LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VII
Della filiazione
CAPO II
Della filiazione naturale e della legittimazione
SEZIONE I
Della filiazione naturale
PARAGRAFO 1
Del riconoscimento dei figli naturali

Art. 263

Impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità (1)
TESTO A FRONTE

I.Il riconoscimento può essere impugnato per difetto di veridicità dall'autore del riconoscimento, da colui che è stato riconosciuto e da chiunque vi abbia interesse.

II L'azione è imprescrittibile riguardo al figlio.

III. L'azione di impugnazione da parte dell'autore del riconoscimento deve essere proposta nel termine di un anno che decorre dal giorno dell'annotazione del riconoscimento sull'atto di nascita. Se l'autore del riconoscimento prova di aver ignorato la propria impotenza al tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza; nello stesso termine, la madre che abbia effettuato il riconoscimento è ammessa a provare di aver ignorato l'impotenza del presunto padre. L'azione non può essere comunque proposta oltre cinque anni dall'annotazione del riconoscimento.

IV. L'azione di impugnazione da parte degli altri legittimati deve essere proposta nel termine di cinque anni che decorrono dal giorno dall'annotazione del riconoscimento sull'atto di nascita. Si applica l'articolo 245.



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(1) Articolo sostituito dall'art. 28, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, con effetto dal 7 febbraio 2014. Il testo precedente recitava: «I. Il riconoscimento può essere impugnato per difetto di veridicità dall'autore del riconoscimento, da colui che è stato riconosciuto e da chiunque vi abbia interesse. II. L'impugnazione è ammessa anche dopo la legittimazione. III. L'azione è imprescrittibile».

GIURISPRUDENZA

Figlio nato oltre 300 giorni dopo la separazione dei genitori – Esperibilità dell’azione di cui all’art. 248 c.c. – Rilievo del favor veritatis.
Qualora non operi la presunzione di paternità e non sia intervenuto il riconoscimento del figlio nato da genitori non uniti in matrimonio, l’unica azione esperibile da chi dall’atto di nascita del figlio risulti suo genitore è la contestazione dello stato di figlio di cui all’art. 248 c.c.; rappresentando un problema diverso quello relativo all’accertamento dell’eventuale paternità naturale del ricorrente. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2018, n. 4194.


Procedimento civile – Azione ex art. 263 c.c. Impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità – Cessazione della materia del contendere.
Attese le emergenze acquisite al processo e considerate le conclusioni rassegnate dalle parti non può il Collegio che dare atto della intervenuta cessazione della materia del contendere in relazione all’azione ex art. 263 c.c. ab origine proposta dagli attori (padre e nonni paterni) che hanno preso atto dell’accertamento tecnico che le parti hanno fatto concordemente eseguire e da cui risulta che XX2 è figlia di XY. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10 Maggio 2017.


Procedimento civile – Azione ex art. 263 c.c. Impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità – Domanda relativa all'esercizio della responsabilità genitoriale – Inammissibile.
Deve dichiararsi inammissibile nel presente giudizio la domanda svolta dalla madre in relazione all’esercizio della responsabilità genitoriale paterna. Tale domanda è estranea al presente giudizio, come la difesa della madre non poteva non sapere e come evidenziato alla stessa dal Giudice Istruttore da ultimo all’udienza di precisazione delle conclusioni.  E' la stessa madre che dà atto di avere proposto ricorso ex artt. 316 c.c. e 337quater c.c. per ottenere l’affido esclusivo della figlia. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10 Maggio 2017.


Procedimento civile – Azione ex art. 263 c.c. Impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità – Domanda relativa alla relazione della minore con i nonni – Inammissibile – Competenza del Tribunale dei Minorenni – Sussiste.
Deve dichiararsi inammissibile nel presente giudizio la domanda svolta dalla madre con riguardo alla relazione della minore con i nonni paterni. Tale domanda è estranea al presente giudizio, come la difesa della madre non poteva non sapere e come evidenziato alla stessa dal Giudice Istruttore da ultimo all’udienza di precisazione delle conclusioni.  E' dato normativo incontestato che la competenza spetta ex art. 317bis c.c. al Tribunale per i Minorenni. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10 Maggio 2017.


Procedimento civile – Azione ex art. 263 c.c. Impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità – Domanda di risarcimento del danno – Mancanza di allegazione di fatti – Mancanza di prove – Rigetto.
Deve respingersi la domanda di risarcimento del danno avanzata dalla madre, formulata nelle conclusioni del proprio atto di costituzione, ma sfornita di qualunque supporto tanto in punto di allegazioni di specifici fatti e comportamenti causativi di danno per la minore e la stessa quanto in punto di prove offerte. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10 Maggio 2017.


Procedimento civile – Azione ex art. 263 c.c. Impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità – Necessità di nomina di un curatore speciale del minore – Sussiste.
Il giudice condivide il principio di recente affermato dalla Suprema Corte in merito alla necessità di nominare il curatore speciale del minore anche per i giudizi ex art. 263 c.c. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10 Maggio 2017.


Procedimento civile – Spese giudiziali in materia civile – Rigetto domande – Comportamento processuale – Rifiuto proposta di conciliazione del giudice – Condanna alle spese di giudizio ex art. 92 c.p.c..
Le spese di lite devono essere poste a carico della madre, attesa la soccombenza rispetto alle domande dalla stessa proposte e considerato il comportamento processuale assunto specie a fronte della chiara proposta di conciliazione ex art. 185bis c.p.c formulata dal Giudice Istruttore. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10 Maggio 2017.


Procedimento civile – Spese giudiziali in materia civile – Lite temeraria – Sussistenza di colpa grave nella difesa di merito – Condanna ex art. 96 co. 3 c.p.c..
Il comportamento processuale complessivo della madre si connota in termini di colpa grave, considerato, in primo luogo, che ha reso necessario il ricorso all’Autorità Giudiziaria da parte degli attori (padre e nonni paterni) che pure hanno provato di avere chiesto alla stessa di procedere in via stragiudiziale all’accertamento del DNA. Né possono valere le allegazioni difensive della madre circa il suo personale convincimento che XY fosse il padre della bambina. Il profilo di resistenza colposa in giudizio della madre è ancor più evidente poi in relazione al comportamento processuale assunto all’esito dell’accertamento eseguito su accordo delle parti in via stragiudiziale in apertura di giudizio che è, invece, proseguito del tutto inutilmente per il comportamento della madre, attesa la verbalizzata disponibilità degli attori di rinunciare agli atti cui la madre non ha voluto aderire e considerate le domande pacificamente inammissibili che la stessa ha coltivato, neppure valutando in limine litis la proposta ex art. 185bis c.p.c. formulata dal Giudice Istruttore. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10 Maggio 2017.


Figlio nato fuori da matrimonio – Fecondazione eterologa – Minore nato a seguito di Pma eterologa – Incidenza della sentenza della Corte costituzionale n. 162 del 2014 – Ammissibilità dell’azione di disconoscimento proposta dal terzo – Esclusione – Interpretazione secundum constitutionem.
In presenza di figli nati fuori da matrimonio a seguito di fecondazione eterologa, in base a un raccordo tra l’articolo 9 della legge 40/2004, come risultante per effetto della pronuncia costituzionale n. 162 del 2014, e l’articolo 263 c.c., non residua in capo ai terzi la legittimazione a proporre l’azione di disconoscimento. Nell’attuale contesto normativo, legittimare “chiunque vi abbia interesse” ad un’azione che ha il suo unico presupposto nella difformità tra la verità risultante dalla dichiarazione di riconoscimento, e la verità sostanziale e obiettiva della filiazione, difformità che è proprio l’essenza della pratica di fecondazione eterologa, comporterebbe la negazione della legittimità della pratica e l’esposizione del figlio nato da fecondazione eterologa alla inesorabile caducazione del suo status. Una diversa interpretazione, inoltre, che riconoscesse la legittimazione attiva a favore di “chiunque vi abbia interesse” al fine dell’impugnazione per difetto di veridicità del riconoscimento, darebbe luogo a sospetti d'illegittimità costituzionale, per non giustificata disparità di trattamento tra il figlio nato fuori dal matrimonio da procreazione medicalmente assistita con tecnica eterologa, esposto all’impugnazione della veridicità di quel riconoscimento proposta da “chiunque vi abbia interesse”, rispetto al figlio nato in costanza di matrimonio, pure da procreazione medicalmente assistita con ricorso alla medesima tecnica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Milano, 23 Settembre 2014.


Impugnazione del riconoscimento – Art. 263 c.c. – Modifiche apportate dal dlgs 154/2013 – Regime transitorio..
L’art. 28 del D.lgs. 28 dicembre 2013, n. 154 entrato in vigore il 7.02.2014 ha introdotto al comma 3 dell’art. 263 c.c. una nuova condizione di proponibilità della domanda laddove l’impugnazione venga effettuata da parte dell’autore del riconoscimento (ovvero la sua proposizione entro l’anno dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita, ovvero dal giorno dell’avvenuta conoscenza della propria impotenza all’epoca del concepimento prima ignorata e comunque non oltre 5 anni dall’annotazione suddetta). La suddetta modifica normativa non è applicabile ai processi pendente se sia intervenuta dopo la rimessione della causa della causa al Collegio per la decisione da parte del G.I. a norma dell’art. 189 c.p.c., momento dopo il quale argomentando ai sensi dell’art. 300 u.c. c.p.c. il giudizio non può più considerarsi pendente e dunque soggetto ad eventi sopravvenuti tra i quali anche le modifiche delle norme sostanziali di riferimento, salva una eventuale rimessione sul ruolo anche al fine di stimolare il contraddittorio sulla questione a norma dell’art. 101 comma 2 c.p.c. In ogni caso, nella disposizione transitoria di cui all’art. 104, comma 10 del d.lgs. n. 154/2013 è stato previsto che, in caso di riconoscimento di figlio annotato sull’atto di nascita prima dell’entrata in vigore del presente decreto legislativo, i nuovi termini di cui all’art. 263 c.c. decorrano proprio dall’entrata in vigore della nuova disposizione normativa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 18 Febbraio 2014.


Impugnazione del riconoscimento – Art. 263 c.c. – Modifiche apportate dal dlgs 154/2013 – Regime transitorio. .
La mediazione prescritta dal giudice, introdotta con le modifiche apportate al d.lgs. 28/2010 dalla legge 98/2013, trova applicazione nei procedimenti pendenti in corso in base al principio tempus regit actum (Cass. n. 20811/2010). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 14 Novembre 2013.


Impugnazione del riconoscimento da parte del figlio – De jure condendo: nuovo art. 263 c.c. – Regime transitorio – precisazioni.

Fenomeni interiore homine – Rilevanza giuridica  – Esclusione.
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L’attuazione della delega contenuta nella Legge 219/2012 - de jure condendo - riforma l’art. 263 c.c. nel senso che l’azione resta imprescrittibile per il figlio, ma viene introdotto un termine di decadenza che determina la improponibilità della azione oltre i cinque anni dalla annotazione (“L’azione non può essere comunque proposta oltre cinque anni dall’annotazione del riconoscimento”). Così facendo si pone anche - ovviamente - un problema di disciplina transitoria, in particolare per le azioni che sono già state proposte; e lo stesso testo di decreto legislativo  dispone, quanto alla disciplina transitoria, che, pur applicandosi la norma anche ai figli nati prima della entrata in vigore della legge 219/2012, i termini  per proporre l’azione di impugnazione, previsti dall’articolo 263 e dai commi secondo, terzo e quarto dell’articolo 267 del codice civile, decorrono dal giorno dell’entrata in vigore del medesimo decreto legislativo. Sicchè, a riforma completata, dovrà decorrere un primo quinquennio, oltre il quale si consolideranno tutti i riconoscimenti di figli nati fuori dal matrimonio (già figli naturali) di vecchia data; ma entro questo quinquennio, le azioni già promosse e quelle promuovende non possono essere considerate soggette a decadenza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Tutti i fenomeni che si esauriscono in interiore homine, non rilevano per il diritto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Appello Catania, 22 Luglio 2013.