Massimario di Diritto Bancario


ANATOCISMO

Illegittimità tout court degli interessi anatocisti ed illegittimità degli interessi ultralegali non concretamente determinati. Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione relativa alla mancata contestazione degli estratti conto periodici - Illegittimità tout court interessi anatocisti ed illegittimità interessi ultralegali non concretamente determinati - Non si devono computare le commissioni di massimo scoperto in mancanza di espressa pattuizione - Rigetto dell'appello avanzato dalla Banca.
In tema di rapporto di conto corrente bancario la mancata tempestiva contestazione dell’estratto conto da parte del correntista nel termine previsto dall’art. 1832 c.c. rende inoppugnabili gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, ma non preclude la contestazione della validità e dell’efficacia dei rapporti obbligatori da cui derivano e la loro tacita approvazione non sana la nullità dell’originaria pattuizione per carenza del requisito della determinabilità - In mancanza di espressa e corretta pattuizione non sono dovuti gli interessi ultralegali e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale sia pre che post 2000 - Sempre in mancanza di espressa pattuizione non sono dovute neanche le commissioni di massimo scoperto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 29/08/2018.


Ripetizione somme non dovute per interessi eccessivi e illegittima capitalizzazione anatocistica, eccezione di prescrizione e prova dei fatti che ne costituiscono il fondamento. Rapporto di apertura di credito in conto corrente – Ripetizione somme non dovute per interessi eccessivi e illegittima capitalizzazione anatocistica – Natura ripristinatoria delle rimesse – Eccezione di prescrizione e prova dei fatti che ne costituiscono il fondamento.
L’eccezione di prescrizione non può considerarsi validamente proposta, allorquando non vengano allegati i fatti che ne costituiscono il fondamento, alla luce del principio che sancisce la presunzione della natura ripristinatoria delle rimesse nel contratto di apertura di credito. (Sara Rosaria Tundo) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09/07/2018.


Conto corrente affidato e ripetizione di interessi anatocistici. Sentenza Corte d’Appello di Milano - Ripetizione di interessi anatocistici.
In punto prescrizione, in caso di conto corrente pacificamente affidato, le rimesse dovranno considerarsi tutte di natura ripristinatoria, ove non sia dimostrato il limite dell’affidamento stesso.

Vi è quindi una presunzione della natura ripristinatoria delle rimesse in c/c, che può essere vinta solo con la prova del contrario da parte di chi abbia interesse ad una diversa decorrenza del termine prescrizionale, cioè la Banca.

Alla luce del principio sopra indicato, è, dunque, onere della Banca provare - a fondamento dell’eccezione proposta, come imposto dalla norma generale di cui all’ art.2697 c.c. - quali singoli pagamenti riteneva prescritti per non avere natura ripristinatoria ma solutoria, in quanto solo nei confronti di questi ultimi sarebbe decorso il termine di prescrizione.
 
Non incombe comunque sul correntista l’onere di provare la natura ripristinatoria di una rimessa, ma incombe sulla Banca l’onere di provarne la natura solutoria (provando che la stessa era in assenza di (o extra) affidamento) nel momento in cui ha ritenuto di eccepirne la prescrizione. (Marco Campanella) (riproduzione riservata) Appello Milano, 04/07/2018.


Illegittima segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d’Italia e periculum in mora. Centrale Rischi della Banca d’Italia - Illegittima segnalazione.
La segnalazione a sofferenza alla Centrale Rischi della Banca d’Italia non può scaturire dal mero ritardo nel pagamento del debito o da volontario inadempimento, ma deve essere determinata dal riscontro di una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d'insolvenza, come richiesto dalla circolare Banca d’Italia n. 139/1991 e succ. agg. (v. cap. II, sez. II, par. 1.5).  

A seguito di una segnalazione illegittima, il periculum è in re ipsa. Infatti, una ingiusta segnalazione a sofferenza comporta un rischio molto elevato di grave pregiudizio per l’imprenditore, sia sotto il profilo di revoca degli affidamenti già concessi da altri intermediari, sia per la preclusione alla concessione di nuove agevolazioni. Costituisce un fatto notorio che gli intermediari prestano, doverosamente, molta attenzione alle annotazioni presenti in Centrale rischi e l’appostazione a sofferenza normalmente determina un tipico effetto negativo, nel senso di negare l’affidabilità bancaria al soggetto, con conseguente revoca degli affidamenti in essere anche da parte delle altre banche e blocco per quelli oggetto di nuove richieste. In sostanza, una errata segnalazione a sofferenza, secondo ciò che accade normalmente, comporta l’impossibilità di accedere al credito bancario, ciò che per l’imprenditore può comportare pregiudizi irreparabili. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30/06/2018.


Contratti bancari – Conto corrente – Aperto prima del 1999 – Anatocismo successivo al giugno 2000 – Ammissibilità – Condizioni.
In un contratto di conto corrente bancario stipulato prima del d.lgs. 4 agosto 1999, n. 342 e della delibera CICR del 9 febbraio 2000 è legittima l’applicazione della capitalizzazione reciproca degli interessi in dare ed in avere laddove la Banca abbia provveduto a dare comunicazione al cliente della modifica contrattuale e a pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale le nuove condizioni applicate, non necessitandosi un’espressa pattuizione con il cliente, non trattandosi di condizioni peggiorative. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Appello Milano, 19/06/2018.


Procedimento ex art.702 bis in materia di ripetizione di interessi anatocistici. Ordinanza ex art.702 ter - Ripetizione di interessi anatocistici.
L’onere della prova della pattuizione scritta delle condizioni economiche del rapporto di conto corrente ricade sulla Banca. Il correntista, infatti, chiedendo l’accertamento o la ripetizione dell’indebito, in relazione al rapporto di conto corrente, è onerato solamente dell’allegazione e prova dei pagamenti da lei svolti e dell’assenza di causa. Quest’ultimo elemento, essendo negativo, non può essere provato dalla correntista, bensì solo allegato: l’onere di fornire la prova del fatto positivo contrario, ossia della sussistenza del titolo, quindi, ricade sulla Banca.

In punto prescrizione, su un conto pacificamente affidato, spetta alla Banca provare il limite di detto affidamento al fine di verificare quali tra le rimesse potesse avere eventuale funzione solutoria; in mancanza di detta prova l’eccezione di prescrizione andrà rigettata, in quanto le rimesse dovranno considerarsi tutte di natura ripristinatoria.

Anche gli accrediti effettuati sul conto in presenza di un saldo positivo hanno natura ripristinatoria: tutte le annotazioni sul conto, tranne quelle effettuate per ripianarne lo scoperto, rientrano nella disciplina generale del rapporto e, quindi, diventano esigibili solo a partire dalla sua chiusura.

In assenza di approvazione per iscritto da parte del correntista, la capitalizzazione degli interessi passivi non si applicherà anche successivamente all’entrata in vigore della delibera C.I.C.R. 09.02.2000. (Marco Campanella) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 21/04/2018.


Capitalizzazione trimestrale, rilievo d’ufficio della nullità e contratto autonomo di garanzia. Clausola di capitalizzazione trimestrale - Eccezione di nullità - Rilevo d’ufficio - Contratto autonomo di garanzia.
Il garante autonomo di un rapporto di conto corrente è legittimato a sollevare nei confronti della banca l’eccezione di nullità della clausola anatocistica allorquando essa non si fondi su un uso normativo.

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo la nullità delle clausole anatocistiche può essere rilevata d’ufficio anche in fase di gravame. (Antonio De Piano) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 13/03/2018.


Ammortamento alla francese, determinazione del Taeg e CTU. Ammortamento alla francese - Taeg - Determinazione - CTU.
Per determinare il Taeg, unica e sola grandezza da rapportare alla soglia di legge, occorre valutare il tasso di interesse effettivo, tenendo conto dell'effetto anatocistico insito nell'ammortamento francese; bisogna quindi ponderare l'incidenza dei costi correlati all'erogazione del credito e, da ultimo, atteso l'indubbio assoggettamento alla Legge 108/96 anche degli interessi moratori, considerare la maggiorazione (o spread) all'uopo contrattualizzata (senza, quindi, alcuna "sommatoria").
Il risultato così ottenuto va, infine, raffrontato con il tasso soglia vigente alla stipula.
Nel caso specifico, il CTU ha accertato un valore pari al 9,11% a fronte di un TSU pari al 8,9%.
Il mutuo è quindi inficiato da usura ab origine ed è pertanto da ritenersi gratuito ex art. 1815, secondo comma c.c. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 10/03/2018.


Clausola 'usi su piazza' e interessi anatocistici: gravi motivi per la sospensione della provvisoria esecuzione. Conto corrente con apertura di credito – Illegittimità degli interessi ultralegali (usi su piazza) ed anatocistici – Sospensione provvisoria esecuzione decreto ingiuntivo.
In una causa di opposizione a decreto ingiuntivo, relativa ad un rapporto di conto corrente aperto nel 1987, la presenza della clausola “usi su piazza” e di interessi anatocistici illegittimi, integrano i gravi motivi richiesti dall’art. 649 c.p.c., posto che il saldo, come azionato, alla luce delle suddette eccezioni, deve considerarsi frutto dell’applicazione di interessi illegittimi. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara, 26/02/2018.


Vietato l’effetto anatocistico nell’ammortamento alla francese. Mutuo - Anatocistico - Ammortamento alla francese - Divieto.
Nei mutui con ammortamento alla francese, la capitalizzazione composta non dichiarata in contratto, ma risultante solo dal piano di ammortamento, integra un anatocismo vietato dall’art. 1283 c.c. e non legittimato neanche dalla delibera del C.I.C.R. del 09/02/2000, che si riferisce solo agli interessi moratori. Pertanto, l’effetto di tale anatocismo va espunto da tale ammortamento, che sarà ridefinito secondo la capitalizzazione semplice. (Biagio Riccio) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 13/02/2018.


Nullità di clausole contrattuali: ripristino dell’affidamento revocato e risarcimento danni da illegittima segnalazione. Giudizio di accertamento – Rideterminazione del saldo contabile in c/c – Ripristino dell’affidamento bancario illegittimamente revocato – Abusività della segnalazione in Centrale Rischi – Risarcimento del danno.
Quando, all’esito di un giudizio di accertamento circa la nullità delle clausole contrattuali aventi ad oggetto capitalizzazione trimestrale, commissione di massimo scoperto e interessi ultralegali, venga rideterminato il rapporto di dare/avere tra le parti, con saldo nei limiti dell’affidamento bancario concesso al correntista, deve essere dichiarata illegittima la revoca della linea di credito precedentemente disposta dall’Istituto di credito e ordinato il ripristino della stessa.

In pendenza di un giudizio di accertamento su saldo di c/c bancario, la Banca è tenuta a comunicare alla Centrale rischi della Banca d’Italia che il credito è “in contestazione”: in difetto, consegue la lesione del diritto all’immagine e alla reputazione del soggetto segnalato e il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, da liquidarsi in via equitativa.

(Nel caso di specie, alla luce della rideterminazione giudiziale del saldo nel rapporto dare/avere tra le parti, pari non ad € 103.449,67 ma ad un saldo a favore del correntista di € 1.454,13, veniva disposto il ripristino dell’affidamento bancario nei limiti di € 100.000,00 e liquidato il danno da illegittima segnalazione nella misura di € 5.000,00 oltre interessi legali dal deposito della sentenza all’attualità). (Antonio Cavallo) (riproduzione riservata) Tribunale Paola, 10/02/2018.


Anatocismo, procedimento sommario e onere della prova, contratto mono-firma. Anatocismo bancario nei contratti “uso piazza” anteriori alla delibera CICR 9.2.2000 – Illegittimità – Ricalcolo degli interessi senza operare alcuna capitalizzazione – Prova della pubblicazione dell’adeguamento alla delibera CICR 9.2.2000 in G.U. e comunicazione al correntista – Necessità – Prova della pattuizione di nuova regolamentazione degli interessi – Necessità – Modifica dell’azione di accertamento negativo in azione di condanna a seguito di chiusura del rapporto di c/c in corso di causa – Validità contratto mono-firma.
1) La proposizione della domanda di mero accertamento finalizzata alla rideterminazione del saldo del conto corrente non impedisce a parte ricorrente, qualora nelle more del giudizio il conto corrente sia stato chiuso su iniziativa della banca, di modificare l’originaria domanda di accertamento in quella di condanna, trovando applicazione quanto affermato dalle sentenza n. 12310 del 15.06.2015 delle SS.UU. della Corte di Cassazione in base a cui “la modificazione della domanda […] può riguardare anche uno o entrambi gli elementi oggettivi della stessa, sempre che la domanda così modificata risulti comunque connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio e senza che, perciò solo, si determini la compromissione delle potenzialità difensive della controparte, ovvero l’allungamento dei tempi processuali”.

2) Quanto ai contratti sottoscritti dal solo correntista, la nullità di cui all’art. 117 TUB costituisce un’ipotesi riconducibile alle c.d. nullità di protezione di derivazione comunitaria, le quali, per la peculiarità della disciplina che le caratterizza, non appaiono in alcun modo sovrapponibili alla nullità codicistica, tradizionalmente intesa come quella patologia di gravità tale da rendere il negozio radicalmente improduttivo di effetti e insuscettibile di sanatoria.  La forma scritta prescritta a pena di nullità dall’art.  117 TUB, nella logica di quello che è stato definito in dottrina come “neo-formalismo comunitario”, assolve essenzialmente alla funzione di colmare il divario informativo esistente in determinati settori tra i soggetti che vi operano professionalmente ed il contraente debole.
Ne consegue che la forma scritta prescritta dall’art. 117 TUB non appare integrare un elemento costitutivo e strutturale del contratto, imposto, come nella tradizione romanistica, allo scopo di richiamare il contraente sull’importanza del negozio che si accinge a compiere, ma appare un adempimento imposto al contraente forte e strumentale ai doveri di correttezza, buona fede e trasparenza contrattuale necessari a colmare l’iniziale e fisiologico deficit informativo tra le parti. Tale nullità, atteso il suo carattere  "relativo" e la finalità protettiva degli interessi particolari del contraente debole, può apprezzarsi solo se vi sia stata in concreto una lesione dell’interesse protetto, lesione che, è di palmare  evidenza,  non  può  sussistere  per  la  mera  mancata  sottoscrizione  del  contratto  da parte della banca contraente, atteso che il cliente, ricevendo il contratto redatto per iscritto, è stato pienamente messo in  grado di conoscere e di comprendere ogni clausola contrattuale.
In altri termini, con la nullità atipica di cui all’art. 117 TUB il legislatore ha recepito il principio comunitario che impone, in caso di asimmetria informativa tra le parti, l’obbligo di clare loqui, affinché il cliente sia quanto più possibile reso edotto dei diritti e obblighi connessi ai contratti relativi ai rapporti bancari e all’erogazione del credito.
Ricostruita tale “nullità” in termini di una peculiare forma di tutela del contraente debole, ne consegue come la stessa non possa ritenersi sussistente qualora il contratto (rectius: il documento che raccoglie le clausole contrattuali) sia effettivamente redatto per iscritto e consegnato alla parte che l’ha sottoscritto, laddove venga dedotto soltanto il difetto di forma dell’accettazione da parte della Banca.

3) Per poter applicare la capitalizzazione periodica degli interessi passivi in contratti stipulati anteriormente l’entrata in vigore della delibera CICR del 9.2.2000 (avvenuta il 30.6.2000), è necessaria una nuova pattuizione scritta, non essendo sufficiente una mera comunicazione unilaterale della banca ancorché rispondente a quanto stabilito dall’art. 7 di detta delibera; pertanto, la pubblicazione sulla G.U. è condizione necessaria ma non sufficiente per l’adeguamento della Banca al combinato disposto dell’art. 120 TUB e dell’art. 7 della Delibera CICR del 2000 poiché, ai sensi del comma 2 della norma in esame, essa avrebbe dovuto fornire anche “opportuna notizia per iscritto alla clientela”. (Barbara Torti) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 07/02/2018.


Prescrizione, distinzione tra atti di pagamento e ripristinatori e onere di indicazione dei singoli pagamenti. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali non pattuiti correttamente - Rigetto dell'appello avanzato dalla Banca.
In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto; da ciò ne consegue che l'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata. In mancanza di un valido contratto di conto corrente con espressa e corretta pattuizione, non sono dovuti gli interessi ultralegali e neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 17/01/2018.


Anatocismo – Adeguamento Delibera CICR 9/02/2000 – Necessità della approvazione scritta specifica.
Per i contratti accesi prima dell’entrata in vigore della Delibera CICR 9/02/00, l’adeguamento alla pari periodicità trimestrale previsto dalla Delibera richiede necessariamente la specifica approvazione scritta del correntista, per un duplice motivo: da un lato, l’adeguamento è da considerarsi peggiorativo rispetto alla preesistente situazione di diritto, dall’altro, è da rilevarsi la carenza di delega del CICR a normare i rapporti preesistenti, essendo, a seguito della sentenza n. 425/2000 della Corte Costituzionale venuto meno l'art. 25 comma 3 del D.Lgs. n. 342/1999, che costituiva il fondamento legittimante la disciplina transitoria posta dall’art. 7 della delibera C.I.C.R. (Antonio Giulio Pastore) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 21/12/2017.


Conto corrente, anatocismo, azione accertamento negativo e onere della prova. Conto corrente – Banca – Anatocismo – Interessi – Azione accertamento negativo – Onere della prova – Vicinanza della prova – Saldo zero – Commissioni – Prescrizione.
Nell’ambito di un'azione di ripetizione dell'indebito, incombe sulla banca che eccepisca la prescrizione del credito l'onere di far valere l'avvenuta effettuazione di rimesse solutorie in pendenza del rapporto, non essendo configurabile, in mancanza di tali versamenti, l'inerzia del creditore, che rappresenta il fatto costitutivo dell'eccezione.

In merito alla ricostruzione dell'andamento contabile, poi, deve condividersi la scelta operata dalla Corte di merito di ridurre a zero il saldo iniziale per sopperire l'inadempimento degli oneri probatori incombenti alle parti, dunque, al fine di evitare che dalla mancata integrale produzione degli estratti conto possa derivare "una sorta di sanatoria degli addebiti verosimilmente operati dall'istituto di credito" nel periodo antecedente al primo estratto prodotto. (Laura Albanese) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30/11/2017.


Conto corrente con apertura di credito, mancanza del contratto e di alcuni estratti conto. Contratto di conto corrente con apertura di credito - Mancanza del contratto - Mancanza di alcuni estratti conti - Potere CTU - Raccordo

Contratto di conto corrente con apertura di credito - Mancanza del contratto - Interessi e competenze bancarie - Anatocismo - Valute -  Conseguenze.
Non appare fondata l’eccezione sollevata dalla convenuta secondo la quale l’omessa produzione in giudizio del contratto di conto corrente di alcuni estratti conto da parte dell’attore non consentirebbe la ricostruzione del saldo. Per quanto attiene al contratto deve rilevarsi che l’omessa produzione dello stesso non esclude che la prova della nullità delle clausole contenenti le condizioni economiche contestate dall’attore mentre per quanto attiene all’omessa produzione di alcuni estratti conto non esclude la possibilità di espletare una Ctu diretta alla rideterminazione del saldo mediante operazioni di raccordo tra l'ultimo saldo finale disponibile ed il primo saldo iniziale disponibile il cui risultato del resto è meno favorevole all’attore in quanto non consente di espungere gli addebiti illegittimi relativi ai periodi non coperti dagli estratti conto. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata)

Va esclusa altresì l’applicazione della capitalizzazione trimestrale degli interessi per l’intera durata del contratto in quanto, stante la nullità ab origine della capitalizzazione trimestrale l’applicazione a partire dal 2000 della capitalizzazione trimestrale reciproca deve ritenersi meno favorevole al correntista sicché per la validità della relativa clausola era necessario che fosse concordata per iscritto, il che, come è pacifico in atti, nel caso di specie non è avvenuto. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata)

Analoghe considerazioni valgono per quanto attiene al calcolo delle valute, per il quale correttamente è stato utilizzata la data di registrazione sul conto dell’operazione. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 29/11/2017.


Provvedimenti in materia di usurarietà nei contratti di mutuo e formula di calcolo in materia antiusura e anatocismo congenito. Atto di citazione ex art. 2033 c.c. – La verifica della usurarietà e la sommatoria tra tassi eterogenei – L’anatocismo congenito nei contratti di mutuo – Nullità della perizia di parte prodotta dai mutuatari.
Ai fini della verifica del superamento del tasso soglia di usura (L.108/1996), la somma fra la misura percentuale del tasso degli interessi corrispettivi e di quelli di mora al momento della pattuizione, risulta errata: l’infondatezza della “sommatoria” investe sia il profilo logico, che matematico, che giuridico, in quanto si sommano tra loro entità eterogenee.

Non sussiste ”anatocismo congenito” nel contratto di mutuo con piano di ammortamento alla francese, in quanto tale formula matematico-finanziaria “è coerente con il dettato dell’art.1194, comma 2 c.c.” perché la rata rimane costante, ma la quota di interessi, calcolata sul capitale residuo da rimborsare, diminuisce, mentre aumenta la quota capitale presente in ciascuna rata. (Martina Vitale) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 09/11/2017.


Mutuo ipotecario condizionato quale titolo esecutivo. Ammortamento alla francese e anatocismo. Mutuo ipotecario “condizionato” – Titolo esecutivo valido ai sensi dell’art. 474 c.p.c.

Interessi corrispettivi – Interessi di mora – Differente natura dei due accessori del credito – Ammortamento alla francese – Anatocismo – Esclusione.
Per verificare se vi sia stata o meno la consegna del denaro e quindi la disponibilità materiale o giuridica della somma mutuata da parte della mutuataria bisogna fare riferimento al contratto poiché la circostanza che contestualmente alla erogazione e quietanza, la somma, erogata e quietanzata, sia costituita in pegno infruttifero presso la Banca non esclude che la mutuataria ne avesse comunque ricevuto la giuridica disponibilità, atteso che la costituzione in pegno infruttifero costituisce un passaggio distinto ed ulteriore che cronologicamente e logicamente presuppone l’avvenuta traditio e quindi il perfezionamento del contratto con l’insorgere dell’obbligo restitutorio.

Il contratto di mutuo dunque costituisce titolo che documenta un credito certo, liquido ed esigibile ex art. 474 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Deve escludersi che i tassi pattuiti, con funzioni distinte ed autonome, a titolo di naturale remuneratività del denaro ed a titolo di mora, debbano essere considerati unitariamente ai fini della valutazione del superamento del tasso soglia.

Neppure può essere condivisa la tesi secondo la quale il piano di ammortamento c.d. "alla francese " determinerebbe una capitalizzazione composta degli interessi.
Tale tipologia di piano di ammortamento prevede che il debitore rimborsi alla fine di ogni anno (o di altro intervallo temporale che disciplina la cadenza delle rate) e per tutta la durata dell'ammortamento, una rata costante posticipata tale che al termine del periodo stabilito il debito sia completamente estinto, sia in linea capitale che per interessi.  Ogni rata costante si compone di una quota interessi e di una quota capitale; dal punto di vista del mutuatario, la quota interessi rappresenta il costo per l'uso del denaro mentre la quota capitale rappresenta la somma destinata al rimborso del capitale mutuato.

Il metodo “alla francese” comporta infatti che gli interessi vengano comunque calcolati unicamente sulla quota capitale via via decrescente e per il periodo corrispondente a quello di ciascuna rata e non anche sugli interessi pregressi.
In altri termini, nel sistema progressivo ciascuna rata comporta la liquidazione ed il pagamento di tutti (ed unicamente degli interessi dovuti per il periodo cui la rata stessa si riferisce.

Ciò non comporta tuttavia capitalizzazione degli interessi, atteso che gli interessi conglobati nella rata successiva sono a loro volta calcolati unicamente sulla residua quota di capitale, ovverosia sul capitale originario detratto l'importo già pagato con la rata o le rate precedenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 18/10/2017.


Ripetizione di interessi anatocistici. Ordinanza ex art. 186-quater c.p.c. - Ripetizione di interessi anatocistici.
E’ ammissibile la richiesta di provvedimento anticipatorio di condanna ex art. 186-quater c.p.c. in materia di ripetizione di interessi anatocistici illegittimamente addebitati su conto corrente bancario.

Per quanto riguarda la rilevazione degli interessi usurari, la formula da applicarsi è quella dettata da Banca d’Italia, così come previsto nella sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 12965/2016.

L’eccezione di prescrizione è inammissibile ove la Banca la sollevi in maniera generica senza riferimento ai presupposti fattuali e giuridici della sua applicazione. (Marco Campanella) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 09/10/2017.


Mere difese e responsabilità aggravata dell’Istituto di credito. Conto corrente ante 2000 - Spese, commissioni, interessi ultralegali e capitalizzati trimestralmente - Difesa temeraria della Banca - Responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. - Applicabilità .
Merita di essere condannata ex art. 96 c.p.c. la Banca che, a fronte delle doglianze del correntista circa l’illegittimità di costi, commissioni e interessi ultralegali e capitalizzati trimestralmente, resista in giudizio assumendo apoditticamente la conformità del proprio operato a far data dall’aprile 2000 (circostanza rivelatasi non vera), senza fornire nuovi elementi di indagine rispetto a quanto già accertato, per il medesimo rapporto, con precedente sentenza, relativamente al periodo sino al dicembre 2000. Ciò denota un comportamento incauto, se non temerario, e comunque in grado di ingenerare più di un sospetto sulla consapevolezza dell’Istituto di credito dell’artificiosità delle proprie argomentazioni, già dall’introduzione del giudizio.  

(Nella specie, in accoglimento della domanda dell’attore, l’istituto di credito veniva condannato, al risarcimento del danno subito dal correntista, ai sensi dell’art. 96 c.p.c., pari a euro 2.000,00). (Antonio Cavallo) (riproduzione riservata) Tribunale Paola, 05/10/2017.


Il criterio di ammortamento c.d. alla francese non implica, per definizione, alcun fenomeno di capitalizzazione degli interessi. Mutuo e ammortamento - Anatocismo - Ammortamento c.d. alla francese - Capitalizzazione degli interessi - Esclusione.
Il criterio di ammortamento c.d. alla francese non implica, per definizione, alcun fenomeno di capitalizzazione degli interessi: in base a tale metodo, si prevede che il pagamento delle rate di mutuo constino di una quota fissa, composta da una parte di capitale, progressivamente crescente e da una parte di interessi, progressivamente decrescente, quest’ultima da calcolare sul capitale residuo, con conseguente esclusione del fenomeno anatocistico vietato ex art. 1283 c.c. (Adriana Tandoi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 29/09/2017.


Ripetizione di interessi anatocistici e prescrizione. Anatocismo - Ripetizione di interessi anatocistici - Prescrizione.
L’eccezione di prescrizione deve essere specifica e non genericamente indicata con riferimento a tutte i versamenti compiuti anti decennio; è quindi onere della Banca provare -a fondamento dell’eccezione proposta, come imposto dalla norma generale di cui all’ art.2697 c.c.- quali singoli pagamenti riteneva prescritti per non avere natura ripristinatoria ma solutoria, in quanto solo nei confronti di questi ultimi sarebbe decorso il termine di prescrizione.   
In difetto di tali allegazioni, pertanto, si deve ritenere l’eccezione di prescrizione assolutamente infondata, non avendo la Banca dimostrato -con la produzione della relativa documentazione- quali versamenti erano di natura solutoria, essendosi invece limitata ad eccepire genericamente l’intervenuta prescrizione di tutte le operazioni/rimesse in conto anteriori al decennio dalla citazione, da essa ritenute sic et simpliciter solutorie sol per non avere –a suo dire- la correntista provato che il conto era affidato.   
Non incombe comunque sul correntista l’onere di provare la natura ripristinatoria di una rimessa, ma incombe sulla Banca l’onere di provarne la natura solutoria (provando che la stessa era in assenza di (o extra) affidamento) nel momento in cui ha ritenuto di eccepirne la prescrizione. (Marco Campanella) (riproduzione riservata) Appello Milano, 19/09/2017.


Interessi – Anatocismo – Contratto concluso dopo il 30 giugno 2000 – Principio di simmetria.
Risulta irrilevante il richiamo dei principi in tema di illegittima capitalizzazione degli interessi anatocistici con riguardo alla clausola contenuta in un contratto concluso dopo il 30 giugno del 2000 (momento di entrata in vigore della Delibera CICR prevista dall’art. 120 TUB) che sia rispettosa del principio di simmetria. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 12/09/2017.


Prescrizione dell’azione di ripetizione di interessi anatocistici: la banca non è tenuta a specificare la natura delle rimesse. Contratti bancari – Interessi anatocistici – Azione di ripetizione di indebito promossa dal cliente – Prescrizione ordinaria decennale – Decorrenza – Differente a seconda della natura delle rimesse – Valutazione della natura delle rimesse: spetta al giudice – Onere di allegazione specifica da parte della banca – Esclusione.
L’azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente di una banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici è soggetta all’ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell’ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto: ciò in quanto il pagamento che può dar vita ad una pretesa restitutoria è esclusivamente quello che si sia tradotto nell’esecuzione di una prestazione da parte del solvens, con conseguente spostamento patrimoniale in favore dell’accipiens.
Compete al giudice verificare quali rimesse, per essere ripristinatorie, siano irrilevanti ai fini della prescrizione, non potendosi considerare quali pagamenti. Si deve escludere che la banca, convenuta in ripetizione, sia onerata dell’allegazione specifica delle rimesse solutorie. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 26/07/2017.


Mutuo e Leasing – Anatocismo – Usura – Ammortamento alla c.d. francese – Irrilevanza.
Si ha anatocismo rilevante agli effetti dell’art. 1283 c.c., soltanto se gli interessi maturati sul debito in un determinato periodo si aggiungono al capitale, andando così a costituire la base di calcolo produttiva di interessi nel periodo. La previsione di un piano di rimborso con rata fissa costante (c.d. ammortamento “alla francese”) non comporta invece alcuna violazione dell’art. 1283 c.c., poiché gli interessi di periodo vengono calcolati sul solo capitale residuo e alla scadenza della rata gli interessi maturati non vengono capitalizzati, ma sono pagati come quota interessi della rata di rimborso. Non emerge pertanto un “anatocismo occulto” tanto meno rilevante ai fini dell’usura. (Emiliano Faccardi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 25/07/2017.


Anatocismo, procedimento sommario e onere della prova.  .
E’ ammissibile nel primo grado il ricorso al procedimento sommario ai sensi dell’art. 702 bis c.p.c. in quanto lo stesso non comporta il raggiungimento di una decisione sommaria, sussistendo sempre e comunque una cognizione piena delle domande ed eccezioni. Esso comporta meramente il ricorso ad un’attività istruttoria semplificata, a seguito di scelta discrezione del giudice adito, a nulla rilevando la complessità delle questioni giuridiche presenti nella controversia né la difficoltà della materia, rilevando solamente la complessità o meno dell’attività istruttoria. (Marco Campanella) (riproduzione riservata)

E’ ammissibile in corso di causa la modificazione della domanda di accertamento del saldo in quella di condanna a seguito dell’avvenuta chiusura del conto corrente trovando applicazione in merito quanto affermato dalle sentenza n. 12310 del 15.06.2015 delle SS.UU. della Corte di Cassazione, in base a cui “la modificazione della domanda … può riguardare anche uno o entrambi gli elementi oggettivi della stessa ("petitum" e "causa petendi"), sempre che la domanda così modificata risulti comunque connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio e senza che, perciò solo, si determini la compromissione delle potenzialità difensive della controparte, ovvero l'allungamento dei tempi processuali”. (Marco Campanella) (riproduzione riservata)

Quanto all’onere probatorio in ordine alla qualificazione delle varie rimesse, compete alla Banca, quale soggetto che eccepisce la prescrizione, specificare quali siano le rimesse aventi natura solutoria, vale a dire i singoli pagamenti in relazione ai quali sarebbe decorso il termine di prescrizione ed in relazione ai quali essa intenda avvalersi della facoltà di eccepire la prescrizione. Ciò in applicazione sia delle regole di cui all’art. 2697 c.c. sia della natura dispositiva dell’eccezione di prescrizione che, in quanto eccezione in senso stretto, impone a colui che le solleva di allegare e provare i fatti fondanti l’eccezione stessa.  La prescrizione deve essere pertanto eccepita dalla Banca in modo preciso, con l’indicazione dei versamenti che avrebbero avuto una funzione solutoria. (Marco Campanella) (riproduzione riservata) Appello Milano, 20/07/2017.


Inefficacia dello ius variandi in presenza di clausola di rinvio agli ‘usi di piazza’. Conto corrente con apertura di credito – Illegittimità degli interessi ultralegali (usi piazza), cms, interessi anatocistici, spese ed oneri non validamente pattuiti. Calcolo degli interessi al tasso sostitutivo ex art 117 T.U.B. – Tasso Bot – Condanna della Banca alla restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
Le comunicazioni di variazione (ius variandi) inviate dalla Banca al cliente sono inefficaci in presenza di una clausola di rinvio agli “usi di piazza”.

Inoltre, l’anatocismo relativo ai contratti bancari stipulati prima dell’entrata in vigore della Delibera CICR del 9/2/2000 è legittimo solo se la banca ha specificamente pattuito con il cliente la modifica contrattuale, non essendo sufficiente la mera comunicazione da parte dell’intermediario. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara, 08/06/2017.


Clausola di determinazione degli interessi: pratiche distorsive della concorrenza e nullità. Contratti bancari – Mutuo fondiario – Clausola di determinazione degli interessi – Rilevanza della decisione della Commissione Europea del 4.12.2013 (caso AT 39914) che ha accertato l’attuazione di pratiche distorsive della concorrenza da parte di alcuni istituti di credito deputati alla formazione dell’Euribor – Sussiste.
E’ disposta CTU per la riquantificazione degli interessi sul mutuo, in applicazione della disposizione sanzionatoria di cui all’art. 117, comma 7, T.U.B., lett. a), potendosi configurare, nelle pratiche distorsive della concorrenza, accertate in sede comunitaria, una causa di nullità, per contrarietà a norme imperative, della clausola contrattuale relativa alla determinazione degli interessi. (Daniela Capuzzi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 06/06/2017.


Conto corrente sottoscritto prima del 22 aprile 2000 e capitalizzazione paritetica di interessi attivi e passivi.  .
Ai fini dell’adeguamento del contratto di conto corrente sottoscritto prima del 22 aprile 2000 circa la capitalizzazione paritetica di interessi attivi e passivi, la Banca deve dar prova di aver fatto sottoscrivere al correntista apposita clausola ai sensi di quanto previsto dall’art.7.3 di detta delibera, non essendo sufficiente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della delibera citata e la sua comunicazione al correntista.
Ove contestata dalla Banca la prescrizione dell’azione di ripetizione delle somme ritenute indebite dal correntista, sarà onere della Banca dar prova dell’esistenza di eventuali rimesse solutorie, indicandole specificatamente, così come enunciato dalla sentenza della Cassazione n.4518/2014. (Marco Campanella) (riproduzione riservata) Appello Milano, 04/05/2017.


Consulenza tecnica preventiva e anatocismo bancario. Consulenza tecnica preventiva ex art. 696 bis c.p.c. – Oggetto – Ambito di applicazione – Ammissibilità – Anatocismo bancario.
In materia di anatocismo bancario svolgere o meno un dato accertamento contabile ed elaborare un quesito peritale è il portato di una valutazione decisionale non demandabile a un CTU, incompatibile con le finalità conciliative della procedura di consulenza tecnica preventiva, che pertanto è inammissibile. (Massimo Pellizzato) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 06/04/2017.


Interesse ultra legale: in mancanza degli estratti conto la prova può essere dedotta aliunde. Rapporti bancari – Interessi ultra legali – Ricalcolo del saldo – Mancanza di estratti conto – Deducibilità della prova sulla base di altri elementi.
La dichiarazione di nullità delle clausole contrattuali che fanno rinvio agli usi per la determinazione del tasso d'interesse ultra legale e di quelle che prevedono la capitalizzazione trimestrale degl'interessi, imponendo di procedere alla rideterminazione del saldo del conto, con applicazione del tasso legale ed esclusione dell'anatocismo, fa sorgere a carico della banca l'onere di produrre gli estratti conto a partire dalla data d'instaurazione del rapporto, in modo tale da consentire la ricostruzione integrale dell'andamento del dare e dell'avere, sulla base di dati contabili certi relativi alle operazioni registrate, risultando inutilizzabili, a tal fine, criteri presuntivi od approssimativi.

La particolare efficacia degli estratti conto, alla cui accettazione tacita l'art. 1832 cod. civ. ricollega la preclusione di qualsiasi contestazione in ordine alla conformità delle singole annotazioni ai rapporti obbligatori da cui derivano gli addebiti e gli accrediti, non consente peraltro di ritenere che gli stessi costituiscano l'unico mezzo di cui la banca possa utilmente avvalersi ai fini della dimostrazione delle operazioni effettuate sul conto corrente, non essendo previste limitazioni al riguardo, e ben potendo desumersi, quindi, la relativa prova dalle schede dei movimenti ovvero da altri atti o documenti idonei ad attestare il compimento dei negozi da cui derivano, nonché il titolo, la natura e l'importo delle operazioni, oltre che, ovviamente, l'annotazione in conto delle relative partite.

Nel caso di specie, la Supreme corte ha confermato la decisone di merito, la quale, pur dando atto della mancata produzione da parte della Banca di tutti gli estratti conto, a far data dall'apertura del conto corrente, ha ritenuto che ciò non impedisse al c.t.u. di procedere alla ricostruzione integrale dello andamento del rapporto sulla base di altri elementi, il cui apprezzamento, rimesso in via esclusiva al giudice di merito, non è censurabile in sede di legittimità per violazione di legge, ma esclusivamente per vizio di motivazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13/03/2017.


Criteri di verifica del superamento del tasso soglia d’usura rispetto agli interessi corrispettivi e agli interessi moratori. Mutuo – Usura – Verifica superamento tasso soglia – Tasso corrispettivo e tasso moratorio – Somma algebrica – Erroneità

Mutuo – Usura – Tasso moratorio – Verifica superamento tasso soglia – Esclusione

Mutuo – Usura – Interessi di mora – Ipotesi di ritardi di pagamento – Inammissibilità – Parametrazione a quota di capitale di singola rata – Inammissibilità

Mutuo – Usura – Calcolo TEG – Penale per estinzione anticipata – Non va compresa

Mutuo – Ammortamento alla francese – Anatocismo – Non ricorre

Mutuo – Ammortamento alla francese – Rate impagate – Addebito interessi di mora – Anatocismo – Non ricorre .
Ai fini della verifica del superamento del tasso soglia d’usura è scorretta la pretesa di sommare tasso corrispettivo e tasso di mora dal momento che gli interessi moratori nel caso di inadempimento si sostituiscono e non si aggiungono agli interessi corrispettivi. Ciò anche nel caso in cui il tasso di mora sia determinato applicando una maggiorazione percentuale sull’interesse corrispettivo perché ciò assume rilievo solo sotto il profilo della modalità adottata per la quantificazione del tasso. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)

In assenza di rilevazioni specifiche del TEGM per gli interessi moratori da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze il vaglio di usurarietà di tale categoria di interessi resta circoscritto alla dimensione soggettiva dell’usura quando si dimostri ai sensi dell’art. 644 cp che detti interessi siano stati pattuiti in maniera tale da creare una sproporzione delle prestazioni, con approfittamento delle condizioni di difficoltà economiche e finanziarie del debitore. Deve, invece, escludersi qualunque valutazione di carattere oggettivo per sforamento del tasso soglia. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)

Del tutto arbitraria, ai fini della verifica dello sforamento del tasso soglia d’usura da parte del tasso effettivo di mora (c.d. T.E.MO.), è la pratica di ipotizzare ritardi nei pagamenti che non abbiano alcun riscontro nei fatti di causa, così come è errato parametrare la quota di interessi moratori alla quota capitale della rata tardivamente onorata e non al capitale residuo al momento del pagamento, con l’effetto di individuare un tasso di mora nettamente superiore a quello effettivamente applicato. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)

La penale per anticipata estinzione del mutuo non va computata nel TEG in quanto questa non costituisce un onere collegato all’erogazione del credito ma riguarda piuttosto una fase successiva e eventuale, ossia la risoluzione anzitempo del rapporto, volta a indennizzare la parte mutuante della perdita del lucro discendente dalla mancata corresponsione degli interessi originariamente programmati. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)

Non comporta anatocismo la pattuizione di un piano di ammortamento alla francese, ossia mediante la previsione di rate di importo costante, ciascuna delle quali composta di una quota di capitale e una quota di interessi. Ciò in quanto in ciascuna rata la quota di interessi è calcolata non sull’intero importo mutuato ma sulla sola quota capitale via via decrescente per effetto del pagamento delle rate precedenti. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)

Non comporta anatocismo l’addebito di interessi moratori su rate non tempestivamente pagate, comprensive anche della quota di interessi corrispettivi. Ciò a condizione che sugli interessi moratori così calcolati non siano calcolati interessi. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16/02/2017.


Ripetizione di interessi anatocistici e mancanza di prova del limite dell’apertura di credito. Contratti bancari - Anatocismo - Affidamento - Prova.
Va dichiarata la nullità delle clausole anatocistiche contenute nei contratti bancari di conto corrente sottoscritti prima dell’entrata in vigore della delibera C.I.C.R. 09.02.2000, come delle clausole prevedenti interessi ultralegali facenti rinvio ai cosiddetti “uso piazza”.

In difetto di prova circa l’adeguamento della Banca alla delibera C.I.C.R. 09.02.2000 mediante approvazione scritta della clausola anatocistica, deve escludersi la possibilità per la Banca di capitalizzare gli interessi passivi anche successivamente all’entrata in vigore di detta delibera.

Nel caso sia provata l’esistenza dell’apertura di credito - deducibile anche dagli estratti conto prodotti in giudizio con riferimento all’applicazione di tassi differenti nella medesima liquidazione - ma non provato il limite della stessa, tutte le rimesse dovranno ritenersi ripristinatorie e conseguentemente andrà rigettata l’eccezione di prescrizione sollevata dalla Banca. (Marco Campanella) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 15/02/2017.


Usura e ripetizione di indebito. Ripetizione dell’indebito - Conto corrente in essere - Inammissibilità

Ripetizione dell’indebito - Onere di individuazione delle rimesse solutorie

Usura - Onere della prova - Produzione decreti ministeriali - Principio iura novit curia

Usura e commissione di massimo scoperto - Conteggio del TEGM - Istruzioni di Banca d’Italia.
La domanda di ripetizione ex art.2033 c.c. è inammissibile se il rapporto di conto corrente era in essere al momento dell’instaurazione del giudizio, posto che detta domanda presuppone un pagamento da parte di chi la esercita a favore della banca.
Più precisamente, un pagamento, per dar vita ad un'eventuale pretesa restitutoria di chi assume di averlo indebitamente effettuato, deve tradursi nell'esecuzione di una prestazione da parte di quel medesimo soggetto (il solvens), con conseguente spostamento patrimoniale in favore di altro soggetto (l'accipiens).
Peraltro, non ogni versamento costituisce automaticamente un pagamento in senso tecnico, in presenza di un conto affidato. Infatti, ogni versamento intervenuto su conto affidato con saldo passivo non ha effetto solutorio, ma meramente ripristinatorio della provvista messa a disposizione dalla banca in virtù del contratto di apertura di credito: in pratica, quei versamenti non costituiscono pagamenti. In sostanza, occorre distinguere tra versamenti confluiti in un conto corrente con saldo passivo (cioè con saldo negativo, ma entro il limite dell'affidamento) e rimesse operate invece in conto corrente scoperto (cioè con saldo negativo oltre il limite dell'affidamento o con saldo negativo su un conto corrente privo di affidamento). (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata)

È onere del cliente attore indicare quali versamenti avrebbero funzione solutoria e non ripristinatoria.
Qualora i versamenti in conto non superano il limite dell'affidamento concesso, questi hanno funzione esclusivamente ripristinatoria della provvista, poiché in tal caso non è ravvisabile alcuna percezione effettiva di denaro da parte della banca ma solo un eventuale incremento del credito utilizzabile da parte del cliente. Ne discende che l’azione promossa ex art. 2033 c.c. è inammissibile, dal momento che non c’è stato alcun pagamento di cui parte attrice può, quindi, pretendere la ripetizione. (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata)

L’attore che contesti il superamento dei tassi soglia ha l’onere non solo di indicare in modo specifico in che termini sarebbe avvenuto tale superamento, ma anche e, comunque, di produrre i decreti e le rilevazioni aventi per oggetto i tassi soglia, che costituiscono un provvedimento amministrativo e non normativo, con la conseguenza che ad essi non è applicabile il principio iura novit curia.
È essenziale prendere visione dei decreti ministeriali che determinano il TEGM sulla cui base si ottiene il tasso soglia posto che quest’ultimo deve essere confrontato con i tassi convenzionali. (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata)

Come previsto dalle Istruzioni della Banca d’Italia ante 2009, la Cms è esclusa tra gli oneri che concorrono alla determinazione del TEGM: essa è soggetta a computo separato.
Pertanto, è evidente che i trimestri indicati come usurari da parte attrice che tengano conto della CMS nell’anzidetto calcolo risentono dell’errore di impostazione giuridica di sommare commissione di massimo scoperto e interessi. (Nicola Scopsi) (Sabino Laudadio) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 13/02/2017.


Conto corrente di corrispondenza - Anatocismo - Onere della prova sull’esistenza della simmetricità cronologica della cadenza degli interessi passivi ed attivi dopo la delibera CICR del 9 febbraio 2000.
È onere della banca allegare o provare l'esistenza della pattuizione relativa alla simmetricità cronologica della cadenza degli interessi passivi ed attivi dopo la delibera CICR del 9 febbraio 2000 dovendo in difetto escludersi l'applicazione della capitalizzazione trimestrale/annuale degli interessi attivi a partire dal 1/7/2000. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07/02/2017.


Conto corrente con apertura di credito, contestazione degli estratti conto periodici e computo delle C.M.S.. Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione relativa alla mancata contestazione degli estratti conto periodici - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al c.d. “uso piazza” - Computare delle C.M.S. in mancanza di espressa pattuizione - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto di conto corrente bancario la mancata tempestiva contestazione dell’estratto conto da parte del correntista nel termine previsto dall’art. 1832 c.c. rende inoppugnabili gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, ma non preclude la contestazione della validità e dell’efficacia dei rapporti obbligatori da cui derivano - In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al c.d. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale - In mancanza di espressa pattuizione non sono dovute neanche le C.M.S - Ai fini del calcolo del TEG si deve computare l’incidenza delle C.M.S. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 26/01/2017.


Clausola di salvaguardia nei contratti di mutuo, verifica del tasso soglia e determinazione per relationem del tasso corrispettivo. Mutuo – Usura – Clausola di salvaguardia – E’ legittima

Mutuo – Usura – Tasso Soglia – Verifica del superamento – Tasso corrispettivo e tasso moratorio – Somma algebrica – Erroneità

Mutuo – Ammortamento alla francese – Non è anatocismo

Mutuo – Tasso corrispettivo – Tasso Euribor oltre spread – Determinazione per relationem  .
La presenza in un contratto di mutuo di una clausola di salvaguardia che circoscrive la misura degli interessi moratori entro il limite fissato dalla Legge n. 108 del 1996 impedisce il superamento del tasso soglia. Tale clausola è pienamente valida anche nel caso di sua non operatività al momento della stipula, essendo predisposta per un numero indeterminato di casi di mutuo a prescindere dal tasso applicato quale interesse corrispettivo e dal tasso soglia al momento della stipula. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)

E’ del tutto infondata la tesi del confronto tra tasso soglia d’usura e somma algebrica di tasso corrispettivo e tasso moratorio. Tasso corrispettivo e tasso d’usura hanno, infatti, base di calcolo differente, essendo il tasso corrispettivo il tasso percentuale applicato sul credito concesso e il tasso di mora il tasso percentuale applicato alla singola rata scaduta e non pagata. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)

E’ pienamente legittima la pratica del piano di ammortamento alla francese, non individuandosi in esso alcuna ipotesi di anatocismo, posto che pacificamente in tal caso l’interesse sul capitale residuo è calcolato secondo il metodo dell’interesse semplice e non composto. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata)

Non è nulla per indeterminatezza la clausola di un contratto di mutuo che fissa il tasso di interesse corrispettivo ancorandolo alla media giornaliera del tasso euribor a tre mesi, maggiorato di un dato tasso percentuale (cd spread) in ragione di anno, essendo il tasso determinabile per relationem. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 25/01/2017.


Usura contrattuale in un rapporto di c/c con apertura di credito. Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità.
Nei rapporti di conto corrente con apertura di credito, ai fini della determinazione del Teg sono rilevanti gli interessi, le cms e le spese collegate all’erogazione del credito.

Il CTU ha rilevato la pattuizione ed applicazione di interessi usurai in entrambi i rapporti di conto corrente ed in applicazione dell’art. 1815, secondo comma, del Cod. Civ., ha ricalcolato il saldo dei conti eliminando tutti gli interessi. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara, 18/01/2017.


Anatocismo e prova del limite dell’apertura di credito. Anatocismo – Apertura di credito – Prova.
Va dichiarata la nullità delle clausole anatocistiche contenute nei contratti bancari di conto corrente sottoscritti prima dell’entrata in vigore della delibera C.I.C.R. 9 febbraio 2000, come delle clausole prevedenti interessi ultralegali facenti rinvio ai cosiddetti “uso piazza”.

In difetto di prova circa l’adeguamento della Banca alla delibera citata C.I.C.R., deve escludersi la possibilità per la Banca di capitalizzare gli interessi passivi anche successivamente all’entrata in vigore di detta delibera.

Nel caso sia provata l’esistenza dell’apertura di credito - deducibile anche dagli estratti conto prodotti in giudizio con riferimento all’applicazione di tassi differenti nella medesima liquidazione - ma non provato il limite della stessa, tutte le rimesse dovranno ritenersi ripristinatorie e conseguentemente andrà rigettata l’eccezione di prescrizione sollevata dalla Banca. (Marco Campanella) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11/01/2017.


Procedimento ex art.702 bis c.p.c. in materia di ripetizione di interessi anatocistici. Ordinanza ex art.702 ter - Ripetizione di interessi anatocistici -  Tribunale di Pavia.
In caso di mancata produzione del contratto di conto corrente è onere della banca provare che le clausole ritenute nulle rispondano invece ai requisiti di determinatezza e di forma richiesti dalla legge.

Nel caso sia provata l’esistenza dell’apertura di credito - deducibile anche dalle ammissioni della Banca a giustificazione dell’applicazione delle commissioni di massimo scoperto - ma non provato il limite della stessa, l’apertura di credito deve ritenersi illimitata e quindi tutte le rimesse devono ritenersi ripristinatorie, essendo peraltro irrilevante che il saldo del conto sia talvolta stato positivo, posto che i versamenti a carattere solutorio sono solo quelli diretti a reintegrare un passivo del conto eccedente i limiti dell’apertura di credito. (Marco Campanella) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 22/12/2016.


Contratti bancari – Clausole sugli interessi – Contestazione – Onere specificità.
Quando il debitore eccepisce la nullità delle clausole inerenti il computo degli interessi (usura, difetto di pattuizione di interessi ultralegali, contestazione delle valute e/o c.m.s., eccetera), necessariamente assume l’onere di dimostrare se ed in che misura tali interessi indebiti siano stati computati, mentre nessun valore può avere una contestazione generica e puramente labiale, che non indichi in modo specifico le voci passive ritenute indebite, anche con riferimento analitico ai periodi in cui sono state applicate. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 16/11/2016.


Contratti bancari – Interessi – Richiesta di Consulenza tecnica contabile – Onere indicazione specifica doglianze.
La richiesta di consulenza contabile d’ufficio relativa ad un rapporto bancario non può limitarsi ad una generica doglianza, ma deve indicare in modo specifico quali voci passive siano contestate, per quali ragioni e con riferimento a quali periodi, eventualmente anche fornendo un proprio ricalcolo dei rapporti con applicazione degli interessi e delle altre voci ritenute corrette. Infatti l’individuazione di simili criteri è conseguenza di precise scelte giuridiche e dell’applicazione della normativa, per cui è scelta che non può essere demandata al ctu, che fornisce le necessarie cognizioni tecniche per verificare le conseguenze dell’applicazione di determinate condizioni del rapporto, ma che non può decidere la questione, prettamente giuridica, di quali criteri siano applicabili al rapporto, secondo le previsioni dello specifico contratto e la normativa del settore. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 16/11/2016.


Conto corrente bancario, addebiti illegittimi, prescrizione ed onere della prova. Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al c.d. “uso piazza” - C.M.S. e le spese in mancanza di espressa pattuizione - CTU contabile - Utilizzabile in mancanza dell’intera serie storica degli estratti conto.
In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto; da ciò ne consegue che l'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata, poiché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto.  In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al c.d. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale; non sono dovute neanche le c.m.s. e le spese se non pattuite e ben determinate - Ai fini della domanda di restituzione delle somme indebitamente versate a titolo di interessi ultralegali, anatocistici, c.ms. e spese, il correntista che agisce in giudizio deve produrre il contratto di conto corrente e gli estratti conto relativi a tutto il rapporto e, nel caso in cui non provveda in tal ultimo senso, la ricostruzione  del rapporto di dare / avere sarà circoscritta al periodo in relazione al quale risultano prodotti gli estratti e per cui è senz’altro utilizzabile la CTU contabile in cui si è correttamente proceduto nell’analisi contabile per blocchi ed in relazione ai soli periodi documentati . (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata, 02/11/2016.


Ordinanza ex art.702 ter e ripetizione di interessi anatocistici. Procedimento ex art.702 bis in materia di ripetizione di interessi anatocistici.
L’eccezione di prescrizione è inammissibile ove la Banca sollevi detta eccezione in maniera generica. E’ onere, infatti, di chi formula l’eccezione stessa di indicare puntualmente le rimesse aventi carattere solutorio, non potendo tale indagine essere affidata al ctu, posto che altrimenti la stessa avrebbe un contenuto esplorativo e ricercherebbe fatti costitutivi dell’eccezione che è onere dell’eccipiente dedurre nel processo.

L’individuazione di eventuali rimesse solutorie deve essere effettuato sul saldo del conto come rideterminato dal CTU una volta espunte le somme percepite sulla base di clausole nulle (e non sul saldo risultante dagli estratti conto – c.d. saldo Banca), posto che una clausola nulla non produce mai effetto e la nullità è imprescrittibile.

In assenza di approvazione per iscritto da parte del correntista, la capitalizzazione degli interessi passivi non si applicherà anche successivamente all’entrata in vigore della delibera C.I.C.R. 09.02.2000.

E’ illegittimo l’addebito della Commissione di Massimo Scoperto ove non siano indicati in modo chiaro il tasso applicabile, i criteri di applicazione e di calcolo della stessa e la sua periodicità. (Marco Campanella) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 20/09/2016.


Anatocismo e affidamento di fatto. Procedimento ex art.702 bis in materia di ripetizione di interessi anatocistici.
La costante esposizione debitoria del conto corrente protratta per tanti anni senza che la Banca abbia mai chiesto il rientro della somma comporta la natura affidata “di fatto” del conto corrente in quanto la Banca, tollerando la costante scopertura del conto, ha mostrato di voler considerare il conto in questione non propriamente scoperto, ma semplicemente passivo, e ciò sull’implicito ma chiaro presupposto del riconoscimento di un affidamento in linea di puro fatto.

Ove il conto corrente sia affidato, anche di puro fatto, è onere della Banca allegare quali tra le rimesse possano avere funzione solutoria; in difetto di tale prova le rimesse dovranno considerarsi tutte.

L’eccezione di prescrizione è inammissibile ove la Banca sollevi detta eccezione in maniera generica non allegando tantomeno provando le rimesse aventi funzione solutoria.  

In assenza di approvazione per iscritto da parte del correntista, la capitalizzazione degli interessi passivi non si applicherà anche successivamente all’entrata in vigore della delibera C.I.C.R. 09.02.2000. (Marco Campanella) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 17/09/2016.


Eccezione di prescrizione, onere di indicazione delle rimesse solutorie e indagine del CTU.  .
L’eccezione di prescrizione è inammissibile ove la Banca sollevi detta eccezione in maniera generica. E’ onere, infatti, di chi formula l’eccezione stessa di indicare puntualmente le rimesse aventi carattere solutorio, non potendo tale indagine essere affidata al CTU, posto che altrimenti la stessa avrebbe un contenuto esplorativo e ricercherebbe fatti costitutivi dell’eccezione che è onere dell’eccipiente dedurre nel processo
In assenza di approvazione per iscritto da parte del correntista, la capitalizzazione degli interessi passivi non si applicherà anche successivamente all’entrata in vigore della delibera C.I.C.R. 09.02.2000.  
E’ illegittimo l’addebito della Commissione di Massimo Scoperto ove non siano indicati in modo chiaro il tasso applicabile, i criteri di applicazione e di calcolo della stessa e la sua periodicità. (Marco Campanella) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 08/09/2016.


Interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al c.d. 'uso piazza' e C.M.S. su valute. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione relativa alla mancata contestazione degli estratti conto periodici - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al c.d. “uso piazza” - C.M.S. su valute - Onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo ed applicazione del criterio del c.d. saldo a zero - Rigetto dell'appello avanzato dalla Banca.
In tema di rapporto di conto corrente bancario la mancata tempestiva contestazione dell’estratto conto da parte del correntista nel termine previsto dall’art. 1832 c.c. rende inoppugnabili gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, ma non preclude la contestazione della validità e dell’efficacia dei rapporti obbligatori da cui derivano - In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al c.d. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale - In mancanza di espressa pattuizione non sono dovute neanche le C.M.S e le valute - Ai fini del calcolo del TEG si deve computare l’incidenza delle C.M.S. - Qualora la Banca non fornisca prova in primo grado atta a dimostrare la provenienza del saldo negativo, il saldo iniziale deve essere considerato pari a zero. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 02/08/2016.


Azione di accertamento negativo debito su conto corrente – Illegittimità dell’anatocismo per contrarietà all’art.1283 c.c..
È nulla la clausola contenuta nei contratti stipulati prima del 22.04.00 che prevede la possibilità, per la banca, di applicare l’anatocismo trimestrale sui saldi debitori del correntista, per violazione del divieto stabilito dall’art.1283 c.c., il quale osterebbe anche un’eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale. Ne consegue che gli interessi a debito del correntista devono essere calcolati senza operare alcuna capitalizzazione (per tutte, Cass. S.U. n. 24418/2010). (Lorenzo Di Antonio) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 30/06/2016.


Usura e prova in giudizio: inammissibilità della CTU contabile 'esplorativa'. Contratti bancari – Applicazione di tassi usurari – Prova – CTU “esplorativa” – Inammissibilità.
Non può essere accolta la domanda di consulenza tecnica contabile in assenza di specifiche e precise contestazioni circa le modalità di applicazione e determinazione degli interessi e degli altri costi imputati nei rapporti di c/c; simile consulenza deve ritenersi inammissibile in quanto formulata con modalità puramente “esplorative”, inammissibile per una ctu che deve costituire un mezzo di esame di una prova, non costituire un mezzo autonomo di acquisizione di una prova non prodotta dalle parti. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 22/06/2016.


Mutuo fondiario, natura di ‘contratto di finanziamento garantito da ipoteca’ e assoggettabilità alla disciplina del TUB. Mutuo fondiario – Natura di 'contratto di finanziamento garantito da ipoteca' – Assoggettabilità alla disciplina di cui al TUB

Mutuo fondiario – Disciplina dell’anatocismo ex art. 1283 c.c. – Applicabilità .
Il rapporto di mutuo fondiario a far data dall’entrata in vigore del d. lgs. 385/93 (c.d. TUB) risulta interamente assoggettato alla disciplina da esso dettata. L’art. 161 del decreto ha, infatti, proceduto all’abrogazione della specifica disciplina dettata per questo tipo di rapporti dal T.U. 646 del 1905. Ne è conseguita la «trasformazione» del mutuo fondiario: da rapporto dotato di particolari peculiarità (carattere pubblicistico dei soggetti concedenti tale tipo di mutuo; stretta connessione tra operazioni di impiego e quelle di provvista) a «contratto di finanziamento a medio e lungo termine garantito da ipoteca di primo grado su immobili» (Cass., 7 giugno 2016, n. 11638). (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

A far data dall’entrata in vigore del d. lgs. 385/93 non risulta più giustificabile, per i rapporti di mutuo fondiario, un regime di capitalizzazione degli interessi in deroga a quanto generalmente dettato dall’art. 1283 c.c.

Il TUB ha, infatti, provveduto all’abrogazione della precedente disciplina specificamente dettata per questo tipo di rapporto, secondo cui «il mancato pagamento di una rata implicava l’obbligo di corrispondere gli interessi di mora sull’intero suo ammontare» (compresa la parte corrispondente agli interessi di ammortamento).

Deve, dunque, ritenersi applicabile anche ai rapporti di mutuo fondiario il regime civilistico vigente in punto di maturazione di interessi su interessi (scaduti e non pagati): non è, infatti, rinvenibile nel TUB una specifica disposizione che, al pari della normativa precedente, disponga una deroga al principio generale di cui all’art. 1283 c.c., «dovendosi altresì escludere la vigenza di un uso normativo contrario» (Cass., 7 giugno 2016, n. 11638). (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07/06/2016.


Contratti bancari, onere della prova del correntista e presunzione di ricezione degli estratti conto. Contratti bancari - Rapporto di conto corrente - Ripetizione di indebito - Onere della prova del correntista - Produzione integrale degli estratti conto - Presunzione di ricezione degli estratti conto da parte del correntista - Mancato assolvimento dell’onere probatorio - Rigetto.
In tema di ripetizione dell’indebito, la parte attrice deve assolvere l’onere della prova che grava sul creditore istante ex art. 2033 c.c. il quale è tenuto a provare i fatti costitutivi della sua pretesa e quindi sia l'avvenuto pagamento, sia la mancanza di una causa che lo giustifichi; ciò anche nell’ipotesi in cui si assuma che il pagamento è indebito non per l’intero ma solo per una parte. Tale principio è applicabile anche al correntista che agisce per la ripetizione dell’indebito, sul quale grava pertanto l’onere di produrre in giudizio tutti gli estratti conto sì da fornire prova degli avvenuti pagamenti indebiti. In difetto, non è possibile accertare in concreto le violazioni dedotte da parte attrice.

Visto il principio di vicinanza della prova e della presunzione di ricezione degli atti inviati all’indirizzo del destinatario ex art.1355 c.c., è onere del correntista dedurre prove circa la mancata ricezione degli estratti conto.

Il mancato assolvimento dell’onere della prova da parte del correntista assorbe le eccezioni di nullità delle clausole contrattuali e di superamento del c.d. tasso soglia svolte da parte attrice in relazione alla domanda di ripetizione. Infatti nell’azione di ripetizione dell'indebito l'accertamento dell'insussistenza dell'obbligo di pagamento rappresenta un mero antecedente logico della domanda di restituzione della somma corrisposta e non già l'oggetto di un'autonoma domanda di accertamento negativo: pertanto, nel caso in cui la domanda di ripetizione debba essere rigettata per mancanza della prova dell'asserito pagamento (in quanto mancano gli estratti conto), l’attore non ha interesse alla pronuncia sull'accertamento negativo del debito, trattandosi di una domanda del tutto diversa per petitum e causa petendi da quella originariamente proposta con l'atto introduttivo del giudizio. (Nicola Scopsi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 12/05/2016.


Conto corrente bancario, pagamenti indebiti, prescrizione e onere della prova. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali ed altri oneri non correttamente pattuiti - Applicazione del tasso sostituivo ex art. 117 T.U.B. senza alcun tipo di capitalizzazione - Il pagamento da parte dell’ex correntista di interessi ultralegali ed anatocistici non può costituire adempimento di un’obbligazione naturale ex art, 2034 c.c. - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto; da ciò ne consegue che l'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata, poiché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. Quando gli interessi ultralegali non sono validamente pattuiti, di conseguenza, si applica il tasso sostituivo ex art. 117 T.U.B. senza alcun tipo di capitalizzazione. Il pagamento da parte dell’ex correntista di interessi ultralegali ed anatocistici non può costituire adempimento di un’obbligazione naturale ex art, 2034 c.c., non essendo ravvisabile il requisito della spontaneità del pagamento e, infatti, la corresponsione di interessi ultralegali non validamente predeterminati e frutto di capitalizzazione illegittima, non è avvenuta in esecuzione di un dovere morale o sociale, bensì in virtù di cogenti clausole contrattuali la cui invalidità è stata dedotta e accertata in giudizio. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 02/05/2016.


Contratti bancari – Mutuo – Usurarietà del tasso – Rilevazione TEGM – Verifica usurarietà del tasso – Oneri eventuali.
La rilevazione del TEGM, sulla base delle Istruzioni della Banca d’Italia, e la determinazione del TEG della singola operazione creditizia, ai fini della verifica di legalità, sono due operazioni distinte, rispondenti a funzioni diverse e aventi a oggetto aggregati di costi che, seppure definiti con un criterio omogeneo (interessi commissioni spese collegate all’erogazione del credito), non sono perfettamente sovrapponibili. Funzione del TEGM, e quindi delle Istruzioni della Banca d’Italia, è infatti ai sensi dell’art. 2 legge n. 108 (cfr. tra molte Cass. pen. 18.3.2003 n. 20148) fotografare l'andamento dei tassi medi di mercato, praticati da banche e intermediari finanziari sottoposti a vigilanza (comma 1), distinti per classi omogenee di operazioni “tenuto conto della natura, dell'oggetto, dell'importo, della durata, dei rischi e delle garanzie” (comma 2) al fine di determinare e rendere noto alla generalità di banche e intermediari “il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/04/2016.


Contratti bancari – Mutuo – Tasso soglia – TEGM pubblicato nei D.M. pro tempore vigenti .
Ai fini del tasso soglia deve considerarsi esclusivamente il TEGM pubblicato nei D.M. pro tempore vigenti, incrementato degli ordinari coefficienti, senza fare luogo ad alcuna maggiorazione. E questo, ancorché un’indagine statistica a fini conoscitivi, condotta dalla Banca d’Italia e dall’Ufficio Italiano Cambi, nel lontano 2002, abbia “rilevato che, con riferimento al complesso delle operazioni facenti capo al campione di intermediari considerato, la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento è mediamente pari a 2,1 punti percentuali” (come tuttora si legge nei D.M. trimestrali). (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/04/2016.


Contratti bancari – Mutuo – Accertamento dell’usurarietà – Artt. 1815 c.c. e 644 c.p. – Interpretazione autentica – Oneri eventuali.
La matrice storica della norma di interpretazione autentica degli artt. 1815 c.c. e 644 c.p. non offre gravi argomenti per affermare un divieto di pattuizione così stringente da comminare la nullità del contratto e muovere l’apparato sanzionatorio penale anche di fronte a scenari di superamento del tasso soglia semplicemente possibili, perché subordinati al realizzarsi di “condizioni” ancora non verificatesi né certe, quali un ritardo nel pagamento che determini applicazione di interessi di mora in misura tale da determinare il superamento della soglia. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/04/2016.


Contratti bancari – Mutui – Accertamento usurarietà del tasso – Interessi moratori – Irrilevanza voci meramente potenziali o del tutto irreali.
Se è vero che il d.l. 394/00 indica che gli interessi moratori contano nel calcolo usurario esso non dice tuttavia che questi debbano essere considerati nello stesso identico modo di quelli compensativi; che cioè la rilevanza degli interessi da risarcimento prescinda dall’essersi verificato il medio logico che è pur necessario per la loro effettiva applicazione (mentre i compensativi corrono, per contro, proprio in ragione dell’avvenuta consegna del denaro ex art. 821 c.c.). L’interesse moratorio, ovvero ogni onere eventuale, entra dunque nel calcolo del TEG solo se si sia verificato ritardo nel pagamento della rata (o le diverse condizioni di contratto. cui era subordinata la sua applicabilità). Segue a contrario l’irrilevanza, ai fini della verifica di usurarietà, delle voci di costo, bensì collegate all’erogazione del credito, ma meramente potenziali o del tutto irreali. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/04/2016.


Ordinanza ex art.702-ter per la ripetizione di interessi anatocistici. Anatocismo: Procedimento ex art.702 bis in materia di ripetizione di interessi anatocistici.
L’eccezione di prescrizione è inammissibile ove la Banca sollevi detta eccezione in maniera generica. E’ onere, infatti, di chi formula l’eccezione stessa di indicare puntualmente le rimesse aventi carattere solutorio, non potendo tale indagine essere affidata al ctu, posto che altrimenti la stessa avrebbe un contenuto esplorativo e ricercherebbe fatti costitutivi dell’eccezione che è onere dell’eccipiente dedurre nel processo.
In assenza di approvazione per iscritto da parte del correntista, la capitalizzazione degli interessi passivi non si applicherà anche successivamente all’entrata in vigore della delibera C.I.C.R. 09.02.2000.  
E’ illegittimo l’addebito della Commissione di Massimo Scoperto ove non siano indicati in modo chiaro il tasso applicabile, i criteri di applicazione e di calcolo della stessa e la sua periodicità. (Andrea Pirola) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 21/04/2016.


Ripetizione di interessi anatocistici e onere della prova.  .
In difetto di prova concreta da parte della Banca della pattuizione di interessi anatocistici, ultralegali, CMS e spese il conto corrente, ove siano applicati detti oneri, va depurato di detti oneri.
In difetto di prova circa la pattuizione di una prassi anatocistica, deve escludersi ogni effetto di tale natura in relazione al rapporto oggetto di causa, senza che in proposito possa assumere rilievo alcuna la Delibera C.I.C.R. del 9.2.2000.
Perchè, infatti, in forza di tale Delibera possa considerarsi legittima la capitalizzazione degli interessi con decorrenza al 30.6.2000, è infatti, necessario dimostrare in primo luogo che una pattuizione in termini di capitalizzazione degli interessi fosse inserita nel contratto di conto corrente e, in secondo luogo, che la banca correttamente si sia adeguata a alla nuova disciplina dettata dal secondo comma dell’art. 120 TUB (nella versione all’epoca vigente), secondo le modalità dettate dall’art. 7 della citata Delibera C.I.C.R. (Marco Campanella) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18/04/2016.


Contratto autonomo di garanzia e tutela del consumatore. Consumatori - Qualifica - Garanzia a favore di soggetto non consumatore - Nullità delle clausole abusive - Anatocismo.
La qualifica di Consumatori nei riguardi dei sottoscrittori di una garanzia a favore di soggetto non consumatore determina l’applicabilità delle norme a tutela del Consumatore e quindi la nullità delle clausole abusive contenute nel contratto anche nell’ipotesi di qualificazione della garanzia in termini di contratto autonomo. Ne consegue la nullità delle clausole limitative della facoltà di opporre le eccezioni inerenti il rapporto fondamentale, anche alla luce dei principi espressi dall’Ordinanza della Corte di Giustizia 19.11.2015 nella causa C-74/15.

Devono essere valutati come gravi motivi di contestazione del credito azionato dalla Banca quelli relativi all’anatocismo, applicato per tutta la durata al rapporto di conto corrente n. 149893 sulla base del contratto di apertura di credito del 31.3.1999 (doc. 9 opposta). Si tratta, infatti, di contratto antecedente la Delibera Cicr del 2000 rispetto al quale la Banca non ha ancora documentato la comunicazione alla correntista ex art. 7 della Delibera. (Gladys Castellano) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04/04/2016.


Anatocismo: il 'nuovo' art. 120 TUB non ha efficacia immediatamente precettiva, in mancanza della delibera CICR di attuazione. Anatocismo bancario – Capitalizzazione – Nuovo art. 120 TUB – Divieto di anatocismo (escluso) – Iter normativo incompleto – Delibera CICR – Incompatibilità disciplina comunitaria.
In tema di efficacia del nuovo art. 120 TUB come modificato dalla legge di stabilità del 2014, affermare una cogenza immediata del divieto di anatocismo introdotto dalla normativa, diversamente da quanto avvenuto nel recente passato sempre in subiecta materia, comporterebbe una ingiustificata sperequazione giuridica tra gli istituti di credito e gli altri soggetti interessati al fenomeno, ma anche tra gli stessi utenti del sistema bancario, i quali, non essendo tutti debitori e negativamente esposti alla capitalizzazione degli interessi passivi, potrebbero, in quanto creditori, essere, invece, ben favorevoli all’applicazione di detto istituto relativamente agli interessi attivi.

Il nuovo art. 120 TUB non ha efficacia immediatamente precettiva, in quanto l’iter normativo delineato dal legislatore non è giunto a conclusione, essendo indispensabile la delibera CICR, come previso dall’art. 161 V comma TUB.

La necessità di una precisa regolamentazione del predetto divieto in tutti i suoi aspetti ed implicazioni, prima della sua effettiva entrata in vigore, sembra altresì trovare giustificazione anche in esigenze di armonizzazione della nuova e ben più rigorosa disciplina nazionale con quella in vigore nel resto dell’UE. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 25/03/2016.


Nullità delle clausole del conto corrente per violazione di norme imperative; rilevabilità in ogni stato e grado del giudizio in presenza di contestazione del titolo posto a fondamento della richiesta e di elementi già acquisiti al giudizio. Conto corrente - Violazioni di norme imperative - Nullità - Contestazione del titolo posto a fondamento della richiesta - Elementi già acquisiti al giudizio - Rilevabilità in ogni stato e grado del giudizio.
La nullità delle clausole del contratto di conto corrente conseguente a violazioni di norme imperative (come ad esempio, clausole in cui è stato previsto un tasso d’interesse usurario o la capitalizzazione con qualsiasi periodicità degli interessi a debito o la commissione di massimo scoperto o l’anticipazione non contrattualizzata della valuta) qualora vi sia stata contestazione anche per ragioni diverse sul titolo posto a fondamento della richiesta di interessi, può essere rilevata in ogni stato e grado del giudizio, purché basata su elementi già acquisiti al giudizio, senza che ciò si traduca in una violazione dei principi della domanda e del contraddittorio. (Antonio Volanti) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 22/03/2016.


L'insufficienza di una documentazione rilevante non giustifica il diniego della consulenza contabile (fattispecie in tema di contratti bancari). Processo civile - Consulenza tecnica d'ufficio - Natura esplorativa - Dimostrazione della irrilevanza della consulenza - Necessità - Deroga al divieto di compiere indagini esplorative - Condizioni - Accertamento di situazioni di fatto che richiede l'ausilio di speciali cognizioni tecniche - Acquisizione da parte del c.t.u. degli elementi necessari a rispondere al quesito anche se non prodotti dalle parti - Fattispecie in tema di rapporti di conto corrente non prodotti dalle parti - Ordine di esibizione - Necessità.
Nonostante non vi sia dubbio che "la mancata disposizione della consulenza tecnica d'ufficio da parte del giudice, di cui si asserisce l'indispensabilità, è incensurabile in sede di legittimità sotto il profilo del vizio di motivazione, laddove la consulenza sia finalizzata ad esonerare la parte dall'onere della prova o richiesta a fini esplorativi alla ricerca di fatti, circostanze o elementi non provati" (Cass., sez. 1^, 5 luglio 2007, n. 15219), tuttavia, quando la parte chieda una consulenza contabile sulla base di una produzione documentale, il giudice non può qualificare come esplorativa la consulenza senza dimostrare che la documentazione esibita sarebbe comunque irrilevante.

Ha natura esplorativa la consulenza finalizzata alla ricerca di fatti, circostanze o elementi non provati dalla parte che li allega (Cass., sez. 1^, 5 luglio 2007, n. 15219, m. 598314), non la consulenza intesa a ricostruire l'andamento di rapporti contabili non controversi nella loro esistenza. E secondo la giurisprudenza di questa corte, è consentito derogare finanche al limite costituito dal divieto di compiere indagini esplorative, "quando l'accertamento di determinate situazioni di fatto possa effettuarsi soltanto con l'ausilio di speciali cognizioni tecniche, essendo in questo caso consentito al c.t.u. anche di acquisire ogni elemento necessario a rispondere ai quesiti, sebbene risultante da documenti non prodotti dalle parti, sempre che si tratti di fatti accessori e rientranti nell'ambito strettamente tecnico della consulenza, e non di fatti e situazioni che, essendo posti direttamente a fondamento della domanda o delle eccezioni delle parti, debbano necessariamente essere provati dalle stesse" (Cass., sez. 3^, 14 febbraio 2006, n. 3191).

E' vero che l'esibizione di documenti non può essere chiesta, ai sensi dell'art. 210 c.p.c., a fini meramente esplorativi, allorquando neppure la parte istante deduca elementi sulla effettiva esistenza del documento e sul suo contenuto per verificarne la rilevanza in giudizio (Cass., sez. L, 20 dicembre 2007, n. 26943). Ma detta ipotesi non ricorre nel caso in cui non possa mettersi in dubbio l'esistenza dei rapporti oggetto di indagine (nella specie di conto corrente non contestati dalla banca) e dunque l'esistenza della documentazione relativa alla loro gestione.

(Nel caso di specie, la Suprema corte ha ritenuto che erroneamente i giudici del merito avessero negato l'ammissione della consulenza contabile e respinto la richiesta di ordinare alla banca l'esibizione della documentazione necessaria alla ricostruzione dei rapporti con gli attori). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15/03/2016.


Accertamento del credito e contestuale azione di risarcimento del danno per mancato utilizzo delle somme. Verifica preliminare in tema di accertamento del credito delle operazioni solutorie - Mancata produzione in giudizio del contratto di conto corrente nelle azioni di accertamento del credito - Conseguenze.
In materia di accertamento del credito, se le operazioni solutorie (quelle cioè concretizzatesi in versamenti effettuati dal correntista per ripianare sconfinamenti effettuati extrafido o in assenza di fido), che ben possono essere ritenute veri e propri pagamenti, sono ripetibili pur in presenza di conti ancora aperti, lo stesso non può dirsi per le operazioni non solutorie (che si hanno quando i versamenti, non avendo il passivo superato il limite dell’affidamento concesso al cliente, fungono unicamente da atti ripristinatori della provvista della quale il correntista può ancora continuare a godere).
 
Secondo l’accertamento consolidato della giurisprudenza formatasi in tema di azioni di ripetizione dell’indebito, applicabile anche alle azioni di accertamento negativo in considerazione della identità di ratio (v. Trib. Bari, 17/11/2011, Trib. Vicenza 9/2/09; Trib. Napoli, 4/11/2010; Trib. Cagliari sentenze nn° 354/2013 e 1573/2013), l’onere probatorio di cui si è detto va assolto mediante la produzione, oltre che degli estratti di c/c relativi a tutto il periodo contrattuale, anche e soprattutto dei contratti di conto corrente.
Detta produzione è, in particolare, necessaria per accertare e verificare tra le altre cose, il rispetto dei requisiti sagomati dall’art. 117 TUB (il quale prevede che i contratti bancari devono essere redatti in forma scritta e che in caso di inosservanza della forma prescritta il contratto è nullo). Tribunale Agrigento, 14/03/2016.


Conto corrente – Applicazione commissioni e interessi illegittimi – Segnalazione in Centrale Rischi – Risarcimento danno non patrimoniale – Nesso di causalità.
Se, per effetto dell’applicazione di commissioni e interessi illegittimi (in quanto usurari e/o anatocistici), la correntista viene segnalata in Centrale Rischi, la Banca è tenuta al risarcimento del danno non patrimoniale derivante da tale illegittima segnalazione. Sussiste infatti il nesso causale tra le difficoltà finanziarie incontrate nel proprio esercizio di impresa dalla società e le condotte tenute dalla Banca, che – pur avendo la società una posizione creditoria e non debitoria – ha segnalato la medesima in centrale rischi e applicato interessi usurari. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09/03/2016.


Conto corrente – Applicazione commissioni e interessi illegittimi – Segnalazione in Centrale Rischi – Risarcimento danno non patrimoniale – Quantificazione del danno.
È equo riconoscere alla società correntista, per il ristoro del danno non patrimoniale, una somma pari al doppio delle somme illegittimamente addebitate alla medesima. E ciò, in quanto la condotta della Banca comporta per la correntista l’impossibilità economica di operare sul mercato, avendo ogni impresa, per produrre reddito, la necessità di ricorrere al mercato del credito; per contro, la segnalazione in Centrale Rischi in quanto tale, nonché la revoca degli affidamenti presso gli altri istituiti che ne deriva, impediscono l’espansione commerciale e produttiva della società, impedendole di utilizzare il credito bancario per la propria attività d’impresa. La Banca è tenuta, altresì, a risarcire il danno non patrimoniale cagionato ai garanti della società, in una misura che tenga conto del fatto che il loro coinvolgimento nella vicenda è più limitato e circoscritto alla segnalazione illegittima in Centrale Rischi. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09/03/2016.


Conto corrente – Interessi usurari – Accertamento dell’usurarietà del tasso applicato – Commissione di massimo scoperto.
Ai fini della verifica dell’usurarietà del tasso applicato nei singoli trimestri, l’unico metodo di calcolo corretto è quello che fa inclusione di tutti i costi e le spese, commissione di massimo scoperto compresa, a prescindere da quello che dica la Banca d’Italia. La stessa infatti, dopo la nota sentenza della Cassazione Penale del 2009, ha prontamente incluso la commissione nel calcolo del tasso almeno fino a quando la legge 2/2009 non ha radicalmente mutato la natura e la struttura della commissione di massimo scoperto. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09/03/2016.


Conto corrente – Interessi anatocistici – Esclusione .
Se il rapporto di conto corrente è stato acceso in data anteriore alla delibera CICR 2000, qualsiasi pattuizione relativa all’applicazione di interessi anatocistici, seppure previsti a condizione di reciprocità, è illegittima; per l’effetto, il saldo del conto corrente va ricalcolato escludendo gli addebiti per interessi anatocistici. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09/03/2016.


Mutuo – Anatocismo – Ammortamento alla francese – Irrilevanza.
Nel contratto di mutuo che preveda un piano di ammortamento cd alla francese non vi è alcuna violazione del divieto di anatocismo, posto che in tal caso la quota di interessi dovuta per ciascuna rata di ammortamento è calcolata applicando il tasso convenuto solo sul capitale residuo, mentre l’anatocismo consiste nella diversa  operazione di calcolare interessi sugli interessi. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 08/03/2016.


Ammissione di CTU: clausola uso su piazza, interessi ultra-legali, capitalizzazione trimestrale degli interessi, commissione di massimo scoperto, usura, prescrizione della ripetizione di indebito. Clausola uso su piazza – Interessi ultra-legali – Capitalizzazione trimestrale degli interessi – Commissione di massimo scoperto – Usura – Prescrizione della ripetizione di indebito.
Gli interessi sugli addebiti, uso su piazza, su contratto anteriore all'entrata in vigore della legge 154 del 1992, devono essere calcolati al tasso legale ex art. 1284 c.c. sino alla conclusione del nuovo contratto di conto corrente.
La mera comunicazione della banca di variazione del saggio degli interessi non ha effetto e non è retroattiva e si applica solo a condizione che detta facoltà, di modifica unilaterale dei tassi, sia una condizione espressamente prevista per iscritto nel contratto.
Gli interessi sugli addebiti, uso su piazza, su contratto successivo all'entrata in vigore della legge 154 del 1992, devono essere calcolati applicando i tassi di sostituzione previsti dall'art.5 legge 154/92 (poi art.117 comma VII TUB). Tale conteggio deve essere eseguito fino alla prima comunicazione della banca della variazione del saggio degli interessi idonea a soddisfare il requisito della determinatezza del tasso, a condizione che il contratto preveda la facoltà di variazione delle clausole ex art. 6 legge 154/92 (ora 118 TUB) e in mancanza fino alla conclusione di nuovo contratto idoneo.
Gli interessi ultra-legali devono essere calcolati applicando il tasso di interesse debitorio previsto nel contratto, distinguendo tra il tasso nei limiti del fido e quello di scoperto extrafido.
Il ricalcolo della capitalizzazione trimestrale degli interessi sul contratto anteriore alla delibera CICR del 9.02.2000, deve essere eseguita eliminando ogni forma di capitalizzazione degli interessi debitori dall'accensione del rapporto fino al nuovo contratto (o comunicazione espressamente approvata dal cliente), che preveda pari periodicità nella chiusura e accredito/addebito di interessi e in difetto fino alla chiusura del conto.
La commissione di massimo scoperto anteriore al d.l 185/2008 può essere applicata sino alla scadenza del termine di 150 giorni dall'entrata in vigore dell'art. 2 bis del 28.06.2009 incrementando il saldo passivo del cliente a condizione che il contratto o una variazione autorizzata per contratto preveda la c.m.s e determini in modo specifico i criteri per la sua esatta applicazione
Nel calcolo dell'usura deve essere determinato per ciascun trimestre il tasso effettivo globale (TEG) applicato dalla banca seguendo i criteri stabiliti dalla legge 108/1996 e le istruzioni della Banca d'Italia (agosto 2009), tenendo conto di tutti i costi e le remunerazioni ivi compresa la c.m.s, ad eccezione di imposte e tasse e attenendosi alla istruzioni di Banca d'Italia anteriori al 2009 e perciò senza computo ai fini del tasso soglia della c.m.s all'epoca rilevata separatamente.
Qualora il TEG applicato ecceda il tasso soglia, applicabile ratione temporis,gli interessi devono essere stornati ex art.1815 II comma c.c. se il tasso risulta usuraio già al momento della conclusione del contratto, mentre nei limiti del tasso soglia se il tasso è divenuto usurario in epoca successiva alla conclusione del contratto.
In tema di prescrizione dell'indebito, l'importo contabilmente a debito del correntista, risultante dal calcolo del saldo deve essere ridotto delle somme indebitamente annotate, ma per le quali non è prescritta l'azione di ripetizione, ossia decorso oltre un decennio dalla notifica dell'atto di citazione o altri atti interruttivi.
Si intendono pagate: a) le somme annotate su conto in saldo attivo alla data di esecuzione con prescrizione decorrente dalla data medesima; b) le somme annotate a debito e pagate con rimessa successiva con funzione solutoria, ovvero, su conto scoperto o affidato in passivo oltre i limiti del fido, o a seguito di riduzione del fido, nei limiti della differenza tra il maggiore e il minor fido concesso.
In entrambi i casi la prescrizione decorre dalla data della rimessa solutoria. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 17/02/2016.


Ammortamento alla francese, modalità di determinazione della rata e anatocismo. Mutuo - Piano di ammortamento alla francese - Anatocismo - Esclusione.
Nel contratto di mutuo che preveda un piano di ammortamento cd. alla francese non è individuabile alcun effetto anatocistico, in quanto non si deve confondere il fatto che il metodo di calcolo è quello dell'interesse composto, nel senso che la rata è composta da quota capitale e quota interessi, con il fatto che il calcolo sia composto nel senso che gli interessi si calcolano sugli interessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 12/01/2016.


Legittimità dell'ammortamento 'alla francese'; inammissibilità della CTU contabile 'esplorativa'. Contratti bancari – Anatocismo – Nell’ammortamento cd. “alla francese” – Non sussiste

Contratti bancari – Applicazione di tassi usurari – Prova – CTU “esplorativa” – Inammissibilità.
La progressione dell’ammortamento cd. “alla francese” non provoca alcun fenomeno anatocistico nel conteggio degli interessi contenuti in ogni singola rata.
Quest’ultimo si presenta nel diverso caso in cui non venga rispettata, dal parte del soggetto mutuatario, la scadenza del pagamento rateale, e vengano computati su tali rate impagate gli interessi di mora. In tal caso, tuttavia, l’art.3 della Delibera C.I.C.R. 9.2.2000 consente l’anatocismo. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)

Comporta l’inammissibilità della CTU contabile, dal momento che la stessa avrebbe una finalità meramente esplorativa, il fatto che parte attrice si sia limitata a richiedere la determinazione del quantum del saldo passivo, senza avere indicato quali poste passive andrebbero rettificate e i criteri in base ai quali si sarebbero dovute operare tali rettifiche. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11/01/2016.


È a carico del cliente l'onere di provare la natura solutoria delle rimesse in conto corrente. Conto corrente bancario - Ripetizione degli addebiti illegittimi - Prescrizione dell'azione - Natura solutoria delle rimesse - Individuazione - Modalità - "Normalità" della natura solutoria - Esclusione - Onere della prova della natura solutoria delle rimesse - Onere a carico della parte che deduca la sussistenza dell'apertura di credito.
La individuazione delle rimesse di natura solutoria - secondo la definizione data dalla sentenza della Corte di cassazione n. 24418 del 2010 ed al fine di stabilire la decorrenza della prescrizione dell'azione di ripetizione delle somme illegittimamente addebitate sul conto corrente - deve essere effettuata caso per caso, non potendosi presumere in astratto la "normalità" della funzione ripristinatoria.

L'onere della prova della natura solutoria delle rimesse incombe sulla parte che deduca (e dimostri) la sussistenza dell'apertura di credito, in base alla regola generale per la quale chi intende far valere l'esistenza di un contratto al fine di trarre le conseguenze a sé favorevoli e di poter paralizzare la eccezione di prescrizione di controparte, è tenuto a fornire la prova del fatto costitutivo della pretesa laddove, diversamente opinando, verrebbe posto a carico della banca l'onere di fornire la prova di un fatto negativo consistente nell'assenza della stipulazione di un contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 23/12/2015.


Anatocismo: il nuovo art. 120 T.U.B. non si applica in attesa dell’adozione della delibera CICR. Anatocismo – Nuovo art. 120 T.U.B. – Necessità delibera CICR di attuazione – Divieto non operativo in mancanza delle modalità e dei criteri per la produzione di interessi – Applicazione uniforme – Regole precise per tutti.
In materia di anatocismo bancario, deve ritenersi conforme al disposto di legge il contegno dell’istituto che abbia conservato – a seguito della riforma dell’art. 120 T.U.B. – la previsione di clausole anatocistiche nei propri moduli contrattuali e fogli informativi.

La formulazione (pacificamente infelice) della nuova disposizione, che rimanda ad una delibera CICR per la determinazione delle modalità e dei criteri per la produzione di interessi, deve far ritenere il divieto di anatocismo non immediatamente operativo, imponendolo sia il disposto di cui all'art. 161, 5° comma, TUB che ragioni di uniforme applicazione della normativa secondo regole precise per tutti (istituti bancari ed utenti). (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 09/12/2015.


Il correntista ha facoltà di agire contro la banca dalla data di ogni singola operazione ritenuta illegittima, con ogni relativa conseguenza in ordine alla decorrenza della prescrizione. Conto corrente bancario - Prescrizione dell'azione del correntista relativa agli addebiti illegittimi - Decorrenza da ogni singolo operazione.
Il correntista ha facoltà di agire anche in corso di rapporto al fine di far accertare l'illegittimità di ogni annotazione a debito e più in generale di ogni operazione eseguita dalla banca in suo danno e ciò in quanto egli ha, ai sensi dell'articolo 1852 c.c., la disponibilità "in qualsiasi momento" delle "somme risultanti a suo credito", non potendosi dubitare che per tali possono intendersi non solo quelle derivanti da denaro proprio del correntista ma anche quelle a lui rivenienti da aperture di linee di credito di varia natura, pacifica essendo la facoltà di costui di agire ex contractu al fine di ottenere la favorevole rettifica del relativo saldo. (In base a tale principio, il Tribunale ha ritenuto prescritta l'azione del correntista relativa alle operazioni effettuate nel decennio anteriore la notifica dell'atto di citazione.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 02/12/2015.


Prescrizione: distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista e onere della prova. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al cd. “uso piazza” - Non si deve computare la C.M.S. in mancanza di espressa pattuizione - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto; da ciò ne consegue che l'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata, poiché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al cd. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale e le C.M.S. non sono dovute. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 05/11/2015.


Prescrizione del diritto alla ripetizione. Liberazione del fideiussore ex art. 1956 cod.civ.

Domanda di rettifica del saldo

Prescrizione dell’azione di ripetizione del correntista: dies a quo dall’annotazione a debito e non dalla chiusura del conto

Anatocismo

Usura e Istruzioni della Banca d’Italia nel regime anteriore alla L. 2/09

CMS: nullità per indeterminatezza della clausola

Onere di documentare i flussi di denaro sul conto corrente bancario e art. 2697 cod.civ.

Finanziamento concesso per ripianare una pregressa esposizione di conto corrente e principio di causalità del negozio .
Rientra nell’onus probandi del fideiussore che eccepisca la propria liberazione ex art. 1956 cod.civ. la dimostrazione del duplice requisito della concessione di nuovo credito da parte della banca (requisito oggettivo) e della consapevolezza della banca stessa del significativo peggioramento delle condizioni patrimoniali del debitore (requisito soggettivo).

La situazione di tensione finanziaria dell'impresa affidata, pur imponendo un prudente monitoraggio da parte della banca, non è di per sé indice tale da imporre alla banca stessa la repentina revoca degli affidamenti.

La concessione di nuovo credito da parte del creditore ex art. 1956 cod.civ. assume rilevanza rispetto alla liberazione del fideiussore soltanto nei casi nei quali essa si traduca in una violazione del dovere di solidarietà contrattuale gravante sul creditore, nella cui osservanza trova realizzazione l'obbligo del creditore di comportarsi secondo il canone della buona fede nell'esecuzione del contratto di garanzia, sicché, in assenza di indici specifici che il nuovo credito è concesso al debitore in danno del fideiussore, cioè nonostante la consapevolezza del creditore del sopravvenuto rischio di insolvenza del garantito, deve escludersi che il consentire temporaneamente e prudenzialmente da parte della banca la prosecuzione del rapporto senza interromperlo in via di autotutela e, quindi, senza impedire gli atti di utilizzazione della provvista da parte del debitore, integri di per sé un comportamento contrario a buona fede, dovendo semmai ritenersi contraria a buona fede la repentina revoca da parte della banca di ogni affidamento o linea di credito alla prima comparsa di indici di debolezza finanziaria del debitore non univoci e potenzialmente leggibili come sintomatici di una condizione di temporanea o comunque superabile difficoltà dell'impresa. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

Proposta dal cliente l’azione di nullità con rettifica del saldo del conto corrente, l’individuazione di fatti qualificabili quali ‘pagamenti’ del cliente alla banca in corso di rapporto assume rilevanza autonoma come materia di eccezione quando la banca eccepisca la prescrizione del connesso diritto restitutorio del correntista: in tal caso, l’esistenza di pagamenti ultradecennali opera come limite all’azione di nullità (cfr. art. 1422 cod.civ.), impedendo che nella rideterminazione del dare-avere si tenga conto del credito restitutorio del correntista.

La domanda di rettifica del saldo passivo del conto in favore del correntista comporta di per sè anche effetti restitutori quando il saldo rettificato decresce da negativo ‘-n’ sino a saldo zero.

Deve escludersi l’interesse del correntista ex art. 100 c.p.c. al mero accertamento di un eventuale credito irripetibile, salva puntuale specificazione da parte dell’attore dell’interesse concreto e attuale ad agire, cioè del risultato utile concretamente conseguibile dall’accertamento del credito prescritto. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

In applicazione del principio generale secondo il quale la proposizione della domanda giudiziale ha efficacia interruttiva della prescrizione ai sensi degli artt. 2943 e 2945 cod.civ., deve ritenersi che anche la domanda giudiziale del correntista di accertamento negativo del credito della banca (intimamente connessa a quella di rettifica del saldo) interrompa la prescrizione della eventuale domanda restitutoria della prestazione eseguita dal cliente in esecuzione del negozio nullo, essendo quest’ultima una domanda strettamente conseguenziale a quella di accertamento della nullità.

Il principio generale per cui la domanda giudiziale del correntista di accertamento negativo del credito della banca interrompe la prescrizione della eventuale domanda restitutoria della prestazione eseguita dal debitore in esecuzione del negozio nullo trova uno specifico fondamento normativo nel combinato disposto degli artt. 1832, 2 comma, 1852 e 2935 cod.civ..

La sequenza di annotazioni - incidendo sul saldo disponibile del conto, che si modifica di momento in momento - determina uno spostamento patrimoniale immediato dal correntista in favore della banca, cioè di fatto un ‘pagamento’ autonomo ed anticipato rispetto all'evidenza contabile che di esso offre l'estratto conto comunicato al correntista alla prima chiusura periodica successiva all'annotazione. Dovendosi ritenere dimostrato ex art. 1852 cod.civ. che il correntista può in ogni momento esercitare il proprio diritto al pagamento delle somme risultanti a suo credito (diversamente da quanto accade nel conto corrente ordinario ex art. 1823 cod.civ., in cui sono inesigibili sino a scadenza i crediti di entrambi i correntisti), deve correlativamente ritenersi che egli possa esercitare tale diritto dalla data di ciascuna annotazione di poste passive da parte della banca, in quanto incidente immediatamente sul saldo a suo credito e, quindi, integrante uno spostamento patrimoniale (anche ai sensi dell’art. 2033 cod.civ.) che, ove indebito, cioè mancante di una causa giustificativa, è suscettibile di ripetizione, con la conseguenza che la prescrizione dell'azione di ripetizione del correntista decorra non già dalla chiusura definitiva del conto bensì dalla data di ogni singola annotazione in conto da parte della banca. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

A fronte di clausole anatocistiche nulle per l’intera durata del rapporto, il saldo finale del conto va ricalcolato conteggiando gli interessi convenzionali senza alcuna capitalizzazione, in conformità a quanto affermato da Cass. 24418/10 sullo specifico tema della capitalizzazione. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

In tema di usura, per il periodo precedente all’entrata in vigore della L. n. 2/09, non si condivide l'assunto teorico che ricollega il metodo di calcolo del TEG alla diretta applicazione del principio di cui all'art. 644, 4 comma cod.pen., che ricomprende nel calcolo del TEG anche la CMS, poiché: a) porta alla ‘disapplicazione’ delle Istruzioni emanate dalla Banca d'Italia ai sensi dell’art. 2, comma 1, della legge n. 108/96, che espressamente escludono la CMS dal computo del TEG prevedendone la rilevazione separata, senza tuttavia considerare che la stessa legge 108/96, nel rimettere all'autorità amministrativa ministeriale il compito del rilevamento periodico dei tassi, esige la rilevazione comparata di “…operazioni della stessa natura”, cioè di elementi omogenei tra loro, quali non sono gli interessi e la CMS, ove concepita come “…il corrispettivo pagato dal cliente per compensare l'intermediario dell'onere di dover essere sempre in grado di fronteggiare una rapida espansione nell'utilizzo dello scoperto del conto”; b) non tiene conto del fatto che, riconosciuta nell'art. 644 una norma penale in bianco suscettibile di eterointegrazione per la determinazione del “…limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”, sono gli stessi Decreti Ministeriali di rilevazione dei tassi usurari, emessi ai sensi dell'art. 2 della legge n. 108/96 e, quindi, integrativi della stessa norma penale (cfr. art. 644, 3 comma, cod.pen.), ad elevare a rango di legge il criterio tecnico della B.I.; c) contrasta con la ultima parte del 2 comma dell'art. 2 bis della legge n. 2/09, che ha previsto l'inclusione della CMS nel calcolo del TEG solo a partire dalla data dell’entrata in vigore della legge stessa, confermando per il periodo precedente la disciplina anteriormente in vigore. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

In tema di CMS, le clausole di commissione di massimo scoperto debbono ritenersi nulle per indeterminatezza dell’oggetto ex art. 1346 e 1418 cod.civ. quando recano solo il valore percentuale della commissione rispetto allo scoperto del conto e la periodicità di calcolo, senza alcuna specificazione sul concreto meccanismo di funzionamento della commissione (cioè se la CMS vada riferita al montante utilizzato o alla provvista accordata, ovvero se l'indicata percentuale debba riferirsi al momento ‘x’ di punta massima dello scoperto ovvero a un periodo più prolungato di ‘n gg’ di tale scoperto ovvero ancora alla media dello scoperto distribuito su più giorni, etc.), così da risultare pattuite in modo insufficientemente determinato e quindi difforme da quanto previsto dall’art. 1346 cod.civ. in materia di requisiti dell’oggetto del contratto, non consentendo al correntista di comprendere il concreto criterio di computo della commissione, il suo funzionamento e lo specifico impatto sui saldi trimestrali di chiusura periodica del conto. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

Il criterio di distribuzione dell'onere di documentare i flussi di denaro sul conto corrente bancario va agganciato al principio di cui all’art. 2697 cod.civ. (“chi vuol fare valere in giudizio un diritto ha l’onere di provarne i fatti costitutivi”), con l’effetto di far gravare sull'attore in senso sostanziale, cioè su colui il quale fa valere la pretesa in giudizio, il relativo onere probatorio, sicchè sulla banca ricorrente in via monitoria grava l'onere di produrre non solo la documentazione contrattuale inerente il rapporto fatto valere in giudizio ma anche tutti gli estratti conto, rappresentativi dei flussi finanziari sul conto, cioè il dettaglio crono-contabile del credito azionato. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

Il finanziamento concesso per ripianare una pregressa esposizione di conto corrente non è di per sé privo di causa, tenuto conto che: 1) il contratto di mutuo è un contratto a causa tipica; 2) nel nostro ordinamento, il difetto di causa negoziale si traduce nell'assenza di una funzione concreta del negozio, tale da rendere ingiustificata l'operazione economica sottesa al contratto, e, a differenza del tipo negoziale (che opera principalmente sul fronte della configurabilità dell'operazione quindi della tipicità della figura negoziale), la causa (‘concreta’) opera prevalentemente sul piano della atipicità e pone essenzialmente problemi di liceità dell'interesse concretamente perseguito dalle parti; 3) sul piano della cd. ‘causa concreta’, cioè della finalità concretamente impressa dalle parti all’operazione economica, il mutuo stipulato per estinguere una preesistente scopertura di conto corrente realizza un operazione di consolidamento del debito a breve con un debito a medio o lungo termine, cioè una sorta di ristrutturazione del debito, cosicchè la causa di ‘finanziamento’ dell’erogazione - ferma restando la traditio rei per il perfezionamento del contratto reale di mutuo - si rinviene nella dilazione del pagamento dovuto, che, anche al di fuori della tipicità causale, realizza una operazione comunque diretta a realizzare interessi meritevoli di tutela per l’ordinamento giuridico ex art. 1322 cod.civ.. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 27/10/2015.


Divieto di anatocismo: efficacia dal 1° gennaio 2014 anche per il Tribunale di Roma. Associazioni consumatori – Legittimazione ad agire – Inibitoria – Interessi collettivi – Correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali – Settore bancario

Divieto di anatocismo – Efficacia – Deliberazione CICR poteri

Azioni inibitorie collettive – Giusti motivi d’urgenza – Effettività della tutela.
Le associazioni di consumatori iscritte all’elenco di cui all’art. 137 cod. cons. sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi per chiedere l’inibitoria di comportamenti che siano contrari agli interessi collettivi, quali l’applicazione di clausole contrattuali contrarie a disposizioni di legge e quindi in contrato con gli interessi collettivi alla correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti bancari. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La modifica dell’art. 120, II comma Tub di cui all’art. 1, comma 629 L. n. 147/13, ha reintrodotto espressamente il divieto di anatocismo in materia bancaria che si applica a decorrere dal 1° gennaio 2014 a tutti i rapporti bancari, compresi quelli sorti in precedenza ma non esauriti. L’intervento del CICR deve riguardare solo i consequenziali aspetti tecnico-contabili, che verranno ad essere uniformati per tutto il sistema bancario in deroga all’attuale libertà di regole contabili; è però da escludere che la delibera CICR possa prevedere una qualche forma di capitalizzazione degli interessi passivi e quindi prevedere una soluzione differente da quella chiaramente adottata dal legislatore. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

I giusti motivi d’urgenza cui fa riferimento l’art. 140, ottavo comma, cod. cons., devono essere individuati, alla luce del principio di effettività della tutela inibitoria collettiva, nell’esigenza di prevenire il diffondersi di danni presso un numero indeterminato di consumatori i quali, in mancanza di tutela collettiva, potrebbero rinunciare a chiederne il ristoro, ritenendo antieconomici i costi dell’azione individuale. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20/10/2015.


Conto corrente con apertura di credito, rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale, illegittimità interessi ultralegali, C.M.S. ed altri oneri con rinvio al paramento cd. 'uso piazza'. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Illegittimità interessi ultralegali, C.M.S. ed altri oneri con rinvio al paramento cd. “uso piazza” - Illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto bancario di conto corrente, in mancanza di espressa e corretta pattuizione, non sono dovuti gli interessi ultralegali con rinvio al cd. “uso piazza”, le C.M.S. e neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale, sia prima che dopo il 2000 in assenza di espressa pattuizione e pari periodicità. In punto di prescrizione l'eccezione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata perché la prescrizione è stata interrotta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 16/10/2015.


Prescrizione, distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista e onere della prova. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al cd. “uso piazza” - Nel calcolo del TEG ai fini della rilevazione del tasso soglia d’usura si deve computare sempre la c.m.s. - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto.

In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al cd. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale.

Ai fini del calcolo del TEG si deve sempre considerare l’incidenza delle c.m.s. sia prima che dopo il 2010. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 11/08/2015.


Divieto di anatocismo dal 1° gennaio 2014: conferma anche dalla sezione feriale del Tribunale di Milano in sede di reclamo. Associazioni consumatori – Legittimazione ad agire – Inibitoria – Interessi collettivi – Correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali

Divieto di anatocismo – Capitalizzazione – Conteggio

Divieto di anatocismo – Compatibilità diritto comunitario – Diritto di stabilimento – Libera prestazione dei servizi

Azioni inibitorie collettive – Giusti motivi d’urgenza – Effettività della tutela.
Le associazioni di consumatori iscritte all’elenco di cui all’art. 137 cod. cons. sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi per chiedere l’inibitoria di comportamenti che siano contrari agli interessi collettivi, quali l’applicazione di clausole contrattuali contrarie a disposizioni di legge e quindi in contrato con gli interessi collettivi alla correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La modifica dell’art. 120, II comma Tub di cui all’art. 1, comma 629 L. n. 147/13, ha reintrodotto espressamente il divieto di anatocismo in materia bancaria, come emerge dall’interpretazione letterale dell’espressione “gli interessi periodicamente capitalizzati non possono produrre interessi ulteriori”, in collegamento col successivo periodo che impone di calcolare gli interessi esclusivamente sulla sorte capitale. L’efficacia del divieto di anatocismo sancito all’art. 120 t.u.b. non è subordinata all’approvazione della deliberazione del CICR. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

Il divieto di anatocismo sancito all’art. 120 t.u.b. non è contrario ai principi di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi in quanto la materia non è armonizzata a livello comunitario e può essere autonomamente regolata dagli Stati Membri. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

I giusti motivi d’urgenza cui fa riferimento l’art. 140, ottavo comma, cod. cons., devono essere individuati, alla luce del principio di effettività della tutela inibitoria collettiva, nell’esigenza di prevenire il diffondersi di danni presso un numero indeterminato di consumatori i quali, in mancanza di tutela collettiva, potrebbero rinunciare a chiederne il ristoro, ritenendo antieconomici i costi dell’azione individuale. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 08/08/2015.


Conto corrente con apertura di credito, rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale e illegittimità degli interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al cd. 'uso piazza'. Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al cd. “uso piazza” - Illegittimità delle c.m.s. - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto di conto corrente bancario l'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata perché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al cd. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale, sia prima che dopo il 2000. Non sono dovute le c.m.s. in assenza di espressa percentuale, basi di calcolo, criteri e periodicità di addebito. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Urbino, 04/08/2015.


Contratti bancari – Conto corrente – Aperto prima del 1999 – Anatocismo successivo al giugno 2000 – Ammissibilità – Condizioni.
In un contratto di conto corrente bancario stipulato prima del d.lgs. 4 agosto 1999, n. 342 che alla data del 31 dicembre 2000 recava un saldo positivo per il correntista, è legittima la capitalizzazione reciproca degli interessi in dare ed in avere se dal mese di giugno 2000 la Banca, in conformità di quanto previsto dal combinato disposto dell’art. 25 del citato decreto legislativo e della delibera CICR del 9 febbraio 2000, abbia applicato il criterio della capitalizzazione trimestrale reciproca (fattispecie riguardante conto corrente chiuso prima del 1° gennaio 2014). (Avv. Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 29/07/2015.


Art. 120 t.u.b.: divieto di anatocismo dal 1° gennaio 2014. Associazioni consumatori – Legittimazione ad agire – Inibitoria – Interessi collettivi – Correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali

Divieto di anatocismo – Capitalizzazione – Conteggio

Divieto di anatocismo – Efficacia – Deliberazione Cicr

Divieto di anatocismo – Deliberazione Cicr 9 febbraio 2000 – Inefficacia

Divieto di anatocismo – Compatibilità diritto comunitario – Diritto di stabilimento – Libera prestazione dei servizi

Azioni inibitorie collettive – Giusti motivi d’urgenza – Effettività della tutela.
Le associazioni di consumatori iscritte all’elenco di cui all’art. 137 cod. cons. sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi per chiedere l’inibitoria di comportamenti che siano contrari agli interessi collettivi, quali l’applicazione di clausole contrattuali contrarie a disposizioni di legge e quindi in contrato con gli interessi collettivi alla correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La modifica dell’art. 120, II comma Tub di cui all’art. 1, comma 629 L. n. 147/13, ha reintrodotto espressamente il divieto di anatocismo in materia bancaria, come emerge dall’interpretazione letterale dell’espressione “gli interessi periodicamente capitalizzati non possono produrre interessi ulteriori”, in collegamento col successivo periodo che impone di calcolare gli interessi capitalizzati, esclusivamente sulla sorte capitale. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

L’efficacia del divieto di anatocismo sancito all’art. 120 t.u.b. non è subordinata all’approvazione della deliberazione del CICR che potrà esclusivamente regolare le modalità ed i criteri per la produzione di interessi senza poter in alcun modo derogare alla norma primaria. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La modifica dell’art. 120 t.u.b. ha reso inefficace ed inapplicabile la delibera CICR del 9 febbraio 2000 che non può ritenersi in vigore ai sensi dell’art. 161, comma 5, t.u.b., norma limitata al regime transitorio conseguente all’entrata in vigore del d.lgs 358/1993. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

Il divieto di anatocismo sancito all’art. 120 t.u.b. non è contrario ai principi di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi in quanto (i) la materia non è armonizzata a livello comunitario; (ii) gli Stati Membri possono regolare autonomamente la materia dell’anatocismo; (iii) alla luce della definizione di “restrizione” fornita dalla Corte di Giustizia si deve escludere che la normativa di uno Stato membro comporti una restrizione ai sensi degli artt. 49 e 56 del Trattato FUE per il solo fatto che altri Stati membri applichino regole meno severe o più interessanti dal punto di vista economico. La nozione di “restrizione” ricomprende, infatti, le misure adottate da uno Stato membro che pregiudichino l’accesso al mercato per le imprese di altri Stati membri, ostacolando in tal modo il commercio intracomunitario. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

I giusti motivi d’urgenza cui fa riferimento l’art. 140, ottavo comma, cod. cons., devono essere individuati, alla luce del principio di effettività della tutela inibitoria collettiva, nell’esigenza di prevenire il diffondersi di danni presso un numero indeterminato di consumatori i quali, in mancanza di tutela collettiva, potrebbero rinunciare a chiederne il ristoro, ritenendo antieconomici i costi dell’azione individuale. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29/07/2015.


E’ nulla la clausola 'uso piazza' contenuta in contratto bancario stipulato con istituto sammarinese, per contrarietà all’art. 117 TUB applicabile quale norma di ordine pubblico interno. Giurisdizione civile – Straniero (giurisdizione sullo) – Rapporto di conto corrente bancario con istituto della Repubblica di San Marino – Legge applicabile – Criterio del collegamento più stretto con un determinato Paese – Applicabilità diritto sammarinese – Sussistenza

Contratti bancari – Rapporto di conto corrente con istituto della Repubblica di San Marino – Clausola “uso piazza” senza determinazione specifica del tasso di interesse – Nullità contrattuale per violazione di norme di ordine pubblico ex art. 16, Convenzione di Roma del 1980 – Effetti – Disapplicazione della legge sammarinese

Contratti bancari – Rapporto di conto corrente – Rideterminazione del saldo di conto conseguente a nullità contrattuale – Saldi parziali – Insufficienza – Necessità di produrre in giudizio tutti gli estratti di conto dall’apertura del rapporto – Sussistenza

Usura – Commissione di massimo scoperto – Disciplina previgente alla legge n. 2/2009 – D.M. di rilevazione tassi soglia – Profili di illegittimità.
In ambito di contratto bancario stipulato tra correntista italiano e istituto sammarinese, deve ritenersi applicabile il diritto sammarinese in quanto normativa del Paese che presenta il collegamento più stretto con il contratto medesimo, avendo ivi sede il banchiere ossia il soggetto che, nel rapporto, fornisce la prestazione caratteristica, ai sensi e per gli effetti del combinato disposto degli art. 57 della L. 218/1995 e art. 4 della L. 975/1984. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

In tema di contratto bancario di diritto sammarinese, con riferimento alle clausole contrattuali prevedenti il mero rinvio alle condizioni applicate dalla banca stessa “su piazza”, senza la determinazione specifica del saggio di interesse a debito per il correntista, né degli ulteriori oneri e costi relativi al rapporto in questione, deve comunque affermarsi la nullità di dette clausole in quanto contrarie alle disposizioni contenute nell’art. 117 T.U.B. “ratione temporis” applicabile, qualificabili come norme di ordine pubblico, ciò in forza dell’art. 16 della Convenzione di Roma del 19 giugno 1980 per cui ‘l’applicazione di una norma della legge designata dalla presente convenzione può essere esclusa solo se tale applicazione sia manifestamente incompatibile con l’ordine pubblico del foro’.

L’esistenza di una pattuizione nulla quale quella “uso piazza” è insuscettibile di sanatoria per mezzo di una clausola, prevista nello stesso contratto, che consenta alla banca di variare tali condizioni, ciò in quanto all’evidenza l’indeterminatezza iniziale vizia qualsiasi successiva modifica unilaterale. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

La rideterminazione del saldo di conto corrente, epurato degli effetti della pattuizione nulla in tema di interessi, comporta la necessità della produzione in giudizio di tutti gli estratti conto relativi all’intera vita del rapporti di conto corrente, non potendosi operare i riconteggi sulla base di saldi parziali i quali non consentono di determinare l’ammontare delle competenze illegittimamente addebitate a titolo di anatocismo, o di altre eventuali pattuizioni afflitte da nullità (cfr. Cass. 2013/21466). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Seppure sostenuta da più parti, anche in sede di legittimità, la valorizzazione della Commissione di Massimo Scoperto (C.M.S.) ai fini della determinazione del tasso contrattuale, da confrontarsi con il tasso soglia, incontra una problematica decisiva, rappresentata dalla circostanza che dichiaratamente (tanto da esservi una rilevazione separata dell’onere in questione) i tassi medi per ciascuna categoria omogenea di operazione oggetto di rilevazione trimestrale ad opera dei decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze non tengono conto di tale voce di costo del credito; tale modalità di rilevazione – adottata dal Ministero sulla base delle istruzioni della Banca d’Italia e superate solo a partire dalle istruzioni dell’agosto 2009, con applicazione dal 2010 – importa  seri problemi di legittimità dei singoli D.M. di rilevazione dei tassi soglia.

Ove si volesse considerare anche la C.M.S. nell’ambito della determinazione del tasso contrattuale effettivamente applicato (ex art. 644 quarto comma c.p.) la sola ipotesi di calcolo legittimo è quindi rappresentata dall’applicazione del c.d. “criterio della CMS soglia”, dovendosi altrimenti ritenere l’illegittimità dei singoli D.M. per violazione dell’art. 2 L. 108/1996 con conseguente disapplicazione della normativa in tema di usura, analogamente a quanto avverrebbe in ipotesi di mancata emanazione dei decreti ministeriali. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 24/07/2015.


Anatocismo, prescrizione e onere di allegazione della banca. Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al cd. “uso piazza” -  Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto bancario di conto corrente, in mancanza di espressa e corretta pattuizione, non sono dovuti gli interessi ultralegali con rinvio al cd. “uso piazza” e gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale. In punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 17/07/2015.


La nullità della clausola di capitalizzazione degli interessi comporta l’onere per la banca di provare l’entità del proprio credito indipendentemente dall'obbligo di conservare le scritture contabili oltre un certo tempo. Conto corrente – Interessi anatocistici – Mancata produzione di tutti gli estratti conto – Onere della prova del credito – Saldo zero.
La nullità della clausola di capitalizzazione degli interessi comporta l’onere dell’istituto di credito di provare l’effettiva entità del proprio credito mediante la produzione di tutti gli estratti conto a partire dall’apertura del conto. A tale onere l’istituto di credito non può sottrarsi invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni, in quanto l’onere di conservazione delle scritture è cosa distinta rispetto all’onere della prova del credito. In difetto di assolvimento a tale onere, pertanto, occorre rideterminare il rapporto di dare-avere tra le parti partendo dal c.d. saldo zero. (Giuseppe Cuppone) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 15/07/2015.


Nuova conferma del divieto di anatocismo bancario. Compatibilità con il diritto comunitario e tutela d'urgenza. Associazioni consumatori – Legittimazione ad agire – Inibitoria – Clausola vessatoria – Reciprocità

Associazioni consumatori – Legittimazione ad agire – Inibitoria – Interessi collettivi – Correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali

Divieto di anatocismo – Capitalizzazione – Conteggio

Divieto di anatocismo – Efficacia – Deliberazione Cicr

Divieto di anatocismo – Deliberazione Cicr 9 febbraio 2000 – Inefficacia

Divieto di anatocismo – Compatibilità diritto comunitario – Diritto di stabilimento – Libera prestazione dei servizi

Azioni inibitorie collettive – Giusti motivi d’urgenza – Effettività della tutela – Tempo trascorso tra l’illecito e l’avvio dell’azione cautelare – Irrilevanza – Tempo compreso tra la tutela cautelare e la tutela ordinaria – Rilevanza

Associazioni dei consumatori – Misure ripristinatorie – Azioni cautelari – Ammissibilità.
Non è vessatoria ai sensi degli artt. 33 e ss. la clausola che preveda la capitalizzazione degli interessi con pari periodicità. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

Le associazioni di consumatori iscritte all’elenco di cui all’art. 137 cod. cons. sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi per chiedere l’inibitoria di comportamenti che siano contrari agli interessi collettivi, quali l’applicazione di clausole contrattuali contrarie a disposizioni di legge e quindi in contrato con gli interessi collettivi alla correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali. E’ ammissibile una domanda diretta ad inibire la sola applicazione degli interessi debitori dei clienti, rispondendo all’interesse del sottogruppo omogeneo dei consumatori correntisti debitori, anche considerato che in presenza di un interesse creditorio pari o vicino allo zero anche un breve periodo di sconfinamento può generare un notevole squilibrio contrattuale, tale da far perdere la valenza equilibratrice alla pari periodicità nel conteggio. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

Il termine capitalizzazione, utilizzato all’art. 120, secondo comma, lett. B) t.u.b. non può avere altro significato che quello di calcolo, conteggio, ovvero operazione di identificazione di una unità numerica contabile per frazione di tempo. L’art. 120 t.u.b., lett. b) ha introdotto a partire dal 1° gennaio 2014 il divieto di anatocismo. Ad ogni scadenza pattuita per il conteggio degli interessi (che dovrà sempre avvenire con pari periodicità per gli interessi a credito ed a debito) questi non potranno essere capitalizzati e i successivi interessi non potranno che essere computati sul solo capitale. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

L’efficacia del divieto di anatocismo sancito all’art. 120 t.u.b. non è subordinata all’approvazione della deliberazione del CICR che potrà esclusivamente regolare le modalità ed i criteri per la produzione di interessi senza poter in alcun modo derogare alla norma primaria. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

La modifica dell’art. 120 t.u.b. ha reso inefficace ed inapplicabile la delibera CICR del 9 febbraio 2000 che si fondava su una disposizione di legge abrogata e con oggetto difforme (la produzione di interessi sugli interessi, in luogo della formulazione oggi vigente che fa riferimento alla produzione di interessi nelle attività bancarie). (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

Il divieto di anatocismo sancito all’art. 120 t.u.b. non è contrario ai principi di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi in quanto è compito della legislazione nazionale stabilire se gli interessi siano semplici o composti (nel caso di specie il Tribunale ha affermato che non sussiste tra gli Stati Membri nessuna uniformità di regolazione in quanto mentre alcuni stati vietano l’anatocismo, altri lo ammettono o lo regolano in maniera difforme). La regolamentazione dell’anatocismo operata dall’art. 120 t.u.b., anche in ragione del dibattito sviluppatosi in Italia, risponde ad interessi di natura generale. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

I giusti motivi d’urgenza cui fa riferimento l’art. 140, ottavo comma, cod. cons., devono essere individuati alla luce del principio di effettività della tutela inibitoria collettiva e sussistono non tanto in ragione del tempo intercorso tra la commissione dell’illecito e l’azione inibitoria proposta dall’associazione, quanto tra il momento in cui possono essere concesse la tutela cautelare e quella ordinaria. Sussistono i profili di urgenza in caso di astratta replicabilità della clausola illegittima a tutti i contratto in essere e futuri. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

Le associazioni dei consumatori sono legittimate a chiedere anche in via cautelare le misure ripristinatorie dirette ad eliminare o ridurre gli effetti dannosi dell’illecito accertati e la pubblicazione del provvedimento ai sensi dell’art. 140, primo comma lett. a) e b). (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Tribunale Biella, 07/07/2015.


Anatocismo, azioni inibitorie collettive e compatibilità con il diritto comunitario. Associazioni consumatori – Legittimazione ad agire – Inibitoria – Interessi collettivi – Correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali (cod. cons. artt. 2, 137, 130, 140; t.u.b. art. 120)

Divieto di anatocismo – Capitalizzazione – Conteggio (art. 120 t.u.b)

Divieto di anatocismo – Efficacia – Deliberazione Cicr (art. 120 t.u.b)

Divieto di anatocismo – Deliberazione Cicr 9 febbraio 2000 – Inefficacia (art. 120 t.u.b; Deliberazione Cicr 9 febbraio 2000)

Divieto di anatocismo – Compatibilità diritto comunitario – Diritto di stabilimento – Libera prestazione dei servizi (art. 120 t.u.b., art. 267 TFUE)

Divieto di anatocismo – Costituzionalità – Principio di uguaglianza (art. 120 t.u.b., art. 3 -24 Cost)

Azioni inibitorie collettive – Giusti motivi d’urgenza – Effettività della tutela – Tempo trascorso tra l’illecito e l’avvio dell’azione cautelare – Irrilevanza – Tempo compreso tra la tutela cautelare e la tutela ordinaria – Rilevanza (art. 140 cod. cons.).
Le associazioni di consumatori iscritte all’elenco di cui all’art. 137 cod. cons. sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi per chiedere l’inibitoria di comportamenti che siano contrari agli interessi collettivi, quali l’applicazione di clausole contrattuali contrarie a disposizioni di legge e quindi in contrato con gli interessi collettivi alla correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali. E’ ammissibile una domanda diretta ad inibire la sola applicazione degli interessi debitori dei clienti, rispondendo all’interesse del sottogruppo omogeneo dei consumatori correntisti debitori, anche considerato che in presenza di un interesse creditorio pari o vicino allo zero anche un breve periodo di sconfinamento può generare un notevole squilibrio contrattuale, tale da far perdere la valenza equilibratrice alla pari periodicità nel conteggio. (Carmelo Sigillo) (riproduzione riservata)

Il termine capitalizzazione, utilizzato all’art. 120, secondo comma, lett. B) t.u.b. non può avere altro significato che quello di calcolo, conteggio, ovvero operazione di identificazione di una unità numerica contabile per frazione di tempo. L’art. 120 t.u.b., lett. b) ha introdotto a partire dal 1° gennaio 2014 un divieto di anatocismo. Ad ogni scadenza pattuita per il conteggio degli interessi (che dovrà sempre avvenire con pari periodicità per gli interessi a credito ed a debito) questi non potranno essere capitalizzati e i successivi interessi non potranno che essere computati sul solo capitale. (Carmelo Sigillo) (riproduzione riservata)

L’efficacia del divieto di anatocismo sancito all’art. 120 t.u.b. non è subordinata all’approvazione della deliberazione del CICR che potrà esclusivamente regolare le modalità ed i criteri per la produzione di interessi senza poter in alcun modo derogare alla norma primaria. (Carmelo Sigillo) (riproduzione riservata)

La modifica dell’art. 120 t.u.b. ha reso inefficace ed inapplicabile la delibera CICR del 9 febbraio 2000 che si fondava su una disposizione di legge abrogata e con oggetto difforme (la produzione di interessi sugli interessi, in luogo della formulazione oggi vigente che fa riferimento alla produzione di interessi nelle attività bancarie). (Carmelo Sigillo) (riproduzione riservata)

Il divieto di anatocismo sancito all’art. 120 t.u.b. non è contrario ai principi di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi in quanto è compito della legislazione nazionale stabilire se gli interessi siano semplici o composti (nel caso di specie il Tribunale ha affermato che non sussiste tra gli Stati Membri nessuna uniformità di regolazione in quanto mentre alcuni stati vietano l’anatocismo, altri lo ammettono o lo regolano in maniera difforme). (Carmelo Sigillo) (riproduzione riservata)

Non sussiste alcun profilo di illegittimità costituzionale dell’art. 120 t.u.b. con gli art. 3 e 24 Cost in quanto realizzerebe una distinzione tra interessi a credito ed interessi a debito, determinando una situazione sfavorevole per le banche, creando una disparità di trattamento tra i creditori consumatori rispetto agli altri creditori. Non può infatti ritenersi che la semplice pari periodicità nel conteggio degli interessi possa elidere lo squilibrio contrattuale; non sussiste alcuna violazione del principio di parità di trattamento tra le banche e gli altri creditori in quanto la produzione di interessi sugli interessi, pur non consentendo la predisposizione di clausole contrattuali standardizzate, è applicabile a tutti i creditori; l’art. 120 t.u.b. è applicabile a tutti i rapporti contrattuali tra banche e clienti. (Carmelo Sigillo) (riproduzione riservata)

I giusti motivi d’urgenza cui fa riferimento l’art. 140, ottavo comma, cod. cons., devono essere individuati alla luce del principio di effettività della tutela inibitoria collettiva e sussistono non tanto in ragione del tempo intercorso tra la commissione dell’illecito e l’azione inibitoria proposta dall’associazione, quanto tra il momento in cui possono essere concesse la tutela cautelare e quella ordinaria. (Carmelo Sigillo) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 29/06/2015.


Ordinanza ex art. 702-bis c.p.c. e ripetizione di interessi anatocistici. Anatocismo - Procedimento ex art.702-bis in materia di ripetizione di interessi anatocistici.
L’eccezione di prescrizione è inammissibile ove la Banca non indichi precisamente i versamenti di natura solutoria.
In assenza di approvazione per iscritto da parte del correntista, la capitalizzazione degli interessi passivi non si applicherà anche successivamente all’entrata in vigore della delibera C.I.C.R. 09.02.2000.  
E’ illegittimo l’addebito della Commissione di Massimo Scoperto ove non siano indicati in modo chiaro il tasso applicabile, i criteri di applicazione e di calcolo della stessa e la sua periodicità.
In caso di conto corrente ancora in essere, ove la Banca chiedesse in via riconvenzionale il saldo negativo del conto, detta domanda legittima il correntista attore a chiedere, anche in sede di precisazione delle conclusioni, la condanna della Banca alla ripetizione dell’eventuale saldo attivo ricalcolato, in quanto, con la domanda riconvenzionale, la Banca ha di fatto risolto il conto corrente. (Andrea Pirola) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 25/06/2015.


Usura - Censura del illegittima applicazione di interessi - Genericità - Mancata produzione dei decreti ministeriali che fissano la soglia dell'usura.
È generica la censura in ordine alle eccessività del tasso di interesse applicato che non faccia alcun riferimento alla durata del finanziamento e al numero delle rate e che non assolva all'onere della produzione dei decreti ministeriali che fissano il “limite di legge”, ossia il tasso soglia oltre il quale gli interessi potrebbero definirsi usurari, trattandosi di atti amministrativi che non appartengono alla scienza ufficiale del giudice e non possono essere valutati se non prodotti dalla parte che intende affermare la nullità delle pattuizioni usurarie o dei relativi addebiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 25/06/2015.


Provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo e addebito di rate di mutuo in costanza di saldo passivo del conto corrente. Conto corrente – Mutuo – Interessi debitori capitalizzati – Tasso di mora – Provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo.
Non deve essere concessa la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo per l’intera somma richiesta qualora dalla documentazione in atti emerga la possibilità che, sul conto corrente oggetto di pretesa monitoria, siano state addebitate delle rate di mutuo in costanza di saldo passivo del conto corrente medesimo. Tali rate, infatti, risulterebbero gravate da interesssi debitori (: tasso di interesse di extrafido del conto corrente e commissione di massimo scoperto)  illegittimamente capitalizzati e, per di più, non necessariamente in linea con il tasso di mora pattuito, con inevitabili conseguenze sulla misura del saldo debitorio preteso. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23/06/2015.


Estinzione del giudizio come conseguenza della nullità della domanda per indeterminatezza della causa petendi e della mancata successiva integrazione dell’onere di allegazione che incombe su parte attrice. Mancato rispetto della pari temporaneità nell’applicazione dell’anatocismo – Anatocismo – Commissioni di massimo scoperto – Interessi usurari – Variazione tassi di interesse – Indeterminatezza della causa petendi – Ordinanza di integrazione della citazione – Onere della prova – Non sufficiente precisione della memoria integrativa – Nullità della citazione – Estinzione del giudizio.
Qualora il difetto dell’onere di allegazione dell’attore, eccepito dal convenuto nella comparsa di costituzione e risposta, e rilevato dal G.I. con ordinanza dichiarativa della nullità della citazione, non venga sanato da parte attrice nel termine disposto dal Giudice ai sensi dell’art. 307, III comma c.p.c. per il rinnovo della citazione, il processo si estingue. (1) (Carlo Rossi Chauvenet) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 18/06/2015.


Azione di ripetizione di indebito, onere della prova e legittimazione del fideiussore. Conto corrente – Azione di ripetizione di indebito – Fideiussori – Legittimazione attiva – Esclusione

Conto corrente – Azione di ripetizione di indebito – Interessi usurari – Onere di allegazione – Necessità

Conto corrente – Azione di ripetizione di indebito – Onere della prova – Produzione documenti contrattuali ed estratti conto – Necessità.
I fideiussori che agiscono per l'accertamento delle nullità relative al rapporto intercorrente tra il creditore e il debitore principale, ove la banca convenuta contesti la loro qualità di garanti, devono fornire la prova della loro legittimazione attiva mediante la produzione del contratto di garanzia. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)

Nelle azioni di ripetizione d'indebito, l'attore che deduce l'applicazione di interessi usurari ha l'onere di allegare e indicare con precisione i modi, i tempi, e la misura del superamento del c.d. tasso soglia e, più precisamente, i tassi in concreto applicati dall'istituto di credito, i trimestri nei quali si sarebbe verificato il superamento, con le relative percentuali. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui sia il correntista ad agire in giudizio per la ripetizione delle somme indebitamente versate alla banca a titolo di interessi anatocistici e/o usurari, incombe su costui l'onere di allegare i fatti posti a base della domanda mediante la produzione del contratto di conto corrente e degli estratti conto relativi a tutto il rapporto contrattuale: infatti, soltanto la produzione dell'intera sequenza degli estratti conto consente di ricostruire in maniera puntuale il rapporto contrattuale intercorso tra le parti e, quindi, di verificare la pattuizione e la concreta applicazione di interessi anatocistici e/o usurari. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 16/06/2015.


Contratto di mutuo stipulato per ripianare il saldo debitore di un conto corrente: clausole nulle, addebiti illegittimi e ripercussione dei vizi del contratto di conto corrente su quello di mutuo. Conto corrente – Scoperto – Contratto di mutuo stipulato per ripianare il saldo debitore di un conto corrente – Ripercussione dei vizi del contratto di conto corrente sul contratto di mutuo – Mancanza di causa concreta del contratto di mutuo – Nullità – Fideiussione – Illegittimità della segnalazione alla Centrale Rischi.
Tra il contratto di mutuo stipulato per ripianare il saldo debitore di un conto corrente e il contratto di conto corrente medesimo vi è un «collegamento negoziale» che li rende interdipendenti. Laddove il saldo debitore del conto corrente derivi dall’applicazione di clausole nulle o da addebiti illegittimi, pertanto, tali vizi vengono a ripercuotersi anche sul contratto di mutuo. Ne deriva che, essendo il mutuo finalizzato a ripianare un passivo in realtà inesistente ed apparente (risultante dall’illegittima applicazione di clausole contrattuali nulle ovvero di oneri non pattuiti), lo stesso è nullo per mancanza di causa concreta: nulla deve essere restituito, in forza di detto contratto, dal correntista alla Banca (che, anzi, è tenuta a restituire al correntista/mutuatario le rate di mutuo versate). In effetti, in tale ipotesi l’accredito della somma mutuata sul conto corrente costituisce una mera operazione contabile, finalizzata ad «abbattere» lo scoperto poi rivelatosi insussistente. Ciò posto, neppure possono ritenersi valide né efficaci le fideiussioni poste a garanzia del contratto di mutuo. Ne deriva, altresì, l’illegittimità della segnalazione della posizione del debitore alla Centrale rischi (con ogni conseguenza in punto di risarcimento del danno). (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Appello Torino, 15/06/2015.


E’ onere della Banca provare la pattuizione scritta ex art. 1284, comma 3, c.c. degli interessi ultralegali. Conto corrente – Apertura di credito – Interessi ultralegali – Nullità in assenza di pattuizione scritta – Inefficacia della comunicazione ex art. 118 T.U.B. – Onere della prova.
E’ onere della Banca provare la pattuizione scritta - ex art. 1284, comma 3, c.c. - degli interessi ultralegali: nel caso in cui la Banca non assolva a tale onere, pertanto, occorrerà ricalcolare gli interessi in misura legale. Il requisito della forma scritta pattizia non è sanato dalla comunicazione al correntista delle variazioni alle condizioni applicate ai rapporti e servizi bancari a mezzo dell’invio degli estratti conto, la cui mancata contestazione, per giurisprudenza più che consolidata, si limita a rendere inoppugnabili gli addebiti solo dal punto di vista contabile. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 15/06/2015.


Anatocismo bancario e tasso di interesse: se il tasso di interesse creditorio è meramente simbolico la clausola anatocistica è nulla e il credito deve essere ricalcolato senza la capitalizzazione degli interessi. Anatocismo bancario e tasso di interesse creditorio – Tasso di interesse meramente simbolico – Nullità della clausola anatocistica – Ricalcolo del credito senza capitalizzazione degli interessi.
È nulla la clausola contrattuale che prevede la capitalizzazione degli interessi creditori quando il tasso a favore del cliente può ritenersi meramente simbolico (es. 0,01% annuo, ossia pari ad € 1 lordo per un accredito di € 10.000,00 per un intero anno); in tal caso si configurerebbe la classica vendita “nummo uno” nota alla manualistica e, pertanto, con la previsione del solo tasso debitore a favore della banca, non si realizzerebbe la pari periodicità di capitalizzazione. Qualora si riscontrasse, secondo i principi sopra espressi, una capitalizzazione degli interessi calcolata a seguito di clausola viziata da tale nullità, il rapporto dare/avere dovrà essere ricalcolato senza applicare alcuna capitalizzazione degli interessi creditori. (Gabriele Marco Chiparo) (riproduzione riservata) Tribunale Imperia, 12/06/2015.


Azione collettiva in tema di divieto di anatocismo, efficacia della delibera Cicr, compatibilità con il diritto comunitario e azioni inibitorie collettive. Associazioni consumatori – Legittimazione ad agire – Inibitoria – Interessi collettivi – Correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali (cod. cons. artt.  2, 137, 130, 140; t.u.b. art. 120)

Divieto di anatocismo – Capitalizzazione – Conteggio (art. 120 t.u.b)

Divieto di anatocismo – Efficacia – Deliberazione Cicr (art. 120 t.u.b)

Divieto di anatocismo – Compatibilità diritto comunitario – Diritto di stabilimento – Libera prestazione dei servizi (art. 120 t.u.b., art. 267 TFUE)

Azioni inibitorie collettive – Esigenze cautelari – Misure idonee a ridurre o eliminare gli effetti dannosi dell’illecito (art. 140 cod. cons.).
Le associazioni di consumatori iscritte all’elenco di cui all’art. 137 cod. cons. sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi per chiedere l’inibitoria di comportamenti che siano contrari agli interessi collettivi, quali l’applicazione di clausole contrattuali contrarie a disposizioni di legge e quindi in contrasto con gli interessi collettivi alla correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

Il termine capitalizzazione, utilizzato all’art. 120, secondo comma, lett. b) t.u.b. non può avere altro significato che quello di calcolo, conteggio o maturazione degli interessi. L’art. 120 t.u.b., lett. b) ha introdotto a partire dal 1° gennaio 2014 un divieto di anatocismo nei rapporti bancari. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

L’efficacia del divieto di anatocismo sancito all’art. 120 t.u.b. non è subordinata all’approvazione della deliberazione del CICR in assenza della quale gli intermediari sono liberi di adottare qualunque modalità operativa e contabile al fine di garantire che gli interessi non siano mai calcolati sugli interessi in tutte le operazioni bancarie. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

Il divieto di anatocismo sancito all’art. 120 t.u.b. non è contrario ai principi di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi in quanto, oltre a non essere oggetto di regolamentazione comunitaria, risponde ad un interesse generale e, eliminando una condizione gravosa per la clientela, può giovare alla penetrazione nel mercato da parte di tutte le banche di qualunque Stato membro. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata)

Le esigenze cautelari sottese alla violazione del divieto di anatocismo consentono al tribunale di disporre misure informative dirette a dare pubblicità al provvedimento quali la sua pubblicazione sulla home page del sito della banca, su tre quotidiani nazionali e la comunicazione del dispositivo a ciascun correntista con il primo estratto conto. (Paolo Fiorio) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01/06/2015.


Azione di ripetizione di indebito e onere della prova. Conto corrente – Azione di ripetizione di indebito – Onere della prova – Produzione documenti contrattuali ed estratti conto – Necessità.
Nel caso in cui sia il correntista ad agire in giudizio per la ripetizione delle somme indebitamente versate alla banca a titolo di interessi anatocistici e/o usurari, incombe su costui l'onere di allegare i fatti posti a base della domanda mediante la produzione del contratto di conto corrente e degli estratti conto relativi a tutto il rapporto contrattuale: infatti, soltanto la produzione dell'intera sequenza degli estratti conto consente di ricostruire in maniera puntuale il rapporto contrattuale intercorso tra le parti e, quindi, di verificare la pattuizione e la concreta applicazione di interessi anatocistici e/o usurari. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 26/05/2015.


Accertamento negativo del credito promosso dal correntista, ripetizione dell’indebito, riconvenzionale della banca per la condanna al pagamento del saldo negativo, oneri probatori e inapplicabilità del c.d. saldo zero. Contratto di conto corrente bancario – Accertamento negativo del credito promosso dal correntista – Azione di restituzione dell’indebito – Riconvenzionale della banca per la condanna al pagamento del saldo negativo – Distribuzione degli oneri probatori – Inapplicabilità del c.d. criterio del saldo zero.
Qualora l’attore proponga domanda di accertamento negativo del credito risultante dal saldo passivo di un rapporto di conto corrente bancario, nonché di ripetizione dell’indebito relativamente agli interessi pagati in eccedenza rispetto al dovuto e l’istituto di credito non si limiti a chiedere il rigetto della pretesa avversaria, ma proponga domanda riconvenzionale per conseguire il credito negato dalla controparte, ambedue le parti hanno l'onere di provare le rispettive contrapposte pretese.

L'onere probatorio gravante, a norma dell'art. 2697 c.c., su chi intende far valere in giudizio un diritto, ovvero su chi eccepisce la modifica o l'estinzione del diritto da altri vantato, non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto "fatti negativi", in quanto la negatività dei fatti oggetto della prova non esclude né inverte il relativo onere, gravando esso pur sempre sulla parte che fa valere il diritto di cui il fatto, pur se negativo, ha carattere costituito; tuttavia, in tal caso la relativa prova può essere data mediante dimostrazione di uno specifico fatto positivo contrario, od anche mediante presunzioni dalle quali possa desumersi il fatto negativo (Cass. 23229/2004; Cass. 9099/2012).

Ne segue che la banca deve dimostrare l'entità del proprio credito mediante la produzione degli estratti conto a partire dall'apertura del conto, e ove ne manchi la completa documentazione, a partire dal c.d. saldo zero e del pari il correntista, pur agendo per l’accertamento negativo, dovrà fornire la prova della fondatezza della propria domanda, producendo l’estratto conto zero, tanto più ove si tenga conto che tale estratto conto, inviato per legge ai correntisti, fa sì che gli stessi si trovino in posizione paritaria rispetto alla banca sotto il profilo della possibilità di produrre il documento. (Giuseppe Dell'Anna Misurale) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07/05/2015.


Anatocismo bancario e nullità delle relative clausole. Anatocismo bancario – Clausola anatocistica – Nullità – Rilevabilità d’ufficio – Sussiste.
E’ affetta da nullità rilevabile d'ufficio dal giudice, anche quindi in assenza di una tempestiva deduzione ad opera dell'interessato, la clausola anatocistica di capitalizzazione trimestrale degli interessi sui saldi passivi, inserita nel contratto di conto corrente bancario. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07/05/2015.


Ordinanza ex art.702 ter e ripetizione di interessi anatocistici. Conto corrente – Interessi anatocistici – Specifica pattuizione per iscritto – Assenza clausola contrattuale – Nullità – Ricalcolo

Conto corrente – Commissione massimo scoperto – Specifica pattuizione per iscritto – Indeterminatezza clausola contrattuale – Nullità – Ricalcolo

Conto corrente – Spese di tenuta e chiusura del conto – Specifica pattuizione per iscritto – Indeterminatezza della clausola contrattuale – Nullità – Ricalcolo

Conto corrente – Decorrenza valuta – Specifica pattuizione per iscritto – Ricostruzione.
La clausola che prevede la corresponsione di interessi anatocistici deve essere specificamente approvata per iscritto. In difetto di tale espressa previsione contrattuale, pertanto, tutte le somme versate dal correntista all’istituto di credito a tale titolo sono da ritenersi versate senza causa. Per l’effetto, gli interessi a debito del correntista devono essere (ri)calcolati senza operare alcuna capitalizzazione, con tasso determinato dal valore – minimo per gli interessi debitori e massimo per quelli creditori – dei Bot annuali emessi nei dodici mesi precedenti ad ogni chiusura trimestrale del conto. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

Deve essere dichiarata la nullità della clausola che prevede la commissione di massimo scoperto, se la stessa non è stata specificamente approvata per iscritto o se dal contratto risulta assolutamente indeterminato il criterio di calcolo del relativo tasso. Tale clausola, cioè, deve indicare in modo chiaro il tasso, i suoi criteri di applicazione e la periodicità dell’applicazione stessa. In difetto di tali indicazioni, la clausola è senz’altro nulla per indeterminatezza: così derivandone che le somme addebitate a titolo di c.m.s. sono pagate senza causa, con gli effetti che ne derivano in termini di restituzione e ricalcolo. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

Sono nulle le clausole che prevedono spese di gestione e chiusura del conto, se non sono state specificamente pattuite o hanno oggetto indeterminato. Ne deriva che le somme addebitate al cliente a tale titolo sono illegittime, con le relative conseguenze in termini di restituzione e ricalcolo. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

In assenza di specifica pattuizione scritta, l’istituto di credito non può differire la decorrenza della valuta ad un giorno diverso da quello dell’effettivo accreditamento della somma sul conto. In caso di illegittimo differimento occorrerà quindi procedere alla ricostruzione del rapporto a partire dalla data di valuta di ciascuna operazione, essendo quello il giorno effettivo di disponibilità della somma. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 04/05/2015.


La modifica dell’art. 120 TUB introdotta dalla legge n. 147/2013 (c.d. legge di stabilità 2014) ha posto il divieto di anatocismo nei rapporti bancari. Conto corrente – Interessi – Anatocismo – Art. 120 T.U.B. – Clausole anatocistiche applicate dall’1/1/2014 – Illegittimità – Ripetizione dell’indebito.
La modifica dell’art. 120 TUB introdotta dalla legge n. 147/2013 (c.d. legge di stabilità 2014) ha posto il divieto di anatocismo nei rapporti bancari, introducendo una disciplina speciale più rigorosa della normativa ordinaria dettata dall’art. 1283 c.c. Ne deriva che dall’entrata in vigore di tale legge non è più consentita, nell’ambito dei rapporti bancari, alcuna prassi anatocistica, posto pure che il mancato intervento di normazione secondaria a opera del C.I.C.R. non potrebbe comunque essere ritenuto rilevante in proposito. Ne deriva, altresì, il diritto del cliente di ripetere le somme per tale titolo addebitategli in conto nel periodo successivo all’1 gennaio 2014. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03/04/2015.


Anatocismo bancario vietato dall’1 gennaio 2014. Anatocismo bancario – Art. 120 tub come modificato dalla l. 147 del 2013 – Sopravvenuto divieto – Sussiste

Associazioni di consumatori – Legittimazione attiva – Diritto alla correttezza nei rapporti contrattuali – Lesione in ragione di clausole nulle – Sussiste.
L’art. 1, comma 629, della legge n. 147 del 2013, modificando il secondo comma dell’art. 120 TUB, ha inteso vietare l’anatocismo nei rapporti bancari, di fatto introducendo in tale ambito una disciplina speciale più rigorosa della normativa ordinaria dettata dall’art. 1283 c.c. La norma, in particolare, ha reso illegittima a decorrere dal 1/1/2014 qualsiasi prassi anatocistica nei rapporti bancari e ha vietato l’addebito di interessi anatocistici passivi: e, infatti, una volta riconosciuto come l’articolo in esame vieti in toto l’anatocismo bancario, nessuna specificazione tecnica di carattere secondario potrebbe limitare la portata o disciplinare diversamente la decorrenza del divieto, pena diversamente opinando ammettere che una norma primaria possa in tutto o in parte o anche solo temporaneamente essere derogata da una disposizione secondaria ad essa sotto-ordinata. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Deve essere riconosciuta legittimazione attiva dell’associazione di consumatori che si affermi titolare di un “diritto alla correttezza nei rapporti contrattuali”, laddove ne lamenti la lesione in ragione dell’applicazione ad opera della controparte di una clausola asseritamente nulla, anche in ragione di una, intervenuta, modifica legislativa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03/04/2015.


Atti di pagamento e atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta all’onere di distinguerli e dimostrarne in concreto la diversa funzione solutoria. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali - Eliminazione delle commissioni di massimo scoperto e spese non pattuite.
In tema di rapporto bancario di conto corrente, in mancanza di espressa e corretta pattuizione, non sono dovuti gli interessi ultralegali, gli interessi anatocistici, commissioni di massimo scoperto e spese. In punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto. Da ciò ne consegue che l'eccezione in esame avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata, poiché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 27/03/2015.


L’art. 120 TUB, come modificato dalla legge n. 147/2013, esclude l’anatocismo dai rapporti bancari senza alcuna forma di subordinazione logica o temporale del dato normativo al successivo intervento regolamentare del C.I.C.R.. Conto corrente – Interessi – Anatocismo – Art. 120 T.U.B. – Clausole anatocistiche applicate dall’1/1/2014 – Illegittimità – Ripetizione dell’indebito.
L’art. 120 TUB, come modificato dalla legge n. 147/2013 (c.d. legge di stabilità 2014), esclude l’anatocismo dai rapporti bancari; dal testo della norma non emerge, inoltre, alcuna forma di subordinazione logica o temporale del dato normativo al successivo intervento regolamentare del C.I.C.R., pur dalla norma medesima richiamato. La scelta, che sia stata fatta dalle banche, di mantenere in essere delle clausole contrattuali superate dall’intervento abrogativo del legislatore concreta una condotta omissiva contraria alla correttezza dovuta nei rapporti contrattuali ed evidenziata proprio dal disallineamento rispetto al testo di legge; d’altro canto, la perdurante applicazione di tali clausole porta al cliente il diritto di ripetere le somme così addebitategli in conto per il periodo successivo all’1 gennaio 2014. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25/03/2015.


Anatocismo bancario vietato dall’1 gennaio 2014. Anatocismo bancario – Art. 120 tub come modificato dalla l. 147 del 2013 – Sopravvenuto divieto – Sussiste.
L’art. 1, comma 629, della legge n. 147 del 2013, modificando il secondo comma dell’art. 120 TUB, ha introdotto una rigorosa esclusione dell’anatocismo nei rapporti bancari: ciò discende già dalla mera interpretazione letterale, in forza della quale è difficile assegnare all’espressione “gli interessi periodicamente capitalizzati non possono produrre interessi ulteriori” significato diverso dall’esclusione dell’anatocismo; ciò anche alla luce della correlazione con il successivo periodo, che impone di calcolare gli interessi capitalizzati, ossia annotati in conto, esclusivamente sulla sorte capitale. In tal senso depone anche il raffronto con la precedente versione del comma 2 dell’art.120, che rimetteva al CICR di stabilire criteri e modalità “per la produzione di interessi sugli interessi scaduti”, espressione che all’art.1283 c.c. definisce l’anatocismo, e che oggi non è più riproposta nella norma in esame, che si limita a parlare di “produzione di interessi”. Tale interpretazione è peraltro coerente con la relazione di presentazione della proposta di legge alla Camera, nella quale era espressamente chiarito che la proposta di legge intendeva sancire l’illegittimità della prassi bancaria dell’anatocismo. Non solo, ma la voluntas legis è ulteriormente riscontrabile nella mancata conversione in legge dell’art. 31 D.L. n. 91/14, il quale aveva reintrodotto la legittimità dell’anatocismo bancario. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25/03/2015.


Consulenza tecnica preventiva in tema di interessi usurari, anatocismo, commissioni e spese indebite. Provvedimenti di istruzione preventiva – Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite – Quesito in materia di interessi usurari, anatocismo, commissioni e spese indebite – Determinazione e rettifica saldo di conto corrente ancora in essere – Ammissibile.
E’ pienamente ammissibile la procedura di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite ex art. 696 bis c.p.c. anche nell’ambito dei rapporti bancari per controversie aventi ad oggetto la contestazione di addebiti illegittimi (interessi usurari e anatocistici, commissioni di massimo scoperto, valute fittizie, etc.).
L’azione del ricorrente, infatti, è preordinata a verificare l’illegittimità di tali addebiti negli estratti conto e, pertanto, il diritto di credito può annoverarsi nella categoria dei “crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito” previsti dalla norma codicistica.

La funzione deflattiva dell’istituto, unita alla finalità di istruzione preventiva, non permette interpretazioni eccessivamente formalistiche e restrittive.

Il ricorso è ammissibile anche nell’ipotesi di conto corrente ancora aperto, in quanto l’interesse del cliente trova soddisfazione nel ricalcolo dell’effettivo saldo, depurato dagli addebiti nulli, e la domanda di nullità può essere sempre proposta anche in costanza di rapporto. (Antonino La Lumia) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 17/03/2015.


Capitalizzazione trimestrale degli interessi – Termine di prescrizione decennale – Natura delle ripristinatoria delle rimesse in conto – Onere della prova a carico della banca.
I versamenti eseguiti su conto corrente affidato, in corso di rapporto hanno normalmente funzione ripristinatoria della provvista e non determinano uno spostamento patrimoniale dal solvens all’accipiens.
Una diversa finalizzazione dei singoli versamenti (o di alcuni di essi) deve essere concretamente provata da parte di chi intende far decorrere la prescrizione delle singole annotazioni delle poste relative agli interessi passivi anatocistici. (Mirko Parentini) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 21/02/2015.


Illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi – Art. 7 Delibera CICR del 9 febbraio 2000 – Condizioni peggiorative rispetto alla normativa previgente – Specifica negoziazione dell’anatocismo.
La nuova disciplina dell’anatocismo delinea per il correntista un trattamento giuridico deteriore rispetto a quello previgente incardinato sul solo art. 1283 cod. civ. infatti mentre nel quadro normativo previgente era bandita qualsivoglia forma di anatocismo nel nuovo quadro normativo l’anatocismo è ammesso alla blanda condizione dell’osservanza dell’identico periodo di capitalizzazione degli interessi. Ne discende, che alla stregua dello stesso articolo 7 citato la banca – in relazione ai rapporti pregressi – per poter procedere alla capitalizzazione degli interessi passivi maturati a credito del correntista, necessita della “preventiva approvazione” del cliente non essendo all’uopo sufficiente una semplice comunicazione unilaterale.
Ne consegue la radicale illegittimità dell’anatocismo addebitato anche per il periodo successivo all’entrata in vigore della delibera CICR fino alla chiusura del conto con la conseguenza che gli interessi anatocistici addebitati dalla banca vanno esclusi per tutta la durata del rapporto. (Mirko Parentini) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 21/02/2015.


Nullità della clausola di capitalizzazione degli interessi e di altri usi bancari illeciti – Azione di ripetizione dell’indebito oggettivo – Nullità della transazione ante causam – Effetto non novativo dell’accordo transattivo rispetto al titolo originario.
E’ nulla la transazione su un contratto illecito; per contro la transazione su titoli nulli per altre cause (diversa dalla illiceità) è annullabile su domanda della sola parte che ignorava al momento della stipulazione della transazione la causa di nullità del titolo.
Pertanto non risultando dalla transazione alcun elemento dal quale possa dedursi che il caput controversum fosse proprio la nullità della clausola lamentata dall’attore e che, dunque, con l’accordo transattivo perfezionatosi le parti avessero voluto emendare tale vizio innovando radicalmente il rapporto sulla base di un fondamento causale diverso, occorre legittimamente concludere che la stessa non avesse contenuto novativo. (Mirko Parentini) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 21/02/2015.


Ripetizione di indebito, incompletezza della documentazione e applicazione del criterio del saldo zero. Azione di ripetizione dell’indebito – Promossa dal cliente – Incompletezza della documentazione di c/c – Applicazione del criterio del c.d. saldo zero – Affermazione – Utilizzo del saldo negativo riportato dal primo degli estratti continuativi disponibili – Esclusione – Principio di vicinanza della prova – Applicabilità in materia bancaria – Affermazione.
Posta un’azione di ripetizione dell’indebito promossa da un cliente contro la propria banca, nel caso in cui la produzione della documentazione di conto sia incompleta si deve fare applicazione del criterio del saldo zero, invece di ricorrere al saldo negativo risultante dal più risalente degli estratti consecutivamente disponibili. Tale soluzione è da ritenere preferibile in ossequio al principio espresso dalla Suprema Corte in relazione alla vicinanza della prova, applicabile anche in materia bancaria. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 28/01/2015.


Mutuo a tasso variabile con ammortamento alla francese: effetti dell'estinzione anticipata sugli interessi dovuti. Mutuo - Tasso variabile - Piano di ammortamento alla francese - Estinzione anticipata - Pagamento di interessi in misura maggiore rispetto alla pattuizione.
Qualora venga stipulato un mutuo o tasso variabile con piano di ammortamento cd. alla francese, può accadere che, in caso di estinzione anticipata del mutuo, il mutuatario si trovi a pagare una somma maggiore rispetto a quella che avrebbe pagato se la rata fosse stata rideterminata ad ogni variazione di tasso non solo nella quota di interessi ma anche in quella capitale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Giudice di Pace Santa Maria Capua Vetere, 20/01/2015.


L’ammortamento c.d. “alla francese” non comporta nessuna violazione dell’art. 1283 c.c.. Anatocismo - Ammortamento alla francese - Interessi.
Si ha anatocismo, rilevante agli effetti dell’art. 1283 c.c., soltanto se gli interessi maturati sul debito in un determinato periodo si aggiungono al capitale, andando così a costituire la base di calcolo produttiva di interessi nel periodo. La previsione di un piano di rimborso con rata fissa costante (c.d. ammortamento “alla francese”) non comporta invece alcuna violazione dell’art. 1283 c.c., poiché gli interessi di periodo vengono calcolati sul solo capitale residuo e alla scadenza della rata gli interessi maturati non vengono capitalizzati, ma sono pagati come quota interessi della rata di rimborso. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 12/01/2015.


La banca che eccepisce la prescrizione deve indicare e provare la natura solutoria delle singole prestazioni. Conto corrente – Apertura di credito – Eccezione di prescrizione della banca – Carattere solutorio dei pagamenti – Onere della prova a carico della banca .
È onere della banca provare che i versamenti, nei cui confronti il cliente ha svolto azione di ripetizione dell’indebito, hanno natura solutoria, avendo la stessa banca spiegato eccezione di prescrizione a riguardo. Tale eccezione può intendersi utilmente formulata quando la banca abbia indicato, nel rispetto della tempistica processuale per il rilievo delle eccezioni non rilevabili d’ufficio, le singole prestazioni di natura solutoria (rispetto a quelle di natura meramente ripristinatoria, per le quali la prescrizione decorre dalla chiusura del conto), e cioè abbia in sostanza segnalato i «pagamenti» per i quali è da ritenersi spirato il termine decennale per la relativa ripetizione e, ancora prima, il perché i detti versamenti costituiscano pagamenti. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 18/12/2014.


Tasso soglia dell'usura: rilevano solo gli interessi di mora relativi alla rata non pagata. L'ammortamento cd. alla francese non dà luogo di per sé all'anatocismo. Usura - Verifica del superamento del tasso soglia - Interessi di mora - Rilevanza

Usura - Verifica del superamento del tasso soglia - Inclusione degli interessi di mora - Metodo di calcolo - Applicazione del tasso di mora esclusivamente sulla somma non pagata - Sommatoria degli interessi convenzionali e moratori - Superamento del tasso soglia esclusivamente in caso di mancato o ritardato pagamento

Usura - Sanzione della non debenza degli interessi di cui all'articolo 1815 c.c. - Mora del debitore - Oggetto della sanzione sono solo gli interessi dovuti nel periodo di mora

Ammortamento a rate costanti cd. alla francese - Anatocismo - Esclusione.
Tra le voci di cui si deve tenere conto ai fini della verifica del superamento del tasso soglia a norma dell’art. 644 comma 4, cod. pen., rientrano anche gli interessi moratori, atteso che se è vero che la loro concreta applicazione dipende esclusivamente dalla condotta (eventuale) di mora del correntista, la pattuizione e la determinazione della misura degli stessi è inscindibilmente legata alla stipula del contratto di erogazione del credito, con la conseguenza che anche per tale voce si pone l’esigenza, che è alla base della normativa antiusura, di prevenire eventuali abusi del creditore ai danni del debitore che si trova in uno stato di soggezione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Allo scopo di verificare il superamento del tasso soglia d'usura tenendo conto anche degli interessi di mora, non si può procedere alla sommatoria in astratto tra il tasso convenzionale ed il tasso moratorio. La base di calcolo per l’applicazione del tasso convenzionale è, infatti, assolutamente diversa da quella per la determinazione degli interessi di mora, atteso che, mentre il tasso convenzionale, secondo il sistema di ammortamento alla francese, si applica sul capitale complessivo residuo ancora dovuto, il tasso di mora si applica, invece, soltanto sulla somma non pagata, ovvero sulla rata (comprensiva di quota di capitale ed interessi) scaduta e non pagata. Pertanto, gli interessi convenzionali e quelli moratori dovranno essere sommati, ma sulla base dei criteri di calcolo sopra indicati, con la conseguenza che si verificherà, in concreto, il superamento del tasso soglia solo nel caso in cui, in presenza di ritardato pagamento, il conteggio degli interessi di mora sulla rata impagata sommato a quello degli interessi corrispettivi dovuti nello stesso periodo, dia luogo ad un importo complessivo di interessi che, rapportato alla quota di capitale residuo, rappresenti una percentuale superiore al tasso soglia nel trimestre di riferimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di applicazione della sanzione, prevista dall'articolo 1815 c.c., della non debenza degli interessi nell'ipotesi di superamento del tasso soglia anti usura, fino a quando non si verifica l'evento della mora del debitore, difetta il presupposto giuridico anche solo per ipotizzare in astratto l'applicazione della sanzione in questione. Una volta che si verifichi il ritardo nell'adempimento ovvero l'inadempimento, ove si registri in concreto il superamento del tasso soglia di usura per effetto del cumulo degli interessi corrispettivi e moratori, gli interessi "usurari" pattuiti che incorrono nella sanzione dell'articolo 1815, comma 2, c.c. sono solo quelli dovuti nel periodo di mora, perché è solo in questo periodo che può ritenersi perfezionata la pattuizione usuraria e sussistente sotto il profilo oggettivo l'usurarietà. L'applicazione dell'articolo 1815 citato comporta la rilevanza nel periodo di mora di tutti gli interessi che hanno concorso a superare il limite usurario, a qualsiasi titolo dovuti, sia, quindi, quelli convenzionali, sia quelli di mora; detta applicazione non può, tuttavia, portare alla sanzione della non debenza di interessi (corrispettivi) che antecedentemente alla (solo eventuale) condotta dimora del debitore da soli non presentavano alcun profilo di usurarietà, per mancato superamento del limite di cui all'articolo 2, comma 4, della legge n. 108 del 1996. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il metodo di ammortamento a rate costanti cd. alla francese non dà luogo di per sé all'anatocismo. Come, infatti, sostenuto dalla prevalente giurisprudenza di merito, tale metodo non implica affatto una capitalizzazione degli interessi, essendo questi unicamente calcolati sulla quota di capitale via via decrescente, ovvero sul capitale originario detratto l'importo già pagato con la rata o con le rate precedenti. Gli interessi convenzionali sono, quindi, calcolati unicamente sulla quota di capitale ancora dovuta e per il periodo di riferimento della rata. La quota di interessi dovuti dal mutuatario nelle rate successive non è determinata capitalizzando in tutto o in parte gli interessi corrisposti nelle rate precedenti. Ne può sostenersi che si sia in presenza di un interesse "composto" per il solo rilievo fattuale che il metodo di ammortamento alla francese determina un maggior onere di interessi rispetto al piano di ammortamento all'italiana che si fonda sulle rate a capitale costante. In realtà, il piano di ammortamento alla francese è più ossequioso del dettato dell'articolo 1194 c.c., in quanto prevede, correttamente, un criterio di restituzione del debito che privilegia sotto il profilo cronologico l'imputazione più ad interessi che a capitale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 27/11/2014.


Azione di ripetizione di indebiti bancari, onere della prova, decorrenza della prescrizione e conseguenze della nullità del contratto per difetto di forma. Azione di ripetizione di somme indebite - Onere della prova a carico del correntista - Contratto di conto corrente e estratti conto - Eccezione - Documentazione relativa al decennio antecedente la domanda - Ordine di esibizione - Inesistenza dei contratti - Decorrenza della prescrizione per l'azione di ripetizione - Nullità dell'apertura di credito contenuta nel contratto - Conseguenze sul pagamenti .
Il correntista che domanda la ripetizione di somme indebitamente versate alla Banca deve allegare e provare i fatti costitutivi della propria pretesa creditoria, ossia l’esecuzione della prestazione e l’inesistenza (originaria o sopravvenuta) del titolo della stessa. Il correntista ha, pertanto, l'obbligo di produrre il contratto di conto corrente e gli estratti conto relativi a tutto il periodo contrattuale, regola la quale trova una sola eccezione nel caso in cui, in virtù del principio della vicinanza della prova, l’onere possa far carico alla Banca convenuta laddove si tratti di documenti relativi al decennio antecedente la domanda o comunque nel caso di esercizio del diritto sostanziale ex art. 119 TUB. (massima ufficiale)

L'ordine di esibizione presuppone che la parte istante dimostri il possesso della cosa in capo a colui cui sarà rivolto l’ordine di esibizione ove questi contesti tale possesso; pertanto, ove il correntista asserisca l’inesistenza dei contratti giammai ne potrà richiedere l’esibizione. (massima ufficiale)

Dal momento in cui il conto ha presentato un saldo attivo è immediatamente sorto il diritto alla ripetizione e decorso il termine di prescrizione. (massima ufficiale)

Se il contratto “contenente” è nullo per difetto di forma (nullità peraltro non provata dall’attore nel caso in commento), è nulla anche l’apertura di credito in essa contenuta, con la conseguenza che tutti i versamenti effettuati dal correntista sono da considerarsi pagamenti indebiti e sono immediatamente ripetibili, sicché, per ciascuno di essi, il termine di prescrizione dell’azione di ripetizione inizia a decorrere dal momento del versamento. (massima ufficiale) Tribunale Lanciano, 20/11/2014.


Anatocismo, natura solutoria delle rimesse ai fini della decorrenza della prescrizione e onere di allegazione. Anatocismo - Restituzione addebiti - Onere della prova della natura solutoria delle rimesse.
La banca, convenuta per la restituzione degli addebiti illegittimamente operati a titolo di interessi anatocistici, ha l'onere di indicare le operazioni ritenute solutorie al fine di far decorrere il termine decennale di prescrizione dalle singole operazioni anziché dalla chiusura del conto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 19/11/2014.


Ripetizione di indebiti pagamenti anatocistici, prescrizione in presenza di castelletto di sconto non assimilabile all'apertura di credito. Conto corrente – Indebiti pagamenti anatocistici – Azione di ripetizione del cliente – Eccezione di prescrizione della banca – Carattere solutorio dei pagamenti – Onere della prova a carico della banca – Formulazione eccezione

Conto corrente – Indebiti pagamenti anatocistici – Azione di ripetizione del cliente – Eccezione di prescrizione della banca – Carattere solutorio dei pagamenti – Onere della prova a carico della banca – Anticipo

Conto corrente – Indebiti pagamenti anatocistici – Azione di ripetizione del cliente – Eccezione di prescrizione della banca – Carattere solutorio dei pagamenti – Onere della prova a carico della banca – Anticipazione su fatture

Conto corrente – Indebiti pagamenti anatocistici – Azione di ripetizione del cliente – Eccezione di prescrizione della banca – Carattere solutorio dei pagamenti – Onere della prova a carico della banca – Castelletto di sconto.
È completa e non indeterminata l’eccezione di prescrizione sollevata dalla banca nei confronti del cliente quando la banca medesima ha eccepito la prescrizione di tutte le rimesse sul conto corrente anteriormente al decennio. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

Se il cliente intende dolersi di addebiti nulli (ad esempio, per interessi) pertinenti a un’operazione di anticipo, il termine di prescrizione decorre dalla data del pagamento, ergo dell’incasso o dell’addebito in conto corrente, senza che possa avere a tale fine rilevanza la data di chiusura del conto. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

Se la banca concede una linea di credito per anticipazione su fatture, fissando il c.d. castelletto di sconto, il termine di prescrizione per l’azione di ripetizione di addebiti nulli decorre dalla data del pagamento, ergo dell’incasso o dell’addebito in conto corrente. Il montante del fido non rappresenta, infatti, la somma di cui il cliente ha facoltà di disporre fino a revoca (o a termine), ma semplicemente il limite entro cui la banca si impegna a scontare gli effetti e ricevute bancarie che il cliente le presenterà: ciò non implica «alcun trasferimento di denaro al cliente (neppure nella forma della messa a disposizione) con la conseguenza che detto trasferimento avverrà solo in forza dei singoli negozi di sconto e l’obbligazione restitutoria dello scontatario sorgerà solo ove i documenti scontati rimangano insoluti» (Cass. 14 luglio 2010, n. 16560). (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

Non essendovi creazione di disponibilità, il castelletto di sconto non può essere assimilato all’apertura di credito, tanto è vero che, in tema di revocatoria, la giurisprudenza ha qualificato atti solutori «i versamenti effettuati dal fallito sul conto corrente bancario nella parte eccedente l’apertura di credito, in quanto il castelletto, pur regolato nel medesimo conto, non rappresenta, in difetto di specifici elementi contrari, una forma di utilizzazione dell’apertura di credito stessa» (Cass., 11 settembre 1993, n. 9479). (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 18/11/2014.


Mutuo fondiario con ammortamento alla francese e anatocismo. Contratto di mutuo – Ammortamento “alla francese” – Nullità delle clausole contrattuali che stabiliscono le modalità di restituzione del finanziamento secondo un piano di ammortamento “alla francese” per contrasto con l'art. 1283 cc che vieta l'anatocismo – Insussistenza

Contratto di mutuo – Ammortamento “alla francese” – Indeterminatezza del tasso ultralegale da applicare con conseguente violazione del disposto dell'art. 1284, c. 3 cc e necessità di ricalcolare il credito con applicazione del tasso legale – Insussistenza.
Nell'ipotesi in cui un contratto di mutuo fondiario preveda la restituzione dell'importo finanziato secondo un piano di ammortamento “alla francese” ed effettui, in relazione alle singole rate, il calcolo degli interessi al tasso pattuito in contratto sul solo capitale ancora da rimborsare al netto delle rate già scadute, non si verifica alcun fenomeno anatocistico e, conseguentemente, la relativa pattuizione deve ritenersi valida e non inficiata da nullità per contrasto con l'art. 1283 cc.. (Sido Bonfatti, Alessia Grassigli) (riproduzione riservata)

Nell'ipotesi in cui un contratto di mutuo fondiario a tasso variabile preveda la restituzione dell'importo finanziato secondo un piano di ammortamento “alla francese” - sempre che nel contratto le parti abbiano chiaramente precisato (anche mediante rinvio a fonti extracontrattuali ben specificate e che esprimano valori oggettivi ed agevolmente accertabili) le modalità per determinare in modo certo l'entità del tasso variabile da applicare in riferimento alla singola rata in scadenza, da calcolarsi sul capitale ancora da restituire –, non sussiste indeterminatezza del tasso ultralegale da applicare, sicché non deve procedersi al ricalcolo del credito con applicazione del tasso legale ai sensi dell'art. 1284, c. 3 cc.. (Sido Bonfatti, Alessia Grassigli) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 11/11/2014.


Anatocismo, indebiti pagamenti e onere a carico della banca di provare la natura solutoria. Conto corrente – Indebiti pagamenti anatocistici – Azione di ripetizione del cliente – Eccezione di prescrizione della banca – Carattere solutorio dei pagamenti – Onere della prova a carico della banca.
È onere della banca provare che i versamenti, nei cui confronti il cliente ha svolto azione di ripetizione dell’indebito, hanno natura solutoria, avendo la stessa banca spiegato eccezione di prescrizione a riguardo. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 07/11/2014.


Non può essere concessa la provvisoria esecuzione per un importo inferiore a quello ingiunto. Procedimento per ingiunzione - Opposizione - Concessione di provvisoria esecuzione parziale - Inammissibilità.
Al di fuori dell’ipotesi espressamente previste dall’articolo 648, comma 1, seconda parte c.p.c., non può essere concessa la provvisoria esecuzione parziale del decreto ingiuntivo opposto, ossia per una minor somma rispetto a quelle ingiunta, atteso che ciò si tradurrebbe in una sostituzione o modifica del decreto che spetta al giudice soltanto in fase di decisione; questa impostazione ha trovato conferma nella modifica dell’articolo 648 c.p.c. avvenuta ad opera dell’art. 9 del decreto legislativo n. 231 del 2002, il quale l’ha introdotta limitatamente alla specifica ipotesi in cui sia contestata solo una parte dell’importo ingiunto. (Fattispecie in tema di anatocismo dove il giudice dell’opposizione ha ravvisato la mancanza di reciprocità degli interessi creditori e debitori di cui all’articolo 2 della delibera CICR del 9 febbraio 2000). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Foggia, 05/11/2014.


Capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi per i contratti anteriori alla delibera CICR: è necessaria la specifica pattuizione delle nuove modalità di capitalizzazione. Conto corrente bancario – Capitalizzazione interessi passivi – Delibera CICR 9.2.2000 – Art. 120 TUB.
La capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, secondo quanto stabilito dal CICR con delibera del 9 febbraio 2000, può trovare applicazione a condizione che essa sia reciproca (tanto su interessi debitori che su interessi creditori) e prevista in contratto. Con riferimento ai contratti stipulati nel periodo antecedente all’entrata in vigore della delibera CICR, è richiesta, ai fini della legittimità di tale capitalizzazione, la specifica pattuzione delle nuove modalità di capitalizzazione, non essendo sufficiente la mera comunicazione da parte dell’intermediario. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 27/10/2014.


Ripetizione di interessi anatocistici, onere a carico della banca di indicazione dei versamenti di natura solutoria. Anatocismo - Indicazione dei versamenti di natura solutoria - Onere a carico della banca.
L’eccezione di prescrizione è inammissibile ove la Banca non indichi precisamente i versamenti di natura solutoria. (Laura Cortellaro) (riproduzione riservata)

In assenza di approvazione per iscritto da parte del correntista, la capitalizzazione degli interessi passivi non si applicherà anche successivamente all’entrata in vigore della delibera C.I.C.R. 9 febbraio 2000. (Laura Cortellaro) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 20/10/2014.


Anatocismo e interessi applicati sulle operazioni di sconto. Anatocismo - Ripetizione di indebito - Interessi relativi alle operazioni di sconto effettuate in modo sistematico sul conto.
Le operazioni di sconto bancario, ove eseguite non in via autonoma, ma in modo sistematico sul conto corrente, costituiscono strumenti di finanziamento non diversi dalle altre forme di anticipazione o apertura di credito, le quali consentono di ottenere una provvista a fronte del pagamento di interessi; conseguentemente, l’addebito degli interessi relativi a dette operazioni deve ritenersi ricompreso nella domanda volta ad ottenere la ripetizione degli interessi anatocistici indebitamente addebitati dalla banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 07/10/2014.


Usura: lite temeraria per il cliente che sostenga l’infondata tesi del cumulo di interessi corrispettivi e moratori. Usura – Interessi corrispettivi e moratori – Divieto di cumulo – Lite temeraria – Responsabilità aggravata ex art.96 cpc – Ammortamento c.d. alla francese – Liceità – Esclusione anatocismo.
Costituisce dato lapalissiano che gli interessi corrispettivi si applicano soltanto sul capitale a scadere, essendo il corrispettivo del diritto del mutuatario a godere della somma capitale in conformità al piano di rimborso graduale, mentre gli interessi di mora si applicano soltanto sul debito scaduto. Il tasso di mora dunque sostituisce il tasso corrispettivo – con formula equivalente può dirsi che, con riguardo al debito scaduto, al tasso corrispettivo si aggiunge lo spread di mora – e pertanto i due tassi non possono sic et simpliciter sommarsi tra loro, come maccheronicamente pretende l’attore. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)
 
La previsione di un piano di rimborso del mutuo graduale – in particolare con rata fissa costante (c.d. ammortamento alla francese) – non comporta alcuna violazione dell’art. 1283 c.c. per i seguenti tre motivi:
1) gli interessi di periodo vengono calcolati sul solo capitale residuo;
2) alla scadenza della rata gli interessi maturati non vengono capitalizzati, ma sono pagati come quota interessi della rata di rimborso del mutuo, essendo tale pagamento periodico della totalità degli interessi elemento essenziale e caratterizzante, in particolare dell’ammortamento alla francese dove la rata costante e la quota capitale rimborsata è determinata per differenza rispetto alla quota interessi;
3) peraltro, visto che la rata paga, oltre agli interessi sul capitale a scadere, anche la quota del debito in linea capitale – quota man mano crescente con il progredire del rimborso – a ciò segue che il pagamento a scadenza del periodo X riduce il capitale che fruttifica nel periodo X+1, ossia si verifica un fenomeno inverso rispetto alla capitalizzazione. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)

È fonte di responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. l’aver sostenuto in giudizio tesi contraddittorie, controproducenti, che ignorano arbitrariamente chiari dati normativi che segnalano la non cumulabilità di interessi moratori e corrispettivi e il diritto della banca a pretendere interessi moratori sulla rata scaduta. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 17/09/2014.


Deduzione della eccezione di prescrizione in ordine alla natura solutoria o ripristinatoria dei singoli versamenti. Conto corrente – Indebiti pagamenti anatocistici – Azione di ripetizione del cliente – Eccezione di prescrizione della banca – Carattere solutorio dei pagamenti – Onere della prova – A carico della banca.
Nel sollevare l’eccezione di prescrizione in comparsa di costituzione la banca nulla ha dedotto in ordine alla natura solutoria o ripristinatoria dei singoli versamenti di cui è stata chiesta la restituzione, cosicché l’eccezione è stata formulata in modo generica e pertanto inammissibile. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 11/09/2014.


Anatocismo bancario e consulenza tecnica d’ufficio quale fonte oggettiva di prova. Anatocismo - Consulenza tecnica d’ufficio - Fonte oggettiva di prova - Ordinanza ex articolo 186 quater c.p.c..
La consulenza tecnica d’ufficio può costituire fonte oggettiva di prova tutte le volte che opera come strumento di accertamento di situazioni di fatto rilevabili esclusivamente attraverso il ricorso a determinate cognizioni tecniche. (Fattispecie in tema di anatocismo bancario, commissione di massimo scoperto, valute e spese non pattuite). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 03/09/2014.


Grava sulla banca l’onere di produrre gli estratti conto per la ricostruzione del saldo qualora, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la stessa sia attore in senso sostanziale. Conto corrente bancario - Anatocismo - Produzione degli estratti conto - Opposizione a decreto ingiuntivo - Onere della prova.
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo richiesto dalla banca al fine di ottenere il pagamento delle somme dovute sulla base del saldo del conto corrente, la banca riveste il ruolo di attore in senso sostanziale, con la conseguenza che, qualora l’opponente deduca l’applicazione di interessi anatocistici, sulla banca incombe l’onere di produrre gli estratti conto dall’inizio dal rapporto, al fine di consentire la rideterminazione del saldo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trieste, 12/08/2014.


Contestazione dell’esistenza di un valido accordo e sulle condizioni economiche del contratto di conto corrente e di apertura di credito. Conto corrente bancario - Ripetizioni di addebiti illegittimi - Onere della prova.
In difetto della produzione degli estratti conto (e del contratto di conto corrente) è evidentemente impossibile verificare, in punto di fatto, se quanto il correntista afferma circa gli addebiti illegittimi sia o meno fondato, ma anche verificare se quanto la banca indica come dovuto nell’ultimo salo, se negativo per il Cliente, sia effettivamente spettante. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata)

La mancata produzione in giudizio del contratto di conto corrente, da parte della banca, che dovrebbe sempre (e per sempre) gelosamente conservare tale documento, impedisce di conoscere quali siano state le previsioni in tema di capitalizzazione degli interessi, con la conseguenza che la relativa deduzione difensiva dell’Istituto è priva di mordente, poggiando (paradossalmente) non su un documento prodotto ma su un documento mancante. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata)

E’ certo che, in difetto della prova della convenzione scritta, non possa mai esservi, neppure dopo il 22 aprile 2000 (recte dal III° trimestre 2000), a condizioni di reciprocità, in esito alla delibera CICR 7 febbraio 2000 (in G.U. 22 maggio 2000) la applicazione della capitalizzazione trimestrale degli interessi composti debitori, così come no può esservi addebito al correntista di commissioni di massimo scoperto (CMS) o di affidamento, perché nessuna di tali voci debitorie risulta essere stata pattuita. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata)

Deve escludersi che gli interessi convenzionali siano mai stati nella specie concordati per iscritto fra le parti, in presenza di specifica contestazione di parte attrice in punto di esistenza di un accordo scritto sugli interessi, e di mancata produzione del contratto da parte della banca…conseguentemente gli interessi dovuti sono solo quelli legali e ogni forma di capitalizzazione è in concreto da escludere, perché nulla è (o, il che è processualmente identico, risulta essere) mai stato concordato per iscritto. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata) Tribunale Sassari, 09/08/2014.


Non compete alla banca l’onere di provare la natura solutoria delle rimesse delle quali viene chiesta la ripetizione. Conto corrente – Ripetizione di pagamenti indebiti – Prescrizione – Decorrenza – Distribuzione dell’onere della prova.
Nell’ambito dell’azione di ripetizione del cliente di indebiti pagamenti fatti alla banca, la tesi di Cass. SS.UU. n. 24418/2010 (che distingue il correre della prescrizione a seconda si tratti di rimessa intrafido o extrafido, per quest’ultima eventualità muovendo la stessa dal versamento e non dalla chiusura del conto) non comporta necessariamente che la banca debba provare la natura solutoria di ogni rimessa. La tesi sostenuta da Cass. 26 febbario 2014, n. 4518 non può essere condivisa perché basata su una presunzione non provata e perché impone alla banca una prova negativa. Pertanto, si deve ritenere che la “banca adempie al proprio onere di prova dell’eccezione allegando e deducendo il decorso del termine decennale” dalla rimessa, spettando invece al correntista l’onere di provare il carattere ripristinatorio della stessa. (riproduzione riservata). Tribunale Mantova, 11/06/2014.


Conto corrente, ripetizione di indebito e onere della prova. Conto corrente – Azione di ripetizione di indebito – Onere della prova – Mancata produzione documenti contrattuali ed estratti conto – Ordine di esibizione – Appello – Inammissibilità ex art. 348-bis c.p.c..
Nelle azioni di ripetizione di indebito la mancata produzione da parte dell'attore del documento contrattuale, che rappresenta fatto costitutivo della domanda restitutoria, non consente l'esatta verifica delle clausole contenute nel contratto. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)
 
Nelle azioni di ripetizione di indebito la mancata produzione da parte dell'attore degli estratti conto relativi all'evolversi del conto nel tempo, non consente la verifica dell'eventuale saldo attivo del conto stesso, né della applicazione di clausole nulle. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)

L'ordine di esibizione di documenti ai sensi dell'art. 210 c.p.c. non può sopperire alle lacune probatorie imputabili alle parti, e può essere disposto soltanto nelle ipotesi in cui le parti medesime si siano preventivamente attivate per il loro reperimento con esito negativo. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata) Appello Cagliari, 11/06/2014.


Conto corrente bancario, azione di ripetizione di indebito e onere della prova. Conto corrente – Azione di ripetizione di indebito – Onere della prova – Produzione documenti contrattuali – Prova negativa – Inosservanza ordine di esibizione – Argomenti di prova – Insufficienza.
Nelle azioni di ripetizione di indebito l’onere di produrre i documenti contrattuali relativi ai rapporti di conto corrente in contestazione, al fine di verificare la dedotta mancanza o nullità di talune clausole, grava sulla parte che tali domande propone. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)

La sola inosservanza dell’ordine di esibizione dei documenti contrattuali da parte della banca convenuta non può essere in concreto equiparata all'ammissione del fatto che le diverse clausole contrattuali oggetto dell'azione di nullità avessero il contenuto indicato dall'attore. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 31/05/2014.


Anatocismo nei mutui bancari in caso di inadempimento del mutuatario: è necessaria la stipulazione di un’apposita pattuizione. Mutuo bancario – Inadempimento – Singole rate – Interessi moratori – Anatocismo – Espressa pattuizione – Contenuti.
La delibera CICR del 9 febbraio 2000 consente, per i mutui bancari, la produzione dell’anatocismo in caso d’inadempimento del mutuatario all’obbligo di restituzione delle singole rate. Tale possibilità è tuttavia subordinata alla stipulazione di un’apposita pattuizione - anteriore al sorgere del credito per interessi - che indichi che gli interessi moratori sono dovuti anche sulla quota parte degli interessi corrispettivi delle rate scadute. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22/05/2014.


Rapporti bancari e ripetizione di pagamenti indebiti: la prova dell’apertura di credito è a carico di chi la deduce. Prescrizione della domanda di ripetizione di pagamenti indebiti nei rapporti bancari – Prova dell’esistenza di un’apertura di credito – Proponibilità dell’azione di ripetizione solo successivamente alla chiusura del conto – Decorrenza della prescrizione dalla chiusura del conto corrente

Prescrizione della domanda di ripetizione di pagamenti indebiti nei rapporti bancari – Mancanza di prova circa l’esistenza di un contratto di apertura di credito – I versamenti in corso di rapporto sono pagamenti – Decorrenza della prescrizione dell’azione di ripetizione dalla data delle singole operazioni

Contratto di conto corrente – Oggetto – Servizo di cassa – Esecuzione di pagamenti e riscossioni per conto del cliente – Non rientra nell’oggetto la messa a disposizione di denaro da parte della banca

Conto corrente a debito non assistito da apertura di credito – Natura ripristinatoria dei versamenti in conto – Esclusione

Onere della prova circa la sussistenza di un’apertura di credito – Regola generale – Onere di chi la deduce

Presenza costante di saldi passivi negli estratti conto di conto corrente bancario – Addebiti per spese di gestione fido – Prova della sussistenza di un contratto di apertura di credito – Esclusione.
Circa l’operatività della prescrizione della domanda di ripetizione dei pagamenti indebiti nei rapporti bancari, se viene dedotto e provato che il conto corrente è assistito da apertura di credito, i versamenti eseguiti non costituiscono pagamento se non al momento della chiusura del rapporto, quando il correntista restituisce alla Banca gli importi utilizzati, per cui l'eventuale azione di ripetizione d'indebito può essere esercitata solo in un momento successivo alla chiusura del conto, e solo da quel momento comincerà a decorrere il relativo termine di prescrizione. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Nei rapporti bancari, se la banca eccepisce la prescrizione della domanda di ripetizione di indebito e il correntista a sua volta eccepisce la sussistenza tra le parti di un contratto di apertura di credito ma la prova circa l’esistenza dei contratto di apertura di credito non è fornita, i versamenti effettuati da parte del correntista nel corso del rapporto non possono che essere considerati pagamenti, con conseguente decorrenza del termine prescrizionale  dell’azione di ripetizione di indebito dalla data delle singole operazioni. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Con il contratto di conto corrente la Banca si impegna unicamente ad offrire al cliente un servizio di cassa nell'utilizzo della provvista propria del cliente, ovvero a provvedere per conto del medesimo a pagamenti e riscossioni, e non a mettere disposizione denaro in favore del correntista. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Se  il conto corrente è a debito e non è assistito da apertura di credito la natura ripristinatoria della provvista deve di regola essere esclusa, stante l'obbligo di restituzione di quanto utilizzato che fa capo al correntista. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

La prova circa la sussistenza di un’apertura di credito incombe, per regola generale (art.2697 c.c.), su chi intende far valere l’esistenza di tale contratto, al fine di trarne le conseguenze a sé favorevoli e paralizzare così l’eccezione di prescrizione svolta. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Al fine di valutare la natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse in conto corrente non costituisce prova della sussistenza di un’apertura di credito la presenza costante di saldi passivi negli estratti conto o la presenza di addebiti in conto per spese di gestione fido, non consentendo tali elementi di valutare l’ammontare e l’epoca degli affidamenti, in maniera tale da accertare se i versamenti siano stati effettuati su conto passivo o su conto scoperto, in quanto recante un passivo tale da risultare comunque eccedente i limiti dell’affidamento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 03/05/2014.


Anatocismo, commissione di massimo scoperto, illegittimità degli interessi per il periodo anteriore al luglio 2000. Capitalizzazione anatocistica trimestrale degli interessi passivi – Illegittimità per il periodo anteriore al luglio 2000 – Illegittimità per il periodo successivo ove non ci sia eguale previsione di capitalizzazione attiva – Sanzione dell’assenza di capitalizzazione e non già di capitalizzazione annuale.

Commissione massimo scoperto – Validità solo se determinatezza o determinabilità dell’onere aggiuntivo imposto – Necessità di previsione di tasso, criteri di calcolo e periodicità – Sussiste.

Prescrizione del diritto alla ripetizione delle somme versate per anatocismo – Termine ordinario decennale ex art. 2946 c.c. – Decorrenza dalla chiusura del conto per rimesse ripristinatorie o dalla singola annotazione per rimesse solutorie.

Rapporto dare/avere a seguito di invalidità della pattuizione anatocistica – Mancata disponibilità di tutti gli estratti conto relativi al rapporto in contestazione – Onere della prova – Ricostruzione muovendo dal saldo zero nel caso la banca agisca per il pagamento ed il primo estratto conto disponibile sia a debito per il cliente – Ricostruzione sulla base delle risultanze degli estratti conto nel caso il correntista agisca in ripetizione..
Nel caso di illegittima capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi da parte della banca, poiché effettuata prima del 1/7/2000 o poiché effettuata successivamente ma senza riconoscere eguale periodicità nel calcolo degli interessi attivi, non è dovuta capitalizzazione alcuna, nemmeno annuale. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La commissione di massimo scoperto, per essere valida, deve rivestire i requisiti della determinatezza o determinabilità dell’onere aggiuntivo che viene ad imporsi al cliente, e ciò accade quando sono previsti sia il tasso della commissione, sia i criteri di calcolo, sia la sua periodicità. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La prescrizione del diritto a conseguire la ripetizione delle somme versate per anatocismo è quella decennale ordinario ex art. 2946 c.c., ed il termine prescrizionale decorre dalla chiusura del conto nel caso di rimesse meramente ripristinatorie della provvista, o dalla data di annotazione in conto delle singole poste nel caso di rimesse solutorie. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Ritenuta l’invalidità della pattuizione di interessi anatocistici, nel caso di mancata disponibilità di tutti gli estratti conto relativi al rapporto in contestazione, per il riparto dell’onere probatorio occorre distinguere due situazioni: laddove sia la banca ad agire per il pagamento ed il primo estratto conto sia a debito per il cliente, la ricostruzione dell’andamento del rapporto deve essere effettuata partendo dal saldo zero; nel caso invece in cui sia il correntista ad agire in ripetizione, la ricostruzione del rapporto è circoscritta al periodo in relazione al quale risultano prodotti gli estratti conto, senza potere muovere dal saldo zero in caso di un primo estratto conto a debito per il cliente. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 23/04/2014.


Ripetizione dell'indebito in costanza di un rapporto di conto corrente del quale non sia stata fornita la prova della chiusura. Conto corrente bancario - Ripetizione di somme indebitamente addebitate - Mancanza di prova in ordine alla chiusura del conto a domanda di esatto adempimento del contratto con richiesta di liquidazione del saldo.
Laddove non sia allegato e provato che la chiusura del conto sia intervenuta anteriormente all'esercizio dell'actio nullitatis e della conseguente azione di ripetizione, deve ritenersi che l'esercizio di quest'ultima implichi e comprenda una domanda di esatto adempimento del contratto di c/c volta ad ottenere, a seguito del recesso dal rapporto operato dal correntista, la liquidazione del relativo saldo correttamente rideterminato e la condanna della banca al pagamento della quota parte dei versamenti eseguiti dal correntista indebitamente trattenuta dalla banca stessa pur a fronte della declaratoria di nullità delle clausole in applicazione delle quali tale quota parte aveva formato un'esposizione debitoria del correntista in realtà inesistente. (Nel caso di specie, il tribunale ha ritenuto che l'attore, con la notifica dell'atto di citazione, abbia chiesto anche la chiusura del conto, come del resto evincibile dall'esplicita domanda di condanna la pagamento del saldo a suo favore esistente ad una determinata data). (Adolfo Pesaresi) (riproduzione riservata) Tribunale Frosinone, 18/04/2014.


Mutuo fondiario con piano di ammortamento alla francese e anatocismo. Opposizione a precetto – Titolo esecutivo stragiudiziale costituito da contratto di mutuo fondiario con piano di ammortamento “alla francese” – Nullità delle clausole contrattuali che stabiliscono le modalità di restituzione del finanziamento secondo un piano di ammortamento “alla francese” per contrasto con l'art. 1283 cc che vieta l'anatocismo – Insussistenza

Opposizione a precetto – Titolo esecutivo stragiudiziale costituito da contratto di mutuo fondiario con piano di ammortamento “alla francese” – Assoluta indeterminatezza del tasso ultralegale da applicare con conseguente violazione del disposto dell'art. 1284, c. 3 cc e necessità di ricalcolare il credito con applicazione del tasso legale – Insussistenza .
Nell'ipotesi in cui un contratto di mutuo fondiario preveda la restituzione dell'importo finanziato secondo un piano di ammortamento “alla francese” - sempre che le clausole contrattuali prevedano in relazione alle singole rate il calcolo degli interessi al tasso pattuito in contratto (sia esso fisso o variabile) sul solo capitale complessivo ancora da rimborsare al netto delle rate già scadute - non si verifica alcun fenomeno anatocistico e, conseguentemente, la relativa pattuizione deve ritenersi valida e non inficiata da nullità per contrasto con l'art. 1283 cc.. (Luigi Pagliuca) (riproduzione riservata)

Nell'ipotesi in cui un contratto di mutuo fondiario a tasso variabile preveda la restituzione dell'importo finanziato secondo un piano di ammortamento “alla francese” - sempre che nel contratto le parti abbiano chiaramente precisato (anche mediante rinvio a fonti extracontrattuali ben specificate e che esprimano valori oggettivi ed agevolmente accertabili) le modalità per determinare in modo certo l'entità del tasso variabile da applicare in riferimento alla singola rata in scadenza, da calcolarsi sul capitale ancora da restituire – non sussiste indeterminatezza del tasso ultralegale da applicare, sicché non deve procedersi al ricalcolo del credito con applicazione del tasso legale ai sensi dell'art. 1284, c. 3 cc.. (Luigi Pagliuca) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 11/03/2014.


Conto corrente, obbligo decennale della banca di conservazione delle scritture contabili e onere della prova della correttezza del saldo iniziale. Conto corrente - Ripetizione dell’indebito - Determinazione saldo iniziale - Vicinanza alla fonte di prova

Conto corrente - Corretta determinazione saldo iniziale - Vicinanza alla fonte di prova

Conto corrente - Ripetizione dell’indebito - Determinazione saldo iniziale - Vicinanza alla fonte di prova - Irrilevanza della durata decennale dell’obbligo di conservazione delle scritture contabili.
Qualora, in relazione a un rapporto di conto corrente bancario, venga accertato il diritto del cliente alla ripetizione delle somme pagate indebitamente, la banca è tenuta a produrre gli estratti conto dall’inizio del rapporto. Altrimenti, si deve ritenere che il saldo iniziale del conto sia pari a zero. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

La banca, che forma ed emette gli estratti conto periodici, ha pienamente e indubbiamente la possibilità di dimostrare, producendo in giudizio gli stessi, che il saldo iniziale negativo sia legittimo e corretto e non, viceversa, frutto dell’illegittima capitalizzazione degli interessi passivi e di altre voci non dovute. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

L’obbligo decennale di conservazione delle scritture contabili (art. 2220 c.c.) non è sufficiente, nei rapporti bancari in conto corrente, a sottrarre la banca dall’onere della prova piena del credito vantato anche per il periodo ulteriore. L’obbligo di tenuta, in particolare, risulta volto ad assicurare una più penetrante tutela dei terzi estranei all’attività imprenditoriale. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 07/03/2014.


Inammissibile il ricorso alla consulenza tecnica preventiva a fini di conciliazione per la determinazione dei tassi di interesse, di individuazione delle spese e commissioni con riferimento all’eventuale superamento del tasso soglia. Provvedimenti di istruzione preventiva – Consulenza tecnica preventiva ai fini della conciliazione delle liti – Quesito in materia di determinazione contrattuale dei tassi di interesse – Inammissibilità..
E’ inammissibile il ricorso ex art. 696 bis c.p.c. avente ad oggetto quesiti in materia di determinazione dei tassi di interesse, di individuazione delle spese e commissioni, il tutto con riferimento all’eventuale superamento del tasso soglia, in quanto nell’instaurando giudizio di merito si prospettano questioni di nullità di singole clausole contrattuali (nullità al cui accertamento l’invocata consulenza tecnica preventiva dovrebbe essere in larga misura destinata), sicché rimane escluso che la materia del contendere concerna inadempimenti nella esecuzione delle obbligazioni contrattuali, ovvero risarcimenti da fatto illecito (cfr. 1° comma dell’art. 696 bis c.p.c.). (Augusto Azzini) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 03/03/2014.


Azione di ripetizione promossa dal correntista e onere della produzione del contratto e degli estratti conto relativi a tutto il periodo contrattuale. Conto corrente bancario - Ripetizione di somme indebitamente versate per interessi anatocistici o usurari, per commissioni e spese - Onere della prova a carico del correntista che agisce in giudizio - Produzione del contratto di conto corrente e degli estratti conto - Necessità.
Nel caso in cui sia il correntista ad agire in giudizio per la ripetizione delle somme indebitamente versate alla banca a titolo di interessi anatocistici o usurari, oltre che di commissioni e spese asseritamente non dovute, incombe sul correntista stesso, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 2697 c.c., l’onere di allegare i fatti posti a base della domanda, vale a dire di dimostrare l’esistenza di specifiche poste passive del conto corrente oggetto di causa, rispetto alle quali l’addebito di somme non dovute avrebbe determinato i maggiori esborsi, onere che deve essere assolto mediante la produzione del contratto di conto corrente e degli estratti conto relativi a tutto il rapporto contrattuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 13/02/2014.


Anatocismo bancario e tasso di interesse: se il tasso di interesse creditorio è meramente simbolico la clausola anatocistica è nulla e il credito deve essere ricalcolato senza la capitalizzazione degli interessi. Anatocismo bancario e tasso di interesse creditorio – Tasso di interesse meramente simbolico – Nullità della clausola anatocistica – Ricalcolo del credito senza capitalizzazione degli interessi.
È nulla la clausola contrattuale che prevede la capitalizzazione degli interessi creditori quando il tasso a favore del cliente può ritenersi meramente simbolico (es. 0,01% annuo, ossia pari ad € 1 lordo per un accredito di € 10.000,00 per un intero anno); in tal caso si configurerebbe la classica vendita “nummo uno” nota alla manualistica e, pertanto, con la previsione del solo tasso debitore a favore della banca, non si realizzerebbe la pari periodicità di capitalizzazione. Qualora si riscontrasse, secondo i principi sopra espressi, una capitalizzazione degli interessi calcolata a seguito di clausola viziata da tale nullità, il rapporto dare/avere dovrà essere ricalcolato senza applicare alcuna capitalizzazione degli interessi creditori. (Gabriele Marco Chiparo) (riproduzione riservata) Tribunale Imperia, 31/01/2014.


Osservanza delle prescrizioni della delibera CICR del 9 febbraio 2000 e onere della prova. Commissione di massimo scoperto, usura e istruzioni della Banca d'Italia. Contratti bancari – Anatocismo – Rispetto delle condizioni previste dalla delibera CICR 9 febbraio 2000 – Necessità – Onere della prova – Per intero a carico della banca.

Usura – Commissione di massimo scoperto – Rilevanza – Diversa determinazione della Banca d’Italia (per il periodo anteriore al gennaio 2010) – Irrilevanza. .
Con riferimento al periodo successivo all’1 luglio 2000, è onere della banca dimostrare di essersi attenuta alle prescrizioni emanate dalla delibera CICR del 9 febbraio 2000. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci e Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

La commissione di massimo scoperto deve essere tenuta in considerazione quale fattore potenzialmente produttivo di usura, essendo rilevante ai fini della determinazione del tasso usurario tutti gli oneri che il cliente sopporta in relazione all’utilizzo del credito e ciò indipendentemente dalle Istruzioni della Banca d’Italia nelle quali si prevede che la commissione di massimo scoperto non debba essere valutata ai fini della determinazione del tasso effettivo globale, traducendosi questa interpretazione in un aggiramento della norma penale che impone alla legge di stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci e Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23/01/2014.


Ricorso per ingiunzione – Opposizione – Contestazione di interessi anatocistici e usurari. Opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo – Contestazione di interessi anatocistici e usurari – Produzione di perizia econometrica – Conteggi analitici – Gravi motivi per sospensione – Sussistono..
Nell’opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, costituiscono gravi motivi ai sensi dell’art. 649 c.p.c. le specifiche contestazioni attinenti alla violazione della normativa in materia di anatocismo ed usura, con illegittima capitalizzazione degli interessi ed indeterminatezza degli stessi (L. n. 108 del 1996, nonché degli artt. 1283 e 1284 c.c.), qualora supportate da analitici conteggi contenuti nella perizia di parte e finalizzate ad evidenziare l’erroneità dell’importo del debito complessivo. (Antonino La Lumia) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 21/01/2014.


Ripetizione di indebito in conto corrente, onere della prova e saldo iniziale per il ricalcolo. Ripetizione dell’indebito relativa a conto corrente - Onere della prova - Operazioni di rielaborazione del rapporto a mezzo CTU - Criterio del primo saldo disponibile - Esclusione del criterio del cd. “saldo zero” - Esclusione cd. principio di vicinanza della prova - Esclusione disciplina domanda di accertamento negativo del credito..
Nel caso in cui il correntista agisca in ripetizione, previo accertamento positivo del presunto credito vantato nei confronti della banca, è sull’attore che grava l’onere di dimostrare, ai sensi dell’art. 2697, comma 1, c.c., il fondamento della sua pretesa. (Giorgio A. Marsano) (riproduzione riservata)

Nell’azione di ripetizione di indebito, l’inesistenza del credito della banca deve qualificarsi non come fatto impeditivo della pretesa azionata dal correntista – il cui onere probatorio incomberebbe, allora sì, sul convenuto, ai sensi dell’art. 2697, co. 2 c.c.-, ma piuttosto come fatto costitutivo della pretesa attorea - il cui onere grava, secondo la regola generale di cui all’art. 2697, co. 1 c.c., su chi fa valere in giudizio il diritto. (Giorgio A. Marsano) (riproduzione riservata)

A fronte di una azione di ripetizione di indebito, in difetto di prova circa la provenienza del primo saldo debitore da clausole ed addebiti rispettivamente invalide ed illegittimi, il saldo iniziale da cui effettuare  il ricalcolo dei rapporti dare avere tra le parti deve coincidere con quello effettivamente risultante dal primo estratto conto prodotto in atti. (Giorgio A. Marsano) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 13/01/2014.


Contratto di mutuo, usura e clausola di salvaguardia. Contratto di mutuo - Clausola di salvaguardia - Impedisce il superamento del tasso soglia ai fini usurari..
La clausola di salvaguardia impedisce alla radice il superamento del tasso soglia ai fini della normativa in materia di usura (nel caso di specie, il contratto di mutuo conteneva, all'articolo 4, una clausola di salvaguardia la quale prevedeva che "la misura degli interessi non potrà mai essere superiore al limite fissato ai sensi dell'art. 2 co 4 della L. 7.3.1996 n. 108, dovendosi intendere, in caso di teorico superamento di detto limite, che la loro misura sia pari al limite medesimo"). (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 09/01/2014.


Mutuo - Ammortamento cd. alla francese - Applicazione illegittima di interessi anatocistici - Illegittimità..
Il sistema di ammortamento cd. alla francese può, nel nostro ordinamento, comportare profili di illegittimità qualora consista nell'applicazione illegittima di interessi anatocistici. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara, 05/12/2013.


Conto corrente e prescrizione relativa alla ripetizione delle rimesse imputate al pagamento di debito appostato in forza di clausola dichiarata nulla con efficacia retroattiva. Contratto di conto corrente – Nullità delle clausole di determinazione degli interessi e della capitalizzazione trimestrale, nonché di spese, commissioni e valute – Le rimesse effettuate per ripristinare la disponibilità del conto sono sempre ripristinatorie se riferite a rimesse originariamente imputate al pagamento di un debito appostato in forza di una clausola dichiarata nulla con efficacia retroattiva, sicché la prescrizione inizia a decorrere dalla chiusura del conto e non dalle singole rimesse.
Il conto corrente bancario è un contratto misto caratterizzato dalle prestazioni tipiche di differenti contratti nominati, riconducibile alla causa del mandato e del deposito. Tale contratto è destinato a soddisfare un interesse durevole del correntista, per cui la sua riconducibilità nel novero dei contratti di durata ad esecuzione continuata, esplicando la banca senza soluzione di continuità la prestazione di custodia tipica del contratto di deposito ai sensi dell’art. 1766 c.c. e, precisamente, del deposito di danaro in banca di cui all’art. 1831 c.c. (deposito a risparmio), configurando quest’ultimo una peculiare applicazione di una ipotesi speciale del primo, costituita a sua volta dal deposito irregolare di cui all’art. 1782 c.c. Il legislatore ha espressamente riconosciuto la sussistenza, quale elemento costitutivo del contratto di conto corrente bancario, della c.d. causa depositi, legando la stessa esistenza del contratto alla istaurazione di un rapporto giuridico idoneo alla costituzione della provvista a mezzo del quale saranno poi adempiuti gli ordini e le disposizioni impartite dal cliente secondo le regole generali del mandato (art.1856 c.c.).Tanto da confermare la prassi contrattuale che vede la banca richiedere al cliente, al momento della costituzione del rapporto di deposito, di una somma minima, a meno che la provvista sia costituita da un’apertura di credito di cui agli artt. 1842 e ss. c.c., come espressamente prevede il ciato art. 1852 c.c.
In questa ipotesi si ha la c.d. apertura di credito in conto corrente, in cui il rapporto inizia con il contestuale accreditamento in favore del correntista di una somma determinata che diviene immediatamente esigibile e può essere utilizzata per la esecuzione degli incarichi di cui all’art. 1856 c.c.
Le singole operazioni compiute, pur conservando la loro autonomia ai fini delle impugnative dei negozi giuridici da cui originano, rappresentano distinti momenti della fase esecutiva del contratto. Pertanto il corso della prescrizione estintiva decorre dalla data di estinzione dell’unico contratto e non già dai singoli atti esecutivi del rapporto negoziale (e ciò proprio alla luce della sentenza delle SS.UU. 24418/2010). La progressiva formazione del saldo che è sempre esigibile, sia per l’esplicita previsione dell’art.1852 che per il mancato richiamo dell’opposto principio sancito dall’art. 1823 c.c. per il diverso contratto di conto corrente ordinario, fa sì che quando questo sia passivo per il correntista alla sua formazione concorrano le poste successivamente formatesi ed aventi differenti cause giuridiche.
La rimessa del correntista viene così obbligatoriamente ad avere funzione solutoria per il principio sancito dall’art.1194 c.c., dovendo ex lege essere imputata dapprima al pagamento degli interessi e spese e, successivamente, ulteriori voci di debito individuate ai sensi dell’art.1193 c.c. qualora esistenti. Nondimeno la declaratoria di nullità della clausola istitutiva di interessi anatocistici od ultralegali, per accertata violazione degli artt. 1283 c.c., 1284 c.c., 117 comma 6 D.lgs. n. 385/1993, DDMM attuativi della legge 108/1996, avendo efficacia retroattiva ex tunc, produce l’eliminazione del saldo della relativa posta passiva con la medesima efficacia temporale, dovendo l’importo essere considerato come non dovuto sin dal momento in cui fu iscritto nel conto, quale logica conseguenza della retroattività naturale della dichiarazione di nullità. La rimessa effettuata dal correntista, divenuta a sua volta nulla per sopravvenuto difetto di causa, rimane tuttavia valida, in forza del generale principio di conservazione dell’atto giuridico sancito dall’art. 1424 c.c. istitutivo della conversione del contratto, estensibile anche agli atti unilaterali tra vivi a contenuto patrimoniale, sia essi di carattere negoziale che non negoziale dall’art. 1324 c.c. La rimessa, originariamente imputata al pagamento di un debito appostato in forza di una clausola dichiarata nulla con efficacia retroattiva, viene imputata, ora per allora, al pagamento di altri debiti all’epoca esistenti, in conformità col principio sancito dall’art. 1193 cc., oppure in mancanza di ulteriori debiti concorrenti, acquista natura di un atto di ripristino della provvista a favore del correntista, sia questa originariamente costituita dal deposito di denaro o da una apertura di credito contestuale alla stipula del contratto di conto corrente, secondo la duplice alternativa espressamente contemplata dall’art. 1852 c.c. Il ripristino della disponibilità può infatti avvenire sia incrementando il saldo attivo creato dalla provvista effettuata dal correntista nel caso di deposito in conto corrente, si riducendo lo scoperto di conto utilizzato dall’apertura di credito concessa dalla banca e, quindi, provocando la espansione del margine di utilizzo del credito entro i limiti accordati. (Aurelio Arnese) (Lucia Pastore) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 20/11/2013.


L’annotazione in conto corrente di poste per interessi o commissioni non costituisce atto solutorio. Anatocismo – Addebito su conto correnti bancario affidato di interessi anatocistici – Azione di ripetizione di indebito – Inammissibilità sino al pagamento del saldo conseguente alla chiusura del conto corrente e comprensivo degli interessi non dovuti. .
L'annotazione su un conto corrente bancario affidato di una posta di interessi (o di commissione massimo scoperto) addebitati dalla banca al correntista su conto corrente affidato non si risolve in un pagamento, nel senso che non vi corrisponde alcuna attività solutoria in favore della banca; con la conseguenza che il correntista non può agire per la ripetizione dell’importo giudicato non dovuto, sino a quando non abbia provveduto al pagamento del saldo conseguente alla chiusura del conto corrente e comprensivo degli interessi non dovuti. (Sido Bonfatti) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 14/11/2013.


Divieto di capitalizzazione degli interessi, affidamento incolpevole della banca ed esclusione dell’overruling. Anatocismo - Contratto di conto corrente bancario stipulato anteriormente al 22 aprile 2000 - Nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici - Necessità di calcolo degli interessi a debito senza alcuna capitalizzazione - Tutela dell'affidamento della banca per "overruling" - Esclusione - Fondamento..
In ipotesi di conto corrente bancario stipulato anteriormente al 22 aprile 2000, l'esclusione del diritto della banca ad operare qualsiasi capitalizzazione degli interessi a debito del correntista, in seguito alla dichiarazione di nullità della relativa pattuizione, secondo quanto precisato dalla sentenza n. 24418 del 2010 resa dalle Sezioni Unite della Suprema Corte, non integra alcuna ipotesi di "overruling" a tutela dell'affidamento incolpevole della banca stessa, trattandosi di mutamento di giurisprudenza riguardante norme di carattere sostanziale e non processuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03/09/2013.


Conto corrente bancario, onere della banca di produrre gli estratti conto anche oltre il decennio e obbligo di conservazione delle scritture contabili. Contestazione relativa a validità ed efficacia di pattuizione di interessi ultralegali – Giudizio ordinario di cognizione – Produzione degli estratti conto da parte della banca – A partire dall’avvio del rapporto – Anche oltre il decennio.

Obbligo di conservazione decennale delle scritture contabili – Illegittimità costituzionale degli artt. 2220 cod. civ. e 50 TUB  in relazione agli art. 3 e 4 Cost. – Manifesta infondatezza della questione. .
Superata la fase monitoria, in cui è possibile produrre solo gli estratti conto relativi all’ultima fase di movimentazione del conto ai sensi dell’art. 50 TUB, nel successivo giudizio a cognizione piena - ove sia contestata per mancanza di requisiti di legge la pattuizione degli interessi legali - la banca è tenuta a produrre gli estratti conto a partire dall’apertura del conto anche oltre il decennio, perché non si può confondere l’obbligo di conservazione della documentazione contabile con l’onere di fornire prova in giudizio del proprio credito. La produzione di estratti conto per una frazione temporale unilateralmente individuata dalla banca è radicalmente inidonea ad assolvere l’onere probatorio che sta a suo carico. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

L’obbligo di conservazione delle scritture contabili di cui all’art. 2220 c.c. costituisce uno strumento di tutela per i terzi estranei all’attività imprenditoriale, che risulta volto a garantire l’accesso, la conoscibilità e la trasparenza delle attività di impresa. Pertanto, la previsione della durata decennale di tale obbligo non può essere interpretata come una limitazione legale dell’onere probatorio posto a carico di chi è tenuto a dare la prova integrale del proprio credito. E’ dunque manifestamente infondata l’eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 2220 c.c., come correlato all’art. 50 TUB, dovendosi ribadire la radicale diversità delle esigenze probatorie della fase monitoria da quelle del giudizio a cognizione piena. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02/08/2013.


Contratti Bancari – Apertura di credito in conto corrente – Deposito di C.T.U. contabile – Istanza ex art. 186quater c.p.c. – Ammissibilità..
E’ ammissibile, a seguito del deposito di CTU contabile che individua il dare/avere tra le parti in causa, la proposizione di istanza ex art. 186 quarter c.p.c. per conto della parte a favore della quale è stato accertato il credito. (Andrea Massa) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 16/07/2013.


Contratti Bancari – Apertura di credito in conto corrente – Ripetizione dell’indebito – Interessi – Decorrenza dalla messa in mora – Maggior danno ex art. 1224.2..
Sull’indebito in materia di contratto di apertura di credito bancario sono dovuti a favore del correntista gli interessi legali dalla messa in mora al saldo con capitalizzazione degli stessi nei termini di cui all’art. 1283 c.c. a far data dalla domanda giudiziale. Trattandosi di un indebito oggettivo e di una obbligazione di valuta è altresì dovuto il risarcimento del maggior danno ex art. 1224 co. 2 c.c., che “può ritenersi esistente in via presuntiva in tutti i casi in cui, durante la mora, il saggio medio di rendimento netto dei titoli di Stato con scadenza non superiore a dodici mesi sia stato superiore al saggio degli interessi legali” (In tal senso Cass. SS.UU. n. 19499/08). (Andrea Massa) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 16/07/2013.


Ripetizione dell'indebito relativa a conto corrente e onere della prova della natura solutoria dei versamenti; mancata regolamentazione pattizia delle modalità di calcolo delle valute. Conto corrente bancario – Azione di ripetizione dell’indebito – Prescrizione – Prova della natura solutoria dei versamenti – Onere sulla banca.

Conto corrente bancario – Approvazione del conto – Incontestabilità del fatto cui si riferisce l’annotazione – Affermazione – Decadenza dal diritto di opporre eccezioni di nullità o inefficacia delle clausole giustificatrici dei versamenti annotati – Esclusione – Decadenza dall’azione di ripetizione dell’indebito – Esclusione.

Conto corrente bancario – Date valuta – Mancata regolamentazione pattizia – Riferimento a date valuta effettive.

Usura – Applicazione della legge n. 108/1996 ai contratti stipulati prima della sua entrata in vigore – Esclusione – Rilevanza dell’usura sopravvenuta – Esclusione..
Al fine di eccepire l’intervenuta prescrizione di un’azione di ripetizione dell’indebito relativa a un rapporto di conto corrente, l’istituto bancario ha l’onere di fornire elementi probatori diretti a dimostrare che i relativi versamenti siano da considerare solutori, circostanza che fa decorrere la prescrizione del diritto dal momento in cui essi sono effettuati. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

L’approvazione del conto ex art. 1832 c.c. (applicabile al conto corrente bancario in forza del richiamo operato dall’art. 1857 c.c.) rende incontestabili, qualora non siano impugnate, i fatti documentati dalle annotazioni, ma non comporta la decadenza da eventuali eccezioni relative alla validità ed efficacia delle clausole contrattuali che giustificano i versamenti cui le annotazioni si riferiscono, né dalla conseguente azione di ripetizione delle somme percepite dalla banca. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

La mancata regolamentazione pattizia del calcolo delle valute comporta che nel rapporto tra le parti si debba tenere conto solo della valuta effettiva – che fa riferimento alla data del giorno in cui la banca acquista o perde la disponibilità delle somme versate o prelevate – e non di altra, derivante dall’«aggiustamento» delle date ad opera dell’istituto bancario. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

La verifica della conformità degli interessi applicati al meccanismo del tasso soglia, introdotto dalla legge n. 108/1996, non può essere condotta sui contratti stipulati anteriormente all’entrata un vigore di questa, così come chiarito dall’art. 1, decreto legge n. 394/2000. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 24/06/2013.


Entrata in vigore della delibera CICR 9 febbraio 2000 e necessità di specifica pattuizione sulle nuove modalità di capitalizzazione. Contratti bancari – Conto corrente – Anatocismo – Contratti stipulati prima dell’entrata in vigore della delibera CICR 9 febbraio 2000 – Necessità di una nuova pattuizione della clausola di capitalizzazione degli interessi – Sufficienza della comunicazione e della pubblicità – Esclusione..
Per i rapporti di conto corrente iniziati prima dell’entrata in vigore della delibera CICR, 9 febbraio 2000, è richiesta una specifica pattuizione delle nuove modalità di capitalizzazione, non essendo sufficienti, al riguardo, la comunicazione delle stesse e la loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. La delibera CICR, infatti, esclude la necessità di una specifica pattuizione solo per il caso di modifiche migliorative rispetto a quelle previste dalla clausola nulla. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 10/06/2013.


Decorrenza della prescrizione dell'azione di ripetizione di indebito pagamento di interessi anatocistici a seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale del c.d. Decreto Milleproroghe . Anatocismo – Azione di ripetizione di indebito pagamento di interessi – Decorrenza della prescrizione – Dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 2 c. 61 del D.L. n. 255 del 29.12.2010 – Criteri di ricalcolo – Sentenza Corte Cassazione 24418 del 2010. .
A seguito della dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 2 c. 61 D.L. 255/2010, convertito in legge 10/2011, il termine di prescrizione decennale, cui è soggetta la ripetizione di indebito pagamento di interessi anatocistici, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, decorre dalla data cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto; qualora invece i versamenti eseguiti in pendenza del rapporto abbiano avuto funzione solutoria, il termine di prescrizione decorre dalla data in cui è stato effettuato il singolo versamento. (Lorena Iannuzzi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 25/03/2013.


Ripetizione di somme indebitamente versate sul conto corrente, onere della prova a carico della banca nell’ipotesi di costante variazione del tasso nel corso del rapporto. Conto corrente bancario – Nullità di clausole relative all’apertura di credito – Ripetizione di somme indebitamente versate – Onere della prova a carico del correntista – Costante variazione del tasso – Prova indiretta del rinvio al cosiddetto uso piazza – Eventuale pattuizione scritta del primo tasso di interesse – Mancanza di pattuizione per le variazioni successive..
Se è vero che dove sia il correntista ad agire per la ripetizione di somme indebitamente versate per effetto della nullità di alcune clausole che accedono all’apertura di credito sul conto corrente su di lui grava l’onere di provare, ai sensi dell’articolo 2697 c.c., il fondamento della domanda e quindi la ricorrenza della asserita nullità ovvero la mancata pattuizione per iscritto del tasso d’interesse passivo ultralegale e delle forme di remunerazione aggiuntiva di credito elargito dalla banca, è anche vero che, qualora dagli estratti conto prodotti emerga che il tasso praticato dalla banca abbia subito costantemente variazioni nel corso del rapporto, può ritenersi raggiunta la prova che al momento della stipula del contratto fosse stato fatto un rinvio al cosiddetto uso piazza. Inoltre, anche a voler considerare che il tasso ultralegale sia stato pattuito per iscritto ai sensi dell’articolo 1284 c.c., la circostanza che nel corso del rapporto sia variato costantemente comporta che il primo tasso pattuito non fosse più vincolante per le parti, con la conseguenza che l’onere di dimostrare la pattuizione scritta della modifica contrattuale del tasso originariamente pattuito per iscritto o per il periodo successivo all’entrata in vigore del testo unico bancario finisce con il gravare sulla banca creditrice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 11/03/2013.


Prescrizione dell’azione di ripetizione dell’indebito relativo a rimesse extrafido di natura solutoria e onere della prova. Ripetizione dell’indebito – Prescrizione – Dies a quo – Onere della prova..
Il termine di prescrizione dell’azione di ripetizione dell’indebito relativo a rimesse extrafido (e dunque di natura solutoria) è decennale e decorre dal momento in cui si sono verificati i pagamenti. È onere della banca, che eccepisce l’intervenuta prescrizione di detta azione di ripetizione, dimostrare il carattere solutorio (e non meramente ripristinatorio) dei versamenti eseguiti dal correntista. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 01/03/2013.


Anatocismo - Ripetizione delle somme indebitamente pagate dal cliente - Prescrizione dell'azione - Eccezione - Formulazione specifica dell'eccezione con riferimento ad ogni versamento avente funzione assolutoria..
L'eccezione di prescrizione dell'azione volta ad ottenere la restituzione di somme indebitamente pagate dal cliente alla banca a titolo di interessi anatocistici deve essere formulata in forma specifica, precisando il momento iniziale dell'inerzia del correntista in relazione a ciascun versamento con funzione solutoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 20/02/2013.


Anatocismo - Adempimento di obbligazione naturale - Esclusione..
Il pagamento di interessi anatocistici non può essere considerato quale adempimento di un'obbligazione naturale, ripetibile ai sensi dell'articolo 2034 c.c., in quanto il relativo addebito in conto corrente veniva imposto ai clienti dall'intero sistema bancario, in conformità alle direttive impartite dall'associazione di categoria e senza possibilità di una negoziazione individuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 20/02/2013.


Apertura di credito - Ripetizione degli interessi anatocistici - Prescrizione dell'azione - Valutazione della natura ripristinatoria della provvista - Chiusura del conto - Necessità..
Qualora il contratto di apertura di credito sia ancora in corso, non è possibile distinguere, ai fini della decorrenza della prescrizione decennale per la ripetizione degli interessi anatocistici, se i versamenti del correntista abbiano avuto o meno solo funzione ripristinatoria della provvista. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 19/02/2013.


Apertura di credito - Ripetizione dell'indebito - Allegazione e dimostrazione del fatto costitutivo dell'eccezione di prescrizione - Necessità - Decorrenza dalla data di chiusura del conto..
In tema di prescrizione del diritto alla ripetizione delle somme indebitamente versate sul conto corrente in presenza di apertura di credito, qualora la banca non alleghi e dia dimostrazione del fatto costitutivo dell'eccezione di prescrizione, questa decorre dalla data di chiusura del conto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 19/02/2013.


Interesse ultralegale: stipulazione ex art. 1284 c.c. per relationem. Interessi ultralegali - Pattuizione - Atto scritto - Necessità - Regime anteriore alla legge n. 154 del 1992 - Determinazione convenzionale "per relationem" - Ammissibilità - Requisiti - Univocità - Riferimento al tasso vigente, alla data di stipulazione del contratto, per il tipo di operazione di credito agrario che ne è oggetto - Ammissibilità - Condizioni

Interessi - Anatocismo - Contratti di mutuo agrario di miglioramento di cui alla legge 5 luglio 1928, n. 1760 - Anatocismo - Limitazioni di cui all'art. 1283 cod. civ. - Applicabilità - Usi normativi, anteriori al 1942, che consentissero l'anatocismo oltre i limiti poi previsti da tale norma - Insussistenza - Conseguenze.
In tema di contratti di mutuo, affinchè una convenzione relativa agli interessi ultralegali sia validamente stipulata ai sensi dell'art. 1284, terzo comma, cod. civ., che è norma imperativa, deve avere forma scritta e contenere l'indicazione della percentuale del tasso di interesse in ragione di un periodo predeterminato; tale condizione - che, nel regime anteriore all'entrata in vigore della legge 17 febbraio 1992, n. 154, può ritenersi soddisfatta anche "per relationem", attraverso il richiamo a criteri prestabiliti ed elementi estrinseci, purchè obbiettivamente individuabili, funzionali alla concreta determinazione del saggio di interesse - si realizza anche quando il tasso di interesse è desumibile dal contratto, senza alcun margine di incertezza o di discrezionalità in capo all'istituto mutuante, perché individuato "per relationem" mediante rinvio al tasso vigente, alla data di stipulazione del contratto medesimo, per il tipo di operazione di credito agrario che ne è oggetto, effettuata dalla sezione agraria di quel determinato istituto mutuante. (massima ufficiale)

In tema di mutuo agrario di miglioramento disciplinato dalla legge 5 luglio 1928, n. 1760, e con riferimento al calcolo degli interessi di mora, devono ritenersi applicabili le limitazioni previste dall'art. 1283 cod. civ., non rilevando, in senso opposto, l'esistenza di un uso bancario contrario a quanto disposto dalla norma predetta e non essendo l'anatocismo previsto dalla legislazione di settore, in deroga all'art. 1283 cod. civ.; poiché con riguardo al suddetto mutuo non è dato rinvenire, in epoca anteriore al 1942, alcun uso che consentisse l'anatocismo oltre i limiti poi previsti dall'art. 1283 cod. civ., sono illegittime tanto le pattuizioni, quanto i comportamenti - ancorchè non tradotti in patti - che si risolvano in un'accettazione reciproca, ovvero in una unilaterale imposizione, di una disciplina diversa da quella legale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29/01/2013.


Contratto bancario – Anatocismo – Applicazione in un contratto concluso anteriormente all’entrata in vigore della Delibera CICR 9.2.2000, art. 7 – Condizioni..
Per il periodo successivo al 22 aprile 2000 (entrata in vigore della delibera CICR), non può ritenersi sufficiente, ai fini dell’adeguamento dei contratti in essere alla nuova normativa in materia di anatocismo di cui all’articolo 120 TUB, la semplice pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 01/10/2012.


Necessaria negoziazione nei contratti in essere all’epoca della entrata in vigore della normativa che ha consentito la previsione di clausole di anatocismo. Anatocismo – Art. 120, comma 2, TUB come modificato dal d.l. n. 342/ 1999 – Contratti in corso all’epoca – Apposito consenso scritto del cliente – Necessità.
Per i contratti in essere all’epoca dell’entrata in vigore della normativa di legge, che ha consentito la previsione di clausole di anatocismo bancario, le clausole stesse dovevano essere specificamente negoziate, con la conseguenza che altrimenti risulta radicalmente esclusa ogni forma di anatocismo. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 11/09/2012.


Esistenza dell'affidamento e imputazione degli interessi ex articolo 1194 c.c.. Anatocismo bancario - Inapplicabilità dell’art. 1194 c.c.. - Discrimine tra “rimesse” e “pagamenti” - Soglia dell’affidamento - Onere della prova - Principio della prossimità della prova..
L’art. 1194 c.c. è applicabile anche laddove, pur in assenza di una formale apertura di credito, sia provato di fatto un affidamento al correntista (agevolmente riscontrabile in caso di estratti conto passivi o “in rosso”). Spetta alla banca, in virtù del principio di prossimità della prova, dimostrare la soglia di tale affidamento al fine di considerare “pagamenti” i versamenti eseguiti dal correntista sul conto corrente passivo. (Tiziana Sorriento) (riproduzione riservata) Appello Torino, 23/02/2012.


Mutuo fondiario e capitalizzazione degli interessi corrispettivi della rata di mutuo insoluta. Mutuo – Mutuo fondiario – Anatocismo – Sull’intero importo delle rate scadute e impagate, come comprensive pure degli interessi di periodo – Disciplina speciale di legge – Ammissibilità.  .
Secondo la disciplina speciale di legge per i mutui fondiari - come individuata negli artt. 14 d.p.r. n. 7/76 e 38 r.d. n. 646/1905 - è legittima la capitalizzazione degli interessi corrispettivi ricompresi nella rata di mutuo scaduta e rimasta insoluta. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 24/11/2011.


Servizio di pagamento e/o incasso – Carta di credito revolving – Anatocismo – Estraneità del rapporto dedotto a quelli per cui è consentita la capitalizzazione periodica dalla delibera CICR – Divieto – Sussistenza..
Il finanziamento connesso all’uso di una carta di credito revolving risulta estraneo all’ambito applicativo dell’anatocismo che è consentito dalla delibera CICR 9 febbraio 2000. Pertanto per il finanziamento in questione trova applicazione il divieto generale di cui all’art. 1283 c.c., mentre la relativa clausola contrattuale è affetta da nullità in quanto in contrasto con norma imperativa di legge. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 11/08/2011.


Anatocismo e identica cadenza operativa per interessi attivi e passivi. Oneri economici – Anatocismo – Approvazione scritta della relativa clausola – Necessità – Medesima cadenza operativa per interessi attivi e passivi del conto – Necessità e interpretazione..
Per la legittimità dell’anatocismo occorre, prima di tutto, che la relativa clausola sia specificamente approvata per iscritto dal cliente; occorre, altresì, che sia stabilita un’identica cadenza operativa per gli interessi attivi e per gli interessi passivi. Quest’ultima condizione non risulta soddisfatta quando, mentre gli interessi passivi (per il cliente) risultano effettivamente diversi per effetto dell’anatocismo, quelli attivi (sempre per il cliente) non sembrano risentire per nulla dell’effetto della capitalizzazione trimestrale. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) ABF Roma, 13/05/2011.


Anatocismo trimestrale – Applicazione in un contratto concluso successivamente all’entrata in vigore dell’art. 25 D.L.vo 4.08.1999, n. 342, e della successiva ed attuativa Delibera CICR del 9.02.2000 – Legittimità – Condizioni – Fattispecie..
In un rapporto di conto corrente aperto in data 15 novembre 2002, e quindi soggetto all’applicazione della norma di cui all’art. 120 TUB (D.L.vo 1 settembre 1993, n. 385), come modificato dall’art. 25 D.L.vo 4 agosto 1999, n. 342, e della successiva ed attuativa Delibera CICR del 9 febbraio 2000, è legittima la capitalizzazione degli interessi, alla sola condizione che la periodicità della capitalizzazione sia reciproca e che risulti da espressa pattuizione scritta (cfr., in particolare, art. 2 Delibera CICR citata), pattuizione che, inoltre, deve essere specificamente approvata per iscritto (art. 6 Delibera CICR citata) (Nella fattispecie, le condizioni sopra indicate risultano soddisfatte ove nel contratto di conto corrente sia stabilito, all’art. 7, comma 2°, che «i rapporti di dare e avere relativi al conto, sia esso debitore o creditore, vengono regolati con identica periodicità, pattuita ed indicata nel predetto modulo (ovvero la lettera integrativa allegata al contratto, ndr)» e, in quest’ultima lettera, sia indicato, come criterio di capitalizzazione «dare e avere trimestrali» e laddove la clausola di cui all’art. 7 delle condizioni generali di contratto sia poi specificamente richiamata in calce al contratto stesso e sottoscritta dal correntista). (Mario Coderoni) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 12/04/2011.


Sospensione della provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo ottenuto sulla base di contratto con clausola anatocistica nulla. Opposizione a decreto ingiuntivo - Credito basato su contratto bancario con clausola anatocistica nulla - Azzeramento del saldo - Sospensione della esecutorietà del decreto opposto.
Può essere disposta la sospensione della provvisoria esecutorietà del decreto opposto qualora il credito sia stato calcolato sulla base di un rapporto regolato da una clausola anatocistica nulla, con conseguente diritto alla ripetizione dell'indebito, illiquidità del credito della banca ed azzeramento del saldo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 14/03/2011.


Anatocismo bancario – Nullità – Conseguenze – Divieto assoluto di capitalizzazione degli interessi – Capitalizzazione annuale o semestrale – Esclusione. .
In caso di dichiarata nullità della capitalizzazione trimestrale degli interessi, non può essere applicata alcuna capitalizzazione sostitutiva, né quella semestrale, né quella annuale, poiché tali capitalizzazioni non sono espressione di un uso normativo e poiché, così facendo, si darebbe luogo ad una eterointegrazione del contratto ex art. 1339 e 1419 c.c., non prevista dalla legge e di produzione giurisprudenziale anziché normativa. (Mario Coderoni) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 22/12/2010.


Conto corrente bancario - Nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi - Criterio sostitutivo di capitalizzazione - Esclusione..
Qualora, nell'ambito del contratto di conto corrente bancario, venga dichiarata la nullità della previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale degli interessi, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall'articolo 1283 c.c. (il quale osterrebbe anche ad un eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista debbono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 02/12/2010.


Anatocismo, onere della prova e quesito al CTU. Conto corrente bancario – Anatocismo – Onere della prova – Prescrizione decennale – Quesito al CTU..
  Tribunale Milano, 21/05/2010.


Interessi anatocistici – Nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale – Applicazione di altra modalità di capitalizzazione – Esclusione. .
La nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi comporta che non è possibile applicare in via sostitutiva una diversa forma di capitalizzazione in mancanza di una espressa previsione contrattuale o di una norma imperativa che ne imponga l’adozione. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 21/01/2010.


Interessi – Nullità della clausola che prevede la capitalizzazione trimestrale – Inserzione automatica di clausole con diversa capitalizzazione – Pattuizione tra le parti – Necessità. .
Affermata la nullità della clausola regolante la capitalizzazione trimestrale degli interessi, non è possibile, in mancanza di valida pattuizione tra le parti, inserire automaticamente clausole che prevedano una capitalizzazione di diversa periodicità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 18/01/2010.


Conto corrente bancario – Anatocismo – Nullità – Ricalcolo degli interessi – Capitalizzazione – Esclusione..
Attesa l'illegittimità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi corrisposti dal correntista, il ricalcolo dei rapporti dare-avere tra banca e cliente, deve essere effettuato espungendo ogni effetto anatocistico, senza introduzione di capitalizzazione alcuna. (Cecilia Ruggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 06/10/2009.


Delibera CICR 2 luglio 2000 – Capitalizzazione trimestrale degli interessi – Informazione al cliente della variazione del rapporto – Necessità. .
Successivamente all'entrata in vigore della delibera CICR del 2 luglio 2000, la capitalizzazione trimestrale degli interessi attivi e passivi potrà trovare applicazione solo qualora la banca dimostri di aver opportunamente notiziato per iscritto il cliente di tale mutamento nei rapporti, alla prima occasione utile e, comunque, entro il 31 dicembre 2000. (Cecilia Ruggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 06/10/2009.


Anatocismo – Nullità della clausola – Interpretazione del contratto secondo buona fede – Applicazione agli interessi passivi della capitalizzazione prevista per gli interessi attivi – Esclusione – Nullità..
Non è condivisibile l'opinione secondo la quale, una volta dichiarata la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi, interpretando il contratto secondo buona fede, deve ritenersi applicabile agli interessi passivi la stessa periodicità di capitalizzazione degli interessi attivi prevista nel contratto stesso. Tale clausola è infatti nulla per lo stesso motivo per il quale deve essere ritenuta nulla la clausola di capitalizzazione trimestrale che non sia stata espressamente approvata per iscritto dal cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Biella, 23/07/2009.


Capitalizzazione annuale degli interessi ed uso normativo. Anatocismo – Capitalizzazione annuale degli interessi attivi e passivi – Uso normativo – Sussistenza – Nullità di clausola anatocistica – Capitalizzazione annuale – Applicabilità..
E’ possibile affermare l’esistenza di un uso normativo favorevole alla capitalizzazione degli interessi con cadenza annuale, uso che assicura parità di trattamento tra banca e correntista; la capitalizzazione annuale degli interessi attivi, infatti, non è mai stata posta in discussione ed anzi viene percepita dai correntisti come un vero e proprio diritto, per cui analogo uso deve essere considerato generale ed astratto e valevole anche per i rapporti passivi. In considerazione di ciò, in ipotesi di nullità di clausola anatocistica, potrà essere applicata la capitalizzazione annuale degli interessi spettanti alla banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23/02/2009.


Conto corrente bancario – Anatocismo – Nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi – Applicazione di altra forma di capitalizzazione – Esclusione – Disciplina transitoria di cui alla delibera CICR 9 febbraio 2000 – Peggioramento delle condizioni contrattuali – Sussistenza – Approvazione del cliente – Necessità. .
Nell’ipotesi in cui venga dichiarata la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi e della commissione di massimo scoperto, nessun’altra forma di capitalizzazione potrà essere applicata agli interessi debitori a carico del correntista, ed anche nel caso in cui si dovesse ritenere la validità della disciplina transitoria prevista dalla delibera CICR del 9 febbraio 2000, l’applicazione di una qualsiasi forma di capitalizzazione si tradurrebbe in un peggioramento delle condizioni precedentemente applicate con conseguente necessità di espressa approvazione da parte del cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 17/02/2009.


Conto corrente bancario – Anatocismo – Adeguamento unilaterale delle clausole – Delibera CICR 9 febbraio 2000 – Natura di norma regolamentare secondaria – Deroga alla disciplina di fonte legislativa – Esclusione. .
L’articolo 7 della delibera CICR del 9 febbraio 2000, nella parte in cui consente l’adeguamento unilaterale delle vecchie clausole sull’anatocismo, è una norma regolamentare secondaria, priva della forza necessaria per derogare alla fonte superiore di natura legislativa (art. 1283 cod. civ.) e, come tale, deve essere disapplicata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)  Tribunale Mondovì, 17/02/2009.


Conto corrente bancario – Anatocismo – Nullità della clausola di determinazione del tasso di interesse – Tasso sostitutivo di cui all’art. 117 T.U.B. – Riferimento ad ogni chiusura trimestrale o annuale dei conti. .
Poiché il conto corrente bancario è un rapporto di durata, caratterizzato da molteplici operazioni poste in essere in presenza di continue variazioni dei tassi di interesse determinate dalle mutevoli condizioni del mercato, il valore minimo e massimo dei BOT, indicato dall’art. 117 T.U.B. quale parametro da applicare nel caso di nullità delle clausole di determinazione del tasso di interesse, deve essere riferito ai dodici mesi precedenti ogni chiusura trimestrale o annuale dei conti e non ai dodici mesi precedenti la conclusione del contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 17/02/2009.


Conto corrente bancario – Nullità di clausola anatocistica – Ripetizione dell’indebito – Prescrizione – Decorrenza..
L’ordinario termine di prescrizione dell’azione di restituzione delle somme indebitamente versate alla banca a titolo di interessi anatocistici non decorre dalla chiusura del rapporto di conto corrente bancario, bensì dai singoli versamenti, posto che da tale momento il relativo diritto può essere fatto valere. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 02/02/2009.


Conto corrente bancario – Nullità di clausola anatocistica – Applicazione di capitalizzazione annuale – Nullità – Sussistenza..
La clausola anatocistica viola la norma imperativa di cui all’art. 1283 codice civile non solo in relazione al meccanismo di capitalizzazione degli interessi ma anche alla relativa periodicità, con la conseguenza che, in caso di dichiarazione di nullità della clausola, nessuna capitalizzazione potrà essere applicata, neppure annuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 16/07/2008.


Interessi – Nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale – Applicazione di capitalizzazione sostitutiva – Esclusione. .
Qualora venga dichiarata la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi, nessuna forma di capitalizzazione potrà essere applicata in sostituzione della clausola nulla, né a tal fine si potrà far ricorso all’art. 1284 codice civile, il quale contempla l’anno come unità temporale per la maturazione dei frutti civili, in quanto detta norma non prevede affatto che i frutti possano ogni anno essere sommati al capitale e generare ulteriori interessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)  Tribunale Mantova, 12/07/2008.


Interessi – Capitalizzazione trimestrale – Criterio paritetico di cui alla delibera CICR 9 febbraio 2000 – Conto con andamento costantemente passivo – Peggioramento delle condizioni – Sussistenza – Pattuizione scritta – Necessità. .
L’astratta previsione, nei rapporti tra banca e cliente, di una capitalizzazione trimestrale “paritetica” costituisce sicuramente un peggioramento delle condizioni precedentemente applicate qualora ci si trovi in presenza di un conto dall’andamento costantemente negativo. In tale ipotesi, non è possibile affermare che, dopo l’entrata in vigore della delibera CICR del 9 febbraio 2000, la banca possa applicare unilateralmente la capitalizzazione trimestrale degli interessi, dovendo la relativa clausola essere espressamente approvata per iscritto dal cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 12/07/2008.


Clausola anatocistica nulla e ius variandi. Anatocismo – Nullità della clausola di pattuizione degli interessi – Applicazione unilaterale della modifica di cui alla delibera CICR 9 febbraio 2000 – Ius variandi – Esclusione..
In caso di nullità della clausola anatocistica non pattuita per iscritto, la banca non potrà avvalersi dello ius variandi al fine di recepire unilateralmente la modifica apportata all’art. 120 del TUB dalla delibera CICR 9 febbraio 2000; tale facoltà, di variare le condizioni contrattuali che non comportano modificazioni in peius della posizione del cliente rispetto alla banca, presuppone, infatti, l’esistenza di una clausola contrattuale valida e non può operare con riferimento ad una clausola nulla. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 27/04/2008.


Anatocismo, prescrizione del rapporto e commissione massimo scioperto. Anatocismo trimestrale – Nullità della clausola degli interessi “uso piazza” – Mancata contestazione degli estratti conto – Decorrenza del termine di prescrizione del rapporto di conto corrente – Commissione di massimo scoperto e decorrenza della valuta..
  Tribunale Brescia, 22/04/2008.


Inibitoria ex art. 140 codice consumo e anatocismo. Azione inibitoria ex art. 140 codice del consumo – Associazioni dei consumatori – Ambito di applicazione e contenuto – Cessazione della condotta lesiva – Obbligo di astensione da comportamenti antigiuridici – Clausola di capitalizzazione degli interessi – Ricalcalo della esposizione debitoria previa depurazione della capitalizzazione trimestrale..
Sebbene l’art. 37 del codice del consumo faccia riferimento sia alle azioni promosse dalle associazioni dei consumatori sia a quelle promosse dalle associazioni dei professionisti e dalle camere di commercio, esso si applica soltanto alle azioni promosse da questi secondi soggetti, posto che i primi ricadono nell’ambito di applicazione dell’art. 140. Con la conseguenza, sul piano applicativo, che le azioni così promosse da tali soggetti saranno diverse sia per l’ambito soggettivo sia per quello oggettivo. Le associazioni dei consumatori (quali l’Adiconsum) sono legittimate ad agire a tutela dei diritti e degli interessi collettivi, solo in quanto iscritte nell’elenco di cui all’art 137 e secondo le modalità di cui all’art. 140 il quale, a differenza dell’art. 37, oltre all’azione inibitoria ed accanto alla pubblicazione del provvedimento, prevede l’adozione di misure correttive idonee ad eliminare e correggere gli effetti dannosi delle violazioni accertate. Pertanto, le c.d. azioni di interesse collettivo a contenuto inibitorio, di cui alle richiamate disposizioni, mirano, da un lato, a fare cessare le condotte illecite già in essere e dall’altro ad imporre all’autore della condotta lesiva degli interessi dei consumatori un obbligo di astensione per l’avvenire da comportamenti dei quali sia stata accertata l’antigiuridicità. (Nella specie, il tribunale ha ordinato alla banca convenuta di astenersi dal respingere le istanze avanzate da titolari di rapporto di conto corrente (consumatori) finalizzate al ricalcolo della esposizione debitoria previa depurazione della capitalizzazione trimestrale ovvero quelle dirette alla ripetizione di somme corrisposte in eccedenza in virtù della applicata capitalizzazione trimestrale a debito). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 20/02/2008.


Anatocismo, superamento del tasso soglia, cms : quesito al CTU. Quesito al CTU – Anatocismo – Superamento del tasso soglia – CMS – Rideterminazione del debito del correntista sulla scorta dell’interesse legale..
  Tribunale Napoli, 05/02/2008.


Anatocismo e ordine di esibizione. Accesso alla documentazione bancaria – Istanza di esibizione ex art. 210 c.p.c. – Inammissibilità..
Il diritto del cliente, previsto dal quarto comma dell'art. 119 del D.Lgs. n. 385 del 1993, di ottenere -anche dopo la cessazione del rapporto- copia della documentazione relativa alle operazioni dell'ultimo decennio di un rapporto di apertura di credito in conto corrente, rende inammissibile l’istanza ex art. 210 c.p.c. - avanzata nel giudizio per la ripetizione dei costi indebitamente addebitati a titolo di anatocismo - di ordinare al convenuto l’esibizione degli estratti conto relativi al rapporto, trattandosi di documentazione direttamente accessibile alla parte istante e che -in mancanza di consenso della controparte ex art. 198 c.p.c.- non può neppure essere acquisita dal CTU contabile.
Dalla conseguente impossibilità per il Tribunale di verificare -a causa della mancanza in atti della documentazione contabile relativa al rapporto- la fondatezza dell’assunto attoreo circa l’an ed il quantum della incidenza delle invalidità negoziali denunziate sul saldo finale del conto discende processualmente l’irrilevanza di qualsivoglia pronunzia circa la validità delle pattuizioni negoziali di un rapporto estinto. (Gianluca Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 04/10/2007.


Anatocismo trimestrale – Nullità della clausola – Riconoscimento di interessi anatocistici con cadenze temporali diverse – Esclusione..
La nullità della clausola anatocistica che prevede la capitalizzazione trimestrale degli interessi comporta l’impossibilità di riconoscere interessi anatocistici, seppure con cadenze temporali diverse da quelle trimestrali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 23/05/2007.


Anatocismo, ricostruzione del saldo e quesito al C.T.U.. Anatocismo - Nullità delle clausole di capitalizzazione degli interessi non approvate dal cliente - Ricostruzione del saldo in sede di C.T.U. - Applicazione della capitalizzazione annuale - Commissione di massimo scoperto - Comunicazione al cliente delle variazioni sfavorevoli del tasso - Necessità..
In mancanza di una clausola di capitalizzazione specificamente approvata dal cliente, non è ammissibile alcuna capitalizzazione degli interessi debitori, per cui in sede di consulenza tecnica deve essere operata una nuova ricostruzione del rapporto bancario depurato di ogni e qualsiasi forma di capitalizzazione degli interessi debitori nonché della commissione di massimo scoperto ove la misura ed il calcolo della stessa non siano stati espressamente e compiutamente convenuti. In caso di variazione del tasso di interesse debitore in senso sfavorevole al cliente deve essere applicato quello originariamente convenuto se non sia stata documentata la comunicazione prevista dall'art. 6 della legge 154/1992 e dall'art. 118 d. lgs. n. 385/1993. Tribunale Benevento, 13/02/2007.


Anatocismo e cms, rielaborazione del conto: quesito al C.T.U.. Anatocismo – Quesito al C.T.U. – Rielaborazione del conto corrente – Criteri..
  Tribunale Napoli, 10/02/2007.


Anatocismo e massimo scoperto, quesito al C.T.U.. Anatocismo – Commissione di massimo scoperto – Quesito al C.T.U...
  Tribunale Mondovì, 30/01/2007.


Appalto di opere pubbliche e legittimazione passiva. Appalto di opere pubbliche – Legittimazione passiva dell’ente titolare dell’appalto e della stazione appaltante – Criteri di individuazione.

Anatocismo – Domanda di pagamento degli interessi anatocistici – Domanda nuova – Proposizione in sede di precisazione delle conclusioni – Inammissibilità..
In tema di appalto di opere pubbliche, legittimato passivo dell’azione promossa dall’appaltatore al fine di ottenere il pagamento del corrispettivo dell’opera è l’ente che ha la titolarità dell’operazione e non la stazione appaltante abbia agito quale nudus minister del primo. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto sussistente la legittimazione della regione e non di un consorzio che aveva agito come stazione appaltante in considerazione del fatto che la regione aveva autorizzato il progetto esecutivo degli interventi, disponeva dei poteri di approvazione di ogni possibile variante, di nomina dei collaudatori, di compimento degli atti di contabilità finali e di approvazione del collaudo delle singole opere, nonché l’onere di emettere gli ordinativi di pagamento del corrispettivo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E’ inammissibile, siccome tardiva, la domanda di pagamento degli interessi cd. 'anatocistici' ex art. 1283 c.c. proposta per la prima volta in sede di precisazione delle conclusioni, trattandosi di domanda “nuova”, altra e diversa rispetto a quella (di pagamento del capitale e degli interessi 'principali') formulata nei termini perentori previsti dall’art. 183 cpc per la definizione del thema decidendum. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Foggia, 14/07/2006.


Anatocismo e imputazione delle rimesse. Anatocismo – Nullità della clausola – Rideterminazione del saldo del conto corrente – Imputazione della rimessa prima ad interessi e spese poi al capitale..
In conseguenza della dichiarazione di nullità della clausola anatocistica, il saldo del conto corrente bancario deve essere rideterminato senza capitalizzazione alcuna, non essendo nel sistema rinvenibile alcun parametro normativo atto a conferire al credito bancario derivante dal conto corrente di corrispondenza natura diversa rispetto a qualsiasi altro credito di valuta. Ogni rimessa sul conto andrà quindi imputata prima ad interessi e spese poi al capitale, ex art. 1194 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Patti, 10/06/2006.


Anatocismo e quesito al CTU. Anatocismo – Mancata pattuizione del tasso ultralegale – Criterio sostitutivo – Tasso annuale dei Bot – Quesito al CTU..
  Tribunale Brescia, 29/05/2006.


Anatocismo - Omessa quantificazione del petitum - Nullità della domanda - Insussistenza. .
  Tribunale Bergamo, 28/05/2006.


Anatocismo e tasso sostitutivo. Conto corrente bancario – Anatocismo – Nullità della clausola – Ripetizione delle somme – Prescrizione – Decorrenza – Tasso uso piazza – Invalidità – Tasso sostitutivo – Individuazione – Capitalizzazione annuale – Legittimità..
  Tribunale Lecce, 10/03/2006.


Anatocismo, domanda giudiziale e processo tributario. Impugnazioni Civili – Cassazione (Ricorso per) – Giurisdizioni speciali (Impugnabilità) – Commissioni Tributarie – Sentenze delle Commissioni tributarie regionali rese con riferimento a rapporti litigiosi pendenti al 31 dicembre 2000 – Ricorso per Cassazione – Riforma dell'amministrazione finanziaria ai sensi del D.Lgs. n. 300 del 1999, con istituzione delle Agenzie fiscali – Proposizione del ricorso, a decorrere dall'1 gennaio 2001 – Dal o nei confronti del Ministero dell'Economia e delle Finanze – Ammissibilità – Fondamento – Conseguenze – Notifica della sentenza di Appello ai fini del computo del termine breve – Dal o nei confronti del Ministero dell'Economia e delle Finanze – Necessità.

Anatocismo – Domanda giudiziale – Giudizio tributario – Applicazione delle regole di diritto comune – Ammissibilità della domanda anatocistica nel giudizio tributario – Formulazione della domanda per la prima volta in appello – Deroga al divieto di domande nuove in appello – Inammissibilità..
Con riferimento ai giudizi introdotti prima che l'Agenzia delle Entrate divenisse operativa, ossia prima del 1° gennaio 2001, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha conservato la qualità di parte e il ricorso per cassazione deve essere proposto dallo stesso o contro lo stesso; pertanto, ai fini del computo del termine breve, di sessanta giorni, per l'impugnazione in Cassazione, la sentenza di appello deve essere notificata dal o al Ministero e non dalla o all’Agenzia delle Entrate. Infatti, solo nei procedimenti introdotti successivamente al 1° gennaio 2001 la legittimazione appartiene, in esclusiva, all’Agenzia delle Entrate e, per l'implicita abrogazione dell’art. 21, comma 1, della legge 15 maggio 1999, n. 133, la notificazione delle sentenze delle Commissioni tributarie regionali non deve più essere effettuata presso le competenti avvocature distrettuali. (Bruno Inzitari) (riproduzione riservata)

La domanda al pagamento degli interessi anatocistici è ammissibile nel processo tributario con le stesse regole di diritto civile comune a pubblici e privati operatori, vale a dire che gli interessi siano dovuti da sei mesi e che la domanda sia già stata formulata nel giudizio di primo grado. La deroga al divieto di domande nuove in appello trova applicazione solo quando nel giudizio di primo grado gli interessi anatocistici sugli interessi già prodotti da almeno sei mesi siano stati già richiesti, in quanto detta deroga trova giustificazione nel fatto che la domanda anatocistica ulteriore formulata in appello sia lo sviluppo logico causale della stessa domanda già formulata in primo grado. (Bruno Inzitari) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 08/03/2006.


Anatocismo, ricalcolo del saldo e inibitoria alla banca. Associazione dei consumatori – Anatocismo – Inibitoria al rifiuto del ricalcolo del saldo basato su clausola anatocistica – Rifiuto della banca di consegnare la documentazione al cliente – Illegittimità..
Qualora la banca neghi al cliente il ricalcolo del saldo del conto corrente espungendo la capitalizzazione trimestrale degli interessi a tutto il 30 giugno 2000, la banca stessa continua di fatto ad utilizzare la clausola illegittima della capitalizzazione, assoggettando un segmento del rapporto in essere tra le parti ad una unilaterale capitalizzazione degli interessi.
(Nel caso di specie, il Tribunale, accogliendo parte delle domande di una associazione di consumatori, ha ordinato alla banca di astenersi dal respingere le istanze avanzate da titolari di un rapporto di conto corrente finalizzate al ricalcolo della esposizione debitoria previa depurazione della capitalizzazione trimestrale degli interessi al 30 giugno 2000). Tribunale Palermo, 24/02/2006.


Anatocismo, criterio sostitutivo e violazione dell'art. 3 Cost.. Determinazione del saggio di interesse mediante generico rinvio alle condizioni usualmente praticate dagli istituti di credito – Determinazione discrezionale del tasso – Sussistenza.

Capitalizzazione trimestrale degli interessi – Imposizione delle clausole da parte degli istituti bancari – Difetto di spontaneità nella formazione degli usi.

Anatocismo trimestrale – Vuoto normativo conseguente alla dichiarazione di nullità – Criterio sostitutivo – Equità quale bilanciamento degli opposti interessi – Capitalizzazione annuale.

Ripetizione degli interessi pagati in misura ultra legale – Decorrenza dall’addebito – Esercizio dell’azione in costanza di rapporto.

Pagamento di interessi al tasso ultra legale – Adempimento di una obbligazione naturale – Esclusione.

Commissione di massimo scoperto – Superamento del tasso soglia – Nullità..
La determinazione del saggio di interesse mediante un generico rinvio alle condizioni usualmente praticate dagli istituti di credito sulla piazza altro non rappresenta che il rinvio alla determinazione discrezionale da parte degli istituti bancari dei saggi di interesse applicati alla clientela. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ciò che rende incompatibile con gli usi normativi le clausole trimestrali di capitalizzazione è il difetto di spontaneità nella formazione di tali usi, posto che essi traggono fondamento dalle condizioni generali di contratto di fatto imposte dalle banche alla clientela sulla base di un potere normativo di fatto che deve essere considerato incostituzionale per violazione dell’art. 3 Cost. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il vuoto normativo conseguente alla declaratoria di nullità delle clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, deve essere affrontata facendo richiamo al parametro dell’equità di cui all’art. 1374 cod. civ. intesa come esigenza di bilanciamento tra i contrapposti interessi delle parti e tale parametro porta alla soluzione di una clausola di capitalizzazione con cadenza annuale, in modo da assicurare lo stesso termine previsto a favore dei correntisti in caso di interessi a loro debito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il dies a quo per la ripetibilità degli interessi pagati in misura superiore a quella dovuta decorre dal momento in cui tali interessi sono addebitati al cliente e ciò anche se il rapporto è ancora in corso, posto che la prescrizione decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non può essere considerato adempimento ad una obbligazione naturale il pagamento di interessi ultralegali qualora la misura degli stessi derivi da una imposizione dalla parte contrattualmente forte tramite condizioni generali di contratto che il correntista, nella normalità dei casi, accetta senza alcuna possibilità di contrattazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In presenza di superamento del tasso soglia, deve essere dichiarata nulla la clausola relativa alla commissione di massimo scoperto posto che il relativo addebito, solitamente trimestrale, viene capitalizzato e va ad aumentare il debito del cliente nel periodo successivo e comporta in definitiva un aumento del tasso di interesse effettivamente applicato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 12/12/2005.


Anatocismo, saldo iniziale e prova. Apertura di credito in conto corrente – Anatocismo – Determinazione del saldo iniziale – Omessa produzione del contratto – Omessa prova dell’invio degli estratti conto – Riconduzione a zero del saldo iniziale – Determinazione del TEG – Modalità..
L’omessa produzione da parte della Banca - nei termini perentori di cui all’art. 184 c.p.c. - del contratto disciplinante la prima parte di un rapporto di apertura di credito in conto corrente successivamente “rinegoziato” con il cliente attraverso una pattuizione scritta regolarmente prodotta in giudizio, unitamente alla omessa indicazione del contenuto di siffatto originario titolo contrattuale e dal difetto di prova del fatto, contestato dal correntista, di avergli regolarmente inviato gli estratti conto relativi al periodo di rapporto disciplinato dall’originario contratto, non consente al Tribunale- adito dalla Banca per il pagamento del saldo finale del rapporto di conto corrente rinegoziato in cui sia stato conteggiato, come “saldo iniziale”, anche il saldo passivo asseritamente maturato a debito del cliente prima della rinegoziazione - né di vagliare la giustificazione contabile e negoziale di tale “saldo iniziale”, contestato dal correntista, né di depurarlo dagli anatocismi passivi illegittimi ex art. 1283 c.c. conteggiati nei relativi estratti conto, nè di verificare la rispondenza, contestata dal cliente, dell’originario contratto ai requisiti inderogabili, di forma e di sostanza, di cui all’art. 117 TUB. Ciò comporta la necessità di ricondurre processualmente a “zero” quell’originario saldo debitore perché relativo ad una parte del rapporto disciplinata da un titolo di forme e contenuti rimasti ignoti, potendosi ricostruire in giudizio, depurare dall’anatocismo illegittimo e quindi riconoscere in capo alla Banca soltanto il credito legittimamente maturato nella parte del rapporto contestato successiva alla rinegoziazione e del quale si sia acquisita in giudizio idonea prova negoziale e contabile. Ai fini del calcolo del “Tasso Effettivo Globale” di cui alla Legge n. 108/96, si devono computare tutte le remunerazioni di cui all’art. 2, comma I, della Legge n. 108/96 collegate all’erogazione del credito e che siano state “pattuite” nel contratto, ancorché in forma invalida sotto altro titolo, e prima di effettuare sul rapporto ogni altra depurazione dei costi derivante da altre eventuali forme di invalidità negoziali (nella specie, dall’anatocismo trimestrale passivo pattuito in violazione dell’art. 1283 c.c.), mentre dal medesimo computo vanno esclusi gli addebiti unilateralmente eseguiti dalla Banca al di fuori dei patti contrattuali (nella specie, le variazioni sfavorevoli dei tassi di interesse passivo operate dalla Banca pur in mancanza, nel contratto, di una pattuizione di ius variandi) e che- come tali- costituiscono l’oggetto di una unilaterale pretesa della Banca, indebita ex art. 2033 c.c., e non anche di una convenzione potenzialmente usuraria da esaminare ex L. n. 108/96. (Luca Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 18/11/2005.


Anatocismo - Quesito al C.T.U.. Interessi debitori – Anatocismo – Riliquidazione del saldo – Quesito al C.T.U..
  Tribunale Mantova, 14/04/2005.


Anatocismo e natura del debito per interessi. Contratto di conto corrente bancario - Interessi anatocistici trimestrali pattuiti in violazione dell’art. 1283 c.c. - Nullità - Sussistenza - Conseguenze della nullità - Capitalizzazione ex lege degli interessi con periodicità ultrasemestrale pur in mancanza delle condizioni di cui all’art. 1283 c.c. - Esclusione - Capitalizzazione semplice degli interessi - Sussistenza - Fondamento - Natura speciale ed inderogabile dell’art. 1283 c.c. - Natura peculiare del debito per interessi rispetto alle comuni obbligazioni pecuniarie..
La clausola anatocistica, pattuita in un contratto di conto corrente bancario, con la quale sia stata convenuta una capitalizzazione degli interessi a condizioni diverse da quelle di cui all’art. 1283 c.c., va dichiarata nulla per contrasto con tale norma, da ritenersi imperativa e non derogabile dalla volontà delle parti.
Dalla predetta nullità della clausola anatocistica, che involge l’intero contenuto della clausola e non solo la parte di essa relativa alla periodicità della capitalizzazione, deriva la nullità della pattuizione dell’anatocismo concordata nel contratto, il quale di conseguenza deve ritenersi ab origine privo di qualsivoglia accordo negoziale di capitalizzazione degli interessi.
Non vi è possibilità di sostituzione legale di una clausola anatocistica nulla, perché pattuita in contrasto con l’art. 1283 c.c., con meccanismi di capitalizzazione ex lege degli interessi ad una diversa periodicità, ancorché ultrasemestrale, in quanto da un lato l’anatocismo è consentito dal sistema, con norma eccezionale e protettiva del debitore pecuniario, soltanto in presenza delle condizioni di cui all’art. 1283 c.c., e dall’altro perché il debito di interessi non si configura, per la sua peculiare natura genetica e funzionale, come una qualsiasi obbligazione pecuniaria, dalla cui scadenza possa derivare il diritto del creditore agli ulteriori interessi di mora ovvero al risarcimento del maggior danno ex art. 1224 comma II c.c.. Tribunale Pescara, 07/04/2005.


Azione di nullità delle clausole che determinano il tasso di interesse e la capitalizzazione trimestrale – Prescrizione – Insussistenza..
Il dies a quo della decorrenza del termine prescrizionale va individuato in quello della chiusura definitiva del rapporto, atteso che il contratto per la disciplina in conto corrente di operazioni bancarie è un contratto unitario, che dà luogo ad un unico rapporto giuridico articolato in una pluralità di atti esecutivi, laddove i singoli addebitamenti o accreditamenti non danno luogo a distinti rapporti ma determinano solo variazioni quantitative dell’unico originario rapporto, sicché solamente con il saldo finale si stabiliscono definitivamente i  crediti ed i debiti fra le parti. Tribunale Mantova, 21/01/2005.


Anatocismo e commissione di massimo scoperto. Anatocismo – Illegittimità – Uso normativo – Insussistenza.

Commissione di massimo scoperto – Non computabilità..
  Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 07/01/2005.


Anatocismo bancario. Interessi e anatocismo.
Le clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal cliente di una banca devono considerarsi nulle anche se stipulate prima del nuovo orientamento espresso dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 2374/1999 che ha escluso che tali pattuizioni potessero considerarsi espressione di un uso normativo. Cassazione Sez. Un. Civili, 04/11/2004.


Anatocismo: tutela dei consumatori e inibitoria alle banche. Azione collettiva dei consumatori – Inibitoria del rifiuto alla restituzione di interessi anatocistici – Fondatezza – Ordine di ricalcalo degli interessi e di storno delle somme indebitamente trattenute – Legittimazione attiva dell’associazione dei consumatori ed utenti – Insussistenza – Pubblicazione dell’estratto della sentenza sui quotidiani – Ammissibilità.

Artt. 1, 2, 3 L. 30 luglio 1998 n. 281.
E’ da ritenere illegittimo, a’ sensi della l. 281/98 il rifiuto della banca al riconoscimento del diritto della propria clientela di consumatori alla restituzione delle somme indebitamente percepite in base alla clausola che prevede il calcolo anatocistico trimestrale degli interessi debitori dall'inizio di ogni rapporto bancario fino alla data del 22 aprile 2000.
Il contenuto della domanda inibitoria proposta ex art. 3 l. 281/98 consiste nell'inibire per il futuro alla banca di rifiutarsi di restituire le somme che le venissero richieste dai suoi clienti consumatori quale indebito pagamento di interessi anatocistici trimestrali non dovuti e versati in applicazione di clausole contrattuali illegittime per violazione dell'art. 1283 c.c. Tale domanda, riconducibile alle azioni di cui all'art. 3 l. 281/98, è ammissibile in quanto ha ad oggetto l'inibitoria di un comportamento a contenuto negativo consistente nel rifiuto (che non è mera inerzia) di restituire gli indebiti percepiti.
Non è ammissibile la domanda con la quale l’associazione di consumatori chiede di «ordinare alla banca convenuta di procedere al ricalcolo degli interessi debitori con conseguente storno e/o rimborso delle maggiori somme che risulteranno addebitate e/o percepite per effetto degli interessi anatocistici calcolati dall'inizio del rapporto alla data del 22 aprile 2000, nei limiti della prescrizione decennale e nei confronti di tutti i clienti». L’associazione non è, infatti, legittimata a tale domanda in quanto essa attiene al diritto concreto - personale e non collettivo - al rimborso da parte di ciascun consumatore cliente della banca. Va infatti puntualizzato che le azioni cui sono legittimate le associazioni di consumatori ed utenti ex l. 281/98 non si qualificano come class action, essendo, invece, azioni a tutela di un interesse diffuso riconducibile ad una determinata categoria di consumatori e utenti di cui si può far carico e portavoce, sempre a livello collettivo, l'associazione.

E’ da accogliere, ex art. 3, 1° comma, l. 281/98, la domanda proposta dalle associazioni di consumatori e utenti avente ad oggetto la pubblicazione per estratto della sentenza di inibitoria sui quotidiani. Tribunale Mantova, 15/09/2004.


Anatocismo e capitalizzazione trimestrale. Interessi – Capitalizzazione trimestrale – Uso negoziale – Anatocismo art. 1283 c.c. – Divieto..
   Tribunale Mantova, 16/07/2002.


Procedimento monitorio – Capitalizzazione trimestrale degli interessi basata su uso negoziale – Anatocismo – Nullità..
  Tribunale Mantova, 16/07/2002.