LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO III
Dei singoli contratti
CAPO XXII
Della fideiussione
SEZIONE II
Dei rapporti tra creditore e fideiussore

Art. 1944

Obbligazione del fideiussore
TESTO A FRONTE

I. Il fideiussore è obbligato in solido col debitore principale al pagamento del debito.

II. Le parti però possono convenire che il fideiussore non sia tenuto a pagare prima dell'escussione del debitore principale. In tal caso, il fideiussore, che sia convenuto dal creditore e intenda valersi del beneficio dell'escussione, deve indicare i beni del debitore principale da sottoporre ad esecuzione .

III. Salvo patto contrario, il fideiussore è tenuto ad anticipare le spese necessarie.


GIURISPRUDENZA

Contratti di garanzia - Fideiussione e contratto autonomo di garanzia - Distinzione - Effetti ai fini della revocatoria fallimentare - Incidenza per la massa dei creditori.
Il fatto che fideiussione e contratto autonomo diano luogo a figure di garanzia tra loro diverse non comporta che le stesse siano regolate, o debbano venire regolate, in modo diverso sotto ogni profilo di disciplina; ai fini della revocatoria, infatti, nel rapporto tra debitore principale e creditore beneficiario, il pagamento fatto dal garante autonomo produce effetti identici - sotto il profilo dell'attribuzione patrimoniale - a quello posto in essere dal fideiussore: in entrambi i casi si tratta di un pagamento del terzo che trova titolo nell'assunzione negoziale di un obbligo di garanzia e che risulta dunque revocabile ex art. 67, comma 2, l.fall. al ricorrere di identici presupposti, sia oggettivi (pagamento e regresso) che soggettivi.

A ben vedere, anzi, nel porre a confronto fideiussione e contratto autonomo rispetto all'angolo visuale del fallimento (o liquidazione coatta) del debitore principale, è proprio questa seconda figura a risultare di maggiore peso e incidenza per la massa dei creditori insinuati, in quanto il contratto autonomo assicura al garante che ha pagato un regresso assai più agevole di quello del fideiussore, perchè in sè svincolato dalle vicende inerenti al rapporto garantito (salvo il caso ricorrano gli estremi dell'exceptio doli generalis). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 02 Novembre 2017, n. 26062.


Fallimento del debitore principale – Debito garantito da fideiussione non ancora scaduto – Decorrenza del termine per proporre le istanze contro il debitore

Fideiussione con beneficio di escussione – Fallimento del debitore principale – Decadenza dalla fideiussione prevista dall'art. 1957 c.c. – Istanza di insinuazione al passivo fallimentare nel termine semestrale
.
In caso di fallimento del debitore principale, il debito garantito da fideiussione che non sia ancora scaduto deve intendersi tale, ai sensi dell'art. 55 l.fall., comma 2, alla data di dichiarazione del fallimento, con la conseguenza che da questa data decorre il termine entro cui il creditore deve proporre le sue istanze contro il debitore, ai sensi dell'art. 1957 c.c., comma 1, per fare salvi i suoi diritti nei confronti del fideiussore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In caso di fideiussione con pattuizione del beneficio di escussione (art. 1944 c.c., comma 2), se il debitore principale fallisce, il creditore garantito, per evitare la decadenza dalla fideiussione prevista dall'art. 1957 c.c., comma 1, non potendo più assumere iniziative individuali, deve proporre istanza di insinuazione al passivo fallimentare nel termine semestrale previsto dallo stesso art. 1957 c.c., decorrente dalla data di apertura della procedura concorsuale. Viceversa, in ipotesi di fideiussione senza beneficio di escussione (c.d. fideiussione solidale - art. 1944 c.c., comma 1), il creditore, esercitando la facoltà di scelta che è propria delle obbligazioni solidali, potrà promuovere le sue "istanze" indifferentemente nei confronti del debitore principale fallito (mediante domanda di ammissione al passivo del fallimento) ovvero nei confronti del garante (nelle forme ordinarie). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 16 Ottobre 2017, n. 24296.


Scissione societaria - Responsabilità solidale nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Beneficio di previa escussione - Esclusione - Beneficium ordinis.
L'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. (così come in precedenza l'articolo 2504-decies, comma 2), nella parte in cui prevede che, nel caso di scissione, "ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico" non riconosce un beneficio di previa escussione, poiché, nei casi in cui è previsto, tale beneficio è sempre riferito al patrimonio (artt. 563, 1944, 2268, 2304 c.c.) o al debitore da sottoporre ad esecuzione forzata (artt. 2393-bis e 2868 c.c.), mentre la norma in esame presuppone solo che i crediti da far valere siano rimasti insoddisfatti; la disposizione prevede, dunque, solo un beneficium ordinis, il quale presuppone esclusivamente la costituzione in mora del debitore (Cass., sez. III, 4 giugno 2009, n. 12896). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Scissione societaria - Responsabilità solidale nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Determinazione della misura della garanzia patrimoniale - Esclusione - Determinazione della misura del credito azionabile nei confronti delle società non beneficiarie della scissione - Responsabilità dell'intero debito della società cui il debito è trasferito o mantenuto - Responsabilità delle altre società nei limiti della quota di loro spettanza.
Il limite, previsto dall'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. del "valore effettivo del patrimonio netto" assegnato o rimasto alla società escussa, definisce la misura del credito azionabile nei confronti delle società non beneficiarie della scissione e non la misura della garanzia patrimoniale prestata dal debitore; ne consegue che ciascuna delle società risultanti dalla scissione può essere chiamata a rispondere solidalmente del passivo consolidato, ma solo la società cui il debito è trasferito o mantenuto ne risponde per intero, mentre le altre società ne rispondono solo nei limiti della quota di loro spettanza su quanto al momento della scissione era effettivamente disponibile per il soddisfacimento dei creditori, per cui è effettivamente possibile affermare che la norma tende a mantenere integre le garanzie dei creditori sociali e non certo ad accrescerle. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Scissione societaria - Responsabilità nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Responsabilità solidale - Sussistenza - Debitori solidali che rispondono in misura diversa della medesima prestazione.
Le limitazioni previste dall'articolo 2506-quater, comma 3, c.c., per il caso di scissione ossia quella del beneficium ordinis e quella del limite di responsabilità, non escludono la solidarietà tra tutti i debitori, perché, come precisa l'articolo 1293 c.c., "la solidarietà non è esclusa dal fatto che i singoli debitori siano tenuti ciascuno con modalità diverse" e perché lo stesso articolo 2504-decies c.c. prevede espressamente la solidarietà tra debitori che per definizione rispondono in misura diversa della medesima prestazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Impugnazione dei crediti ammessi - Fideiussore del fallito - Legittimazione all'impugnazione - Configurabilità - Esclusione - Fondamento.
Il fideiussore dell'imprenditore fallito non è attivamente legittimato alle impugnazioni allo stato passivo di cui all'art. 98 l.fall., atteso che, da un lato, la sua posizione è accessoria a quella del debitore principale, a sua volta privo di interesse a veder ridotta la consistenza del proprio passivo, essendo stata la relativa legittimazione attribuita, in sua vece, al curatore fallimentare, e, dall'altro, è estraneo alle ragioni sottostanti all'ammissione dei crediti e, quindi, alla stessa formazione dello stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Gennaio 2016, n. 119.


Dichiarazione di fallimento - Prescrizione del credito dell'istante - Accertamento - Questione di legittimazione - Necessità

Obbligazione di garanzia - Richiesta di pagamento nei confronti della società di persone - Prescrizione - Interruzione nei confronti del legale rappresentante che abbia prestato garanzia - Esclusione
.
L'accertamento della fondatezza della eccezione di prescrizione del credito posto dal creditore a base della richiesta di dichiarazione di fallimento riveste un indubbio rilievo ai fini del pregiudiziale accertamento della legittimazione alla richiesta di fallimento ex articolo 6 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il decreto monitorio notificato a società di persone in persona del suo legale rappresentante non produce l'effetto di interrompere la prescrizione dell'obbligazione di garanzia assunta dal medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 19 Febbraio 2015.


Fallimento del titolare di conto corrente bancario con scoperto garantito da fideiussione - Accreditamento di somme sul conto, da parte del fideiussore, con riduzione dello scoperto - Mancata prova di debiti del fideiussore verso il fallito - Presunzione di adempimento del proprio debito fideiussorio da parte del fideiussore - Inefficacia dell'accreditamento ex art. 44 legge fall. o revocabilità ex art. 67 legge fall. - Esclusione - Fondamento.
Il principio di autonomia contrattuale consente che il fideiussore di uno scoperto di conto corrente bancario possa estinguere il proprio debito fideiussorio, oltre che in modo diretto (ossia mediante versamento alla banca personalmente), altresì in modo indiretto (cioè mediante accreditamento della somma sul conto del garantito, perché la banca se ne giovi); ne consegue che, quando un terzo versi sul conto corrente del debitore, e dopo il fallimento di costui, una somma a riduzione dello scoperto (del conto stesso) per il quale esso terzo aveva prestato fideiussione, e non risulti la sussistenza di debiti verso il fallito da parte del terzo, deve ritenersi che questi abbia adempiuto il proprio debito fideiussorio, restando pertanto il relativo accreditamento sottratto alla dichiarazione di inefficacia di cui all'art. 44 legge fall. ovvero all'azione revocatoria di cui al successivo art. 67 della medesima legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Maggio 2011, n. 10004.