Massimario di Diritto Bancario


in genere

Nullità della fideiussione omnibus per violazione della normativa antitrust
La nullità dell'intesa anticoncorrenziale a monte si estende anche ai contratti cosiddetti “a valle”, ovvero ai contratti di fideiussione stipulati dai soggetti privati che non hanno partecipato all'intesa anticoncorrenziale. La conseguenza di tale nullità non può che travolgere l'intero contratto fideiussorio, trattandosi di una vera e propria nullità di protezione, sanzionata dall'art. 2 Legge antitrust.
La norma attribuisce rilievo anche al negozio a valle, inteso come prodotto (“effetto”) dell’intesa vietata, è la norma stessa che tratta il prodotto dell’intesa vietata alla stessa stregua di un subcontratto, come fattispecie che attinge direttamente alla causa dell’intesa vietata, contaminandone di fatto il sinallagma rispetto all’ordine pubblico economico. (Simona Ristori) (riproduzione riservata) Tribunale Siena, 14 Maggio 2019.


Esecuzione forzata – Credito bancario derivante da apertura di credito assistita da garanzia ipotecaria – Valore di titolo esecutivo – Affermazione – Spettanza del privilegio ipotecario – Sussiste
Il contratto di apertura di credito su conto corrente assistito da garanzia ipotecaria deve ritenersi titolo esecutivo, in quanto la somma di denaro che costituisce l’oggetto dell’obbligazione è chiaramente determinata con riferimento all’importo dell’apertura di credito, ed ove sorga questione relativamente agli oneri accessori, ove i criteri di calcolo siano esattamente previsti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca, 11 Aprile 2019.


Legittimazione attiva del fideiussore

Prescrizione quinquennale – Infondatezza – Prescrizione decennale – Conto in attivo – Ripristino integrale della provvista – Inesistenza rimesse solutorie

Anatocismo – Mancata pattuizione e sottoscrizione della clausola di reciprocità degli interessi – Illegittimità

Spese – Mancata pattuizione – Illegittima applicazione

Usura – Formula matematico-finanziaria post 2009 – Irrilevanza Istruzioni di Banca d’Italia – Rilevanza della mera pattuizione – Conto corrente – Tasso superiore alla soglia usura per effetto dello ius variandi – Usura ab origine – Applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. – Non debenza di tutte le somme pagate – Tramissione atti alla Procura della Repubblica

La legittimazione del garante/fideiussore, in ordine alla nullità ed alla invalidità relative ad un conto corrente bancario, si configura in termini di intervento dipendente, atteso il suo evidente interesse giuridico a che il saldo per il quale deve eventualmente rispondere sia determinato correttamente.

L’eccezione di prescrizione quinquennale riferita agli interessi è palesemente infondata se si riferisce al diritto di ripetere gli interessi illegittimamente addebitati.

È palesemente infondato l’assunto della banca che individua un autonomo effetto solutorio in considerazione del fatto che il conto sia tornato in attivo. L’unico effetto di una rimessa tale da riportare il conto in attivo si risolve nel ripristino integrale della provvista dell’apertura di credito e in una pre-costituzione di attivo da utilizzare nuovamente, con o senza apertura di credito, ma sicuramente non comporta alcuna forma di pagamento, non essendovi alcun debito esigibile da estinguere.

In forza del nuovo testo dell’art. 120 TUB vigente dal 9.02.2000 al 31.12.2013, la capitalizzazione trimestrale degli interessi è consentita purchè prevista a favore del cliente e attraverso una clausola specificatamente approvata.

La sentenza n. 16303/2018 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione regola la vicenda dell’usura sino al 31.12.2009; per il periodo successivo, la formula che deve essere utilizzata è quella finanziaria, come prevista dalla legge 108/1996 e non quella fornita dalle Istruzioni di Banca d’Italia, la quale non ha potere di regolare la materia diversamente dalla Legge.

Se per effetto dello ius variandi esercitato dalla banca il tasso sale sopra la soglia usuraria, si tratta in ogni caso di usura originaria, con le conseguenze di cui all’art. 1815 c.c.

Il superamento della soglia usuraria comporta la segnalazione presso alla competente Procura della Repubblica in relazione al reato di cui all’art. 644 c.p. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09 Aprile 2019.


Rimesse solutorie – Diritto alla ripetizione – Eccezione di prescrizione ultradecennale – Prova dell’affidamento – Onere di parte attrice

Delibera CICR del 9/2/00 – Anatocismo – Interessi creditori e debitori – Pattuizione tassi differenti – Legittimità

Art. 120, comma 2 TUB – Divieto di anatocismo – Decorrenza dal 3/8/16

Commissione di massimo scoperto – Remunerazione immediata disponibilità di fondi – Legittimità

Commissione di massimo scoperto – Tasso soglia d’usura – Non rileva fino a 1/1/10 – Tasso soglia d’usura – Commissione Massimo scoperto media – Maggiorazione di 1/2

Interessi Moratori – Verifica rispetto soglia usura – TEGM maggiorato di 2,1%

Tasso soglia d’usura – Somma algebrica tasso corrispettivo e moratorio – Erroneità

Nel caso di eccezione di prescrizione del diritto alla ripetizione delle rimesse solutorie ultradecennali grava su parte attrice l’onere della prova dell’affidamento e, quindi, della natura meramente ripristinatoria delle rimesse. Ciò in quanto l’azione promossa nei confronti dell’istituto di credito ha natura di accertamento negativo. E’, invece, onere della banca dimostrare la presenza di un affidamento allorquando questa eccepisce la natura ripristinatoria della rimessa per l’esistenza di un’apertura apertura di credito.

E' conforme alla Delibera CICR del 9/2/00 la pattuizione con la banca di tassi creditori e debitori differenti, ponendo sul punto la delibera l’unica condizione della medesima periodicità temporale dei tassi che possono anche essere distinti.

La delibera CICR del 9/2/00 ha continuato a regolare la materia dell’anatocismo bancario fino all’adozione della delibera CICR del 3/8/16. Ciò in quanto l’efficacia del divieto di anatocismo bancario, introdotto dall’art. 120, comma 2 TUB, così come modificato dall’art. 1, comma 629 Legge n. 147 del 27/12/13, era subordinata all’adozione della relativa delibera CICR.

Legittima è previsione della commissione di massimo scoperto che non costituisce una componente degli interessi corrispettivi, né tantomeno una modalità di calcolo degli stessi ed è, invece, destinata a remunerare la diversa prestazione consistente nell’integrale messa a disposizione dei fondi di cui all’apertura di credito a semplice richiesta del cliente.

Fino all’1/1/10 la commissione di massimo scoperto non va considerata ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia d’usura. Ciò in quanto i Decreti ministeriali di rilevazione del TEGM, ai sensi della Legge n. 108/96, emanati prima dell’1/1/10, recependo le istruzioni di Banca d’Italia, determinavano tale tasso senza includere nel calcolo l’ammontare della commissione suddetta. Ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia d’usura la Commissione di Massimo Scoperto applicata in concreto va, invece, confrontata con la Commissione di Massimo Scoperto soglia, calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media indicata nei DDMM.

La usurarietà o meno degli interessi moratori in concreto applicati va verificata confrontando il relativo dato con il tasso soglia d’usura per gli interessi moratori, determinato maggiorando il TEGM di 2,1 punti percentuali.

Ai fini della verifica del rispetto del tasso soglia d’usura erronea è la pratica di operare la somma algebrica di interessi corrispettivi e moratori. Ciò sia perché si tratta di tassi dovuti in via alternativa, sia perchè il TEGM, e conseguentemente il tasso soglia che dipende da questo, risultano determinati in base a rilevazioni statistiche condotte esclusivamente con riferimento agli interessi corrispettivi. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 28 Gennaio 2019.


Fido di fatto - Rimesse solutorie - Individuazione - Sforamento a negativo del saldo o del fido
Laddove l’istituto di credito abbia costantemente consentito lo sforamento a negativo del saldo o lo sforamento del fido concesso, deve individuarsi la concessione di un fido di fatto, a prescindere dalla produzione di un contratto scritto, e questo anche al fine del rigetto della eccepita prescrizione delle rimesse solutorie sollevata dall’istituto di credito su cui grava l’onere della relativa prova. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09 Novembre 2018.


Prescrizione singoli versamenti – Prova – Applicabilità del principio di vicinanza della prova

Fido di fatto – Meri atti di tolleranza – Insussistenza – Massimo scoperto di fatto consentito dalla banca

Azione di ripetizione – Termine di prescrizione decennale – Decorrenza – Data di chiusura del c/c

Inesistenza contratto di apertura di credito – Mancata pattuizione di tassi di interesse – Violazione art. 117 comma 4 T.U.B. – Applicazione tasso sostitutivo ex art. 117 comma 7 T.U.B.

CMS – Illegittimità – Mancata indicazione dei criteri di calcolo

Contratto di mutuo – Usura ab origine – Sussistenza – Concreta applicazione compenso per estinzione anticipata – Inserimento nel TEG – Applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. – Restituzione di tutti gli interessi pagati

Non può pretendersi che sia il correntista a fornire la prova di avere diritto a considerare nel ricalcolo i singoli versamenti, perché quella di prescrizione è un’eccezione in senso proprio, per cui alla parte che la solleva spetta l’obbligo di specificare i fatti che ne costituiscono il fondamento (cfr. Cass. n. 3578/2004 e Cass. n. 4468/2004). Del resto, l'impostazione che impone alla banca di comprovare lo sconfinamento e i pagamenti asseritamente prescritti è coerente con il principio di vicinanza della prova (indicante un particolare rapporto di facilità di accesso e recupero tra un soggetto e la prova), che la Suprema Corte a S.U. n. 13533/2001 ha elevato a criterio principe nella ripartizione dell’onere stesso. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La durata, la stabilità e l’importanza dell’utilizzo da parte del correntista di somme della banca consentono di escludere che si sia trattato di meri atti di tolleranza, ma configurano il riconoscimento dell’esistenza di un fido di fatto, avente come limite estremo lo stesso massimo scoperto di fatto consentito dalla banca. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

L’ordinario termine di prescrizione decennale per far valere il diritto alla ripetizione decorre dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, salvo interruzione. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
 
La mancata contrattualizzazione del contratto di apertura di credito nonché la mancata pattuizione dei relativi tassi di interesse configura la violazione dell’art. 117 comma 4 T.U.B. con conseguente applicazione del tasso sostitutivo di cui al successivo comma 7. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La mancata indicazione dei criteri di calcolo della c.m.s., benchè pattuita, comporta l’illegittimità della stessa. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

Nei contratti di mutuo, il compenso per l’estinzione anticipata, pattuito contrattualmente ab origine, entra nel calcolo del T.E.G. solo se si sia verificata l’effettiva estinzione anticipata del rapporto (con la conseguente applicazione dell’onere pattuito); accertato, quindi, che il tasso effettivo ricercato risulta usurario poiché superiore alla soglia di riferimento prevista dalla legge, deve applicarsi il secondo comma dell’art. 1815 c.c. con conseguente gratuità dell’intero contratto di mutuo e restituzione al mutuatario di tutti gli interessi dal medesimo versati. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 22 Ottobre 2018.


Prescrizione singoli versamenti – Prova – Applicabilità del principio di vicinanza della prova

Fido di fatto – Meri atti di tolleranza – Insussistenza – Massimo scoperto di fatto consentito dalla banca

Azione di ripetizione – Termine di prescrizione decennale – Decorrenza – Data di chiusura del c/c

Inesistenza contratto di apertura di credito – Mancata pattuizione di tassi di interesse – Violazione art. 117 comma 4 T.U.B. – Applicazione tasso sostitutivo ex art. 117 comma 7 T.U.B.

CMS – Illegittimità – Mancata indicazione dei criteri di calcolo

Contratto di mutuo – Usura ab origine – Sussistenza – Concreta applicazione compenso per estinzione anticipata – Inserimento nel TEG – Applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. – Restituzione di tutti gli interessi pagati

Non può pretendersi che sia il correntista a fornire la prova di avere diritto a considerare nel ricalcolo i singoli versamenti, perché quella di prescrizione è un’eccezione in senso proprio, per cui alla parte che la solleva spetta l’obbligo di specificare i fatti che ne costituiscono il fondamento (cfr. Cass. n. 3578/2004 e Cass. n. 4468/2004). Del resto, l'impostazione che impone alla banca di comprovare lo sconfinamento e i pagamenti asseritamente prescritti è coerente con il principio di vicinanza della prova (indicante un particolare rapporto di facilità di accesso e recupero tra un soggetto e la prova), che la Suprema Corte a S.U. n. 13533/2001 ha elevato a criterio principe nella ripartizione dell’onere stesso. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La durata, la stabilità e l’importanza dell’utilizzo da parte del correntista di somme della banca consentono di escludere che si sia trattato di meri atti di tolleranza, ma configurano il riconoscimento dell’esistenza di un fido di fatto, avente come limite estremo lo stesso massimo scoperto di fatto consentito dalla banca. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

L’ordinario termine di prescrizione decennale per far valere il diritto alla ripetizione decorre dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, salvo interruzione. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La mancata contrattualizzazione del contratto di apertura di credito nonché la mancata pattuizione dei relativi tassi di interesse configura la violazione dell’art. 117 comma 4 T.U.B. con conseguente applicazione del tasso sostitutivo di cui al successivo comma 7. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La mancata indicazione dei criteri di calcolo della c.m.s., benchè pattuita, comporta l’illegittimità della stessa. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

Nei contratti di mutuo, il compenso per l’estinzione anticipata, pattuito contrattualmente ab origine, entra nel calcolo del T.E.G. solo se si sia verificata l’effettiva estinzione anticipata del rapporto (con la conseguente applicazione dell’onere pattuito); accertato, quindi, che il tasso effettivo ricercato risulta usurario poiché superiore alla soglia di riferimento prevista dalla legge, deve applicarsi il secondo comma dell’art. 1815 c.c. con conseguente gratuità dell’intero contratto di mutuo e restituzione al mutuatario di tutti gli interessi dal medesimo versati. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 22 Ottobre 2018.


Contratti bancari – Conto corrente – Ripetizione di indebiti – Affidamento – Prova – Produzione del contratto – Prova raggiungibile aliunde

Contratti bancari – Conto corrente – Ripetizione di indebiti – Affidamento – Prova – Eccezione di prescrizione – Onere della banca di indicare in modo analitico le rimesse solutorie – Eslcusione

La mancata produzione in giudizio del contratto non impedisce di ricavare aliunde la prova documentale dell’esistenza dell’affidamento concesso dalla banca al correntista ricorrendo, come nel caso di specie, all’estratto conto scalare dal quale risulta l’addebito di interessi “entrofido” ed “extrafido”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Se è vero che, ai fini della eccezione di prescrizione, la banca non ha l’onere di indicare puntualmente i versamenti solutori, perché questi potranno essere ricostruiti con CTU contabile, è però vero che la stessa ha l’onere di sollevare l’eccezione di prescrizione in modo corretto e coerente con il corredo istruttorio disponibile in giudizio (ovvero corredata dai relativi presupposti in fatto), giacché, solo se l’eccezione è formulata in modo corretto, sulla base della stessa sarà costruito il quesito peritale.

La banca non ha dunque l’onere di individuare analiticamente i versamenti, ma ha l’onere di indicare (correttamente) il criterio sulla cui base individuarli tramite CTU contabile: il che significa, ad esempio, che, se si debba valutare l’eccezione di prescrizione con riferimento ai versamenti effettuati su di un conto affidato, la distinzione tra versamenti con natura solutoria e versamenti con natura ripristinatoria presuppone che sia nota la misura dell’affidamento, giacché solo i versamenti intervenuti a fronte di un saldo passivo superiore a detto importo assumono natura solutoria.

In conclusione, sul punto, nel momento in cui si ritiene dimostrata l’esistenza di un affidamento, non è in assoluto impossibile discutere di eccezione di prescrizione e di versamenti solutori e ripristinatori: di tali concetti però – si ribadisce - si può discutere solo se sia nota una soglia numerica, oltre la quale i versamenti diventano solutori e cessano di essere meramente ripristinatori.  (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 31 Agosto 2018.


Contratto di conto corrente con apertura di credito - Onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo - Mancanza del contratto di apertura del conto corrente e di tutti gli estratti conto completi - Revoca del decreto ingiuntivo - Condanna a rimborsare le spese di lite
In tema di rapporto bancario di conto corrente, qualora la Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo non fornisca prova del credito vantato con il contratto di apertura del conto corrente, come richiesto a pena di nullità ex art. 117 T.U.B., oltre a tutti gli estratti conto in ordine alla certezza del saldo indicato nella fase monitoria, il decreto ingiuntivo va senz’altro revocato in quanto l’indisponibilità del contratto e degli estratti conto hanno, quindi, impedito di accertare la presenza delle clausole nulle, come indicate dall’opponente e di ricostruire, precipuamente, l’andamento del rapporto, con l’eventuale depurazione di interessi, spese e commissioni non dovute, ovvero il corretto rapporto di dare ed avere tra le parti in causa. Le spese di lite seguono la soccombenza. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 24 Agosto 2018.


Contratto di conto corrente con apertura di credito - Onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo - Mancanza di tutti gli estratti conto completi - Il fideiussore può opporre al creditore tutte le eccezioni “di merito” che spettano al debitore principale - Revoca del decreto ingiuntivo
Soltanto attraverso gli estratti conto (salvo le eccezioni non ricorrenti nel caso di specie v. Cass., 13 marzo 2017, n. 6384, in motivazione) è possibile ricostruire i rapporti dare e avere tra le parti, in loro assenza deve ritenersi, in quanto alla stregua di qualsiasi soggetto che pretenda di vantare un credito, la Banca, trattandosi di un credito costituito dal saldo delle partite dare/avere tra le parti, dovrà indicare le annotazioni contabili degli addebiti e degli accrediti, comprese quelle per interessi commissione e così via.

Detta regola vale anche per i fideiussori quando il contratto di garanzia stipulato non contenga la clausola di rinuncia alle eccezioni ai sensi dell'art. 1945 c.c. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 22 Agosto 2018.


Apertura di credito ipotecaria per atto pubblico – Carenza di efficacia esecutiva – Sospensione dell'esecuzione ex art. 624 c.p.c.
E' privo di efficacia esecutiva il contratto di apertura di credito ipotecaria che, benchè stipulata per atto pubblico, non offra la prova della somma effettivamente utilizzata dal beneficiario a fronte dell'importo astrattamente messogli a disposizione, sì da consentire la determinazione del credito restitutorio solo da scritture contabili di formazione successiva, priva di valenza esecutiva. (Daniele Nacci) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 10 Luglio 2018.


Rapporto di apertura di credito in conto corrente – Ripetizione somme non dovute per interessi eccessivi e illegittima capitalizzazione anatocistica – Natura ripristinatoria delle rimesse – Eccezione di prescrizione e prova dei fatti che ne costituiscono il fondamento
L’eccezione di prescrizione non può considerarsi validamente proposta, allorquando non vengano allegati i fatti che ne costituiscono il fondamento, alla luce del principio che sancisce la presunzione della natura ripristinatoria delle rimesse nel contratto di apertura di credito. (Sara Rosaria Tundo) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2018, n. 17998.


Contratti bancari – Conto corrente – Affidamento di fatto – Criteri di identificazione – Rilevanza ai fini del carattere ripristinatorio delle rimesse
Ove vi sia un affidamento di fatto da parte della banca che impedisce di individuare una soglia dell’affidamento stesso, non è possibile qualificare le rimesse come solutorie.

Deve ritenersi l’esistenza di un affidamento di fatto concesso dalla banca per facta concludentia tenuto conto: a) della stabilità e non occasionalità dell’esposizione a debito; b) dell’assenza di richiesta di rientro o di iniziative di revoca; c) dell’applicazione di una commissione di massimo scoperto; d) dell’applicazione di distinti tassi debitori; e) della mancanza di una segnalazione a sofferenza alla centrale rischi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 11 Aprile 2018.


Procedimento per decreto ingiuntivo - Opposizione - Clausola derogativa di competenza - Eccezione incompetenza territoriale - Sussiste - Nullità del decreto ingiuntivo
Nel caso in cui, col contratto di apertura di credito in conto corrente, le parti abbiano sottoscritto la clausola di deroga al foro generale di competenza, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, in accoglimento dell’eccezione preliminare formulata dall’opponente, va dichiarata l’incompetenza territoriale del giudice (diverso da quello del luogo indicato nella clausola contrattuale) adito dalla banca in sede monitoria con conseguente declaratoria di nullità del decreto medesimo (Nel caso di specie, l’eccezione di incompetenza territoriale era stata formulata sia dalla ditta correntista sia dal fideiussore persona fisica, entrambi opponenti). (Roberto Di Napoli) (riproduzione riservata) Tribunale Foggia, 11 Aprile 2018.


Anatocismo – Adeguamento Delibera CICR 9/02/2000 – Necessità della approvazione scritta specifica
Per i contratti accesi prima dell’entrata in vigore della Delibera CICR 9/02/00, l’adeguamento alla pari periodicità trimestrale previsto dalla Delibera richiede necessariamente la specifica approvazione scritta del correntista, per un duplice motivo: da un lato, l’adeguamento è da considerarsi peggiorativo rispetto alla preesistente situazione di diritto, dall’altro, è da rilevarsi la carenza di delega del CICR a normare i rapporti preesistenti, essendo, a seguito della sentenza n. 425/2000 della Corte Costituzionale venuto meno l'art. 25 comma 3 del D.Lgs. n. 342/1999, che costituiva il fondamento legittimante la disciplina transitoria posta dall’art. 7 della delibera C.I.C.R. (Antonio Giulio Pastore) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 21 Dicembre 2017.


Usura bancaria – No onere di allegazione dei D.M. recanti le soglie d’usura – Formula di calcolo del TEG – Ordinaria formula del tasso d’interesse
Nell’ambito della verifica dell’usura, la parte che contesta la violazione della legge 108/96 non ha l’obbligo di produrre i D.M. di fissazione delle soglie d’usura, che devono essere ritenuti atti di normazione secondaria integrativi del precetto penale di cui all’art. 644 c.p., essendo stata tale disposizione configurata dal Legislatore come norma penale (parzialmente) in bianco.

Il rispetto della legge 108/96 in tema di usura deve essere condotto applicando l’ordinaria formula del tasso d’interesse, conforme al disposto di cui all’art. 644, comma IV c.p., disposizione di legge ai sensi della quale “per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazione a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito”.
In particolare, devono essere considerati i numeri debitori rettificati per effetto dell’espunzione dell’effetto anatocistico conseguente alla suindicata capitalizzazione trimestrale e degli addebiti a titolo di interessi ultralegali, commissioni e spese non pattuite nella necessaria forma scritta. (Antonio Giulio Pastore) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 21 Dicembre 2017.


Apertura di credito in c/c – Prescrizione – Eccezione di prescrizione specifica – Prova dell’esistenza del fido – Fido per facta concludentia
In presenza di apertura di credito che assista un rapporto di conto corrente bancario, la natura ripristinatoria delle rimesse è presunta, ed è onere della Banca che eccepisca la prescrizione individuare specificatamente le rimesse aventi natura ripristinatoria.

In merito alla prova del fido per l’individuazione delle rimesse solutorie, l’apertura di credito può attuarsi per facta concludentia, rilevabile pertanto mediante la compresenza di indici rilevatori della stabilità e non occasionalità dell’esposizione a debito. (Antonio Giulio Pastore) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 21 Dicembre 2017.


Apertura di credito regolata in confo corrente – Nullità per difetto di forma ex art. 117 del D.Lgs 385/93 – Mancata sottoscrizione del contratto da parte della Banca
I contratti bancari sono redattii per iscritto e, nel caso in cui l contratto sia sottoscritto solo da una parte, tale forma non è rispettata.

Se la parte non firmataria produce il documento in giudizio, la forma scritta deve intendersi rispettata con effetto ex nunc e non ex tunc.

La nullità del contratto per difetto di forma scritta opera solo nell’interesse del Cliente e non può essere rilevata d’ufficio dal Giudice. (Pasquale Coppola) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 29 Settembre 2017.


Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità degli interessi anatocistici e degli interessi ultralegali con rinvio al c.d. “uso piazza” - Non si deve computare la C.M.S. in mancanza di espressa pattuizione - Condanna della Banca alle restituzione delle somme illegittimamente addebitate
In punto di prescrizione l'eccezione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata perché la prescrizione decennale decorre dalla data di chiusura del conto; infatti in tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto; da ciò ne consegue che l'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata, poiché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto.  In mancanza di espressa e corretta pattuizione non sono dovuti gli interessi ultralegali con il rinvio al c.d. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale sia prima che dopo il 2000; in mancanza di espressa e corretta pattuizione non sono dovute neanche le C.M.S in quanto nulle sia per indeterminatezza che per carenza di causa concreta. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 27 Aprile 2017.


Contratto di conto corrente con apertura di credito - Mancanza del contratto - Onere probatorio - Interessi ultralegali e competenze bancarie - Conseguenze

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Revirement giurisprudenziale - Principio della retroattività della ricognizione correttiva della Suprema Corte - Effetti

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Indebito oggettivo - Effetti - Rivalutazione monetaria - Esistenza

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Azione di accertamento - Inversione della posizione debitoria in creditoria - Obbligo di cancellazione del nominativo del cliente dalla Centrale Rischi

In relazione ai contratti di conto corrente, rilevata la nullità della pattuizione non scritta - forma necessaria a pena di nullità (1284 c.c, 117 TUB) - delle condizioni relative alla capitalizzazione trimestrale, alle commissioni di massimo scoperto, agli interessi, alle spese ed alle valute da applicare, i saldi dei conti correnti in discussione vanno rideterminati depurati dalle spese, capitalizzazione, commissioni e valute non pattuite. Riguardo agli interessi, questi vanno considerati nella misura legale, ex art. 1284 c.c., in quanto rapporti di conto corrente stipulati prima del 9.7.1992 o di cui non vi è prova certa della stipulazione solo in data successiva (mancando il contratto). (Antonio Tanza) (riproduzione riservata)

Si ritiene, inoltre, che detta ricognizione correttiva in ordine alla nullità delle clausole anatocistiche, in quanto contrarie alla norma imperativa di cui all’art. 1283 c.c., ha una portata retroattiva non potendo la validità di dette clausole avere come fonte esclusiva una precedente giurisprudenza sul punto non condivisibile. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata)

Al riguardo, va rilevato che si ritiene far decorrere gli interessi dalla domanda ex art. 2033 c.c., dovendo considerare che entrambe le parti erano consapevoli della nullità di pattuizioni non scritte, nonché dovendo ritenere la buona fede della banca in relazione alle clausole di richiamo agli usi su piazza e di capitalizzazione trimestrale, essendo pattuizioni che all’epoca della stipula dei contratti erano ritenute legittime. Detta somma non va rivalutata trattandosi di debito di valuta (l’ammontare risulta sin dall’origine predeterminabile) e considerato il rapporto tra la remuneratività media del denaro e tasso di svalutazione nel periodo in considerazione. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata)

In conseguenza dell’accertamento dell’insussistenza di un debito della società attrice in ordine ai rapporti in discussione, vanno dichiarate estinte le dedotte fideiussioni prestate da XXXX e XXXX in favore della società attrice e va ordinato all’istituto di credito titolare del presunto credito di provvedere alla cancellazione del nominativo della società alla Centrale Rischi. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 13 Aprile 2017.


Conto corrente bancario con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali non pattuiti - Rigetto dell'appello avanzato dalla Banca
In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto; da ciò ne consegue che l'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata. L’apertura di credito non ha bisogno per la sua validità di essere pattuita per iscritto. In mancanza di un valido contratto di conto corrente con espressa e corretta pattuizione, non sono dovuti gli interessi ultralegali e neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale, le valute e le c.m.s. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 22 Febbraio 2017.


Conto corrente bancario – Apertura di credito – Effetti della annotazione in conto – Prova del credito – Produzione degli estratti conto con indicazione del saldo
In tema di apertura di credito in conto corrente, la annotazione di una cifra sul conto ha effetto meramente dichiarativo e, in quanto operazione puramente contabile, non è elemento idoneo a determinare il passaggio materiale del denaro dalla banca al cliente ed a privare, quindi, l’istituto di credito della proprietà della parte del patrimonio promessa al cliente ed attribuire a quest’ultimo il possesso o la detenzione di alcunché; ai fini della ammissione al passivo del credito della banca si deve avere dunque riguardo esclusivamente al risultato contabile raggiunto attraverso la contrapposizione delle poste attive e passive del conto corrente risultante dalla produzione integrale degli estratti di conto corrente recanti il saldo passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 22 Dicembre 2016.


Contratti bancari - Forma scritta ad substantiam - Produzione in giudizio della scrittura da parte del contraente che non l’ha sottoscritta - Equivalente della sottoscrizione - Efficacia ex nunc - Conseguenze -  Ricalcolo del saldo di conto corrente con applicazione di interessi al tasso sostitutivo B.O.T., data contabile ed esclusione di c.m.s. ed oneri sostitutivi
Con riferimento ai contratti per i quali la legge richiede la forma scritta ad substantiam ex art. 117 T.U.B., la produzione in giudizio di un modulo di conto corrente e di apertura di credito recante un visto per autenticità della firma ha effetti perfezionativi del contratto con effetti ex nunc e non ex tunc, con la conseguenza che gli addebiti a titolo di interessi ultralegali, commissioni e spese effettuati prima del perfezionamento in giudizio del contratto devono ritenersi nulli perché presuppongono l’esistenza “a monte” di valide ed efficaci condizioni contrattuali. (Pierantonio Paissoni) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 16 Novembre 2016.


Società cooperativa per azioni – Banca Popolare – Operazioni sulle proprie azioni – Concessione di prestiti per l’acquisto di azioni proprie – Applicabilità della disciplina di cui all’art. 2358 c.c. – Oneri probatori
La disciplina dell’art. 2358 c.c. in tema di prestiti e garanzie fornite dalla società per azioni per l’acquisto o la sottoscrizione di azioni proprie è applicabile anche alle società cooperative, in particolare alle banche popolari, attraverso il richiamo dell’art. 2519 c.c., non sussistendo alcuna ragione d’incompatibilità, a maggior ragione quando la banca stessa abbia dichiarato alle autorità di vigilanza la soggezione a tale disciplina, con la conseguenza che su di essa grava l’onere di dimostrare il rispetto delle condizioni e delle cautele imperativamente previste dall’art. 2358 c.c., mentre il socio finanziato è onerato di dimostrare, anche mediante presunzioni, la correlazione diretta tra i finanziamenti e gli acquisti o le sottoscrizioni di azioni. (Stefano Iorio) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 29 Aprile 2016.


Società cooperativa per azioni – Violazione delle condizioni e cautele previste dall’art. 2358 c.c. – Conseguenze – Nullità dei finanziamenti o delle garanzie concessi – Inibitoria cautelare della richiesta di pagamento dei saldi passivi dei conti correnti
Il mancato rispetto delle condizioni imposte dai commi 2 e ss. dell’art. 2358 c.c. per la concessione di prestiti o garanzie per l’acquisto o la sottoscrizione di azioni proprie determina la nullità dei finanziamenti o delle garanzie concessi, per l’espansione del divieto di cui al comma 1, e in via cautelare può inibirsi la richiesta della banca finanziatrice di pagamento dei saldi passivi generatisi sui conti correnti. (Stefano Iorio) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 29 Aprile 2016.


Società cooperativa per azioni – Operazioni sulle proprie azioni – Concessione di prestiti per l’acquisto di azioni proprie – Nullità virtuale – Legittimazione ad agire del socio finanziato
La nullità derivante dalla violazione dell’art. 2358 c.c. appartiene al novero delle nullità virtuali e può essere fatta valere dal socio finanziato, portatore di un interesse alla tenuta finanziaria e all’effettività del patrimonio della società di cui ha acquistato o sottoscritto azioni. (Stefano Iorio) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 29 Aprile 2016.


Apertura di credito in conto corrente con garanzia ipotecaria – Titolo esecutivo – Difetto
Il contratto di apertura di credito con il quale la banca si obbliga a tenere a disposizione del correntista una somma di denaro per un certo periodo di tempo con contestuale costituzione di ipoteca a garanzia del credito derivante dall'eventuale utilizzazione e nei limiti della somma messa a disposizione, seppure stipulato con rogito notarile notificato in forma esecutiva, non costituisce titolo esecutivo perchè la messa a disposizione da parte dell'istituto bancario di una somma di denaro non implica che l'accreditato sia debitore della somma stessa visto che il debito nasce alla fine del rapporto e solo con la diretta utilizzazione del credito. Sebbene l'art.474 co.2 n.3) c.p.c. annoveri gli atti ricevuti da notaio tra i titoli esecutivi, l'esecutività – come per ogni altro titolo esecutivo che attenga a somme di denaro – trova proprio imprescindibile requisito nella determinatezza o determinabilità dell'importo per cui viene minacciata o iniziata l'esecuzione forzata, desumibile da elementi intriseci al titolo stesso. (Maria Genovese) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 19 Ottobre 2015.


Domanda riconvenzionale in giudizio di opposizione a precetto a all'esecuzione – Ammissibilità
Deve ritenersi ammissibile la domanda riconvenzionale con cui la banca abbia chiesto l'accertamento del saldo del contratto di apertura di credito regolato su conto corrente e la relativa condanna del correntista e dei fideiussori al pagamento del saldo passivo al fine di ottenere un titolo esecutivo in base al citato contratto atteso che, secondo la giurisprudenza di legittimità, in seguito alla proposizione di una opposizione a precetto e all'esecuzione, a norma dell'art.615 c.p.c., si instaura un giudizio di cognizione all'interno del quale è consentito all'opposto proporre domanda riconvenzionale nei confronti dell'opponente per ragioni creditorie rispetto a quelle azionate, al fine di conseguire una pronuncia che costituisca un nuovo titolo esecutivo, in aggiunta a quello azionato o in sostituzione di esso, se invalido (Cass. nn.14554/2000; 8399/2003; 4380/2012). (Maria Genovese) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 19 Ottobre 2015.


Apertura di credito in conto corrente – Affidamento bancario – Commissioni di massimo scoperto
Assume, per contro valore sintomatico inequivoco dell’esistenza di un’apertura di credito l’addebito, come nel caso di specie, di commissioni di massimo scoperto che costituisce, per principio consolidato e ammesso dagli istituti di credito, la remunerazione per la messa a disposizione di una somma di denaro, avente funzione di corrispettivo del servizio di messa a disposizione di un affidamento.
Ne consegue che la mancanza di scrittura di affidamento di per sé non esclude, avuto riguardo alla concreta erogazione dell’affidamento da parte della banca, che il rapporto vada ricondotto ad un’apertura di credito in conto corrente. (Mirko Parentini) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 21 Febbraio 2015.


Capitalizzazione trimestrale degli interessi – Termine di prescrizione decennale – Natura delle ripristinatoria delle rimesse in conto – Onere della prova a carico della banca
I versamenti eseguiti su conto corrente affidato, in corso di rapporto hanno normalmente funzione ripristinatoria della provvista e non determinano uno spostamento patrimoniale dal solvens all’accipiens.
Una diversa finalizzazione dei singoli versamenti (o di alcuni di essi) deve essere concretamente provata da parte di chi intende far decorrere la prescrizione delle singole annotazioni delle poste relative agli interessi passivi anatocistici. (Mirko Parentini) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 21 Febbraio 2015.


Accertamento del passivo - Domanda di ammissione proposta dal creditore - Contratto di apertura di credito - Mancanza originaria di data certa - Altro fatto idoneo a conferire data certa - Elementi probatori scissione di società e conferimento ramo di azienda - Sussistenza
Costituisce, ai sensi dell’art. 2704 c.c., fatto comprovante l’anteriorità alla dichiarazione di fallimento del contratto di apertura di credito, originariamente privo di data certa, l’atto di scissione parziale e conferimento di ramo d’azienda, munito di data certa, nel caso in cui a seguito della scissione e del conferimento del ramo d’azienda, sia intervenuta una successione nel rapporto originario. (Massimo Tagliareni) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 26 Settembre 2014, n. 20393.


Smartphone – Inadempimento – Risoluzione.
Il malfunzionamento della connessione internet di uno smartphone costituisce inadempimento non di scarsa importanza del venditore. Qualora per l’acquisto sia stato stipulato un contratto di credito al consumo, la risoluzione del contratto di vendita determina lo scioglimento del contratto di finanziamento (causalmente collegato al contratto di fornitura di beni o servizi), da cui deriva l’obbligo del finanziatore alla restituzione di quanto già pagato. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Milano, 13 Marzo 2014, n. 1527.


Conto corrente – Apertura di credito in genere – Fideiussione – Buona fede contrattuale – (Liberazione del fideiussore).
In un rapporto di conto corrente e apertura di credito in genere, la Banca creditrice non deve richiedere al fideiussore la speciale autorizzazione di cui all’art. 1956, comma 1, c.c. per fornire nuovo credito al debitore, qualora possa ragionevolmente presumersi che lo stesso avesse conoscenza concreta ed effettiva delle mutate condizioni patrimoniali della debitrice e del loro progressivo deterioramento, poiché tale conoscenza fa venire meno qualsiasi esigenza di tutela del fideiussore, rendendo conseguentemente inapplicabile l’istituto dell’art. 1956 c.c. Fondano tale ragionevole presunzione tutte quelle situazioni in ragione delle quali deve escludersi che il fideiussore fosse soggetto stricto sensu terzo rispetto alla società debitrice (esemplificativamente quando il fideiussore riveste la qualità di socio della società debitrice e/o di amministratore della stessa etc.). (Dario Finardi) (riproduzione riservata)

Il fideiussore per avvalersi della tutela di cui all’art. 1956 c.c., deve essere meritevole della stessa essendo pertanto gravato di un duplice onus probandi: sia del requisito oggettivo della concessione da parte della creditrice, di nuovo credito al debitore, sia del requisito soggettivo della consapevolezza della creditrice del significativo peggioramento della condizione patrimoniale del debitore. Non può considerarsi raggiunta dal fideiussore la prova del requisito soggettivo, quando i dati dallo stesso forniti sono equivoci, ovvero permettono solo di capire che la creditrice conosceva la tensione finanziaria della debitrice. Di tal ché nell’ambito di un rapporto pluriennale di conto corrente e apertura di credito, la prosecuzione dello stesso da parte della Banca, continuando a mantenere a favore del correntista la somma convenuta, non è contrario a buona fede (essendo per altro un obbligo contrattuale) e parimenti la conoscenza della Banca di alcuni insoluti del debitore non è elemento sufficiente per revocare il rapporto. La concessione di nuovo credito da parte del creditore ai sensi dell’art. 1956 c.c. assume rilevanza rispetto alla liberazione del fideiussore, soltanto nei casi in cui si traduca in una violazione del dovere di solidarietà contrattuale gravante sul creditore, nella cui osservanza trova realizzazione l’obbligo del creditore di comportarsi secondo il canone della buona fede nell’esecuzione del contratto di garanzia. (Dario Finardi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 10 Settembre 2013.


Contratti Bancari – Apertura di credito in conto corrente – Deposito di C.T.U. contabile – Istanza ex art. 186quater c.p.c. – Ammissibilità.
E’ ammissibile, a seguito del deposito di CTU contabile che individua il dare/avere tra le parti in causa, la proposizione di istanza ex art. 186 quarter c.p.c. per conto della parte a favore della quale è stato accertato il credito. (Andrea Massa) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 16 Luglio 2013.


Contratti Bancari – Apertura di credito in conto corrente – C.M.S. – applicazione sull’entità del fido utilizzato – Nullità per assenza di giustificazione causale.
Quando la Banca applica la commissione di massimo scoperto in caso di concreto utilizzo dell’apertura di credito, la stessa risulta essere priva di una giustificazione causale, in quanto il corrispettivo della messa a disposizione del cliente di una certa somma è rappresentato dai soli interessi corrispettivi applicati, che dovranno essere calcolati, nella misura convenuta, sulla somma concretamente utilizzata e per tutto il periodo di tempo in cui la somma è stata utilizzata. (Andrea Massa) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 16 Luglio 2013.


Contratti Bancari – Apertura di credito in conto corrente – Ripetizione dell’indebito – Interessi – Decorrenza dalla messa in mora – Maggior danno ex art. 1224.2.
Sull’indebito in materia di contratto di apertura di credito bancario sono dovuti a favore del correntista gli interessi legali dalla messa in mora al saldo con capitalizzazione degli stessi nei termini di cui all’art. 1283 c.c. a far data dalla domanda giudiziale. Trattandosi di un indebito oggettivo e di una obbligazione di valuta è altresì dovuto il risarcimento del maggior danno ex art. 1224 co. 2 c.c., che “può ritenersi esistente in via presuntiva in tutti i casi in cui, durante la mora, il saggio medio di rendimento netto dei titoli di Stato con scadenza non superiore a dodici mesi sia stato superiore al saggio degli interessi legali” (In tal senso Cass. SS.UU. n. 19499/08). (Andrea Massa) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 16 Luglio 2013.


Conto corrente bancario - Apertura di credito - Ripetizione degli indebiti pagamenti - Presupposti - Chiusura del conto - Presenza di pagamenti con effetto assolutorio.
L’azione di ripetizione è preclusa sino a che il correntista non estingua il conto corrente o  non effettui pagamenti in senso solutorio in favore della banca in pendenza dell’apertura di credito; ciò non impedisce l’azione volta alla declaratoria di nullità del contratto di apertura di credito e conseguente rideterminazione del saldo disponibile in favore del correntista. (Giuseppe Cuppone) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 24 Giugno 2013.


Contratto di credito al consumo – Esclusione della sua assimilabilità al mutuo di scopo e sua riconducibilità alla categoria del collegamento negoziale necessario.
Il contratto di credito al consumo, pur caratterizzandosi per la presenza di una clausola di destinazione nel contratto di finanziamento, non è riconducibile alla diversa categoria del mutuo di scopo, ma si inserisce in un’autonoma categoria di collegamento negoziale necessario (con il contratto finanziato), di derivazione legale. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 18 Luglio 2012.


Domanda di nullità avente ad oggetto il contratto finanziato – Estensione di tale domanda al contratto di finanziamento – Ammissibilità.
Il consumatore, il quale faccia valere vizi genetici o funzionali del contratto finanziato, può chiedere l’estensione della pronuncia di nullità, annullamento o caducazione anche al contratto di finanziamento. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 18 Luglio 2012.


Jus variandi – Giustificato motivo – «Effetti prodotti dall’attuale crisi economica e finanziaria» – Insufficienza.

Commissione disponibilità fondi – Commissione di massimo scoperto – Coesistenza – Inammissibilità.

Il richiamo a «gli effetti prodotti dall’attuale crisi economica e finanziaria» non è idonea, per la sua sinteticità e genericità, a integrare il giustificato motivo richiesto dalla norma dell’art. 118 TUB. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata)

Il contratto di apertura di credito non può prevedere l’applicazione cumulativa della commissione per la messa a disposizione fondi e della commissione di massimo scoperto perché, ai sensi di legge, la prima delle due commissioni deve essere «onnicomprensiva». (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata) ABF Milano, 09 Novembre 2011, n. 2419.


Apertura di credito – Rapporti assimilabili – Versamento intrafido – Atto ripristinatorio – Non applicazione del criterio di imputazione di cui all’art. 1194 c.c. – Imputazione al capitale.
Nei contratti di credito di tipo rotativo – quali l’apertura di credito in conto corrente e il credito connesso alla carta di credito revolving – i versamenti effettuati dal cliente sono atti ripristinatori della disponibilità e risultano così sottratti all’applicazione della regola dell’art. 1194 c.c. Gli importi relativi vanno di conseguenza imputati per intero a capitale. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 11 Agosto 2011, n. 1716.