LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO VI
Degli atti processuali
CAPO II
Dei termini

Art. 154

Prorogabilità del termine ordinatorio
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il giudice, prima della scadenza, può abbreviare o prorogare, anche d'ufficio, il termine che non sia stabilito a pena di decadenza. La proroga non può avere una durata superiore al termine originario. Non può essere consentita proroga ulteriore, se non per motivi particolarmente gravi e con provvedimento motivato.


GIURISPRUDENZA

Opposizione a decreto ingiuntivo – Procedimento sottoposto all’obbligo di preventiva mediazione – Mancato avvio della mediazione – Carattere perentorio del termine di giorni 15 di cui all’ art. 28, comma 1, D.Lgs. n. 28/2010 assegnato dal giudice all’opponente – Non sussiste

Opposizione a decreto ingiuntivo – Procedimento sottoposto all’obbligo di preventiva mediazione – Tardivo avvio del procedimento di mediazione rispetto al termine di giorni 15 di cui all’art. 28, comma 1, D.Lgs. n. 28/2010 assegnato dal giudice – Improcedibilità dell’opposizione – Non sussiste

Opposizione a decreto ingiuntivo – Dichiarazione di improcedibilità dell’opposizione per mancato rispetto del termine di giorni 15 di cui all’art. 28, comma 1, D.Lgs. n. 28/2010 assegnato dal giudice – Lesione del diritto ad agire costituzionalmente garantito – Sussiste
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Il mancato rispetto del termine di 15 giorni assegnato dal giudice per avviare il tentativo di mediazione, alla stregua della legge sulla mediazione processuale, non può dirsi equivalente al mancato tentativo di mediazione nei casi in cui esso sia previsto come obbligatorio, situazione –quest’ultima- che determina l’improcedibilità del giudizio ordinario. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Nessuna norma del D.Lgs n. 28/2010 attribuisce allo spirare del termine di cui al comma 1 dell’art. 5, un effetto preclusivo dell’attività di mediazione. Nella normativa in esame, invero, l’unico termine perentorio stabilito dalla legge (v. art. 6, comma 1, D.Lgs. n. 28/2010, come modificato dalla L. n. 98 del 9.8.2013), è riferito al termine di sospensione di tre mesi del giudizio che il giudice non potrebbe superare per consentire l’espletamento del tentativo di mediazione, sia esso obbligatorio che demandato dal giudice. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Si deve assumere che nel procedimento de quo, nonostante il tentativo di conciliazione sia stato espletato, il giudizio ordinario di opposizione a decreto ingiuntivo sia stato erroneamente dichiarato improcedibile sul rilievo dello spirare di un termine per l’attivazione del procedimento di mediazione che non è previsto dalla legge come processuale, posto che il procedimento di mediazione non è assimilabile al procedimento ordinario e costituisce uno strumento di risoluzione delle liti alternativo al procedimento ordinario e non giurisdizionale. Sicché la mancata osservanza di un termine finalizzato a regolare un procedimento alternativo a quello giurisdizionale, non potrebbe certamente avere effetti processuali regolati da norme riferibili solo al procedimento ordinario e, tanto meno, essere interpretata alla stregua di un mancato avveramento di una condizione di procedibilità dell’azione, con definitiva compressione del diritto d’azione costituzionalmente garantito. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Il tentativo di mediazione, pur costituendo imprescindibile condizione di procedibilità nella fase preliminare di alcuni contenziosi civili, rimane pur sempre una disciplina orientata a incentivare soluzioni delle controversie pacifiche ed alternative alla giurisdizione, senza eccessiva compromissione del diritto di agire, il quale non potrebbe essere impedito frapponendo ulteriori ostacoli temporali o decadenze processuali incompatibili con il principio del giusto processo e con il diritto di libero accesso alla giustizia, di matrice costituzionale e convenzionale (v. art. 24 Cost. e art. 6 Convenzione dei diritti dell’Uomo). (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 24 Maggio 2017.


Fallimento - Dichiarazione - Sentenza dichiarativa - Opposizione - Reclamo avverso la sentenza di fallimento non notificato entro il termine stabilito - Richiesta di nuovo termine per procedervi -  Indicazione delle ragioni che hanno impedito di dare corso alla prima notificazione - Necessità - Fondamento.
In tema di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, l'istanza con cui il reclamante, che non abbia notificato il ricorso ed il decreto presidenziale di fissazione dell'udienza nel termine ordinatorio ex art. 18, comma 4, l.fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007), chieda, successivamente allo spirare di quest'ultimo, un nuovo termine per provvedervi, deve esplicitare le ragioni che hanno impedito di dar corso all’incombente processuale, dovendo operarsi un bilanciamento tra la legittima aspettativa della controparte al consolidamento del provvedimento giudiziario già emesso ed il diritto del reclamante, comunque collegato al principio del giusto processo, ad un giudizio e ad una pronuncia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Maggio 2017, n. 11541.


Separazione – Riconciliazione – Caratteristiche. .
La riconciliazione tra i coniugi va intesa quale ricostituzione di un’affectio coniugalis piena e profonda, quale ripristino del consorzio familiare attraverso la restaurazione della comunione materiale e spirituale dei coniugi (Cass. Sez. I 25.5.2007 n. 12314, Cass. Sez. I 6.10.2005 n. 19497). Non è elemento sufficiente il fatto che i coniugi, dopo la separazione, per un certo periodo, abbiano scelto di tornare a coabitare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Maggio 2013.


Separazione - Riconciliazione - Caratteristiche..
La riconciliazione tra i coniugi va intesa quale ricostituzione di un’affectio coniugalis piena e profonda, quale ripristino del consorzio familiare attraverso la restaurazione della comunione materiale e spirituale dei coniugi (Cass. Sez. I 25.5.2007 n. 12314, Cass. Sez. I 6.10.2005 n. 19497). Non è elemento sufficiente il fatto che i coniugi, dopo la separazione, per un certo periodo, abbiano scelto di tornare a coabitare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Maggio 2013.


Consulenza tecnica d’Ufficio – Termine concesso alle parti per osservazioni – Osservazioni depositate dopo tale termine – Conseguenze – Decadenza – Sussiste..
La natura ordinatoria del termine assegnato alle parti dal giudice non comporta che la sua inosservanza sia priva di effetti giuridici, atteso che il rimedio per ovviare alla scadenza del termine è quello della proroga prima del verificarsi di essa, ai sensi dell'art. 154 cod. proc. civ. Pertanto, il decorso del termine ordinatorio senza la previa presentazione di un'istanza di proroga ha gli stessi effetti preclusivi della scadenza del termine perentorio ed impedisce la concessione di un nuovo termine per svolgere la medesima attività. Ne consegue che, scaduto il termine concesso alle parti per rivolgere al CTU delle osservazioni, la parti sono decadute dal potere di farlo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 25 Gennaio 2012.


Termine concesso al CTU per il deposito della perizia – Proroghe – Art. 52 d.P.R. 115/2002 ed art. 154 c.p.c. – Terza proroga – Rigetto – Sussiste..
Non può essere concessa al CTU una terza proroga per il deposito dell’elaborato peritale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 10 Gennaio 2012.


Esecuzione forzata - Immobiliare - Vendita - Con incanto - Ordinanza di vendita - Termine per il deposito della cauzione da parte degli offerenti - Natura perentoria - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze - Prorogabilità - Esclusione.
Nell'ambito dell'espropriazione immobiliare, il termine che il giudice dell'esecuzione fissa nell'ordinanza di vendita con incanto, ai sensi dell'art. 576, primo comma, n. 5 cod. proc. civ. (nel testo "ratione temporis" vigente, anteriore alle modifiche introdotte dalle leggi n. n. 80 e 263 del 2005), per il deposito della cauzione da parte degli offerenti è perentorio e, pertanto, non può essere prorogato; il deposito della cauzione rappresenta infatti la modalità attraverso la quale la parte che lo esegue manifesta la volontà di essere ammessa a partecipare al procedimento di vendita, il quale, essendo informato al canone base della parità tra quanti vengono sollecitati ad offrire, postula che le condizioni fissate dal giudice nell'avviso di vendita restino inalterate. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Gennaio 2010, n. 262.