LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO II
Dell'espropriazione forzata
CAPO I
Dell'espropriazione forzata in generale
SEZIONE I
Dei modi e delle forme dell'espropriazione forzata in generale

Art. 487

Forma dei provvedimenti del giudice
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Salvo che la legge disponga altrimenti, i provvedimenti del giudice dell'esecuzione sono dati con ordinanza, che può essere dal giudice stesso modificata o revocata finché non abbia avuto esecuzione.

II. Per le ordinanze del giudice dell'esecuzione si osservano le disposizioni degli articoli 176 e seguenti in quanto applicabili e quella dell'articolo 186.


GIURISPRUDENZA

Concordato preventivo - Ammissione - Domanda - Effetti - Improseguibilità del processo esecutivo - Conseguenze - Sospensione della vendita da parte del giudice dell'esecuzione - Ammissibilità.
La proposizione di una domanda di concordato preventivo determina, ai sensi dell'art. 168, comma 1, l.fall., non già l'estinzione ma l'improseguibilità del processo esecutivo, che entra in una situazione di quiescenza perché i beni che ne costituiscono l'oggetto materiale perdono "de iure" e provvisoriamente la destinazione liquidatoria così come progettata con il pignoramento, con la conseguenza che il giudice dell'esecuzione correttamente provvede, ex artt. 486 e 487 c.p.c., a sospendere la vendita eventualmente fissata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2015.


Esecuzione forzata immobiliare - Vendita - Trasferimento - Mancato versamento del prezzo - Decreto di trasferimento ex art. 586 cod. civ. - Impugnazione - Mezzi - Opposizione agli atti esecutivi - Necessità

Esecuzione forzata immobiliare - Vendita - Trasferimento - Decreto di trasferimento - Revoca - Opposizione agli atti esecutivi - Concorrenza dei rimedi - Elementi distintivi
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In tema di esecuzione forzata immobiliare, il mancato versamento del prezzo determina non l'inesistenza del decreto di trasferimento ex art. 586 cod. civ. bensì la nullità assoluta dello stesso; ne consegue che tale provvedimento, in quanto atto del procedimento esecutivo emesso dal giudice dell'esecuzione che assolve una funzione cosiddetta espropriativa di conversione in denaro dell'immobile pignorato, é impugnabile con l'opposizione agli atti esecutivi. (massima ufficiale)

In tema di esecuzione forzata immobiliare, in mancanza di limiti normativi, il potere del giudice dell'esecuzione di revoca dei propri provvedimenti concorre con la possibilità di opposizione agli atti esecutivi, con la precisazione che, mentre il potere di revoca può essere esercitato anche dopo la scadenza del termine previsto dalla legge per l'opposizione agli atti esecutivi e sempre che il provvedimento non abbia avuto definitiva esecuzione, per potersi avvalere del rimedio dell'opposizione agli atti esecutivi la parte deve rispettare il termine perentorio di decadenza ex art. 617 cod. proc. civ., che decorre dal momento in cui l'interessato ha avuto legale conoscenza del decreto di trasferimento ovvero di un atto successivo che lo presuppone. (Nella specie, in applicazione del riportato principio, la S.C. ha ritenuto non censurabile la statuizione del giudice di merito circa la conoscenza - da parte del creditore procedente - del decreto di trasferimento, di cui non é prevista la comunicazione al predetto creditore, in conseguenza dell'ordinanza con cui il giudice dell'esecuzione aveva dato atto che - nonostante una contraria precedente attestazione della cancelleria - nessun deposito del prezzo era stato effettuato dall'aggiudicatario, sicché non poteva procedersi alla formalità successiva dell'assegnazione del ricavato). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. III, 09 Agosto 2007, n. 17460.


Provvedimenti emessi dal giudice dell'esecuzione - Richiesta di revoca o modifica - Configurabilità - Provvedimento di rigetto della chiesta revoca o modifica - Impugnabilità - Configurabilità - Modalità - Condizioni - Limiti - Fondamento

Provvedimenti emessi dal giudice dell'esecuzione - Art. 487, primo comma, cod. proc. civ. - Fondamento - Forma - Modificabilità - Revocabilità - Controllo - Configurabilità - Condizioni - Limiti - Modalità
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Il provvedimento del giudice dell'esecuzione di diniego della modifica o della revoca di un proprio precedente provvedimento rientra nel novero degli atti esecutivi impugnabili (e cioè opponibili o reclamabili) solo quando all'istante, pur rimanendo inalterata la sua posizione giuridica che tale precedente provvedimento fonda, possa derivare pregiudizio dagli argomenti addotti dal giudice a sostegno del rigetto. (massima ufficiale)

 I provvedimenti emessi dal giudice dell'esecuzione sono normalmente assunti, ai sensi dell'art. 487, primo comma, cod. proc. civ., con ordinanza, e sono modificabili o revocabili finché non abbiano avuto esecuzione, costituendo anch'essi espressione del potere di direzione del processo e, in quanto diversamente regolanti quanto già disciplinato dal provvedimento precedentemente adottato, sono soggetti a riesame mediante opposizione agli atti esecutivi. (massima ufficiale)

Cassazione civile, sez. III, 15 Marzo 2004, n. 5238.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Vendita di rami di azienda - Trattativa privata - Autorizzazione del G.D. - Reclamo al tribunale fallimentare - Ammissibilità - Revoca da parte dello stesso G.D. - Ammissibilità - Mezzi di impugnazione avverso i provvedimenti del giudice dell'esecuzione - Esperibilità - Esclusione.
Il provvedimento con il quale il G.D. abbia autorizzato la vendita di beni fallimentari (nella specie, due rami d'azienda) a trattativa privata è, al tempo stesso, revocabile da parte dello stesso giudice e reclamabile dinanzi al tribunale fallimentare ex art. 26 legge fall., essendone, per converso, esclusa l'impugnabilità con i mezzi esperibili avverso i provvedimenti del giudice dell'esecuzione previsti dal codice di procedura civile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Settembre 2002, n. 13583.


Giudice delegato nel fallimento - Provvedimenti preordinati al trasferimento del bene espropriando - Modifica o revoca - Ammissibilità - Limiti.
I provvedimenti del giudice delegato nel fallimento sono (al pari di quelli del giudice dell'esecuzione) revocabili e/o modificabili, d'ufficio o su istanza di parte, sino a quando essi non abbiano avuto esecuzione e, quindi, ove siano preordinati al trasferimento del bene espropriato, fino a quando non sia stato pronunciato il relativo decreto, cui consegue l'effetto traslativo non prodotto, viceversa, dalla sola ordinanza di aggiudicazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2001, n. 697.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Ordinanza di vendita senza incanto di beni del fallimento - Mancata audizione del comitato dei creditori - Conseguenze - Revoca da parte del Giudice Delegato - Legittimità - Fondamento - Limiti temporali.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, l'art. 108, comma terzo della legge fallimentare attribuisce al giudice delegato (in deroga al disposto dell'art. 487 cod. proc. civ., richiamato dall'art. 105 Legge Fallimentare) il potere di sospendere e revocare il proprio provvedimento di autorizzazione alla vendita di beni mobili o immobili del fallimento per ogni vizio di legittimità che lo infici sino alla emissione del decreto di trasferimento dei beni stessi, atteso che il riferimento al "prezzo offerto" di cui al citato art. 108, seppur indicativo di una vicenda "fisiologica" di sospensione, non esaurisce le ipotesi di esercizio di tale potere. Ne consegue la legittimità del provvedimento di revoca dell'ordinanza di vendita senza incanto fondato sulla rilevazione, da parte del G.D., della mancata audizione del comitato dei creditori (che esprime un parere condizionante la legittimità dell'autorizzazione alla vendita), anche se si sia già proceduto all'aggiudicazione del bene ed al versamento del prezzo, e purché non risulti già emesso il decreto di trasferimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Giugno 1999, n. 5341.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Complesso immobiliare aziendale - Vendita - Sospensione dopo l'esercizio da parte dell'affittuario del diritto di prelazione - Relativo decreto del giudice delegato - Conferma da parte del Tribunale - Ricorso per cassazione avverso il provvedimento di conferma - Ammissibilità.
Il decreto con il quale il giudice delegato dispone la sospensione della vendita fallimentare del complesso immobiliare aziendale, acquisito al fallimento, dopo che l'affittuario ha esercitato il diritto di prelazione ai sensi dell'art. 3, quarto comma, della legge 23 luglio 1991 n. 223, ha natura decisoria, in quanto incide sulla pretesa dell'aggiudicatario a conseguire la proprietà dei beni e sul diritto di prelazione spettante all'affittuario. Pertanto, avverso il provvedimento del Tribunale confermativo di quello del giudice delegato è esperibile il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Costituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Giugno 1995, n. 6966.


Fallimento - Divieto di esecuzioni individuali - Limiti - Azione esecutiva individuale - Inizio o prosecuzione durante il fallimento del debitore da parte di un istituto di credito fondiario - Custode dei beni pignorati - Nomina o sostituzione - Organo competente - Custode - Incarico - Conferimento al curatore del fallimento - Obbligatorietà - Esclusione - Conseguenze.
Nell'azione esecutiva individuale, iniziata o proseguita durante il fallimento del debitore, da un istituto di credito fondiario , secondo le disposizioni eccezionali di cui al R.D. n. 646 del 1905 - ancora vigenti alla data dell'entrata in vigore della legge 6 giugno 1991, n. 175 (abrogata soltanto a far data dall'1 gennaio 1994 dal T.U. di cui al d.P.R. 1 settembre 1993, n. 385 e recante la revisione della normativa in tema di credito fondiario), il cui art. 17, anche per i prestiti concessi in base alla medesima legge, richiama la disciplina del procedimento esecutivo risultante dal succitato R.D. del 1905 - il potere di nominare o sostituire il custode dei beni pignorati spetta, non già al giudice delegato al fallimento, bensì a quello dell'esecuzione immobiliare, il quale, non è tenuto a conferire tale incarico al curatore del fallimento, consentendo la legge la coesistenza delle due procedure ed essendo, pertanto, quella individuale regolata dal codice di rito, per la parte non disciplinata dalle richiamate disposizioni speciali, con la conseguenza che resta fermo il provvedimento di nomina del custode, il quale, pur non impugnabile ne' revocabile (artt. 66 e 177 cod. proc. civ.), è, tuttavia, suscettibile di modifiche per fatti sopravvenuti nel corso dell'esecuzione (art. 487, stesso codice). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Giugno 1994, n. 5352.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Vendita a trattativa privata - Autorizzazione del giudice delegato - Reclamo al Tribunale fallimentare - Ammissibilità - Mezzi esperibili avverso i provvedimenti del giudice della esecuzione - Esclusione.
Il provvedimento col quale il giudice delegato autorizza la vendita di beni mobili a trattativa privata, ancorché revocabile da parte dello stesso giudice, in quanto idoneo ad incidere su diritti soggettivi connessi alla regolarità procedurale della liquidazione dell'attivo, è suscettibile di reclamo al tribunale fallimentare ex art. 26 legge Fall. e non è impugnabile con i mezzi esperibili avverso i provvedimenti del giudice dell'esecuzione previsti dal codice di procedura civile, atteso che il rinvio operato dall'art. 106 Legge Fall. riguarda esclusivamente le norme di detto codice che disciplinano il procedimento di vendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Aprile 1994, n. 3694.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Provvedimenti del giudice delegato - Revoca o modifica - Ammissibilità - Limiti - Fattispecie.
Le particolari disposizioni contenute nell'art. 108 legge fall., che consentono al giudice delegato di sospendere la vendita degli immobili per notevole inadeguatezza del prezzo fino a che non venga emesso il decreto di trasferimento del bene, non escludono l'applicabilità nell'espropriazione concorsuale, tramite il rinvio operato dall'art. 105 legge fall., del principio generale di cui all'art. 487 cod. proc. civ., per il quale le ordinanze del giudice dell'esecuzione sono revocabili o modificabili finché non abbiano avuto esecuzione (nella specie, trattavasi di un modesto aggiustamento del prezzo, intervenuto prima dell'esecuzione dell'ordinanza di vendita). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 1992, n. 3916.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo Precedente aggiudicazione non ancora eseguita - Prezzo notevolmente superiore a quello di aggiudicazione - Offerta - Provvedimento del giudice delegato - Di "sospensione" della vendita in corso e di nuova vendita all'incanto ad un prezzo base più alto - Natura - Presupposti ex art. 108 terzo comma della legge fallimentare - Sussistenza - Necessità - Esclusione.
In tema di liquidazione dell'attivo fallimentare, il provvedimento, con cui il giudice delegato, di fronte ad un'offerta notevolmente superiore rispetto al prezzo di una precedente aggiudicazione, non ancora eseguita (mediante versamento del prezzo ed emanazione del provvedimento di trasferimento del bene), "sospenda" la vendita in corso e disponga contestualmente una nuova vendita all'incanto ad un prezzo base più alto, costituisce una revoca dell'ordinanza di aggiudicazione, ai sensi dell'art. 487 cod.proc.civ. (applicabile in virtù del rinvio contenuto nell'art. 105 legge fall.), non una sospensione della vendita e, pertanto, non esige i presupposti richiesti per tale sospensione dall'art. 108 terzo comma della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Febbraio 1992, n. 1209.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di mobili - Vendita a trattativa privata - Autorizzazione del giudice delegato - Reclamo al Tribunale fallimentare - Ammissibilità.
Il provvedimento col quale il giudice delegato autorizza la vendita di beni mobili a trattativa privata, ancorché revocabile da parte dello stesso giudice è suscettibile di reclamo al Tribunale fallimentare ex art. 26 legge fall., in quanto idoneo ad incidere su diretti soggettivi connessi alla regolarità procedurale della liquidazione dell'attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Aprile 1991, n. 3482.