LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO V
Dello scioglimento del matrimonio e della separazione dei coniugi

Art. 151

Separazione giudiziale
TESTO A FRONTE

I. La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole.

II. Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze, e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.


GIURISPRUDENZA

Matrimonio e famiglia – Abbandono del tetto coniugale – In conseguenza a violazione dei doveri di fedeltà dell’altro coniuge – Mediante ricerche online di relazioni extraconiugali – Legittimità – Sussiste.
L’abbandono del tetto coniugale è giustificato dalla violazione degli obblighi di fedeltà da parte del marito, intento alla ricerca di relazioni extraconiugali tramite internet. Ciò costituisce una circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale all’origine della separazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 Aprile 2018, n. 9384.


Separazione – Divorzio – Separazione con addebito – Condotta violenta.
Nonostante la conflittualità risalente nel tempo e i comportamenti esasperanti e istigatori della moglie, la separazione va addebitata al marito che tiene una condotta violenta e lesiva dell’incolumità della suddetta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 21 Marzo 2018, n. 6997.


Separazione coniugi - Giudiziale - Addebito - Inosservanza dell'obbligo di fedeltà - Prova dell'efficacia causale di tale violazione nella determinazione della crisi coniugale - Necessità - Eccezione relativa all'anteriorità della crisi matrimoniale all'accertata infedeltà - Onere della prova - Regole comuni - Applicabilità - Conseguenze.
Grava sulla parte che richieda, per l'inosservanza dell'obbligo di fedeltà, l'addebito della separazione all'altro coniuge l'onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre è onere di chi eccepisce l'inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell'infedeltà nella determinazione dell'intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l'eccezione si fonda, vale a dire l'anteriorità della crisi matrimoniale all'accertata infedeltà. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 Febbraio 2018, n. 3923.


Matrimonio - Separazione con addebito - Relazione di un coniuge con estranei - Causa di addebitabilità - Condizioni - Effettività dell'adulterio - Necessità - Esclusione.
La relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione ai sensi dell'art. 151 c. c. quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell'ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, anche se non si sostanzi in un adulterio, comporti offesa alla dignità e all'onore dell'altro coniuge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 Settembre 2017, n. 21657.


Separazione di coniugi – Allontanamento dalla residenza familiare e violazione dei doveri nascenti dal vincolo coniugale – Domanda di addebito – Fondatezza

Onere della prova in capo al coniuge che ha posto in essere la condotta – Compete

Condanna del coniuge soccombente al pagamento delle spese di lite – Sussiste
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E’ meritevole di accoglimento la domanda di addebito della separazione nei confronti del coniuge che, dopo solo qualche mese dalla data del matrimonio, abbandona la residenza coniugale per decisione unilaterale ed ingiustificata, in assenza di precedenti e diverse circostanze ostative alla protrazione dell’unità coniugale. Grava sul medesimo l’onere di dimostrare l’eventuale sussistenza di una giusta causa a sostegno della propria condotta. La pronuncia sulle spese di lite segue la soccombenza. (Luisa Dabbene) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 20 Marzo 2017.


Disturbo bipolare di un coniuge – Separazione giudiziale – Può sussistere – Disturbo bipolare – Affidamento esclusivo – Buon compenso psichico – Percorso farmacologico e terapeutico – Escluso.
La pronuncia della separazione personale dei coniugi può fondarsi anche sul disturbo bipolare di uno degli stessi, laddove tale patologia abbia dato origine a condotte che abbiano reso intollerabile la prosecuzione della convivenza.

Il Disturbo Bipolare diagnosticato a carico di uno dei coniugi non è necessariamente da solo sufficiente a fondare un pronuncia di affidamento esclusivo del figlio minorenne (in tenera età) all’altro genitore, laddove, all’esito di una C.T.U. svolta in maniera particolarmente approfondita (comprensiva della introduzione di un percorso programmato di cura e della individuazione delle strutture più idonee alla prosecuzione dello stesso), risulti che il genitore affetto da tale patologia è in grado di raggiungere un buon compenso psichico a condizione che prosegua costantemente un articolato e ampio percorso programmato di cura composto da idonea terapia farmacologica (da personalizzare e da ricalibrare costantemente) associata ad uno specifico programma psicoterapeutico;

Qualora tale percorso sia attuato in maniera continuativa e dia esito positivo, gli incontri tra il genitore affetto da Disturbo Bipolare ed il figlio minorenne (medio tempore, ossia durante lo svolgimento del percorso programmato di cura, disposti in forma protetta presso apposite strutture pubbliche) potranno essere nuovamente regolamentati nella prospettiva di ripristinare incontri diretti, ossia senza l’intermediazione di terze figure professionali. (Fiorenza Chiara Villa) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 12 Aprile 2016.


Separazione – Domanda di Addebito – Gravi aggressioni alla persona del coniuge.
Le condotte di violenza morale e soprattutto fisica, traducendosi in un’aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, sono di per sè stesse causalmente rilevanti della crisi coniugale e tali da esonerare il giudice dal dovere di comparare con essi, ai fini dell'adozione della pronuncia di addebito, il comportamento del coniuge che sia vittima delle violenze, trattandosi di atti che, in ragione della loro estrema gravità, sono comparabili solo con comportamenti omogenei” che il convenuto in questa sede non ha in alcun modo né allegato né provato. Inoltre, il comportamento tenuto dal coniuge successivamente al venir meno della convivenza, ma in tempi immediatamente prossimi a detta cessazione, sebbene privo, in sé, di efficacia autonoma nel determinare l'intollerabilità della convivenza stessa, può nondimeno rilevare ai fini della dichiarazione di addebito della separazione allorché costituisca una conferma del passato e concorra ad illuminare sulla condotta pregressa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Marzo 2015.


Separazione – Addebito – Presupposti.
Per addebitare la separazione ad uno dei coniugi, occorre non solo la prova dei comportamenti contrari ai doveri del matrimonio, ma anche del nesso casuale tra questi comportamenti e la intollerabilità della convivenza (ex multis: Cass. 14042/2008). Deve inoltre rilevarsi che in questa materia le ammissioni di una parte non possono avere valore di confessione, a norma dell’art. 2730 c.c. vertendosi in tema di diritti indisponibili, ma possono essere utilizzate come presunzioni ed indizi liberamente valutabili in unione con altri elementi probatori sempre che, ovviamente, esprimano non opinioni o giudizi o stati d'animo personali, ma fatti obiettivi e, in quanto tali, suscettibili di essere valutati giuridicamente come indice della violazione di specifici doveri coniugali. (Cass. 7998/2014). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 18 Dicembre 2014.


Riconciliazione dei coniugi – Coabitazione – Sufficienza – Esclusione – Eccezione di riconciliazione – Rilevabilità.
L’accertamento delle condizioni di fatto idonee a determinare l'insussistenza della situazione descritta nell'art. 151, primo comma, cod. civ. costituisce un'indagine di merito sottratta al sindacato della Corte di Cassazione (Cass. 4748 del 1999). Peraltro, ai fini della riconciliazione non è sufficiente la mera coabitazione, ma è necessario il ripristino della comunione di vita e d'intenti materiale e spirituale che costituisce il nucleo del vincolo coniugale (Cass. 19497 del 2005).
L'art. 154 cod. civ. stabilisce che la riconciliazione determina l'abbandono della domanda di separazione personale. Il successivo art. 157 cod. civ. ne regola gli effetti successivamente alla sentenza con la quale è stata dichiarata la separazione personale. In nessuna delle due norme la riconciliazione può essere ricondotta ad un fatto impeditivo, qualificabile come eccezione in senso stretto, trattandosi della sopravvenienza di una nuova condizione da accertarsi officiosamente dal giudice ancorché sulla base delle deduzioni e allegazioni delle parti. Il regime giuridico è nettamente diverso nel giudizio di divorzio in quanto l'art. 3, comma quinto così come sostituito dalla l. 74 del 1987, stabilisce espressamente che l'interruzione della separazione, in quanto fatto specificamente impeditivo alla realizzazione della condizione temporale stabilita nella medesima disposizione, deve essere eccepita dalla parte convenuta. Ne consegue, limitatamente a questa ipotesi, l'improponibilità per la prima volta in appello dell'eccezione (Cass. 23510 del 2010). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 17 Settembre 2014, n. 19535.


Giudizio di addebito – Disturbo della personalità – Rilevanza – Condizioni..
La definizione del disturbo di personalità procede dalla definizione di ‘tratti di personalità’ che dice di quei ‘modi costanti di percepire, rapportarsi e pensare nei confronti dell’ambiente e di se stessi, che si manifestano in un ampio spettro di contesti sociali personali rilevanti’. Quando, e soltanto quando, ‘…i tratti di personalità sono rigidi e non adattivi e causano una compromissione funzionale adattiva o una sofferenza soggettiva, essi costituiscono Disturbi di Personalità. La caratteristica essenziale di un disturbo di personalità è un modello costante di esperienza interiore e di comportamento che devi marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo e si manifesta in almeno due delle seguenti aree: cognitività, affettività, funzionamento interpersonale o controllo degli impulsi’. Questo modello costante risulta inflessibile e pervasivo in un ampio spettro di contesti personali e sociali e determina un disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree impostati. Il passaggio dai tratti di personalità al disturbo di personalità non avviene - sempre - con modalità traumatiche, non si assiste cioè al passaggio di una condizione ‘normale’ ad una condizione ‘disturbata’, ma, piuttosto, si osserva una personalità che a seguito di diversi fattori (ambientali, biologici, traumatici, ecc.) può assumere schemi e modelli disadattavi, passando così da uno ‘stile di personalità’ ad un ‘disturbo di personalità’. A partire dalla sentenza delle SS.UU. 9163 del 25 gennaio-8 marzo 2005 –c.d. Sentenza Raso - i disturbi di personalità diventano giuridicamente rilevanti quando siano ‘…per consistenza, intensità rilevanza e gravità tali da concretamente incidere sulla capacità di intendere e di volere’ del soggetto. Ciò che è rilevante, tuttavia, è non tanto la natura e l'origine del disturbo di personalità, quanto gli effetti che il medesimo determina '…sulla capacità del soggetto di valutare il significato e le conseguenze della propria condotta nonchè sull'attitudine dello stesso ad autodeterminarsi in relazione ai molteplici impulsi che motivano l'azione'. Un comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio, per essere irrilevante ai fini della delcratoria di addebito, deve essere, allora, una condotta-sintomo che riveli il disturbo di personalità e nel contempo ne sia la cifra comportamentale, con esso ponendosi in connessione diretta e di esso manifestandosi quale inequivoco segnale rivelatore (c.d. ‘valore di malattia’ del comportamento tenuto). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 02 Aprile 2014.


Separazione giudiziale dei coniugi – Coesistenza di addebito e  risarcimento del danno – Quantificazione del danno – Liquidazione equitativa.
In caso di separazione tra coniugi  possono coesistere  la pronuncia di addebito e risarcimento del danno, considerati i presupposti e le finalità differenti. Il comportamento doloso o colposo del coniuge che incide su beni essenziali della vita produce un danno ingiusto ex art. 2 Cost., art. 2043 c.c. e 2059 c.c. (nella specie consistente in un peggioramento delle condizioni di vita caratterizzate da incertezza precarietà e sofferenza, aggravate dalla presenza di due figli minori conviventi e dallo stato di disoccupazione ed una lesione del diritto fondamentale all’onore ed al decoro) e dà diritto al risarcimento, la cui domanda può essere proposta anche nel giudizio di separazione e che, in mancanza di parametri oggettivi cui ancorare la determinazione del quantum del risarcimento del danno non patrimoniale (complessivamente inteso, sebbene derivante da plurime condotte illecite), va liquidato ai sensi dell'art. 1226 c.c.. (Maria Marta Cristoni) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 27 Marzo 2014.


Matrimonio celebrato in Marocco – Giudizio di divorzio pendente dinanzi al Tribunale marocchino – Giudizio di separazione pendente dinanzi al Tribunale italiano – Pronuncia di divorzio emessa secondo il nuovo codice della famiglia marocchino – Efficacia nell’ordinamento italiano – Sussiste Effetti – Giudizio di separazione – Cessazione della materia del contendere..
La pronuncia di divorzio emessa da un Tribunale del Marocco, secondo le disposizioni del nuovo codice del diritto di famiglia marocchino Al Mudawwaana, è trascrivibile in Italia e spiega pieni effetti giuridici, trattandosi di decisione fondata su regole giuridiche non contrastanti con l’ordine pubblico. Se la pronuncia divorzile sopravviene allorché il giudizio di separazione in Italia è pendente, in questo va dichiarata la cessazione della materia del contendere. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 22 Marzo 2014.


Giudizio di addebito – Slatentizzazione della omosessualità del coniuge – Motivo di addebito – Esclusione. .
La “scoperta” o, meglio ancora, la slatentizzazione di una omosessualità prima mai colta né sperimentata (quanto meno a livello cosciente) – cui sia conseguita la interruzione della famiglia eterosessuale formata nelle more – non può costituire motivo di addebito. In questo caso, il logoramento affettivoempatico della unione, in uno con la ‘scoperta’ della propria omosessualità da parte  del coniuge, sono circostanze non ascrivibili alla violazione dei doveri nascenti dal matrimonio quanto piuttosto una - non addebitabile - ‘evoluzione’ del rapporto matrimoniale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 Marzo 2014.


Rito camerale – Produzione di documenti – Fino all’udienza di discussione – Sussiste – Contraddittorio sui documenti prodotti – Necessità – Sussiste.

Separazione – Giudizio di addebito – Mere supposizioni – Esclusione.
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Nei giudizi svolti con rito camerale, l'acquisizione dei mezzi di prova e, in particolare, dei documenti, è ammissibile fino all'udienza di discussione, purché si instauri un pieno contraddittorio tra le parti (al riguardo, tra le altre, Cass. N. 11319 del 2005; n. 8547 del 2003). In mancanza, si verifica una violazione del diritto di difesa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il giudizio di addebito non può fondarsi su mere supposizioni. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 24 Febbraio 2014.


Separazione – Giudizio di addebito – Mere supposizioni – Esclusione..
Il giudizio di addebito non può fondarsi su mere supposizioni. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 24 Febbraio 2014.


Separazione – Addebito – Violazione dell’Obbligo di fedeltà – Idoneità a determinare la crisi coniugale – Sussiste – Prova contraria – Esistenza di una convivenza meramente formale.

Separazione – Addebito – Violazione dell’Obbligo di fedeltà – Idoneità a determinare la crisi coniugale – Sussiste – Prova contraria – Esistenza di una convivenza meramente formale.

Separazione – Addebito – Abbandono della casa familiare – Causa della crisi coniugale – Sussiste – Prova contraria.

Separazione – Addebito – Violazione dell’Obbligo di fedeltà – Idoneità a determinare la crisi coniugale –  Sussistenza di cd. matrimonio bianco (assenza di rapporti sessuali) – Esclusione del nesso causale – Sussiste.
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Grava sulla parte che richieda, per l'inosservanza degli obblighi familiari, l'addebito della separazione all'altro coniuge l'onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre, è onere di chi eccepisce l'inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell'infedeltà nella determinazione dell'intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l'eccezione si fonda, vale a dire l'anteriorità della crisi matrimoniale all'accertata violazione del dovere derivante dal matrimonio (cfr. Cass. civ. sezione I, n. 2059 del 14 febbraio 2012). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L'obbligo di fedeltà coniugale costituisce oggetto di una norma di condotta imperativa, la cui violazione, specie se attuata attraverso una stabile relazione extraconiugale, determina normalmente l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza e costituisce, di regola, causa della separazione personale, addebitabile al coniuge che ne è responsabile, sempre che non si constati la mancanza di un nesso di causalità tra l'infedeltà e la crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, da cui risulti la preesistenza di una rottura già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale (Cass. Civ. sezione I n. 13592 del 12 giugno 2006). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L'abbandono della casa familiare, che di per sé costituisce violazione di un obbligo matrimoniale e, conseguentemente, causa di addebito della separazione, in quanto porta alla impossibilità  della convivenza, non concreta tale violazione se si provi - e l'onere incombe a chi ha posto in essere l'abbandono - che esso è stato determinato dal comportamento dell'altro coniuge, ovvero quando il suddetto abbandono sia intervenuto nel momento in cui l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza si sia già verificata, ed in conseguenza di tale fatto (Cass. civ. sezione I n. 10719 dell'8 maggio 2013 e n. 12373 del 10 giugno 2005). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il fatto che trai coniugi siano stati interrotti i rapporti sessuali da diversi anni, esclude che possa ritenersi sussistente una comunione di vita tra gli stessi e, pertanto, non può ritenersi che le successive violazioni all’obbligo di fedeltà siano causative della crisi familiare, preesistente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 05 Febbraio 2014, n. 2539.


Situazione soggettiva di pregiudizio esistente in capo al coniuge (nel caso di specie: alcolismo) – Conoscenza della situazione da parte del l’altro coniuge prima del matrimonio – Successiva separazione – Situazione soggettiva fatta valere ai fini dell’addebito – Esclusione..
In conseguenza del matrimonio, nascono in capo al coniuge obblighi di assistenza e comprensione verso l'altro coniuge in caso di malattia (v. Sez. I, n. 4639/1985; 5632/82). Dove la situazione soggettiva pregiudizievole in capo al coniuge – come il caso di malattia – sia nota all’altro coniuge già prima del matrimonio, in caso di successiva separazione, il suddetto stato non può essere fatto valere ai fini dell’addebito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Dicembre 2013, n. 28228.


Separazione – Addebito – Violazione del dovere di lealtà – Lealtà, fiducia personale, fedeltà, solidarietà: definizioni ai fini della valutazione giudiziale di addebito..
Il dovere di lealtà impone di mantenere - anche e soprattutto - nei momenti di difficoltà e criticità (siano esse soggettive od oggettive, affettive o di relazione, razionali o emotive) il dovere di correttezza tra i componenti della coppia (o, più in generale, della famiglia) e richiede la scelta di comportamenti coerenti con i valori – condivisi – che hanno portato all’unione della coppia (ed all’eventuale  progetto educativo della prole). La fiducia personale definisce l'aspettativa di regolarità e continuità nel comportamento dei componenti la coppia o il nucleo familiare, e impone di non  manipolare la comunicazione, e di fornire sempre una rappresentazione autentica, non parziale né mendace, delle proprie condotte e che pretende la sincerità, intesa come non ricorso al nascondimento, alla menzogna, alla frode e all'inganno. La fedeltà  va intesa come il rispetto delle regole (implicite ed esplicite, morali ed etiche, sociali e culturali) che, definendo il modo, scelto e condiviso, di ‘essere coppia’, ne consentono e garantiscono l’esistenza, regolano l’interazione tra i partner, e si collocano ben  oltre il patto dell’ “esclusività sessuale” e della “mera astensione dall'adulterio” verso il quale la fedeltà alle regole generali si pone in rapporto di genus ad speciem. La solidarietà richiama i coniugi  ad un atteggiamento di comprensione e di impegno attivo per aiutare il partner nei momenti di difficoltà ovvero per sostenerlo nei  disagi e nelle criticità psichiche o fisiche. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 20 Novembre 2013.


Separazione – Addebito – Tratti di personalità – Rilevanza – Esclusione – Domanda di addebito – Rigetto..
Si definiscono «tratti di personalità» quegli atteggiamento del coniuge che sono quei modi di pensare, agire, conoscere, rapportarsi con il mondo esterno, caratterizzati da una permanente stabilità e che sono sostanzialmente presenti in (quasi) tutte le fasi della vita di una persona, caratterizzandone, appunto, il suo modo di essere (descritti, ad esempio, in termini di: autoritarismo, carenza empatica nei confronti dei figli e della moglie, tendenza al controllo, ambiguità comunicativa, oscillazioni di umore). Tali tratti non solo sono costanti ma, proprio in quanto tali, sono da subito manifesti, palesi, sì che la scelta di vivere con una persona è la scelta di vivere con i suoi tratti di personalità salvo, ovviamente, che essi si modifichino sensibilmente diventando, eccessivamente, rigidi e non più flessibili (sia pure non  necessariamente virando in disturbi di personalità ovvero in stati psicotici) finendo per incidere negativamente sulla qualità della vita di coppia rendendola intollerabile. I tratti di personalità, poiché conosciuti dal coniuge prima del matrimonio, non possono essere posti a fondamento di una domanda di addebito, in caso di separazione giudiziale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2013.


Separazione giudiziale – Addebito – Pronuncia a carico di entrambi i coniugi – Configurabilità – Sussiste..
Vi possono essere contemporaneamente comportamenti di entrambi i coniugi valutabili come gravemente contrari ai doveri imposti dal matrimonio e che sono astrattamente idonei a produrre la rottura del rapporto coniugale. Ne consegue che è ammissibile e configurabile la pronuncia di addebito della separazione a entrambi i coniugi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Giugno 2013, n. 16142.


Condotte del marito verso il figlio della moglie, avuto da precedente relazione – Trattamento discriminatorio – Rilevanza nel giudizio di addebito – Sussiste..
La condotta rilevante in termini di addebito della separazione è quella tenuta in contrasto con l’interesse della famiglia (art. 143 II comma c.c.) e scriminare il figlio di altro genitore – nella specie di altro padre - convivente all’interno della famiglia è condotta gravemente lesiva non solo della dignità del figlio (costantemente posto in una percepita condizione di mera sopportazione eo tolleranza da parte del marito della madre) ma anche della stessa madre costretta spesso a ‘subire’ gli atteggiamenti arroganti e prevaricatori del marito per un malinteso senso di ‘gratitudine’ per averla accolta unitamente al figlio naturale. Ne consegue che non è rispondente all’interesse del nucleo familiare (per le riprovevoli storture nelle relazioni che ne derivano) assumere atteggiamenti discriminatori, arroganti, violenti, prevaricatori nei confronti del figlio che il coniuge ha avuto – prima del matrimonio – da altro partner e che tali atteggiamenti assumono rilevanza in sede di declaratoria di addebito, tanto quanto quelli posti in essere nei confronti dei figli nati dalla coppia unita in matrimonio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Maggio 2013.


Separazione – Addebito – Condotte di grave violenza – Idoneità a provocare l’addebito – Sussiste.

Separazione – Addebito – Trasmissione del virus dell’Hiv – Sussiste.
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Le condotte di violenza fisica e morale, attesa la loro gravità, perché incidenti appunto sulla incolumità ed integrità fisica del coniuge ed oltrepassando quella soglia minima di solidarietà e di rispetto comunque necessaria e doverosa per la personalità del partner, traducendosi in una aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, sono di per sè stesse causalmente rilevanti della crisi coniugale e tali da esonerare il giudice dal dovere di comparare con essi, ai fini dell'adozione della pronuncia di addebito, il comportamento del coniuge che sia vittima delle violenze, trattandosi di atti che, in ragione della loro estrema gravità, sono comparabili solo con comportamenti omogenei che il convenuto in questa sede non ha neppure allegato (Cass. Sez. 1 5.8.2004 n. 15101, Cass. Sez. I 7.4.2005 n. 7321, Cass. Sez. I 14.4.2011 n. 8548). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Al marito che intrattenga con la moglie rapporti sessuali non protetti, tacendole di essere sieropositivo e trasmettendole il virus dell’HIV, è addebitabile la separazione pronunciata giudizialmente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 17 Aprile 2013.


Separazione dei coniugi – Provvedimenti con riguardo ai figli – Affidamento condiviso..
In materia di affidamento congiunto la legge 8 febbraio 2006, n. 54 non prevede espressamente le circostanze ostative all’affidamento in questione ai coniugi in regime di separazione cosicché la loro individuazione è lasciata al Giudice di merito tenendo conto del singolo caso concreto. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 05 Giugno 2012.


Separazione dei coniugi – Provvedimenti con riguardo ai figli – Affidamento condiviso – Deroga..
In materia di separazione dei coniugi relativamente ai provvedimenti riguardo ai figli, alla regola dell’affidamento condiviso può derogarsi solo ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l’interesse del minore con la duplice conseguenza che l’eventuale pronuncia di affidamento esclusivo dovrà essere sorretta da una motivazione non solo più in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa ovvero manifesta carenza dell’altro genitore. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 05 Giugno 2012.