui “si consuma”, secondo il rito prescelto, il potere di allegazione consentito alle parti. Ciò vuol dire che, nel rito ordinario, la contestazione svolta per la prima volta in appello è tardiva e, dunque, improduttiva di effetti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

La recente modifica dell’art. 115 c.p.c. ha portata interpretativa  e non già innovativa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Se il debitore allega il pagamento e il creditore non lo contesta, questo è da intendersi provato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 29 Giugno 2011.


Procedimento civile - Onere di contestazione a carico del convenuto a natura interpretativa ai nonni innovativa della recente modifica all'articolo 115 c.p.c. - Principio connaturato al sistema di preclusioni - Consumazione del potere di contestazione..
Già prima della recente modifica dell’art 115 c.p.c. - da ritenersi di portata interpretativa e non già innovativa – la Corte di Cassazione ha ritenuto vi fosse a carico del convenuto un vero e proprio onere di contestazione, con la conseguenza che il giudice, in materia di diritti disponibili, deve ritenere sussistente, senza alcun bisogno di prova, non solo il fatto costitutivo non contestato ma anche tutti gli altri fatti allegati in giudizio, ivi compresi quelli che rilevano solo ai fini probatori. Questo principio è del resto connaturato al sistema di preclusioni cui è improntato il processo civile, il quale comporta che il potere di contestazione “si consumi” nello stesso modo in cui “si consuma”, secondo il rito prescelto, il potere di allegazione consentito alle parti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Giugno 2011.


Onere di contestazione – Art. 167 c.p.c. – Interpretazione costituzionalmente orientata – Esigenza di contestazione specifica – Sussiste.

Onere di contestazione – Tempestività – Sussiste.

Onere di contestazione – Principio del Giusto Processo – Ragionevole Durata – Esigenza di contestazione specifica – Fondamento – Giudizi instaurati prima della entrata in vigore della legge 69/2009 che ha modificato l'art. 115 c.p.c..
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Ai sensi dell'art. 167 c.p.c., la mancata presa di posizione sui fatti costitutivi del diritto preteso, comporta di per sè una linea di difesa incompatibile con la negazione della pretesa, rilevante ai fini della determinazione dell'oggetto del giudizio, con effetti vincolanti per il giudice, che dovrà astenersi da qualsiasi controllo probatorio.
(Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il potere di contestazione, concorrendo con quello di allegazione nell'individuazione del thema decidendum e probandum, soggiace agli stessi limiti preclusivi di quest'ultimo, costituiti dall'udienza di trattazione, di cui agli artt. 183 e 420, per il processo del lavoro. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Se fosse sufficiente una contestazione generica e di stile affinché l’attore sia tenuto a provare tutti i fatti costitutivi della domanda, dovremmo concludere che, in questo caso, non opererebbe l'onere di contestazione tempestiva. Onere che si fonda su tutto il sistema processuale. A tal fine rilevano: il carattere dispositivo del processo, che comporta una struttura dialettica a catena; il sistema di preclusioni, che comporta per entrambe le parti l'onere di collaborare, fin dalle prime battute processuali, a circoscrivere la materia controversa; i principi di lealtà e probità posti a carico delle parti; il generale principio di economia che deve informare il processo, avuto riguardo al novellato art. 111 Cost. (Cass. 13 giugno 2005, n. 12636). Inoltre, l'attore che non volesse correre il concreto rischio del rigetto della domanda allegherebbe la sussistenza di tutti i requisiti e articolerebbe sugli stessi le relative prove, con conseguente incidenza sulla rapida definizione del giudizio, indipendentemente da una effettiva contestazione della controparte. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 18 Maggio 2011, n. 10860.


Fallimento – Revoca del fallimento – Atti legalmente compiuti – Assenza di contestazione dalle parti costituite – Validità..
Quando le parti costituite non eccepiscono il difetto di legalità degli atti compiuti dagli organi della procedura, questi ultimi vanno ritenuti validi e legittimamente posti in essere in assenza di specifica contestazione a norma e per gli effetti dell’art. 115 c.p.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Sulmona, 12 Maggio 2011.


Titoli di credito – Assegno – Opposizione all'esecuzione proposta dall'emittente nei confronti del beneficiario – Onere della prova.

Processo civile – Principio di non contestazione – Fatti sui quali la parte rimane silente – Termine per la contestazione – Prima occasione processuale utile.

Processo civile – Risarcimento del danno da responsabilità processuale aggravata – Formulazione per la prima volta in comparsa conclusionale – Inammissibilità.
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Qualora il beneficiario di un assegno agisca in sede esecutiva, l'emittente che proponga opposizione all'esecuzione può contestare la mancanza del rapporto sottostante, trattandosi di eccezione a lui personale ai sensi dell'art. 1993, c.c., ma ha l'onere di fornire la prova dell'inesistenza (invalidità o inefficiacia) del rapporto fondamentale. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

In virtù del principio di non contestazione previsto dall'art. 115, c.p.c., devono ritenersi pacifici non solo i fatti esplicitamente o implicitamente ammessi, ma anche quelli su cui la controparte rimanga silente. La contestazione deve intervenire nella prima occasione processuale utile o, al più tardi, con la prima memoria ex art. 183, comma 6, c.p.c., così da consentire all'altra parte, nella seconda memoria, di formulare le proprie istanze istruttorie alla luce di ciò che si sia vista o meno contestare. (Francesco Mainetti)

(riproduzione riservata) La domanda di risarcimento del danno ex art. 96, c.p.c. è inammissibile se formulata per la prima volta nella comparsa conclusionale. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 27 Gennaio 2011.


Processo civile – Principio di non contestazione – Fatti sui quali la parte rimane silente – Termine per la contestazione – Prima occasione processuale utile..
In virtù del principio di non contestazione previsto dall'art. 115, c.p.c., devono ritenersi pacifici non solo i fatti esplicitamente o implicitamente ammessi, ma anche quelli su cui la controparte rimanga silente. La contestazione deve intervenire nella prima occasione processuale utile o, al più tardi, con la prima memoria ex art. 183, comma 6, c.p.c., così da consentire all'altra parte, nella seconda memoria, di formulare le proprie istanze istruttorie alla luce di ciò che si sia vista o meno contestare. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Gennaio 2011.


Procedimento civile - Onere della contestazione - Specificità - Valutazione in concreto del grado di specificità della allegazione della contestazione - Genericità della contestazione - Conseguenze - Relevatio ab onere probandi - Fattispecie in tema di revocatoria fallimentare..
La parte nei cui confronti vengano allegati determinati fatti in modo analitico e specifico ha l'onere, qualora detti fatti rientrino nella sua sfera di conoscibilità, di contestarli in modo altrettanto specifico, fornendo la propria versione ed indicando fatti diversi, contenenti precisi riferimenti, che li smentiscano. Tenendo presente che il grado di specificità della contestazione deve essere valutato in concreto in relazione alle singole controversie - potendo variare a seconda del livello di conoscenza del fatto da parte del soggetto nei cui confronti è allegato e a seconda della precisione del fatto allegato dalla controparte - una contestazione generica produce l'effetto, proprio per la sua genericità, di determinare una relevatio ab onere probandi e di rendere i fatti allegati pacifici. (Fattispecie in tema di revocatoria fallimentare precedente la riforma). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Gennaio 2011.


Procedimento civile - Principio della non contestazione - Specificità della contestazione - Specificità dell'allegazione - Livello di conoscenza del fatto - Rilevanza..
Il grado di specificità della contestazione che, ai sensi dell'articolo 115, codice di procedura civile, consente di ritenere contestati e quindi non pacifici i fatti affermati dall'altra parte, deve essere proporzionato alla specificità dell'allegazione e varia a seconda del livello di conoscenza del fatto da parte del soggetto nei cui confronti è allegato. Laddove è possibile, il fatto è specificamente contestato se si indicano fatti diversi o logicamente incompatibili o sufficientemente circostanziati. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 24 Novembre 2010.


Contratto per cui richiesta la forma scritta ad probationem – Possibilità di prova in virtù dell’omessa contestazione – Principio della non contestazione – Sussiste. (14/09/2010).
A differenza di quanto accade nel caso della forma scritta ad substantiam, quando la legge richiede la forma scritta a fini probatori, tale onere non attiene alla validità del contratto bensì alla dimostrazione giudiziale della sua stipulazione e del suo contenuto. Ciò comporta, evidentemente, delle limitazioni per chi intende avvalersi in sede processuale di quel contratto, in quanto l’interessato non potrà ricorrere a tal fine alla prova per testimoni e per presunzioni, potendo solo utilizzare gli strumenti del giuramento o della confessione giudiziale o stragiudiziale in surroga alla copia scritta del negozio.
Tali principi normativi, tuttavia, devono essere letti alla luce della giurisprudenza formatasi in materia di non contestazione (oggi consacrata nella nuova formulazione dell’art. 115, codice procedura civile, come novellato dalla legge 69/2009): se, infatti, il fatto non contestato è fatto che non ha bisogno di prova, è evidente che diventa irrilevante la modalità con cui il fatto stesso deve essere dimostrato secondo le ordinarie regole istruttorie, prendendo queste ultime ad operare solo nel caso in cui vi sia necessità in giudizio di provare una determinata circostanza e, quindi, nel caso in cui quella circostanza sia contestata dal soggetto gravato dal relativo onere. Diverso sarebbe stato, evidentemente, il caso in cui la forma scritta fosse stata pretesa dal legislatore ad substantiam: in tal caso, infatti, la forma scritta è elemento costituivo del contratto (art. 1325, codice civile) il cui difetto ne comporta la nullità (art. 1418, codice civile); il che legittima l’impossibilità di surroga della forma scritta con la semplice non contestazione, operante sul piano probatorio (processuale) e non della validità (sostanziale) del negozio (Nel caso di specie,  il giudice ha ritenuto che la “non contestazione” sui fatti indicati possa esonerare le parti dal rispetto dell’art. 1988, codice civile, secondo cui, nell’ambito del rapporto tra assicuratore e assicurato, il contratto di assicurazione si prova per iscritto). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Lamezia Terme, 30 Giugno 2010.


Processo civile – Principio della non contestazione – Ratio – Principio di economia processuale – Conseguenze della non contestazione – Presunzione iuris et de iure – Indagine sul significato concreto e del reale atteggiamento della parte. (31/03/2010).
Il principio di contestazione impone al giudice di porre a fondamento della decisione i fatti non contestati in modo specifico dalla controparte sulla considerazione che: a) le parti hanno l'onere di collaborare attivamente a circoscrivere la materia controversa; b) l’art. 88 c.p.c. impone alle parti di comportarsi con lealtà e probità; c) il principio di economia processuale impone al giudice di evitare l’assunzione di prove superflue. Mentre i primi due principi enunciati dalla giurisprudenza di legittimità incidono sul dovere di comportamento processuale delle parti, imponendo loro di evitare contestazioni pretestuose (oggi “sanzionabili” anche attraverso il nuovo comma IV dell’art. 96 c.p.c.), il principio di economia processuale (che trova il suo fondamento nella ragionevole durata del processo, sancita dall’art. 111 Cost.) è la vera ragione sottesa all’onere di contestazione. La legge, imponendo un onere di contestazione a carico delle parti, consente di dare un’interpretazione giuridicamente rilevante al silenzio, sul presupposto che ove la parte non ottemperi al suddetto onere, manifesta una sostanziale acquiescenza alle allegazioni in fatto della controparte. Tenuto conto del principio dispositivo, che informa il nostro diritto processuale civile, ne consegue la formazione, tra le parti, di un tacito accordo sul fatto. Ad evitare che il principio di non contestazione, introdotto per diminuire i costi e i tempi del processo, possa avere conseguenze opposte, una volta che la non contestazione si è perfezionata, non si può più tornare indietro, né è ammessa la prova che la parte non intendeva prestare acquiescenza alle allegazioni avversarie. La presunzione di non contestazione, cioè, è una presunzione iuris et de iure, che non ammette prova contraria, una volta che si è perfezionata attraverso la mancata specifica contestazione dei fatti allegati dalla controparte processuale. Ciò non significa, peraltro, che il principio di non contestazione debba avere solo un sostrato formale (o formalistico), in quanto è necessario che la presunzione di non contestazione corrisponda ad un concreto atteggiamento della parte e, dunque, all’assenza di contrasto tra l’allegazione in fatto di una parte e le allegazioni dell’altra. Tribunale Mondovì, 12 Marzo 2010.


Processo civile – Principio di non contestazione – Cause contumaciali – Non operatività – Contestazione generica – Efficacia nei confronti delle parti e dei terzi – Applicazione ai fatti principale e secondari – Efficacia nei confronti della parte destinataria dell’allegazione – Diritti non disponibili – Esclusione..
Il principio di non contestazione non opera nelle cause contumaciali; non può essere aggirato da una contestazione generica; riguarda non solo l’attore, ma anche il convenuto ed i terzi; è esteso non solo ai fatti principali, ma anche ai fatti secondari; s’applica solo ai fatti od alle situazioni riferibili alla parte destinataria dell’allegazione, non anche a quelli sicuramente da essa non conosciuti; non si applica alle controversie in cui si tratta di diritti non disponibili ed ai contratti per i quali è prescritta la forma scritta. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 02 Febbraio 2010, n. 0.


Processo civile – Principio di non contestazione – Applicazione alle controversie pendenti alla data di entrata in vigore della L. 69/2009..
Il principio di non contestazione, pur se codificato legislativamente solo con la L. n. 69/12009 tramite la modifica dell’art. 115 codice procedura civile, aveva in realtà già da diversi anni trovato cittadinanza nell’ordinamento, in virtù di un’interpretazione sistematica ormai consolidata da parte della Suprema Corte; pertanto, l’intervento legislativo non può essere ricostruito come una vera e propria modifica normativa, ma piuttosto come una mera ricognizione di un precetto già sancito in via interpretativa sulla base del dato normativo pregresso, con la conseguenza che il principio, così come ricostruito dalla giurisprudenza a partire dal 2002, deve essere utilizzato anche nella decisione delle controversie cui la novella del 2009 non è ratione temporis applicabile. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 02 Febbraio 2010, n. 0.


Consulenza tecnica d’ufficio – Acquisizione di notizie e documenti non autorizzati - Nullità – Sussistenza.

Notizie reperibili in internet – Notizie di comune esperienza – Fatto notorio – Esclusione.
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Deve essere dichiarata la nullità della consulenza tecnica d’ufficio nella parte in cui riporti notizie e documentazione in mancanza dei presuppositi di cui all’art. 198 c.p.c. (consenso delle parti all’esame di documenti non prodotti in causa) o dell’art. 2711 c.c. (richiesta di acquisizione da parte dell’ufficio)

Le notizie reperibili in internet non costituiscono di per sè nozioni di comune esperienza, secondo la definizione dell’art. 115 ult. co. c.p.c., norma che, derogando al principio dispositivo, deve essere interpretata in senso restrittivo. Può, infatti, ritenersi "notorio" solo il fatto che una persona di media cultura conosce in un dato tempo e in un dato luogo, mentre le informazioni pervenute da internet, quand’anche di facile diffusione ed accesso per la generalità dei cittadini, non costituiscono dati incontestabili nelle conoscenze della collettività.
Tribunale Mantova, 16 Maggio 2006.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Impugnazione dei crediti ammessi - Deposito del ricorso dopo la chiusura al pubblico dell'ufficio di cancelleria nell'ultimo giorno utile - Orario regolamentare - Fatto notorio - Esclusione - Prova incombente sul creditore ammesso, deducente la tardività dell'impugnazione - Sussistenza.
In tema di ricorso, "ex" art. 100 legge fall., per l'impugnazione dei crediti ammessi, al fine di stabilirne la tempestività, ove il deposito del ricorso sia avvenuto l'ultimo giorno utile, occorre accertare l'orario di apertura al pubblico della cancelleria del giudice fallimentare, essendo irrilevante l'eventuale protrazione del servizio dei funzionari ad essa addetti per il disbrigo del lavoro interno. Al riguardo, deve escludersi che l'orario di apertura della cancelleria possa rientrare nell'ambito delle nozioni di fatto di comune esperienza, a nulla rilevando che il giudice dell'impugnazione sia in servizio presso lo stesso ufficio giudiziario al quale appartiene la cancelleria ove il ricorso è stato depositato; pertanto, spetta al creditore ammesso - che deduca la tardività del ricorso in impugnazione "ex" art. 100 legge fall., depositato l'ultimo giorno utile, sul rilievo che l'orario stabilito per la apertura al pubblico della cancelleria non consentiva la ricezione dell'atto nell'ora (nella specie, alle tredici e venti) posta dal cancellerie accanto alla data del deposito del ricorso - dimostrare l'orario regolamentare di apertura al pubblico di quell'ufficio di cancelleria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Luglio 2005.