LIBRO SECONDO
Del processo di cognizione
TITOLO I
Del procedimento davanti al tribunale
CAPO I
Dell'introduzione della causa
SEZIONE I
Della citazione e della costituzione delle parti

Art. 169

Ritiro dei fascicoli di parte
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Ciascuna parte può ottenere dal giudice istruttore l'autorizzazione di ritirare il proprio fascicolo dalla cancelleria; ma il fascicolo deve essere di nuovo depositato ogni volta che il giudice lo disponga.

II. Ciascuna parte ha la facoltà di ritirare il fascicolo all'atto della rimessione della causa al collegio a norma dell'articolo 189, ma deve restituirlo al più tardi al momento del deposito della comparsa conclusionale.


GIURISPRUDENZA

Processo civile - Giudizio monitorio - Rapporti tra fase monitoria e giudizio di opposizione - Deposito del fascicolo di parte - Termine.
a. la documentazione prodotta unitamente al ricorso per decreto ingiuntivo su cui si fonda la pretesa vantata deve ritenersi acquisita al giudizio anche per le successive fasi di cognizione;

b. la prova documentale e testimoniale esaminata dal giudice di primo grado che, quanto alla sua storicità, ne dà conto in motivazione, pur soggetta a nuova valutazione da parte del giudice d'appello deve ritenersi acquisita agli atti, anche in base alla sentenza di primo grado pronunciata, visto il valore di atto pubblico del provvedimento decisorio del giudice;

c. la perentorietà del termine entro il quale, a norma dell'art. 169 c.p.c., comma 2, deve avvenire il deposito del fascicolo di parte ritirato all'atto della rimessione della causa al collegio, va riferita solo alla fase decisoria di primo grado e non può in alcun modo operare una volta che il procedimento trasmigri in appello, stante il riferimento dell'art. 345 c.p.c. alle sole prove "nuove" e, quindi, ai documenti che si pretenda di introdurre per la prima volta nel secondo grado, tra i quali non rientrano quelli contenuti nel fascicolo di parte di primo grado, ove prodotti nell'osservanza delle preclusioni probatorie di cui agli artt. 165 e 166 c.p.c.;

d. nell'ipotesi in cui la costituzione in giudizio dell'appellato avvenga in udienza e ne venga dato atto nel relativo verbale (documento fidefacente) nel quale poi si attesti il ritiro del fascicolo di parte, l'avvenuto deposito di esso (del quale risultano a disposizione del collegio le veline) e la sua esistenza devono ritenersi dimostrate attraverso la susseguenza logica di tali eventi, comprovati dagli atti fidefacenti che ne danno conto;

e. nel caso in cui, nel giudizio d'appello, la parte, dopo essersi costituita, ritiri il fascicolo di parte ed ometta di depositarlo nuovamente dopo la precisazione delle conclusioni, incorre in una mera irregolarità che il giudice di merito può fronteggiare attraverso una prudente valutazione delle veline a sua disposizione o, nel dubbio, attraverso la rimessione della causa sul ruolo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 28 Settembre 2018, n. 23455.


Opposizione a decreto ingiuntivo - Tardivo deposito del fascicolo di parte del monitorio - Inutilizzabilità della documentazione ai fini della decisione - Esclusione.
Con l’opposizione a decreto ingiuntivo non si dà un nuovo processo ma una prosecuzione di quello iniziato in forma speciale con il ricorso monitorio. Sicché quando il fascicolo di parte del procedimento monitorio sia mancato materialmente al momento della decisione di I grado, in appello si tende ad ammettere la sua acquisizione, al di là del limite ex art. 345, ultimo comma, c.c..
Se la questione si pone in primo grado, deve portarsi alle estreme conseguenze il principio affermato per l’appello, laddove si esclude che il fascicolo di parte del monitorio sia da qualificare come prova precostituita. Se, infatti, i documenti allegati al fascicolo di parte ricorrente del monitorio non sono da qualificare come nuovi documenti, deve coerentemente affermarsi che non soggiacciono alle preclusioni istruttorie proprie del giudizio a cognizione piena in primo grado.
Un’interpretazione diversa comporterebbe la seguente antinomia: al giudice di primo grado è precluso di tenere conto del fascicolo di parte del monitorio irritualmente depositato, con il conseguente possibile rigetto della domanda attorea; il che però si tradurrebbe in appello in un ritorno nel processo del fascicolo incriminato e quindi nel probabile ribaltamento della decisione avutasi in primo grado.
La disciplina applicabile non è quella in tema di preclusioni istruttorie, bensì quella ex art. 169, I e II co., in tema di ritiro di fascicoli di parte. Anche il giudice sarebbe legittimato d’ufficio ad acquisire il fascicolo, proprio perché non si tratta di documenti, per i quali vige il principio della disponibilità della prova. Al più tardi quindi, in mancanza di esercizio del potere officioso del giudice, con la comparsa conclusionale dovrà essere depositato anche il fascicolo di parte del monitorio, pena questa volta l’impossibilità di tenerlo in considerazione per la decisione, non potendo il giudice ordinarne in questa sede l’acquisizione perché opererebbe la suddetta espressa preclusione ex art. 169, II co., c.p.c.. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 12 Ottobre 2015.


Opposizione lo stato passivo - Principio dispositivo - Produzione della documentazione depositata nel corso della verifica del passivo avanti al giudice delegato - Istanza di acquisizione dei documenti formulata nel ricorso introduttivo.
L’istanza, formulata nell’atto introduttivo del ricorso ex articolo 98 L.F., di acquisizione dei documenti contenuti nel fascicolo della verifica dello stato passivo, può essere interpretata come autorizzazione al ritiro della documentazione ex articolo 90 L.F., norma, quest’ultima, che riproduce in materia fallimentare quella più generale contenuta nell’articolo 169 c.p.c. (richiesta dell’autorizzazione al ritiro dei fascicoli di parte) e deve, pertanto, ritenersi applicabile al procedimento di accertamento del passivo di cui all’articolo 93 L.F. (Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che l’istanza di acquisizione dei documenti del fascicolo della verifica del passivo consentisse di escludere che l’opponente fosse rimasto negligentemente inattivo ma che avesse assolto con tempestività all’onere di indicare i documenti posti a base dell’opposizione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 14 Luglio 2014.


Fondo patrimoniale – Bisogni della famiglia – Accertamento.
In tema di fondo patrimoniale ed esecuzione sui beni oggetto dello stesso, il disposto dell’art. 170 c.c., per il quale detta esecuzione non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei alla famiglia, va inteso non in senso restrittivo, vale a dire con riferimento alla necessità di soddisfare l’indispensabile per l’esistenza della famiglia, bensì nel senso di ricomprendere in tali bisogni anche quelle esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi. (Adelaide Caravaglios) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 11 Luglio 2014, n. 15886.