Massimario di Diritto Finanziario


ALTRI CASI

Legittimazione passiva enti-ponte e banche incorporanti. Obblighi risarcitori per violazione nella negoziazione di titoli propri. Intermediazione finanziaria - Negoziazione titoli propri - Cessione Azienda e rapporti bancari - Legittimazione passiva - Risarcimento danni.
Sussiste la legittimazione passiva e la responsabilità patrimoniale dell'ente-ponte e della Banca Incorporante ai sensi degli artt. 43 e 47 del D.Lgs. n. 180/2015, per le obbligazioni generate dai rapporti giuridici oggetto della cessione.

Le passività corrispondenti ai debiti risarcitori per inadempimento contrattuale da mis-selling sono inclusi nella cessione dell'Azienda bancaria e non sono escluse dall'art. 47 del D.Lgs. n. 180/2015.

L'estinzione del rapporto originario tra le parti anteriormente alla cessione dell'Azienda bancaria non può ritenersi escluso laddove manca una norma espressa che lo preveda come è avvenuto nel caso della disciplina delle c.d. "Banche Venete" mediante l'art. 3, comma 1°, lett. B) del D.L. n. 99/2017. (Stefano Curcio) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 22/10/2018.


Collegamento negoziale, occasionalità e responsabilità contrattuale ed extra contrattuale. Intermediazione finanziaria - Operazioni sul mercato del Forex - Collegamento negoziale - Obblighi della Banca depositaria - Responsabilità contrattuale - Violazione regole generali sul mandato - Assenza concorso di colpa cliente.
Anche in assenza di un collegamento negoziale tra il contratto di conto corrente ed il contratto di intermediazione in cambi forex, sussiste la responsabilità contrattuale della banca depositaria laddove ometta la verifica degli ordini di pagamento pervenuti dalla società di intermediazione in cambi.

Tale responsabilità professionale, di natura contrattuale qualificata, permane nei confronti dei soggetti a tutela del loro affidamento ed in attuazione dei doveri di protezione facenti capo al banchiere.

Sussiste, altresì, la violazione delle regole generali sul mandato in violazione dei vincoli, mentre non sussiste il concorso di colpa del cliente laddove non viene riportata la motivazione della disposizione eseguita dal conto vincolato dallo stesso intrattenuto. (Paoloandrea Monticelli) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 13/09/2018.


Buoni postali: alle Sezioni Unite della Cassazione la questione sulle modalità della modifica unilaterale del tasso di interesse.  .
Rimessa alle sezioni Unite la questione di massima particolare importanza se la riduzione del tasso di interesse sui Buoni Postali fruttiferi possa essere disposta in via unilaterale mediante pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale che la dispone (il ministro disporrebbe quindi al riguardo di un vero e proprio potere discrezionale di modifica unilaterale delle condizioni economiche dell’investimento) oppure, affinché l’applicazione del nuovo tasso sia efficacie, occorre che il risparmiatore sia informato mettendo a sua disposizione presso gli uffici postali le tabelle riportanti i nuovi tassi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31/08/2018.


Mancato lancio dell’OPA e danno subito dall’azionista per la perdita di chance di disinvestimento. Finanza e mercati – Offerta pubblica di acquisto – OPA – Mancato lancio dell’OPA – Danno all’azionista – Perdita di chance di disinvestimento – Raffrontando il prezzo di rimborso delle azioni in caso di Opa con il loro valore effettivo, ritratto dalle risultanze di borsa.
In tema di risarcimento del danno subito dall’azionista in conseguenza del mancato lancio dell’OPA, la valutazione non va rapportata esclusivamente al momento in cui si consuma la violazione dell'obbligo di lancio dell'Opa, essendo «almeno astrattamente possibile ipotizzare un'incidenza di quegli eventi successivi sul valore di borsa dei titoli rimasti nel portafoglio di detti azionisti in termini di compensatio lucri cum damno ove ve ne siano le condizioni» (Cass. 26 settembre 2013, n. 22099; v. pure Cass. 10 febbraio 2016, n. 2665; Cass. 13 ottobre 2015, n. 20560).

Ne discende che il danno da perdita di chance di disinvestimento patito dall'azionista, perciò commisurato alle probabilità che l'azionista avrebbe aderito all'Opa che non ha invece avuto luogo, va determinato raffrontando il prezzo di rimborso delle azioni in caso di Opa con il loro valore effettivo, ritratto dalle risultanze di borsa, secondo il successivo andamento del titolo, nell'arco temporale intercorrente tra il giorno in cui si è consumata la violazione dell'obbligo di Opa e quello del disinvestimento (se vi è stato, ovvero in caso contrario della proposizione della domanda risarcitoria), nella misura in cui, in applicazione dei principi generali, il pregiudizio patito dall'azionista si collochi sul piano delle conseguenze immediate e dirette alla violazione dell'obbligo di Opa, il tutto sempre nei limiti della prevedibilità, salvo non si versi in caso di dolo, e se del caso con liquidazione equitativa, escluso in tutto o in parte, in presenza dei relativi presupposti, il risarcimento in ipotesi di concorso del fatto colposo del creditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25/07/2018.


L'adempimento degli obblighi di comportamento dell'intermediario deve essere valutato con riferimento al fiduciante e non alla società fiduciaria. Intermediazione finanziaria - Accertamento di violazioni della normativa di settore - Interpretazione del contratto - Interpretazione non censurabile in sede di legittimità - Polizza assicurativa sulla vita o investimento in uno strumento finanziario - Rapporto intercorso con società fiduciaria - Valutazione dell'adempimento degli obblighi di comportamento dell'intermediario nei confronti del fiduciante e non della fiduciaria.
Come affermato da Cass. 18 aprile 2012, n. 6061, il giudice di merito, al fine di stabilire se l'impresa emittente, l'intermediario ed il promotore abbiano violato le regole di leale comportamento previste dalla specifica normativa, deve interpretare il contratto, e tale interpretazione non è censurabile in sede di legittimità se immune da vizio di motivazione, al fine di stabilire se esso, al di là del "nomen iuris" attribuitogli, sia da identificare come polizza assicurativa sulla vita (in cui il rischio avente ad oggetto un evento dell'esistenza dell'assicurato è assunto dall'assicuratore) oppure si concreti nell'investimento in uno strumento finanziario (in cui il rischio di "performance" sia per intero addossato all'assicurato).

Nel caso di specie, la corte del merito aveva ritenuto che il rapporto di intermediazione fosse intercorso non con la società fiduciaria, ma la persona fisica fiduciante, nei cui confronti l'adempimento degli obblighi dell'intermediario finanziario avrebbero dovuto essere valutati in ipotesi di operazione inadeguata.

La Cassazione, sul punto, ha quindi affermato che: "Trattasi di conclusione conforme alle comunicazioni Consob n. DI/98086703 del 4 novembre 1998 e n. DIN/6022348 del 10 marzo 2006 relative alla possibilità per le società fiduciarie, alle quali è consentita l'attività di amministrazione statica disciplinata dalla L. n. 1966 del 1939, di rendersi intestatarie di contratti di investimento e di contratti di negoziazione e raccolta ordini per conto dei propri fiducianti. Ciò che condivisibilmente l'organo di vigilanza ha evidenziato è che l'interposizione delle società fiduciarie è consentita in quanto resti sempre e comunque preservata la diretta riferibilità al cliente-fiduciante della volontà contrattuale e delle connesse tutele. E' stato in particolare previsto che "il cliente/fiduciante deve essere reso identificabile in modo univoco attraverso l'attribuzione di un codice convenzionale" e che "l'intermediario deve ricevere dalla fiduciaria tutte le informazioni sul cliente previste dall'art. 28, comma 1, lett. a), del reg. Consob n. 11522 (con l'eccezione dei soli nome e cognome)". A propria volta, sulla scorta dei dati così acquisiti, l'intermediario "deve fornire al cliente, per il tramite della fiduciaria, informazioni adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni delle operazioni o del servizio, la cui conoscenza sia necessaria per effettuare consapevoli scelte d'investimento o disinvestimento". In particolare, la segnalazione dell'eventuale "inadeguatezza" dell'operazione deve essere indirizzata al cliente-fiduciante. In questo quadro la qualificazione di "cliente al dettaglio" o "operatore qualificato" (su quest'ultima nozione si veda Cass. 19 febbraio 2018, n. 3962), classificazione decisiva per il concreto operare delle regole di tutela, la cui piena applicazione è prevista solo con riferimento alla prima categoria, deve essere riferita alla persona del fiduciante quale effettivo investitore, derivandone altrimenti un'elusione della disciplina posta a tutela del "cliente al dettaglio". Irrilevante è quindi che la società fiduciaria rientri nella categoria degli operatori qualificati, dovendosi avere riguardo per la disciplina applicabile alla persona dell'investitore." (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 30/04/2018.


Ha natura finanziaria l'operazione promossa da promotori finanziari di compravendita di opere d'arte con diritto di ripensamento. Intermediazione finanziaria - Strumenti finanziari - Compravendita di opere d'arte garantita da un diritto di "ripensamento" - Natura - Rischio emittente - Operazione ricondotta nel novero dei prodotti finanziari.
Nel caso portato all'attenzione di questa Corte, sulla base della fattispecie concreta e avendo riguardo alla finalità complessiva di scambio, non ci troviamo di fronte a una mera transazione commerciale - nella specie della compravendita di opere d'arte garantita da un diritto di "ripensamento", con restituzione del bene nel termine previsto - ma a un'operazione complessa, promossa da promotori finanziari, costituita dalla sottoscrizione di un contratto di compravendita di opere d'arte a un prezzo scontato con una percentuale variabile tra il 5% e il 7% del prezzo indicato in listino con la facoltà per gli acquirenti di risolvere il contratto e di ottenere, una volta scaduto il termine convenuto, la restituzione dell'importo superiore rispetto a quello versato al momento dell'acquisto e pari al prezzo di listino dell'opera d'arte.

Tale operazione complessa, caratterizzata dalla predeterminazione dell'importo promesso, non è esente da rischio - nella specie del "rischio emittente" - così come indicato da questa Corte, in fattispecie del tutto analoga, per il riconoscimento della sussistenza di un prodotto finanziario (Cass. n. 2736/2013 in cui il meccanismo negoziale consisteva nella consegna in affidamento di un diamante del valore ipotetico di 1.000 euro, chiuso in un involucro sigillato, contro il versamento in denaro della stessa somma e l'impegno della società, dopo dodici mesi, di "riprendersi" il diamante, restituendo il capitale di 1.000 euro e corrispondendo l'importo di 80 euro a titolo di custodia, meccanismo attraverso cui si realizzava un investimento del capitale con la prospettiva dell'accrescimento delle disponibilità investite). Si ritiene infatti che «poiché anche il "rischio emittente" è incluso nell'alea assunta dall'investitore mediante l'investimento, ai fini della configurabilità della presenza di un prodotto finanziario, con la correlata applicazione della disciplina in materia di sollecitazione, è sufficiente che sussista l'incertezza in merito non all'entità della prestazione dovuta o al momento in cui questa sarà erogata - bensì alla capacità stessa dell'emittente di restituire il tantundem, con la maggiorazione promessa». (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 12/03/2018.


Buoni postali fruttiferi: natura e remunerazione. Buoni postali fruttiferi – Natura – Remunerazione – Buoni Postali sottoscritti successivamente al 13/6/1986 – Rendimento cartolare.
I Buoni Postali Fruttiferi disciplinati dal D.P.R. 29 marzo 1973 n. 156 (approvazione del T.U. delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni) non sono titoli di credito, ma meri titoli di legittimazione, sicché deve ritenersi prevalgano, sul loro tenore letterale, le successive determinazioni ministeriali in tema di interessi ai sensi dell'art. 173 T.U. cit., come modificato dall'art. 1 D.L. 30 settembre 1974 n. 460 (conv. nella L. 25/11/74 n. 588) (Cass. sez. I 16/12/05 n. 27809);

Se in corso di rapporto non interviene un decreto che ritocca il tasso, è escluso che possa proporsi qualsiasi modificazione della situazione esistente al momento della sottoscrizione da parte del risparmiatore, mentre un eventuale provvedimento ministeriale che dovesse sopravvenire all’emissione del titolo determina una legittima variazione dei diritti spettanti ai sottoscrittori

Per i Buoni Postali sottoscritti successivamente al 13/6/1986 è fondata la pretesa di restituzione tra i rendimenti cartolari e quanto percepito dal beneficiario. (Francesco Giordano) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 08/03/2018.


Obblighi della banca depositaria nelle operazioni sul Forex. Collegamento negoziale, occasionalità e responsabilità contrattuale ed extra contrattuale. Intermediazione finanziaria - Operazioni sul mercato del Forex - Separazione patrimoniale - Collegamento negoziale - Occasionalità necessaria - Obblighi della Banca depositaria.
Le operazione valutarie a pronti possono generare solo il regolamento economico immediato diversamente da quelle in cui si rinvia al futuro l'esecuzione e il pagamento, per le quali sono previsti i margini per la garanzia della futura copertura.

La Banca mediante la creazione del conto vincolato alla operatività dell'intermediario Forex pone in essere lo strumento necessario e indispensabile per la attività dell'intermediario e ne definisce la operatività, la cui futura violazione andrà imputata come responsabilità a titolo oggettiva alla Banca che aderendo all'accordo di collaborazione e collaborando con l'intermediario consapevolmente accetta rischi insiti in tale sua particolare scelta imprenditoriale.

Sussiste il collegamento negoziale sia dal punto di vista degli interessi perseguiti che dal punto di vista dell’operatività concreta dei soggetti e dell'oggetto non potendo l'intermediario detenere alcuna somma del cliente ed avendo necessità di avvalersi di un istituto di credito che consenta il perseguimento del contratto concluso con il comune cliente.

L'esecuzione a favore dell'intermediario in unica soluzione dei bonifici sempre al momento dei versamenti sul conto vincolato del cliente mostra la consapevolezza della banca di operare un illegittimo trasferimento dal conto vincolato, di violare il divieto che l'intermediario possa detenere le disponibilità liquide dei clienti ed il principio di separatezza patrimoniale.

La Banca è tenuta alla verifica sostanziale e non solo della legittimità formale delle richieste di bonifico pervenute dall'intermediario perché lo richiede il preminente interesse della cliente e perché non è ignota alla Banca l’attività in concreto esercitata dalla società.

In presenza di un’operazione manifestamente anomala che possa compromettere l’interesse del correntista che abbia affidato alla banca i propri depositi rientra nei doveri di esecuzione di buona fede il rifiutare il compimento o quanto meno di informarne preventivamente il cliente. (Paoloandrea Monticelli) (riproduzione riservata) Appello Roma, 18/12/2017.


Risoluzione bancaria: cessione all'ente ponte e diritti risarcitori derivanti da comportamenti antecedenti la cessione. Titoli azionari - Risarcimento del danno derivante dal pregiudizio subito dagli investitori aderenti all'aumento di capitale offerto in opzione sulla base di un prospetto inveritiero - Obblighi gravanti sull'emittente i titoli azionari in riferimento ai diritti patrimoniali e amministrativi in essi incorporati - Distinzione

Banche - Risoluzione - Cessione all'ente ponte - Passività corrispondenti ad obblighi risarcitori dell'emittente derivanti da condotte antecedenti la cessione.
L'obbligo al risarcimento del danno derivante dal pregiudizio subito dagli investitori aderenti all'aumento di capitale offerto in opzione sulla base di un prospetto inveritiero è diverso e distinto da quelli gravanti sull'emittente i titoli azionari in riferimento ai diritti patrimoniali e amministrativi in essi incorporati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui la cessione all'ente ponte dell'azienda bancaria in risoluzione preveda il trasferimento di "tutti i diritti, le attività e le passività costituenti l'azienda bancaria della banca in risoluzione", in mancanza di espressa esclusione, nella cessione devono intendersi ricomprese anche le passività corrispondenti ad obblighi risarcitori dell'emittente derivanti da condotte antecedenti la cessione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 08/11/2017.


Buoni fruttiferi postali e richiesta a vista all’ufficio postale di emissione del pagamento dell’intero importo del buono comprensivo degli interessi. Buoni fruttiferi postali - Clausola di pari facoltà di rimborso - Richiesta a vista all’ufficio postale di emissione del pagamento dell’intero importo del buono comprensivo degli interessi maturati.
Ai buoni fruttiferi postali con clausola di pari facoltà di rimborso emessi antecedentemente all’entrata in vigore del D.M. 19.12.2000 deve applicarsi la disciplina contenuta nel D.P.R. n. 156/1973 e nell’art. 208 del regolamento di esecuzione del 1989, in base alla quale il rimborso del buono fruttifero non è subordinato ad alcuna particolare o specifica modalità di riscossione e consente al portatore e cointestatario del titolo, avvalendosi della clausola di pari facoltà di rimborso, di chiedere a vista all’ufficio postale di emissione il pagamento dell’intero importo del buono, comprensivo degli interessi maturati, senza che sia necessaria, anche nell’ipotesi di altro cointestatario del medesimo buono, la quietanza congiunta degli aventi diritto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Milano, 25/10/2017.


La banca deve informare il cliente dell’illiquidità dei titoli proposti. Contratti finanziari – Azioni di istituto di credito non quotato – Illiquidità – Obbligo di informazione al cliente – Sussiste – Valutazione di appropriatezza – Obbligo – Sussiste.
Intrinseche limitazioni fattuali agli scambi costituiscono, in alternativa alla loro impossibilità giuridica, elemento caratterizzante dei titoli illiquidi. Di conseguenza il prezzo di realizzo rimane teorico, per non dire del tutto aleatorio.
Di ciò il cliente deve essere avvertito prima della conclusione dell’operazione, per essere messo in condizioni di effettuare un acquisto perfettamente consapevole.
Rilevano nel caso le indicazioni della comunicazione Consob relativa al “dovere dell’intermediario di comportarsi con correttezza e trasparenza e buona fede in sede di distribuzione di prodotti finanziari illiquidi” del 2009, che stabilisce numerosi e assai stringenti obblighi di trasparenza ex ante a carico dell’intermediario.
Dall’art.42 reg.16190/2007 deriva l’obbligo di valutare l’appropriatezza delle operazioni di investimento, che implica l’acquisizione da parte dell’intermediario di informazioni in merito alle conoscenze ed esperienze del cliente in materia di investimenti. [Nella fattispecie, il Giudice ha accertato la responsabilità della banca per violazione degli obblighi informativi verso il cliente e per avere omesso la verifica della sua capacità di comprendere gli specifici profili di rischio connessi ai titoli acquistati, e ha pertanto condannato l’istituto di credito a rifondere il prezzo d’acquisto delle azioni.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 21/03/2017.


Responsabilità dell’intermediario. Contratti di investimento – Titolo emesso da banca poi andata in default – Acquistato da investitore esperto – Responsabilità della banca intermediaria – Esclusione – Incertezza su possibili futuri rimborsi – Indeterminatezza della domanda.
Qualora la parte abbia dichiarato un’esperienza nell’investimento molto alta, con una propensione al rischio media e un lungo termine nell’orizzonte temporale, e abbia investito un capitale ingente in un paniere azionario di grande spessore e qualità, il pensare che l’investitore sia uno sprovveduto consumatore cozza contro l’id quod plerumque accidit.
Il default di un istituto di credito di altro stato sovrano è un evento certamente non prevedibile; e poiché il titolo emesso dall’istituto medesimo era uscito dal cd. paniere dopo la dichiarazione di default, nulla avrebbe potuto fare la banca per evitare la perdita economica dell’attore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 18/02/2017.


‘Operazioni baciate’: nullità della vendita di azioni della banca controllata contestualmente ad apertura di credito. Contratti finanziari – Acquisto di azioni di banca controllata dall’istituto collocante – Abbinamento con apertura di credito – Nullità .
L’acquisto di azioni di una banca con finanziamento concesso da un istituto di credito controllato dalla prima, in abbinamento alla concessione di apertura di credito, viola norme imperative, e la violazione è rilevata d’ufficio.
Può presumersi che la controllata abbia collocato le azioni di nuova emissione su sollecitazione della controllante in un’operazione di raccolta di capitali massiva.
La contestualità tra finanziamento e acquisto di azioni, l’assenza di provvista sul conto al momento del passaggio del’operazione di acquisto e il nesso di controllo tra le due società appaiono sufficienti ad affermare la violazione dell’art.2358 c.c., con conseguente nullità dell’operazione di utilizzo della provvista di fido.
Se l’impresa ha una posizione dominante all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, l’abbinamento di prodotti può rappresentare pratica abusiva ai sensi dell’art.3, lett.d), della legge 287/90.
Al fine di verificare una pratica abusiva rileva l’operazione “com’è”, non la rappresentazione che ne è stata data sulla carta.
Alla nullità dell’atto segue lo storno dal saldo debitore: a) del capitale corrispondente all’investimento fatto; b) del delta di interessi indotto dai maggiori numeri debitori generati dal saldo capitale indebito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 02/02/2017.


Atipicità del contratto di mutuo indicizzato in base al cambio di valuta estera. Contratti bancari – Mutuo fondiario – Indicizzato in valuta estera – Clausola di indicizzazione in base alla fluttuazione del cambio della valuta – Atipicità del contratto – Necessità di apposita stipulazione e informazione della clausola – Sussiste.
Il contratto di mutuo fondiario indicizzato in valuta estera in cui sia inserito un fattore di rischio (cioè, l’andamento della valuta estera rispetto al suo cambio contrattualmente convenuto) non è un comune mutuo fondiario (negozio tipico commutativo) ma un mutuo cui è abbinato un rilevante fattore di rischio finanziario (negozio tipico di natura aleatoria); cosicché occorre valutare se nell’ambito delle clausole siano contenuti profili del tutto aleatori che sono incompatibili con la causa tipica di un mutuo fondiario e che pertanto necessitano di apposita stipulazione e corretta informazione, trattandosi di contratto del tutto atipico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 14/12/2016.


È nulla la rinuncia all'azione di regresso ex art. 195 TUB. Intermediazione finanziaria - Azione di regresso ex articolo 195 TUB - Rinuncia - Nullità.
L'azione di regresso prevista dall'art. 195, comma 9, d.lgsl. n. 58 del 1998 ha natura di obbligazioni accessori di legge, come tale, inderogabile stante la natura degli interessi alla trasparenza del mercato finanziario ed alla tutela del risparmio a copertura costituzionale. Ne consegue che la delibera con cui le società e gli enti che operano nel mercato finanziario rinunziano all'azione di regresso, disciplinata dalla suddetta norma imperativa, è nulla per violazione dell'art. 1418 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 31/03/2016.


Intermediazione finanziaria - Attività svolta da soggetto non abilitato in collaborazione con l'Istituto bancario - Responsabilità solidale della banca - Sussistenza.
La banca che presti la propria collaborazione all'attività di intermediazione finanziaria svolta da soggetto non abilitato risponde in solido con l'intermediario dei danni sofferti dai clienti in caso di esito sfavorevole degli investimenti. (Alessandro Ghelardini) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 29/01/2016.


Consorzio Patti Chiari: obblighi informativi nei confronti della comunità degli investitori in ordine al mancato rimborso ed alla variazione del prezzo. Consorzio Patti Chiari - Formazione dell'elenco dei titoli - Dichiarazione del Consorzio in ordine all'aggiornamento dell'elenco - Obbligo di aggiornamento quotidiano e di informazione degli investitori - Promessa effettuata dal Consorzio alla comunità degli investitori

Consorzio Patti Chiari - Informazione contenuta nell'opuscolo - Assunzione dell'obbligo di garanzia in ordine al valore dell'investimento per quanto attiene al mancato rimborso e la riduzione di valore dei titoli

Consorzio Patti Chiari - Metodo di calcolo del VaR - Scelta esclusiva del Consorzio Patti Chiari - Trasferimento sugli investitori del rischio di eventuali errori - Esclusione

Consorzio Patti Chiari - Impegno del consorzio in ordine al verificarsi di una probabilità evidenziata da specifico indicatore - Obbligo di tenere la medesima condotta in presenza di indicazioni negative ma di oscillazioni comunque verificatesi - Sussistenza

Consorzio Patti Chiari - Prevedibilità del default di alcuni titoli - Non univocità degli indicatori - Informazione dell'oscillazione di prezzo - Necessità

Consorzio Patti Chiari - Alta esperienza dell'investitore - Scelta di titoli con buoni rating e valutazione di mercato - Elemento sintomatico di scelta di investimenti sicuri.
Le dichiarazioni rese dall’ente Consorzio Patti Chiari sia in sede di indicazione del proprio oggetto sociale sia soprattutto con specifico riferimento al prospetto dell’elenco delle obbligazioni a basso rischio e rendimento sono tali da generare un’obbligazione in capo al consorzio medesimo. Qualora, infatti, CPC affermi che “l’elenco viene aggiornato quotidianamente per verificare se un titolo ha perso anche solo uno dei requisiti fondamentali”, l'affermazione comporta l’obbligo di aggiornare l’elenco quotidianamente e di rendere edotti gli investitori di eventuali modifiche all’elenco secondo lo schema descritto alla successiva pag. 25 dell'opuscolo ove si parla di: aumento del rischio modesto, comunicazione nell’estratto conto successivo, aumento del rischio rilevante, comunicazione entro 2 giorni.
In tale situazione, si configura, infatti, una promessa effettuata dal consorzio alla comunità degli investitori che scelgano per i propri impieghi titoli inseriti nel citato elenco espressamente richiamato in ciascun ordine di investimento; si configura, quindi, l’assunzione di un impegno continuativo durante l’investimento in termini di informazione ma anche in termini di condotta specifica aventi ad oggetto l'aggiornamento dell’elenco e l'avviso agli investitori nell'ipotesi di aumento del rischio. Detto impegno, ai sensi dell’art. 1989 c.c., è rivolto a persone indeterminate che vengano a trovarsi nella specifica situazione descritta nella promessa medesima di avere impiegato i propri denari in titoli inseriti nell’elenco dei titoli a basso rischio e rendimento. L’assunzione dell’obbligo in capo al CPC prescinde, quindi, dall’adesione dei singoli beneficiari della promessa (gli investitori), che concludono l’unico contratto bilaterale configurabile nella fattispecie concreta con la banca intermediaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Le articolate (per quanto divulgative) precisazioni esposte nell’opuscolo messo a disposizione degli investitori dal Consorzio Patti Chiari conducono a delineare in capo al primo il ruolo di garante in ordine al valore dell’investimento sotto due distinti profili: garanzia dal mancato rimborso del titolo alla scadenza (quindi garanzia resa assicurando il mantenimento nell’elenco di soli titoli con rating non inferiore a "A-") nonché garanzia dal rischio di riduzione di valore dell’investimento per l'ipotesi in cui l’investitore intenda vendere i propri titoli prima della scadenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La scelta del metodo scientifico di calcolo del VaR, cui affidare le valutazioni prodromiche all’adempimento dell'obbligo informativo nei confronti degli investitori, è scelta esclusiva del Consorzio Patti Chiari, scelta che non può trasferire sugli investitori il rischio di eventuali errori provenienti da soggetti terzi ed estranei ad ogni rapporto con gli investitori medesimi. Il metodo RiskMetrics per la misurazione del VaR non è del resto menzionato nell'opuscolo messo a disposizione dal Consorzio Patti Chiari e, quindi, non è in alcun modo entrato a far parte della promessa resa dal consorzio agli investitori e potrà tutt'al più rilevare come attendibile metodo di calcolo ove le parti non lo abbiano contestato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

L'assunzione di un impegno con riferimento al verificarsi di una probabilità, evidenziata da uno specifico indicatore (nel caso specifico il VaR), non esime dall’obbligo di tenere la medesima condotta quando, pur risultando negativo l’indicatore probabilistico, la circostanza si verifichi in concreto nella realtà. (Nel caso specifico, il tribunale ha ritenuto che se fosse emersa in concreto una significativa variabilità del prezzo di mercato non registrata dall’indicatore probabilistico, ugualmente il Consorzio Patti Chiari avrebbe dovuto delistare il titolo e informare l'investitore). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In tema di prevedibilità del default, se è del tutto condivisibile la valutazione in ordine alla non univocità degli indicatori ai fini della riconoscibilità del rischio di default, deve comunque ritenersi sussistente l'obbligo assunto dall'intermediario (nel caso di specie Consorzio Patti Chiari) avente ad oggetto non solo l'informazione sul rischio di default, ma anche l'informazione sul rischio di oscillazione di prezzo e di conseguente diminuzione di valore del titolo sul mercato finanziario, ciò ai fini della valutazione della perdita per l'ipotesi che il risparmiatore intenda vendere il titolo prima della scadenza.

Se l’oscillazione di prezzo e l’allargamento del differenziale Bid-Ask non sono sufficienti indicatori esaustivi del rischio di default del titolo acquistato dall'investitore, gli stessi integrano comunque adeguata prova del rischio di oscillazione di prezzo. Inoltre, l’eventualità che detto rischio non sia stato riscontrato da altri indicatori (nel caso specifico il VaR), non vale di per sé ad escludere la responsabilità del Consorzio Patti Chiari, in quanto il fatto che un indicatore probabilistico non abbia rilevato l’aumento del rischio di mercato non esenta comunque il consorzio dall’obbligo di prendere atto dell’aumento del rischio di oscillazione del prezzo che si sia in effetti verificato e dall'assumere le condotte conseguenti in ordine alla revisione della lista di titoli “sicuri”. (Nel caso specifico, il tribunale ha ritenuto che CPC avrebbe dovuto delistare il titolo dopo il crollo del prezzo e l’evidente allargamento del differenziale Bid-Ask, atteso che uno dei due rischi che il consorzio si proponeva di evitare per i “propri” investitori (ovvero il rischio di oscillazione del prezzo del titolo) si era in effetti verificato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il fatto che i titoli acquistati dall'investitore nell'ambito della diversificazione degli investimenti appartenessero tutti al novero dei titoli “garantiti” da Patti Chiari ed il fatto che nonostante l’alta esperienza in materia finanziaria riferita in sede di profilatura l'investitore avesse scelto esclusivamente titoli con ottimi rating e valutazioni di mercato (“rating in linea o superiore a quello dello Stato italiano”) costituisce elemento sintomatico dell’intenzione dell’investitore di impiegare i denari in modo sicuro e ciò non solo con riferimento al rischio default, ma anche con riferimento al rischio di perdita di valore dovuta a oscillazioni di prezzo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 23/04/2015.


Intermediazione finanziaria - Operazioni sul mercato dei cambi - Prelievi per margine operativo - Autorizzazione del cliente - Necessità.
La banca deve restituire al cliente i prelievi effettuati a titolo di margine operativo per operazioni sul mercato dei cambi qualora il contratto preveda la possibilità di prelevare e quindi di regolare sul conto corrente esclusivamente le operazioni chiuse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 27/09/2014.


Intermediazione finanziaria - Operazioni sul mercato dei cambi - Circolare della Banca d'Italia 52561/2010 - Natura interpretativa.
La circolare della Banca d'Italia 52561/2010, relativa all'attività di intermediazione in cambi, costituisce interpretazione autentica delle modalità di svolgimento di detta attività ed è pertanto applicabile anche a fattispecie anteriori regolate dal medesimo quadro normativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 27/09/2014.


Operazioni sul mercato Forex e obblighi informativi della banca. Intermediazione finanziaria - Operazioni sul mercato Forex - Autorizzazione all'intermediario finanziario ad operare continuativamente sul conto corrente del cliente - Responsabilità della banca per le operazioni eseguite dall'intermediario - Esclusione - Obbligo della banca in ordine ai rischi del mercato - Esclusione.
Nell'ipotesi in cui un intermediario finanziario operante sul mercato Forex venga dal cliente autorizzato ad operare sul proprio conto corrente, la banca è estranea al contratto di intermediazione in cambi intercorso tra l'intermediario e la cliente e non è pertanto tenuta all'adempimento degli obblighi informativi che gravano, invece, sull'intermediario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 10/09/2014.


Nessun collegamento tra il contratto di negoziazione in cambi e il conto corrente di appoggio. Forex - Rapporto tra il contratto di intermediazione in cambi e il contratto di conto corrente - Collegamento negoziale - Esclusione.
Non esiste collegamento negoziale tra il contratto stipulato con un intermediario finanziario operante sul mercato Forex per l'effettuazione di operazioni di gestione cambi e il contratto di conto corrente stipulato con la banca al fine di fornire la provvista di dette operazioni e ciò anche nell'ipotesi in cui i due contratti siano stati stipulati in occasione ed allo scopo di regolare l'operatività sul mercato Forex. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 20/06/2014.


Contratti di credito collegati e tutela del consumatore in caso di inadempimento del fornitore. Mutuo - Finanziamento finalizzato all’acquisto - Art 125 quinquies TUB - Diritto intertemporale.

Mutuo - Finalizzato finalizzato all’acquisto - Collegamento - Ipotesi rilevanti - Fattispecie..
Nei contratti di credito collegati la tutela del consumatore in caso di inadempimento del fornitore è disciplinata dal nuovo art. 125 quinquies TUB. Il fatto che il contratto di servizio e quello di finanziamento siano stati conclusi prima dell’entrata in vigore dell’art 125 quinquies TUB è irrilevante ai fini dell’applicazione della norma. (Alessandro Botti) (riproduzione riservata)

La stipulazione di un accordo che attribuisca al finanziatore l’esclusiva per la concessione del credito al cliente del fornitore non è condizione necessaria ai fini della configurazione di un collegamento negoziale rilevante ai fini dell’applicazione dell’art. 125 quinquies TUB. Basta al riguardo che il contratto di finanziamento sia proposto dalla società erogatrice del servizio ed accettato dal cliente contestualmente alla stipulazione del contratto di servizio. (Alessandro Botti) (riproduzione riservata) ABF Milano, 23/10/2012.


Contratto di opzione stipulato tra privati e mediazione obbligatoria. Contratto di opzione su azioni - Contratto stipulato tra privati - Mediazione obbligatoria - Esclusione.

Mediazione obbligatoria - Individuazione delle controversie relative a "contratti assicurativi, bancari e finanziari" - Riferimento alla natura professionale di una delle parti..
Il contratto di opzione su azioni stipulato tra privati senza l'intervento di un operatore professionale o finanziario non rientra nell'ambito delle controversie in materia di contratti finanziari, per le quali il legislatore all'articolo 5 del d.lgs. 28/2010 ha previsto la mediazione obbligatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'espressione letterale dell'articolo 5 del d.lgs. 28/2010 nonché la Relazione al citato d.lgs. consentono di ritenere che, allo scopo di individuare la categoria delle controversie soggette a mediazione obbligatoria relative a "contratti assicurativi, bancari e finanziari" si debba fare riferimento alla natura "professionale" di una delle parti piuttosto che alle specifiche tipologie contrattuali, le quali sono di per se stesse di difficile ricostruzione sistematica sulla scorta del nomen juris utilizzato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16/03/2012.


Mandato alla Task Force Argentina e improcedibilità dell’azione individuale. Intermediazione finanziaria – Obbligazioni argentine – Adesione all’arbitrato internazionale ICSID – Improcedibilità dell’azione nei confronti dell’intermediario – Sussistenza..
E’ improcedibile nei confronti dell’istituto di credito intermediario la domanda proposta dall’investitore che abbia aderito al giudizio arbitrale internazionale promosso presso l’Icsid (International Centre for the Settlement of the Investment Disputes - Centro Internazionale per la Risoluzione delle controversie in materia di investimenti, istituito presso la Banca Mondiale con la Convenzione di Washington del 18 marzo 1965, ratificato in Italia con legge n. 1093 del 1970) con mandato conferito, e mai revocato, alla TFA (Task force Argentina - Associazione per la tutela degli investitori in titoli Argentina). (Nunzio Salice) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 08/02/2010.


Polizze-unit linked, contratti a causa mista e applicazione del regolamento Consob. Polizze – Unit linked – Rischio del capitale assicurato gravante sull'investitore – natura di strumenti finanziari – Applicazione del d.lgs. n. 58/1998 anche prima delle modifiche legislative introdotte dal d.lgs. n. 330/2006. (13/07/2010).
Il fatto che nelle polizze unit linked l'entità del capitale o della rendita dipenda dalla maggiore o minore redditività dell'investimento comporta che l'intero rischio di questo gravi sull'assicurato e ciò a fronte di un premio e di spese di emissione del contratto che la compagnia di assicurazioni percepisce senza alea alcuna. Questo genere di contratti può quindi considerarsi sorretto da causa mista, con prevalenza di quella finanziaria, ove la veste della polizza vita ha il solo scopo di individuare i momenti in cui l'assicuratore dovrà effettuare la prestazione alla quale è obbligato; in considerazione di ciò, alle polizze in questione, che presentano le caratteristiche tipiche degli strumenti finanziari, è applicabile la normativa di cui al d.lgs. n. 58/1998 e ciò anche prima delle modifiche legislative introdotte dal d.lgs. n. 330/2006. (fb) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 23/09/2009.


Intermediazione finanziaria e pegno rotativo. Pegno – Apertura di credito garantita dal cd pegno rotativo – Applicazione della normativa dell’intermediazione finanziaria – Necessità..
L’acquisto di titoli posti a garanzia di una apertura di credito con la modalità del cd. pegno rotativo soggiace alla normativa prevista per la negoziazione degli strumenti finanziari, con la conseguenza che devono essere rispettate le regole da tale normativa previste, ivi comprese quelle in tema di forma dei contratti e di conflitto di interessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 11/09/2008.