Massimario di Diritto Bancario


INTERESSI

Nullità per indeterminatezza della clausola sugli interessi di mora e sostituzione di diritto della clausola nulla ex art 1284, comma 3, c.c. Gli interessi di mora non rilevano ai fini della disciplina dell'usura. Mutuo – Nullità della clausola sugli interessi di mora per indeterminatezza, sostituzione con interessi nella misura legale – Formula matematica con soluzioni differenti, nullità. Gli interessi di mora non rilevano ai fini dell'usura.
Ai sensi degli artt. 1418 e 1346 c.c., la clausola di determinazione degli interessi di cui si tratta (ossia quella relativa agli interessi di mora), non consentendo una univoca applicazione, va dichiarata nulla non soddisfacendo il requisito della determinatezza o determinabilità dell’oggetto'

La formula matematica di determinazione degli interessi indicata nel contratto con riferimento a due punti semestrali più il tasso in quietanza, appare relativa ad un valore incerto, tale da dar luogo a soluzioni applicative differenti.

Alla declaratoria di nullità di detta clausola segue la sostituzione di diritto della sola clausola nulla ex art. 1284, comma 3, c.c., con la conseguenza che gli interessi di mora devono quindi riconoscersi dovuti nella misura legale.

La mancata inclusione del tasso degli interessi moratori ai fini del calcolo del T.E.G.M. risponde all'interesse dell'utente bancario adempiente, posto che tenere conto di tale tasso a tali fini comporterebbe con ogni probabilità l'innalzamento del "tasso soglia" rendendo assai difficile la configurabilità dell'usura oggettiva nell'ambito dello sviluppo fisiologico del rapporto. Per evitare il confronto tra tassi disomogenei, in assenza di una previsione legislativa specifica circa gli interessi moratori, che possa determinare per tali interessi una specifica soglia, quest’ultima deve venire calcolata con i corrispondenti criteri dettati dai decreti trimestrali. (Nicola Stiaffini) (riproduzione riservata) Tribunale Livorno, 04/05/2018.


Contratti swap, quesito al CTU: verifica del concreto vantaggio al cliente, del fine di copertura e computo degli interessi moratori separato da quelli di quelli corrispettivi.  .
- Verifichi sulla base dei medesimi criteri anche la eventuale usurarietà del tasso pattuito con riferimento agli interessi moratori, ma preso separatamente e non cumulato con quello corrispettivo.

- Descrivere il contenuto e le modalità di funzionamento dei contratti swap sottoscritti tra le parti;

- Valutare se tale modalità di funzionamento poteva astrattamente -sulla base di una valutazione ex ante e tenuto conto dell’andamento dei mercati all’epoca della stipulazione dei contratti- essere conveniente per la parte attrice e consentirle di realizzare un concreto vantaggio;

- In particolare, verificare (sempre con valutazione ex ante) se i suindicati contratti erano idonei assolvere alla funzione di copertura del conto corrente e degli affidamenti precedentemente sottoscritti dalla parte attrice, ovvero se abbiano aumentato il rischio di subire perdite;

- Indicare se, all’epoca della stipulazione dei contratti per cui è causa, erano disponibili altri strumenti finanziari idonei a perseguire l’interesse della parte attrice e meno rischiosi;

- Verificare se la banca abbia applicato commissioni “implicite e occulte”, non risultanti dai documenti informativi e, in caso positivo, quantificare i relativi importi;

- Calcolare gli incassi percepiti dalla parte attrice ed i pagamenti dovuti in esecuzione dei contratti in questione, sin dalla data della loro stipulazione; (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11/04/2018.


Ammortamento alla francese, determinazione del Taeg e CTU. Ammortamento alla francese - Taeg - Determinazione - CTU.
Per determinare il Taeg, unica e sola grandezza da rapportare alla soglia di legge, occorre valutare il tasso di interesse effettivo, tenendo conto dell'effetto anatocistico insito nell'ammortamento francese; bisogna quindi ponderare l'incidenza dei costi correlati all'erogazione del credito e, da ultimo, atteso l'indubbio assoggettamento alla Legge 108/96 anche degli interessi moratori, considerare la maggiorazione (o spread) all'uopo contrattualizzata (senza, quindi, alcuna "sommatoria").
Il risultato così ottenuto va, infine, raffrontato con il tasso soglia vigente alla stipula.
Nel caso specifico, il CTU ha accertato un valore pari al 9,11% a fronte di un TSU pari al 8,9%.
Il mutuo è quindi inficiato da usura ab origine ed è pertanto da ritenersi gratuito ex art. 1815, secondo comma c.c. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 10/03/2018.


Clausola 'usi su piazza' e interessi anatocistici: gravi motivi per la sospensione della provvisoria esecuzione. Conto corrente con apertura di credito – Illegittimità degli interessi ultralegali (usi su piazza) ed anatocistici – Sospensione provvisoria esecuzione decreto ingiuntivo.
In una causa di opposizione a decreto ingiuntivo, relativa ad un rapporto di conto corrente aperto nel 1987, la presenza della clausola “usi su piazza” e di interessi anatocistici illegittimi, integrano i gravi motivi richiesti dall’art. 649 c.p.c., posto che il saldo, come azionato, alla luce delle suddette eccezioni, deve considerarsi frutto dell’applicazione di interessi illegittimi. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara, 26/02/2018.


Usura, estinzione anticipata, promessa di pagamento di costo usurario e omessa indicazione dell'Indice sintetico di costo. Usura - Costi - Estinzione anticipata - Promessa di pagamento costo usurario - Omessa indicazione dell'Indice sintetico di costo .
Ai fini della verifica di usura, tutti i costi soggiacciono alla legge 108/1996, compreso quello pattuito per l'estinzione anticipata. Ciò che rileva, a tal fine, è unicamente la promessa di pagare un costo usurario, a nulla rilevando che detto costo, al momento dell'azione legale, non possa più verificarsi. Nel caso in cui l'ISC non sia indicato in contratto ovvero risulti sensibilmente diverso rispetto a quello previsto, gli interessi vanno ricalcolati ex art. 117 tub. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 21/02/2018.


TEG usurario del leasing pattuito in caso di eventuale risoluzione e indicazione di un tasso leasing difforme dalle Istruzioni sulla Trasparenza della Banca d’Italia. Usura pattizia del contratto di leasing per il TEG promesso in caso di eventuale risoluzione – Ricalcolo di tutti gli interessi pagati maggiorati degli interessi legali dalla data di pagamento di ogni rata – Indicazione nel contratto di un tasso leasing non conforme a quello prescritto dalle Istruzioni sulla Trasparenza – Applicazione dei tassi BOT in luogo del tasso convenzionale – Calcolo delle eccedenze pagate a titolo di interessi maggiorate degli interessi legali dalla data di pagamento di ogni rata – Quesiti al CTU.
In caso di denunziata usura pattizia del costo complessivo (TEG) promesso nella ipotesi di eventuale risoluzione del contratto di leasing, il CTU, utilizzando la formula indicata nelle "Istruzioni" della Banca d'Italia per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge anti-usura, deve accertare se il TEG espresso dalle modifiche al piano di rimborso originario, prodotte dall'applicazione della risoluzione anticipata o della decadenza dal beneficio del termine così come regolate in contratto ed includendovi gli importi dovuti a titolo di indennizzo ivi previsto, risulti debordante il Tasso Soglia Usura vigente all'epoca della stipula del contratto, nella ipotesi di risoluzione anticipata in una qualsiasi data all'interno dell'intervallo di tempo tra la data di decorrenza dei canoni e quella indicata nella CTP attorea, considerando nel TEG tutti i costi connessi all'operazione del finanziamento concesso con il contratto di locazione finanziaria, compreso l'indennizzo o la penale prevista in caso di risoluzione anticipata, escluse solo imposte e tasse.

Deve inoltre il CTU accertare, sempre utilizzando la formula indicata nelle “Istruzioni” della Banca d’Italia per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura, se il TEG del contratto di locazione finanziaria, calcolato includendovi le voci di costo indicate nelle medesime Istruzioni della Banca d’Italia ed utilizzando le metodologie dalle medesime indicate, con esclusione, quindi, dei costi conseguenti all’inadempimento dell’utilizzatore, risulti o meno superiore al Tasso Soglia Usura vigente all’epoca della stipula del contratto.

In caso di accertato superamento del Tasso Soglia Usura, il CTU deve determinare, distinguendo tra interessi, commissioni e spese, gli importi complessivamente pagati dalla parte ricorrente in esecuzione del contratto de quo nonché calcolare l'ammontare degli interessi legali su tali importi da ogni singola data di pagamento di ciascuna rata, il tutto sino alla data del ricorso introduttivo.

In caso di denunziata difformità del tasso leasing indicato in contratto rispetto al tasso leasing prescritto dalle Istruzioni di Trasparenza della Banca d’Italia, il CTU deve calcolare il Tasso Leasing attenendosi alla definizione di tale tasso espressa nelle Istruzioni medesime ratione temporis e dire se il Tasso così determinato coincida con quello esposto sia nel contratto che nel Documento di Sintesi dalla Concedente.

In caso di accertata divergenza, il CTU deve effettuare il ricalcolo del piano di ammortamento e dei canoni con evidenziazione delle quote interessi e capitale in esse contenuto, applicando come Tasso Leasing in luogo del tasso convenzionale quello sostitutivo previsto dalle medesime Istruzioni sulla Trasparenza e dall’art.117 Testo Unico Bancario, quantificando l’eccedenza degli interessi pagati dall’utilizzatore e calcolando gli interessi legali da ciascun pagamento eccedente sino alla data del ricorso introduttivo. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 21/02/2018.


Vietato l’effetto anatocistico nell’ammortamento alla francese. Mutuo - Anatocistico - Ammortamento alla francese - Divieto.
Nei mutui con ammortamento alla francese, la capitalizzazione composta non dichiarata in contratto, ma risultante solo dal piano di ammortamento, integra un anatocismo vietato dall’art. 1283 c.c. e non legittimato neanche dalla delibera del C.I.C.R. del 09/02/2000, che si riferisce solo agli interessi moratori. Pertanto, l’effetto di tale anatocismo va espunto da tale ammortamento, che sarà ridefinito secondo la capitalizzazione semplice. (Biagio Riccio) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 13/02/2018.


Nullità di clausole contrattuali: ripristino dell’affidamento revocato e risarcimento danni da illegittima segnalazione. Giudizio di accertamento – Rideterminazione del saldo contabile in c/c – Ripristino dell’affidamento bancario illegittimamente revocato – Abusività della segnalazione in Centrale Rischi – Risarcimento del danno.
Quando, all’esito di un giudizio di accertamento circa la nullità delle clausole contrattuali aventi ad oggetto capitalizzazione trimestrale, commissione di massimo scoperto e interessi ultralegali, venga rideterminato il rapporto di dare/avere tra le parti, con saldo nei limiti dell’affidamento bancario concesso al correntista, deve essere dichiarata illegittima la revoca della linea di credito precedentemente disposta dall’Istituto di credito e ordinato il ripristino della stessa.

In pendenza di un giudizio di accertamento su saldo di c/c bancario, la Banca è tenuta a comunicare alla Centrale rischi della Banca d’Italia che il credito è “in contestazione”: in difetto, consegue la lesione del diritto all’immagine e alla reputazione del soggetto segnalato e il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, da liquidarsi in via equitativa.

(Nel caso di specie, alla luce della rideterminazione giudiziale del saldo nel rapporto dare/avere tra le parti, pari non ad € 103.449,67 ma ad un saldo a favore del correntista di € 1.454,13, veniva disposto il ripristino dell’affidamento bancario nei limiti di € 100.000,00 e liquidato il danno da illegittima segnalazione nella misura di € 5.000,00 oltre interessi legali dal deposito della sentenza all’attualità). (Antonio Cavallo) (riproduzione riservata) Tribunale Paola, 10/02/2018.


Anatocismo, procedimento sommario e onere della prova, contratto mono-firma. Anatocismo bancario nei contratti “uso piazza” anteriori alla delibera CICR 9.2.2000 – Illegittimità – Ricalcolo degli interessi senza operare alcuna capitalizzazione – Prova della pubblicazione dell’adeguamento alla delibera CICR 9.2.2000 in G.U. e comunicazione al correntista – Necessità – Prova della pattuizione di nuova regolamentazione degli interessi – Necessità – Modifica dell’azione di accertamento negativo in azione di condanna a seguito di chiusura del rapporto di c/c in corso di causa – Validità contratto mono-firma.
1) La proposizione della domanda di mero accertamento finalizzata alla rideterminazione del saldo del conto corrente non impedisce a parte ricorrente, qualora nelle more del giudizio il conto corrente sia stato chiuso su iniziativa della banca, di modificare l’originaria domanda di accertamento in quella di condanna, trovando applicazione quanto affermato dalle sentenza n. 12310 del 15.06.2015 delle SS.UU. della Corte di Cassazione in base a cui “la modificazione della domanda […] può riguardare anche uno o entrambi gli elementi oggettivi della stessa, sempre che la domanda così modificata risulti comunque connessa alla vicenda sostanziale dedotta in giudizio e senza che, perciò solo, si determini la compromissione delle potenzialità difensive della controparte, ovvero l’allungamento dei tempi processuali”.

2) Quanto ai contratti sottoscritti dal solo correntista, la nullità di cui all’art. 117 TUB costituisce un’ipotesi riconducibile alle c.d. nullità di protezione di derivazione comunitaria, le quali, per la peculiarità della disciplina che le caratterizza, non appaiono in alcun modo sovrapponibili alla nullità codicistica, tradizionalmente intesa come quella patologia di gravità tale da rendere il negozio radicalmente improduttivo di effetti e insuscettibile di sanatoria.  La forma scritta prescritta a pena di nullità dall’art.  117 TUB, nella logica di quello che è stato definito in dottrina come “neo-formalismo comunitario”, assolve essenzialmente alla funzione di colmare il divario informativo esistente in determinati settori tra i soggetti che vi operano professionalmente ed il contraente debole.
Ne consegue che la forma scritta prescritta dall’art. 117 TUB non appare integrare un elemento costitutivo e strutturale del contratto, imposto, come nella tradizione romanistica, allo scopo di richiamare il contraente sull’importanza del negozio che si accinge a compiere, ma appare un adempimento imposto al contraente forte e strumentale ai doveri di correttezza, buona fede e trasparenza contrattuale necessari a colmare l’iniziale e fisiologico deficit informativo tra le parti. Tale nullità, atteso il suo carattere  "relativo" e la finalità protettiva degli interessi particolari del contraente debole, può apprezzarsi solo se vi sia stata in concreto una lesione dell’interesse protetto, lesione che, è di palmare  evidenza,  non  può  sussistere  per  la  mera  mancata  sottoscrizione  del  contratto  da parte della banca contraente, atteso che il cliente, ricevendo il contratto redatto per iscritto, è stato pienamente messo in  grado di conoscere e di comprendere ogni clausola contrattuale.
In altri termini, con la nullità atipica di cui all’art. 117 TUB il legislatore ha recepito il principio comunitario che impone, in caso di asimmetria informativa tra le parti, l’obbligo di clare loqui, affinché il cliente sia quanto più possibile reso edotto dei diritti e obblighi connessi ai contratti relativi ai rapporti bancari e all’erogazione del credito.
Ricostruita tale “nullità” in termini di una peculiare forma di tutela del contraente debole, ne consegue come la stessa non possa ritenersi sussistente qualora il contratto (rectius: il documento che raccoglie le clausole contrattuali) sia effettivamente redatto per iscritto e consegnato alla parte che l’ha sottoscritto, laddove venga dedotto soltanto il difetto di forma dell’accettazione da parte della Banca.

3) Per poter applicare la capitalizzazione periodica degli interessi passivi in contratti stipulati anteriormente l’entrata in vigore della delibera CICR del 9.2.2000 (avvenuta il 30.6.2000), è necessaria una nuova pattuizione scritta, non essendo sufficiente una mera comunicazione unilaterale della banca ancorché rispondente a quanto stabilito dall’art. 7 di detta delibera; pertanto, la pubblicazione sulla G.U. è condizione necessaria ma non sufficiente per l’adeguamento della Banca al combinato disposto dell’art. 120 TUB e dell’art. 7 della Delibera CICR del 2000 poiché, ai sensi del comma 2 della norma in esame, essa avrebbe dovuto fornire anche “opportuna notizia per iscritto alla clientela”. (Barbara Torti) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 07/02/2018.


Gli interessi moratori vanno computati nel calcolo del tasso effettivo. Contratti bancari – Tasso d’interesse – Usurarietà – Calcolo del tasso effettivo – Computabilità del tasso di mora – Sussiste – Superamento del tasso-soglia – Gratuità del contratto – Sussiste.
Il ritardo colpevole non può giustificare un’obbligazione eccessivamente onerosa e contraria al principio generale posto dalla legge 108/96, che tende ad assicurare una copertura completa dall’usura, estesa a tutti i costi dell’operazione di credito.
Pertanto, per determinare il tasso di interesse usurario non si può non tenere conto di quanto disposto dall’art.644, comma 4, c.p. e dall’art.1, comma 1, D.L. 394/00 di interpretazione autentica dello stesso, nel cui ambito il legislatore espressamente chiarisce che nello stabilire l’usurarietà o meno del contratto occorre tenere conto degli interessi dovuti a qualsiasi titolo.
Dal superamento del tasso soglia discende non solo la nullità della clausola con la quale sono stati convenuti gli interessi, espressamente comminata, ma anche la sanzione civile della gratuità del contratto, non essendo dovuti interessi tout court. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 02/02/2018.


Verifica dell'usura e interessi di mora. Usura - Verifica - Interessi di mora - Rilevanza.
La verifica dell'usura va condotta includendo nel computo, oltre agli interessi, ogni altra remunerazione aggiuntiva collegata all'erogazione del credito, tenendo conto anche degli interessi di mora ed effettuando, con riferimento a detta ultima voce, un duplice conteggio.

Sotto altro aspetto, è necessario verificare se il tasso passivo applicato corrisponda esattamente a quello pattuito e se il TAEG dichiarato in contratto corrisponda a quello effettivo. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata) Appello Roma, 17/01/2018.


Prescrizione, distinzione tra atti di pagamento e ripristinatori e onere di indicazione dei singoli pagamenti. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali non pattuiti correttamente - Rigetto dell'appello avanzato dalla Banca.
In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto; da ciò ne consegue che l'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata. In mancanza di un valido contratto di conto corrente con espressa e corretta pattuizione, non sono dovuti gli interessi ultralegali e neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 17/01/2018.


Usura, rilevanza interessi moratori e sommatoria dei tassi. Usura - Interessi moratori - Sommatoria dei tassi.
La verifica del superamento del tasso soglia va eseguita sia con riferimento agli interessi corrispettivi sia con riferimento agli interessi moratori, dapprima considerandoli separatamente e, poi, sonmandoli, qualora, per espressa previsione contrattuale, l'interesse moratorio venga contemplato non in sostituzione a quello corrispettivi ma in aggiunta al medesimo. (Giuseppe De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 05/01/2018.


Contratti bancari – Usura – Calcolo – Sommatoria interessi corrispettivi e moratori – Esclusione.
Il tasso degli interessi moratori previsti in un contratto di mutuo non può essere sommato a quello degli interessi corrispettivi ai fini della verifica del superamento del tasso soglia usura. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri, 19/12/2017.


La clausola di salvaguardia anti usura deve valere per tutti i tassi d’interesse applicabili. Mutuo e finanziamento in genere - Usura - Rilevabilità di ufficio

Clausola di salvaguardia - Limitata al tasso moratorio - Idoneità ad impedire il superamento del tasso soglia - Esclusione.
La violazione della normativa antiusura è rilevabile d’ufficio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La clausola di salvaguardia limitata al tasso moratorio non consente di ritenere in ogni caso non superabili (quanto al tasso d’interesse complessivamente risultante quale dovuto sulla quota capitale) i limiti imposti dalla normativa antiusura. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 05/12/2017.


Conto corrente, anatocismo, azione accertamento negativo e onere della prova. Conto corrente – Banca – Anatocismo – Interessi – Azione accertamento negativo – Onere della prova – Vicinanza della prova – Saldo zero – Commissioni – Prescrizione.
Nell’ambito di un'azione di ripetizione dell'indebito, incombe sulla banca che eccepisca la prescrizione del credito l'onere di far valere l'avvenuta effettuazione di rimesse solutorie in pendenza del rapporto, non essendo configurabile, in mancanza di tali versamenti, l'inerzia del creditore, che rappresenta il fatto costitutivo dell'eccezione.

In merito alla ricostruzione dell'andamento contabile, poi, deve condividersi la scelta operata dalla Corte di merito di ridurre a zero il saldo iniziale per sopperire l'inadempimento degli oneri probatori incombenti alle parti, dunque, al fine di evitare che dalla mancata integrale produzione degli estratti conto possa derivare "una sorta di sanatoria degli addebiti verosimilmente operati dall'istituto di credito" nel periodo antecedente al primo estratto prodotto. (Laura Albanese) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 30/11/2017.


Mancanza di forma scritta del contratto di conto corrente e rideterminazione del saldo con espunzione di ogni onere economico applicato, interessi compresi. Contratto di conto corrente - Nullità ex art. 117 TUB per mancanza di forma scritta - Rideterminazione del saldo con espunzione di ogni onere economico senza applicazione di alcun tasso debitore (quesiti al CTU).
Stante il principio nomofilattico sancito da Cass. civ. Sez. III, Sent., 07-03-2017, n. 5609, Pres. Vivaldi, Rel. D’Arrigo, per il quale “la mancanza di forma scritta per il contratto di apertura del conto corrente n. OMISSIS) dovrebbe comportare la nullità dell’intero rapporto ai sensi dell’art. 117, commi 1 e 3, T.U.B. con conseguenti obblighi restitutori di tutti gli interessi percepiti”, nell’ipotesi in cui in l’attore correntista eccepisca la mancanza della forma scritta del contratto di conto corrente e la banca convenuta non dimostri il contrario a mezzo deposito dei contratti in giudizio, il CTU deve procedere al ricalcolo del saldo del conto corrente espungendo ogni onere economico a titolo di anatocismo, interessi a debito, spese, CMS, commissioni di affidamento e tenuta conto comunque denominate, intra fido ed extra fido, antergazione e postergazione valute, senza applicazione, in luogo dei tassi debitori convenzionali, di alcun tasso debitore, neanche quello legale”. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 22/11/2017.


Usura: interessi moratori e commissione per l’estinzione anticipata del mutuo.  .
Ai fini del calcolo del superamento del tasso soglia usura, vanno compresi nel TAEG la commissione per estinzione anticipata come pure gli interessi moratori, perché l’art. 1 comma 1 D.L. 394/2000, convertito in L. 20/2001, statuisce che “si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal loro pagamento”.

La valutazione in ordine all’usurarietà delle pattuizioni deve essere operata ricomprendendo nel TAEG tutte le voci connesse all’erogazione del credito, escluse imposte e tasse (art. 644, comma IV, c.p.), ed il parametro di riferimento del TAEG è quello di cui all’art. 2, comma IV, L. 108/96.

Il tasso soglia usura è unicamente quello previsto con la legge primaria; pertanto l’aumento di 2,1 punti percentuali, operato per raffrontare il TEG del singolo mutuo con il TEGM che non comprende la mora, non potrà essere utilizzato per il c.d. “tasso soglia usura composto”, poiché detta “innovazione” o direttiva o istruzione che dir si voglia della Banca d’Italia, anche se recepita in decreti ministeriali, non può incidere sulla norma primaria.

In caso di accertata usurarietà pattizia, ai sensi dell’art. 1815, comma II, la banca va condannata a restituire al mutuatario tutti gli interessi e commissioni illecitamente percepiti, oltre interessi legali e rivalutazione sulle singole indebite percezioni dal dovuto al saldo effettivo. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Siena, 21/11/2017.


Contratti bancari – Usura – Calcolo – Sommatoria interessi corrispettivi e moratori – Esclusione.
Deve escludersi la possibilità di procedere a una sommatoria dei tassi di interesse corrispettivi e di quelli moratori, al fine di valutare la pretesa usurarietà degli stessi, in quanto le predette tipologie di interessi sono tra loro differenti per natura e funzione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Sondrio, 20/11/2017.


Contratti bancari – Usura – Interessi moratori – Esclusione – Assenza tasso soglia di riferimento.
Poiché il tasso soglia rilevante in materia di usura viene determinato attraverso rilevazioni che non fanno riferimento ai tassi moratori - i quali hanno natura e funzione differenti rispetto a quelle degli interessi corrispettivi - la possibilità di sottoporre a un vaglio di usurarietà anche gli interessi moratori è preclusa sul piano logico dalla mancanza di un termine di raffronto - ossia di un tasso soglia - che sia coerente con il valore - ossia il tasso di interesse moratorio - che si vuole raffrontare; in caso contrario si finirebbe per raffrontare fra di loro valori disomogenei, quali appunto il tasso di interesse moratorio pattuito e il tasso soglia calcolato in base ad un TEGM che non considera gli interessi moratori. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Sondrio, 20/11/2017.


Provvedimenti in materia di usurarietà nei contratti di mutuo e formula di calcolo in materia antiusura e anatocismo congenito. Atto di citazione ex art. 2033 c.c. – La verifica della usurarietà e la sommatoria tra tassi eterogenei – L’anatocismo congenito nei contratti di mutuo – Nullità della perizia di parte prodotta dai mutuatari.
Ai fini della verifica del superamento del tasso soglia di usura (L.108/1996), la somma fra la misura percentuale del tasso degli interessi corrispettivi e di quelli di mora al momento della pattuizione, risulta errata: l’infondatezza della “sommatoria” investe sia il profilo logico, che matematico, che giuridico, in quanto si sommano tra loro entità eterogenee.

Non sussiste ”anatocismo congenito” nel contratto di mutuo con piano di ammortamento alla francese, in quanto tale formula matematico-finanziaria “è coerente con il dettato dell’art.1194, comma 2 c.c.” perché la rata rimane costante, ma la quota di interessi, calcolata sul capitale residuo da rimborsare, diminuisce, mentre aumenta la quota capitale presente in ciascuna rata. (Martina Vitale) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 09/11/2017.


Calcolo del TEG: il tasso di mora va sommato a quello convenzionale. Contratti bancari – Mutuo – Tassi d’interesse – Soglia anti usura – Calcolo del tasso globale – Cumulabilità dei tassi convenzionale e moratorio – Affermazione.
La previsione contrattuale che stabilisce che ogni somma dovuta per qualsiasi titolo e non pagata produce l'interesse di mora a carico della parte mutuataria determina la necessaria sommatoria dei tassi applicati (giacché sulla stessa quota capitale si dovrebbe calcolare l'interesse convenzionale, e, in forma composta, l'interesse moratorio sia sulla quota capitale che sulla quota interessi). Considerata la natura evidentemente sanzionatoria della disciplina in materia di usura, non pare accoglibile la tesi della non cumulabilità delle obbligazioni di interesse moratorio e di interesse corrispettivo-convenzionale.

Pertanto, dall’importo complessivo delle singole rate deve detrarsi la quota parte dovuta per interessi. [Fattispecie relativa ad un mutuo con piano di ammortamento cd. alla francese] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 08/11/2017.


Usura e interessi di mora, distinzione e criterio di calcolo. Usura tasso di mora su mutuo – Anche il tasso di mora soggiace al tasso soglia di usura – Divieto di sommare tassi corrispettivi e moratori.
Il tasso soglia riguarda anche gli interessi moratori, essendo tale interpretazione senz'altro più conforme al dettato normativo (l’art. 1 co. 1 d.l. 394/2000 fa riferimento agli interessi a qualunque titolo convenuti) non ravvisandosi peraltro ragioni per la loro esclusione (C. Cost.29/2002, Cass. Civ. 350/2013).

L'accertamento del superamento del tasso soglia deve essere svolto valutando ciascuna tipologia di interessi separatamente, non già sommando gli interessi corrispettivi agli interessi moratori e ciò per la diversa funzione e natura degli interessi corrispettivi e degli interessi moratori: i primi costituiscono i frutti civili derivanti dal costo fisiologico del prestito del denaro, i secondi, del tutto eventuali, intervengono nella fase patologica del rapporto, per l'ipotesi di ritardo nell'adempimento e pertanto rivestono una funzione tipicamente sanzionatoria. (Roberta Capone) (Paolo Muolo) (riproduzione riservata) Tribunale Sondrio, 02/11/2017.


Mere difese e responsabilità aggravata dell’Istituto di credito. Conto corrente ante 2000 - Spese, commissioni, interessi ultralegali e capitalizzati trimestralmente - Difesa temeraria della Banca - Responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. - Applicabilità .
Merita di essere condannata ex art. 96 c.p.c. la Banca che, a fronte delle doglianze del correntista circa l’illegittimità di costi, commissioni e interessi ultralegali e capitalizzati trimestralmente, resista in giudizio assumendo apoditticamente la conformità del proprio operato a far data dall’aprile 2000 (circostanza rivelatasi non vera), senza fornire nuovi elementi di indagine rispetto a quanto già accertato, per il medesimo rapporto, con precedente sentenza, relativamente al periodo sino al dicembre 2000. Ciò denota un comportamento incauto, se non temerario, e comunque in grado di ingenerare più di un sospetto sulla consapevolezza dell’Istituto di credito dell’artificiosità delle proprie argomentazioni, già dall’introduzione del giudizio.  

(Nella specie, in accoglimento della domanda dell’attore, l’istituto di credito veniva condannato, al risarcimento del danno subito dal correntista, ai sensi dell’art. 96 c.p.c., pari a euro 2.000,00). (Antonio Cavallo) (riproduzione riservata) Tribunale Paola, 05/10/2017.


Sì al cumulo di interessi corrispettivi e moratori. Contratto di mutuo – Diversa natura degli interessi corrispettivi e moratori – Irrilevanza

Previsione contrattuale del cumulo dei tassi corrispettivi e moratori in caso di inadempimento – Rilevanza

Applicazione art. 1815, comma 2, C.C. a prescindere dalla liceità del tasso corrispettivo pattuito – Rilevanza.
Ai fini dell'applicazione dell’art. 644 e dell’art. 1815 c.c., comma 2, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui, essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori (in questo senso Cass.civ. n.350/2013).
Il calcolo va fatto ex ante e sulla base di quanto pattuito al momento della stipulazione del contratto.
Le argomentazioni sulla diversa natura degli interessi corrispettivi e di quelli moratori non possono essere condivise ai fini della determinazione della natura usuraria degli stessi.
Depone in senso contrario la disposizione di interpretazione autentica, introdotta dal già citato articolo del D.L. n 394/2000, convertito con 1a legge n 24/2001.
II tasso di mora d'altra parte va comunque ad incidere sul costo del mutuo, costo che la legge contro l'usura vuole invece contenere in limiti che non consentano che la parte mutuante si possa approfittare della sua posizione dominante e limitare l'autonomia negoziale del debitore.
Il legislatore di conseguenza, nel ricomprendere entro la soglia di usura gli interessi, commissioni e spese comunque collegate all’erogazione del credito ed a qualunque titolo pattuiti, ha dunque voluto porre un limite superiore perentorio entro quale ricomprendere tutti i costi del eredito, inclusi quelli correlati alle e patologie eventuali del rapporto. (Antonio Paone) (riproduzione riservata)

Se dal tenore contrattuale emerge chiaramente che il tasso di mora si va a sommare agli interessi corrispettivi in caso di inadempimento, e il complessivo tasso pattuito, sommando nei termini predetti anche il tasso di mora al tasso corrispettivo, supera il limite del tasso soglia, la predetta pattuizione di un tasso sopra i limiti del tasso soglia determina ex art 1815 c.c. l’impossibilità di riconoscere all'istituto di credito alcun tipo di interesse. (Antonio Paone) (riproduzione riservata)

La disposizione di cui all'art 1815, comma 2, c.c. risulta chiara ed ha certamente natura sanzionatoria, per cui va applicata come conseguenza del superamento, per qualsiasi causa o  motivo, del tasso di soglia legale, a prescindere dalla liceità del tasso degli interessi corrispettivi promessi. (Antonio Paone) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro, 05/10/2017.


I costi assicurativi si calcolano nel TEG, ma anche in caso di usura non sono ripetibili. Finanziamento con cessione del quinto dello stipendio – Usura – Spese assicurative – Inclusione ai fini del calcolo del TEG – Affermazione – Superamento del tasso soglia – Nullità della pattuizione sugli interessi – Sussiste – Ripetizione dei costi del finanziamento – Esclusione .
Anche gli oneri assicurativi vanno qualificati come costi e spese connessi all’erogazione del credito, e in quanto tali ricompresi nel calcolo del tasso effettivo globale al fine di verificare il superamento o meno del tasso soglia.

La distinzione tra le spese computabili nel TEG e quelle non computabili, non attiene alla distinzione tra spese imposte dal mutuante e costi previsti ex lege, ma piuttosto deve aversi riguardo al soggetto al cui vantaggio sono destinati i costi e le spese sostenute dal mutuatario. Nell’ambito del credito al consumo contro cessione del quinto, è vero che l’assicurazione è imposta per legge; tuttavia, tale previsione si traduce in un vantaggio per il mutuante, il quale in caso di insolvenza potrà beneficiare dell’assicurazione. E’ pertanto ragionevole che l’onere così sostenuto dal debitore rientri tra i costi collegati all’erogazione del credito idonei ad incidere sul calcolo del TEG.

Le istruzioni, le circolari e le direttive di Banca d’Italia non rappresentano una fonte di diritto, vieppiù ove le previsioni in esse contenute risultino contrarie a disposizioni di legge o all’interpretazione che la giurisprudenza ne dà. La stessa circostanza che Banca d’Italia abbia superato la precedente previsione con decorrenza dal 1 gennaio 2010, ritenendo di dover computare nel TEG anche le spese assicurative, è indice del fatto che l’Istituto abbia preso atto della reale volontà legislativa.

Accertato il superamento del tasso soglia, la clausola con la quale sono stati convenuti gli interessi va quindi dichiarata nulla ex art.1815, comma 2, c.c.. I costi sostenuti dal cliente per l’erogazione del mutuo sono legittimi e sono dovuti al mutuante; l’unica conseguenza del superamento del tasso soglia dovuto all’imposizione di tali costi è la nullità della pattuizione sugli interessi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 03/10/2017.


Il criterio di ammortamento c.d. alla francese non implica, per definizione, alcun fenomeno di capitalizzazione degli interessi. Mutuo e ammortamento - Anatocismo - Ammortamento c.d. alla francese - Capitalizzazione degli interessi - Esclusione.
Il criterio di ammortamento c.d. alla francese non implica, per definizione, alcun fenomeno di capitalizzazione degli interessi: in base a tale metodo, si prevede che il pagamento delle rate di mutuo constino di una quota fissa, composta da una parte di capitale, progressivamente crescente e da una parte di interessi, progressivamente decrescente, quest’ultima da calcolare sul capitale residuo, con conseguente esclusione del fenomeno anatocistico vietato ex art. 1283 c.c. (Adriana Tandoi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 29/09/2017.


Interessi – Anatocismo – Contratto concluso dopo il 30 giugno 2000 – Principio di simmetria.
Risulta irrilevante il richiamo dei principi in tema di illegittima capitalizzazione degli interessi anatocistici con riguardo alla clausola contenuta in un contratto concluso dopo il 30 giugno del 2000 (momento di entrata in vigore della Delibera CICR prevista dall’art. 120 TUB) che sia rispettosa del principio di simmetria. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 12/09/2017.


Interessi corrispettivi e di quelli moratori – Sommatoria – Esclusione.
Nessuna sommatoria degli interessi corrispettivi e di quelli moratori è possibile, stante la diversa funzione degli stessi e la loro ontologica incompatibilità, essendo tale operazione piuttosto il frutto di una lettura “distorta” della nota Cass. n. 350/2013. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 12/09/2017.


L’intesa bancaria per la manipolazione dell’Euribor può determinare la nullità parziale del mutuo. Contratti bancari – Mutuo – Tasso di interesse legato a tasso Euribor – Intesa bancaria per manipolazione del tasso Euribor – Nullità parziale del contratto – Valutazione da effettuarsi in concreto.
Occorre procedere alla verifica in concreto degli effetti, con riferimento alla nullità parziale del contratto di mutuo, della pronuncia della decisione della Commissione Europea del 4 dicembre 2013, caso AT.39914, che ha rinvenuto l’esistenza di un’intesa tra il 2005 e il 2009, e quindi interferente con il contratto, tra taluni istituti di credito volta a manipolare la determinazione del tasso Euribor e quindi volta ad influenzare l’eterointegrazione dei contratti di finanziamento a tasso variabile. [Con l’ordinanza in oggetto il Giudice rimetteva la causa in istruttoria affinché il CTU operasse lo scorporo delle competenze passive pagate a titolo di componente Euribor.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Nocera Inferiore, 28/07/2017.


Mutuo e leasing – Usura – Verifica della soglia – Sommatoria dei tassi corrispettivo e di mora – Esclusione.
L’usurarietà degli interessi corrispettivi o moratori va scrutinata con riferimento all’entità degli stessi e non già alla sommatoria dei moratori con i corrispettivi, atteso che detti tassi sono dovuti in via alternativa tra loro, e la sommatoria rappresenta un ‘non tasso’ od un ‘tasso creativo’ in quanto percentuale relativa ad interessi mai applicati e non concretamente applicabili. (Emiliano Faccardi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 25/07/2017.


Mutuo e Leasing – Usura – Verifica della soglia – Tassi medi rilevati dai d.m. trimestrali ed aumento del 2,10% – Fondatezza.
Deve condividersi l’orientamento secondo il quale, quand’anche si volesse ritenere che anche gli interessi di mora debbano essere rispettosi del limite legale antiusura, tesi per la quale sussiste ancora incertezza giurisprudenziale in assenza di una previsione specifica al riguardo e che possa determinare per tali interessi una specifica soglia, quest’ultima deve venire calcolata con i criteri dettati dai decreti ministeriali, con la maggiorazione pari a 2,1 punti percentuali, secondo la stessa Banca d’Italia e la sua nota di chiarimento in materia di applicazione della legge antiusura del 3 luglio 2013. (Emiliano Faccardi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 25/07/2017.


Mutuo e Leasing – Anatocismo – Usura – Ammortamento alla c.d. francese – Irrilevanza.
Si ha anatocismo rilevante agli effetti dell’art. 1283 c.c., soltanto se gli interessi maturati sul debito in un determinato periodo si aggiungono al capitale, andando così a costituire la base di calcolo produttiva di interessi nel periodo. La previsione di un piano di rimborso con rata fissa costante (c.d. ammortamento “alla francese”) non comporta invece alcuna violazione dell’art. 1283 c.c., poiché gli interessi di periodo vengono calcolati sul solo capitale residuo e alla scadenza della rata gli interessi maturati non vengono capitalizzati, ma sono pagati come quota interessi della rata di rimborso. Non emerge pertanto un “anatocismo occulto” tanto meno rilevante ai fini dell’usura. (Emiliano Faccardi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 25/07/2017.


Tassi BOT in caso di equivoca determinazione degli interessi, mancata indicazione della modalità di restituzione del capitale, omessa indicazione del TAEG. Contratto di mutuo – Ambiguità della clausola disciplinante gli interessi, mancata indicazione della modalità di restituzione del capitale, omessa indicazione in contratto del TAEG – Conseguente applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB (quesiti al CTU).
A mezzo di consulenza tecnica d’ufficio, va verificata l’idoneità della locuzione contrattuale “Euribor 6 mesi lettera diviso 365” ad individuare, ex ante e senza incertezza, l’esatto ed univoco tasso degli interessi da applicare al contratto di mutuo; nel caso che il tasso convenzionale risulti incerto, ai sensi dell’art. 117 TUB il CTU deve rideterminare le rate del mutuo applicando in via sostitutiva gli interessi al tasso nominale minimo dei BOT, nella misura pari al tasso minimo dei BOT annuali emessi nei dodici mesi precedenti la decorrenza di ciascuna rata, oltre interessi legali tempo per tempo sulle eccedenze interessi versate per ciascuna rata, rideterminando l’esatto dare-avere tra le parti alla data della domanda giudiziale.

Qualora in contratto non sia specificato come debba essere restituito il capitale mutuato, va verificato a mezzo di consulenza tecnica d’ufficio se, dalla formulazione degli articoli di cui al contratto, sia ex ante possibile la applicazione contemporanea  di più piani di rimborso e, in tal caso, se a ciascuno di essi  possa  conseguire una diversa quantificazione in punto di interessi; nel caso che siano accertate positivamente tali possibilità, ai sensi dell’art. 117 TUB il CTU deve rideterminare le rate del mutuo applicando in via sostitutiva gli interessi al tasso nominale minimo dei BOT, nella misura pari al tasso minimo dei BOT annuali emessi nei dodici mesi precedenti la decorrenza di ciascuna rata, oltre interessi legali tempo per tempo sulle eccedenze interessi versate per ciascuna rata, rideterminando l’esatto dare-avere tra le parti alla data della domanda giudiziale.

Qualora accerti l’omessa indicazione nel contratto del TAEG, ai sensi dell’art. 117 TUB il CTU deve rideterminare le rate del mutuo applicando in via sostitutiva gli interessi al tasso nominale minimo dei BOT, nella misura pari al tasso minimo dei BOT annuali emessi nei dodici mesi precedenti la decorrenza di ciascuna rata, oltre interessi legali tempo per tempo sulle eccedenze versate per ciascuna rata, rideterminando l’esatto dare-avere tra le parti alla data della domanda giudiziale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 18/07/2017.


Contratti bancari mono-firma, rilevanza usuraria della commissione di massimo scoperto. Contratti bancari – Forma scritta per la validità – Conclusione mediante scambio di corrispondenza – Ammissibilità

Prove documentali – Scrittura privata sottoscritta dal solo convenuto – Produzione in giudizio – Equipollente della sottoscrizione dell’attore – Condizioni

Prove documentali – Scrittura privata sottoscritta dal solo convenuto – Produzione in giudizio – Equipollente della sottoscrizione dell’attore – Momento di conclusione del contratto e decorrenza degli effetti – Dalla data della produzione in giudizio – Esclusione

Prove documentali – Scrittura privata sottoscritta dal solo convenuto – Produzione in giudizio – Equipollente della sottoscrizione dell’attore – Momento di conclusione del contratto e decorrenza degli effetti – Dalla data della stipulazione – Affermazione

Contratti bancari – Forma scritta per la validità – Conclusione mediante scambio di corrispondenza – Condizioni – Prova della conoscenza dell’accettazione – Per testi e presunzioni – Ammissibilità

Usura – Commissione di massimo scoperto – Costo inerente all’erogazione del credito – Fattispecie ante DL 185/08

Usura – Poteri dell’autorità amministrativa secondo la legge n. 108/96 – Rilevazione statistica dell’andamento dei tassi medi di mercato – Affermazione – Potere di escludere la rilevanza usuraria di costi inerenti all’erogazione del credito – Esclusione

Usura – Commissione di massimo scoperto – Costo inerente all’erogazione del credito – Fattispecie ante DL 185/08 – “Separata rilevazione” della commissione (circolare Banca d’Italia 2 dicembre 2005 n. 12) – Incompatibilità con la legge n. 108/96 – Disapplicazione

Usura – Commissione di massimo scoperto – Costo inerente all’erogazione del credito – Fattispecie ante DL 185/08 – Computo nel TEG della somma addebitata a titolo di commissione senza rettifica del TEGM – Affermazione .
Gli artt. 117 TUB e 23 TUF non sono incompatibili con la conclusione del contratto dell’intermediario bancario o finanziario mediante scambio di corrispondenza, non prescrivendo che risultino da unico documento le sottoscrizioni di entrambe le parti. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Per regola giurisprudenziale consolidata, da circa un settantennio, la produzione in giudizio da parte dell’attore della scrittura firmata dal solo convenuto (“scrittura mono-firma”) costituisce valido equipollente della sottoscrizione dello stesso attore, ai fini del perfezionamento del contratto, a condizione che: a) l’attore faccia valere gli effetti negoziali del contratto; b) il convenuto non abbia, medio tempore, revocato la proposta; c) la scrittura non sia fatta valere dagli eredi o aventi causa di una delle parti o nei loro confronti, dato che costoro non potrebbero efficacemente accettare in luogo del loro autore, non subentrando di regola nella posizione di oblato o proponente. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Poiché ogni proposta perde effetto, ancorché non revocata né irrevocabile, dopo che è decorso il termine per l’accettazione (stabilito dal proponente, dalla natura dell’affare o dagli usi: cfr. art. 1326 co. 2 c.c.).e non può restare indefinitamente pendente, non è ammissibile che il contratto mono-firma si abbia per concluso soltanto al momento della produzione in giudizio ((Cass. 24 marzo 2016 n. 5919 et al.). Egualmente non è possibile che il contratto, di cui è provata la conclusione tramite produzione in giudizio della scrittura mono-firma, abbia efficacia soltanto ex nunc, poiché tale considerazione svuota di significato la produzione in giudizio, malgrado la dichiarata equiparazione degli effetti, ogni qual volta sia rilevante il comportamento tenuto dalle parti nel tratto di tempo tra la formazione della scrittura e la sua produzione in giudizio. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Per evitare queste aporie, deve ritenersi che la produzione in giudizio della scrittura mono-firma “non determina la costituzione del rapporto ex nunc, ma supplisce alla mancanza della sottoscrizione di detta parte con effetti retroagenti al momento della stipulazione”, ossia che la regola giurisprudenziale “produzione vale sottoscrizione” non attenga alle regole di formazione del contratto, ma a quelle di prova in giudizio di contratti già conclusi; prova semplificata perché colui che fa valere la scrittura privata in giudizio è esonerato dalla prova della propria sottoscrizione. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Resta fermo l’onere di provare le altre condizioni per la valida conclusione del contratto, cioè che: 1) il regolamento di interessi sia fatto per iscritto; 2) sussista la sottoscrizione della parte contro cui la scrittura è fatta valere; 3) il proponente abbia conoscenza dell’accettazione dell’oblato, scritta e sottoscritta.
La prova della conoscenza, al fine di stabilire il momento di conclusione del contratto, può essere data con qualsiasi mezzo attendibile e concludente, anche per testi e presunzioni e quindi, a fortiori, per ammissione del convenuto stesso, senza che a ciò osti l’art. 2725 c.c. (richiamato da Cass. 24 marzo 2016 n. 5919), quando il contratto deve farsi per iscritto a pena di nullità, poiché l’oggetto del limite probatorio verte sulla dichiarazione (scrittura) e sulla sua paternità (sottoscrizione), non sugli altri elementi pur necessari al perfezionamento della fattispecie contrattuale, come la ricezione e conoscenza delle dichiarazioni da parte dei loro destinatari. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Secondo la posizione espressa dalla stessa Banca d’Italia (nella circolare 2 dicembre 2005 n. 12) la c.m.s. è costo inerente all’erogazione, pur se rilevata separatamente rispetto alle altre remunerazioni e spese per la ritenuta difficoltà di prevedere, con prognosi ex ante, l’effettiva incidenza della c.m.s. “storica” sul complessivo costo del credito. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

La “separata rilevazione” della c.m.s., nelle istruzioni anteriori alla versione “agosto 2009”, non può avere l’effetto di escludere la c.m.s. dalla verifica di usurarietà ai sensi dell’art. 644 c.p. e ciò in quanto la legge n. 108/96 ha demandato all’autorità amministrativa di fare una rilevazione statistica dell'andamento dei tassi medi di mercato (praticati dal sistema bancario-finanziario e distinti per classi omogenee di operazioni), ma non il potere di definire la fattispecie usuraria e di escludere la rilevanza di costi comunque collegati all’erogazione del credito. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Malgrado il contrario avviso di Cass. 22 giugno 2016 n. 12965, ostano all’applicazione del regime c.d. del margine (descritto nella circolare 2 dicembre 2005 n. 12) l’incompatibilità con la legge n. 108/96, che prescrive la rilevazione di un tasso medio “globale” (art. 2) e perciò onnicomprensivo. Alla globalità segue anche l’unicità del “limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari” (art. 644 co. 3 c.p.), che è determinato nel “tasso medio risultante dall'ultima rilevazione […] aumentato dello spread. O il costo è inerente alla concessione di credito, e allora deve rientrare nel TEGM e rientra senz’altro nel TEG, oppure ne è estraneo. Viceversa, il regime del margine introduce due distinte coppie di tassi medi e relative soglie, una pertinente la globalità della remunerazione dell’intermediario, l’altro la sola c.m.s., rendendo frastagliato e non uniforme “il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari” e ingenerando irrazionali disparità di trattamento. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)  

Poiché appare altresì impossibile il ricalcolo ab ovo del TEGM, comprensivo della c.m.s., non essendo accessibile al pubblico la massa di dati utilizzati dalla Banca d’Italia per la rilevazione statistica, deve ammettersi per esclusione il raffronto tra il TEG del contratto, compresi i costi addebitati per la c.m.s., e il tasso soglia determinato a partire dal TEGM pubblicato nel d.m., senza incrementi. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 15/07/2017.


Usura, tasso di mora e conversione forzosa del mutuo da oneroso a gratuito. Usura tasso di mora su mutuo - Art. 1815, comma 2, C.C. - Conversione forzosa del mutuo da oneroso a gratuito.
Ai fini della conversione forzosa del mutuo da oneroso a gratuito, discendente dalla natura imperativa del disposto di cui all’art. 1815, comma 2, c.c. non rileva che lo stesso mutuatario non abbia mai subito, nel corso del rapporto, la applicazione degli interessi di mora, dovendo l’usurarietà del tasso essere valutata con riferimento al momento in cui il tasso sia stato promesso o convenuto, anche se non concretamente applicato. (Roberta Capone) (Paolo Francesco Muolo) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 13/07/2017.


Conto corrente con apertura di credito, onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo ed applicazione del criterio del c.d. saldo a zero. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo ed applicazione del criterio del c.d. saldo a zero - Illegittimità interessi anatocistici e degli interessi ultralegali con “rinvio alla media del mese corrente del Ribor” - Indeterminatezza - Non si devono computare le C.M.S. in mancanza di espressa e corretta pattuizione - Rigetto dell'appello avanzato dalla Banca.
In tema di opposizione a decreto ingiuntivo, qualora la Banca non fornisca prova in primo grado atta a dimostrare la provenienza del saldo negativo, il saldo iniziale deve essere considerato pari a zero - Le “schede contabili” depositate dalla Banca sono assolutamente irrilevanti e insufficienti a dare certezza e contezza del credito ingiunto - In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con “rinvio alla media del mese corrente del Ribor” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale - L’utilizzo del “rinvio alla media del mese corrente del Ribor” appare illegittimo ed indeterminato in quanto variabile quotidianamente, per cui deve ritenersi nulla la relativa clausola - In mancanza di corretta pattuizione non sono dovute neanche le C.M.S essendo tale clausola considerata nulla per indeterminatezza. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 28/06/2017.


Superamento del tasso soglia e interesse moratorio. Usura – Interessi di mora – Verifica superamento tasso soglia – Tasso corrispettivo e tasso moratorio – Autonomia tassi di interesse corrispettivi e moratori – Mutuo.
La disposizione dell’art. 1815 cod. civ. pare doversi riferire al solo tasso di interesse corrispettivo, elemento costitutivo necessario, sul piano causale, del tipo negoziale “mutuo oneroso”, e non anche, invece, al tasso moratorio, il quale assolve alla ben diversa funzione della predeterminazione forfettaria del danno risarcibile, secondo il disposto di cui al secondo comma dell’art.1224 cc, con finalità analoghe a quelle proprie della clausola penale.

In ragione della differenza ontologica fra i tassi di interesse moratori e corrispettivi si può affermare che, anche qualora contenuta nel medesimo articolo del contratto, la clausola di determinazione dell’interesse moratorio è autonoma e ben distinta da quella di determinazione dell’interesse corrispettivo, con la conseguenza che l’eventuale invalidità della clausola relativa al tasso moratorio non si estende a quella relativa all’interesse corrispettivo, che resta valida e pienamente efficace anche nel caso in cui la clausola relativa all’interesse moratorio risulti nulla perché usuraria.

Di conseguenza se il c.d. tasso soglia viene superato dall’interesse moratorio ma non anche da quello corrispettivo, la pattuizione del primo è nulla ma non quella del secondo. (Maria Capitanio) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 15/06/2017.


Inefficacia dello ius variandi in presenza di clausola di rinvio agli ‘usi di piazza’. Conto corrente con apertura di credito – Illegittimità degli interessi ultralegali (usi piazza), cms, interessi anatocistici, spese ed oneri non validamente pattuiti. Calcolo degli interessi al tasso sostitutivo ex art 117 T.U.B. – Tasso Bot – Condanna della Banca alla restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
Le comunicazioni di variazione (ius variandi) inviate dalla Banca al cliente sono inefficaci in presenza di una clausola di rinvio agli “usi di piazza”.

Inoltre, l’anatocismo relativo ai contratti bancari stipulati prima dell’entrata in vigore della Delibera CICR del 9/2/2000 è legittimo solo se la banca ha specificamente pattuito con il cliente la modifica contrattuale, non essendo sufficiente la mera comunicazione da parte dell’intermediario. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara, 08/06/2017.


Clausola di determinazione degli interessi: pratiche distorsive della concorrenza e nullità. Contratti bancari – Mutuo fondiario – Clausola di determinazione degli interessi – Rilevanza della decisione della Commissione Europea del 4.12.2013 (caso AT 39914) che ha accertato l’attuazione di pratiche distorsive della concorrenza da parte di alcuni istituti di credito deputati alla formazione dell’Euribor – Sussiste.
E’ disposta CTU per la riquantificazione degli interessi sul mutuo, in applicazione della disposizione sanzionatoria di cui all’art. 117, comma 7, T.U.B., lett. a), potendosi configurare, nelle pratiche distorsive della concorrenza, accertate in sede comunitaria, una causa di nullità, per contrarietà a norme imperative, della clausola contrattuale relativa alla determinazione degli interessi. (Daniela Capuzzi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 06/06/2017.


Consulenza tecnica preventiva e anatocismo bancario. Consulenza tecnica preventiva ex art. 696 bis c.p.c. – Oggetto – Ambito di applicazione – Ammissibilità – Anatocismo bancario.
In materia di anatocismo bancario svolgere o meno un dato accertamento contabile ed elaborare un quesito peritale è il portato di una valutazione decisionale non demandabile a un CTU, incompatibile con le finalità conciliative della procedura di consulenza tecnica preventiva, che pertanto è inammissibile. (Massimo Pellizzato) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 06/04/2017.


Usura: spese di assicurazione e collegamento all'operazione di credito. Usura - Contratto di credito - Voci economiche rilevanti - Collegamento all'operazione di credito - Contestualità tra spesa ed erogazione - Presunzione di collegamento - Fattispecie in tema di spese di assicurazione.
In relazione alla ricomprensione di una spesa di assicurazione nell'ambito delle voci economiche rilevanti per il riscontro dell'eventuale usurarietà di un contratto di credito, è necessario e sufficiente che la detta spesa risulti collegata all'operazione di credito. La sussistenza del collegamento, se può essere dimostrata con qualunque mezzo di prova, risulta presunta nel caso di contestualità tra la spesa e l'erogazione (Principio di diritto enunciata dalla SC). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05/04/2017.


Prescrizione del diritto al risarcimento del danno da mancato recepimento di direttive comunitarie. Prescrizione – Diritto alla borsa di studio per medici specializzandi – Prescrizione decennale – Applicabilità – Affermazione

Interruzione – Domanda giudiziale – Estinzione del processo per perenzione – Permanenza dell’effetto interruttivo fino alla data di estinzione – Esclusione.
Con riferimento al caso concreto del compenso spettante al medico ammesso al corso di specializzazione fra il 1983 e il 1991 opera la prescrizione decennale e non quella quinquennale come prevista dall’art.4 L.12 novembre 2011, n.183. Dies a quo è il 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge 19 ottobre 1999, n.370, che ha riconosciuto il diritto ad una borsa di studio.
Con l’estinzione del processo per mancanza di impulso di parte – fatto cui consegue l’applicazione dell’art.2945, 3° comma, c.c. - viene meno il permanere dell’effetto interruttivo previsto invece dall’art.2945, 2° comma, c.c..  [Nella fattispecie, l’attore aveva precedentemente proposto la medesima domanda in sede di processo amministrativo, poi dichiarato estinto per perenzione. il Tribunale ha dichiarato la prescrizione del diritto riconoscendo come dies a quo la data della proposizione del ricorso e non quella della dichiarazione di estinzione del processo.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 14/03/2017.


Interesse ultra legale: in mancanza degli estratti conto la prova può essere dedotta aliunde. Rapporti bancari – Interessi ultra legali – Ricalcolo del saldo – Mancanza di estratti conto – Deducibilità della prova sulla base di altri elementi.
La dichiarazione di nullità delle clausole contrattuali che fanno rinvio agli usi per la determinazione del tasso d'interesse ultra legale e di quelle che prevedono la capitalizzazione trimestrale degl'interessi, imponendo di procedere alla rideterminazione del saldo del conto, con applicazione del tasso legale ed esclusione dell'anatocismo, fa sorgere a carico della banca l'onere di produrre gli estratti conto a partire dalla data d'instaurazione del rapporto, in modo tale da consentire la ricostruzione integrale dell'andamento del dare e dell'avere, sulla base di dati contabili certi relativi alle operazioni registrate, risultando inutilizzabili, a tal fine, criteri presuntivi od approssimativi.

La particolare efficacia degli estratti conto, alla cui accettazione tacita l'art. 1832 cod. civ. ricollega la preclusione di qualsiasi contestazione in ordine alla conformità delle singole annotazioni ai rapporti obbligatori da cui derivano gli addebiti e gli accrediti, non consente peraltro di ritenere che gli stessi costituiscano l'unico mezzo di cui la banca possa utilmente avvalersi ai fini della dimostrazione delle operazioni effettuate sul conto corrente, non essendo previste limitazioni al riguardo, e ben potendo desumersi, quindi, la relativa prova dalle schede dei movimenti ovvero da altri atti o documenti idonei ad attestare il compimento dei negozi da cui derivano, nonché il titolo, la natura e l'importo delle operazioni, oltre che, ovviamente, l'annotazione in conto delle relative partite.

Nel caso di specie, la Supreme corte ha confermato la decisone di merito, la quale, pur dando atto della mancata produzione da parte della Banca di tutti gli estratti conto, a far data dall'apertura del conto corrente, ha ritenuto che ciò non impedisse al c.t.u. di procedere alla ricostruzione integrale dello andamento del rapporto sulla base di altri elementi, il cui apprezzamento, rimesso in via esclusiva al giudice di merito, non è censurabile in sede di legittimità per violazione di legge, ma esclusivamente per vizio di motivazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13/03/2017.


Tasso soglia usura: la Cassazione e il cumulo di interessi corrispettivi e moratori. Usura – Tasso soglia – Determinazione – Cumulo di interessi corrispettivi e moratori.
L'art. l della legge n. 108 del 1996, che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori.

Nel caso di specie, la Corte di cassazione ha censurato la decisione del Tribunale che, ai fini della verifica del superamento del tasso soglia, aveva negato la cumulabilità degli interessi corrispettivi e di quelli moratori ed aveva altresì ritenuto che la mancata contestazione degli interessi moratori effettuata dalla banca avrebbe comportato la rinuncia all'eccezione di nullità della clausola relativa ai detti interessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 06/03/2017.


La produzione in giudizio del contratto monofirma non sana l’assenza della sottoscrizione. Contratti bancari – Previsione di interessi a tasso ultralegale – Necessità della forma scritta – Sussiste – Contratto sottoscritto dal solo correntista – Nullità della clausola istitutiva di interessi ultralegali – Sussiste – Produzione in giudizio del contratto – Sanatoria ex tunc della nullità – Esclusione.
Non merita accoglimento la tesi per cui, stante l’equivalenza della produzione in giudizio di copia del documento – recante previsione del’interesse ultralegale - unilateralmente sottoscritto alla sottoscrizione da parte del soggetto autore della produzione, l’obbligo della forma scritta dovrebbe ritenersi adempiuto in ragione della produzione, da parte della banca, del documento sottoscritto dal correntista.
Deve pertanto dichiararsi la nullità della clausola contrattuale prevedente la corresponsione di interessi in misura superiore al saggio di interesse legale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 26/01/2017.


Domanda generica di pagamento interessi al tasso legale e individuazione della disciplina concretamente applicabile. Obbligazioni – Interessi – Domanda generica di pagamento al tasso legale – Individuazione della disciplina degli interessi concretamente applicabile – Criterio.
A fronte di una domanda genericamente volta ad ottenere la condanna al pagamento degli interessi legali, senza altra specificazione, il giudice è tenuto, ad individuare la disciplina degli interessi concretamente applicabile alla fattispecie, trattandosi di un’operazione di qualificazione giuridica della domanda di esclusiva pertinenza dell’autorità giudicante, da condurre secondo il parametro lex specialis derogat lex generali.

Ove il procedimento abbia ad oggetto una obbligazione pecuniaria, gli interessi applicabili saranno quindi quelli “maggiorati” di cui al combinato disposto di cui agli artt. 1284, IV co. c.c. e D.Lgs. n. 231/2002.

Deve quindi sul punto concludersi che la liquidazione degli interessi “maggiorati” non è subordinata alla specifica richiesta del creditore, essendo sul punto sufficiente una mera domanda di pagamento degli interessi legali.

Alla luce di quanto sopra, poiché gli interessi maggiorati spettano solo per il periodo successivo alla proposizione della domanda giudiziale (Art. 1284, IV co., c.c.) l’interesse legale da applicare sarà, per la fase stragiudiziale decorrente dalla data di messa in mora alla data di notifica dell’atto di citazione, quello di cui all’art. 1.284, I co. c.c. (interesse al saggio ordinario), e per la fase giudiziale (a decorrere dalla data di notifica dell’atto di citazione e sino alla conclusione del processo), il tasso maggiorato previsto dal co. 4. della citata disposizione. Nulla va invece liquidato per rivalutazione monetaria, trattandosi di accessorio spettante solo in caso di debito di valore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 24/01/2017.


Usura contrattuale in un rapporto di c/c con apertura di credito. Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità.
Nei rapporti di conto corrente con apertura di credito, ai fini della determinazione del Teg sono rilevanti gli interessi, le cms e le spese collegate all’erogazione del credito.

Il CTU ha rilevato la pattuizione ed applicazione di interessi usurai in entrambi i rapporti di conto corrente ed in applicazione dell’art. 1815, secondo comma, del Cod. Civ., ha ricalcolato il saldo dei conti eliminando tutti gli interessi. (Lorenzo Buldrini) (riproduzione riservata) Tribunale Ferrara, 18/01/2017.


Criteri per l’accertamento dell’usurarietà del tasso di interesse moratorio e suoi effetti. Contratti bancari – Mutuo – Usurarietà dei tassi – Tasso di interesse moratorio – Criteri di verifica del superamento del tasso-soglia – Superamento del tasso-soglia – Nullità della clausola relativa agli interessi – Limitatamente ai soli interessi moratori – Sussiste.
Per confrontare il tasso di mora, che non viene rilevato dai decreto trimestrali ministeriali, si deve operare un aumento per la mora media rilevata dalla Banca d’Italia, per sopperire a quello che è evidentemente un vuoto, ovvero la mancata rilevazione trimestrale dei tassi medi di mora.
Ciò consente di rendere confrontabile un dato, l’interesse di mora, che in caso contrario si esporrebbe alla facile censura di voler confrontare il tasso di mora medio soglia usura con una cosa diversa, ovvero con il tasso corrispettivo medio soglia usura.
Poiché l’art.1815 c.c. sanziona con la nullità la clausola illegittima, se fossero usurari i soli interessi di mora sarebbero solo questi a dover essere espunti e non certo anche quelli corrispettivi che siano entro la soglia. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 14/11/2016.


Conto corrente bancario, addebiti illegittimi, prescrizione ed onere della prova. Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al c.d. “uso piazza” - C.M.S. e le spese in mancanza di espressa pattuizione - CTU contabile - Utilizzabile in mancanza dell’intera serie storica degli estratti conto.
In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto; da ciò ne consegue che l'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata, poiché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto.  In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al c.d. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale; non sono dovute neanche le c.m.s. e le spese se non pattuite e ben determinate - Ai fini della domanda di restituzione delle somme indebitamente versate a titolo di interessi ultralegali, anatocistici, c.ms. e spese, il correntista che agisce in giudizio deve produrre il contratto di conto corrente e gli estratti conto relativi a tutto il rapporto e, nel caso in cui non provveda in tal ultimo senso, la ricostruzione  del rapporto di dare / avere sarà circoscritta al periodo in relazione al quale risultano prodotti gli estratti e per cui è senz’altro utilizzabile la CTU contabile in cui si è correttamente proceduto nell’analisi contabile per blocchi ed in relazione ai soli periodi documentati . (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata, 02/11/2016.


Computabilità del tasso di interesse moratorio ai fini dell’accertamento dell’usura. Contratti bancari – Mutuo – Usurarietà dei tassi – Computo del tasso di interesse mortorio ai fini della verifica del superamento del tasso-soglia – Ammissibilità.
È certamente da accogliere la tesi per la quale l’usurarietà dei tassi va verificata calcolando tutti gli oneri che, nella peggiore delle ipotesi, il cliente sarebbe obbligato a corrispondere.
Gli interessi, commissioni, remunerazioni e spese a qualunque titolo pattuiti devono essere considerati come un dato unico da raffrontare al tasso soglia ed è evidente che va esaminata, ai fini della ricorrenza dell’usura oggettiva originaria, la ricerca ipotetica della peggiore delle ipotesi possibili, ovvero quella economicamente più svantaggiosa per il cliente.
In caso di mora, il cliente sarebbe tenuto a pagare interessi ulteriori che pertanto vanno aggiunti a quelli già calcolati come TAEG.
La clausola che prevede gli interessi di mora è chiaramente additiva e non sostitutiva.
In conclusione, in relazione al tasso di mora, riscontrato l’effettivo superamento del tasso soglia usurario, il comportamento della banca va sanzionato con la non debenza degli interessi, indipendentemente dal fatto che gli interressi di mora non siano stati poi di fatto pagati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 25/10/2016.


Commissioni di Massimo Scoperto ed interessi usurari. Commissioni di Massimo Scoperto ed interessi usurari – Inclusione nel calcolo del T.E.G. – Ammissibilità – Nullità ex art. 1815 c.c. – Contrarietà ai sensi dell'art. 644 c.p. e dell'art. 1, primo comma del D.L. 394/2000, convertito con la legge n.24/2001.
Deve essere accolta l’eccezione di nullità parziale ex art. 1815, co.2, c.c. dei contratti di conto corrente per usurarietà dei tassi praticati acclarata, previa inclusione nel calcolo del T.E.G. delle commissioni di massimo scoperto, quando queste costituiscono un accessorio che si aggiunge agli interessi passivi - come potrebbe inferirsi anche dall'esser conteggiata, nella prassi bancaria, in una misura percentuale dell'esposizione debitoria massima raggiunta, e, quindi sulle somme effettivamente utilizzate, nel periodo considerato, che solitamente è trimestrale, e dalla pattuizione della sua capitalizzazione trimestrale, come per gli interessi passivi e non abbia, invece, una una funzione autonoma, remunerativa dell'obbligo della banca di tenere a disposizione dell'accreditato una determina somma per un determinato periodo di tempo, indipendentemente dal suo utilizzo

Non v’è viceversa ragione sistematica per riservare alle CMS un trattamento diverso da quello spettante agli interessi passivi quanto al vaglio di usurarietà, laddove le stesse figurino in concreto applicate sull’importo massimo dell’esposizione di conto evidenziata nel trimestre, sia pure contenuta nei limiti del fido accordato, ovvero sull’esposizione eccedente l’ammontare dell’affidamento accordato o anche sulla massima esposizione di un conto non assistito da alcun affidamento (cd. conto scoperto).

Tanto l’inciso finale “sotto qualsiasi forma”, contenuto nel primo comma dell’art. 644 c.p., quanto l’inciso “a qualunque titolo” contenuto nell’art. 1, primo comma del D.L. 394/2000, convertito con la legge n.24/2001, vale a definitivamente chiarire che la ratio legis della disciplina vigente in materia di usura è proprio quella di considerare usurari anche gli interessi corrispettivi dissimulati ovvero convenuti in appositi patti aggiunti, diretti ad aggirare il divieto posto dalla medesima disciplina imperativa; solo nel caso in cui, viceversa, le CMS risultassero convenute ed applicate con la funzione “remunerativa” e dunque, non in aggiunta agli interessi passivi per il correntista pattuiti per l’affidamento, ma al solo fine di compensare la banca della messa a disposizione del fido rimasto inutilizzato e limitatamente al periodo di detta mancata utilizzazione, sarebbe astrattamente legittimo non includere le commissioni nel calcolo del TEG ai fini del vaglio di usurarietà. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 20/10/2016.


Usura, interpretazione della legge penale e inclusione degli interessi moratori nel tasso soglia. Usura – Interpretazione della legge penale – Inclusione degli interessi moratori nel tasso soglia – Sussistenza

Usura – Direttive comunitarie – Ambito applicativo – Estraneità

Usura – Tasso soglia – Rilevazione mediante d.m. – Illegittimità e disapplicazione – Sussistenza.
I commi 1 e 4 dell’art. 644 c.p. devono esser letti ed interpretati, in modo coordinato, con il principio costituzionale di precisione della legge penale (cfr. Corte Cost. 247/89) e il principio di determinatezza (cfr. Corte Cost. 96/81). Ne consegue che l’interprete deve ricercare il significato precettivo della norma tramite un metodo integrato, sistemico e teleologico che consenta di definire con precisione il dettato legislativo, evitando l’enucleazione di fattispecie non verificabili e/o accertabili nella realtà empirica ovvero in casi diversi rispetto a quelli previsti dalla legge. La finalità legislativa di reprimere il fenomeno usurario che determina la crescita esponenziale del debito, prescindendo dalla singola componente che determina l’aumento del valore del credito, induce a ritenere che l’art. 644 c.p. sanzioni la formulazione del programma negoziale contenente la previsione della prestazione usuraria sicché il reato si perfeziona con la stipula del contratto contenente la pattuizione usuraria prescindendo dalla attuazione del programma contrattuale. Pertanto, è privo di fondamento normativo la tesi secondo cui il tasso di interesse moratorio, essendo un costo eventuale collegato all’erogazione del credito, non debba essere conteggiato nel tasso soglia. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

La Direttiva 2008/48/CE e la Direttiva 2014/17/UE non hanno portata generale ma hanno un ambito applicativo limitato a determinati tipi contrattuali, infatti la Direttiva 2008/48/CE non si applica, tra gli altri, ai contratti di importo inferiore ad Euro 200,00 e superiore ad Euro 70.000,00 e la Direttiva 14/17/UE ha come ambito di applicazione i “contratti concernenti i crediti ai consumatori garantiti da un’ipoteca o altrimenti relativi a beni immobili residenziali”. Inoltre la normativa comunitaria ha come finalità la garanzia della trasparenza delle condizioni contrattuali e la comparabilità delle offerte necessarie per garantire il regime concorrenziale nel mercato dell’intermediazione creditizia, sicuramente estranea a quella perseguita dagli artt. 644 c.p.c e 1815, comma 2, cod. civ. diretti a reprimere il fenomeno usurario, riconoscendo rilevanza per la determinazione del tasso soglia alla sommatoria degli interessi corrispettivi, anche capitalizzati, e gli interessi moratori. (Luca Caravella) (riproduzione riservata)

Nell’ipotesi in cui il d.m. che deve rilevare il tasso soglia escluda espressamente il riferimento al tasso di interesse moratorio, difettando una previsione normativa che autorizzi il ministero e a fortiori il giudice a differenziare i tassi soglia sia per categorie di operazioni sia per singole voci di costo, si dovrà procedere alla disapplicazione del d.m., che è un mero atto amministrativo, essendo contrario alla legge. Ne consegue che il controllo di liceità del tasso di interessi previsto nel contratto può essere esercitato solo accertando l’usura in concreto ai sensi dell’art. 644, comma 3, c.p. verificando la sussistenza delle condizioni di difficoltà economica o finanziaria del debitore al momento della stipulazione della convenzione accessoria. (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 19/09/2016.


Interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al c.d. 'uso piazza' e C.M.S. su valute. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione relativa alla mancata contestazione degli estratti conto periodici - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al c.d. “uso piazza” - C.M.S. su valute - Onere della prova a carico della banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo ed applicazione del criterio del c.d. saldo a zero - Rigetto dell'appello avanzato dalla Banca.
In tema di rapporto di conto corrente bancario la mancata tempestiva contestazione dell’estratto conto da parte del correntista nel termine previsto dall’art. 1832 c.c. rende inoppugnabili gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, ma non preclude la contestazione della validità e dell’efficacia dei rapporti obbligatori da cui derivano - In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al c.d. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale - In mancanza di espressa pattuizione non sono dovute neanche le C.M.S e le valute - Ai fini del calcolo del TEG si deve computare l’incidenza delle C.M.S. - Qualora la Banca non fornisca prova in primo grado atta a dimostrare la provenienza del saldo negativo, il saldo iniziale deve essere considerato pari a zero. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 02/08/2016.


Locazione finanziaria a tasso variabile e aleatorietà del contratto. Procedimento sommario di cognizione per rilascio immobile.
Il rapporto di locazione finanziaria non presenta carattere aleatorio, anche in caso di previsione di tasso di interesse variabile, perché agganciato ad un dato di riferimento soggetto a variazioni nel tempo. La clausola di determinazione del saggio di interesse non può infatti essere considerata atomisticamente, avulsa cioè dal rapporto contrattuale complessivo cui accede. Ragion per cui da un lato è da escludersi la necessità del contratto-quadro di cui all’art. 23 TUF, dall’altro la sussistenza in capo alla concedente di obbligazioni ulteriori rispetto a quelle ad essa imposte dal contratto e dalla disciplina generale di cui al TUB. La pattuizione convenzionale in tal senso del tasso di interesse non può ritenersi illegittima, non ponendosi essa in contrasto con norme imperative, con l’ordine pubblico o il buon costume, né essendo prevista al riguardo alcuna specifica nullità testuale. Non vi è pertanto motivo per accogliere la domanda riconvenzionale di applicazione del tasso sostitutivo di cui all’art. 117 TUB (né conseguentemente quella di rideterminazione del piano di ammortamento).

Dal legittimo esercizio del diritto potestativo, attribuito alla concedente, di determinare unilateralmente ed automaticamente la risoluzione anticipata del contratto consegue l’accertamento dell’intervenuta risoluzione ex art. 1456 cpc del rapporto di locazione finanziaria in corso tra le parti, e, conseguentemente, del diritto della locatrice ad ottenere dalla utilizzatrice il rilascio del compendio immobiliare concesso in leasing, libero da cose e persone. (Nicola Vedovini) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 18/07/2016.


Usura e prova in giudizio: inammissibilità della CTU contabile 'esplorativa'. Contratti bancari – Applicazione di tassi usurari – Prova – CTU “esplorativa” – Inammissibilità.
Non può essere accolta la domanda di consulenza tecnica contabile in assenza di specifiche e precise contestazioni circa le modalità di applicazione e determinazione degli interessi e degli altri costi imputati nei rapporti di c/c; simile consulenza deve ritenersi inammissibile in quanto formulata con modalità puramente “esplorative”, inammissibile per una ctu che deve costituire un mezzo di esame di una prova, non costituire un mezzo autonomo di acquisizione di una prova non prodotta dalle parti. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 22/06/2016.


Contratti bancari, onere della prova del correntista e presunzione di ricezione degli estratti conto. Contratti bancari - Rapporto di conto corrente - Ripetizione di indebito - Onere della prova del correntista - Produzione integrale degli estratti conto - Presunzione di ricezione degli estratti conto da parte del correntista - Mancato assolvimento dell’onere probatorio - Rigetto.
In tema di ripetizione dell’indebito, la parte attrice deve assolvere l’onere della prova che grava sul creditore istante ex art. 2033 c.c. il quale è tenuto a provare i fatti costitutivi della sua pretesa e quindi sia l'avvenuto pagamento, sia la mancanza di una causa che lo giustifichi; ciò anche nell’ipotesi in cui si assuma che il pagamento è indebito non per l’intero ma solo per una parte. Tale principio è applicabile anche al correntista che agisce per la ripetizione dell’indebito, sul quale grava pertanto l’onere di produrre in giudizio tutti gli estratti conto sì da fornire prova degli avvenuti pagamenti indebiti. In difetto, non è possibile accertare in concreto le violazioni dedotte da parte attrice.

Visto il principio di vicinanza della prova e della presunzione di ricezione degli atti inviati all’indirizzo del destinatario ex art.1355 c.c., è onere del correntista dedurre prove circa la mancata ricezione degli estratti conto.

Il mancato assolvimento dell’onere della prova da parte del correntista assorbe le eccezioni di nullità delle clausole contrattuali e di superamento del c.d. tasso soglia svolte da parte attrice in relazione alla domanda di ripetizione. Infatti nell’azione di ripetizione dell'indebito l'accertamento dell'insussistenza dell'obbligo di pagamento rappresenta un mero antecedente logico della domanda di restituzione della somma corrisposta e non già l'oggetto di un'autonoma domanda di accertamento negativo: pertanto, nel caso in cui la domanda di ripetizione debba essere rigettata per mancanza della prova dell'asserito pagamento (in quanto mancano gli estratti conto), l’attore non ha interesse alla pronuncia sull'accertamento negativo del debito, trattandosi di una domanda del tutto diversa per petitum e causa petendi da quella originariamente proposta con l'atto introduttivo del giudizio. (Nicola Scopsi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 12/05/2016.


L’interesse moratorio influisce sulla valutazione dell’usurarietà del tasso. Contratti bancari – Usura – Valutazione dell’usurarietà del tasso applicato – Tasso d’interesse moratorio – Inclusione nel computo – Sussiste.
Nonostante l’oggettiva diversità di funzione e la “doverosa” esclusione dalla determinazione del TEGM, gli interessi moratori devono essere ricompresi all’interno del tasso soglia.
La rilevazione del TEGM è intrinsecamente diretta a registrare (attraverso un’indagine di mercato) il costo fisiologico del denaro, il “normale prezzo praticato alla normale clientela”, per cui evidentemente non può ricomprendere il tasso moratorio, che non rappresenta una voce di costo dell’operazione.
Il tasso soglia, invece, per come è stato costruito dalla norma, rappresenta il limite massimo entro il quale può concretamente muoversi l’autonomia privata nella complessiva determinazione di tutte le voci economiche, anche quelle che appartengono alla patologia del contratto, nella cui determinazione il TEGM rappresenta solo la base di calcolo per la successiva maggiorazione.
Ne consegue, logicamente, che il tasso moratorio, pur non contribuendo a determinare il costo dell’operazione, deve comunque contenersi all’interno del cuscinetto individuato per la determinazione del tasso soglia. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 11/05/2016.


Conto corrente bancario, conseguenze della mancata indicazione del T.A.N. (Tasso Nominale Annuo) e del T.A.E. (Tasso Annuo Effettivo), del costo complessivo del finanziamento. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali ed altri oneri non concretamente pattuiti - Nel contratto di conto corrente bancario deve esserci l’indicazione del T.A.N. (Tasso Nominale Annuo) e del T.A.E. (Tasso Annuo Effettivo) e del costo complessivo del finanziamento - In caso contrario dovrà essere applicato il tasso sostituivo ex art. 117 T.U.B. senza alcun tipo di capitalizzazione - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto bancario di conto corrente, in mancanza di espressa e corretta pattuizione, non sono dovuti gli interessi ultralegali, le C.M.S. e neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale, sia prima che dopo il 2000 in assenza di espressa pattuizione e pari periodicità. Per quanto concerne il tasso d’interesse contenuto nel contratto di conto corrente bancario deve essere riportata l’indicazione sia del T.A.N. (Tasso Nominale Annuo) che del T.A.E. (Tasso Annuo Effettivo) e del costo complessivo del finanziamento ed in caso contrario, di conseguenza, dovrà essere applicato il tasso sostituivo ex art. 117 T.U.B. senza alcun tipo di capitalizzazione. In punto di prescrizione l'eccezione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata perché la prescrizione è stata interrotta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 28/04/2016.


Contratti bancari – Mutuo – Usurarietà del tasso – Rilevazione TEGM – Verifica usurarietà del tasso – Oneri eventuali.
La rilevazione del TEGM, sulla base delle Istruzioni della Banca d’Italia, e la determinazione del TEG della singola operazione creditizia, ai fini della verifica di legalità, sono due operazioni distinte, rispondenti a funzioni diverse e aventi a oggetto aggregati di costi che, seppure definiti con un criterio omogeneo (interessi commissioni spese collegate all’erogazione del credito), non sono perfettamente sovrapponibili. Funzione del TEGM, e quindi delle Istruzioni della Banca d’Italia, è infatti ai sensi dell’art. 2 legge n. 108 (cfr. tra molte Cass. pen. 18.3.2003 n. 20148) fotografare l'andamento dei tassi medi di mercato, praticati da banche e intermediari finanziari sottoposti a vigilanza (comma 1), distinti per classi omogenee di operazioni “tenuto conto della natura, dell'oggetto, dell'importo, della durata, dei rischi e delle garanzie” (comma 2) al fine di determinare e rendere noto alla generalità di banche e intermediari “il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/04/2016.


Contratti bancari – Mutuo – Tasso soglia – TEGM pubblicato nei D.M. pro tempore vigenti .
Ai fini del tasso soglia deve considerarsi esclusivamente il TEGM pubblicato nei D.M. pro tempore vigenti, incrementato degli ordinari coefficienti, senza fare luogo ad alcuna maggiorazione. E questo, ancorché un’indagine statistica a fini conoscitivi, condotta dalla Banca d’Italia e dall’Ufficio Italiano Cambi, nel lontano 2002, abbia “rilevato che, con riferimento al complesso delle operazioni facenti capo al campione di intermediari considerato, la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento è mediamente pari a 2,1 punti percentuali” (come tuttora si legge nei D.M. trimestrali). (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/04/2016.


Contratti bancari – Mutuo – Accertamento dell’usurarietà – Artt. 1815 c.c. e 644 c.p. – Interpretazione autentica – Oneri eventuali.
La matrice storica della norma di interpretazione autentica degli artt. 1815 c.c. e 644 c.p. non offre gravi argomenti per affermare un divieto di pattuizione così stringente da comminare la nullità del contratto e muovere l’apparato sanzionatorio penale anche di fronte a scenari di superamento del tasso soglia semplicemente possibili, perché subordinati al realizzarsi di “condizioni” ancora non verificatesi né certe, quali un ritardo nel pagamento che determini applicazione di interessi di mora in misura tale da determinare il superamento della soglia. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/04/2016.


Contratti bancari – Mutui – Accertamento usurarietà del tasso – Interessi moratori – Irrilevanza voci meramente potenziali o del tutto irreali.
Se è vero che il d.l. 394/00 indica che gli interessi moratori contano nel calcolo usurario esso non dice tuttavia che questi debbano essere considerati nello stesso identico modo di quelli compensativi; che cioè la rilevanza degli interessi da risarcimento prescinda dall’essersi verificato il medio logico che è pur necessario per la loro effettiva applicazione (mentre i compensativi corrono, per contro, proprio in ragione dell’avvenuta consegna del denaro ex art. 821 c.c.). L’interesse moratorio, ovvero ogni onere eventuale, entra dunque nel calcolo del TEG solo se si sia verificato ritardo nel pagamento della rata (o le diverse condizioni di contratto. cui era subordinata la sua applicabilità). Segue a contrario l’irrilevanza, ai fini della verifica di usurarietà, delle voci di costo, bensì collegate all’erogazione del credito, ma meramente potenziali o del tutto irreali. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 27/04/2016.


Legittimità dell'ammortamento 'alla francese'; inammissibilità della CTU contabile 'esplorativa'. Contratti bancari – Anatocismo – Nell’ammortamento cd. “alla francese” – Non sussiste

Contratti bancari – Applicazione di tassi usurari – Prova – CTU “esplorativa” – Inammissibilità.
La progressione dell’ammortamento cd. “alla francese” non provoca alcun fenomeno anatocistico nel conteggio degli interessi contenuti in ogni singola rata.
Quest’ultimo si presenta nel diverso caso in cui non venga rispettata, dal parte del soggetto mutuatario, la scadenza del pagamento rateale, e vengano computati su tali rate impagate gli interessi di mora. In tal caso, tuttavia, l’art.3 della Delibera C.I.C.R. 9.2.2000 consente l’anatocismo. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)

Comporta l’inammissibilità della CTU contabile, dal momento che la stessa avrebbe una finalità meramente esplorativa, il fatto che parte attrice si sia limitata a richiedere la determinazione del quantum del saldo passivo, senza avere indicato quali poste passive andrebbero rettificate e i criteri in base ai quali si sarebbero dovute operare tali rettifiche. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 11/01/2016.


È a carico del cliente l'onere di provare la natura solutoria delle rimesse in conto corrente. Conto corrente bancario - Ripetizione degli addebiti illegittimi - Prescrizione dell'azione - Natura solutoria delle rimesse - Individuazione - Modalità - "Normalità" della natura solutoria - Esclusione - Onere della prova della natura solutoria delle rimesse - Onere a carico della parte che deduca la sussistenza dell'apertura di credito.
La individuazione delle rimesse di natura solutoria - secondo la definizione data dalla sentenza della Corte di cassazione n. 24418 del 2010 ed al fine di stabilire la decorrenza della prescrizione dell'azione di ripetizione delle somme illegittimamente addebitate sul conto corrente - deve essere effettuata caso per caso, non potendosi presumere in astratto la "normalità" della funzione ripristinatoria.

L'onere della prova della natura solutoria delle rimesse incombe sulla parte che deduca (e dimostri) la sussistenza dell'apertura di credito, in base alla regola generale per la quale chi intende far valere l'esistenza di un contratto al fine di trarre le conseguenze a sé favorevoli e di poter paralizzare la eccezione di prescrizione di controparte, è tenuto a fornire la prova del fatto costitutivo della pretesa laddove, diversamente opinando, verrebbe posto a carico della banca l'onere di fornire la prova di un fatto negativo consistente nell'assenza della stipulazione di un contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 23/12/2015.


Il correntista ha facoltà di agire contro la banca dalla data di ogni singola operazione ritenuta illegittima, con ogni relativa conseguenza in ordine alla decorrenza della prescrizione. Conto corrente bancario - Prescrizione dell'azione del correntista relativa agli addebiti illegittimi - Decorrenza da ogni singolo operazione.
Il correntista ha facoltà di agire anche in corso di rapporto al fine di far accertare l'illegittimità di ogni annotazione a debito e più in generale di ogni operazione eseguita dalla banca in suo danno e ciò in quanto egli ha, ai sensi dell'articolo 1852 c.c., la disponibilità "in qualsiasi momento" delle "somme risultanti a suo credito", non potendosi dubitare che per tali possono intendersi non solo quelle derivanti da denaro proprio del correntista ma anche quelle a lui rivenienti da aperture di linee di credito di varia natura, pacifica essendo la facoltà di costui di agire ex contractu al fine di ottenere la favorevole rettifica del relativo saldo. (In base a tale principio, il Tribunale ha ritenuto prescritta l'azione del correntista relativa alle operazioni effettuate nel decennio anteriore la notifica dell'atto di citazione.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 02/12/2015.


Calcolo del T.E.G.M. e incidenza della c.m.s.. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Nel calcolo del T.E.G.M. ai fini della rilevazione del tasso soglia d’usura si deve computare sempre anche la c.m.s. - Condanna della banca anche al pagamento delle spese di CTP (consulenza tecnica di parte) documentate dall’attrice.
In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di calcolo del T.E.G.M. si deve sempre computare l’incidenza delle c.m.s.; le spese anche di CTP seguono la soccombenza. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 01/12/2015.


Mancata produzione integrale degli estratti conto da parte della banca e pattuizione usuraria sul contratto di conto corrente con riferimento agli interessi extra fido. Opposizione a decreto ingiuntivo – Mancata produzione integrale degli estratti conto da parte della banca – Pattuizione usuraria sul contratto di c/c con riferimento agli interessi extra fido – Nullità.
  Tribunale Rimini, 11/11/2015.


Prescrizione: distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista e onere della prova. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al cd. “uso piazza” - Non si deve computare la C.M.S. in mancanza di espressa pattuizione - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto; da ciò ne consegue che l'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata, poiché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al cd. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale e le C.M.S. non sono dovute. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 05/11/2015.


Prescrizione del diritto alla ripetizione. Liberazione del fideiussore ex art. 1956 cod.civ.

Domanda di rettifica del saldo

Prescrizione dell’azione di ripetizione del correntista: dies a quo dall’annotazione a debito e non dalla chiusura del conto

Anatocismo

Usura e Istruzioni della Banca d’Italia nel regime anteriore alla L. 2/09

CMS: nullità per indeterminatezza della clausola

Onere di documentare i flussi di denaro sul conto corrente bancario e art. 2697 cod.civ.

Finanziamento concesso per ripianare una pregressa esposizione di conto corrente e principio di causalità del negozio .
Rientra nell’onus probandi del fideiussore che eccepisca la propria liberazione ex art. 1956 cod.civ. la dimostrazione del duplice requisito della concessione di nuovo credito da parte della banca (requisito oggettivo) e della consapevolezza della banca stessa del significativo peggioramento delle condizioni patrimoniali del debitore (requisito soggettivo).

La situazione di tensione finanziaria dell'impresa affidata, pur imponendo un prudente monitoraggio da parte della banca, non è di per sé indice tale da imporre alla banca stessa la repentina revoca degli affidamenti.

La concessione di nuovo credito da parte del creditore ex art. 1956 cod.civ. assume rilevanza rispetto alla liberazione del fideiussore soltanto nei casi nei quali essa si traduca in una violazione del dovere di solidarietà contrattuale gravante sul creditore, nella cui osservanza trova realizzazione l'obbligo del creditore di comportarsi secondo il canone della buona fede nell'esecuzione del contratto di garanzia, sicché, in assenza di indici specifici che il nuovo credito è concesso al debitore in danno del fideiussore, cioè nonostante la consapevolezza del creditore del sopravvenuto rischio di insolvenza del garantito, deve escludersi che il consentire temporaneamente e prudenzialmente da parte della banca la prosecuzione del rapporto senza interromperlo in via di autotutela e, quindi, senza impedire gli atti di utilizzazione della provvista da parte del debitore, integri di per sé un comportamento contrario a buona fede, dovendo semmai ritenersi contraria a buona fede la repentina revoca da parte della banca di ogni affidamento o linea di credito alla prima comparsa di indici di debolezza finanziaria del debitore non univoci e potenzialmente leggibili come sintomatici di una condizione di temporanea o comunque superabile difficoltà dell'impresa. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

Proposta dal cliente l’azione di nullità con rettifica del saldo del conto corrente, l’individuazione di fatti qualificabili quali ‘pagamenti’ del cliente alla banca in corso di rapporto assume rilevanza autonoma come materia di eccezione quando la banca eccepisca la prescrizione del connesso diritto restitutorio del correntista: in tal caso, l’esistenza di pagamenti ultradecennali opera come limite all’azione di nullità (cfr. art. 1422 cod.civ.), impedendo che nella rideterminazione del dare-avere si tenga conto del credito restitutorio del correntista.

La domanda di rettifica del saldo passivo del conto in favore del correntista comporta di per sè anche effetti restitutori quando il saldo rettificato decresce da negativo ‘-n’ sino a saldo zero.

Deve escludersi l’interesse del correntista ex art. 100 c.p.c. al mero accertamento di un eventuale credito irripetibile, salva puntuale specificazione da parte dell’attore dell’interesse concreto e attuale ad agire, cioè del risultato utile concretamente conseguibile dall’accertamento del credito prescritto. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

In applicazione del principio generale secondo il quale la proposizione della domanda giudiziale ha efficacia interruttiva della prescrizione ai sensi degli artt. 2943 e 2945 cod.civ., deve ritenersi che anche la domanda giudiziale del correntista di accertamento negativo del credito della banca (intimamente connessa a quella di rettifica del saldo) interrompa la prescrizione della eventuale domanda restitutoria della prestazione eseguita dal cliente in esecuzione del negozio nullo, essendo quest’ultima una domanda strettamente conseguenziale a quella di accertamento della nullità.

Il principio generale per cui la domanda giudiziale del correntista di accertamento negativo del credito della banca interrompe la prescrizione della eventuale domanda restitutoria della prestazione eseguita dal debitore in esecuzione del negozio nullo trova uno specifico fondamento normativo nel combinato disposto degli artt. 1832, 2 comma, 1852 e 2935 cod.civ..

La sequenza di annotazioni - incidendo sul saldo disponibile del conto, che si modifica di momento in momento - determina uno spostamento patrimoniale immediato dal correntista in favore della banca, cioè di fatto un ‘pagamento’ autonomo ed anticipato rispetto all'evidenza contabile che di esso offre l'estratto conto comunicato al correntista alla prima chiusura periodica successiva all'annotazione. Dovendosi ritenere dimostrato ex art. 1852 cod.civ. che il correntista può in ogni momento esercitare il proprio diritto al pagamento delle somme risultanti a suo credito (diversamente da quanto accade nel conto corrente ordinario ex art. 1823 cod.civ., in cui sono inesigibili sino a scadenza i crediti di entrambi i correntisti), deve correlativamente ritenersi che egli possa esercitare tale diritto dalla data di ciascuna annotazione di poste passive da parte della banca, in quanto incidente immediatamente sul saldo a suo credito e, quindi, integrante uno spostamento patrimoniale (anche ai sensi dell’art. 2033 cod.civ.) che, ove indebito, cioè mancante di una causa giustificativa, è suscettibile di ripetizione, con la conseguenza che la prescrizione dell'azione di ripetizione del correntista decorra non già dalla chiusura definitiva del conto bensì dalla data di ogni singola annotazione in conto da parte della banca. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

A fronte di clausole anatocistiche nulle per l’intera durata del rapporto, il saldo finale del conto va ricalcolato conteggiando gli interessi convenzionali senza alcuna capitalizzazione, in conformità a quanto affermato da Cass. 24418/10 sullo specifico tema della capitalizzazione. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

In tema di usura, per il periodo precedente all’entrata in vigore della L. n. 2/09, non si condivide l'assunto teorico che ricollega il metodo di calcolo del TEG alla diretta applicazione del principio di cui all'art. 644, 4 comma cod.pen., che ricomprende nel calcolo del TEG anche la CMS, poiché: a) porta alla ‘disapplicazione’ delle Istruzioni emanate dalla Banca d'Italia ai sensi dell’art. 2, comma 1, della legge n. 108/96, che espressamente escludono la CMS dal computo del TEG prevedendone la rilevazione separata, senza tuttavia considerare che la stessa legge 108/96, nel rimettere all'autorità amministrativa ministeriale il compito del rilevamento periodico dei tassi, esige la rilevazione comparata di “…operazioni della stessa natura”, cioè di elementi omogenei tra loro, quali non sono gli interessi e la CMS, ove concepita come “…il corrispettivo pagato dal cliente per compensare l'intermediario dell'onere di dover essere sempre in grado di fronteggiare una rapida espansione nell'utilizzo dello scoperto del conto”; b) non tiene conto del fatto che, riconosciuta nell'art. 644 una norma penale in bianco suscettibile di eterointegrazione per la determinazione del “…limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari”, sono gli stessi Decreti Ministeriali di rilevazione dei tassi usurari, emessi ai sensi dell'art. 2 della legge n. 108/96 e, quindi, integrativi della stessa norma penale (cfr. art. 644, 3 comma, cod.pen.), ad elevare a rango di legge il criterio tecnico della B.I.; c) contrasta con la ultima parte del 2 comma dell'art. 2 bis della legge n. 2/09, che ha previsto l'inclusione della CMS nel calcolo del TEG solo a partire dalla data dell’entrata in vigore della legge stessa, confermando per il periodo precedente la disciplina anteriormente in vigore. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

In tema di CMS, le clausole di commissione di massimo scoperto debbono ritenersi nulle per indeterminatezza dell’oggetto ex art. 1346 e 1418 cod.civ. quando recano solo il valore percentuale della commissione rispetto allo scoperto del conto e la periodicità di calcolo, senza alcuna specificazione sul concreto meccanismo di funzionamento della commissione (cioè se la CMS vada riferita al montante utilizzato o alla provvista accordata, ovvero se l'indicata percentuale debba riferirsi al momento ‘x’ di punta massima dello scoperto ovvero a un periodo più prolungato di ‘n gg’ di tale scoperto ovvero ancora alla media dello scoperto distribuito su più giorni, etc.), così da risultare pattuite in modo insufficientemente determinato e quindi difforme da quanto previsto dall’art. 1346 cod.civ. in materia di requisiti dell’oggetto del contratto, non consentendo al correntista di comprendere il concreto criterio di computo della commissione, il suo funzionamento e lo specifico impatto sui saldi trimestrali di chiusura periodica del conto. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

Il criterio di distribuzione dell'onere di documentare i flussi di denaro sul conto corrente bancario va agganciato al principio di cui all’art. 2697 cod.civ. (“chi vuol fare valere in giudizio un diritto ha l’onere di provarne i fatti costitutivi”), con l’effetto di far gravare sull'attore in senso sostanziale, cioè su colui il quale fa valere la pretesa in giudizio, il relativo onere probatorio, sicchè sulla banca ricorrente in via monitoria grava l'onere di produrre non solo la documentazione contrattuale inerente il rapporto fatto valere in giudizio ma anche tutti gli estratti conto, rappresentativi dei flussi finanziari sul conto, cioè il dettaglio crono-contabile del credito azionato. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata)

Il finanziamento concesso per ripianare una pregressa esposizione di conto corrente non è di per sé privo di causa, tenuto conto che: 1) il contratto di mutuo è un contratto a causa tipica; 2) nel nostro ordinamento, il difetto di causa negoziale si traduce nell'assenza di una funzione concreta del negozio, tale da rendere ingiustificata l'operazione economica sottesa al contratto, e, a differenza del tipo negoziale (che opera principalmente sul fronte della configurabilità dell'operazione quindi della tipicità della figura negoziale), la causa (‘concreta’) opera prevalentemente sul piano della atipicità e pone essenzialmente problemi di liceità dell'interesse concretamente perseguito dalle parti; 3) sul piano della cd. ‘causa concreta’, cioè della finalità concretamente impressa dalle parti all’operazione economica, il mutuo stipulato per estinguere una preesistente scopertura di conto corrente realizza un operazione di consolidamento del debito a breve con un debito a medio o lungo termine, cioè una sorta di ristrutturazione del debito, cosicchè la causa di ‘finanziamento’ dell’erogazione - ferma restando la traditio rei per il perfezionamento del contratto reale di mutuo - si rinviene nella dilazione del pagamento dovuto, che, anche al di fuori della tipicità causale, realizza una operazione comunque diretta a realizzare interessi meritevoli di tutela per l’ordinamento giuridico ex art. 1322 cod.civ.. (Eugenia Tommasi di Vignano) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 27/10/2015.


Conto corrente con apertura di credito, rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale, illegittimità interessi ultralegali, C.M.S. ed altri oneri con rinvio al paramento cd. 'uso piazza'. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Illegittimità interessi ultralegali, C.M.S. ed altri oneri con rinvio al paramento cd. “uso piazza” - Illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto bancario di conto corrente, in mancanza di espressa e corretta pattuizione, non sono dovuti gli interessi ultralegali con rinvio al cd. “uso piazza”, le C.M.S. e neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale, sia prima che dopo il 2000 in assenza di espressa pattuizione e pari periodicità. In punto di prescrizione l'eccezione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata perché la prescrizione è stata interrotta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 16/10/2015.


Prescrizione, distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista e onere della prova. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al cd. “uso piazza” - Nel calcolo del TEG ai fini della rilevazione del tasso soglia d’usura si deve computare sempre la c.m.s. - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto di conto corrente bancario in punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto.

In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al cd. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale.

Ai fini del calcolo del TEG si deve sempre considerare l’incidenza delle c.m.s. sia prima che dopo il 2010. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 11/08/2015.


Conto corrente con apertura di credito, rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale e illegittimità degli interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al cd. 'uso piazza'. Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali con rinvio al cd. “uso piazza” - Illegittimità delle c.m.s. - Condanna della banca alle restituzione delle somme illegittimamente trattenute.
In tema di rapporto di conto corrente bancario l'eccezione di prescrizione avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata perché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. In mancanza di espressa e corretta pattuizione degli interessi ultralegali, non sono dovuti gli interessi con rinvio al cd. “uso piazza” e non sono dovuti neanche gli interessi anatocistici con capitalizzazione trimestrale, sia prima che dopo il 2000. Non sono dovute le c.m.s. in assenza di espressa percentuale, basi di calcolo, criteri e periodicità di addebito. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Urbino, 04/08/2015.


E’ nulla la clausola 'uso piazza' contenuta in contratto bancario stipulato con istituto sammarinese, per contrarietà all’art. 117 TUB applicabile quale norma di ordine pubblico interno. Giurisdizione civile – Straniero (giurisdizione sullo) – Rapporto di conto corrente bancario con istituto della Repubblica di San Marino – Legge applicabile – Criterio del collegamento più stretto con un determinato Paese – Applicabilità diritto sammarinese – Sussistenza

Contratti bancari – Rapporto di conto corrente con istituto della Repubblica di San Marino – Clausola “uso piazza” senza determinazione specifica del tasso di interesse – Nullità contrattuale per violazione di norme di ordine pubblico ex art. 16, Convenzione di Roma del 1980 – Effetti – Disapplicazione della legge sammarinese

Contratti bancari – Rapporto di conto corrente – Rideterminazione del saldo di conto conseguente a nullità contrattuale – Saldi parziali – Insufficienza – Necessità di produrre in giudizio tutti gli estratti di conto dall’apertura del rapporto – Sussistenza

Usura – Commissione di massimo scoperto – Disciplina previgente alla legge n. 2/2009 – D.M. di rilevazione tassi soglia – Profili di illegittimità.
In ambito di contratto bancario stipulato tra correntista italiano e istituto sammarinese, deve ritenersi applicabile il diritto sammarinese in quanto normativa del Paese che presenta il collegamento più stretto con il contratto medesimo, avendo ivi sede il banchiere ossia il soggetto che, nel rapporto, fornisce la prestazione caratteristica, ai sensi e per gli effetti del combinato disposto degli art. 57 della L. 218/1995 e art. 4 della L. 975/1984. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

In tema di contratto bancario di diritto sammarinese, con riferimento alle clausole contrattuali prevedenti il mero rinvio alle condizioni applicate dalla banca stessa “su piazza”, senza la determinazione specifica del saggio di interesse a debito per il correntista, né degli ulteriori oneri e costi relativi al rapporto in questione, deve comunque affermarsi la nullità di dette clausole in quanto contrarie alle disposizioni contenute nell’art. 117 T.U.B. “ratione temporis” applicabile, qualificabili come norme di ordine pubblico, ciò in forza dell’art. 16 della Convenzione di Roma del 19 giugno 1980 per cui ‘l’applicazione di una norma della legge designata dalla presente convenzione può essere esclusa solo se tale applicazione sia manifestamente incompatibile con l’ordine pubblico del foro’.

L’esistenza di una pattuizione nulla quale quella “uso piazza” è insuscettibile di sanatoria per mezzo di una clausola, prevista nello stesso contratto, che consenta alla banca di variare tali condizioni, ciò in quanto all’evidenza l’indeterminatezza iniziale vizia qualsiasi successiva modifica unilaterale. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

La rideterminazione del saldo di conto corrente, epurato degli effetti della pattuizione nulla in tema di interessi, comporta la necessità della produzione in giudizio di tutti gli estratti conto relativi all’intera vita del rapporti di conto corrente, non potendosi operare i riconteggi sulla base di saldi parziali i quali non consentono di determinare l’ammontare delle competenze illegittimamente addebitate a titolo di anatocismo, o di altre eventuali pattuizioni afflitte da nullità (cfr. Cass. 2013/21466). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)

Seppure sostenuta da più parti, anche in sede di legittimità, la valorizzazione della Commissione di Massimo Scoperto (C.M.S.) ai fini della determinazione del tasso contrattuale, da confrontarsi con il tasso soglia, incontra una problematica decisiva, rappresentata dalla circostanza che dichiaratamente (tanto da esservi una rilevazione separata dell’onere in questione) i tassi medi per ciascuna categoria omogenea di operazione oggetto di rilevazione trimestrale ad opera dei decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze non tengono conto di tale voce di costo del credito; tale modalità di rilevazione – adottata dal Ministero sulla base delle istruzioni della Banca d’Italia e superate solo a partire dalle istruzioni dell’agosto 2009, con applicazione dal 2010 – importa  seri problemi di legittimità dei singoli D.M. di rilevazione dei tassi soglia.

Ove si volesse considerare anche la C.M.S. nell’ambito della determinazione del tasso contrattuale effettivamente applicato (ex art. 644 quarto comma c.p.) la sola ipotesi di calcolo legittimo è quindi rappresentata dall’applicazione del c.d. “criterio della CMS soglia”, dovendosi altrimenti ritenere l’illegittimità dei singoli D.M. per violazione dell’art. 2 L. 108/1996 con conseguente disapplicazione della normativa in tema di usura, analogamente a quanto avverrebbe in ipotesi di mancata emanazione dei decreti ministeriali. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 24/07/2015.


Usura - Censura del illegittima applicazione di interessi - Genericità - Mancata produzione dei decreti ministeriali che fissano la soglia dell'usura.
È generica la censura in ordine alle eccessività del tasso di interesse applicato che non faccia alcun riferimento alla durata del finanziamento e al numero delle rate e che non assolva all'onere della produzione dei decreti ministeriali che fissano il “limite di legge”, ossia il tasso soglia oltre il quale gli interessi potrebbero definirsi usurari, trattandosi di atti amministrativi che non appartengono alla scienza ufficiale del giudice e non possono essere valutati se non prodotti dalla parte che intende affermare la nullità delle pattuizioni usurarie o dei relativi addebiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 25/06/2015.


Estinzione del giudizio come conseguenza della nullità della domanda per indeterminatezza della causa petendi e della mancata successiva integrazione dell’onere di allegazione che incombe su parte attrice. Mancato rispetto della pari temporaneità nell’applicazione dell’anatocismo – Anatocismo – Commissioni di massimo scoperto – Interessi usurari – Variazione tassi di interesse – Indeterminatezza della causa petendi – Ordinanza di integrazione della citazione – Onere della prova – Non sufficiente precisione della memoria integrativa – Nullità della citazione – Estinzione del giudizio.
Qualora il difetto dell’onere di allegazione dell’attore, eccepito dal convenuto nella comparsa di costituzione e risposta, e rilevato dal G.I. con ordinanza dichiarativa della nullità della citazione, non venga sanato da parte attrice nel termine disposto dal Giudice ai sensi dell’art. 307, III comma c.p.c. per il rinnovo della citazione, il processo si estingue. (1) (Carlo Rossi Chauvenet) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 18/06/2015.


E’ onere della Banca provare la pattuizione scritta ex art. 1284, comma 3, c.c. degli interessi ultralegali. Conto corrente – Apertura di credito – Interessi ultralegali – Nullità in assenza di pattuizione scritta – Inefficacia della comunicazione ex art. 118 T.U.B. – Onere della prova.
E’ onere della Banca provare la pattuizione scritta - ex art. 1284, comma 3, c.c. - degli interessi ultralegali: nel caso in cui la Banca non assolva a tale onere, pertanto, occorrerà ricalcolare gli interessi in misura legale. Il requisito della forma scritta pattizia non è sanato dalla comunicazione al correntista delle variazioni alle condizioni applicate ai rapporti e servizi bancari a mezzo dell’invio degli estratti conto, la cui mancata contestazione, per giurisprudenza più che consolidata, si limita a rendere inoppugnabili gli addebiti solo dal punto di vista contabile. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Appello L'Aquila, 15/06/2015.


Anatocismo bancario e tasso di interesse: se il tasso di interesse creditorio è meramente simbolico la clausola anatocistica è nulla e il credito deve essere ricalcolato senza la capitalizzazione degli interessi. Anatocismo bancario e tasso di interesse creditorio – Tasso di interesse meramente simbolico – Nullità della clausola anatocistica – Ricalcolo del credito senza capitalizzazione degli interessi.
È nulla la clausola contrattuale che prevede la capitalizzazione degli interessi creditori quando il tasso a favore del cliente può ritenersi meramente simbolico (es. 0,01% annuo, ossia pari ad € 1 lordo per un accredito di € 10.000,00 per un intero anno); in tal caso si configurerebbe la classica vendita “nummo uno” nota alla manualistica e, pertanto, con la previsione del solo tasso debitore a favore della banca, non si realizzerebbe la pari periodicità di capitalizzazione. Qualora si riscontrasse, secondo i principi sopra espressi, una capitalizzazione degli interessi calcolata a seguito di clausola viziata da tale nullità, il rapporto dare/avere dovrà essere ricalcolato senza applicare alcuna capitalizzazione degli interessi creditori. (Gabriele Marco Chiparo) (riproduzione riservata) Tribunale Imperia, 12/06/2015.


Applicabilità degli interessi corrispettivi in caso di tassi moratori usurari. Contratti bancari – Interessi – Usura – Riferita a gli interessi moratori – Applicabilità degli interessi corrispettivi nella fase di mora – Sussiste

Tasso soglia per interessi moratori – Determinazione – Criteri – Rilevazione statistica Banca d’italia.
Gli interessi moratori continuano ad esprimere la funzione di remunerazione del denaro già affidata agli interessi corrispettivi nella fase fisiologica del rapporto: funzione che corrisponde ad una quota del danno da ritardo, cui si aggiunge una quota ulteriore ed aggiuntiva che quindi da sola e più propriamente caratterizza la fase patologica del rapporto.
Anche qualora gli interessi moratori siano pattuiti in sostituzione dei corrispettivi, in caso di superamento del tasso soglia da parte dei soli interessi moratori la sanzione di gratuità prevista dall’art.1815 cpv. c.c. deve investire la sola clausola affetta da nullità, ovvero la sola clausola relativa agli interessi moratori, con conseguente diritto per il mutuante di esigere gli interessi corrispettivi anche nella fase di mora. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

È necessario che le grandezze esaminate per rilevare il TEGM siano omogenee con quelle sottoposte alla valutazione, quindi che si comparino interessi corrispettivi con interessi corrispettivi, interessi moratori con interessi moratori.
In mancanza di tabelle dei TEGM differenziate tra interessi corrispettivi e moratori, il valido criterio normativo che consente di determinare in via generale lo spread che caratterizza il TEGM degli interessi moratori rispetto a quello rilevato per gli interessi corrispettivi è quello rilevato dalla Banca d’Italia nell’indagine statistica del 2002. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 30/04/2015.


Atti di pagamento e atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta all’onere di distinguerli e dimostrarne in concreto la diversa funzione solutoria. Bancario - Contratto di conto corrente con apertura di credito - Rigetto dell'eccezione di prescrizione decennale - Mancanza di indicazione ad opera della Banca dei pagamenti con funzione solutoria - Illegittimità interessi anatocistici ed ultralegali - Eliminazione delle commissioni di massimo scoperto e spese non pattuite.
In tema di rapporto bancario di conto corrente, in mancanza di espressa e corretta pattuizione, non sono dovuti gli interessi ultralegali, gli interessi anatocistici, commissioni di massimo scoperto e spese. In punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la Banca è tenuta ad assolvere l'onere di indicare i singoli pagamenti che rispondono alla diversa funzione solutoria e di dimostrare tale funzione in concreto. Da ciò ne consegue che l'eccezione in esame avanzata dalla Banca deve ritenersi infondata, poiché la domanda è stata proposta ben prima della scadenza del termine decennale decorrente dall'estinzione del rapporto. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 27/03/2015.


Consulenza tecnica preventiva in tema di interessi usurari, anatocismo, commissioni e spese indebite. Provvedimenti di istruzione preventiva – Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite – Quesito in materia di interessi usurari, anatocismo, commissioni e spese indebite – Determinazione e rettifica saldo di conto corrente ancora in essere – Ammissibile.
E’ pienamente ammissibile la procedura di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite ex art. 696 bis c.p.c. anche nell’ambito dei rapporti bancari per controversie aventi ad oggetto la contestazione di addebiti illegittimi (interessi usurari e anatocistici, commissioni di massimo scoperto, valute fittizie, etc.).
L’azione del ricorrente, infatti, è preordinata a verificare l’illegittimità di tali addebiti negli estratti conto e, pertanto, il diritto di credito può annoverarsi nella categoria dei “crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito” previsti dalla norma codicistica.

La funzione deflattiva dell’istituto, unita alla finalità di istruzione preventiva, non permette interpretazioni eccessivamente formalistiche e restrittive.

Il ricorso è ammissibile anche nell’ipotesi di conto corrente ancora aperto, in quanto l’interesse del cliente trova soddisfazione nel ricalcolo dell’effettivo saldo, depurato dagli addebiti nulli, e la domanda di nullità può essere sempre proposta anche in costanza di rapporto. (Antonino La Lumia) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 17/03/2015.


Nullità della clausola di capitalizzazione degli interessi e di altri usi bancari illeciti – Azione di ripetizione dell’indebito oggettivo – Nullità della transazione ante causam – Effetto non novativo dell’accordo transattivo rispetto al titolo originario.
E’ nulla la transazione su un contratto illecito; per contro la transazione su titoli nulli per altre cause (diversa dalla illiceità) è annullabile su domanda della sola parte che ignorava al momento della stipulazione della transazione la causa di nullità del titolo.
Pertanto non risultando dalla transazione alcun elemento dal quale possa dedursi che il caput controversum fosse proprio la nullità della clausola lamentata dall’attore e che, dunque, con l’accordo transattivo perfezionatosi le parti avessero voluto emendare tale vizio innovando radicalmente il rapporto sulla base di un fondamento causale diverso, occorre legittimamente concludere che la stessa non avesse contenuto novativo. (Mirko Parentini) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 21/02/2015.


Leasing strumentale, opposizione a decreto ingiuntivo e interessi usurari. Opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo – Contestazione di interessi usurari e indeterminati – Produzione di perizia econometrica – Controcredito invocato dalla parte opponente – Mancata indicazione, da parte dell’opposta, delle somme pretese – Impossibilità di verificare superamento del tasso soglia in assenza di CTU – Rischio di decozione per l’impresa debitrice – Gravi motivi per sospensione – Sussistono.
Nell’opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, costituiscono gravi motivi ai sensi dell’art. 649 c.p.c. le contestazioni attinenti alla violazione della normativa in materia di usura in un contratto di leasing strumentale, con indeterminatezza degli interessi (L. n. 108 del 1996, nonché degli artt. 1283 e 1284 c.c.), qualora finalizzate ad evidenziare l’erroneità dell’importo del debito complessivo e comprovare anzi la sussistenza di un controcredito da parte dell’impresa locataria.

La parte opposta, anche in tale fase, è tenuta a indicare specificamente l’entità delle somme pretese, al fine di consentire la verifica del lamentato superamento del tasso soglia.

Il periculum in mora è rappresentato dal concreto rischio di decozione della parte opponente in caso di mancata sospensione della provvisoria esecuzione del decreto, quando quest’ultimo abbia ad oggetto la restituzione di mezzi costituenti il complesso produttivo aziendale, che risulterebbe irrimediabilmente depauperato. (Antonino La Lumia) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 22/01/2015.


L’ammortamento c.d. “alla francese” non comporta nessuna violazione dell’art. 1283 c.c.. Anatocismo - Ammortamento alla francese - Interessi.
Si ha anatocismo, rilevante agli effetti dell’art. 1283 c.c., soltanto se gli interessi maturati sul debito in un determinato periodo si aggiungono al capitale, andando così a costituire la base di calcolo produttiva di interessi nel periodo. La previsione di un piano di rimborso con rata fissa costante (c.d. ammortamento “alla francese”) non comporta invece alcuna violazione dell’art. 1283 c.c., poiché gli interessi di periodo vengono calcolati sul solo capitale residuo e alla scadenza della rata gli interessi maturati non vengono capitalizzati, ma sono pagati come quota interessi della rata di rimborso. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 12/01/2015.


Usura – Interessi di mora – Individuazione tasso soglia – Maggiorazione del 2,1% prevista dai Decreti Trimestrali – Sommatoria corrispettivi e moratori (Divieto) – Clausola di salvaguardia .
Quand'anche si volesse ritenere che anche gli interessi di mora debbano essere rispettosi del limite legale antiusura, tesi per la quale sussiste ancora incertezza giurisprudenziale in assenza di una previsione legislativa specifica al riguardo e che possa determinare per tali interessi una specifica soglia, quest'ultima deve venire calcolata con i criteri dettati dai decreti trimestrali, con la maggiorazione pari a 2,1 punti percentuali, secondo la stessa Banca d'Italia e la sua nota di chiarimento in materia di applicazione delle legge antiusura del 3 luglio 13.
La sentenza della Cassazione n. 350/13 non ha mai espresso come principio la sommatoria dei tassi di interessi nella misura in cui il tasso corrispettivo e quello di mora hanno funzione e natura e applicazione del tutto diversi.
La previsione della cd clausola di salvaguardia evita l’automatico superamento del tasso soglia. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03/12/2014.


L’usurarietà degli interessi moratori non inficia la debenza degli interessi corrispettivi leciti. Usura bancaria – Interessi corrispettivi e moratori – Diversità di natura e funzione – Escluso rapporto di presupposizione – Autonomia di valutazione ed autonomia di effetti sanzionatori – Nullità parziale.
In materia di usura bancaria, la profonda diversità di causa tra interessi corrispettivi e moratori comporta che dall’invalidità dell’uno non deriva necessariamente anche quella dell’altro: gli interessi moratori assolvono ad una funzione risarcitoria forfetizzata e preventiva del danno da ritardo nel pagamento di una somma esigibile; quelli corrispettivi implicano la regolare esecuzione del rapporto e rappresentano il corrispettivo del prestito. Tra i due istituti non sussiste un rapporto di presupposizione necessaria. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)

Stante il disposto di cui all’art. 1419 cc, siccome la nullità parziale non importa, generalmente, la nullità dell’intero contratto, l’invalidità che involga la clausola degli interessi moratori usurari non si estende alla clausola degli interessi corrispettivi, che sono comunque dovuti. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)

Non si ravvisano elementi normativi sui quali fondare l’estensione della sanzione della nullità del tasso di mora usurario anche a quello corrispettivo (non usurario), per cui quest’ultimo si conserva, in virtù del principio di tassatività delle nullità ex art. 14 delle Preleggi. Tanto è coerente con l’art. 1224 cc, primo comma, laddove quest’ultimo prevede che, in mancanza di tasso di mora, si applica quello corrispettivo o legale. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 17/10/2014.


Anatocismo e interessi applicati sulle operazioni di sconto. Anatocismo - Ripetizione di indebito - Interessi relativi alle operazioni di sconto effettuate in modo sistematico sul conto.
Le operazioni di sconto bancario, ove eseguite non in via autonoma, ma in modo sistematico sul conto corrente, costituiscono strumenti di finanziamento non diversi dalle altre forme di anticipazione o apertura di credito, le quali consentono di ottenere una provvista a fronte del pagamento di interessi; conseguentemente, l’addebito degli interessi relativi a dette operazioni deve ritenersi ricompreso nella domanda volta ad ottenere la ripetizione degli interessi anatocistici indebitamente addebitati dalla banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 07/10/2014.


Usura: lite temeraria per il cliente che sostenga l’infondata tesi del cumulo di interessi corrispettivi e moratori. Usura – Interessi corrispettivi e moratori – Divieto di cumulo – Lite temeraria – Responsabilità aggravata ex art.96 cpc – Ammortamento c.d. alla francese – Liceità – Esclusione anatocismo.
Costituisce dato lapalissiano che gli interessi corrispettivi si applicano soltanto sul capitale a scadere, essendo il corrispettivo del diritto del mutuatario a godere della somma capitale in conformità al piano di rimborso graduale, mentre gli interessi di mora si applicano soltanto sul debito scaduto. Il tasso di mora dunque sostituisce il tasso corrispettivo – con formula equivalente può dirsi che, con riguardo al debito scaduto, al tasso corrispettivo si aggiunge lo spread di mora – e pertanto i due tassi non possono sic et simpliciter sommarsi tra loro, come maccheronicamente pretende l’attore. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)
 
La previsione di un piano di rimborso del mutuo graduale – in particolare con rata fissa costante (c.d. ammortamento alla francese) – non comporta alcuna violazione dell’art. 1283 c.c. per i seguenti tre motivi:
1) gli interessi di periodo vengono calcolati sul solo capitale residuo;
2) alla scadenza della rata gli interessi maturati non vengono capitalizzati, ma sono pagati come quota interessi della rata di rimborso del mutuo, essendo tale pagamento periodico della totalità degli interessi elemento essenziale e caratterizzante, in particolare dell’ammortamento alla francese dove la rata costante e la quota capitale rimborsata è determinata per differenza rispetto alla quota interessi;
3) peraltro, visto che la rata paga, oltre agli interessi sul capitale a scadere, anche la quota del debito in linea capitale – quota man mano crescente con il progredire del rimborso – a ciò segue che il pagamento a scadenza del periodo X riduce il capitale che fruttifica nel periodo X+1, ossia si verifica un fenomeno inverso rispetto alla capitalizzazione. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)

È fonte di responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. l’aver sostenuto in giudizio tesi contraddittorie, controproducenti, che ignorano arbitrariamente chiari dati normativi che segnalano la non cumulabilità di interessi moratori e corrispettivi e il diritto della banca a pretendere interessi moratori sulla rata scaduta. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 17/09/2014.


Deduzione della eccezione di prescrizione in ordine alla natura solutoria o ripristinatoria dei singoli versamenti. Conto corrente – Indebiti pagamenti anatocistici – Azione di ripetizione del cliente – Eccezione di prescrizione della banca – Carattere solutorio dei pagamenti – Onere della prova – A carico della banca.
Nel sollevare l’eccezione di prescrizione in comparsa di costituzione la banca nulla ha dedotto in ordine alla natura solutoria o ripristinatoria dei singoli versamenti di cui è stata chiesta la restituzione, cosicché l’eccezione è stata formulata in modo generica e pertanto inammissibile. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 11/09/2014.


Per la verifica dell’usura non è ammesso il cumulo aritmetico tra interessi corrispettivi e moratori. Usura bancaria – Interesse corrispettivo – Interesse moratorio – Divieto di cumulo – Fondamento

Interessi moratori – Funzione sanzionatoria – Applicazione eventuale – Superamento tasso soglia – Usura sopravvenuta – Fondamento.
Gli interessi corrispettivi devono essere differenziati da quelli moratori non solo in contemplazione della loro funzione e natura giuridica, ma anche della loro misura come si evince dal chiaro tenore letterale dell’art. 1224 c.c. La mora, al momento di stipula del contratto, non costituisce affatto un’evenienza certa e dunque la mera pattuizione dell’interesse moratorio non può determinare l’usura originaria. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)

Al fine di provare l’usura sopravvenuta non possono essere sommati gli interessi corrispettivi e quelli moratori ma occorre dimostrare in concreto che sull’intero capitale restituito l’effetto di quella combinazione tra interessi diversi abbia determinato usura. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Sciacca, 13/08/2014.


Grava sulla banca l’onere di produrre gli estratti conto per la ricostruzione del saldo qualora, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la stessa sia attore in senso sostanziale. Conto corrente bancario - Anatocismo - Produzione degli estratti conto - Opposizione a decreto ingiuntivo - Onere della prova.
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo richiesto dalla banca al fine di ottenere il pagamento delle somme dovute sulla base del saldo del conto corrente, la banca riveste il ruolo di attore in senso sostanziale, con la conseguenza che, qualora l’opponente deduca l’applicazione di interessi anatocistici, sulla banca incombe l’onere di produrre gli estratti conto dall’inizio dal rapporto, al fine di consentire la rideterminazione del saldo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trieste, 12/08/2014.


Contestazione dell’esistenza di un valido accordo e sulle condizioni economiche del contratto di conto corrente e di apertura di credito. Conto corrente bancario - Ripetizioni di addebiti illegittimi - Onere della prova.
In difetto della produzione degli estratti conto (e del contratto di conto corrente) è evidentemente impossibile verificare, in punto di fatto, se quanto il correntista afferma circa gli addebiti illegittimi sia o meno fondato, ma anche verificare se quanto la banca indica come dovuto nell’ultimo salo, se negativo per il Cliente, sia effettivamente spettante. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata)

La mancata produzione in giudizio del contratto di conto corrente, da parte della banca, che dovrebbe sempre (e per sempre) gelosamente conservare tale documento, impedisce di conoscere quali siano state le previsioni in tema di capitalizzazione degli interessi, con la conseguenza che la relativa deduzione difensiva dell’Istituto è priva di mordente, poggiando (paradossalmente) non su un documento prodotto ma su un documento mancante. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata)

E’ certo che, in difetto della prova della convenzione scritta, non possa mai esservi, neppure dopo il 22 aprile 2000 (recte dal III° trimestre 2000), a condizioni di reciprocità, in esito alla delibera CICR 7 febbraio 2000 (in G.U. 22 maggio 2000) la applicazione della capitalizzazione trimestrale degli interessi composti debitori, così come no può esservi addebito al correntista di commissioni di massimo scoperto (CMS) o di affidamento, perché nessuna di tali voci debitorie risulta essere stata pattuita. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata)

Deve escludersi che gli interessi convenzionali siano mai stati nella specie concordati per iscritto fra le parti, in presenza di specifica contestazione di parte attrice in punto di esistenza di un accordo scritto sugli interessi, e di mancata produzione del contratto da parte della banca…conseguentemente gli interessi dovuti sono solo quelli legali e ogni forma di capitalizzazione è in concreto da escludere, perché nulla è (o, il che è processualmente identico, risulta essere) mai stato concordato per iscritto. (Silvio Lampus) (riproduzione riservata) Tribunale Sassari, 09/08/2014.


Previsione contrattuale della sommatoria degli interessi di mora a quelli corrispettivi e mutuo usurario ab origine. Usura - Determinazione del tasso effettivo globale - Applicazione degli interessi di mora in aggiunta a quelli corrispettivi - Mutuo usurario ab origine.
Nell’ipotesi in cui il contratto stipulato dalla banca con il cliente preveda che in caso di di mancato pagamento della rata di mutuo la banca possa applicare gli interessi di mora e che gli stessi non si sostituiscano ma si sommino a quelli corrispettivi, ai fini del calcolo del TEGM si dovrà tener conto anche degli interessi di mora con la conseguente possibilità che il contratto di mutuo si riveli usurario ab origine. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Parma, 25/07/2014.


Proposta di mutuo non sottoscritta dalla banca e nullità dell’intero contratto. Reclamo al collegio – Opposizione all’esecuzione – Proposta unilaterale di mutuo su modulo prestampato – Accettazione – Sottoscrizione da parte di entrambi i contraenti – Sigla illeggibile da parte della banca mutuante – Nullità clausola interessi ultralegali – Esclusione.
Ove si ritenga che la proposta di mutuo sia priva del requisito della sottoscrizione del legale rappresentante della Banca l’eventuale nullità non può che colpire l’intero contratto (con conseguente obbligo di restituzione dell’intera somma data a mutuo) e non soltanto le clausole sfavorevoli al reclamante. (Antonino Giunta) (riproduzione riservata) Tribunale Messina, 21/07/2014.


Conto corrente, ripetizione di indebito e onere della prova. Conto corrente – Azione di ripetizione di indebito – Onere della prova – Mancata produzione documenti contrattuali ed estratti conto – Ordine di esibizione – Appello – Inammissibilità ex art. 348-bis c.p.c..
Nelle azioni di ripetizione di indebito la mancata produzione da parte dell'attore del documento contrattuale, che rappresenta fatto costitutivo della domanda restitutoria, non consente l'esatta verifica delle clausole contenute nel contratto. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)
 
Nelle azioni di ripetizione di indebito la mancata produzione da parte dell'attore degli estratti conto relativi all'evolversi del conto nel tempo, non consente la verifica dell'eventuale saldo attivo del conto stesso, né della applicazione di clausole nulle. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)

L'ordine di esibizione di documenti ai sensi dell'art. 210 c.p.c. non può sopperire alle lacune probatorie imputabili alle parti, e può essere disposto soltanto nelle ipotesi in cui le parti medesime si siano preventivamente attivate per il loro reperimento con esito negativo. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata) Appello Cagliari, 11/06/2014.


La natura usuraria del tasso è esclusa dalla clausola di salvaguardia che lo riporta automaticamente nei limiti consentiti. Usura - Opposizione all'esecuzione - Condizioni per la sospensione della procedura esecutiva - Dimostrazione della illegittima applicazione della decadenza dal beneficio del termine

Interessi ultralegali - Natura vessatoria della clausola che li prevede - Esclusione

Usura - Tasso degli interessi moratori - Clausola di salvaguardia - Automatica riduzione del tasso usurario.
I rilievi circa la legittimità e la debenza degli interessi contrattualmente previsti possono consentire la paralisi dell'azione esecutiva solo nell'ipotesi in cui si dimostri che per effetto dell'applicazione di un saggio di interesse usurario il debitore mutuatario abbia corrisposto alla banca mutuante somme non dovute ed eccedenti l'importo delle rate scadute e non pagate, così da rendere non più legittima la decadenza dal beneficio del termine, la risoluzione del contratto e la pretesa del mutuante di ripetere l'intero capitale erogato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La clausola che prevede la corresponsione di interessi in misura superiore a quella legale non ha natura vessatoria e non rientra, pertanto, tra quelle che debbono essere approvate specificamente per iscritto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La usurarietà del tasso degli interessi moratori è esclusa ogni qualvolta sia pattuita la cosiddetta "clausola di salvaguardia". (Nella fattispecie, il contratto di mutuo conteneva una clausola siffatta "la misura di tali interessi non potrà mai essere superiore al limite fissato ai sensi dell'articolo 2, comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, dovendosi intendere, in caso di teorico superamento di questo limite, che la misura sia pari al limite medesimo"). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 04/06/2014.


Conto corrente bancario, azione di ripetizione di indebito e onere della prova. Conto corrente – Azione di ripetizione di indebito – Onere della prova – Produzione documenti contrattuali – Prova negativa – Inosservanza ordine di esibizione – Argomenti di prova – Insufficienza.
Nelle azioni di ripetizione di indebito l’onere di produrre i documenti contrattuali relativi ai rapporti di conto corrente in contestazione, al fine di verificare la dedotta mancanza o nullità di talune clausole, grava sulla parte che tali domande propone. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)

La sola inosservanza dell’ordine di esibizione dei documenti contrattuali da parte della banca convenuta non può essere in concreto equiparata all'ammissione del fatto che le diverse clausole contrattuali oggetto dell'azione di nullità avessero il contenuto indicato dall'attore. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 31/05/2014.


Nullità del contratto di finanziamento, restituzione del capitale con applicazione degli interessi semplici alle scadenze fissate nel contratto. Finanziamento – Nullità del contratto per mancanza di forma scritta – Restituzione – Del capitale – Secondo la periodicità fissata nel contratto nullo – Degli interessi – Interessi legali semplici – Esclusione di ogni altro onere.
In caso di nullità del contratto di finanziamento (nella specie utilizzabile solo mediante l’impiego di carta di credito revolving) per mancato rispetto della necessaria forma scritta ex art. 117 TUB, il cliente deve restituire la somma capitale, maggiorata dai soli interessi legali semplici, con esclusione di ogni altro onere e carico economico. Per il termine di restituzione della somma così dovuta dal cliente la norma dell’art. 1183, comma 1 secondo periodo c.c., abilita il giudicante a tenere ferme le scadenze fissate nel contratto pur nullo. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Roma, 26/05/2014.


Anatocismo, commissione di massimo scoperto, illegittimità degli interessi per il periodo anteriore al luglio 2000. Capitalizzazione anatocistica trimestrale degli interessi passivi – Illegittimità per il periodo anteriore al luglio 2000 – Illegittimità per il periodo successivo ove non ci sia eguale previsione di capitalizzazione attiva – Sanzione dell’assenza di capitalizzazione e non già di capitalizzazione annuale.

Commissione massimo scoperto – Validità solo se determinatezza o determinabilità dell’onere aggiuntivo imposto – Necessità di previsione di tasso, criteri di calcolo e periodicità – Sussiste.

Prescrizione del diritto alla ripetizione delle somme versate per anatocismo – Termine ordinario decennale ex art. 2946 c.c. – Decorrenza dalla chiusura del conto per rimesse ripristinatorie o dalla singola annotazione per rimesse solutorie.

Rapporto dare/avere a seguito di invalidità della pattuizione anatocistica – Mancata disponibilità di tutti gli estratti conto relativi al rapporto in contestazione – Onere della prova – Ricostruzione muovendo dal saldo zero nel caso la banca agisca per il pagamento ed il primo estratto conto disponibile sia a debito per il cliente – Ricostruzione sulla base delle risultanze degli estratti conto nel caso il correntista agisca in ripetizione..
Nel caso di illegittima capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi da parte della banca, poiché effettuata prima del 1/7/2000 o poiché effettuata successivamente ma senza riconoscere eguale periodicità nel calcolo degli interessi attivi, non è dovuta capitalizzazione alcuna, nemmeno annuale. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La commissione di massimo scoperto, per essere valida, deve rivestire i requisiti della determinatezza o determinabilità dell’onere aggiuntivo che viene ad imporsi al cliente, e ciò accade quando sono previsti sia il tasso della commissione, sia i criteri di calcolo, sia la sua periodicità. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La prescrizione del diritto a conseguire la ripetizione delle somme versate per anatocismo è quella decennale ordinario ex art. 2946 c.c., ed il termine prescrizionale decorre dalla chiusura del conto nel caso di rimesse meramente ripristinatorie della provvista, o dalla data di annotazione in conto delle singole poste nel caso di rimesse solutorie. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Ritenuta l’invalidità della pattuizione di interessi anatocistici, nel caso di mancata disponibilità di tutti gli estratti conto relativi al rapporto in contestazione, per il riparto dell’onere probatorio occorre distinguere due situazioni: laddove sia la banca ad agire per il pagamento ed il primo estratto conto sia a debito per il cliente, la ricostruzione dell’andamento del rapporto deve essere effettuata partendo dal saldo zero; nel caso invece in cui sia il correntista ad agire in ripetizione, la ricostruzione del rapporto è circoscritta al periodo in relazione al quale risultano prodotti gli estratti conto, senza potere muovere dal saldo zero in caso di un primo estratto conto a debito per il cliente. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 23/04/2014.


Mutuo fondiario con piano di ammortamento alla francese e anatocismo. Opposizione a precetto – Titolo esecutivo stragiudiziale costituito da contratto di mutuo fondiario con piano di ammortamento “alla francese” – Nullità delle clausole contrattuali che stabiliscono le modalità di restituzione del finanziamento secondo un piano di ammortamento “alla francese” per contrasto con l'art. 1283 cc che vieta l'anatocismo – Insussistenza

Opposizione a precetto – Titolo esecutivo stragiudiziale costituito da contratto di mutuo fondiario con piano di ammortamento “alla francese” – Assoluta indeterminatezza del tasso ultralegale da applicare con conseguente violazione del disposto dell'art. 1284, c. 3 cc e necessità di ricalcolare il credito con applicazione del tasso legale – Insussistenza .
Nell'ipotesi in cui un contratto di mutuo fondiario preveda la restituzione dell'importo finanziato secondo un piano di ammortamento “alla francese” - sempre che le clausole contrattuali prevedano in relazione alle singole rate il calcolo degli interessi al tasso pattuito in contratto (sia esso fisso o variabile) sul solo capitale complessivo ancora da rimborsare al netto delle rate già scadute - non si verifica alcun fenomeno anatocistico e, conseguentemente, la relativa pattuizione deve ritenersi valida e non inficiata da nullità per contrasto con l'art. 1283 cc.. (Luigi Pagliuca) (riproduzione riservata)

Nell'ipotesi in cui un contratto di mutuo fondiario a tasso variabile preveda la restituzione dell'importo finanziato secondo un piano di ammortamento “alla francese” - sempre che nel contratto le parti abbiano chiaramente precisato (anche mediante rinvio a fonti extracontrattuali ben specificate e che esprimano valori oggettivi ed agevolmente accertabili) le modalità per determinare in modo certo l'entità del tasso variabile da applicare in riferimento alla singola rata in scadenza, da calcolarsi sul capitale ancora da restituire – non sussiste indeterminatezza del tasso ultralegale da applicare, sicché non deve procedersi al ricalcolo del credito con applicazione del tasso legale ai sensi dell'art. 1284, c. 3 cc.. (Luigi Pagliuca) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 11/03/2014.


Sospensione del pagamento delle rate di finanziamenti a causa di eventi sismici e modalità del calcolo degli interessi. Sospensione pagamento di rate di finanziamenti per eventi sismici – Calcolo degli interessi..
Quando, a seguito di eventi sismici, è disposta la sospensione del pagamento delle rate dei mutui e dei finanziamenti di qualsiasi genere, gli «interessi di sospensione» vanno calcolati sulla sola quota capitale delle rate venute a scadenza nel periodo di sospensione, non già sulla quota di capitale residuo. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Milano, 06/03/2014.


Inammissibile il ricorso alla consulenza tecnica preventiva a fini di conciliazione per la determinazione dei tassi di interesse, di individuazione delle spese e commissioni con riferimento all’eventuale superamento del tasso soglia. Provvedimenti di istruzione preventiva – Consulenza tecnica preventiva ai fini della conciliazione delle liti – Quesito in materia di determinazione contrattuale dei tassi di interesse – Inammissibilità..
E’ inammissibile il ricorso ex art. 696 bis c.p.c. avente ad oggetto quesiti in materia di determinazione dei tassi di interesse, di individuazione delle spese e commissioni, il tutto con riferimento all’eventuale superamento del tasso soglia, in quanto nell’instaurando giudizio di merito si prospettano questioni di nullità di singole clausole contrattuali (nullità al cui accertamento l’invocata consulenza tecnica preventiva dovrebbe essere in larga misura destinata), sicché rimane escluso che la materia del contendere concerna inadempimenti nella esecuzione delle obbligazioni contrattuali, ovvero risarcimenti da fatto illecito (cfr. 1° comma dell’art. 696 bis c.p.c.). (Augusto Azzini) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 03/03/2014.


Azione di ripetizione promossa dal correntista e onere della produzione del contratto e degli estratti conto relativi a tutto il periodo contrattuale. Conto corrente bancario - Ripetizione di somme indebitamente versate per interessi anatocistici o usurari, per commissioni e spese - Onere della prova a carico del correntista che agisce in giudizio - Produzione del contratto di conto corrente e degli estratti conto - Necessità.
Nel caso in cui sia il correntista ad agire in giudizio per la ripetizione delle somme indebitamente versate alla banca a titolo di interessi anatocistici o usurari, oltre che di commissioni e spese asseritamente non dovute, incombe sul correntista stesso, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 2697 c.c., l’onere di allegare i fatti posti a base della domanda, vale a dire di dimostrare l’esistenza di specifiche poste passive del conto corrente oggetto di causa, rispetto alle quali l’addebito di somme non dovute avrebbe determinato i maggiori esborsi, onere che deve essere assolto mediante la produzione del contratto di conto corrente e degli estratti conto relativi a tutto il rapporto contrattuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 13/02/2014.


Anatocismo bancario e tasso di interesse: se il tasso di interesse creditorio è meramente simbolico la clausola anatocistica è nulla e il credito deve essere ricalcolato senza la capitalizzazione degli interessi. Anatocismo bancario e tasso di interesse creditorio – Tasso di interesse meramente simbolico – Nullità della clausola anatocistica – Ricalcolo del credito senza capitalizzazione degli interessi.
È nulla la clausola contrattuale che prevede la capitalizzazione degli interessi creditori quando il tasso a favore del cliente può ritenersi meramente simbolico (es. 0,01% annuo, ossia pari ad € 1 lordo per un accredito di € 10.000,00 per un intero anno); in tal caso si configurerebbe la classica vendita “nummo uno” nota alla manualistica e, pertanto, con la previsione del solo tasso debitore a favore della banca, non si realizzerebbe la pari periodicità di capitalizzazione. Qualora si riscontrasse, secondo i principi sopra espressi, una capitalizzazione degli interessi calcolata a seguito di clausola viziata da tale nullità, il rapporto dare/avere dovrà essere ricalcolato senza applicare alcuna capitalizzazione degli interessi creditori. (Gabriele Marco Chiparo) (riproduzione riservata) Tribunale Imperia, 31/01/2014.


Ricorso per ingiunzione – Opposizione – Contestazione di interessi anatocistici e usurari. Opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo – Contestazione di interessi anatocistici e usurari – Produzione di perizia econometrica – Conteggi analitici – Gravi motivi per sospensione – Sussistono..
Nell’opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, costituiscono gravi motivi ai sensi dell’art. 649 c.p.c. le specifiche contestazioni attinenti alla violazione della normativa in materia di anatocismo ed usura, con illegittima capitalizzazione degli interessi ed indeterminatezza degli stessi (L. n. 108 del 1996, nonché degli artt. 1283 e 1284 c.c.), qualora supportate da analitici conteggi contenuti nella perizia di parte e finalizzate ad evidenziare l’erroneità dell’importo del debito complessivo. (Antonino La Lumia) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 21/01/2014.


Particolare rilevanza della questione della ricomprensione degli interessi moratori nel calcolo del carico economico ai fini del riscontro di usurarietà del negozio. Usura – Usura e interessi moratori – Particolare rilevanza della questione – Rimessione al Collegio di Coordinamento..
La questione dell’eventuale ricomprensione degli interessi moratori nel calcolo del carico economico ai fini del riscontro di usurarietà del negozio si manifesta di particolare rilevanza, sì che il suo esame va senz’altro rimesso alla valutazione del Collegio di Coordinamento. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Roma, 17/01/2014.


Ius variandi, variazione degli interessi debitori sullo scoperto di conto corrente e specifica approvazione della clausola. Ius variandi – Variazione degli interessi debitori sullo scoperto di conto corrente – Specifica approvazione della clausola – Ricorrenza del giustificato motivo – Rispetto del procedimento negoziale – Necessità..
Ai sensi dell’art. 118, comma 1, T.U.B., la clausola dei contratti a tempo indeterminato che attribuisca a una banca il diritto di modificare unilateralmente le condizioni applicabili deve essere specificamente approvata dal cliente. Inoltre la banca resistente ha l’onere di allegare in termini specifici il fatto costitutivo del giustificato motivo di esercizio del ius variandi e di provare la avvenuta comunicazione al ricorrente del relativo atto di esercizio. Essa deve altresì dimostrare di aver rispettato il procedimento negoziale che è a tal fine prescritto dall’art. 118, comma 2, T.U.B., il quale richiede l’invio di una comunicazione contenente con caratteri evidenziati la formula «Proposta di modifica unilaterale del contratto», con preavviso minimo di due mesi, in forma scritta o mediante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente. Ne consegue che, ai sensi dell’art. 118, comma 3, T.U.B., le variazioni contrattuali unilateralmente decise dalla banca resistente sono inefficaci, se sfavorevoli al ricorrente. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Roma, 13/01/2014.


Contratto di mutuo, usura e clausola di salvaguardia. Contratto di mutuo - Clausola di salvaguardia - Impedisce il superamento del tasso soglia ai fini usurari..
La clausola di salvaguardia impedisce alla radice il superamento del tasso soglia ai fini della normativa in materia di usura (nel caso di specie, il contratto di mutuo conteneva, all'articolo 4, una clausola di salvaguardia la quale prevedeva che "la misura degli interessi non potrà mai essere superiore al limite fissato ai sensi dell'art. 2 co 4 della L. 7.3.1996 n. 108, dovendosi intendere, in caso di teorico superamento di detto limite, che la loro misura sia pari al limite medesimo"). (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 09/01/2014.


Contratti Bancari – Apertura di credito in conto corrente – Ripetizione dell’indebito – Interessi – Decorrenza dalla messa in mora – Maggior danno ex art. 1224.2..
Sull’indebito in materia di contratto di apertura di credito bancario sono dovuti a favore del correntista gli interessi legali dalla messa in mora al saldo con capitalizzazione degli stessi nei termini di cui all’art. 1283 c.c. a far data dalla domanda giudiziale. Trattandosi di un indebito oggettivo e di una obbligazione di valuta è altresì dovuto il risarcimento del maggior danno ex art. 1224 co. 2 c.c., che “può ritenersi esistente in via presuntiva in tutti i casi in cui, durante la mora, il saggio medio di rendimento netto dei titoli di Stato con scadenza non superiore a dodici mesi sia stato superiore al saggio degli interessi legali” (In tal senso Cass. SS.UU. n. 19499/08). (Andrea Massa) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 16/07/2013.


Individuazione del TEGM applicabile e regola della prevalenza della sostanza sulla forma. Usura – Qualificazione dell’operazione – Ai fini dell’individuazione del TEGM effettivamente applicabile – Principio della prevalenza della sostanza sulla forma – Applicazione. .
La qualificazione dell’operazione in concreto posta in essere dalle parti, ai fini dell’individuazione del TEGM applicabile alla fattispecie, va condotta sulla base della regola della «prevalenza della sostanza sulla forma» (nella specie, il Collegio ha ritenuto di qualificare come «anticipazione su crediti» un’operazione che la banca aveva denominato come «apertura di credito»). (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 12/02/2013.


Pattuizione di interessi moratori, clausola penale e riduzione ex officio. Procedimento per decreto ingiuntivo – Richiesta del creditore cumulativa di capitale, interessi, clausola penale – Riduzione ex officio degli accessori (interessi e penale) – Sussiste..
La convenzione con cui si determina la misura degli interessi moratori ben può essere assimilata ad una clausola penale, in quanto essa predetermina l'importo dei danni conseguenti all'inadempimento di obbligazioni pecuniarie: ne consegue che, similmente ad una clausola penale, il giudice può ridurla ex officio, già nella fase monitoria, dove essa appaia iniqua. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 16/04/2012.


Interessi ultra legali - Nullità per mancanza di pattuizione scritta - Comunicazioni di variazione del tasso - Sanatoria - Esclusione..
L'invalidità derivante dalla mancata pattuizione scritta del tasso di interesse ultra legale non può essere sanata dalle comunicazioni inviate al correntista e relative alle variazioni della misura del tasso applicato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 20/06/2011.


Causa nel deposito bancario di somma di denaro e richiesta di spese in misura superiore agli interessi. Deposito bancario – Deposito a libretto – Qualificazione – Mutuo.

Oneri economici – Deposito con funzione di mutuo – Misura delle spese che supera quella degli interessi compensativi – Illegittimità..
Nel contratto di deposito bancario relativo a una somma di danaro, la banca acquista la proprietà delle somma depositata ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria secondo quanto pattiziamente previsto. Ne deriva che la causa del deposito non è riconducibile alla funzione di custodia (per la quale la banca potrebbe addirittura esigere un corrispettivo), ma a quella tipica del mutuo, ove il cliente riveste la qualità di mutuante, con il relativo diritto di ricevere gli interessi sulla somma mutuata. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata)

Nell’esplicazione dell’autonomia contrattuale, le parti possono prevedere che la banca non versi, nella detta fattispecie, interessi al cliente, ma qualora la stessa esiga il pagamento di spese in misura superiore agli interessi in concreto riconosciuti, così da addirittura “erodere” il capitale depositato, si può verificare un ingiustificato arricchimento in capo alla banca, mettendosi pure in dubbio la presenza di un elemento causale tipico del contratto. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata) ABF Milano, 19/04/2011.


Clausola di retribuzione per sconfinamento e applicazione all'intero saldo debitore. Oneri economici – Retribuzione per sconfinamento – Applicata sull’intero saldo debitore per tutta la durata dello scoperto – Causa concreta – Assenza – Nullità..
Per quanto sia prevista dal contratto, non è valida la clausola di retribuzione per sconfinamento che, raffigurando un’ampia forbice tra tasso entro fido e tasso extra fido, pretenda di applicarsi all’intero saldo debitore per tutta la durata dello scoperto. Tale clausola risulta infatti priva di causa concreta, risultando gravatorio e modificativo dell’equilibrio complessivo del contratto che uno sconfinamento di modesta entità e durata possa provocare l’applicazione all’intera linea debitoria di un tasso molto più alto dell’intrafido. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata)

La decisione – che richiama (alcuni de)gli ormai numerosi precedenti della Cassazione favorevoli alla teorica della «causa concreta» («anche in relazione ai contratti “tipici”», come ha cura di sottolineare) – segnala che, in fatto, uno scoperto di ventotto giorno, di € 14.814,92 (rispetto a un fido di 8 milioni di euro) ha prodotto un «onere» di €76.098,63. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata) ABF Roma, 07/02/2011.


Tasso extrafido calcolato sull'intero saldo debitore e nullità della clausola. Oneri economici – Interessi – Tasso extrafido – Calcolato non sull’intero saldo debitore – Causa concreta – Mancanza – Anche se il tasso non supera la soglia usuraria..
E’ nulla, perché priva di causa in concreto, la clausola contrattuale che stabilisce che il tasso extrafido sia calcolato non sull’effettivo scoperto di conto, ma sull’intero saldo debitore, anche se il detto tasso non supera la c.d. soglia usuraria di cui alla legge n. 108/1996. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata)

Nella specie, uno sconfinamento di 28 giorni aveva portato - calcolato sulla base di un saldo debitore pari a 8 milioni di euro -  a un «autonomo» debito per interessi da extrafido pari a 14.810 euro. Il tasso previsto per il caso di permanenza entro il fido saliva al 6,42%; quello per il caso di superamento della linea raggiungeva invece il 12,40%. ABF Roma, 10/01/2011.


Clausola di interessi uso piazza – Contratto stipulato in data anteriore alla L. 154/1992 – Nullità per indeterminabilità dell’oggetto – Conseguenze: applicabilità degli interessi legali – Mancata contestazione degli estratti di conto corrente ex art. 1832 c.c. – Irrilevanza. .
La clausola del contratto di conto corrente bancario che stabilisce che «gli interessi dovuti dal correntista all’azienda di credito … si intendono determinati alle condizioni praticate usualmente dalle aziende di credito sulla piazza», stipulato anteriormente al 1992, pur non essendo soggetta al divieto di cui all’art. 4 della legge 17/02/1992, n. 154 è comunque nulla per contrasto con gli artt. 1284 e 1346 c.c. In conseguenza, devono essere applicati gli interessi legali ex art. 1284 c.c., non essendo applicabili, ratione temporis¸ gli interessi sostitutivi di cui all’art. 117 D.L.vo n. 385 del 1.09.1993 e della L. 154/92. ciaoLa norma dell’art. 1832 c.c. va interpretata nel senso che l’approvazione del conto (rectius: la sua mancata tempestiva contestazione nel termine legale) rende inoppugnabili gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, e non preclude pertanto la contestazione della validità e dell’efficacia dei rapporti obbligatori da cui essi derivino. Nemmeno potrebbe ritenersi che la ricezione degli estratti conto – da dove era desumibile il saggio degli interessi applicato – e la continuazione del rapporto, possano integrare gli estremi di una convalida del contratto (e, in particolare, della clausola degli interessi), poiché, in ogni caso, trattandosi di pattuizione nulla, non sarebbe suscettibile di convalida (art. 1423 c.c.) (Mario Coderoni) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 22/12/2010.


L'erroneo conteggio del tasso di interesse e onere della prova del danno. Errore della banca nell’applicazione e calcolo del tasso di interesse – Responsabilità – Danno – Onere della prova a carico del cliente – Liquidazione equitativa – Esclusione..
Nel caso di errore della banca nell’applicazione del tasso di interesse e altresì nel conteggio di rettifica seguito alla denuncia del cliente, la stessa risponde dei danni che ne derivano. In proposito l’onere della prova grava sul cliente, né si può ricorrere a una liquidazione in via equitativa, dato che il meccanismo dell’art. 1226 c.c. si applica limitatamente alle ipotesi di impossibilità o estrema difficoltà nella quantificazione della voce di danno. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Sara Belotti) (riproduzione riservata) ABF Roma, 12/10/2010.


Contratto di mutuo – A tasso variabile – Jus variandi ex art. 118 TUB – Per ulteriori variazioni dei tassi – Insussistenza..
In caso di mutuo a tasso variabile, non sussiste un potere della banca di modificare in corso di rapporto la componente fissa che concorre, insieme al parametro variabile di riferimento, a determinare la misura complessiva dell’interesse dovuto dal cliente. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 15/03/2010.


Interpretazione di clausola relativa al tasso applicato, fattispecie. Finanziamento - Clausola sugli interessi - Interpretazione..
Il tenore complessivo della clausola, secondo cui «1. Il correntista si obbliga a corrispondere l’interesse nominale annuo del 6,733% pari a 2 punti in più dell’Euribor 6 mesi, pubblicato dal quotidiano … l’ultimo giorno … del trimestre … antecedente la data di stipula (4,733%). - 2. Detto tasso sarà soggetto a revisione trimestrale prendendo in considerazione l’Euribor 360 a 6 mesi pubblicato dal quotidiano …l’ultimo giorno … di ogni trimestre», non è suscettibile di interpretazione differente nello statuire che il tasso di interesse che verrà applicato al rapporto sarà pari all’Euribor 360, 6 mesi, oltre uno spread di due punti. Il tenore letterale dei commi 1 e 2, infatti, evidenzia chiaramente come il secondo sia esplicativo del metodo di calcolo del primo e non sostitutivo. (Gianluca Mucciarone) (riproduzione riservata) ABF Roma, 12/02/2010.


Nullità della clausola di rinvio agli usi per la determinazione del saggio di interesse – Criterio sostitutivo – Individuazione. .
Essendo nulla per indeterminatezza dell’oggetto la clausola che, per la determinazione del saggio di interesse, fa rinvio agli usi su piazza, il tasso sostitutivo va individuato in quello legale, ex art. 1284 c.c., fino all’entrata in vigore del  d. lgs. 385/1993 e, per il periodo successivo, quello stabilito dall’art. 117 del predetto decreto legislativo che prevede l’applicazione del tasso nominale minimo dei B.O.T. annuali ai saldi debitori (attivi per la banca) e di quello massimo ai saldi creditori (passivi per la banca). (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 21/01/2010.


Previsione di interessi “uso piazza” – Nullità – Applicazione dell’interesse legale. .
In caso di nullità della clausola che prevede l’applicazione del tasso di interesse “uso piazza”, si farà luogo alla applicazione dell’interesse legale, in quanto la non debenza di alcun interesse è prevista solo dall’art. 1815 codice civile per il caso di interessi usurari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 18/01/2010.


Apertura di credito – Clausola di rinvio per la determinazione degli interessi agli usi di piazza – Nullità per indeterminatezza dell’oggetto – Sussistenza – Tasso sostitutivo – Saggio legale vigente..
La clausola del contratto bancario che rinvia per la determinazione degli interessi agli usi di piazza è nulla per indeterminatezza dell’oggetto: il tasso sostitutivo applicabile al rapporto va rinvenuto nel saggio legale di volta in volta vigente, escludendosi che possa trovare applicazione il tasso massimo dei BOT rilevato nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto anche perché in tal modo si determinerebbe il superamento dei tassi fissati dalla legge 108/1996 in tema di usura. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 16/12/2009.


Conto corrente bancario – Interessi ultralegali – Ricalcolo dei rapporti dare-avere – Modalità – Tasso legale e minimo dei Bot nei dodici mesi precedenti..
In caso di nullità per indeterminatezza della clausola avente ad oggetto la corresponsione da parte del correntista di interessi ultralegali, il ricalcolo dei rapporti dare-avere tra banca e cliente deve essere effettuato utilizzando l'interesse legale sino alla data di entrata in vigore del TUB e, per il periodo successivo, impiegando il criterio fornito dall'art. 117 TUB e cioè applicazione del tasso minimo dei Buoni ordinari del Tesoro emessi nei dodici mesi precedenti. (Cecilia Ruggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 06/10/2009.


Omessa indicazione del tasso ultralegale e tasso applicabile. Apertura di credito in conto corrente bancario – Omessa indicazione del tasso ultralegale – Tasso applicabile..
In mancanza dell’indicazione, nel contratto di apertura di credito in conto corrente, dell’eventuale saggio ultralegale sugli interessi debitori, troverà applicazione il tasso legale tempo per tempo vigente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri, 07/07/2009.


Contratti bancari – Nullità delle clausole di determinazione del tasso di interesse – Applicazione del tasso sostitutivo – Contratto di conto corrente bancario – Media dei tassi dei BOT nei dodici mesi precedenti con riferimento alla singola operazione..
Poiché la finalità dell’art. 5 della legge n. 154/1992 è quella di correlare il tasso degli interessi al costo del denaro in senso lato, con riferimento al momento in cui le operazioni relative ai contratti bancari sono state compiute, deve ritenersi che, nel contratto di conto corrente bancario, che non prevede un’unica operazione di finanziamento, la misura degli interessi vari nel corso del rapporto e la media dei tassi di rendimento dei BOT degli ultimi dodici mesi debba essere calcolata non con riferimento alla conclusione del contratto o all’entrata in vigore della legge, ma al momento in cui è stata compiuta la singola operazione. Nel caso del conto corrente bancario di corrispondenza, quindi, gli interessi calcolati ex art. 5 L. n. 154 (poi art. 117 D.Lgs n. 385/93) sono quelli determinati nell’ammontare previsto dal meccanismo di tale norma, con riferimento al tasso minimo e massimo dei BOT, calcolato prendendo a riferimento l’anno della loro emissione anteriore ad ogni operazione intendendo per operazioni attive quelle di erogazione del credito e per operazioni passive quelle di raccolta del risparmio. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 02/02/2009.


Interessi – Determinazione del tasso mediante rinvio agli usi di piazza – Nullità – Applicazione del tasso sostitutivo – Rapporto di durata – Media dei tassi di riferimento dei BOT degli ultimi dodici mesi calcolata con riferimento ad ogni singola operazione. .
Qualora venga dichiarata la nullità della clausola di determinazione dell’interesse mediante rinvio agli usi di piazza contenuta nei contratti di conto corrente, in sua sostituzione, alle partite debitorie, dovrà essere applicato il tasso legale sino all’entrata in vigore della l. 154/1992 e successivamente quello di cui al comma 7 dell’art. 117 del TUB. Quanto a quest’ultimo criterio, va precisato che il tasso fisso, cui la norma si riferisce, se si giustifica con riguardo ad una singola operazione di finanziamento, non altrettanto può dirsi con riferimento ad un rapporto di durata quale quello di conto corrente. Appare quindi preferibile la tesi secondo la quale la misura degli interessi varia nel corso del rapporto e la media dei tassi di rendimento dei BOT degli ultimi dodici mesi va calcolata non con riferimento alla conclusione del contratto o all’entrata in vigore della legge, ma con riferimento  al momento in cui è stata compiuta ogni singola operazione. Attesa la funzione sanzionatrice della norma, alle operazioni che siano attive per la banca va applicato il tasso minimo, a quelle passive per l’istituto di credito quello massimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 12/07/2008.


Risoluzione del contratto di mutuo e interessi sulle rate non scadute. Contratto di mutuo – Inadempimento del mutuatario – Esercizio della facoltà di risoluzione del contratto – Calcolo del credito spettante alla banca – Capitale residuo – Esclusione degli interessi sulle semestralità a scadere – Calcolo degli ulteriori interessi di mora..
In caso di inadempimento del mutuatario, qualora l’Istituto di credito eserciti la facoltà di risolvere il contratto di mutuo, il mutuatario dovrà provvedere all’immediata restituzione dell’intera somma ricevuta, essendo venuto meno il meccanismo di rateizzazione previsto nel contratto ormai risolto. Ne consegue che alla banca compete il diritto di ricevere, oltre all’importo integrale delle semestralità già scadute, la sola quota di capitale residuo e non anche gli interessi conglobati nelle semestralità a scadere. Sul credito così determinato si dovranno poi calcolare gli interessi di mora ad un tasso corrispondente a quello già previsto dal contratto, se superiore al tasso legale, in ossequio al disposto dell’art. 1224, primo comma, cod. civ.. Cassazione Sez. Un. Civili, 19/05/2008.


Conto corrente bancario – Nullità di clausole relative al computo degli interessi – Ricostruzione dei saldi – Applicazione della capitalizzazione cd. equitativa semestrale o annuale – Esclusione..
Nella ricostruzione dei saldi del conto corrente in conseguenza della nullità di clausole di determinazione degli interessi non è consentita alcuna forma di anatocismo, nemmeno quello cd. equitativo semestrale o annuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 18/02/2008.


Conto corrente bancario – Nullità di clausole di addebito di interessi – Azione di restituzione – Prescrizione decennale – Decorrenza dalla chiusura del conto..
L’azione di restituzione degli interessi non dovuti, in quanto addebitati nell’ambito del rapporto di conto corrente sulla base di clausole nulle, si prescrive nel termine di dieci anni, termine che decorre dalla chiusura del conto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 18/02/2008.


Conto corrente bancario – Addebito al correntista di interessi ultralegali – Adempimento di obbligazione naturale – Esclusione..
Non costituisce adempimento di obbligazione naturale il pagamento di interessi ultralegali da parte del correntista in favore della banca essendo avvenuto l’addebito in modo unilaterale senza il consenso del cliente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 23/05/2007.


Conto corrente bancario – Determinazione del saggio di interesse con riferimento agli usi di piazza – Nullità – Tasso sostitutivo – Determinazione – Criteri. .
La nullità della clausola che, per la determinazione del tasso di interesse, faceva riferimento agli usi di piazza comporta che essa va sostituita di diritto ex art. 1419 c.c. con la conseguenza che, per il periodo compreso fra la stipula del contratto e l’entrata in vigore della legge 152/92, trova applicazione la norma di cui all’art. 1284 c.c. mentre, per il periodo successivo, si applica la normativa di cui alla legge 152/92. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 23/05/2007.


Nullità della clausola relativa agli interessi e incostituzionalità del criterio sostitutivo. Contratti bancari – Nullità della clausola di determinazione degli interessi – Applicazione del tasso sostitutivo – Adeguamento trimestrale o annuale – Disparità di trattamento tra clienti e banca e tra correntisti – Sussistenza – Questione di legittimità costituzionale – Non manifesta infondatezza..
E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 5, comma 1, legge 17 febbraio 1992, n. 154, per contrasto con l’art. 3 della Costituzione. E’ infatti irragionevole e fonte di disparità di trattamento in danno dei correntisti la scelta del legislatore che, per un verso, sanziona con la nullità la clausola contrattuale di determinazione del tasso mediante rinvio agli usi e, per altro verso, prevede un tasso sostitutivo immodificabile nel corso del rapporto, consentendo, così, di giungere addirittura ad un risultato premiale e di favore dell’istituto bancario cui in tal modo sono riconosciuti, nel corso del rapporto, interessi maggiori rispetto a quelli conseguenti alla applicazione degli interessi contrattuali. La norma è poi fonte di disparità di trattamento anche tra i correntisti poiché, a seconda della stipula del contratto in data anteriore o successiva alla entrata in vigore delle legge 154/1992, pur in presenza della medesima fattispecie, (nullità della clausola di determinazione degli interessi) i correntisti si vedono applicati, per tutta la durata del rapporto, gli uni l’interesse legale di cui all’art. 1284 cod. civ. e gli altri un tasso pure legale ragguagliato al tasso del rendimento dei bot, ma che in conseguenza della sua invariabilità nel corso del rapporto, finisce con il divenire più elevato non solo rispetto al tasso previsto dal codice ma anche rispetto ai tassi contrattualmente pretesi dalla banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 10/10/2006.


Azione di nullità delle clausole che determinano il tasso di interesse e la capitalizzazione trimestrale – Prescrizione – Insussistenza..
Il dies a quo della decorrenza del termine prescrizionale va individuato in quello della chiusura definitiva del rapporto, atteso che il contratto per la disciplina in conto corrente di operazioni bancarie è un contratto unitario, che dà luogo ad un unico rapporto giuridico articolato in una pluralità di atti esecutivi, laddove i singoli addebitamenti o accreditamenti non danno luogo a distinti rapporti ma determinano solo variazioni quantitative dell’unico originario rapporto, sicché solamente con il saldo finale si stabiliscono definitivamente i  crediti ed i debiti fra le parti. Tribunale Mantova, 21/01/2005.


Tasso di interesse e nullità della clausola - Criterio sostitutivo. Ricorso per ingiunzione – Prova – Saldaconto bancario – Inidoneità – Estratto integrale del conto – Necessità – Contratti stipulati anteriormente l'entrata in vigore della l. 154/92 – Clausola determinativa degli interessi con riferimento agli usi di piazza – Inefficacia – Determinazione degli interessi – Criterio sostitutivo – Individuazione – Modalità di determinazione.

Fusione per incorporazione fra istituti bancari – Riassunzione del giudizio da parte della banca cessionaria del ramo d'azienda – Legittimazione processuale e titolarità del diritto controverso – Sussistenza..
E' nullo il decreto ingiuntivo emesso sulla base del solo saldaconto dovendo essere prodotto il completo estratto del conto da cui evincere le operazioni compiute durante l'intero rapporto.
Le clausole contrattuali stipulate anteriormente all'entrata in vigore della l. 154/92 che, con riguardo agli interessi dovuti dalla clientela, si limitano a fare riferimento alle condizioni praticate usualmente dalle aziende di credito sulla piazza, sono divenute inoperanti a partire dal 9 luglio 1992. Al contratto di conto corrente bancario privato della clausola nulla si applicano gli interessi in misura legale e dunque a) quella calcolata ex art. 1284 c.c. fino all'entrata in vigore della l. n. 154/92; b) quella calcolata ex art. 5 l.n. 154/92 e, poi, ex art. 117 d. lgs. n. 385/93: in tal caso gli interessi vanno determinati con riferimento al tasso minimo e massimo dei BOT calcolato prendendo a riferimento l'anno della loro emissione anteriore ad ogni operazione, con la precisazione che, dopo la chiusura del conto, gli interessi andranno invece calcolati ex art. 1284 c.c..

Nel caso in cui a seguito di fusione per incorporazione fra istituti di credito il processo sia stato dichiarato interrotto e, quindi, riassunto non dall'incorporante, rimasta contumace, bensì dalla diversa banca a cui l'incorporante aveva ceduto un ramo della propria azienda, la cessionaria, sotto il profilo processuale, assume la veste di interveniente volontaria e, sul piano sostanziale, avendo provato la successione nel rapporto oggetto del giudizio, va considerata, essa sola, titolare del diritto controverso. Tribunale Mantova, 10/09/2004.