LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO I
Delle obbligazioni in generale
CAPO III
Dell'inadempimento delle obbligazioni

Art. 1227

Concorso del fatto colposo del creditore
TESTO A FRONTE

I. Se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l'entità delle conseguenze che ne sono derivate.

II. Il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza.


GIURISPRUDENZA

Intermediazione finanziaria – Responsabilità contrattuale dell’intermediario – Violazione degli obblighi informativi ex art. 21 TUF in relazione ad operazioni ad alto rischio – Concorso di colpa ex art. 1227 c.c. dell’investitore non professionale della produzione del danno – Generale esclusione – Condotta dell’investitore che non disinveste su consiglio dell’intermediario – Carattere colposo ai sensi dell’art. 1227 c.c. – Esclusione.
Nella prestazione dei servizi di investimento, qualora l’intermediario abbia dato corso all’acquisto di titoli ad alto rischio senza adempiere ai propri obblighi informativi, ed il cliente non rientri nelle categorie di investitore qualificato o professionale previste dalla normativa di settore, non è configurabile alcun concorso di colpa di quest’ultimo nella produzione del danno. In particolare, non costituisce concorso colposo ex art. 1227 c.c. la condotta dell’investitore che non accoglie i suggerimenti, provenienti dall’intermediario, di disinvestimento totale o parziale rispetto ai titoli già acquistati, atteso che tale condotta non comporta un’esposizione volontaria ad un rischio, né viola una regola di comune prudenza. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 2018.


Dichiarazione falsa o reticente del terzo pignorato – Responsabilità ex art. 2043 c.c. – Esperibilità in autonomo giudizio.
Il terzo pignorato, chiamato a rendere la dichiarazione, ai sensi dell’art. 547 cod. proc. Civ., deve fornire indicazioni complete e dettagliate dal punto di vista oggettivo, in modo da consentire l’identificazione dell’oggetto della prestazione dovuta al debitore esecutato, compresi il titolo ed il quantum del credito pignorato; invece, dal punto di vista soggettivo, è necessario e sufficiente che dichiari quali siano i rapporti intrattenuti soltanto col soggetto che nell’atto di pignoramento è indicato come debitore sottoposto ad esecuzione. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui il pignoramento sia rivolto nei confronti di un organo dell’apparato di uno Stato Estero privo di autonomia patrimoniale o che si avvalga di altri organi o soggetti per adempiere alle proprie obbligazioni, deve essere il creditore procedente a farsi carico di tale situazione dandone atto nel pignoramento. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)

L’instaurazione del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo (oggi la contestazione della dichiarazione del terzo ai sensi dell’art. 549 cod. proc. civ. come sostituito dalla legge 24 dicembre 2012 n. 228) non costituisce condizione di proponibilità della domanda risarcitoria, potendo tutt’al più la mancata contestazione della dichiarazione del terzo rilevare come fatto colposo del creditore, la cui valutazione ai sensi dell’art. 1227, comma primo o comma secondo, cod. civ costituisce oggetto di un accertamento di fatto demandato al giudice di merito.
Ne consegue che l’azione di responsabilità ai sensi dell’art. 2043 cod. civ. da parte del creditore procedente che assuma di avere subito danni per la dichiarazione falsa o reticente resa dal terzo pignorato nel processo di espropriazione presso terzi può essere esperita con giudizio autonomo e distinto da questo processo. (Stefano Bazzani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 28 Febbraio 2017, n. 5037.


Assegni – Illecita negoziazione del titolo – Concorso di colpa del creditore ex art.1227 c.c. – Responsabilità della banca negoziatrice – Insussistenza.
Nessuna responsabilità è imputabile alla banca negoziatrice dell’assegno nell’ipotesi in cui il comportamento illecito dell’agente, che ha agito per anni come rappresentante della compagnia assicuratrice senza averne i relativi poteri, non è mai stato oggetto di contestazione da parte della compagnia stessa, posto che detta condotta integra senza dubbio un comportamento colposo del creditore che ha concorso ex art. 1227 c.c. in modo determinante a provocare il danno lamentato nel presente giudizio. (Nicola Scopsi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Gennaio 2017.


Intermediazione finanziaria – Responsabilità dell’intermediario per fatto illecito del promotore finanziario ex art. 31 d.lgs. n. 58/1998 – Natura oggettiva – Nesso di occasionalità necessaria tra condotta del promotore e danno arrecato al terzo – Sufficienza

Intermediazione finanziaria – Responsabilità dell’intermediario per fatto illecito del promotore finanziario ex art. 31 d.lgs. n. 58/1998 – Consegna al promotore di somme di denaro con modalità difformi – Appropriazione indebita delle somme – Interruzione nesso di causalità tra attività svolta dal promotore e consumazione dell’illecito – Esclusione

Intermediazione finanziaria – Responsabilità dell’intermediario per fatto illecito del promotore finanziario ex art. 31 d.lgs. n. 58/1998 – Responsabilità esclusiva o concorrente del cliente ex art. 1227 c.c. nella determinazione dell’evento lesivo – Esclusione
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Il disposto dell’art. 31, III co., del D.Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 (norma che costituisce una specificazione della generale previsione dell’art. 2049 c.c) configura, in capo all’intermediario, una responsabilità oggettiva indiretta per il fatto illecito del promotore finanziario cui abbia conferito l’incarico. Tale responsabilità sorge a prescindere dalla sussistenza di uno stretto nesso eziologico tra le mansioni in concreto affidate al promotore e l’evento dannoso, essendo invece sufficiente la sussistenza di un rapporto di occasionalità necessaria (e cioè l’insorgenza di una situazione, per effetto dell’incarico affidato, tale da aver agevolato o reso possibile il fatto illecito ed il conseguente evento dannoso, quand’anche l’incaricato abbia agito al di là delle proprie incombenze o addirittura violando le prescrizioni impartite, purché nell’ambito delle proprie mansioni). (Valentina Greco) (riproduzione riservata)
 
La mera circostanza che il cliente abbia consegnato al promotore finanziario somme di denaro con modalità difformi da quelle con cui quest’ultimo sarebbe legittimato a riceverle, di per sé sola, non vale, in caso d’indebita appropriazione di dette somme, ad interrompere il nesso di causalità esistente tra lo svolgimento dell’attività del promotore finanziario e la consumazione dell’illecito, e non preclude, pertanto, la possibilità d’invocare la responsabilità solidale dell’intermediario preponente, atteso che la richiamata normativa è destinata a tutelare gli interessi del risparmiatore e non può essere, quindi, interpretata nel senso che da essa derivi un onere di diligenza a carico del medesimo, la cui violazione gli sia addebitabile a titolo di colpa concorrente o esclusiva. (Valentina Greco) (riproduzione riservata)

È esclusa la responsabilità esclusiva o concorrente della cliente ex art. 1227 c.c. nella determinazione dell’evento lesivo non risultando in alcun modo la collusione o la consapevole e fattiva acquiescenza della cliente agli illeciti perpetrati dal promotore e dovendosi, anzi, ritenere che quest’ultimo sia riuscito ad ottenere il versamento con modalità anomale delle somme destinate ad investimenti proprio approfittando del rapporto fiduciario instaurato con la cliente. (Valentina Greco) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 02 Febbraio 2016.


Attività medico-chirurgica – Intervento di sterilizzazione – Omessa esecuzione dell’intervento richiesto – Responsabilità della struttura sanitaria – Sussiste
 
Risarcimento del danno – Concorso del fatto colposo del danneggiato – Omesso ricorso alla procedura di interruzione volontaria della gravidanza – Riconducibilità dell’intervento abortivo alla ordinaria diligenza – Esclusione
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Il secondo comma dell'art. 1227 cod. civ., nel porre come condizione per il risarcimento dei danni l'inevitabilità degli stessi da parte del creditore, impone a quest’ultimo una condotta attiva diretta ad impedire le conseguenze dell'altrui comportamento dannoso, ma nei limiti dell’ordinaria diligenza, laddove si intendono comprese nell'ambito dell'ordinaria diligenza, all'uopo richiesta, soltanto quelle attività che non siano gravose o eccezionali o tali da comportare notevoli rischi o rilevanti sacrifici. (Chiara Zompì) (riproduzione riservata)

Il dovere di usare l’ordinaria diligenza non implica, pertanto, l’obbligo della paziente danneggiata dalla omessa o inesatta esecuzione di un intervento di sterilizzazione di sottoporsi ad interruzione volontaria della gravidanza al fine di evitare i danni conseguenti all’inadempimento, comportando l’intervento abortivo un evidente e rilevante sacrificio alla salute e alla libertà di autodeterminazione della madre. (Chiara Zompì) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 07 Ottobre 2015.


Intermediazione mobiliare - Violazione degli obblighi di comportamento del promotore finanziario - Concorso di colpa dell'investitore - Configurabilità - Condizioni e limiti - Violazione dell'obbligo di diligenza - Fattispecie in tema di appropriazione di capitali investiti.
In tema di intermediazione mobiliare, la violazione da parte del promotore finanziario degli obblighi di comportamento che la legge pone a suo carico non esclude la configurabilità di un concorso di colpa dell'investitore, qualora questi tenga un contegno significativamente anomalo ovvero, sebbene a conoscenza del complesso "iter" funzionale alla sottoscrizione dei programmi di investimento, ometta di adottare comportamenti osservanti delle regole dell'ordinaria diligenza od avalli condotte del promotore devianti rispetto alle ordinarie regole del rapporto professionale con il cliente e alle modalità di affidamento dei capitali da investire, così concorrendo al verificarsi dell'evento dannoso per inosservanza dei più elementari canoni di prudenza ed oneri di cooperazione nel compimento dell'attività di investimento. (Affermando questo principio, la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito di escludere il concorso dell'investitore nel pregiudizio economico arrecatogli dal promotore, che con una scusa si era fatto consegnare due moduli bancari già sottoscritti dal cliente, il quale aveva poi chiesto alla banca intermediatrice la documentazione atta a ricostruire l'accaduto, non ricevendo, tuttavia, una sollecita risposta). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 22 Settembre 2015, n. 18613.


Contratti di intermediazione finanziaria - Responsabilità dell'intermediario - Violazione degli obblighi informativi - Successivi inviti a diversificare gli investimenti ed a disinvestire - Attenuazione della responsabilità ex art. 1227 c.c. - Inidoneità.
In tema di contratti di intermediazione finanziaria, l'intermediario, che sia rimasto inadempiente agli specifichi obblighi informativi previsti dalla legge con riferimento alle operazioni inadeguate, non può invocare l'attenuazione della sua responsabilità, ex art. 1227 c.c., per non avere l'investitore condiviso i suggerimenti (nella specie, a diversificare gli investimenti o a disinvestire) da lui ricevuti dopo l'esecuzione dell'ordine di acquisto ed entro il termine di scadenza dell'investimento, atteso che una siffatta condotta non comporta un'esposizione volontaria ad un rischio, né viola una regola di comune prudenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Agosto 2015.


Convenzione per l’attuazione di investimenti pubblici – Inquadramento giuridico – Valutazione (in concreto) degli obblighi del soggetto attuatore – Appalto di servizi – Insussistenza – Mandato – Sussistenza

Convenzione per l’attuazione di investimenti pubblici – Due diligence del soggetto attuatore – Tipologie e contenuti della due diligence – Due diligence “pre-contrattuale” e due diligence “post-stipula e pre-closing” – Sussistenza – Obbligo di rilevare il carattere “finanziariamente non sano” dell’impresa target – Sussistenza
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La Convenzione per l’attuazione di investimenti pubblici è inquadrabile nella categoria giuridica del mandato se il suo oggetto prevalente consiste nel compimento di atti giuridici di investimento da parte del soggetto attuatore, in nome proprio e per conto dell’ordinante. Gli obblighi di ricerca, selezione, gestione delle partecipazioni che gravano sul soggetto attuatore possono considerarsi accessori rispetto all’obbligazione principale del mandatario. Tale contratto è ad esecuzione continuata, perché delinea un programma di attuazione dell’investimento pubblico da realizzarsi attraverso l’attività continuativa del soggetto attuatore (individuazione, selezione, investimento, rendicontazione, disinvestimento, nuovi investimenti) e non in un unico atto. (Giulia Malagutti) (riproduzione riservata)

La due diligence richiesta al soggetto attuatore deve avere quale oggetto, almeno principale, i dati dei bilanci e delle situazioni contabili messe a disposizione dal venditore. Il mandatario è tenuto ad esaminare tali documenti con la diligenza di un operatore professionale, onde verificare, per quanto possibile, la verità e correttezza dei dati esposti (e, quindi, della situazione rappresentata dal venditore). La due diligence c.d. “precontrattuale” è focalizzata sui profili salienti della negoziazione; è intrapresa dal potenziale acquirente e viene svolta in contraddittorio e con la collaborazione del venditore. I suoi esiti influiscono in modo diretto e rilevante sulla scelta di concludere l’affare e sulle sue condizioni (incluse le clausole di garanzia). La due diligence c.d. “post-stipula e pre-closing”, viene esperita quando già sussiste un vincolo contrattuale che lega le parti, ancorchè non definitivo; in questo caso l’attività di indagine è volta a verificare i dati acquisiti e ad orientare le successive trattative. Il soggetto attuatore era tenuto ad una due diligence  sia di tipo “precontrattuale” che di tipo “post-stipula e pre-closing”; la previsione di ulteriori attività precedenti la sottoscrizione dell’investimento e l’obbligo assunto dai soci di fornire una situazione patrimoniale aggiornata, rendono chiaro che l’attività di due diligence non si poteva arrestare al momento dell’accordo, ma doveva proseguire fino all’attuazione dell’investimento. (Giulia Malagutti) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 03 Marzo 2015.


Condotta del danneggiato, caso fortuito e ripartizione dell’onere probatorio – Responsabilità del custode – Prova liberatoria – Comportamento del danneggiato – Caso fortuito – Conseguenze – Esclusione – Sussistenza.
Il custode, per andare esente dalla responsabilità che l’art. 2051 c.c. prevede a suo carico, è tenuto a provare che l’evento e le relative conseguenze sono in nesso causale esclusivo con un fattore estraneo ed indipendente alla propria sfera di controllo, avente i caratteri del fortuito e come tale idoneo ad assorbire interamente il nesso causale poiché fornito di impulso causale autonomo rispetto al prodursi dell’evento: esso ben può essere rappresentato dalla condotta imprudente dello stesso danneggiato che, volontariamente e consapevolmente, si esponga ad un pericolo pur disponendo di una valida alternativa idonea a scongiurare l'eventualità di accadimenti dannosi, scelta che determina l'interruzione del nesso causale, poiché in simile ipotesi il legame eziologico tra evento e danni è rappresentato unicamente dalla consapevole decisione del danneggiato di affrontare un rischio ben conosciuto ed altrettanto facilmente evitabile. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 12 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Soddisfacimento dei creditori privilegiati ipotecari - Prestazione in luogo dell'adempimento - Inammissibilità.
È inammissibile la proposta concordataria che preveda il soddisfacimento dei creditori privilegiati ipotecari con modalità diverse da quelle indicate dall'articolo 1227 c.c. e rapportabili invece alla fattispecie della prestazione in luogo dell'adempimento di cui all'articolo 1197 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 11 Febbraio 2015.


Danno da cosa in custodia – Onere della prova – Ripartizione – Rapporto eziologico tra cosa ed evento – Condotta del danneggiato – Rilevanza – Rapporti con l'art. 2043 c.c. – Conseguenze.
L'onere della prova che grava su colui che agisce ai sensi dell'art. 2051 c.c. pone a carico di questi la dimostrazione della sussistenza del nesso causale tra il bene oggetto di custodia ed il fatto da cui assuma essergli derivato un danno, e tanto per escludere l'applicabilità, a suo carico, del principio di autoresponsabilità come emergente dal primo comma dell'art. 1227 c.c., con conseguente rigetto della stessa in caso non riesca a fornire detta prova, anche sotto il diverso profilo dell'art. 2043 c.c., che pone a carico del danneggiato un onere probatorio ancora più esteso, richiedendogli di provare la non visibilità nonché l'imprevedibilità dell'insidia. Nel caso in cui, invece, il danneggiato abbia fornito tale prova, il custode dovrà, a sua volta, per evitare di soggiacere alla presunzione di responsabilità posta a suo carico dall'art. 2051 c.c., fornire la prova positiva della derivazione eziologica dell'evento da una causa esterna ed non imputabile alla sua condotta, in possesso dei caratteri del fortuito, e quindi eccezionale ed imprevedibile. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 29 Gennaio 2015.


Responsabilità civile - Padroni, committenti e imprenditori - In genere - Intermediario finanziario - Responsabilità del fatto del promotore finanziario - Condizioni - Nesso di occasionalità necessaria tra l'illecito e le mansioni del promotore - Condotta incauta determinante dell'investitore - Conseguenza.
Ai fini della sussistenza della responsabilità dell'intermediario per i danni arrecati a terzi dai promotori finanziari nello svolgimento delle incombenze loro affidate occorre, ai sensi dell'art. 5, comma 4, legge 2 gennaio 1991, n. 1, e dell'art. 31, comma 3, d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, che il fatto illecito del promotore sia legato da un nesso di occasionalità necessaria con l'esercizio delle mansioni cui sia adibito. Ne consegue che, ove l'investitore abbia incautamente comunicato al promotore i codici di accesso al proprio conto corrente, rendendo così possibile il fatto illecito di quest'ultimo, consistito nel compimento di indebite operazioni di bonifico, va esclusa la responsabilità dell'intermediario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Marzo 2014, n. 5020.


Corresponsabilità ex art. 1227 c.c. della società concessionaria del servizio idrico integrato per suo inadempimento alle previsioni contenute nel regolamento di servizio idrico – Fatto colposo del creditore nell’aggravamento delle conseguenze del danno..
Relativamente alla fornitura di servizio idrico, qualora gli eccessivi consumi, imputati ad una singola utenza, siano da addebitarsi a perdite occulte insistenti nell’impianto della destinataria dell’utenza, ove la società concessionaria del servizio idrico non abbia provveduto ad effettuare le periodiche letture del contatore, previste e disciplinate dal Regolamento di Servizio Idrico Integrato, essa ha cagionato, con il proprio inadempimento, un ritardo nella scoperta della perdita stessa, perciò contribuendo ad aggravarne le conseguenze. La società concessionaria del servizio, quindi, deve ritenersi corresponsabile ex art. 1227 c.c., in pari grado con la titolare dell’utenza, nella determinazione del danno subito da quest’ultima, ed avente causa nei maggiori ed inaspettati consumi di acqua, e ciò a far data dal giorno successivo rispetto al quale si è verificato il suo inadempimento all’obbligo di provvedere alla lettura periodica (annuale). (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 09 Dicembre 2013.


Art. 2051 c.c. – Responsabilità della Pubblica Amministrazione per omessa manutenzione del demanio stradale – Concorso del fatto colposo del danneggiato – Art. 1227 c.c. – Sussiste..
In tema di responsabilità della Pubblica amministrazione per omessa manutenzione del demanio, l’eventuale comportamento colposo del soggetto danneggiato nell'uso del bene pubblico (sussistente quando egli ne abbia fatto uso senza la normale diligenza o con affidamento soggettivo anomalo) può valere non solo ad escludere la responsabilità della pubblica amministrazione, se sia tale da interrompere il nesso causale tra la cosa e l'evento produttivo del danno (cosa che nel caso in esame non è avvenuta), ma anche, può atteggiarsi come concorso causale colposo - ai sensi dell'articolo 1227, comma I, c.c. - con conseguente diminuzione della responsabilità del custode in proporzione all'incidenza causale del comportamento del danneggiato. Peraltro, l’individuazione di un fatto colposo del creditore, che abbia concorso a determinare l’evento, è operabile d’ufficio. Un comportamento del genere si riscontra nel comportamento del danneggiato là dove emerga, dalle prove acquisite (es. fotografie), che l’insidia dante causa del danno rivestita rilevanti dimensioni della, tali che il pedone che avesse prestato la diligenza dovuta nell’uso del bene pubblico avrebbe dovuto rilevarne la presenza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 02 Febbraio 2012.


Sinistro stradale – Responsabilità per guida in stato di ebbrezza – Trasportato – Consapevolezza dello stato di ebbrezza del conducente – Concorso di responsabilità – Sussistenza – Fondamento – Condotta attiva e non meramente omissiva..
Sussiste concorso di responsabilità del trasportato che sia salito a bordo dell'autovettura condotta dal responsabile del sinistro nella consapevolezza che il medesimo sia in stato di ebbrezza alcolica; la condotta del danneggiato appare, difatti, in evidente connessione causale con l’evento dannoso (che si deve individuare nelle lesioni personali subite dal medesimo danneggiato e non nella causazione del sinistro stradale); il comportamento della persona che coscientemente accetti il passaggio da parte di un conducente di cui conosce lo stato di temporanea inabilità, che dunque concretamente si immetta nell’autovettura guidata dal medesimo, concreta una specifica condotta attiva e non meramente omissiva; non possono trarsi argomenti di segno contrario dalla sentenza della Corte Europea di Giustizia 30 giugno 2005, poiché l’art. 1227, primo comma c.c. non viola in alcun modo la normativa comunitaria, atteso che il medesimo subordina la diminuzione (non l’elisione) del risarcimento dei danni alla «gravità della colpa» ed alla «gravità delle conseguenze che ne sono derivate», consentendo dunque al giudice italiano una congrua valutazione in concreto delle circostanze del caso secondo il principio di proporzionalità. (Marco Gattuso) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 20 Gennaio 2011.


Concorso del fatto colposo del danneggiato – Interruzione del nesso di causalità – Idoneità – Insussistenza..
Il primo comma dell’art. 1227 codice civile pone una deroga al generale principio di equivalenza causale sancito dagli artt. 40 e 41 codice penale per l’ipotesi in cui alla produzione dell’evento abbia contribuito il danneggiato con la propria condotta colposa nel senso che quest’ultima non può interpretarsi come idonea a consentire un radicale azzeramento della responsabilità dell’autore del fatto dannoso, posto che altrimenti verrebbe ad essere obliterato sul piano naturalistico il legame, pur sempre esistente, fra di essa ed il comportamento illecito laddove siffatta condotta si inserisce nella sequenza causale senza tuttavia eliderla del tutto con la sovrapposizione di una serie nuova e autosufficiente (fattispecie in tema di sinistro stradale in cui un motociclista, privo di casco protettivo riportava un trauma cranico, a seguito dell’investimento da parte di un’autovettura). (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria, 04 Dicembre 2009, n. 0.


Esecuzione forzata - Vendita forzata - Effetti - Vizi della cosa - Immobile aggiudicato difforme o privo delle qualità indicate negli atti della procedura - Ignoranza della situazione reale da parte dell'aggiudicatario - Diritto di quest'ultimo a far valere la mancanza di qualità o la consegna di "aliud pro alio" secondo le regole comuni - Sussistenza - Limiti.
Qualora l'immobile aggiudicato, in esito ad esecuzione per espropriazione forzata, risulti difforme o privo delle qualità indicate negli atti della procedura, senza che l'aggiudicatario sia a conoscenza della situazione reale, deve riconoscersi a questi il diritto di denunciare la mancanza di quelle qualità, ovvero la consegna di "aliud pro alio", secondo le regole comuni, tenuto conto che tali regole trovano deroga nella vendita forzata, inclusa quella promossa da istituto di credito in base alla disciplina sul credito fondiario, solo con riguardo alla garanzia per vizi, esclusa dall'art. 2922 primo comma cod.civ., e che, inoltre, non è onere dell'aggiudicatario medesimo di controllare l'esattezza delle menzionate indicazioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 03 Ottobre 1991, n. 10320.