LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO V
Dello scioglimento del matrimonio e della separazione dei coniugi

Art. 156

Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi
TESTO A FRONTE

I. Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall'altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri.

II. L'entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell'obbligato.

III. Resta fermo l'obbligo di prestare gli alimenti di cui agli articoli 433 e seguenti.

IV. Il giudice che pronunzia la separazione può imporre al coniuge di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all'adempimento degli obblighi previsti dai precedenti commi e dall'articolo 155.

V. La sentenza costituisce titolo per l'iscrizione dell'ipoteca giudiziale ai sensi dell'articolo 2818.

VI. In caso di inadempienza, su richiesta dell'avente diritto, il giudice può disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di danaro all'obbligato, che una parte di esse venga versata direttamente agli aventi diritto .

VII. Qualora sopravvengano giustificati motivi il giudice, su istanza di parte, può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti di cui ai commi precedenti.


GIURISPRUDENZA

Notificazione con modalità telematica di controricorso per Cassazione – Nullità della notifica ai sensi dell’art. 11 della Legge n. 53/1994 – Mancata indicazione del nome del file nell’attestazione di conformità della copia informatica (irregolarità, non nullità) – Sanabilità di eventuali nullità della notifica per effetto del raggiungimento dello scopo dell’atto a norma dell’art. 156 terzo comma c.p.c..
La mancata indicazione del nome del file nell’attestazione di conformità della copia informatica del controricorso per Cassazione, secondo quanto previsto dall’art. 19 ter primo comma delle Specifiche Tecniche del PCT in data 16.04.2014, costituisce una irregolarità non riconducibile alle ipotesi di nullità della notifica contemplate nell’art. 11 della Legge n. 53/1994. In ogni caso, avendo il ricorrente replicato alle argomentazioni svolte nel controricorso notificato, qualunque nullità della notifica risulta sanata dal raggiungimento dello scopo a norma dell’art. 156 terzo comma c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 05 Giugno 2018, n. 14369.


Separazione e divorzio – Nuovo stabile legame affettivo da parte del coniuge separato – In assenza di coabitazione – Costituzione di famiglia di fatto – Sussiste – Cessazione del diritto al mantenimento da parte dell’altro coniuge – Affermazione.
La costituzione di un nucleo familiare di fatto non è esclusa per il sol fatto che i due partners abbiano liberamente optato per soprassedere dal’instaurazione di una stabile convivenza. Ciò ben può avvenire per le coppie coniugate, quindi anche quelle non coniugate epperò legate affettivamente possono essere intese come nucleo familiare di fatto anche in difetto di stabile coabitazione, ove il loro legame integri una comunione di vita interpersonale.

Tale condizione personale da parte del coniuge separato osta al persistere del diritto al mantenimento da parte dell’altro coniuge, posto che la formazione di una famiglia di fatto costituisce espressione di una scelta di vita esistenziale e consapevole, rescindendo ogni collegamento con il tenore e il modello di vita legati al coniugio e quindi escludendo la solidarietà post-matrimoniale dell’altro coniuge.

[Nella fattispecie, la moglie separata e assegnataria di assegno di mantenimento a carico del marito, pur negando di convivere col nuovo compagno aveva avuto un figlio da costui e lo frequentava regolarmente ricevendo anche contribuzione per il fabbisogno del bambino. La sua condizione di non autosufficienza economica derivava inoltre proprio dalla recente maternità, quindi da presupposti fattuali diversi da quelli posti a base degli accordi di separazione; motivo per cui il Tribunale ha ritenuto che le conseguenze economiche di tale nuova condizione non dovessero ricadere sull’ex coniuge, ad essa estraneo.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 12 Aprile 2018.


Separazione dei coniugi – Assegno di mantenimento – Prova dei requisiti di spettanza dell’assegno – Onere a carico del richiedente – Sussiste

Inadeguatezza del reddito – Con riferimento al tenore di vita matrimoniale – Incolpevolezza del coniuge richiedente – Necessità – Sussiste
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Se è vero che nella separazione personale i “redditi adeguati” cui va rapportato l’assegno di mantenimento a favore del coniuge sono quelli necessari a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, è anche vero che la prova della ricorrenza dei presupposti dell’assegno incombe su chi chiede il mantenimento e che tale prova ha ad oggetto anche l’incolpevolezza del coniuge richiedente quando sia accertato in fatto che, pur potendo, esso non si sia attivato doverosamente per reperire un’occupazione lavorativa retribuita confacente alle sue attitudini, con l’effetto di non poter porre a carico dell’altro coniuge le conseguenze della mancata conservazione del tenore di vita matrimoniale.

[Nella fattispecie, la Corte ha confermato la sentenza d’appello che aveva escluso la spettanza dell’asegno in favore della moglie che non aveva dimostrato di essersi attivata per reperire un’occupazione lavorativa pur se di giovane età, laureata e sana.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 20 Marzo 2018, n. 6886.


Famiglia - Assegno di mantenimento verso il coniuge o i figli - Raggiunta indipendenza economica di uno dei figli - Revoca - Conseguente aumento delle residue contribuzioni a favore degli altri beneficiari - Esclusione - Fattispecie.
In tema di revisione delle condizioni economiche della separazione personale, la revoca dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge o dei figli non comporta, di per sé, l’accoglimento della contrapposta domanda di automatico aumento delle altre contribuzioni ancora dovute. (Nella specie, la S.C., con riferimento all’assegno di mantenimento in favore del coniuge a seguito della raggiunta indipendenza economica di uno dei figli, ha affermato che, in difetto di prova contraria a cura del coniuge richiedente, deve presumersi che la misura dell’assegno in suo favore corrisponda alle sole necessità di cui all’art. 156 c.c. e non sia stata stabilita considerando anche il concorrente onere del richiedente di contribuire al mantenimento dei figli). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Agosto 2017, n. 19746.


SEPARAZIONE – ASSEGNO DI MANTENIMENTO – VALUTAZIONE DEI REDDITI – VALUTAZIONE DELLE SITUAZIONI ABITATIVE – INCIDENZA DI UN CANONE DI LOCAZIONE - SUSSISTE .
Nella determinazione dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge ex art. 156 c.c., il giudice, oltre alla valutazione dei redditi, deve tener conto delle situazioni abitative e, in particolare, considerare se i coniugi sostengono un canone di locazione o occupano immobili di proprietà. Cassazione civile, sez. VI, 02 Dicembre 2016, n. 24853.


Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione  – Domanda di aumento dell'assegno di mantenimento del coniuge – Situazione economica delle parti identica a quella sussistente al momento della separazione – Rigetto .
Deve respingersi la domanda di aumento dell'assegno di mantenimento formulata dalla moglie quando la situazione economica delle parti appare la medesima di quella sussistente al momento della separazione risalente a circa un anno prima. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Maggio 2016.


Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del coniuge – Riduzione reddito del coniuge obbligato – Rigetto .
Deve respingersi la domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore dell'altro coniuge formulata dal marito, che ha visto deteriorare la propria situazione reddituale, in quanto, in concreto, tra il momento della proposizione di tale domanda e la pronuncia di separazione è intercorso solo un breve lasso temporale pari a circa un anno. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Maggio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Presupposti - Esistenza credito liquido ed accertato - Sussiste.
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. presuppone solo l'esistenza di un credito liquido ed accertato funzionando il vincolo del sequestro quale coazione psicologica sulla parte obbligata. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Oggetto del sequestro - Crediti futuri - Ammissibilità .
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. costituisce uno strumento volto ad assicurare l'adempimento degli oneri futuri relativi all'assegno di mantenimento da parte del coniuge obbligato. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Oggetto del sequestro - Crediti passati - Non ammissibilità.
Il sequestro previsto dall'art. 156 c.c. non costituisce la garanzia per il pagamento dell'assegno di mantenimento già maturato ma non versato dal coniuge obbligato. Per tale credito il coniuge beneficiario può agire esecutivamente sulla base del titolo esecutivo. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato ex art. 156 c.c. - Contestazione debenza ed entità dell'assegno di mantenimento - Non ammissibilità.
Nel procedimento per sequestro previsto dall'art. 156 c.c. le censure formulate dal coniuge obbligato con riguardo sia alla debenza sia all'entità dell'assegno di mantenimento sono irrilevanti visto che in tale procedimento è preclusa al giudice ogni valutazione in merito. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Procedimento cautelare - Sequestro conservativo - Presupposti - Periculum in mora - Elementi obiettivi ed elementi soggettivi.
Il procedimento per sequestro conservativo previsto dall'art. 671 c.p.c. presuppone, oltre al requisito del fumus bonis iuris, anche il periculum in mora. Tale secondo requisito può essere desunto sia da elementi oggettivi concernenti la capacità patrimoniale del coniuge obbligato (consistenza quantitativa e qualitativa del patrimonio) sia da elementi soggettivi evincibili dal comportamento di quest'ultimo, comportamento diretto a sottrarre il proprio patrimonio dall'esecuzione forzata iniziata dal coniuge beneficiario al fine di ottenere il pagamento coatto dell'assegno di mantenimento. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 05 Febbraio 2016.


Separazione – Assegno di mantenimento in favore della moglie – Moglie e marito comproprietari della casa familiare – Accollo dell’intero mutuo da parte del marito – Rilevanza ai fini dell’assegno di mantenimento – Sussiste .
In materia di separazione dei coniugi, nel fissare il mantenimento in favore della moglie, il giudice deve tenere in considerazione il fatto (se ricorrente) che il marito si sia accollato l’intero mutuo sulla casa in comproprietà. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 08 Aprile 2015, n. 7053.


Separazione e divorzio – Richiesta di modifica dei provvedimenti temporanei e urgenti – Necessità di nuove circostanze sopravvenute – Sussiste.
Sebbene non sia più esplicitamente previsto dalla legge che la modifica (o la revoca) possano essere adottate solo in caso di ipotesi di mutamento nelle circostanze, un’interpretazione sistematica conduce a reputare, più verosimilmente, essere tuttora imposto dalla legge che il potere di revoca o modifica, in capo al Giudice Istruttore, sorga sul presupposto del sopravvenire di giustificati motivi (circostanze nuove, o preesistenti, ma incolpevolmente ignote).
Infatti:
- l’art. 156, co. 7, c.c., prevede che «Qualora sopravvengano giustificati motivi il giudice, su istanza di parte, può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti di cui ai commi precedenti»: sicché il Giudice che procede a modificare il regime dei rapporti patrimoniali fra coniugi separati, ai sensi dell’art. 710 c.p.c., deve rinvenire dei motivi sopravvenuti: e non si vede perché mai, allora, il solo Giudice Istruttore dovrebbe prescindere dalle sopravvenienze;
- l’art. 9, co. 1, l. 1°.12.1970, n. 898, prevede espressamente che «Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6»: sicché sono necessarie, anche in questo caso, delle sopravvenienze;
- l’art. 337 quinquies c.c., prevede che «I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli, l'attribuzione dell'esercizio della responsabilità genitoriale su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo»: così introducendo una libera rivedibilità delle disposizioni, che costituisce un’evidente eccezione, rispetto alle norme già viste, giustificata dall’indisponibilità degli interessi dei figli minori, la cui cura è di evidente rilievo pubblico;
- l’art. 177, co. 3, n. 3, c.p.c. prevede che non possano essere revocate, o modificate, le ordinanze suscettibili di essere reclamate: sicché soltanto le sopravvenienze possono, nella materia della famiglia, giustificare la possibilità, nonostante la proponibilità del reclamo, della revoca o modifica: perché, in tale materia, vige il principio, secondo cui ogni decisione è adottata rebus sic stantibus (dunque, affinché una decisione possa essere modificata, occorre o un’impugnazione, oppure che siano dedotte novità);
- l’art. 669 decies c.p.c., prevede espressamente che l’ipotesi è ammessa unicamente «se si verificano mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si è acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare; e i provvedimenti presidenziali assumono un carattere urgente e provvisorio, in vista di un successivo merito.
Non può negarsi che il sistema manifesti una coerenza, in tutti i suoi ambiti, ogniqualvolta si sia in presenza dello schema che prevede un provvedimento non definitivo, il reclamo avverso il medesimo, la revocabilità, o modificabilità, del primo. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 25 Marzo 2015.


Ricorso congiunto dei coniugi – Revoca unilaterale del consenso ad nutum – Non consentito.
L’assegno di mantenimento per il coniuge è nella disponibilità delle parti, le quali ben possono al riguardo concludere accordi di contenuto negoziale, purché non in violazione a quanto disposto dall’art. 160 c.c. Per tale ragione, gli accordi sono soggetti al controllo giudiziale, e, una volta recepiti nel provvedimento diventano titolo esecutivo. Anche prima tuttavia di essere controllati dal giudice hanno contenuto e valore negoziale, natura che mantengono anche dopo la omologazione e il recepimento, il che significa che non è consentito il recesso ad nutum (sulla natura negoziale degli accordi di separazione ex multis: Cassazione civile sez. I 01 ottobre 2012 n. 16664). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 24 Luglio 2014.


Separazione Consensuale – Previsione di un assegno di mantenimento in favore della moglie – Previsione di una scadenza a partire dalla quale l’assegno non è più dovuto – Ammissibilità – Sussiste – Conseguenze .
In materia di separazione consensuale, i coniugi possono prevedere, in favore della moglie, un assegno di mantenimento con un termine di scadenza, a partire dal quale più nulla è dovuto dal marito alla stessa. Il patto così siglato dai coniugi, dalla data di scadenza, ha valore di rinuncia all’assegno di mantenimento. Va però rilevato che la rinuncia all'assegno di mantenimento ha conseguenze diverse nel giudizio di separazione e in quello di divorzio in quanto il diniego dell'assegno divorzile non può fondarsi sul rilievo che negli accordi di separazione i coniugi pattuirono che nessun assegno fosse versato dal marito per il mantenimento della moglie, dovendo comunque il giudice procedere, in quella sede, alla verifica del rapporto delle attuali condizioni economiche delle parti con il pregresso tenore di vita coniugale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Giugno 2014, n. 12781.


Separazione – Mantenimento – Obbligazioni – Inesatto adempimento – Obbligo di tolleranza alla luce dei rapporti genitoriali – Sussiste..
E’ comune alla materia delle obbligazioni alimentari il principio di reciproca tolleranza nei rapporti obbligatori, tra creditore e debitore, che impone al creditore di sopportare quel minimo ritardo che - tenuto conto del titolo e degli accordi - non incida in misura rilevante o apprezzabile sulla situazione giuridica soggettiva oggetto del vincolo giuridico; il dovere di “tollerare” gli inadempimenti di scarsa rilevanza è più sentito dove creditore e debitore siano coniugi in regime di separazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Febbraio 2014.


Divorzio – Tenore di vita – Accertamento – Redditi del coniugi – Sussiste (art. 156 c.c.)..
Il giudice può desumere il tenore di vita pregresso cui deve rapportarsi l'assegno di divorzio, dai redditi dei coniugi al momento della pronuncia di divorzio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2013, n. 24667.


Separazione – Tenore di vita – Rilevanza delle fonti di provenienza dubbia o illecita – Rilevanza – Esclusione..
I redditi per determinare, in via provvisoria ed urgente in sede di ordinanza presidenziale, l'ammontare dell'assegno di mantenimento per moglie e figli sono quelli di sicura provenienza lecita nessun valore potendo essere dato ad una provenienza - di cui il beneficiario era al corrente - illecita o dubbia) delle provviste che hanno reso possibile un alto tenore di vita. Ciò di cui la A.G. può e deve tenere in conto nella determinazione del contributo al mantenimento di moglie e figli sono i redditi di provenienza lecita sui quali l’obbligato può contare  sia pure in considerazione della possibilità di una elusione fiscale che dia conto e ragione di uno scostamento tra redditi formalmente dichiarati e redditi realmente percepiti (concetto affatto diverso dai redditi di delittuosa provenienza). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 08 Ottobre 2013.


Verbale separazione consensuale – Spese straordinarie – Titolo esecutivo – Esclusione.

Ordine di pagamento ex art. 156 cod. civ. – Pignoramento stipendio – Concorso – Limiti.
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Il verbale omologato di separazione consensuale tra coniugi non costituisce titolo esecutivo nella parte in cui pone il pagamento delle spese straordinarie a carico di uno dei coniugi, trattandosi di credito carente dei requisiti di certezza e liquidità. (Alessandro Albè) (riproduzione riservata)

L’ordine di pagamento diretto ai sensi dell’art. 156, comma 6, cod. civ. integra un’ipotesi di cessione del credito, con la conseguenza che in caso di concorso con un successivo pignoramento lo stesso può giungere sino al limite della metà dello stipendio. (Alessandro Albè) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 03 Luglio 2013.


Art. 156 c.c. – Condanna del terzo datore di lavoro dell’onerato a versare direttamente all’avente diritto il credito alimentare – Procedimento – Scambio delle difese scritte senza udienza – Ammissibilità – Sussiste..
La domanda ex art. 156 comma VI c.c. può essere proposta, concluso il giudizio di merito, con ricorso utilizzando il rito della camera di consiglio. Quanto al rito, nei procedimenti ex art. 156 comma 6 c.c, dovendosi applicare il procedimento di cui all'art. 737 c.p.c ed in mancanza di una diversa previsione espressa per tale singola fattispecie, il diritto di difesa delle parti è adeguatamente garantito attraverso l'instaurazione del contraddittorio tra le parti, assicurata dalla notifica del ricorso al convenuto e dalla possibilità per il convenuto di contraddire con una propria memoria difensiva, tanto più che nel caso di specie la decisione giudiziale non risolve una controversia sulla esistenza del diritto del coniuge all'assegno, diritto che ne costituisce un presupposto, ma piuttosto attiene alle modalità di attuazione del diritto stesso (Cass. Civ. Sez. I sentenza 22 aprile 2013 n. 9671). Infatti, in tali procedimenti il Tribunale è chiamato unicamente a verificare, data l'obbligazione posta da un provvedimento giudiziale a carico di uno dei coniugi/genitori, la sussistenza dell'inadempimento quale presupposto previsto dall'art. 156 comma 6 c.c., essendo onere del convenuto obbligato fornire la prova del fatto estintivo dell'altrui pretesa, costituito dall'avvenuto adempimento, secondo i principi generali in tema di onere della prova in punto di adempimento/inadempimento delle obbligazioni (Cass. Sez. I 15.7.2011 n. 15659). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Maggio 2013.


Art. 156 c.c. – Condanna del terzo datore di lavoro dell’onerato a versare direttametne all’avente diritto il credito alimentare – Procedimento – Scambio delle difese scritte senza udienza – Ammissibilità – Sussiste..
La domanda ex art. 156 comma VI c.c. può essere proposta, concluso il giudizio di merito, con ricorso utilizzando il rito della camera di consiglio. Quanto al rito, nei procedimenti ex art. 156 comma 6 c.c, dovendosi applicare il procedimento di cui all'art. 737 c.p.c ed in mancanza di una diversa previsione espressa per tale singola fattispecie, il diritto di difesa delle parti è adeguatamente garantito attraverso l'instaurazione del contraddittorio tra le parti, assicurata dalla notifica del ricorso al convenuto e dalla possibilità per il convenuto di contraddire con una propria memoria difensiva, tanto più che nel caso di specie la decisione giudiziale non risolve una controversia sulla esistenza del diritto del coniuge all'assegno, diritto che ne costituisce un presupposto, ma piuttosto attiene alle modalità di attuazione del diritto stesso (Cass. Civ. Sez. I sentenza 22 aprile 2013 n. 9671). Infatti, in tali procedimenti il Tribunale è chiamato unicamente a verificare, data l'obbligazione posta da un provvedimento giudiziale a carico di uno dei coniugi/genitori, la sussistenza dell'inadempimento quale presupposto previsto dall'art. 156 comma 6 c.c., essendo onere del convenuto obbligato fornire la prova del fatto estintivo dell'altrui pretesa, costituito dall'avvenuto adempimento, secondo i principi generali in tema di onere della prova in punto di adempimento/inadempimento delle obbligazioni (Cass. Sez. I 15.7.2011 n. 15659). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 28 Maggio 2013.


Art. 156 cod. civ. – Ordine distrazione impartito a terzi – Sequestro dei beni del coniuge obbligato – Proposizione contemporanea – Ammissibilità – Sussiste (art. 156 c.c.).

Art. 156 cod. civ. – Presupposto applicativo – Pericolo nel ritardo – Esclusione – Inadempimento dell’obbligato – Sussiste (art. 156 c.c.).

Art. 156 cod. civ. – Ordine di distrazione a terzi – Individuazione del terzo – Necessità – Sussiste – Natura dei terzi suscettibili di ordine – Concetto ampio – Contestazioni eventuali del terzo – Rimedi (art. 156 c.c.).

Art. 156 cod. civ. – Strumenti di tutela – Forme per la richiesta – Prima, durante, dopo il processo – Revisione – Presupposti (art. 156 c.c.).

Art. 156 cod. civ. – Richiesta nel corso del procedimento di divorzio – Ammissibilità – Sussiste: invero, necessità (art. 156 c.c.).

Art. 156 cod. civ. – Ricorribilità in Cassazione – Esclusione (artt. 156 c.c., 111 Cost.).
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L’art. 156 c.c. prevede varie garanzie in caso di inadempimento dell'obbligo di mantenimento verso il coniuge o i figli: l'ordine a terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di denaro all'obbligato, che una parte venga direttamente versata all'avente diritto, ovvero il sequestro di beni del coniuge obbligato. È da ritenere che i due mezzi possano essere concessi anche contemporaneamente, a carico del medesimo obbligato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In merito agli strumenti di tutela apprestati dall’art. 156 c.c., la corresponsione diretta, così come il sequestro, non prevedono un generico pericolo nel ritardo, ma un preciso inadempimento dell'obbligato: questi non avrà corrisposto una o più rate dell'assegno di mantenimento. Il pericolo nel ritardo potrebbe avere qualche rilevanza, ma solo ad colorandum: l'obbligato potrebbe non aver pagato la rata di assegno per pura dimenticanza, e allora il giudice potrebbe non disporre immediatamente la misura di garanzia, ma il mancato pagamento di una rata, preceduto da ritardi nel pagamento delle precedenti e accompagnato da un generale disordine negli affari dell'obbligato, potrebbe indurre il giudice ad accogliere la domanda (tra le altre, Cass. n. 11062 del 2011). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In merito agli strumenti di tutela apprestati dall’art. 156 c.c., quanto ai terzi cui si ordina di corrispondere al beneficiario somme di spettanza dell'obbligato, può trattarsi del suo datore di lavoro o dell'ente erogatore della pensione, ma pure del conduttore di immobile di sua proprietà o addirittura del debitore di una somma determinata, non necessariamente di prestazioni periodiche. Il terzo deve comunque essere individuato esattamente (non avrebbe valore una domanda di corresponsione diretta dell'assegno da parte del datore di lavoro, senza specificare chi egli sia). Egli non è comunque parte del procedimento e può rifiutarsi di ottemperare all'ordine, eccependo ad esempio l'inesistenza del debito: in tal caso non resta al coniuge che promuovere, nelle forme ordinarie, giudizio di accertamento del debito, chiedendo eventualmente la condanna del terzo debitore al risarcimento dei danni. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

I mezzi di tutela ex art. 156 c.c., possono essere richiesti (e concessi) nel corso del procedimento, con semplice istanza riportata nel processo verbale ovvero con ricorso separato, oppure, concluso il giudizio di merito, utilizzando il rito della camera di consiglio. È ammessa possibilità di revisione, prevista dall'art. 156 c.c. che fa riferimento a tutti i provvedimenti "emessi ai sensi dei commi precedenti". E’ necessario, anche in tal caso, un mutamento delle circostanze, una variazione della situazione di fatto che ha costituito il presupposto della pronuncia. Può trattarsi di un venir meno, un attenuarsi del pericolo di futuri inadempimenti, ad es. perché il disordine degli affari dell'obbligato è stato superato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Pur in pendenza di procedimento di divorzio, viene richiamato del tutto correttamente l'articolo 156 c.c., relativo alla separazione tra i coniugi. E infatti l'assegno divorzile presuppone necessariamente la pronuncia di divorzio, trattandosi ancora, nella specie, di assegno di mantenimento del coniuge separato (al riguardo Cass. n. 8113 del 2009). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’ultimo comma dell'art. 739 c.p.c. esclude che, nell'ambito dei procedimenti in camera di consiglio, avverso i provvedimenti emessi in sede di reclamo, possa proporsi ricorso per cassazione. Tale scelta legislativa veniva giustificata sostanzialmente con il carattere stesso dei provvedimenti, non incidenti su posizioni di diritto soggettivo, modificabili e revocabili in ogni tempo. L'uso sempre più diffuso del procedimento camerale, previsto dal Legislatore anche per risolvere controversie afferenti diritti soggettivi e status, ha condotto progressivamente la giurisprudenza ad ammettere il ricorso straordinario per cassazione avverso decreti, emessi in sede di reclamo. Ciò in virtù del disposto dell'attuale comma 7 (in precedenza comma 2) dell'art. 111 Cost., e attribuendo rilevanza alla sostanza piuttosto che alla forma del provvedimento. Si è pervenuti così ad affermare che l'ammissibilità del ricorso è subordinata alla presenza di vari requisiti: posizioni di diritto soggettivo o di status, decisorietà e definitività (tra le altre, Cass., n 21718/2010; Cass., S.U. n. 28873/2008). Quanto alla corresponsione diretta di assegno, a carico del terzo debitore, ex art. 156 c.c., il provvedimento, all'evidenza, non risolve una controversia sulla esistenza del diritto del coniuge all'assegno, diritto che ne costituisce un presupposto, ma piuttosto attiene alle modalità di attuazione del diritto stesso, non ha dunque carattere di decisorietà, e non è definitivo, potendo essere modificato, seppur a seguito di mutamento delle circostanze (al riguardo, Cass. N. 23713 del 2004). Il provvedimento in esame non può dunque essere impugnato con ricorso per cassazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 22 Aprile 2013, n. 9671.


Tutela Cautelare ex art. 700 c.p.c. – Diritto di famiglia – Ammissibilità dello strumento cautelare – Esclusione (art. 700 c.p.c.).

Domanda introduttiva del procedimento – Manifesta inammissibilità – Decisione de plano – Sussiste (art. 111 Cost.).
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Il diritto di famiglia prevede rimedi speciali, tipici e settoriali per porre rimedio a ciascuna delle possibili violazioni che uno dei partners dovesse porre in essere: garanzie per l’assegno di mantenimento (156 c.c.); provvedimenti atipici per le condotte aggressive (342-bis c.c.); sanzioni e risarcimento del danno (709-ter c.p.c.); modifica/revoca dei provvedimenti interinali (709, ult. comma, c.p.c.); ingiunzioni di pagamento in ragione delle condizioni di separazione o divorzio, costituenti titolo esecutivo; sequestro dei beni del coniuge allontanatosi (146 c.c.); presentazione della domanda di separazione o divorzio. In particolare, nel caso in cui uno dei coniugi ponga in essere condotte lesive della persona del congiunto, è dato ricorso agli ordini giudiziali ex art. 342-bis c.c., 736-bis c.p.c., nella cui sede sono anche ammesse statuizioni di tipo economico. Ne consegue che, in tutti questi casi, difetta la residualità richiesta dall’art. 700 c.p.c. per l’ammissibilità dello strumento cautelare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Secondo la giurisprudenza di questo ufficio, «Dove emerga, in ragione di un quadro normativo consolidato, che il ricorso introduttivo del giudizio è inammissibile (nel caso di specie: artt. 446 c.c., 700 c.p.c.) è superflua la previa instaurazione del contraddittorio con controparte, atteso che non potrebbe per tale via neppure in ipotesi giungersi al superamento delle considerazioni in rito. E’ conseguentemente ammissibile la chiusura del procedimento in rito, de plano» (v. Trib. Milano, sez. IX civ., ordinanza 2 - 3 aprile 2013 Pres. est., G. Servetti). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 17 Aprile 2013.


Separazione coniugi - Contributo al mantenimento del figlio - Genitore con locatario ed economicamente più forte..
Il Presidente del Tribunale in sede di comparizione dei coniugi nel giudizio divorzile deve tener conto non soltanto dei provvedimenti emessi nel giudizio di separazione che hanno consentito di realizzare il contemperamento fra le esigenze del minore e quelle del genitore non collocatario, prevalentemente finalizzato ad instaurare fra loro un valido rapporto affettivo, ma anche della differenza economico reddituale esistente fra le parti in causa. Se tale differenza apparirà rilevante fra i coniugi, tale da giustificare in via astratta l'imposizione in favore del marito di un assegno a carico della moglie, nel regolamentare l'entità del contributo per il figlio, il Giudice potrà addebitarlo esclusivamente al coniuge economicamente più forte, non costituendo tale esborso un significativo sacrificio per quest'ultimo. (Domenico Sollazzo) (riproduzione riservata) Appello Bari, 05 Aprile 2013.


Assegnazione della casa familiare – Assenza di prole di età minore o di figli maggiorenni ma non autosufficienti – Assegnazione come forma di mantenimento – Esclusione (Artt. 155-quater, 156 c.c.)..
Il previgente art. 155 c.c., nel testo in vigente sino all'entrata in vigore della legge 8 febbraio 2006, n. 54, e il vigente art. 155 quater cod. civ., in tema di separazione, come l'art. 6 della legge 898/70, subordinano l’adottabilità del provvedimento di assegnazione della casa coniugale alla presenza di figli, minorenni o maggiorenni non autosufficienti conviventi con i coniugi. In difetto di tale elemento, sia che la casa familiare sia in comproprietà fra i coniugi, sia che appartenga in via esclusiva ad un solo coniuge, il giudice non potrà adottare con la sentenza di separazione un provvedimento di assegnazione della casa coniugale, non autorizzandolo neppure l'art. 156 c.c., che non prevede tale assegnazione in sostituzione o quale componente dell'assegno di mantenimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 20 Dicembre 2012.


Separazione personale – Obbligazione di mantenimento – Ordine giudiziale nei confronti dei terzi di pagamento diretto di somme in favore dell’avente diritto al mantenimento ex art. 156 c.c. – Natura – Concorso con vincoli di altra natura – Disciplina. .
La misura prevista dall’art. 156 c.c. (ordine nei confronti dei terzi di pagamento diretto di somme in favore dell’avente diritto al mantenimento) deve equipararsi ad una cessione del credito che si attua ope iudicis posto che, attraverso il rimedio in questione, viene ad attuarsi un trasferimento coattivo del credito in favore del soggetto titolare del diritto al contributo di mantenimento sicché, in caso di coesistenza di ulteriori vincoli gravanti sullo stipendio, trova applicazione la disciplina di cui al d.p.r. 180/1950. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 27 Novembre 2012.