LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO V
Dello scioglimento del matrimonio e della separazione dei coniugi

Art. 155

Provvedimenti riguardo ai figli (1)
TESTO A FRONTE

I. In caso di separazione, riguardo ai figli, si applicano le disposizioni contenute nel Capo II del titolo IX.



_______________
(1) Articolo sostituito dall'art. 5, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, con effetto dal 7 febbraio 2014. Il testo sostituito recitava: «[I]. Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. [II]. Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, il giudice che pronuncia la separazione personale dei coniugi adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all'interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'eduzione dei figli. Prende atto, se non contrari all'interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole. [III]. La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all'istruzione, all'educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente. [IV]. Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando: 1) le attuali esigenze del figlio; 2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori; 3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore; 4) le risorse economiche di entrambi i genitori; 5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore. [V]. L'assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice. [VI]. Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi».

GIURISPRUDENZA

Separazione dei coniugi – Affidamento dei figli minori – Affidamento condiviso – Criteri di scelta del genitore collocatario – Genitore contrario a vaccini e medicina convenzionale.
L’individuazione del genitore collocatario deve avvenire all’esito di un giudizio prognostico che il giudice compie, nell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, in merito alle capacità dei genitori di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione determinata dalla disgregazione dell’unione, tenendo conto, in base ad elementi concreti, del modo in cui il padre e la madre hanno in precedenza svolto i loro compiti, delle rispettive capacità di relazione affettiva, attenzione, comprensione, educazione e disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché della personalità di ciascun genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente sociale e familiare che è in grado di offrire al minore. [Nella fattispecie, la Corte ha confermato la decisione dei giudici dei due precedenti gradi di giudizio i quali avevano disposto la collocazione dei figli minori presso il domicilio paterno “in quanto più tutelante per gli interessi dei minori, dato che la madre non aveva dimostrato di essere in grado di assumere i comportamenti più adeguati nei loro confronti”. In particolare, la Corte d’Appello aveva estromesso la madre dall’esercizio dell’affidamento in ordine alle scelte per le cure mediche e l’alimentazione in ragione dei convincimenti da lei espressi in merito alla non opportunità di sottoporre i figli a vaccinazione e all’utilità di trattamenti omeopatici e di cure di patologie mediante la regolamentazione del regime dietetico.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 16 Febbraio 2018, n. 3913.


Ricorso per l'affidamento ed il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Collocamento prevalente del minore - Presso la madre - Sussiste

Ricorso per l'affidamento ed il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Assegno di mantenimento in favore dei figli - Criteri di determinazione - Redditi del genitore onerato
.
Deve disporsi la collocazione prevalente presso la madre stante il disposto dell'art. 155 c.c. ed atteso che tale soluzione, avuto riguardo all'età della minore ed alla situazione delle parti, appare la più idonea a garantirne gli interessi morali e materiali (nel caso di specie la minore ha quattro anni, la madre è disoccupata mentre il padre lavora). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Ciascuno dei genitori deve provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito netto. Per determinare l'assegno di mantenimento per il figlio a carico del genitore non convivente è necessario fare riferimento al reddito netto dello stesso ma occorre sottrarre gli oneri abitativi, le utenze e le altre spese (tributi, trasporti, mantenimento proprio) del genitore onerato. In particolare, dal reddito del genitore onerato vanno detratti pro quota gli oneri abitativi (quota di spettanza delle rate di mutuo) dell'immobile ove vive con la propria madre (nel caso di specie il giudice ha posto a carico del padre non convivente un assegno di mantenimento della figlia di Euro 500,00. Il padre  percepisce un reddito mensile netto di Euro 1.749,17 decurtato però da un esborso mensile di Euro 438,00 per la rata di mutuo e per le utenze dell'abitazione ove lo stesso vive con la propria madre, reddito decurtato altresì da altre spese; la madre invece è invalida al 46% ed è priva di occupazione). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 11 Marzo 2015.


Figlia maggiorenne trentenne – Studente universitaria – Diritto al mantenimento ed alla casa familiare – Esclusione..
Non sussiste l’obbligo del mantenimento indiretto per la figlia maggiorenne, ormai trentenne, dotata di suo patrimonio personale, ancora dedita, a spese del padre, agli studi universitari in sede diversa dal luogo di residenza familiare, senza avere né conseguito alcun correlato titolo di studio né trovato una pur possibile occupazione lavorativa. Il fatto che la figlia maggiorenne, per gli studi in sede diversa da quella della famiglia, non viva più abitualmente con uno dei genitori, fa venir meno il diritto all’assegnazione della casa coniugale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Dicembre 2013, n. 27377.


Affidamento dei minori – Genitore con patologia psichiatrica – Esclusione dall’affidamento – Automatismo – Esclusione..
Non è ammissibile ipotizzare una inadeguatezza del genitore solo perché “malato”. Il fatto che un paziente sia “malato” a causa di un disturbo psichiatrico non è elemento sufficiente per escluderlo dalla responsabilità genitoriale. Ancora oggi, il malato psichiatrico accusa le conseguenze negative che derivano dallo «stigma» ovvero l’insieme di pregiudizi sociali e preconcetti che circondano la malattia mentale, specie nei rapporti interpersonali e relazionali, e creano una sorta di “marchio” invisibile attorno al paziente, visto – sovente e senza ragione – come socialmente pericoloso, aggressivo o non curabile. Lo stigma tende a creare un impoverimento dei rapporti personali del malato e, soprattutto, la sua alienazione dal contesto sociale, cosicché i danni alla persona derivano non dalla patologia ma, paradossalmente, dal modo in cui la società la ripudia, la stigmatizza. Da ciò consegue che la misura dell’affidamento monogenitoriale dei minori – se giustificata per la sola patologia del genitore – costituirebbe non espressione dell’art. 155 c.c., bensì applicazione mera dello “stigma”. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 27 Novembre 2013.


Mantenimento – Mensa scolastica – Inclusione dell’assegno di mantenimento ordinario – Sussiste..
La mensa scolastica non riveste alcuna connotazione straordinaria, essendo solo una modalità sostitutiva della voce “vitto” domestico già compresa in qualsiasi assegno mensile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 27 Novembre 2013.


Obbligo di mantenimento dei figli maggiorenne – Cessazione – Requisiti ed oneri probatori.

Obbligo di mantenimento dei figli – Stato di disoccupazione – Eliminazione dell’assegno – Esclusione – Occupazione anche saltuaria – Capacità lavorative.
.
L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli, secondo le regole degli artt. 147 e 148 cod. civ., non cessa, ipso facto, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso (Cass. Civ., sezione I, n. 19589 del 26 settembre 2011). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non può essere eliminato per il solo fatto della disoccupazione e può essere fissato in misura sostenibile sulla base delle capacità lavorative del genitore e della possibilità di reperire occupazione anche saltuaria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013, n. 24424.


Tempi di permanenza del figlio minore presso il genitore non collocatario – “Cornice minima” adeguata che garantisca dei fine settimana interi e dei tempi infrasettimanali – Condizioni minime inderogabili salvo prova che dimostri contrarietà all’interesse del minore – Sussiste..
In regime di affidamento condiviso, la scelta in ordine ai tempi di permanenza dei figli presso l’uno e l’altro genitore è rimessa in primo luogo agli accordi tra i genitori, e solo in difetto di accordo al regolamento giudiziale, che ha natura di sussidiaria e si limita a fissare la “cornice minima” dei tempi di permanenza. Tuttavia la cornice minima data dal giudice deve essere pienamente adeguata alle esigenze delle famiglia e all’interesse dei minori, poiché deve potersi consentire  ai figli di trascorrere con il genitore non collocatario dei tempi adeguati e segnatamente dei fine settimana interi, e tempi infrasettimanali, garantendo una certa continuità di vita in questi periodi, nei limiti in cui ciò non interferisca con una normale organizzazione di vita domestica e consenta la conservazione dell’habitat principale dei minori presso il genitore domiciliatario. Vi è invero una sensibile differenza tra regolare i tempi di permanenza e limitarli significativamente: e per adottare limitazioni al diritto e dovere dei genitori di intrattenere con i figli un rapporto continuativo, è necessario dimostrare che da ciò può derivare pregiudizio al minore. Il preminente interesse del minore, infatti, cui deve essere conformato il provvedimento del giudice, può considerarsi composto essenzialmente da due elementi:  mantenere i legami con la famiglia, a meno che non sia dimostrato che tali legami siano particolarmente inadatti, e potersi sviluppare in un ambiente sano (CEDU: Neulinger c. Svizzera, 6.7.2010; CEDU: Sneersone e Kampanella c. Italia, 12.7.2011). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 16 Ottobre 2013.


Genitori separati – Divieto di espatrio – Affidamento condiviso – Non necessità – Trasferimento unilaterale già costituente illecito – Sussistenza di rimedi ad hoc..
In regime di affidamento condiviso, il trasferimento del minore va deciso concordemente dai genitori. Una unilaterale decisione del genitore di trasferirsi con la prole in altro luogo diverso dalla residenza abituale dei figli, costituisce quindi un illecito, contro il quale vi sono appositi strumenti di rimedio e tutela. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 16 Ottobre 2013.


Assegnazione della casa familiare – Allontanamento spontaneo da parte del genitore – Perdita del diritto alla assegnazione – Sussiste – Allontanamento a causa di violenze da parte dell’altrui coniuge – Diritto al rientro nell’abitazione mediante assegnazione – Sussiste..
L’allontanamento volontario da parte di uno dei coniugi, che porti con sé i figli minori, determina una cesura tra l’ambiente domestico ed i figli stessi; occorre, però, distinguere tra un allontanamento volontario (o anche solo determinato dalla necessità di sottrarre i figli minori alla tensione endofamiliare che i conflitti coniugali sollevano) dall’allontanamento determinato o indotto dalla necessità di preservare sia il coniuge che i figli minori dalla violenza subita o anche solo assistita; in tal caso ad una cesura meramente “materiale” del rapporto tra i figli minori e il loro ambiente domestico, può non corrispondere (o non corrisponde necessariamente) una cesura di tipo psicologico o soggettivo, poiché un allontanamento “forzato” comporta inevitabilmente una tensione ed una aspettativa di ritorno quando, per scelta del genitore abusante ovvero per provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, sia cessato lo stato di pericolo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 08 Ottobre 2013.


Separazione – Tenore di vita – Rilevanza delle fonti di provenienza dubbia o illecita – Rilevanza – Esclusione..
I redditi per determinare, in via provvisoria ed urgente in sede di ordinanza presidenziale, l'ammontare dell'assegno di mantenimento per moglie e figli sono quelli di sicura provenienza lecita nessun valore potendo essere dato ad una provenienza - di cui il beneficiario era al corrente - illecita o dubbia) delle provviste che hanno reso possibile un alto tenore di vita. Ciò di cui la A.G. può e deve tenere in conto nella determinazione del contributo al mantenimento di moglie e figli sono i redditi di provenienza lecita sui quali l’obbligato può contare  sia pure in considerazione della possibilità di una elusione fiscale che dia conto e ragione di uno scostamento tra redditi formalmente dichiarati e redditi realmente percepiti (concetto affatto diverso dai redditi di delittuosa provenienza). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 08 Ottobre 2013.


Separazione/divorzio – Obbligo di mantenimento stabilito nella decisione separativa/divorzile – Successivo impoverimento dell’onerato – Riduzione del mantenimento – Rilevanza del tenore di vita goduto dagli aventi diritto (in particolare: Godimento di una abitazione di lusso) – Esclusione..
L’impoverimento del soggetto che somministra le sostanze alimentari al nucleo familiare determina necessariamente e conseguentemente l’impoverimento dello stesso nucleo familiare che non può vantare un diritto a mantenere un determinato tipo di vita ed un determinato standard di benessere sociale ed economico; diritto che ben può essere iscritto nel catalogo dei cd. diritti immaginari che non trovano tutela nell’ordinamento giuridico non esistendo un «diritto ad essere felici». Ciò vuol dire che, allegata e provata la sopravvenienza che muta le possibilità economiche dell’onerato, questi vanta un diritto alla modifica o revisione delle condizioni di separazione e divorzio a prescindere dall’incidenza che la suddetta modifica può avere sulle capacità dell’avente diritto a continuare a far fronte alle spese sostenute per l’abitazione occupata: dove la nuova misura alimentare non sia più sufficiente per il mantenimento di un determinato habitat domestico, il genitore avente diritto, responsabilmente e nell’interesse dei figli, può pervenire a soluzioni abitative differenti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 02 Ottobre 2013.


Controversie genitoriali – Competenza territoriale – Residenza abituale del minore – Sussiste – Trasferimento illecito – Rilevanza – Esclusione..
La competenza a conoscere delle questioni relative all’affidamento dei minori e alla potestà genitoriale degli stessi (quali le azioni previste agli artt. 155, 317 bis e 333 c.c.) si radica di fronte all’autorità giudiziaria del luogo in cui si trova la residenza abituale dei minori. Non può invece radicarsi nel luogo in cui uno dei genitori, unilateralmente e senza consenso dell’altro genitore, abbia condotto i minori per sua scelta esclusiva, al fine di tutelare l’interesse superiore del minore, evitando che lo spostamento del medesimo da parte di un genitore si riveli arbitrario, assunto unilateralmente e comunque in modo strumentale al raggiungimento di una decisione favorevole nei suoi confronti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Settembre 2013.


Separazione – Provvedimento del giudice – Imposizione dell’obbligo di pagamento del 50% delle rate del mutuo contratto per l’acquisto della casa coniugale – Decisione ex officio in assenza di domanda sul punto del coniuge – Legittimità – Sussiste..
Il giudice deve stabilire la misura e il modo con cui il coniuge non affidatario deve contribuire al mantenimento dei figli e può provvedervi d’ufficio a tal fine non essendo vincolato dalle domande delle parti o dagli accordi tra le stesse eventualmente intervenuti. La somma può essere versata in una unica somma di denaro o in più voci di spesa, sufficientemente determinate o determinabili, che risultino idonee a soddisfare le esigenze in vista delle quali l’assegno è stato disposto. Ne consegue il giudice può imporre al genitore l’obbligo di pagamento della rata del mutuo sulla casa coniugale, costituendo la stessa una modalità di adempimento dell’obbligo contributivo in favore dei figli. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 Settembre 2013, n. 20139.


Conflitto genitoriale – Trasferimento – Luogo di residenza dei figli – Valutazione – Abitudini di vita acquisite..
Allorché sussista conflitto genitoriale e il giudice sia chiamato a stabilire il luogo in cui i minori debbano fissare la propria residenza, deve in particolare  tenersi conto del tempo trascorso dall’eventuale avvenuto trasferimento, dell’acquisito delle nuove abitudini di vita, di cui è sconsigliabile il repentino mutamento, a maggior ragione se questo debba comportare un distacco dall’uno dei genitori con cui sia pregressa la convivenza stabile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 16 Agosto 2013.


Animali – Affidamento nei procedimenti di separazione giudiziale – Esclusione. .
Nel procedimento di separazione giudiziale – diversamente da quanto avviene nei procedimenti di separazione consensuale - il Tribunale non può regolare l’affidamento dell’animale domestico, posto che i poteri del Giudice in ordine ai provvedimenti accessori sono determinati in modo puntuale dalle norme di cui agli art. 155 e 156 c.c che non contemplano statuizioni relative agli animali di proprietà del nucleo familiare e al loro mantenimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2013.


Mantenimento del figlio maggiorenne – Obbligo del mantenimento indiretto anche nel tempo in cui il figlio è presso il genitore non collocatario – Sussiste. .
Il contributo al mantenimento dei figli, minori o maggiorenni e non economicamente indipendenti, determinato in una somma fissa mensile in favore del genitore affidatario o con il quale convivano, non costituisce il mero rimborso delle spese sostenute dal suddetto genitore nel mese corrispondente, bensì la rata mensile di un assegno annuale determinato, tenendo conto di ogni altra circostanza emergente dal contesto, in funzione delle esigenze della prole rapportate all'anno; ne consegue che il genitore obbligato non può ritenersi sollevato dall'obbligo di corresponsione dell'assegno per il tempo in cui i figli si trovino presso di lui ed egli provveda pertanto, in modo diretto, al loro mantenimento (Cass. Sez. I 17.1.2001 n. 566, Cass. Sez. I 25.5.2007 n. 12308). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2013.


Mantenimento dei figli – Esonero – Stato di disoccupazione – Esclusione..
Il genitore è tenuto a contribuire al mantenimento dei figli anche se disoccupato, dovendosi attivare per fare tutto il possibile per garantire il soddisfacimento delle minime esigenze di vita dei figli; ciò in quanto l’art. 148 c.c. valorizza la capacità di lavoro professionale del genitore e, quindi, non solo i redditi effettivi ma anche i redditi che il genitore ha la capacità di conseguire in futuro (Cass. civ., 14 luglio 2010 n. 16551); lo stato di disoccupazione, dunque, non esime dalla corresponsione di un contributo per il mantenimento dei figli non essendo, certo, sufficiente a tal fine allegare meramente uno stato di assenza di lavoro, dovendosi verificare, avuto riguardo a tutte le circostanze concrete del caso, la possibilità del coniuge richiedente di collocarsi o meno utilmente, ed in relazione alle proprie attitudini, nel mercato del lavoro (Cass. Civ., Sez. I, Sentenza 27 Dicembre 2011 n. 28870). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04 Luglio 2013.


Rapporto dei coniugi già disgregato – Abbandono del tetto coniugale – Rilevanza ai fini dell’addebito – Esclusione..
Va riconosciuta l'irrilevanza, ai fini dell'addebito, delle condotte sopravvenute in un contesto di disgregazione della comunione spirituale e materiale quale rispondente al dettato normativo e al comune sentire. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 27 Giugno 2013.


Affidamento dei minori – Alternanza dei genitori nella casa familiare – Ammissibilità – Sussiste – Condizioni – Interesse primario dei minori..
Il diritto di visita dei minori con collocamento invariato della prole, ed alternanza dei genitori nella casa familiare, secondo turni prestabiliti, è già stato accolto da certa giurisprudenza di merito (v. Trib. Varese, decr. n. 158/2013) e pure da questo Tribunale in fase di separazione consensuale. Esso può trovare consenso se non appare in contrasto con l'interesse dei minori. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13 Giugno 2013.


Diritto del minore a frequentare il genitore non collocatario – Dovere del genitore non collocatario affinché il peso della famiglia disgregata non gravi esclusivamente sull’altro genitore – Genitore non collocatario che omette di frequentare la prole – Monetizzazione dell’assenza per sostenere il costo di una baby-sitter – Sussiste..
Nell’ipotesi in cui il genitore non collocatario venga meno al diritto di visita nei confronti della prole – che è invero dovere da parte del padre – è ammesso l’aumento automatico del mantenimento per rendere fruibile e gestibile l’assenza del riferimento genitoriale “altro”, nel senso di consentire al genitore collocatario di profittare, ad esempio, di una baby-sitter. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Maggio 2013.


Figli nati dalla nuova unione dell’onerato – Incidenza sull’assegno di mantenimento – Rilevanza dell’apporto della nuova compagna – Sussiste (155 c.c.)..
Sulla determinazione dell'assegno di mantenimento in favore del coniuge separato e della prole, incidono gli  ulteriori oneri derivanti a carico dell’onerato, in conseguenza della nascita di figli non matrimoniali nati da una successiva unione: l’incidenza, tuttavia, non conduce necessariamente ad una riduzione dell’importo dove venga preso in considerazione l’apporto economico della nuova compagna dell'obbligato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 23 Maggio 2013.


Assegni familiari – In favore del figlio minore – In favore del coniuge – Silenzio dell’accordo dei partners o del provvedimento giudiziale – Disciplina giuridica.

Figli nati dalla nuova unione dell’onerato – Incidenza sull’assegno di mantenimento – Rilevanza dell’apporto della nuova compagna – Sussiste.
.
Il coniuge affidatario del figlio minorenne ha diritto, ai sensi dell'art. 211 della legge 19 maggio 1975 n. 151, a percepire gli assegni familiari corrisposti per tale figlio all'altro coniuge in funzione di un rapporto di lavoro subordinato di cui quest'ultimo sia parte, indipendentemente dall'ammontare del contributo per il mantenimento del figlio fissato in sede di separazione consensuale omologata a carico del coniuge non affidatario, salvo che sia diversamente stabilito in modo espresso negli accordi di separazione. Gli assegni familiari per il coniuge, consensualmente o giudizialmente separato invece, in mancanza di una previsione analoga al citato art. 211, spettano al lavoratore, cui sono corrisposti per consentirgli di far fronte al suo obbligo di mantenimento ex artt. 143 e 156 cod. civ., con la conseguenza che, se nulla al riguardo è stato pattuito dalle parti in sede di separazione consensuale (ovvero è stato stabilito dal giudice in quella giudiziale), deve ritenersi che nella fissazione del contributo per il mantenimento del coniuge si sia tenuto conto anche di questa particolare entrata” (Sez. 1, Sentenza n. 5060 del 02/04/2003; Sez. U, Sentenza n. 5135 del 27/11/1989). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Sulla determinazione dell'assegno di mantenimento in favore del coniuge separato e della prole, incidono gli ulteriori oneri derivanti a carico dell’onerato, in conseguenza della nascita di figli non matrimoniali nati da una successiva unione: l’incidenza, tuttavia, non conduce necessariamente ad una riduzione dell’importo dove venga preso in considerazione l’apporto economico della nuova compagna dell'obbligato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 23 Maggio 2013, n. 12770.


Separazione coniugi - Contributo al mantenimento del figlio - Genitore con locatario ed economicamente più forte..
Il Presidente del Tribunale in sede di comparizione dei coniugi nel giudizio divorzile deve tener conto non soltanto dei provvedimenti emessi nel giudizio di separazione che hanno consentito di realizzare il contemperamento fra le esigenze del minore e quelle del genitore non collocatario, prevalentemente finalizzato ad instaurare fra loro un valido rapporto affettivo, ma anche della differenza economico reddituale esistente fra le parti in causa. Se tale differenza apparirà rilevante fra i coniugi, tale da giustificare in via astratta l'imposizione in favore del marito di un assegno a carico della moglie, nel regolamentare l'entità del contributo per il figlio, il Giudice potrà addebitarlo esclusivamente al coniuge economicamente più forte, non costituendo tale esborso un significativo sacrificio per quest'ultimo. (Domenico Sollazzo) (riproduzione riservata) Appello Bari, 05 Aprile 2013.


Infedeltà coniugale – Separazione – Motivo di addebito – Nesso causale – Oneri probatori a carico delle parti.

Separazione – Affidamento dei figli – Condiviso – Conflittualità dei coniugi – Esclusione – Non sussiste.
.
L’inosservanza dell'obbligo di fedeltà coniugale costituisce una violazione particolarmente grave che, determinando normalmente l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l'addebito della separazione al coniuge responsabile (Cass. Sez. I 7.12.2007 n. 25618, Cass. Sez. I 12.6.2006 n. 13592); ciò salvo che, la parte cui si addebiti l’adulterio non provi la situazione di preesistenza della crisi coniugale e cioè che era già irrimediabilmente in atto una crisi coniugale, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il regime di affidamento stabilito dal legislatore a tutela del diritto del minore alla c.d. bigenitorialità è quello condiviso cui può derogarsi in presenza di situazioni di incapacità genitoriale di uno o di entrambi i genitori o di situazioni di conflittualità tra i coniugi tali da alterare e porre in serio pericolo l'equilibrio e lo sviluppo psico-fisico dei figli e, dunque, tali da pregiudicare il loro interesse (Cass. Sez. I 29.3.2012 n. 5108, Cass. Sez. I 18.6.2008 n. 16593).  E', quindi, evidente che non possano trovare accoglimento le domande di affido esclusivo dove non vi siano elementi per ritenere un genitore più capace a tutelare l'interesse dei figli dell'altro e essendo certo, invece, che l'atteggiamento di ostilità reciproca e la tendenza a screditare l'altro non consente in alcun modo di assicurare che il genitore cui fossero affidati i figli sarebbe in grado di tutelare l'altra figura genitoriale e il rapporto dei figli con il genitore non affidatario. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 20 Marzo 2013.


Divorzio – Legge Moldava – Normativa applicabile.

Divorzio – Affidamento della prole – Marcato maschilismo del marito – Figura femminile ritenuta inferiore alla figura maschile – Affidamento alla moglie in via esclusiva – Sussiste.
.
In virtù della legislazione moldava (art. 37), «se i coniugi hanno figli minori comuni o, in assenza di un accordo per il divorzio del coniuge, il divorzio avviene attraverso il Tribunale. Il giudice dichiara lo scioglimento del matrimonio se ritiene che la convivenza come coniugi e la conservazione della famiglia sia impossibile». (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In tema di affidamento condiviso, deve disporsi l’affidamento esclusivo della prole in favore della madre dove, all’esito della disposta valutazione psicodiagnostica, sia emersa, a carico del marito, una personalità ostinata nelle sue convinzioni, poco flessibile e provocatoria, attaccato alla famiglia più in termini ideali che nei comportamenti pratici, con un pensiero fortemente centrato sulle proprie esigenze caratterizzato anche da un marcato maschilismo che lo fa sentire superiore alla figura femminile verso la quale diventa terribilmente squalificante e minaccioso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 13 Febbraio 2013.


Potestà genitoriale – Libertà di religione del genitore – Limitazione nel rapporto con figli – Possibilità – Sussiste – Condizioni – Nel caso di specie: Testimoni di Geova..
L’art. 155 cod.civ., in, tema di provvedimenti riguardo ai figli nella separazione personale dei coniugi, consente al giudice di fissare le modalità della loro presenza presso ciascun genitore e di adottare ogni altro provvedimento ad essi relativo, attenendosi al criterio fondamentale rappresentato dal superiore interesse della prole che assume rilievo sistematico centrale nell’ordinamento dei rapporti di filiazione, fondato sull’art. 30 della Costituzione. L’esercizio in concreto di tale potere, dunque, deve costituire espressione di conveniente protezione (art. 31, comma 2, Cost.) del preminente diritto dei figli alla salute e ad una crescita serena ed equilibrata e può assumere anche profili contenitivi dei rubricati diritti e libertà fondamentali individuali, ove le relative esteriorizzazioni determinino conseguenze pregiudizievoli per la prole che vi presenzi, compromettendone la salute psico-fisica e lo sviluppo; tali conseguenze, infatti, oltre a legittimare le previste limitazioni ai richiamati diritti e libertà fondamentali contemplati in testi sovranazionali, implicano in ambito nazionale il non consentito superamento dei limiti di compatibilità con i pari diritti e libertà altrui e con i concorrenti doveri di genitore fissati nell’art 30, primo comma della Costituzione e nell’art. 147 del codice civile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Giugno 2012, n. 9546.