Codice Civile


LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO II
Del lavoro nell'impresa
CAPO III
Delle imprese commerciali e delle altre imprese soggette a registrazione
SEZIONE III
Disposizioni particolari per le imprese commerciali
PARAGRAFO 2
Delle scritture contabili

Art. 2214

Libri obbligatori e altre scritture contabili
TESTO A FRONTE

I. L'imprenditore che esercita un'attività commerciale deve tenere il libro giornale e il libro degli inventari.

II. Deve altresì tenere le altre scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell'impresa e conservare ordinatamente per ciascun affare gli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevute, nonché le copie delle lettere, dei telegrammi e della fatture spedite.

III. Le disposizioni di questo paragrafo non si applicano ai piccoli imprenditori.


GIURISPRUDENZA

Mutuo condizionato ed efficacia esecutiva ex art. 474 cpc – Costituzione in deposito cauzionale della somma erogata – Prova della traditio della somma erogata – Analisi delle scritture obbligatorie della banca – Ordine di esibizione delle scritture contabili al cedente e al cessionario ex artt. 210 e 211 cpc.
Nel mutuo condizionato, per verificare se vi sia stata la effettiva traditio e la successiva costituzione in deposito cauzionale della somma erogata, occorre verificare se la Banca abbia effettivamente iscritto nei propri libri obbligatori l’erogazione del mutuo ed il contestuale incasso della cauzione, anche con ordine di esibizione delle scritture contabili ex art. 210 e 211 cpc sia alla banca cessionaria sia alla banca cedente del credito. (Luca Rotondo) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 16 Giugno 2021.


Fallimento - Prova della non fallibilità - Bilanci.
Poiché il presupposto dei ricavi lordi sotto soglia di fallibilità può essere dimostrato in qualunque modo, allo stesso modo, anche i due ulteriori requisiti di fallibilità (debiti scaduti e patrimonio), non devono necessariamente dimostrati mediante l’esibizione dei bilanci, specialmente con riguardo agli imprenditori individuali, i quali, ai sensi dell’art. 2214 c.c. non sono tenuti a depositarli.

Ne consegue che dalla mancata tenuta dei bilanci non solo non può ricavarsi un effetto sanzionatorio dell’imprenditore ma viceversa il diritto di dimostrare la propria non fallibilità mediante strumenti probatori alternativi. (Matteo Marini) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo, 04 Marzo 2020.


Fallimento – Bancarotta fraudolenta – Scritture contabili – Bilancio – Esclusione.
Il reato di bancarotta fraudolenta documentale di cui all'art. 216 legge fall. non può avere ad oggetto il bilancio, non rientrando quest'ultimo nella nozione di "libri" e "scritture contabili" prevista dalla norma citata al comma 1, n. 2 (Sez. 5, Sentenza n. 47683 del 04/10/2016; v. anche sent. n. 12897 del 1999).

Tale principio va ribadito, posto che l'art. 2214 c.c., che è la norma che dà contenuto all'art. 216 legge fall., inserita nel paragrafo delle scritture contabili, menziona, al comma 1, tra i libri obbligatori, quello giornale e quello degli inventari, mentre, al comma 2, le altre scritture contabili che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell'impresa, da tenere in modo ordinato assieme alle lettere, alle fatture e ai telegrammi sia spediti che ricevuti. Non menziona invece il bilancio che non può certo essere fatto rientrare tra queste ultime, di natura eventuale e condizionata a differenza del bilancio. Si legge, d'altra parte, nell'art. 2217 c.c. che il bilancio si pone a chiusura dell'inventario, come il conto dei profitti e delle perdite, ed è dunque distinto da quello, che contiene la indicazione e valutazione delle singole attività e passività della impresa; il bilancio serve piuttosto a rappresentare la situazione patrimoniale e finanziaria della società oltre al risultato economico, in modo evidente, sicchè è da escludere che sia rilevante ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 216. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione penale, 06 Marzo 2017, n. 13072.


Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Mancata o irregolare tenuta della contabilità sociale - Produzione del pregiudizio - Sussistenza - Condizioni - Conseguente impossibilità di fornire la prova del nesso di causalità - Fondamento - Fattispecie relativa ad azione del curatore fallimentare.
In tema di azione di responsabilità promossa dal curatore fallimentare contro gli ex amministratori e sindaci della società fallita, compete a chi agisce dare la prova dell'esistenza del danno, del suo ammontare e del fatto che esso sia stato causato dal comportamento illecito di un determinato soggetto, potendosi configurare un'inversione dell'onere della prova solo quando l'assoluta mancanza ovvero l'irregolare tenuta delle scritture contabili rendano impossibile al curatore fornire la prova del predetto nesso di causalità; in questo caso, infatti, la citata condotta, integrando la violazione di specifici obblighi di legge in capo agli amministratori, è di per sè idonea a tradursi in un pregiudizio per il patrimonio. (Nell'affermare detto principio, la S.C. ha escluso la responsabilità degli organi societari perchè, nella specie, i libri sociali non potevano dirsi totalmente assenti e la documentazione, benchè incompleta e idonea a determinare l'inattendibilità dei bilanci e dei conti profitti e perdite, non era tale da precludere al curatore la possibilità di provare il nesso di causalità tra il comportamento omissivo degli amministratori ed il citato pregiudizio). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Aprile 2011, n. 7606.