LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO IV
Dei diritti e dei doveri che nascono dal matrimonio

Art. 147

Doveri verso i figli (1)
TESTO A FRONTE

I. Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo quanto previsto dall'articolo 315-bis.



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(1) Articolo sostituito dall'art. 3, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, con effetto dal 7 febbraio 2014. Il testo sostituito recitava: «Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli».

GIURISPRUDENZA

Matrimonio - Diritti e doveri dei coniugi - Educazione, istruzione e mantenimento della prole - Obbligo al mantenimento ex art. 148 c.c., ovvero agli alimenti ex art. 433 c.c. in capo agli ascendenti - Sussistenza - Condizioni.
L'obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l'altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l'inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di costui. Pertanto, l'obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli - che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori - va inteso non solo nel senso che l'obbligazione degli ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l'altro genitore è in grado di mantenerli; così come il diritto agli alimenti ex art. 433 c.c., legato alla prova dello stato di bisogno e dell'impossibilità di reperire attività lavorativa, sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Maggio 2018, n. 10419.


Violazione obblighi di assistenza familiare – Non corresponsione dell’assegno di mantenimento – Applicabilità delle pene di cui all’art. 570 c.p..
La legge 1 dicembre 1970 n. 898, all’art. 12-sexies punisce l’inadempimento dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice in sede di divorzio, in favore dei figli senza limitazione di età, purché non autonomi economicamente. Diversamente, il coniuge separato che faccia mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori, viola il secondo comma dell’art. 570 c.p. e per tale condotta va applicato il relativo trattamento sanzionatorio. (Redazione ILCASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 23 Febbraio 2018, n. 8883.


Famiglia – Obbligo di mantenimento della prole – Figlio ultratrentenne – Cessazione dell’obbligo di mantenimento – Sussiste – Cessazione del diritto alla permanenza nell’abitazione dei genitori – Sussiste.
La convivenza del figlio maggiorenne col genitore, in assenza di obblighi di mantenimento, è riconducibile ad un negozio atipico di tipo familiare che dà vita ad una forma di detenzione qualificata ma precaria dell’immobile, equiparabile a quella del comodato senza determinazione di durata.

Non vi è alcuna norma che attribuisca al figlio maggiorenne il diritto incondizionato di permanere nell’abitazione di proprietà esclusiva dei genitori contro la loro volontà e in forza del solo vincolo familiare. I genitori hanno quindi il diritto di richiedere al figlio convivente di rilasciare e liberare l’immobile occupato col solo limite – imposto dal principio di buona fede – che sia concesso all’altra parte un termine ragionevole, commisurato anche alla durata del rapporto.

Tale diritto sussiste anche nell’ipotesi in cui il figlio maggiorenne, di un’età tale da non aver più diritto al mantenimento, non sia pienamente autosufficiente. Infatti, in tale ipotesi troverà applicazione la somministrazione alimentare, ben potendo i soggetti tenuti all’obbligazione adempiere con modalità diverse, come, ad esempio, il riconoscimento di un assegno periodico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Modena, 01 Febbraio 2018.


Filiazione naturale – Riconoscimento giudiziale della paternità – Obbligo di mantenimento – Retroattività – Prescrizione – Responsabilità per inadempimento degli obblighi genitoriali – Prova del danno – Valutazione equitativa.
Il genitore che, omettendo il riconoscimento, obbliga il figlio ad intraprendere l’azione giudiziale per l’accertamento del rapporto di filiazione non può giovarsi del conseguente ritardo: ne deriva che la prescrizione del diritto al mantenimento non decorre dalla nascita, ma dal momento dell’accertamento giudiziale della paternità (o maternità). Tuttavia, poiché la prestazione degli alimenti in favore dei figli costituisce un’obbligazione di durata, il termine quinquennale per la prescrizione non decorre unitariamente, bensì dalla data delle singole scadenze in relazione alle quali sorge l’interesse a ciascun adempimento.

Premesso che la sentenza dichiarativa della filiazione naturale produce gli effetti del riconoscimento, essa comporta per il genitore l’adempimento degli obblighi derivanti dalla filiazione legittima, compreso l’obbligo di mantenimento il quale ha efficacia retroattiva.

Il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli sussiste per il solo fatto di averli generati, e non viene meno neppure per il fatto che l’altro genitore abbia provveduto integralmente alle esigenze dei figli. L’inadempimento di quegli obblighi costituisce un illecito civile riconducibile nell’alveo delle previsioni dell’art.2043 c.c., con la conseguente esperibilità, laddove determini la lesione di diritti costituzionalmente garantiti, dell’azione per il ristoro del danno non patrimoniale.

Il danno da privazione della figura paterna determina una grave lesione della sfera dei diritti della persona tutelati dalle previsioni costituzionali, e può essere provato attraverso il ricorso a presunzioni semplici nonché attraverso il ricorso a nozioni di comune esperienza. Esso deve essere quantitativamente determinato con il criterio equitativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 04 Luglio 2017.


Separazione dei coniugi – Assegno di mantenimento – Riduzione a seguito di versamento di assegno alimentare da parte di terzi obbligati – Esclusione.
È vero che in linea di principio l’assegno di mantenimento gravante sul coniuge ex art.147 c.c. comprende una quota a titolo di alimenti, nel senso che il primo ha un contenuto più ampio rispetto al secondo, dovendo garantire non solo i bisogni primari ma, pur se entro certi limiti, lo stesso tenore di vita proprio del periodo di convivenza famigliare prima della separazione.
Tuttavia, se la limitata entità dell’assegno di mantenimento è tale che nonostante il suo pagamento l’avente diritto non cessa di versare in stato di bisogno, posto che l’art.441, II co,, c.c., prevede espressamente che sia ipotizzabile un cumulo di assegni alimentari a carico di più obbligati, è da ritenere inammissibile l’eccezione di parziale estinzione del debito da mantenimento per l’avvenuto pagamento di assegni alimentari da parte dei nonni ex art.433 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 22 Febbraio 2017.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Presupposti - Esistenza credito liquido ed accertato - Sussiste.
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. presuppone solo l'esistenza di un credito liquido ed accertato funzionando il vincolo del sequestro quale coazione psicologica sulla parte obbligata. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Oggetto del sequestro - Crediti futuri - Ammissibilità .
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. costituisce uno strumento volto ad assicurare l'adempimento degli oneri futuri relativi all'assegno di mantenimento da parte del coniuge obbligato. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Oggetto del sequestro - Crediti passati - Non ammissibilità.
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. non costituisce la garanzia per il pagamento dell'assegno di mantenimento già maturato ma non versato dal coniuge obbligato. Per tale credito il coniuge beneficiario può agire esecutivamente sulla base del titolo esecutivo. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Contestazione debenza ed entità dell'assegno di mantenimento - Non ammissibilità.
Nel procedimento per sequestro previsto dall'art. 156 c.c. le censure formulate dal coniuge obbligato con riguardo sia alla debenza sia all'entità dell'assegno di mantenimento sono irrilevanti visto che in tale procedimento è preclusa al giudice ogni valutazione in merito. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro conservativo - Presupposti - Periculum in mora - Elementi obiettivi ed elementi soggettivi.
Il procedimento per sequestro conservativo previsto dall'art. 671 c.p.c. presuppone, oltre al requisito del fumus bonis iuris, anche il periculum in mora. Tale secondo requisito può essere desunto sia da elementi oggettivi concernenti la capacità patrimoniale del coniuge obbligato (consistenza quantitativa e qualitativa del patrimonio) sia da elementi soggettivi evincibili dal comportamento di quest'ultimo, comportamento diretto a sottrarre il proprio patrimonio dall'esecuzione forzata iniziata dal coniuge beneficiario al fine di ottenere il pagamento coatto dell'assegno di mantenimento. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Responsabilità genitoriale - Illecito endofamiliare - Abbandono del figlio - Diritto alla qualità di figlio - Danno non patrimoniale di natura esistenziale - Danno biologico.
La responsabilità (già potestà) genitoriale, declinata secondo gli obblighi specificati dagli artt. 147 e 148 c.c., di diretta derivazione costituzionale (artt. 2 e 30 Cost.) sorge al momento della nascita del figlio, discende dal mero fatto della procreazione e non cessa per effetto della separazione o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. La consapevole condotta abbandonica del genitore, purché abbia natura dolosa, è una chiara violazione dei doveri nascenti dal rapporto di filiazione e dà luogo ad illecito endofamiliare e al conseguente risarcimento del danno non patrimoniale ex artt. 2043 e 2059 c.c. derivante dalla lesione del diritto alla qualità di figlio, rientrante nel novero dei diritti costituzionalmente garantiti. Non esiste, però, alcun automatismo tra detta violazione e il risarcimento del danno poiché quest’ultimo non è in re ipsa ma è necessario che la condotta del genitore abbia prodotto un danno ingiusto da perdita, privazione e preclusione, inquadrabile nella categoria del danno non patrimoniale di natura esistenziale. Nessun rilievo ha, invece, la circostanza che la condotta genitoriale non abbia prodotto nel figlio anche un danno (biologico) alla salute apprezzabile in termini di malattia. (Irene Crea) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 05 Giugno 2014.


Obbligo di mantenimento dei figli maggiorenne – Cessazione – Requisiti ed oneri probatori.

Obbligo di mantenimento dei figli – Stato di disoccupazione – Eliminazione dell’assegno – Esclusione – Occupazione anche saltuaria – Capacità lavorative.
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L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli, secondo le regole degli artt. 147 e 148 cod. civ., non cessa, ipso facto, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso (Cass. Civ., sezione I, n. 19589 del 26 settembre 2011). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non può essere eliminato per il solo fatto della disoccupazione e può essere fissato in misura sostenibile sulla base delle capacità lavorative del genitore e della possibilità di reperire occupazione anche saltuaria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013, n. 24424.


Separazione – Ripartizione delle spese straordinarie – Sperequazione dei redditi – Onere delle spese in pari misura – Esclusione..
L’onere di partecipazione alle spese straordinarie, una volta rilevata la sensibile sperequazione dei redditi tra le parti, non può essere ripartita in misura pari; deve essere infatti rispettato il principio di proporzionalità imposto dagli artt. 147 e 148 c.c.(cfr. in parte motiva Cass. 2 luglio 2007 n. 14965). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 16 Ottobre 2013.


Separazione coniugi - Contributo al mantenimento del figlio - Genitore con locatario ed economicamente più forte..
Il Presidente del Tribunale in sede di comparizione dei coniugi nel giudizio divorzile deve tener conto non soltanto dei provvedimenti emessi nel giudizio di separazione che hanno consentito di realizzare il contemperamento fra le esigenze del minore e quelle del genitore non collocatario, prevalentemente finalizzato ad instaurare fra loro un valido rapporto affettivo, ma anche della differenza economico reddituale esistente fra le parti in causa. Se tale differenza apparirà rilevante fra i coniugi, tale da giustificare in via astratta l'imposizione in favore del marito di un assegno a carico della moglie, nel regolamentare l'entità del contributo per il figlio, il Giudice potrà addebitarlo esclusivamente al coniuge economicamente più forte, non costituendo tale esborso un significativo sacrificio per quest'ultimo. (Domenico Sollazzo) (riproduzione riservata) Appello Bari, 05 Aprile 2013.


Famiglia – Mantenimento dei figli – Figlio maggiorenne – Acquisizione di adeguata capacità lavorativa..
In materia di famiglia, l’obbligo di mantenimento dei figli non cessa automaticamente, ipso facto, con il raggiungimento della maggiore età ma ha una durata mutevole che è soggetta alle circostanze del singolo caso finché i medesimi non abbiano raggiunto una autonomia, non solo patrimoniale; tuttavia il mantenimento del figlio maggiorenne è da escludersi quando quest’ultimo, ancorché allo stato non sufficiente economicamente, abbia però in passato svolto attività lavorativa, così dando prova del conseguimento di una adeguata capacità e provocando la cessazione del corrispondente obbligo di mantenimento da parte del genitore. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 01 Giugno 2012.